Si riparte dal Grest. In un documento. La scorsa settimana. Povertà, solitudine. Nostra intervista

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1 Attualità 3 Europa 6 Como 16 Sondrio 28 La fotografia dell infanzia in Italia Povertà, solitudine ma non solo. Interessante rapporto sui diritti dei più piccoli. Pristina e Belgrado guardano all UE Nostra intervista a mons. Dode Gjergji, vescovo del Kosovo. Alcolisti Anonimi: ecco come si rinasce La scorsa settimana celebrati i 30 anni di A.A. Como. Uniti per uscire dal tunnel. Imprese: «Situazione mai così critica» In un documento condiviso la constatazione della gravità del momento. 24 Anno XXXVII - 15 giugno ,20 Periodico Settimanale Poste Italiane S.P.A. Sped. In Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como CONTIENE INSERTO Editoriale Tra desideri e realtà di don Angelo Riva Sponda veronese del lago di Garda. Una bella famiglia, unita e fedele. Ma con un ombra cupa che grava incombente. Marito e moglie sono portatori sani di una patologia genetica gravissima (fibrosi cistica), il rischio di trasmissione ereditaria ai figli è molto alto. Una prima figlia, nata malata, muore dopo un anno e mezzo, fra dolori e sofferenze. Poi nasce un secondo bimbo: sano, per fortuna. In lui il mosaicismo (si dice così) dei geni in formazione ha disinnescato il gene patogeno, mettendolo in condizione di non nuocere. Terza gravidanza, diagnosi genetica impietosa: la bambina nascerà malata (come la prima). I genitori, consigliati dai medici, decidono per l aborto. Un altro figlio, però, lo desiderano. Ci sarebbe la possibilità della procreazione artificiale: fabbricare in provetta una dozzina di figli, quindi procedere, nel primissimo stadio ( embrionale ) di sviluppo, alla DGPI ( Diagnosi Genetica Pre-Impianto ) alla ricerca di quello sano da impiantare nel grembo materno. Ma, in Italia, la DGPI è vietata dalla legge 40/2004. Motivo: si vuole tutelare la vita dei figli anche allo stato embrionale. In effetti si dovrebbe procedere grossomodo così: ne sbuccio uno, gli faccio il test genetico, trovo che è malato e lo butto; ne sbuccio un altro, è sano, ma non sopravvive all irruzione devastante della pipetta che gli aspira le tre o quattro cellule sulle quali effettuare il test, lui che di cellule ne ha poco più di quelle; allora procedo ad oltranza, fino a trovarne (se lo trovo) uno geneticamente sano, e che inoltre sopravvive al devasto provocato dalla DGPI: questi sarebbe pronto per essere impiantato nell utero materno, nella speranza (valutabile attorno al 25%) che la gravidanza possa arrivare a termine, senza concludersi con un aborto (più o meno) spontaneo. Ebbene, la legge 40, di fronte a questa procedura altamente invasiva, ha detto no: anche se è comprensibile il desiderio di una coppia di avere un bambino, non si può esporre la vita dei figli, allo stato embrionale, a un simile massacro. I genitori allora ricorrono allora alla Corte Europea dei Diritti dell Uomo, la quale sentenzia continua a pag 2 Si riparte dal Grest Con la fine della scuola le parrocchie delle diocesi lombarde si preparano alla splendida avventura del Grest. Everybody. Un corpo mi hai preparato lo slogan scelto quest anno. Piccoli e grandi insieme, nel gioco e nella preghiera, senza far mancare il consueto slancio solidale. L iniziativa di carità di quest anno guarda infatti alla missione diocesana di Mokolò per aiutare bambini e bambine in difficoltà. grande festa in cattedrale per le ordinazioni sacerdotali pag Mondo 7 Le scuse dei britannici per le violenze coloniali Economia 9 Papa Francesco: custodire il Creato e la persona Chiesa Il Consigli pastorale e presbiterale

2 2 Sabato, 15 giugno 2013 Idee e opinioni Qualche sera fa gli studenti della terza media del quartiere festeggiavano la fine della scuola e l esame imminente. Hanno voluto fare una festa come nelle serie americane, come i ragazzi grandi, quelle con il ballo in palestra e i volantini che avvisano i vicini del possibile disturbo: è inutile che chiamate i vigili urbani o i carabinieri, lo sanno già che siamo noi Arrivavano a piedi, a gruppetti, maschi con maschi e femmine con femmine. Oppure da soli, portati dalla mamma e fatti scendere qualche metro prima, perché gli altri non possano vedere la piccola vergogna di non essere ancora abbastanza indipendenti. Era una di quelle sere che a Roma ti riconciliano con il mondo: un venticello malandrino, la luce del tramonto che riesce ad essere sfolgorante e soffusa, nell aria il profumo dei gelsomini e dei tigli. Nei giardini di fronte alla scuola, aspettando che aprissero i cancelli, le dinamiche di relazione si dipanavano nella consueta apparenza irresoluta che segna l età ingrata, in cui piccoli non si è più e grandi non si è ancora. Le ragazzine volteggiavano con disinvoltura, truccate e acconciate, seduttrici acerbe, con abitini variopinti e già variabilmente succinti. I maschi ciondolavano tra loro più impacciati, con addosso la goffaggine della prima adolescenza, sbruffoni e sgraziati nei pantaloni troppo nuovi e camicie bianche per un età adulta ancora tutta da conquistare. A guardarli, così diversi eppure così uguali a mille altri adolescenti di tante generazioni, si fa fatica a leggere i dati dell Osservatorio L opinione di Emanuela Vinai Quegli adolescenti così diversi da certe statistiche della Società Italiana di Pediatria nello studio su Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani. Dal 1997, la Sip indaga annualmente un campione nazionale di adolescenti che frequentano la terza media (12-14 anni). Dai dati emerge che sono sempre più gli adolescenti che navigano su Internet per più di 3 ore al giorno (21,3% del totale - dato 2012) e questo li rende più inclini al rischio: fumano e bevono di più, leggono di meno, hanno un rendimento scolastico inferiore, hanno comportamenti sessuali più adultizzati, praticano meno sport. E, in percentuale superiore alla media, trascorrono anche più di tre ore al giorno davanti alla televisione (17,3 vs 29,3%): veri e propri videodipendenti. In altre parole, l uso massiccio di Internet e Tv, in mancanza di un adeguata responsabilità da parte dei distratti genitori, spinge i ragazzi ad assumere comportamenti sempre più liberi e trasgressivi. Questo aiuta a comprendere anche i numeri forniti dall ultimo Rapporto Eurispes, che evidenzia un significativo aumento del consumo di droga e alcool negli adolescenti italiani. Ci troviamo già al di sopra della media europea, con oltre 500mila studenti delle scuole medie superiori che hanno consumato cannabis, poco più di 60mila cocaina e 30mila oppiacei, su una popolazione scolastica pari a 2,5 milioni di ragazzi. Età media del primo contatto: 15 anni. Ma la trasgressione più cercata trova spazio soprattutto nell ipersessualizzazione: un adolescente su 4 sarebbe affetto da dipendenza da pornografia. Disponibile ogni giorno, ogni ora, da pc, smartphone e tablet, il sesso facile disabitua a relazionarsi con persone e contesti reali, diminuendo sempre di più il desiderio verso un autentico oggetto d amore, scatenando comportamenti compulsivi ed emulativi, distorcendo l immagine femminile e dell amore. Aumentiamo l attenzione. La società dei consumi cerca di rendere (e di vendere) i ragazzini come più adulti e smaliziati di quanto non siano in realtà: arroganti per insicurezza, scettici per disillusione, bulli per isolamento. Perdersi è un attimo, nei giardini di fronte alla scuola. Colpo d occhio di Roberto Rea Due antropologie a Palermo Per le piazze e le strade di Palermo, il prossimo 22 giugno, si confronteranno due umanità, espressioni di due antropologie. Da una parte, i partecipanti al Gay Pride nazionale, patrocinato dal Comune di Palermo e dalla regione Sicilia, dall altra gli aderenti al Family Day Palermo - Giornata della famiglia, promosso dall Associazione Sos ragazzi di Roma e Palermo e da altre venti organizzazioni. La prima manifestazione intende rivendicare l equiparazione legale delle unioni di persone dello stesso sesso al matrimonio per poi puntare al riconoscimento, sempre per gli stessi soggetti, del diritto all adozione, così com è avvenuto di recente in Francia. Il secondo evento, che si svolgerà a Parco Cassarà, lontano dalle vie dove si svolgerà il Gay Pride, sarà a favore della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, cioè sull unione legittima tra un uomo e una donna. L intento, sostengono i promotori del Family Day, non è quello di creare contrapposizioni, ma quello di affermare la bellezza del matrimonio tra un uomo e una donna. Intendono sottolineare che il matrimonio non può che essere, per definizione, soltanto l unione legittima tra un uomo e una donna e che la Repubblica Italiana - come recita l articolo 29 della Costituzione - riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata su di esso, in sintonia con l articolo 13, comma 3, della Dichiarazione universale dei diritti dell uomo, che così si esprime: Due appuntamenti: da una parte il Gay Pride e dall altra il Family Day con i suoi valori forti La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato. I membri del Comitato che ha promosso l iniziativa, che si definisce apartitico e aconfessionale e intende agire nel rispetto delle leggi e degli individui, evidenziano anche che altri tipi di unione non possono essere equiparate a questo istituto. Non manca la polemica nei confronti delle Istituzioni siciliane, che oltre ad aver dato il loro consenso allo svolgimento del Gay Pride - vorrebbero, tra l altro, che si svolgesse ogni anno a Palermo, per rendere il Sud più sensibile al tema dell omosessualità - a detta dei promotori del Family Day si sono impegnate negli scorsi mesi a promuovere leggi a favore dell ideologia di genere. La polemica, però, è temperata dal proposito di costruire una grande giornata di festa popolare, con la partecipazione di gente semplice, comune, di tante famiglie con bambini, spettacoli, musiche, tavole rotonde, presentazioni di libri e di riviste cattoliche. Molti saranno coloro che porteranno la loro testimonianza. Tra gli altri: il professor Umberto Braccesi, di Luci sull Est; Alessandro Fiore, redattore della rivista Pro Life News; il superiore italiano della Fsspx, don Pierpaolo Petrucci, e alcuni esponenti delle comunità evangeliche che aderiscono all iniziativa. Nella mattinata di domenica, porterà la sua testimonianza Luca Di Tolve, ex omosessuale, ora sposato e convertito al cattolicesimo. Lo abbiamo invitato - ha affermato Filippo Campo, portavoce dell iniziativa - perché testimoni l importanza dello spirito di questo nostro Family Day, che non è contro qualcosa o qualcuno, ma è per la vita che anela alla verità. La nostra vuole essere una testimonianza, anche per ripristinare la verità su un argomento rispetto al quale si continua a fare molta confusione, con l intento palese di distruggere il concetto di famiglia, quello che conosciamo da millenni a questa parte. Rispettando sempre, aggiungiamo, quell altra umanità che sfilerà lontano da Parco Cassarà. Editorale di don Angelo Riva Tra desideri e realtà segue della prima pagina che il divieto della DGPI, previsto dalla legislazione italiana, contrasta con i diritti fondamentali dell uomo (dei genitori, s intende). Della faccenda si è occupata la stampa specialistica, ma un servizio, pieno di buoni sentimenti, è finito anche nella programmazione delle Iene su Italia1. Lì la questione è stata affrontata così: chi di voi non vorrebbe far nascere bambini sani? perché condannare un bambino, e la sua famiglia, a una malattia dolorosa e mortale? perché porre un limite al progresso tecnico che fa solo del bene all umanità (= solito oscurantismo, di matrice religiosa, ostile al progresso)? Impostato così, il problema va incontro a risposte ovvie e scontate. Se poi ci aggiungiamo l immagine della famiglia felice, con il bimbetto sano che strappa la lacrimuccia al pensiero di poter un giorno giocare con una sorellina anch essa sana, le corde del sentimento vengono pizzicate fino in fondo. Peccato, però, che ci si dimentichi di un fatto: che, per far nascere (se mai ci riusciamo) quella sorellina, ci sarà voluto un certo numero di fratellini concepiti e poi gettati nella pattumiera. Questo è un dato di realtà: come mai ce lo siamo perso? Certo: si tratta di un dato invisibile agli occhi, che non piange, non strilla, né ha voce per protestare il suo diritto a vivere (che è poi il diritto di tutti noi, perché anche noi siamo stati un embrione ). Ma questo, semmai, dovrebbe aumentare, non azzerare, la nostra responsabilità nei suoi confronti. Naturalmente mi si dirà che tu sei un prete, e non hai la minima idea di cosa vuol dire avere un figlio malato, e imponi gioghi sulle spalle degli altri che tu manco ti azzardi a portare, e preferisci l ottusa fedeltà a un principio astratto piuttosto che chinarti sulle fatiche della povera gente ( come avrebbe fatto Gesù ). Può darsi, ci penserò. Ma qualcosa mi dice che quel modo lì di presentare il problema altro non sia che una cortina fumogena che manipola e nasconde la realtà. E che un dato di realtà, crudo e durissimo come la selce il diritto a vivere di ogni essere umano concepito, resiste alle nostre fervide macchinazioni mentali. Quei figli, calpestati e violati nel più elementare dei loro diritti, urlano dal fondo della provetta, o della pattumiera. E la loro voce viene a dirci Tu non uccidermi. Neanche come prezzo per far nascere un fratellino sano. Neanche per coronare il desiderio di felicità di papà e mamma. Non c è qui molto spazio per i compromessi: bisogna schierarsi. O si è per una morale dei desideri, o si è per una morale della realtà. La scelta è fra l onnipotenza del desiderio, che prevedibilmente ci porterà a travolgere tutto e tutti, e l umiltà della realtà, l unica che ci mantiene veramente umani. Il caso ovviamente è estremo, ma perfetto per mettere in luce le intenzioni dei cuori. Personalmente non ho dubbi su dove stia l unica scelta veramente evangelica ( come avrebbe fatto Gesù ). Cosa direi, allora, ai due coniugi del Garda? Direi che è loro responsabilità scegliere se, comunque, cercare un altro figlio, che potrebbe nascere malato (confidando poi questa volta sì nei progressi della scienza nella lotta alla fibrosi cistica); oppure se accettare umilmente il limite imposto dalla realtà, orientando il loro legittimo desiderio di genitorialità verso le forme dell adozione e dell affido. Ma percorrere un sentiero lastricato di morte pur con il nobile intento di far nascere un figlio sano no, questo è al di fuori della loro responsabilità. Umana, prima che cristiana. Giudicate voi: chi è più ragionevole? chi si tien fermo alla realtà delle cose o chi non pone limiti all onnipotenza del desiderio?

3 Attualità Sabato, 15 giugno La fotografia dell infanzia in Italia Serve un impegno crescente per i più piccoli e le famiglie P overtà ma non solo tra i principali problemi dell infanzia in Italia. Solo il 14% della popolazione sotto i tre anni risulta presa in carico da parte degli asili nido pubblici. Appena un quarto delle scuole in regola con certificazioni. Ben persone di minore età vivono al di fuori della propria famiglia d origine. L intensità della povertà, che misura di quanto in percentuale la spesa media delle famiglie povere è al di sotto della soglia di povertà, nel 2011 è risultata pari al 21,1%, mentre nel Mezzogiorno è del 22,3%. Le situazioni più gravi si osservano tra i residenti in Sicilia (27,3%) e Calabria (26,2%), dove sono povere oltre un quarto delle famiglie. In condizione di povertà relativa soprattutto le famiglie più numerose: il 28,5% delle famiglie con cinque o più componenti, che diventa il 45,2% fra le famiglie che risiedono al sud. Al contempo, continuano a diminuire i fondi: le risorse destinate all infanzia e all adolescenza per le 15 città riservatarie sono passate dai 43,9 milioni di euro del 2008 ai 39,6 del 2013, mentre il fondo straordinario per la prima infanzia è passato dai 100 milioni del 2008 a zero. Questi alcuni dei dati che emergono dal 6 Rapporto CRC (che è la sigla della Convenzione ONU sui diritti dell infanzia e dell adolescenza), cui hanno contribuito 113 operatori delle 82 associazioni coordinate da Save the Children che appartengono al Gruppo e che ormai dal 2001 continua con l impegno assunto di fornire un aggiornamento puntuale dell attuazione dei diritti dell infanzia e dell adolescenza nel nostro Paese. Il rapporto è fresco di presentazione. «La pubblicazione del 6 Rapporto CRC avviene all inizio di una nuova legislatura e all avvio del lavoro del nuovo esecutivo, con l auspicio che i neo Ministri possano trarre spunto dalle raccomandazioni e dall analisi contenuta per sanare alcune criticità del nostro sistema e che i diversi livelli istituzionali riescano a rimettere i diritti dell infanzia al centro dell agenda politica commenta Arianna Saulini di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. In positivo si evidenzia l operatività dell autorità Garante per l infanzia e l adolescenza: il 2012 è stato infatti il primo anno in cui in Italia è stata presente tale figura». Per la redazione di questo documento «è stata effettuata un attività di monitoraggio che fornisce una chiara fotografia sulle necessità e i problemi dell infanzia nel nostro Paese, sull attuazione o la violazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti presenti in Italia e le zone d ombra che emergono sono numerose. Per contro si sta assistendo ad un progressivo abbattimento delle risorse e una carenza di attenzione per strumenti fondamentali per garantire un welfare a misura di bambini, come il Piano nazionale infanzia, che continua ad essere adottato in maniera discontinua o senza copertura finanziaria adeguata, o per organismi come l Osservatorio nazionale per l infanzia dell adolescenza che ha concluso il suo mandato alla scadenza prevista, nel novembre 2012 e non è stato rinominato», aggiunge la Saulini. «Stiamo vivendo un momento molto delicato per le politiche rivolte all infanzia e all adolescenza, che non deriva solo dalla crisi economica dice sempre la coordinatrice della ricerca. Chiediamo un impegno concreto al nuovo esecutivo ed al neo Parlamento affinchè, partendo da un monitoraggio delle risorse e delle azioni implementate, si agisca al più presto sulle aree di criticità segnalate nel Rapporto». Ecco le richieste di intervento, le più urgenti, del Gruppo: «Promozione degli affidamenti familiari, con lo stanziamento di finanziamenti adeguati, investimenti sui servizi educativi destinati alla prima infanzia che garantiscano un educazione prescolare su tutto il territorio nazionale, con livelli essenziali in termini qualitativi e quantitativi, una normativa più restrittiva in materia di limitazione della pubblicità di bevande alcoliche e di gioco d azzardo». pagina a cura di ENRICA LATTANZI In sintesi. I punti salienti del Rapporto curato da oltre un centinaio di associazioni Le maggiori criticità Diritto alla cittadinanza I minori di 18 anni nati in Italia da cittadini stranieri sono ormai poco più di I minori rappresentano il 23,9% dei cittadini non comunitari, percentuale in aumento rispetto all anno precedente (21,5%). Tali dati indicano una presenza sempre più radicata nel nostro Paese di minori nati sul territorio italiano da genitori stranieri e pertanto il Gruppo CRC raccomanda l attuazione di una riforma della Legge 91/1992 che garantisca percorsi agevolati di acquisizione della cittadinanza italiana per i minori stranieri nati in Italia e per i minori qui arrivati in tenera età. I minori fuori dalla propria famiglia Dai dati statistici risulta che, rispetto all anno precedente, nel 2011 sono aumentate sia le sentenze di adottabilità sia quelle di adozione nazionale: sono stati infatti dichiarati adottabili minorenni (erano nel 2010); sono stati pronunciati 965 affidamenti preadottivi (776 nel 2010) e adozioni legittimanti (932 nel 2010). Resta quindi ogni anno una percentuale di minorenni che, pur essendo adottabili, non vengono adottati. Dei minorenni che al 31 dicembre 2010 erano ancora in affidamento familiare o in collocamento in comunità in Italia, il 7% - pari ad oltre bambini e ragazzi - era in attesa di adozione. Un dato che fa emergere la realtà italiana di quei minorenni che, probabilmente perché grandi o con disabilità, non vengono adottati, malgrado le oltre domande di adozione nazionale presentate nello stesso anno. L attuale sistema di welfare italiano evidenzia un grave disinvestimento nell ambito delle politiche e degli interventi di sostegno, accompagnamento e riattivazione della famiglia d origine, a causa dei tagli nei servizi tutela dell ente pubblico. La progressiva riduzione degli interventi di prevenzione, di cura della comunità locale, di implementazione della coesione e delle reti sociali, dà origine ad interventi tardivi, spesso emergenziali e segnati da grave disagio socio-relazionale, la cui presa in carico avviene quasi esclusivamente a seguito di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni. Si sottolineano, inoltre la situazione di abbandono istituzionale, che attualmente coinvolge ragazzi e ragazze neomaggiorenni, e i tempi eccessivamente lunghi dell Autorità Giudiziaria Minorile nell assunzione delle decisioni e dei provvedimenti a tutela del superiore interesse del minorenne e la mancanza di dati sui minori fuori famiglia. Il diritto all educazione fin dalla prima infanzia e la sicurezza degli istituti Il diritto all educazione dei bambini da tre a sei anni trova risposta in una normativa nazionale, che la riconosce come parte del sistema dell istruzione e ne definisce le norme generali e i livelli essenziali, così come il titolo di studio del personale insegnante. Diversa la situazione per la fascia 0-3 anni: a fine 2011 la percentuale di presa in carico complessiva della popolazione sotto i tre anni da parte dei servizi a titolarità pubblica (asili comunali, privati convenzionati o sovvenzionati dal settore pubblico) era pari al 14%, largamente inferiore al 33% auspicato dalle autorità europee. I diritti dei bambini sono ulteriormente minacciati in molti Comuni dalla richiesta alle famiglie di una maggiore compartecipazione alla spesa del servizio, che, a fronte delle attuali difficoltà economiche, causa una diminuzione delle iscrizioni. Per quanto riguarda gli aspetti di carattere strutturale, la situazione permane estremamente grave: solo un quarto delle scuole è in regola con le tre certificazioni, di agibilità statica, igienico-sanitaria e di prevenzione incendi che risultano presenti nel 24% delle scuole monitorate. Alcol, droga e gioco d azzardo: rischi collegati al disagio sociale Il consumo problematico, l abuso e la dipendenza delle sostanze psicoattive, illegali e legali, registrati nel 2012 sembrano concentrarsi in alcune fasce specifiche di utilizzatori minorenni, su cui convergono povertà economicosociali, sofferenze psichiche individuali e difficoltà d ordine relazionale. In particolare sembrano maggiormente a rischio: i minori in cui l abuso si associa con disturbi della condotta, disturbi del comportamento alimentare, o con altre forme di sofferenza psichica; minori figli di persone alcoldipendenti e tossicodipendenti; minori appartenenti a nuclei familiari multiproblematici, spesso collocati in contesti degradati, in cui al rischio del consumo si associa spesso il rischio di arruolamento nello spaccio (i minori ristretti negli istituti di pena con diagnosi di abuso di sostanze psicoattive illegali erano 860 nel 2010, per la grande maggioranza di nazionalità italiana); minori stranieri non accompagnati che intraprendono percorsi come pusher. Per quanto riguarda l alcol, si segnala l aumento tra i giovani (14-24 anni) del consumo di bevande alcoliche fuori pasto. In modo considerevole stanno aumentando le cosiddette dipendenze comportamentali, tra cui quella da gioco d azzardo. Si stima che l impennata dell offerta di gioco d azzardo nel corso del primo decennio del 2000, abbia indotto dipendenza in almeno il 2% dei giocatori, tra cui alcune migliaia di minorenni. L Assistenza neuro-psichiatrica Restano insufficienti le risorse e la presa in carico territoriale per i disturbi neuropsichici dell infanzia e dell adolescenza.. In Italia la patologia psichiatrica rimane quella maggiormente negletta, in particolare in adolescenza, sia nell ambito della diagnosi precoce sia in quello della gestione delle emergenze. La maggior parte dei ricoveri psichiatrici in adolescenza avvengono per disturbi della condotta, abuso di sostanze o di alcool, gravi disturbi d ansia e disturbi del comportamento alimentare. Dei 382 letti di Neuropsichiatria dell Infanzia e dell Adolescenza (NPI), sono solo 79 quelli disponibili per acuzie psichiatriche e solo un terzo dei ricoveri ordinari avviene in reparti di neuropsichiatria infantile, mentre gli altri avvengono in reparti inappropriati.

