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1 ilvizzarro.it 1 ilvizzarro.it Bottega artigiana di informazione, cultura e satira Il peggio è passato? distribuzione gratuita - I fatti salienti dell anno raccontati dal Vizzarro Cronache da un territorio al bivio ALMANACCO 2014 Coperina di Antonella Pisani

2 2 ilvizzarro.it Gioielleria Monilia Sconti speciali su tutte le firme Piazza Azaria Tedeschi, 1 Serra San Bruno

3 ilvizzarro.it 3 L ALMANACCO Il vizio di scegliere Abbiamo preso il vizio. Non è solo l odore della carta fresca di stampa che ci spinge a provare a uscire, di nuovo, dalla galassia del web. Nella Rete, lo sappiamo, il Vizzarro è niente di più che un minuscolo satellite rudimentale che coninua a ronzare rumoroso atorno al suo territorio di riferimento. Proprio per questo si vorrebbe risparmiare al letore il rito dell editoriale ariicioso per nascondere gofamente la smania di esaltare i nobili senimeni che animano un iniziaiva come questa. Non ne saremmo capaci. Coninuiamo a presentarci per quello che siamo, provando a evitare romanicherie e scorciatoie ammiccani. L almanacco che abbiamo messo insieme ripercorre solo alcuni degli avvenimeni dell anno che si va concludendo, quelli che hanno inciso di più sul territorio e sul tessuto sociale in cui viviamo. Li abbiamo raccoli in un unico giornale con la presunzione di proporre un diario, per quanto incompleto e parziale, degli ulimi dodici mesi. Vorremmo così accompagnare l ennesimo passaggio di vita dei letori che immaginiamo come noi, un po barcollani tra la stanchezza delle miserie quoidiane e quel residuo barlume, anche lebile, di «oimismo della volontà» da cui aingere per provare, comunque, ad andare avani. Siamo freschi di elezioni regionali. Dalla centrifuga delle urne è uscito il nuovo condoiero a scadenza quinquennale che proverà a irare fuori la Calabria dalle ininite emergenze che la schiacciano. Il fato che sia stata una minoranza degli eletori calabresi a incoronarlo non scalisce la vitoria di Mario Oliverio, è vero. Ma la parita che il navigato poliico di San Giovanni in Fiore dovrà giocarsi non è per niente facile. La posta è il desino dei calabresi. Nessuno, inora, è riuscito a lasciare il segno. È un fato. Come lo è il ricordo, freschissimo, di uno Scopellii baldanzoso e luccicante che prometeva moralità e buona poliica: sappiamo com è andata a inire, e non serve neanche fare la cronaca delle macerie su cui siamo camminando dopo la sua uscita di scena. Siamo assuefai al grotesco, al bruto, e coninuiamo a costruirci alibi per allontanare le nostre responsabilità mentre tuto intorno, come amiamo ripeterci, la situazione peggiora di giorno in giorno. Non è sempre vero, perché fa molto meno rumore ogni calabrese che quoidianamente ci prova, si muove, lotta, crea. Che sia un arigiano o un docente, un contadino o un arista. Anche questo proviamo a raccontare, sempre con i limii, manifesi, del nostro punto di vista. Ma ciò non toglie, purtroppo, che tocca coninuare a parlare, ad esempio, di Trasversale delle Serre, a meno che non si voglia solo aspetare il prossimo taglio del nastro con assegnazione all assessore o al deputato di turno di una targa alla memoria per ogni chilometro inaugurato e, poi, orgogliosamente rivendicato in campagna eletorale. Tocca coninuare a parlare di clan che dai paesini del Vibonese arrivano a fare afari ovunque, a tratare alla pari con chiunque. Scriverne non è più una scelta, è necessità. Non potremmo non vedere la vergogna dell Alaco, un ingiusizia sociale di massa che la giusizia penale non riuscirà mai a sanare. Non sono cose che si possono dimenicare, qui non si parla di ricordi. Non è memoria, è cronaca. Racconto di un territorio tutora colonizzato. Le energie rinnovabili sembrano il business più succoso: le centrali a biomasse nascono come funghi in luoghi che solo una retorica consumata si osina a dipingere come oasi di natura e spiritualità; si installano ancora pale eoliche dappertuto nonostante gli sprechi, nonostante i paesaggi violentai senza ritegno, nonostante i mori ammazzai. Si coninuano a sacriicare boschi interi per sanare i bilanci dei Comuni, si insiste ad abbatere in maniera indiscriminata i maestri silenziosi che hanno istruito e proteto le generazioni da cui proveniamo, e solo per sopperire all incapacità della poliica. Intere popolazioni crescono sotto ricato. Più aumenta il disagio sociale, più stringe la crisi, più si fa sofocante la pressione di chi si alimenta dell altrui bisogno. Ma la malapoliica e la ndrangheta sono anche un alibi, va deto. L autonarrazione inisce per fregarci sempre: ci racconiamo le cose prima ancora di farle, anzi senza mai riuscire a farle. Coninuiamo a compiacerci delle nostre mancanze. Eppure basterebbe spogliarsi dai pregiudizi e guardare ai fai. Basta sapersi fermare, prendersi il tempo di dare uno sguardo alla strada appena percorsa. Questo proviamo a fare, niente di più. Tanto prima o poi tocca a tui afrontare il passaggio, il bivio. Scegliere la via da seguire. E che il peggio sia passato o meno conta poco. Il sole sorgerà sul nuovo anno con o senza il nostro contributo. Possiamo solo provare a non rimanere zii e fermi a guardarlo inché non tramonta di nuovo. Sergio Pelaia

