L IMPRESA SOCIALMENTE RESPONSABILE E LA MOBILITA SOSTENIBILE

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1 L IMPRESA SOCIALMENTE RESPONSABILE E LA MOBILITA SOSTENIBILE A cura di Impronta Etica Ottobre 2004

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3 3 SOMMARIO SEZIONE I INQUADRAMENTO TEORICO LA NORMATIVA SEZIONE II LINEE GUIDA A) PORSI IL PROBLEMA Cosa può fare la mia impresa? Quali sono i vantaggi B) ANALIZZARE IL CONTESTO Il contesto interno Il contesto esterno Gli strumenti per misurare il fenomeno C) ANALIZZARE LE POSSIBILITA DI AZIONE Flessibilità degli orari di lavoro Accordi con le aziende dei trasporti pubblici Car pooling Convenzioni per abbonamenti o servizi pubblici Servizi aziendali di trasporto Regolamentazione dei parcheggi Rinnovamento della flotta aziendale Incentivazione dell uso della bicicletta Miglioramento delle condizioni di accessibilità pedonale Dislocazione degli uffici in zone già servite dai mezzi pubblici Car sharing Collaborazione con altre imprese D) SCEGLIERE LA SOLUZIONE E) MISURARE GLI EFFETTI DELLE AZIONI INTRAPRESE E PIANIFICARE LA CONTINUAZIONE DELLE ATTIVITA

4 4 INQUADRAMENTO TEORICO SEZIONE I E ormai riconosciuto da tutti che le attuali modalità di consumo dei mezzi di trasporto non sono più sostenibili a causa dei danni e dei disagi che ne derivano sia per l ambiente che per la collettività. La ricerca di una soluzione a tale problema non si può più rimandare, come ribadisce con forza l Istituto per lo Sviluppo Sostenibile Italia (ISSI), nel suo Manifesto sulla mobilità urbana sostenibile 1, che evidenzia come la crescita costante della domanda di mobilità e l aumento dello squilibrio modale 2 stiano portando il sistema di trasporti italiano ad essere sempre meno sostenibile. Gli effetti del continuo aumento del numero delle autovetture in circolazione sono sotto gli occhi di tutti, primo fra gli altri la congestione del traffico, che è causa di un notevole peggioramento della vivibilità urbana, rendendo sempre meno agevoli e rapidi gli spostamenti. Il prezzo da pagare in termini di sottrazione del tempo, numero di incidenti, inquinamento dell aria, occupazione del suolo pubblico, è molto alto. Manifesto sulla mobilità urbana sostenibile Con il suo Manifesto l ISSI si propone di indicare una serie di proposte e di azioni per gestire la domanda e razionalizzare l offerta di trasporto urbano, inquadrando prima di tutto con estrema precisione i termini del problema. In particolare, l ISSI definisce in modo chiaro le tre dimensioni 1 Manifesto sulla mobilità sostenibile In città liberi dall auto, 20 marzo 2002: documento prodotto dall ISSI a seguito del Convegno Inquinamento e congestione: proposte per una mobilità sostenibile nelle città tenutosi a Roma nel febbraio Con il termine equilibrio modale si fa riferimento alla ripartizione degli spostamenti fra i diversi mezzi di trasporto a disposizione degli utenti in un determinato ambito territoriale.

