RASSEGNA STAMPA di martedì 9 dicembre 2014 SOMMARIO

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1 RASSEGNA STAMPA di martedì 9 dicembre 2014 SOMMARIO L unica umanità-personale, pienamente riuscita di fronte a Dio, è un umanità declinata al femminile, non un umanità al maschile : lo ha sottolineato il Patriarca Francesco nell omelia (testo integrale su pronunciata ieri, durante la S. Messa solenne celebrata nella basilica cattedrale di S. Marco a Venezia in occasione della solennità dell Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e a cui ha preso parte anche l Azione cattolica veneziana nella circostanza dell annuale Festa dell adesione. Il piano provvidenziale di Dio, secondo cui si attua la storia della salvezza ha proseguito mons. Moraglia -, non può quindi esser tacciato di maschilismo; Dio non ha, come noi, il problema delle quote rosa e così, imparando di più dalle scelte di Dio, siamo chiamati ad evidenziare la centralità della donna, riconoscendole una posizione da cui l ingegno e l estro femminile possono rinnovare una società in alcune sue manifestazioni dichiaratamente maschilista - incominciando dalla mercificazione del corpo femminile - e arricchire la Chiesa secondo quella linea strutturale che le è propria, ossia la linea mariana, individuando - anche nella Chiesa - spazi e ambiti che, al di là dello specifico del ministero ordinato, circa il quale anche papa Francesco si è espresso chiaramente, valorizzino la donna in posti direttivi e di crescente responsabilità. Non deve allora stupire come il Concilio Vaticano II tratti la Chiesa e la Beata Vergine Maria - l ecclesiologia e la mariologia - in modo unitario; la mariologia, infatti, costituisce il capitolo VIII, l ultimo capitolo della Lumen gentium che è, appunto, la costituzione sulla Chiesa. La vera riforma della Chiesa può avvenire solamente recuperando, in tutte le vocazioni che caratterizzano e costituiscono il popolo di Dio, la dimensione mariana; Maria infatti è, ad un tempo, la parte eletta - il membro eminente - del tutto che è la Chiesa, ma è anche - nel suo essere donna, sposa e madre - Colei che sta, totalmente, dinanzi a Gesù. A Nàzaret- ha osservato - si rende visibile per la prima volta, al momento dell Annunciazione, la Chiesa nascente che si dà proprio nel sì di Maria che, in tal modo, diventa il primo manifestarsi della Chiesa nella storia; ne è l alba. Infatti, in Maria - la prima discepola, la prima credente - è presente tutta l umanità. Maria, in quell istante, rappresenta e riassume l intera umanità, unita a Dio nel Verbo incarnato. Maria a Nàzaret è veramente la Chiesa nascente e - come dice l Angelo, mentre La esorta a non aver paura - Colei che ha trovato grazia presso Dio. Maria - l Immacolata - è, nella Sua persona, la Chiesa nascente, la Chiesa santa, senza macchia e senza ombra di peccato. In Maria vi è la Chiesa tutta santa, pienamente immacolata; dopo di Lei, la Chiesa, nella sua componente umana, non fu mai più così santa. Durante la celebrazione il Patriarca si è quindi rivolto direttamente agli aderenti dell Azione cattolica veneziana con queste parole: Aderire all'azione Cattolica, quindi, significa compiere una precisa scelta di vita e rispondere - come laici cristiani - alla propria chiamata personale alla santità, partecipando attivamente alla vita dell'associazione quale piena esperienza di Chiesa particolare che - come insegna la Lumen gentium - è espressione e manifestazione prima della Chiesa universale. A voi che oggi - festa dell Immacolata - rinnovate la vostra adesione all Azione Cattolica, auguro di pronunciare il sì pieno, il sì generoso, il sì gioioso che, in qualche modo, ricordi e richiami il sì di Maria detto a Nàzaret duemila anni fa. Un sì detto da una giovane donna - quindi un umanità al femminile - che riponeva tutta la sua fede nel Dio che sa fare cose grandi in chi si fida di Lui. Sempre ieri, Papa Francesco ha compiuto il tradizionale atto di venerazione all Immacolata a Piazza di Spagna (Roma). Ecco il testo della preghiera da lui recitata in quest occasione: O Maria, Madre nostra, oggi il popolo di Dio in festa ti venera Immacolata,

2 preservata da sempre dal contagio del peccato. Accogli l omaggio che ti offro a nome della Chiesa che è in Roma e nel mondo intero. Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato ci dà grande conforto. Sapere che su di te il male non ha potere, ci riempie di speranza e di fortezza nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno. Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, perché Gesù, prima di morire sulla croce, ci ha dato Te come Madre. Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell Immacolata, chiamati a quella santità che in Te risplende per grazia di Dio fin dall inizio. Animati da questa speranza, noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie, per questa Città, per il mondo intero. La potenza dell amore di Dio, che ti ha preservata dal peccato originale, per tua intercessione liberi l umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale, e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, i1 disegno di salvezza di Dio. Fa che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull orgoglio e possiamo diventare misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre celeste. In questo tempo che ci conduce alla festa del Natale di Gesù, insegnaci ad andare controcorrente: a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio, a decentrarci da noi stessi, per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia. O Madre nostra Immacolata, prega per noi! (a.p.) 1 IL PATRIARCA AVVENIRE Pag 17 Moraglia: Maria, l unica forma di umanità perfettamente riuscita agli occhi del nostro Creatore IL GAZZETTINO DI VENEZIA Pag V Il Patriarca Moraglia: Dio non ha quote rosa, più peso alle donne Saluto ai giovani di Azione cattolica LA NUOVA Pag 15 Centralità della donna, no al maschilismo di Nadia De Lazzari Il Patriarca ricorda Maria umanità al femminile. Applausi per Marco Cè e per l Azione cattolica ANSA di lunedì 8 dicembre 2014 Chiesa: Patriarca Venezia, Dio non ha problema 'quote rosa' Umanità pienamente riuscita è femminile SIR di lunedì 8 dicembre 2014 MONS. MORAGLIA (VENEZIA), NELLA CHIESA SPAZI CHE VALORIZZINO LA DONNA 3 VITA DELLA CHIESA AVVENIRE Pag 17 La preghiera di Francesco: Nella lotta al male non siamo orfani Pag 17 Angelus: Lasciamo che lo Spirito Santo faccia di noi un dono agli altri Pag 19 Divorziati risposati: La vera questione è l integrazione di Mimmo Muolo Il tema affrontato da Bergoglio e Ratzinger in due distinte interviste uscite domenica IL GIORNALE Maradiaga: «Meno cardinali in ufficio e più spazio per i laici» di Fabio Marchese Ragona Il porporato honduregno a capo del «C9» anticipa nuove riforme allo studio in Vaticano:

3 «Cambiamenti per la Segreteria di Stato» Scandali Ior, una storia senza fine di Andrea Tornielli Le nuove rivelazioni sui conti dell'ex presidente Caloia e dell'ex direttore generale Scaletti riaprono dubbi e domande sula gestione dell'istituto 5 FAMIGLIA, SCUOLA, SOCIETÀ, ECONOMIA E LAVORO AVVENIRE Pag 3 L adozione dei figli oltre i nuovi miti di Giuseppe Dalla Torre Ritornare alla radice solidaristica Pag 3 Giovani persi nel labirinto tra crisi e scarsa valorizzazione di Alessandro Rosina Il rapporto dell Istituto Toniolo: ritratto di una generazione. E l esclusione fa crescere diseguaglianze e costi sociali 7 - CITTÀ, AMMINISTRAZIONE E POLITICA LA NUOVA Pag 29 Due milioni alla Festa romana del Cinema. La rivolta in difesa del Lido di Roberta De Rossi 8 VENETO / NORDEST IL GAZZETTINO Pagg Fecondazione assistita, favorevole otto su dieci di Natascia Porcellato e Annamaria Bacchin A Nordest il 65%, in caso di sterilità, promuove anche la pratica con donatori esterni CORRIERE DEL VENETO Pag 2 Prenotazioni, il turismo sorride di Mauro Pigozzo A Venezia chiuso il ponte con 85 camere occupate su 100 e tra i monti torna l ottimismo per Natale: Si va verso il tutto esaurito LA NUOVA Pag 1 Il Veneto motore della pace di Antonio Papisca ed inoltre oggi segnaliamo CORRIERE DELLA SERA Pag 1 Il presidente che verrà di Antonio Polito Riforme e poteri del Quirinale Pag 28 Uno Stato più leggero contro la corruzione di Mauro Magatti LA REPUBBLICA Pag 1 Politica, ribellati ai corrotti di Ezio Mauro LA STAMPA Gli errori di Roma e di Berlino di Stefano Lepri IL GIORNALE Chi si offende per il presepe è più ottuso di Erode di Marcello Veneziani AVVENIRE Pag 1 La logica dei contabili di Antonio Maria Mira

