OLTRE IL M U R O. a cura di Gaspare Palmieri. una canzone a trent anni dalla legge Basaglia

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1 oltreilmuro 150x :19 Pagina 1 a cura di Gaspare Palmieri OLTRE IL M U R O una canzone a trent anni dalla legge Basaglia I testi dei partecipanti al concorso Le riflessioni degli operatori

2 oltreilmuro 150x :19 Pagina 2 OLTRE IL M U R O 2009 I testi dei partecipanti al concorso Le riflessioni degli operatori a cura di Gaspare Palmieri Ha collaborato: Giulia Ferrazzi Comune di Modena Assessorato alle Politiche per la Salute Assessorato alle Politiche Giovanili CENTRO MUSICA. Centro Regionale per la promozione e la produzione musicale giovanile. Via Due Canali Sud, Modena tel. 059/ fax 059/ Con il contributo di: Ospedale Privato Villa Igea, Modena Consorzio Solidarietà Sociale di Modena Editing e progetto grafico di copertina: Punto e Virgola - Bologna Gli organizzatori desiderano ringraziare: tutti i gruppi musicali e i singoli artisti che hanno partecipato al concorso, il pubblico intervenuto alle esibizioni musicali, l Associazione Insieme a Noi di Modena, il Dipartimento di Salute Mentale di Modena. Finito di stampare nel gennaio 2010 Stampa: Centro Stampa del Comune di Modena 2 OLTRE IL M U R O

3 oltreilmuro 150x :19 Pagina 3 OLTRE IL M U R O 2009 Indice Presentazioni (Assessore Simona Arletti, Consorzio di Solidarietà Sociale) 4 Prefazione (Dr. Leo Lo Russo- Casa di Cura Villa Igea) 7 Lo stigma della malattia mentale: dalla nave dei folli a l Isola(di)Mento di Gaspare Palmieri 10 Come nasce una psychiatric band di Lucia Zanni 19 Una canzone?...si può fare! di Grazia Fraccon 22 Un ponte oltre il muro di Radio LiberaMente 27 I testi delle canzoni 31 3

4 oltreilmuro 150x :19 Pagina 4 PRESENTAZIONI L Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i disturbi mentali siano ai primi posti come carico di sofferenza e di disabilità per la popolazione e che tendano all aumento nei paesi industrializzati. In uno studio nazionale recente è risultato che in Italia poco meno del 10% della popolazione soffre nell arco di un anno di uno dei disturbi mentali più frequenti e più noti, quali depressione e ansia; inoltre poco meno dell 1% della popolazione soffre di disturbi meno frequenti e più difficili da capire. Inoltre sono molto numerose le persone che hanno problemi psicologici cosiddetti sottosoglia, che non sono abbastanza gravi perchè si possa fare una diagnosi secondo i criteri delle classificazioni internazionali delle malattie, ma che comunque provocano malessere e difficoltà nella vita di tutti i giorni. Si stima che circa il 3% della popolazione avrebbe bisogno di ricorrere a prestazioni di specialisti (servizi di salute mentale, psichiatri, psicologi, riabilitatori e altri operatori psichiatrici). L iniziativa Oltre il muro - una canzone a 30 anni della legge Basaglia è nata per porre l accento sulle problematiche della salute mentale a Modena, attraverso il coinvolgimento del ricco background di band giovanili del territorio modenese. Gli Assessorati alle Politiche per la Salute ed alle Politiche Giovanili del Comune di Modena, l Azienda USL di Modena, l Ospedale Privato Villa Igea di Modena, il Consorzio Cooperative Sociali, in occasione del 30 anniversario della legge 180/78 (legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi), hanno proposto un bando di concorso rivolto a bands giovanili e singoli musicisti attivi sul territorio modenese. Nell ambito di una ricorrenza, come quella della 180, che rappresenta una conquista civile fondamentale per una società in continua evoluzione verso l uguaglianza e le pari opportunità anche per chi parte da una condizione di svantaggio, abbiamo voluto coinvolgere i giovani musicisti affinchè vengano elaborati contributi originali, per dare concretezza al pensiero di Franco Basaglia. 4 OLTRE IL M U R O

