Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta per i rischi naturali ai fini di protezione civile

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1 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta (Testo coordinato della Direttiva approvata con d.g.r. n 8/8753 del 22/12/2008 e modificata con i decreti del dirigente della U.O. Protezione Civile n del 22/12/2011 e n del 30/12/2013) 13 gennaio 2014 Pagina 1

2 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta 1 Finalità della Direttiva La presente Direttiva recepisce e declina a livello regionale la Direttiva nazionale sull'allertamento per rischio idrogeologico e idraulico disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004 (G.U. n. 59 dell'11 marzo 2004 Con la presente direttiva, la Regione Lombardia: individua le autorità a cui compete la decisione e la responsabilità di allertare il sistema regionale di protezione civile; definisce i soggetti istituzionali e le strutture operative territoriali coinvolti nelle attività di previsione e prevenzione; disciplina le modalità e le procedure di allerta; ai sensi del decreto legislativo 112/98 e della legge regionale 16/ Fasi di gestione dell allerta La gestione dell allerta, per ogni tipo di rischio considerato nella presente Direttiva, è sviluppata su due distinte fasi: una fase previsionale, costituita dalla valutazione della situazione meteorologica, nivoidrologica e geomorfologica attesa, nonché degli effetti al suolo che possono impattare sull integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell ambiente; una fase di monitoraggio e sorveglianza, costituita da osservazioni dirette e strumentali oltre che da previsioni ottenute mediante modelli matematici. La fase previsionale attiva la prevenzione del rischio, come prevista all art. 108 del decreto legislativo n. 112/98, svolta prioritariamente dai Presidi territoriali. La fase di monitoraggio e sorveglianza attiva la gestione dell emergenza. La funzione di allerta è assicurata da: Giunta della Regione Lombardia, Uffici Territoriali di Governo, Province, Comuni, Presidi territoriali e ARPA Lombardia. 2.1 Fase di previsione Questa fase è finalizzata alla previsione degli effetti al suolo, che possono interessare l ambito della protezione civile, e si attua con tempi di preavviso tipicamente superiori a 12 ore. Si articola in un analisi dei dati meteorologici e in una previsione dei fenomeni atmosferici, mediante modellistica numerica, riassunta nei parametri fisici più indicativi. Queste funzioni sono assicurate dal Servizio meteorologico di ARPA Lombardia, di seguito ARPA-SMR, e possono portare all emissione di un Avviso di condizioni meteo avverse indirizzato all U.O. Protezione civile della Giunta regionale. A seguito del suddetto Avviso, il gruppo di lavoro del Centro funzionale della Sala operativa elabora la previsione degli effetti al suolo, classificandoli secondo diversi livelli di criticità, mediante l emissione giornaliera di un Avviso di criticità emesso dal Dirigente dell U.O. Protezione civile, per conto del Presidente di Regione Lombardia. 2.2 Fase di monitoraggio e sorveglianza Questa fase è finalizzata a verificare l evoluzione dei fenomeni meteorologici e a confermare o aggiornare la previsione degli effetti al suolo; in tale fase sono sviluppate anche previsioni a breve e brevissimo termine allo scopo di mettere a disposizione, con la massima tempestività e anticipo possibili, gli scenari di rischio. Queste funzioni sono assicurate costantemente dal predetto gruppo di lavoro del Centro funzionale tramite l osservazione dei dati strumentali e l utilizzo di modellistica numerica idrologica e idraulica. Alla fase di monitoraggio concorrono altresì tutti i Presidi territoriali secondo le specifiche descritte nei piani d emergenza, o atti equivalenti, e definite Pagina 2

3 in sede locale in funzione degli scenari di rischio anche mediante l osservazione diretta dei fenomeni precursori. 3 Compiti del sistema regionale di allerta, previsione e prevenzione Le componenti del sistema di protezione civile e relativi compiti ed attività derivano dalle disposizioni di legge nazionali e regionali. In questo capitolo si riepilogano le funzioni di livello regionale, già attribuite da precedenti disposizioni, allo scopo di favorire il coordinamento di ciascun membro. 3.1 U.O. Protezione civile Centro funzionale Il ruolo dell U.O. Protezione civile è individuato attraverso i provvedimenti organizzativi di Giunta. A ciò si aggiunge quanto disposto dal decreto n del 7 marzo 2005 del Presidente della Regione riguardante l attivazione e operatività del Centro funzionale. Le attività assicurate dal Centro funzionale, sono indicate nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio Per effetto dei provvedimenti organizzativi regionali il gruppo di tecnici del Centro funzionale, attivo in h24 per 365 giorni all anno, assicura l interpretazione integrata di dati e bollettini, nonché dei modelli e dei sistemi di supporto alle decisioni, raccogliendo anche le valutazioni dei Presidi territoriali. Valuta i livelli di rischio osservati e attesi sul territorio e fornisce alle Autorità di protezione civile, un quadro complessivo della situazione, utile a valutare ed individuare le azioni più efficaci per fronteggiare i rischi. Nei casi più gravi è convocata l Unità di Crisi, composta da tecnici specialistici di varie Direzioni generali, che possono fornire ulteriore sostegno alle valutazioni del Centro funzionale ed alle attività di supporto della sala operativa, assicurando il coordinamento con le proprie Direzioni. Il Centro funzionale assicura inoltre, gli scambi informativi verso l esterno e con gli altri Centri funzionali e Centri di competenza. 3.2 ARPA Lombardia Alcune strutture di ARPA Lombardia, che costituiscono centri di competenza regionale su alcune specifiche funzioni, assicurano attività e servizi definiti nel Disciplinare e Manuale operativo, come previsto dalla Convenzione quadro vigente tra Regione e ARPA. Tale manuale indica i periodi di servizio del personale ed i prodotti forniti per l attività di allerta in generale. In particolare, definisce: _ l attività di assistenza meteorologica, che comporta la fornitura di una serie di prodotti tra cui: il Bollettino di vigilanza meteorologica regionale, l Avviso di condizioni meteorologiche avverse, l Aggiornamento meteorologico; _ il servizio di gestione e manutenzione delle stazioni di monitoraggio, nonché di raccolta concentrazione, archiviazione e trasmissione dei dati meteorologici, idrologici-idraulici, geologicigeotecnici, nivologici e dei parametri sullo stato dell ambiente in generale; _ le attività di cui all art. 22 del d.p.r. n 85/1991 riguardanti le funzioni ex SI; _ le attività nel campo della geologia per il rischio frane; _ le attività riguardanti il rischio valanghe. 3.3 Presidi territoriali In attuazione della Direttiva nazionale sull'allerta per rischio idrogeologico e idraulico, disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, di seguito si riepilogano i soggetti che, per norme vigenti, sono considerati Presidi territoriali, perché svolgono localmente attività di sorveglianza e di tutela del territorio. Tali soggetti attuano, se del caso, le prime azioni mirate alla difesa e conservazione del suolo, che concorrono a contrastare, o quantomeno circoscrivere e ridurre, danni a persone, cose e ambiente, causate da eventi naturali avversi. Pagina 3

4 La Giunta regionale valuterà, unitamente ai suddetti Presidi, l opportunità di emanare Direttive o concordare specifici Disciplinari Pubbliche amministrazioni Le Amministrazioni rappresentate da un Autorità di protezione civile, come riconosciuta da leggi nazionali e regionali, in riferimento alle azioni che possono porre in atto a presidio del territorio per la salvaguardia della pubblica incolumità, sono le seguenti: _ Uffici Territoriali di Governo, (di seguito UTG), ai sensi dell articolo 14 della legge 225/92 e della legge 401/01 per gli effetti dell attribuzione dei compiti assegnati al Prefetto; _ Corpo Forestale dello Stato, ai sensi dell art.11 della legge 225/1992, della legge 21 novembre 2000, n. 353, dell articolo 22, c.2 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258 e dell articolo 2, c.1, lett. i) ed l) della legge 6 febbraio 2004, n.36; _ Regione, ai sensi dell articolo 7 e 4 della legge regionale 16/04 e ai sensi dell art.108 del decreto legislativo 112/1998 nonché ai sensi degli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; _ Province, ai sensi dell articolo 7 e 3 della legge regionale 16/04 e ai sensi dell art.108 del decreto legislativo 112/1998 nonché ai sensi degli artt. 3, 4, 6 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; _ Comuni, ai sensi dell articolo 15 della legge 225/92, articolo 2 della legge regionale 16/04 e ai sensi dell art. 108 del decreto legislativo 112/1998 nonché ai sensi degli artt. 3, 4, 6 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; _ Comunità montane e Parchi, ai sensi degli artt. 3, 4, 6 e 8 della legge 21 novembre 2000, n. 353; Agenzie e Strutture operative delle Pubbliche amministrazioni Le Agenzie e le Strutture decentrate delle Pubbliche Amministrazioni che, in forza di leggi, concessioni, autorizzazioni e disposizioni organizzative, svolgono attività tecnico operative, in attuazione di provvedimenti di governo emanati dagli enti di cui al precedente punto che riguardano: _ Sorveglianza del reticolo idraulico e/o dei manufatti che insistono sullo stesso reticolo, qualunque sia la funzione primaria del manufatto. Per effetto di quanto previsto con d.g.r. n del 1 agosto 2003, che classifica il reticolo idraulico regionale, sono Presidi territoriali idraulici le Autorità idrauliche sul rispettivo reticolo di competenza: AIPO, STER, Comuni. _ Sorveglianza del territorio in generale e delle aree in dissesto più in particolare, per tutto ciò che riguarda l incolumità delle persone che si trovano in aree a rischio. Per effetto dei compiti di sorveglianza, che svolgono sulle frane monitorate dell area alpina e sulle valanghe, sono Presidi territoriali idrogeologici rispettivamente il Centro Monitoraggio Geologico di Sondrio e il Centro Nivometeo di Bormio. Ogni Comunità montana, per effetto di eventuali accordi, può essere di supporto ai Comuni, che sono Presidio territoriale idrogeologico sul territorio di propria competenza. Agenzia Interregionale del fiume PO (AIPO) Ad AIPO, oltre a quanto previsto da precedenti disposizioni, compete avviare attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul reticolo idraulico di propria competenza, nel momento in cui è attivo un livello di allerta con criticità almeno moderata. AIPO fornisce e assicura lo sviluppo del sistema di modellistica idraulica per la previsione e il controllo delle piene fluviali sull asta principale del fiume Po. Assicura il raccordo con i propri Presidi territoriali idraulici per la raccolta e la diffusione delle informazioni da e per il Centro funzionale. Assicura il servizio di piena ed il pronto intervento idraulico, ai sensi del R.D. n del e del R.D. n. 523 del , sul reticolo idrografico di propria competenza. Sedi Territoriali provinciali (STER) Agli STER compete avviare attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul reticolo idraulico di propria competenza, nel momento in cui è attivo un livello di allerta con criticità Pagina 4

5 almeno moderata. Gli STER sono tenuti a ottemperare a quanto previsto dalle vigenti disposizioni regionali in materia di pronto intervento. Comuni Ai Comuni compete dare attuazione a tutto quanto previsto nei propri piani di emergenza, nonché avviare attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul reticolo idraulico di propria competenza, nel momento in cui è attivo un livello di allerta con criticità almeno moderata. I Comuni sono tenuti inoltre ad ottemperare a quanto previsto dalle vigenti disposizioni regionali in materia di pronto intervento Enti di regolazione dei grandi laghi alpini (Consorzio del Ticino, Consorzio dell Adda, Consorzio dell Oglio, Commissario del lago d Idro, AIPO per il lago di Garda), Consorzi di Bonifica, Consorzi di Irrigazione, Consorzi di miglioramento fondiario Gli Enti di regolazione dei grandi laghi alpini, i Consorzi di Bonifica, i Consorzi di Irrigazione ed i Consorzi di miglioramento fondiario, oltre agli oneri derivanti da disposizioni di legge, concessioni, autorizzazioni e nulla osta, adottano, nell ambito delle regole di gestione, individuate con apposito disciplinare o concessione, ogni comportamento atto ad incidere positivamente sul grado di sicurezza del territorio, in particolare all approssimarsi e durante eventi meteorologici potenzialmente critici Società private e soggetti privati Tutte le società private ed i soggetti privati che gestiscono manufatti di invaso, come i concessionari di grandi derivazioni, devono adottare comportamenti idonei ad assicurare, per quanto possibile, la salvaguardia della pubblica incolumità sul territorio potenzialmente interessato, qualunque sia la funzione primaria dei manufatti stessi. 3.4 Soggetti titolari e/o concessionari di servizi e infrastrutture di trasporto I servizi di trasporto stradale e ferroviario sono particolarmente vulnerabili agli effetti dei fenomeni meteorologici avversi. Per queste ragioni i soggetti proprietari e/o gestori di tali servizi, al ricevimento degli AVVISI DI ITICITA, dovranno adottare modalità di gestione attente e adeguate alle condizioni meteorologiche previste. Dovranno inoltre pianificare azioni volte ad assicurare la percorribilità in sicurezza delle infrastrutture di competenza. L eventuale riduzione dei livelli di servizio dovrà essere affrontata mediante l adozione di appositi piani di sicurezza interni ed esterni, che devono prevedere le necessarie misure di assistenza e pronto intervento agli utenti, al fine di non trasferire alla collettività, o quantomeno ridurre al minimo, problemi di salute, sicurezza e ordine pubblico. Dovranno, in ogni caso, rafforzare il livello di comunicazione sul servizio erogato, sia verso la clientela, sia verso le istituzioni preposte alla salute, alla protezione civile, alla sicurezza e all ordine pubblico. 4 Rischi Si definisce rischio la probabilità che un dato evento si verifichi, in determinati periodi e circostanze, producendo conseguenze negative sugli esseri viventi, le infrastrutture sociali, i beni mobili ed immobili, le attività e l ambiente. Nella presente direttiva, ai fini dell allerta, sono considerati i seguenti rischi. 4.1 Rischio idrogeologico Il rischio idrogeologico si riferisce alle le conseguenze indotte da fenomeni di evoluzione accelerata dell assetto del territorio, innescati da eventi meteorologici come sbalzi di temperatura, fenomeni di gelo e disgelo e piogge intense, che coinvolgono il trasporto verso valle di importanti volumi di Pagina 5

6 materiale solido. Questi fenomeni possono rimanere confinati sui versanti, ma nei casi più gravi possono alimentare rilevanti trasporti in massa entro gli alvei torrentizi, con interessamento delle aree limitrofe, soprattutto in corrispondenza delle riduzioni di pendenza. Ogni persona o cosa mobile ed immobile, investita da tali fenomeni, può subire gravissimi danni, anche irreversibili. 4.2 Rischio idraulico Il rischio idraulico considera le conseguenze indotte da fenomeni di trasferimento di onde di piena nei tratti di fondovalle e di pianura che non sono contenute entro l alveo naturale o gli argini. L acqua invade le aree esterne all alveo naturale con quote e velocità variabili in funzione dell intensità del fenomeno e delle condizioni morfologiche del territorio. Ogni persona o cosa mobile ed immobile, investita da tali fenomeni, può subire gravi conseguenze. Si tratta in generale di fenomeni molto estesi, che possono generare danni anche gravissimi. 4.3 Rischio temporali forti Il rischio temporali considera le conseguenze indotte da un insieme di fenomeni intensi, che si sviluppano contemporaneamente su aree ristrette: rovesci di pioggia, fulmini, raffiche di vento, spesso grandine, a volte trombe d aria. Da questi fenomeni possono derivare diverse tipologie di rischio diretto ed indiretto per la popolazione e per i beni presenti sul territorio colpito. 4.4 Rischio neve Il rischio neve considera le conseguenze indotte da precipitazioni nevose con permanenza al suolo in quantità tali da generare difficoltà alle attività ordinariamente svolte dalla popolazione, rallentamenti e interruzioni del trasporto pubblico e privato e delle linee di servizi, (elettricità, acqua, gas, telecomunicazioni, ecc..) nonché danni alle strutture. 4.5 Rischio valanghe Il rischio valanghe considera le conseguenze indotte da fenomeni d instabilità del manto nevoso. Questi fenomeni, a prescindere dalle differenti caratteristiche con cui si presentano, riversano a valle masse nevose, generalmente a velocità elevate, che provocano gravissimi danni. Non interessa in questa sede considerare le conseguenze che possono interessare piste da sci, impianti di risalita o tratti di viabilità secondaria ad alta quota, relativi a insediamenti tipicamente stagionali. 4.6 Rischio vento forte Questo rischio considera le conseguenze indotte da condizioni di vento particolarmente intenso. L arco alpino, sul territorio lombardo, costituisce una barriera che limita notevolmente la possibilità che eventi del genere assumano proporzioni catastrofiche; per cui il pericolo diretto è riconducibile all azione esercitata sulla stabilità d impalcature, cartelloni, alberi e strutture provvisorie. Inoltre il vento forte provoca difficoltà alla viabilità, soprattutto dei mezzi pesanti e costituisce un elemento aggravante per altri rischi. 4.7 Rischio ondate di calore Il rischio ondate di calore considera gli effetti sulla salute da parte della popolazione residente nelle grandi aree urbane in seguito alla percezione di elevate temperature; tali effetti sono stati rilevati sulla base di studi epidemiologici sugli eccessi di mortalità che statisticamente si verificano in tali condizioni. Per ondata di calore si intende il raggiungimento di temperature eccezionalmente elevate per più giorni consecutivi, accompagnate da alto tasso di umidità e scarsa ventilazione. 4.8 Rischio incendio boschivo Il rischio incendio boschivo considera le conseguenze indotte da fenomeni legati all insorgenza ed estensione di focolai, riconducibili a molteplici fattori, con suscettività ad espandersi su aree Pagina 6

7 boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli ad esse limitrofi. 5 Zone omogenee di allerta, Scenari di rischio, Soglie e Livelli di allerta 5.1 Zone omogenee d allerta, scenari di rischio Ai fini della presente Direttiva il territorio regionale è suddiviso in zone omogenee di allerta, che sono ambiti territoriali sostanzialmente uniformi riguardo gli effetti al suolo, cioè i rischi, che si considerano. La distinzione in zone deriva dall esigenza di attivare risposte omogenee e adeguate a fronteggiare i rischi per la popolazione, per il contesto sociale e per l ambiente naturale. Poiché ogni rischio dipende da cause esterne diverse, che sono naturalmente dipendenti da fattori di natura meteorologica, orografica, idrografica ed amministrativa, ad ogni rischio considerato, sono associate specifiche zone omogenee. I criteri adottati per individuare le zone omogenee di allerta, nonché la delimitazione delle stesse, in relazione ai singoli rischi considerati e agli scenari di rischio possibili, sono descritti nell Allegato 1. Per scenario di rischio si intende il complesso degli effetti al suolo dovuti ad eventi naturali calamitosi, cioè la descrizione delle conseguenze negative prodotte sugli esseri viventi, le infrastrutture ed i beni mobili ed immobili. L esattezza della descrizione dello scenario dipende dall anticipo con cui viene effettuata la valutazione. Gli elenchi dei comuni con l individuazione della corrispondente zona omogenea di appartenenza sono riportati nell Allegato 2. A successivi aggiornamenti dei suddetti scenari di rischio, zone di allerta e soglie, nonché dei livelli di allerta, di seguito trattati, si potrà procedere mediante decreto del Dirigente dell U.O. Protezione civile. 5.2 Zone a rischio localizzato Per alcuni eventi meteorologici è possibile individuare, in fase di previsione, estensioni più limitate delle zone omogenee di allerta, per cui in tali casi saranno definiti ambiti di rischio localizzati. In analogia a quanto predetto, per alcuni casi specifici, come esondazioni di laghi e fiumi, o per eventi locali ben circoscritti, come frane e dissesti, risulta inopportuno estendere l allerta a tutta l area omogenea, in cui si colloca la specifica situazione. Per cui, a seconda dei casi, possono essere definite delle zone a rischio localizzato, individuabili in base alle previsioni di estensione del fenomeno. 5.3 Livelli di criticità, soglie L attivazione dell allerta regionale è impostata sui seguenti livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata ed elevata, in conformità a quanto previsto dalla Direttiva nazionale. Le criticità assumono crescente priorità ed importanza, in relazione al grado di coinvolgimento dei seguenti ambiti: ambiente; attività; insediamenti e beni mobili ed immobili; infrastrutture ed impianti per i trasporti, per i servizi pubblici e per i servizi sanitari; salute e preservazione delle specie viventi in generale e degli esseri umani in particolare. I livelli di criticità summenzionati hanno il seguente significato: criticità assente: non sono previsti fenomeni naturali (forzanti esterne) responsabili dell attivazione del rischio considerato; criticità ordinaria: sono previsti fenomeni naturali, che si ritiene possano dare luogo a criticità, che si considerano comunemente ed usualmente accettabili dalla popolazione, (livello di criticità Pagina 7

8 riconducibile a eventi governabili dalle strutture locali competenti mediante l adozione di misure previste nei piani di emergenza e il rinforzo dell operatività con l attivazione della pronta reperibilità); criticità moderata: sono previsti fenomeni naturali che non raggiungono valori estremi e che si ritiene possano dare luogo a danni ed a rischi moderati per la popolazione, tali da interessare complessivamente una importante porzione del territorio considerato; criticità elevata: sono previsti fenomeni naturali suscettibili di raggiungere valori estremi e che si ritiene possano dare luogo a danni e rischi anche gravi per la popolazione, tali da interessare complessivamente una consistente quota del territorio considerato. Di fronte a situazioni estremamente gravi, in cui i danni si stanno già manifestando in modo diffuso e le azioni devono essere innanzitutto indirizzate a portare aiuto alla popolazione, perde di significato parlare di livello di criticità elevata. Circostanze simili sono considerate situazioni di emergenza, perché occorre concentrare il maggior numero di risorse possibili alle azioni di soccorso. Resta inteso che, anche in tale fase, le attività di monitoraggio e di vigilanza diretta sui dissesti più gravi, dovranno proseguire con attenzione e prudenza. Ad ogni livello di criticità si associa un sintetico codice di allerta, come di seguito riportato: LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assente 0 ordinaria 1 moderata 2 elevata 3 emergenza 4 Nell Allegato 1, per ciascuna tipologia di rischio considerata, si riporta un insieme di valori di soglia, che descrive la gravità del fenomeno, associati a differenti livelli di criticità. Pagina 8

9 6 Procedure di allerta, (Organo responsabile/destinatario, Attività, Documenti informativi, Tempi, Modalità di trasmissione, Effetti) ORGANO RESPONSABILE Veglia meteo/ CF centrale presso Dipartimento Protezione civile nazionale (Presidenza Consiglio dei Ministri) *** CFR/ARPA-SMR 6.1 Rischio Idrogeologico, idraulico, temporali forti, neve e vento forte ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI La Veglia meteo ed il Centro funzionale centrale presso il Dipartimento di Protezione civile garantiscono sussidiarietà operativa ai Centri funzionali regionali fintantoché non siano operativi, o per limitate e giustificate impossibilità ad effettuare il servizio. Assicura una generale sorveglianza radarmeteorologica e idropluviometrica del territorio nazionale e la mosaicatura delle informazioni provenienti dalle Regioni. Predispone e diffonde quotidianamente un Avviso di condizioni meteorologiche avverse, integrato dagli Avvisi di condizioni meteorologiche avverse regionali, contenente indicazioni circa il periodo di validità, la situazione meteorologica ed il tipo di evento attesi, il tempo di avvento e la durata della sua evoluzione spazio temporale. Predispone e diffonde un Bollettino di criticità nazionale, integrato dagli Avvisi di criticità regionali, contenente valutazioni in merito agli scenari d evento attesi e/o in atto e ai livelli di criticità per i rischi considerati. **** 1. Predispone ed invia quotidianamente (da lunedì a sabato) il Pagina 9 TEMPI *** Entro le ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Ministeri Regioni *** _ CFR / UOPC

10 ORGANO RESPONSABILE di Regione Lombardia ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA REGIONALE con finalità di protezione civile. Detto bollettino ha lo scopo di individuare i superamenti di soglia relativi ai rischi naturali considerati nel presente capitolo; TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI di Regione Lombardia _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale), Al superamento di prefissate soglie scatta l obbligo per CFR/ARPA-SMR di emettere l Avviso di Condizioni meteo avverse 2. Predispone ed invia quotidianamente (da lunedì a sabato) il BOLLETTINO METEOROGI PER LA ARDIA, (METEO ARDIA), valido sul territorio regionale per i successivi 5 giorni; Entro le Tutti *** CFR / UOPC di Regione Lombardia 3. Nel caso di eventi considerati potenzialmente critici ai fini di protezione civile, cioè qualora si preveda il superamento di valori di soglia per criticità almeno MODERATA, predispone ed emette un AVVI REGIONALE DI NDIZIONI METEOROGICHE AVVERSE (AVVI CMA). Tale Avviso contiene indicazioni sul periodo di validità, le Aree omogenee interessate, la situazione meteorologica ed il tipo di evento attesi, l evoluzione spazio - temporale, il periodo di massima intensità, nonché la valutazione, qualitativa e quantitativa, delle grandezze meteo-idrologiche previste; **** 1. Il gruppo tecnico del Centro funzionale attivo nella sala operativa regionale (UOPC), ricevuto il BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA REGIONALE e l AVVI CMA, valuta gli effetti al suolo derivanti dai fenomeni meteorologici indicati, e propone al dirigente UOPC Entro le o appena si rende necessario *** Con immediatezza appena si renda necessario. _ CFR / UOPC di Regione Lombardia _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale), L emissione dell AVVI CMA fa scattare l obbligo per: _ CFR / UOPC di valutare detto Avviso al fine di emettere l AVVI DI ITICITA REGIONALE *** Dirigente UOPC Pagina 10

11 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI (delegato dal Presidente della Giunta Regionale) di emettere un AVVI DI ITICITÀ REGIONALE. Per previsioni meteorologiche che interessano solamente porzioni limitate di aree omogenee o per fenomeni ben circoscritti, come esondazioni di laghi e fiumi o frane e dissesti, risulta opportuno indirizzare l AVVI solo ad aree specifiche, da definire di volta in volta, sulla base delle previsioni. TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Dirigente UOPC 2.a Il dirigente UOPC (delegato dal Presidente della Giunta Regionale), sulla scorta dell AVVI CMA e delle valutazioni degli effetti al suolo prodotte dal Centro funzionale, adotta e dispone l emissione di un AVVI DI ITICITÀ, per la conseguente attivazione: dello STATO DI ALLERTA (Codice 2) se si tratta di MODERATA ITICITÀ; dello STATO DI ALLERTA (Codice 3) se si tratta di ELETA ITICITA. L AVVI DI ITICITÀ potrà riguardare le intere aree omogenee, ovvero porzioni di esse, definite di volta in volta sulla base delle previsioni di estensione del fenomeno in atto. A seguire, con immediatezza Gruppo tecnico del Centro funzionale attivo nella sala operativa regionale (CFR/UOPC) CFR / UOPC di Regione Lombardia 2.b L AVVI DI ITICITA viene inviato tramite Lombardia Integrata Posta Sicura (LIPS)/fax, e via sms, a cura del personale della sala operativa regionale (UOPC) a: _ Prefetture-UTG _ Province _ Comunità montane, _ Comuni, _ STER _ ARPA Lombardia A seguire, con immediatezza e comunque non oltre le ore 14:00 locali, ovvero appena si renda necessario _ Prefetture-UTG, _ Province, _ Comunità montane, _ Comuni, _ STER, _ ARPA Lombardia, _ AIPO sede di Parma e strutture operative di Pv, Mi, Cr e Mn, _ Consorzi di regolazione dei laghi, Pagina 11