4 Rosarno (e non solo) 5 anni dopo IL FOGLIO Pag 2 Per Valls ci sono cose più importanti di un presepe: quali, di grazia? di Matteo Matzuzzi IL GAZZETTINO Pag 1 I conti di Padoan cominciano a quadrare di Oscar Giannino LA NUOVA Pag 1 Gli scandali e i signori del voto di Renzo Guolo Torna al sommario 1 IL PATRIARCA AVVENIRE Pag 17 Moraglia: Maria, l unica forma di umanità perfettamente riuscita agli occhi del nostro Creatore «Il sì di Maria coincide con la Chiesa nella sua fase nascente: il suo è l unico sì pieno e totale, non segnato da quell ombra d egoismo che è il retaggio del peccato. In Maria si dà, così, l unica forma di umanità-personale perfettamente riuscita agli occhi di Dio e si tratta di un umanità al femminile». Lo ha sottolineato il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nell omelia alla cerimonia nella Basilica di San Marco per la festa dell Immacolata Concezione. «È bene notare questo: l unica umanità-personale, pienamente riuscita di fronte a Dio è un umanità declinata al femminile, non un umanità al maschile; l umanità di Cristo, infatti, si inscrive - in modo distinto seppur non separato - nell unica persona divina del Verbo». Il piano provvidenziale di Dio, secondo cui si attua la storia della salvezza, ha rilevato ancora il patriarca, «non può quindi esser tacciato di maschilismo; Dio non ha, come noi, il problema delle 'quote rosa' e così, imparando di più dalle scelte di Dio, siamo chiamati ad evidenziare la centralità della donna, riconoscendole una posizione da cui l ingegno e l estro femminile possono rinnovare una società in alcune sue manifestazioni dichiaratamente maschilista - incominciando dalla mercificazione del corpo femminile - e arricchire la Chiesa secondo quella linea strutturale che le è propria». IL GAZZETTINO DI VENEZIA Pag V Il Patriarca Moraglia: Dio non ha quote rosa, più peso alle donne Saluto ai giovani di Azione cattolica «Maria è la prima discepola e la prima credente, con lei c è il primo manifestarsi della chiesa nella storia». Un omelia tutta incentrata sulle donne quella pronunciata ieri mattina, nella Basilica di San Marco, dal patriarca Francesco Moraglia in occasione dell Immacolata concezione. «Il sì di Maria - ha aggiunto Moraglia - coincide con la chiesa nella sua fase nascente: il suo è l unico sì pieno e totale, non segnato da quell ombra di egoismo che è il retaggio del peccato. In Maria si dà, così, l unica forma di umanità-personale perfettamente riuscita agli occhi di Dio e si tratta di un umanità al femminile. È bene notare questo - ha spiegato il Patriarca - L unica umanità-personale, pienamente riuscita di fronte a Dio, è un umanità declinata al femminile, non un umanità al maschile. L umanità di Cristo, infatti, si inscrive (in modo distinto seppur non separato) nell unica persona divina del Verbo». Secondo Moraglia il piano provvidenziale di Dio, non può essere tacciato di maschilismo. «Dio non ha, come noi, il problema delle quote rosa - ha precisato - e così, imparando di più dalle scelte di Dio, siamo chiamati ad evidenziare la centralità della donna, riconoscendole una posizione da cui l ingegno e l estro femminile possono rinnovare una società in alcune sue manifestazioni dichiaratamente maschiliste (incominciando dalla mercificazione del corpo femminile).

5 Possiamo arricchire la Chiesa secondo quella linea strutturale che le è propria, ossia la linea mariana, individuando spazi e ambiti che, al di là dello specifico del ministero ordinato, circa il quale anche papa Francesco si è espresso chiaramente, valorizzino la donna in posti direttivi e di crescente responsabilità». Il Patriarca si è poi rivolto anche ai giovani di Azione cattolica che celebravano la festa dell adesione. LA NUOVA Pag 15 Centralità della donna, no al maschilismo di Nadia De Lazzari Il Patriarca ricorda Maria umanità al femminile. Applausi per Marco Cè e per l Azione cattolica Ieri ricorreva la solennità dell Immacolata e la festa dell Adesione dell Azione cattolica diocesana. Nonostante l acqua alta in Piazza, oltre un migliaio di persone camminando sulle passerelle pedonali, ha invaso la Basilica. Impossibile trovare posto nella Cattedrale dove adulti, giovani e ragazzi si sono stretti intorno al Patriarca Moraglia. Seduti per terra centinaia di bambini hanno ascoltato con attenzione il loro Pastore. Nell omelia catechesi il presule ha voluto consegnare riflessioni su «Maria, giovane donna, e il suo dialogo con Dio». Monsignor Moraglia ha detto: «A Nazaret Maria è l alba della Chiesa, santa, immacolata. In Maria si dà l unica forma di umanità personale perfettamente riuscita agli occhi di Dio e si tratta di un umanità declinata al femminile, non un umanità al maschile». Il Patriarca stupendo il popolo di Dio ha sottolineato con forza: «Il piano provvidenziale di Dio non può essere tacciato di maschilismo; Dio non ha, come noi, il problema delle quote rosa». Significa che «imparando di più dalle scelte di Dio siamo chiamati ad evidenziare la centralità della donna, riconoscendole una posizione da cui l ingegno e l estro femminile possono rinnovare una società in alcune sue manifestazioni dichiaratamente maschiliste - incominciando dalla mercificazione del corpo femminile». Il presule ha poi ricordato le parole del Papa sulla valorizzazione della donna in posti direttivi e di crescente responsabilità. A conclusione Moraglia si è rivolto ai membri dell Azione Cattolica che hanno rinnovato l impegno personale di adesione a servizio della Chiesa. In particolare ha raccomandato la lettura e lo studio degli atti del Concilio Ecumenico Vaticano II. «Lasciatemi ricordare», ha pronunciato il presule con parole affettuose e commosse, «il Patriarca Marco per alcuni anni assistente generale dell Azione Cattolica Italiana, poi Patriarca di Venezia. Ora ci guarda dal cielo». Parole accompagnate da un grande applauso anche successivamente quando ha scandito i nomi dei tre pesi massimi dell Azione Cattolica diocesana, i sacerdoti don Barlese, don Mattiuzzi, don Deppieri, e dei responsabili parrocchiali, Matteo Andreetta, Roberta Barbacane, Laura Barbini, Maria Antonella Bortoluzzo, Riccardo Bressan, Marco Bullo, Anna Callegaro, Margherita Cappellin, Sonia Cecchinato, Benedetto Cristofori, Paolo Da Ponte, Andrea Da Rin, Antongiulio De Lazzari, Gianluca De Mattia, Martina Di Pieri, Michele Gallo, Valeria Manderano, Silvia Marchiori, Valentino Pasini, Paolo Riccato e Gino Sbroggiò. ANSA di lunedì 8 dicembre 2014 Chiesa: Patriarca Venezia, Dio non ha problema 'quote rosa' Umanità pienamente riuscita è femminile Venezia - "Il sì di Maria coincide con la Chiesa nella sua fase nascente: il suo è l'unico sì pieno e totale, non segnato da quell'ombra d'egoismo che è il retaggio del peccato. In Maria si dà, così, l'unica forma di umanità-personale perfettamente riuscita agli occhi di Dio e si tratta di un'umanità al femminile". Lo ha sottolineato oggi il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nell'omelia alla cerimonia nella Basilica di San Marco per la festa dell'immacolata Concezione. È bene notare questo: l'unica umanità-personale, pienamente riuscita di fronte a Dio - ha proseguito - è un'umanità declinata al femminile, non un'umanità al maschile; l'umanità di Cristo, infatti, si inscrive - in modo distinto seppur non separato - nell'unica persona divina del Verbo". Il piano provvidenziale di Dio, secondo cui si attua la storia della salvezza, ha rilevato ancora il Patriarca, "non può quindi esser tacciato di maschilismo; Dio non ha, come noi, il problema delle 'quote rosa' e così, imparando di più dalle scelte di Dio, siamo chiamati ad evidenziare la centralità della donna, riconoscendole una posizione da cui l'ingegno e

6 l'estro femminile possono rinnovare una società in alcune sue manifestazioni dichiaratamente maschilista - incominciando dalla mercificazione del corpo femminile - e arricchire la Chiesa secondo quella linea strutturale che le è propria". "Ossia la linea mariana - ha concluso mons. Moraglia - individuando, anche nella Chiesa, spazi e ambiti che, al di là dello specifico del ministero ordinato, circa il quale anche papa Francesco si è espresso chiaramente, valorizzino la donna in posti direttivi e di crescente responsabilità". SIR di lunedì 8 dicembre 2014 MONS. MORAGLIA (VENEZIA), NELLA CHIESA SPAZI CHE VALORIZZINO LA DONNA Individuare anche nella Chiesa spazi e ambiti che valorizzino la donna. È l esortazione rivolta questa mattina da monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, nell omelia della Messa celebrata nella basilica cattedrale di S. Marco in occasione della solennità dell Immacolata. Presente anche l Azione Cattolica veneziana per vivere insieme al vescovo l annuale festa dell adesione. Il patriarca ha esortato a evidenziare la centralità della donna, riconoscendole una posizione da cui l ingegno e l estro femminile possono rinnovare una società in alcune sue manifestazioni dichiaratamente maschilista - incominciando dalla mercificazione del corpo femminile - e arricchire la Chiesa secondo quella linea strutturale che le è propria, ossia la linea mariana, individuando - anche nella Chiesa - spazi e ambiti che, al di là dello specifico del ministero ordinato, circa il quale anche Papa Francesco si è espresso chiaramente, valorizzino la donna in posti direttivi e di crescente responsabilità. La vera riforma della Chiesa - ha detto il patriarca - può avvenire solamente recuperando, in tutte le vocazioni che caratterizzano e costituiscono il popolo di Dio, la dimensione mariana. L augurio, infine, agli aderenti all Ac, di pronunciare il sì pieno, generoso, gioioso che, in qualche modo, ricordi e richiami il sì di Maria. Torna al sommario 3 VITA DELLA CHIESA AVVENIRE Pag 17 La preghiera di Francesco: Nella lotta al male non siamo orfani Il testo della preghiera recitata dal Papa all atto di venerazione all Immacolata a Piazza di Spagna. O Maria, Madre nostra, oggi il popolo di Dio in festa ti venera Immacolata, preservata da sempre dal contagio del peccato. Accogli l omaggio che ti offro a nome della Chiesa che è in Roma e nel mondo intero. Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato ci dà grande conforto. Sapere che su di te il male non ha potere, ci riempie di speranza e di fortezza nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno. Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, perché Gesù, prima di morire sulla croce, ci ha dato Te come Madre. Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell Immacolata, chiamati a quella santità che in Te risplende per grazia di Dio fin dall inizio. Animati da questa speranza, noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie, per questa Città, per il mondo intero. La potenza dell amore di Dio, che ti ha preservata dal peccato originale, per tua intercessione liberi l umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale, e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, il disegno di salvezza di Dio. Fa che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull orgoglio e possiamo diventare misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre celeste.