5 5 dell insostenibilità: ambientale, sociale ed economica, evidenziando per ciascuna quali sono i principali impatti diretti ed indiretti determinati dalla mobilità urbana così come strutturata ad oggi. Fra i principali impatti da un punto di vista ambientale sono annoverati il consumo di risorse energetiche da fonti non rinnovabili, l inquinamento atmosferico, il riscaldamento globale, l inquinamento acustico. Meno evidenti e conosciuti, ma comunque significativi, sono invece quelli che riguardano l ambito sociale del vivere umano, determinati da fattori quali i nuovi modelli di sviluppo urbano, i mutamenti negli stili di vita, il deterioramento dei servizi di trasporto pubblico, tutti elementi che contribuiscono all inaccessibilità e alla dipendenza dall automobile. Rientrano in questa categoria di effetti, l impressione di pericolo generata dal traffico urbano - che induce una riduzione delle modalità di spostamento ciclopedonale e un incremento dell uso dell automobile - ma anche i danni alla salute dovuti in prevalenza all inquinamento atmosferico. Tali fattori danno luogo ad un progressivo isolamento sociale e inducono una limitazione delle reti interpersonali di supporto, compromettendo la salute mentale (assunzione di rischi, comportamenti aggressivi, depressione, ecc.) e quella fisica (maggiore predisposizione verso l infarto, insorgere di malattie quali il diabete e le malattie respiratorie, e l elenco potrebbe proseguire ancora). Inoltre, si stima che sia dovuto al trasporto stradale il 98% 3 dell incidentalità complessiva. Tali effetti, come è ovvio, incidono maggiormente sulle categorie più a rischio: anziani e bambini. I termini del problema 3 Punto b, Manifesto ISSI

6 6 Infine, ultimi, ma non per importanza, rimangono i problemi che coinvolgono la sfera economica. Fino ad ora abbiamo elencato una serie di effetti che l attività di trasporto produce e che ricadono sulla collettività e sulle altre attività produttive: si tratta delle cosiddette esternalità. Tali esternalità danno luogo a dei costi, che non possono essere interamente incorporati all interno dei sistema dei prezzi e dunque equamente ripartiti fra i gestori del servizio di trasporti e l utenza, cosicché di fatto essi sono sostenuti in parte (e talvolta soprattutto) dal resto della collettività. Questo dà luogo ad un imperfetto funzionamento del mercato, generando distorsioni di concorrenza tra operatori e tra modalità di trasporto, e producendo così i forti squilibri modali che caratterizzano l attuale sistema di trasporti. Date tali premesse, l ISSI nel proprio Manifesto si spinge oltre e definisce in maniera precisa cosa si intende per sistema di trasporti sostenibile: dovrebbe contribuire al benessere economico e sociale senza consumare le risorse naturali, distruggere l ambiente o minacciare la salute umana. Sistema di trasporti sostenibile Si rende dunque necessario modificare gli assetti complessivi della mobilità, ma per raggiungere tale obiettivo occorre che ciascun cittadino si senta partecipe di questo processo, ovvero che ognuno modifichi le proprie abitudini. Non è un caso dunque che già nel 1994 le città europee rivendichino il proprio ruolo quali motori del cambiamento verso un modello di vita più sostenibile, e che all interno della Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile (meglio nota come Carta di Aalborg 4 ) facciano espressamente riferimento Carta di Aalborg: l impegno delle città 4 Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile meglio nota come Carta di Aalborg : documento approvato dai

7 7 all esigenza di ridurre i volumi complessivi della mobilità e di modificare le modalità di trasporto, impegnandosi in prima linea su questo fronte. Nella Carta di Aalborg si legge, infatti, che le città riconoscono che il capitale di risorse naturali, atmosfera, suolo, acqua e foreste, è divenuto il fattore limitante per il loro sviluppo economico e che pertanto è necessario investire in questo capitale. Ciò comporta [ ] migliorare l efficienza dell uso finale dei prodotti, ad esempio utilizzando [ ] modalità di trasporto urbano non nocive per l ambiente, e riducendo il bisogno di mobilità nelle aree urbane. Nel compiere tali scelte tuttavia occorre tenere in considerazione tutte le dimensioni del vivere umano, al fine di preservare la qualità della vita nel suo complesso: le città si impegneranno per migliorare l accessibilità e sostenere il benessere sociale e lo stile di vita urbano pur riducendo la mobilità. Si tratta, dunque, di un processo che coinvolge necessariamente tutti gli attori della vita sociale, dagli individui alle forme organizzate quali sono appunto gli enti pubblici e le aziende, per risolvere i problemi con soluzioni concrete, partendo dal basso e ciascuno con proprie modalità a seconda del ruolo sociale svolto. Anche le aziende hanno la possibilità di incidere direttamente, con modalità proprie, sulle questioni della mobilità. Infatti, esse sono attori sociali profondamente radicati sul territorio, una componente essenziale del tessuto sociale e produttivo, in grado - modificando i propri comportamenti e le proprie partecipanti alla Conferenza europea sulle città sostenibili tenutasi ad Aalborg il 27 maggio 1994, con il quale le città europee sanciscono i principi base per uno sviluppo sostenibile delle città, si impegnano ad avviare il processo di attuazione dell Agenda 21 a livello locale e lanciano la Campagna Europea Città Sostenibili.

