Dipartimento di Salute Mentale ASL RM H 1

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1 Dipartimento di Salute Mentale ASL RM H 1 PROTOCOLLI E PROCEDURE NELL ASSISTENZA PSICHIATRICA COSA SONO, COME SI ELABORANO, COME E DOVE APPLICARLI. COLIZZI GRAZIELLA

2 Premessa 2 Dopo gli aggiornamenti tenuti negli anni scorsi sul tema del governo clinico, è forse il caso di approfondire ed ampliare il tema dei Protocolli e le Procedure soprattutto per verificarne l applicabilità in ambito psichiatrico. L argomento è piuttosto nuovo per gli infermieri della psichiatria perché storicamente veniva usato nei reparti dove si sperimentavano farmaci e terapie di tipo universitario (vedi protocolli per farmaci etc.) e successivamente esteso ad altri ambiti medico-chirurgici e da quello che si riesce a reperire,ancora molto poco per la psichiatria.

3 PERCHE USARE TALI STRUMENTI Norme legislative in merito alla responsabilità infermieristica: Legge n 42 del 26/2/99 abolizione della locuzione ausiliario delle professioni sanitarie e abrogazione del mansionario; Legge n 251 del 10/8/2000 che cita : gli operatori delle professioni dell area delle scienze infermieristiche svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva utilizzando metodologie di pianificazione dell assistenza 3

4 Il decreto legislativo 229/99 (riforma Bindi) 4 Stabilisce che vengano utilizzate le linee guida e i percorsi diagnostico/terapeutici. allo scopo di favorire, all interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalità sistematiche di revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare l applicazione dei livelli essenziali di assistenza LEA.

5 Piano Sanitario Regionale a Strumenti di governo. Gli indirizzi per il governo clinico, le modalità d uso delle linee guida, la valutazione di processo e di esito come strumento per le decisioni. Lo sviluppo della ricerca all interno del Servizio Sanitario. La ricerca è fondamentale per fornire autorevolezza alle strutture sanitarie locali, per contestualizzare l applicazione di scoperte scientifiche, per consentire l adozione di percorsi assistenziali efficaci ed efficienti. 5

6 Parole chiave Appropriatezza: condizione adatta, adeguata, che abbia carattere di efficacia ed efficienza Efficacia: ottenere un risultato Efficienza: ottenere un risultato tenendo conto dei costi e dei tempi associati Indicatore di processo, di esito etc. che ha come caratteristica fondamentale la misurabilità di un fenomeno. (slide 38) Standard valore assunto o auspicato da un indicatore su una scala di riferimento 6

7 Parole chiave 7 Razionalizzazione: criterio metodologico, ragionevole, ordinato, facile, funzionale, sistematico Standardizzazione.Processo finalizzato a uniformare attività e prodotti sulla base di norme, tipi o modelli di riferimento appropriati. Migliorare l appropriatezza della gestione delle situazioni cliniche diminuendo la variabilità di comportamento troppo spesso fonte di errori Sistemi di controllo della qualità La qualità dei servizi sanitari è la capacità di soddisfare, in uno specifico contesto, i bisogni di salute di una popolazione, secondo le evidenze scientifiche e le risorse disponibili. Governo clinico (allegato 1)

8 La pianificazione dell assistenza e gli strumenti della standardizzazione 8 Con il termine standardizzazione si intende, nella sua più comune accezione positiva, il processo finalizzato ad uniformare attività e prodotti sulla base di norme, tipi o modelli di riferimento. Nella pratica infermieristica, tale processo può applicarsi - secondo la logica propria dei sistemi di qualità - ad un consistente numero di situazioni: infatti,costruire ed adottare standard, nel momento della pianificazione e dell organizzazione degli interventi da realizzare in risposta ai bisogni della persona assistita significa riferirsi ad un complesso di elementi che rappresentano le caratteristiche appropriate ed ottimali di una determinata prestazione o di un determinato processo.