7 In questo tempo che ci conduce alla festa del Natale di Gesù, insegnaci ad andare controcorrente: a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio, a decentrarci da noi stessi, per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia. O Madre nostra Immacolata, prega per noi! Pag 17 Angelus: Lasciamo che lo Spirito Santo faccia di noi un dono agli altri La salvezza come dono gratuito di Dio, è stato il filo conduttore della riflessione fatta dal Papa prima della recita dell Angelus nella Solennità dell Immacolata. Al termine della preghiera, rivolgendosi ai fedeli, il Papa ha rivolto un particolare saluto a quelli «di Rocca di Papa, il parroco, i maratoneti, i ciclisti, e benedico la loro fiaccola. Saluto il gruppo di Felline (Lecce), l associazione 'Completamente tuoi' e i ragazzi di Carugate». Un saluto e un ricordo anche agli associati dell Azione Cattolica nel giorno del rinnovo dell adesione Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona festa! Il messaggio dell odierna festa dell Immacolata Concezione della Vergine Maria si può riassumere con queste parole: tutto è dono gratuito di Dio, tutto è grazia, tutto è dono del suo amore per noi. L Angelo Gabriele chiama Maria «piena di grazia» ( Lc1,28): in lei non c è spazio per il peccato, perché Dio l ha prescelta da sempre quale madre di Gesù e l ha preservata dalla colpa originale. E Maria corrisponde alla grazia e vi si abbandona dicendo all Angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38). Non dice: 'Io farò secondo la tua parola': no! Ma: «Avvenga per me». E il Verbo si è fatto carne nel suo grembo. Anche a noi è chiesto di ascoltare Dio che ci parla e di accogliere la sua volontà; secondo la logica evangelica niente è più operoso e fecondo che ascoltare e accogliere la Parola del Signore, che viene dal Vangelo, dalla Bibbia. Il Signore ci parla sempre! L atteggiamento di Maria di Nazareth ci mostra che l essere viene prima del fare, e che occorre lasciar fare a Dio per essere veramente come Lui ci vuole. È Lui che fa in noi tante meraviglie. Maria è ricettiva, ma non passiva. Come, a livello fisico, riceve la potenza dello Spirito Santo ma poi dona carne e sangue al Figlio di Dio che si forma in Lei, così, sul piano spirituale, accoglie la grazia e corrisponde ad essa con la fede. Per questo sant Agostino afferma che la Vergine «ha concepito prima nel cuore che nel grembo» (Discorsi, 215, 4). Ha concepito prima la fede e poi il Signore. Questo mistero dell accoglienza della grazia, che in Maria, per un privilegio unico, era senza l ostacolo del peccato, è una possibilità per tutti. San Paolo, infatti, apre la sua Lettera agli Efesini con queste parole di lode: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (1,3). Come Maria viene salutata da santa Elisabetta quale «benedetta fra le donne» (Lc 1,42), così anche noi siamo stati da sempre 'benedetti', cioè amati, e perciò «scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati» (Ef 1,4). Maria è stata pre-servata, mentre noi siamo stati salvati grazie al Battesimo e alla fede. Tutti però, sia lei che noi, per mezzo di Cristo, «a lode dello splendore della sua grazia» (v. 6), quella grazia di cui l Immacolata è stata ricolmata in pienezza. Di fronte all amore, di fronte alla misericordia, alla grazia divina riversata nei nostri cuori, la conseguenza che s impone è una sola: la gratuità. Nessuno di noi può comperare la salvezza! La salvezza è un dono gratuito del Signore, un dono gratuito di Dio che viene in noi e abita in noi. Come abbiamo ricevuto gratuitamente, così gratuitamente siamo chiamati a dare (cfr Mt 10,8); ad imitazione di Maria, che, subito dopo aver accolto l annuncio dell Angelo, va a condividere il dono della fecondità con la parente Elisabetta. Perché, se tutto ci è stato donato, tutto dev essere ridonato. In che modo? Lasciando che lo Spirito Santo faccia di noi un dono per gli altri. Lo Spirito è dono per noi e noi, con la forza dello Spirito, dobbiamo essere dono per gli altri e lasciare che lo Spirito Santo ci faccia diventare strumenti di accoglienza, strumenti di riconciliazione, strumenti di perdono. Se la nostra esistenza si lascia trasformare dalla grazia del Signore, perché la grazia del Signore ci trasforma, non potremo trattenere per noi la luce che viene dal suo volto, ma la lasceremo passare perché illumini gli altri. Impariamo da Maria, che ha tenuto costantemente lo sguardo fisso sul Figlio e il suo volto è diventato «la faccia che a Cristo più si somiglia» (Dante, Paradiso, XXXII, 87). E a lei ci rivolgiamo ora con la preghiera che richiama l annuncio dell Angelo. Pag 19 Divorziati risposati: La vera questione è l integrazione di Mimmo Muolo

8 Il tema affrontato da Bergoglio e Ratzinger in due distinte interviste uscite domenica Papa Francesco a un giornale argentino, La Nación. Il Papa emerito, Benedetto XVI, a un quotidiano tedesco, Frankfurter Allgemeine. Due interviste uscite domenica, diverse per argomenti e impostazioni, che però si 'intersecano' su un punto, la questione della comunione ai divorziati risposati. Francesco, sul punto, ha fatto notare «che che non si è toccato nessun punto della dottrina della Chiesa sul matrimonio». Nel caso dei divorziati che si risposano, ha detto rispondendo alle domande di Elisabetta Piqué, si presentano molte domande pastorali. Dunque, «non è una soluzione se diamo loro la Comunione. La soluzione è l integrazione». Il Papa è partito da una constatazione. I divorziati risposati «non sono scomunicati», tuttavia «non possono essere padrini di Battesimo, non possono leggere a Messa, non possono dare la Comunione, non possono insegnare catechismo», perciò «sembra che siano scomunicati di fatto». Per questo, ha esortato, «bisogna aprire un po di più le porte». «Perché non possono essere padrini? 'No, guarda, che testimonianza vanno a dare al figlioccio?' ha detto riecheggiando l obiezione più comune e rispondendo La testimonianza di un uomo e di una donna che dicano: 'Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti'». A questo proposito Francesco ha fatto notare la diversità di comportamento quando magari si consente a un «politico corrotto» di fare da padrino, lo si accetta «perché è sposato in Chiesa». Allora, ha ribadito, «bisogna cambiare un po le cose». E a chi ha parlato di confusione, ha risposto: «Continuamente pronuncio discorsi, omelie e questo è il Magistero». Questo, ha rimarcato, «è quello che io penso, non quello che i giornali dicono che io pensi, Evangelii gaudium è molto chiara». Anche Benedetto XVI, nell intervista a Joerg Bremer, tocca la questione. E significativamente lo fa con gli stessi accenti del suo successore. Anzitutto definisce «una totale assurdità» l ipotesi secondo cui egli abbia in qualche modo preso posizione sui temi del Sinodo. Il riferimento è alla rielaborazione di un suo saggio del 1972 a proposito dell indissolubilità del matrimonio e della Comunione ai divorziati risposati, inserita nel IV volume della sua Opera omnia. La revisione infatti era compiuta già ad agosto, dunque ben prima del Sinodo. Il Papa emerito nota poi che i divorziati risposati non devono essere esclusi dalla vita della Chiesa e ad esempio devono poter fare da padrini e da madrine nel Battesimo. Ratzinger racconta poi che dopo la rinuncia avrebbe voluto essere semplicemente chiamato «Padre Benedetto». Ma in quel momento, aggiunge, «ero troppo debole e stanco». Oggi comunque «è chiaro chi è il vero Papa». Molti i temi toccati papa Francesco nella sua intervista. Nel Sinodo, precisa, «nessuno ha parlato di matrimonio omosessuale», ma solo del caso in cui «una famiglia abbia un figlio o una figlia omosessuale». Riforma della Curia: il processo sarà lento e non dovrebbe concludersi nel Lo Ior sta funzionando bene e anche la riforma economica. Al momento dell elezione, ha poi rivelato, «mi sono detto: 'Jorge non cambiare, perché cambiare alla tua età è ridicolo». L avvicendamento del comandante della Guardia Svizzera è stato motivato da un sano e normale rinnovamento. Quello del cardinale Burke prima del Sinodo e non c entra con le posizioni espresse dal porporato. Nel 2015 il Papa andrà anche in Africa e in tre Paesi latinoamericani. In Argentina nel IL GIORNALE Maradiaga: «Meno cardinali in ufficio e più spazio per i laici» di Fabio Marchese Ragona Il porporato honduregno a capo del «C9» anticipa nuove riforme allo studio in Vaticano: «Cambiamenti per la Segreteria di Stato» Alla vigilia del settimo incontro del «C9» (il gruppo di cardinali che consiglia Papa Francesco per la riforma della Curia Romana) parla a Il Giornale il cardinale honduregno Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, 71 anni, coordinatore del gruppo di nove porporati che da oggi si riunirà in Vaticano. Tanti i temi all'ordine del giorno di queste nuove riunioni: si parlerà ancora di accorpamenti di dicasteri (verranno analizzati tutti i suggerimenti inviati da cardinali e arcivescovi a capo di congregazioni e pontifici consigli) e soprattutto si parlerà della riforma della Segreteria di Stato. Eminenza come sta procedendo il lavoro del C9?

9 «Il lavoro procede normalmente, posso dire anche con grande gioia. Siamo un gruppo molto unito. Questo, però, non significa che tutti la pensiamo allo stesso modo, ma è qui sta la ricchezza della nostra diversa provenienza». Per la riforma della Curia, si parla di accorpamenti di pontifici consigli con la creazione di due grandi congregazioni: una per i laici e una per la carità. C'è anche qualche altro progetto in cantiere oltre alla riforma dei media vaticani? «Intanto posso dire che il fatto di unificare diversi pontifici consigli in due grandi dicasteri faciliterà una maggiore partecipazione dei laici (uomini e donne) negli organismi della Curia. Si è discusso anche di una riforma della Segreteria di Stato e a tal proposito il Card. Parolin presenterà un progetto in queste imminenti riunioni». Qualche settimana fa il Papa ha incontrato tutti i capi dicastero della Curia. In quell occasione il segretario del «C9», Mons. Marcello Semeraro ha presentato le vostre proposte. Avete trovato resistenze alla riforma? «Non parlerei di resistenze, tutti i capi dicastero appoggiano la riforma di Papa Francesco. Secondo quanto mi è stato riferito, la presentazione di Mons. Semeraro ha ricevuto una buona accoglienza. Naturalmente tutti i commenti e i suggerimenti forniti saranno inseriti nel progetto». Il Papa invece come sta vivendo questa fase di cambiamento della Curia? «La sta vivendo con grande serenità e speranza. È una persona di grande fede e di preghiera, che conosce bene la sua missione e la porta avanti con la "gioia del Vangelo"». La proposta di creare un «moderator curiae» è sempre all'ordine del giorno o per adesso ci sono altre priorità? «Quella del "moderator curiae" era una proposta nata durante le congregazioni che hanno preceduto il conclave; allo stato attuale non è necessario creare una figura di questo tipo perché con una semplificazione dei diversi dicasteri, lo stesso Segretario di Stato può svolgere quel servizio». La riforma della Curia riguarda anche le finanze vaticane e lo IOR. Si stanno facendo passi in avanti anche su questi temi? «La riforma dell'economia è stata la prima, ce ne siamo occupati nelle prime tre sessioni plenarie del "C9" e si è conclusa con la creazione della Segreteria per l'economia guidata oggi dal cardinale George Pell. Sia nello IOR sia all'apsa sono stati apportati i necessari adeguamenti e già stiamo vedendo i primi frutti». Riformerete anche il sistema delle nunziature apostoliche sparse per il mondo? «Riguardo alle nunziature ci son stati diversi interventi e ci si è chiesti perché i nunzi debbano essere necessariamente arcivescovi. Questa è una prassi sviluppata dopo il pontificato di Benedetto XV, però non c'è un ostacolo perché possano essere anche laici preparati come diplomatici di carriera. Alcuni non sono d'accordo perché il ruolo dei nunzi apostolici riguarda anche la presentazione dei candidati vescovi di quel Paese e quindi è importante che siano degli ecclesiastici. Non è detto che le cose non possano cambiare, comunque per il momento l'argomento non è all'ordine del giorno delle nostre riunioni». La riforma porterà ad una riduzione dei cardinali della Curia Romana? «Certamente, perché uno dei passi della riforma prevede che non ci siano necessariamente cardinali a capo di dicasteri o segretariati, perché il lavoro di un cardinale, lo dice anche il Papa, non è basicamente da ufficio». Benedetto XVI ha dato dei consigli al gruppo del "C9"? «Il Papa Emerito Benedetto XVI è sempre molto discreto e quando gli ho chiesto, tramite il cardinale Marx, se aveva qualche consiglio da dare, lui mi ha risposto che "pregava per noi"». Si possono calcolare dei tempi per la conclusione della riforma della Curia? «Non c' è nessuna fretta, perché è un lavoro di grande spessore che richiede tempo, molte informazioni e soprattutto consultazioni. Le grandi cose non s'improvvisano! Continuiamo il nostro lavoro con costanza e la scadenza la deciderà lo Spirito Santo». Scandali Ior, una storia senza fine di Andrea Tornielli Le nuove rivelazioni sui conti dell'ex presidente Caloia e dell'ex direttore generale Scaletti riaprono dubbi e domande sula gestione dell'istituto

