Crisi economica ed etica della responsabilità

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1 laboratorio Crisi economica ed etica della responsabilità di Maurizio Mussoni* L attuale crisi economica, verificatasi nel contesto della globalizzazione dei mercati, è certamente la più grave crisi economica del dopoguerra. Come successe nel caso della grave crisi del 1929 si sta infatti verificando un impoverimento globale e un forte aumento della rischiosità dell intera economia mondiale, una grave crisi di fiducia nei mercati tra gli agenti economici, oltre che un sentimento di paura sul possibile andamento futuro dell economia. A ciò si aggiunga che coloro che maggiormente stanno pagando il prezzo di questa crisi sono, come spesso capita, proprio i soggetti più deboli e meno protetti, i quali oltre a rischiare di perdere il posto di lavoro nel caso non l abbiano già perso fanno parte anche di quella massa di investitori e risparmiatori ignari sui quali la recente innovazione finanziaria ha distribuito gran parte dell aumentato rischio degli investimenti. I fronti di impegno che si pongono per uscire dalla situazione descritta sono pertanto almeno due: da un lato quello di rilanciare l economia, correggere le storture verificatisi e rilanciare lo sviluppo; dall altro quello di correggere gli squilibri sociali che ne sono derivati e tutelare quei cittadini che più sono stati colpiti dalla crisi, in modo da proteggerli dalle mancanze e dagli errori del mercato. La protezione dei soggetti più deboli in un momento di difficoltà non deve essere tanto il portato di buoni sentimenti o di carità, quanto quello di una precisa scelta di riconoscimento dei diritti delle persone. Per poter individuare quali possibili soluzioni si possono trovare a questa situazione è però indispensabile partire dall analisi delle cause e delle dimensioni specifiche di questa crisi; cause che sono in parte più prossime e legate a motivazioni di ordine tecnico, economico e politico, in parte invece cause remote, di natura prettamente culturale. Ci soffermeremo su quest ultime. Le cause culturali della crisi economica (cause remote) Oltre alle cause prossime, sono però altrettanto importanti anche le cause remote sottostanti alla crisi economica, ossia quegli aspetti culturali che ne hanno rappresentato il substrato e l ossatura portante, in maniera diffusa e pervasiva in tutte le fasce della popolazione e in tutti gli strati sociali. Negli ultimi anni si è infatti andato diffondendo sempre più un atteggiamento culturale tradottosi poi anche sul piano politico-sociale che ha messo al centro dell agire economico la ricerca della rendita e della speculazione a tutti i livelli: rendita di posizione (corporativa), immobiliare (speculazione immobiliare), finanziaria (speculazione finanziaria) e fiscale (evasione, elusione e lavoro nero). L ampia diffusione di questa cultura ha caratterizzato in modo pervasivo il comportamento sia delle persone che delle imprese, ostacolando il processo di innovazione e crescita dell economia reale e produttiva (basata sulle dinamiche della produzione, del reddito e dell occupazione), per puntare invece sulla logica della speculazione tipica dell economia finanziaria (basata invece sulle dinamiche dell investimento di breve periodo, dell indebitamento e della leva finanziaria). Tale politica della rendita e della speculazione ha inoltre portato, da parte sia 14>> ricerca laboratorio

2 dei cittadini-consumatori che delle imprese, ad una progressiva perdita della capacità di mettersi in gioco, di accettare la sfida della concorrenza, verso l adozione di un atteggiamento di sola difesa delle proprie prerogative e di godimento della rendita esistente fin che dura, in un clima di sfiducia e di apatia. Da un punto di vista culturale, questo atteggiamento si accompagna alla tendenza a voler ricercare modalità diverse di arricchimento, sostituendo quelli che sono stati i classici strumenti di produzione della ricchezza fino a 30 anni fa il lavoro, manuale o intellettuale con l attività speculativa. La mentalità è quella per cui per arricchirsi non serve lavorare, basta un po di capacità di rischio, giocare in borsa, acquistare e rivendere poco dopo titoli e così via. Da questa logica non sono esenti nemmeno altri protagonisti della vita economica e sociale, come ad esempio i sindacati, dato che molti fondi pensione sono gestiti dai sindacati stessi. Il rischio è che questa impostazione