Modello organizzativo di ambulatorio infermieristico: esperienze e confronto tra pubblico e privato

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1 pubblicazioni Modello organizzativo di ambulatorio infermieristico: esperienze e confronto tra pubblico e privato Francesca Boschetti, Infermiera A.O. San Carlo Borromeo Giovanni Muttillo, Presidente PROCESSO DI ATTIVAZIONE Il processo di attivazione degli ambulatori infermieristici territoriali potrebbe essere sinteticamente riassunto nei seguenti passaggi fondamentali: 1. rilevazione ed analisi del bisogno di salute attraverso anche lo studio dei dati epidemiologico-statistici e demografici del territorio aziendale; 2. realizzazione di uno studio di fattibilità; 3. elaborazione del progetto degli ambulatori infermieristici; 4. definizione del mandato attraverso l analisi documentale (ricerca bibliografica e revisione della letteratura scientifica disponibile); 5. definizione delle risorse umane e dei materiali necessari. Rispetto a ciò è importante sottolineare che l attivazione degli ambulatori infermieristici va perseguita ottimizzando le risorse umane (infermieristiche) e materiali (strutture e presidi-strumenti) disponibili; 6. individuazione e tariffazione delle prestazioni infermieristiche; 7. organizzazione dell attività (sede, orario di apertura) anche attraverso la definizione dei processi quali: - l accesso alle prestazioni infermieristiche attraverso l adozione di specifiche linee guida; - sistema di reporting attraverso la progettazione e l introduzione dei flussi informativi; 8. adozione di strumenti operativi, quali linee guida, protocolli e procedure, come ad esempio: - linee guida per l assistenza infermieristica ambulatoriale; - protocollo per la continuità delle prestazioni assistenziali; 18 - protocollo integrato per la terapia marziale; 9. realizzazione di un corso di formazione specifico rivolto al personale infermieristico degli ambulatori infermieristici territoriali ad opera del Dipartimento Assistenza Infermieristica su tematiche di sanità pubblica e sull ambulatorio infermieristico (struttura, processi, risultati); 10. attivazione. In occasione dell attivazione di un Ambulatorio Infermieristico, trattandosi di un servizio nuovo e diverso da quelli solitamente offerti dal SSN, è utile realizzare: - una intensa campagna pubblicitaria attraverso incontri formativi con la popolazione locale (comitati di quartiere, centri anziani, ecc..); - una campagna di sensibilizzazione e di informazione rivolta al personale sanitario e infermieristico aziendale, in particolare al personale medico-infermieristico dell Azienda Ospedaliera di riferimento, del Centro di Assistenza Domiciliare Integrata, del Dipartimento di Salute Mentale e del Dipartimento Materno Infantile del Distretto di appartenenza. - la divulgazione di pieghevoli informativi e di manifesti a tutti i medici di base e alle farmacie presenti sul territorio aziendale; - la realizzazione e pubblicazione di una home page dedicata all Ambulatorio Infermieristico. REQUISITI MINIMI STRUTTURALI, TECNOLO- GICI ED ORGANIZZATIVI Con il D.P.R. 14 gennaio 1997 viene approvato l atto di indirizzo e coordinamento in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private. IO INFERMIERE - N4 /2005

2 Il decreto indica i requisiti minimi organizzativi relativi ai seguenti aspetti: politica, obiettivi ed attività; struttura organizzativa; gestione delle risorse umane; gestione delle risorse tecnologiche; gestione, valutazione e miglioramento della qualità, linee guida e regolamento interni; sistema informativo; Inoltre lo stesso decreto stabilisce che tutti i presidi devono essere in possesso dei requisiti minimi strutturali e tecnologici previsti dalle vigenti leggi in materia di: protezione antisismica; protezione antincendio; protezione acustica; sicurezza elettrica e continuità elettrica; sicurezza anti-infortunistica; igiene dei luoghi di lavoro; protezione delle radiazioni ionizzanti; eliminazione delle barriere