1. INTRODUZIONE. Claudio Quintano Rosalia Castellano Antonella Rocca (**)

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1 199 L EVOLUZIONE DEL PART-TIME IN ITALIA NEGLI ANNI DELLA FLESSIBILITÀ DEL LAVORO: LE DIFFERENZE TRA OCCUPAZIONE MASCHILE E FEMMINILE E TRA LE DIVERSE REGIONI DEL PAESE (*) Claudio Quintano Rosalia Castellano Antonella Rocca (**) 1. INTRODUZIONE Il lavoro a tempo parziale, in questi ultimi decenni, ha assunto sempre maggiore importanza, non tanto per l aumento dell incidenza dei lavoratori che scelgono o ripiegano verso questa tipologia di lavoro, quanto per una serie di fattori più ampi e complessi, nell ambito dei quali esso va ad inserirsi e ad assumere funzioni e utilità del tutto nuove. Ci si riferisce, in particolare, alle misure, poche ancora quelle presenti nel nostro Paese, volte a favorire l aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro e, quindi, al percorso più generale verso la flessibilità che ancora stenta a decollare in Italia e che, invece, in molti Paesi si è dimostrata, accanto alla maggiore presenza di strutture di child-care, la principale determinante non solo per l accrescimento dei tassi di partecipazione femminile all attività lavorativa, quanto anche, e soprattutto, per l aumento dei tassi di (*) Il presente lavoro è stato svolto nell ambito dell attività di ricerca del Dipartimento di Statistica e Matematica per la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope. La stampa degli estratti del presente lavoro sarà finanziata con i fondi di dotazione dello stesso Dipartimento. (**) Claudio Quintano è Professore Ordinario di Statistica economica; Rosalia Castellano è Professore Ordinario di Rilevazione e controllo dei dati economici; Antonella Rocca è Dottorando in Statistica applicata al territorio, presso il Dipartimento di Statistica e Matematica per la Ricerca Economica dell Università degli Studi di Napoli Parthenope. Quintano C. (a cura di) (2007), Scritti di Statistica Economica 14, Quaderni di discussione, Dipartimento di Statistica e Matematica per la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

2 200 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca natalità. È ben noto a tutti, infatti, come l Italia si sia distinta in questi ultimi decenni per presentare ancora tassi di partecipazione delle donne al mondo del lavoro tra i più bassi in Europa, ma, allo stesso tempo, anche tassi di fertilità tra i più bassi al mondo. Molti Autori hanno discusso su questo singolare primato e tutti sono concordi sul fatto che tale situazione non discende dall assenza di desiderio di maternità da parte delle donne, quanto dalla carenza di un insieme di condizioni e di strutture di sostegno che ne risultano, purtroppo, necessari presupposti. Negli scorsi decenni, infatti, a livello internazionale ed in maniera generalizzata per tutti i Paesi industrializzati, si è assistito ad un incremento della partecipazione femminile al mercato del lavoro ed ad un corrispondente declino dei tassi di natalità, ma mentre in Paesi come Stati Uniti, Svezia, Danimarca e Norvegia, a partire dagli anni Novanta, il tasso di fertilità ha iniziato a risalire, in Italia, così come in Spagna ed in Grecia, non si è registrata alcuna inversione di tendenza. Tra i motivi principali che sembrerebbero aver determinato nei Paesi Scandinavi tale cambiamento di rotta, un ruolo di rilievo è stato svolto proprio dal part-time, scelto come strategia per la conciliazione degli impegni familiari e professionali. Infatti, la possibilità di lavorare a tempo parziale costituisce per coloro che non vogliono rinunciare all indipendenza economica, ma che, allo stesso tempo, desiderano avere dei figli in molti casi l unica possibilità per combinare queste due esigenze troppo spesso, purtroppo, inconciliabili. I dati più recenti mostrano, però, ancora un eccessiva riluttanza, da parte delle imprese, a concedere il lavoro part-time che, quindi, presenta scarsa applicazione rispetto all offerta e, allo stesso tempo, il persistere di una consolidata penalizzazione nelle opportunità di carriera e nelle possibilità di fruizione di corsi di formazione o di premi aziendali per coloro che scelgono questa forma di lavoro. Ciò nonostante la normativa attualmente in vigore in Italia, in ottemperanza a quanto sancito a livello comunitario, abbia esplicitamente espresso il principio di non discriminazione del lavoratore a tempo parziale, rispetto all equivalente a tempo pieno, ovvero l esistenza dei la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

3 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 201 medesimi diritti per quel che riguarda la retribuzione oraria, il diritto alle ferie ed al periodo di prova, la durata del periodo di astensione per maternità e conservazione del posto di lavoro per malattia, la tutela per infortunio e malattie professionali, la tutela della salute e della sicurezza, le iniziative datoriali di formazione professionale, i diritti sindacali e l accesso ai servizi sociali aziendali ed al collocamento. In questo articolo, dopo alcuni brevi richiami normativi sulla regolamentazione italiana attuale e passata, ed un analisi dei principali elementi di convenienza del part-time da parte delle imprese, si procederà a fare il punto sulle condizioni e caratteristiche dei lavoratori a tempo parziale in Italia dopo l entrata in vigore della legge Biagi, sulla base dei dati ISTAT e Banca d Italia, tentando di comprendere quali siano gli elementi caratterizzanti questa tipologia di lavoratori e quali le esigenze rimaste ancora disattese. 2. ALCUNI RICHIAMI SULL EVOLUZIONE DELLA DISCIPLINA NORMATIVA SUL LAVORO A TEMPO PARZIALE IN ITALIA Il lavoro a tempo parziale è stato introdotto in Italia solo negli anni Settanta, esclusivamente nella forma orizzontale 1 ed a discrezionalità dell azienda a fronte di situazioni gravi e documentate. Esso rappresentava, dunque, in quegli anni, un istituto nuovissimo, inteso come una sorta di premio, di concessione che il datore di lavoro poteva rilasciare al lavoratore in un momento di particolare difficoltà. Fin dalla sua introduzione, molti lavoratori, nonostante le possibilità di applicazione rimanessero estremamente limitate, manifestarono interesse verso questa forma di lavoro, in particolare le donne con figli piccoli o con genitori anziani non autosufficienti, professionisti con un 1 Si ricorda che il part-time di tipo orizzontale si configura come una giornata lavorativa più corta mentre in quello di tipo verticale il part-timer lavora a orario ridotto secondo un calendario concordato, per esempio tempo pieno il lunedì e martedì, tempo parziale i restanti giorni della settimana. Vi è, poi, anche il part-time misto, che prevede una combinazione delle modalità orizzontale e verticale. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

4 202 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca doppio lavoro più o meno dichiarato e studenti che volevano mantenersi agli studi (Merlini, 2004). Il primo intervento legislativo sul lavoro a tempo parziale in Italia risale al 1984, anno in cui, con la legge n. 863 del 19 dicembre, si è tentato per la prima volta di disciplinarne le condizioni, ma senza introdurre quei necessari elementi di flessibilità che avrebbero consentito di sfruttarne le potenzialità ed i vantaggi. Ci si riferisce, in particolare, al divieto esplicito delle clausole di elasticità ed al lavoro supplementare 2. Solo nel 2000, con il decreto legislativo n. 61 del 25 febbraio, finalizzato ad attuare la direttiva dell UE 97/81 del 15 dicembre 1997, sono stati introdotti alcuni cambiamenti alla materia e si è proceduto ad inquadrare con più precisione il lavoro a tempo parziale, ponendolo in stretto riferimento con quello a tempo pieno ed intendendo con il primo un attività ad orario inferiore rispetto a quello previsto dai contratti collettivi di lavoro o per periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell anno. L espressione tempo pieno si collega quindi all effettuazione dell orario normale di lavoro, come stabilito dalla legge n. 196/1997 in 40 ore settimanali o dal minor orario stabilito dall apposito contratto collettivo di lavoro. Per tempo parziale si intende, invece, l orario fissato dal contratto individuale di lavoro, inferiore a quello normale, senza un limite minimo fissato. Sempre con il presente decreto, inoltre, viene sancita la distinzione tra lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, che prevede la riduzione dell orario giornaliero di lavoro, part-time verticale, che introduce la possibilità di lavorare a tempo pieno ma per un numero minore di giorni, anche con la possibilità di seguire l andamento ciclico dell intensità di alcune prestazioni lavorative, e forme di lavoro a tempo parziale miste. Il successivo decreto del 26 febbraio 2001 introduce importanti innovazioni inerenti il lavoro supplementare e le tanto auspicate clausole elastiche, al fine di 2 Le clausole di elasticità attengono all accordo tra le parti di modificare il rapporto di lavoro parttime in corso di svolgimento. In particolare, la clausola elastica prevede la possibilità di variare in aumento la prestazione di lavoro part-time. Il lavoro supplementare, infine, è quello che si svolge oltre il tempo parziale e nei limiti del tempo pieno. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

