Lode al Signore. Mese di LUGLIO. Mese di GIUGNO. Mese di AGOSTO Seuzach + CH ore 10.00

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2 Lode al Signore 2 Mese di GIUGNO Kollbrunn + CH ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Seuzach ore Turbenthal ore Wülflingen ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Elgg ore Kleinandelfingen ore Kollbrunn + CH ore Wülflingen + CH ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Seuzach ore Turbenthal + CH ore Wülflingen ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Elgg ore Sabato Pfungen ore Mese di LUGLIO Seuzach + CH ore Wülflingen ore Kollbrunn + CH ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Turbenthal ore Wülflingen ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Elgg ore Wülflingen ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore e Wülflingen ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore Sabato Pfungen ore Mese di AGOSTO Ogni Domenica Wülflingen ore Sacro Cuore ore San Pietro e Paolo ore 18.30

3 Lavoro e Ferie: due facce di una stessa medaglia? Ciao, eh sì, stiamo quasi alla fine di un anno di attività pastorale. Fra qualche settimana, con la festa di fine attività della comunità, guidata dal motto Tutto sarà più bello con te, avremo l ultimo sprint finale; e, dopo le ferie, riprenderemo ancora il lavoro. Ma si va in ferie!?!?! Ferie!, dolce espressione piena di ricordi e spesso di sogni non realizzati. Eppure, saper vivere bene le ferie è riuscire ad imparare l arte di sapersi riposare. Esse sono parte integrante dell arte del lavorare. Sì, lavorare! Il lavoro, grande problema di oggi, grande preoccupazione di molti e anche per molti di noi. È difficile entrare in questo universo del lavoro. Si vuole che si lavori di più, ma si licenziano perché non c è lavoro. Grande mistero! È vero che le condizioni materiali della vita sono migliorate rispetto al passato, e non bisogna più lottare per soddisfare i nostri bisogni primari; è vero che il lavoro è meno duro, meglio tutelato e la sua organizzazione più sofisticata, eppure il mondo del lavoro attraversa una fase di crisi e il senso del lavoro pare essersi svuotato. Il lavoro, una volta, solo compito degli schiavi, condanna per l uomo per guadagnarsi il pane con il sudore della sua fronte, è oggi forza vitale per l uomo, per vivere e viver dignitosamente. Dal lavoro che nobilita l uomo, ai nati stanchi per non lavorare, il passo oggi è... Ma al di là di questi commenti, quello che non si può dimenticare è che al centro di tutto questo problema, politico, sociale, religioso, c è l uomo. Un uomo oggi più che mai preoccupato, dove la sua goccia di sudore, non ha più il sapore salato del sudore, ma ha il peso della preoccupazione, dell angoscia, dell ansia e a volte della depressione. Un uomo che per sentirsi gratificato e felice, ha un innato bisogno di caricare di senso l attività cui si dedica. È dell uomo, infatti, la capacità di trasformare il lavoro in una chance o in una condanna. Il lavoro si può rivelare interessante o avvilente, faticoso o divertente, nobile o degradante, secondo la modalità con cui la persona gli si pone davanti. Sarebbe bello se il tempo del lavoro, che dura un terzo del nostro vivere, potesse essere davvero un mezzo per realizzare i nostri bisogni umani più profondi. Ma se si pensa che noi viviamo ancora oggi, con regole di lavoro pensate cento anni fa, per ammaestrare masse anal- 3

4 fabete e regole che erano sostenitrici di elementari bisogni di sopravvivenza, ci accorgiamo che rischiamo di diventare schizofrenici... Oggi, grazie alla tecnologia, la maggior parte del lavoro esecutivo viene svolto da macchine autoprogrammabili, da computer sofisticati, se si pensa che la vita si è allungata e disponiamo di tanto tempo libero e che nulla è cambiato nell organizzazione del lavoro, si va in crisi. È importante e necessario che venga fatta una rivoluzione mentale che proponga all uomo un nuovo modo di considerare la qualità di vita e del lavoro. Un cammino certo non facile, e che comporta una certa confusione come tutti i cambi di mentalità, E tutto questo, si ripercuote sull andamento della famiglia. Una famiglia che oggi è alla ricerca di una sua identità. Infatti noi, spesso e volentieri, misuriamo il benessere di una persona o di uno stato in base agli interessi economici, ma forse sarebbe meglio misurarlo in base alla felicità del singolo. La gratificazione individuale è sicuramente così importante che dovrebbe portare gli stati, le associazioni o le chiese a prender qualsiasi misura pur di ottenerla. Ma si nota una indifferenza che preoccupa e sconcerta. Una indifferenza che non spinge a migliorarsi con le proprie forze, ma porta un cupo pessimismo. E questo fa paura. Allora riscoprire il bello che è dentro, vivere fino in fondo il motto della nostra festa di fine attività: Tutto è più bello con te, è come mettere in noi e attorno a noi, una iniezione di fiducia. È questa fiducia che devono sprigionare i risultati di un anno di impegno lavorativo in qualsiasi campo, è questo colpo di entusiasmo che deve scuotere il nostro animo e buttarci nella convinzione che l utopia è un orizzonte che si sposta secondo il nostro avanzare. E le ferie sono questo. Il tempo in cui si può rileggere il nostro rapporto con il lavoro, in cui inserire nell agenda della propria vita parole importanti come tranquillità, raccoglimento, silenzio, ritorno a vecchi valori. Ferie è sosta che permette di cogliere il senso della vita, è lasciare che la vita stessa riempia i nostri polmoni di energia nuova e lentamente scoprire che in fondo basta poco per essere felici, sereni. Forse basta solo accorgerci che tutto è più bello quando si è insieme e insieme si insegue lo stesso sogno, ci si spinge verso lo stesso orizzonte. È questo, allora, quello che noi auguriamo a tutti e ad ognuno in particolare: che la festa di fine attività, che il tempo delle ferie, che il nostro vivere quotidiano sia un iniezione di fiducia e di ottimismo. Buone ferie, quando arriveranno! Don Alberto BIBLIOTECA Al CENTRO PARROCCHIALE SAN FRANCESCO I collaboratori che hanno sistemato la Biblioteca del Centro Parrocchiale ha messo insieme oltre tremila testi di ogni genere. L intera ricchezza libraria è a servizio della Comunità: tutti possono usufruirne passando al Centro. Si sta cercando ancora di darle una sistemazione da mandare via Internet: un po alla volta... Intanto usiamo i vecchi sistemi di registrazione su carta! Grazie a tutti coloro che hanno collaborato in svariati modi. 4

