L esperienza procreativa in Italia dopo la Legge 40/2004.

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MACERATA DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA CORSO DI DOTTORATO DI RICERCA IN Teoria del Diritto e della Politica CICLO XXV TITOLO DELLA TESI L esperienza procreativa in Italia dopo la Legge 40/2004. Uno studio antropologico fra bioetica e biopolitica. TUTOR Chiar.ma Prof.ssa Carla Faralli DOTTORANDO Dott.ssa Maria Luisa Parisi COORDINATORE Chiar.mo Prof. Adriano Ballarini ANNO 2012

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3 Indice Introduzione PARTE PRIMA 1. La rivoluzione procreativa : intersezioni fra campi di sapere, meccanismi di disciplinamento e forme di soggettività. 1.1 Una prospettiva biopolitica della procreazione. 1.2 Forme di competenza somatica al tempo dell etopolitica: fra bioetica e diritto. 1.3 La libertà procreativa PARTE SECONDA 2. Scelte riproduttive: la famiglia al tempo dei cromosomi. Il caso italiano. 2.1 La Diagnosi Genetica Preimpianto 2.2 La Fecondazione E(s)terologa Conclusioni Interviste Bibliografia Sitografia 2

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5 Introduzione Questa ricerca si propone il fine di indagare le forme assunte dall esperienza procreativa nella contemporaneità, in relazione al forte legame che le vincola al più ampio contesto biopolitico all interno del quale esse si realizzano. Attraverso un approccio multidisciplinare, capace di riunire insieme i saperi della disciplina bioetica e la metodologia di analisi antropologica delle prassi incorporate della realtà, proveremo quindi a delineare i modi attraverso cui si strutturano i processi procreativi alla luce del grande sviluppo delle tecnologie biomediche ad essi dedicati. Mediante l uso di un metodo qualitativo di ricerca, proveremo ad elaborare delle cartografie del presente (Braidotti, 2008), per poter abbozzare una storia dei futuri possibili : essi sono racchiusi nelle trasformazioni sociali e politiche, prodotte dalle prassi incorporate, in un mondo tecnologicamente mediato (Rose, 2007). Lo studio si compone di due parti: la prima, prettamente teorica; la seconda, di stampo empirico. Cominceremo col prendere in esame i modi attraverso i quali, nel corso degli ultimi cinquant anni, si sia realizzata una vera e propria rivoluzione procreativa : come cioè il raggiungimento di nuove conoscenze e di nuovi saperi in ambito medico abbia influito non solo sullo sviluppo di nuove competenze tecniche ma, soprattutto, sul processo di ridefinizione delle forme del venire al mondo. L ingresso delle tecnologie della riproduzione in un ambito che, sino ad allora, era sempre ricaduto nel dominio dei fatti di natura ha riconfigurato, in maniera sostanziale, in primo luogo, l epistemologia più profonda della prassi medica e, cosa di non secondaria importanza, ha avuto un più ampio impatto costrittivo e costruttivo sui soggetti che in tali pratiche erano coinvolti e sulla realtà socio-politica 3