12 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI _ AIPO (Agenzia Interregionale per il Po) sede di Parma e strutture operative di Pv, Mi, Cr e Mn. _ Consorzi di regolazione dei laghi _ Consorzi di Bonifica e Irrigazione _ R.I.D. (Registro Italiano Dighe) sede di Milano _ TERNA ed Enti concessionari di grandi derivazioni _ Diramazione interna regionale _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) _ Centri Funzionali delle Regioni del Bacino del Po TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI _ Consorzi di Bonifica e Irrigazione, _ R.I.D. sede di Milano, _ TERNA e Enti concessionari di grandi derivazioni _ Diramazione interna regionale _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si., _ DPC-Roma / CFN, _ Centri Funzionali delle Regioni del bacino del Po, in funzione degli enti coinvolti dall AVVI DI ITICITA 2.c L AVVI DI ITICITA viene pubblicato sulla parte pubblica del sito Web RL-UOPC, con inserimento nel banner scorrevole e nella cartina in home page, per evidenziare col cambio di colore le condizioni di allerta sul territorio regionale. 2.d Il gruppo tecnico Segue l evoluzione dei fenomeni in atto in un raffronto continuo con le previsioni e gli aggiornamenti meteorologici curati da CFR/ARPA-SMR; Mantiene sotto costante osservazione i valori dei parametri, in particolare di quelli su cui sono definite soglie di allerta; Utilizza la modellistica di previsione disponibile per valutare tutte le informazioni possibili sull evoluzione dei fenomeni; Contatta referenti nelle sedi dislocate sul territorio per assumere eventuali ulteriori informazioni ritenute utili; Aggiorna gli scenari di rischio in conseguenza dell evoluzione meteo-idrologica, e mette a disposizione sul sito web della protezione civile regionale un: Il ricevimento dell AVVI di ITICITA, per livelli 2 (ITICITA MODERATA) e 3 (ITICITA ELETA), fa scattare l obbligo di attivare, per i Presidi territoriali e le Strutture operative locali, misure di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul territorio. Pagina 12

13 ORGANO RESPONSABILE *** ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI _ BOLLETTINO DI AGGIORNAMENTO DELLA SITUAZIONE METEO-IDROGICA. **** TEMPI *** ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI *** Presidi territoriali _ Prefetture - UTG _ Comuni _ STER _ ARPA CMG di Sondrio _ AIPO (Agenzia Interregionale per il Po) sede di Parma e strutture operative di Pv, Mi, Cr e Mn. _ Consorzi di regolazione dei laghi _ Consorzi di Bonifica e Irrigazione _ Province _ Società private e soggetti privati che gestiscono manufatti e/o infrastrutture, come grandi derivazioni e manufatti di ritenuta Al ricevimento dell AVVI DI ITICITÀ, per livelli di criticità MODERATA o ELETA: a) i Sindaci dei Comuni e i Responsabili dei Presidi territoriali: _ attivano azioni di monitoraggio e servizi di vigilanza intensificati sul territorio, con forze istituzionali e di volontariato; _ allertano le aziende municipalizzate erogatrici dei servizi essenziali; _ attivano eventuali misure, previste nei Piani di Emergenza, per garantire la salvaguardia della pubblica incolumità, nonché la riduzione di danni al contesto sociale; _ comunicano agli enti preposti alla gestione delle emergenze ed alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. _ comunicano agli enti preposti alla gestione delle emergenze ed alla sala operativa regionale di protezione civile, tramite fax, il superamento delle soglie individuate nei piani di emergenza locali e/o in servizi di vigilanza disciplinati da leggi e regolamenti, come il servizio di piena, le situazioni che comportano rischi per la popolazione, indicando: + le aree potenzialmente coinvolte e il relativo livello di rischio, + le azioni già intraprese per fronteggiare l emergenza, allo scopo di assicurare il coordinamento delle forze a livello regionale. b) Le Prefetture: A seguire, con immediatezza A seguire, con Strutture di Protezione civile o di pronto intervento di Province, Comuni e Presidi territoriali In relazione ai livelli di criticità dichiarati nell AVVI DI ITICITA le Strutture operative devono assicurare le conseguenti attività di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati previsti nei Piani di emergenza o disposti dall Autorità locale di Protezione civile Le aziende municipalizzate, in caso di interruzione di erogazione dei servizi, provvedono con la massima urgenza a porre in essere gli interventi finalizzati al ripristino. Pagina 13

14 ORGANO RESPONSABILE *** Enti gestori di trasporto pubblico e/o relative infrastrutture: - ANAS e società di ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI diffondono l Avviso di criticità ricevuto, presso le strutture operative del sistema di protezione civile statale (forze di polizia e vigili del fuoco). c) le Prefetture, assieme alle Province, in accordo con quanto disposto all art. 7, comma 2 della l. r. 16/2004, coordinano le forze di intervento dei rispettivi sistemi di competenza, statale o locale. In particolare: _ effettuano azioni di monitoraggio del territorio utilizzando, dove già attive, le sale operative unificate di protezione civile; _ coordinano le azioni a livello provinciale, raccolgono le istanze e comunicano, in relazione alla gravità dei fatti, con tempestività o a cadenza fissa concordata con la sala operativa regionale, gli aggiornamenti della situazione in atto; _ comunicano agli enti preposti alla gestione delle emergenze ed alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. Qualora sia previsto un codice di allerta 1 (ITICITÀ ORDINARIA) l attività di monitoraggio e sorveglianza è assicurata dalle strutture regionali. Tale livello di criticità, ritenuto comunemente ed usualmente accettabile dalle popolazioni, non è comunicato ai Presidi territoriali ed alle Strutture operative locali. *** Al ricevimento dell AVVI DI ITICITÀ almeno MODERATA: _ adottano modalità operative che assicurino la fruibilità dei servizi e delle infrastrutture in sicurezza, garantendo anche misure di assistenza e pronto intervento, quando si renda TEMPI immediatezza A seguire, con immediatezza A seguire, con immediatezza *** A seguire, con immediatezza ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI *** Pagina 14

15 ORGANO RESPONSABILE gestione autostradale - Province, - Trenitalia SpA, - FNM spa, RFI spa *** ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI necessario, _ adeguano il livello di informazione verso la clientela, _ assicurano adeguato livello di comunicazione verso gli enti istituzionali e la Sala operativa di protezione civile regionale. **** TEMPI *** ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI *** - VVF, - Polizia Locale Al ricevimento dell AVVI DI ITICITÀ almeno MODERATA: _ adeguano i livelli di erogazione del servizio secondo le disposizioni dei propri comandi. A seguire, con immediatezza Pagina 15

16 ORGANO RESPONSABILE CFR/ARPA- Centro Nivometeorologico di Bormio (CN) di Regione Lombardia 6.2 Rischio valanghe ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI 1. Predispone nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì il BOLLETTINO LANGHE, allo scopo di definire lo stato del manto nevoso indicando il grado di pericolo di valanghe nel territorio lombardo. Contiene inoltre, indicazioni circa il relativo periodo di validità, le Aree omogenee interessate e la situazione meteorologica e nivologica attesa. TEMPI Entro le ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI _ CFR / UOPC di Regione Lombardia _ DPC-Roma / CFN Al verificarsi di predefiniti gradi di pericolo valanghe (almeno 4-forte) scatta l obbligo per CFR/ARPA-CN di inviare specifica comunicazione al CFR/UOPC *** CFR / UOPC di Regione Lombardia 2. Pubblica il BOLLETTINO LANGHE sul sito di ARPA Lombardia. **** 1. Il gruppo tecnico del Centro funzionale, attivo nella sala operativa regionale (UOPC), ricevuta la specifica comunicazione riguardante la previsione di pericolo LANGHE, di livello almeno FORTE (4), valuta gli effetti al suolo e propone al dirigente UOPC (delegato dal Presidente della Giunta Regionale) di emettere un AVVI DI ITICITÀ REGIONALE. 2. Il dirigente UOPC, sulla scorta del BOLLETTINO LANGHE e delle valutazioni degli effetti al suolo, prodotte dal gruppo tecnico attivo nella sala operativa regionale, adotta e dispone l emissione di un AVVI DI ITICITA, per la conseguente attivazione di: _ STATO DI ALLERTA (Codice 2) per grado di pericolo FORTE = MODERATA ITICITA ; _ STATO DI ALLERTA (Codice 3) per grado di pericolo MOLTO FORTE = ELETA ITICITA ; Entro le o appena si renda necessario *** Con immediatezza appena si renda necessario. A seguire, con immediatezza Tutti **** Dirigente UOPC Gruppo tecnico del Centro funzionale che opera nella sala operativa regionale (CFR/UOPC) Pagina 16

17 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI 3.a. L AVVI DI ITICITA viene inviato via fax/lombardia Integrata Posta Sicura (LIPS) e via sms a cura del personale della sala operativa regionale (UOPC) a: _ Prefetture-UTG _ Province _ Comuni _ STER _ ANAS _ R.I.D. (Registro Italiano Dighe) sede di Milano _ TERNA ed Enti concessionari di grandi derivazioni _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) TEMPI A seguire, con immediatezza e comunque non oltre le ore 14:00 locali, ovvero appena si renda necessario ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI _ Prefetture-UTG, _ Province, _ Comuni, _ STER, _ ANAS sede di Milano, _ ARPA Lombardia, _ R.I.D. sede di Milano, _ TERNA e Enti concessionari di grandi derivazioni, _ Diramazione interna regionale _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si., _ DPC-Roma / CFN, *** 3.b. L AVVI DI ITICITA viene pubblicato sulla parte pubblica del sito Web RL-UOPC, con conseguente inserimento nel banner scorrevole. 3.c. Il gruppo tecnico: Segue l evoluzione meteorologica in atto; Contatta i referenti nelle sedi dislocate sul territorio per assumere eventuali ulteriori informazioni ritenute utili; Valuta gli scenari di rischio conseguenti agli aggiornamenti disponibili. **** *** Il ricevimento dell AVVI di ITICITA fa scattare l obbligo per i Presidi territoriali e le Strutture operative locali di valutare l attivazione di misure di monitoraggio e servizi di vigilanza rinforzati sul territorio. *** Presidi territoriali _ Comuni _ STER _ ARPA CN di Bormio Al ricevimento dell AVVI DI ITICITA : a) i Sindaci dei Comuni e i Responsabili dei Presidi territoriali: _ attivano azioni di monitoraggio e servizi di vigilanza intensificati sul territorio, con forze istituzionali e di volontariato; Pagina 17 A seguire, con immediatezza Strutture di Protezione civile o di pronto intervento di Province, Comuni, ed enti gestori di pubblici servizi

18 ORGANO RESPONSABILE _ Province _ ANAS _ Enti concessionari di grandi derivazioni _ R.I.D. (Registro Italiano Dighe) sede di Milano ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI _ attivano eventuali misure previste nei Piani di Emergenza per garantire la salvaguardia della pubblica incolumità nonché la riduzione di danni al contesto sociale; _ comunicano alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. b) le Province, assieme alle Prefetture, in accordo con quanto disposto all art. 7, comma 2 della l. r. 16/2004, coordinano le forze di intervento dei rispettivi sistemi di competenza, statale o locale. In particolare: _ coordinano le operazioni e raccolgono le istanze a livello provinciale; _ comunicano alla sala operativa regionale di protezione civile le situazioni che comportano rischi per la popolazione. TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI In relazione ai livelli di criticità, dichiarati nell AVVI DI ITICITA le Strutture operative devono assicurare le conseguenti attività di monitoraggio ed i servizi di vigilanza rinforzati, previsti nei Piani di emergenza o disposti dall Autorità locale di Protezione civile *** Qualora sia previsto un codice di allerta 1 (ITICITA ORDINARIA) le strutture regionali assicurano comunque l attività di monitoraggio e sorveglianza. Tale livello di criticità, ritenuto comunemente ed usualmente accettabile dalle popolazioni, non è comunicato ai Presidi territoriali ed alle Strutture operative locali. **** *** *** Enti gestori di trasporto pubblico e/o relative infrastrutture: - ANAS, - Province, - FNM spa, - RFI spa, Al ricevimento dell AVVI DI ITICITA almeno MODERATA: _ adottano modalità operative che assicurino la fruibilità dei servizi e delle infrastrutture in sicurezza, garantendo anche misure di assistenza e pronto intervento, quando si renda necessario, _ adeguano il livello di informazione verso la clientela, _ assicurano adeguato livello di comunicazione verso gli enti A seguire, con immediatezza Pagina 18

19 ORGANO RESPONSABILE - Trenitalia SpA, *** ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI istituzionali e la Sala operativa di protezione civile regionale. **** TEMPI *** ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI *** _ VVF _ Polizia Locale Al ricevimento dell AVVI DI ITICITA almeno MODERATA: _ adeguano i livelli d erogazione del servizio secondo le disposizioni dei propri comandi. A seguire, con immediatezza Pagina 19

20 ORGANO RESPONSABILE Dipartimento di Epidemiologia dell ASL del Lazio 6.3 Rischio ondate di calore ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI Nel periodo compreso tra maggio e settembre emette, e trasmette via , il bollettino per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute, basato sul sistema HHWWS (Heat Health Watch Warning Systems), con un indicazione del livello di rischio previsto nelle aree urbane di Milano e Brescia. Tutti i bollettini vengono inoltre pubblicati quotidianamente sul sito web del Dipartimento della Protezione Civile TEMPI ORIENTATIVI Entro le ore 12 ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI CFR/UOPC di Regione Lombardia CFR / UOPC di Regione Lombardia Riceve il bollettino e lo inoltra via a: _ Direttore generale Sanità _ ASL Milano _ ASL Brescia Entro le ore 13 Direttore generale Sanità ASL Milano ASL Brescia Pagina 20

21 ORGANO RESPONSABILE CFR/ARPA-SMR di Regione Lombardia 6.4 Rischio incendio boschivo ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI 1. Nel periodo in cui è attivo lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi, definito annualmente con apposito atto della Direzione Generale Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale e comunque in concomitanza di particolari condizioni meteo favorevoli allo sviluppo di incendi boschivi, predispone ed invia via fax/mail quotidianamente, da lunedì a sabato, il bollettino denominato VIGILANZA AIB di previsione del pericolo di incendi boschivi, con finalità di protezione civile. In tale bollettino viene indicata in maniera codificata, per ogni zona di allerta, la previsione del grado di pericolo per le prossime 24 ore, risultante da una valutazione complessiva dell indice di pericolo. TEMPI Entro le ore ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI _ CFR / UOPC di Regione Lombardia _ DPC-Roma / CFN (Centro funzionale nazionale) *** CFR / UOPC di Regione Lombardia **** 1.a Il gruppo tecnico del Centro funzionale che opera nella sala operativa regionale (UOPC), nel caso di previsione di grado di pericolo almeno ALTO e MOLTO ALTO (corrispondente a MODERATA ITICITA ) valuta gli effetti al suolo derivanti dalle condizioni di rischio attese e propone al Dirigente UO PC di emettere un AVVI DI ITICITÀ REGIONALE PER RISCHIO INCENDI BOSCHIVI. 2.a Il Dirigente UOPC, sulla scorta del Bollettino di previsione del pericolo di incendi boschivi e delle valutazioni sugli effetti al suolo, adotta e dispone l emissione di un AVVI DI ITICITA, per la conseguente dichiarazione di: _ STATO DI ALLERTA (Codice 2) per grado di pericolo ALTO E MOLTO ALTO = MODERATA ITICITA ; *** Con immediatezza appena si renda necessario. A seguire, con immediatezza *** Dirigente UOPC Gruppo tecnico del Centro funzionale attivo nella sala operativa regionale (CFR/UOPC) Pagina 21

22 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI _ STATO DI ALLERTA (Codice 3) per grado di pericolo ESTREMO = ELETA ITICITA ; TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI 2.b L AVVI DI ITICITA viene inviato tramite Lombardia Integrata Posta Sicura (LIPS) / fax, e via sms, a cura del personale della sala operativa regionale (UOPC) a: _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) _ DPC Roma/ AU (Centro Operativo Aereo Unificato) _ Prefetture-UTG _ Corpo Forestale dello Stato (Centro Operativo Antincendio Boschivo per la Lombardia Curno, ) _ Province _ Comunità Montane _ Centri Funzionali delle Regioni del Bacino del Po _ Direzione Regionale VVF _Sedi Territoriali Regionali, _ERSAF, _ Parchi e riserve naturali (Parco del Campo dei fiori, Parco del Mincio, Parco dell Adamello, Parco delle Goane, Parco del Ticino, Parco dei colli di Bergamo, Parco Pineta, Parco Curone, Parco Adda sud, Parco Adda nord, Parco Valle Lambro, Parco Monte Barro, Parco Orobie) _ ARPA Lombardia - SMR _Associazione Nazionale Alpini (Milano) _Canton Ticino e Grigioni (CH) 2.c L AVVI DI ITICITA viene pubblicato sulla parte pubblica del sito Web RL-UOPC (oltre che sul sito dell AIB regionale), con inserimento nel banner scorrevole A seguire, con immediatezza e comunque non oltre le ore 14:00 locali, ovvero appena si renda necessario _ DPC-Roma / Sala situazioni-ce.si. _ DPC-Roma / CFN (Centro Funzionale nazionale) _ DPC Roma/ AU (Centro Operativo Aereo Unificato) _ Prefetture-UTG _ Corpo Forestale dello Stato (Centro Operativo Antincendio Boschivo per la Lombardia Curno, ) _ Province _ Comunità Montane _ Centri Funzionali delle Regioni del Bacino del Po _ Direzione Regionale VVF _ Sedi Territoriali Regionali, _ ERSAF, _ Parchi e riserve naturali _ ARPA Lombardia SMR _Associazione Nazionale Alpini (Milano) _ Canton Ticino e Grigioni (CH) Il ricevimento dell AVVI di ITICITA, per livelli 2 (ITICITA MODERATA) e 3 (ITICITA ELETA), fa scattare l obbligo di attivare, per i Pagina 22

23 ORGANO RESPONSABILE ATTIVITA /DOCUMENTI INFORMATIVI dell emissione dell Avviso. 2.d Il gruppo tecnico Segue l evoluzione dei fenomeni in atto in un raffronto continuo con le previsioni e gli aggiornamenti curati da CFR/ARPA-SMR; Effettua il monitoraggio dei fenomeni, attraverso un sistema di telerilevamento, dotato di telecamere fisse localizzate in postazioni strategiche del territorio regionale e in grado di indicare possibili inneschi di incendi boschivi; Verifica i dati e le immagini satellitari riguardanti l individuazione precoce di possibili incendi boschivi; TEMPI ORGANO DESTINATARIO/ EFFETTI Presidi territoriali e le Strutture operative locali, misure di sorveglianza e pattugliamento sul territorio. - *** Qualora sia previsto un codice di allerta 1 (ITICITA ORDINARIA) l attività di sorveglianza e pattugliamento sul territorio è assicurata solo dalle strutture tecnico-operative regionali perché si ritiene che sia sufficiente a fronteggiare gli incendi boschivi potenzialmente attivabili. **** *** *** CFS, VV. F., Province, Parchi e Comunità Montane Al ricevimento dell AVVI di ITICITA, per i livelli: _ 2 (ITICITA MODERATA), _ 3 (ITICITA ELETA), scatta l obbligo di attivare servizi di sorveglianza e pattugliamento. A seguire, con immediatezza Pagina 23

24 7 Documenti informativi emessi da Regione Lombardia I documenti informativi emessi dal sistema regionale, attraverso i quali sono gestite le funzioni di allerta, sono redatti secondo formati standard, contenuti in bozza nell Allegato 3 A successivi aggiornamenti dei formati dei documenti informativi emessi per le funzioni di allerta, si potrà procedere mediante decreto del Dirigente dell U.O. Protezione civile. 8 Misure transitorie urgenti di previsione e prevenzione non strutturali finalizzate alla riduzione del rischio idrogeologico ed idraulico La Giunta regionale è impegnata a sviluppare strumenti di previsione degli effetti al suolo, a medio, breve e brevissimo termine, sempre più aggiornati e puntuali, e nuovi strumenti di comunicazione con gli EE.LL., al fine di consentire ai responsabili dei Presidi territoriali e alle Autorità locali di protezione civile, di utilizzare le previsioni più aggiornate per adottare misure di protezione non strutturali sempre più tempestive e congruenti ai livelli di rischio locali. Affinché questi strumenti possano diventare operativi, con sufficiente attendibilità sull intero territorio regionale, occorreranno alcuni anni, ma per ridurre al minimo questo periodo di attesa, è indispensabile che le informazioni siano quanto prima integrate dai dati che possono pervenire solo dalle realtà locali. A questo mira la presente direttiva, che già introduce diverse iniziative idonee a rendere più efficace il controllo e la gestione di eventi significativi sul territorio. 8.1 Misure urgenti relative al rischio idrogeologico e idraulico I rischi di esondazione e di instabilità dei versanti sono considerati fenomeni in buona parte prevedibili, almeno da un punto di vista generale e qualitativo; invece non pochi problemi e difficoltà sorgono quando si tratta di prevedere, con adeguato anticipo, il momento in cui si manifesteranno con i conseguenti scenari di rischio puntuali, che sono le informazioni più preziose per attivare misure di prevenzione non strutturali. Per effettuare previsioni ci si appoggia sempre più a modelli matematici più o meno complessi, ma questi strumenti richiedono riscontri con eventi reali che costituiscono, non a caso, ancora oggi un attività importante e onerosa della ricerca su questi argomenti. A tale scopo, si segnala l urgenza di rendere concretamente operative, in ambito comunale, le attività di monitoraggio ed individuazione di valori di soglia, così come definiti dalla direttiva regionale in materia di pianificazione locale di emergenza. Alcune informazioni sui dissesti dei versanti e sulle esondazioni dei corsi d acqua, sono indispensabili per ottenere un effettivo riscontro con la realtà su cui fondare gli strumenti operativi. Eventi utili a questo scopo sono anche fenomeni non calamitosi come le piene che si sono mantenute, anche se di poco, entro l alveo natuarale, perché forniscono informazioni preziose per l individuazione del limite inferiore delle soglie. Relativamente a questi eventi, le informazioni fondamentali sono: per i dissesti sui versanti: 1. momento quanto più esatto possibile di innesco delle frane; 2. indicazione del volume di materiale franato; 3. indicazione dell area coinvolta dal fenomeno; per le esondazioni dei corsi d acqua: 1. momento in cui è iniziata l esondazione, con dettaglio almeno orario; 2. momento in cui si è verificato il livello massimo del corso d acqua, con dettaglio almeno orario; 3. livello raggiunto dalla piena rispetto a riferimenti anche locali, purché continui nel tempo; 4. indicazione almeno generale delle aree sondate; Pagina 24

25 per entrambi i fenomeni considerati è utile l indicazione dei danni e del momento in cui si sono verificati, ad esempio l ora in cui un argine è sifonato o ha subito danni, il momento in cui un muro di contenimento di un terrapieno ha subito cedimenti, il momento in cui un ponte è diventato insufficiente a far transitare la piena, ecc.... La raccolta di queste informazioni, se caratterizzata da un minimo di continuità temporale, è preziosa perché costituisce la base informativa indispensabile per irrobustire i modelli esistenti e per costruirne di nuovi, utilizzabili anche in sede locale. In ogni caso, il Centro funzionale regionale garantisce il massimo aiuto possibile per valutare la costruzione di strumenti di previsione a supporto degli EE.LL. ai quali si chiede di comunicare le predette informazioni al seguente indirizzo di posta elettronica o indirizzo di posta ordinaria: Giunta Regione Lombardia Direzione generale Protezione civile, Prevenzione e Polizia locale Unità organizzativa Protezione civile, via Rosellini 17, Milano. 9 Entrata in vigore La presente direttiva entra in vigore 120 giorni dopo la sua pubblicazione sul BURL. La presente Direttiva sostituisce le disposizioni contenute nella Direttiva approvata con d.g.r. n del per quanto riguarda gli aspetti dell allertamento per rischi naturali a fini di protezione civile. Rimangono in vigore le disposizioni contenute nel Titolo II della direttiva approvata con d.g.r. n del riguardanti le Procedure d emergenza. La presente Direttiva sostituisce la d.g.r. n del riguardante il rischio temporali. Pagina 25

26 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie

27 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta per rischio idrogeologico ed idraulico Criteri Il principale fenomeno naturale responsabile di questo rischio sono le precipitazioni, ma anche altri fattori, quali la quota dello zero termico, possono incidere in modo importante sulla gravità del rischio che si genera. I conseguenti criteri considerati per definire le aree omogenee sono di natura meteorologica, orografica, idrografica e amministrativa. Il criterio prioritario d omogeneità è rappresentato dalla valutazione del regime delle precipitazioni sulle quali incide in modo rilevante l orografia del territorio. I rilievi, infatti, forzando il sollevamento delle masse d aria, contribuiscono alla formazione delle nubi e delle precipitazioni. Il criterio idrografico è decisivo sull evoluzione dei fenomeni di piena, perché la pioggia caduta all interno di un bacino idrografico genera effetti sul territorio dello stesso bacino. I confini amministrativi permettono infine di rendere le fasi di allerta e di prima risposta all insorgenza dei rischi più semplici e veloci. Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, il cui dettaglio per comuni è individuato in Allegato 2, partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Aree omogenee rischio idrogeologico, idraulico, neve, temporali forti e vento forte DICE DENONAZIONE DESIZIONE A Alta Valtellina Comprende l alta Valtellina a partire dal comune di Tirano verso monte PROVINCE INTERESSATE B Media-bassa Valtellina Comprende la media-bassa Valtellina, dal comune di Tirano fino al lago di Como C Nordovest Comprende il bacino del Verbano, parte del bacino Ceresio, il bacino del Lario e la Valchiavenna.,,, D E F G H Pianura Occidentale Oltrepò Pavese Pianura Orientale Garda - Valcamonica Prealpi Centrali Comprende l area milanese, il bacino Ticino sub lacuale, l alto bacino dei fiumi Olona, Lambro, il bacino del fiume Seveso, la Lomellina, la pianura milanese, bergamasca, lodigiana e parte della cremonese. E delimitata a sud dal fiume Po e dal limite pedeappenninico in provincia di Pavia. Coincide con l Oltrepò Pavese; il limite nord dell area si attesta al limite pedeappenninico Delimitata dalla linea pedemontana a nord e dal confine regionale a sud comprende la pianura bresciana, mantovana, parte della pianura cremonese e la sponda destra di pianura della provincia di Bergamo. Identificabile con parte della provincia di Brescia e delimitata ad ovest dal bacino dell Oglio e a sud dalla linea pedemontana (basso Lago Garda). Delimitata dalla linea pedemontana a sud, dallo spartiacque del bacino dell Oglio ad est, dallo spartiacque a ridosso della testata bacino fiume Brembo - Serio a nord e dal bacino del Brembo ad est.,,, MZ,,,,,,,,, Pagina 27

