L ozio telematico nelle organizzazioni

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1 Giuseppe Favretto, Elisa Bortolani, Serena Cubico L ozio telematico nelle organizzazioni L utilizzo della rete aziendale per navigare su siti non legati al lavoro e per inviare o leggere personali durante l orario lavorativo (cyberloafing; Lim, 2002) è un fenomeno che si è affermato nelle organizzazioni con l introduzione delle nuove tecnologie della comunicazione. L avvento della tecnologia ha infatti moltiplicato le possibilità di comunicare e la libertà del lavoratore di farlo anche per scopi personali; molti impiegati hanno a disposizione nei loro uffici, per lo svolgimento delle proprie mansioni, computer collegati alla rete che possono usare liberamente, in modo continuativo e per loro gratuito senza che altri possano notare la cosa. Un esempio: oltre il 90% degli investimenti on line e di utilizzo Gli autori delle chatline/social network avviene nel più tradizionale orario d ufficio (9/17). L ozio telematico si manifesta come una devianza produttiva che induce costi legati alla mancata produttività e interventi tecnici, rischi alla sicurezza e alla qualità dei dati. Più persone partecipano alle attività on line in una organizzazione più sono i rischi che si presentano per la stessa: dalla diminuzione della funzionalità della rete al maggior rischio di comportamenti legalmente perseguibili (divulgazione di materiale offensivo, forme di harassment ). Le cause che spingono i lavoratori all ozio telematico sono varie, di tipo individuale e organizzativo (ricerca di conforto sociale, distrazione, noia, monotonia lavorativa, isolamento psicosociale). Gli interventi manageriali di controllo sono complicati dalle numerose variabili che concorrono alla sua pianificazione e realizzazione (normative, rispetto della privacy, difficoltà di rilevazione, effetti del controllo stesso sulla soddisfazione e il clima lavorativo). L articolo presenta i risultati di una ricerca, svolta su circa 200 lavoratori, che permette di evidenziare la portata del fenomeno dell ozio telematico, le attività preferite dai cyberloafer, le motivazioni che spingono a questa forma di devianza produttiva e l impatto sulla soddisfazione lavorativa. Giuseppe Favretto, è professore Ordinario di Organizzazione Aziendale e docente di Organizzazione del Lavoro presso le Università di Padova e Verona. Elisa Bortolani Phd è attualmente responsabile delle risorse umane in un azienda di servizi, già assegnista di ricerca in Organizzazione Aziendale presso l Università di Verona Serena Cubico Phd è Ricercatore di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso il Dipartimento di Economia Aziendale dell Università di Verona 1. Premessa Come sostiene Himanen (2001), nell economia dell informazione, l organizzazione del lavoro e la centralità attribuita a questo non sono molto cambiate rispetto ai modelli classici del taylorismo e della burocrazia weberiana: la vita intera, infatti, è tuttora centrata e ottimizzata sul lavoro, ed è questo a organizzare e scandire tutti gli altri usi del tempo. Le nuove tecnologie dell informazione comprimono il tempo e lo rendono più flessibile. Ciò che Castells (1997) definisce come desequenzializzazione. La rete e la telefonia mobile permettono di lavorare dove e quando si vuole. Ma questa nuova flessibilità non sembra far altro che aumentare la centralità stessa del lavoro. Se tradizionalmente il telefono è nato per essere ed è stato il mezzo per far fronte alle emergenze, il paradosso della tecnologia è che oggi la telefonia mobile permette (e in certi casi impone) di essere costantemente a disposizione, pronti a reagire a situazioni di urgenza. Anche le organizzazioni non sono immuni dall influenza delle nuove tecnologie della comunicazione e dell informazione. Si pensi al 66 luglio/agosto 2010 Sviluppo&organizzazione