6 all interno della quale tutti questi elementi sono implicati e trovano la loro realizzazione. L esperienza procreativa della contemporaneità viene così a delinearsi come la risultante dell intersezione di tre aspetti diversi ma complementari: i campi di sapere, le forme di soggettività e i tipi di normatività. Proveremo quindi ad analizzare queste tre dimensioni proponendo una sorta di genealogia dell esperienza procreativa al tempo delle biotecnologie, considerando qui l esperienza nell accezione foucaultiana del termine, come, cioè, la correlazione dei tre aspetti sopra citati: soggettività, normatività e sapere (Foucault, 1984). Cercheremo inoltre di comprendere come, quando, perché ed in quale forma l attività procreativa si sia costituita come campo morale e come la vita intrauterina sia diventata, nel corso degli ultimi anni, il luogo di riproduzione e di esercizio del biopotere. Queste indagini ci permetteranno di formulare delle più ampie teorizzazioni sulle forme di autorità che esercitano il loro sapere/potere sulle prassi procreative: da quando esse si sono andate costituendo come «sostanza etica» (Foucault, 1984, p.31), vi si sono concentrate tutta una serie di attenzioni non solo, come si potrebbe ben pensare, da parte della classe medica, ma anche da parte di discipline come la bioetica e il biodiritto, volte rispettivamente all analisi e alla normazione dei nuovi interrogativi posti in essere dallo sviluppo delle tecnologie della vita. Tali discipline hanno assunto, con pesi diversi, un ruolo di primo piano nel presiedere e orientare la sfera delle prassi etiche dei soggetti coinvolti nei processi procreativi postmoderni, prassi che chiamano in causa concetti come libertà, scelta ed autonomia. Ci avvarremo dell impianto teorico sviluppato dalla bioetica per indagare l intreccio delle questioni poste in essere dalle nuove forme del venire al mondo e, più nello specifico, della legittimità 4

7 del riconoscimento del diritto, che viene a configurarsi come prima facie: il diritto alla libertà procreativa, la sua estensione, gli eventuali limiti da porre e i modi della sua codificazione giuridica. Adottando e adattando le ultime elaborazioni del filosofo francese Michel Foucault sulle pratiche di libertà e sulle tecnologie del sé proporremo una diversa teleologia dei soggetti etici della contemporaneità; questi riferimenti teorici saranno le basi su cui argomenteremo la tesi principale di questo lavoro: la possibilità di pensare la libertà procreativa come un diritto morale positivo. Concluderemo questa prima parte dello studio con delle considerazioni in merito alla possibile regolamentazione giuridica delle prassi procreative che, pur rivestendo sempre più un carattere pubblico e socialmente negoziato, possono essere ancora riconosciute come azioni cariche di un significato simbolico per ciascun individuo che decide di porle in essere. Nella seconda parte del nostro lavoro cercheremo di comprendere come si costituisce l esperienza procreativa nello specifico contesto italiano dopo l entrata in vigore della legge 40/2004, volta a disciplinare le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Daremo voce alle narrazioni raccolte presso il centro HERA di Catania, il più grande del Sud Italia, per numero di pazienti e cicli effettuatati di coloro che vivono l esperienza di convivere con una malattia geneticamente trasmissibile e di coloro che invece vivono la condizione di infertilità. Queste persone sono coloro che hanno pagato di più e non solo da un punto di vista simbolico i dettami restrittivi della legge italiana che, de facto, proibiva una tecnica come la Diagnosi Genetica Preimpianto (che permette di conoscere il corredo cromosomico dell embrione prima del suo trasferimento in utero) e a tutt oggi proibisce la fecondazione con donazione 5

8 di gameti. Racconteremo la loro esperienza di ricerca di un figlio le scelte, i dubbi, le difficoltà ed il loro impegno affinché, attraverso lo strumento giurisprudenziale, la legge venisse cambiata; parleremo con loro del significato che ha assunto la medicalizzazione dell evento procreativo, cosa abbia implicato e come si siano confrontati con le incertezze morali ed etiche che l ingresso delle tecniche in una sfera così privata ha scatenato. A nostro sentire, solo guardando da vicino le esperienze del presente è possibile pensare a come orientare quelle del futuro. 6