5 oltreilmuro 150x :19 Pagina 5 Il concorso ha visto anche la partecipazione di bands e musicisti provenienti da strutture psichiatriche nell ottica di un coinvolgimento diretto delle persone affette da sofferenza mentale, e di una lotta contro qualsiasi tipo di pregiudizio o discriminazione. Lo spirito di questa iniziativa è quello di dare attenzione ai bisogni reali delle persone con sofferenza mentale, al rispetto dell'individualità, alla valorizzazione delle abilità e soprattutto alla creazione di opportunità affinché le persone possano trovare diversi modi per esprimere la propria soggettività. Il progetto Oltre il Muro ha avuto come punto di forza il fatto di essere un progetto di comunità, che ha messo cioè in rete i vari soggetti che lavorano sulle problematiche della salute mentale in città: dagli enti pubblici, alle aziende sanitarie, alle strutture psichiatriche, agli enti di volontariato. Ringrazio sentitamente tutti i partecipanti al concorso e alle serate live, i membri della Giuria, gli operatori dell Unità Operativa Salute e Sicurezza e del Centro Musica, e tutti gli enti e associazioni che hanno permesso la realizzazione di questo progetto, nell auspicio che si possa continuare a collaborare in questa direzione. Simona Arletti, Assessore alle politiche per la salute del Comune di Modena 5

6 oltreilmuro 150x :19 Pagina 6 Il Consorzio Solidarietà Sociale ha scelto di essere tra i soggetti promotori dell iniziativa Oltre il muro in quanto in linea con gli obiettivi che il consorzio si pone nel sottolineare l importanza della comunicazione e dello scambio per sostenere la salute mentale, per non creare situazioni di esclusione e per sensibilizzare la comunità verso questo tema molto più spesso presente e sempre più spesso ignorato. Ecco allora che anche la musica può essere uno degli strumenti efficaci, per entrare anche nel mondo dei più giovani o dei più disinteressati. È un modo per veicolare un messaggio di speranza e di leggerezza attorno al tema, per non connettere la salute mentale solo ad un peso sociale, ad un problema o ad eventi di cronaca nera, ma anche a situazioni positive e di creatività. L idea alla base è che proprio questi spazi siano i più efficaci per eliminare quei muri di silenzio e di disinteresse che sono ancora in piedi nonostante la sempre maggiore integrazione nel territorio di appartenenza delle persone con disagio psichico, dopo la legge Basaglia degli anni 80. L iniziativa è stata quindi una occasione per far riflettere sul tema e per creare occasioni in cui le persone con disagio si trovino in contesti alla pari di tutti i cittadini. Consorzio di Solidarietà Sociale di Modena 6 OLTRE IL M U R O

7 oltreilmuro 150x :19 Pagina 7 PREFAZIONE Debbo innanzitutto confessare di aver vissuto questo compito affidatomi dall amico e collega Gaspare Palmieri con una sorta di fastidioso subconscio conflitto interiore. Perché se da un lato mi è parso immediatamente naturale accettare di buttare giù alcune righe di prefazione, dall altro non sapevo decidermi di cominciare a scrivere, fino a maledire la mia impulsività e forse superficialità per aver aderito alla richiesta. Mi è parso subito chiaro che non si trattava della solita pigrizia che ti fa rinviare a dopo quello che potresti fare subito, ma ho dovuto leggere tutti i testi che mi erano stati sottoposti per riuscire a coscientizzare il conflitto e ad avere chiare le ragioni che si scontravano. Sostanzialmente sentivo la necessità di alcune puntualizzazioni, ma temevo l immagine di grillo parlante o di critico occhiuto che poteva derivarmene. Alla fine ho deciso di correre i rischi, consapevole e disponibile verso le critiche, ma anche al confronto e alla discussione che le brevi riflessioni successive possono generare. Iniziative di grande valenza e impegno come la rassegna musicale Oltre il muro, organizzata dal Comune di Modena per celebrare il trentennale della legge 180 e patrocinata, tra gli altri, dall Ospedale Privato Villa Igea, uniscono all indubbio merito di tenere vivo il dibattito sulla malattia mentale e sul pericolo di esclusione sociale che quasi sempre la accompagna, il rischio dell evento spot, della manifestazione estemporanea, non immune da un possibile scivolamento pietistico o demagogico. Tale pericolo viene ulteriormente incrementato quando i malati di mente, fino a quel momento isolati o chiusi nei luoghi della psichiatria, salgono alla ribalta e diventano attori di manifestazioni esterne e/o pubbliche, suscitando per qualche ora o per un giorno l empatica partecipazione di tutti, per poi ritornare nella disperata solitudine delle loro esistenze, magari fino all occasione del trentennale successivo. Mi rendo conto dei possibili margini di equivoco che possono essere indotti da affermazioni come questa, per cui voglio subito chiarire che non sto affatto negando la bontà e l utilità di queste manifestazioni, ma indicandone casomai i 7