2 L ozio telematico nelle organizzazioni telelavoro e a tutte quelle attività che favoriscono una progressiva fusione tra tempi e spazi di vita e tempi e spazi di lavoro. Si pensi, dall altra parte, anche a tutti i cambiamenti che sono occorsi nei luoghi tradizionali di lavoro, quali gli uffici. L introduzione di Internet ha portato a una progressiva ristrutturazione spontanea di molte mansioni. Dove prima un impiegato era costretto ad andare in cerca di informazioni, oggi, flussi incontrollati (e incontrollabili) di queste lo investono, spesso costringendolo a una selezione grossolana e a un interpretazione del tutto arbitraria. Ma le difficoltà risultano anche altre. La nuove tecnologie hanno portato a (più o meno) nuove forme di minaccia alla produttività. Tali minacce possono provenire dall esterno dell organizzazione oppure dal suo interno. In accordo con ciò, infatti, si stima che i furti di dati da parte di dipendenti costituiscano circa il 75% 1 dei furti di dati complessivi (ad esempio un dipendente che, prima di passare alla concorrenza, copia l intero database dei clienti per portarlo con sé). Senza arrivare al furto vero e proprio: è possibile pensare ad esempio all abuso della casella postale aziendale, all utilizzo degli accessi a Internet per finalità extralavorative e alla dispersione di efficienza derivante da questa prassi. I costi non sono imputabili solo alla perdita di risorsa lavorativa (ad es. tempo), ma anche ai danni provocati dall illecita o imprudente attività svolta in rete dal lavoratore (virus informatici, download di materiale illegale, ecc.). 2. Nuove tecnologie e ambienti di lavoro Oltre agli indiscussi pregi (Anandarajan, Simmers e Igbaria, 2000), l introduzione di Internet nei luoghi di lavoro ha portato alle organizzazioni alcuni costi. Si stima, ad esempio, che la gestione dello spam 2 conduca ad una perdita giornaliera di produttività di circa l 1,4% per ogni lavoratore. Questa cifra, per quanto non trascurabile se riferita a una perdita complessiva e costante di un organizzazione, potrebbe essere irrisoria se confrontata con il tempo che un impiegato medio può potenzialmente trascorre in rete, durante l orario lavorativo, per cercare informazioni a scopo personale, chattare, partecipare a discussioni di gruppi virtuali o scrivere non aziendali. Tale attività, definita cyberloafing (Lim, 2002), costituisce una nuova forma di devianza produttiva che consiste appunto nell utilizzo della rete aziendale durante l orario lavorativo per navigare su siti non work-related e per inviare o leggere personali (ciò che giuridicamente viene definito furto tempo macchina). Il fenomeno sembra piuttosto diffuso negli Stati Uniti quanto in Europa (cfr. Bortolani, 2005). Oggi, in Italia, tre quarti delle aziende è on line 3. Molti impiegati hanno perciò continuativamente a disposizione, nei loro uffici, computer con cui possono facilmente ingaggiarsi in attività online senza che colleghi e datori di lavoro possano accorgersene. Dalla comparsa di Internet in Italia, fino al 1998, i collegamenti dall ufficio erano più frequenti di quelli da casa (così come l utilizzo scolastico era più frequente dell utilizzo domestico). Tale tendenza poi è cambiata ma, tra il 2003 e il 2004, sembra esserci un nuovo impulso nell utilizzo della rete dal posto di lavoro (lo stesso dato è stato rilevato anche nella prima metà del 2005 e poi negli anni a venire) 4. La costante disponibilità di accesso nell arco della giornata, la sensazione di gratuità del collegamento e la prassi diffusa dell utilizzo a scopo personale, sono tutti aspetti che contribuiscono alla percezione di Internet come strumento gratuito e di libera fruizione anche sul posto di lavoro. Ammesso che il costo del collegamento non incida sul bilancio dell organizzazione, potrebbe essere sorprendente il costo subito per la mancata produttività dei suoi dipendenti. Si pensi, in proposito, al fatto che il cosiddetto prime time 5 del commercio elettronico, cioè il lasso di tempo che i negozianti online stimano di maggior affluenza negli acquisti, va dalle ore alle Inoltre, il 70% del traffico pornografico giornaliero avviene tra le 9.00 e le , così come il 92% degli investimenti online e l utilizzo delle chatline, per le quali si rileva un progressivo aumento dei contatti tra le 10 e le L avvento della tecnologia sta moltiplicando le opportunità, per coloro che con queste interagiscono, di restare improduttivi. Dall altra parte, però, non vi è un corrispondente interessamento della ricerca accademica per cercare di comprendere e fronteggiare le diverse forme di devianza produttiva (Bennet & Robinson, 2002). 1 In Radcliff, D. (2004). What are they thinking? in Network World, 3/1/ LCon il termine spam si intende il bombardamento di messaggi non sollecitati, spediti o affissi come parte di un insieme più grande di messaggi, aventi tutti un contenuto sostanzialmente identico, che può essere sia commerciale (ad esempio una pubblicità) sia non commerciale (ad esempio una catena di lettere). 3 In: 4 In: 5 Termine usato per indicare le ore di punta. 6 Tratto da Vittima degli straordinari il travet compra dall ufficio, in 7 Dati Sex Tracker. 8 Dati ComStore Networks. Sviluppo&organizzazione luglio/agosto