4 4 Sabato, 15 giugno 2013 Italia Donazioni Dal cordone ombelicale la vita che rigenera la vita Scrive il presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti Viviamo il tempo dei migranti forzati Lo scorso fine settimana la Milano Cord Blood Bank, la più importante delle 18 banche del cordone ombelicale italiane, ha festeggiato i vent anni di vita. E lo ha fatto con un convegno dedicato proprio all importanza della donazione del cordone ombelicale. Fino a oggi la particolarissima banca milanese ha raccolto circa 32 mila donazioni in 41 diverse sale parto in tutta la Lombardia (comprese Como e Sondrio) e nella provincia di Trento. Attualmente alla Cord Blood Bank meneghina sono disponibili diecimila donazioni congelate e idonee per il trapianto. Finora sono già stati eseguiti 526 trapianti in 177 centri in tutto il mondo. Donazioni che hanno salvato la vita a centinaia di persone o che hanno comunque contribuito ad alleviare il dolore e la fatica della malattia. Il cordone è vita che rigenera vita. Nel sangue cordonale, infatti, sono contenute cellule staminali buone, frutto non di manipolazioni genetiche dal dubbio valore etico ma naturalmente ricche di unità biologiche, come quelle del midollo osseo, capaci di guarire, o comunque di avere effetti positivi, su patologie gravi quali: leucemie, linfomi, talassemie, immunodeficienze e alcuni difetti metabolici. Non è esclusa la possibilità di impiego anche in presenza di malattia di Alzheimer o di traumi spinali, ma non ci sono evidenze scientifiche che ne confermino l effettiva utilizzabilità. Le cellule staminali del sangue cordonale sono emopoietiche, in grado di dare origine a tutte le cellule del sangue, globuli rossi, bianchi e piastrine. Rappresentano quindi una risorsa preziosa per rigenerare l ambiente midollare danneggiato. Nel mondo esistono 150 banche cordonali: sono stati effettuati 30mila trapianti e ci sono a disposizione 600mila donazioni congelate. La donazione e la conservazione del sangue cordonale è gratuita per la mamma donatrice (le banche, invece, mettono a bilancio un costo che varia fra i mille e i duemila euro a cordone). Si sta diffondendo, in particolare per la pubblicità riservata ai vip di turno, anche la pratica della conservazione autologa: ovvero si raccoglie il cordone e lo si tiene per il proprio figlio (inviandolo in una banca cordonale estera, perché in Italia tale possibilità non è prevista) nel caso se ne dovesse avere bisogno in futuro. La comunità scientifica non incoraggia questa pratica per vari motivi. Innanzitutto il trapianto è veramente efficace solo se praticato fra soggetti diversi. Non è escluso, poi, che le staminali della stessa persona che si è ammalata potrebbero contenere dei precursori della malattia e facilitarne il ritorno. Inoltre le banche che effettuano solo la conservazione, nelle fasi iniziali della donazione non effettuano gli stessi tipi di controlli medico-biologici delle banche che sono invece votate alla donazione (con esami del sangue alla mamma e al bambino al momento della nascita e i richiami per i controlli sei mesi dopo il parto). Nel convegno commemorativo dei vent anni della Milano Cord Blood Bank si è parlato dell obiettivo di raggiungere il milione e mezzo di donazioni disponibili, di aumentare il numero di banche cordonali nel mondo (in Africa e in Asia non esistono) e di sostenere la ricerca per migliorare l uso di queste particolarissime cellule staminali. ENRICA LATTANZI L a migrazione forzata costituisce oggi una realtà variegata e complessa, a causa dei molteplici fattori che la determinano: problemi politici e di debolezza istituzionale, le persecuzioni razziali o religiose, la tratta degli esseri umani per vari scopi (lavoro, sesso, trapianto di organi ), i disastri ambientali, le guerre. L approccio al tema è ormai cambiato e, al tempo stesso, le misure di protezione delle vittime delle migrazioni forzate (rifugiati, profughi, persone trafficate e coinvolte nella tratta ) devono essere sempre più estese e diversificate per affrontare un fenomeno, ormai divenuto di massa. Il documento pubblicato dal Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti e da Cor Unum, dal titolo Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate, entra in questa complessità del volto delle migrazioni forzate con diversi obiettivi. Anzitutto ritrovare nel volto di ogni persona migrante per forza (rifugiato, profugo, vitti- L importante anniversario dei cosiddetti «treni bianchi» UNITALSI Pellegrini da 150 anni... C entodieci anni di treni bianchi e pellegrinaggi per portare ammalati e disabili a Lourdes e in altri luoghi della fede come la Terra Santa, Fatima, Loreto. Una esperienza che vuole mantenere il passo lento del treno mentre tutto, intorno, viaggia sempre più veloce. Un settore che, nonostante la crisi economica, e un calo del 10% dal 2008 ad oggi, continua a tenere, accompagnando ogni anno a Lourdes 60-70mila pellegrini, di cui 12mila disabili, per un giro di affari annuo intorno ai milioni di euro, e 200 carrozze attrezzate. Da centodieci anni prendiamo per mano chi ha bisogno, recita lo spot televisivo trasmesso in questi giorni sulle principali reti. Così l Unitalsi, Unione italiana per il trasporto degli ammalati a Lourdes e nei santuari internazionali, sta celebrando l anniversario della sua fondazione, nel 1903, grazie all intuizione di un giovane disabile, Giovanni Battista Tomassi, che rinunciò a suicidarsi dopo essere stato a Lourdes. Il fondatore, Tomassi, era infuriato con la società e con Dio perché non lo guariva - racconta Salvatore Pagliuca, presidente nazionale Unitalsi -. Ebbe una vera conversione. Consegnò la pistola e tornò in Italia per fondare l associazione, che nasce da un miracolo del cuore, non da un miracolo del fisico. L elemento imprescindibile del pellegrinaggio a Lourdes con l Unitalsi sono i treni bianchi. Il nostro pellegrinaggio non può avere altro mezzo di trasporto che il treno - ribadisce -. Non vogliamo diventare come tante altre organizzazioni che organizzano viaggi a Lourdes in aereo o pullman. Per noi il pellegrinaggio è un cammino di conoscenza, un momento di vita ma di tratta, ) o senza una città (apolide) il volto di una persona da tutelare nella sua dignità e nel suo cammino, riconoscendo in essi il volto stesso di Cristo. Papa Francesco ci invita a non dimenticare la carne di Cristo che è nella carne dei rifugiati. In secondo luogo, il documento invita a ripensare l accoglienza e l ospitalità alla luce della complessità di questo nuovo fenomeno. Un accoglienza che non è tanto un compito, un semplice dovere personale, quanto un modo di vivere e condividere (n.82), di riorganizzare la propria vita personale e familiare, ma anche la vita di una parrocchia, di un istituto religioso, di un associazione, di una città, di un Paese, di un Continente, del Mondo. Le migrazioni forzate oggi chiedono effettivamente ed efficacemente di pensare globalmente e di agire localmente, di ripensare la nostra cittadinanza dal locale al globale, per riconoscere come al santuario e un ritorno a casa con il cuore convertito. La stessa esperienza descritta da Rita Coruzzi, che ha scritto il libro L Unitalsi mi ha cambiato la vita : Non posso negare di aver sperato in una guarigione fisica - dice -. Ma dopo il primo pellegrinaggio mi sono resa conto che era più importante sentirsi trattata come una persona, con dignità, ed essere in comunione con Dio. Da più di cento anni questo viaggio lungo chilometri (di cui 650 km in Italia e 858 in Francia, con una notte in treno) è stato fatto insieme a Trenitalia, che mise a disposizione per la prima volta, nel 1903, un treno a vapore, con poche carrozze e una locomotiva. Durante la guerra alcuni treni diventarono carrozze barellate, poi si trasformarono i veri e propri ospedali viaggianti, capaci di ospitare 30 barelle. Negli anni 30 furono costruiti i vagoni CZ , chiamati Centoporte, perché facilitavano l ingresso degli ammalati. Durante il periodo del colonialismo italiano in Etiopia, con le sanzioni della comunità internazionale imposte all Italia, l Unitalsi fu costretta a sospendere i viaggi a Lourdes. In alternativa, si andava a Loreto. Alla fine degli anni 70 le carrozze a 30 barelle furono sostituite con altre più moderne (a 36 posti), con maggiori spazi, cuccette per gli accompagnatori, possibilità di cucinare pasti caldi. Il culmine è stato nel 2000: con il Grande Giubileo furono realizzati ben viaggi. Treni completamente ristrutturati, con climatizzazione ( anche se a volte non funziona e abbiamo perfino imparato a ripararla, ironizza Pagliuca), montacarichi elettrico, impianti di diffusione sonora, forni a microonde e wc per disabili. Trenitalia è l unica realtà in Europa ad avere 200 propri i problemi e le situazioni drammatiche di almeno 50 milioni di persone al mondo. Le migrazioni forzate chiedono poi di rafforzare la cooperazione internazionale: non si può affrontare una realtà che rende ai trafficanti di esseri umani 32 miliardi di dollari con un investimento di poche centinaia di milioni di dollari. La cooperazione è il nuovo volto di una consapevolezza forte di un interdipendenza tra persone e popoli che chiede una condivisione più ampia di risorse economiche, sociali e sanitarie che possano sostenere il cammino forzato di molte persone e famiglie. Al tempo stesso la cooperazione è il nuovo volto di una carità globale, a cui nell enciclica Deus caritas est richiamava Benedetto XVI. L incontro ormai frequente nelle nostre comunità cristiane con persone in fuga, chiede una capacità di riconoscere e accompagnare i nuovi migrantes, oltre che di costruire nuovi cammini pastorali. mons. GIANCARLO PEREGO carrozze dedicate al traffico religioso - afferma Gianfranco Battisti, direttore di Trenitalia -. Ogni anno trasportiamo 180mila pellegrini verso le destinazioni della fede, di cui 9mila ammalati gravi. La maggior parte dei viaggiatori della fede italiani provengono da Campania, Piemonte, Veneto. Da qualche mese però, Trenitalia ha dismesso il cosiddetto asset religioso. C è stata una gara d appalto per le 200 carrozze, che è stata aggiudicata da Sarp (Società associazioni religiose pellegrinaggi). È in trattative un accordo con Trenitalia per il trasporto in proprio per i prossimi cinque anni. È un passaggio complicato ma necessario - spiega Dante D Elpidio, presidente di Sarp e vicepresidente dell Unitalsi -. Perché senza i treni non avremmo più ragione di esistere. I treni bianchi sono luoghi di preghiera - fondamentale è il vagone cappella dove si celebrano messe e adorazioni eucaristiche - ma anche luoghi di assistenza (con medici, infermieri e volontari pronti ad intervenire) e di socialità. Famosa è la tradizionale spaghettata di mezzanotte a Ventimiglia. Quindici/venti chili di pasta per festeggiare il passaggio in Francia e le amicizie fatte. Quando si arriva a Lourdes - precisa - l 80% dei pellegrini già si conoscono. Le cifre degli arrivi al santuario di Lourdes dimostrano però una diminuzione: erano pellegrini da tutto il mondo nel 1999, nel 2012 sono stati , con l eccezione del picco del 2008 ( presenze) per i 150 anni dell apparizione della Madonna. Anche dall Italia sono scesi da a Nonostante un calo del 10% a causa della crisi - precisa D Elpidio -, il nostro settore tiene. Molti preferiscono rinunciare ad un viaggio piuttosto che al pellegrinaggio. PATRIZIA CAIFFA

5 Italia Sabato, 15 giugno Censis. Un indagine sul rapporto fra italiani e politica Inflazione ai minimi da Fra casta, cinquant anni indignados e grillini... U na politica sempre più estranea a cittadini delusi, preoccupati e arrabbiati, a rischio populismo ma non lotta di classe. L Ue vista come nemico. Gravi le responsabilità della cultura. Il web non è strumento di partecipazione ma di invettiva. Questo il ritratto della società impersonale, emerso duranto uno degli incontri del Censis dedicato a La società impersonale. La politica - ha esordito Francesco Maietta, responsabile del settore politiche sociali Censis, presentando uno studio elaborato per l occasione - è sempre più estranea al quotidiano degli italiani, non genera né passione né coinvolgimento: il 77% dei cittadini considera mediocri le persone ai suoi vertici. Pari al 27,8%, oltre 14 milioni di aventi diritto, il numero degli astenuti alle elezioni politiche dello scorso febbraio, con un balzo del 28,2% rispetto al precedente appuntamento elettorale. Astensionismo salito al 37,6% alle ultime elezioni amministrative. Novità sostanziale - osserva il ricercatore - il livello di distacco dalla politica; maggiore di quanto non avvenga in Germania, Grecia, Svezia e Francia. A questo si aggiunge la mistica del web come capacità di erodere le cittadelle del potere. In realtà, oltre a presentare aspetti di digital divide generazionale, il web rappresenta una sorta di stare alla finestra con la facoltà di impallinare tutto e tutti, limitandosi alla spettacolarizzazione e all invettiva. Per quanto riguarda il Movimento 5 stelle, l elettore grillino è più arrabbiato dell elettore medio, ma è anche fortemente antieuropeista. Il 58% ritiene l euro la vera causa dei nostri problemi. Italiani in generale più preoccupati (52%) e più arrabbiati (50,55). All interno di questa crisi, ciò che accomuna le persone sono gli stili di vita, meccanismi impalpabili e informali, a dimensione individuale. Tra le maggiori fonti di tensione sociale il conflitto tra immigrati e autoctoni (36,9%) e tra chi paga le tasse e chi no (30,9%). Il vulnus di questi ultimi anni fa saltare in maniera definitiva il patto stretto negli anni Ottanta tra cittadini e politica, ha affermato Guido Crainz, docente di storia contemporanea all Università di Trieste. Enormi - secondo lo storico - i limiti della cultura ; un versante autocritico su cui riflettere è la mancata costruzione di un tessuto comune, cosa che riguarda anche la nostra appartenenza all Europa. Tornando al nostro Paese, il ceto medio sembra sempre più avere abdicato al proprio ruolo di riflessione sociale. Di qui l interrogativo: C è davvero un Italia moderata e al tempo stesso riformatrice? Non mancano forme di mobilitazione che mettono in luce pezzi di Paesi che non si arrendono, ma la politica non appare in grado di porsi come loro punto di riferimento. è tornato sul ruolo del web Giuseppe De Rita, presidente del Censis: Il meccanismo della rete non mobilita la massa, bensì dei sottosistemi; non espande l appartenenza e non crea partecipazione ; stimola piuttosto La politica è sempre più lontana dal quotidiano dei cittadini, che sono arrabbiati, delusi; è saltato il patto con i governanti una logica di invettiva spettacolare che richiama una cultura plebeista, una sorta di ritorno all uomo qualunque. Il nostro soggettivismo esasperato - osserva - ci spinge a voler gestire da noi stessi anche la morte, ma non sappiamo gestire la nostra società frammentata tra casta, indignados e grillini. Non ci sarà più il 51% della Dc, avverte. E l autodefinizione dei grillini di semplici portavoce dà idea di una debolezza congenita ma anche di una società che non produce più una domanda di nuova politica, mentre oggi sarebbe il momento di una società capace di prendere la parola e dire la sua. Purtroppo l unico fattore comune è l invettiva contro la casta, anche se non si sa bene che cosa sia. Il presidente del Censis parla di cetimedizzazione e imborghesimento di una società per la quale gli elementi che accomunano non sono più le stesse idee politiche e convinzioni religiose, lo stesso lavoro o reddito, le stesse battaglie, ma piuttosto il medesimo stile di vita, soprattutto rispetto al tempo libero e ai consumi. Una sorta, conclude, di moltitudine plebeista su cui occorre interrogarsi. Un progetto di valorizzazione in vista dell Expo 2015 In rete le aree archeologiche di Milano M ettere a sistema le 83 aree archeologiche presenti sul territorio milanese, con un opera di conservazione, restauro e promozione. Questo è l obiettivo di Milano Archaeologia per Expo 2015, iniziativa presentata la scorsa settimana nella sala capitolare della basilica di Sant Eustorgio del capoluogo lombardo. Un progetto che vede come capofila la basilica stessa e che è sostenuto dalla Diocesi, dalla Regione, dal Comune e dalla Soprintendenza in collaborazione con l università Statale, Cattolica e il Politecnico. Espandere il museo nella città, per rendere disponibile quelli che sono già spazi pubblici e che vanno fatti emergere e valorizzati. Questo è possibile grazie a un patto tra pubblico e privato ha spiegato Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano riferendosi al cofinanziamento della Fondazione Cariplo. Si tratta di numerose testimonianze di monumenti pubblici e privati, tra cui molti reperti paleocristiani, realizzati tra la fine dell età repubblicana/proto augustea all epoca tardo romana, in particolare nel periodo tra il 286 e il 403 d.c., in cui Milano fu sede della corte imperiale e che ora, nell anno di celebrazione dell anniversario dell editto di Costantino e in vista dell Expo, verranno riqualificati e collegati in un percorso unitario che coinvolgerà il cuore del centro storico. Milano dal 286 d.c. ha svolto di fatto una funzione di capitale - ha proseguito del Corno - e ora in vista dell Expo sarà meta di 300 capi di Stato che la guarderanno come riferimento culturale, ma la valorizzazione serve anche per restituire ai cittadini le proprie radici e la propria storia. Ricerca L attività medica non dimentichi mai la persona di terapia personalizzata è importante perché esprime Parlare un idea di prossimità che è la cifra della modalità di assistenza e ricerca che si vogliono da sempre praticare in questa istituzione. Al primo posto ci deve essere sempre la inalienabile dignità della persona umana. Lo ha detto Franco Anelli, rettore dell Università cattolica sede di Roma, in occasione della Giornata per la ricerca dedicata a Le basi farmacologiche, genetiche e cliniche della terapia personalizzata. Il rettore ha dato lettura del messaggio del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente dell Istituto Toniolo, fondatore dell Ateneo. L atto clinico attraverso la cura può essere la strada per la guarigione, osserva il cardinale precisando che il bisogno di salute è connesso al bisogno profondamente umano di salvezza. Non è con un sapere o una tecnica che si può rispondere al bisogno di salvezza insito in ogni domanda di salute, avverte il porporato, secondo il quale senza raccogliere per intero la domanda del paziente non si può mettere in atto un intervento terapeutico adeguato. La ricerca, fattore indispensabile per lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e contributo al vero bene delle persone, è il vero snodo su cui si giocano le grande sfide del futuro, ma occorre interrogarsi sulle matrici culturali che la guidano perché non è scontato che si persegua sempre il vero bene della persona. Questo il pensiero di monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell Ateneo. Secondo monsignor Giuliodori, infatti, sempre più spesso la ricerca è sostenuta e orientata a interessi non legati al bene della persona in quanto tale, ma al soddisfacimento di qualche desiderio o presunto diritto. Accade così, come nell ambito della vita nascente, che ricerche e conoscenze scientifiche vengano finalizzate non tanto alla tutela inviolabile del bene della vita umana, quanto piuttosto alla sua produzione artificiale o manipolazione. Di qui la necessità di coniugare amore e verità, ricerca scientifica e morale... Occorre contrastare con una ricerca eticamente commisurata al bene dell uomo - il monito di monsignor Giuliodori, che fa sue le parole di Benedetto XVI - le derive di una ricerca ispirata da una visione utilitaristica che finisce per servirsi dell uomo invece di servirlo. Significativa la responsabilità dei ricercatori cui non può mancare - avverte il presule - una chiara consapevolezza dei risvolti etici del loro operato e degli sviluppi che una determinata ricerca potrà avere. Una categoria cui monsignor Giuliodori manifesta vicinanza e solidarietà; si tratta infatti di persone che si dedicano con passione e generosità a questo settore di vitale importanza, il cui operato però è spesso poco considerato e scarsamente sostenuto. Prova ne è la sconcertante fuga di cervelli che tanto pesa sul presente e sul futuro del nostro Paese. Di qui l auspicio che l Università cattolica sappia invertire questa tendenza. La Chiesa, conclude il presule, continua a prodigarsi ancora oggi per la salute fisica e spirituale delle persone. Di questo impegno è parte integrante e aspetto irrinunciabile la ricerca. Terzo Settore Al Governo la richiesta di affrontare le emergenze un tavolo permanente di confronto, consultazione e Istituire progettazione di strategie condivise con il ministero del lavoro e delle politiche sociali : questa la richiesta di Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, rivolta al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Enrico Giovannini e il viceministro Cecilia Guerra. Il Forum ha posto all attenzione alcuni temi prioritari - sottolinea un comunicato -. Dalla questione sociale del Paese, a quella del mantenimento dell Iva al 4% per le prestazioni di servizi socio sanitari ed educativi, al rifinanziamento del Fondo Nazionale per le Politiche sociali e il Fondo sulla non autosufficienza, alla stabilizzazione del 5 per mille, alla rimodulazione del modello Isee.