4 4 ilvizzarro.it I NUOVI EMIGRANTI 8 n ovem br e Fuga dalla Calabria Lavoratori, studenti, famiglie: gli esodi maggiori da Vibo, Reggio e Crotone Ci sono grosse rughe scavate sul volto della Calabria, atorno a quegli occhi sempre più pigri e doleni di una regione in raccolta, che muore, lentamente si spegne. Lo capisci quando l ennesimo tuo amico, parente, vicino di casa, va via dal suo paese. Dal tuo paese. Così qualcun altro, così troppi ormai. È arrivato l autunno della crisi. Un cambio di stagione incastonato in un tempo gramo. Propedeuico all inverno. Un grigiore che pesa di più sulle spalle della generazione senza lavoro, i giovani, ma che non risparmia neanche i più aduli. Andare o restare? Un interrogaivo che assilla in maniera sempre più pressante. Un dilemma che angoscia tui indipendentemente dalla classe sociale, dal itolo di studio, dalla professione. In soli dodici mesi oltre 56mila persone hanno abbandonato le regioni del Meridione d Italia in cerca di fortuna al Nord. Questo il dato sull emigrazione interna uiciale, ossia il numero dei citadini che hanno efeivamente cambiato la propria residenza trasferendosi da un comune del Sud verso altri posi d Italia. Una cifra preoccupante alla quale si aggiunge quella molto più complicata da quaniicare e allo stesso tempo più corposa degli emigrai che hanno mantenuto la residenza nel proprio paese d origine, ma che, di fato, si sono ormai stabilizzai in altre cità d Italia, ben distani dal Mezzogiorno. Lavoratori, studeni, intere famiglie. Il dato ofre il senso dell ecatombe quando poi si vanno a contare i tani nuovi emigrani che decidono di trasferirsi addiritura al di fuori dei conini nazionali: in Svizzera, in Germania, in altri paesi del mondo. Una rota che si rinnova per gli emigrani del Sud, per dei lussi che ritornano a farsi consisteni così come avveniva a metà del secolo scorso, anche se rispeto alle emigrazioni nazionali storiche le calamite non sono più rappresentate da regioni quali la Lombardia e il Piemonte, ma, piutosto, dall Emilia Romagna e dal Trenino Aldo Adige. Secondo il Rapporto sulle migrazioni interne realizzato di recente dall Isituto di studi sulle società del Mediterraneo del Cnr, proprio queste due regioni hanno raccolto gli esodi maggiori, provenieni in paricolare dalla Campania e dalla Calabria, ma anche dalle due isole Sicilia e Sardegna. Il saldo emigratorio della nostra regione, frutto della diferenza annua tra iscrizioni e cancellazioni negli elenchi dei resideni, racconta di una migrazione passiva di circa 12mila persone (solo la Campania è stata capace di fare peggio con 20mila citadini trasferiisi in altre regioni). In termini assolui, invece, la regione con il maggior incremento demograico dovuto alla migrazione nazionale interna uiciale è stata l Emilia Romagna capace di guadagnare presenze. In proporzione al numero di resideni, il saldo negaivo più elevato di tui i territori provinciali speta a Napoli, seguito però a ruota da Vibo Valenia, Reggio Calabria, Caltaniseta, Foggia e Crotone. Uno dei compari occupazionali maggiormente interessato dai lussi migratori è risultato essere quello dell agricoltura, dove ancora le regioni coinvolte sono Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Sembra inequivocabile allora che l inversione di tendenza, la tanto agognata crescita del Meridione, debba diventare un impegno colleivo che possa trovare corpo nell obieivo di far perdere qualcosa a qualcuno per dare di più a tui. È un percorso impervio e lungo, forse utopisico, di certo non immediato perché allo stesso tempo seniamo che avremmo bisogno subito di una casa, di un lavoro vero, di un futuro. Le staisiche ci ricordano che ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio che separa il Sud dal Nord. Da dove iniziamo? Salvatore Albanese

5 ilvizzarro.it 5 IL RICORDO 26 f ebbr ai o Addio a Mastro Bruno Tassone Se n è andato sofrendo in silenzio. Con il garbo e l eleganza che per tuta la vita lo hanno contraddisinto. Se n è andato da uomo vecchio stampo quale era, forbito nel linguaggio, signorile nei comportameni e nei modi. La comunità di Spadola e quella di Serra San Bruno, paesi che forse più di altri hanno giovato del piacere di conoscere e vivere Bruno Tassone, si stringono oggi in un pianto senza ine, che nasce dalla consapevolezza che a lasciarci questa volta è una vera e propria personalità simbolo dei nostri territori. Eccelso arista, esemplare marito e padre di famiglia. Se l umanità tuta avesse mai bisogno di una storia di risolutezza e determinazione, di un racconto pregno dell ardore e della voglia di non mollare, di non abbattersi mai, le si potrebbe benissimo raccontare quella di Bruno. Fin da subito è costreto a lotare controvento, prendendo di peto il male che un freddo pomeriggio adolescenziale gli riserva, nascosto nelle dinamiche fosche e convulse di un incidente imprevedibile che gli costa la mano destra. Ma Bruno non si abbate, anzi da lì rinasce. Coninuando la sua vita di sempre, anche meglio. Lavora e vive con un impressionante marcia in più. Svolge con disarmante naturalezza gli ordinari fai che la quoidianità gli pone di fronte: guida e coninua a suonare, in paricolar modo la chitarra; riesce con semplicità, tanto per rendere l idea, anche ad allacciarsi le stringhe delle scarpe; è in grado sopratuto di dare vita, ricavandoli da inespressivi pezzi di legno, a veri e propri capolavori scultorei. Arte che coliva con devozione in da quella sida che in gioventù il compianto zampognaro Leonardo Lu Nigru Tassone venuto a mancare anche lui di recente gli aveva lanciato. Bruno riesce, primo capolavoro, a otenere una piccola posata intagliandola dallo scarto di un ciocco di legno. E giusto per avere la meglio sul suo compeitore, Leonardo, che aveva realizzato un cucchiaio, lui con l ausilio della sola mano sinistra ne ricava un minuscolo cucchiaino da cafè. Da lì Mastro Bruno non si ferma più. Coninua a scolpire con sorprendente maestria qualsiasi oggeto e qualsiasi forma: soprammobili