8 oltreilmuro 150x :19 Pagina 8 possibili limiti, nella consapevolezza che dipende dall impegno continuo di tutti noi, operatori della psichiatria e non, evitare che rappresentino la classica foglia di fico a copertura della nostra falsa coscienza. La solidarietà e l empatia col malato di mente sono fondamentalmente indispensabili ad evitarne l esclusione e a favorirne i processi di guarigione, ma proprio per questo necessitano di radicamento profondo e di pratica quotidiana, per gli addetti ai lavori (che per quanto ovvio non è affatto scontato, così come alcuni testi delle canzoni evidenziano) ma anche per il mondo esterno, dove il malato deve continuare a vivere. La lettura dei testi mi induce altresì ad una ulteriore riflessione. Nella comune accezione viene spesso indistintamente usato il termine di disagio o quello di malattia mentale, quasi che l uno fosse una fotocopia dell altro, fino a sovrapporre l alienazione indotta dall esistenza moderna, coi suoi ritmi, la sua intolleranza e i suoi paradossi ( a cosa serve il denaro se non hai il tempo per spenderlo? ) con la malattia stessa. Questa semplificazione, accettabile (o forse inevitabile) nel testo di una canzone, non deve però indurre conclusioni semplicistiche o confusioni concettuali, essendo ben chiara la differenza tra il disagio esistenziale che una persona sa e può affrontare da sé, senza dover ricorrere alla psichiatria e la malattia mentale, che si differenzia nettamente per struttura, spesso per origine, per le manifestazioni e modificazioni comportamentali indotte, per la qualità e la quantità della sofferenza individuale provocate, al punto da necessitare di interventi specialistici. Che poi gli interventi di cui oggi disponiamo siano ancora enormemente impari rispetto ai compiti e agli obbiettivi di guarigione o soltanto di riduzione dei danni della malattia, non modifica l affermazione precedente, enfatizzandone casomai le necessità di studio, approfondimento e ricerca che ne conseguono ( La nostra sofferenza non è mica un problemino, da curare con ricette scritte in un cioccolatino da Impariamo a volare dei Fermata Fornaci). Studio e ricerca, che non debbono riguardare solamente gli strumenti più tradizionali di terapia psichiatrica, quali gli psicofarmaci o le psicoterapie, ma anche tutta quella gamma di interventi riassumibile nelle pratiche riabilitative e/o risocializzanti, che per essere effettivamente tali debbono avere come fine principale non tanto la permanenza più umana o rispettosa delle singole individualità nei luoghi della psichiatria (obbiettivo encomiabile, ma pur sempre di minima) quan- 8 OLTRE IL M U R O

9 oltreilmuro 150x :19 Pagina 9 to piuttosto l autonomia definitiva del paziente, la sua liberazione dalla malattia, la possibilità di fare a meno dell organizzazione psichiatrica. Per dirla con Benedetto Saraceno, non ci si può limitare ad intrattenere, pena di cadere nel significato più letterale del termine e cioè nel tenere dentro. Senza dimenticare l aspetto più delicato, concettualmente difficile, ma al contempo più intrigante, rappresentato dalla relazione e dalla interdipendenza delle varie tessere che costituiscono il mosaico complessivo dell intervento psichiatrico, che rinvia più all immagine di un puzzle complicato, piuttosto che a quella di una decorazione bizantina. Vorrei da ultimo soffermarmi sull immagine del paziente psichiatrico, molto romantica, ma assolutamente inesatta e fuorviante, che emerge, talvolta, nell immaginario comune e che fa capolino anche in alcuni testi di queste canzoni, quella cioè dell eroe positivo, portatore di valori alternativi, incompresi e repressi perché rivoluzionari, oppure di sensibilità artistiche sublimi, esprimibili pertanto solo attraverso linguaggi ermetici, non accessibili ai più. E un immagine al contempo moderna e antica, se è vero che in alcune comunità tribali il folle veniva accomunato alla divinità, che non può, per sua essenza, risultare comprensibile agli umani. Chiunque sia stato, anche solo per poche volte, in relazione con un paziente psichiatrico, sa come sia l immensa sofferenza individuale l elemento immediatamente percepibile che se ne ricava, fino a contagiarsi. Non so proprio quanto positiva, rivoluzionaria o artistica possa essere considerata. So per certo che un giudizio siffatto è utile a difendercene, a distanziarcene, a non farcene carico, a liberarci, in definitiva di una relazione gravosa; senza aver minimamente scalfito l immenso vuoto e la disperata solitudine di Sabrina e delle tante Sabrine come lei. Dr. Leo Lo Russo, Direttore Sanitario Ospedale Privato Villa Igea 9