mentale, che non è solo della grande finanza ma ha sempre più intaccato anche il comportamento delle famiglie normali, possa perdurare anche una volta superata la crisi. Anche la precarietà del lavoro è figlia di questo meccanismo e di questa logica, perché essa mira a tenere bassi gli stipendi per garantire invece una redditività elevata all investimento in capitale di rischio degli azionisti o in capitale di debito dei prestatori di capitale. Questo per gli investitori, mentre per il lavoratore questa cultura porta a non considerare più un valore il lavoro stabile, il lavoro fisso, quanto invece il procurarsi delle entrate, comunque arrivino. Ciò però non permette di progettare un futuro, dei progetti a lungo termine, una famiglia, con la conseguente disgregazione anche del tessuto sociale. Tale atteggiamento culturale è il riflesso di una situazione di conflitto che è già dentro la persona, dato che ognuno di noi è contemporaneamente lavoratore e consumatore: come lavoratori desideriamo avere stipendi alti e di conseguenza prezzi alti dei prodotti venduti, in modo da garantire all impresa il ricavo necessario per pagarci mentre come consumatori cerchiamo invece di spuntare prezzi bassi dei prodotti che acquistiamo. Si tratta di una vera e propria contraddizione intrapersonale. Questa impostazione culturale incide poi anche sulla valorizzazione dei talenti nelle imprese, che non vengono impegnati nella produttività, quanto invece nella gestione della finanza. In Inghilterra solo il 12% del PIL deriva dal lavoro, tutto il resto deriva dalla finanza, dato che circa 6 milioni di persone, quelle più dotate intellettualmente, sono impiegate nella finanza. Da questo punto di vista si può affermare che paradossalmente questa crisi ha avuto anche un risvolto positivo, avendo mostrato la necessità di un aggiustamento e cambiamento del sistema. Da questo punto di vista la crisi, nel suo significato etimologico di passaggio, può quindi rappresentare un occasione di svolta e di cambiamento in positivo per il futuro, anche se ci vorrà del tempo per reimpostare un diverso modo di ragionare e di vivere, con la possibilità che si verifichino situazioni di desolazione e di depressione, sopratlaboratorio ricerca <<15

3 L attenzione al piano culturale rappresenta forse la sfida e la missione più importante per i cristiani di oggi, al punto che si può parlare di carità culturale e di evangelizzazione delle cultura come delle priorità per poter incidere sulla società attuale, al fine di produrre cultura e combattere la povertà culturale, oltre che la povertà materiale e spirituale. Da questo punto di vista, i cristiani dispongono di un vero e proprio tesoro che molto spesso non è sufficientemente conosciuto, apprezzato ed utilizzato dai cristiani stessi, ossia i testi della Dottrina Sociale della Chiesa. tutto nei giovani impegnati nel settore della finanza, non soltanto a causa della conseguente crisi di disponibilità finanziaria, ma prima ancora per una vera e propria crisi di identità che ne potrà derivare. Dal punto di vista dell imprenditore, inoltre, tale impostazione culturale ha portato ad un atteggiamento di sostituzione della natura stessa dell impresa. Se in passato, infatti, dal XIII secolo in poi, l impresa era intesa come associazione o comunità, in questi ultimi decenni invece l impresa è sempre più considerata come una merce, che può essere comprata o venduta. L impresa è di proprietà di qualcuno (per le società per azioni gli azionisti) e obiettivo del proprietario è quello di massimizzare gli utili (i dividendi o anche il prezzo di vendita), e ciò sempre più nel breve termine, nemmeno più annuale, ma trimestrale al fine di mandare segnali positivi ai mercati (la borsa valori) sull andamento dell impresa. Da tale impostazione deriva la tendenza agli elevatissimi stipendi per i manager, affinché cerchino di massimizzare il profitto in tempi brevissimi, ponendo in secondo piano di conseguenza l attenzione ai dipendenti, alla salute o all ambiente e a tutte quelle dimensioni che necessitano di tempi più lunghi per realizzarsi e svilupparsi e che potenzialmente non sono convenienti nel breve periodo. Se l impresa è una merce, inoltre, può essere venduta o fatta fallire in qualunque momento. Un ultimo riflesso culturale di questa crisi economica può essere individuato nella sostituzione della categoria di bene comune con quella di bene totale. Il concetto di bene comune è un concetto centrale