RIPORTAMMO TUTTO A CASA

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1 Giuseppe Mazzei RIPORTAMMO TUTTO A CASA Diario di viaggio di uno studente, due impiegati ed un farmacista. 1

2 A Marco, Carlo e Diego, miei fratelli figli unici, compagni inseparabili di viaggio e di ventura a memoria e ricordo, di quel cielo sempre più blu che costruimmo insieme. 2

3 La sera del 5 Agosto ci ritrovammo tutti quattro (Carlo, Diego, Guido ed io) a casa di Carlo. Sua madre era già lì pronta ad esaudire la mia richiesta circa un taglio di capelli. Suo padre era sulla veranda della casa, assieme a tutti noi, seduto su una sedia a commentare l insolita operazione, aiutato dalle battute degli altri tre. Nash, il pastore di Carlo, continuava a girarci attorno anche quando, dopo il taglio di capelli, ci apprestammo a caricare la macchina. Io avevo uno zaino militare di colore verde; Carlo, Guido e Diego due borse a testa che ci apprestammo a dividere tra bagagliaio e portapacchi. Antonio, padre di Carlo, si era mosso dalla sedia.4 da esperto viaggiatore ci dava consiglio e aiuto nel caricare la macchina. In poco tempo la FIAT Uno con targa Novara era pronta per affrontare il lungo viaggio. Qualcuno irriverentemente inneggiò all Albania, per via dell aspetto che la macchina aveva assunto grazie ai bagagli incellophanati sul portapacchi e che molto somigliavano agli usi e costumi di quel popolo durante i lunghi viaggi. A dire il vero, altri accennarono alla mia terra ma ciò, era ormai per loro più un diletto che un affermazione ragionata. Dopo aver provato la macchina per le vie di Maggiate ci ritrovammo, come tante altre volte in questo lungo viaggio, a parlare di itinerari ed a regolare conti e programmare spese, mentre la Scozia impavida ci guardava dall alto delle tavole dell Atlante. 6 AGOSTO Non mi sono svegliato! Con tre quarti d ora di ritardo sull orario prefissato Diego mi si presentò davanti con queste parole. Io avevo già fatto un tratto di strada a piedi, Guido idem, Carlo magari qualche buona imprecazione. Partimmo sotto gli sguardi preoccupati dei genitori di Charlie. (Così chiamavamo ormai da tempo Carlo) Dieci minuti dopo, sull autostrada, regolammo i conti col buon Dio e Diego spinse la macchina alla velocità di crociera di centodieci chilometri orari 1. L avventura era cominciata. Le prime due ore di viaggio trascorsero (e di questo ce ne accorgemmo solo dopo) senza la musica dell autoradio: ciò risultò oltremodo strano vista la mole imponente di cassette che ci eravamo portati appresso. Di questo ci stupimmo anche se io penso che ognuno di noi era troppo impegnato a pensare e ad immaginare i giorni futuri. Alla frontiera, il pedaggio per la galleria del Monte Bianco e la prima colazione consistente in un cappuccino annacquato, in una bettola francese, cominciarono a minare le povere tasche di due miseri studenti e di due poveri dipendenti. A dire il vero io non ero più uno studente anche se mi ostinavo a considerarmi tale Diego, impiegato in un ufficio della fabbrica dello zio si considerava più un musicista che un perito; Guido, il cui vero nome era Marco, dal canto suo non era mai stato contento del lavoro di vinaio nell azienda di suo padre ma, al contrario 1 Nessuno ancora sapeva che la macchina permetteva prestazioni di molto superiori. 3

4 di Diego, non sapeva ancora dove dirigere i suoi sogni di giovane irrealizzato; Charlie sembrava l unico che rientrasse nella definizione data anche se ciò era dovuto al fatto che molto poco lasciava trapelare sul suo personale. Così questa banda di incerti, tra speranze e sogni si apprestava a raggiungere Dijon, prima tappa di una lunga traversata. A metà viaggio Charlie diede il cambio a Diego e fece il tragitto fino ad una settantina di chilometri dalla città dopodiché diede a me il volante e il compito di entrare in Digione. Lungo il tragitto ci eravamo fermati ad una stazione di servizio dove tra acquisti poco morigerati, rifornimento, esigenze fisiologiche non troppo realizzate (visto che poi dovevamo fermarci ancora per delle mie) ed un panino, perdemmo a buon fine, una mezzora. Appena entrati a Digione accostammo alla fermata di un autobus dove due prestanti francesine ci fecero capire che forme e contenuti non erano un esclusiva delle italiane anzi, a guardar bene, c era molto da imparare. Ou se trouve l auberge de jeunesse :provammo a chiedere. Loro mostrandoci una cartina ci dissero di non saperlo. Dopo aver dato una sigaretta ad una di loro, con la consapevolezza di chi avrebbe voluto perdersi in quelle bionde prosperità, proseguimmo diritti verso le centre de la ville. Altri due angeli non seppero darci l informazione cercata e così ci rivolgemmo all ufficio del turismo dove un tipo, sempre in francese e senza mai azzardare una parola in italiano ci segnò su una cartina la strada da seguire. L ostello non era male; il personale si!!! Con la sbruffonaggine tipica di chi si sente superiore e non lo è ci fecero prenotare una camera e aspettare due ore salvo poi farci ricominciare tutto da capo al termine di esse. Una biondina col naso all insù aveva preso il posto di una mora e deridendoci copriva ignoranza e deficienze sicuramente sue. Dopo una buona mezzora capimmo che la burocrazia italiana, a confronto, non era poi così male. Feci una sana litigata 2 con la pretenziosa francesina che cambiò di colpo atteggiamento e divenne più disponibile. La camera aveva due letti a castello e un locale con doccia e lavandino. Per i servizi bisognava uscire. Tutto sommato non era male. Digione si rivelò essere una bella cittadina ; girammo il suo bel centro pieno di chiese, case con tetti spioventi e mura in legno e cemento e numerose farmacie. La cena ad un fast food chiuse la visita alla città.. In ostello, tra la poca gente c era anche un romano, Alfonso, che si vantava di essere un buon giocatore di pallacanestro. Era alto come me il che la diceva lunga sulla gravità della sua affermazione. Aveva, come ci raccontò, affrontato il viaggio da solo per meglio stare con sé stesso. Lo incontrammo al mattino a colazione ; disse che Jeff 3 come il padre Tim 4 ma che quest ultimo era più bravo. Dedussi da questo che non ne capiva nulla e che il suo conversare era fatto di buone cose ma anche di affermazioni sulle quali c era molto da discutere e gli facevano perdere credibilità; in quelle occasioni avrebbe fatto forse meglio a stare zitto. 2 Le parole di Giuseppe furono queste: My name is Pino Mazzei e sono italiano, cerchiamo di capirci, va bene? 3 Jeff Buckley, talentuoso musicista americano morto nel Mississipi in circostanze misteriose. 4 Tim Buckley, padre di Jeff, famoso folk-singer americano deceduto circa vent anni orsono. 4