architettoniche; smaltimento dei rifiuti; condizioni microclimatiche; impianti di distribuzione dei gas; materiali esplodenti. A questi requisiti minimi generali il decreto aggiunge altri requisiti minimi specifici facendo riferimento alle diverse tipologie di strutture e di prestazioni erogate. Parlando di Ambulatorio Infermieristico ci si deve riferire ai requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi specifici per le strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale. Per ambulatorio di assistenza specialistica si deve intendere la struttura o luogo fisico, intra od extraospedaliero, preposto alla erogazione di prestazioni sanitarie di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione, nelle situazioni che non richiedono ricovero neanche a ciclo diurno. sala per l esecuzione delle prestazioni, che garantisca il rispetto della privacy dell utente, in particolare con area separata per spogliarsi; spazi per attesa, accettazione, attività amministrative; servizi igienici distinti per utenti e personale; spazio/locali per deposito di materiale pulito; spazio/locali per deposito di materiale sporco; spazi o armadi per deposito materiale d uso, attrezzature, strumentazioni. REQUISITI MINIMI IMPIANTISTICI La dotazione minima impiantistica prevista deve essere: in tutti i locali devono essere di regola assicurate l illuminazione e la ventilazione naturali; impianto telefonico per utenti. REQUISITI MINIMI TECNOLOGICI Il locale ambulatorio deve disporre di attrezzature e presidi medico-chirurgici in relazione alla specificità dell attività svolta. Inoltre deve essere prevista la seguente dotazione minima tecnologica: carrello per la gestione dell emergenza; REQUISITI MINIMI ORGANIZZATIVI Ogni struttura erogante prestazioni ambulatoriali deve possedere i seguenti requisiti organizzativi: personale in numero proporzionale agli accessi ambulatoriali e alla tipologia dell attività svolta; tutti i materiali, farmaci, confezioni soggetti a scadenza, devono portare in evidenza la data della scadenza stessa; le prestazioni effettuate devono essere registrate e corredate dalle generalità riferite dall u- Qui di seguito riporto quanto indicato nel D.P.R 14 /01/1997: REQUISITI MINIMI STRUTTURALI: I locali e gli spazi devono essere correlati alla tipologia e al volume delle prestazioni erogate. La dotazione minima di ambienti per l attività ambulatoriale è la seguente: 19

3 tente; le registrazioni e le copie dei referenti vanno conservate secondo le modalità e i tempi sanciti dalla normativa vigente. Durante lo svolgimento dell attività ambulatoriale deve essere prevista la presenza di almeno un medico, indicato quale responsabile delle attività cliniche svolte nell ambulatorio. Va specificato che quest ultimo punto necessita di una revisione dal momento che con la Legge 42/99, successiva a questo decreto, viene attribuita all Infermiere la possibilità di operare in autonomia per quanto concerne gli ambiti di sua competenza. Alla luce di ciò non è più prevista la presenza del medico all interno di un Ambulatorio in cui vengono erogate solo prestazione di natura infermieristica. GLI STRUMENTI MINIMI GESTIONALI DA ADOTTARE Ai fini del funzionamento pratico dell ambulatorio, sono necessari: la cartella infermieristica; il registro degli utenti; un raccoglitore per la conservazione delle prescrizioni del medico ove queste costituiscono il presupposto per l attivazione; schedari per la conservazione delle cartelle infermieristiche o di altra modulistica adottata per la registrazione delle prestazioni; un foglio di statistica giornaliero riportante dati utili ai fini statistici (tipo di prestazione, il tempo impiegato, e il corrispettivo economico in entrata,...); un modulo da consegnare a tutti gli utenti che permetta di indicare la data dell appuntamento e il tipo di prestazione richiesta; un cartellino identificativo riportante il codice dell assistito (corrispondente al numero di archiviazione della Cartella Infermieristica) e