Junior Training - Laboratorio musicale

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1 Junior Training - Laboratorio musicale «La musica per bambini nasce lavorando con i bambini e lo Schulwerk vuole essere stimolo per un proseguimento creativo autonomo; infatti esso non è definitivo, ma in continua evoluzione.» (Carl Orff) La musica produce una stimolazione molto complessa e ampia a livello neurologico producendo un armonizzazione e un integrazione delle stimolazioni specifiche delle altre attività. La musica produce, inoltre, un forte coinvolgimento emotivo e permette di lavorare sulla dimensione motoria (coordinazione e sviluppo di competenze psicomotorie) in modo divertente. La metodologia di educazione musicale proposta segue tre linee: 1) educazione all ascolto attraverso strategie educative psicocorporee; 2) educazione al far musica attraverso l utilizzo dello strumentario Orff-Schulwerk (principalmente strumenti a percussione); 3) educazione all uso della voce come strumento sonoro. Il laboratorio musicale è condotto in maniera separata per i 3 gruppi di bambini (0-3, 3-6, 6-11) con i loro genitori in quanto, pur condividendo un impianto teorico comune, vi sono delle specificità a seconda dell età. Per quanto riguarda la fascia d età dei bambini più piccoli (0-3), l idea teorica di riferimento proviene dai lavori di Edwin Gordon, successivamente diffusa in Italia da Beth Bolton e adattata all esperienza culturale italiana da Paola Anselmi. Si tratta di una metodologia americana basata sull uso della voce: io genitore ascolto per mio figlio e canto per lui. La metodologia non è direttiva e offre un ambiente di condivisione e comunicazione nel quale il bambino interagisce a seconda dell età e delle sue capacità (ascolto - movimento- risposta vocale - imitazione del cantante/narratore). Per quanto riguarda le altre due fasce di età (3-6 e 6-11), si utilizzano le metodologie derivate da Orff, che considerava molto importante il fattore ritmico nella sua totalità, quindi la sua rilevanza nel movimento, nella voce e nella musica strumentale È importante che i bambini sin da piccoli possano fare musica con strumenti musicali: a partire dalla competenza motoria più avanzata,

2 attraversando la motricità globale, il bambino può arrivare a suonare uno strumento. In questo senso, l utilizzo di strumenti a percussione permette di fare musica di qualità in maniera collettiva, senza percorsi strutturati ed avanzati come accade, ad esempio, per il pianoforte. Vengono utilizzate l esplorazione timbrica e sonora per fare ritmi e fare musica. Nel 1983, Howard Gardner, con la sua Teoria delle Intelligenze Multiple, aveva reso bene evidente quanto l ambiente comunichi con il soggetto anche attraverso un linguaggio musicale che permette, a sua volta, lo sviluppo di un pensiero musicale a livello intrapsichico. Gardner sostiene che ogni persona creativa è dotata di potenzialità innate che, unite ad un ambiente affettivo e culturale favorevole, possono essere sviluppate attraverso l organizzazione delle conoscenze e l applicazione. La Teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner suggerisce di inserire nel curriculum scolastico ambiti o campi dell'attività umana (quali, appunto, la musica o la psicomotricità) che invece, di solito, vengono marginalizzati o non considerati affatto. Durante il laboratorio viene mantenuta una disposizione dei destinatari seduti in cerchio su cuscini colorati; lo spazio vuoto all interno del cerchio verrà colmato con oggetti diversi e varie attività.. Viene usata molto spesso la narrazione accompagnata dal suono del flauto; inoltre, sono utilizzati oggetti psicomotori come tessuti, foulard colorati, solidi tridimensionali di spugna, piccoli e semplici strumenti musicali e musiche classiche (per esempio, Piccola Serenata Notturna di W. A. Mozart e la Marcia di Jean Philippe Rameau, che presentano al loro interno molti contrasti sonori sui quali poter adattare diversi tipi di movimento - marcia, piccoli passi, ecc-). L inserimento degli strumenti è strettamente correlato alla maturazione del percorso (io-noi-altro da noi); l esplorazione individuale é all inizio supportata dal genitore, per lasciare poi il posto ad un esplorazione dello spazio e degli altri sempre più autonoma. Vi è una stretta correlazione tra modulazione vocale e attivazione motoria globale. Si cerca di incontrare, prima separatamente e poi assieme, la dimensione ritmica e melodica affinché nessuna prevalga sull altra, in quanto è necessario che esse siano equilibrate. La dimensione melodica risulta più collegata alla sfera emotiva, mentre quella ritmica al controllo del corpo. Sono state condotte, infatti, alcune ricerche che dimostrano come ritmo e melodia stimolino diversi circuiti neurali, che