6 6 Sabato, 15 giugno 2013 Europa BALCANI Mons. Gjergji (Kosovo): La pace garantita dalle armi non era più sostenibile Pristina e Belgrado trovano l intesa e guardano all UE Plaude al coraggio e alla responsabilità dei politici di entrambe le delegazioni, ringrazia l Unione europea per il contributo dato a questa intesa e ricorda l impegno della Chiesa del Kosovo nell accompagnare questo processo con la preghiera. Il vescovo Dode Gjergji, pastore della Chiesa kosovara (circa il 5% dei due milioni di cittadini del piccolo stato balcanico), non nasconde la soddisfazione per i progressi nelle relazioni tra Belgrado e Pristina che potrebbero porre fine ad una situazione di conflittualità non più vivibile ed aprire la strada verso l integrazione europea. Le ferite del conflitto - dichiara mons. Gjergji - sono continuate nel dopoguerra, creando quasi la convinzione che fosse una situazione irrisolvibile, una certa stanchezza e apatia molto pericolosa per la gente comune e anche per la politica. Mons. Gjergji è reduce da un pellegrinaggio a Roma, insieme con i suoi fedeli. Una visita culminata nell incontro con Papa Francesco: Un momento di grazia che ha sorpreso ed arricchito tutti noi. Come avete accolto la svolta nei negoziati? La pace garantita solo dalle armi non era più sostenibile. Il capovolgimento di questa situazione era la prospettiva dei due popoli e due stati per arrivare alla pace con il dialogo, con il coraggio di cercare la soluzione di problemi ormai accumulati da decenni, nella prospettiva dell integrazione reciproca e per potersi integrare nella grande famiglia dei Popoli d Europa. Speriamo che dopo tutta l amarezza del conflitto si potrà gustare il frutto della pace e della riconciliazione. Sono molte le sfide che attendono ancora il Kosovo, penso alla riconciliazione tra le comunità, allo sviluppo economico e allo stato di diritto. Che ruolo può giocare la Chiesa? La situazione dopo la guerra e l intervento della Nato nel 1999 è cambiata completamente. Come Chiesa Cattolica, insieme alle altre Comunità religiose, abbiamo sempre creduto nell aiuto di Dio, nella forza morale e spirituale dei credenti, nella possibilità della riconciliazione per tutti e con tutti. In questo senso abbiamo fatto anche alcuni gesti coraggiosi e quasi profetici : incontri regolari con i tre capi delle Comunità religiose - quella Islamica, la Chiesa ortodossa serba nel Kosovo e la Chiesa cattolica - per affrontare diverse questioni ed avere atteggiamenti comuni, dando il buon esempio ai nostri fedeli. Dopo un anno di incontri regolari, abbiamo costituito una commissione mista per lavorare nel concreto al dialogo ecumenico ed interreligioso. Come Chiesa cattolica siamo inoltre impegnati nel risvegliare il senso del diritto e del dovere, per promuovere il bene comune, il perdono e la convivenza a tutti livelli. Il nuovo accordo affronta il delicato tema delle municipalità a maggioranza serba nel nord del Kosovo. Un area dove siete presenti L accordo del 19 aprile Solo il tempo potrà dirci se il 19 aprile 2013 è effettivamente stato un punto di svolta nella storia recente dei balcani. Ma dai passi compiuti negli ultimi mesi, dopo anni di battaglie diplomatiche e veti incrociati, il vento sembra essere realmente cambiato. In quella data, infatti, il premier serbo Ivica Dacic e il suo omologo kosovaro, Hashim Tachi, hanno siglato a Bruxelles, sotto l edita dell Unione Europea, un accordo per la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Un primo passo a cui è seguito, alla fine di maggio, l approvazione da parte dei governi di Pristina e Belgrado del successivo piano di attuazione. Ma in cosa consiste la reale novità di questo accordo? La firma, pur non costituendo di fatto un riconoscimento formale dello Stato kosovaro da parte del governo serbo, prevede la creazione di una associazione delle comunità a maggioranza serba presenti in Kosovo che non dipenderanno più da Belgrado ma da Pristina. Queste godranno di un ampia autonomia (in particolare per polizia e giustizia) all interno delle istituzioni kosovare, di cui diventeranno espressione, facendo così venire meno quel sistema di amministrazione parallela creato a seguito della proclamazione di indipendenza del Kosovo nel Questo cambiamento e, soprattutto, la buona volontà manifestata dalle parti potrebbero convincere il Consiglio europeo a dare il via libera ai negoziati di adesione dei due Paesi già alla fine del mese di giugno. Il primo passo di un lungo cammino. attraverso la Caritas, con quale spirito e prospettive? La Caritas del Kosovo, insieme ad altre Caritas europee, si è impegnata ad aiutare ogni persona e famiglia minacciata dalla povertà, dalle malattie, dalla disoccupazione, dalla perdita dei propri cari nella guerra. Con questi aiuti materiali abbiamo cercato di migliorare il rapporto interetnico ed interreligioso, soprattutto a Mitrovica del Nord, dove i nostri collaboratori appartengono ad ogni etnia e religione. Una testimonianza quotidiana dell unità nella diversità, la dimostrazione di come il pluralismo etnico e religioso non sia un impedimento insormontabile. Anzi, potrebbe essere una buona opportunità per un impegno diverso, autentico e genuino. Gli accordi di Bruxelles hanno dimostrato ad alto livello che ormai una buona parte crede e vive per questi valori umani e cristiani. Adesso è il compito di tutti, particolarmente dei credenti, passare dagli accordi sottoscritti all attuazione nella vita quotidiana. La libertà di culto e la libertà di accesso ai luoghi di culto, in particolare ai monasteri ortodossi, sono tra i punti prioritari per l Ue. Com è oggi la situazione? La questione della libertà di culto e della comunicazione tra le Comunità religiose e il Governo è ormai oltrepassata, perché abbiamo fatto già un buon cammino comune in questa direzione. L accesso ai monasteri serbi per la popolazione locale è una realtà. Il dialogo interetnico e interreligioso, come anche quello ecumenico, ha fatto progressi evidenti, creando un ambiente più disteso e sicuro per tutti. In base a questi principi ed esperienze, noi andiamo avanti, migliorando ed arricchendo sempre di più questo mosaico faticosamente composto e creato da 14 anni, soprattutto dal 2008 in poi. MICHELE LUPPI Rapporto sulle droghe In calo il consumo delle sostanze classiche, ma aumentano i prodotti sintetici Segnali contrastanti in Europa U n bilancio in chiaroscuro. Il rapporto annuale dell Agenzia europea delle droghe (Emcdda) rileva infatti che il problema della diffusione e del consumo delle sostanze stupefacenti è in continua evoluzione e nuove minacce emergenti mettono in discussione i modelli e le prassi correnti di contrasto. Nel rapporto 2013 l agenzia descrive sviluppi positivi per quanto riguarda le droghe più consolidate, tra cui un minor numero di nuovi consumatori di eroina, meno consumo per via parenterale e una riduzione dell uso di cannabis e della cocaina in alcuni Paesi. Questi dati positivi sono però controbilanciati da timori sugli stimolanti sintetici e su nuove sostanze psicoattive, entrambi offerti sul mercato delle cosiddette droghe legali e di quelle illegali. L agenzia segnala un maggior ricorso delle persone dipendenti da eroina alle strutture pubbliche di cura dei diversi Paesi; ma dato il gran numero di consumatori di sostanze stupefacenti oggi in contatto con i servizi, diventa sempre più necessario garantire continuità all assistenza e al reinserimento sociale. Secondo il rapporto la cannabis è consumata giornalmente da 3 milioni di europei, ovvero l 1% circa degli adulti che vivono nell Ue. Per quanto riguarda l eroina, si registra un maggior accesso di tossicodipendenti alle cure delle strutture pubbliche e, in genere, la diminuzione dell assunzione mediante siringhe sembra alla radice del minor numero di casi di Hiv/Aids verificatisi di recente nei Paesi sotto osservazione. Ma il rapporto segnala recenti focolai di Hiv in Grecia e Romania, che mostrano la persistenza del fenomeno del consumo di eroina. Nell ultimo decennio, la cocaina si è affermata come la droga illegale stimolante più comunemente utilizzata in Europa, anche se la maggior parte dei consumatori vive in un piccolo numero di paesi dell Europa occidentale. Per l agenzia di Lisbona sono circa 14,5 milioni gli europei che hanno usato la cocaina almeno una volta nella vita, e 3,5 milioni circa nell ultimo anno. Peraltro indagini recenti mostrano segni di riduzione dell uso tra i giovani adulti, cioè i 15-34enni, nei cinque Paesi a maggiore consumo: Danimarca, Irlanda, Spagna, Italia e Regno Unito. Amfetamina ed ecstasy restano invece gli stimolanti sintetici più diffusi. I consumatori di anfetamina e metanfetamina non abituali sono oltre 12 milioni; 2 milioni di persone l hanno regolarmente utilizzate negli ultimi 12 mesi. A questi si devono aggiungere, con gli stessi numeri, i consumatori di ecstasy. Non minore preoccupazione è espressa per la produzione e diffusione delle nuove droghe: negli ultimi 12 mesi le autorità ne hanno registrate 70.

7 Mondo Sabato, 15 giugno Afghanistan Ucciso il capitano La Rosa: è il 55 caduto della missione italiana Rientravano nella base di Farah, dopo aver svolto attività in sostegno alle unità dell esercito afgano, i militari italiani oggetto sabato 8 giugno, di un attacco da parte di elementi ostili, che ha provocato tre feriti e la morte del capitano Giuseppe La Rosa nato nel 1982 a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), effettivo al 3 reggimento Bersaglieri della Brigata Sassari di stanza a Capo Teulada. Celibe, lascia i genitori e due fratelli. Sale così a 53 il numero dei soldati italiani morti in Afghanistan dal 2004, anno in cui è iniziata la missione Isaf. Al momento non è stato ancora comunicato il giorno del rientro in Italia della salma e quello dei funerali. Il Lince su cui viaggiavano è stato centrato dal lancio di un ordigno. Nulla di quanto è stato seminato andrà perduto. Il dolore è inesprimibile e avverto che la sofferenza ogni volta incide sempre più profondamente nel cuore e nella mente. Sono le parole dell arcivescovo ordinario militare per l Italia, monsignor Vincenzo Pelvi, rilasciate al Sir una volta appresa la notizia dell attentato. I militari italiani sono impegnati in Afghanistan dall inizio del 2002 e dal 2003 agiscono, nelle aree delle città di Kabul ed Herat, all interno della Forza multinazionale ISAF che, dal 2003, è sotto il comando della Nato. L Italia partecipa anche alla missione di polizia Eupol Afghanistan, sviluppata dall Unione Europea e nel programma di addestramento dei piloti dell aviazione afghana. Attualmente secondo i numeri forniti dal ministero della Difesa il personale italiano conta circa 3mila tra uomini e donne, a seguito del rimpatrio, avvenuto negli ultimi sei mesi, di 1200 i soldati. La restante parte delle truppe, d intesa con il governo afghano, dovrebbe rientrare negli ultimi mesi di quest anno. Per quanto riguarda i costi il governo ha finanziato la missione da gennaio a settembre con una somma di 442 milioni di euro. Non si placano le proteste contro il governo turchia Il futuro nelle mani di Erdogan Non accennano a placarsi in Turchia le proteste contro il governo del premier Erdogan. Un movimento che è riuscito a compattare un opposizione, quella turca, storicamente frammentata ed eterogenea: in piazza Taksim, centro della protesta, sono scesi kemalisti, anarchici, nazionalisti, islamisti di sinistra e gli ultras del Galatasaray del Fenerbahçe e del Besiktas, nemici giurati negli stadi, ma uniti contro la polizia. Ed è così che, a dieci giorni dall inizio delle manifestazioni, c è chi inizia a parlare di primavera turca. Di diverso avviso è il ricercatore dell Ispi (Istituto di Studi di Politica Internazionale) di Milano, Stefano M. Torelli, che invita alla cautela. Questo paragone spiega Torelli - potrebbe apparire fuorviante. Nonostante le critiche, la Turchia è e rimane un esempio virtuoso di sistema democratico e liberale all interno del quadro mediorientale; Erdogan non può essere paragonato ad Assad o a Gheddafi e risulta difficile immaginare una reazione del governo che vada oltre il livello di repressione di per sé già inaccettabile per gli standard europei già dimostrato. Non sembra essere in pericolo la tenuta della Turchia come sistema democratico, quanto piuttosto i metodi politici adottati dal partito di maggioranza. Uno scenario nato dalla protesta di alcuni Per Stefano Torelli a preoccupare non è la possibile islamizzazione del Paese, ma una sua deriva autoritaria ambientalisti contro la costruzione di un centro commerciale sul parco Gezi nella centrale piazza Taksim a Istanbul. è stato il violento intervento della polizia ad innescare le proteste. Non permetterò a pochi facinorosi di impedire la ricostruzione della storica caserma Topcu, ha detto il premier Erdogan. Dietro le proteste di questi giorni secondo Torelli vi sarebbe però un malcontento cresciuto negli ultimi anni: I segnali erano nell aria e, sebbene non si potesse prevedere una simile escalation dello scontro tra manifestanti e forze dell ordine, è da ormai due anni che il malcontento di parte della popolazione cresce sempre di più. Ed è proprio sui metodi utilizzati dalla polizia che Torelli invita a concentrarsi. La democrazia turca spiega Torelli - non è in pericolo per via dell islamizzazione della Turchia (aspetto su cui si sono concentrati molti detrattori di Erdogan) ma per la deriva autoritaria che sembra aver colpito un partito troppo forte. Quel 50% di voti totali guadagnati dall AKP alle elezioni del 2011 rappresenta un arma a doppio taglio perché rischia di far cadere lo stesso Erdogan nella facile tentazione di governare a colpi di maggioranza. Un intolleranza del governo nei confronti del dissenso che ha portato, negli ultimi anni, all arresto di molti oppositori. Senza dimenticare come il successo elettorale di Erdogan a partire dal 2002 aveva permesso di porre un argine allo strapotere dei militari e di ampliare lo spettro del dibattito politico turco, ma di fronte alle proteste le pressioni dei militari potrebbero crescere. Resta da capire quanto Erdogan vorrà continuare in questo braccio di ferro e se le opposizioni riusciranno ad esprimere una reale alternativa politica. M.L. Ammessi per la prima volta abusi contro i ribelli Mau Mau La repressione tra il 1952 e il Oltre 90 mila casi Il governo pagherà 19 milioni di sterline di risarcimenti Le scuse dei britannici per le violenze coloniali A voler essere cinici partiremmo dalla conclusione, da quel riferimento del segretario di stato britannico alle consistenti relazioni commerciali tra Regno Unito e Kenya. Si parla di scambi che hanno oggi un valore di un miliardo di sterline all anno e di circa 200mila sudditi di Sua maestà che annualmente scelgono il Paese africano come meta delle proprie vacanze. A ben guardare, però, non si può negare il valore della dichiarazione pronunciata, giovedì 6 giugno, da William Hauge (ministro degli esteri) alla Camera di Comuni. Per la prima volta da cinquant anni a questa parte, infatti, l ex potenza coloniale ammette e chiede scusa per i reati e i soprusi commessi in Kenya tra il 1952 e il 1963, in quel periodo in cui di fronte alla rivolta indipendentista dei locali Mau Mau gli amministratori coloniali proclamarono lo stato di emergenza seguito da una sistematica e violenta repressione. I diritti sociali e politici furono negati e il dissenso represso provocando diverse migliaia di vittime. La Commissione keniana per i diritti umani parla di circa 90 mila persone colpite. Voglio chiarire ora, per la prima volta, - ha esordito Hauge, rimarcando come il governo attuale non possa essere ritenuto responsabile di quelle violenze che comprendiamo la pena e la sofferenza subite da quanti furono coinvolti negli eventi dello stato di emergenza in Kenya: il governo britannico riconosce che i keniani furono sottoposti a torture e maltrattamenti per mano degli amministratori coloniali. Quella della repressione dei Mau Mau rappresenta una delle pagine più cupe del colonialismo europeo in Africa. La guerra nei confronti dei ribelli, che furono protagonisti dell uccisione di circa duemila militari e poliziotti britannici, si trasformò ben presto in una lotta indiscriminata e generalizzata nei confronti di quanti venivano considerati solidali con la guerriglia. Per circa dieci anni nel Paese furono attivi veri e propri campi di concentramento in cui arrivarono ad essere rinchiuse, senza alcuni processo, fino a 170 mila persone, in prevalenza kikuyu, l etnia da cui proveniva lo zoccolo duro dei combattenti. Alle parole del governo britannico seguirà un risarcimento in denaro del valore complessivo di 20 milioni di sterline a favore di circa 5 mila vittime degli abusi, ancora in vita. Una cifra frutto dell accordo raggiunto dal governo con i legali di cinque cittadini keniani che, a partire dal 2009, si sono appellati alla Alta Corte di Londra per chiedere giustizia per i trattamenti subiti durante la detenzione. La notizia delle ammissioni da parte del governo e dei risarcimenti previsti non soddisfa, però, pienamente le associazioni per la salvaguardia dei diritti umani. Non è abbastanza, ma dobbiamo accettare comunque perché è meglio di niente, ammette Mathenge Wa Ireri uno dei portavoce. Per i legali delle vittime questo è FURONO CIRCA 170 MILA LE PERSONE, IN PREVALENZA KIKUYU RINCHIUSE NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DURANTE GLI ANNI IN CUI FU IN VIGORE LA LEGISLAZIONE D EMERGENZA comunque un passo importante perché alla fine abbiamo avuto il riconoscimento e la giustizia che abbiamo inseguito per anni. La speranza è che, a cinquant anni dai fatti denunciati, queste ammissioni non siano un semplice fatto dovuto, ma mostrino la volontà di porre nuove basi per la relazioni tra Africa ed Europa. MICHELE LUPPI