il nome dell infermiere che prende in carico l utente. Nel caso di Ambulatorio Infermieristico privato sono necessari anche: bollettari madre e figlia per il rilascio delle ricevute fiscali relative ai compensi ricevuti dall utenza. Il foglio di statistica giornaliero diventa un importante strumento per il controllo delle entrate economiche, e sarà utile anche al Servizio Infermieristico Territoriale, che, ricevendo periodicamente i dati dell Ambulatorio, potrà elaborare statistiche aziendali. Il foglio statistico sarà soggetto a modificazioni con il tempo e con il suo quotidiano utilizzo, infatti, soltanto attraverso il suo utilizzo che sarà possibile individuare altre voci da inserire nel foglio statistico e quindi giungere all elaborazione di dati sempre più dettagliati, mirati all appropriatezza e all efficacia degli interventi. La Cartella Infermieristica è lo strumento che l infermiere utilizza per il processo di assistenza e, nell ambito dell Ambulatorio Infermieristico, diventa strumento utile per un analitica raccolta dati e per l evidenziazione di tutti i possibili fattori di rischio che potrebbero, a lungo termine, far insorgere delle gravi patologie, e che pertanto richiedono un monitoraggio costante nel tempo. Oltre ad un accurata raccolta anamnestica, la Cartella Infermieristica dovrà riportare tutti gli interventi eseguiti in Ambulatorio ed i valori rilevati. Da quanto da una recente ricerca 1 si può affermare che l Ambulatorio Infermieristico, attualmente, non è concepito come struttura in grado di fornire anche un importante servizio preventivo. La quasi totalità degli utenti, infatti, accede all Ambulatorio per medicazioni ed interventi estemporanei. Alla luce di ciò, l Ambulatorio Infermieristico, offre sì vantaggi per quanto concerne una riduzione delle liste di attesa negli ambulatori specialistici ospedalieri e nel Pronto Soccorso, ma trascura un aspetto molto importante: la prevenzione delle patologie cronico degenerative attraverso il monitoraggio dei fattori di rischio a lungo termine. L Ambulatorio Infermieristico per raggiungere questo obiettivo deve inserirsi ed essere riconosciuto nel territorio alla pari degli ambulatori di medicina di base. In questo senso l infermiere dell Ambulatorio rivestirebbe realmente il ruolo di Infermiere di Famiglia, prendendo in carico un bacino di 1 Ricerca condotta da Boschetti Francesca in collaborazione con il Collegio Ipasvi Mi-Lodi, novembre 2003-marzo

4 utenza come già avviene per il MMG. Al fine di identificare l utente e di accrescere in lui il senso di un assistenza continuativa nel tempo, l Ambulatorio Infermieristico deve redigere un Cartellino identificativo che l infermiere consegnerà all utente al momento della presa in carico, e quindi all apertura della Cartella Infermieristica. Il Cartellino riporterà: i dati anagrafici dell utente (nome, cognome, data di nascita, comune di residenza, comune di domicilio, codice fiscale); il codice assistito, corrispondente al numero di archiviazione della Cartella Infermieristica sia cartacea che informatizzata; il nome e cognome dell infermiere/i che prende in carico l utente e il suo numero di matricola. PROPOSTA DI CONVENZIONE TRA IL SERVIZIO SANITARIO ED IL LIBERO PROFESSIONISTA In senso letterario con il termine convenzione, si intende un accordo raggiunto fra due o più persone (o enti, o Stati), mediante il quale ciascuna delle parti si obbliga a mantenere i reciproci impegni 2. In campo sanitario i rapporti di convenzione, che già le mutue avevano introdotto prima della riforma sanitaria del 1978, configuravano in conformità a quanto disciplinato dalla legge del 23 dicembre 1978, n.833, rapporti di natura pubblicistica qualificabili come concessioni di pubblico servizio, mediante i quali vengono attribuiti a soggetti privati attività che sono di norma riservate dalla legge alla Pubblica amministrazione. Il sistema delle convenzioni è regolato anche dal Dlgs. n.502/92, successivamente modificato ed integrato dal