9 La pianificazione dell assistenza e gli strumenti della standardizzazione 9 L attività deve fondare la valutazione, la decisione e l azione clinica sulle conoscenze prodotte dalla ricerca e su adeguati indicatori e standard. Mediante l opportuno ricorso a strumenti quali linee-guida, raccomandazioni, percorsi clinico-assistenziali, protocolli e procedure. In base a questa tendenza, è ragionevole prevedere che il cosiddetto governo clinico, cioè la razionalizzazione e la standardizzazione delle attività sulla base delle prove di efficacia assumerà in futuro una rilevanza crescente, in modo che la prassi assistenziale possa essere sempre più ancorata alla ormai vasta ed autorevole produzione scientifica in campo infermieristico.

10 Modelli applicativi 10 Linee Guida Linee guida per la gestione e trattamento delle schizofrenie (Nazionale, Regionale, Aziendale) Protocolli (o percorsi clinico-assistenziali) Protocollo per il trattamento delle crisi di agitazione psicomotoria in paziente sottoposto a TSO (Unità operativa) Procedure Procedura: utilizzo sistemi di contenzione fisica(infermieri UO)

11 Linee guida, procedure e protocolli condividono l obiettivo: ridurre la variabilità di comportamento ingiustificata tra gli operatori 11

12 Procedure e protocolli 12 Sono considerati strumenti fondamentali per la pratica clinica basati sull evidenza (EBN) sia per la loro incidenza sul miglioramento delle prestazioni erogate e sulla valutazione delle stesse in base a standard e indicatori di qualità; sia in quanto elementi portanti dell attuazione di misure di politica sanitaria (vedi efficacia efficienza etc)

13 I protocolli (o percorsi clinico-assistenziali) 13 Definizione: Schema ottimale della sequenza di comportamenti da adottare in relazione ad un determinato iter diagnostico, terapeutico, assistenziale da attivare nei confronti di una situazione clinica tipica

14 Protocolli (caratteristiche necessarie) Percorso metodologico: Definizione caratteristiche cliniche del paziente; 2. Specificazione azioni diagnostiche, terapeutiche, assistenziali e loro sequenza; 3. Definizione risultati attesi;

15 I percorsi clinico-assistenziali (clinical pathway) o protocolli Tali schemi, da considerarsi comunque flessibili e non statici, presuppongono, la possibilità di essere impiegati nella maggior parte dei casi in cui si presenta una determinata situazione o patologia. Essi prevedono la costruzione di un percorso metodologico incentrato sui seguenti aspetti principali: 1. la definizione delle caratteristiche cliniche (o patologiche) del paziente per cui il protocollo deve essere attivato; 2.il problema di competenza infermieristica che il protocollo si propone di affrontare, i risultati che si vogliono raggiungere; 3 la specificazione delle azioni diagnostiche, terapeutiche ed assistenziali e la loro sequenza; 4. la definizione degli esiti di salute, in termini di indicatori e gli standard di riferimento. 15

16 I percorsi clinico-assistenziali (clinical pathway) o protocolli I clinical pathway in ambito infermieristico possono essere costruiti in relazione (punto 3): - ad un particolare processo diagnostico (ad esempio, la valutazione dei bisogni di assistenza infermieristica della donna portatrice di tumore alla mammella); -ad un particolare insieme di trattamenti (ad esempio,i l recupero dell autonomia nel soddisfacimento del bisogno di eliminazione dopo un intervento chirurgico di gastrectomia); - ad un iter diagnostico o terapeutico da condurre in collaborazione con altre figure sanitarie. (èquipe psichiatrica) 16

17 I percorsi clinico-assistenziali (clinical pathway) o protocolli - Occorre individuare correttamente le circostanze in presenza delle quali è possibile definire un profilo di assistenza infermieristica standardizzato per situazioni cliniche prevedibili le sole che possono essere oggetto della costruzione di protocolli (punto 1). -la possibilità di esplicitare uno o più esiti finali; - la possibilità di scegliere ed indicare atti da eseguire e specifiche procedure da rispettare, specificando modalità, tempi, repertorio di risorse, ecc.; -la possibilità di definire criteri (indicatori e standard- per valutare l efficacia dell intervento professionale); - la possibilità di personalizzare il protocollo, cioè di realizzare la flessibilità, modificando alcune sue parti, affinché si adatti meglio alle particolari esigenze manifestate dalla persona assistita. 17