8 8 Sabato, 15 giugno 2013 Cultura Luciano Verdone tre libretti su «Note di psicologia» L edizione Paoline nella collana Note di Psicologia propone tre novità editoriali dedicate al mondo giovanile, ma rivolto soprattutto ai genitori. L autore, Luciano Verdone, docente di psicologia e filosofia e quindi accompagnato dalla quotidiana esperienza del mondo giovanile, adotta uno sguardo multiprospettico, basato sull analisi psicologica, sociologica e filosofica. I tre titoli sono: Sotto il segno di facebook, in cui viene descritta la nuova generazione sempre connessa virtualmente attraverso il cellulare e il computer, che spesso rischia di perdere il contatto con la realtà addirittura di rimanere vittima di una violenza sul web. I giovani e la fede, un elenco di motivi per cui nell età adolescenziale si tende ad allontanarsi da Dio e dalla Chiesa, mentre si scoprono altre realtà, altre religioni, altre culture. La fede, invece, dovrebbe crescere con noi. Quei nostri giovani, in cui l autore offre una panoramica del mondo giovanile oggi con note interessanti anche sulla differenza di genere (tra ragazzi e ragazze) specialmente negli anni della scuola. I nostri ragazzi sono ormai figli dell immagine, della musica, dell emozione e il linguaggio verbale non è più il loro codice comunicativo. CARLOTTA GRANDE Don Pino Pirri. Il Vangelo di Marco tradotto nella lingua dei cinguettii... U n volto noto della tv come Daria Bignardi spiega che ha cominciato a seguirlo su Twitter attratta dal linguaggio diretto e imprevedibile con cui scriveva di ogni argomento, dalla religione alla televisione. Don Dino Pirri, sacerdote della diocesi di San Benedetto del Tronto - Ripatransone - Montalto, dove è stato parroco e della quale dirige l Ufficio catechistico, è assistente nazionale dell Azione cattolica ragazzi. Sarà forse per la sua presenza educativa tra i più piccoli dell associazione laicale che ha cercato di sviluppare nuove capacità comunicative. Ma è su Twitter che don Pirri si trova a suo agio, e lo conferma con il volume Cinguettatelo sui tetti (edizioni Ave), lettura e commento, 140 caratteri per volta, del vangelo di Marco. Un giornalista navigato come Beppe Severgnini ne ha parlato come del primo Twitterlibro efficace che leggo. San Marco, sono sicuro, approva. Don Pirri, come è possibile leggere e comprendere gli insegnamenti di Gesù con il linguaggio essenziale, diciamo pure minimale, di un tweet? In realtà il Vangelo è essenziale. Siamo noi che tendiamo a diluirlo con le nostre idee e i nostri alibi. Una risposta da social network Eppure lei scrive: Abbiamo ridotto la fede a un take away, mordi e fuggi, invece abbiamo bisogno di tempo, silenzio, quiete interiore. Per costruire una relazione con Dio bisogna quindi, come insegnava Gesù, fermarsi in disparte? Le parrocchie somigliano sempre più ad agenzie di servizi. E le persone, credenti o non, hanno imparato a intenderle così: attività, preghiere, animazione, incontri, sacramenti, solidarietà, catechesi. Il cosa Twitter non è un pulpito... mi dai? spesso sostituisce il come stai?. Forse è necessario fermarci. E guardarci negli occhi, imparando l arte dell ascolto reciproco e del dialogo. Nel suo ultimo libro dice che il Vangelo non è mai fuori luogo e inopportuno. Neppure su Twitter : come dire che ogni ambito dell esistenza umana offre opportunità per la missione evangelizzatrice? Veramente lo dice san Paolo, che ho solo parafrasato. La Parola di Dio, che è Gesù, abbraccia tutti e tutta la creazione. Non esiste più il sacro e il profano da quando il Verbo è venuto ad abitare in mezzo a noi. Provocatoriamente mi verrebbe un tweet: il problema dell evangelizzazione sono gli evangelizzatori. Noi, non gli altri. Un suo tweet: La libertà è condizione essenziale per accogliere il Vangelo. Cioè? Il Vangelo non è una legge o una dottrina, ma è la persona viva di Gesù, che ci rivela il cuore di misericordia del Padre. Non lo si impara e non lo si esegue, come fosse un manuale. Lo si accoglie e lo si segue, come in una relazione di amicizia, nella libertà. Non per paura o per dovere o per abitudine. Dentro questa relazione viva, poi s impara a riconoscere il bene e il male e si fanno delle scelte. La prima cosa che ho capito di Gesù: è colui che guarisce da ogni male. Sazi e sani non hanno bisogno di lui. Lei sta in mezzo a ragazzi, giovani, genitori: la fede interroga le loro coscienze? La fede interroga tutti, attraverso la credibilità dei credenti. Molti non credenti, oppure non frequentatori di sacrestie, cercano l incontro col vangelo, ne rimangono sorpresi, si interrogano profondamente, quando incontrano discepoli di Gesù felici e accoglienti. La fede è oggi una domanda attuale e provocante. Luogo possibile della relazione personale con Gesù oggi è la Chiesa. La comunità dei credenti, con i suoi limiti, è custode della sua presenza. Le persone che incontra amano la Chiesa? Bussano alla sua porta? Le persone che incontro sono disposte a condividere qualche tratto di strada. Spesso desiderano fermarsi, ricominciare a vivere la fede. La domanda che mi pongo in questi giorni, in cui molti laici mi invitano a parlare del vangelo, è la seguente: noi, le nostre comunità cristiane, siamo disposti ad aprirci e capaci di offrire degli itinerari adeguati, attraverso un dialogo tra adulti? Insomma la questione evangelica non è se bussano, ma se noi li andiamo a cercare. Gesù non ha aspettato a Nazareth i suoi discepoli. Marco scrive che Gesù, partito di là, andò nella regione di Tiro. E Pirri cinguetta: Nei territori pagani, dei lontani. Papa Francesco, appena salito al soglio pontificio, ha parlato dei lontani. Ma chi sono realmente? I lontani, oggi, abitano il web? Non esistono i lontani da Gesù, proprio perché egli li raggiunge in ogni luogo. Esistono, invece, i lontani da noi. Se vogliamo pescare bisogna andare là dove sono i pesci. Se vogliamo comunicare la bella notizia, dobbiamo assumere il linguaggio di questo tempo. Ricordando anche di assumere in noi la forma, di questa bella notizia, che è il Vangelo. Qualche consiglio? Non scambiare mai Twitter per un pulpito. In realtà si tratta di una piazza, in cui si dicono cose e si ascoltano persone. Realmente. GIANNI BORSA A un conoscente che si lamentava di aver sostenuto le spese di una lunga vacanza all estero senza averne ricavato i benefici di piacere e relax che si attendeva, il vecchio Socrate aveva seraficamente replicato: è perché ti sei portato dietro te stesso, invece di lasciarti a casa. Chissà se questa nozionistica reminiscenza sarà tornata alla mente di Luca Belcastro, il musicista (e viaggiatore) comasco che ha fatto del soggiorno in remote lande straniere il leitmotiv di una ricerca culturale ed esistenziale che non sembra dare segni di cedimento o rallentamento, al momento di procedere alla stesura di Abel Soledad, il romanzo che va a completare un ideale trittico musicologico e narrativo inaugurato con Sacbeob e proseguito con Diario sudamericano, tutti editi da Moretti e Vitali. Quello che è certo è che la metafora del viaggio, ancor più e ancor prima di quella competenza musicale che pure occupa un posto di preminenza nella personale cassetta degli attrezzi di cui si avvale il compositore-narratore innamorato dei paesaggi e delle genti dell America Latina, recita la parte del leone anche in questo rinnovato appuntamento editoriale, che sperimenta stavolta la forma della fiction per aiutare il lettore a comprendere l utilità di liberarsi Libri in Libertà di Salvatore Couchoud «Abel Soledad» di Luca Belcastro della zavorra di ogni sovrastruttura e imparare a vivere il momento, pienamente. Questa sembra essere l unica soluzione, anche se ardua (pag. 146). Si tratterebbe, in altri termini, di produrre una sospensione tra passato e futuro, evitando la debilitante procedura del rimasticare all infinito episodi ormai corrosi dal tempo benché dolorosamente in servizio nella memoria attiva di ogni giorno, e astenendosi dal coltivare ansie e tremori per un futuro che ancora non è, né si sa come sarà. Tra l abolizione del fardello del passato e l allentamento della tensione proiettata sul domani, è conficcato appunto un presente tutto da vivere, a condizione che si riduca il raggio d azione del pensiero, vero e proprio despota della psiche tendente a invadere tutti gli spazi e ad assorbire l intera linfa vitale dell individuo, e si decida di compiere la scelta ultima e definitiva. Quella di non scegliere, lasciandosi trasportare dal flusso apparentemente caotico e tumultuoso, ma in realtà ordinato e pulsante nella regolarità di una logica tutta fondata sulla spontaneità, degli eventi così come sono e non così come appaiono: idea che corrisponde, superfluo precisarlo, alla quintessenza della nozione del viaggio, qui inteso non come banale avventura ma come fuga dalla realtà e da se stessi per ritrovare al capolinea la vera realtà e l autenticità del proprio essere. Questo almeno è il pensiero di Tilio, partito dal villaggio di Olvido alla ricerca dell amico scomparso Abel, che non ha lasciato altra traccia di sé che un diario rinvenuto sulla spiaggia dove era solito sedere ad ammirare le onde del mare. Diversamente dall amico di Socrate, Tilio ha progressivamente lasciato dietro di sé tutte le cose sicure che si era costruito nella vita (pag. 179) e ha compreso, soprattutto dopo essersi sottoposto alla terapia intensiva del Salar, la grande pianura biancastra tra Cile e Bolivia dove i visitatori possono godere del privilegio di ascoltare il silenzio nella sua soverchiante polifonia, che il senso della vita è viaggiare, non importa dove né come. E senza prefigurasi altra meta che quella di ritrovare se stessi, ossia la parte più genuina e rilevante dell io che era stata soffocata, dagli anni della pubertà in avanti, sotto una coltre di formalismi comportamentali, di conformismi mentali e di dover essere artificiali del tutto illogici e improduttivi. Ma che perduta per sempre non era, e non chiedeva altro che un intervento di ripresa e riattivazione che l aiutasse a riemergere. Come ben sa chi è stato dalle parti del Salar e ne ha ascoltato la rombante voce senza suono e senza accento.

9 Economia Sabato, 15 giugno Congiuntura. Turismo e valorizzazione dell agricoltura sono importanti ma non bastano... Salvare l industria per aiutare davvero il Paese L a notizia è caduta come un fulmine da un cielo fin troppo cupo: Indesit - il noto marchio di elettrodomestici - è intenzionata a lasciare a casa quasi dipendenti. Se poi la cifra si ridimensionerà, molto meglio; ma è come se un intero paese perdesse il lavoro, e la contabilità negativa di questi ultimi mesi non si ferma certo ad Indesit. Tra fabbriche che chiudono per spostarsi all estero, aziende che falliscono o che dimezzano il personale, nuotiamo in una valle di lacrime. Ebbene: da più parti si propongono ricette nuove per creare occupazione in Italia. Si ricorda la nostra vocazione turistica, si racconta del presunto boom agricolo, si propugna un diverso modo di valorizzare le nostre bellezze storico-artistiche e via dicendo. Un po ci si dimentica che la spina dorsale della nostra economia è (ancora) il manifatturiero; che l Italia è un Paese produttore secondo solo alla Germania, in Europa. Che i fatturati, e gli utili, li facciamo producendo e vendendo caldaie, elettropompe, macchinari a controllo numerico, arredi, scarpe, grandi opere ingegneristiche, trattori Estremizzando: quanti agriturismi dovranno aprire, per assorbire i soli dipendenti Indesit che rimarranno a spasso? Non dimentichiamo, insomma, cosa veramente fa la ricchezza di un Paese privo di risorse naturali, e con 60 milioni di abitanti. Il turismo, i musei, i mercatini a km zero, le piccole start up di fantasiosi giovani, i servizi più disparati (i media parlano più dei tre che campano testando la qualità degli hotel, che dei tre milioni di giovani italiani senza lavoro): tutto ciò aiuta, ma se a Taranto l Ilva cade trascinando con sé la siderurgia italiana e buona parte della metalmeccanica, non c è baretto aperto nelle spiagge salentine che possa coprire il buco occupazionale che si crea. L Italia ha bisogno di una grande politica industriale, perché è un grande Paese industriale. Anche se le fabbriche e i capannoni sono brutti, non sono glamour, non fanno notizia, non solleticano alcun sogno. Ma danno il pane, qui come in Germania, a Detroit o in Cina. Il presidente Obama è stato giudicato un visionario, un sognatore; mentre molto concretamente si sta battendo in tutti i modi per far ritornare le fabbriche negli Usa, e per salvare quelle esistenti. Lo fa con grandi decisioni, e sta portando a casa buoni risultati. Molte aziende stanno spostandosi in quegli Stati Uniti che sono tornati ad essere terreno favorevole per la produzione. E la disoccupazione, lì, sta calando. Insomma qualcuno faccia qualcosa per le vere priorità: anzitutto bloccare l emorragia di posti di lavoro verso altri Paesi. E poi lavorare duramente per creare condizioni amichevoli per chi voglia investire. Il responsabile di un azienda del settore energetico ci raccontava di aver avviato in contemporanea la costruzione di due impianti, uno in Italia e uno nell Est europeo. Per il secondo le ruspe partirono il giorno dopo la firma del contratto; in Italia ci sono voluti sette anni e due mesi di iter burocratico prima dell inizio lavori NICOLA SALVAGNIN Il monito di papa Francesco. Nell Udienza del Mercoledì il richiamo all ecologia umana L o scorso 5 giugno ricorreva la Giornata Mondiale dell Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite. Durante la tradizionale Udienza del Mercoledì papa Francesco l ha ricordata, con una catechesi molto appassionata, sottolineando un «forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti». Argomenti in cui si intrecciano custodia del Creato ed economia responsabile. Proponiamo qui di seguito la riflessione del Pontefice. «Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15). E mi sorgono le domande: che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo coltivare mi richiama alla mente la cura che l agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un indicazione di Dio data non solo all inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti. Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la custodiamo, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama il ritmo della storia di amore di Dio con l uomo. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in Custodire il creato e la persona Il Santo Padre ha proposto una riflessione sulla cultura oggi dominante dello sfruttamento e dello spreco. modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni. Ma il coltivare e custodire non comprende solo il rapporto tra noi e l ambiente, tra l uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l urgenza dell ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la cultura dello scarto. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti. Questa cultura dello scarto tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora come il nascituro, o non serve più come l anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi. Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme. Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell incontro. Grazie».

10 10 Sabato, 15 giugno 2013 Chiesa Locale briciole di papa Nei giorni scorsi sono state come sempre ricche di spunti di riflessione le omelie che papa Francesco pronuncia al mattino durante la celebrazione eucaristica nella chiesa di Santa Marta. Discorsi che arrivano al cuore e che spesso contribuiscono a far cadere luoghi comuni, convincimenti sbagliati. Ad esempio: «Lamentarsi delle proprie sofferenze davanti a Dio non è peccato, ma una preghiera del cuore che arriva al Signore». Così ha spiegato il Santo Padre, il quale ha poi aggiunto: «Il Signore sente, ascolta i nostri lamenti». Parlare a Dio delle cose che ci opprimono e ci fanno soffrire è testimonianza della nostra umanità. «Ci sono tante persone che vivono casi limite - ha sottolineato il Papa - bambini denutriti, profughi, malati terminali... In questi casi bisogna fare proprio quello che dice Gesù: pregare». Una preghiera per noi noi stessi e per le persone che vediamo soffrire, «una preghiera - ha sollecitato ancora papa Francesco - fatta con la carne, con il cuore, non con le idee! La preghiera, quando è preghiera dal cuore, sempre arriva alla gloria di Dio. Sempre». Pregare con il cuore è testimonianza anche di amore, un amore che deve essere vissuto come esclusivo nei confronti di Dio Padre. Infatti «Ognuno di noi vive di piccole o grandi idolatrie, ma la strada che porta a Dio passa per un amore esclusivo a Lui, come ci ha insegnato Gesù». è stata Clero. All ordine del giorno il nuovo programma di aggiornamento Dal Consiglio presbiterale Il Consiglio Presbiterale si è riunito lo scorso 4 giugno per affrontare i tre temi posti all ordine del giorno: una lettura, in chiave di attualizzazione per la spiritualità sacerdotale, della figura di Nicolò Rusca, martire e beato (don Saverio Xeres); alcune indicazioni in ordine al rientro in Diocesi dei sacerdoti fidei donum (don Italo Mazzoni); il programma di aggiornamento del clero per l anno pastorale 2014 (don Angelo Riva). Sul primo tema, don Saverio Xeres ha condensato il suo pluriennale impegno di ricostruzione storica della figura di Nicolò Rusca attorno al tentativo di trarne alcuni spunti validi per l esercizio odierno del ministero sacerdotale. Rifuggendo dal rischio ha esordito don Saverio di accostamenti agiografici e semplificatori, che sovrappongono ingenuamente passato e presente senza dar conto dei secoli trascorsi e dei cambiamenti intervenuti, la figura del Rusca si presenta a noi esemplare per la carica di novità che ha saputo esprimere in rapporto alle dinamiche e alle tensioni del suo tempo. Suo metodo fu il ritorno alle fonti bibliche ed evangeliche, l abbeverarsi alla grande Tradizione dei Padri (da conoscere e studiare meticolosamente), il genuino senso pastorale di amore e vicinanza alla gente. Novità dell antico, come facilmente si potrebbe dedurre. Tutto ciò all interno di un mondo connotato da forti e per certi versi sconvolgenti cambiamenti (il tramonto dello schema sociopolitico medievale, i nuovi fermenti umanistici della civiltà moderna, le scoperte geografiche di mondi nuovi, l incognita assoluta del confronto confessionale dopo la scissione delle chiese protestanti ). Più che su singoli contenuti, è quindi l ispirazione complessiva del ministero sacerdotale del Rusca ad essere significativa per l oggi: come abbia saputo installarsi nella cornice storica del suo tempo, attingendo dalla tradizione importanti fermenti di rinnovamento. In piena sintonia, quindi, con il Concilio di Trento, divenuto sinonimo, per noi tardo moderni, di tradizione e conservazione, ma che in realtà seppe, nel suo tempo, esprimere un enorme ed efficace carica riformista sulla Chiesa di allora. La conclusione è che, paradossalmente, noi potremo imitare il Rusca facendo diversamente da ciò che lui fece: cioè immergendoci a nostra volta, e pienamente, nella sensibilità del nostro tempo, con la luce del Vangelo e la guida sicura della tradizione ecclesiale. Sul tema dell aggiornamento del clero, il Consiglio Presbiterale ha sostenuto e caldeggiato la necessità di rinnovare lo schema classico della formazione clero, che negli scorsi anni ha alternativamente oscillato fra temi teologici e/o pastorali, quasi mai però mettendo direttamente a fuoco il chi siamo noi presbiterale. Il nuovo approccio degli incontri di aggiornamento dovrà essere quindi ministeriale, più che tematico. Anche per dare voce a un certo clima di disagio strisciante (a volte la sensazione di un vero e proprio sfarinamento) nella vita dei preti, che ha svariate concause (spirituali, psicologiche, socio-culturali, pastorali). Come siamo (o non siamo) attrezzati a gestire la cifra della complessità che caratterizza oggi l esercizio del ministero, strattonato fra le esigenze della vita spirituale, della fraternità presbiterale, della gestione del sacro, delle incombenze amministrative, della conclamata centralità della dimensione relazionale? Quali dinamismi psichici attiviamo di fatto, specie di fronte a difficoltà e frustrazioni, talvolta senza neanche rendercene conto? Come scongiurare il pericolo di un identità plurima, che si costruisce a margine se non addirittura in contraddizione con la vita ministeriale? Come il ministero valorizza (o potrebbe valorizzare) l umanità del prete, e quale umanità viene oggi richiesta per un esercizio buono e bello del ministero? Queste alcune delle domande cruciali che si cercherà di porre all attenzione dei presbiteri della Diocesi. Ovviamente la novità dei contenuti richiede anche una necessaria novità di metodo. Ci si sta perciò orientando verso la soluzione non più della seduta classica di aggiornamento (lezione frontale + spazio per domande di approfondimento), bensì del corso residenziale, nel quale la dimensione fraterna e comunicativa reciproca non sia solo cornice, ma trama dell incontro stesso. Senza entrare nei dettagli che verranno a suo tempo definiti, l ipotesi è quella di una Due Giorni, replicabile in due diverse date dell anno (si sono già individuati il 25/26 novembre e il 13/14 gennaio). don ANGELO RIVA DALLA CURIA: NOMINE E PROVVEDIMENTI don Mario Biffi, assistente di studio del Vescovo don Gian Battista Binda, parroco a San Cassiano (So) don Michele Parolini, vicario a Sondrio don Romeo Scinetti, vicario a Olgiate Comasco (Co) don Francesco Marinoni, vicario a Bormio (So) don Samuele Bongiolatti, vicario a Como-Sagnino don Luca Trainini, vicario a Canonica (Va) don Stefano Arcara, vicario a Fino Mornasco (Co) don Stefano Ferrari, vicario a Cermenate (Co) don Valerio Livio, vicario a Como Monteolimpino don Pietro Benzoni, vicario a San Fermo della Battaglia (Co) don David Del Curto, vicario a Bellagio (Co) don Elio Partesana, riservato alla cura d anime questa un altra delle importanti sollecitazioni giunte dal Pontefice. «la fedeltà ci chiede di cacciare via gli idoli, scoprirli: sono nascosti nella nostra personalità, nel nostro modo di vivere. Ma questi idoli nascosti ci impediscono di essere fedeli nell amore». Dobbiamo amare Dio come avviene nella scelta nuziale, ma dobbiamo anche diventare capaci di «lasciarci amare dal Signore con tenerezza; da Lui che si è fatto vicino a noi e si è messo a camminare con noi». Agenda del Vescovo 13 giugno A Como, in Vescovado, al mattino, consiglio episcopale; a Como-Camerlata, nel pomeriggio, visita pastorale presso la comunità di Sant Antonio. 14 giugno A Como, in Seminario, al mattino, incontro con la comunità degli educatori; a Como, in Vescovado, al pomeriggio, udienze e colloqui personali. 15 giugno A Erba, incontro con i diciottenni che partecipano agli esercizi spirituali. 16 giugno A Como-Lora, visita pastorale alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza (religiose guanelliane). 17 giugno A Como, in Vescovado, mattino e pomeriggio, udienze e colloqui personali. 18 giugno A Como, visita pastorale alle Figlie della Presentazione di Maria Santissima al Tempio; a Como, in Vescovado, in serata, incontro della Commissione per il Diaconato permanente. 19 giugno A Vicenza, incontro dei Vescovi. 20 giugno A Como, in Vescovado, mattino e pomeriggio, consiglio episcopale giugno A Roma, incontro in preparazione al convegno della Chiesa italiana in programma a Firenze nel giugno A Bedano e Thusis, pellegrinaggio diocesano sui passi dell arciprete Nicolò Rusca, beatificato a Sondrio lo scorso 21 aprile (il programma prevede l incontro con la comunità cristiana di Bedano, paese natale del beato; la consegna di una reliquia; l incontro con il vescovo di Lugano monsignor Pier Giacomo Grampa; la visita al luogo del martirio del Rusca). Il Vangelo della domenica: 16 giugno - XI domenica del Tempo Ordinario (Anno C) Prima Lettura: 2 Sam 12, Seconda Lettura: Gal 2, «La tua fede ti ha salvata» (Lc 7, 36-8,3) UN ANNO DI TROPPO Chi accusa il Cristianesimo di misoginia (avversione per le donne), dovrebbe leggere e rileggere il vangelo di oggi. È vero; in riferimento alla prima lettura che parla di Davide peccatore, pentito e perdonato, il vangelo mette in risalto il perdono di Gesù: I tuoi peccati sono perdonati. Preferisco però attirare l attenzione sulle donne e sulla Fede. Al seguito di Gesù e suoi amici privilegiati ci sono gli apostoli, ma questo lo sanno tutti. Pochi sanno invece che c erano con lui alcune donne. Dopo aver fatto i nomi di tre di loro (Maria Maddalena, Giovanna, Susanna), Luca aggiunge: e molte altre. E non certo passive li servivano con i loro beni. In cambio hanno ricevuto l ascolto della Parola, l amicizia sincera, la condivisione di una vita avventurosa, impensabile per le donne di quel tempo. Parlando della donna che sopraggiunge non invitata e indesiderata nella casa di Simone, Luca non riferisce né nome, né peccato. Dice però quella che conta di più: ha amato molto Gesù e ha avuto Fede in lui: la tua fede ti ha salvata. chi crede, salva Anche Paolo, fariseo come Simone, inizialmente credeva di salvarsi per l osservanza della legge e molti purtroppo lo pensano anche oggi sia persone religiose sia altre che hanno fatto delle norme, la burocrazia, la diplomazia non un mezzo ma un idolo. Poi per Paolo la svolta: Non vivo più io, ma Cristo vive in me. Finalmente sereno e libero può esclamare: L uomo è giustificato, (cioè reso giusto, santo, salvo) non per le opere della legge ma per la Fede in Gesù Cristo. Sarà per lui questo un pallino fisso, fino ad arrabbiarsi di brutto quando i Galati lo dimenticheranno. In questa prospettiva, la legge, anche ecclesiastica, non viene abolita (lo scrivente è tutt altro che un anarchico!), ma diventa solo un mezzo; a volte addirittura secondario. Le leggi degli uomini poi, possono essere o inutili (registri unioni civili), o ingiuste (regolarizzazione di tutte le forme di convivenze etero o omosessuali), o inique (aborto, discriminazioni, sfruttamento, eutanasia). LA TOVAGLIA BELLA Per le solennità, sull altare maggiore della chiesa parrocchiale di Lanzada, si espone una tovaglia con la scritta: Signore conservateci la fede. È stata realizzata su telaio all inizio del secolo scorso nella casa madre delle Suore di Santa Croce a Menzingen, da alcune ragazze lanzadesi che lavoravano in Svizzera. Il voi dato a Dio oggi di certo è di troppo, ma l invocazione è più che mai attuale e val la pena di farla nostra. All elenco della donne del Vangelo che hanno assistito Gesù, possiamo così aggiungere i nomi di Guglielmina, Ursula, Clementina, Suor Speranza. Da notare: per servire Gesù, da nessuna di loro prima sono usciti sette demoni! don ALFONSO ROSSI

