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1 Quindicinale del master in giornalismo dell Università degli Studi di Teramo numero Da oggi si 3 accende il Monitor barriere. Davanti alle E oltre

2 monitor Quindicinale del master in giornalismo dell Università degli Studi di Teramo numero Registrazione del Tribunale di Teramo n. 581 del 2007 Direttore Responsabile Fabrizio Masciangioli Laboratorio di carta stampata Franco Avallone Dino Venturoni Redazione Stefano Buda Fabiana Calsolaro Silvia Celommi Sara Del Vecchio Pier Paolo Di Nenno Pamela Di Ovidio Lorenzo Dolce Chiara D Onofrio Alessandra Farias Evelina Frisa Barbara Gambacorta Marianna Gianforte Gaetano Lombardino Augusta Maranci Francesco Paolucci Fabiana Pellegrino Stefano O. Puracchio Manuela Romitelli Alessandro Tettamanti Michele Tozzi Luca Venanzi Cristiano Zarroli Università degli Studi di Teramo Ordine dei Giornalisti d Abruzzo Progetto Grafico e Impaginazione Andrea Padovani - Zoedesign Realizzazione grafici AXIMEDIA Stampa D'Auria Industrie Grafiche Spa Zona Industriale destra Tronto S. Egidio alla Vibrata (Te) Sommario 4 L Abruzzo e la monnezza non solo la sua 5 Glossario Con la testa tra i rifiuti 6 Termovalorizzatori o inceneritori Senza la differenziata il nome non conta 7 I nostri soldi finiscono in discarica Tarsu e Tia dissanguano le famiglie 8 Discarica di Cerratina L Abruzzo del gran rifiuto 8 Ecomafia, tonnellate di rifiuti nel nulla A Bussi sul Tirino la più grande discarica abusiva d Europa 9 Parola d ordine: raccolta differenziata Caramanico: il 60% entro tre anni 10 Davanti alle barriere e oltre 12 Ipermercato Abruzzo. La grande distribuzione all attacco 13 La multinazionale dietro le quinte Tu spendi, un grande gruppo guadagna 13 L olandese paziente miliardi subito, anni per incassare 14 Uniti si resiste 160 negozi nel consorzio anti-iper 14 Bellante, una scelta convinta Il paese in cambio avrà 5 milioni in opere pubbliche 15 Gran Sasso il gigante dello shopping Ma i piccoli negozi non vogliono morire 16 Chiodi tra due fuochi "Ben venga la concorrenza, ma troppi iper no" 16 Outlet Italia. L amicizia a prezzi stracciati 17 Pescara "circondata" Gli iper hanno cambiato l'anima della città di d'annunzio 18 "Altro che non-luoghi" Il sociologo: questi sono gli spazi del massimo controllo 19 La valle degli iper Sul Tordino presto saranno tre in 20 chilometri 19 Anche Giulianova vuole essere Iper Ruffini: porterà lavoro e clientela i libri Outlet Italia. Viaggio nel paese in svendita autore: Aldo Cazzullo editore: Mondadori argomento: italia-società genere: società data pubblicazione: 24 ottobre 2007 prezzo di listino: 16,00 Territorio e nuovi modelli di consumo. L affermazione del format del centro commerciale autore: Carmela Elita Schillaci, Caterina Cirelli, Antonio Pogliese editore: Franco Angeli argomento: centri commerciali, territorio genere: economia data pubblicazione: 2006 prezzo di listino: 16,00 L acquisto fluido. Vita sociale urbana e spazi commerciali autore: Antida Gazzola - Matteo Venturini editore: Coedit argomento: sociologia urbana, centri commerciali genere: società data pubblicazione: 2005 prezzo di listino: 14,00 La guerra dei rifiuti - da Korogocho a Napoli autore: M. Montalto Edizioni Alegre prezzo di listino:10 euro Napoli siamo noi autore: Giorgio Bocca editore: Feltrinelli prezzo di listino: 14 euro Rapporto ecomafia 2007 a cura di Legambiente edizioni ambiente prezzo di listino: 20 euro Le cose (e le idee) che scartiamo editore: donzelli prezzo di listino: 13,50 euro Progettare per tutti senza barriere architettoniche autore: Fabrizio Vescovo (a cura di) casa editrice: Maggioli Editore data di pubblicazione: 1997 i film Zombi (dawn of the dead) di George Romero 1978 Le luci della sera di Aki Kaurismäki 2006 Il mio piede sinistro di Jim Sheridan, Gran Bretagna, 1989 Luci della città di Charlie Chaplin, Usa, monitor marzo 2008

3 Ci siamo. Siamo al nastro di partenza. Con questo primo numero del quindicinale del master di giornalismo dell Università di Teramo, riconosciuto dall Ordine Nazionale dei Giornalisti, per consentire a circa 30 giovani di acquisire lo status di giornalisti professionisti, ha inizio la nostra avventura, che fino ad un anno fa sembrava una irraggiungibile chimera. Siamo stati tenaci e testardi, a volte abbiamo battuto anche i pugni sul tavolo, ma l abbiamo fatto perché consapevoli che la sola rotta del percorso accademico potrà fare uscire la nostra professione dal pantano del pressappochismo e della superficialità interpretativa dei fatti che raccontiamo tutti i giorni ai cittadini. Non solo quelli che raccontiamo, ma anche quelli che per sottovalutazione culturale e civile releghiamo a fatti non degni di notiziabilità, ma che troppo spesso sono quelli che la gente ci rimprovera, a volte anche strumentalmente, di non trattare. Adesso tocca a noi, però, dimostrare che la scelta è stata quella giusta; che la formazione accademica dei giornalisti del terzo millennio è la salvezza della nostra professione; che sappiamo mantenere la barra dritta anche di fronte alle difficoltà e ai molti colleghi che continueranno a sostenere che giornalisti si diventa consumando le scarpe per strada. Vogliamo dimostrare che con questo quindicinale, con la radio e con la televisione del master e sui banchi dell università, ma anche con l apporto dei giornalisti di lungo corso delle redazioni dei nostri mezzi di informazione, si possono apprendere e affinare saperi in grado di traghettare il nostro mestiere verso un approdo più moderno e rispondente alle sfide della complessità sociale, tale da farne, finalmente, una professione. Stefano Pallotta Presidente Ordine Giornalisti d Abruzzo Da oggi si accende il nostro Monitor e cominciano a scorrere parole e immagini che serviranno per mettere a fuoco la realtà sempre più complicata, spesso confusa, della nostra regione e del nostro paese. Questo giornale non si accontenta di essere uno degli strumenti di lavoro degli allievi del Master in giornalismo dell Università di Teramo, non vuol essere soltanto la palestra nella quale si formano i futuri attori del mondo dell'informazione. Monitor ambisce ad essere una nuova voce del panorama giornalistico, una voce capace di affrontare i problemi dialogando con le forze sociali, le istituzioni, le associazioni e ogni altro soggetto della cosiddetta società civile. E poi le nostre pagine si offriranno come spazio di analisi dello stato di salute del giornalismo e del suo enigmatico futuro, mettendo l accento sulle problematiche legate alla deontologia professionale, ai diritti e doveri (vecchi e nuovi) di chi fa informazione. Non a caso il progetto editoriale ha trovato il sostegno determinante dell Ordine dei giornalisti d Abruzzo che è il nostro editore. Con questo editore,molto speciale, condividiamo la scelta più importante, quella della libertà d informazione da riaffermare ogni giorno. Fabrizio Masciangioli Direttore dei laboratori e delle testate del Master CONVOCAZIONE ASSEMBLEA L assemblea ordinaria annuale dei Giornalisti professionisti e pubblicisti, iscritti a questo Ordine Regionale è convocata per l approvazione del conto consuntivo 2007 e del bilancio di previsione 2008 in prima convocazione alle ore 10 del 20 marzo 2008 nei locali della sede in via Sassa n. 6 e IN SECONDA CONVOCAZIONE Alle ore 10 del 31 marzo 2008 nella sede dell Ordine dei Giornalisti in via Sassa n. 6 L Aquila. Nell occasione sarà consegnata una medaglia ricordo ai colleghi con quaranta anni di iscrizione all Ordine Il Presidente Stefano Pallotta monitor marzo

4 L Abruzzo e la monnezza non solo la sua di Alessandro Tettamanti 4 monitor marzo 2008 non ricicla. Le sue discariche sono L Abruzzo quasi tutte sature. La raccolta differenziata è ferma al 16%, ben al di sotto della media nazionale. Non molto meglio fa la Campania che già da qualche settimana porta i suoi rifiuti nella nostra regione. «Sono state ragioni morali, politiche e culturali che ci imponevano la scelta». Con questa spiegazione il governatore della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco ha accettato la monnezza campana rispondendo alla gara di solidarietà che l ormai ex-governo Prodi aveva lanciato alle Regioni. L Abruzzo ha detto si, ma è capace di raccogliere veramente questa emergenza? La discarica di Cerratina, dove andranno a confluire circa tonnellate in quattro mesi provenienti da Napoli e dintorni, sembra esserlo da un punto di vista tecnico, a detta del suo presidente La Morgia e degli ingegneri preposti al controllo. «Non siamo la discarica d Italia»: tuonano invece i sindaci del frentano. Cerratina e il suo comprensorio hanno un termine massimo d accoglienza fino al La situazione nel resto della regione non è affatto migliore. Due province, Teramo e L Aquila, sono senza discariche.