9 PARTE PRIMA 7

10 1. La rivoluzione procreativa : intersezioni fra campi di sapere, meccanismi di disciplinamento e forme di soggettività. Le molteplici conoscenze acquisite nel campo della biomedicina ed i risultati empirici ottenuti a livello applicativo hanno di gran lunga ampliato, dalla seconda metà del XX secolo in poi, le possibilità di intervento medico sul corpo individuale e, cosa non meno importante, hanno notevolmente contribuito alla qualificazione del nostro tempo come secolo biotecnologico. Un tempo in cui le pratiche ed i saperi medici si sono intrecciati, sempre più, agli studi di biogenetica e neuroscienza, alle scoperte in campo farmaceutico e all utilizzo di nuovi strumenti di monitoraggio e di indagine del corpo umano. Queste nuove prassi, nel corso della loro continua evoluzione, hanno non solo alimentato un forte dibattito all interno del più ampio corpo sociale in cui prendevano forma ponendo le basi per lo sviluppo, ad esempio, di una disciplina come la bioetica, volta proprio all analisi e all arbitrio dei nuovi interrogativi posti in essere dallo sviluppo delle tecnologie della vita ma, allo stesso tempo, hanno contribuito a ridefinire l antropologia più profonda dell essere umano. Nello specifico, si vuole qui riflettere su come lo sviluppo di nuove tecniche di procreazione e le scoperte di ingegneria genetica e biologia molecolare rappresentate nella cultura biomedica come progresso della ricerca scientifica abbiano avuto un impatto costruttivo e costrittivo sul più ampio ordine politicoeconomico e sul piano culturale. Tali innovazioni 8

11 biotecnologiche hanno contribuito e contribuiscono, cioè, alla messa in opera di una biopolitica 1 che, attraverso la manipolazione dei corpi umani, ridefinisce le categorie di natura, soggetto, persona, sé, e produce la legittimazione istituzionale e morale di nuove idee di natura, famiglia, vita, salute e malattia (Strathern,1992; Duden, 1991; Pizza, 2005). In ottica antropologica le pratiche e i saperi delle biotecnologie vanno quindi apprezzati nei termini di veri e propri dispositivi di costruzione culturale della realtà, attraverso cui non si va ad intervenire sulla vita umana, come se questa fosse data in natura a prescindere dai processi della sua qualificazione simbolica, ma la si pone in essere, la si produce ; si tratta cioè di mettere in luce come le tecnologie siano socialmente informate e cosa generino, attraverso un approccio capace di cogliere come il biologico acquista forma culturale e viene ad essere organizzato nei termini di una pratica sociale (Brodwin, 2000; Franklin, 1995; Franklin e Lock, 2003). Proprio per sottolineare, ancora una volta, la capacità generativa sia sul piano biologico sia su quello simbolico-culturale delle biotecnologie, per riferirci alla grande trasformazione che esse hanno prodotto sulle forme del venire al mondo (o del non venire al mondo, in certi casi) adotteremo qui l uso dell espressione rivoluzione procreativa, il cui significato è da ricercarsi nell etimologia latina del termine procreo, generare. La preferiamo alla più diffusa 1 Cfr. Lock, Young, Cambrosio, 2000; Rabinow,2003. Il concetto di biopolitica deriva dagli studi di Michel Foucault sulle modalita attraverso le quali i poteri istituzionali agiscono sulla corporeita dei soggetti e sulle loro forme di vita; avremo modo di approfondire questi concetti nel corso della trattazione. Cfr. Foucault,1976; Agamben,

12 rivoluzione riproduttiva (Robertson, 1994) proprio perché il termine riproduzione cela, a nostro sentire, un ambigua neutralità, non tiene in dovuta considerazione le differenze diacroniche e diatopiche della procreazione e, soprattutto, crea un rimando quasi immediato ad un contesto biologico/naturalistico. Il dato biologico è, ovviamente, non eludibile dall intero processo riproduttivo, ma non deve comunque essere scisso dall azione e dalle pratiche umane che lo pongono in essere: i modi della riproduzione chiamano in causa sia i procedimenti tecnici ad essa sottesi sia i livelli simbolici evocati. Come ben sottolineato da Jordanova, sono proprio i livelli simbolici quelli a cui si dovrebbe prestare maggiore attenzione, soprattutto nell analisi dei modelli riproduttivi delle società occidentali contemporanee che, a partire dal XIX secolo, vengono profondamente permeati dalla razionalità scientifica, intrisi di biologismo ed orientati, come evoca il termine stesso, ad una mera ri-produzione seriale del genere umano (Jordanova, 1995). Ma la riproduzione umana «non è mai ripetizione» (Held, 1993; trad.it. p.68). Qualora le evidenti differenze somatiche, ambientali, psicologiche e culturali esperite da ciascuno di noi non fossero già una fonte autorevole per affermare l indubbia unicità di ogni essere umano, la scienza biologica, con il sequenziamento del genoma umano, ha confermato questo dato: ciascun individuo è geneticamente differente da qualsiasi altro 2. Procedere attraverso un analisi simbolica dei processi riproduttivi significa quindi, da una parte, evidenziarne il carattere socialmente e culturalmente costruito e l importanza da 2 Questa affermazione vale per tutti i viventi umani, fatto salvo per i cosiddetti gemelli omozigoti i quali condividono il medesimo patrimonio genetico ed epigenetico. 10