5 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 203 tentare di venire incontro, allo stesso tempo, alle esigenze di competitività delle imprese e agli interessi dei lavoratori. Infine, nel febbraio 2003, con la definitiva approvazione della legge Biagi, vi è stata una totale revisione delle varie tipologie di contratti di lavoro, con l obiettivo prioritario di introdurre la tanto auspicata flessibilità, sebbene essa sia stata concepita soprattutto sul versante delle esigenze delle imprese. Sono ormai trascorsi tre anni dall entrata in vigore di questa legge e sono state numerose le critiche agli effetti che essa ha sortito, tra le quali, soprattutto, quella di aver peggiorato ulteriormente le condizioni dei precari, ma pochi di coloro che sollevano queste critiche ricordano come nella legge stessa si facesse riferimento ad un approccio al monitoraggio delle politiche, che, sebbene tanto auspicato, risulta ad oggi ancora disatteso. La norma, infatti, rimanda al futuro il completamento delle flessibilità al margine via via introdotte, auspicando un rafforzamento degli ammortizzatori sociali ed una sistematizzazione di regole e tutele nello Statuto dei lavoratori. In tema di lavoro a tempo parziale, in particolare, la legge Biagi si poneva come obiettivo l abrogazione e l integrazione di ogni disposizione in contrasto con l obiettivo dell incentivazione del lavoro a tempo parziale. Le principali novità introdotte andavano nel verso di ampliare la flessibilità a beneficio delle imprese, al fine di accrescerne la domanda, con lo scopo di favorire soprattutto l offerta di lavoro proveniente dalla componente femminile. Non si sono registrati, purtroppo, in questi anni, segnali forti neanche da parte della contrattazione collettiva, forse per una certa resistenza verso il part-time proveniente anche dalle organizzazioni sindacali, nonostante la legge lasci addirittura al singolo datore di lavoro la possibilità di concordare direttamente con ciascun lavoratore margini per intese flessibili (Sestito, 2006). Infine, l ultima modifica alla disciplina vigente risale all ottobre del 2003, decreto legislativo n. 276/03, che ha ulteriormente aumentato flessibilità ed elasticità dell istituto, prevedendo la possibilità di applicazione del lavoro a tempo parziale anche ai contratti a tempo determinato ed ha esteso l opportunità di ricorrere al part-time a tutti i settori di attività. Il decreto, inoltre, la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

6 204 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca ha eliminato l obbligo di comunicazione, da parte del datore di lavoro, alla direzione provinciale del lavoro mentre ha lasciato quello di informazione verso le rappresentanze sindacali. Inoltre, la marcata flessibilità si riscontra anche nella possibilità di modificare, nel corso del tempo, l orario pattuito originariamente, di effettuare lavoro supplementare, ovvero oltre il tempo parziale, ma nel limite del lavoro a tempo pieno e, addirittura, di poter svolgere lavoro straordinario. 3. IL PART-TIME COME OPPORTUNITÀ PER LE AZIENDE La crisi economica che sta interessando in questi anni in particolar modo l Italia ha imposto alle imprese la necessità di sottoporsi a profondi mutamenti che condizionano l ambiente circostante, di cui devono tener conto. Come è noto, essendo sempre più forte il peso delle competenze professionali qualificate richieste nelle economie sviluppate come quella italiana, i relativi costi registrati sono molto incidenti, anche rispetto al costo del capitale. Tali figure professionali, per loro natura, risultano di conseguenza sempre più svincolate dalla prestazione oraria. Il processo di ristrutturazione organizzativa, orientato alla flessibilità (Pace, 2006) ed incentrato soprattutto sulla minimizzazione dei costi fissi, viene però ostacolato da vari elementi di rigidità, primo fra tutti quello che attiene al mercato del lavoro. Una forma di organizzazione del lavoro che in situazioni come queste risulti vincente deve basarsi infatti proprio sulla riduzione dei costi associati alle posizioni non completamente saturabili (ISTAT, 2004). In un tale contesto il part-time, unitamente ad altre forme di lavoro flessibile, risulta allora una grande opportunità per le imprese nel verso della flessibilizzazione di tutte quelle posizioni la cui domanda di lavoro non ha andamento stabile nel tempo e va ad interessare tutte le figure professionali, da quelle meno qualificate, quali gli operai coinvolti in produzioni che presentano stagionalità o comunque un ciclo, gli impiegati, la cui mole di lavoro si modifica la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

7 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 205 notevolmente, ad esempio, in base all andamento delle vendite, ma anche i dirigenti ed i consulenti, la cui produttività, già da tempo, è svincolata da qualsiasi riferimento temporale e si connette esclusivamente ai risultati raggiunti. Affinché, ovviamente, le aziende riescano ad applicare in maniera davvero conveniente il part-time, è necessario che esse realizzino un attenta analisi organizzativa, in base alla quale l effettiva utilità sia valutata non sulla base delle persone, ma delle condizioni organizzative esistenti e che conduca ad una struttura organizzativa che sia in tutti gli aspetti più flessibile e polivalente, che consenta di ridurre al minimo il lavoro nei periodi di bassa produzione e di attingere a tutte le risorse a disposizione nei momenti di maggiore domanda. In questa direzione sono andate proprio le clausole di elasticità e di flessibilità introdotte nell ottobre 2003, in base alle quali è possibile modificare nel tempo, e con un limite di preavviso di soli due giorni (che il contratto di lavoro può prevedere di eliminare del tutto), l orario del lavoro, in modo da mettere a disposizione delle imprese strumenti ottimali per fronteggiare improvvisi picchi di lavoro (Cavallotti, 2004). Nonostante l indiscutibilità dei su esposti vantaggi, numerose risultano, ancora, le resistenze culturali che frenano in azienda la diffusione del part-time e delle altre forme di lavoro flessibile, in quanto spesso ancora concepite come possibili responsabili della perdita di efficienza (Sestito, 2006). 4. LE CONSEGUENZE PRATICHE ED IL DIBATTITO APERTO A QUALCHE ANNO DALL ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE BIAGI Uno dei principali obiettivi della legge Biagi consisteva nel portare alla luce le finte collaborazioni, affinché fossero convertite in assunzioni, e nel legalizzare intere nicchie di mercato di lavoro a nero. In realtà, l obiettivo in parte è stato pure raggiunto, ma poco sembra essere cambiato nelle condizioni dei lavoratori, rimaste nella sfera del precariato. Ad avviso di molti, la riforma ha la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

8 206 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca semplicemente prodotto l effetto di legalizzare una condizione assolutamente lesiva per il lavoratore, in quanto le aziende, più che alla flessibilità, sembrano interessate ad abbattere il costo del lavoro. Le forme di lavoro atipiche sono pertanto scelte prevalentemente allo scopo di ridurre tale costo. L IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) 3 ha infatti stimato che l incremento dei costi per l impresa nel passaggio dalle collaborazioni occasionali a quelle a progetto è del 21,73% e passa al 41,81% se si considera il lavoro dipendente. Il problema consiste nel fatto che le persone impiegate con un contratto di lavoro atipico non si vedono garantiti i diritti più elementari, sia in termini salariali, in quanto la loro retribuzione si mantiene solitamente a livelli più bassi, sia in termini di contributi previdenziali, in un sistema pensionistico basato sul metodo contributivo. Il tanto auspicato Statuto dei lavoratori, che avrebbe dovuto seguire alla legge Biagi, doveva prevedere un riordino delle aliquote contributive e l introduzione di una sorta di indennità di precarietà, già sperimentata in Francia, da erogare alla scadenza del contratto al lavoratore in tutti i casi in cui il rapporto di lavoro non evolvesse in un contratto di lavoro dipendente, a tempo indeterminato o anche a tempo determinato. Una tale iniziativa, infatti, avrebbe pure l effetto di incentivare l impresa all assunzione definitiva del lavoratore. Accanto agli svantaggi dovuti alla quasi certezza, per questi lavoratori, di non vedersi rinnovato il contratto alla scadenza, si aggiungono pure le discriminazioni dovute al fatto che nessun imprenditore ha interesse ad investire su di loro in termini di formazione e gratificazioni (Boeri e Garibaldi, 2006; Sestito, 2006). 3 L IRES è un associazione no profit, fondata dalla CGIL nel 1979, su iniziativa, tra gli altri, di Bruno Trentin, Giuliano Amato e Vittorio Foa, finalizzata alla promozione, progettazione e realizzazione di studi e ricerche sul lavoro e sui suoi cambiamenti (IRES, la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