8 8 strategie -di influenzare anche le scelte degli altri soggetti, (in questo caso in particolare dei propri dipendenti) e di incidere sull assetto complessivo. L attenzione delle imprese verso la mobilità sostenibile deve essere inquadrata all interno di una serie più ampia di comportamenti adottati dalle imprese socialmente responsabili per modificare il modo di produzione allo scopo di renderlo compatibile con uno sviluppo sostenibile, sia da un punto di vista ambientale che sociale. Ed ecco un altro punto che le accosta ai principi della Carta di Aalborg: non solo la possibilità di contribuire concretamente alla soluzione dei problemi partendo dal basso, dal tessuto produttivo, ma anche l opportunità di far rientrare tali azioni all interno di una strategia più variegata che consideri l individuo e la sua qualità della vita, come anche l azienda, nel loro complesso. Dunque, anche per la mobilità sostenibile rimangono validi i principi del comportamento socialmente responsabile: il contemperamento degli interessi dei vari stakeholder consente di apportare vantaggi a ciascuno di essi in un ottica di sostenibilità (ambientale, sociale, economica) e di miglioramento della qualità della vita. Il ruolo delle imprese

9 9 NORMATIVA In Italia il primo impulso normativo in materia si ha nel 1998 con il Decreto Ronchi 5. Ad oggi, si riscontra comunemente la tendenza a risolvere il sovraccarico dei flussi di mobilità mediante il potenziamento delle sovrastrutture, nel tentativo di incrementare l offerta in risposta alla crescente domanda. Diverso è l orientamento del Decreto, che incentra l azione sulla razionalizzazione della domanda, integrandola poi con il potenziamento delle sovrastrutture in modo da affrontare strategicamente il problema nel suo complesso. Il Decreto Ronchi Al raggiungimento di tale obiettivo è volta l individuazione della figura del mobility manager (responsabile della mobilità), introdotta dal Decreto allo scopo di creare una rete di figure professionali specializzate nella pianificazione dei flussi di mobilità, a partire dalle aziende fino alla costruzione di un coordinamento più ampio a livello cittadino. Il Decreto prevede, infatti, l istituzione di un mobility manager d azienda presso le imprese e gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti 6, e l adozione da parte delle stesse di un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro per il proprio personale dipendente. A seguito di ciò è poi prevista l istituzione da parte dei Comuni di una struttura di supporto e di coordinamento tra responsabili della mobilità aziendale Il mobility manager 5 Decreto del Ministro dell Ambiente 27 marzo 1998 Mobilità sostenibile nelle aree urbane 6 Comma 1, art.3