28 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie A C B H G Aree omogenee Province D F E Aree omogenee per rischio idrogeologico ed idraulico Codici di allerta per rischio idrogeologico ed idraulico Si fa riferimento ai seguenti codici di allerta e ai livelli di criticità corrispondenti: LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assente 0 ordinaria 1 moderata 2 elevata 3 Scenari di rischio idrogeologico-idraulico Non è possibile una descrizione esaustiva dei fenomeni e degli effetti per i livelli di criticità moderata ed elevata. Nel caso di criticità elevata si dovranno prestare le attenzioni maggiori possibili perché si attende una più marcata intensità ed estensione dei fenomeni. In Allegato 4 è riportato l elenco delle aree a maggior rischio idrogeologico e idraulico individuate in uno dei seguenti provvedimenti: Piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato, Piano stralcio per l assetto idrogeologico del fiume Po. Su queste aree dovranno prioritariamente essere assicurate le azioni di rilevamento, osservazione visiva e strumentale nonché controllo dei punti maggiormente indicativi del rischio. Pagina 28

29 rosso Elevata criticità IDRO GEO arancione Moderata criticità IDRO GEO IDRO GEO giallo Ordinaria criticità IDRO GEO verde Assente o poco probabile IDRO/GEO Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Codice colore Criticità Fenomeni meteo-idro Assenti o localizzati Scenario d'evento Assenza o bassa probabilità di fenomeni significativi prevedibili ( non si escludono fenomeni imprevedibili come la caduta massi). Effetti e danni Danni puntuali e localizzati. Localizzati intensi ed Diffusi, non intensi, anche persistenti Diffusi, intensi e/o persistenti Diffusi, molto intensi e persistenti - Possibili isolati fenomeni di erosione, frane superficiali, colate rapide detritiche o di fango. - Possibili cadute massi. - Possibili isolati fenomeni di trasporto di materiale legato ad intenso ruscellamento superficiale. - Limitati fenomeni di alluvionamento nei tratti montani dei bacini a regime torrentizio. - Repentini innalzamenti dei livelli idrometrici dei corsi d acqua minori (piccoli rii, canali artificiali, torrenti) con limitati fenomeni di inondazione delle aree limitrofe. - Fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione acque, scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali. - Occasionali fenomeni franosi legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili. - Condizioni di rischio residuo per saturazione dei suoli, anche in assenza di forzante meteo. - Incrementi dei livelli dei corsi d acqua generalmente contenuti all interno dell alveo. - Condizioni di rischio residuo per il transito dei deflussi anche in assenza di forzante meteo. - Diffuse attivazioni di frane superficiali e di colate rapide detritiche o di fango. -Possibilità di attivazione/riattivazione/ accelerazione di fenomeni di instabilità anche profonda di versante, in contesti geologici particolarmente critici. - Possibili cadute massi in più punti del territorio. - Significativi innalzamenti dei livelli idrometrici dei corsi d acqua con fenomeni di inondazione delle aree limitrofe e delle zone golenali, interessamento dei corpi arginali, diffusi fenomeni di erosione spondale, trasporto solido e divagazione dell alveo. - Possibili occlusioni, parziali o totali, delle luci dei ponti. - Numerosi ed estesi fenomeni di frane superficiali e di colate rapide detritiche o di fango. - Possibilità di attivazione/riattivazione/ accelerazione di fenomeni di instabilità anche profonda di versante, anche di grandi dimensioni. - Possibili cadute massi in più punti del territorio. -Piene fluviali con intensi ed estesi fenomeni di erosione e alluvionamento, con coinvolgimento di aree anche distanti dai corsi d'acqua. - Possibili fenomeni di tracimazione, sifonamento o rottura delle opere arginali, sormonto delle opere di attraversamento, nonché salti di meandro. Localizzati danni ad infrastrutture, edifici e attività antropiche interessati da frane, da colate rapide o dallo scorrimento superficiale delle acque Localizzati allagamenti di locali interrati e talvolta di quelli posti a pian terreno prospicienti a vie potenzialmente interessate da deflussi idrici. Localizzate e temporanee interruzioni della viabilità in prossimità di piccoli impluvi, canali, zone depresse (sottopassi, tunnel, avvallamenti stradali, ecc.) e a valle di porzioni di versante interessate da fenomeni franosi. Occasionale ferimento di persone e perdite incidentali di vite umane. I rovesci intensi, spesso associati ai temporali forti, nei centri urbani possono determinare allagamenti con danni negli scantinati o nelle zone più depresse o prive di scolo dei piani terra e forte ostacolo alla viabilità in genere. In montagna possono dare luogo a fenomeni idrogeologici di rapida evoluzione come colate di detrito o piene torrentizie improvvise. Localizzati danni ad infrastrutture, edifici e attività antropiche interessati dai fenomeni franosi. Localizzati e limitati danni alle opere idrauliche e di difesa spondale e alle attività antropiche in alveo. Ulteriori effetti e danni rispetto allo scenario di codice giallo: Diffusi danni ed allagamenti a singoli edifici o piccoli centri abitati, reti infrastrutturali e attività antropiche interessati da frane o da colate rapide. Diffusi danni alle opere di contenimento, regimazione ed attraversamento dei corsi d acqua, alle attività agricole, ai cantieri, agli insediamenti artigianali, industriali e abitativi situati in aree inondabili. Diffuse interruzioni della viabilità in prossimità di impluvi e a valle di frane e colate detritiche o in zone depresse in prossimità del reticolo idrografico. Pericolo per la pubblica incolumità/possibili perdite di vite umane/ Ulteriori effetti e danni rispetto allo scenario di codice arancione: Ingenti ed estesi danni ad edifici e centri abitati, alle attività agricole e agli insediamenti civili e industriali, sia prossimali sia distanti dai corsi d'acqua, o coinvolti da frane o da colate rapide. Ingenti ed estesi danni o distruzione di infrastrutture (rilevati ferroviari o stradali, opere di contenimento, regimazione o di attraversamento dei corsi d acqua). Ingenti danni a beni e servizi. Grave pericolo per la pubblica incolumità/possibili perdite di vite umane. Nota: Ai temporali possono essere associati fenomeni non esclusivamente legati alla precipitazione (raffiche di vento, fulmini, grandine, ecc.) i cui effetti e danni vengono spiegati nel paragrafo "scenari per rischio temporali forti. Pagina 29

30 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Soglie per il rischio idrogeologico e idraulico Introduzione Per valori di soglia si intendono generalmente valori di variabili che indicano il passaggio da una condizione ad un altra. Per il rischio idrogeologico e idraulico si possono individuare molte soglie, corrispondenti a significati diversi, ma nel campo delle attività di cui alla presente Direttiva è bene riferirsi alle seguenti descrizioni. Soglie di criticità Per soglie di criticità si intendono i valori indicativi di prefissati livelli di rischio, si tratta quindi di valori che danno l indicazione del passaggio da una condizione di rischio ad un altra. Il loro utilizzo è fondamentale nella fase di governo dell emergenza ed è importante che siano condivisi tra gli attori che gestiscono tale fase. Tra questi attori si ricordano il Centro funzionale regionale ed i Presidi territoriali, che devono formulare valutazioni concordi sui livelli di rischio. Ogni soglia di criticità individuata è auspicabile che trovi giusta collocazione nei piani di emergenza unitamente alle appropriate azioni non strutturali di riduzione dei rischi. Per omogeneità a quanto previsto nella direttiva nazionale e recepito nella direttiva regionale, per queste soglie si considerano tre livelli di criticità: ordinaria, moderata ed elevata. Soglie di allerta Le azioni di contrasto preventivo, contenute nei piani d emergenza locali, richiedono un certo tempo di preparazione. E quindi fondamentale individuare delle soglie di allerta, cioè dei valori da associare ad alcuni parametri, che diano indicazioni sulla gravità del fenomeno che sta approssimandosi con un certo anticipo. Questo anticipo serve al sistema di protezione civile per adottare le idonee misure di prevenzione indicate nei piani di emergenza locali, qualora si renda necessario. Le soglie di allertamento sono utilizzate anche per ulteriori attività di allerta a breve e brevissimo termine (es: avvisi di criticità localizzati); tali soglie talvolta sono il risultato di modelli numerici che riescono a raggiungere un livello di affidabilità più elevato. I valori devono essere definiti con molta cautela perché devono tener conto sia dell incertezza dei dati di previsione che si stanno utilizzando, sia della confidenza della modellistica. Queste soglie sono pertanto utilizzate anche nel BOLLETTINO DI VIGILANZA e nell AVVI DI ITICITA, per allertare il sistema regionale di protezione civile quando si deve affrontare un evento potenzialmente critico. Anche per le soglie di allerta si considerano tre livelli, analoghi ai livelli di criticità: ordinaria, moderata ed elevata. Scelta del parametro di allerta per il rischio idrogeologico e idraulico Il fattore scatenante per questi due rischi è sicuramente la precipitazione, i meccanismi di innesto e di evoluzione sono invece differenti nelle due ipotesi di rischio. Il rischio alluvionale dipende da sezioni idrauliche inadeguate ad accogliere le acque cadute al suolo nel bacino più a monte. Le condizioni di rischio locale degli alvei fluviali sono dovute anche alla responsabilità dell uomo nell occupare le aree di pertinenza fluviale o nel regimare i corsi d acqua secondo criteri idraulici non omogenei o inadeguati. Uno stesso evento meteorologico non determina, infatti, un medesimo livello di rischio su tutta l asta fluviale. La pioggia, che non può dare un indicazione omogenea del rischio idraulico, da però un indicazione della frequenza d accadimento di una piena, perché le portate sono generate esclusivamente dalle piogge. Il rischio idrogeologico legato ai dissesti superficiali, invece, dipende fortemente dal regime delle precipitazioni, dalla litologia e dalla copertura superficiale del terreno; tutte caratteristiche sufficientemente omogenee per vaste aree di territorio. Si tratta di fenomeni generalmente diffusi Pagina 30

31 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie che incidono anche sul rischio idraulico e che giustificano quindi l utilizzo della pioggia come parametro precursore principale per l attivazione delle allerte per rischio idrogeologico ed idraulico. Criterio utilizzato per definire le soglie per il rischio idrogeologico Diversi studi hanno dimostrato la correlazione esistente fra precipitazioni ed innesco di dissesti di tipo superficiale, che comprendono soil slip, colate detritiche, colate fangose, debris flow, debris torrent. I risultati elaborati dal Servizio Geologico della Regione Lombardia, ed in particolare le equazioni sperimentali elaborate da Ceriani per il territorio alpino e prealpino, consentono l individuazione di soglie limite, basate su intensità di precipitazione e durata della stessa, correlata alla pioggia media annua dell area in esame, senza considerare i dati geotecnici dei materiali coinvolti. Le soglie sono state ottenute su base sperimentale e in pratica verificando per ogni fenomeno, di cui si conoscessero orario d accadimento e località, quale era stata la pioggia caduta al suolo in precedenza; elaborando tali informazioni si sono estrapolati dei valori ricorrenti che sono stati assunti come quantitativi responsabili dell innesco del fenomeno considerato. Il risultato consiste in una serie di diagrammi bilogaritmici caratterizzati da curve che rappresentano le soglie d innesco dei fenomeni sopra elencati. Ciò consente la previsione, su base sperimentale, delle aree su cui le precipitazioni sono in grado di innescare dissesti superficiali diffusi, laddove sul territorio insistano coperture mobilizzabili. Le equazioni considerate sono le seguenti: Con : S 1 = soglia minima di innesco (< 10 debris flow per km 2 ) = 1^ soglia di allerta S 2 = soglia minima di innesco (< 20 debris flow per km 2 ) = 2^ soglia di allerta D = durata della precipitazione p.m.a = pioggia media annua dell area in esame Individuazione dei valori delle soglie per il rischio idrogeologico ed il rischio idraulico Il punto di partenza per la valutazione delle soglie minime d innesco dei movimenti franosi superficiali, è la carta delle p.m.a. (precipitazioni medie annue) elaborata dalla ex Direzione Territorio ed Edilizia residenziale della Regione Lombardia. Su di essa sono stati ricavati i valori di S1 ed S2 per ogni isoieta, valutata per intervalli di tempo pari a 12 e 24 ore. Le nuove carte tematiche sono state successivamente incrociate con la carta che riporta i limiti geografici delle aree omogenee d allertamento in cui è stato suddiviso il territorio della Regione Lombardia. L intersezione tra i due temi ha portato all individuazione di una serie di poligoni, caratterizzati dai valori di S1 ed S2 in funzione della p.m.a. e dall appartenenza ad un area omogenea. Il valore di S1 ed S2 associato alle singole aree omogenee: S1* e S2*, corrisponde ai due valori minimi di S1 ed S2 di ciascuna area omogenea; dove la p.m.a. ha escursioni molto elevate, si sono individuati i nuovi valori di S1* e S2* che ammettono che nel 5 % circa del territorio S1 ed S2 possano avere valori minori (valutata anche la non significatività di quest area). Si associa ai valori di S1* ed S2* il seguente significato. S1: soglia indicativa del passaggio da ITICITA ORDINARIA a ITICITA MODERATA, S2: soglia indicativa del passaggio da ITICITA MODERATA a ITICITA ELETA. Questi valori di soglia si ritengono sufficientemente indicativi anche del rischio idraulico perché strettamente connessi ad una estesa tipologia di fenomeni superficiali che si presentano contestualmente alle piene fluviali. Pagina 31

32 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Per le aree di pianura, che rappresentano una quota rilevante di territorio su cui si presenta esclusivamente il rischio idraulico, il criterio descritto non è adeguato a caratterizzare tale rischio. Richiamata la natura puntuale del rischio idraulico, si è scelto di utilizzare la frequenza di accadimento delle piogge, parametro strettamente connesso alla frequenza di accadimento di una piena, come parametro premonitore di questo rischio, valutata per intervalli di tempo di 12 e 24 ore. Si sono utilizzate le curve di possibilità pluviometrica associate alle aree di pianura e si sono individuati due valori associati a 2 e 5 anni di tempo di ritorno cui si è associato il seguente significato: pioggia con tempo di ritorno di 2 anni indicativa del passaggio da ITICITA ORDINARIA a ITICITA MODERATA, pioggia con tempo di ritorno di 5 anni indicativa del passaggio da ITICITA MODERATA a ITICITA ELETA. Per l individuazione dei valori di S0, corrispondenti alle soglie indicative del passaggio da NORMALITA a ITICITA ORDINARIA, si moltiplicano per 0,75 i valori delle soglie indicative del passaggio da ITICITA ORDINARIA a ITICITA MODERATA. Aree omogenee A B C D E F G H PMA min (mm)* PMA max (mm) S0 min (mm/12h) 30,00 35,00 40,00-25,00-35,00 40,00 S0 min (mm/24h) 40,00 50,00 60,00 50,00 35,00 50,00 50,00 60,00 S1 min (mm/12h) 35,00 45,00 55,00-30,00-45,00 50,00 S1 min (mm/24h) 50,00 65,00 80,00 70,00 45,00 70,00 70,00 75,00 S2 min (mm/12h) 60,00 70,00 85,00-55,00-75,00 80,00 S2 min (mm/24h) 80,00 90,00 115,00 100,00 75,00 100,00 100,00 110,00 * valore del PMA dell area considerata già aumentato della quota di area omogenea non rappresentativa (~ 5%) Ogni qualvolta i modelli numerici di previsione meteorologica producono valori di pioggia superiori, ARPA-SMR effettua una valutazione meteorologica complessiva descritta in un comunicato di Condizioni meteo avverse. Metodo per la valutazione dei superamenti dei valori di soglia per il rischio idrogeologico ed il rischio idraulico La valutazione a posteriori degli effetti al suolo conseguenti ad eventi meteorologici ha portato ad osservare che, a parità di pioggia prevista, il rischio è sostanzialmente maggiore quando il terreno è in condizioni di umidità/saturazione maggiori. Quindi si è introdotto un metodo per valutare il rischio idraulico ed idrogeologico, su ciascuna area omogenea, non solo in funzione dei quantitativi di pioggia prevista, ma anche delle piogge registrate nei giorni precedenti (che permettono di stimare le condizioni di umidità/saturazione dei suoli). Con le relazioni proposte si ottiene un valore di pioggia equivalente prevista (maggiore o uguale della pioggia prevista) che è più indicativo dei potenziali rischi idraulici e idrogeologici connessi al ruscellamento superficiale sul bacino: questo valore sarà confrontabile con le soglie di allertamento definite nel paragrafo precedente. Il metodo proposto è derivato dal metodo del numero di curva (di seguito: metodo del CN), introdotto in ambito idrologico per la stima del deflusso superficiale, scolante da un bacino, a seguito di un evento di precipitazione. In particolare si fa riferimento al metodo modificato da Mishra e Singh (di seguito: metodo del CN-MS). Pagina 32

33 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Metodo del CN Il metodo si basa su un bilancio idrico, che si può esprimere come: dove compaiono i termini: - P = precipitazione totale [mm]; - I a = ritenzione iniziale [mm]; - F = infiltrazione cumulata [mm]; - Q = deflusso superficiale [mm]. Dalle caratteristiche del bacino (tipo ed uso del suolo, condizioni dello strato superficiale del terreno), con opportune tabelle, si ricava un CN caratteristico, il quale permette di stimare la ritenzione massima potenziale S [mm] del suolo, che include tutte le perdite idrologiche: Vi è la possibilità di considerare la condizione di umidità AMC del suolo, in conseguenza delle piogge degli ultimi giorni, per incrementare/diminuire il CN. Per la valutazione dell AMC non esiste un indicazione esplicita circa l intervallo di tempo passato nel quale prendere in considerazione le piogge, tuttavia una consuetudine ben consolidata, e consigliata dal National Engineering Handbook (NEH-4) dell SCS (ora NRCS), prevede di considerare gli ultimi 5 giorni e categorizzare l AMC in tre classi discrete: AMC I (condizioni secche), AMC II (condizioni normali) e AMC III (condizioni umide). Questa metodologia ha però lo svantaggio di introdurre variazioni improvvise (quindi non realistiche) nei valori di deflusso ottenuti, al variare dei tre valori possibili di AMC. Metodo del CN-MS Mishra e Singh (2003, 2004 e 2005) hanno proposto un integrazione al metodo del CN, introducendo il termine antecedent moisture (umidità precedente) M. Il metodo del CN-MS si basa sull ipotesi che il coefficiente di deflusso C, definito come rapporto tra il deflusso netto e la pioggia netta, coincida con il grado di saturazione Sr del terreno: e presuppone la validità delle ipotesi: dove λ è il coefficiente di ritenzione iniziale (di norma assunto pari a 0.2). Combinando questa equazione con l equazione generale di bilancio, il deflusso superficiale si esprime come: Pagina 33

34 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Per stimare il termine M in funzione della pioggia cumulata P 5 registrata negli ultimi 5 giorni si può utilizzare la seguente espressione, valida nell ipotesi che il terreno (nel periodo precedente i 5 giorni di riferimento) sia in condizioni asciutte: Formulazione del metodo delle piogge equivalenti Il metodo del CN-MS può essere sfruttato per la valutazione del grado di rischio associato alle piogge previste, al variare delle potenziali criticità di tipo idraulico ed idrogeologico presenti sul territorio. Se si ipotizza che il grado di rischio sia proporzionale al grado di saturazione Sr del terreno, è utile associare ad un valore di pioggia prevista P (che, in concomitanza alla pioggia passata P 5, determinerà un grado Sr) un valore di pioggia equivalente P eq che, in condizioni iniziali di terreno secco, determinerebbe lo stesso Sr. Combinando le equazioni sopra si ottiene il sistema di equazioni per ricavare la pioggia equivalente P eq : Il valore di pioggia equivalente associato ad un dato intervallo temporale, è così confrontabile con le soglie pluviometriche disponibili riferite a condizioni di terreno secco, associate allo stesso intervallo (vedi tabella nel paragrafo precedente). La validità di questo indicatore è anche confermata dal fatto che Sr coincide con il coefficiente di deflusso C: maggiore è il valore del parametro, maggiore è il volume di deflusso dal bacino e quindi più gravose saranno le conseguenze idraulico-idrogeologiche connesse al ruscellamento sulla superficie del bacino stesso. Per semplificare l interpretazione del modello, si può introdurre la grandezza pioggia equivalente di base P eq0, definita come la pioggia equivalente corrispondente ad una pioggia prevista nulla (P=0): questo valore quantifica l aggravio sul terreno dovuto alle piogge passate. Si osserva che questo valore tende a diminuire all aumentare del CN: su terreni più impermeabili, infatti, l infiltrazione è minore e il grado di saturazione Sr (e quindi anche il coefficiente di deflusso C) tende ad avvicinarsi velocemente all unità, in modo sostanzialmente indipendente dalle piogge pregresse. Pagina 34

35 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie La generica pioggia equivalente P eq sarà quindi definita dalla seguente espressione: Si ricorda che, quando non si ritenga verosimile considerare in condizioni asciutte il terreno prima dei 5 giorni di riferimento, questo intervallo può essere adeguatamente incrementato. Qui di seguito si riporta un diagramma che esprime la pioggia equivalente di base, al variare del CN del bacino e della pioggia P 5. Zone omogenee di allerta per rischio temporali forti. Criteri La precisa localizzazione dei temporali, la loro esatta tempistica di evoluzione (momento di innesco, di massimo sviluppo, di dissipazione), l intensità, non possono essere previsti con largo anticipo. Con i tempi di preavviso tipici del sistema di allertamento regionale (12 ore o più) ciò che è possibile prevedere con sufficiente approssimazione è il verificarsi, su ampie porzioni di territorio (le Aree di Allertamento), di condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali più o meno intensi distinguendo le principali fasce orarie della giornata (notte, mattino, pomeriggio, sera). Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Definizione aree Le aree omogenee d allerta per il rischio temporali, considerati i criteri richiamati al paragrafo precedente, sono le medesime del rischio idrogeologico ed idraulico. Codici e soglie di allerta per rischio temporali forti Sulla base della valutazione delle criticità attivabili territorialmente, come descritto negli scenari di rischio definiti successivamente, si ritiene che abbia senso riferirsi unicamente al fenomeno dei Pagina 35

36 LUTAZIONE CFMR Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie temporali forti definiti come segue: temporali a volte di lunga durata (fino a qualche ora) caratterizzati da intensi rovesci di pioggia o neve, ovvero intensità orarie comprese tra 40 e 80 mm/h (in casi rari anche superiori agli 80 mm/h), spesso grandine (occasionalmente di diametro superiore ai 2 cm), intense raffiche di vento, occasionalmente trombe d aria, elevata densità di fulmini; I temporali forti si distinguono dai temporali (senza ulteriori specificazioni) definiti come segue: temporali di breve durata e di bassa intensità, ovvero che determinano limitati quantitativi di precipitazione (valori orari di pioggia o neve generalmente inferiori ai 40 mm/h), raramente presentano grandine, determinano raffiche di vento di moderata intensità e molto circoscritte; In fase di previsione si distinguono tre livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata. I livelli di criticità sono correlati in primo luogo alla probabilità di accadimento dei temporali forti relativamente a ciascuna area di allertamento, secondo il seguente schema: TEMPORALI FORTI PROBABILITÀ di ACCADIMENTO (%) LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA Assenti o poco probabili 0-5 assente 0 Probabili 6-60 ordinaria 1 Molto probabili >60 moderata 2 In sostanza, i tre livelli di criticità sono associati al verificarsi delle seguenti situazioni, descritte anche in relazione alla caratteristica di diffusione dei fenomeni sul territorio: criticità assente: assenza o bassa probabilità del verificarsi di fenomeni temporaleschi; criticità ordinaria: media probabilità di accadimento di fenomeni temporaleschi diffusi (riguardanti cioè ampie porzioni di territorio); criticità moderata: alta probabilità di accadimento di fenomeni temporaleschi in forma localizzata, diffusa o, ancora, organizzati in strutture di dimensioni superiori a quelle caratteristiche della singola cella temporalesca (fronti, linee temporalesche, sistemi a mesoscala). Scenari per rischio temporali forti I rovesci intensi, associati ai temporali forti, possono determinare scenari descritti nella tabella relativa agli Scenari di rischio idrogeologico-idraulico. I fulmini possono determinare danni diretti alle persone (spesso letali per chi è colpito) e ingenti guasti a linee elettriche e di telecomunicazione, a impianti elettrici e a infrastrutture in genere. Le raffiche di vento possono determinare danni diretti e indiretti a persone e cose destabilizzando impalcature e carichi sospesi, scoperchiando tetti, abbattendo alberi, cartelloni stradali e pubblicitari. La grandine può determinare danni diretti ai beni esposti particolarmente vulnerabili, alle coltivazioni, o anche vetture, merci trasportate su mezzi non protetti, ecc. Rischi elevati si possono determinare nei luoghi all aperto a elevata concentrazione di persone e beni (sagre paesane, manifestazioni culturali e musicali, ecc.); possono essere amplificati dalla vicinanza a corsi d acqua, alberi, impianti elettrici, impalcature, ecc. Si richiamano i contenuti dell Allegato 5 che rappresenta una sintesi di nozioni sulla conoscenza dei fenomeni associati ai temporali, sulla frequenza di accadimento, sugli effetti e sulle norme di comportamento. Per approfondimenti consultare il quaderno di Protezione Civile n. 6 Pagina 36

37 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Temporali&Valanghe Manuale di autoprotezione - edizione 2007, disponibile presso l UO Protezione Civile della Regione Lombardia. Zone omogenee di allerta per rischio neve Criteri e definizione aree I criteri considerati per definire le aree omogenee per il rischio neve sono di natura meteorologica, orografica, territoriale ed amministrativa. Altri parametri importanti per la definizione delle aree, sono stati il grado di urbanizzazione del territorio e la presenza di infrastrutture strategiche. Importanti vie di comunicazione, la presenza della rete ferroviaria, di aeroporti e di grossi centri urbani, sistemi di fornitura e distribuzione di corrente elettrica sono solo alcuni degli elementi più sensibili alla pericolosità di nevicate, che trasformano questo fenomeno naturale in un rischio importante per il sistema antropico. Sulla base di questi criteri, l area del triangolo Varese- Milano-Bergamo, considerata a livello infrastrutturale un unico grande sistema, è stata gestita con un unica grande area di pianura. Per la determinazione delle aree omogenee rischio neve ha avuto invece meno importanza il criterio idrografico perché la neve, a differenza della pioggia, non ruscella verso valle, ma, almeno per il periodo in cui si mantiene sotto lo stato solido, rimane al suolo nell area in cui è precipitata. DICE DENONAZIONE DESIZIONE N1 N2 N3 N4 N5 N6 N7 N8 N9 N10 Alpi Orientali Alta Valtellina Alpi Occidentali Valtellina e Valchiavenna Prealpi Occidentali Prealpi Centrali Prealpi Orientali Alta Pianura Occidentale Alta Pianura Orientale Bassa Pianura Occidentale Bassa Pianura Orientale Oltrepò Pavese - Appennino Comprende l Alta Valtellina da Tirano a Bormio Comprende la media e bassa Valtellina, dal lago di Como a Tirano e la Valchiavenna Comprende l area a nord della città di Varese con quote superiori ai 500 m e tutta l area circostante il Lago di Como nell province di Como e Lecco. Comprende le Prealpi Orobie, la Val Brembana e la Val Seriana Comprende le Prealpi bresciane, il massiccio montuoso dell Adamello e la Valcamonica Comprende l area milanese, gran parte del varesotto e della pianura bergamasca e parte della pianura lodigiana e cremonese. Identificabile con tutta l area pianeggiante della provincia di Brescia. Comprende la Lomellina, la pianura lodigiana e parte della cremonese. Comprende la pianura mantovana, cremonese e parte della pianura bresciana. Coincide con la parte appenninica dell Oltrepò pavese PROVINCE INTERESSATE,,,,,,,,,,,,, Pagina 37

