RASSEGNA STAMPA giovedì 10 aprile 2014

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1 RASSEGNA STAMPA giovedì 10 aprile 2014 ESTERI INTERNI LEGALITA DEMOCRATICA RAZZISMO E IMMIGRAZIONE SOCIETA BENI COMUNI/AMBIENTE INFORMAZIONE CULTURA E SCUOLA INTERESSE ASSOCIAZIONE ECONOMIA E LAVORO CORRIERE DELLA SERA LA REPUBBLICA LA STAMPA IL SOLE 24 ORE IL MESSAGGERO IL MANIFESTO L UNITÀ AVVENIRE IL FATTO REDATTORE SOCIALE PANORAMA L ESPRESSO VITA LEFT IL SALVAGENTE INTERNAZIONALE

2 L ARCI SUI MEDIA Da il Mattino.it del 09/04/14 Ciak, gli studenti girano: ecco Filmap, nuovo centro di produzione a Ponticelli Un progetto che nasce come risposta emergenziale ai vuoti istituzionali, culturali, sociali, familiari della periferia est di Napoli. FILMaP è un centro di formazione e produzione cinematografica che nasce a Ponticelli nella masseria Morabito, sede storica di Arci Movie, quale esito di un lavoro culturale e sociale che l associazione svolge da 25 anni sul vasto territorio della periferia orientale di Napoli. Arci Movie, nata nel 1990 per scongiurare la chiusura del cinema Pierrot, unica sala della zona orientale di Napoli, ha da sempre caratterizzato la sua azione di promozione sociale e culturale con cineforum, rassegne, arene estive, attività educative e formative. In particolare, i laboratori di cinema realizzati con i giovani e le scuole hanno incontrato da sempre una straordinaria partecipazione. Da qui l idea di un cinema leggero, promosso con la cooperativa Parallelo 41 Produzioni, realizzato con costi bassissimi, tecnologie digitali, troupe ridotte, location di strada, attori e talenti provenienti dalla realtà al fine di creare film scritti e diretti da ragazzi, coinvolti in prima persona in un ampio processo che, attraverso la dimensione del lavoro collettivo, tende a valorizzare le singole competenze. A questa esperienza, nel corso del tempo, si è affiancata la promozione del cinema documentario napoletano e nazionale, particolarmente vivace negli ultimi 15 anni, attraverso AstraDoc - Viaggio nel cinema del reale, rassegna sul documentario d autore che Arci Movie organizza dal 2009 in collaborazione con l Università degli Studi di Napoli Federico II ed il Coinor, riaprendo le porte dello storico Cinema Academy Astra di Napoli. Giunta alla sua V edizione, Astradoc è oggi per il pubblico napoletano e per i documentaristi italiani un appuntamento importante ed un apprezzata occasione di promozione delle loro opere. Di questo percorso educativo, formativo, produttivo e di difussione, FILMaP è il naturale sviluppo, prevedendo tre diverse attività: Movielab Laboratori gratuiti di cinema per bambini e ragazzi dai 10 ai 18 anni condotti da filmmakers napoletani, con oltre 200 partecipanti, 60 ore di didattica per ogni modulo, circa 40 scuole coinvolte e 20 cortometraggi da realizzare. I laboratori, concordati con le scuole e con il sostegno dei dirigenti scolastici e degli insegnanti, prevedono un alfabetizzazione al linguaggio cinematografico unita ad esercitazioni pratiche di ripresa e di montaggio. Durante lo svolgimento di ogni laboratorio, sotto la guida di docenti esperti, i ragazzi lavorano allo sviluppo di soggetti per la realizzazione di cortometraggi, di cui saranno protagonisti. I film realizzati saranno poi distribuiti attraverso i canali dei festival di riferimento. Tra i filmmakers coinvolti al momento, Lorenzo Cioffi, Claudio D'Avascio, Antonio Manco, Sebastiano Mazzillo e Marcello Sannino. Atelier di Cinema del Reale Percorsi gratuiti di formazione e produzione cinematografica per giovani dai 18 ai 28 anni, in un arco temporale che andrà da settembre 2014 a luglio 2015, articolati in 4 moduli con il coordinamento scientifico del regista Leonardo Di Costanzo, riservato a 16 partecipanti selezionati con bando pubblico. Previste 400 ore di full immersion formativa per un totale di 10 settimane con incontri giornalieri di 8 ore per 5 giorni a settimana; 22 giornate di master class con professionisti ed eccellenze del mondo del cinema; 10 settimane per l elaborazione dei film; 200 ore di stage da svolgersi presso i partner di produzione cinematografica del progetto; 20 film 2