18 Fase elaborativa 1. Identificazione della situazione 2. Analisi della situazione Protocolli schema di costruzione: 3. Identificazione della popolazione interessata 4. Stabilire obiettivi assistenziali 5. Definire le fasi operative 18 Fase operativa 6. Titolo ed obiettivo 7. Risorse umane e materiali 8. Procedure e tempi 9. Verifica dell efficacia/efficienza 10. Valutazione 11. Eventuale rielaborazione CHI ELABORA IL PROTOCOLLO?

19 Esempio pratico di Protocollo Fase elaborativa 1. Identificazione della situazione assistenziale Gestione linea venosa centrale: - prevenzione contaminazione della superficie esterna del C.V.C. - prevenzione contaminazione del lume interno 2. Analisi della situazione (ricerca dati) - Analisi del comportamento degli Operatori all interno della propria U.O. circa la gestione del C.V.C. - Inchieste varie metodologie di comportamento nelle altre U.O. - Ricerca bibliografica basata su EBM : Linee guida Ministero della Salute, Giornale Italiano delle Infezioni Ospedaliere. 3. Identificazione popolazione interessata Tutti gli Operatori Sanitari: - Infermieri e Medici in diretto contatto con i pazienti 19

20 Esempio pratico di Protocollo Fase elaborativa Stabilire gli obiettivi assistenziali - Ridurre, prevenire e controllare le infezioni ospedaliere associate ai dispositivi intravascolari. 5. Definire le fasi operative (riunioni, suddivisione dei compiti, durata applicazione protocollo) Riunioni di reparto con rappresentanti degli operatori coinvolti nell esecuzione delle procedure per definire i compiti di ognuno l approccio pratico e la durata di applicazione del protocollo. Esempio: 4 Infermieri (analisi comportamentale, ricerca dati, stesura protocollo) 4 Medici (analisi comportamentale, ricerca dati, stesura protocollo)

21 Fase operativa Esempio pratico di Protocollo Titolo ed obiettivo - Gestione dei C.V.C. Strategie fondamentali per la prevenzione, la riduzione ed il controllo delle infezioni ospedaliere associate ai dispositivi intravascolari. 7. Risorse umane e materiali Identificare gli Operatori che adotteranno il protocollo - Identificare il gruppo di controllo - Materiale occorrente: guanti sterili garze sterili disinfettante ( Neoxidina al 2% o Iodopovidone) medicazione (di garza o trasparente).

22 Esempio pratico di Protocollo Fase operativa Procedura e tempi nelle prime ore successive all introduzione del C.V.C.: - disinfettare il sito d inserzione con Neoxidina al 2% o Iodopovidone ed - applicare medicazione di garza (migliore assorbenza) - controllare frequentemente che il sito d inserzione sia pulito ed asciutto successivamente: - disinfettare il sito d inserzione con Neoxidina al 2% o Iodopovidone - applicare medicazione trasparente (stabile adesione anche a contatto con l acqua, immediata ispezione del sito d inserzione, risparmio di tempo per il personale). Tale procedura deve essere ripetuta ogni 72 ore salvo complicazioni - controllare frequentemente che il sito d inserzione sia pulito ed asciutto

23 Esempio pratico di Protocollo Fase operativa Verifica dell efficacia/efficienza L applicazione del protocollo nel gruppo campione ha ridotto del 20% ca. le infezioni associate a dispositivi intravascolari. 10. Valutazione In sede di riunione, visti i risultati prodotti dal protocollo si decide, in accordo con tutti gli Operatori, di adottarlo. 11.Eventuale rielaborazione