11 Vita diocesana Sabato, 15 giugno Incontro a Nuova Olonio. Un occasione per fare il punto del cammino in corso nella nostra diocesi e guardare con passione alla programmazione degli impegni futuri. Consiglio pastorale diocesano L e esperienze che viviamo non sono quasi mai a tempo indeterminato: hanno un inizio e una fine, anche se poi, volgendoci indietro, scopriamo che quello che pensavamo un traguardo era in realtà soltanto una tappa. Questo è il momento che il Consiglio Pastorale Diocesano ha vissuto sabato 1 giugno nel familiare contesto della Casa guanelliana di Nuova Olonio. La nuova realtà dei Vicariati che, pian piano, in Diocesi sta prendendo forma esige una più ampia e meglio definita rappresentanza anche nell organismo consultivo della Diocesi; a farne parte, oltre ai membri scelti dal Vescovo e ai rappresentanti dei diversi ambiti della Pastorale, saranno quei laici chiamati ad essere nel Vicariato elemento di collegamento tra la realtà locale e la più ampia dimensione diocesana. Sarebbe stato bello un passaggio di consegne diretto tra chi lascia e chi arriva (anche se alcuni resteranno, garantendo così un utile continuità), ma non tutti i Vicariati hanno ancora espresso queste figure, così il nuovo inizio è rimandato. Nel frattempo il cammino pastorale continua ed è sempre utile, tra una tappa e l altra appunto, richiamare lo sfondo entro il quale ci muoviamo. È quello che ha fatto monsignor Vescovo proponendoci una ricca riflessione sul senso dell educare come un introdurre alla vita. Per educare non basta indottrinare, trasmettere cioè nozioni e istruzioni per l uso, così come non basta addestrare per ottenere il massimo profitto individuale. L opera educativa deve innanzitutto porre al centro la cura della verità che nel suo senso pieno si presenta come il luogo in cui si vive una profonda relazione interpersonale, quindi deve aprire all esperienza del bene e della bellezza. La relazione interpersonale di qualità è il decisivo fattore educante; e-ducare significa perciò aiutare ad uscire da sé per incontrare l altro, in particolare per incontrare Gesù che quando è ascoltato, conosciuto, seguito, amato e imitato diventa la vera fonte delle passioni liete di cui il nostro tempo, immerso in quelle tristi, ha davvero bisogno. Un luogo concreto nel quale, secondo la nostra tradizione, questa esperienza educativa si realizza è l oratorio. Ecco allora che a don Emanuele Corti è stato affidato il compito di illustrarci la Nota pastorale della CEI sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell educazione alla vita buona del Vangelo: Il laboratorio dei talenti. Già dal titolo laboratorio possiamo dedurre che in oratorio si impara facendo, raccordando fede e vita, soprattutto grazie alle relazioni stabili con educatori testimoni di esperienze ispirate al Vangelo. L oratorio esprime il volto missionario della parrocchia attraverso la prossimità ad ogni persona, i linguaggi differenziati, l accoglienza e l accompagnamento di tutti, sviluppandosi come luogo di relazione, integrazione, solidarietà e carità. In particolare il tempo estivo può essere il paradigma dell oratorio come laboratorio dei talenti, è infatti il tempo in cui generalmente l oratorio è più frequentato e lo stare tanto insieme permette di coltivare al meglio le relazioni. Anche gli adolescenti che durante l anno potrebbero essere visti come un problema possono diventare una risorsa se messi in grado a loro volta di offrire un servizio educativo ai più piccoli. È data così concretamente la possibilità perché l annuncio non sia indottrinamento, ma diventi esperienza di vita, anche attraverso l attenzione agli ultimi e ai bisognosi. Il tempo dei campi, quello in cui si sta veramente insieme, può essere un esperienza privilegiata. Il confronto in gruppo sugli stimoli proposti ha quindi fatto emergere, fra gli altri, il tema della competenza degli educatori soprattutto in relazione ad alcune esperienze in atto anche nella nostra Diocesi in cui si fa ricorso a figure professionali, regolarmente retribuite, alle quali viene affidata anche la formazione di tutti gli animatori che volontariamente prestano la loro opera. Anche l equilibrio tra forme stabili di professionalità e la gratuità del volontariato estemporaneo è una sfida da affrontare in un futuro che è già alle porte e che non ci deve trovare impreparati. Essenziale, poi, è sembrata l esigenza di armonizzare le attività formative dell oratorio nel più complesso itinerario dell iniziazione cristiana, senza dimenticare come sia imprescindibile il coinvolgimento delle famiglie in ruoli protagonisti e non marginali. Ancora, un problema aperto è quello dell accoglienza senza discriminazioni, partendo soprattutto dalle attività ricreative e sportive dei bambini e dei ragazzi, delle persone di etnie, culture e religioni diverse dalla nostra, senza incorrere negli estremi del pregiudizio come del buonismo. È stata riconosciuta, a questo proposito, l utilità della proposta fatta presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari di quattro incontri formativi e informativi sull Islam. Anche la riflessione sulla vita e le attività degli oratori ha poi chiamato in causa la nuova realtà dei Vicariati chiamati a una convergenza di risorse e di opportunità. A conclusione non poteva mancare il ringraziamento concreto del Vescovo: una busta (non una busta-paga nè una busta per la raccolta delle offerte!) che ha voluto consegnare personalmente nelle mani di ciascuno, contenente, fra l altro, un piccolo rosario realizzato dalle monache del Monastero della Visitazione in Como, segno di una comunione che ha il suo cuore nel Vescovo, ma che è possibile nell armonia e nella complementarietà di tutte le vocazioni. Dulcis in fundo il buffet, preparato con cura da alcuni volontari, perché non di solo pane vive l uomo ma anche di companatico! Laura Casartelli Bernasconi «Benvenuti!» Il saluto ai turisti del Vescovo Diego Un benvenuto in cinque lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo. A rivolgerlo ai visitatori che frequentano le località turistiche presenti in diocesi (la città, il lago, le montagne della provincia di Sondrio) è il vescovo monsignor Diego Coletti, in un opuscolo stampato in 20mila copie, in distribuzione in questi giorni e allegato al prossimo numero del Settimanale. «Il depliant non ha un taglio tipicamente estivo illustra don Gigi Zuffellato, delegato diocesano per la Pastorale dello Sport e del Turismo perché i nostri territori registrano presenze significative durante l intero anno: abbiamo scelto di divulgarlo a partire da giugno e sarà a disposizione anche nei prossimi mesi». Una diffusione a tappeto grazie alla collaborazione dei vicari foranei «che hanno creduto in questa pubblicazione aggiunge don Gigi che è un ottimo strumento di contatto, accoglienza, apertura». La nostra diocesi è sensibile all argomento, tanto da aver dedicato un capitolo dell ultimo Piano Pastorale a Eucaristia e turisti. «Chi arriva da noi conclude don Zuffellato è interessato all aspetto religioso. Diversi alberghi comunicano gli orari delle Messe e le attività delle parrocchie. I turisti delle seconde case si sentono in famiglia. I non credenti o i fedeli di altre religioni non mancano di ammirare l arte e la bellezza che le nostre chiese raccontano». Scuola di pastorale «B isogna puntare sulla formazione»: nella Diocesi di Como quest idea è sempre più diffusa; la si sente nei Consigli pastorali vicariali e parrocchiali, tra i catechisti e gli animatori della liturgia, nei gruppi Caritas e missionari. Gli Uffici diocesani vi dedicano gran parte del loro lavoro. Il Vescovo monsignor Diego Coletti lo chiede nel Piano pastorale: «la formazione scrive non è riducibile all abilitazione al fare, ma è il coinvolgimento del cristiano nella vita e nella missione di Cristo». Per rispondere a tale bisogno, nei mesi di settembre e ottobre in quattro finesettimana residenziali, con due sedi: Como e Morbegno (So) si svolgerà la Scuola di pastorale. «Non è un iniziativa tra le tante spiegano dagli Uffici diocesani, ma ha l ambizione di essere un esperienza modello. Si vuole costruire, attraverso la formazione, una pastorale caratterizzata dall unità e dalla missionarietà». La tensione verso l unità e l essenzialità dell evangelizzazione anima anche il Progetto diocesano di formazione pastorale, che nei prossimi mesi verrà presentato alla Chiesa comense. «Le idee del Progetto saranno la base per ripensare o rilanciare molte iniziative già in atto e per avviare nuove proposte», annotano dagli Uffici diocesani. La Scuola di pastorale porterà a compimento il cammino del Laboratorio diocesano permanente di pastorale, proposto, fino allo scorso anno, in una settimana di formazione nel periodo estivo. I temi affrontati sono stati Primo annuncio (2010), Parola (2011) e Iniziazione Cristiana (2012). La Scuola affronterà Il Vangelo nella fragilità, una fragilità che comprende tutti quei momenti di debolezza nella vita dell uomo che richiedono il sostegno di relazioni umane significative e che possono essere occasione di rinnovato incontro con il Vangelo. Le cinque aree di approfondimento previste incrociano numerosi aspetti della vita parrocchiale. Sono invitati consacrati, diaconi e preti. La partecipazione dei laici alla Scuola sarà fondamentale per favorire la loro corresponsabilità ecclesiale. Info e iscrizioni presso l Ufficio per la catechesi: telefono ; ufficio

12 12 Sabato, 15 giugno 2013 Preti Novelli In Duomo. Sabato 8 giugno l ordinazione di cinque nuovi presbiteri Il consueto concorso di folla e di popolo ha accompagnato, sabato 8 giugno, in una Cattedrale straripante di voci e di festa, l ordinazione sacerdotale di cinque preti novelli della nostra Diocesi. Famiglie e parrocchie, di provenienza e di destinazione pastorale (per uno solo dei cinque non è stato possibile sciogliere la riserva circa l incarico pastorale assegnatogli), molti sacerdoti, più un nutrito numero di giovani e ragazzi, hanno fatto da corona al lungo e suggestivo rito presieduto dal vescovo Coletti e accompagnato magistralmente dal coro diretto da mons. Felice Rainoldi, che ha potuto avvalersi anche del contributo di coristi provenienti dalle parrocchie di San Fermo, Albate e Capiago. Nella circostanza è stato rivolto un saluto affettuoso e un forte augurio di guarigione per il maestro Alessandro Picchi, che per la prima volta dopo diversi decenni, frenato da un malore che lo ha colto in settimana durante le prove, non ha potuto come di consueto accompagnare all organo l esecuzione dei canti. Nell omelìa il vescovo Diego ha approfondito i contenuti delle pagine bibliche scelte dai candidati stessi per dare voce e senso alla celebrazione. Ha così ricordato, partendo dal Vangelo, l esigenza di sintonizzare il nucleo profondo dei nostri desideri e affetti (il cuore ) con quanto di più nobile e prezioso possiamo incontrare nella vita (il tesoro ): là dov è il tuo tesoro, lì sarà il tuo cuore. E questo tesoro non può consistere nelle cose della terra, bensì in quelle del cielo. Con l avvertenza che, più che di cose I tesori di Dio Le destinazioni dei novelli: don Pietro Benzoni (San Fermo), don David del Curto (Bellagio), don Stefano Ferrari (Cermenate) don Valerio Livio (Monteolimpino) don Elio Partesana (riservato) (materiali o spirituali), si tratta in realtà di atteggiamenti e disposizioni profonde di sé: rispettivamente, l atteggiamento della ricerca del potere, del successo, dell affermazione di sé, e l atteggiamento del dono, del servizio gratuito, dell esposizione in perdita di sè. Decisiva, però, ha aggiunto il Vescovo, al di là degli andamenti mutevoli del nostro cuore nell individuare il suo tesoro, rimane la considerazione di dove sia il cuore Dio, presso quale tesoro il cuore di Dio ami dimorare stabilmente. E qui la voce del Vescovo si è fatta stentorea e altisonante, nel rispondere che sei tu il tesoro del cuore di Dio. La consapevolezza di essere amati da Dio, in modo gratuito, ostinato e sorprendente, è il cuore della vita cristiana, e solo da lì diparte ogni nostra possibilità di risposta. Procedendo oltre nel commento al Vangelo, il Vescovo si è poi soffermato sulla metafora dell occhio e del corpo, sottolineando come l occhio biblico immagine, ancora una volta, del cuore dell uomo, ossia del nucleo originario della sua coscienza rappresenti l organo di irradiazione della luce (o del buio, se risulta spento) sulla realtà tutta; e invitando di conseguenza tutti ma in particolare i cinque preti novelli a pregare il Signore perché ciascuno di noi possa partecipare al suo sguardo sulla vita, sulle persone, sulle cose, sulle relazioni. Alla fine, festa grande davanti alla chiesa di san Giacomo, dove il lungo corteo ha fatto rientro attraversando la piazza del Duomo. Per Albate, Capiago, Chiavenna, Portichetto e Sondalo la gioia immensa dell antico tronco capace ancora di stillare germogli di primavera (e qui il grazie va alle famiglie, ai parroci e alle comunità parrocchiali). Per Bellagio, Cermenate, Monte Olimpino e San Fermo (più la parrocchia x, che sarà svelata a breve), e per molte altre ancora che hanno beneficiato e beneficeranno del lavoro pastorale dei preti novelli, l ora del ringraziamento, dell accoglienza e della benedizione. don ANGELO RIVA ALBATE. L intera comunità stretta attorno a don Ferrari per la Prima messa Con don Stefano, nella preghiera e nella festa D ietro e prima di ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, c è sempre la preghiera forte e intensa di qualcuno: di una nonna, di un nonno, di una madre, di un padre, di una comunità Queste alcune delle parole di papa Francesco meditate durante la veglia in preparazione all ordinazione presbiterale di don Stefano e dei suoi compagni, venerdì 7 giugno a Maccio. Non sta a noi conoscere l origine della sua vocazione, quel che è certo è che in questi ultimi mesi la preghiera della comunità di Albate si è indirizzata molto più di frequente e con maggior intensità in questa direzione. La scelta di Stefano e la sua consacrazione sono per noi un grande dono del Signore e un segno forte della Sua presenza in mezzo a noi. E quando si riceve un bel regalo si fa festa! Questo sono state le due giornate di sabato e domenica: un momento di festa con e per don Stefano, con e per il Signore, con e per la comunità. Insieme abbiamo vissuto con partecipazione e commozione la cerimonia in duomo sabato mattina, trovando nelle parole del vescovo non solo indicazioni per una buona e santa vita sacerdotale, ma anche le coordinate secondo cui vivere la nostra vocazione, qualunque essa sia: dono di sè, gratitudine, condivisione. Son queste anche le parole chiave che hanno caratterizzato la celebrazione eucaristica di domenica mattina, presieduta per la prima volta da don Stefano. In essa ci siamo radunati intorno alla mensa del Signore, celebrando la Sua presenza in mezzo a noi, ringraziandolo per i sacerdoti mandati alla nostra comunità e chiedendo che accompagni il novello nel suo cammino. Un po come le tante persone, piccoli e grandi, che hanno sabato sera accompagnato don Stefano lungo via S.Antonino, accogliendolo sulla piazza della chiesa per un momento di preghiera e di festa. Lì i suoi giovani amici ci hanno ancora una volta confermato la bellezza dello stare insieme e del sostenersi anche compiendo scelte diverse, senza dimenticarsi di sé, come ci ha ben dimostrato un certo chitarrista Tante poi le persone che si sono messe in moto (alcune da mesi) per mettere in gioco i loro talenti e per donare un po del loro tempo per la buona riuscita della messa presieduta da don Stefano,del pranzo comunitario, del pomeriggio in oratorio per l apertura del Grest e per il recital, che domenica sera ha concluso questa due giorni. Certo le condizioni meteorologiche non ci hanno permesso di procedere secondo i piani prestabiliti, ma non ci hanno certo fermati, poiché anche il lavorare insieme, costruendo qualcosa di bello, è un dono che l ordinazione sacerdotale di Stefano ha portato alla nostra comunità. Dov è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Il tesoro di un giovane che diventa sacerdote ci dice dov è il cuore della nostra comunità PORTICHETTO Domenica 9 giugno la S. Messa per il novello sacerdote don Valerio Livio La gioia dell intera comunità D opo aver partecipato in cattedrale all ordinazione presbiterale, la Comunità di Portichetto si è stretta festante a don Valerio con una partecipazione corale che ha visto partecipi tutte le realtà del paese e tutte le fasce d età. Ognuno si è sentito coinvolto in questo evento che ha dato un segnale forte alla Comunità, non è stato solo un momento emotivo o sentimentale ma una vera esperienza di fede e di evangelizzazione. I giovani hanno realizzato con alcuni adulti un recital che ha percorso tutte le tappe della vita di don Valerio. è stata un esperienza impegnativa ma veramente appagante perché ha fatto comprendere come sia bello e possibile lavorare e divertirsi anche con età diverse. La S. Messa ha visto attorno al novello diversi sacerdoti e compagni di seminario oltre a tantissime persone anche delle Comunità dove ha esercitato il servizio pastorale come seminarista e diacono. Don Franco, sacerdote di Bulgarograsso e amico di don Valerio, ha tenuto l omelia soffermandosi sul prete come uomo del pulpito e del confessionale per indicare come il pastore a immagine di Cristo deve portare la Parola con gioia, entusiasmo e fede; inoltre attraverso il sacramento della riconciliazione deve manifestare la tenerezza di Dio che sempre perdona l uomo che torna pentito a Lui. L agape fraterna presso il Luglio Portichettese ha coinvolto 180 persone e alla sera per l inclemenza del tempo non si è potuta svolgere la processione eucaristica ma ci si è raccolti attorno a Maria, patrona della parrocchia, con la recita del S. Rosario e la benedizione eucaristica che ha concluso questa magnifica giornata di fede, di gioia e di fraternità! NELL IMMAGINE (FOTOservizio WILLIAM) DON VALERIO DURANTE LA CERIMONIA DI ORDINAZIONE IN DUOMO