3 possono essere integrati nel loro funzionamento grazie ad un adeguata educazione musicale (riferimento scientifico). Inerentemente agli obiettivi per i genitori, sul piano fisico si vuole insegnare una procedura che permetta un assimilazione di un brano musicale in modo piacevole e graduale. Si parte dalla filastrocca, si passa a movimenti globali abbinati ad essa, poi a gesti più specifici e solo alla fine alla produzione di ritmi con uno strumento (libero e poi coordinato). Tutto questo si completa con una rappresentazione analogica della musica: esplorazione spaziale, relazionale e temporale abbinata all ascolto e alla produzione di sonorità. Si cerca di favorire il collegamento tra il piano figurativo ed espressivo con quello ritmico e melodico. Sul piano emotivo, si cerca di stimolare la relazione e l ascolto di sé e del figlio. In questo senso, il riferimento alla dimensione psicocorporea amplifica gli aspetti di empatia e di fiducia anche verso le persone estranee e fa sì che il genitore funga da modello affinché il figlio possa a sua volta instaurare relazioni improntate all apertura verso gli altri. Si vuole, quindi, far passare il messaggio simbolico dell integrazione della diversità: far incontrare le diversità dopo che si sono riconosciute. Da un punto di vista cognitivo, si vuole portare il genitore alla comprensione della bellezza e dell utilità di educare alla musica già da precocissima età e di come sia possibile raggiungere risultati sorprendenti in poco tempo attraverso alcune metodologie specifiche. Il genitore diventa maggiormente attento all osservazione del bambino e di se stesso e alla loro relazione perché, togliendo le parole, è liberato dalla dimensione cognitiva. Per quanto riguarda gli obiettivi sul piano fisico per i bambini, si vogliono ottenere un attivazione globale, una capacità di coordinamento voce-corpo, di coordinazione motoria e di esplorazione dei suoni prodotti dal corpo umano. Il bambino, già da piccolissimo, può essere immerso in un ambiente vivente sonoro, con persone affettivamente significative che producono musica; in questo modo, egli può apprendere ad inserirsi negli spazi di pausa che altrimenti una registrazione non permetterebbe di cogliere e può imparare precocemente a rispettare i turni di conversazione (turn taking). Da un punto di vista emotivo si vogliono favorire l incontro e l esplorazione della voce e delle emozioni correlate alle diverse esperienze timbriche e melodiche. Si potenzia la socializzazione