che riproducono in scala rainai arredameni, ballerine dell Otocento e ninfe desnude, funghi e animali, statuine, pastori, la sacra famiglia e gli altri personaggi di un rainato presepio che per svariai natali mete in mostra nei locali della chiesa dell Assunta di Terravecchia. Tutto scolpito con minuziosità, con una dovizia di paricolari più unica che rara. Ma poi anche e sopratuto la Varia, croceissi e icone sacre, tra le quali riprodoi alla perfezione posi uno a ianco all altro, come nella scultura originale, le due statue dei Sani Medici Cosma e Damiano, venerai ogni setembre nella festa di Riace. Sani a cui Bruno era devoissimo, tanto da divenire guida praica e spirituale di quel caraterisico pellegrinaggio che ogni anno vede, appunto, tanta gente della zona delle Serre impegnata a incamminarsi anche fra le tenebre proprio verso il Santuario dei due venerai nel reggino. Meraviglie, insomma, che appaiono quasi impossibili da realizzare anche con l ausilio di entrambe le mani, soprattuto se si pensa che Bruno con pazienza certosina, nell inimo del suo piccolo laboratorio per plasmarle dal legno, non faceva mai uso di «diavolerie» eletriche, ma solo di utensili come gli sgorbi, i coltelli o altri arnesi manuali. Bruno è stato da sempre elemento aivo, quasi come un socio onorario, della nostra associazione. La sua presenza e il suo sostegno, fonte di arricchimento personale e arisico per ognuno dei componeni del Brigante, sono e rimarranno per sempre inimo ricordo e materiale prezioso da cui aingere per proseguire al meglio nelle nostre aività. Solo chi ha conosciuto Bruno può capire di quale emblema del rispeto verso l altro, della forza di volontà e dell arte sopraina siamo oggi costrei a piangere la scomparsa. Lo sa chi ha avuto la fortuna di averlo a scuola apparentemente come semplice bidello, più segnatamente come maestro, tutore, amico. Lo sa chi almeno una volta nella vita ha discusso con lui e non ha potuto che trarne indimenicabili insegnameni e spassionai consigli da osservare e custodire gelosamente. Lo sa chi ha avuto la fortuna di averlo, appunto, come capo-pellegrino verso Riace, chi lo ha senito intonare almeno una volta il possente canto della sua voce e il dolce suono della chitarra, al cospeto di una ricca tavolata prima della note nel Convento di Signano o mentre, con gli occhi lucidi e il cuore gonio di devozione, scendeva le scalete che portano alla grota della Madonna della Stella o saliva, alle prime luci dell alba, quelle del Santuario dei Sani Cosma e Damiano. Momeni misici e singolari, tra i più emozionani che possa capitare di vivere. Lo sa chi nei pomeriggi, altrimeni vuoi, lo incontrava per strada e aveva il semplice piacere di sorseggiare con lui un cafè, di misurarsi, di capire, di discutere, di imparare da un uomo da cui, appunto, ognuno di noi ha solo semplicemente potuto apprendere il perché della vita, la sua maniera inconfondibile di non arrendersi, di vincere. Associazione culturale Il Brigante

6 6 ilvizzarro.it GLI ATTI DESECRETATI 31 m aggi o Morire per segreto di Stato Il dossier dei Servizi: riiuti radioattivi disseminati nelle Serre Ci sono volui oltre vent anni per rendere uiciale una verità in realtà già conosciuta da tempo. Nelle Serre calabre, soto ai nostri piedi, negli scavi per i metanodoi, nelle caverne, nei terreni argillosi, la ndrangheta o chi per lei, già dagli anni 90 sversava ceninaia di fusi conteneni scorie radioaive, riiui tossici. Oggi, solo oggi, proprio mentre emerge la verità, si iniziano a pagare le conseguenze di quella che presto, per numero di decessi, si dimostrerà una vera e propria strage italiana. Scorie disseminate ovunque. Nelle Serre e nell Aspromonte. A Groteria, Limina, Gambarie, Canolo, Locri, Montebello Jonico, Mota San Giovanni, Silo, Gioiosa Jonica, Serra San Bruno e Fabrizia. «Le discariche preseni in Calabria sarebbero parecchie - si legge nei carteggi del Sismi e del Sisde desecretai di recente - site, oltre che in zone aspromontane, nella cosiddeta zona delle Serre (Serra San Bruno, Mongiana, ecc.) nonché nel vibonese. In quella zona la famiglia Mammolii, competente per territorio, avrebbe occultato riiui tossiciradioaivi lungo gli scavi efetuai per la realizzazione del metanodoto». Lo stesso fecero i Tegano, i De Stefano, i Piromalli, abusando di una Calabria già schiava, nonostante ancora in moli luoghi, come ad esempio nei nostri luoghi, i clan premineni non fossero ancora stai uicialmente ceriicai. Una strage per la quale, come per tute le stragi, il principio di contraddizione non vale: non c è niente da sapere, diceva una parte di Stato che in realtà sapeva tuto. Sapeva il peggio del peggio di un territorio desinato a subire negli anni a venire una matanza violenta. Come i tasselli di un puzzle che ritrovi in ritardo, persi soto un armadio, nascosi tra la polvere, puni fermi di un disegno inequivocabile di cui conosci tuto e tuto è disconosciuto, solo adesso fai già sapui divengono uiciali. E ci accorgiamo che soto ai piedi potremmo avere la morte, mentre sopra le nostre vite respira un sistema fato di compromessi, di negazioni, di tesimoni sotrai, di prove inquinate, di mori comprensibili e dimostrabili, di ragioni afossate per Segreto di Stato. Ecco perché non deve esistere, magari, un Registro tumori, mai isituito soltanto in Calabria e in poche altre regioni. Perché il dato non deve essere quaniicato. Perché i mori per carcinoma, per malaie neoplasiche e linfomi, non si possono e non si devono contare. Perché proprio i Segrei di Stato impongono che si debba coninuare a morire senza neanche saperlo. Le cose da conoscere sono