10 10 che mantiene i collegamenti con le amministrazioni comunali e le aziende di trasporto 7. Appare, dunque, evidente come la rete ed il coordinamento assumano in questo contesto un ruolo decisivo, motivato dalla necessità di mantenere un costante scambio delle informazioni e delle esperienze. Infine, la norma prevede un processo continuo di verifica e correzione delle azioni intraprese: il piano deve essere infatti aggiornato con un rapporto annuale che dovrà contenere la descrizione delle misure adottate ed i risultati raggiunti 8. Obiettivo primario dell azione del mobility manager aziendale è coniugare il soddisfacimento dei bisogni di mobilità con la riduzione dei consumi energetici e dei costi sociali, economici ed ambientali ad essa connessi. A tale scopo egli deve essere in grado di incidere sui comportamenti individuali, inducendo una riduzione della lunghezza, del numero e del bisogno degli spostamenti, ma anche un uso più variegato ed integrato dei mezzi di trasporto a disposizione degli utenti, in modo da limitare l uso dei veicoli privati. Sul fronte dell offerta, invece, il Decreto si propone di favorire i servizi di mobilità pubblica quali alternativa ai mezzi di trasporti privati, e prevede anche ulteriori iniziative quali l incentivazione di mezzi di trasporto a ridotto impatto ambientale (veicoli elettrici, ibridi, GPL dotati di dispositivo per l abbattimento delle emissioni inquinanti, metano o carburanti alternativi, veicoli elettrici su due ruote e taxi collettivo) e di forme di utilizzo più razionali dei veicoli privati (uso collettivo e forme di multiproprietà come il car sharing). Sul fronte dell offerta 7 comma 3, art.3 8 comma 2, art.3

11 11 In conclusione, indirizzando parte della domanda di mezzi individuali verso i mezzi pubblici e favorendo l introduzione di nuove forme di trasporto più compatibili con l ambiente, il Decreto Ronchi mira a ridurre l inquinamento atmosferico ed acustico, le emissioni di gas serra ed il consumo energetico. A seguito del Decreto Ronchi lo sforzo normativo e di finanziamento a livello nazionale è stato prevalentemente rivolto ai Comuni piuttosto che alle imprese. Ai Comuni, infatti, è demandato l onere di promuovere l applicazione del Decreto e diffondere sul territorio le pratiche di mobilità sostenibile. Sono, perciò, stati emanati a tale scopo una serie di decreti successivi 9 dai molteplici obiettivi, che vanno dal risanamento e tutela della qualità dell aria alla riduzione strutturale e permanente dell impatto ambientale derivante dal traffico, e alla realizzazione di politiche radicali ed interventi integrati per la mobilità sostenibile nelle aree urbane. Per mezzo di tali decreti si è inteso fornire ai Comuni gli strumenti per l effettiva applicazione del Decreto Ronchi, promuovendo di volta in volta specifiche iniziative e prevedendo una serie di finanziamenti rivolti a Comuni e associazioni di Comuni, con la possibilità per i mobility manager aziendali di presentare progetti di fattibilità per la richiesta di fondi congiuntamente ai mobility manager di area, fino al 50% di cofinanziamento sull investimento complessivo. Interventi normativi successivi: l attuazione del Decreto Ronchi 9 Decreto 22 dicembre 2000 Finanziamento ai comuni per la realizzazione di politiche radicali ed interventi integrati per la mobilità sostenibile nelle aree urbane ; Decreto 20 dicembre 2000 Finanziamenti ai comuni per il governo della domanda di mobilità (mobility management) ; Decreto 20 dicembre 2000 Incentivi ai comuni per il programma nazionale car sharing ; Decreto 20 dicembre 2000 Incentivazione dei programmi proposti dai mobility managers aziendali.

12 12 La riforma del titolo V della Costituzione sul decentramento amministrativo ha potenziato la capacità d iniziativa delle Regioni in numerose materie, fra le quali rientra anche la pianificazione dei trasporti. Prima fra tutte, la Regione Lombardia ha pubblicato nel marzo 2004 un bando 10 allo scopo di incentivare iniziative di mobilità sostenibile nelle zone critiche del territorio e negli agglomerati a rischio di inquinamento atmosferico, stanziando un milione e centomila euro. Nato nell ambito dell Accordo di programma quadro sottoscritto dalla Regione Lombardia con i Ministri dell Ambiente e Tutela del Territorio e dell Economia e delle Finanze, esso è rivolto a imprese singole, associate e consorziate e ad associazioni di categoria della regione, per la realizzazione di piani di spostamento casa-lavoro, studi di fattibilità e azioni operative, gestione delle flotte aziendali e trasporto merci, prevedendo anche incentivi per le aziende che promuovono il car-pooling e car-sharing. La Regione Lombardia 10 Regione Lombardia, Bollettino Ufficiale 1 marzo 2004, D.d.g. 25 febbraio 2004 n Approvazione del Bando per la concessione di contributi per la mobilità sostenibile delle imprese della Lombardia