5 Torniamo al mare! Chi fosse interessato a trascorrere alcuni giorni sulla spiaggia di TORTORETO LIDO dal 29 agosto al 12 settembre, può chiamare al Centro Parrocchiale S. Francesco: VUOI UN SABATO SERA DIVERSO? VIENI AL BAR DEL CENTRO PARROCCHIALE: C È SEMPRE QUALCOSA DI NUOVO... SABATO 4 GIUGNO: CENA con FUSILLI E POLPETTE FINE SETTIMANA 11/12 GIUGNO: ECCO LA SICILIA! FESTA DI FINE ATTIVITÀ Vedere a pag. 8-9 TUTTO SARÀ PIÙ BELLO CON TE! Asilo Italiano Si ricevono ancora iscrizioni per l anno 2005/

6 il preadolescente: un ragazzo né acerbo né maturo L intento delle riflessioni che si propongono vuole essere quello di enucleare le esigenze principali del preadolescente dovute al rapido mutamento che si trova a vivere, così fondamentale per l armonica crescita dell uomo del domani. L avventura umana trova nella fase preadolescenziale un periodo di fondamentale importanza per la crescita di ciascun individuo, un periodo in cui la maturazione è più veloce ed il ragazzo si trova in un rapido cambiamento, anche e soprattutto in quelle che sono le sue caratteristiche psicosomatiche. Questa fascia di età, così misteriosa ed affascinante, oscilla tra gli 11 ed i 14 anni, sebbene non sia così facile definirne i contorni; età originale, con potenzialità, tendenze, esigenze e mutamenti di non facile lettura. L età preadolescenziale trova, quale suo aspetto peculiare, quello della mutabilità. Difatti in essa i cambiamenti non solo fisici, ma anche cognitivi, psicologici, sessuali - affettivi, morali-religiosi e relazionali, avvengono anche nell arco di pochissimi mesi. Accanto all elemento della mutabilità, è possibile definire l età preadolescenziale quale età dei nuovi interessi : l abbandono dell infanzia ed il proiettarsi verso l adolescenza viene avvertito come bisogno di allontanarsi gradualmente o bruscamente dalla famiglia per ricercare nuove relazioni interpersonali nel gruppo dei propri coetanei. Il preadolescente si pone quindi alla ricerca di spazi propri e di una autonomia personale. Lo stare con gli amici viene sentito dapprima come una novità (soprattutto nel caso di genitori iperprotettivi) per diventare poi una consuetudine. Il rapporto tra genitori e figli si modifica perché la famiglia non è più l unico punto di riferimento. Questo crea spesso alcune difficoltà educative per molti genitori che si trovano a non poter più trattare i propri figli come dei bambini pur essendo, però, ben consapevoli del fatto che non hanno ancora raggiunto una piena maturità. Proprio tale esigenza di dovere modificare il rapporto educativo con i propri figli crea atteggiamenti estremi (di rigorismo o di permissivismo) che assumono un incidenza fondamentale nel ragazzo e che possono anche essere alla base di determinate forme di devianza che possono andare dal teppismo alla droga e, addirittura, al suicidio. In questo mutamento relazionale, il gioco continua ad avere un indice di gradimento molto elevato, ma tale interesse, col crescere dell età, cede il posto ad una maggiore propensione a maturare rapporti amicali. Luoghi di incontro preferiti dai preadolescenti sono spazi neutri quali la strada, il quartiere, la piazzetta dove parcheggiare i motorini. Perdono d importanza, in maniera crescente, luoghi strutturati quali casa, scuola, parrocchia e si affaccia il desiderio della discoteca, vista come un vero e proprio mito, come se l essere grandi dipendesse dal frequentare tali posti. Per lo sviluppo della personalità preadolescenziale, quindi, l amico assume un ruolo centrale. Ma l amico 6