5 Sarebbero infatti trentatre i siti autorizzati per accogliere i rifiuti in regione ma di questi solo la metà è in uso e molti sono vicini alla saturazione. I restanti sono tutti chiusi perché pieni o sotto sequestro per cattiva gestione. La Regione Abruzzo ha varato il 19 dicembre dello scorso anno, il suo piano regionale per la gestione dei rifiuti. Obiettivi principali sono la riduzione del pattume, la costituzione di un ambito territoriale per ciascuna provincia (Ato unico) e l aumento della raccolta differenziata. L Ato unico dovrebbe semplificare l architettura gestionale del sistema rifiuti, frammentato oggi in Abruzzo in 14 consorzi e 160 gestori, diminuendo così i costi anche per il cittadino. Per quanto riguarda la differenziata, l articolo 23 del piano, al comma 4 fissa le percentuali da raggiungere: 40 % entro il 2007, 50% nel 2009 e 60% entro il Lo stesso articolo prevede un aumento dell ecotassa del 20% in mancanza del raggiungimento degli obiettivi prefissi. Se da un lato il piano regionale punta alla raccolta differenziata, dall altro sono evidenti le carenze di strutture preposte allo smaltimento. Ad oggi solo due sono gli impianti di compostaggio funzionanti in Abruzzo necessari per il riciclo dell umido. A questa mancanza il piano risponde con lo stanziamento di euro destinati proprio alle infrastrutture. La soluzione per la Regione sembra quella degli inceneritori a recupero energetico (o termovalorizzatori), attivabili per legge solo con un 40% di raccolta differenziata. Obiettivo raggiungibile entro tre o quattro anni secondo il dirigente del servizio gestione rifiuti dell Assessorato regionale all ambiente Franco Gerardini. Intanto ci si muove per individuare siti preposti a discariche nelle province che ne sono prive. Se all Aquila, a detta di Gerardini, il problema sembra essere quasi risolto con l individuazione di tre siti, uno certo nell area di Sulmona di metri cubi con apertura in aprile e altri due al vaglio a Gioia dei Marsi e a Capistrello, per quanto riguarda Teramo la situazione è più complicata. «In questa provincia - spiega Gerardini c è stato un deficit decisionale. Ora stiamo tentando di aprire un nuovo sito e riutilizzare due siti già esistenti». Ma intanto qualcuno fa da sé e l immondizia la mette sotto il tappeto. Il 30 Gennaio scorso a Corropoli è stata scoperta l ultima delle discariche abusive, di ben metri quadri. I rifiuti ritrovati nell area di proprietà di una società immobiliare, nascosti anche sottoterra, sono catalogabili come speciali e consistono in cumuli d asfalto, lastroni di cemento armato, detriti, nonchè tondini di ferro, tubi in plastica e quant altro utilizzato di solito nel settore edile. Non è la prima volta. Due gli episodi più gravi. A Scurcola Marsicana nel 1994 furono trovati quattro ettari di discarica abusiva con ben novantamila tonnellate di rifiuti tossici: 88 persone indagate ma l indagine si concluse con un nulla di fatto e passò in prescrizione. Oggi su quello stesso terreno nasce del grano. Nel 2007 a Bussi è venuta fuori la discarica abusiva più grande mai scoperta in Italia: 4 ettari e 185 mila metri cubi di sostanze tossiche spuntate d incanto. Una ferita ancora aperta per l Abruzzo e le sue acque e ancora nessun responsabile. La nostra regione non ha saputo recepire a tempo debito il decreto Ronchi del 1997 che regolamentava la gestione dei rifiuti, ed è partita in ritardo. Si sta cercando di recuperare ora con iniziative come la raccolta differenziata porta a porta che ha dato buoni risultati nei piccoli comuni in cui è stata sperimentata. Le situazioni più difficili però rimangono i grandi centri urbani come Pescara. Il problema come in tutto il centro Sud è di stampo culturale, causa anche la scarsa informazione dei cittadini. In una terra che negli ultimi 50 anni ha subito radicali trasformazioni, i rifiuti e la loro gestione piombano oggi come una questione relativamente nuova, dovuta proprio a tali cambiamenti. Così, mentre spuntano qua e là centri commerciali, non si pensa ancora fattivamente ad una attività pianificatoria che parta dalla produzione e dal consumo delle merci e ad un utilizzo corretto dei materiali a seconda delle loro caratteristiche per evitare abusi e sprechi (come la plastica per gli imballaggi o l usa e getta). Il primo obiettivo, come prevede il piano regionale e tutte le direttive nazionali ed europee, non può che essere quello di produrre meno rifiuti. Gli inceneritori non risolvono in ogni caso il problema, e non possono che considerarsi, comunque la si veda, un obiettivo parziale. Aprendo un qualsiasi giornale di notizie locali o cercando su google con una parola chiave qualunque attinente la gestione dei rifiuti, le questioni abruzzesi appaiono in primo piano. Questo sembra essere segno di maggiore coscienza e di un dibattito aperto su un tema che tocca chiunque nelle abitudini di tutti i giorni, percepito dai cittadini come dalle amministrazioni che finalmente ci si stanno confrontando. Può essere la strada giusta per uscire dal problema. Glossario Con la testa tra i rifiuti a cura di Evelina Frisa Bioessiccazione: processo il cui scopo è la riduzione dell umidità del rifiuto, il bioessiccato è usato per produrre combustibile. Compost: prodotto ottenuto dalla degradazione batterica dei rifiuti solidi urbani mediante il compostaggio e usato in agricoltura come fertilizzante. Compostaggio: trattamento dei rifiuti solidi urbani trasformandoli in compost mediante decomposizione biochimica Gassificatori: impianti che, a partire da rifiuti specifici come plastiche e pneumatici, ricavano combustibili gassosi impiegabili per produrre energia sfruttando la pirolisi. A differenza dei pirolizzatori, usano piccole quantità di ossigeno. Pirolisi: processo di decomposizione termochimica di materiali organici ottenuto applicando calore, in assenza di ossigeno, producendo composti gassosi ossidati. Pirolizzatore: apparecchio per effettuare la pirolizzazione, sottoporre a pirolisi. Rigassificatore: impianto che permette di riportare un fluido dallo stato liquido a quello gassoso. Utile per trasportarlo quando il luogo di produzione del gas è lontano dal luogo di utilizzo. Teleriscaldamento: sistema di riscaldamento centralizzato di quartieri cittadini o di piccoli centri, realizzato recuperando e sfruttando il vapore in eccesso prodotto nel raffreddamento di impianti industriali, centrali termoelettriche e simili. Termovalorizzatore: impianto per lo smaltimento dei rifiuti, meglio definibile inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento. Dalla combustione dei rifiuti produce calore ricavandone energia elettrica e scorie tossiche. monitor marzo

6 Termovalorizzatori o inceneritori Senza la differenziata il nome non conta di Michele Tozzi Si dice termovalorizzatori, o inceneritori? All Abruzzo non interessa molto la terminologia, perché con le bassissime percentuali di raccolta differenziata raggiunte nella regione, costruire un impianto del genere è ancora un utopia. I termovalorizzatori servono a sviluppare calore dalla combustione dei rifiuti recuperati, e lo utilizzano per la produzione di energia, con un efficienza variabile tra il 19 e il 27 per cento, sebbene, proprio per aumentare la disponibilità energetica, in alcuni di questi impianti assieme ai rifiuti si brucia anche il metano. Il risultato del processo di incenerimento viene poi utilizzato sotto forma di energia elettrica e di teleriscaldamento a basso costo. Ma per costruire un impianto a trattamento termico i cittadini abruzzesi dovranno dare una svolta alle loro abitudini e cominciare a fare una seria raccolta differenziata, così da poter raggiungere quel 40 per cento che occorre a dare il via alla termovalorizzazione dei rifiuti che altrimenti andranno sempre più ad ingrossare le (poche) discariche esistenti. Come dice Giancarlo Cuttica, esperto di rifiuti dell Agenzia regionale per l Ambiente del Piemonte, l incenerimento permette una notevole riduzione dei materiali da conferire in discarica ed è una soluzione molto efficace per lo smaltimento dei rifiuti solidi. Si può anche contenere l impatto ambientale ben al di sotto dei limiti imposti dall attuale normativa vigente, ovviamente con il giusto utilizzo di opportune tecniche di abbattimento degli inquinanti prima della loro immissione all esterno. La raccolta differenziata, nel processo che porta alla realizzazione di un termovalorizzatore, è fondamentale: più cresce l efficienza di separazione, più il rifiuto si avvicina alle caratteristiche di un vero combustibile. E con il 16 per cento di differenziata che etichetta l Abruzzo come una delle regioni più diseducate al riciclaggio dei rifiuti, l idea della costruzione di un inceneritore - checché ne dica il nuovo Piano regionale per la gestione dei rifiuti - sembra davvero lontana anni luce. La mancanza di prerequisiti per trasformare i rifiuti in energia, però, non fa disperare proprio tutti. È in atto un vero e proprio dibattito, infatti, sulla nocività di questi impianti e sul loro impatto sulla salute della popolazione. L incenerimento dei rifiuti - questo è scontato - produce scorie. Due categorie, in particolare: le ceneri volanti e le polveri da una parte, e le cosiddette scorie pesanti dall altra. E alcuni, come Legambiente Abruzzo, sono contrari agli impianti proprio per la pericolosità delle emissioni nell atmosfera, in particolare della diossina, sostanza definita altamente tossica. Ma le opinioni contrarie non si appigliano soltanto a queste ragioni: le associazioni ambientaliste e i comitati a difesa della salute e dell ambiente si basano anche sulle mancate prospettive di riciclaggio dei rifiuti, perché il loro incenerimento non permetterebbe il loro riutilizzo. E molti dei materiali che confluiscono nei termovalorizzatori sono ancora potenzialmente utili e preziosi. Le voci contro gli inceneritori trovano appoggio nella procedura d infrazione che la Commissione Europea ha avviato nei confronti dell Italia per gli incentivi dati dal Governo per produrre energia bruciando rifiuti inorganici, considerandoli fonte rinnovabile, quando invece la normativa europea definisce in tal senso soltanto la parte organica degli scarti, mentre per quella restante non è assolutamente previsto alcun tipo di recupero. Non esiste soltanto la tecnologia che utilizza l impianto di termovalorizzazione, per trasformare i rifiuti in energia elettrica. Ci sono almeno altri due metodi che possono essere presi in considerazione per raggiungere il medesimo risultato: il pirolizzatore e il gassificatore (da non confondere assolutamente con il rigassificatore, che è tutta un altra cosa). Il pirolizzatore utilizza la pirolisi, un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto attraverso l applicazione di calore in completa assenza di ossigeno. In pratica, mentre la combustione avviene riscaldando il materiale in presenza di un agente ossidante, in totale assenza di ossigeno la stessa operazione produce la scissione dei legami chimici con formazione di molecole più semplici. Il gassificatore, invece, lavora in presenza di piccole quantità di ossigeno sfruttando come processo la stessa pirolisi. Uno dei maggiori problemi di queste due ultime tecniche legate alla pirolisi è proprio la qualità dei prodotti energetici ottenuti, che non ha raggiunto ancora un livello sufficientemente adeguato nella scala efficacia-efficienza e, quindi, sembrerebbero più appropriate per impianti di dimensioni ridotte. E, comunque, sempre utopistiche per l Abruzzo. 6 monitor marzo 2008

7 I nostri soldi finiscono in discarica Tarsu e Tia dissanguano le famiglie di Augusta Maranci Magari fosse la raccolta porta a porta la causa degli aumenti della tassa sull immondizia nei quattro capoluoghi di provincia abruzzesi. Ma non è così, il cittadino paga di più per la situazione di disagio delle discariche e per anni di cattiva gestione. Nel quadro regionale, spiccano i costi imposti da Teramo: 250 euro circa è quanto un residente deve pagare per i servizi di igiene ambientale. Nel 2005 la città ha istituito in via sperimentale la Tia (tariffa d igiene ambientale) che, analogamente alla Tarsu, copre i costi di gestione dei rifiuti. Mentre però la Tarsu viene calcolata in base ai metri quadrati delle abitazioni o dei locali commerciali, la Tia stabilisce la tariffa in base alla produzione di rifiuti: le famiglie pagano cioè in base al numero dei componenti. Solo nel luglio scorso, Cittadinanzattiva, dati alla mano, ha denunciato un impennata dell 84%, determinato dal passaggio dalla Tarsu alla Tia. Non solo, paragonata alle altre città italiane con sperimentazione Tia, Teramo è comunque la città con l aumento più alto. Secondo l amministrazione la crescita della tassa è dovuta esclusivamente alla chiusura della discarica La Torre, crollata ormai due anni fa sotto il peso dei rifiuti. Il trasporto dei rifiuti fuori provincia ha provocato un aumento della spesa a carico dei cittadini. Solo nel marzo del 2006 il vice sindaco Berardo Rabbuffo assicurava che i costi per il crollo della discarica sarebbero stati pagati dal Governo, grazie al riconoscimento dello stato di disastro ambientale. Affermazione vera solo in parte, in quanto i costi relativi al trasporto dei rifiuti da Teramo a Casoni di Chieti, vengono coperti dalla Tia. La tassa ha rivelato degli aumenti contenuti per le abitazioni (15-20%), mentre sono i bar, i ristoranti e i fiorai ad accollarsi gli importi più alti. Per queste categorie l aumento va dal 60 al 100%: se un bar nel 2005 pagava in media 550 euro, nel 2006 il costo è raddoppiato, arrivando a circa 1000 euro. Confrontare Teramo con gli altri tre capoluoghi abruzzesi non è possibile: Tia e Tarsu non sono paragonabili. L Aquila mostra un incremento costante della Tarsu: dal 2005 all aprile 2007, il costo del servizio è cresciuto del 40%. L aumento, nel febbraio 2007, era stato deciso a causa della crescita del costo di conferimento dei rifiuti a Lanciano (oltre 4 milioni e mezzo di euro). Dopo questo aumento, il 90% del servizio è a carico dei cittadini. Oggi il Comune sborsa oltre 4 milioni e mezzo di euro per la gestione dei rifiuti. La spesa complessiva comprende il costo aggiuntivo per il trasporto dei rifiuti fuori provincia e il pagamento COMUNI RICICLONI così non va I numeri parlano chiaro: possono chiamarsi comuni ricicloni solo quelli che nel 2006 hanno raggiunto una percentuale di raccolta differenziata superiore al 40% (Delibera di Giunta Regionale n. 599/06). Con questi parametri l Abruzzo se la cava male: su 305 centri abruzzesi soltanto 20 hanno meritato il titolo di comuni ricicloni. Ben lontane dell obiettivo, le 4 città capoluogo conquistano posizioni basse nella classifica di Legambiente. Teramo è 74esima con una percentuale del 17, 13%. Segue Chieti al 100esimo posto con il 14, 10%; la città però sembra intenzionata a migliorare, solo nel 2004 la raccolta differenziata arrivava al 5, 9%. Al 134esimo posto si piazza L Aquila; fedele al suo 11%, il capoluogo di regione dal 2004 ad oggi non ha compiuto alcun progresso. Ultima e vicina alla percentuale di raccolta differenziata napoletana, Pescara è al 170esimo posto. È noto, però, che certe attività, come la raccolta porta a porta, trovano più facile applicazione in piccoli comuni, Pescara ha l attenuante di essere il più grande dell Abruzzo. I CAPOLUOGHI N. COMUNE ABITANTI % RACCOLTA DIFFERENZIATA N. CLASSIFICA GENERALE TERAMO ,00% 18,30% 17,13% 74esimo 2 CHIETI ,90% 11,40% 14,10% 100esimo 3 L AQUILA ,10% 11,40% 11,30% 134esimo 4 PESCARA ,60% 7,80% 8,82% 170esimo TABELLA DEI 20 COMUNI RICICLONI N. COMUNE PROV ABITANTI % RACCOLTA DIFFERENZIATA SANT EGIDIO ALLA VIBRATA TE ,50% 75,40% 68, 34% 2 TORANO NUOVO TE ,90% 17,50% 66,99% 3 TOCCO DA CASAURIA PE ,50% 60,70% 63,58% 4 FARA SAN MARTINO CH ,60% 49,60% 61,90% 5 ORSOGNA CH ,00% 59,20% 61,90% 6 COLONNELLA TE ,60% 56,90% 57,90% 7 SANT OMERO TE ,20% 61,30% 53,69% 8 VILLA SANT ANGELO AQ ,90% 35,20% 50,57% 9 CASTEL FRENTANO CH ,50% 42,80% 50,20% 10 NOCCIANO PE ,40% 49,70% 49,18% 11 COLLECORVINO PE ,20% 26,00% 48,99% 12 SAN GIOVANNI TEATINO CH ,60% 37,10% 47,70% 13 CUPELLO CH ,20% 48,50% 47,00% 14 BARETE AQ ,70% 41,70% 46,46% 15 SAN MARTINO SULLA MARRUCINA CH ,50% 10,80% 45,70% 16 MANOPPELLO PE ,90% 51,20% 45,22% 17 CAPITIGNANO AQ ,30% 41,20% 43,96% 18 CEPAGATTI PE ,30% 42,10% 43,75% 19 CASTEL CASTAGNA TE ,00% 48,30% 42,05% 20 MARTINSICURO TE ,60% 44,90% 40,07% Dati forniti ed elaborati dal Servizio Gestione Rifiuti della Direzione Territorio, Ambiente, Energia della Regione Abruzzo, in collaborazione con gli Osservatori Provinciali Rifiuti di Chieti, L Aquila, Pescara e Teramo. dell Ecotassa dovuta per mancata attuazione della raccolta differenziata. Nel 2007 e nel 2008 gli aquilani si sono rassegnati a pagare in media euro in più per la Tarsu, nonostante il servizio molte volte lasci a desiderare, sia in centro che nelle periferie. Chieti come L Aquila paga per la precarietà della propria discarica. Il capoluogo teatino a dicembre denunciava l esigenza di chiudere la discarica di Casoni. Andrea Miccoli, consigliere comunale delegato a bilancio, finanze e tributi, ricordava che i parametri di legge italiani prevedono per i comuni l obbligo di inserire in bilancio soldi per bonificare e riqualificare il sito che ha accolto rifiuti per anni. I cittadini perciò pagheranno il 10, 15% in più nel 2008 per il risanamento del sito di Casoni. Pescara sarà pure maglia nera d Abruzzo per la raccolta differenziata, ma almeno regala respiro alle tasche dei cittadini. Nel 2007 l aumento della Tarsu del 10% è stato bilanciato dalle agevolazioni per alcune categorie; secondo l amministrazione comunale la riduzione fiscale è utile al rilancio dell attività produttiva. I neo imprenditori, gli artigiani, i commercianti e i liberi professionisti possono usufruire di uno sconto del 50% per due anni consecutivi. Mala gestione e precarietà delle discariche, quindi, costano caro alle amministrazioni e ai cittadini. monitor marzo