3 Giuseppe Favretto, Elisa Bortolani, Serena Cubico 3. Nuove tecnologie e questioni aperte I problemi posti dalle nuove tecnologie riguardano evidentemente anche la sfera giuridica che dovrebbe regolamentarne l utilizzo. Prendiamo ad esempio la posta elettronica. Poiché tutti i messaggi in entrata e in uscita vengono registrati nella memoria di un server, questi possono essere facilmente letti o controllati dal datore di lavoro. Potrebbe così realizzarsi quel controllo a distanza delle maestranze vietato dall art. 4 dello Statuto dei lavoratori 9. Legata a tale questione vi è quella di stabilire se i messaggi di posta elettronica rientrano nella nozione di corrispondenza, la cui libertà, segretezza e inviolabilità è tutelata dall art.15 della Costituzione. Secondo il garante della privacy è necessario proteggere la riservatezza delle comunicazioni dei dipendenti. Qualora però il datore di lavoro abbia avvertito i propri dipendenti che qualsiasi messaggio, in quanto attinente all attività lavorativa, può essere reso pubblico in qualsiasi momento, il monitoraggio della casella di posta del dipendente è in suo pieno diritto 10. Nel 2002, il Tribunale di Milano ha giudicato legittimo il licenziamento di una dipendente che utilizzava la casella di posta aziendale per questioni lavorative extra-aziendali. Secondo il giudice, la casella di posta elettronica era uno strumento di lavoro, concesso al singolo dipendente solo per lo svolgimento dell attività aziendale assegnata. Un altro aspetto legato alla sfera giuridica riguarda la co-responsabilità del datore di lavoro in attività illecite o che danneggiano l immagine aziendale. Stando a quanto disposto dall art del Codice Civile 11, infatti, è responsabilità del datore di lavoro assicurarsi che nella sua azienda non vi sia materiale lesivo della moralità e dell integrità dei lavoratori, anche avvalendosi, se necessario, del controllo degli accessi a Internet e delle . È sempre obbligo del datore di lavoro impedire il verificarsi di eventi discriminatori, che potrebbero essere agevolati da un utilizzo improprio delle in azienda. Il cyberloafing, perciò, non costituisce solo una perdita di produttività, ma può degenerare anche in problemi legali connessi alla responsabilità dell azienda verso il comportamento dei propri dipendenti. Tra i possibili problemi legati al cyberloafing, con ricadute a livello sia tecnico che manageriale, quindi, si possono annoverare: l intasamento della banda, il degrado dei sistemi, la minaccia alla sicurezza delle informazioni, la minaccia di discriminazioni interne, ecc. La soluzione di alcune aziende si sta orientando verso la predisposizione di un regolamento interno (policy aziendale) che chiarisca in dettaglio i comportamenti leciti, quelli tollerati e quelli invece vietati e sanzionati. Altre aziende, invece, si stanno orientando a soluzioni software di filtraggio e monitoraggio della navigazione. 4. Comportamento controproduttivo e monitoraggio Friedman (2000) definisce il cyberslacking 12 come lo spreco di risorse e banda dovuto ad un utilizzo improprio di Internet sul luogo di lavoro. A un aumento dell utilizzo di Internet sul lavoro corrisponde un aumento dei problemi di sicurezza: maggiore è il numero di siti visitati, maggiore è la possibilità di esporsi a virus, così come più alto è il rischio di mettere a repentaglio l intelligenza organizzativa 13. Sicuramente anche in passato, comunque, un azienda che aveva un alto grado di lassismo nella sua forza lavoro era soggetta alla perdita di intelligenza organizzativa, era esposta a furti, a mancata produttività, ecc. Come riportato in Blanchard e Henle (2008), il cyberloafing può risultare in: Una diminuzione degli introiti dovuta ad un abbassamento della produttività (Malachowski, 2005; Scheuermann & Langford, 1997; Stewart, 2000); Una minore funzionalità della banda larga e, in generale, dei sistemi informatici (Sipior & Ward, 2002); Un ambiente organizzativo che presenta rischi maggiori correlati sia a comportamenti legalmente perseguibili sia a forme di harassment che si avvalgono della circolazione di materiale offensivo (Lichtash, 2004; Mills et al., 2001; Panko & Beh, 2002; Scheuermann & Langford, 1997). Le stime indicano che una percentuale di compagnie compresa tra il 20% e il 30% abbia licenziato un dipendente per cyberloafing legato a siti pornografici, gio- 9 L art. 4 dello statuto dei lavoratori vieta l uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell attività dei lavoratori. 10 Lo stesso diritto di monitoraggio, previa comunicazione ai dipendenti, vale anche per il monitoraggio della navigazione web, sempre però rispettando la privacy dei lavoratori. In merito, il Garante della privacy (Ansa, 14/02/2006) ha dichiarato che l uso indebito del computer può essere contestato senza indagare sui siti visitati. Al datore di lavoro, cioè, è sufficiente verificare gli avvenuti accessi indebiti a Internet e i tempi di connessione, ma non è in suo diritto indagare i contenuti dei siti visitati dal suo dipendente. 11 Art c.c. l imprenditore è tenuto ad adottare nell esercizio dell impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. 12 Ai fini di questa trattazione, cyberslacking e cyberloafing sono considerati sinonimi. 13 Inteso come il processo di sviluppo del potenziale di un organizzazione. 68 luglio/agosto 2010 Sviluppo&organizzazione

4 L ozio telematico nelle organizzazioni co d azzardo e shopping (AOM, 2003; Case & Young, 2002; Greenfield & Davis, 2002). Ma, come evidenzia Block (2001), il fatto di poter definire il cyberslacking come furto dipende dal tipo di contratto esistente all interno dell organizzazione. Se il datore di lavoro formalizza, per tutti i dipendenti, il fatto che perdere tempo viene considerato un furto, allora anche l ozio (telematico o meno) può essere considerato una sottrazione di risorsa all organizzazione. Se invece manca l esplicitazione della norma non lo si può considerare tale. Uno dei primi esempi di ozio sul lavoro viene descritto da Smith (1776). Ai tempi del motore a scoppio, un giovane operaio, deputato alternativamente all apertura e alla chiusura di un canale di comunicazione tra il boiler e il cilindro, a seconda che il pistone salisse o scendesse, capì che stringendo una cinghia tra la valvola e una parte della macchina, la valvola si sarebbe aperta e chiusa senza il bisogno del suo intervento. Tale trovata lasciava libero il giovane di dedicarsi ad attività non professionali, giocare con i compagni, riposare, ecc. Etichettare questo operaio come genio o come ladro non è cosa facile. L industria non aveva subito danni di nessun genere e la produzione continuava regolarmente. Probabilmente la differenza nell etichettamento sarebbe dovuta dipendere dal tipo di regolamento esistente in quell industria. Per contestualizzare tale esempio ai giorni nostri, potremmo considerare due colleghi, uno che lavora tutto il giorno con qualche fisiologico calo di attenzione e l altro che per metà giornata ozia, ma che recupera lavorando in maniera meno dispersiva l altra mezza giornata. Difficile determinare chi dei due lavori di più. L unico criterio di valutazione obiettivo appare perciò la produttività complessiva, gli output in termini di prodotto o servizio erogato. Talvolta, in assenza di contratti espliciti, la cultura organizzativa, le aspettative e i contratti impliciti regolano il comportamento dei dipendenti. Non sempre però tali elementi, legati alla percezione dell ambiente circostante, sono sufficienti a dirimere la questione. Deve perciò essere abilità del management quella di riuscire ad adottare il regolamento corretto per ogni situazione. Dall altra parte, lo stesso ragionamento può essere applicato anche per quanto riguarda il monitoraggio del lavoratore da parte del datore: se tra le parti non vi è un accordo esplicito che lo preveda, il monitoraggio è illecito. 