4 mediante attività espressive e di ascolto di sé, poiché si favorisce il senso di auto-percezione e autoefficacia. Da un punto di vista cognitivo, si vuole favorire l esplorazione timbrica e melodica da parte del bambino (prima separatamente e poi in contemporanea), diversificare le impressioni cui il bambino è sottoposto (offrire dati), potenziare l ascolto e l attenzione (anche attraverso l utilizzo di rappresentazioni grafiche), far sperimentare ai bambini generi di musica diversi (partendo dalle competenza naturali si prova a giocare a creare nuovi ritmi e variazioni musicali). Il laboratorio musicale si svolge in 2 giornate (2 incontri di circa 45 minuti ciascuno per ogni fascia di età), è condotto da un trainer principale, ma ne sono presenti degli altri a coadiuvarlo. Viene realizzato rispettando la medesima struttura: il trainer, all inizio e alla fine di ogni incontro, saluta tutti i bambini chiamandoli per nome, accompagnando il messaggio sonoro con azioni (consegna un foulard colorato a tutti i bimbi e ai loro genitori). Il trainer accoglie i destinatari in cerchio, suonando il flauto, ed è molto tollerante anche verso i bambini che apparentemente sembrerebbero non seguire; così facendo, si alimenta un clima rilassato e disteso che permette ai bambini di re-inserirsi nella dinamica quando possono e quando si sentono pronti. Nella conduzione del laboratorio, il trainer alterna momenti di spiegazione teorica a momenti di stimolazione e attivazione vera e propria, sia dei bambini che dei genitori e, prima di iniziare una nuova dinamica, si fa aiutare dai bambini a riordinare i materiali. Spiega che, per la fascia di età 0-3 anni, si usano sillabe neutre (ba-ba-ba o du-du-du) affinché i bambini non siano distratti dal contenuto delle parole e possano così rimanere concentrati sul ritmo e sulla melodia vocale; sottolinea che, quando si lascia spazio al silenzio, i bambini emettono un suono perfettamente intonato: si tratta di uno scambio vero e proprio. Sottolinea l importanza del messaggio polifonico che serve per dare ai bambini la possibilità di percepire diverse sfumature e di e di esercitarsi nel controllo propriocettivo della voce. Per far questo, si avvale sempre di canzoni molto conosciute, come L arca di Noè e La bella lavanderina (afferma infatti: Dobbiamo partire dalle cose che conosciamo e adattarle con varie modalità: questo ci aiuta ad essere sempre nuovi e a far sì che il bambino sperimenti diverse condizioni ): propone di cantarle e, successivamente, di eliminare prima la melodia e poi le parole, sostituendole con sillabe senza

5 senso. Infine, introduce altri suoni e oggetti psicomotori (solidi tridimensionali) per promuovere l associazione tra stimolazione sensoriale e motoria e stimolazione musicale. Consiglia ai genitori di non sovrapporre troppi materiali quando i bambini sono molto piccoli e di usare la mimica espressiva facciale per accompagnare il suono. Per la fascia di età 3-6 anni, propone attività attraverso tessuti e modulazioni melodiche che poi vengono alternate a momenti più timbrici, ferma restando la melodia del flauto come asse portante delle attività. Si parte da una dimensione di relazione bambino-genitore, per passare ad esperienze del bambino fatte individualmente per arrivare, infine, ad esperienze di gruppo con la creazione dell orchestra del mare. I genitori sono molto responsivi e accolgono tempestivamente gli input e le variazioni ritmiche che il trainer gradualmente introduce; sono coinvolti nella sperimentazione di ritmi con i figli, ai quali fanno corrispondere una stimolazione sensoriale opportuna. Si mostrano molto divertiti e interessati quando, sotto indicazione del trainer, intonano una melodia di base sulla quale il trainer opera delle variazioni polifoniche e quando, successivamente, accade il contrario. I genitori imparano a rispecchiare i gesti canori prodotti dal bambino e, successivamente, a diversificare il messaggio ingaggiando una vera e propria comunicazione (ricalco); sono inoltre molto bravi a stimolare in vario modo il loro figlio (sorrisi, trascinamenti su teli, gioco del cucù), imitandosi a vicenda. Accompagnano il bambino e fanno esperienza dei vari momenti di composizione della relazione tra espressione timbrica e melodica. Per quanto riguarda i bambini, la maggior parte di loro interagisce positivamente con il trainer e con i genitori e tutti, in ogni caso, sono molto interessati e coinvolti nelle attività. Alcuni ingaggiano una comunicazione non verbale con il trainer, basata su consegna di oggetti da parte loro e feedback acustico da parte del trainer. Partecipano attraverso la voce e l espressione corporea, mettono in relazione al suono, oltre che il loro corpo, anche i colori e il contatto con i tessuti. Alcuni bambini condividono gli oggetti con i loro genitori, altri li utilizzano per un gioco solitario e di auto stimolazione, ma sono comunque coinvolti nelle attività.

6 E stato possibile, infine, osservare una crescita del gruppo: all inizio si potevano osservare solo relazioni all interno dei singoli nuclei familiari senza molti scambi con le altre famiglie; in seguito, il clima è diventato più intimo e le interazioni tra i vari nuclei sono aumentate notevolmente.

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