13 Preti Novelli Sabato, 15 giugno In festa con don Pietro La comunità di Capiago racconta la gioia per l ordinazione sacerdotale e la Prima Messa di don Benzoni. In festa con don Pietro è la scritta che leggiamo per le vie di Capiago in questi giorni addobbate con centinaia di fiori, nastri, ghirlande. E festa per don Pietro ed è festa per tutti noi che ancora una volta riceviamo un dono così grande dal Signore! Siamo molto lieti che uno di noi sia stato chiamato per essere pastore del popolo di Dio e siamo grati a don Pietro che ha avuto la fede ed il coraggio di rispondere sì, per sempre. Sabato mattina abbiamo vissuto intensamente il momento dell ordinazione in cattedrale e poi sabato sera... inizio dei festeggiamenti in parrocchia con una breve celebrazione liturgica seguita da un simpaticissimo spettacolo di alta professionalità cinematografica (... sulle orme di Pietro...) e rinfresco per tutti. La domenica eravamo proprio in tanti alla Prima S.Messa celebrata da don Pietro e concelebrata da numerosi sacerdoti. Qualcuno dei presenti alla festa ha detto: Mi avete dato l impressione di una comunità salda ; sarebbe bello che questo avvenimento rafforzasse veramente il nostro radicamento nella roccia che è il Signore da cui solo potrà continuare a scaturire nuova vita. La festa è proseguita gioiosamente con il pranzo comunitario in oratorio e, in serata, con una partecipata preghiera e adorazione eucaristica presieduta da don Pietro. Ed ora... Pietro, va... fidati di Dio che è Padre, che è Figlio, che è Spirito di amore per il quale tu sei il tesoro! Noi, grati, ti accompagniamo con la preghiera e l affetto. CHIAVENNA. Don David Del Curto In bontà e verità La mia anima canta la grandezza del Signore, il mio Spirito esulta e danza nel mio Salvatore. Sono quello che sono per Grazia di Dio, per puro dono, per pura gratuità. Con queste intense parole, riecheggianti il Magnificat di Maria, don David, al termine della sua Prima Messa, celebrata nell affollatissima Collegiata di San Lorenzo, ha esordito per rivolgere il suo commosso e riconoscente ringraziamento a Dio, ai familiari, ai ventidue sacerdoti concelebranti, ai tre amici seminaristi, al sindaco e alle numerose persone presenti in chiesa. Un ringraziamento molto sentito, pieno di emozione, quella stessa che nel momento della consacrazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo gli aveva fatto tremare le mani. La solenne celebrazione, accompagnata con i canti del coro giovanile, condecorata dalla presenza delle due Confraternite dei rossi e dei neri, ha visto anche una nutrita rappresentanza delle parrocchie dove David ha esercitato le esperienze pastorali, in particolare da Gravedona dove ha svolto il ministero diaconale. Particolarmente apprezzato l intervento di don Gerardo Bernasconi, parroco di Gironico, con la sua brillante omelia durante la quale ha rivolto al festeggiato parole affettuose, augurandogli un buon cammino sacerdotale, intriso di bontà e verità (come c era scritto sui due piedi di cartone preparati dai suoi bambini e offerti al novello), sulle orme dei santi preti valchiavennaschi che hanno dato lustro a tutta la diocesi. A Gironico, nel comasco, dove David ha mosso i primi passi della sua iniziale esperienza pastorale come seminarista, ha trovato un antica devozione alla statua del Bambino Gesù che l ha ispirato a tal punto da fargli mettere quella figura sull immagine ricordo della sua ordinazione sacerdotale. Significativo lo striscione appeso al campanile di San Lorenzo, imbandierato per l occasione, con la scritta Se uno è in Cristo, è una creatura nuova, la stessa riportata sull immagine ricordo di don David. Un occasione di rinnovamento per tutti, come ha sottolineato l arciprete nel saluto iniziale: David sei un dono meraviglioso dell amore di Dio per la nostra comunità, un dono che chiede a tutti di crescere nella fede e nella comunione fraterna. Don David è stato accolto dai suoi concittadini sabato sera all ingresso della città, con l abbraccio fraterno dell arciprete e il caloroso applauso dei tanti accorsi per felicitarsi con lui. Il corteo, aperto dalle note festose della Musica Cittadina, si è portato alla chiesa di Santa Maria, dove ha avuto luogo la preghiera comunitaria del canto dei vespri, presieduta dal novello sacerdote, il quale ha anche benedetto il calice e la patena, dono dei suoi famigliari. Domenica la festa ha avuto anche il suo indispensabile momento conviviale (dopo un rinfresco sotto il porticato di S. Lorenzo a causa della pioggia al termine della Messa), presso la località il Deserto di Chiavenna con oltre duecento commensali, e ha trovato la sua distensiva e divertente conclusione alla sera al Teatro Victoria con una geniale ricostruzione della storia chiavennasca a partire dal 1984, anno di nascita del festeggiato. Una grande festa comunitaria, emotivamente e spiritualmente coinvolgente, che ha riempito di soddisfazione anche i numerosi volontari (giovani, amici, adulti ) che si sono dati da fare per la impegnativa organizzazione. Una festa che ha evidenziato come anche in questo tempo di crisi di fede e di valori, la vocazione sacerdotale dei giovani non solo incuriosisce ma è apprezzata e ammirata, come ha giustamente sottolineato il sindaco nel suo indirizzo di saluto al giovane sacerdote al termine della Messa, e come hanno riconosciuto anche i giovani della notte bianca che davanti alla chiesa di S. Maria hanno rispettosamente interrotto la loro musica per consentire ai fedeli di pregare e salutare il giovane prete. A Sondalo la festa per don Elio Partesana Un prete in cammino è stata festa grande a Sondalo, sabato e domenica, per l ordinazione sacerdotale di don Elio Partesana: tutti i momenti previsti sono stati molto partecipati ed intensamente vissuti, l aria di festa comunitaria e paesana non ha mai soffocato il significato profondo dell evento. Elio si è presentato in paese come don sabato sera presso la chiesa di Santa Maria Maggiore accolto dagli amici, dai ragazzi e dalla gente: con il suono della banda è stato accompagnato verso la chiesa di San Francesco. Lungo la strada gli addobbi festosi, le scritte e gli striscioni preparati dai ragazzi dell oratorio ed estesi fino alla frazione di Sommacologna, hanno introdotto Elio anche nella parte paesana della festa. Sul sagrato il novello sacerdote era atteso dal clero del vicariato e si sono tenuti i saluti di rito. Per il Consiglio parrocchiale ha porto il saluto un padre di famiglia che ha dato voce all emozione e all orgoglio della comunità sondalina che, nel triduo di preparazione predicato da don Gianluca Dei Cas, è stata aiutata a comprendere quale grande dono sia il sacerdozio per il prete stesso e per la sua comunità. I preparativi per la festa hanno coinvolto tante persone che, a vario titolo, si sono impegnate per preparare una calda accoglienza. Una bambina, Claudia, ha letto un breve componimento ispirato alle figure evangeliche del ragazzo che portava con sé pochi pesci serviti a Gesù per fare cose grandi e del granello di senape in apparenza insignificante ma capace di diventare una pianta robusta e si è augurata di avere don Elio come prete dell oratorio, capace di farle gustare la bellezza del Vangelo e della vita. Infine il Sindaco si è rivolto a don Elio con espressioni molto sentite di stima e apprezzamento sottolineando il valore anche civile di scelte così impegnative nel momento attuale in cui molti giovani trovano difficoltà ad orientarsi e si perdono nelle difficoltà della vita. Ha inoltre espresso apprezzamento per l attività della Parrocchia che sta camminando con fiducia e speranza. Breve e densa la preghiera in chiesa con l omaggio del coro parrocchiale e del coretto ( c è qualcuno che mi ama e conosce il nome mio ): il parroco don Battista ha salutato don Elio richiamando ai molti presenti il significato centrale dell omelia del Vescovo nella messa di ordinazione con lo sviluppo del pensiero Dov è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. Lo sforzo di ogni uomo e di ogni prete di guardare verso l alto ha la sicurezza della risposta di Gesù che vede in ciascuno di noi il suo tesoro per il quale ha speso e donato la vita. Quindi don Elio ha impartito la sua prima benedizione alla gente che lo ha visto crescere e partecipare sempre più attivamente alla vita dell oratorio e della Comunità. Di nuovo, sul sagrato, i giovani della banda provenienti da Sondalo e Bormio hanno tenuto un breve e apprezzato concerto di fine corso. La messa della domenica, preceduta da un festoso corteo che ha percorso il tragitto dalla santella di mezza coltura alla chiesa di San Francesco, è stata molto partecipata e intensamente vissuta. La concelebrazione di una decina di sacerdoti e i canti l hanno resa particolarmente solenne: l omelia del parroco ha posto in luce le caratteristiche della chiamata che, come delineato dalla letture, vuole una risposta immedita, senza riserve e remore ed, infine, una illimitata durata. Al termine don Elio ha ringraziato quanti lo hanno accompagnato nella vita e nel cammino fino al sacerdozio: i genitori e i fratelli, i compagni e superiori dei seminari di Roma e di Como, i preti che si sono avvicendati a Sondalo e la cerchia degli amici. A tutti ha rivolto l invito a ricercare in Gesù la speranza che non delude. Gli amici di Elio hanno preparato e letto un indirizzo di saluto ove ricordano le intense amicizie e le comuni esperienze giovanili ed esprimono l emozione, lo stupore e l ammirazione per la scelta tanto impegnativa. Da un esperienza comune compiuta nel 2006, alcune tappe del cammino di Santiago de Compostela, gli amici di Elio hanno tratto un racconto che è stato rappresentato con la collaborazione di una quarantina di giovani e adulti e del coro parrocchiale. La rappresentazione, tecnicamente ben riuscita, ha riscosso notevole successo ed ha messo in luce anzitutto la ricerca di semplicità e autenticità dei giovani che affrontano il cammino. E stata anche efficacemente delineata la figura dell apostolo Giacomo con il racconto del martirio e la lettura di alcuni brani della sua lettera.

14 14 Sabato, 15 giugno 2013 Visita pastorale Comunicazioni Turismo Sul sito diocesano nuove pagine in diverse lingue per i turisti Sul sito diocesano in home page sono state recentemente create pagine informative per i turisti in 4 lingue (Info Tourists). Come per gli anni precedenti sono anche disponibili nella sezione PASTORALE > Letture in Lingua, le Letture della S. Messa in lingua straniera. Dalla sezione Storia e Arte > Cattedrale è poi possibile accedere direttamente al nuovo sito della Cattedrale con le indicazioni aggiornate di tutte le celebrazioni ed orari. Sito diocesano Raccolta degli indirizzi web delle parrocchie Ufficio Comunicazioni sociali sta L predisponendo la raccolta degli indirizzi web dei siti parrocchiali (esterni al sito diocesano) e delle mail parrocchiali per l inserimento nelle schede informative delle parrocchie sul sito diocesano, così da rendere più agevole la ricerca dei siti da parte dei visitatori. Il modulo si può compilare e spedire direttamente da questo link: www. diocesidicomo.it/censimentositi Per qualsiasi modifica ai dati già presenti (telefoni, indirizzi, fax) è possibile segnalare le richieste a diocesidicomo.it. E sempre possibile segnalare a it il proprio indirizzo mail per ricevere la Newsletter diocesana ( Prossimi appuntamenti ) che con cadenza settimanale riporta gli eventi a carattere diocesano (e quelli di vicariato che venissero segnalati). Il Vescovo in visita alle Figlie della Presentazione religiose Dalla diocesi di Como al mondo Mons. Coletti visiterà martedì 18 giugno la comunità delle Figlie della Presentazione presente a Como in via Dante Alighieri al n. 94 dove, sul portone, campeggia la scritta Istituto Sacra Famiglia. In molte occasioni le persone che ci incontrano ci ricordano: sono stata in convitto mio figlio ha fatto le elementari ma non c è più il pensionato? ma che cos è adesso la Sacra Famiglia? Adesso la Sacra Famiglia non è più una scuola, non è più un pensionato, è rimasta semplicemente la casa di una famiglia di suore, una famiglia che si è allargata arrivando in India, in Africa e in Papua Nuova Guinea, ma che qui in questa Diocesi, su questo territorio è nata ed è cresciuta. Questo territorio vuol dire: La Parrocchia di s. Orsola (borgo di San Vitale allora) dove si riunivano nei primi tempi le nostre fondatrici Francesca e Maria per istruire e accompagnare fanciulle in difficoltà e siamo nel La Parrocchia di S. Agata dove, dal 1836, stabilirono la nuova sede nell Istituto che ancora oggi si chiama Presentazione in via Zezio (scuola di lavoro, oratorio, convitto, poi pensionato) e in seguito dal 1895 nell Istituto Sacra Famiglia di via Dante (anche qui scuola, convitto e poi pensionato) La Parrocchia S. Cecilia a Camnago Volta dove l immobile Domus Mariae per una quarantina d anni è stato sede della formazione e casa di riposo Adesso la nostra casa in Como è solo la Sacra Famiglia, ma continuiamo ad essere presenti con un attenzione educativa in queste tre parrocchie perché il legame con la Chiesa locale e la collaborazione con i sacerdoti è sempre stata una dimensione viva e costante nella nostra storia di Congregazione. Alla Sacra Famiglia continuiamo inoltre ad accogliere i gruppi che hanno bisogno di uno spazio semplice, sereno e familiare per incontrarsi e incontrare il Signore. Il Vescovo Diego troverà in questa casa una comunità eterogenea e multiculturale: la Madre Generale della Congregazione, suor Marina originaria dell India, la Superiora Provinciale, alcune suore malate aiutate da due sorelle infermiere indiane e altre suore con compiti diversi; troverà una comunità che pur nelle difficoltà di questo tempo storico e nella debolezza della propria situazione conserva la gioia e l impegno di testimoniare l amore e la fedeltà del Signore. Sr. A. Suore guanelliane di Lora Custodi del carisma di don Guanella Domenica 16 giugno il Vescovo di Como, mons. Diego Coletti, continuerà la visita pastorale alle comunità religiose del comasco, incontrando le Figlie di Santa Maria della Provvidenza nella struttura voluta dal fondatore San Luigi Guanella a Lora (Co). Fu proprio il santo, nativo di Fraciscio, ad acquistare, il 1 gennaio 1897, lo stabile di una vecchia filanda, poi divenuta fabbrica di bottoni, denominata La Binda, che dall altura di Lora, di fronte al Baradello, domina l intera convalle. L obiettivo del sacerdote era di dare una sede autonoma alla Congregazione femminile da poco costituita insieme alla cofondatrice Suor Marcellina Bosatta. Gli stanzoni dell ex filanda vennero adattati ad accogliere oltre che le Suore e le giovani aspiranti alla vita religiosa (in quello che di fatto fu il primo noviziato della congregazione) le persone bisognose. Ripercorrendo la storia dell Istituto incontriamo anche un fatto curioso: era il 1899 quando, don Guanella, offrì, proprio presso la casa di Lora, un pranzo ai partecipanti al Congresso dei telegrafisti arrivati in città per commemorare Alessandrio Volta, in occasione della grande esposizione Voltiana. Con il passare gli anni la struttura continuò a crescere con l aggiunta di nuovi locali, una casetta per i sacerdoti addetti al servizio della Casa e una bella chiesa in stile lombardo, consacrata il 19 aprile Tutte le ricoverate ebbero il loro reparto distinto: le orfanelle, le anziane, La struttura, un ex filanda, fu acquistata da San Luigi Guanella nel 1897 per dare una sede autonoma al ramo femminile della Famiglia guanelliana. Attualmente ospita una RSA le inferme croniche, le buone figlie, le epilettiche e furono ben presto oltre 300 le persone assistite. Tra le bimbe accolte (alcune neonate) si ebbero dapprima molte orfane e trovatelle, poi figlie di lavoratori emigrati, ed infine, negli ultimi anni, con la costituzione di una Comunità Alloggio, diversi minori di famiglie disgregate. I sacrifici affrontati dalle suore furono enormi e i disagi erano molti. Col passare degli anni si avviarono le migliorie. Una prima importante ristrutturazione ebbe luogo nel 1960, con successive ristrutturazioni parziali fino a quella del 1996, affinché la Casa fosse a norma di legge e potesse configurarsi come Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.). Nella storia della Casa di Lora centrale fu, fin dalla fondazione, l attenzione educativa che portò alla creazione, nel 1950, di un importante educandato, frequentato perlopiù da figlie di immigrati che poterono fruire dell istituzione delle elementari interne alla Casa e che, in seguito, ebbero la possibilità di frequentare un corso professionale della scuola televisiva istituita dalla RAI (siamo nel 1958). Entrambe le scuole chiusero i battenti solo nel Le ex allieve, riconoscenti e affettuosamente legate alle suore che di loro si presero cura, festeggiano ogni anno una giornata insieme e tornano alla Casa di Lora. Questa Casa ha festeggiato i cento anni di vita senza mai arrestarsi nella sua opera di assistenza; fedele ai principi del Fondatore Luigi Guanella ed evolvendosi con i tempi, ci mostra oggi una struttura adeguata ai canoni più funzionali, in risposta ai bisogni delle anziane ospitate: un complesso accogliente dove l atmosfera è familiare, quieta, pacata e dove ognuno svolge la sua missione. L attività educativa è andata però esaurendosi e la Comunità Alloggio è stata recentemente chiusa. Parallelamente ha preso consistenza il numero delle persone anziane ed inferme che ora costituiscono l utenza esclusiva della Casa. Attualmente sono 66 le ospiti a cui si aggiungono alcune suore anziane.

15 16 Sabato, 15 giugno 2013 Cronaca Alcolisti Anonimi. La scorsa settimana celebrati, in un seminario aperto presso i Missionari Saveriani di Tavernerio, i 30 anni di vita di A.A. in provincia di Como. «Abbiamo preferito vivere» Dodici passi e dodici tradizioni per ritrovare la luce. Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all alcol e che le nostre vite erano diventate incontrollabili, Il nostro comune benessere dovrebbe venire in primo luogo; il recupero personale dipende dall unità di A.A. Sono rispettivamente il primo passo e la prima tradizione di un associazione di uomini e donne cui la vita ha regalato una seconda opportunità, colta con la determinazione e il coraggio di chi ha dovuto toccare il fondo per ritrovare se stesso. Dietro quella criptica sigla A.A. c è l associazione Alcolisti Anonimi. Siamo uomini e donne che hanno scoperto e ammesso di non poter controllare l alcol spiegano alcuni dei tanti membri che l associazione raduna-. Abbiamo imparato che dobbiamo vivere senza di lui se vogliamo evitare il disastro a noi stessi e a coloro che ci stanno accanto. Alcolisti Anonimi nacque negli Stati Uniti nel 1935 dall incontro di un agente di borsa di Wall Street ed un medico chirurgo di Akon (Ohio), entrambi alcolisti. I due si resero conto che condividendo le loro fatiche e sostenendosi reciprocamente riuscivano a stare lontano dall alcol. Un sistema semplice che presto divenne modello e venne esportato in tutto il mondo. Alcolisti Anonimi giunge a Como nel La scorsa settimana un seminario aperto presso i Missionari Saveriani di Tavernerio ne ha celebrato i 30 anni di vita. «Arrivarono in città degli amici da Milano e da Saronno, dove l associazione si era già costituita - ci spiegano alcuni membri comaschi -. Il loro contributo fu fondamentale per l avvio di questa esperienza in città. Il primo gruppo comasco di Alcolisti Anonimi si costituì in via Valleggio 19, presso l oratorio della chiesa di S. Giuseppe. Un altro sorse a Muggiò, e poi si trasferì a Rebbio, presso la parrocchia di S. Martino. In seguito l esperienza si allargò alla provincia, con la nascita di gruppi a Cantù, Erba e Valmorea. Ci si appoggia, in genere, a parrocchie e oratori perché lì si trova un ambiente più accogliente». Come funzionano i vostri Uomini e donne che hanno ammesso la loro malattia e lanciato la sfida all abuso di alcol. gruppi? «Il nostro scopo primario è di rimanere sobri e aiutare altri che lo vogliono a raggiungere la sobrietà. Non imponiamo agli altri la nostra esperienza sul problema del bere ma la condividiamo con chiunque ci inviti a farlo. Nella nostra associazione si possono trovare uomini e donne di ogni età e di ogni estrazione sociale, economica e culturale. I nostri sono gruppi di auto aiuto, in cui chi arriva, se se la sente, condivide la propria esperienza di fronte agli altri. Lì inizia un percorso che può essere diverso da persona a persona e che si fonda sul programma di recupero di A.A.» «Non facciamo giuramenti, non diciamo che non vogliamo bere mai più. Cerchiamo, invece, di seguire quello che in A.A. chiamiamo il Piano delle 24 ore. Ci concentriamo nel rimanere sobri proprio per le correnti 24 ore. Cerchiamo semplicemente di riuscire a stare bene un giorno alla volta» Una sfida quotidiana contro un mostro che è sempre dietro l angolo. Nel racconto di chi abbiamo incontrato traspare la fiducia, il legame stretto con il gruppo, in cui si è trovata la forza per ripartire, ma anche il terrore di ricadere «Non bevo da 22 anni e 7 mesi - ci spiega un membro dell associazione comasca -. Ero una grande consumatrice di super alcolici, riuscivo a bere fino a un litro di whiskey ogni mattina. Non ne potevo più di quella vita, ero diventata molto aggressiva, non sapevo più dove sbattere la testa» Qual è stata la molla che l ha portata ad Alcolisti Anonimi? «Era il 16 ottobre 1990 Mi fermai in edicola e comprai una rivista, Annabella, trovandovi un inserto che parlava di alcolismo. Grazie al numero di telefono suggerito chiamai i servizi generali di Roma. Una donna mi disse che a Como alcune donne stavano frequentando Alcolisti Anonimi e mi diede i recapiti. Ci andai subito, nonostante lo scetticismo di mio marito che temeva vi trovassi tossicodipendenti o prostitute Fu per me l inizio di una nuova vita, dopo anni di solitudine e disperazione mi trovai insieme a persone che potevano realmente capirmi. Negli sguardi di chi c era accanto a me trovai unicamente amore e fiducia, nessun giudizio. L alcol è una malattia democratica, che colpisce chiunque, senza distinzione di razza, cultura, credo Smisi di bere quella sera stessa. Frequentai Alcolisti Anonimi tutte le sere, e ancora oggi partecipo al gruppo con costanza. Così è incominciata la mia nuova vita. Grazie agli amici con cui ho condiviso questo cammino. Grazie al Programma che ti aiuta a vivere senza il bicchiere. Grazie alla telefonata salvavita, la telefonata a qualche amico che mi si raccomandò subito di fare ogni qual volta mi si manifestasse il desiderio di bere. Ne ho fatte migliaia di quelle telefonate. Ho scelto di vivere, e oggi posso condurre una vita tranquilla e serena, anche se sto sempre molto attenta. Non ho mai pensato in questi anni, nemmeno per un momento, di tornare a bere, ma preferisco evitare qualsiasi rischio, per questo vivo la mia vita come fossi allergica all alcol». «Sono arrivata al gruppo nel 1992 ci spiega un altro membro di Alcolisti Anonimi -. Ricordo che quella mattina mio figlio mi aveva rimproverato perché bevevo troppo. Bevevo già da quattro anni. Mi sono avvicinata ad A.A. per capire ed imparare come i suoi membri avevano fatto a smettere di bere e soprattutto come facevano ad essere così sereni. Ho notato un quadretto in cui leggevo per la prima volta la Preghiera della Serenità e la cosa più importante è stata che tutti i presenti, dopo il benvenuto, mi hanno dedicato la serata, premettendo che il nuovo era la persona più importante. Da quella sera il desiderio di bere si è placato e stavo bene con i nuovi amici che avevano avuto il mio stesso problema, l alcolismo attivo, ed erano ormai rinati. Il locale era ricolmo di spiritualità e per la prima volta ho sentito la presenza di un essere supremo! Ed ecco per me iniziare una nuova vita, lo Stile di vita di A.A., un cammino verso la sobrietà Un programma di recupero che ha restituito alla vita milioni di persone nel mondo. e la serenità. Ed ecco come vivo oggi la mia sobrietà: liberata dall impulso di bere, mi sento bene, fisicamente e mentalmente. Non è stato un percorso facile, anzi direi tutto in salita, un passo avanti e due indietro, ma con i gruppi, gli anziani, e con gli strumenti del programma, è arrivata in me la pace nel cuore e la gioia di vivere!». Una, due, cento, migliaia di testimonianze. Tutte a confermare la bontà di un modello, la forza di un gruppo, il valore di altrettante vite salvate grazie all intuizione di due uomini, poco meno di 80 anni fa. Oggi Alcolisti Anonimi ha membri in più di 140 paesi del mondo. Milioni sono gli uomini e le donne che, grazie a A.A., si sono lasciati alle spalle il loro problema del bere e oggi conducono una vita normale, fatta anche e soprattutto di quotidiana sobrietà. marco gatti un cammino di dodici passi 1) Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili. 2) Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione. 3) Abbiamo preso la decisione di affidare le nostre volontà e le nostre vite alla cura di Dio, come noi potemmo concepirlo. 4) Abbiamo fatto un inventario morale profondo e senza paura di noi stessi. 5) Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano, l esatta natura dei nostri torti. 6) Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere. 7) Gli abbiamo chiesto con umiltà di eliminare i nostri difetti. 8) Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone cui abbiamo fatto del male e siamo diventati pronti a rimediare ai danni recati loro. 9) Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri. 10) Abbiamo continuato a fare il nostro inventario personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso. 11) Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirlo, pregandolo solo di farci conoscere la Sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla. 12) Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.