5. Costrutti teorici sottostanti al cyberloafing Lim (2002) categorizza il cyberloafing in quelle che Robinson & Bennett (1995) definiscono devianze produttive (eccessive pause, assenteismo, sperpero di risorse, ecc.). Appare altresì ipotizzabile che la prassi dell ozio telematico, viste le potenziali conseguenze, possa rientrare anche in altri generi di devianza organizzativa, quali ad esempio: I danni alla proprietà (Hollinger & Clark, 1983); Le aggressioni personali: anche psicologiche, sotto forma di molestia; La devianza politica: qualsiasi comportamento che metta un individuo in una posizione di svantaggio politico rispetto ad altri (Robinson & Bennett, 1995). Mastrangelo (2002) 14 propone tre dimensioni sottostanti ad un utilizzo contropoduttivo del computer collegato in rete. Tali dimensioni corrispondono alle necessità di: a) Connettersi socialmente (utilizzo di personali, messaggerie istantanee, chat); b) Effettuare commissioni personali; c) Attuare comportamenti indecenti. Un altro modello di spiegazione del cyberloafing lo fornisce Lim (2002), la quale, partendo da considerazioni circa l equità 15 di trattamento e la giustizia 16 distributiva presente nelle organizzazioni, identifica nella neutralizzazione (Sykes e Matza, 1957) il costrutto teorico alla base di comportamenti di cyberloafing. La neutralizzazione è il tentativo che un individuo fa di razionalizzare una situazione per convincere se stesso e gli altri di essere nel giusto e che il comportamento deviante attuato è comprensibile e anche giustificabile (Hollinger, 1991). Alla base del meccanismo della razionalizzazione risiede la necessità di costruire e mantenere una buona autoimmagine. Attraverso la neutralizzazione, il comportamento deviante non appare al dipendente come una vendetta, sentimento inaccettabile, ma viene mediato da una spiegazione razionale. Il cyberloafing, perciò, diventa un modo per ristabilire un equilibrio dare-avere nella relazione con l organizzazione: l equità che è venuta a mancare (in termini di trattamento economico, relazionale o simbolico) viene ripristinata attraverso un comportamento di ozio telematico, mediante il quale l individuo sente di essere ripagato del tempo e delle energie investiti nell organizzazione (cfr. Zoghbi Manrique de Lara, 2007, 2009). 14 Mastrangelo, P.M., The Misuse of work computers: theory, data and policy, University of Maryland, MAPAC NEWS, Winter 2002, 7, in mapac/newsltrs/winternl2002.pdf 15 cfr. Foa & Foa, 1975; Rousseau, 1989, 1990; Adams, cfr. Deutsh, 1985; Folger & Greenberg, 1985; Tyler & Bies, 1990; Analoui & Kakabadse, 1991; Skarlicki & Folger, Sviluppo&organizzazione luglio/agosto

5 Giuseppe Favretto, Elisa Bortolani, Serena Cubico 5.1 Fattori disposizionali della mancata produttività lavorativa Nel tentativo di predire la controproduttività nei luoghi di lavoro, i ricercatori si sono focalizzati prima di tutto su fattori disposizionali. Dawson (1996), ad esempio, prende in considerazione il tratto di coscienziosità e quello di amicalità 17 (agreeableness) quali caratteristiche responsabili di un atteggiamento lavorativo controproduttivo. In più, il suo studio considera anche il potenziale impatto di variabili di atteggiamento (commitment, supporto organizzativo percepito, giustizia organizzativa, ecc.) sui comportamenti controproduttivi. Dalla sua ricerca emerge che l amicalità può essere un fattore disposizionale idoneo a predire la probabilità che alcuni individui si dedichino a comportamenti controproduttivi al lavoro 18. Un altro tratto molto studiato in letteratura, come possibile predittore di comportamenti controproduttivi, è la procrastinazione (procrastination). Tale caratteristica individuale favorirebbe l evitamento di compiti cognitivi attraverso l ingaggiarsi in attività che permettono di distrarsi dai compiti che una persona deve portare a termine. La procrastinazione è legata anche a emozioni negative e le distorsioni cognitive che conseguono sono associate alla depressione (Burka e Yuen, 1990) e ad alti livelli di stress (Flett, Blankenstein e Martin, 1995). La relazione tra utilizzo di Internet e procrastinazione può avere importanti conseguenze, prima di tutto perché implicherebbe che alcune persone usino Internet come modalità di coping, ovvero come modalità di fronteggiamento dello stress (Davis, Flett e Besser, 2002b). Davis, Flett e Besser (2002a), però, considerano l utilizzo patologico di Internet come qualcosa di più e