9 L evoluzione del part-time in Italia negli anni LA DIFFUSIONE DEL LAVORO A TEMPO PARZIALE IN BASE AI DATI ISTAT L indagine statistica italiana periodica più importante dedicata al monitoraggio del mercato del lavoro è la Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro, eseguita dall ISTAT in modo continuativo nel corso dell anno ed i cui risultati vengono sintetizzati con riferimento ad ogni trimestre. Dagli ultimi dati disponibili, diffusi nel marzo del 2006 e riferiti ad una media dell anno 2004, gli occupati sono oltre 22 milioni di unità. Su 100 di essi, solo 39 sono donne. Quando si considerano esclusivamente i lavoratori a tempo parziale, che costituiscono soltanto il 13% del totale, il peso della componente femminile è pari al 77% e sale addirittura all 83% nel sub-universo dei lavoratori dipendenti. Piuttosto bilanciata, invece, la suddivisione di genere con riferimento al tipo di contratto a tempo determinato o indeterminato dei lavoratori. Pertanto, si può sicuramente affermare che le donne, considerate da sempre dalla letteratura forze di lavoro non primarie, pur lavorando in media meno degli uomini, prevalgono in tutti i contratti di lavoro atipico, intendendo con questa espressione quelli diversi dal tradizionale contratto a tempo pieno ed indeterminato. La distribuzione per età dei lavoratori nel complesso non evidenzia una significativa differenza di genere: il 55% delle donne e degli uomini che lavorano ha un età compresa tra i 35 ed i 54 anni. Le donne che lavorano a tempo parziale sono particolarmente presenti nel Nord del Paese mentre l incidenza degli uomini è superiore nel Mezzogiorno, quando confrontata con quella complessiva degli occupati per ripartizione geografica. Una tale evidenza merita senz altro qualche approfondimento. Una tesi che, infatti, nel seguito si tenterà di verificare è quella per cui nel primo caso, quello riferito alle donne, il part-time rappresenti una scelta di conciliazione mentre nel secondo, probabilmente, esprima un ripiego in assenza di forme di lavoro alternative più stabili. Inoltre, mentre per gli uomini la la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

10 208 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca condizione di part-time si associa essenzialmente alla fascia d età più giovane, nelle donne risulta più equamente distribuita in tutte le fasce d età. Sia i contratti a tempo parziale che quelli a tempo determinato sono diffusi soprattutto nel settore dei servizi 4. Nella Tab i valori assoluti relativi al numero dei lavoratori sono stati relativizzati facendo emergere la contrapposizione tra lavoratori a tempo pieno e a tempo parziale, sul totale dei lavoratori, per ciascuno dei caratteri sociodemografici considerati. È possibile in tal modo rilevare che una lavoratrice su 4 lavora a tempo parziale mentre l equivalente percentuale tra gli uomini non raggiunge neanche il 5% sul totale dei lavoratori, ma scende ulteriormente nel sub-collettivo dei soli lavoratori dipendenti (3,75%). Anche tra i lavoratori a tempo determinato nel confronto per genere l incidenza delle donne (14,5%) è superiore a quella degli uomini (9,89%) mentre in quello territoriale l incidenza del Centro-Sud è superiore a quella dei colleghi del Nord. In particolare, nel Mezzogiorno, i lavoratori a tempo determinato costituiscono il 16,4% di tutti i lavoratori dipendenti mentre nel Nord tale percentuale non raggiunge il 10,4%. 6. LA DIFFUSIONE DEL PART-TIME TRA I LAVORATORI DIPENDENTI IN BASE AI DATI DELL INDAGINE BANCA D ITALIA RIFERITA AL 2004 Nonostante la Rilevazione continua sulle forze di lavoro dell ISTAT costituisca, senza dubbio, l indagine italiana più approfondita sul mercato del lavoro, nel seguito si farà riferimento ai dati desunti da un altra indagine periodica di tipo multitematico, anch essa di grande importanza a livello nazionale, in quanto in quest ultima, accanto alle informazioni sulla condizione lavorativa degli intervistati, ne sono rese disponibili molte altre di estrema rilevanza. 4 Si fa notare che con le modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 276/03 in vigore dal 24/10/03, orientate ad aumentare la flessibilità e l elasticità del contratto di lavoro part-time, è stata consentita l estensione del lavoro a tempo parziale anche ai contratti di lavoro a tempo determinato (Cavallotti, 2004). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

11 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 209 Tab Distribuzione dei lavoratori italiani nel complesso e con riferimento ai soli lavoratori dipendenti a tempo pieno, parziale, a tempo determinato e a tempo indeterminato per genere, classi di età, area geografica, e settore di attività economica. Valori in migliaia di unità ottenuti come media per l anno LAVORATORI IN COMPLESSO tempo parziale tempo pieno Totale M F T M F T M F T Classe d'età ,74 27,63 17,19 90,26 72,37 82, ,68 25,16 13,21 95,32 74,84 86, ,07 25,08 11,70 96,93 74,92 88, e oltre 9,43 21,44 13,23 90,57 78,56 86, Totale 4,76 24,98 12,68 95,24 75,02 87, Area geografica Nord-Ovest 3,78 25,17 12,68 96,22 74,83 87, Nord-Est 3,96 25,97 13,09 96,04 74,03 86, Centro 5,57 26,02 14,04 94,43 73,98 85, Mezzogiorno 5,66 22,90 11,43 94,34 77,10 88, Totale 4,76 24,98 12,68 95,24 75,02 87, Settore di attività Agricoltura 6,73 21,10 11,11 93,27 78,90 88, Industria 2,49 18,59 6,17 97,51 81,41 93, Servizi 6,14 26,61 15,86 93,86 73,39 84, Totale 4,76 24,98 12,68 95,24 75,02 87, DI CUI LAVORATORI DIPENDENTI tempo parziale tempo pieno Totale M F T M F T M F T Classe d'età ,97 25,17 15,23 92,03 74,83 84, ,01 24,52 13,08 95,99 75,48 86, ,77 24,96 12,11 97,23 75,04 87, e oltre 4,99 16,91 9,52 95,01 83,09 90, Totale 3,75 24,30 12,46 96,25 75,70 87, Area geografica Nord-Ovest 2,66 24,86 12,69 97,34 75,14 87, Nord-Est 2,84 25,57 13,24 97,16 74,43 86, Centro 4,31 25,21 13,62 95,69 74,79 86, Mezzogiorno 4,94 21,55 10,84 95,06 78,45 89, Totale 3,75 24,30 12,46 96,25 75,70 87, Settore di attività Agricoltura 6,03 14,93 8,89 93,97 85,07 91, Industria 1,75 16,78 5,53 98,25 83,22 94, Servizi 5,22 26,41 16,17 94,78 73,59 83, Totale 3,75 24,30 12,46 96,25 75,70 87, la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

12 210 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Segue Tab DI CUI LAVORATORI DIPENDENTI tempo determinato tempo indeterminato Totale M F T M F T M F T Classe d'età ,09 36,74 34,63 66,91 63,26 65, ,56 17,59 14,23 88,44 82,41 85, ,86 10,29 7,73 94,14 89,71 92, e oltre 6,91 7,10 6,98 93,09 92,90 93, Totale 9,89 14,50 11,84 90,11 85,50 88, Area geografica Nord-Ovest 7,18 10,38 8,63 92,82 89,62 91, Nord-Est 8,14 13,01 10,37 91,86 86,99 89, Centro 9,17 14,62 11,60 90,83 85,38 88, Mezzogiorno 13,75 21,25 16,41 86,25 78,75 83, Totale 9,89 14,50 11,84 90,11 85,50 88, Settore di attività Agricoltura 41,49 66,42 49,52 58,51 33,58 50, Industria 8,62 9,73 8,90 91,38 90,27 91, Servizi 9,12 14,39 11,85 90,88 85,61 88, Totale 9,89 14,50 11,84 90,11 85,50 88, Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati ISTAT (2006a) riferiti ad una media dei valori per l anno (*) Da notare che l insieme dei lavoratori dipendenti a tempo parziale non è disgiunto da quello dei lavoratori a tempo determinato in quanto dall ottobre 2003 è stato possibile introdurre il part-time anche nei contratti di lavoro a tempo determinato. Ci si riferisce all Indagine sui Bilanci delle Famiglie Italiane eseguita dalla Banca d Italia ogni due anni. L ultima wave per la quale al momento si dispone dei microdati è quella riferita all anno 2004, che presenta, come sempre, un intera sezione (allegato B1) dedicata ai lavoratori dipendenti e prevede la rilevazione, anche sufficientemente dettagliata, di un ampia batteria di informazioni inerenti il lavoro, tra le quali il tipo di contratto, se a tempo determinato o indeterminato, se a tempo pieno o parziale, il numero di ore lavorate ed il numero di ore che ciascuno avrebbe desiderato lavorare. Quest ultima informazione è un indicatore importante della volontarietà o meno del part-time e del lavoro a tempo pieno, ovvero consente di individuare quante persone che lavorano a tempo pieno desidererebbero lavorare un minor numero di ore e quante, invece, lavorano a tempo parziale solo perché non hanno trovato un occupazione a tempo pieno oppure, pur desiderando di la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