16 Como Cronaca Sabato, 15 giugno Economia. Le conseguenze delle politica fiscale molto dura del precedente governo èun fenomeno ormai all ordine del giorno nel comasco: la corsa delle ditte italiane ad aprire una loro attività in Svizzera. Ne stanno discutendo, tra gli altri, il Tavolo della Competitività, la Camera di Commercio, la Commissione per le questioni italo-svizzere di Regione Lombardia. In effetti, da inizio anno, sono state ben (+3% rispetto l anno scorso) le ditte iscritte al Registro di Commercio della Repubblica e Cantone Ticino nel primo trimestre del Nonostante, quindi, il Governo Letta sia attivo da qualche settimana non sembra accennare a diminuire il cosiddetto effetto Monti, ovvero la politica fiscale molto dura adottata dall esecutivo italiano nel 2012 che ha portato diverse aziende a scegliere di delocalizzare. Ormai, infatti, quotidianamente sui media di qualsiasi natura non mancano critiche del mondo economico alla situazione fiscale giudicata insostenibile acutizzata dalla persistente crisi in atto. Analizzando, invece, le nuove attività imprenditoriali provenienti dall Italia nel vicino Cantone italofono si scopre che 778 società sono state costituite utilizzando non la solita procedura burocratica per uffici ma tramite il sistema online Startups. ch, metodo privilegiato per chi ha ha scelto soprattutto le forme giuridiche più semplici, ovvero ditta individuale o Sagl (cioè Società a garanzia limitata). Statisticamente parlando si tratta, rispettivamente, del 33.8% e del 36.2% di nuove attività imprenditoriali. La forma giuridica della società anonima, cioè la nostra società per azioni, é stata invece Sempre più Italia nelle ditte svizzere Quasi 17 mila le aziende che, dall inizio dell anno, si sono iscritte al Registro del Commercio della Repubblica del Cantone scelta nel 20.8% dei casi. E le prospettive per il resto dell anno sembrano ancora più rosee per l economia cantonale dati i problemi delle nazioni confinanti con la Svizzera. E per coloro che intendono aprire un attività oltreconfine non mancano poi i punti di appoggio. Ad esempio uno di questi è l associazione Assoimpresit, ovvero l associazione per l impresa italiana nel Cantone Ticino, che non lesina, nella sua presentazione, ad illustrare i motivi per cui vale la pena proseguire in una tendenza che sembra non essere facile limitare da parte delle nostre istituzioni locali. Ad esempio, infatti, Assoimpresit sottolinea come gli imprenditori italiani sono costretti in un mercato affossante e spesso iniquo nel quale non riescono ad esprimere appieno le loro potenzialità. Ecco perché il sodalizio mette a disposizione degli associati l esperienza e la professionalità di uno staff dedicato per alleggerire o annullare le difficoltà d inserimento nel Sistema Ticino fornendo un assistenza capillare per selezionare le migliori opportunità nelle quali ciascun associato potrà finalmente avere riscontri economici e professionali in linea con le proprie aspettative. Viene, infatti, infine fatto rilevare come Il Sistema Ticino oltre alla snellezza burocratica ed ad una tassazione per nulla vessatoria e comunque rispondente ai servizi offerti ai contribuenti, offre un mercato interno di primo ordine e sempre pronto alle innovazioni che provengono dall Italia visto il comune denominatore culturale e linguistico. L interesse per gli imprenditori italiani, dunque, è molto forte e la crescita di attività provenienti dal nostro Paese ha fatto sì che, complessivamente, l aumento nel numero di soggetti economici del Cantone Ticino lo collochi al IV posto a livello nazionale, superato solo dai cantoni di Zurigo, Vaud e Ginevra. E questo nonostante nella Confederazione si sia registrato un consistente aumento dei fallimenti, in particolari quelli di aziende che hanno un titolare proveniente dall UE. Nella Confederazione i fallimenti si sono attestati in maggio a 1158, il 13% in più dello stesso mese del Fra le aziende che hanno cessato l attività per mancanza di soldi spiccano le 128 (+9%) con titolare dell Unione europea. In Ticino il dato è più contenuto. Per i primi cinque mesi dell anno i fallimenti privati sono stati 87 (-9%), quelli aziendali per insolvenza 144 (+9%); nei Grigioni i rispettivi dati risultano 33 (-39%) e 24 (+4,3%). Luigi Clerici Da Tavernola visita a La città nuova oltre Sant Elia La Cooperativa Gerenzana di Tavernola, che ha sede in Via Conciliazione 32,organizza, in collaborazione con la Legacoop di Como, una visita alla Mostra La citta nuova oltre Sant Elia, che avrà luogo venerdi 21 giugno con ritrovo alle ore 18,15 presso Villa Olmo. La visita sarà illustrata da una guida: sono invitati a partecipare i soci e tutti coloro, anche non soci, che sono interessati. Il biglietto sarà di 6 per i soci e 8 per i non soci. Al termine della visita tutti sono invitati, a prezzi concordati, per una pizza presso il Ristorante Fortino di Tavernola e si coglierà l occasione per ringraziare il Presidente uscente della Cooperativa Aurelio Piffaretti che dal 1999 ha guidato con passione e competenza il sodalizio. Con questa iniziativa il Presidente Daniels Zampieri e il rinnovato Consiglio d Amministrazione intende riprendere e rilanciare le proprie attività sociali, ricreative e culturali a Tavernola e sul territorio, anche in collaborazione con le altre realtà del Quartiere. Per eventuali informazioni telefonare al oppure mandare una mail a coop. entro l 11 giugno prossimo. Resterà in carica per un anno Regio Insubrica: Leonardo Carioni presidente È Leonardo Carioni, commissario straordinario della Provincia di Como, il nuovo presidente della Comunità di lavoro Regio Insubrica, realtà istituita per promuovere la cooperazione transfrontaliera nella regione italo-svizzera dei Laghi Prealpini e favorire la presa di coscienza dell appartenenza ad un territorio che è iscritto, al di là dei confini istituzionali, nella geografia, nella storia, nella cultura e nella lingua, oltre che per diffondere una mentalità transfrontaliera moderna e aperta, che induca associazioni e singole persone sui due versanti del confine a individuare opportunità, ad unirsi e prendere essi stessi iniziative concrete. Manterrà l incarico per l anno È subentrato a Daniele Nava, presidente della Provincia di Lecco, nel corso dell Annuale riunione svoltasi a Villa Monastero, Varenna, sulla sponda lecchese del lago di Como. La riunione ha rapprsentato l occasione per tracciare un positivo bilancio dell attività svolta nel corso dell anno. Tra le tematiche affrontate nel corso dell assemblea sono state presentate le conclusioni dello studio sul tema del credito mirato a definire un percorso per consentire alle banche svizzere di estendere la loro piazza finanziaria oltreconfine a favore delle imprese italiane. Tra le altre voci che detteranno l agenda della Regio nei prossimi mesi anche la navigazione sul lago Maggiore con i problemi segnalati in ambito di promozione turistica, di servizio pubblico, tariffario, di sicurezza ed ambientali relativi ai battelli in servizio e la questione frontalieri nelle diverse sfaccettature e problematiche quali il ristorno delle imposte alla fonte, la mobilità, i lavoratori indipendenti sul versante ticinese.

17 18 Sabato, 15 giugno 2013 Como Cronaca Centro diurno Caritas. Spazio di accoglienza e socialità Offre un luogo quotidiano d incontro a chi si trova in condizioni di senza fissa dimora. Il bilancio di un anno, il 2012, estremamente positivo sul fronte dell organizzazione interna Sarebbe possibile costruire a Como uno spazio di accoglienza riservato ai senza dimora, offrendo loro la duplice opportunità di una sosta dalle fatiche del vivere la strada e di sedimentare nuove relazioni e aggregazioni in un clima di ritrovata serenità? Cominciò con questo quesito, che rappresentava nel contempo un ambiziosa scommessa e una sfida alla crisi economica incombente, l avventura del Centro Diurno Caritas di via Giovio, che dall ottobre 2008 fornisce ospitalità, assistenza e servizi a coloro che, in gergo mediatico, sarebbero rimasti indietro, quasi che il perdersi in strada che a volte avviene in modo brusco e repentino, per la perdita del lavoro, una lite familiare o l insorgenza di una patologia, volendo attenersi ai tre casi più classici - fosse determinato dalla lentezza del passo, o comunque da una scarsa adattabilità ai ritmi frenetici della competizione moderna. Se tali furono la scommessa e la sfida, a cinque anni di distanza l operazione può dirsi felicemente compiuta, perché quello che era e rimane un luogo di addensamento e concentrazione di malesseri, solitudini e disperazioni ha rivelato anche di essere una palestra di attivismo e solidarietà, di solidificazione di amicizie e progettazione di nuovi orizzonti, nel segno appunto della convergenza tra lo stimolo alla condivisione delle esperienze e il bisogno di rimettersi in gioco, magari anche attraverso un sonoro sberleffo alla crisi e al groviglio di antiche e recenti fobie di cui è portatrice. Per il Centro Diurno il 2012 è stato un anno positivo soprattutto sul piano organizzativo e strutturale, precisa la responsabile del servizio Cecilia Gossetti, in quanto siamo finalmente riusciti a superare la fase puramente Il numero degli ospiti rimane sostanzialmente stabile, attorno alle quaranta presenze. Mutato negli anni il carattere generale delle presenze, divenute molto più stanziali rispetto al passato, quando ci si recava al Centro in cerca di aiuto. di Salvatore Couchoud il centro diurno in alcune immagini d archivio. foto william assistenziale del dare risposta ai bisogni immediati per focalizzare l attenzione sulla necessità di creare rapporti significativi che permettessero agli ospiti di sperimentare cambiamenti non generici e non superficiali sotto l aspetto personale e relazionale. Ecco perché abbiamo dedicato tempo ed energie alla formazione della nostra èquipe di volontari, chiamata a misurarsi sul terreno dell ascolto e non più della semplice erogazione di servizi rivolti ai bisogni immediati. Confrontarsi con gli ospiti, stare insieme a loro e condividerne il percorso è ora la forza e il senso del Centro Diurno, senza volere per questo rubare il mestiere agli psicologi e agli psicoterapeuti. Ne nasceranno quindi una proposta e un immagine sostanzialmente diverse del Centro, e con tale obiettivo ci accingiamo ad affrontare un estate di studio e di pianificazione degli interventi. In tale quadro evolutivo, che ormai procede già da qualche tempo lungo una traiettoria, com è fatale che sia, non esente da patemi e oscillazioni, ma anche non priva di successi nelle iniziative e di positivi riscontri da parte degli utenti, i cambiamenti sono dunque all ordine del giorno, e uno dei problemi preliminari da fronteggiare è proprio quello di stare al passo con la mobilità fluida e cangiante delle situazioni. Il numero degli ospiti rimane nel complesso stabile, intorno alle quaranta presenze, aggiunge la responsabile. Quello che è radicalmente mutato è il carattere generale di tale presenza, divenuta molto più stanziale rispetto al passato, quando si veniva al Centro nella speranza di essere aiutati nella ricerca di un occupazione e non si concedeva spazio alla vita di relazione. Il cambiamento ha investito soprattutto la componente maghrebina, che di fronte al volto arcigno della crisi ha rinunciato anche alle residue ipotesi di salvarsi con un lavoro e un ritorno a condizioni di vita normali, e sta ora progettando il rimpatrio nella terra d origine. Per restare in tema, uno degli ospiti storici del Centro Diurno, il tunisino Alì Lazrag, ha già ottenuto con il nostro contributo il rimpatrio assistito a casa, dove è stato reintegrato in quel ruolo di capofamiglia che aveva abbandonato trent anni fa, quando si era trasferito in Italia per motivi di lavoro. Altri suoi connazionali presto lo seguiranno, se riusciranno come ha fatto lui a vincere quel sentimento di sconfitta e di umiliazione che inevitabilmente affiora allo scoperto quando si tratta di fare ritorno tra la propria gente dovendo pubblicamente dichiarare di essersi arresi alla crisi italiana ed europea. Dall altro lato, perché ogni medaglia ha sempre il suo rovescio, aumenta il numero delle persone che proprio tra le mura di via Giovio ha conosciuto una vera amicizia, ha incontrato per la prima volta un gruppo capace di accoglierlo e di dargli ascolto, ha persino trovato l anima gemella. A ennesima riprova del fatto che si cresce insieme, o non si cresce affatto. Un contributo di 250 mila euro da Regione Lombardia per la ristrutturazione di un bene confiscato A Fino continua la sfida alla criminalità Duecentocinquantamila euro da Regione Lombardia per ristrutturare un bene confiscato alla ndrangheta. A beneficiare di questo contributo è stato, nei giorni scorsi, il Comune di Fino Mornasco. Il contributo servirà per trasformare il bene in due appartamenti per famiglie disagiate economicamente. Il progetto è inserito in un percorso di responsabilità sociale ormai attivo da tempo, per un distretto civico di azioni comuni contro i clan. Capofila degli enti locali coinvolti è Cermenate, in un accordo quadro di governo culturale con il Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco, attraverso proposte concrete per il mondo del lavoro e per l accesso etico al credito. In questo ambito la giunta di Fino Mornasco ha indicato il Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco quale partner culturale e progettuale per il recupero del bene confiscato. Titolare del recupero architettonico e progettista sarà Caterina Biondi, l architetto toscano che già sta lavorando alla ristrutturazione della villetta di Cermenate, sede del Progetto San Francesco con Jus Vitae di Padre Antonio Garau e oltre quaranta associazioni del territorio. Facciamo appello a tutte le forze sociali comasche per rendere questo cantiere un progetto di recupero civico e sociale. Soprattutto chiediamo all ANCE di Como e a CNA un nuovo sforzo a sostegno di questa sfida per la dignità delle famiglie e della comunità.i comuni si saldino in un patto sociale nuovo, un piano di governo della socialità che includa solidarietà e diritti, doveri e innovazione, responsabilità sociale e lotta alle mafie, credito e fiducia nelle istituzioni, educazione civica e difesa del bene comune ambiente. Questa è l occasione di avvio di una nuova stagione di coesione e di sostegno alle famiglie, anche attraverso specifici strumenti di micro credito e credito etico territoriale, verso il welfare della legalità così Alessandro de Lisi direttore del Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco, che con Laura Barresi, assessore all urbanistica di Fin Mornasco, Bruno Micalizzi e Cristina Varesi vertice dell ufficio tecnico del Comune e l architetto Biondi hanno iniziato i sopralluoghi tecnici e di programmazione del cantiere nella frazione di Socco. Il progetto sarà pronto entro la fine dell estate e il cantiere prenderà il via in autunno, anticipato da una serie di attività pubbliche per il coinvolgimento della cittadinanza.

18 Como Cronaca Sabato, 15 giugno L Arpa pronta contro i rumori della movida La scorsa settimana l Agenzia regionale per la protezione dell ambiente ha illustrato i dati relativi al 2012 e i progetti futuri Tra i settori in cui sta operando c è l opera di bonifica della Ticosa, a fianco dell azienda incaricata. di Carlotta Grande un momento della presentazione del rapporto presso il pirellino di como Mercoledì 5 giugno l ARPA, Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente, nella sede del Pirellino di Como ha organizzato un incontro per fare il punto sul lavoro svolto nel 2012, e presentare la pianificazione dei progetti per il È stato inizialmente fornito un quadro generale delle attività svolte sul territorio lombardo, come monitoraggi delle grandi opere (350 interventi), e controlli straordinari o ordinari, che vengono svolti quotidianamente del personale dei dipartimenti (più di 200). Il prossimo anno, ha spiegato la presidente Elisabetta Parravicini, aumenteranno sicuramente i controlli sulle acque superficiali in ambito fluviale e lacustre, per raggiungere un buon potenziale di controllo e qualità. Inoltre, è in programma una riorganizzazione dei laboratori provinciali, che prevede la chiusura di quello a Como, anche se non prima di due anni, per concentrarsi su quelli di Milano e Brescia. L Agenzia sta portando avanti l importante obiettivo di adattare la propria organizzazione per renderla sempre più razionale ed efficace, per raggiungere l alto livello di performance tecnico-scientifiche richiesto dalla funzione istituzionale che ricopre, ha dichiarato la presidente, speranzosa che l Agenzia dia un contributo all equilibrio ambientale e possa fungere da cerniera fra la politica ambientale e la realtà quotidiana. Il direttore del Dipartimento provinciale ARPA di Como, Fabio Carella, invece, ha presentato una serie di dati relativi alle attività condotte, in particolare sugli interventi di risposta alle segnalazioni: il 48% ha riguardato odori ed emissioni, mentre il 27% gli scarichi in corsi d acqua, e a chiedere l intervento sono stati soprattutto i cittadini attraverso i Comuni. Inoltre, concludendo, ha affermato che l ARPA è ancora impegnata nel cantiere della Ticosa, a fianco dell azienda che sta effettuando la rimozione del materiale pericoloso. Umberto Benezzoli, direttore generale, è intervenuto riguardo alla tematica della qualità dell aria, garantita sempre di più dell ARPA grazie alla collaborazione del Centro Regionale di Radioprotezione (CRR) e del Centro Regionale per il Monitoraggio della Qualità dell Aria (CRMQA). Incontri come quello di oggi mettono in evidenza l altro elemento fondamentale dell assetto organizzativo e operativo di Arpa: la multireferenzialità. Grazie a meccanismi efficaci di interazione, collaborazione e comunicazione, Arpa pone le proprie competenze al servizio di tutti i livelli istituzionali, a tutti i livelli di governance territoriale, del sistema produttivo e dei cittadini. Questo implica la trasparenza dell informazione che, di conseguenza, ne garantisce la legittimazione e la correttezza» ha aggiunto, infine, Parravicini. L Agenzia ha promesso di cercare in ogni modo di giocare d anticipo sulle probabili polemiche relative all inquinamento acustico che la movida potrà causare durante il periodo estivo. Notizie flash Televisione Il lago di Como sulla televisione inglese BBC TWO Un lago di Como sempre più internazionale. Già teatro di set cinematografici, meta di star di Hollywood, e di turisti da ogni dove, questa volta ad occuparsi del Lario è stato il noto conduttore Michael Portillo, ex ministro britannico, che ha girato sul Lario una puntata del ciclo di documentari Great Continental Railway Journeys per l emittente televisiva britannica BBC TWO. Partendo da Londra e viaggiando in treno per l Europa e l Italia, seguendo un itinerario descritto nel 1913 da George Bradshow sulla sua guida Continental Railway Guide, Portillo è arrivato a Como, è salito in funicolare, ha esplorato il lago a bordo di un motoscafo e ha pranzato alla Trattoria del Porto di Careno, gustando gli agoni di cui già si parla nel prezioso libro. In idrovolante ha dunque sorvolato le bellezze del lago, tornando poi a Como, dove la troupe ha proseguito il suo viaggio in treno. Il documentario andrà in onda a novembre sul canale BBC TWO, e sarà successivamente visibile online nel sito programmes selezionando sotto la lettera G il titolo della serie: Great Continental Railway Journeys. Portillo è stato ministro nei governi Thatcher e Major, dedicandosi in seguito ad attività di promozione culturale attraverso i media; la serie televisiva da lui condotta è molto seguita in Inghilterra, dove vanta circa tre milioni di spettatori. Le attività della troupe della BBC sono state coordinate dall Amministrazione Provinciale, Settore Turismo, e dalla Camera di Commercio di Como, così come quelle della troupe di RAI 3 che ha girato sul lago, lo scorso fine maggio, una puntata del programma Geo & Geo per la nuova serie che andrà in onda da ottobre La città si anima per l estate Como Live e20 P er l estate 2013 è in programma una serie di eventi diffusi nelle piazze di Como con il titolo Como Live 100 e20, organizzata dall assessorato alla Cultura e al Turismo, dall assessorato alle Attività Produttive e dall assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Como, in collaborazione con altre associazioni, ma soprattutto grazie all interesse e alla disponibilità degli enti commerciali, favorevoli a rendere la città più vivace nei mesi estivi. In orario di aperitivo, dalle alle circa, turisti e residenti, potranno assistere a diverse manifestazioni: concerti di musica pop, jazz, fusion, folk, rock, soul (in piazza Cavour, in piazza Volta, in piazza De Gasperi o lungo il lago), concerti di musica classica (davanti alla chiesa di S. Donnino) o cantautorale (piazza S. Fedele); proiezioni di film, anche in lingua originale, in piazza Martinelli; rappresentazioni teatrali nel cortile di Palazzo Cernezzi, nell Arena del Teatro Sociale, riaperta appositamente, e al Museo Giovio teatri di burattini; infine il Festival Città della Musica del Teatro Sociale e il Lake Como Film Festival, un occasione imperdibile per conoscere quella che è oggi la realtà musicale di Como. Tutte le manifestazioni sono ad ingresso gratuito, tranne i Festival, il cinema e il teatro nell Arena del Teatro Sociale. «E un occasione per valorizzare spazi di Como anche meno frequentati, creando movimento all interno della stessa città, ma non dimenticando il rispetto per gli altri», ha detto l assessore alla Cultura e al Turismo, Luigi Cavadini, alla conferenza per presentare il nuovo progetto, proprio in piazza Volta. Da giugno a settembre ogni sera un evento per non annoiarsi mai! Per avere altre informazioni tel comune.como.it sito it. (Car.Gra.) I prossimi appuntamenti Ecco alcuni degli eventi in programma nei prossimi sette giorni: Venerdì 14 giugno ore Sulutumana - Tour Non c è limite al meglio, piazza Cavour Sabato 15 ore La gabbia 3vs3 - Torneo di calcio, giardini a lago; ore Denny Pierro - musica leggera, pianobar, Bar Giuliani, piazza della funicolare; ore Sagegreen - note medievali e rinascimentali ComoEstate, cortile Palazzo Cernezzi. Domenica 16 ore La gabbia 3vs3 - Torneo di calcio, giardini a lago; ore Aperitivo musicale, Temple Bar zona Tempio Voltiano; ore Piccola Orchestra Karasciò, piazza San Fedele. Martedì 18 ore Acoustic Sweetland - Quartetto acustico, Piazza Volta; ore Celebrating Swing Crash - Fresco Cocktail Shop, Viale Lecco; ore Omaggio a Giuseppe Verdi - Circolo Mandolinistico Città di Como ComoEstate, cortile Palazzo Cernezzi. Mercoledì 19 ore Denny Pierro - Musica leggera, pianobar, Bar Giuliani, piazza della funicolare; ore Swing Crash Festival red carpet, Loft, Via Boldoni 5. Giovedì 20 ore Swing Crash Festival, piazza Cavour; ore BuzzART - Jazz, contemporanea, classic e world music, piazza Volta. Venerdì 21 ore Swing Crash Festival, piazza Cavour; ore Artisti del 900 a teatro - teatro arte orizzonti inclinati, centro civico di Camerlata; ore Roulotte Juke box - dimostrazione balli americani, caffè degli artisti, largo Spallino villa del grumello il chilometro della conoscenza Domenica 16 giugno, dalle 10 alle 24 è in programma un Open day del Chilometro della conoscenza, un intera giornata di eventi e attività per scoprire il patrimonio naturale, culturale e storico-artistico del tratto di lago da Villa Olmo fino a Villa Sucota, attraversando la strada per Cernobbio, le serre comunali e la Villa del Grumello. Sarà un occasione straordinaria per la cittadinanza e per i turisti di riscoprire quel tratto della sponda occidentale del Lago di Como e di godersi un paesaggio di rara bellezza, che abbraccia il primo bacino del lago con i giardini, le ville storiche con le loro serre e i monumenti simbolo della città, circondato dalle colline della convalle, dal Monte Piatto a Brunate fino al Baradello. L iniziativa è promossa e sostenuta dalla Camera di Commercio di Como, in collaborazione con il Comune e la Provincia di Como e realizzata grazie al contributo della Fondazione Cariplo e dell Unione Europea. L open Day di domenica 16 giugno regalerà un assaggio di quello che il Chilometro della Conoscenza vuol essere, attraverso una passeggiata guidata per scoprire i luoghi, visitare le strutture e partecipare agli eventi ospitati con un programma di attività dedicate ad adulti e bambini: visite guidate a mostre, musei e giardini, performance musicali e di danza, letture en plein air, laboratori didattici, proiezioni di film. Nel corso della giornata sono previste quattro partenze nel parco di Villa Olmo, rispettivamente alle ore 10.00, 12.00, 14.00, per le quali è necessario iscriversi al sito it, dove si possono trovare altre informazioni.