10 oltreilmuro 150x :19 Pagina 10 LO STIGMA DELLA MALATTIA MENTALE: DALLA NAVE DEI FOLLI A L ISOLA(DI)MENTO di Gaspare Palmieri Nell ambito della salute mentale, la parola stigma viene usata come sinonimo di marchio, segno distintivo in riferimento alla disapprovazione sociale di alcune caratteristiche personali. I greci furono i primi a servirsi di questa parola per denominare una serie di segni fisici che potevano essere associati ad aspetti riprovevoli, legati alla "condizione morale" dei soggetti che ne erano afflitti. Questa accezione di giudizio, o meglio di pregiudizio, nei confronti della malattia psichiatrica è diffusamente presente anche al giorno d oggi, come se soffrire di depressione o schizofrenia fosse una colpa, un motivo di vergogna, un peccato da espiare con severe punizioni (ai tempi dei greci la follia era vista come punizione divina, curabile con pratiche spirituali o religiose). Alla base di questi atteggiamenti c è quasi sempre qualche tipo di paura nei confronti del malato di mente: la prima è senza dubbio la paura dell aggressività. A questo riguardo è ormai noto come solo il 5-15% (pur essendo tali valori variabili secondo l'area geografica ed il tipo di rilievo statistico) delle persone imputate di omicidio sono dichiarate ai fini di legge affette da qualche forma di infermità mentale; il restante 80-85% delle persone che commettono reati gravi sono dichiarate per legge capaci di intendere di volere. E' quindi profondamente errato il pregiudizio diffuso tra la popolazione e tra non pochi medici secondo il quale la maggioranza delle persone che commettono reati efferati (penso ad esempio alle tante cronache di stragi famigliari), siano dei gravi malati di mente. Tra i fattori di rischio del comportamento aggressivo nei malati psichiatrici gravi ci sono l abuso di sostanze (in aumento in tutta la popolazione) e la mancata assunzione delle terapie farmacologiche. Quest ultimo fenomeno è più frequente di quanto si creda, se si considera che secondo alcuni studi più del 40% dei pazienti psichiatrici non assumono correttamente le terapie proposte. Lo stigma influenza negativamente la corretta assunzione delle terapie, in quanto se l opinione comune è che assumere psicofarmaci sia qualcosa di vergognoso, che riduce a zombie, che cambia la personalità, che non porta benefici, è chiaro che si cerca di evitarli. E come se qualcuno mettesse in giro la voce che i farmaci per il diabete o per l ipertensione fanno male e vanno evitati, sicuramente qualche diabetico o iperteso 10 OLTRE IL M U R O

11 oltreilmuro 150x :19 Pagina 11 smetterebbe di assumerli. Se usati in modo corretto e razionale gli psicofarmaci possono dare risultati molto positivi, soprattutto se associati a trattamenti psicologici o riabilitativi. In questo caso il pregiudizio è nato da un uso sbagliato o esagerato (talvolta addirittura strumentale, sotto certi regimi) delle cure psichiatriche nel passato, in un epoca in cui non c era tutta la gamma farmacologica che oggi abbiamo fortunatamente a disposizione. Un'altra paura, più profonda e spesso inconsapevole, è quella di una sorta di contagio nello stare vicino al malato psichiatrico. Questo timore è frutto dell ignoranza e spesso dell insicurezza: solo chi non conosce bene se stesso e soprattutto le parti più fragili di sé può essere terrorizzato dall incontro con un altro ritenuto diverso e imprevedibile. Freud sosteneva addirittura che il terrore e l evitamento del malato di mente avrebbe alla base la presenza di nuclei inconsci di fragilità psicotica presenti nella persona che teme questo incontro, in sostanza più facilmente contagiabile. Lo stigma aliena il malato espropriandolo dal suo essere persona unica, lo estrania facendolo sentire altro rispetto al sano e spesso lo allontana dai contesti di vita attiva (famiglia, lavoro, comunità). Lo stigma impedisce di vedere oltre la definizione totalizzante di malato l intelligenza, gli affetti, i talenti, le passioni, l ironia e tutte le qualità presenti nelle persone affette da malattia psichica. La punizione principale inflitta ai malati psichiatrici è stata storicamente la reclusione in strutture manicomiali, chiuse in Italia grazie alla famosa legge Basaglia del 1978 (di cui nel 2008 è ricorso il trentennale). Prima dei manicomi, la fantasia popolare distorta aveva prodotto l idea di imbarcare i folli su barconi diretti verso il mare aperto. Il primo capitolo di Storia della follia nell'età classica di Michel Foucault è intitolato infatti Stultifera navis, con esplicita allusione al libro di Sebastian Brant, teologo tedesco che nel 1494 scrisse il libro La nave dei folli. Nello stesso capitolo, Foucault precisa che la "nave dei folli" non era, poi, totalmente un parto della fantasia. Al contrario, era piuttosto comune la prassi di allontanare i "matti" dalla comunità dei "normali", eventualmente proprio affidandoli a gente di mare: Albrecht Dürer, 1506, da Stultifera navis: De fallaciis mulieribus vitandis. 11