10 Dimettendosi dalla Fabbrica del Duomo di Milano, l'ex presidente dell'istituto per le Opere di Religione Angelo Caloia ha dichiarato la sua estraneità ai fatti che gli vengono addebitati. Com'è noto, a Caloia - personaggio di spicco della «finanza bianca» ambrosiana, chiamato a risollevare le sorti dello Ior dopo gli scandali degli anni Ottanta legati a monsignor Paul Marcinkus, Roberto Calvi e il crack del Banco Ambrosiano - sono stati sequestrati dalla magistratura d'oltretevere milioni di euro presenti nel conto della banca vaticana. Caloia, insieme all'ex direttore generale Lelio Scaletti e all'avvocato Gabriele Liuzzi (entrambi molto avanti con l'età) sono indagati dal Promotore di Giustizia vaticano con l'ipotesi di reato di peculato. Nel mirino della magistratura vaticana ci sono operazioni immobiliari avvenute nel periodo , che hanno portato alla svendita quasi totale del patrimonio immobiliare dell'istituto, comprato a rivenduto anche al doppio del prezzo da società off-shore che sarebbero riconducibili ai tre indagati. L'operazione, che avrebbe fruttato agli interessati circa 60 milioni di euro, è stata portata alla luce grazie allo screening completo sui conti effettuato nell'ultimo anno, in seguito alle decisioni prese da Papa Francesco all'inizio del suo pontificato. Ferma restando la presunzione d'innocenza che va garantita agli indagati, da quanto «filtra» da Oltretevere sembra che esistano documenti inoppugnabili. Le persone coinvolte non sarebbero riuscite a far uscire i soldi dall'istituto a causa dell'entrata in vigore delle nuove norme antiriciclaggio. Una prima domanda: com'è stato possibile che il numero uno e il numero due dello Ior abbiamo messo in atto (ideato o tacitamente coperto) questa spericolata operazione immobiliare senza che nessuno se ne accorgesse? Com'è possibile che né il board laico, né il consiglio dei cardinali, né le autorità vaticane abbiano subodorato nulla? Qualcuno ha permesso all'allora direttore generale questa svendita? Caloia venne nominato presidente dello Ior nel Prese il posto dell'arcivescovo Marcinkus per risanare l'istituto e chiudere con l'era degli scandali. Vent'anni dopo gli è succeduto Ettore Gotti Tedeschi, clamorosamente silurato dopo appena tre anni per contrasti interni. Dopo mesi e mesi senza un presidente, ormai in extremis e dopo l'annuncio della sua rinuncia, Benedetto XVI e il cardinale Bertone nel febbraio 2013 hanno chiamato alla guida dello Ior il tedesco Ernst von Freyberg. Poi c'è stata l'elezione di Francesco. Il nuovo Papa si è visto costretto, di fronte alle inchieste della magistratura italiana su «monsignor 500», il prelato Nunzio Scarano, a nominarte una commissione d'inchiesta sullo e a ricambiarne la dirigenza con l'uscita di scena del direttore Paolo Cipriani e del vicedirettore Massimo Tulli. Poi, dopo un anno e mezzo, è stato cambiato anche von Freyberg, e l'istituto è entrato sempre di più nella sfera d'influenza del cardinale George Pell, Prefetto della segreteria dell'economia vaticana, che nei giorni scorsi ha scritto un pubblico intervento piuttosto bellicoso nei confronti della Segreteria di Stato e della gestione finanziaria vaticana del passato più lontano ma anche recente. Di fronte a queste situazioni c'è chi invita a non cadere nella tentazione di fare di ogni erba un fascio, ma più passa il tempo, più la situazione della banca vaticana pone problemi, con i moralizzatori di ieri che si scoprono essere gli approfittatori di oggi. Con legittime domande su come i soldi siano stati usati fino al recentissimo passato. Certo, si dirà: è proprio grazie al lavoro degli ultimi mesi se si sono potute formulare queste nuove ipotesi di reato nei confronti della passata dirigenza e sono state le stesse autorità dello Ior a presentare il problema alla magistratura dello Stato della Città del Vaticano, come ha sottolineato nella dichiarazione di domenica scorsa il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi. Ma la domanda seria sullo Ior, su ciò che è stato, su ciò che è, e sulla continua contro-testimonianza evangelica provocata dall'emergere di continui scandali, rimane aperta. Torna al sommario 5 FAMIGLIA, SCUOLA, SOCIETÀ, ECONOMIA E LAVORO AVVENIRE Pag 3 L adozione dei figli oltre i nuovi miti di Giuseppe Dalla Torre Ritornare alla radice solidaristica

11 La società si nutre di miti, vale a dire di storie che si assumono come vere e che coinvolgono emotivamente l ascoltatore. I miti non si discutono. Anche i giuristi, nella loro opera di ordinamento della realtà sociale, si nutrono di miti. E i giuristi cattolici italiani lo hanno ricordato e denunciato nel corso del loro Convegno nazionale, svoltosi a Roma nei giorni scorsi e dedicato all istituto dell adozione. In passato il mito circolante sull adozione era quello del sangue, per cui i legami affettivi tra genitori e figli sarebbero fondati sul rapporto biologico. La storia dimostra ampiamente che ordinariamente è così, ma non sempre: per i minori abbandonati il sangue non ha detto nulla; per i minori adottati, sottratti all abbandono, la mancanza del sangue non ha impedito che il tutto potesse dirsi. Oggi un mito ricorrente è quello dell amore che, come si è acutamente notato, diviene «l altro e vero oppio dei popoli». Si tratta di un mito che insidia l intero istituto matrimoniale: la fine dell amore giustifica la fine del matrimonio; la sussistenza dell amore fa reclamare il riconoscimento come matrimonio di convivenze che tali non sono. Ora è evidente che l amore costituisce il collante fondamentale della società domestica; tuttavia esso è giuridicamente irrilevante, perché non verificabile né quantificabile, non a caso il diritto matrimoniale e di famiglia hanno sempre evitato di riferirsi all amore. L art. 143 del codice civile richiede 'solo', tra i coniugi, fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell interesse della famiglia, coabitazione; non pretende che si vogliano bene. Così pure l art. 147 non impone loro di amare i propri figli, ma 'solo' di mantenerli, istruirli ed educarli, tenendo conto delle capacità, dell inclinazione naturale e delle aspirazioni degli stessi. L amore al presente giustifica, invece, metamorfosi estreme e irrazionali della genitorialità. Ma il mito più insidioso, e oggi in assoluto il più diffuso, è il «diritto al figlio», espressione di una più larga mitologia: quella della giuridificazione dei desideri. Ogni desiderio finisce per divenire un diritto sicché, a differenza di quanto accaduto nel passato, il positivismo giuridico sembra oggi celebrare i suoi trionfi non per mezzo dello Stato, ma per volontà dell individuo. Con l affermarsi di differenti mitologie, l antico istituto dell adozione ha perso progressivamente di identità, polverizzandosi in una pluralità di figure giuridiche. Un indicatore eloquente di ciò è dato dalle varie forme di adozione sussistenti nel nostro ordinamento. Il destino futuro dell istituto appare problematico. Alle pressioni crescenti per il riconoscimento della adottabilità del figlio, naturale o adottivo, del partner (la cosiddetta stepchild adoption) e per l apertura dell adozione alle coppie omosessuali legalmente riconosciute, rispondono risposte positive dei legislatori statali e di una giurisprudenza che tende a divenire creatrice del diritto. Si tratta di processi culturali, sociali e giuridici che, come accade per tutto il diritto di famiglia, anche nel caso dell adozione sembrano incidere a fondo su quella bipolarità tra diritto cioè, per dirla con Benedetto XVI, la «ragione oggettiva che si manifesta nella natura» e legge positiva, che invece deve essere conservata, per mantenere la legge quale strumento di giustizia e non di dominio. Come hanno dimostrato i giuristi cattolici, occorre riassettare l istituto dell adozione su tre precise polarità: il primato dell interesse dell adottando, non dell adottante; il primato delle motivazioni solidaristiche, non di quelle individualistiche; il primato del rilievo pubblicistico dell istituto, secondo quanto desumibile dall art. 30 della Costituzione, e non la sua riduzione a mero affare privato. Pag 3 Giovani persi nel labirinto tra crisi e scarsa valorizzazione di Alessandro Rosina Il rapporto dell Istituto Toniolo: ritratto di una generazione. E l esclusione fa crescere diseguaglianze e costi sociali La condizione delle nuove generazioni è da tempo all attenzione pubblica e continua a suscitare ampio interesse, spesso misto a preoccupazione, a ogni livello sociale. Si tratta di un tema che tocca i giovani stessi e le loro famiglie, coinvolge i tanti che, a vario titolo, interagiscono con loro nel percorso formativo, nell impegno sociale e lavorativo, ma si estende anche a tutti coloro che sono interessati a capire come sta cambiando la società italiana. In risposta a questa diffusa domanda conoscitiva l Istituto Giuseppe Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, ha avviato da qualche anno una ricerca estesa e dettagliata che ambisce a diventare il principale punto di riferimento informativo sulla realtà complessa e in continua evoluzione dei giovani italiani. Ogni anno questa ricerca produce un volume, che contiene i principali e più