13 13 Uno strumento: il Piano di Spostamento Casa - Lavoro (PSCL) Il Decreto Ronchi prevede che le imprese con più di 800 addetti istituiscano al proprio interno la figura del mobility manager, il quale è incaricato di gestire e pianificare la mobilità dei dipendenti per mezzo di un Piano di Spostamento Casa-Lavoro (PSCL), allo scopo di ridurre l utilizzo dei veicoli privati per gli spostamenti lavorativi. La redazione del documento direttivo si articola in quatto fasi: - la fase di analisi del contesto esterno e di quello aziendale - la fase di pianificazione - la fase attuativa - la fase di verifica ed aggiornamento. Occorre sottolineare che al momento della pianificazione è essenziale la capacità di instaurare un proficuo dialogo con tutte le parti interessate (dipendenti, imprenditori, aziende di trasporti, autorità locali, cittadini, ecc.), consultandole e coinvolgendole nel processo di elaborazione affinché le azioni intraprese siano il più possibile condivise e, dunque, si ottengano gli effetti desiderati. Le prime tre fasi saranno ulteriormente approfondite in seguito, mentre in riferimento all ultima occorre solo ricordare che si tratta della già citata analisi dei risultati ottenuti con conseguente revisione del piano che deve essere condotta annualmente e che trova la sua conclusione nella redazione di un rapporto annuale. E, dunque, necessario valutare gli esiti delle azioni intraprese e confrontarli con gli obiettivi che ci si era inizialmente posti, quindi aggiornare l indagine svolta sulla mobilità interna al fine di verificare come si siano evoluti i bisogni nel corso dell anno, identificare eventuali nuove soluzioni da implementare ed eliminare quelle che, invece, si sono rivelate inadeguate, giungendo così alla revisione del Piano per l anno successivo.

14 14 Perché adottare il PSCL Numerosi i vantaggi apportati dalla pianificazione degli spostamenti sia ai singoli, che alle imprese e alla collettività. Per i primi i benefici identificabili con più immediatezza sono indubbiamente la riduzione dei tempi di spostamento, la maggiore regolarità nei tempi di trasporto, la diminuzione del rischio di incidenti, le agevolazioni sui servizi per coloro che già ne usufruivano, la possibilità di ridurre i costi e/o ricevere premi economici. Ad essi se ne accompagnano altri indiretti quali ad esempio la riduzione dello stress psicofisico e una migliore socializzazione fra colleghi. L azienda può trarre dalla realizzazione di un PSCL un ritorno in termini economici (agevolazioni fiscali, introiti dalla tassazione delle aree di parcheggio, ecc.), di efficienza organizzativa (riutilizzo della aree di sosta per altri scopi, aumento dell accessibilità aziendale, ecc.), di miglioramento del clima aziendale (grazie alla creazione di condizioni di maggiore socializzazione e offrendo servizi dei quali i dipendenti hanno bisogno), di rafforzamento della propria immagine, di migliore integrazione con la comunità. Infine, grazie all impegno dell azienda la collettività gode di una riduzione dell inquinamento, della congestione stradale e dei tempi di trasporto, unitamente ad un aumento della sicurezza.