8 Discarica di Cerratina l Abruzzo del gran rifiuto di Pier Paolo Di Nenno Solidarietà, monnezza, solidarietà. «Non vorrei esporre l Abruzzo a una brutta figura dicendo che la regione di Celestino V ha dimenticato il culto della solidarietà». Così parlò il governatore della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco. Napoli, quindi l Italia, è in emergenza. Tonnellate di rifiuti la soffocano impedendo ai bambini di andare a scuola. E, soprattutto, le immagini dell hinterland napoletano invaso dalla monnezza fanno il giro del mondo. La mozzarella di bufala di Caserta non si vende più e la regione Veneto pubblicizza le Dolomiti bellunesi e le spiagge dorate di Jesolo: turisti di tutto il mondo venite da noi, non siamo mica la Campania! Il culto della solidarietà abruzzese non si materializza nella vallata sulmonese dominata dall Eremo di Sant Onofrio, che ospitò per 13 anni Pietro da Morrone, il futuro Celestino V. Si celebra invece nella vallata del fiume Sangro, a 6 km dal mare e a ridosso di una delle zone industriali più grandi del centro Italia, nel comune di Lanciano, in provincia di Chieti. Lì si trova la discarica per rifiuti non pericolosi di Cerratina, per importanza e tecnologia la migliore d Abruzzo, designata da Del Turco ad accogliere tonnellate di rifiuti campani. Tante quante ne prenderanno Marche, Toscana, Piemonte, Calabria e Liguria tutte assieme. La solidarietà abruzzese ha un prezzo che si paga a rate: 120 tonnellate di rifiuti al giorno, per 4 mesi, saranno conferiti nella discarica di Cerratina di Lanciano. È la discarica del consorzio comprensoriale obbligatorio per lo smaltimento dei rifiuti di 53 comuni dell hinterland lancianese. Costruita nel 1995 dall Ecologica Sangro srl, l impresa privata cui il consorzio Lanciano ha affidato il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti dei comuni consorziati, Cerratina serve 53 centri e circa abitanti. In realtà, andando a vedere le carte, in discarica sono arrivati rifiuti da tutto Abruzzo, da Teramo e L Aquila in particolare. Ma anche da fuori regione, come è capitato già per l emergenza campana del Vennero conferite 500 tonnellate. Allora il governatore era Pace (FI) e presidente del consiglio Berlusconi. La solidarietà non ha partito, a quanto pare. Ad oggi i conferimenti consortili, come si chiamano i rifiuti provenienti dal consorzio, ammontano a 894mila tonnellate. Quelli che arrivano da fuori consorzio, i conferimenti extraconsortili, ammontano a 707mila. Totale rifiuti conferiti fino ad oggi: tonnellate. Il 44% dei rifiuti smaltiti in discarica non arrivano quindi dai comuni consorziati. 8 monitor marzo 2008 L ingegnere Nico Frattura, direttore tecnico dell Ecologica Sangro, afferma che tonnellate per Cerratina sono il 2% del portato dell intera discarica. Bazzecole. Non la pensa allo stesso modo Filippo Paolini, sindaco di Lanciano (FI) e presidente dell assemblea consortile. Paolini, e con lui molti dei 53 sindaci dei comuni componenti il consorzio, tiene alla solidarietà - «noi siamo d accordo, bisogna aiutare gli amici campani» - ma tiene anche alla discarica e alla sua durata. «Quando nel 2014 Cerratina sarà colma, dove andremo a portare i nostri rifiuti? A Collelongo, il paese di Del Turco?». Paolini non ha mandato giù l assenza di una minima concertazione con il territorio. I comuni che si servono della discarica di Cerratina avrebbero gradito almeno un coinvolgimento nel momento decisionale. Invece non un parere, non una consultazione, non una concertazione. «Il 9 gennaio ho chiesto di aprire un tavolo con la regione per discuterne assieme. L 11 mi ha risposto Gerardini, il 12 mi ha chiamato Del Turco: tutto era stato già deciso, l emergenza non prevede tavoli». Eppure la monnezza oltre alla puzza porta anche soldi. Una tonnellata di rifiuti conferita in discarica costa 100 euro circa. Di questi, 8,20 euro per ogni tonnellata di rifiuti, vanno nelle casse del Comune di Lanciano a titolo di ristoro ambientale. Dal 1995 ad oggi, ad una media di tonnellate l anno, il comune di Lanciano ha incassato circa 10 miloni di euro. Ma Paolini tiene subito a chiarire che «se la discarica la vogliono in un altro comune, facessero. Dobbiamo sistemare le strade rovinate dai camion che trasportano i rifiuti, pagare il carburante dei mezzi ecc: insomma, la discarica continua a portare enormi spese. E dobbiamo sistemare la vecchia discarica consortile, quella di Serre, chiusa nel Si trova a 500 metri in linea d aria da Cerratina. Per bonificarla ci vogliono euro». Serre è la vecchia discarica consortile che inizia a presentare il conto: concentrazioni al di sopra della soglia consentita di arsenico, cromo totale, ferro, manganese, nichel, piombo, idrocarburi totali, nitriti e solfati sono state trovate nelle acque sotterranee di Serre. Acque che vanno ad irrigare la piana a netta vocazione ortofrutticola. Il 15 febbraio il Comune di Lanciano ha vietato l utilizzo delle acque sotterranee e superficiali in prossimità e a valle della ex discarica di Serre per inquinamento da metalli. Monnezza, solidarietà, monnezza. Sono di casa a Lanciano, nell Abruzzo di Celestino V e Ottaviano Del Turco. Ecomafia, tonnellate di rifiuti nel nulla A Bussi sul Tirino la più grande discarica abusiva d Europa di Evelina Frisa Rifiuti uguale emergenza. In realtà dietro la cattiva gestione dello smaltimento si cela un enorme mercato, un business che da anni è monopolio della camorra e di altra criminalità organizzata, che si arricchiscono offrendo alle imprese, anche estere, la possibilità di smaltire i rifiuti, soprattutto quelli pericolosi, nell illegalità. Enormi quantitativi di immondizia che non trovano giusta collocazione; circa 26 milioni di tonnellate di materiali, che vengono sotterrati in posti ignoti, spesso vicino ad abitazioni e a parchi naturali. Secondo l ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, corrisponderebbe al 25% del totale prodotto. La massima concentrazione di illegalità è rintracciabile in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. L Abruzzo, oltre ad aver registrato un netto aumento di illeciti, è anche la regione dove è stata scoperta la più grande discarica illegale di rifiuti tossici. Forse la più grande d Europa: in oltre 4 ettari del territorio di Bussi sul Tirino, sono depositate tonnellate di rifiuti altamente pericolosi. La Procura di Pescara, che sta ancora indagando, ipotizza che nell area siano stati interrati oltre tonnellate di materiali inquinanti; sono state rivelate tracce di cloroformio, tetracloruro di carbonio, asacloroetano, composti organici alogenati e clorurati, metalli pesanti e molto altro. Bussi è incastonata tra due parchi nazionali, quello della Majella e quello del Gran Sasso, ed è bagnata dal fiume Pescara e dal Tirino. Le acque dei fiumi ora potrebbero essere pericolose per la salute. I quattro ettari incriminati, secondo gli inquirenti, sarebbero solo la punta di un iceberg: non si esclude infatti che vi siano altre zone, non ancora individuate, ove potrebbero essere stati interrati altri rifiuti altamente tossici. Recentemente Bussi è tornata al centro della cronaca a causa del progetto della società marchigiana Orim che è intenzionata a realizzarvi un grande impianto per lo smaltimento di pericolosi rifiuti industriali provenienti da tutt Europa, progetto appoggiato anche dalla Provincia di Pescara. Immediata la risposta popolare, guidata dal Wwf, Abruzzo Social Forum e Legambiente, per impedirne l attuazione. Augusto De Santis, referente acque del Wwf, ha evidenziato infatti la pericolosità del progetto, ribadendo che occorre risolvere i problemi presenti e non crearne di nuovi. La scelta di Bussi non è casuale: la cittadina abruzzese è stata sede di industrie chimiche sin dai primi del 900, quando fu individuata da aziende per produrre soda caustica liquida e solida, cloruro di calce, acido cloridrico ottenuto da cloro, da gas e altro. Sin da allora si lavorava in ambienti malsani, che producevano pericolosi scarti; questo spiegherebbe anche la scelta dell Ecomafia di collocare la discarica abusiva in queste aree. Le indagini sul territorio stanno portando alla luce molte responsabilità, ma si teme che anche stavolta il caso si concluda lasciando impuniti i responsabili, come accadde nel 1994, a Scurcola Marsicana, ove furono rinvenuti circa tonnellate di rifiuti tossici. Anche in quell occasione le indagini furono guidate dall attuale comandante provinciale della Forestale di Pescara Guido Conti, all epoca in servizio nella Marsica; l operazione portò alla denuncia di 88 persone ma tutto si chiuse senza colpevoli. Da due anni si indaga su Bussi, dopo la scoperta di alcuni indizi nell abito di altre indagini. Nel terreno in questione, di proprietà di una società immobiliare di Milano, riconducibile alla Montedison, sarebbero stati interrati diversi materiali tossici fino a 6 metri di profondità. Le indagini proseguono: si cercano i responsabili di queste azioni che sarebbero andate avanti per anni. La motivazione principale che induce le ditte ad agire nell illegalità è quella di risparmiare nello stoccaggio delle sostanze da loro prodotte. Il problema attuale è quello di eliminare le tossicità da questo sito, il che richiede ingenti costi per la pubblica amministrazione, che potrebbero avere ricadute sui cittadini. Il Wwf la definisce una situazione scandalosa che ha una portata internazionale e per questo richiede l attenzione del ministro dell Ambiente, della Commissione Europea e delle Commissioni Ambiente del Parlamento. L associazione ha inoltre lanciato un appello per l immediata messa in sicurezza del sito. Le cause di questo e di altri casi, come l emergenza rifiuti in Campania, oltre che all Ecomafia vanno ricondotte anche alla demagogia e all incapacità della politica di agire con risoluzioni efficaci; è noto infatti che in questi anni il governo centrale e l Europa hanno stanziato decine di miliardi per risolvere la raccolta e la collocazione della spazzatura, fondi però finiti nelle mani di dirigenti corrotti oltre che in quelle della criminalità, ed è su questa cattiva gestione e su questa delinquenza che gli inquirenti concentrano le indagini.