13 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 211 lavorare part-time, vorrebbero farlo per un numero di ore maggiore, andando quindi ad alimentare l esercito dei sotto-occupati. Inoltre, essendo l Indagine in oggetto una rilevazione multitematica, risulta molto interessante incrociare le notizie sulla tipologia del lavoro con altre di varia natura, quali quelle socio-demografiche ed in particolare sulle caratteristiche familiari dei lavoratori, nonché quelle sulle condizioni economiche, in modo da poter formulare un identikit del part-timer più preciso. Poiché si ha motivo di pensare che il fenomeno possa presentare comportamenti differenziati a livello territoriale, si è ritenuto opportuno procedere ad un analisi separata delle caratteristiche del part-time in gruppi di regioni opportunamente individuati in base a criteri di omogeneità rispetto ai principali indicatori socio-economici considerati. Infine, attraverso l applicazione di un modello di regressione logistica, si cercherà di capire l effettiva incidenza dei fattori ritenuti determinanti nel profilo del part-timer sulla sua condizione di lavoratore a tempo parziale, per verificare se e quali caratteristiche si associano a tale scelta UN IDENTIKIT DEL LAVORATORE A TEMPO PARZIALE L attività di lavoro dipendente costituisce l unica occupazione dichiarata da quasi il 99% degli intervistati, con differenze minime di genere (Tab ). Per converso, l attività lavorativa è secondaria nel 5,6% dei casi quando ci si riferisce esclusivamente al collettivo dei lavoratori a tempo parziale, percentuale che sale addirittura al 12,67% per i soli uomini. Anche tra i lavoratori a tempo determinato ed interinali l incidenza di coloro che dichiarano un attività secondaria sale, rispettivamente, fino al 6,47% e 7,10%. Passando alle caratteristiche sociodemografiche, il lavoratore part-time tipo presenta caratteristiche piuttosto differenziate nei due generi (Tab ). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

14 212 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Tab Lavoratori dipendenti per genere, tipologia di attività, principale o secondaria, e tipologia di contratto, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato, determinato o interinale (valori percentuali riferiti al 2004). Tipologia di LAVORATORI DIPENDENTI contratto Attività principale Attività secondaria Totale di lavoro M F T M F T M F T A tempo parziale 87,33 96,06 94,40 12,67 3,94 5, A tempo pieno 99,23 99,54 99,35 0,77 0,46 0, Totale 98,86 98,88 98,87 1,14 1,12 1, A tempo indeterm. 99,39 99,78 99,55 0,61 0,22 0, A tempo determ. 93,91 93,12 93,53 6,09 6,88 6, Interinale 95,39 0,69 92,90 4,61 11,09 7, Totale 98,86 98,88 98,87 1,14 1,12 1, Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). Tab Lavoratori dipendenti per genere, tipologia di contratto a tempo pieno o parziale e le principali variabili socio-demografiche (valori percentuali riferiti al 2004). Variabili LAVORATORI DIPENDENTI sociodemografiche A tempo parziale A tempo pieno Totale M F T M F T M F T Classe d'età Fino a 30 anni 38,27 18,33 22,12 20,72 20,85 20,77 21,26 20,37 20,90 Da 31 a 40 anni 30,39 36,67 35,48 30,84 32,33 31,39 30,83 33,16 31,78 Da 41 a 50 anni 13,16 34,85 30,73 29,11 30,67 29,69 28,62 31,47 29,79 Da 51 a 65 anni 16,25 9,62 10,88 19,15 15,91 17,96 19,06 14,71 17,28 Oltre i 65 anni 1,93 0,52 0,79 0,18 0,23 2,00 0,23 0,29 0,25 Totale Titolo di studio Nessun titolo 0,82 0,63 0,66 0,67 0,19 0,50 0,68 0,27 0,51 Licenza elementare 13,10 9,32 10,04 7,91 5,18 6,91 8,07 5,97 7,21 Licenza media inferiore 36,26 35,36 35,53 38,49 25,03 33,55 38,42 27,00 33,74 Diploma profess. (3 anni) 2,72 7,67 6,73 8,90 8,19 8,64 8,71 8,09 8,45 Diploma di media superiore 36,51 36,55 36,54 34,18 45,08 38,19 34,26 43,45 38,03 Diploma univ.o/laurea breve 0,91 2,40 2,12 1,20 1,32 1,25 1,19 1,53 1,33 Laurea 9,32 8,08 8,32 8,42 14,76 10,75 8,45 13,49 10,52 Specializzazione post-laurea 0,35 0,00 0,07 0,22 0,23 0,23 0,23 0,19 0,21 Totale la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

15 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 213 Segue Tab Stato civile Coniugato/a 36,79 72,19 65,46 63,56 54,89 60,38 62,73 58,20 60,87 Celibe/nubile 59,83 16,95 25,09 31,82 30,84 31,46 32,70 28,18 30,85 Separato/divorziato 2,55 8,90 7,69 4,16 11,26 6,77 4,11 10,81 6,86 Vedovo/a 0,82 1,96 1,75 0,45 3,01 1,39 0,46 2,81 1,42 Totale N. di figli 0 70,78 35,55 42,24 48,41 49,68 48,88 49,11 46,98 48,23 1 9,59 25,09 22,15 20,92 23,99 22,05 20,57 24,20 22, ,08 34,22 30,01 23,71 22,27 23,18 23,35 24,55 23,84 3 5,58 4,64 4,82 5,81 3,59 5,00 5,81 3,79 4,98 4 1,97 0,50 0,78 0,98 0,46 0,79 1,01 0,47 0, ,06 0,02 0,04 0,06 0,01 0, ,05 0,00 0,03 0,04 0,00 0, ,06 0,00 0,04 0,06 0,00 0,03 Totale di cui con meno di 3 anni 0 97,90 89,57 91,15 92,10 93,81 92,73 92,28 93,00 92,58 1 2,10 9,84 8,37 7,46 6,02 6,93 7,29 6,75 7,07 2 0,00 0,60 0,49 0,44 0,17 0,34 0,43 0,25 0,36 Totale di cui tra i 3 ed i 18 anni 0 79,58 53,72 58,63 65,52 69,91 67,13 65,95 66,82 66,31 1 9,88 28,41 24,89 20,47 19,34 20,05 20,14 21,07 20, ,22 16,25 15,10 11,81 9,65 11,02 11,76 10,91 11,41 3 0,32 1,52 1,29 1,94 1,08 1,62 1,89 1,16 1,59 4 0,00 0,10 0,08 0,26 0,00 0,17 0,25 0,02 0, ,01 0,02 0,01 0,01 0,01 0,01 Totale di cui maggiorenni 0 84,19 76,73 78,15 79,07 75,60 77,80 79,23 75,82 77,83 1 8,14 14,50 13,29 11,75 16,41 13,46 11,64 16,04 13,45 2 6,16 8,42 7,99 8,06 7,53 7,86 8,00 7,70 7,88 3 1,52 0,17 0,43 1,02 0,42 0,80 1,04 0,37 0,76 4 0,00 0,17 0,14 0,04 0,04 0,04 0,04 0,07 0, ,05 0,00 0,03 0,05 0,00 0,03 Totale Area geografica Nord-Ovest 9,79 27,06 23,78 25,89 31,07 27,79 25,39 30,30 27,40 Nord-Est 18,07 33,32 30,42 23,29 26,17 24,35 23,13 27,54 24,94 Centro 18,71 19,35 19,23 21,32 21,90 21,53 21,24 21,41 21,31 Mezzogiorno 24,62 9,67 12,51 19,54 13,50 17,32 19,69 12,77 16,85 Isole 28,81 10,60 14,06 9,96 7,37 9,01 10,54 7,99 9,50 Totale Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

16 214 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Gli uomini che lavorano a tempo parziale, un esigua minoranza, in quasi il 70% dei casi hanno un età inferiore ai 40 anni, per lo più vivono nel Mezzogiorno e sono celibi. La relazione intercorrente tra il numero dei figli e la condizione di lavoratore a tempo parziale è senza ombra di dubbio negativa, se si pensa che oltre un lavoratore part-time su 7 non ha figli, mentre tra quelli che lavorano a tempo pieno tale condizione rappresenta, con il 48,41%, una minoranza. Inoltre, l incidenza degli uomini con due figli che lavorano part-time è pari alla metà di coloro che, con due figli, presentano una condizione lavorativa a tempo pieno. Dunque, il lavoro part-time, nel caso degli uomini, si delinea, molto chiaramente, in prevalenza non come uno strumento di flessibilità e di conciliazione, quanto come un ripiego in attesa di una sistemazione a tempo pieno. Completamente diverso il quadro che si prospetta analizzando le medesime caratteristiche demografiche nelle donne. La lavoratrice part-time ha un età nel 70% dei casi compresa tra i 31 ed i 50 anni, un titolo di studio perfettamente allineato con quello dei colleghi uomini e concentrato sulla licenza di scuola media inferiore e sul diploma di scuola media superiore ed in oltre il 72% dei casi è coniugata, percentuale che tra le lavoratrici a tempo pieno si attesta invece sotto il 55%. Con riferimento al numero di figli, mentre la metà delle lavoratrici dipendenti a tempo pieno non ha figli, tra le part-timers tale percentuale scende sotto il 36%. Quasi la metà di queste donne ha almeno un figlio nella fascia d età compresa tra i 3 ed i 18 anni. La distribuzione territoriale delle lavoratrici part-time fa registrare una maggiore incidenza nel Nord-Est del Paese, a scapito soprattutto del Mezzogiorno, se tale distribuzione è confrontata con le donne che lavorano a tempo pieno, ad indicare, se ve ne fosse pure bisogno, una maggiore vivacità del mercato del lavoro nella zona Nord-Orientale dell Italia. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