della Dottrina Sociale della Chiesa, è una categoria di pensiero tipico della tradizione cristiana (dall XI secolo in poi), e risponde alla logica della moltiplicazione dei beni individuali. In base a tale logica, se il bene di un individuo è pari a zero, essendo esso un fattore della moltiplicazione il risultato della moltiplicazione è zero, anche se l altro fattore, cioè il bene degli altri individui, fosse pari ad un milione. Il concetto di bene totale, invece, è figlio della corrente filosofica dell utilitarismo e risponde alla logica per cui il bene della società è la somma, e non la moltiplicazione, dei beni individuali. La conseguenza è che anche annullando qualche addendo, la somma totale è sempre positiva o addirittura vi può essere chi ci guadagna per cui in tale logica l azzeramento della ricchezza di qualche individuo nella società è un dato contemplato e previsto. Anzi, chi è meno efficiente consuma come gli altri, ma produce di meno, per cui diventa giustificato annullare quelli che non producono. Si può eliminare fisicamente chi è meno efficiente oppure lo si può affidare alla pietas, cioè eliminarlo dal processo produttivo e inventare strumenti assistenziali (pubblici o privati) per garantirgli comunque la sopravvivenza. Così è nato il welfare state, non a caso nel mondo anglosassone e poi diffusosi anche altrove, in un contesto culturale in cui la parola chiave del funzionamento della società e dell economia è l efficienza, e quindi la competizione posizionale di chi mira solo ai primi posti, l enfasi sull interesse individuale e sulla meritocrazia, sulla produttività, sul rendimento e sul denaro come unica 16>> ricerca laboratorio

4 forma di ricompensa del merito, sul mito della tecnica e delle scienze e appunto sul bene totale della società. In base alla logica del bene comune, invece, bisogna fare in modo che chi è meno produttivo non sia affidato alla pietas, ma sia inserito nel ciclo produttivo, modificando se necessario l impostazione del lavoro, le sue regole, le macchine e adattandole alle sue esigenze. E questo di fatto può avvenire e già avviene oggi, ad esempio attraverso le cooperative sociali che garantiscono l inserimento nel mondo produttivo di persone svantaggiate o portatrici di handicap; queste ultime infatti anche se producono di meno, producono sempre più di zero come farebbero se fossero affidate solamente all assistenza. Giovanni Paolo II, il 29 novembre 2004, nel suo ultimo intervento pubblico diceva: La discriminazione in base all efficienza non è meno disumana della discriminazione in base al sesso, alla razza, alla nazionalità. Il rischio che corre la nostra società è invece quello di privilegiare i più efficienti, di dare enfasi al solo termine meritocrazia con tutte le ambiguità che si porta dietro e i pericoli di creazione di un sistema oligarchico nella gestione della società e dell economia. Concetto ben diverso infatti è quello del merito individuale (è il discorso evangelico dei talenti), mentre meritocrazia significa ergere a sistema il principio del merito, escludendo totalmente i meno efficienti dal mercato e dalla società. Per concludere questa breve disamina sulle cause prossime e remote della crisi economica, si può quindi dire che essa sia il frutto di almeno tre diverse tipologie di deficit, ossia carenze o mancanze: deficit del mercato stesso, che ha dato diversi segnali di malfunzionamento; deficit della politica, quindi del regolatore del mercato; ma anche deficit etico nel comportamento della società civile e di tutte le realtà che la compongono, dalle singole persone a tutti i corpi sociali intermedi da essi composti. Come intervenire: l etica della responsabilità Dato che sono diverse le cause dell attuale crisi economica, anche le possibili soluzioni devono necessariamente essere diverse e molteplici, non limitandosi alle sole cause prossime (ad esempio la mancanza di regole certe per la finanza), ma cercando di incidere anche sulle cause remote, ossia sul piano culturale e sulla visione antropologica sottostante. L attenzione al piano culturale rappresenta forse la sfida e la missione più importante per i cristiani di oggi, al punto che si può parlare di carità culturale e di evangelizzazione delle cultura come delle priorità per poter incidere sulla società attuale, al fine di produrre cultura e combattere la povertà culturale, oltre che la povertà materiale e spirituale. Da questo punto di vista, i cristiani dispongono di un vero e proprio tesoro che molto spesso non è sufficientemente conosciuto, apprezzato ed utilizzato dai cristiani stessi, ossia i testi della Dottrina Sociale della Chiesa. In base a tali testi il criterio guida, il valore fondamentale e il punto di riferimento ultimo per lo sviluppo di una economia e di una società veramente umana è la centralità della persona, il rispetto e la tutela della sua dignità, nonché la promozione di laboratorio ricerca <<17