in realtà ancora molte, molissime. Su fai di stragi, di eversioni e di violenze di massa. Fai tenui congelai per le esigenze di una democrazia di sotobanco. Perché mentre un territorio arranca già di suo, deve avere anche la sventura di guardarsi atorno e scrutare impotente un male nero che adesso lo sappiamo cresce dalla terra e divora tui, indisintamente. Ceninaia di madri, di padri, di igli, fratelli. In un angolo alla ine del mondo dove, assicurano alcuni oncologi, vi è una mortalità e un incidenza di cancro di almeno quatro volte la media europea. Allora, inalmente, la grande desecretazione di Mateo Renzi e Marco Minnii è sbocciata. La più grande declassiicazione di documeni della storia repubblicana. Anche se in realtà non è un regalo gioioso, né una concessione da paladini di nuovo corso. In realtà la desecretazione era già stata disposta nella Legge 124 del 3 agosto 2007 sul Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto. Una legge mai applicata perché mai sono stai completai i decrei atuaivi. Ma il vero problema è il seguito: basta rivelare le atrocità di un segreto non più segreto o è uile dopo tentare di prevenire il male? Meritano anche la Calabria, l Aspromonte, le Serre, i protocolli e i tratameni come quelli riservai alla Terra dei Fuochi oppure no? Ci si deve adesso aivare per otenere una mappatura dei luoghi e delle aree in cui i livelli di radioatività potrebbero essere preoccupani e nocivi? Ci si deve adesso aivare per boniicare le terre inquinate? O l unica diferenza rispeto a ieri è che un territorio muore, ma muore in piena coscienza? Salvatore Albanese SERVIZI Scommesse sportive Conti gioco Internet point PROSSIME ATTIVAZIONI Ricariche telefoniche Postepay, Mediaset, Sky Pagamento utenze C.so Umberto I, 87 SERRA SAN BRUNO

7 ilvizzarro.it 7 INCHIESTA ACQUA SPORCA 7 apr i l e Chiuse le indagini sull Alaco Confermato il sequestro dell invaso di località Lacina La Procura della Repubblica di Vibo Valenia ha disposto la chiusura delle indagini nei confroni di trentasei persone, coinvolte a vario itolo nell operazione che ha portato, nel maggio del 2012, al sequestro dell invaso dell Alaco, situato a cavallo tra le province di Vibo Valenia e Catanzaro. Il bacino idrico incriminato dai primi anni Duemila eroga acqua a ceninaia di migliaia di calabresi. Nei confroni degli indagai gravano, a vario itolo, le accuse di avvelenamento colposo di acque da adibire all uso umano, inadempimento di contrai di pubbliche forniture, omissione in ai d uicio e interruzione di un servizio di pubblica uilità. A circa due anni di distanza, rimangono comunque soto sequestro sia l invaso che l impianto di potabilizzazione, mentre sono stai dissequestrai solo alcuni impiani dislocai sul territorio, che erano fuori uso. La Procura è arrivata a concludere che le acque dell Alaco non possono formalmente essere dichiarate di categoria A3, per le quali è previsto il tratamento isico e chimico spinto e, di conseguenza, i tratameni di potabilizzazione potrebbero risultare non idonei. I carabinieri del Nas e gli uomini del Cfs hanno già provveduto a noiicare gli avvisi di conclusione delle indagini.

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9 ilvizzarro.it 9 NOZZE GAY 11 n ovem br e La testimonianza di una serrese che vive in Francia Il potere della burocrazia ha ormai preso il sopravvento sulla quoidianità, tanto da minare gli stessi dirii umani. Si coninua a parlare di incosituzionalità delle leggi senza rendersi conto che sempre più spesso sono gli stessi principi della Cosituzione a essere compromessi nella vita quoidiana. In questo ulimo mese, il ministro dell Interno, Angelino Alfano, conscio delle priorità del paese, ha diramato una circolare alle prefetture per annullare le registrazioni dei matrimoni omosessuali. «In caso di inerzia - ha asserito il ministro - si procederà all annullamento d uicio». Oltre alle proteste di alcune associazioni, moli sindaci hanno alzato la voce per contestare l assurdo provvedimento. In paricolare, il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha deinito la circolare di Alfano «stupida e tragicomica». Rosalie Papallo, originaria di Serra San Bruno, vive felicemente in Francia con la sua compagna e ha voluto raccontarci la sua esperienza di vita. Come ha vissuto e come vive il suo rapporto di coppia all interno della società? La gente ancora non riesce ad accetare le scelte altrui. «È stato diicile all inizio, specialmente dopo aver vissuto una vita da eterosessuale per tani anni. Gli amici hanno capito benissimo e forse se l aspetavano. Invece per mia mamma è stato complicato accetare la situazione, anche se adesso tuto è diventato comprensibile e normale. Per me è stato anche complicato perché non è facile ammetere che forse i sei sbagliata durante tui quesi anni. Poi subentra anche un po di vergogna, perché sai di essere giudicata. Adesso, ma sono passai quindici anni ormai, ho meno diicoltà a parlare della mia vita di coppia. La gente che mi sta vicina lo acceta benissimo. Per gli altri, non puoi mai sapere se rappresenta un problema». È sposata? «Sono sposata da quasi un anno». Quali sono le differenze e i vantaggi derivani dal matrimonio per una coppia omosessuale? «Il matrimonio i dà gli stessi dirii delle coppie eterosessuali. Sia in fato di beni, ma anche e sopratuto per poter avere dei bambini. Adesso, per esempio, ho la possibilità di adottare la iglia che abbiamo avuto con la mia compagna (tramite fecondazione eterologa, ndr)». Avete avuto difficoltà a ufficializzare il vostro rapporto? «Non abbiamo avuto nessuna diicoltà. Il sindaco del nostro paese è