Dlgs. n.517/93 e dal Dlgs. 229/99. In tale decreto, all art.8, comma 1, Disciplina dei rapporti per l erogazione delle prestazioni assistenziali, è contemplato il mantenimento del sistema delle convenzioni nazionali per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Nell ultimo decennio, per quanto riguarda l attività assistenziale infermieristica, si sono delineati chiaramente gli ambiti di professionalità e responsabilità (D.M. 14 settembre 1994, n. 739, Legge 42/99), pertanto è possibile avanzare l ipotesi di attivare una convenzione nazionale/regionale per esercitare l assistenza infermieristica nell ambito della libera professione. Va comunque specificato che il vecchio modello di Convenzioni in sanità, elaborato originariamente in un contesto profondamente diverso da quello attuale, in cui non erano presenti i nuovi soggetti delle professioni sanitarie, è ormai obsoleto e richiede una sua revisione complessiva. L accordo fra infermieri liberi professionisti, istituzioni e le Regioni, dovrà tener conto almeno di tre obiettivi strategici da perseguire: rendere il sistema sanitario capace di prendere in carico il paziente e di garantire la continuità assistenziale nell arco delle 24 ore e 7 giorni su 7, evitando che il cittadino, sul problema della salute, debba ricorrere alla sola ed insufficiente iniziativa individuale; riaffermare con forza il principio e la priorità del ruolo della prevenzione e della promozione della salute, punto cardine per un autentica politica di mantenimento della salute, tutela della qualità della vita e di riduzione dei costi del sistema; garantire l appropriatezza nell erogazione delle prestazioni, ossia introdurre metodologie ad evidenza scientifica che consentano la selezione delle prestazioni necessarie. Tale convenzione potrà regolamentare gli ambiti e le modalità di esercizio della professione nell ambito territoriale con il sistema sanitario. Nel nostro territorio nazionale infatti si sta consolidando sempre più un offerta sanitaria infermieristica di natura libero professionale, totalmente slegata dai necessari percorsi che assicurino un appropriata e adeguata continuità assistenziale. Da qui l idea di introdurre e sperimentare, attraverso un tavolo istituzionale (Collegio - Regione - Professionisti - Sindacati) una Convenzione per l assistenza infermieristica ambulatoriale e domiciliare. Un patto con i cittadini, ed un opportunità per professionisti che intendessero aderirvi, a garanzia delle qualità 2 fonte: G.Devoto, G.C.Oli., Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze,

5 del servizio reso, dell appropriatezza della prestazione, di un giusto rapporto fra prestazione e costo. Ciò senza appesantire ulteriormente la spesa sanitaria. Di seguito sono indicati le linee di indirizzo di riferimento per l elaborazione di una ipotesi di Convenzione. PRINCIPI SU CUI SI BASANO LE LINEE DI INDI- RIZZO PER L ELABORAZIONE DI UNA IPOTESI DI CONVENZIONE L Infermiere si impegna a: a. Garantire l attività assistenziale per l intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana attraverso il coordinamento operativo e l integrazione fra tutte le figure professionali socio-sanitarie, anche attraverso lo sviluppo di forme di associazionismo professionale e l organizzazione distrettuale del servizio. b. Raccogliere tutti i dati clinici-assistenziali dell assistito, interagendo con le altre figure professionali socio-sanitarie. c. Garantire che il tempo complessivamente dedicato alle attività in libera professione e alle prestazioni offerte, non rechi pregiudizio al corretto e puntuale svolgimento degli obblighi dell Infermiere nell Ambulatorio Infermieristico e al domicilio dell utente. d. Comunicare all Azienda Sanitaria Locale l avvio dell attività dell Ambulatorio Infermieristico indicandone sede ed orario di svolgimento, anche al fine di consentire gli opportuni controlli. La Convenzione deve: a. Prevedere che le modalità attraverso le quali l Azienda Sanitaria Locale, sulla base della