5 relazioni interpersonali fondate sulla nonviolenza. Ciò implica mettere al centro dello sviluppo culturale, sociale, politico ed economico la persona e al tempo stesso tutte quelle manifestazioni della sua autonomia quali sono tutti i corpi sociali intermedi (famiglia, comunità, associazione, movimento, comitato, fondazione, organizzazione non governativa, cooperativa, impresa, ecc.) che dal basso essa promuove e che costituiscono il tessuto connettivo della società civile. Ciò implica inoltre finalizzare lo sviluppo della società al perseguimento: del bene comune, inteso come il bene di tutti e di ciascuno, di tutto l uomo (nelle sue dimensioni materiale, culturale e spirituale) e di tutti gli uomini, ma anche come un bene più grande e più completo della somma dei beni individuali delle singole persone; - della partecipazione della società civile, intesa come riconoscimento del diritto della società civile di prendere parte alle decisioni politiche e di svolgere un ruolo attivo nella gestione della società e dell economia; - della solidarietà, intesa innanzitutto come la capacità di cogliere le istanze di coloro che si trovano in situazioni di effettivo svantaggio e di trovare soluzioni di comune interesse, ma anche come la capacità di perseguire l equità, cioè la ricerca di una giusta distribuzione della ricchezza e delle risorse, orientata al superamento delle disuguaglianze sociali lesive della dignità umana, nonché al soddisfacimento dei bisogni primari e all ottenimento dei mezzi per il perseguimento del proprio progetto di Sul piano delle soluzioni alle cause prossime della crisi, il punto probabilmente più importante è quello relativo alla necessità di riportare equilibrio tra economia e politica, o meglio giungere ad una ripresa del ruolo della politica rispetto all economia, dopo che per decenni la politica ha svolto un ruolo di ancella all economia. Ciò significa innanzitutto ridare un ruolo e un importanza a regole che possano governare l economia in modo efficace, al fine di garantire la stessa sopravvivenza dei mercati, dato che la crisi dimostra come i mercati funzionano bene solo quando sono oggetto di regole e di controlli efficaci. vita, nel rispetto dei bisogni di ciascuno e riconoscendo il contributo dato ciascuno alla creazione del valore sociale, relazionale ed economico. Partendo da questi principi fondamentali, si ricava la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale, che punti sulla rifinalizzazione dell economia, cioè sul ri-orientamento del sistema economico verso fini che non siano solo la crescita costante, il profitto, i consumi, la produzione, la rendita, la speculazione, la tecnica e il potere. Si tratta invece di mettere al centro la dignità della persona, e considerare come fine ultimo dell agire economico il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà, di tornare al primato della politica come regolatrice dell economia in vista del bene comune, di favorire la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alla gestione dell economia, della politica e della società per perseguire una democrazia allargata. Tutto ciò tenendo presente che favorire una partecipazione dei cittadini non soltanto di tipo formale ma anche sostanziale significa innanzitutto promuoverne la crescita culturale, in modo da dotarli di quegli strumenti culturali che gli consentano una reale 18>> ricerca laboratorio