stato disponibile e molto professionale». Il governo francese riconosce le coppie omosessuali. «Sì. Da tani anni sono stai isituii i Pacs, che già garanivano dei dirii, e dall anno scorso si può anche contrarre il matrimonio». Ad oggi, uno dei palei insormontabili è quello dell adozione. Voi avete una figlia vostra. Come ci siete riuscii? «Noi abbiamo una iglia di tre anni. Il governo francese non ha autorizzato la riproduzione assisita. Dunque siamo state in Belgio dove si può fare, anche se per le coppie straniere è a pagamento. Adesso abbiamo fato una richiesta al tribunale per l adozione. Essendo sposate abbiamo anche questo dirito». Per un bambino vivere in una famiglia come la vostra o in quella cosiddeta tradizionale è la stessa cosa? Molte volte si confonde la sessualità con l educazione... «Nonostante la diferenza faccia paura, sopratuto nella nostra cultura, non è una ragione per impedire alla brava gente di vivere e di usufruire degli stessi dirii di tui i faceni parte di una società. Le coppie omosessuali e i loro bambini esistono e in qualità di persone a loro non si può negare nulla. Bisogna lotare e andare avani. Nessuno può pretendere di educare un bambino meglio di un altro. L importante è dargli una famiglia che lo possa amare, che gli possa spiegare le cose e che gli garanisca una vita dignitosa e senza pregiudizi. Ci sono bambini educai in maniera impeccabile che da grandi diventano dei criminali. Chi può dire che la colpa è dei genitori?». Bruno Greco

10 10 ilvizzarro.it OMICIDIO ANDREACCHI Nel giorno del 23esimo 13 settem br e compleanno di Pasquale Nei miei occhi chiusi Pasquale è il frastuono degli zoccoli di un cavallo nero e bianco. Un cavallo che passa veloce come il vento. Passa tra gli alberi, sulla strada, entra nelle case, nelle stanze, nelle ossa. Ma anche il tempo passa veloce. Scorre inesorabilmente, vola via portando con sé il ricordo di ogni cosa. Rischiando di cancellare quello che non meriterebbe di essere cancellato. Guardo con la memoria e rivedo Pasquale, lo ritrovo oggi in quello che avrebbe dovuto essere un giorno di festa, il giorno del suo 23esimo compleanno. Pasquale Andreacchi, nato il 13 setembre del 1991 e ucciso dicioto anni dopo. Per me è lì, ancora in sella, saldo sul suo cavallo, sorride e galoppa. Instancabile. Un gigante buono di due metri, con stampata sul viso l espressione vitale da eterno ragazzino. Poi il ricordo si strappa, come un salto nel vuoto rievoca il peggio e Pasquale, di colpo, non c è più. Perché la memoria torna a quel maledeto 27 dicembre Ancora gli alberi, come quelli che siorava in groppa al suo cavallo. Un nastro di plasica bagnato, bianco e rosso. Lo sguardo vuoto dei fratelli, una madre con il buio nel cuore. Il tramonto che si colora del blu intermitente dei lampeggiani. Sparpagliai, fra l erba lavata dalla pioggia, resi di uno scheletro, disseminai in una manciata di passi da una mano criminale, che ancora, a distanza di quasi cinque anni, insiste a non avere un nome. Poi il silenzio. Solo sospei, tesimonianze rese e ritratate, indagini imperfete, omertà e indifferenza. Oggi Pasquale avrebbe dovuto compiere 23 anni. Sarebbe stato ancora un ragazzino, cortese e imido. Avrebbe giocato con i suoi fratelli, abbracciai sul dorso del suo cavallo. Avrebbe sorriso ai clieni del maneggio della sua famiglia. Gli avrebbe spiegato come quella passione se la seniva addosso, nelle vene, praicamente da quando era nato. Avrebbe vissuto una vita normale, fata di amore e lavoro. Una vita, invece, interrota bruscamente dall odio, spezzata dalla violenza. Era scomparso più di due mesi prima, nel tardo pomeriggio dell 11 otobre. Da lì in poi se ne era persa ogni traccia, ino al tragico ritrovamento. Prima il cranio adagiato sul fondo di un cassoneto della spazzatura, con un foro da pallotola al centro della fronte e dopo, fra Natale e Capodanno, tuto il resto. Il cadavere di Pasquale, si ipoizzava in da subito, potrebbe essere stato getato in pasto agli animali. Troppo lucide quelle ossa, ritrovate completamente scarniicate e resituite alla famiglia solo dopo mesi di esami, sistemate in una scatola come pezzi di legno marcio. Il funerale si celebrò il 14 maggio In quel bosco di castagno oggi è rimasta una lapide, posta a ricordo del ragazzo da una famiglia sola e nuda, impotente, che non smete di chiedere verità. Tut atorno un paese forse troppo vigliacco per ricordare. Un amministrazione comunale reicente, che si riiuta, quasi come fosse una iatura, di itolare uno scorcio, una piazza, una via della cità a memoria del povero Pasquale. Si annebbia, allora, il ricordo di un ragazzo semplice e genile. Un ragazzo di soli 18 anni, trucidato, innocente. Il tempo diventa complice del male e lascia aperte ferite che portano con sé mille domande, desinate a rimanere senza risposta, forse, per sempre. Salvatore Albanese maxi Il piacere di fare la spesa Sfoglialo comodamente sul tuo Smartphone, Tablet o Pc Vai su ilvizzarro.it e sfoglia il nuovo volantino Serra San Bruno via San Brunone di Colonia VENDITA E ASSISTENZA hardware e software di Amato Salvatore Bruno Assistenza a domicilio Salvataggio e ripristino dati Permuta PC e Notebook usati Riparazione in 24 ore Configurazioni reti LAN e WI-FI C.so Umberto I, 3 SERRA SAN BRUNO Tel Cell

