Corso di Sistemi Informativi per gli Intermediari Finanziari

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Corso di Sistemi Informativi per gli Intermediari Finanziari"

Transcript

1 Corso di Sistemi Informativi per gli Intermediari Finanziari BASILEA 2 E IL RISCHIO OPERATIVO Verona, 24 Novembre

2 COMITATO DI BASILEA Nel 1974 nasce, per iniziativa dei paesi più industrializzati (G10), il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, il quale si riunisce periodicamente presso la Banca dei Regolamenti Internazionali con sede a Basilea. Gli obiettivi del Comitato sono: formulare linee guida per la cooperazione internazionale in materia di vigilanza bancaria e regolamentare l attività bancaria internazionale. Il Comitato non ha potere legislativo, ma definisce linee guida che sono sottoscritte dai governatori dei paesi membri e che a tutti gli effetti diventano vincolanti. Nel 1988 il Comitato di Basilea ha introdotto il sistema di misurazione del capitale comunemente chiamato Accordo di Basilea sul Capitale (Basilea 1). Nel corso degli anni Novanta il Comitato di Basilea si è cimentato nella revisione dell Accordo sul Capitale che ha portato, nel 2004, alla pubblicazione del Nuovo Accordo sul Capitale noto con il nome di Basilea 2. 2

3 BASILEA I L Accordo di Basilea 1definiva l'obbligo per le banche di accantonare capitale nella misura dell'8% del capitale erogato. PatrimonioVigilanza RiskWeightedAsset*8% PRO CONTRO Determinazione di requisiti patrimoniali basati su una regola semplice e di immediata applicabilità Rafforzamento della solidità patrimoniale del sistema creditizio globale Stimolo alla crescita della capitalizzazione delle banche Prevenire fenomeni di concorrenza sleale tra le banche tramite un omogeneità normativa Classi di ponderazione non sufficientemente disarticolate Non si considera il merito creditizio della controparte Non viene tenuta in debita considerazione la struttura a termine del portafoglio crediti Tendenza a privilegiare i clienti più rischiosi Copertura forfetaria dei rischi 3

4 BASILEA II Il Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale fornisce la nuova struttura della regolamentazione prudenziale e viene descritto come un architettura basata su tre pilastri REQUISITI PATRIMONIALI MINIMI CONTROLLO PRUDENZIALE DISCIPLINA DI MERCATO 4

5 BASILEA II - I TRE PILASTRI PRIMO PILASTRO Mira a riformare la regola di determinazione del capitale rendendola più sensibile al rischio dei singoli prestiti Viene fornita per la prima volta una definizione di rischio operativo Approccio alla misurazione del rischio differenziato e flessibile con facoltà di utilizzo di metodi con livello di complessità crescente, associati a livelli attesi di assorbimento di capitale minori Il requisito totale di capitale è la somma dei requisiti de tre rischi: rischio di credito, rischio di mercato e rischio operativo SECONDO PILASTRO Mira ad accrescere i poteri ispettivi delle autorità di vigilanza nazionali, che sono chiamate ad esprimere un giudizio qualitativo sull adeguatezza dei sistemi di controllo dei rischi adottati da ciascuna banca, con la possibilità di effettuare interventi correttivi al verificarsi di situazioni di squilibrio Le Banche Centrali avranno una maggiore discrezionalità nel valutare l adeguatezza patrimoniale delle banche, potendo imporre una copertura superiore ai requisiti minimi TERZO PILASTRO Riguarda la disciplina del mercato, con particolare attenzione al problema della trasparenza informativa delle banche Necessità di rendere pubbliche informazioni dettagliate sui processi utilizzati dalle banche per misurare e gestire i rischi affinchè il mercato sia in grado di valutare correttamente l effettivo profilo di rischio assunto dalla banca stessa. 5

6 I PILASTRO - REQUISITI PATRIMONIALI Il primo pilastro introduce nuove metodologie per una misurazione più accurata dei rischi da parte degli intermediari e per la definizione di requisiti patrimoniali più sensibili al rischio. Prevede un ampio ventaglio di opzioni per i sistemi di misurazione e gestione dei rischi anche diversificati per comparto di attività e la possibilità di articolare nel tempo l accesso a metodologie e processi più avanzati - Metodologie di calcolo del requisito patrimoniale - RISCHIO DI CREDITO Metodo Standardizzato Metodo dei Rating Interni (Internal Rating Based Approach ) RISCHIO DI MERCATO Metodo Standardizzato Metodo dei Modelli Interni RISCHIO OPERATIVO Metodo Base (Basic Indicator Approach) Metodo Standardizzato (The Standardized Approach Metodo Avanzato (Advanced Measurement Approach) 6

7 II PILASTRO - CONTROLLO PRUDENZIALE (segue ) Il 2 pilastro disegna un processo di controllo prudenziale che si articolerà in due fasi integrate: ICAAP: Internal Capital Adequacy Assessment Process Il processo si svolgerà attraverso un confronto continuo tra intermediari e organo di vigilanza. SREP: Supervisory Review and Evaluation Process 7

8 II PILASTRO - CONTROLLO PRUDENZIALE - Principali caratteristiche del secondo pilastro - ICAAP: Internal Capital Adequacy Assessment Process La prima fase è rappresentata dall auto-valutazione della banca della propria adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica considerando tutti i rischi aziendali L auto-valutazione tiene conto anche dei rischi non fronteggiati dai requisiti minimi prudenziali, della possibilità che si verifichino situazioni congiunturali avverse, degli obiettivi strategici aziendali e della capacità della struttura organizzativa e del sistema di controlli interni di gestire i rischi rilevanti per l impresa SREP: Supervisory Review and Evaluation Process La seconda fase consiste nel processo di revisione e valutazione prudenziale ed è di competenza dell Autorità di Vigilanza L Autorità di Vigilanza, attraverso un sistema integrato di controlli a distanza e verifiche in loco (focalizzate sugli aspetti organizzativi), riesamina l ICAAP ed esprime un giudizio complessivo circa l affidabilità degli strumenti di misurazione e di controllo dei rischi, l adeguatezza del capitale destinato a fronteggiarli, gli assetti organizzativi e i sistemi di controllo. Ove necessario, la Vigilanza attiva misure correttive 8

9 III PILASTRO INFORMATIVA AL MERCATO Il terzo pilastro rafforza la disciplina esercitata dal mercato sui comportamenti delle banche nel promuovere la solidità delle singole banche. Il terzo pilastro parte da una considerazione molto semplice: il pubblico degli investitori ha un interesse forte ed immediato a monitorare la quantità di rischi insiti nel bilancio di una banca. L accordo obbliga dunque gli istituti creditizi a fornire più informazioni al mercato e contempla la necessità di rendere pubbliche informazioni dettagliate sui processi utilizzati dalle banche per gestire e controllare i rischi assunti, affinché il mercato sia in grado di valutare correttamente l effettivo profilo di rischio assunto dalla banca stessa. Il nuovo Accordo definisce un livello minimo di informazioni che le banche devono fornire, sia per quanto riguarda gli aspetti quantitativi che quelli qualitativi, e un informativa supplementare, connessa agli aspetti peculiari relativi a specifiche istituzioni. 9

10 BASILEA II NOVITA RISPETTO A BASILEA I Rispetto all Accordo del 1988, pur rimanendo invariati i criteri di misurazione del patrimonio di vigilanza e del rischio di mercato, vengono inseriti significativi elementi di novità per il calcolo del requisito patrimoniale del rischio di credito e soprattutto viene introdotto un requisito patrimoniale specifico per il rischio operativo - Elementi innovativi di Basilea 2 - Rischio di Credito Nuove Metodologie L accordo prevede la possibile adozione di metodologie dal grado di complessità crescente (dal metodo standard ai metodi basati sui rating interni nella versione base ed avanzata) Rischio Operativo Nuove misure e richiesta di capitale Introduzione di un requisito patrimoniale esplicito a fronte dei rischi operativi. Viene quindi riconosciuta la crescente importanza di tale tipologia di rischio, dato lo sviluppo di attività bancarie diverse da quelle tradizionali, il il crescente ricorso all automazione e il il sempre più frequente outsourcing di funzioni aziendali 10

11 BASILEA 2 GLI OBIETTIVI Il nuovo Accordo sul Capitale si prefigge una serie di obiettivi quali: Rafforzare la stabilità e la solidità del sistema finanziario internazionale attraverso un accurata correlazione fra i rischi assunti dagli intermediari, la dotazione patrimoniale e la qualità degli assetti organizzativi; Incrementare l efficienza del sistema bancario; Favorire la parità competitiva; Definire requisiti patrimoniali fondati su una misurazione più accurata e completa dei rischi; Favorire un approccio globale nell affrontare i rischi; Creare incentivi per migliorare la misurazione e la gestione dei rischi; Consentire l applicazione delle nuove regole ad una platea più ampia di intermediari rispetto alle grandi banche internazionali dei paesi G-10; 11

