Capitolo 11 Reti professionali ed evoluzione delle forme organizzative interne alle aziende

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1 Capitolo 11 Reti professionali ed evoluzione delle forme organizzative interne alle aziende

2 Le comunità di pratica: definizione La ricerca accademica definisce le comunità di pratica come un insieme di persone, congiunte da vincoli di relazione informali, che condividono una certa pratica comune (Brown, Duguid, 1991; Lave, Wenger, 1991; Wenger, 1990 e 1991). Il termine comunità indica l informalità e la base personale su cui sono costruite queste relazioni: i confini di queste forme organizzative non corrispondono ai tradizionali confini geografici o funzionali ma ai confini intangibili, che sono definiti dall aggregarsi delle persone intorno a determinate pratiche e conoscenze. Il termine pratica denota invece che di norma sono costruite intorno alla condivisione di una pratica, che può corrispondere o meno a una certa funzione all interno dell organizzazione.

3 Le comunità di pratica: parole chiave La legittimazione èl elemento caratterizzante di una comunità e ne definisce il potere e il grado di autorità nell ambito in cui opera. La partecipazione caratterizza il grado di coinvolgimento nelle attività comuni. Il cuore del modo di operare delle comunità di pratica èla conoscenza che i membri stessi condividono e sviluppano.

4 Le comunità di pratica: elementi costitutivi Una comunità di pratica èusualmente costituita da tre elementi principali: il dominio di conoscenza, ossia quell insieme di temi, problemi e aree di interesse che i membri della comunità sperimentano nella loro attività quotidiana e che rivestono ai loro occhi una particolare importanza; la comunità, definibile come quell insieme di relazioni personali e istituzionali che si creano fra i membri, e può essere identificata con una serie di elementi quali i legami, le interazioni (regolarità, frequenza e ritmo), l evoluzione delle identità individuali e collettive e, ultimi ma non meno importanti, gli spazi di incontro fisici o virtuali; la pratica èinfine costituita dall insieme di idee, strumenti, storie, esperienze e norme che i membri della comunità condividono.

5 Le comunità di pratica: caratteristiche Le tre caratteristiche delle comunità di pratica che più frequentemente vengono richiamate sono: il mutual engagement: modo in cui i membri di una comunità sono collettivamente esposti a una categoria di problemi cui si dedicano attraverso la loro interazione formale; lo shared repertoire: modo in cui i membri di una comunità condividono le risorse storiche, sociali e fisiche del gruppo cui appartengono, e danno forma attraverso l azione al loro mutual engagement; la joint enterprise : modo in cui i membri di una comunità condividono un certo modo di essere, sviluppando una reciproca fiducia nei confronti degli altri membri. In sostanza, le comunità di pratica differiscono dalle tipologie organizzative più comuni, per due ragioni: il modo in cui definiscono le loro attività e i loro confini.

6 Le comunità di pratica: tratti distintivi Relazioni reciproche Modi condivisi nel fare le cose Rapido flusso di informazioni e diffusione dell innovazione Rapida definizione dei problemi da discutere Identità che si definiscono reciprocamente Tradizione, set condiviso e linguaggio comune

7 Le comunità di pratica vs altri fads manageriali Obiettivi Criteri di creazione Fattori unificanti Durata Comunità di pratiche Sviluppare competenze Condividere conoscenze Selezione diretta Commitment e appartenenza famiglia professionale Illimitata purché resista l utilità a stare insieme Matrice silos/progetti Realizzare l output richiesto Gerarchia Requisiti professionali e obiettivi comuni Fino alla nuova organizzazione Team di progetto Realizzare un task specifico Costruito strutturalmente Il progetto Realizzazione del task Network informali Condividere info sul business Conoscenze individuali o di business Interessi reciproci Senza limite purché funzionali

8 L habitat delle comunità di pratica In genere le comunità di pratica possono svilupparsi: all interno delle unità di business: dove possono aiutare a gestire il costante flusso di informazioni; attraverso differenti unità di business: le conoscenze più importanti sono spesso distribuite fra diverse unità di business; attraverso i confini delle organizzazioni: in alcuni casi, svelano la loro massima utilità quando vengono a svilupparsi attraverso i confini organizzativi.