5 7 AGOSTO Lasciammo Digione di primo mattino con il fine di raggiungere Parigi nel primo pomeriggio. L autostrada aveva molto da invidiare alle nostre ed il paesaggio era simile a quello del Monferrato. Osservavamo dai finestrini la verde Francia distesa tra verdi campi di grano turco, altri freschi di trebbiatura con le balle raccolte qua e la, e foreste in cui si segnalava la presenza di cinghiali, cervi, lepri e gufi. Pensavo alle segnalazioni di lupi per le strade della mia terra: non ne avevo mai visto uno ne tanto meno vidi quei cervi. Guido fece al volante quasi tutto il viaggio. Ci fidavamo, scherzosamente, poco della sua guida. Era infatti insicuro e si lasciava distrarre molto nel guidare. Noi, come al solito, esageravamo nel rimarcare i suoi difetti. Come anche per il fatto che non ci vedesse bene e che continuasse a chiedere l ora e a ripetere discorsi e frasi dette magari cinque minuti prima. Ripeto sono esagerazioni ma non troppo. La verità come al solito sta nel mezzo. La sua vista era molto precaria, non riusciva infatti, senza l aiuto delle lenti che si ostinava a mettere a singhiozzo per via di una sua presunta ipersensibilità, a vedere a non più di pochi metri. Era comunque unico nei suoi modi di fare e si lasciava facilmente prendere in giro. Del resto non disdegnava di affondare il dito nella piaga non appena, al primo giro di boa, le illazioni cadevano su altri; e questo succedeva molto spesso. Accentuavamo infatti molto spesso i difetti dell altro, e molte volte, a giro, l altro eravamo noi. Dalla Autoroute vedemmo il cielo sporcarsi all orizzonte e descrivere una netta linea di demarcazione tra il marrone chiaro dello smog in basso e l azzurro del cielo in alto, troppo in alto. Era Parigi. Entrammo dalla Porte d Italie 5 e al primo parcheggio sostituimmo Diego a Guido; la città infatti,per quanto già accennato prima, non faceva per lui. Andammo avanti fino a Place d Italie dove io e Charlie, dopo aver chiesto informazioni su l auberge de jeunesse le plus vicin, risolvemmo di andare su indicazione di un passante al vicino office de tourisme 6. Era un palazzone con un orologio al centro, molto simile alla stazione di Atona. Appena entrati andammo a droite dove ci accolsero due signorine che per modi e fattezze ci fecero dimenticare quelle del giorno prima all ostello di Digione. Quella che si occupò di noi parlava discretamente l italiano per via anche del fatto che, come ci disse poi, aveva trascorso due anni a Milano da un amica la quale abitava sui navigli. Ci disse che l auberge de jeunesse a Parigi erano molto cari e si prodigò in tutti i modi per trovarci un albergo a prezzi modici. Lo trovò nello stesso arrondissement e ci accompagnò all esterno per mostrarci la strada da seguire affermando tra lo stupore mio e di Charlie di averlo fatto perché noi italiani non siamo pazzi. Veniva dal sud della Francia e disse che ci avrebbe ospitato nel suo appartamento se non fossimo stati in quattro. Amava gli italiani e Dio solo sa quanto tutta la compagnia avrebbe voluto farsi amare. Il viaggio era stato infatti fino ad allora contrassegnato da affermazioni e speranze su donzelle di ogni tipo. Diego e Guido avevano anche pudicamente comprato a Digione le giuste protezioni che 5 Zona sud-est della periferia parigina. 6 In realtà si trattava della Mairie del tredicesimo arrondissement; la mairie è un ufficio informazioni a cui si rivolgono soprattutto i parigini per ricevere informazioni svariate su svariate attività di quell arrondissement. 5

6 prontamente annotammo sull agenda dei conti sotto la voce varie. Pudore manifestato anche quando acquistammo in una stazione di servizio, per dieci franchi, un trattato di ginecologia che rimase per giorni sui tappetini della macchina ad uso dei due dottori in erba e dei due dipendenti. Avremmo buttato via i secondi non appena i primi si fossero rivelati utili. Portammo tutto a Borgomanero 7. L Hotel Tolbiac, sito nell omonima via, era di pessima caratura ma pieno di contraddizioni. Aveva la televisione in camera e non il bagno. Le docce erano appannaggio solo di alcuni piani ma in compenso due telecamere a circuito chiuso riprendevano gli astanti della malfamata hall. Monsieur Cohen, questo era il nome del proprietario della mansione, era in sintonia con i suoi poderi; basso, grasso, con pochi capelli ed un grosso bernoccolo all angolo di confluenza tra il frontale ed il parietale (era evidentemente una grossa ciste), sembrava la coppia obesa di Gargamella. Si ostinava a parlarci in spagnolo nonostante più volte, io con il mio francese risicato e Charlie con il suo buon inglese, ci sforzavamo di fargli capire che eravamo italiani. Niente da fare, anzi ci consegnò un modulo da compilare in portoghese. Dopo ulteriori e inutili spiegazioni Charlie prese un modulo in inglese e lo compilò. Le camere avevano un armadio, un letto matrimoniale, la TV, il lavandino, due sedie ed una scrivania ; come se a qualcuno potesse venire in mente di scrivere con quell aria malsana e i rumori di sirene e di chissà cos altro provenienti dall adiacente strada. Da buon pirla io, lo feci la sera; nell attrezzare la stanza a favor di scribacchino il signor Cohen aveva fatto centro. Pirla senz altro pure lui. Posammo i bagagli e ce ne andammo a zonzo per Parigi ripromettendoci di non tornare più in quel luogo se non a sera, per dormire. Nell uscire l albergatore ci chiese il pagamento anticipato delle camere. Pagammo solo per una notte, opportunamente visto che alla sera decidemmo di non trattenerci per il giorno successivo, tra le imprecazioni e lo sguardo sospettoso del Cohen, smanioso di non lasciare libere quelle sue preziose camere. Bisogna dire che, anche se gioielli non erano mai state, esse rappresentavano il giusto ed il massimo per le nostre tasche e, se non altro, avevano le lenzuola pulite. Parcheggiammo l auto in Rue Gandon e non appena svoltato l angolo comprammo in un negozio pesche, baguettes e prosciutto preconfezionato. Fu davanti ad un supermercato in Avenue d Italie che della gente di colore passando e vedendoci,chi intento a mangiare pesche e chi a preparare panini lavorando baguette e prosciutto con le mani, si mise a ridere meravigliata; Diego smise di mangiare e rivolgendosi loro disse Cosa ridete, guardate che i negri siete voi! 8 Risolvemmo la situazione stravagante convincendoci che on the road doveva essere per forza così; ci ridemmo sopra, visitammo il negozio e prendemmo il metro per il centro. Era una giornata molto calda, afosa, che mi ricordava quelle lasciate pochi giorni prima nella mia terra. Ma qui l aria era pessima e non invidiai certo guido al quale essa causava un fastidio tremendo agli occhi muniti di lenti a contatto. 7 In realtà il Trattato di ginecologia generale fu disperso a Margate e una delle protezioni trasformata in un insolito zeppelin che vagava garrulo per l automobile durante l ultima tappa. 8 Nella bozza del manoscritto l autore non inserì tale battuta in questo modo ma descrisse erroneamente lo sgomento di Diego che rivolgendosi a gli altri tre si compiangeva dicendo che i veri negri eravamo noi. Il fatto davvero divertente è che l autore rise di gusto di una battuta che non aveva capito. Ndr 6

7 A zonzo per il centro, tra Notre Dame, Le Louvre e L Opera il tempo ci passò di mano e la sera ci trovammo sui Campi Elisi con una fame da lupi ed il pensiero più clic mai rivolto al signor Mac Donald. Al Centre Pompidou (in restauro) incontrammo una miriade di razze e persone perse tra le bancarelle4 caricaturisti e gli artisti di strada. Tra di essi c erano degli arancioni ( due uomini ed una donna) che cantavano una melodia fatta di due soli accordi e di due sole parole Hare Krishna, e che era destinata diventare insieme a Mr Brown di Marco, la colonna sonora del nostro viaggio. Alla fontana del Louvre due olandesine niente male ci avevano mostrato le loro grazie. Noi non raccogliemmo il fiore dei giardini d Olanda e tutto rimase lì sospeso, tra il certo e l incerto, la voglia e la timidezza. Tornammo in albergo, stanchi ma contenti e decidemmo di partire 9 al mattino alla volta di Calais, monsieur Cohen permettendo. Mi ritrovai in camera con Diego; lui si mise a dormire ed io, come già detto, a scrivere e forse a cercare tra le righe di un quaderno memorie e sensazioni colte su queste strade di Francia di silvestriana memoria AGOSTO Percorremmo 1 Avenue d ltalie nel senso contrario a quando eravamo arrivati, prendemmo la periferique 11 che ci portò sull autostrada per Lille e Bruxelles. Era la strada giusta. Essa si stendeva tra pascoli erbosi, vacche comprese, e campi non ancora trebbiati segno di una diversa latitudine. Charlie fermò la Uno del 93 in una stazione di servizio dove consumammo una costosissima colazione; andando avanti così in pochi giorni avremmo elemosinato per le strade del Regno Unito. Calais era un porto di mare molto brutto a vedersi, ma con un fascino tipico e particolare che hanno solo queste località di passaggio e di scambi. Facemmo il biglietto presso l ufficio della compagnia francese di navigazione 12. I computer andarono in panne e così avemmo modo di conoscere nell attesa una gentile e prestante dipendente francese e dei superflui e pedanti italiani di San Donato Milanese. Stigmatizzarono il fatto che noi, secondo loro, eravamo conciati peggio di loro. Era vero: noi solo però in quei giorni; loro,tutto l anno. La francesina del bureau ci chiese il numero di targa della macchina e noi decidemmo di lasciare a Guido il compito di andare a leggerla: non aveva le lenti e non vedeva ad un palmo di naso. Non la trovò mai. Sul traghetto regalammo sorrisi e sberleffi a chiunque ci vide, tra il serio ed il faceto, girare le scene di Titanic ed inneggiate ad un incipiente affondamento 9 A dire il vero imponemmo la scelta anche a Marco che avrebbe voluto godere di Parigi per un giorno ancora non avendola mai visitata prima; accettò comunque la nostra decisione di buon grado, come di suo consueto. 10 Silvestri a cui si riferisce l autore non è il gatto eternamente avverso al canarino Titti (anche perché si chiamava Silvestro non Silvestri) ma un giovane cantautore italiano autore della sovracitata canzone Le strade di Francia (Daniele Silvestri da Il Dado; BMG Ricordi 1996). 11 L equivalente parigina della milanese tangenziale. 12 Sul tratto Calais-Dover sono attive solo due compagnie di navigazione. La ProStena battente bandiera britannica e la Seafrance di gestione francese. Affidammo le nostre fortune alla seconda utilizzando un preciso criterio di scelta; ci imbarcammo sulla meno costosa. 7