11 ilvizzarro.it 11 UCCISO PER ERRORE 26 ottobr e Due anni senza Filippo Soriano ricorda il giovane Ceravolo, vittima di maia nel 2012 Voli squarciai dal dolore. Quello di un padre e di una madre che non rivedranno mai più il proprio iglio. Quello di due sorelle che non avranno più un fratello con il quale condividere i momeni più belli. Ma sopratuto quello di un intero paese che, per un errore, uno sbaglio, una tragica fatalità, da due anni ha perso un iglio. Sì, perché Filippo era un ragazzo tranquillo, non ha mai avuto problemi con la giusizia. Lavorava sodo, andando in giro con il padre Marino nei mercai della zona. Un adolescente come tani altri, che aveva ancora una vita davani a sé. In casa Ceravolo, però, è come se l orologio si fosse fermato a quella maledeta sera del 25 otobre Filippo era andato a Pizzoni a trovare la idanzata. A separare i due comuni pochi chilometri. Non ci sarebbe rimasto, poi, molto, perché il giorno seguente il giovane di Soriano avrebbe dovuto alzarsi presto per andare al mercato. Nel rincasare Filippo non si sarebbe mai aspetato di rimanere viima di un agguato di maia. La sua colpa, quella di chiedere un passaggio a Domenico Tassone, imparentato con il clan degli Emanuele, consorteria maiosa al centro di una vera e propria guerra che, inora, ha fato decine di viime. Quella sera a morire doveva essere proprio Tassone ma chi ha sparato non avrebbe mai immaginato che in quella macchina ci fosse anche Filippo. A due anni esai di distanza dalla scomparsa è stata organizzata una giornata in sua memoria. Una comunità intera ha mantenuto vivo il ricordo del giovane. Un lungo corteo, con iaccole e striscioni, ha percorso le principali vie del centro citadino. Soriano, nello stringersi ancora una volta atorno ai cari di Filippo, si è ritrovata immersa in un clima di dolore ma, allo stesso tempo, di speranza. La sola idea che un ragazzo, ben lontano da qualsiasi condota criminale, abbia potuto perdere la vita in un modo così tragico, per un amaro scherzo del desino, non può che coninuare a tormentare l animo di tui, anche di chi, a distanza di tanto tempo, non ha ancora deciso di raccontare tuta la verità dei fai. Di permetere, inalmente, che possa essere fata giusizia rispeto al tragico caso di una vita spezzata troppo presto. Alessandro De Padova di Capone Giuseppe macelleria - salumeria Via Aldo Moro SERRA SAN BRUNO Tel: LA POMPA DI CALORE NOBILITA LA CALDAIA Energie Alternative C.so Umberto I, 244 SERRA SAN BRUNO - Ideale per sosituire le vecchie caldaie murali mantenendo gli esisteni radiatori ad alta temperatura - Rendimento in riscaldamento: il 35% più efficiente di una caldaia a condensazione - Produzione Acqua Calda Sanitaria fino al 20% più efficiente rispeto ad una caldaia a condensazione - Installazione Plug&Play: semplice e poco invasiva, con unità esterna installabile in un secondo momento - Riscaldamento, produzione ACS istantanea e Raffrescamento NOVITÀ ASSOLUTA

12 12 ilvizzarro.it PATRIMONIO FORESTALE 10 m ar zo Oltre 2500 alberi per sanare il bilancio Al taglio anche alcuni esemplari di abete bianco tra i più grandi d Europa È uno scempio senza ine quello che sta architetando l amministrazione comunale a danno dei boschi secolari del territorio montano di Serra San Bruno. Il prossimo 25 marzo proprio nei locali del palazzo municipale serrese avrà luogo l asta pubblica, con il sistema delle oferte segrete, per la vendita di materiale legnoso ritraibile dal taglio di tre loi boschivi apparteneni al demanio comunale Archiforo, situato nel cuore del Parco Naturale Regionale delle Serre, in quello che viene indicato come «sito di importanza comunitaria, zona di riserva generale orientata». I tagli in oggeto dei tre bandi comporteranno l abbaimento di un totale di piante (più ulteriori 197 alberi deinii zero ) di cui ben esemplari di raro abete bianco, conosciuto come il principe dei boschi. Ma allo sfregio protrato dall amministrazione comunale per tentare di risanare il pesante deicit di bilancio atraverso la vendita dello stesso materiale boschivo, si aggiunge un ulteriore aggravante. Un paricolare da considerare non di poco conto visto che, come tesimoniato dalle foto scatate da un naturalista del luogo, fra gli alberi martellai e quindi indicai tra le piante da abbatere, vi sono anche alcuni tra quelli che possono essere considerai gli abei bianchi più grandi e anichi d Europa. In paricolare tra gli esemplari che risulterebbero contrassegnai per il taglio, il naturalista ne avrebbe individuato uno che presenta delle vere e proprie misure da record: una base di quasi 5 metri di circonferenza e un altezza di 50 metri. Dimensioni che ideniicano lo stesso albero come pianta monumentale rarissima, una delle più grandi tra quelli preseni in tuta Europa. Basi pensare che il Corpo Forestale dello Stato, in una ricerca efetuata alcuni anni fa in Trenino, ha classiicato l Avez del Prinzipe di Lavarone (in provincia di Trento) un abete bianco di 50 metri di altezza e con una circonferenza di 4,8 metri come albero monumentale più grande d Europa. Dato in realtà, metro alla mano, surclassato dalle dimensioni dell abete ideniicato nelle nostre montagne, desinato però adesso all abbatimento. I numeri seriali posi soto la corteccia, alla base degli alberi, tesimoniano quindi come quesi rari esemplari siano stai contrassegnai, dai tecnici inviai di recente dall amministrazione comunale, come piante da abbatere. Un vero e proprio sfregio a danno dei boschi secolari delle Serre, in cui, solo negli ulimi 13 mesi, per mano della stessa amministrazione Rosi, sono stai messi all asta ulteriori alberi da abbatere. Una media, insomma, di 25 piante al giorno. Interi boschi che rischiano di venire violentai, privai in pochi giorni di quella maestosità che la natura ha saputo costruire pazientemente nel corso dei secoli. Il tuto per porre rimedio alle negligenze amministraive che stanno portando il bilancio comunale verso un largo disavanzo.