19 20 Sabato, 15 giugno 2013 Cronaca Dalla Fondazione Comasca un bando unico in Italia 20 progetti selezionati per fronteggiare il disagio giovanile Un anno di tempo (aprile 2014) per la realizzazione I giovani per i Giovani Una sfida contro la crisi che passa anche dalla Fondazione provinciale della Comunità Comasca. Un investimento sul futuro sostenendo la freschezza delle idee, la passione, la disponibilità a mettersi in gioco. Sono, in estrema sintesi, i contenuti del bando I giovani per i giovani, lanciato ormai un anno fa dalla Fondazione, e di cui ora si stanno raccogliendo i frutti, per affrontare il tema della disoccupazione giovanile in provincia di Como. «Lo scorso anno ci spiega la dott. ssa Monica Taborelli, direttore della Fondazione si è concentrata molto sul tema della famiglia, a 360, e in particolar modo sui giovani. L idea del bando I giovani per i giovani è partito dalla consapevolezza che i giovani rappresentano una risorsa che, se opportunamente sostenuta, può dare un contributo importante alla costruzione di quella società solidale e sussidiaria che rappresenta l unica alternativa valida alla crisi dello stato sociale. Si è così costruito un bando che per la prima volta, da quando esiste la Fondazione, non avesse quali beneficiarie delle realtà non profit, ma ragazzi under 30, portatori di buone idee, a favore di altri giovani. Il senso dello slogan I giovani per i giovani si giocava infatti proprio sulla proposta di progetti in grado di dare una risposta concreta al disagio giovanile, sensibilizzare le nuove generazioni ai problemi dei loro coetanei e favorire lo sviluppo di imprese sociali che possano trasformarsi in concrete possibilità di lavoro per alcuni di questi ragazzi». «È la prima volta continua la dott. ssa Taborelli che in Italia si realizza un progetto di questo tipo, secondo queste modalità a sostegno del quale la Fondazione ha messo a disposizione 200 mila euro. La selezione dei progetti è inoltre stata affidata ad un gruppo di studenti». Quanti progetti sono stati selezionati? «I progetti selezionati sono stati 20, che coinvolgono complessivamente una settantina di persone. Proprio perché si tratta di giovani la Fondazione, oltre a stanziare un contributo economico, ha garantito un percorso di formazione e messo loro a disposizione un gruppo di professionisti ai quali i ragazzi, nella concreta realizzazione del progetto, possono rivolgersi per risolvere le problematiche che incontrano. Enti non profit legati alla Fondazione hanno inoltre garantito delle forme di tutoraggio nell accompagnamento alla realizzazione dei vari progetti». Concretamente ora che cosa sta avvenendo? «I promotori di ogni singolo progetto sono nella fase di raccolta fondi. Secondo le rodate modalità della Fondazione i promotori dovranno raccogliere la metà della somma necessaria per la realizzazione del progetto stesso, dopo di che la Fondazione integrerà con il rimanente 50%. Intendiamo, in questo modo, richiamare l importanza di saper comunicare e promuovere il proprio progetto all esterno, al fine di garantirne nel tempo la sostenibilità economica, anche al di fuori di questo bando. Le campagne di raccolta fondi, se ben condotte, possono costituire una importante fonte di sostentamento in un periodo di crisi come l attuale». Entro quando i progetti dovranno essere realizzati? «Il bando prevede un anno dalla selezione, avvenuta lo scorso aprile. Dunque i progetti dovranno essere realizzati entro aprile Ma c è un ulteriore elemento che abbiamo voluto inserire. Il Consiglio della Fondazione tra un anno valuterà, se vi saranno progetti rivelatisi sostenibili dal punto di vista economico e in grado di tradursi in concrete opportunità di lavoro per le persone coinvolte, anche se erogare un contributo per più anni, così da sostenere il cosiddetto start up della nuova attività». Per donare è possibile, indicando il progetto sostenuto, effettuare un bonifico sui conti tutti intestati alla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca onlus presso le seguenti banche: Intesa Sanpaolo Como IBAN: IT88Z Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù filiale di Como IBAN: IT96U Banca di Credito Cooperativo dell Alta Brianza filiale di Como IBAN: IT61B Banca di Credito Cooperativo di Lezzeno Lezzeno IBAN: IT73V Altre possibilità di versamento sono presenti sul sito della Fondazione: Marco Gatti Venti bandi selezionati, si diceva, per un costo complessivo di 308 mila euro, di cui 152 mila saranno coperti dalla Fondazione Comasca. Eccoli. Into the Self: Storie di Migranti punta letteralmente l obiettivo (della macchina fotografica) sul mondo dell immigrazione, il mezzo fotografico è usato come strumento di ricerca e rielaborazione del sé. Un lungometraggio un bell atterraggio si propone la realizzazione di un lungometraggio attraverso il coinvolgimento di un gruppo di giovani di Fino Mornasco e paesi limitrofi. All togheter. Costruiamo Mariano partendo dai giovani intende creare legami reali e virtuali coi i giovani, le loro reti, i loro interessi. In-Form-Azione intende attivare uno o più laboratori formativi rivolti ai giovani e finalizzati all acquisizione di competenze ed abilità nell ambito dei servizi alla persona, dalla prima infanzia all adolescenza. I giovani protagonisti del loro futuro : prevede l aggregazione di ragazzi decisi a progettare insieme una piccola attività con lo scopo di rispondere al problema del disagio giovanile. Young Arts Factory : consiste nell allestire e organizzare uno spazio fisico interamente dedicato ai giovani in cui possano frequentare corsi, attività e laboratori nell ambito delle arti sceniche. Il richiamo della foresta si propone di creare un gruppo stabile di giovani che si ritroverà una volta al mese per passare un week end a stretto contatto con la natura della Valle del Lanza. Impara l arte e non metterti in disparte! si propone di affrontare le diverse situazioni di disagio con cui molti adolescenti si confrontano a questa età tramite un percorso di educazione all immagine e alla fotografia. idee giovani I progetti selezionati BLA BLA BLA Dalle parole ai fatti - Progetto di lotta al disagio dei giovani di Cantù : vuole dare la possibilità ai giovani del territorio di partecipare attivamente alla vita cittadina, tramite la costruzione di una comunità giovanile compatta e propositiva. Attenzione: lavori in corso! : mira a creare uno Sportello per aiutare i giovani a riscoprire le proprie risorse, ad aumentare la fiducia in sé stessi, a sostenersi reciprocamente. Mozzatempo : vuole offrire un servizio di aiuto compiti e attività di tipo sportivo (calcio, pallavolo ) e ricreativo (laboratori teatrali) rivolti a ragazzi delle scuole secondarie di primo grado ed a giovani dai 15 ai 18 anni. ArTTIVIAMOCI : intende trasformare la creatività di minori in situazione di disagio relazionale e/o psicologico in qualcosa di concreto e di fortemente comunicativo Musical(mente). Grazie a due sale prove attrezzate il progetto vuole offrire ai giovani un luogo di incontro e discussione per i loro progetti musicali. Sportivamente. Il progetto coinvolge, attraverso diverse attività sportive, ragazzi che, pur avendo una passione verso lo sport, non comprendono i benefici che lo stesso può apportare in termini di fiducia in se stessi, di responsabilità, di accettazione delle sconfitte. Un occhio al futuro. Il progetto vuole creare un punto Informagiovane all interno degli spazi aggregativi di Porlezza e Tremezzo. Comunicazione e visibilità: portale unico per l impresa sociale. Fine del progetto è creare un portale di Solco Como cui collegare tutti i social network e a cui possano aderire/collaborare giovani addetti delle cooperative socie. HUGGING HEALTH l abbracciosofia del buonumore. Filo conduttore del progetto è il buonumore, coinvolgendo ragazzi in condizioni di disagio nella realizzazione di giochi, gadget tematici etc. Giovani per Como. Il progetto vuole utilizzare un canale di comunicazione innovativo come i social network per confrontarsi con i giovani. Futuro Digitale. Il progetto mira a fornire ai giovani strumenti comunicativi ed esperienze formative che possano favorire l inserimento lavorativo. Multicultural Woman Moda come veicolo di cultura e di sviluppo artistico ed economico. Il progetto vuole dare la possibilità di recuperare e sviluppare il loro potenziale creativo e produttivo attraverso un workshop per rinsaldare il legame fra l industria e la cultura. Osservatorio Confindustria Como e Lecco La crisi continua a preoccupare le imprese N egli scorsi giorni si sono concluse le rilevazioni relative al mese di aprile realizzate a cura dell Osservatorio rapido congiunto di Confindustria Como e Confindustria Lecco. I dati, ancora una volta, confermano una situazione di difficoltà. Particolarmente penalizzati la domanda interna e il fatturato. E sul fronte delle previsioni un quinto delle imprese intervistate ipotizza un possibile peggioramento della situazione. Gettando lo sguardo sui mesi trascorsi la situazione si conferma poco rosea, pur con qualche spiraglio di luce. L anno 2013 si è aperto a Como con un calo tendenziale della produzione industriale (-1,2%) più contenuto rispetto a quello registrato a livello regionale (-3,4%). La maggior parte delle altre province ha registrato contrazioni ancora peggiori, tuttavia l andamento dell industria di Como rimane comunque negativo, inanellando il sesto trimestre consecutivo di calo nella produzione industriale. Maggiormente penalizzate le imprese di piccole dimensioni, che risentono del forte calo della domanda interna. In particolare difficoltà l attività residenziale. Il mercato immobiliare risente infatti non solo del calo continuo dei redditi pro-capite ma anche dell eccessivo peso della tassazione che grava sugli immobili. Mediamente ad esempio, il passaggio da ICI ad IMU ha comportato aumenti del 60% per gli edifici ad uso industriale. Cali importanti, nell arco dei primi quattro mesi dell anno, si registrano anche sul fronte delle vendite. Segnali meno allarmanti rispetto al passato arrivano invece dal fronte dell approvvigionamento delle materie prime. Lo scenario di ripresa risulta sempre meno probabile nel breve termine, con qualche speranza riposta solo nel In vera e propria emergenza la situazione occupazionale con la rincorsa ad un uso accentuato degli ammortizzatori sociali. Nel primo quadrimestre 2013 le ore totali di cassa integrazione richieste in provincia di Como sono state pari a 7,3 milioni (3,2 milioni di cassa ordinaria, 3,1 milioni di cassa straordinaria e 1 milione in deroga). Rispetto al primo quadrimestre del 2012 la cassa integrazione guadagni ordinaria (CI- GO) è aumentata del 6%, la cassa integrazione guadagni straordinaria del 15%, la cassa integrazione guadagni in deroga del 55%. L incremento complessivo è stato del 15%. Si riducono le ore di CIGO per il settore Tessile e Chimico (riduzioni anche a doppia cifra rispetto al 2012), aumentano invece le ore autorizzate per i settori metalmeccanico e legno. Rispetto ai dati di inizio 2008 (pre-crisi) l aumento dell istituto della cassa integrazione è stato esponenziale: 15 volte maggiore rispetto a 5 anni fa. Permane purtroppo una situazione difficile anche sul nostro territorio il commento di Francesco Verga, presidente di Confindustria Como -. Rimaniamo comunque ancora un poco al di sopra della media regionale, anche se le imprese che non operano all estero hanno registrato un ulteriore calo della produzione industriale. La nota positiva è che Giappone e Stati Uniti Paesi che trainano anche la nostra economia stanno registrando una ripresa. Il Governo si è finalmente insediato da poco più di un mese: auspico che lavori fin da subito alacremente per rimuovere quegli ostacoli che rischiano di strangolare le nostre imprese e che realizzi riforme che favoriscano la crescita». Intanto la Sottocommissione ammortizzatori sociali della provincia di Como ha approvato le liste di mobilità del mese di maggio Sono 318 i lavoratori messi in mobilità. «Analizzando i dati degli occupati licenziati da ditte con più di 15 dipendenti, - spiega Franco Santambrogio, Cgil Como verifichiamo che rispetto al mese precedente i lavoratori messi in mobilità aumentano del 169,2 %, ad aprile 2013 furono 117. Nel periodo gennaiomaggio 2013 sono 880 i dipendenti esuberati, rispetto allo stesso periodo dell anno scorso si verifica un incremento del 98,6%».

20 Como Cronaca Sabato, 15 giugno Como Un negozio alla spina contro sprechi e imballaggi Sabato 15 giugno alle ore appuntamento con l inaugurazione di un nuovo e originale punto vendita Ari, la spesa alla spina in via Felice Cavallotti a Como, che offre tutti prodotti sfusi, non confezionati. Per saperne di più, abbiamo intervistato il promotore dell iniziativa Andrea Schiso. Quali saranno le caratteristiche principali del suo nuovo punto vendita in viale Cavallotti? «Ho voluto proporre una nuova metodologia di vendita in un locale attrezzato di erogatori, Promotore Andrea Schiso, laureato in Scienze ambientali ed esperto di ecologia riciclaggio attraverso i quali i clienti potessero servirsi alla spina o direttamente da vaschette, scegliendo la quantità di prodotto che più desiderassero. Il negozio sarà fornito sia di alimentari (pasta, riso, spezie, frutta secca e disidratata, cereali, legumi, snack, confetti, caramelle, cioccolata, caffè, prodotti senza glutine) e bevande (vino, birra, succhi), sia di cosmetici, detersivi e saponi, ma tutto con un alta valenza ecologica, cioè tutto prodotto attraverso tecniche di agricoltura naturali». Perché questo punto vendita si diversificherebbe dagli altri negozi di alimentari? «Il nostro obiettivo è ridurre al minimo gli imballaggi per una questione ambientale, facendo diminuire decisamente il carico di rifiuti di plastica. I clienti possono partire da casa con i propri contenitori da riempire e poi riutilizzare la volta successiva; questo L inaugurazione di questo nuovo punto vendita sabato 15 giugno, alle 17, in viale Felice Cavallotti fa sì, inoltre, che i prezzi siano nettamente inferiori, per la mancanza di un passaggio industriale, il confezionamento, che viene fatto direttamente dai clienti nel punto vendita (gli studi e i test fatti hanno portato a dire che il prodotto può essere in buona qualità fino a 30 giorni dopo l imbottigliamento, se conservato in frigorifero)». Perché ha deciso di promuovere questa iniziativa? «Mi sono laureato in Scienze Ambientali, ed è sempre stato il mio sogno poter proporre qualcosa di alternativo alla spesa tradizionale, che spesso contribuisce a recare danni all ambiente. I prodotti di questo nuovo punto vendita sono contemporaneamente artigianali e di alta qualità, infatti da noi la quantità parte da un grammo in su, e non per questo bisogna rinunciare alla qualità e subire il cambio dei prezzi mediante offerte o opportunità di acquisto». Un po un ritorno alla spesa da bottega di un paio di generazioni fa. Un ritorno che implica un minor impatto ambientale e un maggior risparmio. Per avere altre informazioni è possibile chiamare il numero , mandare un mail ad com, oppure visitare il sito com, o la pagina facebook ARIECOIDEECOMO. Carlotta Grande Notizie flash Con le mani Imparare a realizzare prodotti da forno Riguarda la preparazione di prodotti da forno ed è l ultimo dei corsi di auto produzione avanzata per imparare a fare... Con le mie mani promossi dalla Cooperativa Sociale Corto Circuito in collaborazione con l associazione L isola che c è tra gennaio e giugno. I corsi hanno riguardato i prodotti da forno, appunto; l orto biologico; make up bio (imparare a truccarsi con prodotti naturali); la preparazione del gelato; la preparazione del formaggio primo sale ; imparare a conservare verdure, chutney e composte; cucinare con prodotti di filiera corta. Il corso I prodotti da forno è a cura di un panificatore biologico locale ed ha l obiettivo d insegnare a gestire un forno a legna e a preparare pane, focaccia e pane dolce con pasta acida (al termine ogni frequentante può portare via i prodotti che ha fatto). Sede del corso è il laboratorio Frank Metzger (Capiago Intimiano, via Al Riscio 21). Appuntamento sabato 22 giugno dalle 9 alle 13. Numero massimo di partecipanti: 5 persone. Costo: 40 euro (iscrizione obbligatoria). Per adesioni e informazioni: it o Fino M. Mercatino dedicato al piacere del dono Hai qualcosa che non ti serve più e vuoi regalarla? Ti serve qualcosa ma non puoi/vuoi comprarla? La Lista Cercoffro, nata nel 2007 dall Associazione L isola che c è, con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Fino Mornasco, organizza e promuove un mercatino dedicato al piacere del dono, dove, chiunque può portare qualcosa di cui vuole liberarsi al fine di regalarla. In questo modo si avranno diversi offerenti e quindi tutti saranno contenti: chi ha regalato, per il piacere del dono, chi ha preso, per il soddisfacimento di un bisogno. La manifestazione si terrà nella piazza della Tessitura sabato 15 giugno, dalle ore 14 alle 18. Un occasione di solidarietà, non di egoismo e accaparramento, per cui varrà la regola: una mano, un oggetto prelevato. Il Mercatino sarà un occasione per: aiutare chi è in difficoltà, riscoprire il piacere del dono, evitare di gettare materiali riutilizzabili da altri, conoscersi Per motivi organizzativi è indispensabile comunicare preventivamente l adesione a Giuseppe Leoni: ; Un siluro a lenta corsa. Sarà esposto in viale Spallino il 16 giugno al Mercatino dell antiquariato Piccolo sommergibile in mostra Prevista per lo scorso 19 maggio e poi rinviata per il maltempo, l esposizione al Mercatino dell antiquariato di viale Spallino di un siluro a lenta corsa, meglio noto come maiale, sarà riproposta per domenica 16 giugno. Il piccolo sommergibile, di forma simile ad un siluro, poteva trasportare due operatori muniti di respiratori subacquei autonomi e una carica esplosiva che veniva applicata sotto alle navi nemiche. Il mezzo fu utilizzato soprattutto durante la seconda guerra mondiale dalla decima flottiglia Mas della Regia Marina italiana per azioni di sabotaggio contro le navi nemiche, spesso ancorate in porti difesi militarmente. I primi siluri - il progetto fu ideato nel 1935 dal capitano del genio navale Teseo Tesei - erano lunghi 7, 30 metri ed erano dotati di motore elettrico. Il Mercatino dell antiquariato a Como si svolge ogni terza domenica del mese ed è gestito dall associazione culturale Cronos. Il minisommergibile sarà esposto, a titolo gratuito, in viale Spallino in un area che sarà appositamente tenuta sgombra dalle bancarelle. A disposizione del pubblico saranno collocate locandine che illustrano la storia del mezzo e delle imprese affrontate all epoca. L esposizione è stata promossa d intesa con l assessorato alle Attività Produttive del Comune di Como, considerato l interesse storico e culturale dell iniziativa proposta dall associazione culturale Cronos.

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