di diverso dal fatto di trascorrere molto tempo online. Tale costrutto viene descritto come riferibile a quattro dimensioni: 1) Diminuzione del controllo degli impulsi Internet-related: il diminuito controllo sugli impulsi porta a pensieri ossessivi circa l utilizzo di Internet e all incapacità di ridurne l utilizzo nonostante il desiderio di farlo; 2) Solitudine/depressione: la solitudine/depressione comporta sensazioni d inadeguatezza e pensieri depressivi che giocano un ruolo importante nell aggravare i sintomi di un utilizzo problematico dello strumento (Davis, 2001). Individui che si sentono soli tendono a utilizzare Internet con il proposito di trovare conforto, per raggiungere altre persone e aumentare così la propria rete sociale. Il conforto che ne deriva comporta un sentimento di sicurezza rispetto al fatto di essere parte di una comunità, indipendentemente dal fatto che questa sia reale o virtuale; 3) Conforto sociale: gli individui che utilizzano Internet per trovare conforto sociale sono generalmente molto sensibili al rifiuto. Tale sensibilità viene descritta come una disposizione che comporta l anticipazione del rifiuto la quale può condurre a sua volta a reazioni autoprotettive di isolamento. In questo caso, Internet rappresenterebbe un modo per cimentarsi nella comunicazione sociale senza la minaccia di sentirsi rifiutati; 4) Distrazione: la navigazione in Internet è utilizzata come attività di evitamento. L intenzione è quella di distogliere il proprio investimento cognitivo da attività stressanti, compiti o flussi di pensieri impegnativi. La distrazione è stata concettualizzata come una forma di evitamento, ma può costituire in certi casi anche una strategia di coping; 5) La relazione tra distrazione, procrastinazione e utilizzo improprio di Internet ha importanti ricadute a livello organizzativo. La procrastinazione correla negativamente con tratti di personalità quali la coscienziosità e l amicalità (Watson, 2001), che invece hanno relazioni positive con la produttività (Witt, Burke, Barrick e Mount, 2002). La procrastinazione, invece, è positivamente legata allo stress e ad una valutazione di sé negativa (Ferrari, 1992) Soluzioni Le soluzioni al problema del cyberloafing, oggi, si basano principalmente sul monitoraggio della navigazione dei dipendenti e sul filtraggio di siti considerati inappropriati. Recentemente, però, le ricerche hanno rilevato che i software di monitoraggio vengono percepiti dai dipendenti come invasivi e, di conseguenza, riducono la soddisfazione lavorativa. (Stanton e Weiss, 2000). Per quanto non ci siano ancora risultati definitivi in merito, Urbaczewski e Jessup (2000) affermano che la motivazione soggettiva gioca un ruolo significativo sia nella produttività sia nella qualità della performance e sia nella soddisfazione o meno rispetto al monitoraggio. Quando il monitoraggio viene utilizzato per fornire un feedback ai soggetti rispetto alla qualità del proprio lavoro, questo è accettato; quando invece è utilizzato come modalità di controllo (anche della navigazione), 17 Il Big Five Questionnaire intende l amicalità come altruismo, prendersi cura, fornire supporto emotivo, ecc. 18 Anche la coscienziosità, così come il supporto organizzativo percepito e la giustizia organizzativa sono risultati moderatamente predittori di contro produttività (cfr. Jia, 2009). 70 luglio/agosto 2010 Sviluppo&organizzazione

6 L ozio telematico nelle organizzazioni l impatto sul clima organizzativo è negativo. Secondo Davis, Flett e Besser (2002a), una modalità alternativa di fronteggiare il problema sembra quella di prevenire il fenomeno, invece che dover intervenire a posteriori in maniera sanzionatoria. A tal proposito gli autori suggeriscono di prestare attenzione ad alcune caratteristiche individuali già in sede di selezione del personale, ad esempio attraverso la somministrazione dell Online Cognitive Scale (Ocs). Tale questionario, infatti, sembra in grado di mettere in luce un eventuale rapporto problematico con la tecnologia, attraverso la rilevazione delle applicazioni Internet più utilizzate. È noto in letteratura (Young, 1998) che l utilizzo problematico di Internet (Internet Addiction Disorder) 19 si manifesta attraverso una netta preferenza, tra le applicazioni disponibili, di quelle