3 documentari da realizzare con i partecipanti che saranno registi, operatori, montatori, tecnici del suono. Il percorso formativo, orientato al cinema documentario e condotto da Leonardo Di Costanzo, sarà per i giovani partecipanti una reale occasione di esperienza formativa, creativa e professionale da affrontare, con esperti dei vari settori, in tutte le sue parti, dall ideazione di un soggetto fino al montaggio. Al termine di questa prima fase ognuno dei partecipanti realizzerà un cortometraggio documentario. I partner produttivi, dopo la fase di formazione, seguiranno il percorso di sviluppo e realizzazione di 4 lungometraggi documentari con 4 troupe formate dai 16 partecipanti e seguite da esperti e tutor con professionalità riconosciute. L Atelier si concluderà con una presentazione pubblica di tutte le opere realizzate, che, grazie al coinvolgimento di partner distributivi, saranno diffuse attraverso i circuiti nazionali ed internazionali dei festival di cinema. Service e produzioni Punto di riferimento tecnico per la produzione con noleggio di attrezzature e personale specializzato. Il progetto prevede l acquisto di attrezzature di ripresa e montaggio professionali, che permetteranno di produrre lavori audiovisivi di alta qualità, fino al formato 4k, ed utilizzabili sia per la realizzazione di film documentari che di film di finzione. Grazie alla costituzione di un parco di strumenti tecnici digitali, FILMaP ambisce a diventare un polo culturale di riferimento non solo sul territorio napoletano e campano, ma anche su quello nazionale e internazionale, con il coinvolgimento di partner diversi per competenza e specificità. Quattro sono le società di produzione cinematografica che parteciperanno attivamente: Indigo film, Oscar con La grande bellezza di Paolo Sorrentino; Figli del Bronx, Leone d Oro come Miglior Opera Prima alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con La-Bas di Guido Lombardi; Parallelo 41 Produzioni, Miglior Opera Prima al Festival Internazionale Cinemà du Reel di Parigi con Il Segreto di Cyop&Kaf; ed infine Teatri Uniti, produttrice del film documentario 394 Trilogia nel Mondo sulla tournée teatrale mondiale di Toni Servillo. Inoltre, l associazione Cinema e Diritti, che promuove il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, il Festival Prix Jeunesse di Monaco di Baviera e l associazione nazionale di cultura cinematografica UCCA (Unione dei Circoli Cinematografici Arci), per garantire una circuitazione delle opere realizzate. Infine, la Mediateca Il Monello di Napoli, con un patrimonio di oltre 7000 film a disposizione gratuita, e numerosi istituti scolastici, interlocutori primari per quanto riguarda lo svolgimento dei laboratori di cinema dedicati ai bambini e ai ragazzi. Da Redattore Sociale del 09/04/14 Sopravvissuto al massacro di Sabra e Chatila, racconta la sua storia in un libro Nidal Hamad, palestinese sopravvissuto alla strage del 1982 in Libano in cui ha perso una gamba, è stato curato all Istituto ortopedico Rizzoli, insieme a oltre 50 feriti. Domani presenterà a Bologna la raccolta di racconti L alba degli uccelli liberi BOLOGNA Nato in un campo profughi in Libano da una famiglia palestinese in fuga dalla Galilea occupata, Nidal Hamad è rimasto ferito durante l invasione israeliana del Nel massacro di Sabra e Chatila che provocò migliaia di morti e di feriti, Hamad perse una gamba. Il Comune di Bologna rispose alla richiesta di aiuto da parte di palestinesi e libanesi e ospitò e curò a sue spese oltre cinquanta feriti. Tra di loro c era 3