7 ideale del preadolescente deve avere alcuni requisiti caratteristici: deve essere simpatico, pronto cioè (secondo il significato profondo dell etimologia greca sum-patìa ) ad aiutare e ad ascoltare e capace di condividere le proprie idee ed esperienze. Questa apertura verso l altro matura, però, un aumento del senso critico verso i genitori, soprattutto nei confronti del padre, la cui autorità sembra contrapporsi al desiderio di autonomia tipico dell età. I preadolescenti chiedono di essere considerati grandi attraverso l accordo di speciali permessi quali il portare in casa amici ed anche il partecipare a feste tra coetanei e, dato che non s e m p r e sentono i propri genitori dalla loro parte, spesso n a s c o n o scontri, litigi, distacchi e le prime fughe. In realtà, però, nonostante la gran fretta di entrare nel mondo dei grandi, il distacco dalla famiglia viene vissuto in maniera traumatica e reso ancor più penoso dalla mancata capacità di reale confidenza e comprensione dei propri coetanei, che si trovano nella stessa situazione. Alcune inquietudini, poi, il preadolescente le vive a livello morale e religioso. Fino ai 10 anni, il ragazzo vive una moralità d ambiente basata sull educazione ricevuta in famiglia o a scuola. Se il preadolescente non è stato già abituato a far scelte basate su dei valori, la sua diventerà una moralità sociologica, dipendente dal comportamento della massa. Occorre pertanto che la famiglia sia capace di trasformare la propria autorità in autorevolezza, tramite la testimonianza di valori ed il dialogo. Il preadolescente si pone anche il problema del suo futuro: deve fare delle scelte senza però avere ancora dei criteri sufficienti per esse. Spesso egli si trova in situazioni di conflitto dovute alle attese degli altri che restringono l iniziativa p e r s o - nale. Egli a v v e r t e anche la d i s c r e - panza tra i modelli di c o m p o r- t a m e n t o p r o p a - g a n d a t i dalla famiglia e quelli diffusi nella società e se da un lato egli tende al rifiuto delle regole stereotipate, dall altro prova l insicurezza di attenersi alle nuove regole del gruppo non ancora ben assimilate. Tali problematiche devono essere accolte con pazienza e amore da parte di ogni educatore e con attesa e fiducia da parte del preadolescente. Solo così, attraverso un dialogo costante, si potrà sviluppare quella armonia evolutiva tanto agognata dal preadolescente. 7

8 Festa di fine attività TUTTO SARÁ PIÙ BELLO CON TE Prima di parlare della festa in se stessa, sarà bene interrogarci sul significato dell incontrarsi, dello stare insieme, del progettare e realizzare cose in comune. La Comunità, come insieme di famiglie, di persone con varie esperienze, di giovani e di adulti, di ragazzi e di anziani, è certamente una realtà importante nella vita sociale di ciascuno, al di là del credo personale o dell appartenenza ad un gruppo specifico. La Comunità è certamente un contesto importante per la maturazione personale, sociale, civile e religiosa di ogni persona. D altro canto nella vita della Comunità si incontrano spesso fatti che limitano e fanno sentire il peso di essere insieme. C è, a volte, come una sensazione che se si fosse da soli si farebbe più strada, si perderebbe meno tempo, si risolverebbero in maniera diversa e più esauriente, alcuni problemi. Tutto ciò è vero e, in una società sempre più individualista ed indifferente, sarà bene correre il rischio di perdere tempo per acquisire la forza dell essere in relazione, del confrontare la libertà personale con la libertà dell altro, del mettere insieme i doni e le qualità individuali affinché diventino patrimonio comune. Questo è il senso dell essere Comunità: sentirsi dentro una famiglia più ampia che accoglie e dà respiro a ciò che si è. Ecco, allora, il perché delle nostre feste dove non si cercano applausi, né si vuole a tutti i costi sentirci al centro dell attenzione, ma si desidera che ognuno si senta a casa propria, libero di esprimere se stesso proprio perché capace di accogliere l altro. E, alla fine di un percorso, è bello guardarsi intorno e vedere che insieme si è costruito una parte di quel mondo diverso che si vorrebbe sempre più grande, sempre più vero, sempre più reale. In questa linea è pensata la festa di fine attività. E la festa della Comunità che si guarda dentro e vede il proprio volto riflesso in quello dell amico, del vicino di casa, della persona che incontra per caso per strada, al bar, al supermercato, in chiesa ed ora è là presente, nello stesso luogo d incontro per trascorrere gratuitamente alcune ore insieme. E in quel tempo crescono le conoscenze, si diffondono le amicizie, si apre la corresponsabilità e la partecipazione alla vita comunitaria. Allora, non limitiamoci a dire che sono cose per ragazzi ma entriamo nella festa con gioia ed entusiasmo, iscriviamoci ai giochi, offriamo il nostro servizio, rendiamoci partecipi in qualche modo e scopriremo che... INSIEME É PIÙ BELLO! 8