12 FRAMEWORK DEFINITORIO (segue ) Rischio Operativo Il rischio operativo, secondo quanto previsto dal Comitato di Basilea, viene definito come il rischio di subire perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Nel rischio operativo è compreso il rischio legale, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione. Perdita operativa La perdita operativa è l impatto che un evento di rischio operativo ha sull organizzazione tale da inficiarne la realizzazione degli obiettivi. Gli impatti che un evento di rischio può determinare sono molteplici e vanno dalle perdite finanziarie dirette all insoddisfazione dei clienti, alla demotivazione dello staff, al giudizio non favorevole dei media. Tuttavia, per quanto riguarda la misurazione dei rischi operativi il termine perdita fa esclusivamente riferimento all impatto finanziario causato un evento di rischio. 12

13 FRAMEWORK DEFINITORIO Il rischio di perdite viene generato sia da eventi di elevata frequenza ed impatto ridotto Frequenza... sia da eventi occasionali che possono provocare impatti considerevoli Entità del danno Non sono considerati Rischi Operativi: rischi di business rischio di reputazione rimborsi di natura commerciale rischio di immagine mancati guadagni inefficienze operative, duplicazione di costi/risorse, ecc. 13

14 FRAMEWORK DI ANALISI Al fine di facilitare le attività di gestione dei rischi operativi è indispensabile che tutte le informazioni caratterizzanti un rischio operativo siano opportunamente strutturate e classificate; Il modello logico di partenza per l analisi dei rischi operativi si basa sul seguente schema logico Causa(e) Evento Effetto(i) Causa/e: è l azione o l insieme delle circostanze che conducono o contribuiscono al verificarsi dell evento di rischio Evento: è il verificarsi di un accadimento che abbia come conseguenza lo scostamento tra l esito atteso di un processo dal risultato definitivo; tale scostamento può essere riconducibile a inadeguatezza o errori di procedure, alle risorse umane, a disfunzioni di sistemi oppure a fatti o circostanze di origine esterna Effetto/i: rappresenta l impatto di un evento sull organizzazione. Si distinguono effetti diretti ed indiretti: l effetto diretto è l effetto che ha un impatto diretto sul Conto Economico; gli effetti indiretti possono essere di natura finanziaria o non finanziaria. A differenza degli effetti diretti, essi non impattano direttamente sul Conto Economico 14

15 ATTRIBUTI DELL EVENTO DI RISCHIO (segue ) Per classificare correttamente le varie componenti di rischio operativo e ricreare la relazione causa/evento/effetto esiste una tassonomia delle cause, degli eventi e degli effetti coerente con quanto previsto dal Comitato di Basilea. Gli attributi caratterizzanti un evento di perdita sono: Risk Factor, classe di causa a cui imputare l evento dannoso; Event Type, categoria di evento a cui associare l evento di rischio; Loss Effect, categoria di effetto a cui associare l evento pregiudizievole. Risk Factor Le categorie di risk factor a cui associare l evento di rischio sono le seguenti: Sistemi, inadeguatezza della strategia, delle policy e degli standard IT e imperfezioni delle applicazioni; Risorse Umane, insufficiente gestione delle risorse umane; Processi, inadeguato set up dei processi di business o poca aderenza ai controlli relativi ai processi di business; Eventi Esterni, fattori esterni all organizzazione di natura non controllabile e imprevedibile, che comportano un interruzione della normale operatività della banca. 15

16 ATTRIBUTI DELL EVENTO DI RISCHIO (segue ) Event Type Lo schema degli Event Type adottato quello previsto dal Comitato di Basilea in sede di definizione del Nuovo Accordo ed è seguente: Frode interna: perdite dovute a frode, appropriazione indebita o violazioni/aggiramenti di leggi, regolamenti o direttive aziendali che coinvolgano almeno una risorsa interna della banca; Frode esterna: perdite dovute a frode, appropriazione indebita o violazioni di leggi da parte di soggetti terzi; Rapporto di impiego e sicurezza sul lavoro: perdite derivanti da atti non conformi alle leggi o agli accordi in materia di impiego, salute e sicurezza sul lavoro o da episodi di discriminazione o mancata applicazione di condizioni paritarie; Clientela, prodotti e prassi di business: perdite derivanti da inadempienze, involontarie o per negligenza, relative a obblighi professionali verso i clienti oppure dalla natura o dalla caratteristica del prodotto; Danni a beni materiali: perdite dovute a danneggiamento o distruzione di beni materiali per catastrofi naturali o altri eventi; Interruzioni dell operatività e disfunzioni dei sistemi informatici: perdite dovute a interruzioni dell operatività o a disfunzioni dei sistemi informatici, Esecuzione, consegna e gestione dei processi: perdite dovute a carenze nel trattamento delle operazioni o nella gestione dei processi, nonché alle relazioni con controparti commerciali e venditori. Loss Effect Le categorie di loss effect a cui ricondurre ogni evento di rischio sono le seguenti: Write down; Responsabilità legale; Azioni dell Autorità regolamentare Restituzioni; Perdite per errore non recuperate; Perdita o danneggiamento di asset. 16

17 METODI CALCOLO REQUISITO PATRIMONIALE La determinazione dello specifico requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo prevede l applicazione di tre possibili approcci, caratterizzati da un livello di sofisticazione e accuratezza crescente Approccio Calcolo requisito patrimoniale Implicazioni gestionali Base (Basic approach) Standard (Standardised approach) Avanzato (Advanced measurement approach) Pari al 15% per cento della media delle ultime tre osservazioni annue del margine di intermediazione Pari alla somma dei requisiti delle singole BL in cui l attività della banca è scomposta (ogni BL è pesata con un coefficiente diverso) Calcolato attraverso l utilizzo di serie storiche dei dati di perdita interni e l adozione di modelli statistici 17 Nessun requisito previsto Costituzione della funzione di Operational Risk Management di gruppo Avvio del processo di rilevazione sistematica degli eventi e delle perdite per business line e principali classi di evento (Loss Collection) Modello di stima dell esposizione ai rischi operativi anche sulla base di processi di self assessment (Risk Assessment) Implementazione di un sistema di reporting sull andamento dell esposizione ai rischi operativi verso Responsabili di BU, Direzione generale, Consiglio di amministrazione Primo utilizzo delle risultanze del processo di gestione dei rischi operativi a supporto delle attività di pianificazione strategica, delle scelte di outsourcing e di valutazione delle politiche assicurative Tutti gli impatti previsti per l approccio standardised Sviluppo di sistemi interni di analisi dei rischi operativi basati su dati interni, dati esterni, analisi di scenario e verifica delle coperture assicurative

18 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT Il Processo di Operational Risk Management è un processo ciclico che comprende tre macrofasi: Operational Risk Planning & Scope Operational Risk Execution Operational Risk Control Governance Evento Operational Risk Planning & Scope Operational Risk Execution Identificazione Monitoraggio Processi Analisi/ Valutazione Operational Risk Control Accettazione/ Mitigazione 18

19 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT GOVERNANCE (segue ) Al fine di conseguire un efficace presidio dei rischi operativi è necessario che il processo di governance sia chiaramente e coerentemente stabilito. Gli organi aziendali coinvolti nel processo di operational risk sono i seguenti: Consiglio di Amministrazione; Alta Direzione; Collegio Sindacale; Comitato di Operational Risk; Funzione di Operational Risk; Internal Audit; Tutti i dipendenti. 19

20 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT GOVERNANCE (segue ) Il Consiglio di Amministrazione Le attività di pertinenza del Consiglio di Amministrazione in materia di gestione dei rischi operativi sono classificate in: attività deliberative, il Consiglio di Amministrazione individua e approva tramite formale delibera le strategie e le politiche di gestione dei rischi operativi come il percorso di adozione del Nuovo Accordo di Basilea 2, l attestazione del rispetto della soglia di accesso al metodo prescelto di gestione dei rischi operativi, i criteri per la gestione dei rischi operativi delle singole fasi dei processi che compongono il sistema dei controlli interni. attività di verifica, il Consiglio di Amministrazione verifica periodicamente gli indirizzi strategici in tema di gestione e controllo dei rischi operativi al fine di assicurarne la conformità nel tempo. Garantisce che il sistema di gestione e controllo dei rischi operativi sia sottoposto con cadenza almeno annuale a verifiche di adeguatezza, di rispondenza ai requisiti normativi, alle esigenze aziendali e all evoluzione del mercato di riferimento, nonché di efficacia e di efficienza, effettuate dalle competenti strutture. In tale contesto, il Consiglio di Amministrazione deve assicurarsi che i risultati di tali verifiche vengano portati a conoscenza del Consiglio medesimo. attività di intervento, il Consiglio di Amministrazione esamina i risultati delle verifiche effettuate dalle competenti strutture sul sistema di gestione dei rischi operativi e definisce gli interventi da porre in essere dall Alta Direzione per eliminare eventuali carenze e disfunzioni emerse. attività informativa, il Consiglio di Amministrazione comunica all Alta Direzione e, tramite quest ultima, alle unità organizzative: le strategie e le politiche di gestione dei rischi operativi, le linee guida per la definizione dell assetto organizzativo per la gestione dei rischi operativi; le informazioni da fornire allo stesso Consiglio di Amministrazione per quanto concerne i rischi ai quali la banca è esposta, gli interventi da assumere per far fronte ai suddetti rischi e per eliminare le anomalie emerse dalle verifiche sul sistema di gestione dei rischi operativi. 20