17 L evoluzione del part-time in Italia negli anni LE PROFESSIONI PRIVILEGIATE NELL ACCESSO AL LAVORO PART- TIME La figura professionale in cui il lavoro part-time è maggiormente diffuso è senza dubbio quella operaia, con un differenziale che, in percentuale, senza distinzione di genere, supera i 5 punti percentuali nel confronto con il lavoro a tempo pieno (Tab ). Tab Lavoratori dipendenti per genere, tipologia di contratto a tempo pieno o parziale e le principali variabili legate alla situazione lavorativa (valori percentuali riferiti al 2004). Variabili LAVORATORI DIPENDENTI Socio- demografiche A tempo parziale A tempo pieno Totale M F T M F T M F T Qualifica professionale Operaio 58,45 48,80 50,63 52,58 32,00 45,02 52,76 35,21 45,56 Impiegato 18,97 37,96 34,35 35,05 46,58 39,28 34,55 44,93 38,81 Insegnante 3,88 7,36 6,70 2,07 13,73 6,35 2,12 12,51 6,38 Impiegato direttivo/quadro 1,68 1,03 1,15 5,51 4,55 5,16 5,39 3,88 4,77 Dirigente, alto funzionario, ecc. 0,64 0,51 0,54 2,61 1,05 2,03 2,55 0,94 1,89 Libero professionista 2,91 0,19 0,70 0,22 0,14 0,19 0,31 0,15 0,24 Imprenditore individuale 0,00 0,37 0,30 0,15 0,04 0,11 0,15 0,11 0,13 Lavoratore autonomo 1,20 0,36 0,52 0,24 0,14 0,20 0,27 0,18 0,23 Titolare/coadiuv. impresa fam. 1,18 0,10 0,30 0,13 0,10 0,12 0,16 0,10 0,14 Socio/gestore di società 0,36 0,00 0,07 0,27 0,15 0,23 0,28 0,12 0,21 In cerca di prima occupazione 0,00 0,69 0,56 0,00 0,15 0,05 0,00 0,25 0,10 Disoccupato 3,55 0,82 1,34 0,54 0,35 0,47 0,64 0,44 0,56 Casalinga 0,00 0,53 0,43 0,03 0,13 0,07 0,03 0,21 0,10 Pensionato da lavoro 1,31 0,32 0,51 0,20 0,08 0,16 0,24 0,12 0,19 Pensionato non da lavoro 0,82 0,00 0,16 0,00 0,13 0,05 0,03 0,10 0,06 Studente 3,14 0,62 1,10 0,21 0,30 0,25 0,31 0,37 0,33 Volontario/militare di leva ,08 0,00 0,05 0,08 0,00 0,05 Lavoratore atipico 1,93 0,35 0,65 0,10 0,39 0,21 0,16 0,38 0,25 Totale Settore di attività economica Agricoltura 13,39 5,80 7,22 4,85 3,98 4,53 5,10 4,33 4,79 Estrazione di minerali 12,83 17,69 16,79 36,16 19,92 30,21 35,46 19,50 28,93 Costruzioni, edilizia 18,27 1,42 4,56 10,67 2,50 7,68 10,90 2,29 7,38 Commercio 9,62 21,25 19,08 10,74 16,66 12,91 10,71 17,53 13,50 Trasporti 4,74 2,33 2,78 5,70 1,67 4,22 5,67 1,79 4,09 Intermediaz. Monetaria 0,37 4,30 3,56 3,30 4,85 3,87 3,21 4,75 3,84 Attività immobiliari, inform. 3,83 4,67 4,51 3,12 4,41 3,59 3,14 4,46 3,68 Servizi domestici 6,46 14,94 13,36 1,79 5,67 3,21 1,93 7,42 4,18 Pubblica Amministrazione 30,28 26,44 27,16 23,54 39,86 29,52 23,74 37,32 29,30 Organizz. e organismi internaz. 0,23 1,16 0,99 0,13 0,48 0,26 0,13 0,61 0,33 Totale la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

18 216 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Segue Tab Tipologia di contratto A tempo indeterminato 32,55 69,33 62,34 91,96 91,04 91,63 90,11 86,89 88,79 A tempo determinato 58,83 28,82 34,52 7,43 8,45 7,80 9,03 12,34 10,39 Di lavoro interinale 8,62 1,84 3,13 0,61 0,51 0,57 0,85 0,77 0,82 Totale Dimensioni aziendali Fino a 4 addetti 26,86 21,20 22,27 10,14 12,26 10,92 10,67 13,97 12,02 Da 5 a 9 addetti 26,87 26,04 26,20 23,95 21,86 23,18 24,04 22,66 23,47 Da 20 a 49 addetti 12,64 17,85 16,86 16,43 11,84 14,75 16,32 12,98 14,95 Da 50 a 99 addetti 4,17 7,78 7,09 11,50 8,54 10,42 11,28 8,40 10,09 Da 100 a 499 addetti 8,80 5,62 6,23 9,10 6,53 8,16 9,09 6,36 7, addetti e oltre 1,89 6,10 5,30 9,83 7,75 9,06 9,58 7,43 8,70 Pubblica Amministrazione 18,78 15,41 16,05 19,04 31,22 23,52 19,03 28,20 22,79 Totale N. mesi di lavoro 1 0,00 1,35 1,10 0,26 0,19 0,24 0,26 0,41 0,32 2 2,99 1,76 1,99 0,38 0,82 0,54 0,47 1,00 0,68 3 4,53 2,31 2,74 0,99 0,70 0,88 1,10 1,01 1,06 4 1,82 3,14 2,89 0,65 1,09 0,81 0,69 1,48 1,01 5 8,15 0,47 1,93 0,53 0,42 0,49 0,77 0,43 0,63 6 6,28 5,44 5,60 1,85 1,34 1,66 1,99 2,13 2,04 7 0,75 0,00 0,14 0,40 0,71 0,52 0,41 0,58 0,48 8 8,50 3,08 4,11 0,88 1,03 0,94 1,12 1,43 1,24 9 5,53 1,46 2,24 0,90 0,94 0,92 1,05 1,04 1, ,35 2,76 2,87 0,68 0,80 0,73 0,76 1,18 0, ,25 0,15 0,17 0,24 0,13 0,20 0,24 0,13 0, ,84 78,07 74,23 92,22 91,82 92,07 91,15 89,19 90,35 Totale Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). Anche rispetto a queste caratteristiche, emerge una situazione piuttosto differenziata nei generi, che conferma alcune delle ipotesi avanzate nel paragrafo precedente. Il lavoratore part-time è in oltre il 58% dei casi un operaio mentre il peso di coloro che con un tale tipo di impiego svolgono un attività impiegatizia è inferiore alla metà rispetto a quelli che lavorano a tempo pieno. Contenute, ma costantemente molto più elevate delle corrispondenti dei lavoratori a tempo pieno, le aliquote riferite alle qualifiche dei lavoratori autonomi (libero professionista, lavoratore autonomo, titolare o coadiuvante di un impresa familiare, pensionato) e quelle che riguardano le condizioni di precarietà, quali la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

19 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 217 disoccupato e lavoratore atipico. Nel primo caso, quindi, si individuano quelli per i quali il lavoro part-time rappresenta una precisa scelta di conciliazione con un altra attività lavorativa; nel secondo, esclusivamente una condizione di precarietà. Nel caso delle donne, il part-time si associa prevalentemente a condizioni di lavoro più stabili, ma interessa, in quasi la metà dei casi, solamente la qualifica operaia mentre le impiegate part-time hanno un peso di quasi 10 punti percentuali inferiore rispetto alle colleghe che lavorano a tempo pieno. La maggiore stabilità del lavoro part-time nel caso femminile viene confermata pure dalla distribuzione della variabile che indica il numero di mesi di lavoro svolti nel corso dell anno di riferimento: quasi 8 donne su 10 hanno lavorato per l intero anno solare, mentre la medesima percentuale tra gli uomini non raggiunge il 58%. Inoltre, dai dati relativi alla tipologia di contratto part-time, si nota che per quasi il 60% dei part-timers uomini si tratta di un contratto a tempo determinato mentre per le donne quasi il 70% dei contratti part-time sono a tempo indeterminato. Con riferimento al settore di attività economica, il lavoro part-time è diffuso soprattutto nel terziario ed in particolar modo nel commercio e nei servizi domestici. Un dato forse meno scontato è la consistente presenza, principalmente tra gli uomini, del part-time nel settore primario, consentito solo da pochi anni dalla normativa PART-TIMERS SOTTO-OCCUPATI E DESIDERIO DI PART-TIME Un analisi particolarmente interessante che l enorme patrimonio informativo proveniente dall Indagine Banca d Italia ha reso possibile riguarda l incrocio tra il numero di ore lavorate mediamente a settimana da ciascun lavoratore e l orario che, invece, ognuno di essi avrebbe desiderato lavorare. Prima di incrociare le due informazioni, appare utile analizzarne la distribuzione univariata e le relative contrapposizioni rispetto al genere del lavoratore (Tab ). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