24 Considerazioni sui protocolli Poiché spesso non è possibile separare nettamente la competenza medica da quella infermieristica, un efficace strategia per la costruzione dei clinical pathway è rappresentata dall approccio interdisciplinare. Tali strumenti assumono spesso una forte connotazione locale, in ragione delle specifiche condizioni strutturali in cui si realizza l assistenza medica ed infermieristica nelle diverse realtà sanitarie, (in psichiatria è fondamentale la condivisione degli obiettivi e delle strategie). 24

25 PROCEDURA 25 Si intende la formalizzazione di una sequenza di comportamenti, anche piccoli, allo scopo di standardizzare un attività infermieristica. Ossia la descrizione di un processo/attività che riguarda singole azioni infermieristiche che si traducono nella pratica clinica attraverso una tecnica.

26 PROCEDURA 26 DEFINIZIONE In sintesi, la procedura è solo quella parte del protocollo, che come si è detto serve a dettagliare le modalità con cui si realizza una determinata azione infermieristica. Il protocollo, invece, non si limita a questo, ma considera formalmente problemi e soluzioni (perché lo si applica, per quali risultati).

27 PROCEDURA La procedura infermieristica è standardizzazione più elementare. considerata la forma di Essa formalizza una tecnica infermieristica semplice (ad esempio: l iniezione intramuscolare, il drenaggio posturale, il rilievo della temperatura corporea, ecc.) o complessa (ad esempio: il monitoraggio dei parametri clinici nel periodo postoperatorio, il controllo delle infezioni urinarie nelle persone portatrici di catetere vescicale, la valutazione dello stato di nutrizione idratazione, ecc.). Rappresenta, pertanto, uno strumento finalizzato prevalentemente al controllo della qualità tecnica di una sequenza lineare di comportamenti, anche indipendentemente dalla sua appropriatezza. 27

28 PROCEDURA Questi esempi ci permettono di classificare alcune tra le principali tipologie di procedure: 1)procedure dirette alla standardizzazione della pratica infermieristica, sia rivolta ad un individuo o ad un gruppo (es.: igiene dell enterostomia); 2)procedure dirette alla standardizzazione dei metodi e degli strumenti per la pratica infermieristica (es.: passaggio delle informazioni al cambio del turno); 3)procedure dirette alla standardizzazione dell organizzazione delle attività infermieristiche e tecnico-alberghiere (es.: acquisizione e distribuzione dei pasti) 28

29 Procedure 29 Non esiste un unica modalità di stesura di una procedura. E fondamentale che alla sua redazione concorrano coloro che svolgono una determinata funzione clinica

30 Schema di costruzione: Procedure Definizione titolo 2. Glossario sigle e definizioni utilizzate 3. Definizione responsabilità e competenze degli operatori 4. Sequenza, modalità, tempistica dell impiego risorse e materiali 5. Segnalazioni possibili complicanze 6. Eccezioni all applicazione 7. Bibliografia 8. Autori 9. Data

31 esempi di oggetti di procedura in ambito psichiatrico: il colloquio infermieristico al momento della presa in carico dell assistito; la distribuzione dei pasti in SPDC; il posizionamento dei sistemi di contenzione fisica; l igiene personale del paziente sottoposto a TSO; la documentazione scritta dell assistenza infermieristica erogata da consegnare all assistito alla dimissione. 31

32 Su cosa basarsi per la costruzione delle procedure? 32 Questo è l aspetto veramente delicato della questione. Una procedura non nasce dal nulla e soprattutto non la si inventa in reparto o con il solo buon senso, per quanto ogni realtà di reparto sia sui generis, cioè connotata da proprie caratteristiche specifiche. oggi si afferma sempre più l l Evidence Based Nursing, l assistenza infermieristica basata su evidenze scientifiche, cioè provata nell efficacia da studi epidemiologici e clinici e da ricerche controllate. L assistenza infermieristica è una scienza, non una tabula rasa e l attività professionale si fonda su un complesso di conoscenze e risultati già acquisiti e comprovati da colleghi. Per questa ragione, la competenza più raffinata (e più importante) nella costruzione di procedure è, attualmente, quella legata all accesso alla conoscenza infermieristica che già c è, tanto più che oggi non viaggia solo su carta