13 essi rivestita all interno di specifici contesti di norme e valori; dall altra, demistificare le relazioni di potere all interno delle quali essi sono inseriti e continuamente negoziati, a partire dal nudo dato biologico che assegna alle donne un ruolo così rilevante e centrale per la sopravvivenza collettiva. In particolar modo, proveremo qui a delineare i tratti peculiari di questa rivoluzione procreativa e, soprattutto, sulla scorta delle analisi foucaultiane, cercheremo di sviscerare le ragioni ed i meccanismi che stanno alla base della problematizzazione morale della procreazione e le pratiche a partire dalle quali queste problematizzazioni si formano (Foucault, 1984). Come, perché ed in quale forma l attività riproduttiva viene a configurarsi non più come un attività meramente ripetitiva, ma come un attività procreativa/generativa? Come, perché ed in quale forma è andata costituendosi come campo morale? Perché questa problematizzazione? Cosa c è realmente in gioco? Cercheremo quindi di indagare le modalità attraverso le quali si è costituita, nelle società occidentali moderne e contemporanee, un esperienza per cui gli individui hanno cominciato a percepirsi e a riconoscersi come liberi soggetti riproduttivi: un esperienza che coinvolge e pone in essere forme di soggettività specifiche radicate in «mondi morali locali» (Kleinman, 1995), che tocca campi di conoscenza e tipi di sapere molto diversi e che si articola in base ad un sistema di regole, norme e obblighi, tanto morali quanto giuridici. Questi tre aspetti che vanno a costituire l ontologia dell esperienza procreativa della modernità sono strettamente intrecciati l uno all altro: essi possono e devono essere pensati ed analizzati non solo nelle loro specificità storico-culturali 11

14 ma, soprattutto, come un insieme di campi reciprocamente connessi, strutturati e strutturanti. 12

15 1.1 Una prospettiva biopolitica della procreazione. Il comune denominatore fra soggettività, normatività e sapere è il luogo sul quale essi si iscrivono: il corpo del vivente umano. Sulla scorta delle analisi di Michelle Foucault, ci sentiamo in grado di sostenere che è stato proprio il rimodellamento epistemologico, ontologico e tecnico della percezione del corpo la vera chiave di volta della cosiddetta modernità. Come oramai ben noto, il corpo è divenuto oggetto, dalla seconda metà del XX secolo, di numerose trattazioni ed attenzioni analitiche. A nostro sentire, una delle più interessanti è quella elaborata proprio da Foucault, il quale propone un classificazione binaria del biopotere, il potere politico il cui compito era quello di «gestire la vita» (Foucault, 1976; trad.it. p. 123) e, di conseguenza, i corpi attraverso i quali essa veniva posta in essere. Secondo il filosofo francese, è a partire dal XVII secolo che viene a configurarsi il primo dei due poli del biopotere: esso si focalizza su un anatomo-politica del corpo umano, volta a potenziarne la forza, l utilità e il docile inserimento in sistemi efficienti (come l esercito o le fabbriche, ad esempio). È invece con lo stato amministrativo del XVIII secolo e con la nascita delle scienze positive dalla biologia alla demografia che, secondo Foucault, vengono a costituirsi: i meccanismi di gestione e controllo del corpo riproduttivo individuale inscritto nella massa della popolazione, i discorsi di verità prodotti dalla scienza medica attraverso il nuovo sguardo esercitato sui corpi e la produzione di un sapere scientifico organizzato intorno alla sessualità. È questo il tempo della 13