21 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT GOVERNANCE (segue ) L Alta Direzione L Alta Direzione è responsabile dell istituzione, del corretto funzionamento e del mantenimento di un efficace sistema di gestione e controllo dei rischi operativi, in attuazione degli indirizzi strategici definiti dal Consiglio di Amministrazione. Coerentemente con i principi alla base del processo di governance del Gruppo Antonveneta, le attività di pertinenza dell Alta Direzione in materia di gestione dei rischi operativi sono classificate in: attività di intervento, l Alta Direzione definisce le responsabilità delle unità organizzative coinvolte nel sistema di gestione e controllo dei rischi operativi, in modo che siano chiaramente attribuiti i relativi compiti e siano prevenuti potenziali conflitti di interesse. Inoltre, predispone le misure affinché le attività rilevanti siano dirette da personale qualificato, con esperienze e competenze proporzionate ai compiti da svolgere; attività di verifica, l Alta Direzione verifica, periodicamente e nel continuo, l efficienza e l efficacia complessiva del sistema di gestione e controllo dei rischi operativi. In tale contesto, si occupa della verifica della realizzazione degli interventi di adeguamento programmati nel rispetto dei tempi e delle modalità previste; attività informativa, l Alta Direzione definisce i flussi informativi volti ad assicurare agli altri organi aziendali e alle funzioni di controllo la piena conoscenza e governabilità dei rischi. Collegio Sindacale Il Collegio Sindacale, nell ambito delle sue funzioni istituzionali di sorveglianza: vigila sul grado di adeguatezza del sistema di gestione dei rischi operativi e sul suo concreto funzionamento; verifica la conformità del sistema di gestione e controllo dei rischi operativi che svolge tramite il collegamento con l unità organizzativa deputata alla revisione interna. 21

22 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT GOVERNANCE (segue ) Comitato di Operational Risk Il Comitato Operational Risk propone le scelte di indirizzo strategico e di definizione delle politiche di gestione e controllo dei rischi operativi, che inoltra, per gli aspetti di competenza, al Consiglio di Amministrazione. Nell ambito delle deleghe ricevute dal Consiglio di Amministrazione, esamina e delibera: le metodologie, le procedure e gli strumenti di supporto al processo di Operational Risk Management; le principali azioni di accettazione, mitigazione, trasferimento dei rischi; i risultati della verifica di rispondenza ai requisiti normativi, alle esigenze aziendali e all evoluzione del mercato di riferimento; Il Comitato Operational Risk monitora il profilo di rischio operativo della banca e lo stato di avanzamento delle principali attività di mitigazione e trasferimento. Il Comitato Operational Risk promuove la diffusione della cultura e della consapevolezza dei rischi operativi e definisce opportuni canali di comunicazione. Funzione Operational Risk La Funzione Operational Risk è responsabile del presidio del processo di Operational Risk Management. Tra le sue attività vi sono quelle di: definire le metodologie, gli strumenti e le procedure a supporto di tutte le fasi e attività del processo di Operational Risk Management; assicurare il costante coordinamento del processo, garantendo la conformità e la coerenza con le linee guida definite e approvate dal Consiglio di Amministrazione; fornire il supporto tecnico, metodologico e organizzativo a tutte le unità organizzative; monitorare la gestione dei rischi operativi da parte delle unità organizzative, nei rispettivi ambiti di competenza, in termini di possibilità di ritenzione, di definizione e attuazione degli interventi di mitigazione, di individuazione delle esigenze di trasferimento; sottoporre il sistema di gestione dei rischi operativi alla verifica di rispondenza ai requisiti normativi, alle esigenze aziendali, all evoluzione del mercato di riferimento; produrre regolare reporting all Alta Direzione e alle altre unità organizzative interessate, sul profilo di rischio operativo. 22

23 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT GOVERNANCE Funzione Internal Audit La Funzione di Internal Audit coerentemente con il modello organizzativo e di controllo del Gruppo, svolge un ruolo di verifica sul sistema di gestione e controllo dei rischi operativi, al fine di valutarne la funzionalità, l efficacia e la conformità con i requisiti minimi di idoneità. La Funzione di Internal Audit sottopone alla propria revisione la metodologia di classificazione delle attività del Gruppo e quindi dell indicatore rilevante nelle linee di business regolamentari. Inoltre, con cadenza annuale la Funzione di Internal Audit effettua un autonoma revisione dell adeguatezza del sistema di gestione dei rischi operativi e del processo di auto-valutazione. I risultati di tale verifica sono compendiati in una relazione contenente anche le proposte sugli interventi correttivi da attuare. Tutti i dipendenti Tutti i dipendenti del Gruppo partecipano attivamente al processo di Operational Risk Management in quanto responsabili dei rischi operativi inerenti le attività di propria competenza. Essi ricoprono inoltre un ruolo fondamentale di tipo specialistico, contribuendo ad arricchire l informativa a supporto del processo di Operational Risk Management in merito all identificazione e valutazione dei rischi operativi connaturati all attività di propria competenza, e definendo gli interventi di controllo e mitigazione più adeguati. 23

24 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT Planning & Scope Operational Risk Planning & Scope La fase di Operational Risk Planning & Scope è quella in cui vengono realizzate le attività di pianificazione strategica propedeutiche alla successiva fase di effettiva esecuzione del processo di Operational Risk Management. L attività preliminare della fase di Planning & Scope è la valutazione annuale di alto livello dell esposizione ai rischi complessiva e delle macroaree di attività della Banca che permette di definire la Risk Heat Map. La valutazione dell esposizione al rischio è il momento di consolidamento annuale dei risultati di ogni ciclo del processo di ORM e nello stesso tempo è anche il punto di partenza per il ciclo successivo, in quanto costituisce la base dalla quale partire per delineare gli obiettivi in termini di profilo di rischio e il piano annuale di esecuzione e di controllo dell ORM (Operational Risk Year Plan). 24

25 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT Operational Risk Execution Operational Risk Execution Nella fase di Operational Risk Execution si concretizza l effettivo processo di Operational Risk Management. Questo processo si compone a sua volta delle seguenti sottofasi: Identificazione e analisi, è la fase di identificazione degli eventi di rischio operativo (storici o potenziali), della relativa analisi e della loro valutazione per definire la propria esposizione al rischio. Le procedure a supporto dell identificazione sono essenzialmente: Raccolta degli eventi di rischio operativo, permette di raccogliere gli eventi storici di rischio operativo, corredati da tutte le informazioni utili ai fini dell analisi e della gestione (tipologia dell evento, causa, effetto, impatto economico, etc ); Risk Assessment, procedura di valutazione dei rischi potenziali, sia riconducibili ai prodotti, ai processi ed ai sistemi in essere sia derivanti dall introduzione di nuovi processi, prodotti e sistemi. Accettazione/mitigazione e monitoraggio, è la fase di gestione del rischio, che con un processo decisionale permette di identificare gli interventi di mitigazione e trasferimento più adeguati alle criticità rilevate durante la fase di identificazione e analisi e di monitorarne la realizzazione e l efficacia. Le principali scelte di gestione riguardano: la ritenzione consapevole dei rischi operativi indissolubilmente legati alle attività di business della banca; la mitigazione dei rischi operativi agendo sulle cause più significative attraverso interventi, prevalentemente organizzativi, quali ottimizzazione e razionalizzazione di processi, definizione e attivazione di nuovi controlli, automatizzazione; la mitigazione degli effetti tramite il trasferimento attraverso assicurazione. 25