4 anche Hamad, che fu ricoverato all Istituto ortopedico Rizzoli. Da quell esperienza è nato il libro di racconti L alba degli uccelli liberi. Scrittore e giornalista, Hamad oggi vive a Oslo dove è presidente della comunità palestinese di Norvegia. Il 10 aprile Nidal Hamad parteciperà a Dalla Palestina con Bologna nel cuore, evento promosso da Assopace Palestina Bologna con il circolo Arci e con il patrocinio dell Istituto ortopedico Rizzoli e della Fondazione Carisbo. Sarà l occasione per ricordare quella vicenda e per parlare della situazione attuale in Palestina, dice Roberto Morgantini di Assopace Palestina Bologna. Nidal Hamad sarà intervistato da Franco Di Giangirolamo. Saranno le parole del poeta palestinese Mahmoud Darwish, lette dall attore Fiorenzo Fiorito, ad accompagnare il racconto dell esperienza bolognese di Nidal Hamad. L incontro si tiene il 10 aprile alle 18 nella Sala Vasari dell Istituto Rizzoli (via Pupilli, 1 ingresso dall area ospedaliera). 4

5 ESTERI del 10/04/14, pag. 12 Palestina, Kerry critica lo stop di Israele ai colloqui Gerusalemme decide il blocco dei contatti con l Anp Gli Usa: falliscono i negoziati di pace Umberto De Giovannangeli L ira statunitense non fa breccia nelle granitiche certezze di Benjamin Netanyahu. Le affermazioni critiche da parte del segretario di Stato John Kerr y sulle ragioni che hanno determinato lo stop ai negoziati di pace con l Autorità nazionale palestinese di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) hanno scatenato la reazione del primo ministro dello Stato ebraico. Netanyahu passa alla controffensiva. In una duplice direzione: Washington e Ramallah. Al «moderato» Abu Mazen, Netanyahu imputa di voler scatenare il secondo tempo della sua «intifada diplomatica», minacciando di chiedere di far parte di 15 organismi internazionali legati alle Nazioni Unite. Per i falchi di Gerusalemme si tratta di una provocazione inaccettabile. Ecco allora le contromisure, BRACCIO DI FERRO «Bibi» ordina a tutti i suoi ministri di interrompere qualsiasi relazione, dialogo, negoziazione, con i loro omologhi palestinesi. L Anp «deve pagare un prezzo alto» per le sue «provocazioni» unilaterali, avverte il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman. Da Ramallah si prova a minimizzare ma l impatto più pesante che l «ordinanza» di Netanyahu potrebbe avere riguarda la possibilità pressoché una certezza, di uno stop all erogazione del trasferimento delle tasse raccolte da Israele per conto dell Autorità palestinese. Si tratta di un a somma che si aggira attorno ai cento milioni di dollari, vitali per pagare gli stipendi a i funzionari e dipendenti pubblici dell Anp. Non basta, l intesa mediata nel novembre scorso dal segretario di Stato Usa, faceva sì che Israele s impegnasse a liberare in quattro fasi 104 palestinesi detenuti prima degli accordi di Oslo del 1993, in cambio della disponibilità palestinese a tenere in sospeso ogni iniziativa di adesione a organizzazioni internazionali fino al termine dei colloqui, il prossimo29 aprile. Ma anche questa mediazione è saltata. Lo scontro è totale. Ed è uno scontro che riguarda non solo i rapporti tra Israele e la leadership palestinese di Abu Mazen, ma anche, e per certi versi soprattutto, i rapporti tra Gerusalemme e Washington. La Casa Bianca non ha nascosto la crescente irritazione del presidente Obama verso l atteggiamento del governo israeliano, ritenuto «troppo chiuso» rispetto alla necessità di dare segnali concreti all Anp di disponibilità a trattare, almeno su due punti chiave: il blocco della politica di colonizzazione degli insediamenti nei Territori, e il mantenimento degli impegni assunti sulla liberazione dei detenuti palestinesi. Ora l eterna partita del negoziato sembra azzerarsi. Il