6 capacità di partecipazione alla vita sociale. Si tratta inoltre di passare dall attuale modello quantitativodi società, in cui tutto è finalizzato al quanto (produrre, consumare, avere, ecc.) e la persona stessa è concepita in termini quantitativi come un mero soggetto economico e produttivo, ad un modello qualitativo in cui invece al centro vi è la qualità della propria realizzazione come persona (centralità della persona, di tutta la persona e di tutte le persone). Questa radicale revisione di fini e di valori, questa finalizzazione dell economia e della politica verso un diverso modello di persona e di società, rappresenta (usando un espressione di Luigi Lorenzetti) la grande questione etica del nostro tempo. Incidere sul livello specificamente culturale significa dunque innanzitutto porre una forte attenzione all etica ed alla sostenibilità, all etica della responsabilità, dell interdipendenza e della solidarietà. In campo economico, in particolare, ciò significa porre attenzione all interrelazione tra economia ed etica, ossia alle conseguenze non-economiche delle proprie scelte economiche, e dunque all impatto sociale, ambientale e sui diritti umani delle proprie scelte economiche quotidiane. Come consumatori, lavoratori e imprenditori ciò significa innanzitutto combattere la cultura della rendita e della speculazione come obiettivo ultimo di ogni scelta economica. Un importante elemento di novità sul piano culturale che questa crisi evidenzia, è che il rispetto delle regole e l attenzione alle ricadute etiche del proprio agire in ambito economico non è più la scelta esclusiva di qualche realtà di nicchia (l economia civile, l impresa sociale e la borsa sociale, la finanza etica e il microcredito, il commercio equo e solidale, ecc.), ma è un elemento essenziale per l esistenza stessa e la sostenibilità di tutti i mercati, in tutti i settori economici. Il mercato funziona bene solo quando è oggetto di regole e di controlli severi e precisi. Solo a queste condizioni si può pensare di ripristinare quell elemento fondamentale per il funzionamento stesso di un qualunque sistema economico che è la fiducia. Un ulteriore aspetto culturale molto importante su cui agire, è proporre quella che Stefano Zamagni definisce la pluralizzazione del mercato. Il mercato infatti non è nato storicamente come mercato capitalistico ma come mercato civile, ossia finalizzato alla costruzione del bene comune e dunque come uno strumento, non come un fine da perseguire in sé, mentre è con la rivoluzione industriale che il mercato diventa di tipo capitalistico. Il mercato quindi non è di per sé capitalistico perché l economia di mercato può essere civile o capitalistica e si può dunque perseguire la pluralità dell economia di mercato garantendo a tutti i tipi di mercato gli stessi diritti e doveri. Esistono anche altre forme e modalità di stare sul mercato e tenere la competizione, oltre al modello classico delle imprese for profit: si tratta delle imprese cosiddette non profit o imprese sociali. Pluralità dei mercati significa pertanto pluralità delle imprese e nel concreto ciò significa chiedere al legislatore non tanto di favorire, quanto di riconoscere l esistenza di questa pluralità di impre- laboratorio ricerca <<19

7 se, ad esempio modificando il Titolo II del Codice Civile che attualmente relega tutte quelle realtà del mondo non profit (fondazioni, cooperative, associazioni di volontariato, ecc.) al sociale, cioè all assistenzialismo nei confronti dei soggetti più bisognosi, senza invece riconoscergli una dignità a pieno titolo nell ambito dell economia di mercato. Significa proporre un nuovo modello di impresa sociale e dotarla di opportuni strumenti di finanziamento, come ad esempio una borsa sociale, che si contrapponga alla borsa valori avente natura speculativa, offrendo alle persone e alle famiglie degli strumenti alternativi che gli consentano di investire e depositare i loro risparmi in forme non speculative, per raggiungere fini non speculativi. Sul piano delle soluzioni alle cause prossime della crisi, il punto probabilmente più importante è quello relativo alla necessità di riportare equilibrio tra economia e politica, o meglio giungere ad una ripresa del ruolo della politica rispetto all economia, dopo che per decenni la politica ha svolto un ruolo di ancella all economia. Ciò significa innanzitutto ridare un ruolo e un importanza a regole che possano governare l economia in modo efficace, al fine di garantire la stessa sopravvivenza dei mercati, dato che la crisi dimostra come i mercati funzionano bene solo quando sono oggetto di regole e di controlli efficaci. Dopo che negli ultimi dieci anni (soprattutto a partire dagli Stati Uniti) sono state allentate le regole e i controlli, occorre quindi invertire la tendenza ed operare per regole e sorveglianze più severe, soprattutto a livello internazionale, dato il contesto attuale di un economia sempre più globalizzata. Se infatti in questi anni i controlli hanno mantenuto un carattere soprattutto nazionale, i