26 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT Operational Risk Control (segue ) Operational Risk Control Nella fase di Operational Risk Control si verificano periodicamente i risultati del sistema di gestione e controllo dei rischi operativi e la relativa coerenza con le linee guida e gli obiettivi stabiliti nella fase iniziale di Operational Risk Planning & Scope Nel dettaglio, gli obiettivi della fase dell Operational Risk Control sono di seguito descritti: verificare il rispetto dell Operational Risk Year Plan; monitorare l andamento dell esposizione al rischio in relazione ai target predefiniti; verificare la rispondenza nel tempo del sistema di gestione dei rischi operativi ai requisiti regolamentari, alle esigenze aziendali e all evoluzione del mercato di riferimento; verificare l adeguatezza e la corretta esecuzione del processo di Operational Risk Management da parte di tutti gli attori in esso coinvolti. Le attività che permettono di perseguire i suddetti obiettivi sono identificabili in: reporting; auto-valutazione; revisione interna. 26

27 PROCESSO DI OPERATIONAL RISK MANAGEMENT Operational Risk Control Reporting L attività di reporting assicura la creazione e diffusione di informazioni tempestive in materia di rischi operativi agli organi aziendali, alla revisione interna e ai responsabili delle strutture organizzative interessate. La funzione preposta alla gestione e al controllo dei rischi operativi, produce con periodicità adeguata in relazione ai destinatari e alle informazioni fornite, una reportistica contenente informazioni significative in merito a: l andamento dell esposizione al rischio complessiva e dei segmenti di operatività rilevanti; l analisi dei dati storici relativi agli eventi di rischio operativo; le valutazioni sui rischi operativi connessi con l introduzione di nuovi prodotti, attività, processi e sistemi rilevanti; l identificazione delle aree di vulnerabilità, la descrizione delle azioni per la prevenzione e l attenuazione dei rischi operativi e l indicazione dell efficacia delle stesse. Auto-valutazione L auto-valutazione è un attività volta a valutare la qualità del sistema di gestione dei rischi operativi, nonché la sua rispondenza nel tempo alle prescrizioni normative, alle esigenze operative aziendali e all evoluzione del mercato di riferimento. Le modalità di conduzione dell auto-valutazione e i relativi esiti sono adeguatamente documentati e periodicamente sottoposti alla funzione di revisione interna e agli organi aziendali. Revisione Interna Terminato il processo di auto-valutazione, i risultati dello stesso sono oggetto della revisione interna, che ha l obiettivo di verificare, con periodicità annuale, l adeguatezza dell intero sistema di gestione dei rischi operativi, in termini di esistenza di presidi all interno del processo di Operational Risk Management in grado di contenere il rischio organizzativo e garantire la corretta esecuzione del processo stesso. I risultati di tale verifica sono compendiati in una relazione contenente anche le proposte sugli interventi correttivi da attuare. 27

Il secondo pilastro: il processo di controllo prudenziale

Il secondo pilastro: il processo di controllo prudenziale : il processo di controllo prudenziale! Il processo di controllo prudenziale (Supervisory Review Process SRP) si articola in due fasi integrate! La prima è rappresentata dal processo interno di determinazione

Dettagli

Progetto Basilea 2 REGOLAMENTO DEL PROCESSO INTERNO DI VALUTAZIONE DELL ADEGUATEZZA PATRIMONIALE ATTUALE E PROSPETTICA (ICAAP)

Progetto Basilea 2 REGOLAMENTO DEL PROCESSO INTERNO DI VALUTAZIONE DELL ADEGUATEZZA PATRIMONIALE ATTUALE E PROSPETTICA (ICAAP) Progetto Basilea 2 REGOLAMENTO DEL PROCESSO INTERNO DI VALUTAZIONE DELL ADEGUATEZZA PATRIMONIALE ATTUALE E PROSPETTICA (ICAAP) Approvato dal Consiglio di Amministrazione il 06/12/2013 INDICE 1. PREMESSA...

Dettagli

Dott. Antonio Renzi. Banca d Italia Servizio Vigilanza sugli Enti Creditizi Vigilanza Creditizia e Finanziaria

Dott. Antonio Renzi. Banca d Italia Servizio Vigilanza sugli Enti Creditizi Vigilanza Creditizia e Finanziaria Il quadro di riferimento per l entrata in vigore delle nuove disposizioni di Vigilanza per le Banche e per gli Intermediari Finanziari iscritti nell Assilea, Assifact, Assofin Le nuove

Dettagli

Informativa Pubblica

Informativa Pubblica Informativa Pubblica (Terzo Pilastro) 31 Dicembre 2014 Sigla Srl Indice del documento PREMESSA... 3 TAVOLA 1: ADEGUATEZZA PATRIMONIALE... 4 Informativa Qualitativa... 4 Informativa Quantitativa... 6 TAVOLA

Dettagli

BANCA MEDIOLANUM S.p.A. INFORMATIVA AL PUBBLICO

BANCA MEDIOLANUM S.p.A. INFORMATIVA AL PUBBLICO BANCA MEDIOLANUM S.p.A. INFORMATIVA AL PUBBLICO 2009 Sommario 3 PREMESSA 4 INTRODUZIONE 4 1. Obiettivi 4 2. Articolazione del documento 6 1. REQUISITO INFORMATIVO GENERALE 6 1.1. Il sistema dei controlli

Dettagli

III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AL 31/12/2014

III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AL 31/12/2014 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AL 31/12/2014 1 Premessa Le disposizioni contenute nella Circolare della Banca d Italia n.216 del 5 agosto 1996 7 aggiornamento del 9 luglio 2007, Capitolo V - Vigilanza

Dettagli

FORTINVESTIMENTI SIM S.P.A. BASILEA 2 III PILASTRO - INFORMATIVA AL PUBBLICO. In ottemperanza al Regolamento Banca d Italia del 24 ottobre 2007

FORTINVESTIMENTI SIM S.P.A. BASILEA 2 III PILASTRO - INFORMATIVA AL PUBBLICO. In ottemperanza al Regolamento Banca d Italia del 24 ottobre 2007 FORTINVESTIMENTI SIM S.P.A. BASILEA 2 III PILASTRO - INFORMATIVA AL PUBBLICO In ottemperanza al Regolamento Banca d Italia del 24 ottobre 2007 Al 31 dicembre 2008 INTRODUZIONE 3 TAVOLA 1 - REQUISITO INFORMATIVO

Dettagli

Informativa Pubblica

Informativa Pubblica Informativa Pubblica - (Terzo Pilastro) 31 Dicembre 2011 Sigla Srl Indice del documento PREMESSA... 3 TAVOLA 1: ADEGUATEZZA PATRIMONIALE... 4 Informativa Qualitativa... 4 Informativa Quantitativa... 6

Dettagli

IL RUOLO DEL RISK MANAGEMENT NEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI

IL RUOLO DEL RISK MANAGEMENT NEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI IL RUOLO DEL RISK MANAGEMENT NEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI Andrea Piazzetta Risk Manager Gruppo Banca Popolare di Vicenza Vicenza, 18 settembre 2009 Gruppo Banca Popolare di Vicenza Contesto regolamentare

Dettagli

Rischi operativi e ruolo dell operational risk manager negli intermediari finanziari

Rischi operativi e ruolo dell operational risk manager negli intermediari finanziari S.A.F. SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE LUIGI MARTINO L operational risk management in ottica regolamentare, di vigilanza ed organizzativa Rischi operativi e ruolo dell operational risk manager negli intermediari

Dettagli

Informativa al Pubblico Terzo Pilastro di Basilea 2 anno 2011 Pagina 1

Informativa al Pubblico Terzo Pilastro di Basilea 2 anno 2011 Pagina 1 INFORMATIVA AL PUBBLICO TERZO PILASTRO BASILEA 2 2011 Informativa al Pubblico Terzo Pilastro di Basilea 2 anno 2011 Pagina 1 Situazione riferita al 31/12/2011 Indice TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE...