linguaggio che torna a dettar legge è quello della forza. Gli innumerevoli tour diplomatici di Kerry in Terrasanta non hanno prodotto risultati. «La misura è colma», è sbottato nei giorni scorsi Obama. Ma da Gerusalemme, gli «alleati» israeliani non intendono mollare. La destra non ha mai amato Barack Hussein Obama, considerandolo troppo attento alle invocazioni arabe. Eallora se braccio di ferro deve essere, che sia. Via libera ad un piano di costruzione di altre 708 unità abitative a Gerusalemme Est, e un aut aut a Ramallah: chiedere di essere parte di organismi internazionali è per Netanyahu una forzatura politica che rasenta il ricatto. E Israele, ribadiscono fonti vicine al premier, ai ricatti non si è mai chinato. E poco importa se questa «legge non scritta» faccia 5

6 imbestialire l amministrazione Obama. D altra parte, Netanyahu sa di poter contare su una trasversale «lobby israeliana» al Congresso. Quegli «amici», democratici e repubblicani, non tradiranno mai. del 10/04/14, pag. 7 No alla maratona di Palestina, Israele ferma la corsa di al Masri Israele/Territori Occupati. L'atleta assieme ad altri 30 abitanti di Gaza doveva partecipare alla maratona della Palestina in programma domani a Betlemme. Sullo sfondo le restrizioni sempre più rigide che paralizzano lo sport palestinese Benyamin Netanyahu, a fronte della crisi nei negoziati, ha ordinato la sospensione della cooperazione civile con l Anp di Abu Mazen e nuove sanzioni sono attese nei prossimi giorni. Una prospettiva che, forse, preoccupa i dirigenti dell Anp ma che non spaventa la popolazione palestinese sanzionata tutti i giorni dall occupazione israeliana, in tanti aspetti della vita quotidiana. Incluso lo sport. Domani si corre la Maratona della Palestina dalla Chiesa della Natività di Betlemme al Muro, passando per i campi profughi di Aida e Deheishe fino al villaggio di Khader e le autorità israeliane impediranno la partecipazione agli atleti di Gaza. Come nel Motivo? Per ragioni di sicurezza, ma le autorità militari e i giudici dell Alta Corte israeliana non hanno fornito spiegazioni. Il giudice Daphne Barak-Erez ha detto soltanto che la magistratura non può intervenire sulle decisioni discrezionali del Ministero della Difesa. Tra gli atleti di Gaza bloccati dagli israeliani c è anche l olimpionico Nader al-masri, 34 anni, che vanta una partecipazione a Pechino Al Masri ha viaggiato non poco in questi ultimi anni, ha preso parte a maratone in vari paesi e ha superato senza problemi le procedure e i rigidi controlli di sicurezza dei giochi olimpici in Cina. Per Israele invece è un pericolo, non idoneo per la trasferta in Cisgiordania, distante poche decine di chilometri da Gaza. «Mi sono preparato per due mesi alla maratona di Betlemme, sapendo di poter lottare per il primo posto. Per allenarmi ho percorso su e giù i 45 km di lunghezza di Gaza e al momento decisivo Israele mi dice che non posso andare a Betlemme. E senza alcun motivo. Sono solo un atleta, pratico uno sport e non faccio nulla di male», ci dice al Masri che vive a Beit Hanun, a nord di Gaza. «La verità è che (gli israeliani) ci vogliono tenere chiusi in una gabbia, bloccarci dentro Gaza, impedirci di vivere. Eppure non ci arrenderemo, continueremo a chiedere i nostri diritti, anche quello di praticare uno sport», aggiunge al Masri con tono fermo. A nulla è servito il tentativo di far revocare il divieto da parte dell ong israeliana Gisha impegnata a monitorare le violazioni ai valichi tra Israele e i Territori palestinesi occupati. «Nader al-masri è l ennesima vittima della politica di separazione e di decisioni arbitrarie che ogni giorno colpiscono decine di migliaia di palestinesi», ha protestato Gisha, ricordando che Israele, sulla base degli accordi di Oslo del 1994 deve garantire la partecipazione dei palestinesi alle competizioni sportive. E alle restrizioni israeliane si aggiungono quelle altrettanto pesanti che ha introdotto l Egitto nei confronti della popolazione di Gaza. Ne sa qualcosa un altro atleta, Bahaa al Farra, compagno di corse di Nader al Masri. Nell agosto 2012 ha preso parte ai giochi olimpici di Londra, ora è prigioniero a Gaza. Gli egiziani non lo fanno uscire da valico di Rafah, gli israeliani da 6