interattive che prevedono una comunicazione sincrona (ad es., chat, instant messaging, ecc.) piuttosto che di quelle che prevedono una modalità di comunicazione asincrona (ad es., ). In particolare, Young et al. (1999) caratterizza l addiction come un ampia varietà di comportamenti e problemi legati al controllo degli impulsi, quali: a) Dipendenza da ciber-sesso: utilizzo compulsivo di siti pornografici; b) Dipendenza da ciber-relazioni: eccessivo coinvolgi- mento in relazioni online; c) Compulsione da rete: ossessività nelle attività online di gioco d azzardo, shopping e investimenti bancari; d) Sovraccarico di informazioni: ricerca compulsiva nel web o in database; e) Dipendenza dal computer: ossessività nei giochi. Al di là del fatto che si possa o meno parlare di vera e propria dipendenza da Internet, molte organizzazioni hanno capito che, se lasciato incontrollato, il problema può esplodere. Due grandi aziende, del calibro di Chevron e Microsoft, ad esempio, si sono ritrovate a pagare due milioni di dollari ciascuna per denunce di sexual harassment, dovute a una comunicazione volgare (attraverso chat ed ) che, in base alla legge antidiscriminazione, ha creato un ambiente di lavoro ostile (Greengard, 2000). A conferma di ciò, in una ricerca condotta nel 2003 da Blue Coat System Inc. 20, sia negli Stati Uniti sia in Gran Bretagna, i rispondenti ammettono che i contenuti scambiati sul lavoro, soprattutto attraverso le messaggerie istantanee, contengono un linguaggio volgare, gossip, avance sessuali, lamentele lavorative, cospirazioni, scambio di calunnie su superiori e colleghi, ecc Fattori organizzativi e caratteristiche personali del mis-utilizzo di Internet dal lavoro Anandarajan, Simmers e Igabaria (2000) applicano la Teoria dell azione ragionata 21 (Tra) di Fishbein e Ajzen (1975) all utilizzo di Internet sul lavoro. Secondo gli autori, tale utilizzo è influenzato da percezioni e atteggiamenti personali così come da influenze sociali. La Tra è ampliata dagli autori nel Technology Acceptance Model (Tam) che si focalizza specificamente sull utilità percepita delle tecnologie informatiche. Nel Tam i fattori che motivano un individuo a utilizzare il computer possono essere categorizzati in due gruppi: da una parte i motivatori estrinseci (vantaggi percepiti, pressione sociale, ecc.) e dall altro i motivatori intrinseci (divertimento, evasione, ecc.). Il modello proposto presenta quattro tipi di variabili multidimensionali (Fig. 1). Fattori individuali Età Genere Abilità nell utilizzo di Internet Playfullness Fattori organizzativi Pressione sociale Supporto organizzativo Caratteristiche del compito Credenze e atteggiamenti Autoefficacia nell utilizzo di Internet Atteggiamento verso Internet Soddisfazione nell utilizzo di Internet utilizzo di Internet Tempo Frequenza Attività Tipo di pagine web impatto di Internet Caratteristiche del lavoro Soddisfazione lavorativa Produttività globale Inefficienza Sicurezza organizzativa Fig. 1 - Relazioni tra quattro tipi di variabili multidimensionali che influenzano l utilizzo di Internet (Technology Acceptance Model) 19 Nel 1995, Goldenberg, psichiatra americano, definisce la sindrome da Internet Addiction Disorder (Iad) come forma di abuso-dipendenza dalla rete che, come tutte le forme di dipendenza, genera problemi sociali, economici e relazionali. L individuo va incontro alla perdita delle relazioni significative, soffre di instabilità dell umore, di alterazione del vissuto temporale, e di una cognizione orientata esclusivamente all utilizzo compulsivo della tecnologia, fino alla completa sostituzione del mondo reale con un mondo virtuale. La ricerca sullo Iad è quanto mai vivace, sia a livello nazionale (Cantelmi et al, 2000) sia internazionale (Young, 1998). 20 In 21 La teoria di Fishbein e Ajzen focalizza l attenzione su tre componenti principali: l atteggiamento individuale; l influenza dei gruppi di riferimento e la propensione soggettiva a permettere che influenze esterne incidano sulle proprie scelte. 22 Traduzione del termine inglese playfullness, intesa come caratteristica individuale che descrive la tendenza ad interagire con Internet in maniera spontanea, con inventiva e fantasia. Sviluppo&organizzazione luglio/agosto

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