38 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta per rischio neve. Codici e soglie di allerta per rischio neve In fase di previsione si distinguono i seguenti livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata, elevata. Sulla base delle valutazioni delle criticità attivabili territorialmente, come descritto negli scenari di rischio definiti di seguito, si ritiene che abbia senso fare riferimento solo alle porzioni di territorio poste al di sotto dei 1500 m s.l.m., soglia ritenuta idonea a rappresentare la parte di territorio regionale maggiormente abitata e con presenza di infrastrutture. Inoltre alcune aree del territorio lombardo risultano più sensibili al rischio neve, in particolare il triangolo Varese-Milano-Bergamo, considerato a livello infrastrutturale un unico grande sistema. In fase di previsione si distinguono le seguenti soglie: Codici Neve accumulata al suolo (cm/24 ore) N1 N2 N3 N4 N5 N6 N7 N8 N9 N A B C >40 >30 >30 >40 >30 >20 >20 >20 >20 >40 Scenari per rischio neve Le situazioni di criticità per rischio neve sono determinate da precipitazioni solide in grado di generare i seguenti scenari: a) Difficoltà, rallentamenti e possibili blocchi del traffico stradale, ferroviario e aereo. b) Interruzioni della fornitura di energia elettrica e/o delle linee telefoniche. Pagina 38

39 LUTAZIONE CFMR Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie c) Danni agli alberi con ripercussioni alle aree sottostanti. d) Danni e crolli delle coperture di edifici e capannoni. Alle Autorità locali di protezione civile resta l onere di valutare i rischi generati anche su alpeggi, su strade secondarie di alta montagna a servizio di attività agro-silvo-pastorali. Non sono considerate in questa sede le situazioni di criticità generate su piste da sci e su impianti di risalita. Zone omogenee di allerta per rischio vento forte Criteri Sul nostro territorio le condizioni di vento forte si determinano quasi esclusivamente in occasione di importanti episodi di foehn o tramontana (venti dai quadranti settentrionali), intensi e persistenti e con raffiche di elevata intensità. Tali situazioni risentono della interazione orografica delle correnti con l arco alpino il cui effetto barriera limita notevolmente la possibilità che questo fenomeno possa assumere caratteristiche catastrofiche. In questa categoria di rischio si considerano solo le situazioni alla scala regionale e sinottica in cui il vento interessa ampie porzioni di territorio, non comprende le raffiche di vento associate ai temporali in quanto fenomeni tipici di aree relativamente più ristrette e perché incluse nel rischio temporali. Le aree omogenee d allerta per il rischio vento forte, considerati i criteri richiamati al paragrafo precedente, sono le medesime del rischio idrogeologico ed idraulico. Codici e soglie di allerta per rischio vento forte Sulla base delle valutazioni delle criticità attivabili territorialmente, come descritto negli scenari di rischio definiti di seguito, si ritiene più congruo riferire le soglie alle aree situate a quote inferiori ai 1500 metri, in quanto ritenute più vulnerabili a questo tipo di rischio. Per tutte le motivazioni citate in premessa, per questo tipo di rischio vengono definiti soltanto due livelli di criticità: ordinaria, moderata. VENTO FORTE (1) Velocità media oraria (m/s) LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA 0-6 m/s assente m/s ordinaria 1 > 10 m/s moderata 2 Scenari per rischio vento forte Le situazioni di criticità per rischio di vento forte possono generare: a) pericoli diretti sulle aree interessate dall eventuale crollo d impalcature, cartelloni, alberi (particolare attenzione dovrà essere rivolta a quelle situazioni in cui i crolli possono coinvolgere strade pubbliche e private, parcheggi, luoghi di transito, servizi pubblici, ecc ); b) pericoli sulla viabilità, soprattutto nei casi in cui sono in circolazione mezzi pesanti; c) pericoli diretti legati alla instabilità dei versanti più acclivi, quando sollecitati dell effetto leva prodotto dalla presenza di alberi; Pagina 39

40 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie d) pericoli nello svolgimento delle attività esercitate in alta quota; e) problemi per la sicurezza dei voli amatoriali e delle attività svolte sugli specchi lacuali. Zone omogenee di allerta per rischio valanghe Criteri I criteri considerati per definire le aree omogenee per il rischio valanghe sono di natura meteorologica, orografica e amministrativa. Pur partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico queste aree omogenee sono differenti da quelle che caratterizzano il rischio idrogeologico ed idraulico. Per il rischio valanghe assume rilevanza la provenienza delle precipitazioni e conseguentemente l esposizione dei versanti, il regime dei venti, l acclività dei versanti, la storia delle precedenti condizioni ed altre ancora. Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, il cui dettaglio per comuni è individuato in Allegato 2, partendo dalla iniziale zonazione di tipo meteoclimatico. Definizione aree I criteri considerati per la definizione delle aree omogenee per il rischio valanghe sono di natura meteorologica, orografica, fisica (presenza di fondo valli e creste) ed amministrativa Inoltre si tiene anche in considerazione la presenza di infrastrutture e centri abitati interessati o potenzialmente interessati da valanghe. Pur partendo dalla iniziale zonizzazione di tipo meteoclimatico, queste aree omogenee sono differenti da quelle previste per i rischi sopra descritti. Per il rischio valanghe assume rilevanza la provenienza delle precipitazioni e conseguentemente l esposizione dei versanti, il regime dei venti, l acclività dei versanti, la storia delle precedenti condizioni ed altro ancora. Infine si ritiene opportuno anche definire il limite inferiore delle aree omogenee, considerando come parametri utili per la valutazione, sia la quota del territorio (al di sopra dei 700 m s.l.m.), che l esposizione dei versanti (considerata critica l esposizione a sud), allo scopo di ottimizzare il più possibile le comunicazioni solo verso i Comuni realmente interessati da questo rischio. DICE DENONAZIONE DESIZIONE 11 Prealpi Occidentali Comprende le Prealpi Lariane e l alto varesotto, compreso il versante valtellinese a Nord PROVINCE INTERESSATE,, 12 Retiche occidentali Comprende la Valchiavenna e l Alto Lario, 13 Retiche centrali 14 Retiche orientali 15 Adamello 16 Prealpi bresciane 54 Orobie e Prealpi bergamasche Comprende l Area centrale della Valtellina, dal lago di Como a Tirano Comprende l Alta Valtellina (da Tirano a Bormio) e l Alta Valcamonica Comprende il massiccio montuoso dell Adamello Comprende la Valcamonica, la Val Trompia e l area limitrofa al lago di Garda Comprende la Val Seriana, la Val Brembana, la bassa Valtellina e parte dell Alta Val Camonica,,, Pagina 40

41 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Zone omogenee di allerta per rischio valanghe. Codici e soglie di allerta per rischio valanghe In fase di previsione si distinguono i seguenti livelli di criticità: assente, ordinaria, moderata, elevata. Il rischio valanghe può seguire a nevicate anche di debole intensità; particolari condizioni meteorologiche possono incidere sul livello di tale rischio, che può attivarsi, per condizioni meteorologiche predisponenti, anche a distanza dal momento in cui è nevicato. Questo rischio è rappresentato alla scala di pericolo unificata europea nel consolidato bollettino NEVE & LANGHE prodotto in regione Lombardia dal Centro Nivometeorologico ARPA di Bormio e pubblicato sul sito Pagina 41

42 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Di seguito si riporta la corrispondenza tra codici del livello di allerta, valori della scala di pericolo unificata europea e livelli di criticità: SCALA DI PERI UNIFICATA EUROPEA LUTAZIONE CFMR LIVEL ITICITÀ DICE ALLERTA assente assente non emesso 1 - debole ordinaria moderato ordinaria marcato ordinaria/moderata forte moderata molto forte elevata 3 Scenari per rischio valanghe Le valanghe sono la manifestazione più classica dell instabilità del manto nevoso. In questo contesto non interessa fornire valutazioni dettagliate, come distinguere le valanghe di neve polverosa, tipiche del periodo invernale, da quelle di neve bagnata, tipiche del periodo primaverile con le conseguenti distinzioni degli scenari di rischio. Al sistema regionale di protezione civile si fornisce in Allegato 4 un elenco di aree che, dagli studi disponibili presso le strutture regionali, sono da considerare soggette a rischio valanghe, quale prima indicazione concreta sulle attenzioni e sulle azioni da adottare in occasione di rischio valanghe. Nello stesso allegato è riportato il criterio utilizzato per definire l elenco. Si riportano due importanti raccomandazioni: _ L elenco non è da considerare esaustivo di tutte le aree antropizzate soggette al rischio valanghe; _ Si sono mantenute le indicazioni relative a strade, abitati, ecc.., pur in presenza di opere di protezione passive o attive, allo scopo di ricordare di valutare correttamente eventuali rischi residui sulle aree. Zone omogenee di allerta per rischio incendi boschivi Criteri e definizione aree omogenee Il rischio di incendi boschivi è condizionato dalla presenza di alcuni fattori favorevoli al loro innesco e propagazione. In Lombardia il periodo di maggiore pericolosità per questo tipo di rischio si colloca statisticamente in inverno primavera (da dicembre a maggio), più frequentemente tra gennaio e aprile. In tale periodo la necromassa (massa vegetale secca) si trova nelle condizioni più favorevoli per la combustione; inoltre sono più frequenti le situazioni di vento forte che si determinano in un regime di correnti settentrionali (foehn). Infine, anche la scarsità di precipitazioni, nel medio-lungo periodo, predispone al pericolo di incendi boschivi. La classificazione della aree e dei Comuni considerati a rischio in regione Lombardia è desunta dal Piano regionale delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi (AIB), di cui alla d.g.r. n del Sempre in riferimento a quanto previsto dalla normativa regionale vigente, allorquando si cominciano a manifestare le prime avvisaglie di incendi giornalieri, viene dichiarato lo STATO DI GRAVE PERISITÀ per gli incendi boschivi, con l emanazione di apposito atto della U.O. Protezione Civile nel quale, fra l altro, si identificano: le aree ed i Comuni classificati a rischio di incendio boschivo; le azioni soggette a divieto; le sanzioni previste per la violazione dei divieti. Pagina 42

43 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Ai fini dell allertamento di protezione civile i criteri utilizzati per definire le zone omogenee per il rischio incendi boschivi sono di carattere amministrativo e ambientale. Più in dettaglio: a) il dato amministrativo si riferisce all attività delle unità territoriali di base per la gestione delle squadre di volontari AIB, che sono le Comunità Montane, le Province ed i Parchi. Un altro elemento importante è la presenza di Sedi Territoriali del Corpo Forestale dello Stato (Comandi Stazione, Coordinamenti Provinciali). b) Il dato ambientale è costituito dalla sintesi di tre differenti tipologie di informazione, che nel loro complesso definiscono il cosiddetto indice di pericolo, elemento cardine del sistema di controllo e gestione degli incendi boschivi, e precisamente: dati meteorologici, misurati e previsti (in particolare temperatura ed umidità dell aria, velocità del vento e precipitazioni totali); informazioni sul tipo di vegetazione presente e sul suo stato, nonché sulla copertura nevosa, ottenute tramite satellite e carte DUSAF; informazioni sull orografia, reperite da un modello digitale del terreno. La dimensione delle zone omogenee è il risultato di un compromesso tra l alta risoluzione ottenibile dal dato ambientale rilevato e quella più bassa dei valori meteo previsti. Tale compromesso ha portato a considerare aree costituite da Comunità Montane aggregate, o singole se sufficientemente grandi, o comunque distinguibili dalle Comunità adiacenti per ragioni climatologiche, orografiche o vegetazionali. Sulla base dei criteri sopra definiti, si sono identificate le zone omogenee, il cui dettaglio per comuni è individuato nell Allegato 2. F3 F4 F12 F5 F1 F6 F2 F7 F8 F9 F10 F11 F13 F14 F15 Zone omogenee di allerta per rischio incendi boschivi. Pagina 43

44 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie DICE DENONAZIONE DESIZIONE PROVINCE INTERESSATE ZONA F1 Val Chiavenna Comunità Montana della Valchiavenna. ZONA F2 Alpi Centrali Unione delle Comunità Montane di Morbegno, Sondrio e Tirano. ZONA F3 Alta Valtellina Comunità Montana dell Alta Valtellina. ZONA F4 Verbano Unione delle Comunità Montane: Valli Luinesi, Valcuvia, Valganna e Valmarchirolo, Valceresio. Comprende il parco Campo dei Fiori. ZONA F5 Lario Unione delle Comunità Montane: Alto Lario Occidentale, Alpi Lepontine, Lario Intelvese, Triangolo Lariano, Lario Orientale, Valle di San Martino, Valsassina, Valvarrone, Val d Esino Riviera.Comprende il comune di Lecco., ZONA F6 Brembo Unione delle Comunità Montane di Valle Brembana e Valle Imagna. Comprende alcuni comuni della relativa fascia pedemontana. ZONA F7 Alto Serio - Scalve Unione delle Comunità Montane: Valle Seriana Superiore, Val di Scalve. ZONA F8 Basso Serio - Sebino Unione delle Comunità Montane: Valle Seriana Inferiore, Valle Cavallina, Alto Sebino, Monte Bronzone e Basso Sebino, Sebino Bresciano. Comprende alcuni comuni della relativa fascia pedemontana., ZONA F9 Valcamonica Comunità Montana di Valle Camonica. ZONA F10 Mella - Chiese Unione delle Comunità Montane di Valle Trompia e Val Sabbia. Comprende alcuni comuni della relativa fascia pedemontana. ZONA F11 Garda Comunità Montana dell Alto Garda Bresciano, parte delle province di Brescia e Mantova., ZONA F12 Pedemontana Occidentale Parte delle province di Varese, Como e Lecco non contenenti Comunità Montane, escluso il Comune di Lecco. Comprende i parchi: Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Valle Ticino, Spina verde di Como, Valle del Lambro, Montevecchia e Valle del Curone, Parco Adda Nord.,, ZONA F13 Pianura Occidentale Unione delle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, parte delle province di Pavia, Cremona e Bergamo. Comprende i parchi:,,,, Valle Ticino, Sud Milano, Nord Milano, Groane, Valle del Lambro,, Adda Sud, Adda Nord, Serio. ZONA F14 Pianura Orientale Provincia di Mantova. Parte delle province di Brescia, Cremona e Bergamo. Comprende i parchi Oglio e Mincio e la parte mediobassa del Garda Bresciano.,,, ZONA F15 Oltrepò Pavese Comunità Montana dell Oltrepò Pavese. Pagina 44

45 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Soglie, codici di allerta, livelli di criticità e scenari di rischio Le soglie corrispondono ai gradi di pericolo indicati dalla Scala Alpina europea del pericolo di incendi boschivi (http://www.alpffirs.eu) Nella tabella che segue sono indicate le corrispondenze tra codici di allerta, livelli di criticità e livelli di pericolo e scenari di rischio a confronto con i gradi di pericolo individuati dalla Scala Alpina europea: Definizioni Corrispondenza Scala alpina europea DICE ALLERTA LIVEL ITICITÀ 0 assente 1 ordinaria 2 moderata GRADI PERI FWI nullo e molto basso basso e medio Alto e molto alto 3 elevata estremo - SCENARI DI RISCHIO Piccoli incendi di modeste dimensioni (fino a 5 ha) isolati e sporadici Incendi di medie dimensioni (da 5 a 18 ha) maggiormente diffusi ed anche in numero consistente Condizioni meteoclimatiche (vento, umidità, ecc.) che favoriscono lo sviluppo di incendi di notevoli proporzioni, sia in estensione (oltre 18 ha) che in numero e gravità GRADI DI PERI molto basso basso medio alto molto alto INNES POTENZIALE L innesco è difficile, se non in presenza di materiale altamente infiammabile Bassa probabilità di innesco. Una singola fiammella può causare un incendio. Una fiammella sicuramente incendio. singola causa un Una singola scintilla può causare un incendio. MPORTAMENTO POTENZIALE DEL FUO Pennacchio di fumo bianco. Velocità di diffusione del fuoco molto bassa. Spotting (*) non significativo. Pennacchio di fumo bianco e grigio. Velocità di diffusione del fuoco bassa. Spotting (*) di bassa frequenza. Colonna di fumo grigio con base scura. Velocità di diffusione del fuoco moderata. Spotting (*) di media intensità. Colonna di fumo rossiccia e nera. Velocità di diffusione del fuoco alta. Spotting (*) elevato. Colonna di fumo nero. Velocità di diffusione del fuoco molto alta. Spotting (*) intenso. Pagina 45

46 LUTAZIONE CFMR Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Di seguito si riporta la corrispondenza tra codici del livello di allerta, livelli di criticità ed i valori della scala di pericolo meteo IB: GRADI DI PERI METEO IB (Scala alpina europea) LIVEL DI ITICITÀ DICE DI ALLERTA - Molto basso Assente 0 A Basso e medio Ordinaria 1 B Alto Moderata 2 C Molto Alto Elevata 3 Al sistema regionale di protezione civile si fornisce in Allegato 4 un elenco di aree che, in base a quanto contenuto nella d.g.r. n. 967 del e dagli studi disponibili presso le strutture regionali, sono da considerare soggette a maggiore rischio di incendi boschivi, quale prima indicazione concreta sulle attenzioni e sulle azioni da adottare. Zone omogenee di allerta per rischio ondate di calore Criteri L esposizione prolungata a condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature particolarmente elevate (massime di 35 C o più e minime oltre i 20 C), alta umidità e scarsa ventilazione può avere effetti negativi sulla salute della popolazione. Ciò si verifica soprattutto in corrispondenza dei grandi centri urbani dove insistono dei fattori aggravanti e correlabili alla situazione meteorologica. La conformazione chiusa dei grandi centri abitati non facilita la dispersione del calore che tende a persistere anche in seguito alla presenza di materiali facilmente surriscaldabili e/o conduttori (cemento, asfalto, materiali ferrosi), alla densità di veicoli e di persone. Definizione aree Per quanto esposto sopra le aree omogenee per il rischio ondate di calore sono riferibili ai grossi centri urbani: attualmente in Lombardia sono le aree metropolitane di Milano e di Brescia. Codici e soglie di allerta per rischio ondate di calore Il Dipartimento di Epidemiologia dell ASL del Lazio, in qualità di centro di competenza del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, elabora nel periodo estivo (maggio-settembre) un bollettino per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute (sistemi HHWW) con un indicazione del livello di rischio previsto su alcuni grandi centri urbani. I sistemi HHWW (Heat Health Watch Warning Systems), basandosi sull analisi retrospettiva della relazione mortalità/variabili meteorologiche, sono in grado di caratterizzare, per la città considerata, le condizioni meteorologiche associate a significativi incrementi della mortalità osservata; rappresentano quindi un importante strumento per la prevenzione se integrati con efficaci interventi rivolti ai sottogruppi di popolazione più a rischio. Pagina 46

47 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie La scala di pericolosità adottata è la seguente: Scenari per rischio ondate di calore Le onde di calore possono determinare gravi conseguenze sulla salute di anziani e bambini oltre che di altre categorie a rischio. Alla percezione del caldo si devono sommare infatti gli effetti psicosomatici indotti dal traffico, dal rumore, dall affollamento, ma anche dalle condizioni socioeconomiche delle singole persone. Ciascuno può limitare i rischi seguendo poche semplici regole: bere spesso, evitare l esposizione diretta al sole, evitare l attività fisica nelle ore più calde. In proposito può risultare utile far riferimento alle norme di prevenzione sanitaria all indirizzo web: Zone di allerta per rischio idraulico localizzato sul fiume Po Criteri L Avviso di criticità per rischio idraulico localizzato sul Fiume Po nasce dall esigenza di allertare la porzione di territorio lombardo interessata da eventi di piena del fiume. Pur essendo un ambito limitato territorialmente, l importanza del corso d acqua e l entità dei possibili fenomeni ad esso collegati, è tale da rendere necessaria un attenzione maggiore di qualsiasi altro rischio localizzato. Inoltre, per la natura del fenomeno, le piene del Po possono interessare il territorio lombardo anche in ritardo rispetto a precipitazioni sulla nostra regione, ma soprattutto sul bacino più a monte del Po. I livelli restano elevati anche per diversi giorni, ma le criticità maggiori, che si manifestano in prossimità del passaggio del colmo di piena, richiedono la definizione di specifiche Zone di allerta. Si è deciso infine di considerare all interno di queste Zone tutti i comuni i cui limiti amministrativi sono compresi, anche solo parzialmente, all interno delle tre fasce fluviali PAI (fasce A, B e C), interessabili quindi da fenomeni di piena con tempo di ritorno fino a 500 anni. Sulla base dei criteri sopra descritti si sono definite 8 Zone, che tengono conto anche delle confluenze con i maggiori affluenti e della disponibilità di previsioni idrauliche in sezioni di riferimento. Pagina 47

48 Allegato 1 Zone omogenee di allerta, livelli d allerta, scenari di rischio e soglie Definizione aree rischio idraulico localizzato fiume Po DICE DESIZIONE SEZIONI DI RIFERIMENTO PROVINCE INTERESSATE PO1 Comuni lombardi fino al Tanaro Ponte Valenza PO2 Comuni lombardi compresi tra Tanaro e Ticino Isola S. Antonio, Ponte della Becca PO3 Comuni lombardi compresi tra Ticino e Lambro Spessa Po PO4 Comuni lombardi compresi tra Lambro e Adda Piacenza, PO5 Comuni lombardi compresi tra Adda e Taro Cremona PO6 Comuni lombardi compresi tra Taro e Oglio Casalmaggiore, Boretto, PO7 Comuni lombardi compresi tra Oglio e Mincio-Secchia Borgoforte PO8 Comuni lombardi a valle del Mincio-Secchia Sermide Zone di allerta per rischio idraulico localizzato F. Po Zone di allerta per rischio idraulico localizzato in altre aree Per alcuni eventi meteorologici sono state individuate, in fase di previsione, estensioni più limitate delle zone omogenee di allerta, cioè ulteriori ambiti di rischio localizzati, con lo stesso criterio di fondo del rischio localizzato sul fiume Po. Si tratta di ambiti limitati territorialmente, nei quali però, l entità e la frequenza dei possibili fenomeni ad essi collegati, è tale da rendere necessaria una specifica valutazione. Per ognuno dei suddetti ambiti viene elaborato uno specifico Avviso di Criticità localizzato, condiviso con le amministrazioni interessate. È già attivo l avviso localizzato sul fiume Secchia, mentre altri avvisi localizzati sono in fase di sviluppo, e verranno messi a disposizione non appena ultimati. I fac-simili degli avvisi attivi sono visibili nell Allegato 3. Pagina 48

49 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio

50 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: A ALTA LTELLINA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE BORO GROSIO GROTTO LIVIGNO VERO MAZZO DI LTELLINA SERNIO NDA TIRANO TOVO DI SANT`AGATA LDIDENTRO LDITTO LFUR VERVIO Pagina 50

51 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: B MEDIO-BASSA LTELLINA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE ALBAREDO PER SAN MAR ALBOSAGGIA ANDA LTELLINO APRICA ARDENNO BEMA BERBENNO DI LTELLINA BIANZONE BUGLIO IN MONTE CAIO CASPOGGIO CASTEL DELL`ACQUA CASTIONE ANDEVENNO CEDRAS CERCINO CHIESA IN LMALEN CHIURO CINO CIVO RINA SIO LTELLINO DAZIO DELEBIO DUBINO FAEDO LTELLINO FORLA FUSINE GEROLA ALTA LANZADA MANTEL MEL MONTAGNA IN LTELLINA MORBEGNO NOTE MEZZOLA PEDESINA PIANTEDO PIATEDA POGGIRIDENTI PONTE IN LTELLINA POSTALESIO RASURA ROGO NDRIO SPRIANA TALAMONA TARTANO TEGLIO TORRE DI SANTA MARIA TRAONA TRESIVIO L MASINO VERCEIA VILLA DI TIRANO Pagina 51

52 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE ALBAVILLA ALBESE N CASSANO ALBIO ALSERIO ALZATE BRIANZA ANZANO DEL PAR APPIANO GENTILE ARGEGNO AROSIO AS BARNI BELLAGIO BENE LARIO BEREGAZZO N FIGLIARO BINAGO BIZZARONE BLESSAGNO BLEVIO BRENNA BRIENNO BRUNATE BULGAROGRAS CADORAGO CAGLIO CAGNO CAMPIONE D`ITALIA CANTU` CANZO CAPIAGO INTIANO CARATE URIO CARIMATE CARLAZZO CARUGO CASAS D`INTELVI CASLINO D`ERBA CASNATE N BERNATE CASSINA RIZZARDI CASTELMARTE CASTELNUOVO BOZZENTE CASTIGLIONE D`INTELVI CALLASCA CARGNA CERANO INTELVI CERNOBBIO CIVENNA CLAINO N OSTENO NNO MO RRIDO EA CUCCIAGO CUSINO DIZZAS DOMA DONGO DOS DEL LIRO DREZZO ERBA EUPILIO FAGGETO LARIO FAPPIO FIGINO SERENZA FINO MORNAS GARZENO GERA LARIO GIRONI GRANDATE GRANDOLA ED UNITI GRAVEDONA ED UNITI GRIANTE GUANZATE INVERIGO LAGLIO LAINO LARUGO LANZO D`INTELVI LASNIGO LENNO LEZZENO LIPOMO LIVO NGONE AL SEGRINO LUISAGO LURAGO D`ERBA LURATE CACCIVIO MAGREGLIO MASLIANI MENAGGIO MERONE MEZZEGRA MOLTRASIO MONGUZZO MONTANO LUCINO MONTEMEZZO MONTORFANO MUS NES OLGIATE MAS OLTRONA DI SAN MAMETTE ORSENIGO OSSUCCIO PARE` PEGLIO PELLIO INTELVI PIANEL DEL LARIO PIGRA Pagina 52