8 della nave. Non accadde. Le bianche scogliere di Dover, rovinate dalla ferraglia del porto, ci si pararono davanti tra gli sguardi ammirati dei passeggeri e le grida di bianchi gabbiani, poco bianchi ma molto gabbiani. Diego si era già abituato alla guida sinistrorsa quando le caratteristiche case di Canterbury apparvero all orizzonte. Il caldo torrido aveva fatto scoprire molte inglesine e la città tutta brulicava di novelle Diane; la casa in cui poi andammo ad abitare, come dirò poi, era invece piena di geriatriche Elisabette. La fortuna è di chi ce l ha. Conoscemmo una figlia di questa terra alla quale chiedemmo informazioni circa l ostello della gioventù. Mentre lei parlava vidi gli occhi dei miei tre amici persi in quelli azzurri di lei e posati su quelle accattivanti rotondità. I miei non li vidi ma non dovevano essere molto diversi dai loro. Abbagliati da tanto bel gentil sesso, avevamo dimenticato il nostro obiettivo principale: trovare un alloggio per la notte. In ostello non c erano posti e gli alberghi ed i bed & breakfast erano molto costosi. Ci fermammo, in una via del centro, a telefonare a tutti gli ostelli vicini; erano tutti al completo. Decidemmo allora di non fermarci a Canterbury e di puntare diritti su Londra. Da un giro di telefonate capimmo che anche nella capitale non avremmo trovato da dormire. Ritornammo, quindi, sulla nostra decisione riproponendoci di passare la notte in giro per le strade della città e partire di primo mattino alla volta di Londra dove avevamo prenotato un ostello per la flotte successiva. Ritornati all ostello col fine di prenotare quattro letti in quel di York, la segretaria ci diede l indirizzo di una signora che affittava una camera con bagno e quattro letti per quindici sterline a notte. Accettammo di buon grado la sistemazione e ci buttammo alla ricerca della casa. Diego bussò alla porta di quella che, secondo noi, era la dimora corrispondente all indirizzo. Venne fuori dopo alcuni minuti una signora inglese in accappatoio e bigodini che ci fece capire con fare risoluto di non avere nulla da affittare. Marco aveva già fotografato tutta la zona comprensiva di casa e vecchietta. Mai foto furono così inutili. La stanza dove andammo a soggiornare era molto confortevole e parte integrante di una bella casetta, con tendine su serramenti in legno, posta su una collinetta nell immediata periferia. Vennero all uscio una signora, con capelli bianchi, gli occhi incavati con le palpebre nere e le occhiaie e sua figlia o nipote; timida fino al mutismo seguiva la donna in ogni movimento. Sembravano i protagonisti di un film dell orrore. Per nostra fortuna le riprese non erano ancora iniziate. Ci sistemammo nella camera rilassandoci con un buon tea inglese. Era già tardo pomeriggio. Rinnovati nel fisico e nell aspetto telefonammo a due nostre amiche, Anna e Valeria, alle quali avevamo promesso di fare visita. Erano la sorella e la cugina di Diego che soggiornavano in quel piccolo lembo d Inghilterra per una vacanza studio. Valeria, carina e simpatica, più piccola di un mese rispetto a Anna, frequentava un corso di lingue universitario a Milano ed era la fidanzata di Luca, un altro amico comune. Aveva modi gentili nel fare e nel parlare e più di una volta ci redarguiva o arrossiva per le nostre battute. Dal canto nostro noi facevamo veramente poco per andarle incontro: parlavamo e scherzavamo molto liberamente e poco pudicamente ma a lei stava bene e penso che comunque non ci avrebbe mai sostituiti con altri ne avrebbe mai tentato di cambiarci. 8

9 Eravamo fatti così; sgamati come non mai, dalle nostre bocche uscivano frasi molto spesso inneggianti a desideri repressi. Rimasero desideri e molto spesso solo parole, e chi, come le donne della compagnia ci conosceva, sapeva che era un modo come un altro per parlare. La Vale, la Sara, la Michy e le altre ci capivano e, molto spesso, ci compativano. A proposito dello sgamare devo dire che esso è un termine venuto fuori chissà come e dove del quale nessuno avrebbe saputo dare una definizione ben precisa. Esso rappresentava tutto e niente, il certo e l incerto, il sicuro e l insicuro. Credo che sia stato coniato proprio per la sua versatilità ed adattabilità. Anna era una bella ragazza mora che nulla aveva a che vedere con suo fratello. 13 Lavorava anche lei nella fabbrica dello zio e giocava a pallavolo come la Vale. Su di lei potrei e vorrei dire tante cose ma, è chiaro che ognuna di esse sarebbe influenzata dalla bellezza del suo sorriso e da quello che in me suscitava. Sono quelle cose in cui e per cui si dovrebbe nascere due volte o incontrarsi chissà in un altra vita. Avrei voluto, ma a volte il volere non è tutto e, pensando a ciò che ho avuto dalla vita, non posso che essere contento. 14 E su questo, rubando una frase da Forrest Gump, non ho più niente da dire; anche se vorrei. Decidemmo di fare una spaghettata tutti insieme ma la Signora Rottermeier, così soprannominammo in seguito l acida signora, non ci fece usare la cucina. Ci ritrovammo, come al solito, a mangiare Hamburger e french fries. Nessuno di noi però immaginava che avremmo trascorso una delle serate più belle dell intera vacanza. In meno di mezzora conoscemmo decine di persone provenienti dalle zone piu disparate. Miriam e Raul erano spagnoli 15, Bejonia e Cesar delle Canarie, Francesca Rodolfo e Valentina di Livorno, Laurence era francese, Chiara di Pernate; c erano ancora tre ragazze giapponesi e molti altri, italiani e non, di cui è difficile ricordare il nome ma che facevano da contorno a quella che era ormai diventata un insolita festa. Un polacco ed una spagnola continuavano a baciarsi; ci dissero che si erano messi insieme quel giorno: beati loro. Ci mettemmo su una strada a suonare la chitarra mentre Miriam beveva tequila direttamente da una bottiglia e Rodolfo si mise a cantare Generale mimandola con le mani, stonato più che mai. Il guaio è che credeva nelle sue possibilità canore. Quando esaurimmo il nostro spettacolo tutti invocarono Raul che, seppur prese in mano la chitarra, non riuscimmo mai a capire quale dono il buon Dio gli avesse inviato. Certamente non quello della musica. Francesca, come tutti i toscani della compagnia, aveva il tipico difetto nel pronunciare la C. Diceva di avere il ragazzo ma penso e credo che se solo ne avesse avuto la possibilità, non avrebbe rinunciato ad un avventura. Non ne avrebbe avute, almeno per quella sera, poiché si rivelò insieme a Rodolfo, molto invadente ed alcune volte addirittura inopportuna. La chitarra era rimasta con solo quattro corde quando già molti di loro, informati sul fatto che saremmo partiti il giorno dopo, tentavano di convincerci a rimanere 13 La affermazione dell autore assume una connotazione negativizzante nei confronti del fratello di Anna, Diego. Se ne ignorano i motivi (ndr). 14 Il paragrafo che qui si chiude è liberamente tratto da Anna, diagnosi di un amore,pubblicato dallo stesso autore per la Scenzo Editore, In realtà Miriam, detta Margarida, ci teneva a far notare qui no soy espanola I soy de Barcellona, Catalunya.De gustibus... 9