9 Off line Le dimensioni in cui le comunità di pratica si esprimono Dimensioni rituali, culturali e sociali, connessi all identificazione, gestione e condivisione delle conoscenze individuali e organizzative On line Tecnologia fattore abilitante Strumenti di interazione virtuale

10 Le comunità di pratica: tipologie È possibile distinguere le comunità di pratica a partire da questi criteri: Ampiezza : grandi o piccole Durata: durevoli o transitorie Luogo: localizzate o disperse Caratteristiche: omogenee o eterogenee Motivazione: spontanee o intenzionali Legittimazione: non riconosciute o istituzionalizzate

11 Funzioni delle comunità «in pratica» Condividere esperienze e knowledge Facilitare i processi di apprendimento Aumentare la capacità di performance Favorire la rottura delle sclerosi aziendale Migliorare l efficienza Aumentare la flessibilità, l integrazione e la connessione fra le persone Connettere leader sparsi dentro l organizzazione a prescindere dai ruoli Creare occasioni di innovazione

12 Il ciclo di vita della comunità di pratica L evoluzione delle comunità di pratica si sviluppa generalmente in 5 fasi principali: potenziale, evolutiva, attiva, dispersa e memorabile. Potenziale: in questa prima fase la comunità di pratica non esiste ancora del tutto. Sebbene i membri abbiano già in sé il potenziale per lo sviluppo di relazioni più forti, una comunità di pratica può incontrare qualche difficoltà se sorge spontaneamente senza particolari forme di coordinamento e pianificazione. Evolutiva: in questa seconda fase il principale compito che viene delineandosi è quello di nutrire la comunità, determinando il valore che la conoscenza condivisa comporta per i singoli membri e per l organizzazione nel suo insieme, costruendo fiducia e relazioni personali. Attiva: questa terza fase è caratterizzata da un incremento del livello reciproco di engagement e da uno sviluppo delle dinamiche interne. La comunità definisce le sue intenzioni primarie, il suo ruolo all interno dell organizzazione e i suoi confini.

13 Il ciclo di vita della comunità di pratica Dispersa: l expertise e le relazioni personali vengono estesi e approfonditi, mentre strumenti e artefatti diventano via via più completi ed efficienti. Memorabile: qualunque sia il tipo di trasformazione che si genera, l eredità di una comunità di pratica sopravvive nell esperienza di quanti ne hanno fatto parte, incrementando la capacità dell organizzazione di generare nuove comunità di questa natura.

14 Il valore generato dalle comunità di pratica Le funzioni che vengono svolte da una comunità di pratica sono numerose, dalla creazione, all accumulazione, alla diffusione della conoscenza: scambio e interpretazione delle informazioni, conservazione della conoscenza attiva, stimolo allo sviluppo di competenze, sviluppo delle diverse identità dei membri dell organizzazione. In genere, le comunità di pratica plasmano il potenziale organizzativo di apprendimento in due modi principali: attraverso la conoscenza che sviluppano al loro interno e attraverso le interazioni che si generano lungo i loro confini.

15 Come facilitare la creazione delle comunità di pratiche Identificare le potenziali comunità professionali Predisporre le infrastrutture tecnologiche/on line e sociali/off line di supporto Attivare i sistemi di relazione della comunità Monitorare e valutare l efficacia

16 Costruire le comunità di pratica: fattori critici di successo Quattro sono le sfide principali che occorre considerare nel momento in cui si voglia far partire e gestire una comunità di pratica: la sfida manageriale: le organizzazioni migliori sono quelle che non cercano di cambiare la cultura aziendale in funzione del loro approccio al knowledge management, ma quelle che al contrario costruiscono questo approccio in funzione della loro cultura di origine, concependo il knowledge management come un modo per consentire alle persone di fare qualcosa che per l organizzazione stessa è potenzialmente interessante. la sfida comunitaria: Il più grande pericolo per una comunità che sta crescendo è quello di perdere energia e cadere nella trappola dell inerzia, lasciando che tutta la responsabilità gestionale ricada sul solo coordinatore. Per una comunità affermata, invece, il più grande pericolo è quello di innamorarsi del proprio successo e di vedere la propria attività unicamente in termini di conservazione della pratica.

17 Costruire le comunità di pratica: fattori critici di successo la sfida tecnica: la scelta di un software èspesso subordinata alla sua facilità d uso; è infatti dimostrato che un elevato grado di familiarità con l utlizzo del software riduce il rischio di una cattiva o comunque non adeguata connessione tra imembri della comunità. la sfida personale: nelle fasi iniziali, gli incontri durante i quali i membri senior della comunità chiedono supporto e informazioni a coloro che possono averne, contribuiscono a legittimare la discussione su specifici problemi comuni, aiutando la comunità a valutare l opportunità e il valore delle soluzioni proposte in un contesto collegiale.

18 Le issues critiche nelle communities Promosse dal vertice vs nascita spontanea Esterne o esclusivamente interne all organizzazione Autonome vs formalizzate Business oriented vs learning oriented

19 La sfida delle comunità di pratiche Costruire una comunità professionale virtuale significa definire un paesaggio in cui l armonia complessiva emerge dalla fusione di elementi accuratamente progettati con la crescita spontanea; in cui la stessa attenzione èdedicata da un lato ad assicurare che le strutture preordinabili siano chiaramente definite, dall altro alla creazione di spazi che favoriscano lo sviluppo di forme la cui evoluzione può soltanto essere prefigurata

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