12 oltreilmuro 150x :19 Pagina 12 «Accadeva spesso che venissero affidati a battellieri: a Francoforte, nel 1399, alcuni marinai vengono incaricati di sbarazzare la città di un folle che passeggiava nudo; nei primi anni del XV secolo un pazzo criminale è spedito nello stesso modo a Magonza. Talvolta i marinai gettano a terra questi passeggeri scomodi ancor prima di quanto avevano promesso; ne è testimone quel fabbro di Francoforte, due volte partito e due volte ritornato, prima di essere ricondotto definitivamente a Kreuznach. Le città europee hanno spesso dovuto veder approdare queste navi di folli.» Fortunatamente oggi quelle barche non partono più, i manicomi sono chiusi, ma la tendenza alla stigmatizzazione e a una sorta di evitamento del malato di mente è ancora molto presente nella nostra società. L Isola dei Folli è stata sostituita dall Isola di Mento, cioè l isolamento, il dramma peggiore, a mio avviso, che vivono i malati psichiatrici gravi. I Servizi Psichiatrici territoriali svolgono un lavoro preziosissimo, ma spesso non riescono a rispondere agli enormi bisogni di queste persone, soprattutto per quanto riguarda la risocializzazione e il reinserimento nel mondo dei normali, dopo le fasi acute della malattia. I disturbi psichiatrici gravi (come ad esempio la schizofrenia o la depressione maggiore) impoveriscono le capacità relazionali della persona, spingendola a un drammatico ritiro dal mondo. Quando manca un solido supporto famigliare o una rete sociale, il malato si trova solo con la propria malattia, destinata a peggiorare anche per via dell isolamento. Lo stigma è ancora fortissimamente presente nel nostro mondo ed è argomento di studio e ricerca di scienziati e sociologi. Esistono addirittura appositi questionari che indagano la nostra attitudine nei confronti della persona affetta da malattia mentale e alcune domande di questi tests sono davvero singolari, ma purtroppo realistiche: Pensa che quest uomo (lo schizofrenico) dovrebbe stare in ospedale per tutta la sua vita? Le farebbe piacere se quest uomo sposasse sua sorella? Le farebbe piacere mangiare il cibo cucinato da quest uomo? Si spaventerebbe se quest uomo diventasse vicino di casa? Pensa che una delle cause principali della condizione di quest uomo sia una mancanza di forza morale o di volontà? eccetera,eccetera. 12 OLTRE IL M U R O

13 oltreilmuro 150x :19 Pagina 13 Come risponderemmo a queste domande? E certamente difficile essere completamente sinceri e privi di ipocrisia. Chi combatte contro lo stigma oggi in Italia? Ci sono associazioni di famigliari di pazienti, gruppi di sensibilizzazione, rare trasmissioni televisive e poi c è l arte. L arte è sempre stata vicino alla follia, rappresentando a volte una finestra per la società, sia attraverso le opere di celebri artisti affetti da malattie psichiatriche (pittori come Ligabue, van Gogh, Modigliani e moltissimi altri; musicisti come Beethoven, Coltrane, Parker, Kobain, ma la lista sarebbe lunghissima), sia più recentemente con il coinvolgimento di malati psichiatrici in progetti creativi (si pensi ad esempio al lavoro teatrale di Pippo del Bono). Quando il genio incontra la follia, il risultato è spesso l immortalità (in senso artistico chiaramente). Anche la musica cantautorale italiana ha mostrato una certa sensibilità rispetto al tema della condizione del malato psichiatrico e le strade della canzone e della psichiatria si sono spesso incontrate. Citerò alcuni esempi che mi hanno colpito. Molti hanno ancora impressa l immagine di Simone Cristicchi, vincitore del Festival di Sanremo del 2007, che sale in piedi su una sedia mimando il volo di uccello a conclusione del suo brano Ti regalerò una rosa, contenuto nell album Dall altra parte del cancello e incluso nel tour teatrale Centro di salute mentale (titolo piuttosto esplicito), sulla storia di Antonio, internato per anni in manicomio. la mia patologia è che son rimasto solo recita la canzone, a conferma di come l isolamento venga vissuto come una grave complicanza della patologia. L immagine del malato psichiatrico tra puzza di piscio e segatura, affetto da malattia mentale e non esiste cura è a mio avviso troppo stereotipata, lontana dalla realtà attuale e fomentatrice di pregiudizio. Oggi le cure esistono eccome, semmai il problema è che a volte, anche a causa dello stigma, la persona rifiuta di curarsi. Comunque, piaccia o no, l eco che ha avuto la canzone è stata straordinaria. Povia, vincitore del Festival di Sanremo dell anno successivo, include nell album Evviva i pazzi perché sanno cos è l amore (altro titolo significativo) del 2005 la canzone Mia sorella che ritrae senza troppi sforzi poetici una ragazza bulimica mia sorella è pazza e mangia e più che mangia e più che è sola, poi si chiude in bagno, tira l'acqua e mette un dito in gola, senza però spingersi molto oltre a una descrizione sintomatologica di una giovane ragazza affetta da un disturbo del comportamento alimentare. 13