33 Le banche dati 33

34 Le banche dati 34

35 Considerazioni sulle procedure Naturalmente, non c è un unica modalità che deve essere adottata per costruire una procedura. Ad ogni modo, è indispensabile che alla sua redazione concorrano in primo luogo i clinici e che si evitino approcci top-down generati da coordinatori, dirigenti, docenti o altro Ugualmente, è necessaria una piena condivisione da parte di tutti gli utilizzatori: non serve formalizzare una procedura se poi è rispettata solo da alcuni; a questo proposito, la migliore garanzia della massima condivisione è data dal lavoro di gruppo. Infine, devono essere codificate e condivise non solo le modalità di applicazione (quando la si applica, in quali situazioni, per quali assistiti, ecc.) ma anche le modalità di aggiornamento continuo e revisione: anche su questo aspetto non esistono regole fisse. 35

36 Considerazioni sulle procedure 36 Ad esempio, il cosiddetto incidente critico, che può verificarsi in qualsiasi ambito o specialità può essere lo spunto per individuare delle procedure: tutti gli operatori si impegnano a monitorare, per un certo periodo di tempo, l attività di reparto allo scopo di registrare (meglio per scritto) eventuali errori, lamentele ecc. Insomma, si cerca di individuare il problema più grave o più frequente di una realtà. Questa tecnica è facilmente applicabile anche se ha dei limiti. Il problema individuato diviene il punto di partenza per la costruzione delle procedure: il passaggio successivo consiste nel cercare di standardizzare tutte le attività che, variamente, incidono sul manifestarsi di quel determinato problema.

37 PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA comprende il processo diagnostico e la pianificazione, riferiti alla totalità dei bisogni di assistenza infermieristica di una o più persone assistite. èunmetodo infermieristico. PROTOCOLLO descrive i risultati attesi e l insieme di azioni e procedure da attivare per la risposta ad uno o più bisogni di assistenza infermieristica relativi ad una situazione clinica preventivamente nota. è uno strumento; può anche essere pluridisciplinare. PROCEDURA descrive la modalità per l esecuzione di un azione infermieristica. è uno strumento infermieristico. consente di valutare l efficacia dell assistenza infermieristica nella sua globalità. è elaborato in progress ed è documentato nella cartella infermieristica. consente di valutare l efficacia di una o più prestazioni infermieristiche. è elaborato da un gruppo appositamente incaricato ed è archiviato nell unità operativa; è consultabile presso la direzione infermieristica. consente di valutare l efficacia e l efficienza delle singole azioni infermieristiche. è elaborata dal gruppo professionale ed è archiviata nell unità operativa; è consultabile presso la direzione infermieristica 37

38 Generali Esempio di Indicatori per la psichiatria N. Ricoveri Volontari e TSO; N. Inserimenti in strutture riabilitative; Compliance della terapia farmacologica; N. di visite domiciliari effettuate (specificare il ruolo dell operatore o degli operatori coinvolti) Indici di qualità specifici per la psichiatria. N. di progetti integrati presentati rapportati al n. di ricoveri effettuati; N. di progetti integrati presentati rispetto al n. di inserimenti in struttura; Livello di soddisfazione degli operatori rispetto ai rapporti interpersonali fra operatori; Livello di soddisfazione degli operatori rispetto ai progressi dell utente; Livello di soddisfazione degli operatori circa il rapporto con la famiglia; Livello di soddisfazione degli operatori circa il rapporto con l utenza; Identifichiamo e documentiamo degli indicatori per misurare il nostro processo/attività/prodotto/servizio/ e per valutare la coerenza con quanto percepito dal cliente.