10 per la notte successiva. Noi, da veri duri, dicemmo che la strada ci chiamava e che Londra prima ed Edimburgo dopo ci aspettavano. Dio solo sa quanto ognuno di noi al solo cenno di una delle ragazze incontrate durante la giornata, avrebbe lasciato proseguire gli altri trattenendosi per una settimana a Canterbury e fregandosene della Scozia e dei suoi abitanti. Guido intonò Mr Brown 16 tra un ovazione generale prima ancora avevamo cantato fino alla noia Hare Krishna. Andammo poi in un Pub dove Valeria ci offri una birra; UNA birra non una a testa. Accettammo di buon grado viste le nostre precarie condizioni economiche. Prima, in strada mentre suonavamo, avevamo inscenato la parte dei cantanti di strada che col cappellino cercavano soldi. Qualcuno dei ragazzi mise qualche penny che ci apprestammo a restituire alla fine della messinscena; penso che se fossero state sterline non le avremmo mai restituite. Concertammo di farlo anche nella metropolitana di Londra. Non lo facemmo mai. Seduti attorno ad un tavolino, tra le luci soffuse del pub, tentammo di convincere Chiara di Pernate che la Verganella, noto luogo stefanese di scambio di intimità, fosse un noto centro culturale dove si studiavano le lingue. Non ci credette. Il locale chiuse poco dopo le undici e l allegra brigata ci fece oltrepassare la città, diretta verso un parco ben curato. Ci sedemmo sul verde tappeto erboso delimitato dalla città, da una parte, o dal bosco dall altra.. Li, dopo aver fatto i giullari ancora per poco, ci congedammo da quella bolgia eterogenea, tra saluti in lingue diverse e proponimenti di restare. Fu qui che capimmo che come compagnia non eravamo poi così male. Avevamo passato poche ore a Canterbury conoscendo molte più persone qui che in un anno a Borgomanero. Mentre ci allontanavamo dalla allegra brigata Cesar, che anche lui non era riuscito a trattenerci, ci disse una delle frasi che più gradimmo durante la vacanza; ci disse che i migliori se ne vanno sempre per primi. Lì per lì non pensammo a quelle parole ma la sera e nei giorni a venire molte volte tornammo a quella frase, non per sentirci più grandi, ma per la gioia, la felicità ed il ricordo che questi quattro balordi erano riusciti a lasciargli. Ci allontanammo dal parco accompagnati solo da Valeria ed Anna. Lungo il tragitto di ritorno, stanchi per la intensa ma faticosa giornata, avevamo tutti poca voglia di parlare. Io avevo al mio fianco Anna e pensavo tra me e me che forse quella sarebbe stata l ultima volta che mi sarei trovato a passeggiare con lei. Potevamo rivederci forse il giorno dopo a Londra ma non fu possibile anzi a dire il vero non ci tenevamo poi così tanto. Quando ci separammo da loro, la vidi allontanarsi tra le luci soffuse della cittadina inglese e pensai, chissà poi perché, a Miglierina 17 da sempre rifugio ultimo dei miei pensieri. E su questo, come già detto, non ho più niente da dire Nota canzone dell altrettanto noto e bravissimo cantautore italiano Marco Conidi al quale Marco era molto legato. 17 Ridente cittadina calabrese, arroccata sulle colline prossime alla Sua Piccola, situata in Calabria (CZ); diede i natali all autore, se ne giustifica perciò il ricordo continuo da parte di Mazzei. 18 Per ulteriori informazioni si rimanda all opera postuma dell autore Anna, diagnosi un addio,

11 9 AGOSTO La nottata passò in un attimo ed al mattino, di buon ora, andammo a visitare la cattedrale 19. Era magnifica nella sua maestosa antichità. Facemmo poi una tipica colazione inglese e, caricata la macchina, ripercorremmo la Old Dover Street e prendemmo l autostrada per Londra. Era un autostrada come quelle che neanche il nostro sud aveva; ancora una volta pensammo che essere italiani non era poi cosi male. Appena entrati a Londra ci perdemmo. La città era così spaventosamente grande che credo che anche un suo provetto conoscitore si sarebbe perso. Figuriamoci noi che su ogni indicazione chiesta e fornitaci dai passanti, ne capivamo metà per poi ricordarne un quarto. Inoltre la guida a sinistra, odiosa come non mai, peggiorava di molto la situazione. Il buon Dio ci venne ancora incontro prendendo le forme di un anziana signora. La signora in giallo, così venne prontamente battezzata, prese la sua Nissan Micra di colore bianco e ci condusse,con non poche difficoltà, a Rotherhithe, la zona di Londra in cui si trovava il nostro ostello della gioventù. Le regalammo, non avendo altro, un pacco di spaghetti. Lei dimostrò di gradirli erudendo Charlie sul modo in cui li avrebbe conditi: forse sarebbe stato meglio regalarle degli hamburger. La salutammo, parcheggiammo la macchina davanti ad un pub vicino all ostello e, fatte le necessarie pratiche, prendemmo possesso della nostra camera. Era una camera confortevole, come del resto tutto l ostello, che condividevamo con due ragazzi. Dalla finestra vedevamo il Tamigi, calmo e navigato da ogni sorta di battello. Mi tornò subito alla mente la Senna, vista appena due giorni prima a Parigi, con i suoi Bateau Mouches carichi di turisti e le sue acque putride. E strano pensare a come, anche se la vacanza doveva ancora finire, alcune cose erano già passate a quel serbatoio meraviglioso che è la mente 20. Ho ancora in testa le parole di Diego rivolte a Guido:...Che bello, oggi siamo qui a divertirci e tra un mese saremo al lavoro stressati come non mai, magari pensando a ciò che è stato. Era vero. Ognuno di noi sapeva che quella che stava vivendo era una stupenda parentesi della nostra vita ma che a Settembre le cose sarebbero state diverse 21. Guido e Diego avrebbero ripreso il loro alienante lavoro, Charlie i suoi studi universitari ed io avrei dovuto darmi da fare per trovare un lavoro. Ci aspettavamo tanto da questa vacanza anche se ancora non lo capivamo e quel tanto arrivò. La metropolitana era un groviglio complicato di linee dai bui cunicoli. Scendemmo a Piccadilly Circus e da questa bella piazza imboccammo Regent street; vagabondammo tutto il pomeriggio in quell intreccio di strade e di anime fino ad arrivare al Big Ben ed all adiacente House of Parliament ed alla Westminster Abbey Cattedrale gotica, nel 1170 le sue mura ospitarono l assassinio dell arcivescovo Thomas Beckett. 20 A distanza di tempo si perdono via via i particolari ma rimane la coscienza di aver fatto un viaggio difficilmente ripetibile ndr 21 In modo diverso per ognuno di noi la vacanza si rivelò comunque per tutti una fuga dalla routine... Ndr 22 Ci fermammo anche in Trafalgar Square per le foto di rito alla colonna dell ammiraglio Nelson ed ai leoni. 11