15 15 SEZIONE II LINEE GUIDA Ad alcuni, la realizzazione di un piano degli spostamenti casa-lavoro può apparire molto, forse troppo, complesso. Altri, invece, possono ritenere immediata l adozione di talune soluzioni. Con queste linee guida ci proponiamo di fornire alle imprese un percorso chiaro da seguire per redigere il proprio piano degli spostamenti casalavoro, uno strumento rivolto alle aziende di qualunque dimensione e settore di appartenenza, proprio perché parte dal presupposto che ciascuna impresa rappresenta un mondo a sé, con proprie caratteristiche distintive. Alle imprese proponiamo, dunque, un cammino da percorrere procedendo per step successivi, alla ricerca e all elaborazione di una soluzione ragionata e personalizzata, perché nulla appaia troppo complesso o troppo semplice, ma possa essere realizzato a misura dell azienda e dei suoi dipendenti. Nella realizzazione delle Linee Guida sono stati coinvolti i soci di Impronta Etica, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro interno cui è stato somministrato un questionario. Ciò ha consentito un analisi preliminare delle condizioni esterne intorno ai luoghi di destinazione ed un analisi delle condizioni logistiche e delle problematiche interne all azienda. La rilevazione effettuata ha consentito di trarre utili suggerimenti, fino ad arrivare, col supporto di ATC (Azienda per i Trasporti Pubblici di Bologna), all elaborazione delle Linee Guida.

16 16 A) PORSI IL PROBLEMA Ma quale è il problema? Anche la mia impresa genera direttamente o indirettamente degli impatti negativi sull ambiente circostante per effetto degli spostamenti dei miei dipendenti e, in quanto attore sociale, deve impegnarsi per contribuire a raggiungere la sostenibilità ambientale e socio-economica. Senza voler demonizzare l auto privata, è fatto acquisito che si possono raggiungere sensibili miglioramenti modificando e riducendo l uso dell auto privata da parte del personale. La mia impresa può influire sui comportamenti individuali con apposite misure, contribuendo così non solo alla sostenibilità del sistema, ma anche all aumento della qualità della vita di chi viene coinvolto. Cosa può fare la mia impresa? Innanzitutto deve partire dalle considerazioni che: è attore sociale ed ha doveri verso la collettività; l adozione di un piano di mobilità sostenibile comporta vantaggi e svantaggi, sia nelle relazioni interne che in quelle esterne. E vero, infatti, che nel breve periodo esso implica dei costi di implementazione; i principali benefici sono misurabili su un arco temporale più lungo e favoriranno la collettività nel suo complesso. Proprio per questo un impresa responsabile è un impresa che si sente parte di quella collettività e che investe in una prospettiva di lungo periodo, sapendo che i benefici apportati alla comunità produrranno valore anche per lei stessa; esistono leggi (quali il decreto Ronchi del 1998 e successive norme del Ministero dell Ambiente) che affrontano il problema ed iniziano a suggerire soluzioni e possibilità proprio a livello di gestione aziendale; l aspetto della mobilità ha piena cittadinanza all interno dei progetti di responsabilità sociale.

17 17 Quali sono i vantaggi? miglioro il clima aziendale, creando le condizioni per una maggiore socializzazione fra i miei dipendenti e dando loro la possibilità di organizzare con più autonomia i propri spostamenti casa-lavoro; riduco il mio impatto ambientale già a partire dalla limitazione dei fattori inquinanti caratterizzanti il modello di trasporto attuale; incido sulla qualità della vita dei miei dipendenti, riuscendo a garantire loro un basso livello di stress psicofisico derivante dal traffico; beneficio di agevolazioni fiscali per progetti di mobilità che rispondano ai requisiti delle norme di legge entrate in vigore dal 1998 in poi; rafforzo l immagine aziendale sia all interno che all esterno. Ma come posso ottenere questi vantaggi? B) ANALIZZARE IL CONTESTO Considero sia il contesto interno sia quello esterno, allo scopo di conoscere lo stato dell arte per ciò che riguarda la mia azienda. Mi devo perciò porre alcune domande. Il contesto interno Prendo in considerazione la struttura della mia impresa condizioni di accessibilità alla mia azienda (struttura parcheggi, dislocazione fermate mezzi pubblici, ecc.); disponibilità di mezzi e strumenti per rendere possibili forme di mobilità alternativa (rastrelliere per le biciclette, armadietti per cambiarsi o rinfrescarsi, ecc.);