programmazione regionale e nell ambito degli indirizzi nazionali, concordino con i programmi di attività e i conseguenti livelli di spesa programmati dai singoli infermieri o associati, in coerenza con gli obiettivi e i programmi di attività del Distretto. b. Prevedere che la scelta dell Infermiere sia liberamente effettuata dall assistito, nel rispetto di un limite massimo di assistiti per Infermiere, abbia validità annuale e sia tacitamente rinnovata. c. Regolamentare la possibilità di revoca della scelta da parte dell assistito nel corso dell anno nonchè la ricusazione della scelta da parte dell infermiere. d. Disciplinare le modalità di partecipazione 22 degli Infermieri alla definizione degli obiettivi e dei programmi di attività del Distretto e alla verifica del loro raggiungimento. e. Regola la partecipazione degli Infermieri a società, anche cooperative, al fine di prevenire l emergere di conflitti di interesse con le funzioni attribuite agli stessi infermieri dai rapporti convenzionali in atto. LINEE DI INDIRIZZO DI RIFERIMENTO PER L ELABORAZIONE DI UNA IPOTESI DI CONVEN- ZIONE 1. La definizione degli obiettivi e delle finalità della Convenzione. 2. L istituzione e la tenuta di un elenco da parte del Collegio, degli iscritti che hanno aderito alla Convenzione. 3. L istituzione presso il Collegio di un Coordinamento dei professionisti e degli studi associati, presieduto dal Presidente del Collegio, per i problemi di interesse dei liberi professionisti che hanno aderito alla Convenzione. 4. L istituzione di un organismo di garanzia e controllo presso il Collegio per la piena applicazione, da parte degli aderenti, della Convenzione. 5. L individuazione delle iniziative a sostegno dell associazionismo fra i professionisti per un uso condiviso delle risorse. 6. La definizione del processo di accreditamento volontario del professionista e dello studio professionale. 7. La definizione del Contratto di adesione alla Convenzione da parte del professionista: contenuti complessivi, aspetti relativi alla tutela assicurativa e presupposti per la risoluzione o la decadenza dei professionisti dalla Convenzione. 8. L elaborazione, di intesa con la Regione, di protocolli assistenziali infermieristici condivisi. 9. La Carta dei Servizi del professionista convenzionato, da consegnare all assistito all atto della prima registrazione. 10. L istituzione di una cartella infermieristica individuale in raccordo con il medico di medicina generale. 11. Assicurare gli interventi assistenziali occasionali o programmati, questi ultimi concordati con il medico di famiglia, secondo modalità e tempi definiti. 12. Assicurare l assistenza infermieristica domici-

6 liare, anche presso le residenze protette e collettività, secondo modalità e tempi definiti. 13. L elaborazione dei piani assistenziali infermieristici per la popolazione anziana, con protocolli definiti con medici di medicina generale. 14. L elaborazione dei piani assistenziali infermieristici per patologia (diabete, ipertensione, forme invalidanti, broncopneumopatie, ecc.) con protocolli definiti con i medici di medicina generale. 15. Assicurare la continuità assistenziale infermieristica, all atto della dimissione ospedaliera, in collaborazione e di intesa con il medico ospedaliero ed il medico curante. 16. Assicurare un servizio di assistenza infermieristica sulle 24 ore su chiamata, e l attività di supporto per l emergenza sanitaria territoriale secondo protocolli definiti. 17. L impegno a partecipare alle attività distrettuali, su richiesta dell Asl, secondo protocolli definiti con i medici di medicina generale. 18. Collegare gli studi professionali ai C.U.P. per la prenotazione delle prestazioni richieste dal medico curante. 19. Partecipazione, in via sperimentale, alle equipe territoriali multidisciplinari per la valutazione delle necessità assistenziali e la selezione del trattamento più idoneo. 20. La definizione, attraverso il Collegio e l intesa con la Regione, dei programmi annuali di formazione continua in medicina (sistema ECM). 