13 ilvizzarro.it 13 COMUNE DI SERRA 10 ottobr e La polvere sotto al tappeto Le promesse disattese dell amministrazione Rosi Tra qualche anno, quando la legislatura guidata da Bruno Rosi e Nazzareno Salerno sarà relegata al posto che maggiormente gli compete, gli annali, le generazioni più mature potranno cominciare a narrare delle memorabili gesta di quella che, senza dubbio alcuno, passerà alla storia come l amministrazione degli strafoteni. Guardandoci inalmente alle spalle potremmo raccontare le condote dei soleri animatori di un era buia grazie alle quale il palazzo di piazza Tucci ha acquisito via via, sempre più, i contorni dell enclave del lassismo, dell autoreferenzialità e del caos, dell inadeguatezza. Tut atorno una citadina arresa a se stessa, rea di aver sputato fuori dalle cabine eletorali della primavera 2011 una maggioranza rivelatasi nel tempo sterile e del tuto inappropriata rispeto a quelli che sono i livelli poliico-culturali che realmente merita un paese con alle spalle la storia che ha Serra San Bruno. Eppure solo adesso arrivano al peine i nodi di un impegno demagogico, fato di fantomaiche capitali del turismo spirituale, boscaioli rabdomani alla ricerca di falde acquifere, futuribili ospedali del futuro, lavoro e incenivi sulla casa per i giovani, campi da golf, turismo a iosa e molto altro ancora. Nel concreto, nulla. Per oltre tre anni è andata così, con il palazzo comunale ricetacolo di anacronisiche strategie amministraive che, di fato, si concreizzano in mere simulazioni: un sindaco che inge di fare il sindaco, assessori che ingono di fare gli assessori. Strafoteni e asserragliai. Gaudeni e disinteressai. Si atenderà la ine del mandato per poterne relazionare e apprezzare i frui tangibili, sopratuto in termini inanziari. Il tuto mentre oggi, fuori, la polvere del deserto viene spazzata forte dal vento delle crisi e delle emergenze. Tra meno di due anni tui saranno in procinto di sgomberare il campo, con le valigie pronte per tornare a casa, nella speranza magari di essere rielei al prossimo giro di giostra. Ma consapevoli di aver lasciato comunque un segno indelebile: la polvere soto al tappeto. La polvere soto al tappeto è infai l ulima strategia rimasta all amministrazione comunale di Serra San Bruno per sopravvivere, per irare a campare quei mesi che restano. Polvere che ha ormai formato cumuli evideni soto a uno zerbino che riesce a contenerla appena. Perché è polvere soto al tappeto quell incapacità di trovare rimedio ai problemi lasciandoseli alla spalle esclusivamente perché si è deciso di aggirarli. Altrimeni non ci sarebbe oggi una bella X addosso a un impianto come quello della piscina comunale, unico in tuta la provincia per genere e dimensioni, e che in campagna eletorale avrebbe dovuto essere, addiritura, «reso fruibile anche ai ragazzi disabili». La morale, a conclusione della favola, è che la piscina si è trasformata in un assolata catedrale nel deserto: deiniivamente sprangata. Chi la gesiva è fuggito non di certo con il boino in mano. In vasca non ci va più nessuno, né i diversamente abili né altri. E mentre cammina con circospezione, giusto per non incorrere nel rischio di inciampare, di sicuro qualche amministratore locale, percorrendo poche decine di passi, dalla piscina sarà giunto in prossimità del vecchio Kursaal, un tempo glorioso stabile di ospitalità, poi di buona cucina, di feste e cerimonie elegani, poi ancora di vuoto e abbandono, divenuto da qualche giorno, anche in questo caso, altro grande tappeto soto cui nascondere la polvere. Completamente murato. Come un annuncio funebre, l ediicio è stato cinto da una gracile inferriata. Finestre e porte sbarrate da matoni, tristezza e cemento, lasciato a marcire con al proprio interno ricordi e memorie, razzie e sporcizie. Un altro tappeto con la polvere ben nascosta soto. Peccato che, anche in tal caso, in campagna eletorale si fossero a riguardo fantasicamente dipini altri scenari: «Ne faremo un teatro». Degli orrori forse. Ogni giorno nuova polvere, spesso tossica, aumenta lo spessore degli avvallameni e delle improvvise discese, laddove il piede dovrebbe adagiarsi liscio, senza rischio alcuno. Come, ancora, nel caso dell Isola ecologica, che avrebbe dovuto divenire punto cruciale nella rete immaginata con il nuovo miracoloso sistema per la raccolta diferenziata, romanicamente denominato DiferenziAmo Serra San Bruno. Anche in questo caso basta fare una passeggiata per osservare come un enorme montagna di sporcizia trabocchi, ormai indomabile, ben oltre la platea di cemento dell Isola, tanto da siorare in altezza l ampio telone bianco sistemato a copertura della strutura. Una pila di immondizia alta una decina di metri, maldestramente occultata, appunto, come polvere soto al tappeto. Un tappeto ormai però rigonio di problemi irrisoli, di emergenze lasciate a marcire, di fallimeni perpetrai da chi si sente in dirito di alimentare una sana e vigorosa discussione poliico-amministraiva interna, solo quando c è da dare indicazioni rispeto alle assunzioni a tempo determinato degli ausiliari del traico o alle contese candidature al consiglio provinciale. Solo allora, quando interviene l interesse singolo e non comune, il giocatolo inizia a traballare e casomai rischia di cedere, deiniivamente. Speterebbe alla colleività, se ne ha ancora la voglia e la forza, aprire le inestre per fare entrare aria nuova, usare scopa e paleta, straccio e ramazza. E chi non lo fa è responsabile della sporcizia morale o quantomeno colluso, amico, compare, socio, palo di chi con invidiabile leggerezza coninua, da già troppo tempo, a nascondere la polvere soto al tappeto. Salvatore Albanese

14 14 ilvizzarro.it L OMAGGIO 23 settem br e Il saluto dei fedeli a don Gerardo Il priore della Certosa, Jacques Dupont, elogia il parroco con una lettera Una grande celebrazione, oiciata per omaggiare e onorare una personalità capace di dare un contributo indelebile alla nostra società. Ha assunto grado di solennità la messa celebrata per ringraziare don Gerardo Leizia, parroco della parrocchia di San Biagio a Serra San Bruno, da poco in pensione dopo una lunga e brillante carriera ecclesiasica. Una copiosa folla di fedeli ha leteralmente occupato la chiesa Matrice per prendere parte all ulima messa celebrata dall amato parroco, che è stato anche padre spirituale di un intera comunità. Per la celebrazione della messa, don Gerardo è stato accompagnato da don Biagio Amato, don Biagio Cutullè, don Bruno La Rizza e don Vincenzo Schiavello. Durante l omelia, il parroco dei serresi ha ripercorso la sua vita al servizio della comunità, mostrandosi commosso all interno di una chiesa gremita di gente, Foto di Raffaele Timpano accorsa per rendergli omaggio. Evento più che signiicaivo, che ha portato don Gerardo a