18 18 distanza fra le strutture aziendali (mensa, uffici, laboratori, sedi decentrate, ecc.) e loro raggiungibilità; organizzazione interna degli spostamenti per motivi lavorativi (mezzi utilizzati, azioni intraprese per diminuirne l impatto ambientale, ecc.); composizione della flotta aziendale (numero dei veicoli, tipologia, frequenza del loro utilizzo, rispetto dei parametri ambientali, ecc.). e le necessità dei miei dipendenti: provenienza di ciascuno e individuazione di gruppi affini per area di partenza e/o destinazione; articolazione flussi casa-lavoro (mezzi utilizzati, durata del viaggio, ritardi dovuti a difficoltà di previsione del livello di traffico, frequenza dei ritardi, ecc.); organizzazione della produzione (orari, esigenze manifestate dai dipendenti, flessibilità, ecc.); richieste specifiche da parte dei dipendenti (capacità di recepire le richieste e di soddisfarle, ecc.) livello di apertura dell azienda al confronto (presenza di un dialogo, interlocutori e modalità, ecc.); percezione di questi temi fra i dipendenti (livello di incidenza sulla loro qualità della vita, riscontro della volontà dell azienda di affrontare i problemi, ecc.). Il contesto esterno infine mi guardo un po attorno: ubicazione della sede (centrale o periferica, vicinanza con servizi di pubblica utilità come supermercati o poste, componente di un distretto industriale che permette di individuare condizioni di lavoro e raggiungibilità simili anche per altri lavoratori, raggiungibilità da fornitori e clienti, ecc.);

19 19 relazioni con gli interlocutori esterni (possibilità di inserimento all interno dei processi decisionali di Enti Locali e di aziende di trasporto, capacità di influenzarne le scelte direttamente o per mezzo delle associazioni di categoria); potere contrattuale all interno delle associazioni di categoria e livello d interesse su questi temi al loro interno (esistenza di iniziative o gruppi di lavoro, possibilità di inserimento in essi, ecc.). Come posso raccogliere tutte queste informazioni? Gli strumenti per misurare il fenomeno Per riuscire a misurare questi fattori è necessario fare riferimento a dati e strumenti che possono provenire sia da analisi di tipo esterno che da indagini interne. Alcuni esempi: predisporre un questionario ad hoc, con il quale indagare le eventuali problematicità dei dipendenti o per sottoporre loro soluzioni a richieste frequenti; prendere come riferimento alcuni interlocutori privilegiati per ottenere informazioni o diffondere notizie sul tema. Si può al riguardo pensare al ruolo delle R.S.U. specialmente per le medio grandi aziende, ma anche ad assemblee appositamente indette per tutti i dipendenti (valido soprattutto per le piccole imprese); utilizzare indagini sull argomento volute da altri Enti, che possono affrontare temi simili rispetto a quelli interessanti per l azienda. Si fa riferimento a questionari diffusi dagli Enti pubblici o Locali (si pensi a