7 quello di Erez. Bahaa al Farra spera di gareggiare nelle Olimpiadi del 2016 in Brasile, mancano ancora due anni ma a Gaza pochi credono la situazione cambierà sensibilmente nei prossimi 24 mesi, specie nei rapporti con l Egitto. La carriera sportiva è sicuramente terminata per Jawhar Nasser, di 19 anni, e Adam Halabiya, di 17 anni. Questi due ragazzini, promesse del football palestinese, non potranno mai più giocare a calcio. Lo scorso 31 gennaio, al termine di un allenamento nello stadio Faisal Husseini di Ram (Gerusalemme), sono stati sparati nei piedi e nelle gambe dai soldati israeliani di guardia a un posto di blocco. Secondo la versione dei militari i due ragazzi avevano cercato di attaccare la loro postazione. Le due vittime ripetono che i soldati hanno sparato loro senza nemmeno lanciargli un avvertimento e sospettano che le forze armate israeliane sapessero bene che erano due calciatori poichè hanno sparato loro appositamente sui piedi. A Jawhar cinque proiettili su un piede e sei sull altro, ad Adam una pallottola per piede. Una precisione chirurgica. I palestinesi hanno chiesto l espulsione della Federazione israeliana dalla Fifa. del 10/04/14, pag. 7 Nucleare, a Vienna si volta pagina Iran. Gli Usa bocciano la nomina di Aboulatebi. La guida suprema, Ali Khamenei ha assicurato che l Iran non rinuncerà mai al suo programma nucleare Giuseppe Acconcia La guida suprema, Ali Khamenei ha assicurato che l Iran non rinuncerà mai al suo programma nucleare. «Nessuno potrà fermare le conquiste nucleari iraniane», ha aggiunto Khamenei per contenere le polemiche sollevate dai radicali iraniani, contrari all intesa di Ginevra. Nonostante le parole di Khamenei, l accordo sul programma nucleare iraniano potrebbe essere a portata di mano. Proprio ieri si è chiuso a Vienna il terzo round negoziale tra autorità iraniane e P5+1 (paesi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e Germania) per la definizione dell intesa tecnica che attui l accordo temporaneo, raggiunto a Ginevra il 24 novembre scorso, mettendo fine a dieci anni di contenzioso con la comunità internazionale. Il prossimo round negoziale si terrà a Vienna il 13 maggio prossimo. Alla fine dei colloqui, Catherine Ashton ha parlato dell avvio di una nuova fase con la stesura scritta dell intesa. Secondo l Alto rappresentante della politica Estera dell Unione europea, spesso scettica per un raggiungimento di un intesa definitiva con Tehran, è necessario ancora un «lavoro intenso». Più ottimista è apparso il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif. «Abbiamo raggiunto un accordo sul 60% della bozza», ha ammesso. I punti controversi dell accordo riguardano la cancellazione graduale delle sanzioni internazionali contro la Repubblica islamica e il futuro del reattore ad acqua pesante di Arak. I negoziati erano arrivati ad un momento di stallo nei mesi scorsi con l inasprimento della crisi in Ukraina che ha causato tensioni tra la Russia e gli altri paesi coinvolti nei colloqui. I negoziati di Vienna erano partiti in salita. Proprio ieri, il Senato degli Stati uniti aveva votato all unanimità contro il gradimento all ambasciatore iraniano alle Nazioni unite, nominato da Tehran, Hamid Aboutalebi, che aveva preso parte al rapimento di 52 cittadini americani nell ambasciata Usa a Tehran nel Aboutalebi ha assicurato in un intervista di non aver partecipato al rapimento ma di aver solo facilitato il rilascio, intervenendo come 7