16 biopolitica: l altro polo del biopotere che ha originato tecniche, tecnologie ed apparati propri volto al controllo degli individui, intesi non più come mere entità biologiche ma come specie, attraverso il disciplinamento dei loro corpi e dei processi di riproduzione della vita stessa (ibidem). Come ben osservato da Rose: «Il biopotere è più una prospettiva che un concetto: fa emergere da parte di autorità differenti una molteplicità di tentativi più o meno razionalizzati di intervento sulle caratteristiche vitali dell esistenza umana: cioè sugli esseri umani, individualmente e collettivamente, come creature viventi che sono nate, maturano, abitano un corpo addestrabile e potenziabile, e poi si ammalano e muoiono» (Rose, 2007; trad.it. pp ). Sulla scorta di questa riflessione ci avvarremo della prospettiva biopolitica per indagare le pratiche, i dispositivi ed i saperi, sviluppatisi in campi diversi ma intrinsecamente connessi, che emergono come peculiari dell esperienza procreativa nella modernità e che, a loro volta, hanno contribuito a ridefinire ed ampliare la nozione contemporanea di politiche della vita. Riteniamo in primo luogo necessario fare una breve premessa sulla grande rivoluzione socio-culturale che ha investito le società occidentali a partire dalle prime decadi del Novecento e che, secondo lo storico Eric Hobsbawn, passa proprio attraverso la rimodulazione del luogo della riproduzione per antonomasia: la famiglia; questa subisce una importante trasformazione a seguito dei profondi cambiamenti che investono «i modelli pubblici che regolavano la condotta sessuale, il rapporto di coppia e la procreazione» (Hobsbawn, 1994; trad.it. p. 379). Assetti sino ad allora ritenuti portanti e 14

17 immutabili quali il matrimonio formalmente sancito, i rapporti inter e intra generazionali e le relazioni di genere cominciano, a livello diacronico e diatopico in Europa, a subire notevoli trasformazioni; queste trasformazioni sono, allo stesso tempo, matrice e prodotto di una più ampia riconfigurazione che investe svariati campi del sociale e che non può prescindere dal tenere in considerazione le varianti di tipo economico e culturale. Non è questa la sede per indagare a fondo le questioni relative alla mobilità sociale nel secondo dopoguerra, all ingresso delle donne nel mondo del lavoro, all incremento della scolarizzazione e alla nascita del movimento femminista; ci basta qui sottolineare come tutti gli ormai noti fenomeni socio-economici peculiari del Novecento siano strettamente intrecciati gli uni agli altri e in grado di riverberare reciprocamente significati e valori in trasformazione. Uno degli ambiti che più riflette queste trasformazioni valoriali è proprio quello della riproduzione il quale, per un intreccio di motivi che ora andremo ad analizzare nello specifico, si fa portatore di una rivoluzione antropologica tanto silenziosa quanto profonda. Cercheremo quindi di rispondere alla prima domanda che abbiamo posto all inizio di questa trattazione: quali sono stati gli elementi che hanno contribuito alla ridefinizione sia del significante dal momento che preferiamo parlare di pro-creazione piuttosto che di riproduzione sia del significato dei modi del venire al mondo? Una delle peculiarità più significative delle cosiddetta rivoluzione procreativa è il progressivo slittamento della linea di confine fra caso e scelta. Nell ambito della riproduzione, quando si fa riferimento al binomio 15