9 Festa di fine attività DOMENICA 19 GIUGNO - dalle alle Camposportivo Hegmatten Oberwinterthur (vicino al Technorama) Programma di massima: Raduno: Ore 09.3o S. Messa all aperto (o in tenda) Ore 10.oo Inizio giochi Ore 11.oo POSSIBILITÀ DI PRANZO... grigliato Ore 13.oo ALTRI TORNEI FINO A CHIUSURA Ore 17.oo La Festa si effettuerà con qualsiasi tempo poiché in caso di pioggia si sospenderanno i giochi, ma non la possibilità di condividere il pranzo e una buona chiacchierata sotto la tenda che ci accoglierà. È necessario iscriversi entro sabato 11 giugno telefonando al SONO OBBLIGATORIE LE SCARPE DA GINNASTICA 9

10 Consiglio Pastorale Le attività del Consiglio Pastorale della nostra Parrocchia Missione Cattolica di lingua Italiana, hanno camminato secondo il Progetto Pastorale dell anno: rimanere aperti per testimoniare il proprio essere cristiani! Non è sempre facile passare dall idea all azione, dal pensiero all operatività, ma a volte, basta poco per rendere visibile ciò in cui si crede. Così nell ultima riunione del Consiglio, anche se gli assenti erano molti, si é constatato il cammino fatto. Le feste d inizio anno, l apertura del Centro, la venuta della RAI, sono stati gli eventi più forti, ma dietro ad esse ci sono gli incontri più spiccioli, ma non meno importanti, della vita quotidiana della nostra parrocchia. L intervento di don Alberto, nel pensiero formativo della serata, ha impegnato infatti i presenti a considerare non le grandi riuscite, le grandi manifestazioni, ma la capacità di porre la massima attenzione perché il famoso paracadute del nostro motto rimanga sempre aperto. Si è discusso a lungo, e con molta partecipazione, su come sia difficile rivolgere il dito indice contro noi stessi piuttosto che colpevolizzare o cercare chi sbaglia. Una Comunità cresce e matura in proporzione a quanto è capace di uscire da se stessa e impegnarsi in prima persona affinché l altro sia felice, affinché l altro sia capace di andare avanti, sentendosi sostenuto dal nostro appoggio più che dalla nostra critica. Fintanto che non s impara a chiederci: Cosa ho fatto perché l altro evitasse questo o quel errore! Questa o quella chiusura! il nostro cammino di crescita rimane come quello dell adolescenza, dove l individuo è come un elettroencefalogramma, pieno di umori e desideri alti e bassi! L aver vissuto momenti forti, in cui si è percepito la vitalità e la vicinanza dell intera Comunità, non può renderci solo contenti del risultato, ma deve spingerci oltre, deve farci sentire maggiormente protagonisti della vita stessa della Comunità e non solo esecutori. Ecco, questo sembra sia stato il nocciolo della discussione: la difficoltà di essere propositivi! E su questo che dobbiamo proseguire il nostro cammino. Dopo la lunga verifica del proprio modo di comportarsi, si è parlato del futuro, degli impegni che ci aspettano, delle attività che continuano, della reciproca corresponsabilità nel fare bene il bene che ci viene proposto o richiesto. Ma di tutto questo viene esposto nelle prossime pagine del nostro giornalino. 10

11 Parlando di Giovani pensiero su valori assoluti e recepiti come tali da tutti. Si tratta di non generalizzare e di non vanificare il problema sulla linea del non è un mio problema, non mi interessa! Ciò che tocca l uomo, in bene o in male, tocca l intera umanità. Ciò premesso, il gruppo dei nostri Giovani Amici ha discusso a lungo sul pro e sul contro della legge spagnola, certamente senza arrivare ad alcuna conclusione. La discussione, si spera abbia aperto il loro pensiero Non si vuol essere ripetitivi nel parlare del a nuove conoscenze, abbia fatto emergere l urgenza di avere una coscienza mondo giovanile, ma solamente ritornare su argomenti già condivisi in altre occasioni. Si è detto, infatti, che i giovani mento, ciò che è bene, ciò che è male, che sa cogliere, a livello di comporta- hanno la capacità di sorprendere perché imprevedibili, perché difficilmente quel assoluto che non è dato solo dal- giusto, vero, libero, sano,...in forza di soggetti in modo passivo al parere degli la fede religiosa, ma dall essere parte altri, pronti a far emergere problematiche che gli adulti rischiano di far passare bisogno di sentirsi confrontati con ciò dell universo naturale. I giovani hanno sotto silenzio. E successo alcune settimane fa al gruppo: perché non parlia- l esperienza di un passato, che è essere che loro ancora non possiedono che è mo della Spagna? E stata la domanda liberi da opportunismi e non schiavi di provocatoria. Parlare della Spagna? E tradizionalismi privi di consistenza. Loro perché? Perché il parlamento di quella voglio confrontarsi con ciò che chiama nazione ha votato una legge che da una in campo il valore assoluto, il punto fermo che valorizza il passato e il presente, parte ha portato dello sconcerto, dall altro porta in superficie un problema che aprendo la strada al futuro che loro stessi renderanno consistente. C è un ur- non può più rimanere un problema per gli altri. L omosessualità è un argomento gente bisogno di accompagnare i nostri corrente anche nel mondo giovanile e si giovani nella capacità di interiorizzare i rischia che un problema diventi moda, veri valori, intesi come realtà assolute, in diventi modo per emergere, per assumere un ruolo, per avere pubblicità. Ma sti bisogna riferirsi per non banalizzare la modo autonomo e indipendente. A que- se è problema, va affrontato come tale vita e, con essa, ogni sua espressione. e vanno cercate tutte le soluzioni possibili affinché nessuno ne esca impoverito vivere autonomamente ogni decisione Bisognerebbe offrire loro la capacità di e colpito negativamente. Si tratta allora di evidenziare i principi, di fondare il cile, ma questa è la liberamente assunta. Cammino non fa- strada. 11