12 aggiornati risultati con taglio facilmente accessibile all ampio pubblico. Proprio in questi giorni è disponibile in libreria 'La condizione giovanile in Italia - Rapporto giovani 2014' (ed. Il Mulino). L universo delle nuove generazioni è certamente molto più articolato e ricco rispetto al loro tormentato rapporto con il lavoro e al benessere economico. Il ritratto multidimensionale e pieno di sfaccettature fornito nei diversi capitoli del volume lo conferma. È, però, anche vero che in questo frangente storico le preoccupazioni maggiori, con ripercussioni anche negli altri ambiti di vita, derivano dal non trovarsi con solide basi su cui costruire le fondamenta del proprio futuro. Le società moderne avanzate sono caratterizzate da un notevole aumento della rapidità del cambiamento e da un elevato grado di complessità e specializzazione. Per le nuove generazioni è quindi sempre più importante partire da una solida formazione e poter contare su strumenti adeguati per fare le scelte giuste nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. L Italia risulta essere, purtroppo, uno dei Paesi avanzati in cui i giovani si trovano meno attrezzati a vincere le sfide e a cogliere le opportunità di questo secolo. Negli ultimi anni il quadro è ulteriormente peggiorato a causa della prolungata congiuntura economica negativa, in combinazione con la cronica carenza di misure a sostegno dell autonomia e di promozione dell intraprendenza nella società e nel mercato del lavoro. La particolare situazione di difficoltà emerge in modo netto sia nel raffronto con le opportunità delle generazioni precedenti sia con i coetanei degli altri Paesi avanzati. Dagli indicatori ufficiali non emerge un quadro generale rassicurante: il tasso di disoccupazione giovanile ha superato abbondantemente il 40%; la quota di Neet (18-29enni che non studiano e non lavorano) è tra le più elevate in Europa, la percentuale di chi a tre anni dal diploma o dalla laurea ha un lavoro è di oltre 20 punti percentuali inferiore rispetto alla media Ue27. Ma già prima della crisi eravamo uno dei Paesi meno in grado di immettere i membri delle nuove generazioni in un percorso virtuoso di arricchimento delle proprie vite e di produzione di benessere per il Paese. Anziché protagonisti attivi di un Italia che cresce si sono sempre più trovati ad essere spettatori passivi di una nazione che arranca. La recessione ha agito ulteriormente da freno diventando moltiplicatore di fragilità: varie ricerche sulla povertà dell Ocse e di Bankitalia concordano nel mostrare come negli ultimi anni l impatto maggiore sia stato subito dai giovani e dalle giovani coppie. Le conseguenze delle difficoltà a costruire solidi progetti di vita si vedono anche sulla demografia, tanto che il 2013 è stato l anno in cui si è toccato il punto più basso delle nascite nella storia della Repubblica italiana. I dati del Rapporto Giovani aiutano ad andare oltre gli indicatori ufficiali e rivelano come nelle nuove generazioni rimanga complessivamente alta la volontà di non rassegnarsi, ma come crescente sia anche la frustrazione per il sottoutilizzo delle proprie potenzialità. Sempre più complicato è trovare la propria strada. Una condizione che, complessivamente, rende il percorso di transizione alla vita adulta simile ad un labirinto nel quale è facile trovarsi disorientati, dove alto il rischio di girare a vuoto nonostante gli sforzi e, se non ci si perde, fa diventare più contorto e più lungo il perseguimento di qualsiasi obiettivo importante. I dati evidenziano come oltre la metà degli intervistati sia convinta che oggi in Italia le opportunità lavorative per un giovane con la propria formazione siano scarse. Per un rispondente su tre sono limitate. Molto bassa è la percentuale di chi invece le considera adeguate. Se l impressione di scarsa valorizzazione è trasversale, purtuttavia le differenze sociali risultano marcate. La percezione di trovarsi in un contesto di opportunità scarse è di venti punti percentuali più bassa tra chi ha almeno un genitore laureato rispetto a chi ha sia madre che padre che hanno completato solo la scuola dell obbligo. Una delle attenzioni particolari del 'Rapporto giovani 2014' è quella di far emergere l eterogeneità di esperienze e situazioni. Se infatti è vero che si è giovani oggi, in modo diverso dal passato, esistono però anche spiccate differenze interne alle nuove generazioni. Anzi, più aumentano rischi e problematicità generazionali, più le diseguaglianze tra coetanei tendono a crescere. Come conseguenza è un universo giovanile che si va sempre più polarizzando. Da una parte ci sono coloro che di fronte a un mercato del lavoro bloccato, a meccanismi di ricambio generazionale inceppati, a una società immobile, reagiscono formandosi ancor meglio, sfruttando le opportunità della rete, producendo innovazione tecnologica e sociale. Al lato opposto ci sono quelli che si sono arresi e scivolano progressivamente verso i margini. Quelli che oltre alla fiducia nelle istituzioni e nella società stanno perdendo la fiducia in se stessi e nel proprio futuro. La linea di demarcazione tra chi sta dentro o fuori a questo gruppo è data

13 soprattutto dal grado di sostegno, prima di tutto umano ed emotivo, fornito dal cerchio magico dei rapporti familiari e amicali più stretti. Quando anche questo viene a mancare la caduta rischia di essere senza rete e produrre enormi e duraturi costi sociali. L e analisi proposte nei vari capitoli confermano, nel complesso, come siano parziali e semplicistiche le interpretazioni che cercano di spiegare solo attraverso i fattori economici o, in contrapposizione, solo tramite motivi culturali, le difficoltà delle nuove generazioni nel realizzare i propri obiettivi di vita e nel diventare attori nella produzione di nuovo benessere economico e sociale. Confermano, inoltre, quanto sia importante assumere lo sguardo dei giovani stessi e cercare di vedere la realtà in trasformazione con i loro occhi per capire le sfide che si trovano davanti e per dotarli di strumenti efficaci per vincerle offrendo il meglio di sé. Tutto questo nella convinzione che nessun altro può vincerle per loro e nessun giovane può farcela se abbandonato a se stesso. Torna al sommario 7 - CITTÀ, AMMINISTRAZIONE E POLITICA LA NUOVA Pag 29 Due milioni alla Festa romana del Cinema. La rivolta in difesa del Lido di Roberta De Rossi L allora sindaco Massimo Cacciari era sbottato in una delle sue celebri sfuriate: «Se il governo ci mette un euro, metto mano alla pistola», «sarebbe pazzesco che lo Stato finanziasse una Mostra concorrente a Venezia». Poi - però - dopo un crescendo di polemiche, aveva firmato un comunicato con il collega sindaco romano Walter Veltroni, per dire che concorrenza non c era tra la storica Mostra del cinema internazionale di Venezia e la neonata Festa del Cinema di Roma. Era il L appuntamento romano era partito, Venezia lo guardava con sospetto e malcelato fastidio, ma lo Stato non ci aveva messo che pochi spicci pubblici. Finora. Accade, infatti, che il governo si stia apprestando a firmare un assegno da oltre 2 milioni di euro per la festa del cinema romana, passata negli anni dal glamour col botto del lancio veltroniano al festival impegnato firmato da Müller, sempre alla ricerca di un identità e scivolando verso il basso in termini di incassi e numero di spettatori, se non sulla qualità. Ed è un coro di proteste: come può lo Stato finanziare con 7,5 milioni di euro la Biennale e la Mostra del Cinema di Venezia - punto di riferimento internazionale con Cannes, Berlino, Toronto - e al contempo sostenere la festa romana, concorrente con il suo appuntamento di metà ottobre, per quanto mai realmente tale? «Un tempismo imbarazzante da elefante in una cristalleria, visto quel che sta rivelando l inchiesta su Mafia Capitale quanto a spese con danari pubblici», freme il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, alla lettura delle anticipazioni dei giornali sul finanziamento statale della mostra romana, che ha un bilancio di 8 milioni, metà per il personale. «Certo» insiste Zaia «la Festa del Cinema non c entra con le indagini, ma invece di chiuderla perché è un fallimento senza storia, il governo prende due milioni e li getta nella cloaca degli sprechi romana, con la scusa di rilanciarla caratterizzandola come Borsa del mercato del cinema. Un Festival e un mercato che abbiamo già: la Mostra del Cinema di Venezia, l unica conosciuta in tutto il mondo, da tre anni realizza - con risorse proprie - anche il Venice Film Market». «Si sta lavorando per una partecipazione del governo alla fondazione: ma nessuna alternativa o contrapposizione con la Mostra di Venezia. La premura del ministro Franceschini sarà di porre la massima attenzione per evitare che si creino competizioni», cercano di placare le polemiche dall entourage del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Zaia non retrocede: troppo ghiotto il boccone per non affondare i denti. «Un paese con spina dorsale e non una Repubblica delle Banane come la nostra» incalza «punta risorse e forze su un festival, come fa la Francia con Cannes, la Germania con Berlino, la Svizzera con Locarno. Qui il governo che fa? Invece di chiudere Roma, nata per fare concorrenza a Venezia, la finanzia pure. Roma non è mai decollata perché l unica mostra internazionalmente conosciuta e strutturata è quella della Biennale di Venezia. È questione di buon senso: la Mostra del cinema non è di destra o di sinistra, né di Venezia o il Veneto, ma di tutti gli italiani. È come se volessimo fare un circuito di Formula 1 e fare concorrenza a Monza. Scriverò al ministro Franceschini: è una persona