18 oppositivo caso/scelta si intende sottolineare, fondamentalmente, l inversione di segno della valenza dell atto generativo che, da improcrastinabile e naturale, diventa oggetto di decisione e arbitrio da parte dei soggetti coinvolti. Questo binomio che, a seconda della disciplina all interno della quale viene analizzato può presentarsi con termini diversi, ha, tuttavia, sempre lo stesso significato idealizzato: «il dominio del caso comprende eventi, cioè stati o processi che accadono. [ ] Il dominio della scelta comprende azioni finalizzate, che non accadono semplicemente ma vengono determinate. Nella realtà di cui facciamo quotidianamente esperienza, la complessità si presenta come un intreccio di elementi casuali e di elementi oggetto di scelta: le nostre scelte inevitabilmente modificano gli eventi naturali indipendenti ma anche questi possono limitare, vincolare, influire imprevedibilmente sulle nostre scelte. Non solo, il termine caso non rimanda necessariamente ad una realtà imprevedibile e capricciosa: esso può designare un complesso di eventi che possiede un ordine interno, per lo più finalistico, governato da leggi biologiche e fisiche» (Galletti, 2010; p.6) 3. Ovviamente, non è possibile rintracciare nella storia contemporanea il momento esatto in cui la linea di confine tra caso e scelta si è dilatata perché, per quanto possano risultare evidenti e ben analizzabili le circostanze concomitanti quei cambiamenti nell ambito socio-economico a cui prima si faceva accenno le variabili correlate che accompagnano la tendenza a ricercare il momento giusto per la 3 Della natura del binomio caso/scelta avremo modo di parlare più avanti nel corso della trattazione. 16

19 procreazione, possono essere tante quanti sono gli esseri umani. Come hanno dimostrato molti studi qualitativi 4, la piena assunzione di volontà e discrezionalità nell atto procreativo sembra ormai comunemente condivisa: anzi, esso assume ancora più valore proprio perché va ad inscriversi all interno di una configurazione più ampia di ruoli sociali, genere e forme di soggettività. Come ben evidenziato da Solinas: «i modelli minimalisti che hanno ormai guadagnato un egemonia incontestata nell Occidente industrializzato corrispondono ad un regime di riproduzione e trasmissione della vita che ne potenzia a dismisura il valore, la rende estremamente durevole e distanzia fino al limite del possibile il ricambio fra generazione e generazione. La vita dura molto di più di prima, si concede a nuovi titolari con grande parsimonia e assorbe quote di valore, di investimento riproduttivo, sociale ed economico incomparabilmente più alte di quelle che, nel passato, i progenitori trasmettevano ai discendenti, e che in molta parte finivano per disperdersi» (Solinas, 2010; pp ). Senza alcuna ombra di dubbio, un notevole contributo al dilatarsi dei significati e delle pratiche implicati nel binomio caso/scelta e alla ridefinizione in chiave valoriale della vita come concetto sostantivo e come sostanza viene proprio dal grande sviluppo conosciuto, nel secondo Novecento, dalle biotecnologie mediche e dai profondi mutamenti che esse hanno posto in essere. Veniamo ora ad analizzare l ambito forse più complesso quello costituito dai campi del sapere e, nello specifico, del sapere medico che ha ampiamente contribuito a 4 Cfr. Siebert, 1991; Ginatempo, 1993; D Aloisio, 2007; Solinas,

20 ridefinire, non ci sembra un azzardo scriverlo, l antropologia più profonda dell essere umano e le sue forme di immanenza nel mondo. Al fine di proporre un analisi esaustiva del fenomeno, ci avvarremo del pregevole lavoro di Nikolas Rose, il quale elabora una cartografia, articolata e pregnante, della nuova fisionomia assunta dalle scienze biomediche in relazione alle forme dalla biopolitica contemporanea. Secondo l autore, la rimodulazione della percezione della pratica medica e politica si è realizzata attraverso le interconnessioni tra cambiamenti su diversi piani; nello specifico, possono essere individuati cinque percorsi che segnano le traiettorie delle modificazioni più profonde: «la molecolarizzazione, l ottimizzazione, la soggettivazione, la competenza somatica e le economie della vitalità» (Rose, 2007; trad. it. pp. 9-10). Ciascuno di questi temi meriterebbe una trattazione a parte ma, per ovvi motivi, non potremo affrontarli tutti in questa sede. Ci concentreremo qui sui primi tre, proprio perché più funzionali allo sviluppo del nostro lavoro e poi, nel paragrafo successivo ci occuperemo dell aspetto della competenza somatica. Per cercare di comprendere appieno il processo di ridefinizione di ciò che significa essere umani posto in essere dalle biotecnologie, è necessario effettuare un passaggio preliminare per capire come esse riconfigurino, in primo luogo, il significato di esseri biologici. Una caratteristica peculiare delle nuove tecnologie della vita è quella di essere principalmente tecnologie della visione (Haraway, 1997; trad. it. p. 245): le immagini rimandate da telecamere, TAC, PET, ecografie e microscopi rappresentano le modalità attraverso le 18