Dettagli

BANCA D ITALIA AIEA 2007. Relatore: Tullio Prà Servizio Vigilanza sugli Enti Creditizi Banca d Italia

BANCA D ITALIA AIEA 2007. Relatore: Tullio Prà Servizio Vigilanza sugli Enti Creditizi Banca d Italia XXI Convegno Nazionale Information Systems Auditing Accademia Navale di Livorno, 24-25 Maggio 2007 La Continuità operativa nel sistema bancario italiano Relatore: Tullio Prà Servizio Vigilanza sugli Enti

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 Sintesi del documento pubblicato ai sensi del Titolo IV della Circolare 263/06 della Banca d Italia L Informativa al pubblico adempie all obbligo

Dettagli

ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi

ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi Approvate dal Consiglio di Amministrazione dell 11 marzo 2014 1 Sommario 1. Il Sistema di Controllo Interno e di

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DELLE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VALUTAZIONE AZIENDALE DELL ADEGUATEZZA PATRIMONIALE PER I GRUPPI DI SIM

INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DELLE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VALUTAZIONE AZIENDALE DELL ADEGUATEZZA PATRIMONIALE PER I GRUPPI DI SIM INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DELLE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VALUTAZIONE AZIENDALE DELL ADEGUATEZZA PATRIMONIALE PER I GRUPPI DI SIM (Circolare Banca d Italia n.285 del 17 dicembre 2013, Titolo

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL PROVVEDIMENTO BANCA D ITALIA 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1. Premessa

INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL PROVVEDIMENTO BANCA D ITALIA 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1. Premessa INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL PROVVEDIMENTO BANCA D ITALIA 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1 Premessa Il Regolamento della Banca d Italia in materia di vigilanza prudenziale per le SIM (Titolo

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2009. Basilea 2 Terzo Pilastro Deliberato dal Consiglio di Amministrazione 09 Giugno 2010

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2009. Basilea 2 Terzo Pilastro Deliberato dal Consiglio di Amministrazione 09 Giugno 2010 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2009 Basilea 2 Terzo Pilastro Deliberato dal Consiglio di Amministrazione 09 Giugno 2010 Indice PREMESSA 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE...3

Dettagli

Tavola 1 Requisito informativo generale

Tavola 1 Requisito informativo generale Tavola 1 Requisito informativo generale (a) Il Consiglio di Amministrazione di Finlabo SIM. (di seguito anche la SIM o la Società ), ha definito le politiche di gestione dei rischi all interno delle quali

Dettagli

Analisi della performance degli intermediari creditizi

Analisi della performance degli intermediari creditizi Analisi della performance degli intermediari creditizi Lezione 4 L analisi dei rischi e del patrimonio di vigilanza: il Terzo Pilastro di Basilea 2 Università di Bologna Facoltà di Economia, Forlì 11 dicembre

Dettagli

Simgenia SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL REGOLAMENTO BANCA D ITALIA DEL 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1

Simgenia SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL REGOLAMENTO BANCA D ITALIA DEL 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1 Simgenia SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL REGOLAMENTO BANCA D ITALIA DEL 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1 Consiglio di Amministrazione del 14 aprile 2015 1 INTRODUZIONE

Dettagli

I.C.A.A.P. Internal Capital Adequacy Assessment Process

I.C.A.A.P. Internal Capital Adequacy Assessment Process Banca di Credito Cooperativo di S.Pietro in Vincio Regolamento del Processo I.C.A.A.P. Internal Capital Adequacy Assessment Process INDICE PREMESSA..... 3 1. RUOLO DEGLI ORGANI DI GOVERNO E CONTROLLO...

Dettagli

I rischi dell attività bancaria L ICAAP. Almo Collegio Borromeo 12 novembre 2009

I rischi dell attività bancaria L ICAAP. Almo Collegio Borromeo 12 novembre 2009 I rischi dell attività bancaria L ICAAP Almo Collegio Borromeo 12 novembre 2009 I limiti del primo Accordo di Basilea e il loro superamento La proposta di Direttiva di recepimento del nuovo Accordo di

Dettagli

BANCA MEDIOLANUM S.p.A. INFORMATIVA AL PUBBLICO

BANCA MEDIOLANUM S.p.A. INFORMATIVA AL PUBBLICO BANCA MEDIOLANUM S.p.A. INFORMATIVA AL PUBBLICO 2010 Sommario 3 PREMESSA 4 INTRODUZIONE 4 1. Obiettivi 4 2. Articolazione del documento 6 1. REQUISITO INFORMATIVO GENERALE 6 1.1. Il sistema dei controlli

Dettagli

BASILEA 2 III PILASTRO. Informativa al pubblico.

BASILEA 2 III PILASTRO. Informativa al pubblico. BASILEA 2 III PILASTRO Informativa al pubblico. Situazione al 31 dicembre 2012 Sommario PREMESSA... 3 TAVOLA 1 - REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 4 TAVOLA 2 - AMBITO DI APPLICAZIONE... 22 TAVOLA 3 - COMPOSIZIONE

Dettagli

Risk Management. Il nuovo paradigma per fare banca. Direzione Risk Management. Direzione Risk Management. Francesco Mazza.

Risk Management. Il nuovo paradigma per fare banca. Direzione Risk Management. Direzione Risk Management. Francesco Mazza. Risk Management Il nuovo paradigma per fare banca Direzione Risk Management Direzione Risk Management 1 AGENDA I Rischi: cosa sono, quali sono, come si gestiscono La misurazione dei rischi: dall aritmetica

Dettagli

Informativa al pubblico al 31.12.2011

Informativa al pubblico al 31.12.2011 Informativa al pubblico al 31.12.2011 su adeguatezza patrimoniale, esposizione ai rischi e sistema di gestione del rischio Terzo Pilastro Basilea 2 Cellino e Associati SIM S.p.A. Via Cavour 21-10123 TORINO

Dettagli

LINEE DI INDIRIZZO DEL SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO E DI GESTIONE DEI RISCHI DEL GRUPPO TOD S S.P.A.

LINEE DI INDIRIZZO DEL SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO E DI GESTIONE DEI RISCHI DEL GRUPPO TOD S S.P.A. LINEE DI INDIRIZZO DEL SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO E DI GESTIONE DEI RISCHI DEL GRUPPO TOD S S.P.A. (APPROVATE DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ NELLA RIUNIONE DEL 10 MAGGIO 2012) TOD S S.P.A.

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2014. Sintesi del documento pubblicato ai sensi della normativa di vigilanza prudenziale

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2014. Sintesi del documento pubblicato ai sensi della normativa di vigilanza prudenziale INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2014 Sintesi del documento pubblicato ai sensi della normativa di vigilanza prudenziale La nuova normativa di vigilanza prudenziale si basa, in linea con

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 CREDITO COOPERATIVO REGGIANO SOCIETA COOPERATIVA Indice PREMESSA... 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 5 TAVOLA 2 AMBITO DI APPLICAZIONE...

Dettagli

NUOVE DISPOSIZIONI DI VIGILANZA PRUDENZIALE PER LE BANCHE. TITOLO III (processo di controllo prudenziale)

NUOVE DISPOSIZIONI DI VIGILANZA PRUDENZIALE PER LE BANCHE. TITOLO III (processo di controllo prudenziale) NUOVE DISPOSIZIONI DI VIGILANZA PRUDENZIALE PER LE BANCHE TITOLO III (processo di controllo prudenziale) 4 TITOLO III Capitolo 1 PROCESSO DI CONTROLLO PRUDENZIALE TITOLO III - Capitolo 1 PROCESSO DI

Dettagli

Enel.factor espone l Informativa al Pubblico sul sito internet www.enelfactor.it. Premessa

Enel.factor espone l Informativa al Pubblico sul sito internet www.enelfactor.it. Premessa Enel.factor Spa Basilea 2 Terzo pilastro al pubblico Esercizio 2009 Premessa La normativa prudenziale Basilea 2 ha lo scopo di sviluppare all interno di banche e intermediari finanziari un sistema di controlli

Dettagli

Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza. Informativa al Pubblico (Basilea II) Situazione al 31 dicembre 2013

Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza. Informativa al Pubblico (Basilea II) Situazione al 31 dicembre 2013 Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza Informativa al Pubblico (Basilea II) Situazione al 31 dicembre 2013 Sommario Tavola 1 - Requisito informativo generale...5 Informativa qualitativa...5 Tavola

Dettagli

Informativa al pubblico

Informativa al pubblico Informativa al pubblico Terzo pilastro di Basilea 2 al 31 dicembre 2009 Le disposizioni emanate dalla Banca d Italia in applicazione della normativa europea in materia di Convergenza internazionale della

Dettagli

Informativa al Pubblico

Informativa al Pubblico Informativa al Pubblico Ai sensi di quanto disposto dalle Istruzioni di Vigilanza per gli Intermediari Finanziari iscritti nell Elenco Speciale Capitolo V Vigilanza Prudenziale - Sezione XII 31 dicembre

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO. Sulla situazione al 31 dicembre 2014

INFORMATIVA AL PUBBLICO. Sulla situazione al 31 dicembre 2014 INFORMATIVA AL PUBBLICO Sulla situazione al 31 dicembre 2014 Indice Premessa... 3 Tavola 1. A - Obiettivi e politiche di gestione del rischio - Art. 435 (1) CRR... 5 Tavola 1. B - Sistemi di Governance

Dettagli

Assessment degli Operational Risk. Assessment. Progetto Basilea 2. Agenda. Area Controlli Interni Corporate Center - Gruppo MPS