14 intelligente, non può non capire l assurdità di questa regalìa ai danni della Biennale, un patrimonio nazionale». Biennale che dal governo riceve 7,5 milioni di euro sui 12 di costo del festival: spese per il resto coperte da sponsor e dai biglietti. «La città deve insorgere contro quest assurdità, in difesa dell identità della sua Mostra del cinema», s infiamma anche il rettore dell IuaV, Amerigo Restucci, «lo dico da cittadino, da rettore e da ex consigliere di amministrazione della Biennale, che protestò in maniera accesa nel È inaudito che una nazione che non ha una politica culturale, ma ha un faro attrattivo internazionale come la Biennale, voglia ora finanziare con soldi pubblici un festival in crisi come quello romano, mentre qui il rpesidente Baratta e la Biennale hanno lavorato per restaurare Sala Darsena, Sala Grande, Casinò: il ministro Franceschini lo sa, è venuto all inaugurazione e alla chiusura della Mostra». Torna al sommario 8 VENETO / NORDEST IL GAZZETTINO Pagg Fecondazione assistita, favorevole otto su dieci di Natascia Porcellato e Annamaria Bacchin A Nordest il 65%, in caso di sterilità, promuove anche la pratica con donatori esterni Ha compiuto dieci anni a febbraio la legge 40, quella che regola la procreazione assistita in Italia. Approvata tra molte polemiche e smontata in questo decennio da numerosi ricorsi in Tribunale ha dovuto fare i conti anche con diverse condanne, una anche della Corte Europea dei Diritti umani. Come si orienta l opinione pubblica di Veneto, Friuli- Venezia Giulia e della provincia di Trento? Secondo i dati raccolti da Demos per l Osservatorio Nordest del Gazzettino, per l 80% dei nordestini "una coppia, se non può avere figli, deve poter ricorrere alla fecondazione assistita". Una larghissima maggioranza, dunque, assestata di circa 3 punti percentuali rispetto all 83% registrato nel Spostando l attenzione dall orientamento generale ai casi più controversi, possiamo vedere che il 67% è d accordo che le coppie non sposate possano accedere alla medicina per avere un figlio e il dato è stabile rispetto al Il 65%, invece, ritiene che le coppie in cui uno dei due partner sia sterile dovrebbe poter utilizzare donatori esterni: in questo caso, rispetto a due anni fa registriamo un aumento di 4 punti percentuali. Il profilo sociale del sostegno alle coppie per la fecondazione assistita siano esse non sposate o che necessitano di donatori esterni- mostra come siano presenti in misura maggiore soprattutto quanti hanno meno di 44 anni: tra di loro, infatti, il favore supera in modo netto il 70%, sfiorando in alcune classi l 80%. Fattore particolarmente influente è quello della religiosità. Tra i praticanti saltuari e i non praticanti riscontriamo le quote di consenso più ampio (73-74%). Coloro che frequentano assiduamente la Messa si dividono (49%) rispetto all idea di ricorrere a donatori esterni in caso di infertilità, mentre la maggioranza (58%) concederebbe ai conviventi di utilizzarla. Politicamente, sono i sostenitori del Pd e del M5S i più sensibili all argomento, con un sostegno che supera il 70%. Anche tra gli altri elettorati, però, si schiera a supporto di queste ipotesi una netta maggioranza. Sul fronte dei single, il panorama muta. Il 38% ritiene che anche le donne sole dovrebbero poter accedere alla fecondazione assistita, quota che si contrae al 25% rispetto all idea che gli uomini soli possano usare "madri surrogate". Il trend, però, è positivo per entrambi: rispettivamente, + 3 e +4 punti percentuali rispetto al Anche in questo caso, pur con percentuali che raramente superano la soglia della maggioranza assoluta, il consenso tende a concentrarsi nei settori illustrati in precedenza. Ritroviamo una presenza superiore alla media di under-44, di non praticanti o praticanti saltuari. Politicamente, questi temi sono sostenuti soprattutto dagli elettori del M5S o da quanti si rivolgono ai partiti minori. Contrari alla fecondazione assistita si dichiarano il 18% dei nordestini e, guardando al 2012, l area è aumentata di 4 punti percentuali. Gli intervistati che mostrano maggiore sospetto rispetto alla fecondazione assistita sono gli over-65 (32%) e quanti frequentano assiduamente i riti religiosi (27%). Riguardo alla politica, la maggiore contrarietà è rintracciabile tra i sostenitori di Forza Italia (30%).

15 È uno dei temi sensibili dell etica, che tocca le emozioni di ciascuno e scuote il dibattito politico nazionale e internazionale. Ed è Sara Tonolo, docente di Diritto internazionale all Università di Trieste e avvocato - i cui saggi e le cui competenze superano i confini della disciplina italiana in materia - a interpretare i risultati del sondaggio. «L ampia percentuale di risposte favorevoli alle tecniche di fecondazione assistita mi pare corrispondente ai sempre più diffusi problemi di sterilità della coppia esordisce -. Si tratta, però, solo di un aspetto delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, che comprendono anche altri procedimenti, quale ad esempio la maternità surrogata». Il panorama legislativo attuale? «Ci sono standard desumibili dalla prassi del Consiglio d Europa e della Corte europea dei diritti dell uomo: la Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) rappresenta la soluzione ai problemi di sterilità della coppia e per quanti rischiano di trasmettere ai figli una patologia grave di natura genetica o acquisita; l accesso alla Pma deve essere garantito a tutte le coppie sposate o conviventi; potrebbero essere escluse coppie dello stesso sesso e persone non coniugate; è vietata l inseminazione post mortem; la fecondazione eterologa è ammessa in presenza di determinate condizioni, mentre il divieto assoluto della stessa rappresenterebbe una violazione del diritto della coppia di fondare una famiglia: tra il donatore del seme e il figlio non si crea alcun legame di filiazione; la surroga di maternità è ammessa in assenza di vantaggio economico per la surrogata, nei casi in cui sia difficile portare a termine la gravidanza; la ricerca scientifica è ammessa su embrioni in vitro creati a fini riproduttivi e non utilizzati, ma è vietato creare embrioni a soli fini di ricerca». E in Italia cosa accade? «Il legislatore ha operato scelte molto restrittive con la legge/2004 che ha limitato l accesso alla Pma alle coppie eterosessuali coniugate o conviventi per le quali non vi sono altri rimedi terapeutici per rimuovere le cause di sterilità, vietando il ricorso all eterologa. Gli embrioni non possono essere crioconservati e quindi è vietato creare un numero di embrioni superiori a quelli destinati a un unico impianto, e comunque non superiori a tre». L alternativa? «Da un lato c è il cosiddetto "turismo procreativo", ovvero la ricerca all estero dei trattamenti non consentiti in Italia: la surroga di maternità in Ucraina, Stati Uniti, India e Tailandia; la fecondazione eterologa in Spagna, Belgio, Repubblica Ceca e Slovacchia; dall altro, alcune possibili soluzioni si possono trarre dagli interventi della Corte europea dei diritti dell uomo (come nel caso della coppia italiana portatrice di fibrosi cistica che secondo la legge italiana non avrebbe potuto esperire la diagnosi preimpianto) e della Corte costituzionale, da ultimo il 162 del 10 giugno 2014, che ha censurato il divieto di fecondazione eterologa». Quali possibili prospettive per il futuro? «Non sono chiare, perché gli interventi delle due corti non hanno chiarito tutti i punti critici della disciplina; occorrerebbe piuttosto una revisione approfondita della legge 40/2004, anche alla luce del perdurante divieto di surroga di maternità che non esclude i problemi di quanti chiedono la registrazione di nascita dei figli nati con tale procedura e incontrano diverse risposte dai tribunali italiani, per le conseguenze anche penalistiche di un atto che reca il nome della committente come madre del nato. Occorrerebbe una disciplina più organica che contemperasse il diritto alla genitorialità con il fondamentale principio del superiore interesse del minore». CORRIERE DEL VENETO Pag 2 Prenotazioni, il turismo sorride di Mauro Pigozzo A Venezia chiuso il ponte con 85 camere occupate su 100 e tra i monti torna l ottimismo per Natale: Si va verso il tutto esaurito Venezia. «C era un epoca nella quale l albergatore sonnecchiava nella hall, in stanca attesa del cliente. Ma adesso, per fortuna, qualcosa sta cambiando». Marco Michielli, presidente di Confturismo veneto ( imprese tra alberghi, agenzie di viaggio, campeggi, pubblici esercizi e stabilimenti balneari), sorride e nel giorno dell Immacolata, con gli alberghi veneti belli pieni (a Venezia l 85 per cento delle camere occupate) si può parlare di cambio di rotta con un briciolo di ottimismo. «Le prenotazioni in vista di Natale