21. Assicurare percorsi di aggiornamento e master formativi per la figura dell Infermiere di Famiglia. 22. L applicazione agli utenti del Nomenclatore Tariffario degli infermieri per le prestazioni erogate. 23. La definizione delle indennità (o delle maggiorazioni tariffarie) per le prestazioni rese a livello domiciliare, o in fasce orarie notturne e festive. 24. Assicurare l attività di supporto alle associazioni di volontariato a carattere assistenziale, con particolare riferimento agli interventi rivolti ai malati terminali, con l applicazione del Nomenclatore Tariffario degli infermieri. 25. Concorrere alla costituzione di una banca dati per il monitoraggio dell assistenza infermieristica e per la ricerca epidemiologica. 26. Fissare le modalità ed i tempi per la verifica e l aggiornamento della Convenzione. 27. La definizione, al tavolo regionale, di un budget a sostegno degli investimenti dei professionisti negli studi associati e per le sperimentazioni di interesse della Regione. Bibliografia AA.VV., Guida all esercizio della professione infermieristica. C. G. Edizioni Medico Scientifiche, Torino, aggiornamento ottobre AA.VV., Ancora troppo alta l ospedalizzazione, Panorama della Sanità, n. 33, settembre 2003, FRANCO TONILO, TIZIANO MARTELLO, GIAMPIETRO RUPOLO, La sfida della sanità federalista, Panorama dalla Sanità, n. 33, settembre 2003, AA.VV., Welfare e terza età, le risposte ai nuovi bisogni, Assistenza Anziani/ 03/ 03, n.3, novembre/dicembre 2003, Un indagine diretta sulla popolazione anziana in Lombardia, Milano: Guerini e Associati, 2000, Collana Ricerche IReR. Dossier Statistico Immigrazione 2003, Caritas/Migrantes XIII Rapporto sull immigrazione Italia, Paese di immigrazione. DE ANGELI M. ADELE, MAPELLI SIMONA, MUTTILLO GIOVANNI, PERRONE STEFANO,...e se aprissimo un ambulatorio infermieristico?, tratto da Io Infermiere, n. 4, 1998, Nomenclatore Tariffario e linee Guida della Regione Lombardia per i Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta e Medici Specialisti, ASL Città di Milano, (Dipartimento dei servizi sanitari di base). EMANUELE RANCIO ORTIGOSA, Il Piano Socio-Sanitario Lombardo, Politiche socio sanitarie, n. 21/2002, Prospettive sociali e sanitarie, 1-3 MICHELE PICCOLI, Convegno sulla libera professione infermieristica, tratto da Infermiere Informazione, nr.3, 2002, p.7-8 ELENA BAGIONI, MICHELA MASSARO, Ultimissime...sulla libera professione, tratto da Infermiere a Pavia, nr.3, 2002, p. 14 GIUSEPPE BRAGA, Personale dipendente e libera professione, tratto da Infermiere a Pavia, nr. 3, 2001, p. 3 MARINELLA D INNOCENZO, Ambulatori Infermieristici e continuità assistenziale, tratto da Rivista dell Infermiere, aggiornamenti professionali, nr. 1, gennaio 2001 G. BOLLINI ET ALTRI, Autonomia della professione infermieristica: lo stato dell arte, tratto da nurses oggi, nr. 1, 1999 ORLANDO BASSETTI, Lo specifico infermieristico, Rosini editrice, Firenze, 1993 D.P.R. 23/7/1998, Piano Sanitario Nazionale Legge n. 730/1983, art. 30 Dpcm 8 agosto 1985 Legge 419/1998, art. 2, comma 1, lettera n. D.Lgs 229/1999 Legge regionale 4 settembre 2001, nr. 18 Legge 8 novembre 2000, n. 328, art. 18, comma 6 Atto di Indirizzo e Coordinamento del 14 febbraio 2001 Legge Costituzionale n. 3 del 2001, di riforma del titolo V della Costituzione Delibera regionale 14/06/2002, n Ministero della Sanità Relazione sullo stato sanitario del Paese, 2000 BOTTARI C., Nuovi modelli organizzativi per la tutela della salute, G. Giappichelli Editore, Torino, s.d. VALERIO GIOVANNI, L attività libero-professionale dell infermiere. Guida all esercizio, Editing Carlo Orlandi, Ufficio Regionale per l Europa dell organizzazione Mondiale della Sanità, Health 21: the health for all policy for the WHO European Region, Copenaghen, 1999 REGIONE LOMBARDIA, FAMIGLIA E SOLIDARIETA SOCIALE, Il Voucher socio-sanitario ISTAT, L Italia in cifre, Annuario

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