53 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE PLESIO POGNANA LARIO PONNA PONTE LARO PORLEZZA PROSERPIO PUSIANO RAMPONIO VERNA REZZAGO RODERO RONAGO SALA MACINA SAN BARTOMEO L CARGNA SAN FEDELE INTELVI SAN FERMO DELLA BATTAGLIA SAN NAZZARO L CARGNA SAN SIRO SCHIGNANO SENNA MAS LBIATE RI RMANO STAZZONA TAVERNERIO TORNO TREMEZZO TREZZONE UGGIATE TRENO L REZZO LBRONA LMOREA LLDA VELE VENIANO VERCANA VERTEMATE N NOPRIO VILLA GUARDIA ZELBIO ABBADIA LARIANA ANNONE DI BRIANZA BALLABIO BARZAGO BARZANO` BARZIO BELLANO BOSISIO PARINI BUIAGO CASARGO CASSAGO BRIANZA CASSINA LSASSINA CASTEL DI BRIANZA CASSINA LSASSINA CASTEL DI BRIANZA CESANA BRIANZA CITE LI LLE BRIANZA RTENO STA MASNAGA ANDOLA LSASSINA EMELLA EMENO DERVIO DOLZAGO DORIO EL ESINO LARIO GALBIATE GARBAGNATE MONASTERO GARLATE INTROBIO INTROZZO LEC LIERNA MALGRATE MANDEL DEL LARIO MARGNO MOGGIO MOLTENO MONTICEL BRIANZA MORTERONE NIBIONNO OGGIONO OLIVETO LARIO PAGNONA PARLAS PASTURO PERLEDO PESCATE PREMANA PRIMALUNA ROGENO SIRONE SIRTORI SUEGLIO SUEL TACENO TREMENI LMADRERA RENNA VENDROGNO VESTRENO CAMPODOINO CHIAVENNA GORDONA GORDONA MADESIMO MENAROLA Pagina 53

54 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE MESE PIURO PRATA CAMPORTACCIO SAMOLA SAN GIAMO FILIPPO VILLA DI CHIAVENNA AGRA ALBIZZATE ANGERA ARCISATE ARSAGO SEPRIO AZZATE AZZIO BARAS BARDEL BEDERO UVIA BESANO BESNATE BEZZO BIANDRONNO BISUSCHIO BODIO AGO BREBBIA BREGANO BRENTA BREZZO DI BEDERO BRINZIO BRISSAGO LTRAGLIA BRUNEL BRUSIMPIANO BUGUGGIATE CADEGLIANO VINAGO CADREZZATE CANTEL CARATE CARNAGO CARONNO RESINO CASALE LITTA CASALZUIGNO CASCIAGO CASSANO UVIA CASTEL CABIAGLIO CASTELSEPRIO CASTELVECCANA CASTIGLIONE ONA CASTRONNO CARIA N PREMEZZO CAZZAGO BRABBIA CITTIGLIO CLIVIO CQUIO TREVISAGO MABBIO MERIO EMENAGA OSIO DELLA LLE CUAS AL MONTE CUGLIATE FABIAS CUNARDO CURIGLIA N MONTEVIAS CUVEGLIO CUVIO DAVERIO DUMENZA DUNO FERRERA DI RESE GALLIATE ARDO GAVIRATE GAZZADA SCHIANNO GEMONIO GERGNAGA GOLASECCA GORNATE ONA GRANTOLA INARZO INDUNO ONA ISPRA JERAGO N ORAGO LAVENA PONTE TRESA LAVENO MOEL LEGGIUNO NATE CEPPINO ZZA LUINO LUVINATE MACCAGNO MALGES MALNATE MARCHIRO MARZIO MASCIAGO PRIMO MERCAL MESENZANA MONTEGRINO LTRAGLIA MONLLE MORAZZONE MORNAGO OGGIONA N SANTO STEFANO ORINO OSMATE PINO SULLA SPONDA DEL LAGO MAGGIORE PORTO CERESIO PORTO LTRAGLIA RANCIO UVIA RAN SALTRIO Pagina 54

55 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: C NORD OVEST PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE SANGIANO SESTO CALENDE LBIATE ARNO SURAGO TAINO TERNATE TRADATE TRAVEDONA MONATE TRONZANO LAGO MAGGIORE LGANNA RANO BORGHI RESE VEDANO ONA VEDDASCA VENEGONO INFERIORE VENEGONO SUPERIORE VERGIATE VIGGIU` Pagina 55

56 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE ANTEGNATE ARCENE ARZAGO D`ADDA AZZANO SAN PAO BARBATA BARIANO BOLTIERE BONATE PRA BONATE TTO BOTTANU BREATE BREATE DI PRA BRIGNANO GERA D`ADDA CAINATE CALUS D`ADDA CALVENZANO CANONICA D`ADDA CAPRIATE SAN GER CARAGGIO CASIRATE D`ADDA CASTEL ROZZONE CAVERNAGO CHIGNO D`ILA CISERANO GNO AL SERIO MUN NUOVO RTENUO VO CURNO DALNE FARA GERA D`ADDA FARA OLINA N LA FILAGO FONTANELLA FORNOVO SAN GIONNI GHISALBA GRASBBIO IS LALLIO LETE LURANO MADONE MARTINENGO MEDOLAGO SANO DI GERA D`ADDA MORENGO MORNI AL SERIO MOZZANICA ORIO AL SERIO OSIO PRA OSIO TTO PAGAZZANO POGNANO PONTE SAN PIETRO PONTIRO NUOVO PRESEZZO ROMANO DI ARDIA SERIATE LZA SPIRANO STEZZANO SUISIO TERNO D`ILA TREVIGLIO TREVIO URGNANO VERDELLINO VERDEL ZANICA BREGNANO CABIATE CARBONATE CERMENATE CIRIDO FENEGRO` LIDO MAS CATE RESINO MAZZO LURAGO MARINONE MARIANO MENSE MOZZATE NOVEDRATE ROVELLASCA ROVEL PORRO TURATE ACQUANEGRA EMONESE AGNADEL ANNIC AZZANEL BAGNO EMAS CASANO CAMPAGNOLA EMASCA CAPERGNANICA CAPPELLA CANTONE CAPRALBA CASALBUTTANO ED UNITI CASALE EMAS VIDOLAS CASALETTO CEREDANO CASALETTO DI PRA CASALETTO PRIO CASALMORANO CASTEL GABBIANO CASTELLEONE CASTELVERDE CHIEVE EDERA RUBBIANO EMA EMONA Pagina 56

57 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE EMOSANO OTTA D`ADDA CUGNANO SUL NAVIGLIO DOVERA FIES FORGARA GENIVOLTA GOITO GRUMEL EMONESE ED UNITI IZANO MADIGNANO MONTE EMAS MONTODINE MOSCAZZANO OFFANENGO PADERNO PONCHIELLI PALAZZO PIGNANO PANDINO PIANENGO PIERANICA PIZZIGHETTONE QUINTANO RICENGO RIPALTA ARPINA RIPALTA EMASCA RIPALTA GUERINA RIVOLTA D`ADDA ROMANENGO SALVIROLA SAN BASSANO SERGNANO SESTO ED UNITI NCINO RESINA SPINADES SPINO D`ADDA TICENGO TORLINO VIMERCATI TRESRE EMAS TRIGO IANO EMAS ILATE CASATENOVO MAGNA OSNAGO PADERNO D`ADDA ROBBIATE VERDERIO INFERIORE VERDERIO SUPERIORE ABBADIA CERRETO BERTONI BOFFARA D`ADDA BORGHETTO DIGIANO BORGO SAN GIONNI BREIO CAMAIRAGO CASALETTO DIGIANO CASALMAIOC CASALPUSTERLENGO CASELLE LANDI CASELLE LURANI CASTELNUOVO BOCCA D`ADDA CASTIGLIONE D`ADDA CASTIRAGA VIDARDO CACURTA CAVENAGO D`ADDA CERVIGNANO D`ADDA DOGNO MAZZO RNEGLIANO LAUDENSE RNO GIOVINE RNOVECCHIO RTE PALASIO ESPIATICA FOIO GALGAGNANO GRAFFIGNANA GUARDAGLIO LIVRAGA DI DI VECCHIO MACCASTORNA MAIRAGO MALEO MARUDO MASSALENGO MELETI MERLINO MONTANA ARDO MULAZZANO ORIO LITTA OSPEDALETTO DIGIANO OSSAGO DIGIANO PIEVE FISSIRAGA SALERANO SUL LARO SAN FIORANO SAN MARTINO IN STRADA SAN ROC AL PORTO SANT`ANGE DIGIANO SANTO STEFANO DIGIANO SECUGNAGO SENNA DIGIANA MAGLIA RDIO TAZZANO N VILLAVES TERRANUO DEI PASSERINI Pagina 57

58 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE TURANO DIGIANO LERA FRATTA VILLANO DEL SILLARO ZE BUON PERSI ABBIATEGRAS AGRATE BRIANZA AICURZIO ALBIATE ARRE BARLASSINA BELLUS BERNAREGGIO BESANA IN BRIANZA BIASNO BOVISIO MASCIAGO BRIOS BRUGHERIO BURAGO DI MOLGORA BUSNAGO CAMPARADA CAPONAGO CARATE BRIANZA CARNATE CAVENAGO DI BRIANZA CERIANO LAGHETTO CESANO MADERNO GLIATE NREZZO RNATE D'ADDA RREZZANA DESIO GIUSSANO LAZZATE LENTATE SUL SEVE LESMO LIIATE LISNE MACHERIO MEDA MEZZAGO SINTO MONZA MUGGIO` NO LANESE ORNAGO RENATE RONCEL RON BRIANTINO SEREGNO SEVE VI SULBIATE TRIUGGIO USMATE VELATE REDO VEDANO AL LARO VEDUGGIO N LZANO VERANO BRIANZA VILLASANTA VIMERCATE ABBIATEGRAS ALBAIRATE ARNATE ARESE ARLUNO ASSAGO BARANZATE BAREGGIO BASIANO BASIGLIO BELLINZAGO ARDO BERNATE TICINO BESATE BINAS BOFFARA PRA TICINO BOLLATE BRES BUBBIANO BUCCINAS BUSCATE BUSSERO BUSTO GAROLFO CALVIGNAS CAIAGO CANEGRATE CARPIANO CARUGATE CASARILE CAREZZO CASSANO D`ADDA CASSINA DE PECCHI CASSINETTA DI LUGAGNANO CASTANO PRIMO CERNUS SUL NAVIGLIO CERRO AL LARO CERRO MAGGIORE CESANO BOSNE CESATE CINISEL BALSAMO CISLIANO GNO MONZESE LTURANO RBETTA RMANO RNAREDO RSI CUGGIONO CUSAGO Pagina 58

59 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE CUSANO LANINO DAIRAGO DRESANO GAGGIANO GARBAGNATE LANESE GESSATE GORGONZOLA GREZZAGO GUDO VISNTI INVERUNO INZAGO LACCHIARELLA LAINATE LEGNANO LISCATE CATE DI TRIULZI MAGENTA MAGNAGO MARCAL N CANE MASATE MEDIGLIA MELEGNANO MELZO MESERO LANO MORIMONDO MOTTA VISNTI NERVIANO NOSATE NOTE LANESE NOVIGLIO OPERA OSNA OZZERO PADERNO DUGNANO PANTIGLIATE PARABIAGO PAUL PERO PESCHIERA BORROMEO PESSANO N BORNAGO PIEVE EMANUELE PIOLTEL POGLIANO LANESE POZZO D`ADDA POZZUO MARTESANA PREGNANA LANESE RESCALDINA RHO ROBECCHETTO N INDUNO ROBEC SUL NAVIGLIO RODANO ROSATE ROZZANO SAN ANO AL LARO SAN DONATO LANESE SAN GIORGIO SU LEGNANO SAN GIULIANO LANESE SAN VITTORE ONA SAN ZENONE AL LARO SANTO STEFANO TICINO SEDRIANO SEGRATE SENAGO SESTO SAN GIONNI SETTALA SETTIMO LANESE LARO TREZZANO ROSA TREZZANO SUL NAVIGLIO TREZZO SULL`ADDA TRIBIANO TRUCCAZZANO TURBIGO NZAGHEL NZAGO PRIO D`ADDA VERMEZZO VERNATE VIGNATE VILLA RTESE VIMODRONE VITTUONE VIZZO PREDABISSI ZE SURRIGONE ALAGNA ALBAREDO ARNABOLDI ALBONESE ALBUZZANO ARENA PO BADIA PAVESE BARBIANEL BASCAPE` BASTIDA DE` DOSSI BASTIDA PANCARANA BATTUDA BELGIOIO BEREGUARDO BORGAREL BORGO SAN SIRO BORNAS BREME BRESSANA BOTTARONE BRONI CAMPOSPINO CANDIA MELLINA Pagina 59

60 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE CARBONARA AL TICINO CASANO NATI CASATISMA CASEI GEROLA CARATE PRIMO CASLNOVO CASTELLETTO DI BRANDUZZO CASTEL D`AGOGNA CASTELNOVETTO CA MANARA CERANO CERETTO MELLINA CERGNAGO CERTOSA DI PAVIA CERVESINA CHIGNO PO CILAVEGNA NFIENZA PIANO RANA RNALE RTEONA STA DE` NOBILI ZZO CURA CARPIGNANO DORNO FERRERA ERBOGNONE FILIGHERA FRASCARO GALLIAVOLA GAARANA GAO` GARLAS GENZONE GERENZAGO GIUSSAGO GRAVELNA MELLINA GROPEL CAIROLI INVERNO E MONTELEONE LANDRIANO LANGOS LARDIRAGO LINARO MEL LUNGAVILLA MAGHERNO MARCIGNAGO MARZANO MEDE MEZZANA BIGLI MEZZANA RABATTONE MEZZANINO RADO TERME MONTICELLI PAVESE MORTARA NIRVO OLENO DI MELLINA OTTOBIANO PALESTRO PANCARANA PARONA PAVIA PIEVE ALBIGNOLA PIEVE DEL CAIRO PIEVE PORTO MORONE PINARO PO PIZZALE PORTALBERA REA ROBBIO ROBEC PAVESE ROGNANO RONCARO ROSAS SAN CIPRIANO PO SAN GENESIO ED UNITI SAN GIORGIO DI MELLINA SAN MARTINO SICMARIO SAN ZENONE AL PO SANNAZZARO DE` BURGONDI SANT`ALESSIO N VIANE SANT`ANGE MELLINA SANTA ISTINA E BISNE SARTIRANA MELLINA SCALDALE SEANA SILNO PIETRA SIZIANO MMO SPESSA STRADELLA SUARDI TORRE BERETTI E CASTELLARO TORRE D`ARESE TORRE D`ILA TORRE DE` NEGRI TORREVECCHIA PIA TRA` SICMARIO TRIVOLZIO TROMEL TROVO LEGGIO LLE MELLINA LLE SALIENE VELEZZO MELLINA VELLEZZO BELLINI VERRETTO VERRUA PO Pagina 60

61 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: D PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE VIDIGULFO VIGENO VILLA BISSSI VILLANO D`ARDENGHI VILLANTERIO VISTARINO VOGHERA ZECNE ZEME ZERBO ZERBO` ZINAS BUSTO ARSIZIO CAIRATE CARDANO AL CAMPO CARONNO PERTUSELLA CARATE SEMPIONE CASSANO MAGNAGO CASTELLANZA CISLAGO FAGNANO ONA FERNO GALLARATE GERENZANO GORLA MAGGIORE GORLA NORE NATE POZZO MARNATE OLGIATE ONA ORIGGIO SAMARATE SARONNO LBIATE ONA MMA ARDO UBOLDO VIZZOLA TICINO Pagina 61

62 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: E OLTREPO PAVESE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE BAGNARIA BORGO PRIO BORGORATTO MORMORO BOSNAS BRAL DI PREGOLA CALVIGNANO CANEVINO CANNETO PAVESE CASTANA CASTEGGIO CECIMA CIGOGNOLA DEVILLA RVINO SAN QUIRI FORTUNAGO GODIAS GOLFERENZO LIRIO MENNI MONTALTO PAVESE MONTEBEL DELLA BATTAGLIA MONTECALVO VERSIGGIA MONTESCANO MONTESEGALE MONTU` BECCARIA MORNI SANA OLI GESSI PIETRA DE` GIORGI PONTE NIZZA REDALLE RETORBIDO RINAZZANO ROCCA DE` GIORGI ROCCA SUSELLA ROMAGNESE ROVESCALA RUINO SAN DAANO AL LLE SANTA GIULETTA SANTA MARGHERITA DI STAFFORA SANTA MARIA DELLA VERSA TORRAZZA STE TORRICELLA VERZATE L DI NIZZA LVERDE RZI VOLPARA ZATTAREL ZENEVREDO Pagina 62

63 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE BOLGARE CAIO CIVIDATE AL PIANO PAS PUMENENGO TELGATE TORRE PALLAVICINA ACQUAFREDDA ALFIANEL AZZANO MELLA BAGNO MELLA BARBARIGA BASSANO BRESCIANO BEDIZZOLE BERLINGO BORGO SAN GIAMO BORGOSATOL BRANDI CAINATO CALVISANO CAPRIANO DEL LLE CARPENEDO CASTEGNATO CASTEL MELLA CASTELTI CASTENEDO CASTREZZATO CAZZAGO SAN MARTINO CHIARI CIGOLE CCAGLIO GNE MEZZANO CIZZAGO RZANO DEL DESENZANO DEL GARDA ERBUS FIESSE FLERO GAARA GHEDI GOTTOLENGO IRELLA LENO GRATO NATO NGHENA MACDIO MAIRANO MANERBA DEL GARDA MANERBIO LZANO MONIGA DEL GARDA MONTICHIARI MONTIRONE OFFLAGA ORZINUOVI ORZIVECCHI OSPITALETTO PADENGHE SUL GARDA PADERNO FRANCIARTA PALAZZO SULL`OGLIO PASSIRANO PAVONE DEL MELLA POMPIANO PONCARALE PONTEVI PONTOGLIO POZZOLENGO PRALBOINO QUINZANO D`OGLIO REMEDEL ROCCAFRANCA RONCADELLE ROTO RUDIANO SAN FELICE DEL BENA SAN GERSIO BRESCIANO SAN PAO SAN ZENO NAVIGLIO SENIGA SIRONE IANO DEL LAGO TORBOLE CASAGLIA TRAGLIATO TRENZANO URAGO D`OGLIO VEROLANUO VEROLAVECCHIA VILLACHIARA VISANO BONEMERSE BORDOLANO CA` D`ANDREA CALTONE CAPPELLA DE` PICENARDI CASALMAGGIORE CASTELDIDONE CASTELVISNTI CELLA DATI CIGNO CINGIA DE` BOTTI RTE DE` RTESI N CIGNONE RTE DE` FRATI DEROVERE DRIZZONA GABBIONETA BINANUO GADES PIEVE DELMONA Pagina 63

64 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE GERRE DE`CAPRIOLI GRONTARDO GUSLA ILA DORESE MALAGNINO MARTIGNANA DI PO MOTTA BALUFFI OLMENETA OSTIANO PERSI DOSIMO PESCARO ED UNITI PESSINA EMONESE PIADENA PIEVE D`OL PIEVE SAN GIAMO POZZAGLIO ED UNITI RIRO DEL RE ED UNITI ROBEC D`OGLIO SAN DANIELE PO SAN GIONNI IN OCE SAN MARTINO DEL LAGO SCANDOLARA RARA SCANDOLARA RIPA D`OGLIO LARO RAINERIO SPIRO SPINEDA STAGNO ARDO TORNATA TORRE DE` PICENARDI TORRICELLA DEL PIZZO VESTO VONGO VOLTIDO ACQUANEGRA SUL CHIESE ALA BAGNO SAN VITO BIGAREL BORGOFORTE BORGOFRAN SUL PO BOZZO CANNETO SULL`OGLIO CARBONARA DI PO CASALMORO CASALDO CASALROMANO CASTEL D`ARIO CASTEL GOFFREDO CASTELBELFORTE CASTELLUCCHIO CASTIGLIONE DELLE STIVIERE CAVRIANA CERESARA MMESSAGGIO CURTATONE DO FENICA GAZOLDO DEGLI IPPOLITI GAZZUO GOITO GONZAGA GUIDIZZO MAGNACAL MANTO MARCARIA MARIANA MANTONA MARRO MEDOLE MOGLIA MONZAANO MOTTEGGIANA OSTIGLIA PEGOGNAGA PIEVE DI RIANO PIUBEGA POGGIO RUS POMPONES PONTI SUL NCIO PORTO MANTONO QUINGENTOLE QUISTEL REDONDES REVERE RIRO MANTONO RODIGO RONFERRARO ROVERBELLA SABBIONETA SAN BENEDETTO PO SAN GIAMO DELLE SEGNATE SAN GIORGIO DI MANTO SAN GIONNI DEL DOS SAN MARTINO DALL`ARGINE SCHIVENOGLIA SERDE SERRALLE A PO LFERINO SUSTINENTE SUZZARA VIADANA VILLA POMA VILLIMPENTA VIRGILIO VOLTA MANTONA Pagina 64

65 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: G GARDA AMONICA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE ADRARA SAN MARTINO ADRARA SAN ROC AZZONE BERZO SAN FERMO BORGO DI TERZO BOSSI CAROBBIO DEGLI ANGELI CASAZZA CASTELLI CALEPIO CASTIONE DELLA PRELANA CASTRO CENATE PRA CERETE CHIUDUNO LERE STA VOLPINO EDARO ENDINE GAIANO ENTRATI FINO DEL MONTE FONTENO FORESTO SPAR GANDOS GORLAGO GRONE GRUMEL DEL MONTE VERE LUZZANA MONASTERO DEL CASTEL ONORE PARZANICA PIANI PREDORE RANZANI RI DI LTO ROGNO SARNI SCHILPARIO LTO LLINA NGAZZO VERE SPINONE AL LAGO TAVERNOLA BERGAMASCA TRESRE BALNEARIO VIADANICA VIGANO SAN MARTINO VIGO VILNGO VILNORE DI SCALVE ZANDOBBIO ADRO AGNOSINE ANFO ANGO TERME ARTOGNE BAGOLINO BARGHE BERZO DEMO BERZO INFERIORE BIENNO BIONE BORNO BOTTICINO BOVEGNO BOVEZZO BRAONE BRENO BRESCIA BRIONE CAINO CALGESE DELLA RIVIERA CAPO DI PONTE CAPOLLE CAPRIO CASTO CEDEGO CELLATICA CERVENO CETO CEVO CIERGO CIVIDATE CAMUNO LLEBEATO LLIO NCESIO RTE FRANCA RTENO GOLGI DARFO BOARIO TERME EDO ESINE GARDONE RIVIERA GARDONE LTROMPIA GARGNANO GARDO GIANI GUSSAGO IDRO INCUDINE IRMA ISEO LAVENONE LIMONE SUL GARDA DRINO SINE ZIO LUMEZZANE MAGASA MALEGNO Pagina 65

66 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: G GARDA AMONICA PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE MANNO MARCHENO MARMENTINO MARONE MAZZANO MONNO MONTE ILA MONTICELLI BRUSATI MURA MUSLINE NAVE NIARDO NUVOLENTO NUVOLERA ODO OME ONO SAN PIETRO OSSIMO PAIS VENO PAITONE PARATI PASPARDO PERTICA ALTA PERTICA BASSA PEZZAZE PIAN CAMUNO PIANGNO PIGNE POLAVENO POLPENAZZE DEL GARDA PONTE DI LEGNO PRESEGLIE PRESTINE PRELLE PROGLIO D`ISEO PROGLIO L SABBIA PUEGNAGO SUL GARDA REZZATO RODENGO SAIANO ROE` VOIANO SABBIO CHIESE SALE MARASINO SA` SAREZZO SAVIORE DELL`ADAMEL SELLERO SERLE NI SULZANO TAVERNOLE SUL MELLA TEMU` TIGNALE TOSLANO MADERNO TREMOSINE TREVI BRESCIANO LLIO LVESTINO VESTONE VEZZA D`OGLIO VILLA CARCINA VILLANUO SUL CLISI VIONE VOBARNO ZONE Pagina 66

67 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: H PREALPI CENTRALI PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE PROV MUNE ALBANO SANT`ALESSANDRO ALBINO ALGUA ALME` ALMENNO SAN BARTOMEO ALMENNO SAN SALTORE ALZANO ARDO AIVERE ARDESIO AVERARA AVIATI BAGNATICA BARZANA BEDULITA BERBENNO BERGAMO BIANZANO BLEL BRACCA BRANZI BREILLA BRUMANO BRUSAPORTO CAMERATA RNEL CAPIZZONE CAPRINO BERGAMAS CARONA CARVI CASNIGO CASSIGLIO CAZZANO SANT`ANDREA CENATE TTO CENE CISANO BERGAMAS CLUNE LZATE RNA IMAGNA RNALBA STA DI MEZZATE STA DI SERINA STA LLE IMAGNA CUSIO DOSSENA FIORANO AL SERIO FOPPO FUIPIANO LLE IMAGNA GANDELLINO GANDINO GAVERINA TERME GAZZANIGA GEROSA GORLE GORNO GROMO ILA DI FONDRA LEFFE LENNA CATEL MAPEL MEZZOLDO MOIO DE` CALVI MONTEL MOZZO NERO OLMO AL BREO OLTRE IL LLE OLTRESSENDA ALTA ONETA ORNICA PALADINA PALAZZAGO PARRE PEDRENGO PEIA PIARIO PIAZZA BREANA PIAZZATORRE PIAZZO PONTE NOSSA PONTERANICA PONTIDA PRADALUNGA PREMO RANICA RONBEL RONLA ROTA D`IMAGNA ROVETTA SAN GIONNI BIAN SAN PAO D`ARGON SAN PELLEGRINO TERME SANT`OMOBONO IMAGNA SANTA BRIGIDA SCANZOROSCIATE SEDRINA SELVINO SERINA RILE TTO IL MONTE GIONNI XXIII STROZZA TALEGGIO TORRE BOLDONE TORRE DE` ROVERI UBIALE CLANEZZO LBONDIONE LBREO LGOGLIO LLEVE Pagina 67

68 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: H PREALPI CENTRALI PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE PROV MUNE LNEGRA LSECCA LTORTA VEDESETA VERTO VILLA D`ADDA VILLA D`ALME` VILLA D`OGNA VILLA DI SERIO ZOGNO AIRUNO BRIVIO CAL CALZIORTE CARENNO CERNUS ARDONE ERVE IERSAGO MERATE SSAGLIA MONTE MARENZO MONTEVECCHIA OLGIATE MOLGORA OLGINATE PEREGO ROGNATE SANTA MARIA HOE` TORRE DE` BUSI LGREGHENTINO VERCURAGO VIGANO` Pagina 68

69 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N1 ALPI ORIENTALI ALTA LTELLINA PER RISCHIO NEVE BORO GROSIO GROTTO LIVIGNO VERO MAZZO DI LTELLINA SERNIO NDA TIRANO TOVO DI SANT`AGATA LDIDENTRO LDITTO LFUR VERVIO Pagina 69

70 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N2 ALPI OCCIDENTALI LTELLINA E HIAVENNA PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ALBAREDO PER SAN MAR ALBOSAGGIA ANDA LTELLINO APRICA ARDENNO BEMA BERBENNO DI LTELLINA BIANZONE BUGLIO IN MONTE CAIO CAMPODOINO CASPOGGIO CASTEL DELL`ACQUA CASTIONE ANDEVENNO CEDRAS CERCINO CHIAVENNA CHIESA IN LMALEN CHIURO CINO CIVO RINA SIO LTELLINO DAZIO DELEBIO DUBINO FAEDO LTELLINO FORLA FUSINE GEROLA ALTA GORDONA LANZADA MADESIMO MANTEL MEL MENAROLA MESE MONTAGNA IN LTELLINA MORBEGNO NOTE MEZZOLA PEDESINA PIANTEDO PIATEDA PIURO POGGIRIDENTI PONTE IN LTELLINA POSTALESIO PRATA CAMPORTACCIO RASURA ROGO SAMOLA SAN GIAMO FILIPPO NDRIO SPRIANA TALAMONA TARTANO TEGLIO TORRE DI SANTA MARIA TRAONA TRESIVIO L MASINO VERCEIA VILLA DI CHIAVENNA VILLA DI TIRANO Pagina 70