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13 Gruppi di Attività... in movimento! Durante le settimane di ferie scolastiche, si è cercato di offrire ai ragazzi alcune opportunità d incontro per rafforzare il loro modo di stare insieme, la reciproca conoscenza e l apertura all interno del gruppo stesso. Così il Gruppo Gabbiani Uno si è trovato insieme, all isola di Mainau per una giornata immersa nella natura. Forse non era il massimo che potevamo offrire loro: è stata solo un occasione per scoprire il valore che il Patrono del nostro centro, San Francesco, è stato capace di lodare e ringraziare Dio, suo Creatore, con le semplici cose del creato. Se la perfezione di un fiore, di una farfalla, se l armonia di colori e di profumi ha fatto cantare Francesco, perché non può toccare, oggi, il cuore di un ragazzo che si apre alla vita? Se questo interrogativo non trova risposta nell esperienza vissuta, certamente trova consenso nella serenità sperimentata in quel giorno. Infatti, come la combinazione delle diverse piante creava delle vere opere d arte nelle varie aiuole, così i vari gruppetti dei nostri ragazzi, all inizio isolati nelle loro chiacchiere interne, ha trovato armonia verso la fine della giornata, quando gli stessi gruppetti si sono amalgamati tra loro, ampliando le reti di comunicazione e facendo percepire che si stava bene insieme ed era un peccato che fosse già ora di tornare alle proprie case, proprio ora che si stava bene insieme! Non possiamo permettere che i nostri ragazzi perdano il gusto della meraviglia! Sarà un impegno degli animatori far crescere questa esperienza che si sta bene insieme, magari proponendo degli impegni di collaborazione anche con chi si conosce meno, con gli ultimi arrivati, rinunciando a qualcosa di maggior gradimento per aprirsi a un modo di pensare e di agire meno egocentrico. Il Gruppo Raggio Azzurro e il Gruppo Birichini Due, hanno trascorso la loro giornata in battello sul lago di Zurigo. Partiti da Winterthur in treno, raggiunto Zurigo hanno proseguito con il battello fermandosi a Rapperswil dopo quasi due ore di navigazione. Un tempo utile, questo, per chiacchierare, 13

14 per raccontarsi vicende più o meno vere, per ridere e scherzare insieme, per accorgersi che si è cresciuti e per dimostrare che si sta maturando. Infatti, dopo aver pranzato lungo il lago, sotto il controllo di agili cigni e di simpatiche paperelle, dopo aver visitato qualche angolo della cittadina, si sono formati dei gruppi di riflessione con questa domanda aperta: Amico è... amico non é... e i risultati sono queste affermazioni: Amico è uno che ti ascolta e non ti lascia da solo; è sincero, conosce la tua vera anima; è fedele, ti dice la verità, ti rispetta come sei, non ti dimentica quando hai bisogno e quando stai male se ne accorge e, senza dire niente, ti fa sentire meglio; è uno con il quale ti puoi divertire, sentir bene. Non è amico chi non si fida, chi ti prende in giro e ti parla alle spalle, chi non c è mai quando serve aiuto, chi ti sfrutta, chi ti lascia solo... E hanno concluso con una raccomandazione: State attenti all amicizia! E una cosa seria: per essa ci si può/deve sacrificare e dare molto. Solo così rimane un punto di riferimento, di verifica e di dialogo! Cosa possiamo dire? Bravi ragazzi! Continuate su questa strada, crescete e aiutateci a credere sempre in voi! E, dopo un fresco gelato, il treno ci riportava a Winterthur concludendo la giornata. Ora rimane l uscita del Gruppo Birichini Uno. Per loro è pensata un uscita nel Canton Glarus, dove potranno far un pic-nic lungo le rive di uno dei laghi del posto ed incontrare un gruppo di coetanei che, come tema dell anno, hanno proprio il compito di essere accoglienti! Speriamo bene... 14