9 Parola d ordine: raccolta differenziata Caramanico: il 60% entro tre anni di Fabiana Pellegrino Parola d ordine: raccolta differenziata. L obiettivo della Regione è raggiungere il 60% entro tre anni. Per ora, però, l Abruzzo è fermo al 16%, ben al di sotto della media nazionale. Franco Caramanico, assessore regionale all Ambiente, spiega il ritardo abruzzese. Passare da una percentuale bassa ad una alta non è solo una questione di tempi, è anche una questione di organizzazione del servizio. Basti pensare che solo differenziando l umido dal secco si può avere una raccolta differenziata pari al 40%. Perché in Abruzzo non si fa raccolta differenziata? È innanzitutto un fatto culturale. C è poi anche un problema di carenza di impianti, perché anche il cittadino più solerte spesso sconta la mancanza di un servizio adeguato da parte dei comuni e di un sistema impiantistico che assicuri il riciclo. Abbiamo destinato 25 milioni dei 36 disponibili per la realizzazione di impianti di bioessiccazione e di compostaggio e 4 milioni per dare la possibilità ai comuni di sostenere quel maggior costo necessario per passare dal sistema stradale di raccolta dei rifiuti a quello porta a porta, che è l unico sistema per aumentare la percentuale della raccolta differenziata. Il futuro è il sistema porta a porta anche per i comuni più grandi? Il porta a porta è ormai un sistema sperimentato ed è quello che ha consentito a tanti comuni abruzzesi, i cosiddetti comuni ricicloni, di arrivare a delle percentuali che oggi sfiorano il 70%. I comuni più densamente popolati hanno effettivamente delle percentuali molto basse. Noi stiamo cercando allora di incentivare la raccolta differenziata anche attraverso degli investimenti economici. Il porta a porta non è l unico sistema, ma mi sembra quello che garantisce di più la raccolta differenziata. Oltre al problema culturale, non si potrebbe parlare anche di scarsa informazione alla cittadinanza? Certamente si. È chiaro che siamo noi, la Regione, le Province, i Comuni a dover fare la propria parte per far capire ai cittadini che fare la raccolta differenziata oggi, è un atto di civiltà, ed è qualcosa che non può più essere rinviato. Il piano prevede anche delle penalità per i comuni che non assicureranno un servizio efficiente. Per ora abbiamo mandato una lettera a 70 Comuni che oggi hanno una raccolta differenziata attorno al 6%. Consideriamo questa lettera come un ammonizione. Lei ha parlato di 25 milioni di euro destinati alle infrastrutture, attualmente la raccolta differenziata abruzzese dove va a finire? Attualmente in Abruzzo ci sono due realtà, una in provincia di Teramo, e una in provincia di Chieti, dove sono presenti due impianti di compostaggio. Siamo una delle poche regioni con una legge sul compost di qualità, per fare in modo che questa produzione di compost possa avere un mercato ed evitare così alcune situazioni che si sono verificate in passato, quando anziché migliorare le coltivazioni, il compost è diventato un inquinante. Per quanto riguarda la parte secca, sono in corso di realizzazione alcuni impianti di bioessiccazione. Stiamo cominciando a muoverci rispetto al problema impiantistico, certo stiamo facendo ancora i primi passi, ma ci sono diverse iniziative sul territorio e c è anche la volontà di dotarsi di impianti adeguati. Due impianti di compostaggio sono sufficienti oppure c è una parte dei rifiuti che va a finire fuori regione? No, non sono assolutamente sufficienti. Per quanto riguarda la parte dei rifiuti che va a finire fuori regione, diciamo che ci sono ragioni dettate dalla necessità di assicurare la filiera del riuso e del riciclo. Dobbiamo ancora lavorare molto per potenziare questo sistema impiantistico. Mandare qualcosa fuori regione vuole anche dire pagare dei contributi? Quello che va a finire fuori è il rifiuto pretrattato, non parliamo né di umido né di secco, non del materiale che può andare verso la filiera della raccolta differenziata, parliamo del cosiddetto tal quale. È chiaro che smaltire fuori regione comporta delle spese. Per la verità ci sono anche delle situazioni per cui ad esempio, smaltire nella provincia di Isernia, viene a costare meno che smaltire in un altra provincia. Allora come si esce nell immediato da questa situazione? La cosa fondamentale è l individuazione degli Ato, ambiti territoriali ottimali, coincidenti bene o male con le province abruzzesi. Questo significherà assicurare all interno di ogni ambito un sistema impiantistico che possa garantire effettivamente il ciclo integrato dei rifiuti, fino alla raccolta differenziata e al recupero energetico. Quindi ogni ambito dovrà avere la sua autonomia con un sistema impiantistico adeguato. Per facilitare questa transizione quali sono i provvedimenti concreti che la Regione sta già attuando? Noi vogliamo insistere innanzitutto con la parte finanziaria, ma si prevedono anche delle campagne di sensibilizzazione. Attraverso i nostri centri di educazione ambientale vogliamo intervenire all interno delle scuole e degli enti pubblici per informare i cittadini delle opportunità e per convincerli a fare quel gioco di squadra indispensabile oggi per la nostra regione. Non solo per assicurare un servizio efficace ed efficiente dei rifiuti, ma per assicurare una qualità della vita migliore. monitor marzo

10 Davanti alle barriere e oltre di Manuela Romitelli Barriere architettoniche: per qualcuno risulta essere ancora una idea astratta, per altri una realtà trascurabile, per altri ancora una scalata insormontabile. Sono sempre esistite, ma nell ultimo mezzo secolo molte cose sono cambiate, altre sono in atto di cambiamento, altre ancora vanno costantemente mobilitate. Le barriere architettoniche sono quelle per le quali ogni persona con ridotte capacità motorie o sensoriali, si trova tutti i giorni a dover combattere. Prendere un autobus, passeggiare sui marciapiedi, entrare nei negozi, perfino andare a pregare in una chiesa, sono attività difficili o impossibili per chi ha una disabilità che gli impedisce di svolgere normalissime azioni quotidiane. Tutti abbiamo delle disabilità. Più o meno gravi. Ci sono condizioni incancellabili, che non possono essere sostituite in alcun modo, ma ce ne sono altre che possono essere debellate con piccoli e grandi accorgimenti. Abbattimento totale delle barriere architettoniche per chi è in sedia a rotelle, percorsi sensoriali completi per non vedenti, accorgimenti visivi per non udenti, e via dicendo. Quando si parla di disabilità, si va sempre a toccare un argomento piuttosto delicato, per i motivi più svariati. È difficile raccontare a chi non ne sa nulla, a chi pensa è una cosa che riguarda te, non me, a chi giudica prima di conoscere. Si definiscono barriere architettoniche gli ostacoli presenti nell edilizia, come anche recita l art. 2 del Decreto Ministeriale dei lavori pubblici n.236/1989; possono essere interne, come aprire un portone, salire le scale, avere un ascensore troppo stretto, pertanto applicando la suddetta Legge si garantirebbe la prescrizione di tecniche necessarie a stabilire l accessibilità negli edifici privati, come agli edifici di nuova costruzione, a quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione, a quelli sottoposti a qualunque altro tipo di intervento edilizio, suscettibile di limitare l accessibilità e la vivibilità o agli edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a cambiamento di destinazione se finalizzata all uso pubblico, nonché ai servizi speciali di pubblica utilità. Le barriere possono essere anche esterne, e qui il discorso diventa più complesso, proprio perché abbraccia una fascia molto più ampia come gli edifici aperti al pubblico, e proprio per le strutture pubbliche è intervenuta la 10 monitor marzo 2008 legislazione con il Decreto del presidente della Repubblica n.380/2001, il quale obbliga i pubblici esercizi al superamento e all eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico. Oltre all applicazione delle leggi, molto spesso si combatte contro l indisciplina di chi sosta davanti agli scivoli dei marciapiedi, quando ci sono. Risultano inadeguati anche gli interventi a favore di non vedenti e ipovedenti, come ad esempio l assenza di un segnalatore acustico nei semafori, nonostante il Decreto del presidente della Repubblica n.503/1996 che obbliga all uso di accorgimenti e segnalazioni che permettono l orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo. La città di Teramo resta ancora oggi una città piena di barriere architettoniche Attività commerciali come negozi, ristoranti, locali pubblici e chiese, restano inaccessibili sia a persone in carrozzina che a persone con handicap sensoriali. Sono pochissime le strutture che possiamo annoverare nella normativa europea, tra queste merita però una menzione speciale la nuova sede universitaria situata in Coste sant Agostino, più nota come Colleparco, proprio per l assenza di barriere all interno del campus. Ma le cose stanno per cambiare, non solo nella stessa città di Teramo ma proprio in tutto il territorio teramano, con operazioni mirate e precise che saranno presto messe in atto; nella prima metà di marzo, infatti, il Prefetto di Teramo durante una conferenza stampa afferma la dottoressa Di Silvestro, collaboratrice esporrà il piano con cui si lavorerà per l abbattimento delle barriere, applicando le vigenti leggi. Tale operazione interesserà qualunque tipo di ostacolo, che riguarderà non solo l inaccessibilità a chi si muove in carrozzina, a causa di scale, assenza di ascensori o pedane, ma anche gli impedimenti che rendono difficile o impossibile l autonomia a ipovedenti, non vedenti e non udenti. Sono già stati informati, tramite comunicato personalizzato, i sindaci di tutti i comuni, gli amministratori di enti pubblici e privati, asl, università, e via dicendo. Attualmente si stanno raccogliendo i primi dati sul territorio, proprio per avere un primo monitoraggio della situazione attuale, che verrà poi presentata direttamente in conferenza. Ma non è l unica novità, il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ha promulgato, dopo essere stata approvata poche settimane fa, la legge regionale n.1/2008 Abbattimento delle barriere architettoniche quale criterio generale per l accesso ai contributi regionali ; la legge entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bura (Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo). La legge stabilisce limitazioni di contributi, commissioni di controllo e registro degli inadempienti, pertanto ci saranno sanzioni pesanti per gli enti che non rispetteranno le leggi, come hanno fatto fino ad oggi, e non avranno nessun finanziamento o agevolazione per la realizzazione di edifici a norma. Questo vale anche per i trasporti. Inoltre, verrà redatto una sorta di libro nero, ossia un elenco con i nomi degli enti inadempienti, che verrà aggiornato ogni anno, i cui responsabili verranno segnalati alla Corte dei Conti. I contributi che non verranno versati costituiranno un fondo a destinazione vincolata per l eliminazione delle barriere architettoniche come afferma Antonella Bosco, presidente della Commissione Sanità e se relative a spese correnti, il 10 per cento verrà assegnato alle associazioni per disabili fisici e psicosensoriali. Abbattere le barriere significa anche avere il diritto allo studio, che viene spesso negato per difficoltà logistiche legate alla carenza di servizi offerti dai vari atenei universitari. A questo proposito abbiamo fatto una piccola indagine capillare tra gli atenei d Abruzzo. L Università degli studi di Teramo offre vari servizi dedicati agli studenti disabili. Garantisce il supporto di strumenti adeguati come i testi che possono essere letti tramite computer o ascoltati tramite audiocassette; inoltre, lo studente può contribuire personalmente all individuazione e alla comunicazione per l abbattimento delle barriere all interno dell ateneo, laddove ce ne fossero, tramite una richiesta scritta al Magnifico Rettore, partecipando così attivamente. Tra i servizi su richiesta, c è il servizio di accompagnamento in aula, in biblioteca o nei vari uffici; è possibile richiedere all ateneo, che ne sostiene completamente la spesa, l acquisto di materiale informatico, utile per l intera durata del corso di studi. Ulteriori servizi vengono proposti dall ADSU, Azienda per il Diritto agli Studi Universitari, come esoneri, borse di studio, contributi straordinari e altro. Maggiori chiarimenti sul sito Il sito dell Università di Teramo, dispone dello strumento di alta leggibilità per una possibile navigazione da parte di studenti ipovedenti.