39 QUESTIONARIO PAZIENTI-FAMIGLIE 39 Si/no non rilevante Si ritiene soddisfatto del trattamento ricevuto a domicilio per la sua patologia? Ritiene di aver ricevuto un trattamento terapeutico scrupoloso da parte dell équipe? Si ritiene soddisfatto del potere decisionale che le è stato concesso in merito al trattamento ed alla terapia? Ritiene che il personale abbia mostrato riguardo e/o rispetto per la sua persona? Ritiene di aver ottenuto le informazioni necessarie nel trattamento a domicilio? Il personale si rivolge parlando sempre in maniera comprensiva e cortese? Ritiene che l équipe si sia mostrata competente durante i colloqui sul suo stato di salute? Ha trovato corrispondenza fra le informazioni ricevute dai diversi operatori dell équipe? Ritiene di aver ottenuto il necessario sostegno umano da parte degli operatori dell équipe? Ritiene soddisfacienti i contatti fra i suoi familiari e l équipe curante? Ritiene che le terapie a cui è sottoposto siano gestite con efficienza? Le è stato proposto il servizio home-maker come risorsa a domicilio? Ritiene soddisfacienti i contatti fra il suo medico curante e l équipe psichiatrica? Si ritiene soddisfatto dei progressi fatti? Si ritiene soddisfatto per i rapporti interpersonali con il personale del servizio? Si ritiene soddisfatto per i rapporti con chi si prende cura di lui (familiare od altro)?

40 INDICATORI di qualità per la famiglia ed il paziente QUESTIONARI: 40 Livelli di soddisfazione per i progressi fatti dal paziente; Livelli di soddisfazione per i rapporti interpersonali con il paziente in cura; Livelli di soddisfazione con il personale del servizio.

41 Creare un book delle attività di reparto Il book di U.O. è uno strumento indispensabile perché permette agli operatori di orientarsi nella molteplicità dei processi. 41

42 Come è fatto Denominazione del Servizio o U.O. Nomi di tutti gli operatori recapiti e qualifiche Mappa delle attività svolte nell U.O. e da chi vengono svolte Protocolli e Procedure in uso Modulistica standard in uso Istruzioni per l uso di tutta la documentazione esistente Istruzioni di funzionamento di tutte le apparecchiature Legenda per abbreviazioni o sigle in uso 42

43 Conclusioni Gli effetti benefici del trasferimento nella pratica clinica, percorsi clinico-assistenziali e procedure dipendono da numerosi fattori, dei quali i più rilevanti, in ordine alla natura dell assistenza infermieristica, sono: 1. il giusto grado di flessibilità nell interpretare ed utilizzare tali strumenti, in ragione della situazione clinica e delle caratteristiche individuali dei pazienti; diversamente, si incorrerebbe nell eccesso di standardizzazione e nel conseguente approccio routinario alla cura della persona; 2. una cultura professionale ed organizzativa interdisciplinare e d équipe, orientata alla qualità dei risultati, all efficienza e, soprattutto, disponibile al cambiamento. 43

44 Conclusioni Ragionare di protocolli e procedure farà bene al paziente/utente e a noi, chiamati a nuove responsabilità e sottoposti a molti stress, primo fra tutti quello della trasformazione in atto della categoria, da ausiliaria a professionale, competitiva, universitaria, autonoma. Un percorso lento, ricco di ostacoli e incertezze, con sgambetti esterni e talvolta interni, ma che deve essere fatto. Per gli infermieri della psichiatria il percorso è appena tracciato, ma questo potrebbe essere un incentivo a lavorare sulle nostre necessità specifiche e trovare le nostre soluzioni. 44

