Il suicidio nei luoghi di cura e di assistenza Parte 2

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1 IL SUICIDIO NELL'ANZIANO: CARICO DI DOLORE ANGOSCIA E FRAGILITA Sala Madrid - 29 Novembre 2013 Il suicidio nei luoghi di cura e di assistenza Parte 2 Evelina Bianchi Vicenza

2 Abbiamo una ipotesi utile a comprendere i motivi per cui l anziano si dà la morte? La psicanalisi (Freud e Klein) nell anziano la spinta suicidiaria trova giustificazione nella preminenza del corpo, veicolo e simbolo di disagio. La liberazione dalla sofferenza (globalmente intesa) passa così attraverso la liberazione dal corpo.

3 I fattori di rischio di suicidio nella persona anziana Fattori sociali il pensionamento l isolamento sociale la situazione familiare e affettiva difficoltà economiche Fattori biologici familiarità genere lo stato di salute (psichica e / o fisica), in particolare la depressione, il cancro Precedenti tentativi di suicidio Pavan L et all., Noos, 2004; 4:

4 Sappiamo che. - il tasso di suicidio degli anziani è sottostimato - è più frequente in anziani che vivono a casa rispetto a quelli che vivono in residenza

5 È un dato che stupisce: è opinione diffusa che l anziano stia meglio a casa propria che non in istituzione Dobbiamo pensare che la solitudine, per molte ore del giorno e della notte, sia così difficile da tollerare da spingere a gesti estremi? Oppure, le condizioni di autonomia dell anziano ospite di residenza non sono compatibili con gesti autolesivi?

6 c è qualcosa che possiamo fare? Prima cerchiamo di capire

7 La solitudine nella propria casa (una esperienza personale) Nei primi mesi del 2013 in un servizio psichiatrico vengono ricoverati 5 anziani (età compresa tra 79 e 84 anni) per tentato suicidio Tre di questi (due donne e un uomo) chiedono di non essere rimandati a casa, perché (dichiarano) la solitudine, nella propria casa, è talmente dolorosa che temono di reiterare il tentativo di suicidio

8 Le due donne: hanno perso il marito dopo lunga malattia e hanno tentato il suicidio (una ha aperto il gas, l altra si è buttata sotto un camion). Ribadiscono con forza e lucidità che non se la sentono di ritrovarsi tra quelle mura e tra quegli oggetti, che testimoniano di una vita passata, che non appartiene più al loro presente. La loro salute fisica è buona, sono sicuramente depresse

9 L'uomo: viveva con i figli, ha cercato di togliersi la vita accoltellandosi, sentendosi finio. Le sue condizioni da salute e di autonomia sono precarie, ma non gravi. Ha accolto come buona la possibilità di andare in una casa di riposo

10 ? Se fossero stati ospiti di una residenza per anziani non avrebbero messo in atto il tentativo di suicidio? In realtà è probabile che la qualità della sofferenza / depressione sia correlata al contesto abitativo ed esistenziale determinando così una diversa propensione al suicidio

11 Il sociologo Barbagli mette in relazione la diversa tendenza al suicidio con i fattori culturali del contesto sociale di vita e/o di provenienza. In Italia il tasso di suicidi è tra i più bassi in Europa: tale differenza, però, tende ad attenuarsi negli ultimi decenni, indicatore di omologazione culturale in una società europea. A livello sociale : rileviamo reazioni di rispetto per il suicida e le sue ragioni, anche da parte di chi (come la chiesa) condanna l atto di togliersi la vita. M. Barbagli, Congedarsi dal mondo, Ed. il Mulino. 2010

12 A livello sociologico il gruppo di anziani esposto più di altri al suicidio corrisponde a una fascia di popolazione che è / teme di essere tagliata fuori dai processi produttivi (dalla modernità, secondo il filosofo Bauman). Sono persone superflue, che possono sentire come adeguata la scelta del suicidio. Il rispetto per il suicida diventa ipocrisia se non si accompagna a una riflessione sui fattori che emarginano l anziano

13 Esiste poi il problema dell erosione suicidiaria Rifiuto di cure e di cibo, tale da determinare il peggioramento delle condizioni di nutrizione e globali e da determinare l accelerazione del processo clinico che, anche per complicanze intercorrenti, determina la morte. L Erosione suicidiara è un qualcosa che le statistiche non riportano e che invece noi sperimentiamo nella nostra quotidianità anche nelle residenze per anziani

14 Questi percorsi esistenziali e clinici sono frequenti nell esperienza di chi si occupa di assistenza all anziano. Il nesso causale tra il rifiuto di cure e cibo e la morte non è diretto e spesso sfugge alla nostra capacità di intuizione. L evoluzione del quadro clinico evolve nel giro di settimane e mesi, qualche volta è reversibile o contrastata da interventi di nutrizione artificiale

15 sono casi in cui non riusciamo a farci una ragione di quella che, a posteriori, appare come una decisione, se non consapevole, almeno coerente e che, a qualcuno, non sembra ragionevole contrastare..

16 Nonna Alda Nonna Alda aveva 97 anni, una salute in lento declino, ancora i segni di una vitalità e di un carattere forte Il 30 Ottobre ha smesso di alimentarsi, chiudeva la bocca, non si lasciava tentare da nulla, cibo o farmaco che fosse Guardava curiosa e attenta la dottoressa, che la visitava, e chiedeva: tutto bene? Accettava le cure parenterali, ma non tollerava il sondino naso gastrico: di fatto si è accettata la drastica riduzione di alimentazione e idratazione Broncopatica cronica, è morta il 6 gennaio per complicanze polmonari e scompenso cardiaco. Ai figli ha lasciato un senso di profonda serenità.

17 L unica spiegazione che i figli hanno ipotizzato era che non accettava il livello di contrazione, quanto a spazi e a relazioni efficaci, che da qualche mese caratterizzava la sua quotidianità.

18 Cosa si può fare? Prevenzione primaria Intervento su alcuni fattori socio-culturale che hanno un ruolo in ambito suicidologico. Prevenzione secondaria Riduzione del rischio suicidiario in gruppi considerati a rischio: Trattamento farmacologico (della depressione, del dolore..) Sostegno psicologico Sorveglianza Disponibilità all ascolto Ricordiamo che il 75% dei suicidi si rivolge al suo medico nei 30 gg che precedono l atto suicida

19 Prevenzione terziaria interventi che possono essere messi in atto per evitare la ripetizione del gesto suicidiario. é un intervento rivolto al mancato suicida, ma anche a tutte le persone emotivamente coinvolte nell evento.

20 Reazioni del familiare sensi di colpa (potevo fare qualcosa) rabbia (perché lo ha fatto? perché non mi ha dato retta?) angoscia,dubbi,vergogna Impossibile trovare o dare risposte, in alcuni casi è necessaria una psicoterapia, talvolta per il singolo, talvolta a livello familiare.

21 La discussione sul fine vita accanimento sì / accanimento no il suicidio come atto di coraggio il suicidio come atto di vigliaccheria il controllo del dolore il dolore globale la morte negata la morte attesa il suicida ci dice che dovremmo (tutti) fare qualcosa di più per la vita, perché a lui sono mancati i necessari livelli di serenità e di dignità

22 IL SUICIDIO NELL'ANZIANO: CARICO DI DOLORE ANGOSCIA E FRAGILITA' Sala Madrid 29 Novembre 2013 GRAZIE DELL ATTENZIONE Evelina Bianchi

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