16 e Capodanno stanno arrivando a ritmo serrato, sicuramente ci saranno dei miglioramenti rispetto all anno scorso. La crisi sta passando anche grazie alle iniziative di marketing e agli investimenti del settore». Nascono anche dagli operatori del turismo le speranze di una ripresina in Veneto. Pochi giorni fa la Cgia ha stimato un Pil regionale in crescita ad inizio E il segmento del turismo ci ha messo del proprio. Marino Finozzi è l assessore regionale di comparto: «Abbiamo investito molto, nei passati anni, e siamo convinti che i risultati stiano arrivando». Nel 2014 la Regione ha speso circa sei milioni di euro in comunicazione (fiere, promozioni, sponsorizzazioni) e altrettanti per riqualificare l arredo urbano delle città al fine di migliorarne l accoglienza. Ma soprattutto sono stati finanziati circa sessanta progetti «in conto interessi» ad esercizi pubblici che hanno ristrutturato le proprie attività per un valore complessivo di 30 milioni di euro. Dalla direzione regionale gli esperti stimano un moltiplicatore di dieci nel rapporto tra investimenti pubblici e spese del privato. Quindi almeno trecento milioni. E va precisato che, secondo Federalberghi, la spesa media annua per ristrutturazioni nei circa tremila alberghi veneti (il trend è quello della ricerca dell eco compatibilità) è di 30 mila euro a struttura. «Sommando questi dati, e considerato che stime più precise è impossibile averne, si potrebbe valutare in circa 400 milioni l investimento del comparto turistico nel corso del 2014», dice Michielli. Una crescita che giunge grazie anche all inventiva degli addetti al settore, che stanno finalmente affrontando anche il tema della promozione sul web, specie il collocamento nei siti di settore. C è chi poi si diletta con le offerte speciali, inseguendo gli utenti low price di Groupon o di siti similari che si occupano di scontistica. Senza scordare tutta la casistica degli eventi, della collaborazione coi colleghi di comparto per realizzare manifestazioni di vario genere, come ad esempio i mercatini natalizi. «Ma registriamo anche i primi hotel e ristoranti che iniziano a farsi pagare in bitcoin pur di farsi promozione», spiegano dal sito coinmap.org dove è possibile leggere la mappa veneta dei precursori della moneta digitale (citiamo ad esempio Ca del Moro, un appartamento in affitto a Venezia). E ancora: «Stiamo lavorando sempre di più sul turismo di nicchia» fanno sapere dai consorzi. «Basti pensare al lavoro nel segmento del golf, ma anche per i bikers o per attrezzare certe aree per i cani a Bibione. Inoltre, sono stati attivati percorsi di turismo religioso». L ottimismo, a ridosso delle vacanze di Natale, si respira soprattutto in montagna. Ieri Gherardo Manaigo, presidente di Assoalbergatori a Cortina, era a sciare in cima alla Tofana. Giornata splendida, impianti (i pochi aperti) esauriti dopo il weekend dedicato al fashion. «Si apre la stagione del tutto esaurito - annuncia - Abbiamo dato un immagine fresca alla nostra città, con eventi sportivi e glamour. Ora manca solo la neve in centro, ma speriamo arrivi entro Natale». L attesa è forte per il turismo dall estero. Unico neo le comitive russe, che a causa della flessione del rublo - chissà se c entra anche la questione dell embargo - sta abbandonando l Italia. In compenso tutti gli altri segnano incrementi, con attenzione ai vicini di casa come Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca. Il Ciset (Centro internazionale di studi economia turistica) di Ca Foscari conferma la crescita: «Aumentano più arrivi dagli Stati Uniti, dalla Cina e dal Giappone - spiegano - A Noi risultano consolidamenti particolari nei segmenti delle terme e del lago: ormai siamo di fronte ad apparati di wellness e le terme somigliano più a centri benessere che non a luoghi dove gli anziani si fanno i fanghi». LA NUOVA Pag 1 Il Veneto motore della pace di Antonio Papisca Abbiamo diritto alla pace perché abbiamo diritto alla vita. Questo appello risuonerà alto nell Aula Magna dell Università di Padova domani, 10 dicembre, durante la solenne celebrazione della Giornata internazionale dei diritti umani. Mentre Papa Francesco non si stanca di ammonire sul cupo scenario di una terza guerra mondiale a pezzi, al Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite si fatica a trovare l accordo su un documento che riconosca la pace quale diritto fondamentale della persona e dei popoli. In quella sede si sta discutendo sulla bozza di una Dichiarazione delle Nazioni Unite, dove si legge all articolo 1 che «gli individui e i popoli hanno diritto alla pace» e che gli Stati «individualmente o congiuntamente, o quali membri di organizzazioni multilaterali, sono controparte principale del diritto alla pace tenuti per obbligo giuridico a rinunciare all uso e alla minaccia della forza nelle relazioni internazionali». Quanto sta succedendo

17 a Ginevra in questi mesi è scandaloso. L opinione pubblica deve sapere che i rappresentanti di stati democratici quali, tra gli altri, Stati Uniti e Regno Unito nonché membri dell Unione Europea, si oppongono al riconoscimento del diritto alla pace: il motivo principale è che perderebbero, una volta per tutte, il diritto di fare la guerra (ius ad bellum) quale attributo fondamentale della loro sovranità e dovrebbero rafforzare e democratizzare le Nazioni Unite. L Italia, dopo un iniziale allineamento sulla posizione Usa-Ue, ha di recente cominciato a prendere le distanze, astenendosi. Venuti a conoscenza del contrastato dibattito al Palais des Nations, è scattata in Italia una vasta mobilitazione di enti locali nei cui statuti, rinnovati a partire dal 1991, è inclusa la cosiddetta norma pace diritti umani il cui testo standard ripete quello dell articolo 2 della Legge 18/1988 sulla cultura della pace della Regione del Veneto. È la norma che, facendo contestuale riferimento alla Costituzione e al Diritto internazionale dei diritti umani, riconosce la pace come diritto della persona e dei popoli. È stato quindi naturale che dal Veneto, per iniziativa del Coordinamento nazionale degli enti locali per la Pace e i Diritti Umani, con la collaborazione scientifica del Centro di ateneo per i Diritti Umani e della Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace, partisse la diffusione di un articolato ordine del giorno per il riconoscimento internazionale del diritto alla pace, finora approvato da circa 300 Consigli di Comuni e Province dal nord al sud dell Italia (da Sondrio a Ragusa, da Novara a Crotone), dei quali 50 sono veneti (tra gli altri, Treviso,Vicenza, Thiene, Montebelluna, Dueville, Pieve di Cadore) e dai Consigli Regionali del Veneto, delle Marche, dell Emilia Romagna, del Friuli Venezia Giulia. Ogni giorno c è qualche Consiglio che delibera in materia, quasi sempre all unanimità e con dibattiti che attestano dell esistenza di un alta sensibilità in materia: i valori genuinamente universali non possono non essere trasversali alle formazioni partitiche. I sindaci sanno bene cosa vuol dire guerra anche se combattuta in casa altrui: oltre che inutili stragi di vite umane, anche massicci flussi di rifugiati e profughi, addirittura esodi di intere popolazioni, insomma sofferenze e disagi che si aggiungono a insicurezza e impoverimento derivanti dalle crisi economiche. La mobilitazione italiana è conosciuta negli ambienti Onu, anche perché lo scorso giugno una delegazione di sindaci, con tanto di fascia tricolore, si è recata a Ginevra per consegnare al capo della rappresentanza italiana, al presidente dell apposito gruppo di lavoro del Consiglio Diritti Umani, all Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e all Osservatore Permanente della Santa Sede un dossier contenente copia delle prime 100 delibere di Comuni e Province. La mobilitazione sta ora coinvolgendo la Conferenza dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d Europa, dove per iniziativa della Municipalità di Strasburgo è stato presentato un Memorandum di appoggio all iniziativa italiana. È dunque in atto un originale movimento di diplomazia delle città (city diplomacy) che attesta della volontà dei governanti degli enti locali di far sentire la propria voce direttamente in seno alle grandi istituzioni internazionali e quindi, quali attori primari del principio di sussidiarietà, di essere parte attiva nella costruzione dal basso della pace sociale e internazionale. L evento di domani in Aula Magna al Bo a Padova fornirà l occasione per ulteriormente rafforzare questo movimento democratico nella sua legittima pretesa di avere una Dichiarazione delle Nazioni Unite che, insieme con il formale riconoscimento del diritto alla pace, indichi puntuali obblighi giuridici degli stati, a cominciare dal disarmo reale. Torna al sommario ed inoltre oggi segnaliamo CORRIERE DELLA SERA Pag 1 Il presidente che verrà di Antonio Polito Riforme e poteri del Quirinale Il prossimo presidente della Repubblica non avrà molto da fare. Almeno a dar fede al programma di riforme del governo Renzi. Stando alle promesse, avremo una sola Camera che vota la fiducia. Dunque nessun rischio di maggioranze diverse o addirittura inesistenti in un ramo del Parlamento, come è avvenuto all inizio di questa legislatura. Dunque nessun bisogno di un capo dello Stato che ne cerchi una alternativa o più ampia. D altra parte, grazie all Italicum 2.0 con premio al partito, non ci saranno più coalizioni,

18 né dunque crisi di coalizione, e perciò tutto il lavoro per rimetterne insieme i cocci sarà fatica inutile che il presidente potrà risparmiarsi. Una volta che il primo ministro sarà scelto direttamente dal popolo con il ballottaggio, e non più dal Parlamento, che bisogno rimarrà delle consultazioni nello Studio alla Vetrata? E di quell articolo della Costituzione secondo il quale il presidente della Repubblica nomina i ministri? Il premier potrà presentarsi al Quirinale con una lista prendere o lasciare, e il presidente prenderà. E quando il premier deciderà che la legislatura è finita, il capo dello Stato scioglierà. Tolta qualche inaugurazione e i discorsi di fine d anno, per il resto il nuovo presidente potrà riposarsi ben più di quanto sia stato concesso al suo predecessore. Ma se le cose stanno davvero così, perché mai politici e partiti si stanno già dannando per vincere la partita del Quirinale? Tutto sommato, un candidato varrebbe l altro. A meno che la fondamentale importanza che tutti annettono alla scelta del futuro presidente non nasconda in realtà tre sospetti. Il primo è che la legislatura finisca prima delle riforme, e allora tutto il lavoro dovrebbe ricominciare daccapo nella prossima. Il secondo sospetto è che, pur con le tanto attese riforme, il garante dell unità nazionale continuerà ad avere un ruolo cruciale, perché come si può rompere una coalizione si può rompere anche un partito, e una crisi può nascere anche in una Camera sola, e allora meglio avere al Quirinale uno che risponde al telefono piuttosto che uno che risponde al Paese. Il terzo dubbio è che, con un debito senza freni, nei prossimi sette anni torni utile un presidente autorevole per garantire l Europa. In fin dei conti, il rebus è tutto qui: portare al Quirinale una o uno che non avrà niente da fare, un signor Nessuno, magari a tempo, con la data di scadenza incorporata nella legge elettorale? O qualcuno/qualcuna cui toccherà far rispettare il molto che resta della Costituzione, e che ne abbia la competenza, l indipendenza e l intelligenza? Optiamo senza dubbi per la seconda soluzione. Pag 28 Uno Stato più leggero contro la corruzione di Mauro Magatti Ogni volta che viene alla luce una rete ramificata di corruzione ci si difende parlando di mele marce. Il sistema, si dice, è nel complesso sano. Ma c e sempre l eccezione. In un certo senso, ciò è vero. Sarebbe infatti ingeneroso pensare che l intero Paese sia corrotto. E tuttavia, non si può non constatare (amaramente) che i fenomeni reticolari, se non sistemici, di corruzione sono tutt altro che occasionali. Come conferma il XX rapporto di Transparency International, l Italia è la nazione più corrotta d Europa, sullo stesso gradino di Romania, Grecia e Bulgaria. Il nostro Paese è un tessuto di territori e corpi intermedi. Ciò crea una infrastruttura che moltiplica le posizioni di potere che si reggono su un consenso locale: dirigenti di partito, di associazioni di categoria, di sindacati, di banche e fondazioni, di università. La gran parte di questi soggetti vive - direttamente o indirettamente - gestendo o intermediando risorse pubbliche. In questo modo si predispone un reticolo fitto e articolato di soggetti che stanno a metà strada tra la gestione economica e la creazione del consenso. E di cui i partiti politici ovviamente, sono il cardine fondamentale. Nelle maglie di queste reti, coloro che occupano posizioni di responsabilità (di norma cooptati) sanno tante cose. Soprattutto sono perfettamente in grado di accorgersi delle anomalie (come nel caso della crescita accelerata della cooperativa 29 giugno di Roma, passata nel giro di pochi anni da 3 a 60 milioni di fatturato). Ma sanno anche che le posizioni che occupano, con i relativi vantaggi e privilegi, dipendono dal saper essere «discreti». Virtù necessitata dai legami di fedeltà e alleanza che, più del merito e della competenza, sono spesso alla base del potere di cui si dispone. Per questo, spesso chi sa tace, facendo finta di non vedere. Perché il costo della denuncia è la marginalizzazione, se non addirittura l espulsione, dal gruppo dirigente. Che si mantiene grazie a questa acquiescenza. È in questo contesto omertoso che comportamenti irregolari, se non addirittura truffaldini, possono radicarsi e crescere. E dove sempre più spesso si insinua anche la malavita. Introdurre procedure, normative e controlli serve, ma solo fino ad un certo punto. Per sradicare queste degenerazioni occorre agire più in profondità, facendo quello che indicava Luigi Sturzo già 100 anni fa: diminuire drasticamente la quota di risorse intermediate dallo Stato. E non perché si debba diventare liberisti. Ma perché occorre spingere territori e corpi intermedi a essere più sobri e comunque ad assumersi in modo più esplicito e trasparente la responsabilità dell uso delle risorse collettive. C è modo di prendere di petto questo problema