14 oltreilmuro 150x :19 Pagina 14 Il professor Roberto Vecchioni, nell album Per amore mio del 1991, canta nella canzone Tommy il dispiacere per il suicidio di un amico dentista, ponendo l accento sulla sofferenza dell amico che ha compiuto un gesto che non può essere giudicato da un punto di vista morale se l'hai messo vicino a un assassino, toglilo di lì Signore. Poi accenna a una sorta di toccante senso di colpa, che nasce spesso in chi sopravvive a queste tragedie quando poi sarà il momento digli che io c'ero e non ho fatto in tempo. Nel complesso il testo trasmette una forte empatia per la persona che soffre, lontana da giudizi o ipocrisie. Ha trattato con grande acume l argomento dello stigma il compianto Giorgio Gaber che nel brano Dall altra parte del cancello contenuta nell album Far finta di essere sani del 1973 pone il dubbio su quale sia il limite fra salute mentale e malattia. Quando canta sarcasticamente Noi siamo sani, noi siamo sani, noi siamo normali, noi che sappiamo di contare sul cervello, siamo sicuri, siamo forti, siamo interi e noi dall altra parte del cancello, mostra come certe normalità forzate nascondano in realtà profondi disagi. Non si può poi dimenticare la canzone Un matto- dietro ogni scemo c è un villaggio contenuta nell album di Fabrizio de Andrè Non al denaro, né all amore, né al cielo del 1971, ispirato all Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole, attacca Faber con il solito meraviglioso lirismo, per poi mettere in luce l epilogo triste di molti malati di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia, una morte pietosa lo strappò alla pazzia". Questi sono solo alcuni esempi di come la musica d autore ha riflettuto sulla condizione del malato psichiatrico, con gradi diversi di retorica, poeticità, drammaticità e solidarietà. Nelle canzoni il matto a volte è vittima della società che lo isola, a volte è una creatura indifesa che stimola protezione, a volte è un individuo dotato di risorse speciali, proprio perché la malattia gli fa superare i confini del banale e dello scontato. Al di là delle singole sfaccettature, credo sia fondamentale che le canzoni, nella loro straordinaria sinteticità e capacità comunicativa, rappresentino una risposta al silenzio e all indifferenza su questi temi. La canzone può essere potentissima, tre o quattro minuti di messaggi che possono colpire direttamente il cuore o la testa di un intera popolazione, più efficaci di libri, video, conferenze, manifestazioni. La musica è una forma d arte che penetra dentro l uomo e può rimanere 14 OLTRE IL M U R O

15 oltreilmuro 150x :19 Pagina 15 per lunghi periodi, fino a diventare una vera ossessione. La musica inoltre dà piacere, entusiasmo, emoziona e soprattutto è in grado di riunire, di aggregare sotto lo stesso tetto persone diversissime per cultura, istruzione, provenienza geografica e, perché no, livello di follia. È la consapevolezza di questo potere della canzone che ci ha spinto a ricordare i trent anni della Legge Basaglia con il concorso Oltre il Muro, in cui abbiamo invitato tutti i musicisti modenesi a scrivere un testo ispirato a due frasi storiche di Franco Basaglia e a un terzo tema più generale. Le tracce proposte sono state le seguenti: 1. La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Franco Basaglia. 2. Non esistono persone normali e non, ma donne e uomini con punti di forza e debolezza ed è compito della società fare in modo che ciascuno possa sentirsi libero, nessuno sentirsi solo. Franco Basaglia. 3. Il mio manicomio : a 3O anni dalla legge Basaglia i tanti aspetti della diversità e del disagio. La risposta dei musicisti modenesi è stata decisamente soddisfacente, con più di quaranta gruppi e cantautori che si sono cimentati sull argomento. Ci ha inoltre colpito molto la risposta di gruppi nati nell ambito della riabilitazione psichiatrica, costituiti da pazienti e operatori (che qualcuno chiama anche psychiatric bands ) e che usano la musica come strumento espressivo terapeutico. Alcuni di questi gruppi si sono formati appositamente per il concorso. È innegabile che questi ultimi siano tecnicamente meno preparati dal punto di vista musicale, rispetto a band o cantautori professionisti o semiprofessionisti, o che comunque calcano le scene della provincia da molti anni, ma abbiamo trovato l autenticità dei testi prodotti da persone che vivono sulla propria pelle lo stigma, il difficile cammino quotidiano della riabilitazione e l angoscia spesso insopportabile, assolutamente impagabile e ineguagliabile. La finale del concorso ha quindi visto sul palco psychiatric bands e non, giovani musicisti con musicisti più esperti, musica cantautorale insieme a musica rock, in un mix davvero interessante e unico. La maggior parte dei gruppi ha scelto di scrivere testi ispirati al primo e al secon- 15