8 traduttore. Dal canto loro, le autorità iraniane hanno definito «inaccettabile» il rifiuto degli Usa di approvare la nomina. Intervenendo sulla vicenda, Khamenei aveva assicurato che non ci potrà mai essere accordo completo fra Iran e Stati uniti. «Il governo Usa fa ricorso alla scusa dei diritti umani», ha aggiunto in un tweet la guida suprema. Il segretario di Stato Usa, John Kerry aveva dichiarato ieri al Congresso che Washington sarebbe pronta a imporre nuove sanzioni nei confronti dell Iran non solo contro il programma nucleare, ma anche in riferimento alle «violazioni dei diritti umani e al sostegno al terrorismo». A complicare le cose, ieri anche il parlamento europeo aveva duramente criticato le autorità iraniane, definendole non democratiche. Nel testo si punta il dito contro la «violazione permanente e sistematica dei diritti fondamentali» e la necessità che le delegazioni europee incontrino in Iran rappresentanti delle opposizioni politiche. del 10/04/14, pag. 1/31 Se la Turchia è una potenza con l immunità BARBARA SPINELLI ISTITUITA nel 1949 per unire Europa e America nella guerra fredda, la Nato sta diventando uno strumento spesso pernicioso, che sopravvive nel disorientamento, implicato in conflitti armati fallimentari. Alla sua guida una potenza Usa poco disposta a immettersi in un mondo multipolare, impelagata costantemente in manovre torbide, abituata a suscitare spettri che poi non controlla. ALCUNI Stati membri Turchia in testa usano la Nato per dilatare nazionalismi e squilibri regionali senza mai doverne rispondere. Non incarnando più una linea chiara, l Alleanza andrebbe sciolta e l idea d occidente ridiscussa sul serio: nessuno lo fa.è quanto si evince dall inchiesta, pubblicata ieri nel nostro giornale e come sempre accuratissima, condotta da Seymour Hersh sulla recente crisi siriana. Al centro dell indagine: la guerra sventata per un pelo contro Damasco, nell autunno scorso, e la maniera in cui l amministrazione Usa ha rischiato di cadere in una trappola che si era confezionata con le proprie mani. Una trappola congegnata dal governo Erdogan, in congiunzione con regimi che l occidente s ostina a ritenere amici (Arabia Saudita, Qatar) e assecondata agli esordi dallo stesso Obama. Tutti ricordiamo l incidente che quasi trascinò America e Europa in un ennesima guerra, nel All origine, un micidiale attacco con armi chimiche (il sarin), il 21 agosto nelle periferie di Damasco, che fece centinaia di morti. Fu subito accusato il governo siriano, e Obama dichiarò che la Linea Rossa, da lui fissata il 20 agosto 2012, era stata sorpassata. L intervento militare fu presentato come ineludibile, e il governo inglese e quello francese assentirono (il ministro Bonino annunciò che l Italia non avrebbe partecipato, senza un mandato del Consiglio di sicurezza dell Onu). Come in Iraq, mancavano tuttavia prove evidenti delle colpe di Assad. L occidente e la Nato sono rapidi a parlare; lenti a comprendere gli intrichi regionali, oltre che a imparare da sbagli passati. Ubriacati dalle rivoluzioni arabe, non avevano calcolato le loro degenerazioni islamiche, bellicose. Avevano spento Gheddafi creando caos, e il disastro minacciava di ripetersi, amplificato, a Damasco. Inutilmente lo spionaggio americano aveva fornito le prove, sin dalla primavera del 2013, che l esercito siriano non era l unico a possedere il gas nervino. La Casa Bianca prima ignorò l avvertimento, poi fu presa dai dubbi, poi cambiò di nuovo idea e presentò l ipotesi dell attacco siriano come un fatto incontrovertibile che giustificava la rappresaglia. Proprio come era avvenuto in Iraq, ai 8