71 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N3 PREALPI OCCIDENTALI PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ARGEGNO AS BARNI BELLAGIO BENE LARIO BLESSAGNO BLEVIO BRIENNO CAGLIO CAMPIONE D`ITALIA CARATE URIO CARLAZZO CASAS D`INTELVI CASTIGLIONE D`INTELVI CARGNA CERANO INTELVI CERNOBBIO CIVENNA CLAINO N OSTENO NNO RRIDO EA CUSINO DIZZAS DOMA DONGO DOS DEL LIRO FAGGETO LARIO GARZENO GERA LARIO GRANDOLA ED UNITI GRAVEDONA ED UNITI GRIANTE LAGLIO LAINO LANZO D`INTELVI LASNIGO LENNO LEZZENO LIVO MAGREGLIO MASLIANI MENAGGIO MEZZEGRA MOLTRASIO MONTEMEZZO MUS NES OSSUCCIO PEGLIO PELLIO INTELVI PIANEL DEL LARIO PIGRA PLESIO POGNANA LARIO PONNA PORLEZZA RAMPONIO VERNA REZZAGO SALA MACINA SAN BARTOMEO L CARGNA SAN FEDELE INTELVI SAN NAZZARO L CARGNA SAN SIRO SCHIGNANO RI RMANO STAZZONA TORNO TREMEZZO TREZZONE L REZZO LBRONA LLDA VELE VERCANA ZELBIO ABBADIA LARIANA BALLABIO BARZIO BELLANO CASARGO CASSINA LSASSINA LI RTENO ANDOLA LSASSINA EMENO DERVIO DORIO ESINO LARIO INTROBIO INTROZZO LIERNA MANDEL DEL LARIO MARGNO MOGGIO MORTERONE OLIVETO LARIO PAGNONA PARLAS PASTURO PERLEDO PREMANA PRIMALUNA SUEGLIO TACENO TREMENI RENNA VENDROGNO VESTRENO Pagina 71

72 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N3 PREALPI OCCIDENTALI PER RISCHIO NEVE AGRA AZZIO BEDERO UVIA BRENTA BREZZO DI BEDERO BRINZIO BRISSAGO - LTRAGLIA BRUSIMPIANO CADEGLIANO - VINAGO CASALZUIGNO CASSANO UVIA CASTEL CABIAGLIO CASTELVECCANA CITTIGLIO EMENAGA CUAS AL MONTE CUGLIATE - FABIAS CUNARDO CURIGLIA N MONTEVIAS CUVEGLIO CUVIO DUMENZA DUNO FERRERA DI RESE GERGNAGA GRANTOLA LAVENA PONTE TRESA LUINO MACCAGNO MARCHIRO MARZIO MASCIAGO PRIMO MESENZANA MONTEGRINO LTRAGLIA PINO SULLA SPONDA DEL LAGO MAGGIORE PORTO CERESIO PORTO LTRAGLIA RANCIO UVIA TRONZANO LAGO MAGGIORE LGANNA VEDDASCA Pagina 72

73 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N4 PREALPI CENTRALI PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ADRARA SAN MARTINO ADRARA SAN ROC ALBINO ALGUA ALZANO ARDO ARDESIO AVERARA AVIATI AZZONE BEDULITA BERBENNO BERZO SAN FERMO BIANZANO BLEL BORGO DI TERZO BOSSI BRACCA BRANZI BREILLA BRUMANO CAMERATA RNEL CAPIZZONE CARONA CASAZZA CASNIGO CASSIGLIO CASTIONE DELLA PRELANA CASTRO CAZZANO SANT`ANDREA CENATE PRA CENE CERETE CLUNE LERE LZATE RNA IMAGNA RNALBA STA DI SERINA STA LLE IMAGNA STA VOLPINO CUSIO DOSSENA ENDINE GAIANO ENTRATI FINO DEL MONTE FIORANO AL SERIO FONTENO FOPPO FORESTO SPAR FUIPIANO LLE IMAGNA GANDELLINO GANDINO GAVERINA TERME GAZZANIGA GEROSA GORNO GROMO GRONE ILA DI FONDRA LEFFE LENNA CATEL VERE LUZZANA MEZZOLDO MOIO DE` CALVI MONASTERO DEL CASTEL NERO OLMO AL BREO OLTRE IL LLE OLTRESSENDA ALTA ONETA ONORE ORNICA PARRE PARZANICA PEIA PIANI PIARIO PIAZZA BREANA PIAZZATORRE PIAZZO PONTE NOSSA PRADALUNGA PREMO RANZANI RI DI LTO ROGNO RONBEL RONLA ROTA D`IMAGNA ROVETTA SAN GIONNI BIAN SAN PELLEGRINO TERME SANT`OMOBONO TERME SANTA BRIGIDA SCHILPARIO SEDRINA SELVINO SERINA LTO LLINA NGAZZO VERE SPINONE AL LAGO STROZZA TALEGGIO TAVERNOLA BERGAMASCA UBIALE CLANEZZO LBONDIONE LGOGLIO Pagina 73

74 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N4 PREALPI CENTRALI PER RISCHIO NEVE LLEVE LNEGRA LSECCA LTORTA VEDESETA VERTO VIADANICA VIGANO SAN MARTINO VIGO VILLA D`OGNA VILNORE DI SCALVE ZOGNO Pagina 74

75 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N5 PREALPI ORIENTALI PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE AGNOSINE ANFO ANGO TERME ARTOGNE BAGOLINO BARGHE BERZO DEMO BERZO INFERIORE BIENNO BIONE BORNO BOVEGNO BOVEZZO BRAONE BRENO BRIONE CAINO CAPO DI PONTE CAPOLLE CASTO CEDEGO CERVENO CETO CEVO CIERGO CIVIDATE CAMUNO LLIO NCESIO RTENO GOLGI DARFO BOARIO TERME EDO ESINE GARDONE RIVIERA GARDONE LTROMPIA GARGNANO GIANI IDRO INCUDINE IRMA LAVENONE LIMONE SUL GARDA DRINO SINE ZIO LUMEZZANE MAGASA MALEGNO MANNO MARCHENO MARMENTINO MARONE MONNO MONTE ILA MURA NAVE NIARDO ODO ONO SAN PIETRO OSSIMO PAIS VENO PASPARDO PERTICA ALTA PERTICA BASSA PEZZAZE PIAN CAMUNO PIANGNO PIGNE POLAVENO PONTE DI LEGNO PRESEGLIE PRESTINE PROGLIO L SABBIA SABBIO CHIESE SALE MARASINO SAREZZO SAVIORE DELL`ADAMEL SELLERO SERLE NI SULZANO TAVERNOLE SUL MELLA TEMU` TIGNALE TOSLANO MADERNO TREMOSINE TREVI BRESCIANO LLIO TERME LVESTINO VESTONE VEZZA D`OGLIO VILLA CARCINA VIONE VOBARNO ZONE Pagina 75

76 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N6 ALTA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ALBANO SANT`ALESSANDRO ALME` ALMENNO SAN BARTOMEO ALMENNO SAN SALTORE AIVERE ANTEGNATE ARCENE ARZAGO D`ADDA AZZANO SAN PAO BAGNATICA BARBATA BARIANO BARZANA BERGAMO BOLGARE BOLTIERE BONATE PRA BONATE TTO BOTTANU BREATE BREATE DI PRA BRIGNANO GERA D`ADDA BRUSAPORTO CAINATE CAIO CALUS D`ADDA CALVENZANO CANONICA D`ADDA CAPRIATE SAN GERSIO CAPRINO BERGAMAS CARAGGIO CAROBBIO DEGLI ANGELI CARVI CASIRATE D`ADDA CASTEL ROZZONE CASTELLI CALEPIO CAVERNAGO CENATE TTO CHIGNO D`ILA CHIUDUNO CISANO BERGAMAS CISERANO CIVIDATE AL PIANO GNO AL SERIO MUN NUOVO RTENUO STA DI MEZZATE VO EDARO CURNO DALNE FARA GERA D`ADDA FARA OLINA N LA FILAGO FONTANELLA FORNOVO SAN GIONNI GANDOS GHISALBA GORLAGO GORLE GRASBBIO GRUMEL DEL MONTE IS LALLIO LETE LURANO MADONE MAPEL MARTINENGO MEDOLAGO SANO DI GERA D`ADDA MONTEL MORENGO MORNI AL SERIO MOZZANICA MOZZO ORIO AL SERIO OSIO PRA OSIO TTO PAGAZZANO PALADINA PALAZZAGO PAS PEDRENGO POGNANO PONTE SAN PIETRO PONTERANICA PONTIDA PONTIRO NUOVO PREDORE PRESEZZO PUMENENGO RANICA ROMANO DI ARDIA SAN PAO D`ARGON SARNI SCANZOROSCIATE SERIATE LZA RILE TTO IL MONTE GIONNI XXIII SPIRANO STEZZANO SUISIO TELGATE TERNO D`ILA TORRE BOLDONE TORRE DE` ROVERI TORRE PALLAVICINA TRESRE BALNEARIO Pagina 76

77 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N6 ALTA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE TREVIGLIO TREVIO URGNANO LBREO VERDELLINO VERDEL VILLA D`ADDA VILLA D`ALME` VILLA DI SERIO VILNGO ZANDOBBIO ZANICA ALBAVILLA ALBESE N CASSANO ALBIO ALSERIO ALZATE BRIANZA ANZANO DEL PAR APPIANO GENTILE AROSIO BEREGAZZO N FIGLIARO BINAGO BIZZARONE BREGNANO BRENNA BRUNATE BULGAROGRAS CABIATE CADORAGO CAGNO CANTU` CANZO CAPIAGO INTIANO CARBONATE CARIMATE CARUGO CASLINO D`ERBA CASNATE N BERNATE CASSINA RIZZARDI CASTELMARTE CASTELNUOVO BOZZENTE CALLASCA CERMENATE CIRIDO MO CUCCIAGO DREZZO ERBA EUPILIO FAPPIO FENEGRO` FIGINO SERENZA FINO MORNAS GIRONI GRANDATE GUANZATE INVERIGO LARUGO LIDO MAS LIPOMO CATE RESINO MAZZO NGONE AL SEGRINO LUISAGO LURAGO D`ERBA LURAGO MARINONE LURATE CACCIVIO MARIANO MENSE MERONE MONGUZZO MONTANO LUCINO MONTORFANO MOZZATE NOVEDRATE OLGIATE MAS OLTRONA DI SAN MAMETTE ORSENIGO PARE` PONTE LARO PROSERPIO PUSIANO RODERO RONAGO ROVELLASCA ROVEL PORRO SAN FERMO DELLA BATTAGLIA SENNA MAS LBIATE TAVERNERIO TURATE UGGIATE - TRENO LMOREA VENIANO VERTEMATE N NOPRIO VILLA GUARDIA AGNADEL CASANO CAMPAGNOLA EMASCA CAPRALBA CASALE EMAS - VIDOLAS CASALETTO DI PRA CASALETTO PRIO CASTEL GABBIANO EMOSANO PALAZZO PIGNANO PANDINO PIANENGO PIERANICA QUINTANO RICENGO Pagina 77

78 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N6 ALTA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE RIVOLTA D`ADDA SERGNANO NCINO SPINO D`ADDA TORLINO VIMERCATI TRESRE EMAS ILATE AIRUNO ANNONE DI BRIANZA BARZAGO BARZANO` BOSISIO PARINI BRIVIO BUIAGO CAL CALZIORTE CARENNO CASATENOVO CASSAGO BRIANZA CASTEL DI BRIANZA CERNUS ARDONE CESANA BRIANZA CITE LLE BRIANZA STA MASNAGA EMELLA DOLZAGO EL ERVE GALBIATE GARBAGNATE MONASTERO GARLATE IERSAGO LEC MAGNA MALGRATE MERATE SSAGLIA MOLTENO MONTE MARENZO MONTEVECCHIA MONTICEL BRIANZA NIBIONNO OGGIONO OLGIATE MOLGORA OLGINATE OSNAGO PADERNO D`ADDA PEREGO PESCATE ROBBIATE ROGENO ROGNATE SANTA MARIA HOE` SIRONE SIRTORI SUEL TORRE DE` BUSI LGREGHENTINO LMADRERA VERCURAGO VERDERIO INFERIORE VERDERIO SUPERIORE VIGANO` CERVIGNANO D`ADDA MAZZO MERLINO ZE BUON PERSI AGRATE BRIANZA AICURZIO ALBIATE ARRE BARLASSINA BELLUS BERNAREGGIO BESANA IN BRIANZA BIASNO BOVISIO MASCIAGO BRIOS BRUGHERIO BURAGO DI MOLGORA BUSNAGO CAMPARADA CAPONAGO CARATE BRIANZA CARNATE CAVENAGO DI BRIANZA CERIANO LAGHETTO CESANO MADERNO GLIATE NREZZO RNATE D`ADDA RREZZANA DESIO GIUSSANO LAZZATE LENTATE SUL SEVE LESMO LIIATE LISNE MACHERIO MEDA MEZZAGO SINTO MONZA MUGGIO` NO LANESE ORNAGO RENATE RONCEL Pagina 78

79 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N6 ALTA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE RON BRIANTINO SEREGNO SEVE VI SULBIATE TRIUGGIO USMATE VELATE REDO VEDANO AL LARO VEDUGGIO N LZANO VERANO BRIANZA VILLASANTA VIMERCATE ABBIATEGRAS ALBAIRATE ARNATE ARESE ARLUNO ASSAGO BARANZATE BAREGGIO BASIANO BASIGLIO BELLINZAGO ARDO BERNATE TICINO BESATE BINAS BOFFARA PRA TICINO BOLLATE BRES BUBBIANO BUCCINAS BUSCATE BUSSERO BUSTO GAROLFO CALVIGNAS CAIAGO CANEGRATE CARPIANO CARUGATE CASARILE CAREZZO CASSANO D`ADDA CASSINA DE PECCHI CASSINETTA DI LUGAGNANO CASTANO PRIMO CERNUS SUL NAVIGLIO CERRO AL LARO CERRO MAGGIORE CESANO BOSNE CESATE CINISEL BALSAMO CISLIANO GNO MONZESE LTURANO RBETTA RMANO RNAREDO RSI CUGGIONO CUSAGO CUSANO LANINO DAIRAGO DRESANO GAGGIANO GARBAGNATE LANESE GESSATE GORGONZOLA GREZZAGO GUDO VISNTI INVERUNO INZAGO LACCHIARELLA LAINATE LEGNANO LISCATE CATE DI TRIULZI MAGENTA MAGNAGO MARCAL N CANE MASATE MEDIGLIA MELEGNANO MELZO MESERO LANO MORIMONDO MOTTA VISNTI NERVIANO NOSATE NOTE LANESE NOVIGLIO OPERA OSNA OZZERO PADERNO DUGNANO PANTIGLIATE PARABIAGO PAUL PERO PESCHIERA BORROMEO PESSANO N BORNAGO PIEVE EMANUELE PIOLTEL POGLIANO LANESE POZZO D`ADDA POZZUO MARTESANA PREGNANA LANESE RESCALDINA RHO Pagina 79

80 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N6 ALTA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ROBECCHETTO N INDUNO ROBEC SUL NAVIGLIO RODANO ROSATE ROZZANO SAN DONATO LANESE SAN GIORGIO SU LEGNANO SAN GIULIANO LANESE SAN VITTORE ONA SAN ZENONE AL LARO SANTO STEFANO TICINO SEDRIANO SEGRATE SENAGO SESTO SAN GIONNI SETTALA SETTIMO LANESE LARO TREZZANO ROSA TREZZANO SUL NAVIGLIO TREZZO SULL`ADDA TRIBIANO TRUCCAZZANO TURBIGO NZAGHEL NZAGO PRIO D`ADDA VERMEZZO VERNATE VIGNATE VILLA RTESE VIMODRONE VITTUONE VIZZO PREDABISSI ZE SURRIGONE ZIBIDO SAN GIAMO ALBIZZATE ANGERA ARCISATE ARSAGO SEPRIO AZZATE BARAS BARDEL BESANO BESNATE BEZZO BIANDRONNO BISUSCHIO BODIO AGO BREBBIA BREGANO BRUNEL BUGUGGIATE BUSTO ARSIZIO CADREZZATE CAIRATE CANTEL CARATE CARDANO AL CAMPO CARNAGO CARONNO PERTUSELLA CARONNO RESINO CASALE LITTA CASCIAGO CARATE SEMPIONE CASSANO MAGNAGO CASTELLANZA CASTELSEPRIO CASTIGLIONE ONA CASTRONNO CARIA N PREMEZZO CAZZAGO BRABBIA CISLAGO CLIVIO CQUIO - TREVISAGO MABBIO MERIO OSIO DELLA LLE DAVERIO FAGNANO ONA FERNO GALLARATE GALLIATE ARDO GAVIRATE GAZZADA SCHIANNO GEMONIO GERENZANO GOLASECCA GORLA MAGGIORE GORLA NORE GORNATE ONA INARZO INDUNO ONA ISPRA JERAGO N ORAGO LAVENO - MOEL LEGGIUNO NATE CEPPINO NATE POZZO ZZA LUVINATE MALGES MALNATE MARNATE MERCAL MONLLE MORAZZONE MORNAGO OGGIONA N SANTO STEFANO OLGIATE ONA Pagina 80

81 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N6 ALTA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE ORIGGIO ORINO OSMATE RAN SALTRIO SAMARATE SANGIANO SARONNO SESTO CALENDE LBIATE ARNO LBIATE ONA MMA ARDO SURAGO TAINO TERNATE TRADATE TRAVEDONA - MONATE UBOLDO RANO BORGHI RESE VEDANO ONA VENEGONO INFERIORE VENEGONO SUPERIORE VERGIATE VIGGIU` VIZZOLA TICINO Pagina 81

82 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N7 ALTA PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ADRO AZZANO MELLA BAGNO MELLA BARBARIGA BEDIZZOLE BERLINGO BORGOSATOL BOTTICINO BRANDI BRESCIA CAINATO CALGESE DELLA RIVIERA CAPRIANO DEL LLE CAPRIO CASTEGNATO CASTEL MELLA CASTELTI CASTENEDO CASTREZZATO CAZZAGO SAN MARTINO CELLATICA CHIARI CCAGLIO LLEBEATO GNE MEZZANO - CIZZAGO RTE FRANCA RZANO DEL DESENZANO DEL GARDA ERBUS FLERO GARDO GHEDI GUSSAGO ISEO LENO GRATO NATO DEL GARDA NGHENA MACDIO MAIRANO MANERBA DEL GARDA MANERBIO MAZZANO MONIGA DEL GARDA MONTICELLI BRUSATI MONTICHIARI MONTIRONE MUSLINE NUVOLENTO NUVOLERA OFFLAGA OME ORZINUOVI ORZIVECCHI OSPITALETTO PADENGHE SUL GARDA PADERNO FRANCIARTA PAITONE PALAZZO SULL`OGLIO PARATI PASSIRANO POLPENAZZE DEL GARDA POMPIANO PONCARALE PONTOGLIO POZZOLENGO PRELLE PROGLIO D`ISEO PUEGNAGO SUL GARDA REZZATO ROCCAFRANCA RODENGO - SAIANO ROE` VOIANO RONCADELLE ROTO RUDIANO SA` SAN FELICE DEL BENA SAN ZENO NAVIGLIO SIRONE IANO DEL LAGO TORBOLE CASAGLIA TRAGLIATO TRENZANO URAGO D`OGLIO VILLANUO SUL CLISI Pagina 82

83 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N8 BASSA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ACQUANEGRA EMONESE BAGNO EMAS CAPERGNANICA CAPPELLA CANTONE CASALETTO CEREDANO CASTELLEONE CHIEVE EDERA RUBBIANO EMA OTTA D`ADDA CUGNANO SUL NAVIGLIO DOVERA FIES FORGARA GENIVOLTA GOITO GRUMEL EMONESE ED UNITI IZANO MADIGNANO MONTE EMAS MONTODINE MOSCAZZANO OFFANENGO PIZZIGHETTONE RIPALTA ARPINA RIPALTA EMASCA RIPALTA GUERINA ROMANENGO SALVIROLA SAN BASSANO SESTO ED UNITI RESINA SPINADES TICENGO TRIGO IANO EMAS ABBADIA CERRETO BERTONI BOFFARA D`ADDA BORGHETTO DIGIANO BORGO SAN GIONNI BREIO CAMAIRAGO CASALETTO DIGIANO CASALMAIOC CASALPUSTERLENGO CASELLE LANDI CASELLE LURANI CASTELNUOVO BOCCA D`ADDA CASTIGLIONE D`ADDA CASTIRAGA VIDARDO CACURTA CAVENAGO D`ADDA DOGNO RNEGLIANO LAUDENSE RNO GIOVINE RNOVECCHIO RTE PALASIO ESPIATICA FOIO GALGAGNANO GRAFFIGNANA GUARDAGLIO LIVRAGA DI DI VECCHIO MACCASTORNA MAIRAGO MALEO MARUDO MASSALENGO MELETI MONTANA ARDO MULAZZANO ORIO LITTA OSPEDALETTO DIGIANO OSSAGO DIGIANO PIEVE FISSIRAGA SALERANO SUL LARO SAN FIORANO SAN MARTINO IN STRADA SAN ROC AL PORTO SANT`ANGE DIGIANO SANTO STEFANO DIGIANO SECUGNAGO SENNA DIGIANA MAGLIA RDIO TAZZANO N VILLAVES TERRANO DEI PASSERINI TURANO DIGIANO LERA FRATTA VILLANO DEL SILLARO SAN ANO AL LARO ALAGNA ALBAREDO ARNABOLDI ALBONESE ALBUZZANO ARENA PO BADIA PAVESE BARBIANEL BASCAPE` BASTIDA DE` DOSSI BASTIDA PANCARANA BATTUDA BELGIOIO BEREGUARDO BORGAREL BORGO PRIO BORGO SAN SIRO Pagina 83

84 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N8 BASSA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE BORGORATTO MORMORO BORNAS BOSNAS BREME BRESSANA BOTTARONE BRONI CALVIGNANO CAMPOSPINO CANDIA MELLINA CANEVINO CANNETO PAVESE CARBONARA AL TICINO CASANO NATI CASATISMA CASEI GEROLA CARATE PRIMO CASLNOVO CASTANA CASTEGGIO CASTELLETTO DI BRANDUZZO CASTEL D`AGOGNA CASTELNOVETTO CA MANARA CERANO CERETTO MELLINA CERGNAGO CERTOSA DI PAVIA CERVESINA CHIGNO PO CIGOGNOLA CILAVEGNA DEVILLA NFIENZA PIANO RANA RNALE RTEONA RVINO SAN QUIRI STA DE` NOBILI ZZO CURA CARPIGNANO DORNO FERRERA ERBOGNONE FILIGHERA FORTUNAGO FRASCARO GALLIAVOLA GAARANA GAO` GARLAS GENZONE GERENZAGO GIUSSAGO GODIAS GOLFERENZO GRAVELNA MELLINA GROPEL CAIROLI INVERNO E MONTELEONE LANDRIANO LANGOS LARDIRAGO LINARO LIRIO MEL LUNGAVILLA MAGHERNO MARCIGNAGO MARZANO MEDE MEZZANA BIGLI MEZZANA RABATTONE MEZZANINO RADO TERME MONTALTO PAVESE MONTEBEL DELLA BATTAGLIA MONTECALVO VERSIGGIA MONTESCANO MONTESEGALE MONTICELLI PAVESE MONTU` BECCARIA MORNI SANA MORTARA NIRVO OLENO DI MELLINA OLI GESSI OTTOBIANO PALESTRO PANCARANA PARONA PAVIA PIETRA DE` GIORGI PIEVE ALBIGNOLA PIEVE DEL CAIRO PIEVE PORTO MORONE PINARO PO PIZZALE PORTALBERA REA REDALLE RETORBIDO RINAZZANO TERME ROBBIO ROBEC PAVESE ROCCA DE` GIORGI ROCCA SUSELLA ROGNANO RONCARO ROSAS ROVESCALA SAN CIPRIANO PO Pagina 84

85 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N8 BASSA PIANURA OCCIDENTALE PER RISCHIO NEVE SAN DAANO AL LLE SAN GENESIO ED UNITI SAN GIORGIO DI MELLINA SAN MARTINO SICMARIO SAN ZENONE AL PO SANNAZZARO DE` BURGONDI SANT`ALESSIO N VIANE SANT`ANGE MELLINA SANTA ISTINA E BISNE SANTA GIULETTA SANTA MARIA DELLA VERSA SARTIRANA MELLINA SCALDALE SEANA SILNO PIETRA SIZIANO MMO SPESSA STRADELLA SUARDI TORRAZZA STE TORRE BERETTI E CASTELLARO TORRE D`ARESE TORRE D`ILA TORRE DE` NEGRI TORREVECCHIA PIA TORRICELLA VERZATE TRA` SICMARIO TRIVOLZIO TROMEL TROVO LEGGIO LLE MELLINA LLE SALIENE VELEZZO MELLINA VELLEZZO BELLINI VERRETTO VERRUA PO VIDIGULFO VIGENO VILLA BISSSI VILLANO D`ARDENGHI VILLANTERIO VISTARINO VOGHERA VOLPARA ZECNE ZEME ZENEVREDO ZERBO ZERBO` ZINAS Pagina 85

86 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N9 BASSA PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO NEVE PROV MUNE PROV MUNE ACQUAFREDDA ALFIANEL BASSANO BRESCIANO BORGO SAN GIAMO CALVISANO CARPENEDO CIGOLE FIESSE GAARA GOTTOLENGO IRELLA LZANO PAVONE DEL MELLA PONTEVI PRALBOINO QUINZANO D`OGLIO REMEDEL SAN GERSIO BRESCIANO SAN PAO SENIGA VEROLANUO VEROLAVECCHIA VILLACHIARA VISANO ANNIC AZZANEL BONEMERSE BORDOLANO CA` D`ANDREA CALTONE CAPPELLA DE` PICENARDI CASALBUTTANO ED UNITI CASALMAGGIORE CASALMORANO CASTELDIDONE CASTELVERDE CASTELVISNTI CELLA DATI CIGNO CINGIA DE` BOTTI RTE DE` RTESI N CIGNONE RTE DE` FRATI EMONA DEROVERE DRIZZONA GABBIONETA BINANUO GADES PIEVE DELMONA GERRE DE`CAPRIOLI GRONTARDO GUSLA ILA DORESE MALAGNINO MARTIGNANA DI PO MOTTA BALUFFI OLMENETA OSTIANO PADERNO PONCHIELLI PERSI DOSIMO PESCARO ED UNITI PESSINA EMONESE PIADENA PIEVE D`OL PIEVE SAN GIAMO POZZAGLIO ED UNITI RIRO DEL RE ED UNITI ROBEC D`OGLIO SAN DANIELE PO SAN GIONNI IN OCE SAN MARTINO DEL LAGO SCANDOLARA RARA SCANDOLARA RIPA D`OGLIO LARO RAINERIO SPIRO SPINEDA STAGNO ARDO TORNATA TORRE DE` PICENARDI TORRICELLA DEL PIZZO VESTO VONGO VOLTIDO ACQUANEGRA SUL CHIESE ALA BAGNO SAN VITO BIGAREL BORGOFORTE BORGOFRAN SUL PO BOZZO CANNETO SULL`OGLIO CARBONARA DI PO CASALMORO CASALDO CASALROMANO CASTEL D`ARIO CASTEL GOFFREDO CASTELBELFORTE CASTELLUCCHIO CASTIGLIONE DELLE STIVIERE CAVRIANA CERESARA MMESSAGGIO CURTATONE DO FENICA GAZOLDO DEGLI IPPOLITI GAZZUO GOITO GONZAGA GUIDIZZO MAGNACAL Pagina 86