12 La sera cucinammo finalmente i nostri spaghetti in ostello, sotto lo sguardo divertito di Hannah e Sam,due scozzesi non molto belle, che stavano anche loro preparandosi la cena. Alla fine Guido le aiutò a lavare i piatti e loro ci regalarono una specie di budino che avevano preparato poco prima. Più tardi, nella hall dell ostello, avvenne quello che fin da principio, cioè già dalla fase di progettazione del viaggio, avevamo sognato succedesse. Un pullman aveva infatti scaricato all ostello nel tardo pomeriggio un gruppo di facoltosi turisti rumeni. Dopo aver cenato, molti di essi erano rimasti nella sala, chi conversando, chi giocando a biliardo e chi bevendo i frutti da 60 pence l uno di un distributore automatico. Tre rumene ci vennero incontro, ripeto vennero incontro a noi, chiedendoci cosa avessimo in progetto per la serata e se volevamo fare una passeggiata con loro. Erano insomma delle cacciatrici e noi, prede ingenue di queste figlie di una terra di vampiri, succhiatrici di sangue e Dio solo sa di quante altre cose. Uscimmo dall ostello e ci incamminammo per una via di Rotherhithe costeggiata da villette tutte uguali, tutte tipiche, tutte con la macchina ordinatamente a lato. Camminavamo come gli scolaretti di una colonia estiva che, all inizio di una vacanza, non conoscendosi fanno gruppetti a sé stanti fatti salvo alcuni momenti in cui si tentavano approcci alquanto scontati. Chiedevamo infatti reciprocamente, a intervalli regolari, dell età, della scuola, dei nostri paesi e dei loro usi e costumi. Il resto era fatto da imbarazzanti silenzi e da confabulazioni tra le parti. Io pensavo infatti, visto l approccio, che fossero delle abili donnine dell est,che da tempo vedevamo in giro anche in Italia,, in cerca di pivellini da trasformare in superuomini salvo poi piantarli non appena fossero riuscite a sfilargli qualche liretta o avessero trovato un partito più facoltoso. La cosa mi si rafforzo quando dissero che quella zona era molto pericolosa, ci convinsero a finire l insolita passeggiata ed a andare in un pub vicino all ostello; tentavo quindi di allertare i miei amici 23. Sbagliavo. Appena entrati nella Spice House, così si chiamava il pub, una delle tre ragazze si recò alla cassa solinga; prese tre Martini con ghiaccio, poco Martini e molto ghiaccio come ci dissero poi, li pagò e li portò alle altre due amiche che stavano sedute con noi ad un tavolo fatto di legno come quasi tutto il resto del locale. lo mi alzai e presi quattro birre per me e per i miei amici a tre sterline l una. Micaela era alta, slanciata con i capelli castano, lisci a caschetto ed un seno piccolo. Era la più carina delle tre e quella che turbò sicuramente di più i sogni delle nostre notti londinesi. Usava indossare pantaloni attillati e corpetti che lasciavano scoperto l ombelico, valorizzando i suoi magri fianchi ed il suo piccolo ma turgido seno. Roxana era di media altezza, con capelli e occhi neri; era molto dotata di quelle materne forme nutritive poste tra lo sterno e l addome che tante volte distolsero i nostri occhi dal suo viso indirizzandoli sul proibitivo decolleté. Joana, la meno bella delle tre, non era molto alta, aveva anche lei i capelli neri e ondulati. Marco disse che assomigliava alla Pausini 24 ; decidemmo di pagargli un 23 Scoprimmo più tardi che la zona era davvero molto pericolosa dai cartelli distribuiti in ogni dove, che richiedevano ai cittadini una collaborazione attiva contro i criminali. Solo allora ci spiegammo il perché della guardia in ostello, delle telecamere a circuito chiuso e delle porte blindate. Ndr 24 Laura Pausini, nota cantante italiana, autrice di successi sanremesi come La solitudine e Strani amori molto conosciuta oltreconfini. 12

13 buon oculista non appena tornati dalla vacanza. Joana parlava però un poco di italiano e ciò facilità non di molto il nostro conversare, specialmente il mio e quello di Guido, che poco avvezzi eravamo alla lingua inglese. Parlavano molto bene inglese, Roxana più delle altre e ciò era dovuto al fatto che come ci disse era figlia di un insegnante di inglese. Suo padre si era arricchito commerciando in ogni genere di cose nel dopo Ceausescu. Pensai subito che questa era stata l occupazione di molti dei genitori di questi viaggiatori rumeni. Uso il passato perché la pacchia, come ci informo prontamente Roxana, era ormai finita da tempo. I soldi, a mio giudizio, erano però rimasti visto il loro uso poco oculato delle sterline che si affannavano a sperperare in ogni modo. Noi, dal canto nostro, impacciati come i leoni marini in amore 25, inventammo un corso universitario anche per Guido e Diego e dicemmo, prendendo ancora una volta in giro Guido 26, che lui era il più forte della compagnia e cioè quello che ci avrebbe difeso da ogni genere d aggressione. Il nostro protettore era dunque, in questo arcano gioco, il più muscoloso ed il più gagliardo di tutti noi. Loro ci chiesero che cosa significasse il termine gagliardo e quando riuscimmo a spiegare che indicava un macho o qualcosa di simile Diego ci apostrofò dicendo che era un nome persona, avendo lui un amico con lo stesso nome 27. Eravamo al dolce; la frutta infatti sarebbe arrivata più tardi. Il pub chiuse, come a Canterbury, un ora prima della mezzanotte facendoci rimpiangere i nostri locali aperti fino ad ora tarda. Andammo in ostello dove, nella hall, era rimasto a bivaccare il resto dei rumeni. I divanetti in stoffa colorata facevano da contorno ad una conversazione che era ormai scemata. Si decise allora di giocare a biliardo; dopo pochi minuti il match era diventato non più un amichevole ma uno scontro tra rumeni ed italiani con i primi sostenuti dal resto della compagnia 28 che aveva ormai circondato il tavolo di gioco. Noi, unici difensori di una patria lontana, perdemmo due partite su tre. Meglio cosi. Ci ritrovammo in camera, poco dopo, come quattro Casanova falliti, a parlare di ciò che avremmo potuto fare e non facemmo; quei fiori del mar nero erano stati li a due passi da noi e noi non avevamo saputo coglierli. Tra una parola e l altra avevamo svegliato Fiorello, così avevamo chiamato uno dei due stranieri che condividevano la stanza con noi, per via dei capelli portati a coda di cavallo mentre l altro, Ricky Martin, dormiva beatamente. Spegnemmo la luce e ci mettemmo a dormire. Nel silenzio della stanza pensavo a quante volte in quella sera avevamo rasentato l imbecillità e facevo, a riguardo, proponimenti e progetti per il giorno successivo. Pensavo che anche i miei amici nel caldo delle loro lenzuola avevano gli stessi miei pensieri e risentimenti. 25 Da una ricerca accurata si è desunto che i leoni marini non sono affatto impacciati nei loro approcci amorosi Ndr 26 In realtà Marco era ben conscio del fatto che..si rideva sempre con lui e mai di lui.. 27 Il fatto grave è che Diego è davvero convinto di avere un amico così nominato... Ndr 28 Tra di loro era compreso Creola, giovane rumeno che somigliava molto all omonimo pattinatore e piastrellista. 13