mercati finanziari sono invece diventati mondiali, per cui occorre creare regole valide a livello globale, con istituzioni internazionali globali in grado di farle rispettare, per far si che nel nuovo contesto della globalizzazione dei mercati vi siano delle regole che possano incidere ed essere efficaci anche a livello internazionale, e non più invece soltanto nel contesto nazionale. In altri termini, mercati globali hanno bisogno di regole globali, un mondo globalizzato ha bisogno di istituzioni internazionali forti, sia per gli aspetti più legati alla politica, sia per gli aspetti più legati all economia. Ridare un ruolo alla politica, ed in particolare alle regole e alla trasparenza dei mercati, può quindi significare ad esempio: - aumentare il potere delle autorità di regolamentazione a livello internazionale; - impostare un azione comune di controllo e regolamentazione dei mercati; - impedire comportamenti speculativi alle banche di deposito ordinario; - limitare o comunque regolamentare fortemente (ad esempio tramite la disciplina fiscale e sulla trasparenza) l investimento nei titoli derivati, se non addirittura vietare alcune forme di investimento particolarmente rischiose e le relative scatole finanziarie utilizzate per commercializzarli sui cosiddetti mercati non regolamentati (un vero e proprio ossimoro, alla luce di quanto detto a proposito della necessità di regolamentare i mercati); i titoli derivati, infatti, non solo hanno prodotto l alterazione dei 20>> ricerca laboratorio

8 mercati che ha poi portato alla crisi, ma hanno anche esaltato le dimensioni della speculazione sul petrolio e sulle materie prime, giungendo a dei valori di mercato in alcuni casi di cento volte superiori rispetto al valore reale del bene trattato; - imporre rigorosi criteri di comportamento alle agenzie di rating; - regolamentare in modo molto stringente i paradisi fiscali; - promuovere un riequilibrio tra risparmi e consumi, dopo che negli ultimi anni si è avuto un grande squilibrio tra queste due componenti fonte a sua volta di altri forti squilibri sui mercati soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in molti paesi europei. A questi interventi di ri-regolamentazione dei mercati, aventi una visione di lungo periodo necessari per modificare a livello strutturale il funzionamento dei mercati e per modificare il comportamento stesso degli agenti economici si devono necessariamente accompagnare tutta una serie di interventi invece più di breve periodo che in molti casi sono già stati attuati nell ultimo periodo. Si fa riferimento a tutti quegli interventi che sono già stati adottati per salvare le banche ed incentivarle a ridare importanza all attività di concessione del credito alle imprese dell economia reale piuttosto che all utilizzo della loro raccolta per fare investimenti in finanza speculativa. Si fa inoltre riferimento a tutte quelle politiche monetarie e fiscali espansive, finalizzate a rilanciare la domanda e gli investimenti, che sono state adottate da vari paesi allo scopo di rilanciare e far ripartire l economia, anche se a spese di un aumento del deficit e del debito pubblico (aspetto quest ultimo che limita la possibile portata di un intervento pubblico di questo tipo in Italia, dato l elevatissimo debito pubblico che la caratterizza). Si tratta in gran parte delle classiche ricette keynesiane già adottate a seguito della crisi del 1929 che dopo essere state ampiamente criticate da molti economisti negli ultimi trenta anni, stanno oggi tornando in auge un po ovunque. Altre importanti politiche di lungo periodo che possono consentire di uscire da questa crisi sono quelle politiche mirate ad incentivare il ritorno allo sviluppo dell economia reale, ovvero mirate a promuovere un vero e proprio ritorno alla produzione. Con ciò si intende il ritorno di importanza sia della produzione agricola che di quella industriale, dopo decenni in cui si è verificata la finanziarizzazione dell economia. Alcune strategie potenzialmente vincenti possono essere quelle di puntare fortemente sulla ricerca e sviluppo, in particolare nei settori legati all energia e all ambiente, come elementi fondamentali per garantire il processo di riconversione e di ripresa dell economia, indirizzando la produzione verso prodotti maggiormente eco compatibili e facendone un importante occasione di affari. *Università di Bologna laboratorio ricerca <<21

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