87 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N9 BASSA PIANURA ORIENTALE PER RISCHIO NEVE MANTO MARCARIA MARIANA MANTONA MARRO MEDOLE MOGLIA MONZAANO MOTTEGGIANA OSTIGLIA PEGOGNAGA PIEVE DI RIANO PIUBEGA POGGIO RUS POMPONES PONTI SUL NCIO PORTO MANTONO QUINGENTOLE QUISTEL REDONDES REVERE RIRO MANTONO RODIGO RONFERRARO ROVERBELLA SABBIONETA SAN BENEDETTO PO SAN GIAMO DELLE SEGNATE SAN GIORGIO DI MANTO SAN GIONNI DEL DOS SAN MARTINO DALL`ARGINE SCHIVENOGLIA SERDE SERRALLE A PO LFERINO SUSTINENTE SUZZARA VIADANA VILLA POMA VILLIMPENTA VIRGILIO VOLTA MANTONA Pagina 87

88 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: N10 OLTREPÒ PAVESE - APPENNINO PER RISCHIO NEVE PROV MUNE BAGNARIA BRAL DI PREGOLA CECIMA MENNI PONTE NIZZA ROMAGNESE RUINO SANTA MARGHERITA DI STAFFORA L DI NIZZA LVERDE RZI ZATTAREL Pagina 88

89 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 11 PREALPI OCCIDENTALI PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE PROV MUNE ALBAVILLA ALBESE N CASSANO ARGEGNO AS BARNI BELLAGIO BENE LARIO BLESSAGNO BLEVIO BRIENNO BRUNATE CAGLIO CANZO CARATE URIO CARLAZZO CASAS D'INTELVI CASLINO D'ERBA CASTELMARTE CASTIGLIONE D'INTELVI CARGNA CERANO D'INTELVI CERNOBBIO CIVENNA CLAINO N OSTENO NNO MO NSIGLIO DI RUMO RRIDO EA CUSINO DIZZAS DOMA DONGO ERBA EUPILIO FAGGETO LARIO GARZENO GERMASINO GRANDOLA ED UNITI GRAVEDONA GRIANTE LAGLIO LAINO LANZO D'INTELVI LASNIGO LENNO LEZZENO NGONE AL SEGRINO MAGREGLIO MASLIANI MENAGGIO MEZZEGRA MOLTRASIO MUS NES OSSUCCIO PELLIO INTELVI PIANEL DEL LARIO PIGRA PLESIO POGNANA LARIO PONNA PONTE LARO PORLEZZA PROSERPIO PUSIANO RAMPONIO VERNA REZZAGO SALA MACINA SAN BARTOMEO L CARGNA SAN FEDELE INTELVI SAN NAZZARO L CARGNA SAN SIRO SCHIGNANO RMANO STAZZONA TAVERNERIO TORNO TREMEZZO L REZZO LBRONA LLDA VELE ZELBIO ABBADIA LARIANA BALLABIO BARZIO BELLANO CALZIORTE CARENNO CASARGO CASSINA LSASSINA CESANA BRIANZA CITE LI RTENO ANDOLA LSASSINA EMENO DERVIO DORIO ERVE ESINO LARIO GALBIATE INTROBIO INTROZZO LEC LIERNA MALGRATE MANDEL DEL LARIO MARGNO MOGGIO MORTERONE Pagina 89

90 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 11 PREALPI OCCIDENTALI PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE PROV MUNE OLIVETO LARIO PAGNONA PARLAS PASTURO PERLEDO PESCATE PREMANA PRIMALUNA SUEGLIO SUEL TACENO TORRE DE' BUSI TREMENI LMADRERA RENNA VENDROGNO VERCURAGO VESTRENO AGRA ARCISATE AZZIO BARAS BEDERO UVIA BESANO BISUSCHIO BRENTA BREZZO DI BEDERO BRINZIO BRISSAGO LTRAGLIA BRUSIMPIANO CADEGLIANO VINAGO CASALZUIGNO CASCIAGO CASSANO UVIA CASTEL CABIAGLIO CASTELVECCANA CITTIGLIO CQUIO TREVISAGO MERIO EMENAGA CUAS AL MONTE CUGLIATE FABIAS CUNARDO CURIGLIA N MONTEVIAS CUVEGLIO CUVIO DUMENZA DUNO FERRERA DI RESE GAVIRATE GERGNAGA GRANTOLA INDUNO ONA LAVENA PONTE TRESA LAVENO MOEL LUINO LUVINATE MACCAGNO MARCHIRO MARZIO MASCIAGO PRIMO MESENZANA MONTEGRINO LTRAGLIA ORINO PINO SULLA SPONDA DEL LAGO MAGGIORE PORTO CERESIO PORTO LTRAGLIA RANCIO UVIA SALTRIO TRONZANO LAGO MAGGIORE LGANNA RESE VEDDASCA VIGGIU' Pagina 90

91 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 12 RETICHE OCCIDENTALI PER IL RISCHIO LANGHE DOS DEL LIRO GERA LARIO LIVO MONTEMEZZO PEGLIO RI TREZZONE VERCANA CAMPODOINO CHIAVENNA DUBINO_A GORDONA MADESIMO MENAROLA MESE NOTE MEZZOLA PIURO PRATA CAMPORTACCIO SAMOLA SAN GIAMO FILIPPO VERCEIA VILLA DI CHIAVENNA Pagina 91

92 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 13 RETICHE CENTRALI PER IL RISCHIO LANGHE ARDENNO BERBENNO DI LTELLINA BIANZONE BUGLIO IN MONTE CASPOGGIO CASTIONE ANDEVENNO CERCINO CHIESA IN LMALEN CHIURO CINO CIVO DAZIO DUBINO_B LANZADA MANTEL MEL MONTAGNA IN LTELLINA MORBEGNO_A POGGIRIDENTI PONTE IN LTELLINA_A POSTALESIO NDRIO SPRIANA TEGLIO TORRE DI SANTA MARIA TRAONA TRESIVIO LMASINO VILLA DI TIRANO_A Pagina 92

93 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 14 RETICHE ORIENTALI PER IL RISCHIO LANGHE INCUDINE_A MONNO_A PONTE DI LEGNO_A TEMU'_A VEZZA D'OGLIO_A VIONE_A BORO GROSIO GROTTO LIVIGNO VERO_A MAZZO DI LTELLINA SERNIO_A NDA TIRANO_A TOVO DI SANT'AGATA LDIDENTRO LDITTO LFUR VERVIO Pagina 93

94 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 15 ADAMEL PER IL RISCHIO LANGHE BERZO DEMO BRAONE BRENO CEDEGO CETO CEVO CIERGO EDO_B INCUDINE_B NIARDO PASPARDO PONTE DI LEGNO_B SAVIORE DELL'ADAMEL NI TEMU'_B VEZZA D'OGLIO_B VIONE_B Pagina 94

95 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 16 PREALPI BRESCIANE PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE PROV MUNE AGNOSINE ANFO ARTOGNE BAGOLINO BARGHE BERZO INFERIORE BIENNO BIONE BOTTICINO BOVEGNO BOVEZZO BRIONE CAINO CAPOLLE CASTO CIVIDATE CAMUNO LLIO NCESIO DARFO BOARIO TERME_B ESINE GARDONE RIVIERA GARDONE LTROMPIA GARGNANO GARDO GIANI GUSSAGO IDRO IRMA LAVENONE LIMONE SUL GARDA DRINO LUMEZZANE MAGASA MARCHENO MARMENTINO MARONE MONTE ILA MURA NAVE ODO PERTICA ALTA PERTICA BASSA PEZZAZE PIAN CAMUNO PIGNE POLAVENO PRESEGLIE PRESTINE PROGLIO L SABBIA ROE' VOIANO SABBIO CHIESE SALE MARASINO SAREZZO SULZANO TAVERNOLE SUL MELLA TIGNALE TOSLANO MADERNO TREMOSINE TREVI BRESCIANO LLIO TERME LVESTINO VESTONE VILLA CARCINA VILLANUO SUL CLISI VOBARNO ZONE Pagina 95

96 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 54 OROBIE E PREALPI BERGAMASCHE PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE PROV MUNE ADRARA SAN MARTINO ADRARA SAN ROC ALBINO ALGUA ALMENNO SAN BARTOMEO ALMENNO SAN SALTORE ALZANO ARDO ARDESIO AVERARA AVIATI AZZONE BEDULITA BERBENNO BERZO SAN FERMO BIANZANO BLEL BORGO DI TERZO BOSSI BRACCA BRANZI BREILLA BRUMANO CAMERATA RNEL CAPIZZONE CAPRINO BERGAMAS CARONA CASAZZA CASNIGO CASSIGLIO CASTIONE DELLA PRELANA CASTRO CAZZANO SANT'ANDREA CENATE PRA CENE CERETE CLUNE LERE LZATE RNA IMAGNA RNALBA STA DI SERINA STA LLE IMAGNA STA VOLPINO CUSIO DOSSENA ENDINE GAIANO FINO DEL MONTE FIORANO AL SERIO FONTENO FOPPO FUIPIANO LLE IMAGNA GANDELLINO GANDINO GAVERINA TERME GAZZANIGA GEROSA GORNO GROMO GRONE ILA DI FONDRA LEFFE LENNA CATEL VERE LUZZANA MEZZOLDO MOIO DE' CALVI MONASTERO DEL CASTEL NERO OLMO AL BREO OLTRE IL LLE OLTRESSENDA ALTA ONETA ONORE ORNICA PALAZZAGO PARRE PARZANICA PEIA PIANI PIARIO PIAZZA BREANA PIAZZATORRE PIAZZO PONTE NOSSA PONTERANICA PRADALUNGA PREDORE PREMO RANZANI RI DI LTO ROGNO RONBEL RONLA ROTA D'IMAGNA ROVETTA SAN GIONNI BIAN SAN PELLEGRINO TERME SANTA BRIGIDA SANT'OMOBONO IMAGNA SARNI SCHILPARIO SEDRINA SELVINO SERINA LTO LLINA NGAZZO RILE VERE SPINONE AL LAGO Pagina 96

97 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: 54 OROBIE E PREALPI BERGAMASCHE PER IL RISCHIO LANGHE PROV MUNE PROV MUNE STROZZA TALEGGIO TAVERNOLA BERGAMASCA TRESRE BALNEARIO UBIALE CLANEZZO LBONDIONE LGOGLIO LLEVE LNEGRA LSECCA LTORTA VEDESETA VERTO VIADANICA VIGANO SAN MARTINO VIGO VILLA D'OGNA VILNORE DI SCALVE ZOGNO ANGO TERME BORNO CAPO DI PONTE CERVENO RTENO GOLGI DARFO BOARIO TERME_A EDO_A SINE ZIO MALEGNO MANNO ONO SAN PIETRO OSSIMO PAIS VENO PIANGNO SELLERO ALBAREDO PER SAN MAR ALBOSAGGIA ANDA LTELLINO APRICA BEMA CAIO CASTEL DELL'ACQUA CEDRAS RINA SIO LTELLINO DELEBIO FAEDO LTELLINO FORLA FUSINE GEROLA ALTA VERO_B MORBEGNO_B PEDESINA PIANTEDO PIATEDA PONTE IN LTELLINA_B RASURA ROGO SERNIO_B TALAMONA TARTANO TEGLIO_B TIRANO_B VILLA DI TIRANO_B Pagina 97

98 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F1 HIAVENNA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI CAMPODOINO CHIAVENNA GORDONA MADESIMO MENAROLA MESE NOTE MEZZOLA PIURO PRATA CAMPORTACCIO SAMOLA SAN GIAMO FILIPPO VERCEIA VILLA DI CHIAVENNA Pagina 98

99 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F2 ALPI CENTRALI PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ALBAREDO PER SAN MAR ALBOSAGGIA ANDA LTELLINO APRICA ARDENNO BEMA BERBENNO DI LTELLINA BIANZONE BUGLIO IN MONTE CAIO CASPOGGIO CASTEL DELL`ACQUA CASTIONE ANDEVENNO CEDRAS CERCINO CHIESA IN LMALEN CHIURO CINO CIVO RINA SIO LTELLINO DAZIO DELEBIO DUBINO FAEDO LTELLINO FORLA FUSINE GEROLA ALTA GROSIO GROTTO LANZADA VERO MANTEL MAZZO DI LTELLINA MEL MONTAGNA IN LTELLINA MORBEGNO PEDESINA PIANTEDO PIATEDA POGGIRIDENTI PONTE IN LTELLINA POSTALESIO RASURA ROGO SERNIO NDRIO SPRIANA TALAMONA TARTANO TEGLIO TIRANO TORRE DI SANTA MARIA TOVO DI SANT`AGATA TRAONA TRESIVIO L MASINO VERVIO VILLA DI TIRANO Pagina 99

100 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F3 ALTA LTELLINA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI BORO LIVIGNO NDA LDIDENTRO LDITTO LFUR Pagina 100

101 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F4 VERBANO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE AGRA ARCISATE AZZIO BARAS BARDEL BEDERO UVIA BESANO BISUSCHIO BRENTA BREZZO DI BEDERO BRINZIO BRISSAGO - LTRAGLIA BRUSIMPIANO CADEGLIANO - VINAGO CANTEL CARATE CASALZUIGNO CASCIAGO CASSANO UVIA CASTEL CABIAGLIO CASTELVECCANA CITTIGLIO CLIVIO CQUIO TREVISAGO MERIO EMENAGA CUAS AL MONTE CUGLIATE - FABIAS CUNARDO CURIGLIA N MONTEVIAS CUVEGLIO CUVIO DUMENZA DUNO FERRERA DI RESE GAVIRATE GEMONIO GERGNAGA GRANTOLA INDUNO ONA LAVENA PONTE TRESA LAVENO - MOEL LUINO LUVINATE MACCAGNO MARCHIRO MARZIO MASCIAGO PRIMO MESENZANA MONTEGRINO LTRAGLIA ORINO PINO SULLA SPONDA DEL LAGO MAGGIORE PORTO CERESIO PORTO LTRAGLIA RANCIO UVIA SALTRIO SANGIANO TRONZANO LAGO MAGGIORE LGANNA RESE VEDDASCA VIGGIU` Pagina 101

102 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F5 LARIO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE CAPRINO BERGAMAS CARVI CISANO BERGAMAS PONTIDA TTO IL MONTE GIONNI XXIII VILLA D`ADDA ALBAVILLA ALBESE N CASSANO ARGEGNO AS BARNI BELLAGIO BENE LARIO BLESSAGNO BLEVIO BRIENNO BRUNATE CAGLIO CAMPIONE D`ITALIA CANZO CARATE URIO CARLAZZO CASAS D`INTELVI CASLINO D`ERBA CASTELMARTE CASTIGLIONE D`INTELVI CARGNA CERANO INTELVI CERNOBBIO CIVENNA CLAINO N OSTENO NNO RRIDO EA CUSINO DIZZAS DOMA DONGO DOS DEL LIRO ERBA EUPILIO FAGGETO LARIO GARZENO GERA LARIO GRANDOLA ED UNITI GRAVEDONA ED UNITI GRIANTE LAGLIO LAINO LANZO D`INTELVI LASNIGO LENNO LEZZENO LIVO NGONE AL SEGRINO MAGREGLIO MENAGGIO MEZZEGRA MOLTRASIO MONTEMEZZO MUS NES OSSUCCIO PEGLIO PELLIO INTELVI PIANEL DEL LARIO PIGRA PLESIO POGNANA LARIO PONNA PONTE LARO PORLEZZA PROSERPIO PUSIANO RAMPONIO VERNA REZZAGO SALA MACINA SAN BARTOMEO L CARGNA SAN FEDELE INTELVI SAN NAZZARO L CARGNA SAN SIRO SCHIGNANO RI RMANO STAZZONA TAVERNERIO TORNO TREMEZZO TREZZONE L REZZO LBRONA LLDA VELE VERCANA ZELBIO ABBADIA LARIANA BALLABIO BARZIO BELLANO CALZIORTE CARENNO CASARGO CASSINA LSASSINA CESANA BRIANZA CITE LI LLE BRIANZA RTENO ANDOLA LSASSINA EMENO Pagina 102

103 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F5 LARIO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI DERVIO DORIO EL ERVE ESINO LARIO GALBIATE GARLATE INTROBIO INTROZZO LEC LIERNA MALGRATE MANDEL DEL LARIO MARGNO MOGGIO MONTE MARENZO MORTERONE OLGINATE OLIVETO LARIO PAGNONA PARLAS PASTURO PERLEDO PESCATE PREMANA PRIMALUNA SUEGLIO SUEL TACENO TORRE DE` BUSI TREMENI LGREGHENTINO LMADRERA RENNA VENDROGNO VERCURAGO VESTRENO Pagina 103

104 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F6 BREO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ALGUA ALME` ALMENNO SAN BARTOMEO ALMENNO SAN SALTORE AIVERE AVERARA BARZANA BEDULITA BERBENNO BERGAMO BLEL BRACCA BRANZI BREATE DI PRA BREILLA BRUMANO CAMERATA RNEL CAPIZZONE CARONA CASSIGLIO RNA IMAGNA RNALBA STA DI SERINA STA LLE IMAGNA CUSIO DOSSENA FOPPO FUIPIANO LLE IMAGNA GEROSA GORLE ILA DI FONDRA LENNA CATEL MAPEL MEZZOLDO MOIO DE` CALVI MOZZO OLMO AL BREO OLTRE IL LLE ORNICA PALADINA PALAZZAGO PIAZZA BREANA PIAZZATORRE PIAZZO PONTERANICA RONBEL RONLA ROTA D`IMAGNA SAN GIONNI BIAN SAN PELLEGRINO TERME SANT`OMOBONO IMAGNA SANTA BRIGIDA SEDRINA SERINA RILE STROZZA TALEGGIO TORRE BOLDONE UBIALE CLANEZZO LBREO LLEVE LNEGRA LSECCA LTORTA VEDESETA VILLA D`ALME` ZOGNO Pagina 104

105 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F7 ALTO SERIO-SCALVE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI ARDESIO AZZONE CASTIONE DELLA PRELANA CERETE CLUNE LERE FINO DEL MONTE GANDELLINO GORNO GROMO OLTRESSENDA ALTA ONETA ONORE PARRE PIARIO PONTE NOSSA PREMO ROVETTA SCHILPARIO NGAZZO LBONDIONE LGOGLIO VILLA D`OGNA VILNORE DI SCALVE Pagina 105

106 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F8 BAS SERIO - SEBINO PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ADRARA SAN MARTINO ADRARA SAN ROC ALBANO SANT`ALESSANDRO ALBINO ALZANO ARDO AVIATI BERZO SAN FERMO BIANZANO BORGO DI TERZO BOSSI CAROBBIO DEGLI ANGELI CASAZZA CASNIGO CASTELLI CALEPIO CASTRO CAZZANO SANT`ANDREA CENATE PRA CENATE TTO CENE CHIUDUNO LZATE STA VOLPINO EDARO ENDINE GAIANO ENTRATI FIORANO AL SERIO FONTENO FORESTO SPAR GANDINO GANDOS GAVERINA TERME GAZZANIGA GORLAGO GRONE GRUMEL DEL MONTE LEFFE VERE LUZZANA MONASTERO DEL CASTEL MONTEL NERO PARZANICA PEDRENGO PEIA PIANI PRADALUNGA PREDORE RANICA RANZANI RI DI LTO ROGNO SAN PAO D`ARGON SARNI SCANZOROSCIATE SELVINO LTO LLINA VERE SPINONE AL LAGO TAVERNOLA BERGAMASCA TORRE DE` ROVERI TRESRE BALNEARIO VERTO VIADANICA VIGANO SAN MARTINO VIGO VILLA DI SERIO VILNGO ZANDOBBIO ADRO CAPRIO RTE FRANCA ISEO MARONE MONTE ILA MONTICELLI BRUSATI OME PARATI PIGNE PROGLIO D`ISEO SALE MARASINO SULZANO ZONE Pagina 106

107 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F9 AMONICA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI ANGO TERME ARTOGNE BERZO DEMO BERZO INFERIORE BIENNO BORNO BRAONE BRENO CAPO DI PONTE CEDEGO CERVENO CETO CEVO CIERGO CIVIDATE CAMUNO RTENO GOLGI DARFO BOARIO TERME EDO ESINE GIANI INCUDINE SINE ZIO MALEGNO MANNO MONNO NIARDO ONO SAN PIETRO OSSIMO PAIS VENO PASPARDO PIAN CAMUNO PIANGNO PONTE DI LEGNO PRESTINE SAVIORE DELL`ADAMEL SELLERO NI TEMU` VEZZA D`OGLIO VIONE Pagina 107

108 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F10 MELLA - CHIESE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI AGNOSINE ANFO BAGOLINO BARGHE BIONE BOTTICINO BOVEGNO BOVEZZO BRESCIA BRIONE CAINO CAPOLLE CASTO CELLATICA LLEBEATO LLIO NCESIO GARDONE LTROMPIA GARDO GUSSAGO IDRO IRMA LAVENONE DRINO LUMEZZANE MARCHENO MARMENTINO MAZZANO MURA NAVE NUVOLENTO NUVOLERA ODO PAITONE PERTICA ALTA PERTICA BASSA PEZZAZE POLAVENO PRESEGLIE PRELLE PROGLIO L SABBIA REZZATO ROE` VOIANO SABBIO CHIESE SAREZZO SERLE TAVERNOLE SUL MELLA TREVI BRESCIANO LLIO VESTONE VILLA CARCINA VILLANUO SUL CLISI VOBARNO Pagina 108

109 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F11 GARDA PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI CALGESE DELLA RIVIERA DESENZANO DEL GARDA GARDONE RIVIERA GARGNANO LIMONE SUL GARDA NATO MAGASA MANERBA DEL GARDA MONIGA DEL GARDA MUSLINE PADENGHE SUL GARDA POLPENAZZE DEL GARDA POZZOLENGO PUEGNAGO SUL GARDA SA` SAN FELICE DEL BENA SIRONE IANO DEL LAGO TIGNALE TOSLANO MADERNO TREMOSINE LVESTINO CAVRIANA MONZAANO PONTI SUL NCIO LFERINO VOLTA MANTONA Pagina 109

110 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F12 PEDEMONTANA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ALBIO ALSERIO ALZATE BRIANZA ANZANO DEL PAR APPIANO GENTILE AROSIO BEREGAZZO N FIGLIARO BINAGO BIZZARONE BREGNANO BRENNA BULGAROGRAS CABIATE CADORAGO CAGNO CANTU` CAPIAGO INTIANO CARBONATE CARIMATE CARUGO CASNATE N BERNATE CASSINA RIZZARDI CASTELNUOVO BOZZENTE CALLASCA CERMENATE CIRIDO MO CUCCIAGO DREZZO FAPPIO FENEGRO` FIGINO SERENZA FINO MORNAS GIRONI GRANDATE GUANZATE INVERIGO LARUGO LIDO MAS LIPOMO CATE RESINO MAZZO LUISAGO LURAGO D`ERBA LURAGO MARINONE LURATE CACCIVIO MARIANO MENSE MASLIANI MERONE MONGUZZO MONTANO LUCINO MONTORFANO MOZZATE NOVEDRATE OLGIATE MAS OLTRONA DI SAN MAMETTE ORSENIGO PARE` RODERO RONAGO ROVELLASCA ROVEL PORRO SAN FERMO DELLA BATTAGLIA SENNA MAS LBIATE TURATE UGGIATE - TRENO LMOREA VENIANO VERTEMATE N NOPRIO VILLA GUARDIA AIRUNO ANNONE DI BRIANZA BARZAGO BARZANO` BOSISIO PARINI BRIVIO BUIAGO CAL CASATENOVO CASSAGO BRIANZA CASTEL DI BRIANZA CERNUS ARDONE STA MASNAGA EMELLA DOLZAGO GARBAGNATE MONASTERO IERSAGO MAGNA MERATE SSAGLIA MOLTENO MONTEVECCHIA MONTICEL BRIANZA NIBIONNO OGGIONO OLGIATE MOLGORA OSNAGO PADERNO D`ADDA PEREGO ROBBIATE ROGENO ROGNATE SANTA MARIA HOE` SIRONE SIRTORI VERDERIO INFERIORE VERDERIO SUPERIORE VIGANO` ALBIZZATE Pagina 110

111 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F12 PEDEMONTANA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ANGERA ARSAGO SEPRIO AZZATE BESNATE BEZZO BIANDRONNO BODIO AGO BREBBIA BREGANO BRUNEL BUGUGGIATE BUSTO ARSIZIO CADREZZATE CAIRATE CARDANO AL CAMPO CARNAGO CARONNO PERTUSELLA CARONNO RESINO CASALE LITTA CARATE SEMPIONE CASSANO MAGNAGO CASTELLANZA CASTELSEPRIO CASTIGLIONE ONA CASTRONNO CARIA N PREMEZZO CAZZAGO BRABBIA CISLAGO MABBIO OSIO DELLA LLE DAVERIO FAGNANO ONA FERNO GALLARATE GALLIATE ARDO GAZZADA SCHIANNO GERENZANO GOLASECCA GORLA MAGGIORE GORLA NORE GORNATE ONA INARZO ISPRA JERAGO N ORAGO LEGGIUNO NATE CEPPINO NATE POZZO ZZA MALGES MALNATE MARNATE MERCAL MONLLE MORAZZONE MORNAGO OGGIONA N SANTO STEFANO OLGIATE ONA ORIGGIO OSMATE RAN SAMARATE SARONNO SESTO CALENDE LBIATE ARNO LBIATE ONA MMA ARDO SURAGO TAINO TERNATE TRADATE TRAVEDONA - MONATE UBOLDO RANO BORGHI VEDANO ONA VENEGONO INFERIORE VENEGONO SUPERIORE VERGIATE VIZZOLA TICINO Pagina 111