9 tempi di Bush jr. O in occasione dell incidente del Golfo del Tonchino nel 64, quando Johnson s inventò un offensiva viet-cong per scatenare bombardamenti del Vietnam del Nord. Hersch constata il barcollare nefasto dell amministrazione Usa, in Siria. Ingenti quantitativi di gas nervino sono finiti nelle mani del Fronte Al-Nusra, la fazione jihadista presente nel movimento anti-assad. Tra i principali fornitori c era Erdogan (tramite l azienda turca Zirve Export), e le consegne vennero organizzate all inizio del 2012 in accordo con Arabia Saudita e Qatar, con l assidua assistenza americana e dei servizi britannici. Si trattava di piegare l Iran, alleato chiave di Damasco, e a questo scopo Washington consentì a incanalare armi chimiche in provenienza dagli arsenali di Gheddafi in Libia. Quando Washington cominciò a tergiversare, nel 2013, l asse turco-saudita si diede un obiettivo preciso: «fabbricare» un attacco chimico di vaste proporzioni, attribuirlo a Assad, e mettere nell angolo Obama stringendolo nella morsa della Linea Rossa. Nell ultima fase dell operazione Obama tentò una marcia indietro, cercando di divincolarsi dall accordo segretamente concluso con i tre «amici» dell occidente: con la Turchia membro della Nato, e con Arabia Saudita e Qatar. Fu a quel punto che Erdogan, sentendosi abbandonato, ordì l eccidio del 21 agosto. L orrore causato dall uso del sarin nei sobborghi di Damasco avrebbe indotto la Casa Bianca a rientrare nei ranghi e a proclamare infranta la Linea Rossa. Cosa che Obama fece, anche se ancora una volta, alla fine, tornò sui suoi passi: accolse la promessa siriana di smantellare le armi chimiche, accettò la mediazione di Putin, e fermò l offensiva contro Damasco. C è qualcosa di marcio in occidente e nella Nato, se un paese membro può impunemente, addirittura tramite carneficine, portare l Alleanza sul bordo della guerra. Se l impunità impedisce che la verità venga alla luce: la verità di un America incapace di imbrigliare le deviazioni violente di propri alleati, e l uso che vien fatto della Nato come scudo, e come scusa. E c è del marcio nell Unione europea, che da anni tratta con Ankara senza mai indagare sulle sue condotte di potenza regionale irresponsabile. Erdogan ha vinto di nuovo le elezioni, il 30 marzo, e subito ha minacciato gli oppositori interni ed esterni senza tema d esser redarguito: «Chi ha attaccato la Turchia è rimasto deluso, e da domani può essere che qualcuno scapperà. Noi però entreremo nei loro covi, e loro pagheranno il prezzo». Questo significa che nessuna istituzione occidentale Nato o Unione europea è in grado di garantire un ordine nel mondo, come pretende. È vero piuttosto il contrario: ambedue stanno divenendo garanti del caos, e di manovre che mal-governano e neppure capiscono. Continuano a considerare Siria e Iran grandi nemici, e non si rendono conto che stanno invischiandosi in un Grande Gioco a fianco di alleati inaffidabili (Turchia, Arabia Saudita, Qatar), il cui primo interesse strategico è regolare i conti con l Islam sciita. La cosa più inquietante è la volubile incompetenza degli Stati Uniti, nel Grande Gioco. Solo in parte dominano la storia che fanno, divisi tra establishment militare, servizi, ideologi politici. Washington precipita spesso in imboscate di cui si libera a stento (quando si libera, ricade nel vecchio bipolarismo russo-americano). Lo si è visto in Iraq, Afghanistan, Libia. Appena due giorni prima dell attacco che aveva programmato in Siria Obama chiese l approvazione del Congresso, e fu il primo segno di un ritiro volontario dall operazione turco-saudita, opportuno ma umiliante. Lo stesso era successo nell ormai irrilevante Inghilterra: Cameron s era già armato di tutto punto, e il 30 agosto 2013 il Parlamento votò contro e lo svestì. L accumularsi di simili incidenti dovrebbe spingere l Europa a dotarsi di una comune politica estera e di difesa, che non sia al traino della sempre più fiacca, ingabbiata potenza Usa. Dal 2005 Bruxelles negozia con Ankara, rinviando continuamente l ingesso nell Unione, ma la questione decisiva non l affronta: in Europa non si entra con un intatta sovranità assoluta, e questo nessuno s azzarda a dirlo a chi si candida all adesione 9