16 oltreilmuro 150x :19 Pagina 16 do tema, in quanto le frasi di Franco Basaglia sono evocatrici di riflessioni anche dopo tanti anni, come se la chiusura dei manicomi avesse rivoluzionato sicuramente la vita di tanti malati, ma sull attitudine dei normali verso la patologia psichica c è ancora tanto da fare. In questo libretto riportiamo i testi degli artisti che hanno partecipato e qui cercherò di esprimere qualche commento su quelli che a mio avviso hanno colto aspetti più interessanti e più vicini a quello che vedo ogni giorno nella mia pratica clinica. Partirei dalla canzone vincitrice Il muro, dei Namastè, che riprende anche il titolo del concorso e di cui Grazia Fraccon racconta la nascita nel suo bell intervento di seguito. Il tema del muro in psichiatria è sicuramente molto significativo. Il muro fisicamente può rappresentare una prigione, ma a volta anche un importante fattore di contenimento dell angoscia. Qui si parla però dei muri di pregiudizio nelle nostre teste, nei confronti delle persone con forte disagio psichico. Questi muri possono cadere se si pensa di avere a che fare prima che con malati, con persone che provano emozioni, che piangono e ridono come gli altri, che hanno aspettative, sogni, programmi di vita (anche se spesso confinati all interno delle istituzioni psichiatriche). Nel testo c è anche un invito a noi medici a essere più umani e a ricordarci che, soprattutto in psichiatria, la cura non si può imparare solo sui libri o ai corsi specialistici: dico grazie a lei dottore, nascondendo quello che ho nell anima, non capisce che ho bisogno solo di un abbraccio questa è la verità. I Fuali, nella loro Più in fondo dell inferno, esprimono tutta la rabbia e la frustrazione per una situazione di malattia dove Cammini su un sentiero di stracci e spazzatura e hai perso ogni speranza di una buona ventura e non risparmiano critiche al mondo della psichiatria dove uomini in divisa chiamano l ambulanza, all ospedale contengono legati in una stanza. Sono parole dure, ma sicuramente autentiche perché vissute in prima persona. Anche in altre canzoni emerge il ritratto un po freddo e cinico degli operatori psichiatrici (in particolare psichiatri e infermieri) come in La mia malattia dei Reperta Il camice bianco ti guarda e ride pure lui, o nell Alleanza dei Judy Lee dove Il neon è spento e il dottore è andato via sbuffando un po. C è da chiedersi se questa immagine negativa, che spesso si ritrova nei film (anche senza arrivare alla mostruosità dello psichiatra Hannibal Lecter), nei libri 16 OLTRE IL M U R O

17 oltreilmuro 150x :19 Pagina 17 o nei siti dell antipsichiatria, corrisponda o meno alla realtà. La domanda che possiamo porci è se siamo davvero così o esiste una forma di stigma anche verso psichiatri, psicologi, infermieri, educatori? A mio avviso esiste, e ha origine probabilmente da certe pratiche di una psichiatria un po cialtrona, che erano comuni soprattutto nel passato (e forse ancora oggi in certe zone più arretrate del Paese). Fortunatamente i Where I sleep in Volterra (celeberrimo luogo manicomiale), descrivono invece un operatore dal volto più umano ed empatico ho guardato l infermiere che mi aveva accompagnato fino alla porta, c era qualcosa che voleva dirmi ma non sapeva come cominciare, le lacrime gli scendevano giù lungo il viso, lo sguardo fisso sulla sua mano destra, appoggiata alla mia spalla. Padre Gutierrez, nella sua Come un matto, delinea il ritratto di un matto romantico, delicato e cortese, ricordandoci che la follia si nasconde anche in sentimenti irrazionali e imprevedibili come l amore, che ci spinge a talvolta a ignorare, e perché no a schernire, il resto del mondo che vuole esprimere giudizi: io rido, come un matto rido, perché sono pazzo di te. Il matto ne esce come un individuo libero, che supera i confini delle convenzioni sociali e in grado di ignorare il tanto temuto giudizio esterno. Devo ammettere, uscendo per un attimo dalla neutralità di giurato, che il testo Nesso sconnesso di Tommy Togni mi ha colpito davvero moltissimo. Il brano affronta il tema del rapporto tra normalità e malattia, rispondendo in modo puntuale a una domanda provocatoria ti sei mai chiesto chi è il pazzo? Sono io o sei te? Potresti chiedertelo, qualche volta se vuoi, potresti rischiare di risponderti: comunque noi. Le immagini usate dal cantautore per descrivere il nesso sconnesso tra normalità e follia sono molto originali e poetiche e la conclusione che quella luce che ogni uomo ha nel cuore, non è certo malattia, non credo abbia bisogno di ulteriori commenti. Anche il cantautore Maurizio Toffanetti, nel proprio brano, racconta del prezzo amaro della differenza, che spesso porta all isolamento dove le mie paure mi trasportano in un mondo immaginario, dove la normalità sono io e coloro che mi assomigliano. I giovani Vanesia in Manicomioufficio raccontano invece l alienazione di una routine quotidiana dove il disagio nasce da una vita grigia e senza fantasia: in 17