15 Alcuni dei nostri giovani sono stati nella casa di accoglienza Santa Teresa a Ravenna, a fare del volontariato.è tardi, sono passate le 22 e i ragazzi, stesi per terra, scrivono su fogli appoggiati su panche. Sentire quel tin tin sembrava l alfabeto Morse: stavano aprendo il loro cuore a Dio... Ecco alcune loro note: In questi giorni ho imparato molto e sono cresciuta...so che non sarà una di quelle avventure che si dimenticano dopo due giorni, ma mi accompagnerà per tutta la vita. In mezzo a quelle persone mi sentivo nulla: non riesco neppure a spiegarmelo, forse immenso rispetto... si dice che la sofferenza rinforza e fa crescere. Io ho sofferto vedendo quelle persone ma ringrazio Dio di avermele fatte incontrare... Questi due giorni di servizi sono stati bellissimi per noi, ma stupendi anche per i nostri ammalati o anziani. Ho capito il senso della vita e come può cambiare tutto da un momento all altro. Quando si aiuta una persona si è sempre molto felici... Cosa voglio veramente diventare? Quale è la mia meta? Chi sono? Mille domande e mille pensieri hanno attraversato la mia testa: il volontariato è un buon inizio sulla mia strada verso le risposte a tutte le mie domande... La cosa che in quei due giorni non potevo immaginare era la tristezza di quel arrivederci! le persone che ho seguito solo nelle ore dei pasti, mi hanno lasciato qualcosa di stupendo! Mentre ci si salutava ho sentito dire tante volte grazie a noi, invece, sento di dover io ringraziare per quello che mi sto portando via. È un esperienza che bisogna fare per capire veramente in che lusso viviamo e non lo apprez-...grazie! ziamo!... Il primo impatto è stato un po brutto: Lucy appena ci ha visti si è messa a gridare! Non erano grida di dolore o di sofferenza, ma di felicità! Sembra poco, ma vedere una bambina che non ti conosce gioire così, alla prima vista, è bellissimo!... quando me ne andava, Lucy teneva la mia mano stretta stretta e non mi voleva lasciare e diventava triste... È triste vedere i loro occhi che ti vogliono dire qualcosa, ma non sanno parlare... si esprimono con i gesti, con i lamenti o le risate... È emozionante sentirti dire: - Io ti aspetto qua, lo so che casa tua è lontana, ma vieni a trovarmi presto, ti aspetto! Ho risposto con sicurezza: Ritornerò! Dopo il primo momento di paura, mi sono sentita a mio agio nella stanza dei bambini. Sentivo il bisogno di voler bene e tanta voglia di far felici. Vedere gli occhi felici di una bambina di 28 anni, solo perché ero là con lei... non si può spiegare è da vivere. È stata un esperienza bella e credo di aver imparato molto in poche ore... due giorni sono bastati per farmi aprire gli occhi e vedere quanta solitudine e sofferenza esiste e come dentro ad essa ci sia anche gioia, amore, solidarietà. Mi sono subito affezionato a quelle persone malate. La fede, la forza e la classe di sua eminenza Mons Tonini, mi hanno dato il coraggio di seguire la strada giusta che mi porterà dove Dio desidera. Ricorderò tutto con molto affetto, anche perché ho capito maggiormente che la vita è il dono più bello che Dio ci ha donato A tutte queste espressioni non servono commenti: Grazie, giovani, per quello che avete vissuto! 15

16 LA NOSTRA BIBBIA QUOTIDIANA CHI AMA SPRECA LA BIBBIA CELEBRA L UNIONE TRA UOMO E DONNA. UN AMORE ESAGERATO, TOTALE E SENZA TORNACONTO Il mio diletto è per me e io per lui In una stagione dell anno in cui ci si trova così spesso a parlare di matrimonio, si è cercato nella Bibbia qualche riferimento preciso all amore fra una donna e un uomo, per capire qualcosa di più sul valore del matrimonio cristiano. E già nei primi capitoli del Cantico dei Cantici si può raccogliere un abbondante bagaglio sulla forza dell amore. Ma ci si è fermati su questa espressione: Il mio diletto è per me e io per lui (Ct 2,16). Per tre volte il Cantico dei Cantici registra questa frase (cfr anche 6,3 e 7,11) sulla bocca della donna, sempre in assenza del suo amato, esprimendo così la bellezza di una reciproca appartenenza capace di resistere alla difficoltà della lontananza, del distacco. L azione della donna descritta nel Cantico dei Cantici sembra prendere forza dalla verità di questa intima, mutua consapevolezza di appartenere al suo amato: il mio diletto è per me e io per lui. Sono parole che celebrano la misura dell amore tra uomo e donna secondo la Bibbia: la totalità. Si tratta di una totalità che paradossalmente si realizza nello spreco: chi ama spreca. L amore, si deve sapere che la vita di ognuno è in relazione allʼamore che possiede infatti, nella prospettiva biblica, non calcola il proprio tornaconto. Certo, per la mentalità odierna, osare affermare che la totalità della nostra persona è a vantaggio di un altra persona concreta, io per lei e lei per me, è semplicemente uno spreco. Per la Bibbia, invece, la bella notizia di Dio sull amore tra uomo e donna è fondamentalmente un esagerazione di amore, è un aldilà, un oltre, un qualcosa che non riesci a quantificare e nemmeno a dimostrare, se non con i fatti di una vita pienamente realizzata nella quotidianità del proprio matrimonio. il mio diletto è per me e io per lui L amore nuziale è il darsi totalmente all altro, è il diventare con lui una cosa sola senza annullare la differenza reciproca. Si entra in un amore che è un dono quotidiano, che si trasforma di giorno in giorno in conoscenza piena di se stessi e dell altro. Ti rendi conto che il tuo mondo non è l unico possibile, ma esiste anche il mondo del tuo amato, della tua amata; ti accorgi che esiste un altro carattere che è quello dell altro, che esiste un altra sensibilità che è quella dell altro: l amore sponsale ti porta a comprendere che esiste l uni- 16