45 Materiale utilizzabile per la psichiatria Allegato 3 Allegato 4 Allegato 5 45

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48 Flow-chart 48

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58 BIBLIOGRAFIA Avisani R., Boldi A., "Il protocollo nella pianificazione dell'assistenza infermieristica", in AA. VV., Guida all'esercizio professionale per il personale infermieristico, Torino, 1996; Di Giulio P. (a cura di), Gli strumenti dell'assistenza. Protocolli, raccomandazioni delle società scientifiche, linee guida. "L'Infermiere", n.5, 1997; Lavalle T., Spairani C., Procedure, protocolli e linee guida di assistenza infermieristica. Edizioni Masson; Motta P.C., "Il processo di assistenza infermieristica", in Fumagalli E., Lamboglia E., Magon G., Motta P.C., La cartella infermieristica informatizzata. Uno strumento per la pianificazione e la misurazione del carico di lavoro, Torino, 1998; Motta P.C., Protocolli infermieristici: un inquadramento concettuale e metodologico, Nursing Oggi, 4, "Protocolli. Standard", in Cantarelli M. (a cura di), Un modello professionale per l'assistenza infermieristica. Il passaggio da un'assistenza per mansioni ad un'assistenza per prestazioni. Milano, 1987; 58

59 BIBLIOGRAFIA Procedure, protocolli e linee guida di assistenza infermieristica. ANIN Silvestro A., "Strumenti d'integrazione organizzativo - assistenziale: piani di lavoro, protocolli, procedure", Scenario, 4, La tabella è tratta e modificata da: P.C. Motta, Il processo di assistenza infermieristica, in E. Fumagalli, E. Lamboglia, G. Magon, P. SITOGRAFIA 59

60 60 Grazie per l attenzione

61 GIMBE Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze Evidence-Based Medicine Italian Group Position Statement Il Governo Clinico nelle Aziende Sanitarie Versione 1.4 del 6 febbraio DEFINIZIONI 1.1. Cos è il Governo Clinico Il governo clinico (GC), liberamente tradotto da Clinical Governance, è una strategia mediante la quale le organizzazioni sanitarie si rendono responsabili del miglioramento continuo della qualità dei servizi e del raggiungimento-mantenimento di elevati standard assistenziali, stimolando la creazione di un ambiente che favorisca l eccellenza professionale 1. Il concetto di GC può essere riferito sia alla definizione, mantenimento e verifica della qualità clinica, sia ai meccanismi di responsabilizzazione, gestione e governo dei processi assistenziali. L efficacia del GC è condizionata dalla sua capacità di permeare tutti i livelli dell organizzazione sanitaria, per consentire ai professionisti di raggiungere e mantenere elevati standard assistenziali: strutture e processi organizzativi, meccanismi di valutazione e finanziamento, performance e qualità assistenziali, formazione continua e valutazione professionale. Il GC richiede un diverso orientamento della struttura organizzativa delle Aziende sanitarie, chiamate ad un ruolo attivo nello sviluppo degli standard di qualità che devono essere definiti, mantenuti e verificati dalla componente professionale. Considerato che la mission principale delle Aziende sanitarie è quella di fornire assistenza di elevata qualità, sono tutti i professionisti a divenire il riferimento assoluto per la governance dell organizzazione. Because clinicians are at the core of clinical work, they must be at the heart of clinical governance 2 Un sistema di governance dovrebbe fornire una risposta appropriata ai problemi selvaggi dei sistemi complessi, caratterizzati da forti autonomie che si influenzano e si limitano a vicenda Le ragioni di una traduzione infelice Il termine governance deve intendersi come la gestione dei processi di consultazione e concertazione per il raggiungimento degli obiettivi. In tal senso, la governance non può essere imposta dall alto o dall esterno, ma consegue all interazione di molteplici attori che si autogovernano, influenzandosi reciprocamente. Il termine governo corrisponde all inglese government e definisce il potere normativo esercitato dalle istituzioni. GIMBE propone di tradurre / interpretare Clinical Governance in governance clinico-assistenziale che sottolinea: - la non traducibilità del termine governance; - la maggior riduttività del termine clinico rispetto a clinical, che caratterizza tutte le professioni sanitarie e non solo quella medica. 2. OBIETTIVI Governare l estrema complessità delle organizzazioni sanitarie avendo compe duplice obiettivo: - la promozione integrata della qualità assistenziale; - l efficienza, in relazione alla sostenibilità economica. Ridurre, nella percezione della qualità assistenziale, il gap che esiste tra professionisti (libertà professionale incondizionata) e manager (bilancio aziendale). Mettere a punto un sistema multidimensionale di indicatori per monitorare la qualità dell assistenza sanitaria, in termini di sicurezza, efficacia, appropriatezza, partecipazione degli utenti, equità, efficienza (figura 1) Cosa non è il Governo Clinico 3 Il governo dei clinici. Il governo dei manager. Un nuovo modello di autoreferenzialità (sistema di facciata) o di autodifesa del sistema o dei servizi. L ennesima ghettizzazione della qualità assistenziale all interno di uffici dedicati. Figura 1 1 Copyright GIMBE - Tutti i diritti riservati