21 quali una classe di specialisti (biologi, radiologi, ecografisti, genetisti, medici della riproduzione,ecc ), acquisisce una competenza somatica sul corpo (Rose, 2007) e ne conosce la realtà biologica rappresentandola non più a livello molare secondo la scala degli arti, degli organi, dei tessuti, ecc - ma a livello molecolare, come un insieme di meccanismi vitali intellegibili (Cartwright, 1995; Rose 2001, 2007). Il paradigma visivo, dopo aver soppiantato quello tattile ed esperienziale, ha rappresentato il modello privilegiato della conoscenza scientifica in Occidente e, più in generale, della pratica clinica fino al XIX secolo; dagli anni Sessanta del Novecento la modalità di indagine visuale della biomedicina si arricchisce di nuovi strumenti e nuove tecniche, che permettono di pensare il corpo individuale non più come un unicum indivisibile, bensì come un insieme di elementi molecolari che, tutti insieme, concorrono a formare il vivente umano. Ciò che appare inoltre importante sottolineare è proprio il regime di verità prodotto dalle tecnologie della visione, che si basano su un epistemologia in cui tanto maggiore e profonda e la penetrazione dello sguardo tanto piu veridica e reale e la sua conoscenza. Esse vanno a conferire un nuovo status ai corpi e al concetto di vita stesso. I corpi vengono reificati possono essere controllati, gestiti, progettati, riplasmati, modulati acquistano una propria fantomatica esistenza autonoma, alienata nelle sue vesti somatiche dalle persone che sono quei particolari corpi e dalle relazioni sociali in cui sono inseriti; la vita stessa diventa un fatto, nell accezione latina del verbo facere: è il risultato di un azione e di un processo conoscitivo che la pone in essere. 19

22 L universo della procreazione medicalmente assistita e della genetica clinica ad essa connessa appare come paradigmatico delle prospettive tracciate dalla biopolitica contemporanea; esso emerge non solo in quanto inedita forma e modalità di riproduzione, ma anche come spazio privilegiato per la diffusione del pensiero scientifico molecolare su di essa, con il suo corredo di immaginario legato ai corpi, agli organi, alle sostanze e ai prodotti dell intero processo riproduttivo. Sono innumerevoli gli studi sulla valenza simbolica e sull estetica dei processi biologici della riproduzione oramai disvelati all occhio umano 5 ; riteniamo importante qui citare solo quello realizzato dalla storica delle donne Barbara Duden che, ne Il corpo della donna come luogo pubblico, indaga proprio i meccanismi di costruzione culturale del feto umano, attraverso il senso della vista, da Leonardo ai giorni nostri. Non è nostra intenzione addentrarci qui nel dibattito sulla natura del feto (cosa sia, cosa rappresenti, cosa potrebbe essere, come dovrebbe essere pensato): esso ci interessa solo come epitome e simbolo di un più ampio processo di costruzione culturale del reale. In questo saggio del 1991, quasi pioneristico per certi versi, Duden elabora una vera e propria epistemologia storica del feto come risultato della visione: «dal punto di vista della storia della cultura, il nascituro fa parte della categoria dell occulto, [ ] della società degli invisibili. Ciò che lo contraddistingue dagli altri invisibili è il suo essere sulla soglia dell esistenza» (Duden, 1991; trad. it. p. 19). Dalla fine dell Ottocento in poi con la nascita della fotografia prima e poi con lo sviluppo dei raggi X, degli ultrasuoni e con la loro applicazione in campo 5 Si vedano: Martin, 1991; Héritier, 1996; Duden, 2002; Gribaldo, 2005; 20