112 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE ANTEGNATE ARCENE ARZAGO D`ADDA AZZANO SAN PAO BAGNATICA BARBATA BARIANO BOLGARE BOLTIERE BONATE PRA BONATE TTO BOTTANU BREATE BRIGNANO GERA D`ADDA BRUSAPORTO CAINATE CALUS D`ADDA CALVENZANO CANONICA D`ADDA CAPRIATE SAN GER CARAGGIO CASIRATE D`ADDA CASTEL ROZZONE CAVERNAGO CHIGNO D`ILA CISERANO GNO AL SERIO MUN NUOVO RTENUO STA DI MEZZATE VO CURNO DALNE FARA GERA D`ADDA FARA OLINA N LA FILAGO FONTANELLA FORNOVO SAN GIONNI GHISALBA GRASBBIO IS LALLIO LETE LURANO MADONE MARTINENGO MEDOLAGO SANO DI GERA D`ADDA MORENGO MORNI AL SERIO MOZZANICA ORIO AL SERIO OSIO PRA OSIO TTO PAGAZZANO POGNANO PONTE SAN PIETRO PONTIRO NUOVO PRESEZZO ROMANO DI ARDIA SERIATE LZA SPIRANO STEZZANO SUISIO TELGATE TERNO D`ILA TREVIGLIO TREVIO URGNANO VERDELLINO VERDEL ZANICA ACQUANEGRA EMONESE AGNADEL ANNIC BAGNO EMAS CASANO CAMPAGNOLA EMASCA CAPERGNANICA CAPPELLA CANTONE CAPRALBA CASALE EMAS - VIDOLAS CASALETTO CEREDANO CASALETTO DI PRA CASALETTO PRIO CASTEL GABBIANO CASTELLEONE CHIEVE EDERA RUBBIANO EMA EMOSANO OTTA D`ADDA CUGNANO SUL NAVIGLIO DOVERA FIES FORGARA GOITO GRUMEL EMONESE ED UNITI IZANO MADIGNANO MONTE EMAS MONTODINE MOSCAZZANO OFFANENGO PALAZZO PIGNANO PANDINO PIANENGO PIERANICA PIZZIGHETTONE Pagina 112

113 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE QUINTANO RICENGO RIPALTA ARPINA RIPALTA EMASCA RIPALTA GUERINA RIVOLTA D`ADDA ROMANENGO SALVIROLA SAN BASSANO SERGNANO RESINA SPINO D`ADDA TICENGO TORLINO VIMERCATI TRESRE EMAS TRIGO IANO EMAS ILATE ABBADIA CERRETO BERTONI BOFFARA D`ADDA BORGHETTO DIGIANO BORGO SAN GIONNI BREIO CAMAIRAGO CASALETTO DIGIANO CASALMAIOC CASALPUSTERLENGO CASELLE LANDI CASELLE LURANI CASTELNUOVO BOCCA D`ADDA CASTIGLIONE D`ADDA CASTIRAGA VIDARDO CACURTA CAVENAGO D`ADDA CERVIGNANO D`ADDA DOGNO MAZZO RNEGLIANO LAUDENSE RNO GIOVINE RNOVECCHIO RTE PALASIO ESPIATICA FOIO GALGAGNANO GRAFFIGNANA GUARDAGLIO LIVRAGA DI DI VECCHIO MACCASTORNA MAIRAGO MALEO MARUDO MASSALENGO MELETI MERLINO MONTANA ARDO MULAZZANO ORIO LITTA OSPEDALETTO DIGIANO OSSAGO DIGIANO PIEVE FISSIRAGA SALERANO SUL LARO SAN FIORANO SAN MARTINO IN STRADA SAN ROC AL PORTO SANT`ANGE DIGIANO SANTO STEFANO DIGIANO SECUGNAGO SENNA DIGIANA MAGLIA RDIO TAZZANO N VILLAVES TERRANUO DEI PASSERINI TURANO DIGIANO LERA FRATTA VILLANO DEL SILLARO ZE BUON PERSI AGRATE BRIANZA AICURZIO ALBIATE BARLASSINA BELLUS BERNAREGGIO BESANA IN BRIANZA BIASNO BOVISIO MASCIAGO BRIOS BRUGHERIO BURAGO DI MOLGORA BUSNAGO CAMPARADA CAPONAGO CARATE BRIANZA CARNATE CAVENAGO DI BRIANZA CERIANO LAGHETTO CESANO MADERNO GLIATE NREZZO RNATE D`ADDA RREZZANA DESIO GIUSSANO LAZZATE LENTATE SUL SEVE LESMO LIIATE LISNE Pagina 113

114 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE MACHERIO MEDA MEZZAGO SINTO MONZA MUGGIO` NO LANESE ORNAGO RENATE RONCEL RON BRIANTINO SEREGNO SEVE VI SULBIATE TRIUGGIO USMATE VELATE REDO VEDANO AL LARO VEDUGGIO N LZANO VERANO BRIANZA VILLASANTA VIMERCATE ABBIATEGRAS ALBAIRATE ARNATE ARRE ARESE ARLUNO ASSAGO BARANZATE BAREGGIO BASIANO BASIGLIO BELLINZAGO ARDO BERNATE TICINO BESATE BINAS BOFFARA PRA TICINO BOLLATE BRES BUBBIANO BUCCINAS BUSCATE BUSSERO BUSTO GAROLFO CALVIGNAS CAIAGO CANEGRATE CARPIANO CARUGATE CASARILE CAREZZO CASSANO D`ADDA CASSINA DE PECCHI CASSINETTA DI LUGAGNANO CASTANO PRIMO CERNUS SUL NAVIGLIO CERRO AL LARO CERRO MAGGIORE CESANO BOSNE CESATE CINISEL BALSAMO CISLIANO GNO MONZESE LTURANO RBETTA RMANO RNAREDO RSI CUGGIONO CUSAGO CUSANO LANINO DAIRAGO DRESANO GAGGIANO GARBAGNATE LANESE GESSATE GORGONZOLA GREZZAGO GUDO VISNTI INVERUNO INZAGO LACCHIARELLA LAINATE LEGNANO LISCATE CATE DI TRIULZI MAGENTA MAGNAGO MARCAL N CANE MASATE MEDIGLIA MELEGNANO MELZO MESERO LANO MORIMONDO MOTTA VISNTI NERVIANO NOSATE NOTE LANESE NOVIGLIO OPERA OSNA OZZERO PADERNO DUGNANO PANTIGLIATE PARABIAGO PAUL Pagina 114

115 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE PERO PESCHIERA BORROMEO PESSANO N BORNAGO PIEVE EMANUELE PIOLTEL POGLIANO LANESE POZZO D`ADDA POZZUO MARTESANA PREGNANA LANESE RESCALDINA RHO ROBECCHETTO N INDUNO ROBEC SUL NAVIGLIO RODANO ROSATE ROZZANO SAN ANO AL LARO SAN DONATO LANESE SAN GIORGIO SU LEGNANO SAN GIULIANO LANESE SAN VITTORE ONA SAN ZENONE AL LARO SANTO STEFANO TICINO SEDRIANO SEGRATE SENAGO SESTO SAN GIONNI SETTALA SETTIMO LANESE LARO TREZZANO ROSA TREZZANO SUL NAVIGLIO TREZZO SULL`ADDA TRIBIANO TRUCCAZZANO TURBIGO NZAGHEL NZAGO PRIO D`ADDA VERMEZZO VERNATE VIGNATE VILLA RTESE VIMODRONE VITTUONE VIZZO PREDABISSI ZE SURRIGONE ALAGNA ALBAREDO ARNABOLDI ALBONESE ALBUZZANO ARENA PO BADIA PAVESE BARBIANEL BASCAPE` BASTIDA DE` DOSSI BASTIDA PANCARANA BATTUDA BELGIOIO BEREGUARDO BORGAREL BORGO SAN SIRO BORNAS BREME BRESSANA BOTTARONE BRONI CAMPOSPINO CANDIA MELLINA CARBONARA AL TICINO CASANO NATI CASATISMA CASEI GEROLA CARATE PRIMO CASLNOVO CASTEGGIO CASTELLETTO DI BRANDUZZO CASTEL D`AGOGNA CASTELNOVETTO CA MANARA CERANO CERETTO MELLINA CERGNAGO CERTOSA DI PAVIA CERVESINA CHIGNO PO CIGOGNOLA CILAVEGNA NFIENZA PIANO RANA RNALE RTEONA STA DE` NOBILI ZZO CURA CARPIGNANO DORNO FERRERA ERBOGNONE FILIGHERA FRASCARO GALLIAVOLA GAARANA GAO` GARLAS GENZONE GERENZAGO GIUSSAGO GRAVELNA MELLINA GROPEL CAIROLI INVERNO E MONTELEONE LANDRIANO Pagina 115

116 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F13 PIANURA OCCIDENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE LANGOS LARDIRAGO LINARO MEL LUNGAVILLA MAGHERNO MARCIGNAGO MARZANO MEDE MEZZANA BIGLI MEZZANA RABATTONE MEZZANINO RADO TERME MONTEBEL DELLA BATTAGLIA MONTICELLI PAVESE MORTARA NIRVO OLENO DI MELLINA OTTOBIANO PALESTRO PANCARANA PARONA PAVIA PIEVE ALBIGNOLA PIEVE PORTO MORONE PINARO PO PIZZALE PORTALBERA REA RINAZZANO ROBBIO ROBEC PAVESE ROGNANO RONCARO ROSAS SAN CIPRIANO PO SAN GENESIO ED UNITI SAN GIORGIO DI MELLINA SAN MARTINO SICMARIO SAN ZENONE AL PO SANNAZZARO DE` BURGONDI SANT`ALESSIO N VIANE SANT`ANGE MELLINA SANTA ISTINA E BISNE SANTA GIULETTA SARTIRANA MELLINA SCALDALE SEANA SILNO PIETRA SIZIANO MMO SPESSA STRADELLA SUARDI TORRE BERETTI E CASTELLARO TORRE D`ARESE TORRE D`ILA TORRE DE` NEGRI TORREVECCHIA PIA TRA` SICMARIO TRIVOLZIO TROMEL TROVO LEGGIO LLE MELLINA LLE SALIENE VELEZZO MELLINA VELLEZZO BELLINI VERRETTO VERRUA PO VIDIGULFO VIGENO VILLA BISSSI VILLANO D`ARDENGHI VILLANTERIO VISTARINO VOGHERA ZECNE ZEME ZERBO ZERBO` ZINAS Pagina 116

117 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F14 PIANURA ORIENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE CAIO CIVIDATE AL PIANO PAS PUMENENGO TORRE PALLAVICINA ACQUAFREDDA ALFIANEL AZZANO MELLA BAGNO MELLA BARBARIGA BASSANO BRESCIANO BEDIZZOLE BERLINGO BORGO SAN GIAMO BORGOSATOL BRANDI CAINATO CALVISANO CAPRIANO DEL LLE CARPENEDO CASTEGNATO CASTEL MELLA CASTELTI CASTENEDO CASTREZZATO CAZZAGO SAN MARTINO CHIARI CIGOLE CCAGLIO GNE MEZZANO - CIZZAGO RZANO DEL ERBUS FIESSE FLERO GAARA GHEDI GOTTOLENGO IRELLA LENO GRATO NGHENA MACDIO MAIRANO MANERBIO LZANO MONTICHIARI MONTIRONE OFFLAGA ORZINUOVI ORZIVECCHI OSPITALETTO PADERNO FRANCIARTA PALAZZO SULL`OGLIO PASSIRANO PAVONE DEL MELLA POMPIANO PONCARALE PONTEVI PONTOGLIO PRALBOINO QUINZANO D`OGLIO REMEDEL ROCCAFRANCA RODENGO - SAIANO RONCADELLE ROTO RUDIANO SAN GERSIO BRESCIANO SAN PAO SAN ZENO NAVIGLIO SENIGA TORBOLE CASAGLIA TRAGLIATO TRENZANO URAGO D`OGLIO VEROLANUO VEROLAVECCHIA VILLACHIARA VISANO AZZANEL BONEMERSE BORDOLANO CA` D`ANDREA CALTONE CAPPELLA DE` PICENARDI CASALBUTTANO ED UNITI CASALMAGGIORE CASALMORANO CASTELDIDONE CASTELVERDE CASTELVISNTI CELLA DATI CIGNO CINGIA DE` BOTTI RTE DE` RTESI N CIGNONE RTE DE` FRATI EMONA DEROVERE DRIZZONA GABBIONETA BINANUO GADES PIEVE DELMONA GENIVOLTA GERRE DE`CAPRIOLI GRONTARDO GUSLA ILA DORESE MALAGNINO MARTIGNANA DI PO Pagina 117

118 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F14 PIANURA ORIENTALE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI PROV MUNE PROV MUNE MOTTA BALUFFI OLMENETA OSTIANO PADERNO PONCHIELLI PERSI DOSIMO PESCARO ED UNITI PESSINA EMONESE PIADENA PIEVE D`OL PIEVE SAN GIAMO POZZAGLIO ED UNITI RIRO DEL RE ED UNITI ROBEC D`OGLIO SAN DANIELE PO SAN GIONNI IN OCE SAN MARTINO DEL LAGO SCANDOLARA RARA SCANDOLARA RIPA D`OGLIO SESTO ED UNITI LARO RAINERIO NCINO SPIRO SPINADES SPINEDA STAGNO ARDO TORNATA TORRE DE` PICENARDI TORRICELLA DEL PIZZO VESTO VONGO VOLTIDO ACQUANEGRA SUL CHIESE ALA BAGNO SAN VITO BIGAREL BORGOFORTE BORGOFRAN SUL PO BOZZO CANNETO SULL`OGLIO CARBONARA DI PO CASALMORO CASALDO CASALROMANO CASTEL D`ARIO CASTEL GOFFREDO CASTELBELFORTE CASTELLUCCHIO CASTIGLIONE DELLE STIVIERE CERESARA MMESSAGGIO CURTATONE DO FENICA GAZOLDO DEGLI IPPOLITI GAZZUO GOITO GONZAGA GUIDIZZO MAGNACAL MANTO MARCARIA MARIANA MANTONA MARRO MEDOLE MOGLIA MOTTEGGIANA OSTIGLIA PEGOGNAGA PIEVE DI RIANO PIUBEGA POGGIO RUS POMPONES PORTO MANTONO QUINGENTOLE QUISTEL REDONDES REVERE RIRO MANTONO RODIGO RONFERRARO ROVERBELLA SABBIONETA SAN BENEDETTO PO SAN GIAMO DELLE SEGNATE SAN GIORGIO DI MANTO SAN GIONNI DEL DOS SAN MARTINO DALL`ARGINE SCHIVENOGLIA SERDE SERRALLE A PO SUSTINENTE SUZZARA VIADANA VILLA POMA VILLIMPENTA VIRGILIO Pagina 118

119 PROV MUNE Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: F15 OLTREPÒ PAVESE PER IL RISCHIO INCENDI BOSCHIVI BAGNARIA BORGO PRIO BORGORATTO MORMORO BOSNAS BRAL DI PREGOLA CALVIGNANO CANEVINO CANNETO PAVESE CASTANA CECIMA DEVILLA RVINO SAN QUIRI FORTUNAGO GODIAS GOLFERENZO LIRIO MENNI MONTALTO PAVESE MONTECALVO VERSIGGIA MONTESCANO MONTESEGALE MONTU` BECCARIA MORNI SANA OLI GESSI PIETRA DE` GIORGI PONTE NIZZA REDALLE RETORBIDO ROCCA DE` GIORGI ROCCA SUSELLA ROMAGNESE ROVESCALA RUINO SAN DAANO AL LLE SANTA MARGHERITA DI STAFFORA SANTA MARIA DELLA VERSA TORRAZZA STE TORRICELLA VERZATE L DI NIZZA LVERDE RZI VOLPARA ZATTAREL ZENEVREDO Pagina 119

120 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO1 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE BREME CANDIA MELLINA FRASCARO GAARANA SARTIRANA MELLINA SUARDI TORRE BERETTI E CASTELLARO Pagina 120

121 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO2 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE ALBAREDO ARNABOLDI BARBIANEL BASTIDA DE' DOSSI BASTIDA PANCARANA BELGIOIO BRESSANA BOTTARONE BRONI CAMPOSPINO CARBONARA AL TICINO CASANO NATI CASEI GEROLA CASTELLETTO DI BRANDUZZO CA MANARA CERVESINA RANA RNALE FERRERA ERBOGNONE GALLIAVOLA LINARO MEZZANA BIGLI MEZZANA RABATTONE MEZZANINO PANCARANA PAVIA PIEVE ALBIGNOLA PINARO PO PIZZALE REA SAN CIPRIANO PO SAN MARTINO SICMARIO SANNAZZARO DE' BURGONDI SILNO PIETRA MMO STRADELLA TRA' SICMARIO LLE SALIENE VERRUA PO VOGHERA ZINAS PIEVE DEL CAIRO Pagina 121

122 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO3 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE ARENA PO BADIA PAVESE CHIGNO PO RTEONA STA DE' NOBILI MONTICELLI PAVESE PIEVE PORTO MORONE PORTALBERA SAN ZENONE AL PO SANTA ISTINA E BISNE SPESSA TORRE DE' NEGRI ZERBO Pagina 122

123 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO4 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE CASELLE LANDI CASTELNUOVO BOCCA D'ADDA RNO GIOVINE RNOVECCHIO OTTA D'ADDA FOIO GUARDAGLIO MACCASTORNA MALEO MELETI ORIO LITTA OSPEDALETTO DIGIANO PIZZIGHETTONE SAN FIORANO SAN ROC AL PORTO SANTO STEFANO DIGIANO SENNA DIGIANA MAGLIA Pagina 123

124 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO5 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE ACQUANEGRA EMONESE BONEMERSE CELLA DATI CINGIA DE' BOTTI EMONA GERRE DE' CAPRIOLI MOTTA BALUFFI PIEVE D'OL SAN DANIELE PO SAN MARTINO DEL LAGO SCANDOLARA RARA SESTO ED UNITI SPIRO SPINADES STAGNO ARDO TORRICELLA DEL PIZZO Pagina 124

125 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO6 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE CASALMAGGIORE CASTELDIDONE GUSLA MARTIGNANA DI PO RIRO DEL RE ED UNITI SAN GIONNI IN OCE LARO RAINERIO SPINEDA BOZZO MMESSAGGIO DO GAZZUO MARCARIA POMPONES RIRO MANTONO SABBIONETA SAN MARTINO DALL'ARGINE VIADANA Pagina 125

126 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO7 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE BAGNO SAN VITO BORGOFORTE CURTATONE GONZAGA MANTO MOGLIA MOTTEGGIANA PEGOGNAGA QUISTEL RONFERRARO SAN BENEDETTO PO SUSTINENTE SUZZARA VIRGILIO Pagina 126

127 Allegato 2 Elenco comuni - aree omogenee per tipo di rischio AREA OMOGENEA: PO8 PER IL RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO PROV MUNE BORGOFRAN SUL PO CARBONARA DI PO FENICA MAGNACAL OSTIGLIA PIEVE DI RIANO POGGIO RUS QUINGENTOLE REVERE SAN GIAMO DELLE SEGNATE SAN GIONNI DEL DOS SCHIVENOGLIA SERDE SERRALLE A PO VILLA POMA Pagina 127

128 Direttiva regionale per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta Allegato 3 Esempi di comunicati

129 Allegato 3 Esempi di comunicati Introduzione Di seguito si riportano alcuni modelli dei principali bollettini di vigilanza di ARPA Lombardia e degli Avvisi di Criticità del Centro Funzionale di Monitoraggio dei Rischi di Regione Lombardia. Tali modelli hanno carattere indicativo e sono suscettibili di variazioni non sostanziali dovute al costante lavoro di aggiornamento dei modelli e degli strumenti previsionali. Pagina 129

130 Allegato 3 Esempi di comunicati Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA REGIONALE Pagina 130

131 Allegato 3 Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA METEOROGICA REGIONALE NEVE Pagina 131

132 Allegato 3 Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA PERI LANGHE Pagina 132

133 Allegato 3 Esempi di comunicati BOLLETTINO DI VIGILANZA PERI INCENDI BOSCHIVI Pagina 133

134 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI NDIZIONI METEOROGICHE AVVERSE Pagina 134

135 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO IDROGEOGI, IDRAULI, TEMPORALI FORTI, VENTO FORTE Pagina 135

136 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO NEVE AVVI di ITICITÀ REGIONALE per rischio NEVE n 85 del 26/12/2013 valido dalle ore del fino a revoca Prossimo aggiornamento: entro le ore del SINTESI METEOROGICA Nella giornata di martedì 26/12 una perturbazione transiterà sulla regione da nordovest verso sudest. A tale passaggio saranno associate precipitazioni nevose sparse, in prevalenza deboli: per la prima parte della giornata più probabili sui rilievi (massimi di cm su Appennino Pavese e 5-10 cm su bassa Valtellina), in estensione nella seconda parte della giornata anche alle aree di pianura (massimi di 5-10 cm su Milanese, Lodigiano, parte del Cremonese e del Mantovano; accumuli tra 0 e 3 cm sul resto della pianura). Per gran parte della giornata, la temperatura sarà inferiore agli 0 C a tutte le quote per cui sono attese formazioni di ghiaccio nelle aree interessate dalle precipitazioni, specie dalla serata. SCENARI E LIVELLI DI ALLERTAMENTO CENTRO FUNZIONALE MONITORAGGIO RISCHI NATURALI Regione Lombardia Piazza Città di Lombardia, , Milano D.G. Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione U.O. Protezione Civile ZONA OMOGENEA DI ALLERTA DENONAZIONE DICI DI ALLERTA LIVELLI DI ITICITA' N1 Alpi orientali Alta Valtellina 1 ORDINARIA N2 Alpi Occidentali Valtellina e Valchiavenna 1 ORDINARIA N3 Prealpi Occidentali 2 MODERATA N4 Prealpi Centrali 2 MODERATA N5 Prealpi orientali 2 MODERATA N6 Alta Pianura Occidentale 3 ELETA N7 Alta Pianura Orientale 2 MODERATA N8 Bassa Pianura Occidentale 2 MODERATA N9 Bassa Pianura Orientale 2 MODERATA N10 Oltrepò Pavese - Appennino 1 ORDINARIA LUTAZIONE EFFETTI AL SUO INDICAZIONI OPERATIVE Le situazioni di criticità per rischio neve a quote pianeggianti o collinari, potrebbero essere legate soprattutto a difficoltà, rallentamenti e blocchi del traffico stradale, ferroviario ed aereo, oltre a possibili interruzioni della fornitura dei energia elettrica e/o delle linee telefoniche, anche a causa della possibile formazione di ghiaccio al suolo e gelate. Si suggerisce pertanto ai Presidi territoriali la necessità di predisporre un attenta sorveglianza del traffico da parte della Polizia Stradale e di tutte le altre Forze operanti sul territorio. Analoga sensibilizzazione nei confronti degli Enti gestori delle Strade (ANAS, Province, Comuni) perché dispongano nei punti più opportuni tutti i mezzi spargisale e provvedano ad informare gli utenti della possibilità della formazione di ghiaccio sul manto stradale. Si consiglia a tutti i Comuni che si fossero dotati di un Piano Emergenza Neve di attuare tutte le indicazioni previste in fase di pianificazione e di divulgare tutte le informazioni necessarie alla popolazione. Segnalare ogni evento significativo al numero verde della Sala Operativa: assente ordinaria moderata elevata emergenza Allertamento Al presente avviso si intendono allegati i seguenti documenti che sono parte integrante della : 1) Scenari di rischio e soglie descritti nell'allegato 1 ; 2) Elenco aree a maggior rischio descritte nell'allegato 4. Il testo completo della Direttiva compresi gli allegati sono consultabili sul sito internet: Previsioni meteo a cura di ARPA-SMR Pagina 136

137 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO LANGHE CENTRO FUNZIONALE MONITORAGGIO RISCHI NATURALI Regione Lombardia Piazza Città di Lombardia, , Milano D.G. Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione U.O. Protezione Civile AVVI di ITICITÀ REGIONALE per Rischio Valanghe n 001 del 12/01/2014 MODERATA criticità rischio LANGHE su TUTTE LE AREE con decorrenza dalle ore 08 del 12/01/2014 fino a revoca Prossimo aggiornamento entro le ore del 13/01/2014 SINTESI METEOROGICA Con le precipitazioni delle ultime 12 ore, il manto nevoso risulta bagnato con resistenze interne molto basse. In quota, specialmente sui versanti meridionali, è fortemente inumidito anche per il basso rigelo notturno. Oltre i 2500 metri, sui versanti settentrionali permane localmente ancora a debole coesione con la presenza di strati interni fragili a cristalli angolari. A tutte le esposizioni sono possibili scaricamenti e valanghe anche di medie dimensioni di neve umida o bagnata. Su molti pendii ripidi, anche in quota, con la presenza di neve umida o bagnata il distacco è possibile con debole sovraccarico. SCENARI E LIVELLI DI ALLERTAMENTO ZONA OMOGENEA DI ALLERTA DENONAZIONE DICI DI ALLERTA LIVELLI DI ITICITA' 11 (,, ) Prealpi Occidentali 2 moderata 12 (, ) Retiche Occidentali 2 moderata 13 () Retiche Centrali 2 moderata 14 (, ) Retiche Orientali 2 moderata 15 () Adamello 2 moderata 16 () Prealpi Bresciane 2 moderata 54 (,, ) Orobie e Prealpi Bergamasche 2 moderata LUTAZIONE EFFETTI AL SUO INDICAZIONI OPERATIVE Con il forte rialzo termico il manto nevoso tende ad assestarsi rapidamente ma le resistenze interne rimangono basse. Per la giornata di oggi, 12/01 l'attività valanghiva spontanea sarà associata a scaricamenti e valanghe anche di medie dimensioni, prevalentemente sui versanti soleggiati. Da domenica, con l'ulteriore rialzo termico, a tutte le esposizioni potranno verificarsi molti distacchi spontanei di valanghe di medie dimensioni, localmente di grandi dimensioni sui percorsi abituali. Il distacco sarà possibile con debole sovraccarico sulla maggior parte dei pendii ripidi. Pertanto, si suggerisce alle Amministrazioni Locali di valutare l eventuale necessità di chiusura o divieto di transito delle strade di competenza ad elevato rischio valanghe o di invitare la popolazione residente e quella transitante per le strade delle località esposte a tale rischio, a ridurre allo stretto indispensabile il transito, ed esclusivamente a cause di forza maggiore la permanenza in tali aree, dandone adeguata informazione alla popolazione, eventualmente mediante ordinanze. Tali ordinanze è opportuno che contengano: - cartografia delle aree interessate; - eventuali raccomandazioni di dettaglio specifiche per le aree coinvolte. Ogni possibile variazione delle previsioni sarà tempestivamente comunicata. Segnalare ogni evento significativo al numero verde della Sala Operativa: assente ordinaria moderata elevata emergenza Allertamento Al presente avviso si intendono allegati i seguenti documenti che sono parte integrante della per i rischi naturali ai fini di protezione civile: 1) Scenari di rischio e soglie descritti nell'allegato 1 ; 2) Elenco aree a maggior rischio descritte nell'allegato 4. Il testo completo della Direttiva compresi gli allegati sono consultabili sul sito internet: Previsioni meteo e valutazione pericolo valanghe a cura di ARPA - Centro Nivometeo di Bormio Pagina 137

138 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO INCENDI BOSCHIVI Pagina 138

139 Allegato 3 Esempi di comunicati AVVI DI ITICITA REGIONALE PER RISCHIO CALIZZATO SUL FIUME PO Pagina 139

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