14 10 AGOSTO Il vero maschio italiano, dopo aver cuccato tutta la notte, dorme fino al primo pomeriggio, fa una sana colazione e va in giro poi a cercare donzelle con le quali trascorrere nottate brave. Guarda le donne del giorno prima, le schiva, rendendosi prezioso di quella preziosità che piace alle femmine; le rende docili e non altezzose come quando si sta loro sempre appiccicati. Noi ci alzammo di buonora speranzosi di ritrovare le rumene e di cogliere il loro frutto dorato. Tentammo di assomigliare al maschio di prima quando, appena scesi nell atrio salutammo con indifferenza Roxana che era lì ad aspettare e salimmo le scale per andare a fare colazione chiedendoci cosa facesse li sotto in coda. Lo capimmo pochi minuti più tardi quando, dopo averci fatto scendere dal piano mezzano, il serpentone umano che aspettava la colazione, ci riportò di fatto nell atrio dove poco prima avevamo visto Roxana; ora stava lì con aria sorridente e furbesca poco più in là di noi. Era la prima figuraccia del giorno; certamente non l unica e né tantomeno la più grave. Seduti su quattro sdraio che affittammo a ottanta pence l una godevamo del caldo sole e dello stupendo panorama lacustre di Hyde Park 29. Sul lago molte persone andavano in pedalò mentre altre si esibivano in svariati giochi acrobatici sui pattini a rotelle, sulla pista posta tra noi e le sponde del lago; altre ancora prendevano il sole sui verdi prati, le donne in bikini e gli uomini a torso nudo. In mattinata eravamo stati alla Tower of London, una fantastica dimora visitabile internamente e poco dopo al Tower Bridge, il grande ponte che attraversa imperiosamente il Tamigi. Attraversato il ponte avevamo costeggiato la sponda del fiume, passando per London Bridge (che ci riportò alla mente prontamente Geordie) 30, fino ad arrivare al London Dungeon, un museo degli orrori che Charlie, Guido e Diego si apprestarono a visitare. Io, comprata una bottiglia di acqua minerale, ero rimasto seduto sul marciapiede a scrivere e ad aspettarli. A Hyde Park eravamo arrivati nel primo pomeriggio dopo aver gustato il nostro consueto gelato da poche lire, unico pranzo da e per molti giorni. Avevamo fatto le foto di rito a Marble Arch e ci eravamo poi inoltrati nella selva dell enorme giardino. La grande distesa verde nel cuore di Londra suscitò in noi commenti e paragoni sui nostri luoghi. Era una splendida giornata di sole come quelle che a Santo Stefano ci spingono ad oziare in oratorio o a Miglierina, preparare per andare al mare. Perso in una marea di pensieri, sdraiato sulla mia sedia, ascoltavo le canzoni ed i suoni che venivano dal bar in riva allago. Due bravi artisti, uno alto e di colore che cantava e un altro di carnagione chiara, minuto e con occhialini da intellettuale, allietavano la giornata di stanchi turisti seduti sui tavolini e persi nel refrigerio delle vivande comperate nell adiacente bar. Quando i due intonarono Bridge over troubled water pensai con nostalgia a giorni passati ed a compagnie 29 L autore si riferisce evidentemente al Serpentine, il grande lago artificiale situato in Hyde Park. 30 Canzone del cantautore genovese Fabrizio de Andrè che racconta della condanna all impiccagione di un giovane inglese che rubò nella corte londinese del Re per guadagnarsi da vivere. 14

15 diverse. Avevo gli occhi socchiusi, li aprii e vidi i miei tre amici sonnecchiare all ombra e pensai che forse, anzi sicuramente, qualcuno di loro, prima di farsi vincere dalla stanchezza e dal sonno imminente, era andato con la mente a casa, al lavoro e a Mariù. Erano le case da cui eravamo fuggiti giorni prima ma che poi, con la lontananza, diventano piccole nostalgie tese a riempire i pochi momenti di tregua di una vacanza come la nostra. Lasciammo Hyde Park, con Buckingham Palace che ci guardava da lontano, diretti alla St.PauI cathedral e da lì prendemmo la Tube 31, dai comodi divanetti in panno, e ritornammo a Rotherhithe. Avevamo organizzato per la serata una spaghettata, alla quale avevamo invitato sia le due scozzesi che le tre rumene. Sam abitava ad un ora circa da Edimburgo dove frequentava un corso di laurea in lettere. Aveva i capelli tipici di molte scozzesi che avremmo incontrato più in là, castani di media lunghezza ondulati, quasi increspati. Hannah frequentava la scuola per cantanti liriche 32 ne aveva le sembianze e la prestanza fisica. Erano molto simpatiche, gentili ed educate tanto da sentirsi in imbarazzo o addirittura fuori luogo insieme alle sfacciate rumene. Con molta discrezione tolsero il disturbo poco dopo aver mangiato i pochi spaghetti che erano riuscite a catturare nel vorticoso gioco tra dita e forchetta. Normalissimo per noi ma, anche se mi prodigai nell insegnamento, molto difficile per loro. Più tardi nella hall, le considerammo poco, soffocati dalle magiare che non le potevano soffrire tanto da chiederci se preferivamo loro alle altre. Di questo ci pentimmo solo nei giorni seguenti e ritornammo molte volte su questo poco felice nostro comportamento consci di non aver saputo cogliere la semplicità e la compagnia discreta di quelle discendenti di William Wallace 33. Eravamo indubbiamente troppo attirati dall aspetto esteriore delle altre per poterne coglierne i pregi. Finimmo la cena, bagnata da un pessimo quanto costoso vino californiano, che portarono le rumene e che qualche abile venditore aveva provveduto a rifilar loro. Micaela, la più carina, ci lasciò quasi subito e stette tutta la sera seduta con un tipo del quale le altre due, tra invidia e verità, ci dissero che era un suo vecchio ragazzo con il quale stava tentando una riappacificazione. Così Diego, Guido, Joana e Roxana andarono nel solito pub ed io me ne andai a scrivere su dei gradini in riva al Thames. Li conobbi alcune ragazze che, penso incuriosite dal mio scribacchiare, mi si erano parate davanti. Il mio inglese però arrivava non oltre un semplice saluto mal pronunciato, e non se ne fece nulla. Ritornai nel locale dove trovai l insolito quintetto intento a bere Lager e Martini. Il discorso era caduto sui gruppi musicali e da quanto capii andava avanti già da molto tempo dato che i miei amici avevano già regalato loro una cassetta 34. Io e Marco intonammo qualche canzone mentre gli altri due promettevano un nastro con canzoni in cui cantavano le nostre fantomatiche songs. Più tardi però, nell atrio dello ostello, parlammo a lungo di noi e delle nostre cose; il discorrere era però molto più piacevole e meno imbarazzante della sera prima. Le diffidenze 31 Così chiamano amichevolmente i londinesi l Underground. 32..Che si chiamasse conservatorio?...ndr 33 Secondo la tradizione il Braveheart che guidò i rivoltosi scozzesi all indipendenza sulla opprimente monarchia inglese. 34 Qui immolai la mia unica copia di Viaggio senza Vento dei Timoria, album che fu testimone della mia conversione al rock. Grazie Diego! Ndr arrabbiato. 15

16 reciproche erano cadute per lasciare spazio ad una sana conversazione che però ci allontanava sempre più dal nostro fine: pensavo a quante volte durante la giornata avevamo riso delle nostre deficienze amatorie, che, secondo noi, avrebbero spinto le tre signorine a cercarsi tre prestanti hooligans che si sarebbero presentati alla cena costringendoci a cucinare in silenzio. Marco, come al solito bersaglio dei nostri scherzi, si sarebbe ritrovato, in questo nostro apostrofarci a vicenda, a sbagliare letto ed a passare la notte con Fiorello pensando di far l amore con Micaela 35. Eravamo andati talmente avanti in questo nostro tirarci la zappa sui piedi tanto da figurarci le frasi imperiose degli hooligans e quelle sorprese (vedi nota 34) di Fiorello che, ritrovatosi Marco nel letto, cercava di convincerlo che non conosceva nessuna Micaela mentre il nostro amico, non capendo un acca di inglese, continuava imperterrito nel suo operare. Tirammo fuori queste frasi molte volte durante il viaggio e sempre esse suscitavano sonore risate e ulteriori turpiloqui da cui far partire nuove prese in giro. Alle due di notte, dopo averci offerto biscotti e salatini 36, ci chiesero se le avessimo considerate donnine di poco conto. Facemmo ancora gli ipocriti dicendo di non aver mai pensato a niente del genere. Non eravamo ancora alla frutta. Essa arrivò puntualmente poco dopo quando ci chiesero di andare su in camera loro. Da perfetti gentiluomini declinammo l invito dicendo che non volevamo disturbare e che era meglio rimanere nella hall 37. Eravamo diventati dei sentimentali e forse avremmo anche pianto se, alle tre di notte e vinti dal sonno, non fossimo tornati in camera come dei piccoli, teneri, stupidi romanticoni, senza aver colto nulla di quanto si potesse cogliere e ciò non era poco. Non lo facemmo neanche al mattino quando le ragazze vennero in camera a salutarci. Fiorello e l americano, così chiamammo il tipo che aveva preso posto di Ricky Martin, si affrettarono a lasciare la stanza. Noi ci lavammo e vestimmo davanti ai loro occhi senza mai toccarle, poiché erano ormai nostre amiche e le amiche, specialmente quelle con le quali avrai a che fare per tutta la vita, raccontando loro tutti i tuoi problemi e le tue difficoltà, non si sfiorano nemmeno con le dita. Avevamo così inaugurato un nuovo tipo di turismo: Il Turismo Del Fesso. 11 AGOSTO Fermi davanti alle nostre colazioni vedemmo le rumene, dentro al loro pullman, allontanarsi verso la città; le osservammo sparire,basiti, dalle vetrate della sala da pranzo. Ci sorbimmo l ennesima ramanzina da parte di un temibile colonnello, una cameriera di colore che sistematicamente, ad intervalli di dieci minuti, entrava nella sala e con fare militaresco si rivolgeva a tutti e a nessuno 38 costringendoci a riporre i vassoi nell apposito spazio ed a non lasciarli in giro. Caricate le valigie, operazione che ormai ci occupava solo pochi minuti, 35 In realtà immaginammo la voce cavernosa e compiaciuta del giovane che, stranito, indirizzava a Guido un perentorio: What are u doing Mark? 36 Insomma noi ci rivelammo, se non altro, il prototipo dello scroccone. 37 Dopo questa uscita infelice le argomentazioni erano diventate alquanto stravaganti: si parlava del proprio lavoro, dell amore e soprattutto del vincitore del premio Mc Donald per la prima tripletta siglata ai mondiali di Francia...Ahiaiai 38 Che ci fosse anche Ulisse in vacanza con noi? Ndr. 16