11 Di seguito riferimenti per eventuali contatti. Relazioni esterne, statistiche e valutazioni Viale Crucioli 122, Teramo Amalia Cameli Tel. 0861/ Didattica e studenti Viale Crucioli 122, Teramo Massimiliano Pettinicchio Tel. 0861/ Orario di ricevimento: lunedi - mercoledì - venerdì dalle ore 10,30 alle 12,30 martedì - giovedì dalle ore 15,30 alle 17,15 Delegato del Rettore Cristina Dalla Villa Facoltà di Giurisprudenza Dipartimento di Scienze Giuridiche nella società e nella storia Campus di Coste Sant Agostino Teramo Tel. 0861/ Orario di ricevimento: Mercoledì dalle alle Tra i vari servizi dedicati, l Università Gabriele D Annunzio di Chieti-Pescara, garantisce l assistenza amministrativa per ogni tipo di atto amministrativo, riguardante iscrizioni, borse di studio, esoneri e richieste; l accesso ai parcheggi interni dei campus, richiedendo una tessera magnetica personalizzata; servizio di accompagnamento alle aule, alla mensa e alle biblioteche; servizio di collaborazione per le attività didattiche, come prendere appunti durante le lezioni, reperire testi, fotocopie, e assistenza durante gli esami; inoltre, viene offerto un tutorato specializzato, a chi ha esigenze ancora più particolari, mettendo a proprio agio lo studente disabile in modo da garantirgli pari opportunità rispetto agli altri studenti. Anche il sito dell Università di Chieti si avvale della lettura ottica, strumento che permette a studenti ipovedenti di poter navigare senza problemi. Per ulteriori informazioni vedere riferimenti. Sito oppure Delegato del Rettore per la Disabilità e l Handicap Prof. Mario Felaco Presidenza Facoltà Scienze dell Educazione Motoria 0871/ fax: 0871/575317, Responsabili del Servizio Disabilità e Handicap Prof.ssa Patrizia Di Iorio Dipartimento Scienze Biomediche tel 0871/ , fax 0871/ , Anna Rita Tomei Divisione Affari Patrimoniali tel 0871/ , fax 0871/ , Tra i servizi offerti dall Università degli studi dell Aquila, vi è l esonero tasse; l assegnazione di un tutor personale su richiesta; l accompagnamento all interno della struttura universitaria e l assistenza durante le lezioni; trasposizione di testi in formato Braille, audiocassette, fotocopie con testi ingranditi; l assistenza per l espletamento di attività burocratiche e collaborazione durante le prove d esame con l intervento dei docenti per prove individualizzate, a seconda delle proprie esigenze. Inoltre, presso lo Sportello di ascolto e consulenza, possono essere richiesti ausili informatici speciali e consulenze di carattere psicologico. Negli anni , l ateneo aquilano ha istituito tre importanti strutture a favore degli studenti con diverse tipologie di disabilità, di carattere motorio, sensoriale visivo e uditivo, del linguaggio, e addirittura disabilità invisibili come asma, malattie cardiache, e via dicendo. Le strutture sono, in ordine cronologico: Commissione tecnica di valutazione e counselling per la disabilità; Commissione di ateneo interfacoltà per la disabilità; Ufficio rapporti col corpo studentesco. Le suddette strutture contribuiscono, in maniera concreta, all assistenza e all integrazione degli studenti disabili, nel mondo universitario aquilano, rendendo disponibili anche i materiali e i supporti necessari adeguati a un inserimento efficace. Per ogni ulteriore chiarimento, si rimanda ai riferimenti sottostanti. Sportello di ascolto e consulenza Tel. 0862/ Ufficio rapporti con il corpo studentesco dott.ssa Rossella Graziani Uff. 0862/ dott.ssa Sandra Salamone Uff. 0862/ Sig. Ennio Iacovone Uff. 0862/ Commissione tecnica di valutazione e di counselling per la disabilità Prof. Rita Roncone Prof. Enzo Sechi Commissione di Ateneo interfacoltà per la disabilità Facoltà di Biotecnologie - Dott. Roberto Marci Facoltà di Economia - Dott. Fabio Ciaponi Facoltà di Ingegneria - Prof. Romolo Continenza Facoltà di Lettere e Filosofia - Prof. Maria Rita Berardi Facoltà di Medicina e Chirurgia - Prof. Antonio Paoletti Facoltà di Psicologia - Prof. Rita Roncone Facoltà di Scienze della Formazione - Dott. Alessandro Vaccarelli Facoltà di Scienze MM.FF.NN. - Prof. Dario Botti Facoltà di Scienze Motorie - Prof. Maria Nurzia Il sito è disponibile anche per ipovedenti, con lo strumento della lettura ottica. Legislazione L n. 4 Disposizioni per favorire l accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio D.P.C.M. del n. 4 Uniformità di trattamento sul diritto agli studi universitari, ai sensi dell articolo 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390 registrato alla Corte dei Conti il reg. 7, fg L n. 104 Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate Pubblicata nella Gazz. Uff. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O. L n. 17 Integrazione e modifica della L. 5 febbraio 1992, n. 104, legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Pubblicata nella Gazz. Uff. 2 febbraio 1999, n. 26 L n. 328 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali Pubblicata nella Gazz. Uff. 13 novembre 2000, n. 265, S.O. D.P.R n. 503 Regolamento recante norme per l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici Pubblicato nella Gazz. Uff. 27 settembre 1996, n. 227, S.O. L n. 448 Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo Pubblicata nella Gazz. Uff. 29 dicembre 1998, n. 302, S.O. L n. 68 Norme per il diritto al lavoro dei disabili Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 marzo 1999, n. 68, S.O. L n. 13 Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. monitor marzo

12 Ipermercato Abruzzo La grande distribuzione all attacco di Francesco Paolucci Nei primi anni novanta il sociologo francese Marc Augé definì nonluoghi i centri commerciali e le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (aeroporti, autostrade). Oggi si può parlare di super-luoghi. Megastore e outlet hanno perso da tempo le caratteristiche di contenitori anonimi e senza identità e si sono trasformati in oggetti architettonici che dominano il territorio in cui sorgono. Grandi cattedrali del commercio in cui tutto è standardizzato e dove nulla è lasciato al caso. Tutto al loro interno è calcolato con precisione: il numero di decibel e l intensità luminosa, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la qualità delle informazioni. Prodotti della società moderna, incentrati sul presente e rappresentativi della nostra epoca, caratterizzata dalla precarietà assoluta (non solo in campo lavorativo), dal transito, dal passaggio e dall individualismo. Migliaia di persone ogni giorno transitano in questi super-luoghi ma nessuno vi abita. I centri commerciali e gli ipermercati tendono a creare un vero e proprio deserto commerciale nei loro dintorni e ad acquisire un monopolio tale da imporre i loro assortimenti di vendita. Il centro storico si riduce così a luogo turistico e il tessuto urbano tende a decentrarsi. Questo fenomeno non ha risparmiato l Abruzzo. I primi centri commerciali moderni sono nati nell area metropolitana di Pescara, che oggi ne conta una decina. Una corsa al commercio che anche nel Teramano non accenna a rallentare. Fra i primi c è stato l iper di Colonnella mentre l ultimo nato è il Gran Sasso Shopping ed è in arrivo il megastore di Bellante. Un censimento preciso e dettagliato della realtà della Grande distribuzione organizzata in Abruzzo (Gdo) è difficile da fare perché ci sono molte strutture non autorizzate come centri commerciali, ma che nascono come somma di licenze commerciali già esistenti. Questo fenomeno prende il nome di rastrellamento delle licenze e consente di mettere su un centro commerciale senza grandi difficoltà normative. La Gdo comprende per convenzione statistica i supermercati oltre una certa dimensione ed è per questo che in Abruzzo si possono contare 353 strutture di grande distribuzione. Confesercenti stima, comunque, che le strutture commerciali della Gdo di grandi dimensioni abbiano ormai superato le 40 unità in regione, andando a saturare un territorio che conta già la più grande concentrazione di cittadelle commerciali in Italia. Sono 929 i centri commerciali in Italia e l Abruzzo è al settimo posto della classifica nazionale: un megastore ogni abitanti per una superficie totale di vendita di metri quadri. Mesi fa la Regione aveva approvato una legge che liberalizzava l insediamento dei centri commerciali, che fino a quel momento era sottoposto ad un preciso iter procedurale. Confesercenti ha organizzato una serie di manifestazioni e proteste contro la liberalizzazione tanto da spingere la Regione a fare marcia indietro. Una battaglia combattuta d intesa con i sindacati, che denunciano l occupazione precaria creata dai centri commerciali, e con i consumatori, alla luce della scoperta che i prezzi della grande distribuzione non sono più bassi di quelli del piccolo commercio. La preoccupazione per la liberalizzazione non tende a diminuire in Abruzzo. I commi 3 e 4 dell articolo 22 del progetto di legge regionale dell assessore Valentina Bianchi sanciscono la possibilità per i comuni di autorizzare oltre venti outlet e factory outlet (centri commerciali composti da outlet). Nel resto d Europa, soprattutto in Francia, la normativa sta facendo retromarcia e sta incentivando il ritorno al commercio cittadino. Nell area urbana di Pescara e Chieti sta aprendo l Outlet Village di Città Sant Angelo e c è anche il progetto del Gran Prix One di Cepagatti, che nascerà al confine tra Cepagatti e San Giovanni Teatino e che vede tra i suoi soci Jarno Trulli. Nella provincia dell Aquila sono in fase di apertura alcune strutture. I negozianti dei centri storici affrontano l impatto della grande distribuzione creando dei centri commerciali naturali e facendo campagne di comunicazione che promuovono l acquisto all interno delle città. Così il commercio sta cambiando volto e cambiano volto anche i centri abitati e le loro dinamiche economiche. L impatto di questi colossi sull economia di un territorio è travolgente e non è facile capirne i meccanismi economici, che coinvolgono società multinazionali di investimento immobiliare, banche e grandi catene distributive. 12 monitor marzo 2008