17 verso dell altro. La Parola di Dio attesta che nell amore sponsale la vita diventa realmente bella, acquistando un ulteriore motivo per essere vissuta fino in fondo. In tal modo, l amore tra uomo e donna nella Bibbia diventa il paradigma privilegiato dell unione amorosa dell uomo con il suo Signore. Per la Bibbia, il rapporto con Dio è fondamentalmente una questione di amore! Il mio diletto è per me e io per lui Nel Cantico l amore sponsale è soprattutto una fiamma del Signore (8,6). Ciò significa che di sua natura l amore tra uomo e donna per la Bibbia fa conoscere Dio, viene da Dio e conduce a Dio. Dio è l origine e il termine dell amore. In questo senso, prendersi cura del proprio amore coniugale vuol dire prendersi cura del proprio rapporto con Dio. Ma è vero anche il contrario: curare il proprio rapporto con Dio alimenterà, rinvigorirà e autenticherà sempre più il nostro amore coniugale. Il libro del Cantico dei Cantici ci ricorda che non esiste, però, soltanto lo slancio gioioso dell amore, ma anche la caduta, la crisi e lo scoraggiamento: nella storia concreta di ciascuna coppia il diagramma dell amore può conoscere andamenti non sempre lineari. Ecco perché diventa indispensabile ancorare la propria relazione coniugale alla Parola di Dio, la quale ci ricorda che l amore non è un bene che si possa credere di aver conseguito una volta per tutte, bensì è un cammino da percorrere insieme, spesso in salita, ma in grado di mostrarci orizzonti sorprendentemente belli.... e tu, o Dio, ci chiami per nome e ci ami per sempre! De Chiara Dana Toma Joshua Agostino Dylan Profico Valerio De Donno Loris Puliafito Nereo Ciardo Leonardo Centoducato Nelina Ammenda Aris Agasi Enea Amolini Cinzia De Ciutiis Margherita Marzia Schatzmann Chiara Potenza Kevin Margiotta Elena 17

18 Attività del Centro Parrocchiale San Francesco Sono trascorsi poco più di due mesi dall apertura ufficiale del nostro Centro rinnovato. Dopo alcune esitazioni nel ritrovarsi in un ambiente, così lindo e accogliente, difficilmente paragonabile a ciò che era, i ragazzi e i giovani hanno ripreso possesso del luogo e sempre numerosi lo animano soprattutto nel fine settimana. Anche la gestione degli uffici ha ripreso a pieno ritmo le proprie attività. Ognuno che entra si chiede: Ma è questo il Centro Italiano? Tutto ciò fa piacere e porta soddisfazione per quanto si è fatto insieme per tutti. Anche le Associazioni si sentono più a casa: hanno nelle nostre sale un punto di riferimento e di incontro facilmente raggiungibile e utilizzabile. Anche gli amici della Mehr Lebens Qualität stanno lentamente ritornando e trovando gusto di frequentare il Centro Parrocchiale per il loro pasto quotidiano. Si fermano a giocare con il calcetto, a sfogliare riviste, ad ascoltare musica, a guardare la tivù, a parlare con gli amici... Non sono in molti, ma c è fiducia e speranza che altri si aggiungano al gruppo per far vivere un associazione aperta a chi si trova in difficoltà. Per le funzioni del Bar, si sono cercate molte possibilità per gestirlo in forme nuove e rispondenti alle esigenze che si sente di dover rispettare: rimanere un luogo di ritrovo che accolga i valori della Parrocchia e continui, a tutti i livelli, la stessa proposta formativo-educativa che ci presenta il progetto pastorale: Il cristiano è come il paracadute: serve se si apre! Si sono trovate alcune persone disponibili a provare fino alle ferie estive con una conduzione basata fondamentalmente sul volontariato. Gli orari di apertura sono generalmente gli stessi degli anni scorsi; ciò che cambia è l offerta. Il Bar non vuol essere esclusivamente un luogo di ritrovo per uomini che vivono il loro tempo libero con gli amici, attorno ad un tavolo per una partita a carte, per seguire una partita di calcio, per fumare una sigaretta tra le chiacchiere di consuetudine sul tempo, sul lavoro, sulla politica italiana,... Il Bar vuol essere un luogo d incontro per la famiglia, per i giovani, per le mamme, per le amiche che vogliono prendere un caffè in compagnia, per i pensionati che cercano compagnia. Sembra che la strada su questa linea si sta aprendo. Soprattutto il fine settimana, la sala si anima con il desiderio dello stare insieme : famiglie che si danno appuntamento per consumare insieme non solo una bibita o un caffè ma anche un piatto di pastasciutta o una porzione di dolce o una gustosa insalata. Tutto questo è preparato con generosità e disponibilità dagli attuali gestori e offerto a prezzi molto accessibili. La speranza di tutti è che il cerchio si allarghi, che raggiunga tutte quelle persone che vorrebbero uscire di casa ma non sanno dove andare, con chi stare, come occupare il 18