Assessment degli Operational Risk. Assessment. Progetto Basilea 2. Agenda. Area Controlli Interni Corporate Center - Gruppo MPS Progetto Basilea 2 Area Controlli Interni Corporate Center - Gruppo MPS degli Operational Risk 2003 Firm Name/Legal Entity Agenda Il nuovo contesto di vigilanza: novità ed impatti Analisi Qualitativa 1

Dettagli

Equita SIM S.p.A. pubblica la presente Informativa al Pubblico sul proprio sito internet www.equitasim.it

Equita SIM S.p.A. pubblica la presente Informativa al Pubblico sul proprio sito internet www.equitasim.it INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2012 Introduzione Il Regolamento della Banca d Italia in materia di vigilanza prudenziale per le SIM (Titolo III, Capitolo 1), del 24 ottobre 2007, introduce

Dettagli

HYPO ALPE-ADRIA-BANK

HYPO ALPE-ADRIA-BANK HYPO ALPE-ADRIA-BANK INFORMATIVA AL PUBBLICO Terzo pilastro di Basilea 3 Al 31 dicembre 2014 (Circ. n. 285 del 17 dicembre 2013) 1 Informativa al pubblico Dal 1 gennaio 2014 è entrata in vigore la nuova

Dettagli

Assetti Organizzativi, di Controllo e Risk Governance nei Confidi. Firenze, 28 Febbraio 2013

Assetti Organizzativi, di Controllo e Risk Governance nei Confidi. Firenze, 28 Febbraio 2013 Assetti Organizzativi, di Controllo e Risk Governance nei Confidi Firenze, 28 Febbraio 2013 Indice ß Introduzione ß Assetti Organizzativi ß Sistema dei Controlli Interni ß Risk Governance ß Conclusioni

Dettagli

PILLAR III INFORMATIVA AL MERCATO

PILLAR III INFORMATIVA AL MERCATO PILLAR III INFORMATIVA AL MERCATO Sede Legale: Via Gramsci, 7 10121 Torino Capitale sociale 156.037.608 int. vers. Codice Azienda Bancaria n. 3043.7 Albo Banche n. 5319 Registro Imprese di Torino n. 02751170016

Dettagli

Banca di Credito Cooperativo Giuseppe Toniolo. Informativa al pubblico : Titolo IV circolare Banca d Italia 263/06

Banca di Credito Cooperativo Giuseppe Toniolo. Informativa al pubblico : Titolo IV circolare Banca d Italia 263/06 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2011 Indice Premessa...3 Tavola 1 Requisito informativo generale...4 Tavola 2 Ambito di applicazione...25 Tavola 3 Composizione del patrimonio di vigilanza...26

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 della Banca d Italia PILLAR III SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 della Banca d Italia PILLAR III SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 della Banca d Italia PILLAR III SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 Delibera C.d.A del 23/06/2014 Informativa al pubblico situazione 31.12.2013

Dettagli

Utilizzo dei flussi di segnalazione di Vigilanza e di Centrale Rischi trasmessi e ricevuti dalla Banca d Italia a fini di controllo e di gestione

Utilizzo dei flussi di segnalazione di Vigilanza e di Centrale Rischi trasmessi e ricevuti dalla Banca d Italia a fini di controllo e di gestione Utilizzo dei flussi di segnalazione di Vigilanza e di Centrale Rischi trasmessi e ricevuti dalla Banca d Italia a fini di controllo e di gestione Claudia Pelliccia CO.BA.CO. Srl ROMA, 12-13 DICEMBRE 2012

Dettagli

REGOLAMENTO N. 41 DEL 15 MAGGIO 2012. L ISVAP (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo)

REGOLAMENTO N. 41 DEL 15 MAGGIO 2012. L ISVAP (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo) REGOLAMENTO N. 41 DEL 15 MAGGIO 2012 REGOLAMENTO CONCERNENTE DISPOSIZIONI ATTUATIVE IN MATERIA DI ORGANIZZAZIONE, PROCEDURE E CONTROLLI INTERNI VOLTI A PREVENIRE L UTILIZZO DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE

Dettagli

La recente analisi dei prestiti deteriorati condotta dalla Banca d Italia: principali caratteristiche e risultati

La recente analisi dei prestiti deteriorati condotta dalla Banca d Italia: principali caratteristiche e risultati La recente analisi dei prestiti deteriorati condotta dalla Banca d Italia: principali caratteristiche e risultati 1. Premessa Negli anni più recenti l economia italiana ha registrato una notevole contrazione.

Dettagli

SCHRODERS ITALY SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO RESOCONTO ICAAP (INTERNAL CAPITAL ADEQUACY ASSESSMENT PROCESS) AL 31 DICEMBRE 2013

SCHRODERS ITALY SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO RESOCONTO ICAAP (INTERNAL CAPITAL ADEQUACY ASSESSMENT PROCESS) AL 31 DICEMBRE 2013 SCHRODERS ITALY SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO RESOCONTO ICAAP (INTERNAL CAPITAL ADEQUACY ASSESSMENT PROCESS) AL 31 DICEMBRE 2013 Schroders Italy SIM S.p.A. Resoconto ICAAP al 31 dicembre

Dettagli

TERZO PILASTRO DI BASILEA 2

TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2013 Indice PREMESSA... 3 TAVOLA 1 - REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 4 TAVOLA 2 AMBITO DI APPLICAZIONE... 22 TAVOLA 3 - COMPOSIZIONE

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 1 Indice PREMESSA... 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 12 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE DEL PATRIMONIO DI VIGILANZA... 32 TAVOLA 4 ADEGUATEZZA

Dettagli

oooo Banca Popolare delle Province Calabre Società Cooperativa per Azioni BASILEA 2 TERZO PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO

oooo Banca Popolare delle Province Calabre Società Cooperativa per Azioni BASILEA 2 TERZO PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO Banca Popolare delle Province Calabre Società Cooperativa per Azioni BASILEA 2 TERZO PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO data di riferimento 31 dicembre 2013 2009 1 oooo Banca Popolare delle Province Calabre

Dettagli

Il nuovo accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali

Il nuovo accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali Il nuovo accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali L accordo per i requisiti patrimoniali delle banche ha modificato il rapporto tra imprese e mondo finanziario. L accordo si articola in tre punti

Dettagli

Il Regolamento si compone di 41 articoli, suddivisi in nove capi.

Il Regolamento si compone di 41 articoli, suddivisi in nove capi. RELAZIONE REGOLAMENTO N. 20 DEL 26 MARZO 2008 RECANTE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONTROLLI INTERNI, GESTIONE DEI RISCHI, COMPLIANCE ED ESTERNALIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE, AI

Dettagli

FINDOMESTIC GRUPPO. Informativa al pubblico in materia di composizione del patrimonio di vigilanza e dell adeguatezza patrimoniale

FINDOMESTIC GRUPPO. Informativa al pubblico in materia di composizione del patrimonio di vigilanza e dell adeguatezza patrimoniale FINDOMESTIC GRUPPO Informativa al pubblico in materia di composizione del patrimonio di vigilanza e dell adeguatezza patrimoniale Aggiornamento al 31 dicembre 2013 * * * Terzo Pilastro dell accordo di

Dettagli

Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche: principali novità

Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche: principali novità FLASH REPORT Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche: principali novità Luglio 2013 Il 2 luglio 2013 la Banca d Italia, all esito dell attività di consultazione avviata nel mese di settembre

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2010

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2010 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2010 1 INDICE PREMESSA 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 4 TAVOLA 2 AMBITO DI APPLICAZIONE... 25 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE DEL PATRIMONIO DI VIGILANZA...

Dettagli

I METODI DI PONDERAZIONE DEL RISCHIO

I METODI DI PONDERAZIONE DEL RISCHIO I METODI DI PONDERAZIONE DEL RISCHIO La banca che accorda la concessione di un credito deve effettuare una preventiva valutazione della qualità/affidabilità del cliente nonché quantificare la qualità/rischiosità

Dettagli

Banca di Credito Cooperativo di Impruneta

Banca di Credito Cooperativo di Impruneta Banca di Credito Cooperativo di Impruneta Società Cooperativa Con Sede a Impruneta - Firenze Codice Fiscale 00517140489 Codice Bankit n. 1398.70 Codice ATECO n. K64191 Codice Abi n. 08591.0 Iscritta all

Dettagli

TAVOLA 1 ADEGUATEZZA PATRIMONIALE...