13 La multinazionale dietro le quinte Tu spendi, un grande gruppo guadagna di Barbara Gambacorta girare l economia, recitava uno spot televisivo di qual- Fai che tempo fa. Ovvero, con ogni vostro acquisto l economia si mette in moto. Se scendiamo, ad esempio, al forno sotto casa e compriamo un chilo di pane, il fornaio guadagnerà una cifra, con cui pagherà l affitto, le spese, le tasse e i dipendenti e metterà da parte il suo piccolo guadagno. Ecco come gira l economia. Ma come vanno le cose quando il pane magari lo acquistiamo nell ipermercato di un grande centro commerciale? I nostri soldi girano così semplicemente come dal fornaio sotto casa? Per i centri commerciali non è facile capire da dove partono e dove arrivano i soldi. Cominiceremo dall inizio, cioè da chi investe in un centro commerciale. Due gli attori principali che stanno dietro l apertura di queste strutture: le società di investimento immobiliare da una parte e i colossi della grande distribuzione dall altra. Le società immobiliari investono nel campo per guadagnare dagli affitti o dalle vendite degli spazi commerciali. A livello internazionale l azienda leader nel settore è l americana Cushman&Wakefield. Nel 2006 è stata acquisita per il 67,5% dalla Ifil, società d investimento del gruppo Agnelli che è subentrata al Rockfeller group international come azionista di controllo: l operazione ha garantito a Cushman&Wakefield ampia flessibilità finanziaria per realizzare i suoi piani di sviluppo. Nel mirino anche Teramo. La società, come ci riferisce dalla sede milanese Roberto Nava, ha fiutato l opportunità di sviluppo nell area teramana e ha commercializzato il centro Gran Sasso Shopping, ora nelle mani della olandese Foruminvest. Costruire, affittare, gestire i negozi: alle spalle delle grandi immobiliari i finanziamenti delle banche e sul campo società di consulenza per la mediazione con chi è interessato agli spazi commerciali. Nel caso teramano la Foruminvest ha scelto per la gestione del centro la società Sviluppo Commerciale, leader nel settore real estate (compravendita di immobili) e specializzata in centri commerciali. In parole povere: il proprietario di un palazzo pieno di negozi lo mette in mano ad un agenzia perché sia affittato o venduto in modo da poter guadagnare. Ma spesso dietro l apertura dei centri commerciali ci sono anche le grandi catene della distribuzione, come Conad, Coop o la francese E.Leclerc. Le strutture che creano sono organizzate intorno alla presenza di un loro grande punto vendita, un ipermercato, che attira la clientela e gli permette di affittare gli spazi di contorno ad altri distributori: è ad esempio il modello degli IperCoop. Qui il proprietario di un grande supermercato apre un punto vendita e affitta ad altri negozianti gli spazi vicini. Ma gli interessi delle società immobiliari e della grande distribuzione sono molto simili e convergono nella filosofia dei centri commerciali, ovvero tanti negozi sotto lo stesso cielo. Non è solo uno slogan: il business ruota attorno alla possibilità di attirare le persone nel centro commerciale e di aumentare al massimo le possibilità di acquisto e quindi di guadagno da parte dei proprietari. Le grandi società di distribuzione cercheranno allora di richiamare i consumatori con il loro punto vendita ma anche con le altre attività commerciali: in ogni caso guadagneranno o dalle vendite dirette o dai profitti dei negozi di contorno di cui percepiscono l affitto degli spazi. Essenziale è far circolare le persone all interno del centro e la regola vale anche per le società immobiliari. Se le attività a cui affittano gli spazi commerciali guadagnano, si assicurano di conseguenza il ricavo per recuperare investimenti e continuare a fare affari. Tutto il resto è un derivato di questa filosofia, come gli eventi e le manifestazioni organizzati all interno dei centri commerciali: semplicemente una trovata per attirare il maggior numero di persone possibile nei templi del consumo. È ben poco ciò che resta sul territorio di questo giro economico vista la natura e il raggio d azione delle principali società coinvolte, più inclini a reinvestire negli scenari internazionali che nel locale. Due le principali ricadute economiche per le comunità battezzate dall arrivo dei centri dell iper consumo: la crescita occupazionale, caratterizzata però dal lavoro interinale e a tempo, e l indotto legato alla produzione di prodotti freschi (pesce, latticini, frutta e verdura). E per i consumatori che devono far girare l economia? Buon shopping a tutti. L olandese paziente miliardi subito, anni per incassare Fare affari costruendo, ma non solo. Questo è Foruminvest, società di origine olandese di sviluppo e investimento immobiliare, presente in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Italia e da poco in Turchia. È un operatore globale specializzato nello sviluppo e nella gestione di centri commerciali sin dal La Foruminvest opera attraverso investimenti a lungo termine: promuove, gestisce e commercializza gli spazi commerciali che realizza, con l ambizione di rivitalizzare l offerta delle città nelle quali opera. In parole povere: progetta e realizza grandi strutture di cui poi affitta o vende gli spazi commerciali alle grandi catene distributive. Più di quaranta i centri commerciali al suo attivo in Europa e in previsione oltre tre miliardi di euro da investire nei prossimi cinque anni. Nel 2005 per le sue strutture ha ricevuto tre premi europei, tra cui uno come miglior collaborazione tra pubblico e privato, dal Consiglio internazionale dei centri commerciali (ICSC). È sbarcata in Italia nel 2006: a Teramo ha realizzato e gestisce il Gran Sasso Shopping, inaugurato lo scorso 22 novembre. Una struttura di oltre 30mila metri quadri con 100 negozi, costruito in project financing con il comune, per il quale la Foruminvest ha realizzato a costo zero il nuovo stadio. Entro la fine di marzo aprirà nel barese, a Molfetta, il secondo colosso del gruppo olandese in Italia: il Gran Shopping Mongolfiera. 40mila metri quadri, 130 negozi e 80mila metri quadri di parcheggio progettati in collaborazione con la Giem, impresa di costruzioni della famiglia Lacarra che realizza l opera, e di Coop Estense, proprietaria dell Ipercoop (10mila metri quadri) presente nel centro. Ma non finisce qui. C è stato il via libera ai lavori per la realizzazione del Gran Shopping Le fragole che sorgerà ad Afragola, in provincia di Napoli. Grandi numeri anche qui :125 negozi, 2500 posti auto e 35mila metri quadri per negozi e ristoranti. La struttura sta nascendo vicino alla Roma-Napoli e l inaugurazione è prevista per fine Ma Foruminvest non si ferma ai centri commerciali: ha in progetto insieme alle società Golfo Srl e Giacomazzi Real Estate la costruzione a Genova del nuovo stadio della Sampdoria con un investimento di 250 milioni di euro. Lo stadio, pronto per il 2011 salvo intoppi burocratici, ospiterà 34 mila spettatori su due anelli e sarà affiancato da una struttura riservata a spazi commerciali e ricreativi, lo Shopping&Leasure Forum. Una struttura polivalente, calcio e tempo libero. Una formula che la Foruminvest sta esportando in Italia insieme alla sua parola d ordine: shopping. B.G. monitor marzo

14 Uniti si resiste 160 negozi nel consorzio anti-iper Bellante, una scelta convinta Il paese in cambio avrà 5 milioni in opere pubbliche di Gaetano Lombardino La nascita del centro commerciale Gran Sasso Shopping rischia di assumere i contorni di uno Tsunami per i commercianti del centro storico di Teramo. Come difendersi? Il presidente provinciale della Confesercenti, Antonio Topitti, fa il punto della situazione: Il centro storico sta tenendo bene il confronto, perché se un leggero calo c è stato è da attribuire alla situazione nazionale. I negozi del centro di Teramo si sono uniti in un consorzio con oltre 160 operatori associati. Questo, secondo Topitti, è la dimostrazione che il centro storico si è compattato, puntando sulla qualità e sul prezzo dei prodotti, confidando nella fidelizzazione del cliente. Il presidente provinciale della Confesercenti, inoltre, replica al sindaco di Teramo Gianni Chiodi, il quale ha più volte detto che il nuovo centro commerciale attirerà investimenti e ricchezza sul territorio: Incrementare ulteriormente l offerta commerciale significa creare confusione piuttosto che rispondere a delle logiche commerciali, perché dove ci sono stati questi nuovi insediamenti della grande distribuzione il boom è durato poco. Inoltre la provincia di Teramo è già piena di tale offerta, che bisogno c era di creare una struttura di tali dimensioni a due passi dalla città e pensare di farne altre?. Ezio Torelli, presidente del consorzio dei commercianti del centro storico di Teramo, esprime il suo pensiero in merito al nuovo centro commerciale e al proliferare della grande distribuzione, partendo da un dato significativo: L Abruzzo, in rapporto al numero di abitanti, a livello nazionale è al primo posto per centri commerciali, mentre la provincia di Teramo è al primo posto in Abruzzo. Sono dati che parlano da soli. Come difendersi da questo fenomeno per i negozianti del centro storico? La qualità del prodotto, in aggiunta alla flessibilità degli orari, sono le carte vincenti. Da dati statistici raccolti a livello nazionale, la piccola distribuzione sta tornando a buoni livelli. Quindi, si può parlare di convivenza tra le due distribuzioni? Certamente. Loro hanno le loro politiche di vendita, noi abbiamo le nostre. Ai posteri (e al mercato) l ardua sentenza. Un centro commerciale, un altro. A Bellante Stazione, paese a 12 km da Teramo, si prevede l arrivo di un altro gigante della grande distribuzione, tra l altro il secondo del comune di Bellante, che raggiunge si e no i abitanti. Un progetto inserito all interno di un Prusst (progetto di riqualificazione urbanistica e sviluppo sostenibile del territorio). La struttura verrà costruita vicino allo svincolo della Teramo mare, dotata di un apposito ingresso dove si realizzerà una rotonda alla francese per regolare il traffico. Si tratta di un accordo pubblico/privato per la realizzazione di un complesso edilizio polifunzionale che avrà però soprattutto una funzione commerciale ha spiegato il sindaco di Bellante Renzo Di Sabatino è un progetto in mano alla Boldrin spa, la stessa società che ha realizzato il Megalò a Chieti Scalo e Città delle Stelle a Castel di Lama. La Boldrin ha fatto una proposta per la realizzazione e in cambio si accolla le spese per le opere pubbliche. L ente infatti otterrà dalla società costruttrice un totale di 5 milioni di euro in opere pubbliche, oltre ad aver già incamerato una prima rata di Bucalossi di 217mila euro. Un progetto, questo di Bellante, avviato prima del Gran Sasso Shopping, ma rimasto indietro. La politica regionale c entra qualcosa in questo ritardo? È partito prima come iniziativa spiega il sindaco ma è stato approvato dopo perché è un Prusst e il percorso è diverso rispetto al project financing del Gran Sasso, la Regione non c entra nulla, c è un coinvolgimento solo perché il complesso riguarderà anche un tratto fluviale. Il centro commerciale sarà uno dei maggiori della regione: una struttura su due livelli, con un piano terra occupato da spazi commerciali (5.000 mq di ipermercato, per un punto vendita di elettronica, per l abbigliamento sportivo, oltre a una zona ristoro, un punto internet, una sala videogiochi e un bowling) e un primo piano di mq dedicati all intrattenimento e al tempo libero, con un cinema multisala (si parla di quattro sale), un disco pub, un ristorante multi-etnico e un bar. E per finire mq destinati alla nuova viabilità e mq per i parcheggi, per un totale di mq di intervento. Questi i numeri del futuro centro commerciale di Bellante Stazione. Smentite dunque le voci di corridoio secondo cui il progetto del centro commerciale a Bellante sarebbe non solo in ritardo ma saltato del tutto: il sindaco anticipa che i lavori di costruzione dovrebbero partire a primavera e aggiunge che i commercianti del vecchio centro commerciale di Bellante, Città Shopping Acquaviva (che il 21 dicembre ha rilanciato contro il neonato Gran Sasso Shopping rinnovandosi e inaugurando nuovi negozi); non sono contrari né preoccupati della concorrenza. F.C. 14 monitor marzo 2008

15 Gran Sasso il gigante dello shopping Ma i piccoli negozi non vogliono morire di Fabiana Calsolaro Si chiama come la montagna abruzzese, e non è un caso: se il Gran Sasso è il gigante addormentato, il Gran Sasso Shopping è l ultimo gigante della grande distribuzione costruito in Abruzzo, nella provincia di Teramo. E gigante non si fa per dire: metri quadri di superficie lorda, un parcheggio da 2000 posti auto, di cui interrati, un ipermercato di circa metri quadri, 100 negozi su un solo piano, che danno lavoro a circa 800 dipendenti. In più, adiacente al centro commerciale, il nuovo stadio comunale. Un progetto realizzato in tempi record, appena 14 mesi. E come Davide contro Golia, i piccoli commercianti del centro storico di Teramo hanno subito lanciato le prime fiondate contro il nuovo gigante del commercio. L apertura di una struttura commerciale così grande alle porte della città non poteva non scatenare le reazioni dei commercianti del centro cittadino, aprendo una sfida soprattutto durante il periodo natalizio, oltre a un intenso dibattito politico sulla possibile convivenza tra centro storico e centro commerciale. Per le strade del centro storico di Teramo e per i corridoi e i negozi del Gran Sasso Shopping, dalle opinioni raccolte tra gente e negozianti, sembra emergere che in effetti la clientela è diversa. I giovani sono quelli che frequentano più volentieri le piazze virtuali dei centri commerciali, anche come punti d incontro, ci racconta Francesca, seduta con un amica al tavolo di uno dei tre bar del Gran sasso Shopping. Ma la tendenza ad utilizzare tali luoghi come nuovi teatri della socialità, che si sostituiscono e anzi tendono a ricreare in modo artificiale il centro cittadino, porta al risultato che spesso il centro commerciale costituisce solo la soluzione al freddo d inverno e al caldo d estate: al centro commerciale si passeggia, ma raramente si compra. Per i giovani, sempre più afflitti dal precariato, i centri commerciali sono poi più accessibili, perché comunque i prezzi del centro storico sono alti, sostiene Mauro, studente universitario a Teramo, e consentono la comodità di trovare tutto concentrato in un unica struttura. Se i giovani puntano al risparmio, la fascia di popolazione più anziana sembra invece continuare a preferire il negozio sotto casa: le persone come me, di una certa età, preferiscono andare vicino, per comodità, rapporto di fiducia, quasi di amicizia con i negozianti e per qualità dei prodotti, spiega la signora Evelina appena uscita da una macelleria. E se non bastasse per convincerci, la signora Maria affida al marito le buste della spesa e dice: che cos è il Gran Sasso Shopping? Manco lo so!. I negozianti del centro storico ci tengono a sottolineare il discorso qualità: si tratta di articoli completamente diversi, loro non hanno i marchi che abbiamo qui, precisano nei negozi delle grandi firme di abbigliamento, borse e scarpe in Corso San Giorgio, al centro di Teramo. È anche una questione geografica: il centro commerciale non ruba clienti al centro storico, ma li attira da lontano. Questo è il parere dei negozianti del Gran Sasso Shopping, ai quali abbiamo chiesto che tipo di clientela preferisce il centro commerciale. C è stato più movimento qui nel fine settimana, lì durante la settimana, Francesca, commessa in un negozio di intimo che ha una sede sia in centro commerciale che al centro storico, rappresenta un ottima misura di paragone. E il proprietario di un negozio di abbigliamento, anche questo presente in entrambi i centri, spiega che al Gran Sasso la gente arriva soprattutto da fuori, San Benedetto, Ascoli, Pescara, Vasto, L Aquila. Infine, come per tutto al giorno d oggi, è una questione di tempo: è stata proprio la piccola e media distribuzione che ha lasciato spazio a questo proliferare di colossi della grande distribuzione, capendo in ritardo che i consumatori sono anche lavoratori durante la settimana, per cui il tempo che resta per le compere è soprattutto il week end, giorni in cui i piccoli negozi sono chiusi e il centro commerciale rappresenta l alternativa dice Antonio Topitti di Confesercenti - nello stesso tempo però questo costituisce una garanzia per i piccoli commercianti: il centro commerciale richiede tempo, per arrivarci, per visitarlo, scegliere negozi e prodotti, decidere. Per questo la spesa quotidiana durante la settimana si continua a fare nei negozi rionali. Da questo scenario sembrerebbe possibile una convivenza pacifica tra centro commerciale e centro cittadino, come emerge anche da un sondaggio sul sito internet teramonews. La domanda è: il centro commerciale Gran Sasso Shopping darà il colpo di grazia alla crisi già esistente nel centro storico? I risultati: SI 123 Voti: 36.83% NO 211 Voti: 63.17% Provincia dell Aquila monitor marzo