20 218 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Tab Lavoratori dipendenti per genere, tipologia di contratto a tempo pieno o parziale, numero di ore mediamente lavorate a settimana e numero di ore che avrebbero desiderato lavorare (valori percentuali riferiti al 2004). LAVORATORI DIPENDENTI Numero di ore A tempo parziale A tempo pieno Totale M F T M F T M F T lavorate in media a settimana Meno di 10 ore 4,58 2,79 3,13 0,39 0,31 0,36 0,52 0,79 0,63 da 10 a 19 ore 11,05 14,05 13,48 0,97 2,24 1,44 1,28 4,50 2,60 da 20 a 29 ore 36,94 59,38 55,12 1,21 6,73 3,24 2,32 16,79 8,25 da 30 a 39 ore 17,35 16,64 16,77 23,44 37,29 28,53 23,25 33,34 27,39 da 40 a 49 ore 28,98 6,34 10,64 66,90 50,44 60,86 65,72 42,02 56,00 50 ore e più 1,10 0,81 0,86 7,09 2,98 5,58 6,90 2,56 5,13 Totale che avrebbero desiderato lavorare a settimana Meno di 10 ore 1,66 0,13 0,35 1,01 0,23 0,74 1,03 0,21 0,71 da 10 a 19 ore 17,31 12,21 12,94 0,78 2,04 1,22 1,11 3,93 2,22 da 20 a 29 ore 28,35 54,53 50,77 1,84 11,40 5,17 2,37 19,42 9,05 da 30 a 39 ore 22,55 26,24 25,71 44,99 51,62 47,30 44,54 46,90 45,47 da 40 a 49 ore 29,55 6,68 9,96 47,68 33,20 42,63 47,32 28,27 39,85 50 ore e più 0,59 0,22 0,27 3,70 1,51 2,94 3,64 1,27 2,71 Totale Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). Un dato estremamente significativo che emerge è la minore dispersione del numero di ore lavorate mediamente dalle donne part-time, concentrate tra le 20 e le 29 ore in quasi il 60% dei casi e la presenza di quasi il 30% degli uomini che, pur lavorando part-time, ha finito per svolgere mediamente tra le 40 e le 49 ore a settimana. Dai dati riferiti ai lavoratori a tempo pieno si evidenzia invece come le donne, mediamente, dedichino al lavoro un minor numero di ore a settimana. Altrettanto interessante risulta la seconda parte della tavola, riferita al numero di ore che ciascuno avrebbe desiderato lavorare a settimana, volta ad evidenziare alcune delle discrasie presenti nel mercato del lavoro italiano. Al fine di agevolarne la lettura, è stato utilizzato lo sfondo più scuro per indicare la zona relativa al part-time involontario e quello più chiaro, invece, per la domanda di part-time che il mercato ha lasciato disattesa 5. Coerentemente a 5 Si fa notare che per individuare coloro che, pur lavorando part-time, avrebbero desiderato lavorare a tempo pieno è necessario incrociare le due informazioni, ovvero quella sul numero di ore la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

21 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 219 quanto emerso in precedenza, si nota che è dagli uomini che lavorano a tempo parziale che proviene il maggior desiderio di convertire il part-time in un lavoro a tempo pieno, visto che sono oltre la metà quelli che vorrebbero lavorare almeno 30 ore a settima. La prevalenza delle donne, invece (54,53%), ritiene ottimale un attività lavorativa con un numero di ore settimanali comprese tra le 20 e le 29. Tra coloro che lavorano a tempo pieno, la maggiore insoddisfazione riguarda la componente femminile: oltre la metà delle donne vorrebbe lavorare tra le 30 e le 39 ore (51,62%) e più del 13% ancora meno mentre gli uomini che lavorano a tempo pieno considerano ottimale un attività che li impegni almeno 30 ore in oltre il 96% dei casi. Questi risultati sono posti maggiormente in evidenza quando queste informazioni vengono incrociate tra di loro. Per i lavoratori a tempo parziale (Tab ), la maggiore concentrazione dei valori lungo la diagonale principale nel collettivo maschile indica proprio la più marcata rispondenza per questo sub-campione tra la propria condizione e le esigenze manifestate. Con riferimento ai lavoratori a tempo pieno (Tab ), è possibile notare un accentuata soddisfazione da parte degli uomini in merito al numero di ore lavorate, concentrate essenzialmente nelle tipiche fasce tra le 30 e le 39 ore e tra le 40 e le 49 ore, sebbene non sia da sottovalutare una consistente quota di essi, oltre il 30%, che ha lavorato in media tra le 40 e le 49 ore a settimana, ma avrebbe preferito lavorare meno, tra le 30 e le 39 ore. Nel collettivo femminile si evidenzia una rispondenza alle aspettative per il numero di ore lavorate quando queste non superano le 39, con aliquote lungo la diagonale principale della tavola pari almeno al 75%. Tra coloro che invece hanno lavorato un numero di ore superiore è più elevata l incidenza di quelli che avrebbero voluto lavorare meno, che costituisce il 42% tra coloro che hanno lavorato tra le 40 e le 49 ore lavorate e sul tempo che invece si sarebbe desiderato lavorare, come posto in evidenza nella successiva Tab Il confronto tra le parti con sfondo colorato della tavola e le equivalenti righe della parte superiore della stessa pone in evidenza solamente, in caso di differenze non contenute, un mancato incontro tra la quantità di domanda e di offerta di lavoro. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

22 220 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca e supera l 80% tra quelle che hanno lavorato per un numero di ore settimanali ancora superiore 6. Tab Lavoratori dipendenti part-time per genere, numero di ore mediamente lavorate a settimana e numero di ore che avrebbero desiderato lavorare (valori percentuali riferiti al 2004). Ore Ore lavorate desiderate Maschi Femmine < e+ < e+ < 10 ore 54, , ore ,16 6, ,15 7, ore ,70 15, ,32 73,56 18,05 24, ore 45, ,37 32,88 12, ,88 13,80 77,88 42, ore 0 0 7,81 45,36 87,59 49,12 0 3,52 4,86 2,87 32, ore e , , Totale Tot.ass. 1,48 5,73 21,50 10,98 8,54 0,57 1,84 34,12 178,51 51,98 24,85 0 (*) La numerosità totale di questo collettivo è pari a 48,81 unità pesate per i maschi e 291,3 unità pesate per le femmine. Dal computo sono state infatti escluse tutte le osservazioni con valori mancanti nella variabile ore di lavoro desiderate, previsti in tutti i casi in cui l attività lavorativa in oggetto non fosse la principale oppure se gli individui non sono stati intervistati personalmente. Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). Per concludere l esame della relazione intercorrente tra il numero di ore lavorate mediamente a settimana ed il numero di ore che gli stessi lavoratori avrebbero desiderato lavorare, si è calcolato il coefficiente di correlazione lineare di Pearson sulle variabili originarie, ovvero non raggruppate in classi di valori. Il risultato evidenzia in tutti i casi la presenza di una discreta correlazione positiva (Tab ), ad indicare, mediamente, un sostanziale incontro tra la domanda e l offerta di lavoro. Il legame più forte si riscontra in corrispondenza dei maschi che lavorano part-time mentre tra i lavoratori a tempo pieno la correlazione più elevata si riscontra tra le donne. 6 Le celle che nella Tab presentano lo sfondo scuro contengono il subcollettivo delle donne che lavorano a tempo pieno ma desidererebbero lavorare a tempo parziale, ma tra le stesse è compreso anche un insieme di esse che vorrebbero lavorare a tempo pieno ma per un numero di ore inferiore. Si ricorda infatti che la normativa considera lavoro a tempo parziale un attività ad orario inferiore rispetto a quello previsto dai contratti collettivi di lavoro, che non sempre coincide con le 40 ore settimanali. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