dichiarare come il suo lavoro non sia stato invano. Il parroco ha rappresentato un punto di riferimento, sopratuto per ragazzi e bambini, che da sempre partecipano alle funzioni religiose in veste di chierichei. Con il suo intervento rinnovatore, anche il servizio del rito domenicale ha assunto una connotazione diversa dalle modalità classiche. Il parroco, per la celebrazione della messa diversa da quella delle altre parrocchie ha sempre coinvolto decine di ragazzi, tanto da renderli parte integrante delle celebrazioni. Un modo per rompere così il distacco tra l autorità ecclesiasica e il pubblico dei fedeli. Una scelta nobile per coinvolgere l intera comunità nella propria missione spirituale e che la comunità stessa ha saputo ricambiare con costante affeto. Don Gerardo, oltre ad essere stato un parroco esemplare, è stato anche severo educatore, indossando i panni di insegnante di religione alla scuola media di Serra. Un maestro temuto dagli alunni per il suo carater e deciso, ma allo stesso tempo amato per le lezioni di vita che ha saputo trasmetere. Tanta è stata la commozione, sopratuto tra le persone delegate ai salui di ringraziamento alla ine della messa. Tra i contribui, riporiamo qui il saluto del priore della Certosa Jacques Dupont, il quale, essendo fuori sede, ha inviato al parroco una letera. Bruno Greco Ben volenieri ho accolto la proposta di rivolgere qualche parola in questa celebrazione che segna il ine del mandato pastorale di don Gerardo Leizia. Non posso essere presente di persona perché mi trovo fuori sede. Siamo tui riunii isicamente e spiritualmente per ringraziare il Signore per i numerosi anni in cui ha fato cose grandi mediante il ministero di don Gerardo Leizia. Anche se solo Dio conosce i frui spirituali del suo impegno, non c è dubbio che la parrocchia di San Biagio, grazie al suo pastore, ha fato un cammino evangelico di alto spessore. Non sarei in grado di elencare tute le iniziaive, aività, realizzazioni di don Gerardo. Ma non si può tacere davani alla vitalità della comunità parrocchiale, in cui tui sono stai spronai a crescere nel loro rapporto con Cristo, nella fratellanza e nell aiuto verso le persone bisognose. La presenza di tani giovani e bambini in chiesa è un segno eloquente del loro coinvolgimento grazie all atenzione del parroco nei loro confroni. Nessuno può fare un bilancio dell azione di un sacerdote, perché il suo ministero va ben oltre le apparenze e i risultai visibili. Cos è un sacerdote? Gesù lo ha aferrato, ha prevalso su di lui: chi può comprendere? Cos è un parroco? È segno, rimanda a Dio e alle cose di Dio; è parola: annuncia il Vangelo PASTORE AUTENTICO e invita alla conversione; è uomo: porta il Mistero in vasi di creta e plasma di umanità il suo operato spirituale. Tutavia il parroco non è un potente di questo mondo; la sua potenza risiede soltanto nella Parola di Dio. Egli deve servirla, gridarla come profeta, nel tempio e per la strada. Questa Parola è fuoco ardente, bruciare, inquieta. In tuto questo ciascuno di noi ritroverà senza dubbio il ritrato di don Gerardo, autenico sacerdote di Cristo, costantemente al servizio della comunità parrocchiale, con amore e generosità. E se qualcuno fa diicoltà ad aderire a tuto ciò che egli ha deto o fato, se un altro non vede in lui la igura del sacerdote che si era immaginato, farei due brevi considerazioni. Dapprima, ogni prete è un mistero, perché, ad un tempo, è di Dio ma vive tra gli uomini, parla una parola, ma essa non gli appariene, è tra la gente, ma non è di nessuno chi può comprenderlo? Aggiungendo di seguito: può comprendere veramente un sacerdote soltanto chi lo ama, in quanto uomo scelto e amato da Dio. Perciò, stasera ci speta a tui noi manifestare sima e afeto, graitudine e iducia a colui che si è dato ino all estremo per la parrocchia di san Biagio. Grazie a don Gerardo. Lode e gloria a Dio. Dom Jacques Dupont

15 ilvizzarro.it 15 IL TRIONFO 24 m ar zo La Serrese in paradiso I biancazzurri dominano il campionato e conquistano la Promozione Bastava un punto alla Serrese per vincere il campionato e conquistare, così, la meritata Promozione. I biancazzurri di mister Amoroso, però, non si sono accontentai e, di fronte a un pubblico delle grandi occasioni, hanno otenuto il diciassetesimo successo stagionale, batendo di misura il Piscopio, dando così inizio ai festeggiameni, che sono poi proseguii per tuto il pomeriggio. Dicevamo, una cavalcata trionfale, quella della Serrese, al termine di una stagione che ha visto Piccolo e compagni giocare un ruolo di protagonisi in questo campionato, vinto addiritura con cinque giornate d anicipo. Le inseguitrici, loro malgrado, non sono riuscite a tenere il passo della capolista. Troppo forte, quindi, questa Serrese, che dopo tani anni torna ad occupare palcoscenici ben più importani. Non la migliore prestazione quella di ieri della neo promossa, che forse ha risenito dei postumi della parita di mercoledì a Rosarno in coppa Calabria. Per quel che riguarda l incontro, il tecnico di casa Amoroso deve rinunciare a tre assenze importani, vale a dire Corsi, Fiorenza e Andreacchi. L undici iniziale era, dunque, composto da Piccolo, Romeo, Rafa, Ibrahim, Antonelli, Carchedi, Baroni, Zaino, Valente, Di Siena, Crudo. A disposizione: Zaino, Vellone, Inzillo e Albano. Risponde il Piscopio con Michienzi, Musso, Barba, Cerra, Lo Bianco, Frija, Mondello, Montauro, Vasta, De Pascali, Ciardulli. A disposizione: Simonei, D Angelo, Muscaglione, Tomaino, Tamburro, Coscarella e Casu- scelli. Nella prima frazione le squadre si studiano, cercando di capire le intenzioni dell avversario. È la Serrese però a portarsi in vantaggio per prima ed a chiudere i primi quarantacinque minui in avani, grazie ad una rete del solito Crudo intorno alla mezzora. La ripresa non cambia più di tanto: da segnalare soltanto una ghiota occasione di Valente che, praicamente a tu per tu con il poriere, spedisce la palla alta sopra la traversa ed una conclusione di Mondello che ha trovato l intervento provvidenziale di Piccolo. In questo frangente, ci sono stai anche aimi di paura per il numero uno della Serrese, che nel respingere la conclusione a rete del giocatore giallorosso, è andato a sbatere con la testa contro il palo. Fortunatamente, però, il capitano si è ripreso subito dopo. L incontro termina di fato qui ed a ine parita sono iniziai i festeggiameni, proseguii per le vie del paese. Archiviato il campionato, il 23 aprile la Serrese in quel di Lamezia Terme disputerà la inale di Coppa Calabria contro l Uria 2000, mentre a ine stagione presumibilmente a giugno ci sarà la Supercoppa tra le vinceni dei quatro gironi. Alessandro De Padova Igiene casa Cura della persona Via A. De Gasperi SERRA SAN BRUNO Tel

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