TAVOLA 1 ADEGUATEZZA PATRIMONIALE... INFORMATIVA AL PUBBLICO TERZO PILASTRO BASILEA II AL 31 DICEMBRE 2012 Indice 1 TAVOLA 1 ADEGUATEZZA PATRIMONIALE... 3 1.1 Informativa qualitativa... 3 1.1.1 Mappatura dei rischi... 3 1.1.2 Misurazione

Dettagli

BASILEA 2 III PILASTRO. Informativa al pubblico. 31 dicembre 2011 ver. 2.0

BASILEA 2 III PILASTRO. Informativa al pubblico. 31 dicembre 2011 ver. 2.0 BASILEA 2 III PILASTRO Informativa al pubblico 31 dicembre 2011 ver. 2.0 Sommario PREMESSA...4 TAVOLA 1 - REQUISITO INFORMATIVO GENERALE...5 RISCHIO DI CREDITO... 7 RISCHIO DI CONTROPARTE... 9 RISCHIO

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO GRUPPO CARISMI SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2011

INFORMATIVA AL PUBBLICO GRUPPO CARISMI SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2011 INFORMATIVA AL PUBBLICO GRUPPO CARISMI SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2011 SOMMARIO INTRODUZIONE... 3 PREMESSA... 4 TAVOLA 1: REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 6 TAVOLA 2: AMBITO DI APPLICAZIONE... 20 TAVOLA

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO. Ai sensi del Cap. V, Sez. XII, della Circolare della Banca d Italia n. 216/1996. 31-Dicembre-2014

INFORMATIVA AL PUBBLICO. Ai sensi del Cap. V, Sez. XII, della Circolare della Banca d Italia n. 216/1996. 31-Dicembre-2014 INFORMATIVA AL PUBBLICO Ai sensi del Cap. V, Sez. XII, della Circolare della Banca d Italia n. 216/1996 31-Dicembre-2014 Situazione al 31-12-2009 INDICE INTRODUZIONE... 3 1. TAVOLA 1 - ADEGUATEZZA PATRIMONIALE...

Dettagli

Informativa al Pubblico ex III Pilastro Situazione al 31 dicembre 2014 CREDITO COOPERATIVO REGGIANO SOCIETA COOPERATIVA

Informativa al Pubblico ex III Pilastro Situazione al 31 dicembre 2014 CREDITO COOPERATIVO REGGIANO SOCIETA COOPERATIVA Informativa al Pubblico ex III Pilastro Situazione al 31 dicembre 2014 CREDITO COOPERATIVO REGGIANO SOCIETA COOPERATIVA INDICE PREMESSA - NOTE ESPLICATIVE SULL INFORMATIVA AL PUBBLICO (III PILASTRO)...

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2014. Processo ICAAP

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2014. Processo ICAAP INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/214 Processo ICAAP BANCA DI CREDITO COOPERATIVO CASSA RURALE ED ARTIGIANA DI ERCHIE Delibera del Consiglio di Amministrazione del 9/6/215 INDICE Sommario

Dettagli

FLASH REPORT. Il nuovo Intermediario Finanziario Unico. Giugno 2015

FLASH REPORT. Il nuovo Intermediario Finanziario Unico. Giugno 2015 FLASH REPORT Il nuovo Intermediario Finanziario Unico Giugno 2015 Il 4 settembre 2010 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 141 del 13 agosto 2010, attuativo della Direttiva comunitaria n.

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013. -- o -- RISK REPORT

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013. -- o -- RISK REPORT INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 -- o -- RISK REPORT (Delibera del 26/05/2014) Data di Riferimento Informativa: 31/12/2013 Approvato da: Consiglio di Amministrazione Redatto

Dettagli

SCHRODERS ITALY SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO RESOCONTO ICAAP (INTERNAL CAPITAL ADEQUACY ASSESSMENT PROCESS) AL 31 DICEMBRE 2011

SCHRODERS ITALY SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO RESOCONTO ICAAP (INTERNAL CAPITAL ADEQUACY ASSESSMENT PROCESS) AL 31 DICEMBRE 2011 SCHRODERS ITALY SIM BASILEA 2 III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO RESOCONTO ICAAP (INTERNAL CAPITAL ADEQUACY ASSESSMENT PROCESS) AL 31 DICEMBRE 2011 Schroders Italy SIM S.p.A. Resoconto ICAAP al 31 dicembre

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO. Ai sensi del Titolo IV della Circolare Banca d Italia n. 263 del 27/12/2006 (c.d. Terzo pilastro di Basilea 2)

INFORMATIVA AL PUBBLICO. Ai sensi del Titolo IV della Circolare Banca d Italia n. 263 del 27/12/2006 (c.d. Terzo pilastro di Basilea 2) INFORMATIVA AL PUBBLICO Ai sensi del Titolo IV della Circolare Banca d Italia n. 263 del 27/12/2006 (c.d. Terzo pilastro di Basilea 2) Aprile 2009 INTRODUZIONE La normativa emanata dalla Banca d Italia

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2014

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2014 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2014 Documento approvato dal Consiglio di Amministrazione con delibera del 28.05.2015 1 INDICE Sommario PREMESSA... 3 TAVOLA 1 - OBIETTIVI E POLITICHE

Dettagli

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO

REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO REGOLAMENTO PER LA GESTIONE DEL PATRIMONIO Approvato dal Consiglio di Indirizzo nella seduta del 14 febbraio 2014 1 SOMMARIO AMBITO DI APPLICAZIONE Pag. 3 1. PRINCIPI GENERALI Pag. 3 1.1. Finalità del

Dettagli

Basilea II - Terzo Pilastro Informativa al Pubblico

Basilea II - Terzo Pilastro Informativa al Pubblico Trae origine dalla Cassa di Risparmio di Savigliano fondata nel 1858 Basilea II - Terzo Pilastro Informativa al Pubblico Data Riferimento 31/12/2012 Aggiornamento 2013 Sede Legale: 12038 Savigliano Piazza

Dettagli

Informativa al pubblico

Informativa al pubblico ZENITH SERVICE S.P.A. Informativa al pubblico In ottemperanza alle norme relative alla vigilanza prudenziale sugli intermediari inscritti nell Elenco speciale ex art. 107 TUB (Circolare della Banca d Italia

Dettagli

Cassa Rurale di Tassullo e Nanno Banca di Credito Cooperativo Società Cooperativa

Cassa Rurale di Tassullo e Nanno Banca di Credito Cooperativo Società Cooperativa Cassa Rurale di Tassullo e Nanno Banca di Credito Cooperativo Società Cooperativa INFORMATIVA AL PUBBLICO - Terzo Pilastro di Basilea 2 - SITUAZIONE AL 31/12/2010 Indice TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO

Dettagli

Linee di indirizzo per il Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi

Linee di indirizzo per il Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi 3 Linee di indirizzo per il Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi 1. Premessa Il Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi di Fiat S.p.A. (la Società ) costituisce elemento

Dettagli

Informativa al pubblico Situazione al 31 dicembre 2008

Informativa al pubblico Situazione al 31 dicembre 2008 Informativa al pubblico Situazione al 31 dicembre 2008 Pillar III Indice Premessa... 3 Tavola 1 Requisito informativo generale... 3 Tavola 2 Ambito di applicazione... 13 Tavola 3 Composizione del Patrimonio

Dettagli

FNM SpA Linee di Indirizzo del Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi

FNM SpA Linee di Indirizzo del Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi FNM SpA Linee di Indirizzo del Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi Approvate dal Consiglio di Amministrazione in data 17 aprile 2014 Linee di Indirizzo del SCIGR 1. Premessa Il Sistema di

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2013 Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 10/06/2014 1 Indice PREMESSA... 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 4 TAVOLA 2 AMBITO

Dettagli

TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2008

TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2008 TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2008 1 Indice PREMESSA...3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE...4 TAVOLA 2 AMBITO DI APPLICAZIONE...30 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE

Dettagli

Università degli studi di Foggia Dipartimento di Economia

Università degli studi di Foggia Dipartimento di Economia Università degli studi di Foggia Dipartimento di Economia Il sistema dei controlli interni delle banche: il ruolo degli organi aziendali e delle funzioni aziendali di controllo Foggia, 20 Novembre 2012

Dettagli

CASSA RURALE DI STREMBO, BOCENAGO E CADERZONE BCC Società Cooperativa

CASSA RURALE DI STREMBO, BOCENAGO E CADERZONE BCC Società Cooperativa CASSA RURALE DI STREMBO, BOCENAGO E CADERZONE BCC Società Cooperativa INFORMATIVA AL PUBBLICO Terzo Pilastro di Basilea SITUAZIONE AL 31/12/2014 Cassa Rurale di Strembo, Bocenago e Caderzone Bcc società

Dettagli

INTERVENTI. L ACCORDO DI BASILEA 2 Nuovi rapporti tra imprese e banche

INTERVENTI. L ACCORDO DI BASILEA 2 Nuovi rapporti tra imprese e banche INTERVENTI L ACCORDO DI BASILEA 2 Nuovi rapporti tra imprese e banche di MAURIZIO CALELLO È arrivato a conclusione dopo un lungo e intenso lavoro il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali

Dettagli

Indice TAVOLA 5 RISCHIO DI CREDITO: INFORMAZIONI GENERALI RIGUARDANTI TUTTE LE BANCHE...35

Indice TAVOLA 5 RISCHIO DI CREDITO: INFORMAZIONI GENERALI RIGUARDANTI TUTTE LE BANCHE...35 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31.12.2009 1 Indice PREMESSA...3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE...8 TAVOLA 2 AMBITO DI APPLICAZIONE...26 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE DEL PATRIMONIO DI VIGILANZA...27

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2014

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2014 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2014 Approvato con delibera del CdA del 15 giugno 2015 e aggiornato alla pagina 128 con delibera del CdA del 31 luglio 2015 e alla pagina 48 con

Dettagli

BASILEA II. Il ruolo del Dottore Commercialista consulente d impresa. Milano, 12 maggio 2004

BASILEA II. Il ruolo del Dottore Commercialista consulente d impresa. Milano, 12 maggio 2004 BASILEA II Il ruolo del Dottore Commercialista consulente d impresa Relatore: Aldo Camagni Presidente commissione finanza, controllo di gestione e contabilità d impresa dell Ordine dei Dottori Commercialisti

Dettagli

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 GOVERNANCE ORGANIZZATIVA

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 GOVERNANCE ORGANIZZATIVA Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 Rev. 1-20/10/2010 GOVERNANCE ORGANIZZATIVA 1. Sistema di governance organizzativa L assetto organizzativo, amministrativo e contabile

Dettagli

L APPLICAZIONE DI BASILEA 2 NEL SISTEMA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO

L APPLICAZIONE DI BASILEA 2 NEL SISTEMA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO L APPLICAZIONE DI BASILEA 2 NEL SISTEMA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO Juan Lopez Funzione Studi - FEDERCASSE Battipaglia, 17 maggio 2006 Indice della presentazione Il Credito Cooperativo L approccio

Dettagli

CASSA DI RISPARMIO DI BRA SPA. BASILEA 2 III PILASTRO Informativa al pubblico Situazione al 31 Dicembre 2010

CASSA DI RISPARMIO DI BRA SPA. BASILEA 2 III PILASTRO Informativa al pubblico Situazione al 31 Dicembre 2010 CASSA DI RISPARMIO DI BRA SPA BASILEA 2 III PILASTRO Informativa al pubblico Situazione al 31 Dicembre 2010 Sommario PREMESSA... 3 TAVOLA 1 - REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 4 TAVOLA 2 - AMBITO DI APPLICAZIONE...

Dettagli

PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO

PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO 31 dicembre 2008 Veneto Sviluppo S.p.A. Via delle Industrie, 19/d 30175 Venezia Marghera Tel. +39 041 3967211 Fax +39 041 5383605 www.venetosviluppo.it Iscrizione al

Dettagli

IL NUOVO ACCORDO SUL CAPITALE DELLE BANCHE (BASILEA 2)

IL NUOVO ACCORDO SUL CAPITALE DELLE BANCHE (BASILEA 2) IL NUOVO ACCORDO SUL CAPITALE DELLE BANCHE (BASILEA 2) Francesco Cannata Università RomaTre, aprile-maggio 2009 Agenda degli incontri 5 moduli: I) Da Basilea 1 a Basilea 2 (24 aprile) II) I rating delle

Dettagli

Terzo Pilastro Informativa al Pubblico

Terzo Pilastro Informativa al Pubblico Trae origine dalla Cassa di Risparmio di Savigliano fondata nel 1858 Terzo Pilastro Informativa al Pubblico Data Riferimento 31/12/2013 Aggiornamento 2014 Sede Legale:12038 Savigliano Piazza del Popolo,15

Dettagli

Linea Guida Sistema di Controllo Interno e Gestione Rischi (SCIGR) Poste Italiane S.p.A.

Linea Guida Sistema di Controllo Interno e Gestione Rischi (SCIGR) Poste Italiane S.p.A. Linea Guida Sistema di Controllo Interno e Gestione Rischi (SCIGR) Poste Italiane S.p.A. Introduzione Poste Italiane ha adottato un nuovo modello di business e organizzativo volto ad abilitare il conseguimento

Dettagli

CONFORMIS IN FINANCE S.R.L Via Carroccio, 16 20123 Milano P.IVA/C.F. 07620150966

CONFORMIS IN FINANCE S.R.L Via Carroccio, 16 20123 Milano P.IVA/C.F. 07620150966 CONFORMIS IN FINANCE S.R.L Via Carroccio, 16 20123 Milano P.IVA/C.F. 07620150966 Tel: 0287186784 Fax: 0287161185 info@conformisinfinance.it pec@pec.conformisinfinance.it www.conformisinfinance.it Obiettivi

Dettagli

Convegno ABI Basilea 3 evento DIPO

Convegno ABI Basilea 3 evento DIPO Claudio Ruffini Presidente e Amministratore Delegato Augeos Convegno ABI Basilea 3 evento DIPO Marco Carelli Responsabile Servizio Risk Management e Pianificazione Strategica Federazione BCC Piemonte,

Dettagli

Informativa al Pubblico Terzo Pilastro di Basilea 3 sulla situazione al 31/12/2014

Informativa al Pubblico Terzo Pilastro di Basilea 3 sulla situazione al 31/12/2014 Informativa al Pubblico Terzo Pilastro di Basilea 3 sulla situazione al 31/12/2014 La nostra banca è differente INDICE PREMESSA - NOTE ESPLICATIVE SULL INFORMATIVA AL PUBBLICO... 2 TAVOLA 1 - OBIETTIVI

Dettagli

Allegato A. Ruolo degli organi aziendali, sistemi informativi e sistema dei controlli interni. 1. RUOLO DEGLI ORGANI AZIENDALI

Allegato A. Ruolo degli organi aziendali, sistemi informativi e sistema dei controlli interni. 1. RUOLO DEGLI ORGANI AZIENDALI 66 Allegato A Ruolo degli organi aziendali, sistemi informativi e sistema dei controlli interni. 1. RUOLO DEGLI ORGANI AZIENDALI Gli organi aziendali assumono un ruolo fondamentale per la definizione di

Dettagli

Il risk management quale strumento di controllo interno

Il risk management quale strumento di controllo interno Il risk management quale strumento di controllo interno Corso Modelli d'impresa e corporate governance Università degli Studi di Verona, Facoltà di Economia Verona, 1 Agenda Corporate governance nelle

Dettagli

Il rischio operativo in Basilea II: una nuova sfida per le banche

Il rischio operativo in Basilea II: una nuova sfida per le banche Laurea Specialistica in Analisi, Consulenza e Gestione Finanziaria Facoltà di Economia Marco Biagi Il rischio operativo in Basilea II: una nuova sfida per le banche Relatore: Prof.ssa Torricelli Costanza

Dettagli

Un adeguato Sistema di Controllo Interno funzionale ad una buona Governance Aziendale

Un adeguato Sistema di Controllo Interno funzionale ad una buona Governance Aziendale Un adeguato Sistema di Controllo Interno funzionale ad una buona Governance Aziendale Roma, 17 Aprile 2015 Gianfranco Ruggiero Internal Audit Manager Obiettivo del presente lavoro è rappresentare con specifico

Dettagli

L impatto di Basilea 2 sui rapporti banca-impresa

L impatto di Basilea 2 sui rapporti banca-impresa L impatto di Basilea 2 sui rapporti banca-impresa Factoring Tour Firenze, 6 febbraio 2007 Prof. Lorenzo Gai Università di Firenze Prof. Lorenzo Gai 1 Agenda Basilea 2: principi generali Basilea 2: utilizzi

Dettagli

Regolamento del Patrimonio BancoPosta * * * * * *

Regolamento del Patrimonio BancoPosta * * * * * * Regolamento del Patrimonio BancoPosta * * * * * * Indice 1. PREMESSE 2. BENI E RAPPORTI DESTINATI 3. EFFETTI DELLA SEGREGAZIONE 4. REGOLE DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE 5. REGOLE DI CONTROLLO 6. COLLEGIO

Dettagli

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013

INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 2013 Indice PREMESSA... 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 4 TAVOLA 2 AMBITO DI APPLICAZIONE... 35 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE DEL PATRIMONIO

Dettagli

TERZO PILASTRO DI BASILEA 2

TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 TERZO PILASTRO DI BASILEA 2 INFORMATIVA AL PUBBLICO SULLA SITUAZIONE AL 31/12/2013 1 Cassa Rurale ed Artigiana di Vestenanova Credito Cooperativo Società Cooperativa Sede Sociale: 37030 Vestenanova (VR)

Dettagli