16 Chiodi tra due fuochi «Ben venga la concorrenza, ma troppi iper no» di Gaetano Lombardino Quando c è una novità, ci si divide sempre in favorevoli o contrari. Nel caso del centro commerciale Gran Sasso Shopping è inevitabile che il dibattito coinvolga anche le istituzioni cittadine. Il sindaco di Teramo, Gianni Chiodi, parla di come sta cambiando e come cambierà la realtà economica teramana a due mesi e mezzo dalla nascita della mega struttura di Piano d Accio. È presto per fare dei bilanci definitivi. Quel che è certo è che in città il centro commerciale ha portato investimenti per oltre 100 milioni di euro, che sono soldi spesi nel nostro territorio. Inoltre, aggiunge Chiodi, avere una struttura tra le più belle in Italia, credo che sia motivo d orgoglio per i teramani. Il centro commerciale amplierà gli orizzonti economici di Teramo? Il nostro territorio non deve fermarsi, perché le opportunità di lavoro devono aumentare sempre di più. Molti hanno storto il naso per l avvento del Gran Sasso Shopping, molti sono entusiasti. La città di Teramo è matura per la grande distribuzione? Teramo è una città matura che deve raccogliere le sfide della contemporaneità, afferma Chiodi, perché oggi la competizione si gioca su scenari ampi e già per troppi anni la nostra città ha vissuto un dinamismo rallentato con effetti psicologici dirompenti sui teramani. E con i commercianti del centro storico come la mettiamo? Non c è il rischio che molti negozi cittadini chiudano? No, perché la piazza commerciale principale resta sempre il centro storico. Quando ci siamo insediati, in base ad uno studio della Camera di Commercio e dell Iscom (istituto superiore della comunicazione e tecnologia) di Bologna, nel centro storico c era il 12% dei locali chiusi. Oggi questa percentuale è scesa al 3%, quindi altri negozi apriranno senz altro. Ben venga la concorrenza e non ho timori per il futuro. I pareri positivi di Chiodi cambiano segno affrontando il discorso dell eccessiva proliferazione dei centri commerciali nel nostro territorio, con particolare riferimento a quelli che dovrebbero nascere a Bellante e a Colleranesco. Non è troppo per un area così ristretta? Si, risponde con decisione il primo cittadino di Teramo, perché ben venga la grande distribuzione, ma se nasceranno anche questi altri due centri commerciali nell asse Teramo-Giulianova sarebbe frutto di una miopia di un governo del territorio e dimostrerebbe l assenza di una governance provinciale, in quanto reputo inutile fare ulteriori investimenti in un tratto di strada così breve. No alla grande distribuzione se introdotta in modo dirompente. OUTLET ITALIA l amicizia a prezzi stracciati di Luca Venanzi «L Italia è come un grande outlet dove, oltre ai beni di consumo, sono in svendita anche i rapporti umani». Aldo Cazzullo, inviato del Corriere della Sera, prova, nel suo ultimo libro Outlet Italia, a delineare un quadro della società attuale. Si chiamano outlet, centri commerciali, mega-store, quei luoghi dove tutto è in svendita: i valori, le relazioni tra le persone. Ma la parola Outlet racchiude in sé vari significati. «Outlet è la parola chiave che ho scelto per raccontare l Italia di oggi - dice Cazzullo - perché il grande centro commerciale è il luogo fisico che sta sostituendo la piazza come punto di incontro. Ma il cartello Outlet è presente nei centri storici delle città: in questo caso non indica centri commerciali, ma luoghi in cui si svendono capi firmati dell anno prima o capi difettati. La mia impressione è che in Italia siano in svendita non solo i capi difettati, ma anche i beni immateriali, i valori, i rapporti umani». Il degrado dei rapporti umani, persone come cose e cose come persone. I grandi outlet rappresentano questa situazione. «Sì, ne sono il simbolo, la metafora. Poi sono posti, magari, anche molto gradevoli. Penso alle Spa (le terme), i centri benessere, le palestre, i villaggi vacanze, le mega-discoteche. Tutti luoghi, ripeto, che non vanno demonizzati; ma sono posti in cui non si parla, non ci si incontra, non ci si conosce. Qualcuno mi ha fatto notare che Olindo e Rosa (probabili assassini di Erba) si erano conosciuti in un centro commerciale: è vero, ma non è un esempio incoraggiante». L aspetto consumistico, ma soprattutto la trasformazione delle relazioni umane. «Il consumo sì, ma è evidente come cambiano le relazioni tra le persone. Solo il trentaquattro per cento di coloro che vanno all outlet compra qualcosa; sono posti in cui si immagina di poter comprare, si simula un identità che non si ha, o meglio, tra l avere e l essere è evidente che cosa ha prevalso: si è quel che si ha, avere o pensare di poter avere ci rappresenta, definisce la nostra identità». Passano gli anni, ma i centri commerciali resistono; anzi, ne nascono di nuovi. «Ne stanno facendo molti, sempre più belli, sempre più invitanti. Scelgono anche dei nomi non casuali: il grande outlet del Canton Ticino si chiama Fox Town, città della volpe. È una propaganda basata su questo concetto: segui la volpe, fatti furbo. Quello di Mondovì si chiama Mondo vicino, dà appunto l idea del mondo a sé, di un universo parallelo, dove cercare una vita diversa, con il rischio di smarrire quella reale». Quale futuro per i piccoli negozi? «La piazza viene smontata, impacchettata e rimontata nell outlet. Chiude la bottega del fornaio, magari la stessa persona riapre nel centro commerciale. Ma io credo che le piccole patrie resisteranno, anche perché sono loro, in fondo, che custodiscono l identità italiana. Se non sapremo salvare le piccole patrie, le piccole patrie salveranno noi». Outlet è un centro commerciale specializzato nella vendita di prodotti di marche famose invenduti o usciti dal catalogo più recente del produttore. Il consumatore può acquistare beni di vario genere (capi d abbigliamento, scarpe, alimentari) ideati da marchi famosi ottenendo uno sconto rilevante sul prezzo praticato in precedenza. Gli ambienti dell Outlet non sono molto diversi dai normali negozi o centri commerciali: ne ricalcano l organizzazione sia logistica che architettonica. La disposizione e l esposizione delle merci, tuttavia, risulta molto meno appariscente ed il servizio è orientato al self-service. Il fenomeno Outlet sta vivendo una fase di grande crescita sia di domanda che di offerta. 16 monitor marzo 2008

17 Pescara circondata Gli iper hanno cambiato l'anima della città di d'annunzio di Stefano Buda Pescara è il cuore di un nuovo ambiente metropolitano. L emergere della vasta area che si è sviluppata attorno alla città ha ridisegnato il suo volto. Un notevole impulso allo sviluppo di questa nuova dimensione del capoluogo adriatico si è avuto con la comparsa di enormi centri commerciali, dotati di ipermercati, negozi, boutique, servizi di ristorazione e di intrattenimento. Nei primi anni 90 sorsero il Mall di Villanova, il punto Auchan nella zona dell aeroporto e soprattutto il centro Iper di Città Sant Angelo, che si estende su un area di metri quadri. Oggi, ai nove colossi della grande distribuzione operanti nell area metropolitana, vanno ad aggiungersi alcuni modelli di shopping center più ibridi, come il Porto Allegro di Montesilvano, che ospita anche dodici sale cinematografiche o come l Arca di Spoltore, centro polifunzionale dotato di negozi, ipermercato, bar, ristoranti e multisale, disegnato con una diversa concezione degli spazi, più aperto e arioso rispetto alle altre strutture. Di recente anche il cuore della città ha avuto il suo primo centro commerciale. È la galleria Il molino, costruita dall imprenditore De Cecco e disegnata dal famoso architetto catalano Oriol Bohigas. È in procinto di sbarcare alle porte del capoluogo rivierasco anche Ikea, mentre a Città Sant Angelo è ormai prossima l apertura di un enorme outlet per grandi firme, che si estenderà su una superficie di metri quadri. Non sorprendono, dunque, i dati rilevati dalla Confesercenti, secondo i quali l area metropolitana di Pescara è la prima in Italia per spazi destinati alla grande distribuzione. Per ogni 1000 abitanti vi è infatti una superficie di 382 metri quadri utilizzata per questo tipo di commercio (lo stesso dato è di 320 mq per la sola provincia di Pescara, mentre la media nazionale è di 208 mq ogni 1000 abitanti). Lo studio evidenzia inoltre che sull asse Pescara-Chieti la concentrazione di centri commerciali in rapporto alla densità abitativa è tripla rispetto alla media nazionale e in termini assoluti è la più elevata del paese. Secondo Moreno Di Pietrantonio, assessore al commercio del comune di Pescara, È una caratteristica del territorio la capacità di attrarre persone e investimenti ed è così che le catene della grande distribuzione si sono insediate nell area metropolitana. L assessore sostiene che bisogna assolutamente garantire la concorrenza, contrastando le logiche di monopolio. Purtroppo alcuni piccolissimi esercizi commerciali rischiano di essere un po penalizzati, ma i consumatori ne traggono senz altro vantaggio. E non solo loro. La periferia si è allargata e attorno a questi ciclopi del commercio sono sorti nuovi quartieri, altri negozi, servizi, attività e ulteriori catene della grande distribuzione. In effetti, proprio il settore dell edilizia è uno dei maggiori beneficiari di tali trasformazioni. Tra Pescara e il suo hinterland, il nuovo costruito ha raggiunto livelli degni di una capitale asiatica e in città sono attive 153 imprese di costruzioni e 64 agenzie immobiliari. Questa immensa mole di cubature e negozi, luci e cemento, ha cambiato per sempre l anima del capoluogo dannunziano e con essa abitudini e stili di vita dei suoi abitanti. I mutamenti urbanistici e architettonici ricadono inevitabilmente anche sulla dimensione sociale della città. Pescara si è dilatata e al contempo l identità dei suoi abitanti, da sempre legata a luoghi ben precisi, sembra essersi diluita nei luccicanti contenitori che la avvolgono dalla periferia. La centralissima Piazza Salotto, per decenni vero salotto cittadino e punto di riferimento per diverse generazioni di pescaresi, da luogo di aggregazione si è ridotta a elegante area di passaggio. Secondo l assessore Di Pietrantonio il centro naturale di Pescara dà segni di grande vitalità e i cittadini stando tornando a viverlo con entusiasmo. Certo il corso è ancora denso di negozi e sempre affollato nei week-end. Tuttavia gli esercizi commerciali mostrano segnali di grande difficoltà. Piero Giampietro, responsabile comunicazione della Confesercenti abruzzese, osserva che i negozi del centro di Pescara sperimentano un turnover elevatissimo e tendono a cedere le proprie attività dopo un periodo non superiore ai tre anni, poco più del tempo necessario alla fase di start-up. Peraltro la dimensione commerciale di questa zona della città, storicamente legata alle grandi firme, è ora gravemente minacciata dall imminente apertura dell Outlet Village di Città Sant Angelo. Un problema, quello dello svuotamento del centro cittadino, che si intreccia con la questione sicurezza, visto che proprio il cuore di Pescara sta diventando sempre più spesso teatro di scene di violenza e degrado. Nella cattolicissima Italia, la ritualità domenicale ha sempre coinciso con il riposo e il tempo da dedicare a se stessi o alla famiglia, ma il culto del centro commerciale è stato in grado di rompere tale schema. Così, anche a Pescara, le domeniche assomigliano sempre più a un giorno come gli altri. Ancor più da quando il consiglio regionale ha liberalizzato gli orari di apertura di queste strutture. Un piccolo esercito di baristi, camerieri, commessi, impiegati e magazzinieri, spesso precari, volente o nolente è al lavoro ogni domenica. Sono favorevole alla liberalizzazione degli orari - afferma Di Pietrantonio bisogna essere in linea con le tendenze nazionali. Non solo a Pescara ma in tutta Italia esistono queste piazze artificiali dove le persone possono passare il loro tempo con spensieratezza. E infatti, soprattutto nel fine settimana, Pescara e il suo hinterland celebrano il sacro rito del centro commerciale. Sin dalla mattina, intere famiglie dimenticano i loro problemi mangiando una pizza all interno dell Iper, scoprendo le ultime novità tecnologiche da acquistare e riempiendo i carrelli di merce più o meno utile. Alla fine della giornata, alcuni ritorneranno a casa per reimmergersi nella vita di ogni giorno, altri prolungheranno di un paio d ore il sogno ovattato, scegliendo un film in una delle trentasei sale cinematografiche della zona. La liturgia del consumo, celebrata in cattedrali invitanti e colorate, è ormai verbo anche in Abruzzo e a Pescara in particolare. monitor marzo