17 lasciammo alle nostre spalle Rotherhithe, con tutto quello che era stato, diretti verso York. Uscire da Londra non fu facile così come non lo era stato entrare.. Ma se due giorni orsono ci avvantaggiammo della collaborazione della signora in giallo, ora eravamo lì, soli, con il nostro problema sperando chissà in un segno del cielo. Non arrivò. Impiegammo un ora a trovare la strada giusta e quando la trovammo rimpiangemmo ancora una volta le nostre autostrade. Ci eravamo domandati molte volte il perché le autostrade britanniche fossero senza pedaggio, lodando molte volte quella terra e bistrattando la nostra. La risposta era di fronte ai nostri occhi. In Inghilterra i tratti autostradali iniziavano e finivano, specialmente mentre ci spostavamo verso nord, con una rapidità impressionante. Non facevamo in tempo ad abituarci ad una doppia corsia che già era finita in un dedalo di rotonde 39 e di cantieri aperti in ogni dove. Finimmo cosi, quasi senza accorgercene, sulla provinciale che portava a York. Qui trovammo un simpatico vecchietto, non ancora in pensione, che indossava una casacca fluorescente caratteristica dei lavoratori dei cantieri stradali. Egli, con fare risoluto, ci disegnò su un foglio bianco una cartina con tanto di semafori, rotatorie e vie da evitare. Pensammo di aver trovato il solito pazzo, vista la mole di informazioni che aveva scritto su quel foglio. La cartina si rivelò invece perfetta in ogni particolare ed in poco tempo ci ritrovammo davanti all ostello. Parcheggiai la macchina, che avevo guidato per buona parte del tragitto, nel cortile antistante l antica costruzione attorniata da un bel giardino con prati tosati e abeti secolari. Trovammo la stanza dopo aver attraversato labirintici corridoi; aveva i soliti quattro letti con un armadio ed un lavandino. Le docce e le latrine erano al di fuori di essa e in comune con gli altri ospiti. L odore di chiuso fece storcere i nostri nasi abituati alle profumate stanze dell ostello di Londra. Edimburgo era lontana, troppo lontana per poter sopportare quel semplice disagio. York si presentò ai nostri occhi bella e soprattutto molto diversa dalle cittadine incontrate la mattina per la strada; Sheffield prima e Leeds poi erano infatti città industriali che avevamo visto dall autostrada in tutto il loro cupo splendore, e ciò ci bastò. Prima ancora Notthingham e la foresta di Sherwood ci fecero tornare alla mente tante scene di film girate sul Robin 40 di quelle contrade. Lungo la provinciale poi, la segnaletica indicava Scarborough a non più di cinquanta miglia...un tempo lei è stata un mio grande amore.., così cantava una canzone di Simon & Garfunkel 41 cui testo ruotava sulla fiera di quella città; lo ricordai con nostalgia. Parcheggiammo la macchina vicino ad una collinetta sovrastata da una torre circolare, un po diroccata ma visitabile all interno. Visitammo la cattedrale 42, maestosa ed imponente, cullata dal canto dei vespri di un coro in costume tipico; 39 Non capirò mai perché in Italia ci sono i semafori, in Germania pure, così in Francia, semafori in Cecoslovacchia e Romania...D accordo in India no ma non hanno nemmeno le strade mentre in Gran Bretagna: rotonde, rotonde, rotonde..(roundabout in english) Ndr. 40 Robin Hood, leggendario bandito inglese (sec.xii-xiii) della foresta di Sherwood. Protagonista di ballate popolari come campione della resistenza anglosassone ai normanni. 41 Duo vocale pop (USA) formato nel 1964 da Paul Simon (1941) e Arthur detto Art Garfunkel(1941). Di tradizione folk con innesti rock, ha affrontato temi socio-politici. I due componenti hanno poi affrontato carriere solistiche. 42 Celebre cattedrale gotica con immense vetrate colorate (sec. XIII-XIV). 17

18 i componenti femminili della corale destarono molta attenzione in tutti noi. Per le contrade della antica città alcuni di noi furono presi da veri e propri attacchi di cleptomania rivolti, per fortuna, solo su degli innocenti espositori di cartoline. Era solo il prologo di un male che ben presto si sarebbe incancrenito in ognuno di noi raggiungendo l acme della sua virulenza ad Edimburgo ed a Lochness. Eravamo dei mediocri anche in quello; prendemmo in prestito, così si dice, solo una trentina di cartoline da 20 pence ed un mostro di Lochness in miniatura. Una ventina di migliaia di lire in totale distribuite nei quattro giorni di permanenza del virus cleptomane. Non saremmo mai potuti diventare degli Arsenio Lupin. Alla sera, dopo aver cenato dal nostro amico signor Mc Donald s, Charlie e Guido rimasero sulla veranda che dava sul giardino a suonare con la chitarra cantando canzoni sotto l occhio vigile di una vecchia signora inglese che, dopo aver ascoltato impassibile gran parte delle canzoni, si mise a richiederne altre di suo gradimento al neoformato duo. Mentre gli sfortunati nostri due amici soddisfavano, come potevano, le richieste dell anziana donna io e Diego,assaliti da un incontrollabile voglia di dolci, facevamo la corte ad un distributore di delizie, meglio di quanto avevamo visto fare ai rumeni dei giorni prima. 12 AGOSTO Lasciammo lo Yorkshire diretti ad Edimburgo imboccando la The North, l autostrada che porta al nord, in direzione Newcastle; la motorway era ormai diventata un misto tra una strada di campagna, una statale ed una superstrada. Le città che attraversavamo cominciarono ad essere tutte uguali, fatte di villette in pietra con doppio comignolo e giardinetto annesso, schierate indifferentemente nelle valli o in collina e frutto senz altro della fantasia di un solo uomo. Tutti gli altri avevano semplicemente copiato. Una di esse, della quale non ricordo il nome forse perché immagazzinato in quell angolo del cervello targato banalità, aveva all ingresso un imponente Icaro 43 in metallo, con tanto di ali e visitatori. Pensai che forse quel simbolo di temerarietà era stato messo lì dagli abitanti per stimolare e auspicare il loro volare via da quegli infelici luoghi. Lungo la strada deviammo per alcuni chilometri alla ricerca del Vallo di Adriano, ultima roccaforte a Nord dell Impero Romano. Guido, profondo conoscitore di quei luoghi, guidatore sempre sicuro e restio alle distrazioni, riuscì a portarci davanti ad un mucchio di sassi. Assaporammo il vento freddo di quei luoghi, prima avvisaglia di quello che doveva ancora venire, e ripartimmo. Più tardi lo scenario cambiò. Il freddo Mare del Nord, con lo sbattere delle sue bianche onde schiumose sulle stupende rive erbose e talora rocciose, ci parò imponente davanti tra lo stupore unanime; tale apocalittico paesaggio, fatto di nebbie scure fuse all orizzonte con quelle gelide acque, riuscì ad evocare in tutti noi un senso inquietante vuoto e di paura. Pensai ai coraggiosi marinai, capaci di navigare quelle acque, spingendosi magari fino al Polo; aldilà di quell orizzonte che stavamo ammirando, persi tra quelle fitte 43 Figlio di Dedalo, fuggì dal labirinto di Cnosso con ali di penne e cera, ma si avvicinò troppo al sole sicché la cera si sciolse ed esso cadde in mare presso Samo. Può la ricerca della libertà definitiva portare ad avvicinare pericolosamente i propri limiti...? Ndr. 18