10 (analogo errore fu commesso nell allargamento a Est). Non si entra neppure senza la memoria dei propri misfatti: nel caso turco, il genocidio degli armeni nel Non è una questione minore, visto che Erdogan non esita a produrre e distribuire nel mondo il gas nervino, e a provocare massacri pur di raggiungere sotto l ombrello della Nato le proprie mire nazionaliste. Il caso siriano e la trappola turco-saudita (originariamente turco-saudita-americana) confermano che l ordine mondiale non può più essere affidato alla sola e imprevedibile leadership Usa. Il nuovo ordine ha da essere multipolare, e l Europa dovrà, in esso, conquistarsi un suo spazio. L attacco occidentale contro la Siria è stato cancellato all ultimo minuto, ma casi simili possono riprodursi, e che le cose erano marce lo si saprà sempre troppo tardi. Troppo tardi si apprenderà che Occidente è parola piena di strepito, buoni propositi, vista corta, e anche inciviltà. del 10/04/14, pag. 17 L ultimatum di Kiev ai filorussi 48 ore per risolvere la crisi Ma Putin avverte: «Non fate errori» MOSCA Il governo di Kiev ha deciso di minacciare il ricorso alle maniere forti per liberare gli edifici pubblici occupati in due città dell Est, Luhansk e Donetsk. Dentro i palazzi non ci sarebbero ostaggi, come le autorità avevano detto in un primo momento, ma ingenti quantità di armi. «Una soluzione si troverà in ogni caso entro le prossime 48 ore» ha annunciato ieri il ministro dell Interno. Alcuni degli occupanti, una cinquantina, hanno spontaneamente abbandonato l impresa, mentre altri hanno rinforzato le difese con filo spinato e bottiglie incendiarie pronte all uso. «La minoranza che vuole lo scontro avrà una risposta decisa da parte delle autorità ucraine» ha ammonito il ministro. Questo mentre la diplomazia internazionale è al lavoro per organizzare un incontro tra tutte le parti per la settimana prossima. Gli Stati Uniti avevano già annunciato una data, ma il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov frena, perché vuole che al vertice partecipino anche rappresentanti delle regioni in rivolta e che si parli della nuova costituzione che Kiev dovrebbe varare. Sia Lavrov sia il segretario di Stato John Kerry si sono intanto appellati a tutti gli ucraini per evitare il ricorso alla violenza. Ma la tensione non scende, anche perché da tutte le parti continuano ad arrivare dichiarazioni che vengono giudicate provocatorie dagli interlocutori. «Spero che le autorità provvisorie non faranno niente di irreparabile» ha dichiarato per esempio Putin. A Mosca si è parlato delle forniture di gas in una riunione di Vladimir Putin con il governo trasmessa in parte dalle televisioni. Come se la cosa fosse stata orchestrata, ha iniziato il ministro dell Energia il quale, con aria seria, ha comunicato che gli ucraini «non hanno pagato il debito di 2,2 miliardi di dollari». Poi ha preso la parola l ex delfino di Putin, Dmitrij Medvedev, che negli anni passati era stato visto come il possibile «democratizzatore». Medvedev, che ora è primo ministro, ha interpretato il classico ruolo del poliziotto cattivo dei telefilm. «Veramente, ha esordito, il debito complessivo è di 16,6 miliardi. Perché il gas non pagato ammonta a 2,2; poi ci sono i 3 miliardi del mutuo; quindi 11,4 miliardi di anticipo di sconto e di mancato profitto per la Russia». Questo, dunque, calcolando la prima fetta dell accordo da 15 miliardi che aveva spinto l ex presidente ucraino ad allontanare il suo Paese dall Europa. E con un curioso ragionamento sull annessione della 10

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