23 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 221 Tab Lavoratori dipendenti a tempo pieno per genere, numero di ore mediamente lavorate a settimana e numero di ore che avrebbero desiderato lavorare (valori percentuali riferiti al 2004). Ore Ore lavorate desiderate Maschi Femmine < e+ < e+ < 10 ore 64,63 5,90 0 0,71 0,79 0, , ore 12,32 62,63 0 0,26 0, ,55 3,55 1, ore 0 2,29 63,75 2,51 0,43 1,51 31,71 17,12 82,03 8,80 3,46 0, ore 0 14,59 14,84 91,71 30,41 20,26 46,34 6,26 13,85 83,07 38,40 21, ore 23,05 14,59 21,41 4,08 66,74 45,54 21,95 2,03 0,55 5,66 57,20 59,33 50 ore e ,72 1,38 32, ,39 0,49 18,67 Totale Tot.ass. 8,8 19,7 28,8 615,6 1515,2 194,4 1,6 23,6 94,3 466,4 638,5 51,9 (*) La numerosità totale di questo collettivo è pari a 2.382,51 unità pesate per i maschi e 1.276,35 unità pesate per le femmine. Dal computo sono state infatti escluse tutte le osservazioni con valori mancanti nella variabile ore di lavoro desiderate, previsti in tutti i casi in cui l attività lavorativa in oggetto non fosse la principale oppure se gli individui non sono stati intervistati personalmente. Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). Tab Coefficiente di correlazione lineare di Bravais-Pearson calcolato tra le variabili numero di ore lavorate complessivamente in media a settimana e numero di ore che gli stessi lavoratori avrebbero desiderato lavorare. Lavoratori dipendenti considerati nel complesso, part-time e a tempo pieno per genere, numero di ore mediamente lavorate a settimana e numero di ore che avrebbero desiderato lavorare (valori percentuali riferiti al 2004). Coefficiente di correlazione di Pearson tra n. ore lavorate Tutti Part-time Tempo pieno a settimana e n. di ore che si desidera lavorare M F T M F T M F T r 0,49 0,69 0,63 0,70 0,57 0,61 0,45 0,59 0,52 Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). Al fine di individuare quali caratteri risultano maggiormente associati con la condizione lavorativa a tempo pieno o parziale, si è proceduto a calcolare una misura dell associazione tra la variabile che denota, appunto, la condizione lavorativa a tempo pieno o parziale e gli altri caratteri finora presi in considerazione (Tab ). Quando questa verifica è compiuta sull intero collettivo, ovvero considerando i maschi e le femmine insieme, le uniche variabili per le quali si segnala l assenza di un associazione specifica sono il titolo di studio, lo stato civile ed il numero di figli. Quando la stessa analisi è la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

24 222 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca ripetuta separatamente sui due subcampioni, si nota che nel collettivo maschile sono ancora titolo di studio e numero di figli a non presentare alcuna associazione con la condizione lavorativa mentre nel caso delle donne tutte le variabili risultano significative, sebbene per la classe d età ed il numero dei figli essa si attesti solamente sull 1%. Tab Indice di contingenza del χ 2 e indice di contingenza quadratica media (φ) calcolati tra la variabile che esprime la condizione di lavoro a tempo pieno o parziale e le variabili indicate, di volta in volta, in intestazione di riga. Lavoratori dipendenti considerati nel complesso ed in base alla suddivisione di genere (valori percentuali riferiti al 2004). Variabili χ 2 Significatività del χ 2 φ Maschi + femmine Classe d età 27,6868 < ,0657 Genere 453,9219 < ,2661 Titolo di studio 18, ,0536 Stato civile 10, ,0413 N. di figli 15, ,0492 Qualifica professionale 95,2632 < ,1219 Settore di attività economica 214,3768 < ,1834 Area di residenza 35,7030 < ,0764 Tipologia di contratto 483,9319 < ,2747 Dimensione aziendale 95,4333 < ,1220 N. mesi di lavoro 236,4689 < ,1921 Solo maschi Classe d età 42,3407 < ,1058 Titolo di studio 9, ,0500 Stato civile 41, ,1047 N. di figli 6, ,0425 Qualifica professionale 163,1627 < ,2077 Settore di attività economica 56,3181 < ,1223 Area di residenza 53,3313 < ,1187 Tipologia di contratto 464,4862 < ,3504 Dimensione aziendale 44,2843 < ,1082 N. mesi di lavoro 238,2564 < ,2510 Solo femmine Classe d età 17,9802 < ,0827 Titolo di studio 55, ,1447 Stato civile 52, ,1412 N. di figli 22, ,0924 Qualifica professionale 86,1929 < ,1811 Settore di attività economica 80,7648 < ,1761 Area di residenza 20,8916 < ,0891 Tipologia di contratto 168,1256 < ,2529 Dimensione aziendale 75,9768 < ,1700 N. mesi di lavoro 109,3820 < ,2040 Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati rilevati per l Indagine 2004 dalla Banca d Italia (2006). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

25 L evoluzione del part-time in Italia negli anni UNO STUDIO DEL PART-TIME IN RELAZIONE ALLE CARATTERISTICHE TERRITORIALI I risultati emersi finora hanno posto in evidenza come il fenomeno del parttime presenti aspetti piuttosto differenziati, oltre che rispetto al genere degli individui, anche sul territorio nazionale. Per lo studio di un fenomeno complesso come il ricorso al lavoro a tempo parziale, in un Paese come l Italia, infatti, caratterizzato dalla presenza di rilevanti divari territoriali di tipo sia economico che socio-culturale, si rende necessaria un analisi differenziata in relazione a contesti territoriali specifici. A tal fine, non ritenendo discriminante la tipica ripartizione territoriale per macro-aree utilizzata solitamente, che si collega prettamente a vincoli di contiguità del territorio, si è ritenuto opportuno procedere preventivamente ad un analisi dello stesso volta ad individuare delle similarità che prescindano dai confini geografici. Pertanto, considerando un dettaglio regionale, sono considerati alcuni rilevanti indicatori demo-economici ricavati da altra fonte 7, in modo da ottenere nuove caratterizzazioni territoriali (Quintano e Romano, 2004) GLI INDICATORI SOCIO-ECONOMICI ED I CORRISPONDENTI RAGGRUPPAMENTI TERRITORIALI Gli indicatori selezionati al fine di individuare contesti territoriali omogenei sono tutti di fonte ISTAT e ricavati direttamente dalla Contabilità Nazionale, da fonte anagrafica e dalla Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro (ISTAT, 2006b). Si tratta, in quasi tutti i casi, di dati di natura censuaria. Nei rimanenti, essi sono comunque riferiti all intera popolazione attraverso il processo di riporto degli stessi all universo. 7 Gli indicatori utilizzati ai fini di questa analisi sono variabili di natura demografica ed economica che si ritiene possano influenzare il fenomeno del ricorso al lavoro parziale. La loro considerazione simultanea consente di accomunare le regioni che, complessivamente, rispetto a questi aspetti, presentano una certa omogeneità. I dati a cui si fa riferimento sono tutti di fonte ISTAT (2006b) e ricavati direttamente dalla Contabilità Nazionale, da fonte anagrafica, dal Censimento dell Industria e Servizi e dalla Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro. Sono tutti riferiti all universo della popolazione italiana con dettaglio regionale. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

26 224 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Qui di seguito la lista degli indicatori utilizzati. Unità di lavoro: ovvero quantità di lavoro standard a tempo pieno, valori in migliaia di unità relativi al 2003 e relativizzati rispetto al totale Italia; PIL: in milioni di euro al 2005, relativo al 2003 e reso pro-capite rapportandolo al totale della popolazione di ciascuna regione alla data 1/1/2004; Spesa delle famiglie: in milioni di euro al 2005, relativa al 2003 e resa pro-capite come sopra; Condizione professionale: separatamente per uomini e donne, sono considerati gli occupati, le persone in cerca di occupazione e le non forze lavoro, valori in migliaia di unità, riferiti alla media 2004 e relativizzati rispetto al totale per ogni regione (occupati+in cerca di occupazione+non forze lavoro). Ai fini dell esecuzione dell analisi, poiché tali tre indicatiori risultano esaustivi della condizione professionale, per evitare di inserire fattori che siano combinazione lineare di altri 8, si è escluso quello che indica le persone in cerca di lavoro; tale omissione non ha causato alcuna perdita di informazione in quanto, da un precedente esperimento, si è verificato che la sua correlazione con la variabile che indica l incidenza degli occupati nella regione è molto elevata e, ovviamente, di segno negativo. Classi d età: ai fini della migliore rispondenza con l analisi in oggetto, esse sono state composte nel seguente modo: meno di 3 anni, tra i 3 ed i 14 anni, tra i 15 ed i 64 anni, 65 anni e più, valori in unità, riferiti al 1/1/05 relativizzati rispetto al totale della popolazione. In questo caso la variabile esclusa, per evitare l introduzione di informazione completamente ridondante, è stata quella che indica l incidenza della popolazione in età compresa tra i 15 ed i 64 anni; tale sottoinsieme della popolazione, del resto, costituendo la popolazione in età da lavoro, è già stata ampiamente presa in considerazione nella precedente categoria di indicatori, riferiti alla condizione professionale. Anche in questo caso la fonte è ISTAT. 8 Sebbene nell analisi in componenti principali la presenza di multicollinearità non intacchi la validità dei risultati, trattandosi di un metodo di sintesi dell informazione di partenza, si è preferito escludere dall analisi variabili completamente ridondanti, essendo il numero di osservazioni disponibili comunque limitato, pari al numero delle regioni italiane. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