19 intervenendo su due temi di cui si parla da tempo. Prima di tutto eliminando la selva delle società partecipate: in questo modo non solo si eliminerebbe quel fitto sottobosco cresciuto in modo abnorme nel corso degli anni, ma si libererebbero anche notevoli risorse attorno a cui innescare processi di innovazione. Soprattutto se nel contempo si finalizzasse una nuova legge quadro per il terzo settore che ne ampli i campi d azione, introducendo gli strumenti necessari per passare dalla cultura del «chi sei» a quella del «che fai». LA REPUBBLICA Pag 1 Politica, ribellati ai corrotti di Ezio Mauro Nel giudizio negativo che l'eurogruppo e Angela Merkel hanno dato ieri dell'italia pesano certamente il ritardo delle riforme, la crescita del debito pubblico e la disoccupazione galoppante. Ma quanto pesa la corruzione dilagante squadernata dallo scandalo della mafia romana e l'impressione paralizzante di una politica incapace di reagire? L'idea del Paese irriformabile nasce infatti proprio da qui. Nelle mazzette del Mose sprofonda la giunta di sinistra veneziana, a Roma i terroristi dei Nar costruiscono un sistema di controllo sugli appalti all'ombra del sindaco Alemanno alleandosi con le cooperative rosse e con uomini del Pd, all'expo si raggiunge la perfezione riesumando per gli appalti un software tecnico delle tangenti a 360 gradi già sperimentato all'epoca di Mani Pulite formato da Greganti per il Pd, Frigerio per il centrismo post-democristiano, Grillo per Forza Italia. Adesso che il cupolone del malaffare romano è scoperchiato, si scopre che le primarie erano truccate, che il tesseramento del Pd è infiltrato, che i criminali manipolano le elezioni comunali come gli allibratori con i cavalli. Le istituzioni - soprattutto quelle comunali e regionali - stanno diventando un luogo di investimento per la delinquenza organizzata e una garanzia di facile guadagno illecito per i boss locali che nelle intercettazioni prendono a schiaffi i politici che dominano foraggiando le loro debolezze e le loro avidità, e mentre li comandano li disprezzano. Più ancora della dimensione paurosa della corruzione (60 miliardi all'anno) che soffoca l'italia, tiene lontani gli investimenti stranieri, sperpera il denaro pubblico, altera il mercato e ingrassa il crimine, è questa perdita di autonomia della politica ridotta a tecnica subalterna del potere che dà la cifra di un Paese sconfitto e preso in ostaggio. O la politica si ribella a questo stato di cose, o è perduta. Perché è di lei che si parla. E il governo Renzi non può affidare soltanto ad un'authority la lotta ad una corruzione introiettata da un sistema politico gregario. È la politica in prima persona che deve ribaltare metodi, uomini, abitudini e regole, partendo dalla selezione dei candidati, ad ogni livello, proseguendo col falò delle tessere fasulle, commissariando i territori compromessi e impegnandosi finalmente in una vera lotta al crimine e all'illegalità che non è mai stata dichiarata dal governo. Cominci il Pd, se la destra fa finta di niente. Sta qui la credibilità del cambiamento: da sola, la camicia bianca non basta. LA STAMPA Gli errori di Roma e di Berlino di Stefano Lepri In Germania, parlar male dell Italia è un espediente efficace per nascondere il fiato corto del successo tedesco. In Italia, parlar male della Germania serve benissimo a sviare l attenzione dai guai di casa, i giovani senza lavoro come lo scandalo romano. Purtroppo, dato che la politica francese rimane in stato confusionale, il dibattito nell area euro rischia di ridursi a questo. Volendo essere ottimisti, la reciproca diffidenza potrebbe diventare incentivo a comportarsi meglio. Però gli strumenti sono rozzi, se per pungolare il governo italiano alle riforme (cosa necessaria) si continua a minacciarlo, come ieri all Eurogruppo, perché non adotta una ricetta in questo momento inadatta (le regole di bilancio del «Fiscal Compact»). Con un passo avanti, il documento approvato a Bruxelles almeno condona all Italia il mancato rispetto della regola del debito. Continua invece a insistere sull «obiettivo di medio termine» di calo del deficit. Il limite delle regole per governare l area euro è appunto che sono severe dove in questo momento meno serve, e lo sono poco nei campi dove è oggi urgente agire. Magari avessimo strumenti più efficaci come quelli sollecitati da Mario Draghi per spingere sia la Germania a correggere ciò che il resto del mondo le rimprovera (eccesso di risparmio e carenza di

20 investimenti) sia l Italia a mettere ordine in casa propria. Non li abbiamo, e per evitare di infilarci in circoli viziosi occorre un sovrappiù di inventiva. Da entrambe le parti è necessario resistere alla tentazione di indicare colpevoli di comodo. Nel nostro caso, significa non illudersi che senza regole europee, o addirittura senza euro, staremmo meglio. L alto debito italiano resterebbe un fardello in qualsiasi situazione immaginabile, e se smettessimo di pagare il 60% del danno cadrebbe su noi stessi. Può essere interessante guardare al Giappone, Paese diversissimo dal nostro ma che paradossalmente incarna alcuni sogni della politica italiana. Ha un debito pubblico ancora più elevato ma stabile perché in moneta nazionale e detenuto in grandissima parte all interno. Dunque senza immediati rischi può spendere in deficit nel tentativo di rilanciare l economia. Eppure è da lunghi anni che la ricetta del deficit non funziona; continua a nutrire una classe politica assicura chi conosce entrambi i Paesi non migliore della nostra. Per di più, di questi tempi la Banca centrale acquista la gran parte dei nuovi titoli di Stato emessi, con una espansione monetaria assai più massiccia di quella che attendiamo dalla Bce. Con un po di ironia, si potrebbe aggiungere che il Giappone è inoltre il sogno della Lega Nord, perché ha pochi immigrati, o degli imprenditori, perché i profitti sono alti. Di nuovo in recessione dopo lunghi anni di ristagno, ricorre ora a elezioni anticipate nella speranza che rafforzino il governo. Agli occhi dei tedeschi, dà la prova che le ricette opposte alle loro non funzionano. D altronde, nell area euro almeno una parte dei mali va attribuita all austerità a tempi stretti che ancor oggi è la prescrizione numero uno a Berlino. Senza cedere a certezze prefabbricate, sarebbe bene discutere insieme di rimedi nuovi, adatti a una crisi mai vista prima. Ciò che manca ovunque è la capacità di rinnovare strutture economiche e amministrative logore. Sia nella Francia che non sa fare riforme, sia nella Spagna che ne ha fatte (non molte) alla tedesca, gli attuali governi non hanno più l appoggio della maggioranza dei cittadini. Il governo italiano deve rimuovere ostacoli forse ancor più grandi, ma almeno un patrimonio di consenso lo ha ancora: non lo sprechi, è una speranza anche per gli altri. IL GIORNALE Chi si offende per il presepe è più ottuso di Erode di Marcello Veneziani Il giorno dell'immacolata, a casa mia, facevamo il presepe. Il giorno dopo lo facevamo a scuola. Era la scuola De Amicis, come la famosa scuola presepofoba di Bergamo. Vorrei dire ai cretini che aboliscono il presepe per non offendere i non cristiani, cosa si perdono e cosa fanno perdere ai bambini. Il presepe era la nascita di un bambino, di una famiglia, di una comunità. Era il calore in pieno inverno, era il cielo stellato nel gelo di dicembre, era la luce al buio della notte. Il presepe consacrava la famiglia, quella composta da padre, madre e figlio, e celebrava la casa, anche se ricordava una nuda grotta. Il presepe era un esempio magico di edilizia sacra, tramite un lavoro collettivo; bambini di ceto diverso e capacità diversa insieme costruivano una miniatura di universo e umanità, una città di anime e corpi, umili e gloriosi. E in quella famiglia vedevano la loro, anche se si trattava di una famiglia speciale, povera ma altolocata che partoriva a cielo aperto, senza un'ostetrica; in quel paese che si chiamava città del pane (Betlemme) riconoscevano il loro; in quelle facce di pastori, venditori, pellegrini ritrovavano quelle dei loro conoscenti. Il presepe era il modo concreto e favoloso per rappresentare l'alleanza tra il cielo e la terra, tra uomini e animali, tra popoli e sovrani, tra oriente ed occidente. Nel presepe vedevamo per la prima volta insieme bianchi e neri, persino i re magi rispettavano l' integrazione perché uno dei tre era moro, rispecchiando alle perfezione i rapporti tra indigeni e migranti. Nel presepe imparavamo a riconoscere ed amare la natura, la bellezza dei monti riprodotti in carta da imballaggio travestita e maculata, dei fiumi e dei laghetti, anche se erano specchietti rubati alla vanità femminile, il muschio vero e la neve finta, poi gli alberi e le palme, il cielo stellato e il prodigio di una stella cometa posata sopra una grotta, spesso in modo precario. Nel presepe acquistavano dignità gli animali più umili, a cominciare dall' asino e dal bue, primi caloriferi animati per un Divino Utente e per i suoi santi congiunti. Poi c'erano le papere, le pecore e le oche, ondeggiavano tra le dune serafici cammelli, si affacciava qualche maiale e gli agnelli acquistavano umanità nel loro viaggio verso la capanna. Il presepe apriva i cuori all'aspettativa, alla nascita. Era un esempio di fiducia miracolosa

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