23 scientifico la pelle, che sino ad allora aveva racchiuso un volume naturale molare e segnato il limen fra interno ed esterno della corporeità, viene oltrepassata dallo sguardo clinico e disvela l invisibile, il feto, che acquista forma di contingenza: «grazie alla tecnica [ ] si può contemplare l emblema (della procreazione) con i propri occhi e conferirgli lo status di realtà. La percezione della donna viene oggettivata biologicamente» (Duden, 1991; trad. it. p. 87). Attraverso le nuove tecnologie della visione si pone cioè in essere un discorso nell accezione foucaultiana del termine che, soppiantando la percezione somatica individuale, allo stesso tempo, istruisce e costruisce il visibile ed il reale: «le nuove tecnologie visive raffinano sempre più quelle tecniche di rappresentazione del reale che producono una quantità di immagini simulate attraverso le quali si viene a conoscenza della realtà. [ ] Questa tecnologia post-moderna, in cui l immagine è specchio del reale, mette in scena una retorica del corpo naturale che oltrepassa la scienza e presiede ovunque alla formazione di un immaginario simbolico e scientifico sulla verità del nostro essere» (Gribaldo, 2005, p ). Le immagini di rimando dell intero processo riproduttivo ormai disvelato dalle tecniche di visualizzazione dall incontro tra ovociti e spermatozoi sul disco di Petri sino ad arrivare alla prima ecografia del feto nel grembo della donna contribuiscono cioè alla ridefinizione dell essere umano nei termini di una forma biologicamente specifica di esistenza materiale, quasi ipostatizzata, percepita e rappresentata a livello molecolare. Ci preme inoltre sottolineare che, se in un qualche modo, soprattutto all inizio della loro diffusione, 21

24 le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono state accompagnate da una retorica che le voleva come alleate degli esseri umani e, nello specifico, del genere femminile nella lotta contro l incedere inesorabile del tempo biologico e nell allontanamento del momento della riproduzione rinforzando, ancora una volta, la dilatazione del limen tra caso e scelta esse hanno, in realtà, notevolmente contribuito a quel processo di ridefinizione dell essere umano proprio nei termini di quel dato biologico che volevano eludere: attraverso una percezione e una costruzione, individuale e sociale, di un corpo molecolare che, nell intreccio inestricabile che si è venuto a creare tra biotecnologie ed esseri umani, connota questi ultimi in termini «ancora più biologici» (Rose, 2007; trad.it. p. 130). Le tecnologie vengono quindi a configurarsi come: «assemblaggi ibridi di conoscenze, strumenti, persone, sistemi di giudizio, costruzioni e spazi, sorretti a livello programmatico da certi presupposti e assunti riguardo agli esseri umani» (cfr. Rose 1996, p.26); da esse non può essere scisso il dato relazionale e, non meno importante, quello simbolico. Le biotecnologie della procreazione si connotano quindi come veri e propri dispositivi di costruzione culturale della realtà dal momento che esse generano specifici modi di esperire la riproduzione (per tutti i soggetti coinvolti, siano essi medici o pazienti) e peculiari forme di ritualità (basti pensare alla diversa scansione del tempo e dello spazio nella frammentazione dell evento riproduttivo) 6. In particolar modo, esse emergono come il luogo di intersezione dei due processi che Didier Fassin individua 6 Per una più approfondita epistemologia delle tecniche di procreazione medicalmente si vedano: Franklin, 1997; Rapp, 1999; Strathern, 1992; Gribaldo,

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