27 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 225 Settore di attività economica. Il dettaglio settoriale prescelto è il seguente: - settore primario (agricoltura, caccia, silvicoltura e pesca) - settore secondario (estrazione di minerali, attività manifatturiere, produzione e distribuzione di energia e gas, costruzioni) - commercio - alberghi e ristoranti - trasporto - intermediazione monetaria e finanziaria - attività immobiliari - istruzione, sanità e altri servizi sociali, altri servizi pubblici per ciascuno di essi è stata considerata l incidenza del numero di addetti rispetto al totale nella regione. I valori sono ricavati dal Censimento dell Industria e dei Servizi del 2001 e le aliquote che esprimono l incidenza del settore istruzione+sanità e altri servizi sociali e altri servizi pubblici sono state escluse. Il motivo per cui si è deciso di scartare proprio l incidenza degli addetti in questo settore discende dalla considerazione che è quello che si presenta con maggiore uniformità sull intero territorio nazionale, non essendo, del resto, in questo caso, interessati a cogliere le differenze nell erogazione dei servizi pubblici. La sintesi di detti indicatori misurati per le venti regioni italiane è stata realizzata attraverso l analisi in componenti principali. Tale tecnica, come è noto, consente di riassumere il contenuto informativo insito in una serie di indicatori che, come quelli considerati in questa sede, si presentano particolarmente correlati, attraverso un nuovo e più ristretto numero di variabili. Come si evince dalla proiezione degli indicatori sul piano fattoriale individuato dalle prime due componenti (Fig ), il primo fattore, che spiega quasi il 45% del totale della variabilità del fenomeno in esame, è direttamente connesso con il livello di ricchezza della regione. Le variabili relative al PIL pro- la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

28 226 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca capite, alla spesa familiare pro-capite e alla percentuale di occupati, sia maschi che femmine, si contrappongono nettamente a quelle che denotano l incidenza delle non forze lavoro di genere femminile, innanzitutto, ma anche maschile. È possibile notare che le regioni più ricche si caratterizzano per un economia basata prevalentemente sull industria, sul commercio e sull intermediazione commerciale e monetaria mentre le più povere trovano sostentamento soprattutto nel commercio. Component Plot in Rotated Space 1,0 ad_trasp add_inform ad_interm 0,5 ad_comm meno3anni unita_lavoro Component 2 0,0 anni3_14 non_forze_f ad_agr non_forze_m ad_albris Spesa_fam occup_m occup_f PIL -0,5 anni65epiu ad_second -1,0-1,0-0,5 0,0 0,5 1,0 Component 1 Fig Analisi in componenti principali applicata su una batteria di indicatori sociodemografici rilevati sulle regioni italiane. Proiezione dei punti-modalità delle variabili adoperate nello studio sulle prime due dimensioni. Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati ISTAT (2006b). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

29 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 227 Il secondo fattore è chiaramente legato alla differente specializzazione economica delle regioni, vedendo contrapposte, da una parte, le attività legate all industria e, dall altra, quelle del terziario, ed in particolare l attività di trasporto, magazzinaggio e comunicazioni, di intermediazione monetaria e finanziaria e immobiliari, noleggio, informatica e ricerca professionale ed imprenditoriale. Da notare il ruolo neutrale del settore primario, coerente con la caratteristica dell output prodotto, composto da beni atti a soddisfare i bisogni primari e spesso ad elevata deperibilità che, come tali, sono presenti in modo piuttosto uniforme sull intero territorio nazionale. Quanto al terzo fattore, la cui rappresentazione è stata omessa per motivi di rappresentabilità del grafico, come può evincersi chiaramente dalla Tab delle coordinate fattoriali delle variabili, esso sembra maggiormente legato alla struttura demografica della popolazione, dato che risultano strettamente in antitesi l incidenza dei bambini con meno di 3 anni al peso degli anziani con oltre 64 anni. Tab Indicatori inseriti nell Analisi in componenti principali, significato e coordinate registrate sulle prime 3 componenti. Metodo di rotazione Varimax con normalizzazione di Kaiser. La convergenza della rotazione è stata ottenuta con 8 iterazioni. Indicatori Etichetta Coordinate sulle componenti principali Unità di lavoro unita_lavoro,236,140,346 PIL PIL,945,117 -,233 Spesa familiare spesa_fam,921,189 -,209 Occupati maschi occup_m,967 -,105,069 Non forze lavoro maschi non_forze_m -,855,055 -,418 Occupati femmine occup_f,956 -,070 -,238 Non forze lavoro femmine non_forze_f -,958,069,199 Popolazione con meno di 3 anni meno3anni,100,074,927 Popolazione tra i 3 e i 14 anni anni3_14 -,441 -,018,851 Popolazione con 65 anni e più anni65epiu,203 -,045 -,935 Addetti nel settore primario ad_agr -,375 -,195,261 Addetti nel settore secondario ad_second,219 -,908 -,235 Addetti nel commercio ad_comm -,714,385,314 Addetti alberghi e ristoranti ad_albris,550,317,181 Addetti ai trasporti ad_trasp -,274,919,029 Addetti nell intermediaz. mon. e fin. ad_interm,289,826 -,146 Addetti al terziario avanzato add_inform,233,778,003 (*) Per una definizione più precisa delle modalità delle variabili, si rimanda al par Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati ISTAT (2006b). la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

30 228 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Tuttavia, gli aspetti demografici risultano correlati anche a quelli economici, confermando ciò che è già ampiamente noto, ovvero la maggiore presenza di bambini e ragazzi nelle regioni economicamente deboli, che infatti nei decenni passati hanno fatto ancora registrare tassi di natalità piuttosto sostenuti, ed una maggiore incidenza di anziani nelle regioni più ricche. La Fig , contenente la proiezione dei punti-regione sul piano fattoriale individuato, evidenzia, lungo il primo asse, la contrapposizione tra le regioni del Mezzogiorno e quelle dell estremo Nord, ovvero Trentino-Alto Adige e Valle d Aosta, seguite via via dalle altre regioni settentrionali. Lungo la seconda dimensione si rileva invece la netta contrapposizione tra le regioni Lazio e Liguria, da una parte, e quasi tutte le altre dall altra. Sulla base di questi risultati, confermativi in parte delle ipotesi avanzate, si è proceduto con l applicazione di una tecnica di raggruppamento delle regioni, la cluster analysis di tipo gerarchico, al fine di individuare un numero ristretto di gruppi omogenei di regioni rispetto alle coordinate che le stesse presentano sui primi tre fattori individuati con l analisi in componenti principali 9. 9 Il motivo per cui non si è proceduto direttamente al raggruppamento delle regioni sulla base dei valori che in esse assumono gli indicatori considerati consiste nella necessità di procedere preventivamente alla sintesi di una carica informativa particolarmente ricca e, per certi versi, ridondante. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

31 L evoluzione del part-time in Italia negli anni 229 3,00000 Lazio REGR factor score 2 for analysis 3 2, , , ,00000 Calabria Sicilia Campania Puglia Basilica Molise Sardegna Abruzzo Liguria Friuli-V Toscana Piemonte Umbria Marche Valle d' Lombardi Trentino Emilia R Veneto -2, , , , ,00000 REGR factor score 1 for analysis 3 2,00000 Fig Analisi in componenti principali applicata su una batteria di indicatori sociodemografici rilevati sulle regioni italiane. Proiezione dei punti-regioni sulle prime due dimensioni. Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati ISTAT (2006b). I risultati sono stati molto interessanti. Inizialmente, si era pensato di considerare solamente 3 gruppi di regioni, ma l analisi del dendrogramma e delle fasi del processo di agglomerazione (Fig e Tab ) hanno fatto scartare questa ipotesi al fine di limitare l aggregazione ad un livello di inerzia nei gruppi contenuto. In particolare, infatti, le regioni Lazio e Liguria non si associano a nessun altra fino ad un livello di inerzia molto elevato; pertanto, si è ritenuto più conveniente considerare ciascuna di esse come un gruppo a sé. Le altre regioni si uniscono invece ad un livello di inerzia più basso, costituendo 4 gruppi abbastanza distinti: il primo gruppo è formato da Piemonte, Toscana, la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli

32 230 C. Quintano, R. Castellano e A. Rocca Friuli-Venezia Giulia e Umbria, a cui subito dopo si unisce anche l Emilia Romagna. Vi è poi un secondo gruppo formato da Abruzzo e Molise, cui si associano prima la Basilicata e poi le Marche. Il terzo gruppo è composto dalle regioni meridionali, ovvero da Calabria e Sicilia, cui si uniscono subito dopo il gruppo formato da Campania e Puglia e la Sardegna. Infine, un quarto gruppo, composto da Valle d Aosta, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Lazio e Liguria rappresentano, rispettivamente, i gruppi 5 e 6. Pertanto, si può concludere che l usuale ripartizione geografica del Paese in Nord, Centro e Sud risulta, ai fini della considerazione dei succitati indicatori socio-economici, validata solo in parte 10. Fig Dendrogramma derivante dall applicazione della Cluster Analysis di tipo gerarchico alle 20 regioni italiane sulla base degli indicatori socio-economici misurati nelle stesse. Fonte: Elaborazioni ad hoc su dati ISTAT (2006b). 10 Occorre tenere presente che i criteri che hanno determinato la formazione dei gruppi non sono completamente intuibili a partire dal grafico relativo alla rappresentazione in coordinate cartesiane dei primi 2 fattori riportato nella Fig , avendo concorso alla formazione dei gruppi anche il III fattore. la Ricerca Economica, Università degli Studi di Napoli Parthenope, n. 30, Napoli.

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