20 20 quello della Regione Emilia Romagna 11 o all indagine svolta dalla Provincia 12 fra il proprio personale) o da organi di ricerca (si veda l indagine resa possibile dagli strumenti messi a punto da ENEA a livello nazionale). Quali strumenti ho a disposizione per intervenire concretamente su questi aspetti? C) ANALIZZARE LE POSSIBILITA DI AZIONE Ho TANTE POSSIBILITÀ ma..attenzione, non sono tutte ugualmente attuabili nel mio contesto e NON TUTTE GIUSTE! Eccone alcune: 1) Flessibilita degli orari di lavoro: I miei dipendenti hanno la possibilità di entrare nel luogo di lavoro all interno di una fascia d orario e non ad un ora determinata. Così facendo è possibile evitare il traffico ed i ritardi e al contempo venire incontro ad eventuali esigenze individuali.! Devo valutare se l organizzazione della mia attività lavorativa mi permette un certo grado di flessibilità negli orari 11 Piano della mobilità aziendale, luglio 2003, a cura del Servizio Gestione della Mobilità Aziendale della Regione Emilia Romagna. 12 Indagine sugli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti della provincia di Bologna 2003 sintesi dei risultati, MeDeC Centro Demoscopico Metropolitano, Unità Speciale Studi per la Programmazione.

21 21 2) Accordi con le aziende dei trasporti pubblici: Mi accordo con le aziende di trasporto pubblico, per modificare insieme parte della rete urbana di trasporto secondo le esigenze dei miei dipendenti. Un esempio? Possiamo: istituire una nuova linea spostare una fermata deviare le corse di una linea esistente!devo valutare se ho instaurato un dialogo con le aziende di trasporto tale da poter influire sulle loro scelte COSA POSSO FARE? Posso valutare anche le esigenze delle imprese circostanti 3) Car Pooling: I dipendenti che seguono percorsi simili per raggiungere il luogo di lavoro, si possono organizzare in modo da utilizzare in più passeggeri la stessa auto. Ciò consente loro di: - ridurre le spese - socializzare - raggiungere il luogo di lavoro anche qualora si trovino senza auto! Il car pooling richiede coordinamento. Devo quindi cercare un modo semplice e rapido di mettere in contatto fra loro i miei dipendenti. COME POSSO FARE? - con un programma on line (intranet) - con gli SMS - con la bacheca aziendale - con un call center

22 22 4) Convenzioni per abbonamenti o servizi pubblici (bus, treni): Realizzo accordi con le aziende di trasporto, per garantire ai miei dipendenti condizioni agevolate sull acquisto di abbonamenti per l utilizzo dei mezzi pubblici di trasporto. 5) Servizi aziendali di trasporto: Metto a disposizione dei miei dipendenti che seguono il medesimo percorso una navetta aziendale per raggiungere il luogo di lavoro. Un esempio? Posso: - istituire una navetta stazione-sede, se molti dipendenti arrivano in treno.!devo incentivarne l uso tenendo conto della provenienza dei dipendenti Disincentivo 6) Regolamentazione dei parcheggi: Disincentivo l uso dell auto privata limitando il numero di parcheggi disponibili e/o stabilendo di far pagare una piccola quota per gli accessi.!devo incentivare l uso di forme di trasporto alternative!devo informare i miei dipendenti sulle misure che ho intenzione di adottare

23 23 7) Rinnovamento della flotta aziendale: Per lo svolgimento dell attività della mia azienda scelgo di acquistare veicoli alimentati in modo da ridurne l impatto ambientale. Un esempio? Posso scegliere veicoli elettrici, ibridi, GPL dotati di dispositivo per l abbattimento delle emissioni inquinanti, metano o carburanti alternativi, veicoli elettrici su due ruote. 8) Incentivazione dell uso della bicicletta: Mi impegno per rendere più confortevoli le condizioni di accesso per chi ama pedalare. Un esempio? Posso: richiedere la realizzazione delle piste ciclabili predisporre rastrelliere per parcheggiare le biciclette allestire locali di accoglienza (docce, armadietti, spogliatoi) introdurre il servizio di bike sharing aziendale, ovvero mettere a disposizione dei dipendenti delle biciclette aziendali da utilizzare per gli spostamenti di lavoro 9) Miglioramento delle condizioni di accessibilita pedonale: Dialogo con gli Enti Locali al fine di eliminare le condizioni di rischio e rendere più confortevole il percorso stradale nei pressi della mia azienda per chi la raggiunge a piedi. Un esempio?

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