19 tempo libero, il tempo della distensione e della ripresa di energie per un nuovo impegno. Le stesse attività del gruppo della Terza Età sta mettendo piede in modo positivo: l appuntamento per la ginnastica settimanale è seguito e atteso dalle partecipanti; il giovedì pomeriggio incontrarsi nella sala San Filippo Neri sta diventando un appuntamento costante, magari con una bella giocata a tombola o a briscola. Per il futuro si sta pensando ad organizzare qualcosa di caratteristico che faccia emergere le nostre radici regionali, per non perdere aspetti della nostra identità e tradizione italiana. Per questo, già a metà giugno, si propone un fine settimana dal gusto tutto siciliano e dopo le ferie si continuerà con altre regioni. Intanto ringraziamo tutti coloro che si danno da fare per mettere in campo iniziative e attività che ci rendono e ci mantengono attivi e vivaci, come gli Italiani sanno essere! Il Gruppo Alpinistico Italiano di Winterthur all Albanifest: Venerdi dalle ore alle ore Sabato dalle ore alle ore Domenica dalle ore alle ore Specialità: gnocchi, piadina, carne salada, panino carne salada, antipasto misto, sangria, ecc. 19

20 Nel sessantesimo della liberazione abbiamo la possibilità di pubblicare il racconto diretto di un nostro emigrante che ha vissuto da militare quei difficili momenti. Sono un artigliere in congedo e vi voglio descrivere ciò che mi è accaduto dopo l armistizio dell 8 settembre Mi trovavo a Berani nel Montenegro, dove prestavo servizio militare nel 19 reggimento, artiglieri, divisione Venezia. Per decisione del nostro generale, che rifiutò la resa ai Tedeschi, si combatteva contro di loro. La nostra resistenza non poteva durare a lungo: dovevamo abbandonare Berani e ritirarci sulle montagne da dove si poteva continuare la resistenza con l alleanza dei partigiani montenegrini. Il comando generale si stabiliva a Plevia; il nostro generale aveva un collegamento via radio con Brindisi che prometteva un lancio paracadutato di munizioni e vestiario invernale. Purtroppo arrivò troppo tardi. Era la fine di novembre; ci trovavamo a Plevia e si combatteva per difendere il passo La Buca, unica via per accedere a Plevia. Il 5 dicembre 1943 di pomeriggio, si riceveva l ordine di battere in ritirata quando le truppe corazzate tedesche sfondavano il Passo La Buca. Là fummo catturati... Mai ho visto tanti morti! Chi si era salvato dalla furia della morte tedesca, per due giorni dovete rimanere concentrato e sotto la sorveglianza di guardie armate, nella piazza del mercato di Plevia. Era quello il tempo necessario affinché i tedeschi potevano riorganizzarsi. A piedi ci portarono, poi, al più vicino posto ferroviario e là ci fecero salire su carri bestiame: 40 persone per ogni carro. Il carro aveva un piccolo finestrino con il filo spinato. In un angolo c era un bidone per i bisogni corporali. Quella terribile tradotta si fermava solo una volta al giorno in aperta campagna. I soldati ci facevano scendere per i nostri bisogni corporali, ma sempre inquadrati e sotto la costante minaccia di essere fucilato se qualcuno avesse cercato di fare il proprio bisogno un po più in là dall altro... Non ricordo quanti giorni durò questa via crucis: da Plevia a Minschi, senza fermarci in Germania andammo direttamente nella Biellorussia. Essendo trattato in quel modo brutale, costretto costantemente al silenzio, se volevi salva la vita, dovevi eseguire gli ordini, che venivano dati. Tutto questo provocava in me la perdita della cognizione del tempo: per questo non posso fornire date precise. Ricordo solo che non ci si fermava in Germania ma in Biellorussia al tempo ancora occupata dai tedeschi. A Minschi c erano dei grandi capannoni delle officine tedesche, dove per tre giorni si svolgeva il nostro apprendistato. Eravamo in un grande stanzone, sempre sotto una ferrea e minacciosa disciplina, c erano dei banchi di lavoro, 20

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