62 Position Statement GIMBE - Il Governo Clinico nelle Aziende Sanitarie 3. STRUMENTI Tutti gli strumenti del GC (figura 2): - non dovrebbero essere utilizzati in maniera sporadica e/o afinalistica; - non dovrebbero essere confinati esclusivamente all ambito professionale, ma devono essere integrati in tutti i processi di governo aziendale: strutturaliorganizzativi, finanziari e professionali. Figura Evidence-Based Practice Diffondere l EBP core-curriculum tra i professionisti sanitari, che dovrebbero essere in grado di: - formulare quesiti clinico-assistenziali; - ricercare, con la massima efficienza, le migliori evidenze disponibili; - conoscere i principi del critical appraisal: validità interna, rilevanza clinica, applicabilità; - integrare le evidenze nelle decisioni clinicoassistenziali Information Management Acquisire a livello istituzionale: - strumenti per la gestione delle informazioni scientifiche: banche dati, editoria elettronica, internet, software di archiviazione bibliografica; - competenze per valutare criticamente studi primari e secondari: revisioni sistematiche, linee-guida, HTA reports, analisi economiche, analisi decisionali Data Management Migliorare l interazione e la comunicazione tra i diversi sistemi informativi aziendali. Sviluppare i database clinici, facendo riferimento agli standard internazionali DocDat Linee Guida e Percorsi Assistenziali Sviluppare metodologie per l'adattamento locale di linee guida (LG) e la costruzione di percorsi assistenziali (PA), abbandonando definitivamente l'inutile ambizione di produrre ex-novo LG. Al fine di definire PA evidence-based, condivisi tra i professionisti e adattati al contesto locale, GIMBE ha elaborato un framework che prevede diverse fasi: - definizione delle priorità; - costituzione del gruppo di lavoro aziendale multiprofessionale; - ricerca, valutazione critica ed eventuale integrazione delle LG; - analisi del contesto locale, adattamento delle LG e costruzione dei PA; - pianificazione dell aggiornamento dei PA; - definizione delle strategie di diffusione e implementazione dei PA; - definizione del panel degli indicatori di processo e di esito; - verifica dell impatto dei PA attraverso la pianificazione, conduzione e reporting del clinical audit Health Technology Assessment Utilizzare modelli e report internazionali di HTA per riorganizzare le modalità di gestione aziendale (acquisto, manutenzione, dismissione) delle tecnologie sanitarie, specialmente se esistono input regionali alla loro governance. Promuovere la diffusione delle tecnologie efficaci e la dismissione di qualunque tecnologia di efficacia non documentata o, comunque, obsoleta Clinical Audit Pianificare e condurre audit clinici che, confrontando l assistenza erogata con standard definiti, permettano di: - identificare le inappropriatezze, sia in eccesso, sia in difetto; - verificare i risultati conseguenti al processo di cambiamento, in termini di processo e, se possibile, di esito Risk Management Considerare l errore come difetto del sistema e non del singolo professionista. Diffondere la cultura della gestione del rischio, strumento di miglioramento professionale e organizzativo, senza farsi condizionare esclusivamente da problematiche assicurative e medico-legali. Pianificare e implementare programmi aziendali di gestione del rischio clinico. 2 Copyright GIMBE - Tutti i diritti riservati

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