19 nebbie. Mi attaccai ancora di più ai miei ricordi, alle mie cose, alla maniglia della macchina. Ad Edimburgo ci aspettava Alessandra, nostra conoscente ed amica di Carlo; suo fratello frequentava la stessa facoltà del nostro compagno di viaggio. Era una ragazza minuta, con un faccino sottile ben delineato dal trucco e dai capelli biondo castano. Vestiva la moda del momento e fumava molto. Ci disse di aver ripreso in quei giorni ad Edimburgo, dove era arrivata fresca di maturità, con uno di quei viaggi organizzati che molti figli di facoltosi italiani intraprendono per imparare l inglese. Essi si risolvono spesso in grossi ritrovi di italiani che fanno le ore piccole nei pubs e nelle discoteche delle città inglesi, si alzano al mattino con le occhiaie e poca voglia di andare a lezione. Ne vidi molti in quei due giorni di permanenza ad Edimburgo. Il futuro dell Italia dipendeva dal loro inglese scritto e parlato. Povera Patria. Avevamo raggiunto telefonicamente Alessandra nei giorni passati per chiederle di prenotarci un ostello o comunque qualcosa 44 dove potessimo dormire. Lo fece e anticipò persino, con molta gentilezza e cortesia, anche le cinquanta sterline che le chiesero all atto della prenotazione. Arrivammo a Morgan Court, dove Alessandra alloggiava e le invademmo la casa. Parlammo per alcuni minuti prima di inabissarci nelle vie di Edimburgo alla ricerca del nostro alloggio del quale Alessandra aveva perso l indirizzo. Lo trovammo in Cockburn Street ed era quanto di più squallido, sporco, arrangiata e promiscuo, avessimo trovato in tutta la vacanza. Era un porto di mare. La gente entrava e usciva da un piccolo portone sempre aperto posto tra i negozi della strada. Tra il portone e l atrio vi era una decadente vetrina che scricchiolava ogni qualvolta qualcuno entrava e sbatteva immediatamente dopo. La hall era un capiente sottoscala, attrezzato con un tavolo pieno di ogni genere di cose sparse, in disordine, in ogni dove. Tutta l abitazione era in disordine. I bagni non avevano le maniglie 45, le docce avevano la capacità di sporcare, i lavandini lavavano, a patto di non toccare altro che i rubinetti poiché il resto era, come disse Charlie, sporco di fluidi di cinque colori diversi. Dall atrio si snodava una scala in cemento, consumato in ogni gradino e nero di sporcizia, che conduceva ai piani superiori dove si trovavano le stanze, le latrine e la sala di ricreazione. Alcune rampe erano state ricoperte con una moquette, forse per confondere la sporcizia. L operazione doveva aver dato i suoi frutti visto che ora la lordura era tutta trasferita sul malsano tappeto. Le camere erano dei casermoni con enormi finestre e letti a castello in ogni dove. La nostra ne contava ben quattordici. La porta non aveva nessuna serratura cosicché nella stanza poteva entrare chiunque. Si era nella completa promiscuità con uomini e donne che alla sera diventavano novelli Adami e prorompenti Eve sotto lo sguardo bavoso di chi ancora non dormiva e, facendo finta di sonnecchiare, guardava attraverso le coperte 46. L unica concessione fatta al sesso debole erano i bagni e le 44 La parola non è utilizzata a sproposito, penso che ormai ci saremmo adattati a qualunque accomodazione. 45 A questo proposito è giusto ricordare Diego che, sopraffatto da incipienti necessità fisiologiche, tentava di mantenere la porta chiusa con un piede strillando Occupated! non appena sentiva qualcuno avvicinarsi. Ndr. 46 Che fossero trasparenti...? Ndr. 19

20 docce separati, il resto affidato alla buona sorte. Non era comunque l unica stranezza di Edimburgo. Molte ne avremmo ancora viste e sentite in questa città. L ostello non aveva però solo dei difetti. Posto in una posizione centralissima, a cento metri dalla Royal Mile, la via principale di Edimburgo, esso faceva parte di un complesso di palazzi caratteristici di fine ottocento. Esso, per delle persone molto adattabili e affini all arrangiarsi, rappresentava bene quell idea di libertà, propria di questa nostra età. Era un formicaio di uomini e cose senza regole e questo era un grosso punto a suo favore, viste le limitazioni cui molte volte si andava incontro negli ostelli; quello di Londra, ad esempio, era dotato persino di agenti di sicurezza e telecamere a circuito chiuso. Ricordai a proposito lo sceriffo, così chiamammo la guardia giurata dell ostello londinese, con il quale socializzammo moltissimo offrendogli un bicchiere di quell orrendo vino californiano, che prontamente rifiutò, e facendo qualche foto. Era una squisita persona di colore del tutto simile a quelle viste in molti telefilm polizieschi americani 47.Lontano mille miglia dal nostrano Vito Cattozzo. Lasciammo le nostre cose incustodite in quello stanzone e facemmo un giro lungo High street, così era infatti chiamata attualmente la Royal Mile, una parte della quale era chiusa al traffico per dare agio a molti artisti di esibirsi. Eravamo infatti capitati a Edimburgo nel bel mezzo del festival degli artisti di strada. Ognuno di essi aveva occupato una porzione di quella via ed esibiva il suo repertorio sotto lo sguardo stupito dei visitatori. Erano uno diverso dall altro. Saltammo da spettacolo a spettacolo meravigliati ed increduli davanti a quelle folli esibizioni. C era un tipo alto e magro, dai lunghi capelli biondi con occhialini e cappellino che soprannominammo Jim Carrey 48 con una motosega, una frusta e svariati altri oggetti aveva raccolto con il suo spettacolo un gran numero di ammiratori. Anche noi restammo lì immobili a guardarlo, avvolti nei nostri maglioni e giubbotti che a stento ci riparavano dal vento sferzante; Eolo spirava dal mare verso l interno, lungo tutta la Royal Mite che in leggera salita tagliava Edimburgo in due parti fino al castello. C erano suonatori di cornamuse, vestiti con il caratteristico Kilt, e un estroso gruppo che suonando un sax, percussioni africane ed un digiridù 49, ritmava i passi di una superba danzatrice. Ricordo ancora il suo modo sensuale di ballare strisciando sulla nuda strada che le aveva sporcato interamente i vestiti. Questo non le aveva fatto perdere la sua grazia anzi la rafforzava. Dopo aver visto lei e Jim Carrey fummo presi da un sentimento misto di invidia e compatimento per quella ventata di libertà e quell incognita Dulcamara signora che doveva essere la loro vita. Filosofammo a lungo su quel loro modo di vivere tirando in ballo filosofi e disadattati, ricchezze e povertà, codardia e coraggio. Concludemmo banalmente,cosi come avevamo cominciato, che quella era la loro vita e solo loro erano i responsabili della gestione di essa stessa. Certamente il loro era il vero on the road. 47 Chi non ricorda il C.J. di Magnum P.I.. No, non è quella biondona a cui state già pensando Ndr. 48 Noto attore americano di film comico-demenziali; la sua mimica gli ha fatto guadagnare il titolo di faccia di gomma. 49 Strumento nazionale dell Oceania; produce un insolito suono cavernoso monocorde poco modulabile. 20

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