18 Altro che non-luoghi Il sociologo: questi sono gli spazi del massimo controllo di Barbara Gambacorta Ci vediamo al centro commerciale!. Un modo di darsi un appuntamento ormai di uso comune. Ma siamo sicuri che incontrarsi in un centro commerciale sia la stessa cosa che passeggiare per le vie del centro cittadino o darsi appuntamento in piazza? Una domanda da rivolgere a Massimo Ilardi, docente di sociologia urbana nella facoltà di Architettura di Ascoli Piceno che da anni si occupa del rapporto tra nuovi spazi urbani e dell influenza sulla socialità e sulla vita delle persone. Qual è la conseguenza più importante del proliferare nelle nostre città di queste strutture della grande distribuzione? Il moltiplicarsi di queste strutture è la conseguenza di una domanda che proviene a livello sociale. Di solito siamo abituati a vedere la questione a senso unico:il mercato costruisce i centri commerciali e ci impone una certa qualità della vita. Io direi di vedere il processo anche in maniera inversa, cioè considerando il fatto che c è una domanda forte di questi centri commerciali e il mercato soddisfa questa richiesta. Il problema da porsi è Perché c è questa domanda?. È ovvio che se non ci fosse non si costruirebbero queste grandi strutture. La domanda invece esiste perché questi centri sono spazi pubblici che noi frequentiamo, dove ci incontriamo, stabiliamo relazioni: d altra parte non ci danno alcuna responsabilità sui legami forti, sono centri dell effimero, del gioco e del divertimento, centri dove nascono anche le culture giovanili. Nascono perché c è una domanda forte. Dagli anni Novanta si parla dei centri commerciali come di non-luoghi, ovvero di spazi costruiti per un fine specifico, in questo caso il commercio, dove gli individui si incrociano senza entrare in relazione, senza creare legami. Non crede però che in questi spazi si creino dei rapporti magari alla base di un nuovo modello di socialità? Indubbiamente sì. Distruggono i legami fondati sulla memoria, su relazioni forti che una volta davano identità alle persone ma che costringevano anche uomini e donne dentro una prigione che li rinchiudeva tutta la vita. Però bisogna fare attenzione. Questa lettura dei centri commerciali come non-luoghi va ridimensionata. È vero che vengono fuori da una domanda che proviene dal sociale, ma non rappresentano più i non-luoghi così come eravamo abituati a vederli perchè non sono solo luoghi dell attraversamento ma anche e soprattutto del controllo. Il controllo è reso più forte, questo attraversamento e questa mobilità assoluta si sono notevolmente ristrette. È per questo che lei ha parlato di tramonto dei non-luoghi? Certamente sì. Dal momento che in questi luoghi esistono delle barriere e dei controlli come facciamo a parlare di non-luoghi nello stesso modo in cui si parlava dieci anni fa, cioè i non luoghi della grande mobilità e della grande libertà? Non è più cosi. Sono i luoghi del massimo controllo perché il mercato non ha altri strumenti per controllare il territorio, lo può fare solo trasformando il territorio in enclave, in piccole sacche commerciali o residenziali. Il mercato riesce così a controllare i piccoli spazi attraverso le telecamere, le guardie private e tutta una serie di sbarramenti che non ci consentono più come una volta di poter attraversare felicemente questi spazi. Ma lei crede che oggi consumo e commercio siano l unica spinta per la quale si costruiscono e si progettano gli spazi? Indubbiamente sì. Noi viviamo in una società dell iper-consumo e i centri commerciali ne sono i templi. Ma bisogna guardarli con occhio critico. Il mercato vive oggi una grande contraddizione: da una parte preferirebbe che lo spazio fosse il più possibile liscio per far muovere liberamente merci e persone ma dall altra parte si è accorto che questo spazio non è pacifico, ci sono dei conflitti ed è quindi costretto a controllarlo e a trasformarlo in strutture fortemente controllate. Cosa pensa di chi guarda con nostalgia ai luoghi tradizionali della socialità e del commercio? È un modo di porsi arretrato e tradizionale. Non si possono riconquistare i luoghi attraverso le vecchie piazze, il vecchio mercato rionale o i vecchi bottegai che aprivano sotto casa. I luoghi ora si riconquistano attraverso il conflitto, attraverso lo scontro. I nuovi luoghi non sono più luoghi della memoria, della tradizione, sono fortemente conflittuali e nella loro essenza effimeri, non ci danno nessuna identità, nessuna appartenenza, ma è in quei luoghi che si ristabiliscono relazioni che fuoriescono dalle regole del mercato, che non le rispettano, come le culture giovanili che fanno dell appropriazione degli spazi uno dei temi centrali della loro relazione col territorio. Ma il destino delle nostre città sarà quindi inevitabilmente segnato dall imporsi dei luoghi del consumo? Credo proprio di sì. Non possiamo pensare ad un ritorno ai vecchi spazi. Ma non vediamo tutto nero. Dobbiamo essere coscienti di questa tendenza e fare conflitto con questa consapevolezza. Non possiamo dire che non vogliamo questi spazi e rivogliamo la piazzetta con la fontanella: è evidente che sarebbe una battaglia persa in partenza. Ma lei va a fare la spesa nei centri commerciali? Sì, ci vado spesso, anche se la confusione mi dà un po fastidio, ma quell ora che ci passo dentro non è poi un ora così infernale. Sì, ci si può passare benissimo un ora. Bisognerebbe però chiedere ai giovani perché ci vanno. E bisognerebbe magari anche chiedergli perchè ci passano molto più che un ora. Infatti. Io un ora ci resisto. Ma se voglio risparmiare, se voglio trovare tutto senza perdere tempo devo andare lì dentro, non posso mica andare dal bottegaio sotto casa che magari mi frega sul prezzo o sul peso. 18 monitor marzo 2008

19 La valle degli iper Sul Tordino presto saranno tre in 20 chilometri di Gaetano Lombardino ra ci sono le condizioni per creare l area metropolitana TeramoGiulianova, disse ad inizio settembre 2006 il sindaco di Teramo, Gianni Chiodi, indicando la superstrada Teramo-mare in occasione del sopralluogo a Piano d Accio, nell area dove un anno dopo sarebbe sorto il mega complesso stadio-centro commerciale. Quando, a fine novembre del 2006, decollò l idea di un piano d area della vallata del Tordino, grazie al completamento della Teramo-mare, l obiettivo della Provincia era quello di realizzare servizi e infrastrutture che configurassero un vero e proprio asse urbanistico e socio-economico. Basta pensare al polo universitario e scientifico previsto a Piano d Accio, alla localizzazione del nuovo stadio di Teramo con annesso il centro commerciale, al mattatoio interprovinciale di Mosciano Sant Angelo, al progetto di una metropolitana di superficie e, addirittura, a quello della pista ciclabile capoluogo-costa. Una vera e propria città metropolitana (o città diffusa, come la chiamò a febbraio 2007 il sindaco di Giulianova, Claudio Ruffini, durante un incontro con il presidente della Regione Ottaviano Del Turco, il ministro Antonio Di Pietro e l assessore regionale Tommaso Ginoble) che si snoda da Teramo a Giulianova, con confini abbattuti e collaborazione a 360 gradi per offrire quanti più servizi possibili, a costi inferiori, alla collettività. Un progetto ambizioso, senza dubbio. Peccato, però, che tali premesse (e promesse), con il trascorrere dei mesi, abbiano lasciato spazio, nella vallata del Tordino, alla corsa degli Iper, il proliferare incontrollato della grande distribuzione nel giro di pochi chilometri. Il Gran Sasso Shopping ha ancora i lineamenti di un neonato, ma già si parla di un centro commerciale più grande che nascerà a Bellante Stazione (dove già esiste da diversi anni un piccolo centro commerciale, l Acquaviva). Un progetto da 100 milioni di euro, in cantiere da prima che nascesse il centro commerciale di O Piano d Accio. Un altro dovrebbe sorgere a Colleranesco, senza dimenticare che esistono anche strutture più piccole come il Cityper di San Nicolò. Il sindaco di Bellante, Renzo Di Sabatino, e il primo cittadino di Giulianova, Claudio Ruffini, non sembrano preoccupati da questo inarrestabile proliferare della grande distribuzione, certi che i due centri commerciali delle loro città nasceranno e che riusciranno a sopravvivere. Al contrario, il sindaco di Teramo, Gianni Chiodi, non nasconde le sue perplessità sull inarrestabile ascesa della grande distribuzione. Chi avrà ragione? Forse la risposta ce l hanno già gli stessi dirigenti dei centri commerciali. Tra la struttura di Teramo e quella che nascerà a Bellante sono in ballo dei ricorsi al Tar. Ognuna delle due società contesta la legittimità delle autorizzazioni date all altra. I verdetti su questi ricorsi sono attesi a breve. Anche Giulianova vuole essere Iper Ruffini: porterà lavoro e clientela di Luca Venanzi Anche Giulianova vuole il suo Iper. Tutto è ancora in fase di progettazione, ma il sindaco Claudio Ruffini è convinto che il futuro centro commerciale porterà posti di lavoro e clientela, grazie alla posizione strategica nella quale verrà costruito. «L Abruzzo - dice Ruffini - aveva approvato un progetto di pianificazione, che prevedeva quanti centri commerciali potessero sorgere nella regione. Nella provincia di Teramo si era stabilito di costruire un solo iper, quello poi nato a Colonnella. Zona non molto pertinente, visto che non è al centro della provincia. Allora ogni comune ha cominciato a prendere strade diverse per ottenere deroghe al progetto di pianificazione. Il periodo della deregulation comincia con la nascita del Megalò a Chieti. Da questo momento ogni realtà comunale vede, nella costruzione dei centri commerciali, l incremento occupazionale». Nuovi posti di lavoro, quindi, che spingono i comuni ad appoggiare la nascita di questi grandi colossi commerciali. «Sì, l occupazione è sicuramente un punto fondamentale. Ma il discorso è un altro. Con queste deroghe ognuno approfitta e dice Perché Teramo sì, e a me no?. A Giulianova il centro commerciale doveva sorgere nella zona ex-sadam, in via Trieste. Io ho ereditato questo progetto dalla precedente amministrazione, e devo portarlo avanti, altrimenti sarò costretto a pagare ingenti somme al privato». Il problema di ritagliarsi una fetta di mercato per ogni centro commerciale ci sarà. Chi potrà resistere? «Entreremo in una logica di competizione. Per me, quello di Colleranesco resisterà, e spiego anche il perché. In realtà la zona è al confine con il comune di Mosciano, molto vicino allo svincolo autostradale: sarà il primo per chi viene da nord. Secondo il mio parere, riuscirà a mantenere un utenza stabile». Come risponderanno i piccoli commercianti a questo proliferare dei grandi centri? «C è il popolo dei grandi centri commerciali, separato da quello del centro storico. Chi è abituato ai piccoli negozi, non si sposterà. Certo è che, per evitare il collasso, i piccoli negozi devono caratterizzare la loro merce, non generalizzarla come i centri commerciali». Il Comune di Giulianova riceverà vantaggi con l apertura del nuovo iper? «Diretti no, solo in modo indiretto, come, per esempio le infrastrutture che sorgeranno intorno al centro commerciale». monitor marzo

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