18 oltreilmuro 150x :19 Pagina 18 manicomio ci vado tutti i giorni loro lo chiamano andare a lavorare. Il brano propone poi una domanda apparentemente ingenua, ma filosoficamente attuale nella nostra società consumistica: ma alla fine a che cosa serve il denaro, se non hai tempo per spenderlo?, che stimola riflessioni sulla reale qualità della vita nel mondo moderno. Qui comunque si parla più di disagio esistenziale, che di follia, due dimensioni ben distinte. Miss Ba.ro.lo in Prigioniero di sé mette in guardia rispetto al rischio di restare intrappolati non solo tra i muri dei manicomi o delle carceri, ma anche dalle catene delle proprie paure e sprona la persona a uscire dal guscio e a far sentire la propria voce non chiuderti su te stesso e grida al mondo io sono qua. Tra i brani composti dalle psychiatric bands credo possa essere menzionato il ritornello della canzone dei Fermata Fornaci tanta strada ancora abbiamo da fare, a volte siamo pacchi da dimenticare, ci sono persone che ci vogliono aiutare, persone delle quali ci dobbiamo fidare, che descrive molto sinceramente la condizione di certi malati psichiatrici, destinati a una sorta di tour forzato tra diverse strutture e servizi, la cui destinazione finale è molto incerta. Certe volte mi chiedo se la musica possa rendere questo difficile viaggio leggermente più sopportabile, e la mia impressione è che possa fare molto di più di quello che abbiamo pensato fino ad ora. Con i commenti alle canzoni mi fermerei qui, invitando comunque i lettori a leggere attentamente anche le altre canzoni che non ho citato, sicuramente ricchissime di stimoli di riflessione. 18 OLTRE IL M U R O

19 oltreilmuro 150x :19 Pagina 19 COME NASCE UNA PSYCHIATRIC BAND di Lucia Zanni I Darkiska sono un gruppo rock nato tra la fine del 2008 e l inizio del 2009 all interno dei gruppi musica di una Residenza Psichiatrica e del Centro Diurno che vi è associato. L idea di inserire nelle attività della Residenza un gruppo musica è venuta quasi subito dalla nascita della Residenza stessa, che risale ad appena cinque anni fa. Sia io che il gruppo degli operatori avevamo in mente che nelle attività di riabilitazione sarebbe stato importante aggiungere la musica come elemento espressivo e di comunicazione universale per favorire la relazione e la socializzazione. Essendo una struttura appena aperta, c era da decidere come organizzare questi gruppi, quali operatori fare partecipare e da chi farli condurre. Abbiamo optato di fare condurre tutte le attività di gruppo, non solo quelle di musica, a persone esperte d arte (maestri di musica, di danza, d arte espressiva) senza una formazione specifica nel campo della psichiatria, affiancati dagli operatori della struttura preparati e formati dal punto di vista psichiatrico. Abbiamo scelto appositamente che i maestri d arte fossero non-operatori né terapeuti e portassero il loro apporto solo come esperti della loro tecnica, non mediata da interferenze psichiatriche. Pensavamo che per i nostri ospiti fosse utile avere la possibilità di instaurare con loro un rapporto libero da intenzionalità terapeutiche, anche se in presenza di persone specializzate che potessero mediare e facilitare la conduzione e la partecipazione al gruppo. E così dopo pochi mesi dall apertura sono iniziati tre volte alla settimana, due volte per la residenza e una per il centro diurno, gli incontri strutturati di due ore a cui partecipano gli ospiti (7 nei gruppi della residenza e 12 per il centro diurno) il maestro di musica Oriano Ricci e un operatore della struttura. Da alcuni mesi abbiamo aumentato a quattro i gruppi settimanali. Gli incontri si dividono in una prima parte di ascolto e una seconda di riproduzione di brani musicali con l accompagnamento alla chitarra del maestro e il coro degli ospiti. Fin dai primi incontri, il maestro ha dato risalto alle singole capacità musicali e canore dei pazienti dando loro la possibilità di esibirsi e aiutandoli a migliorare nell uso di strumenti e della voce. Nel corso degli anni sono stati acquistate altre chitarre, una pianola e una batteria elettronica. Dalla riproduzio- 19

20 oltreilmuro 150x :19 Pagina 20 ne di brani tratti dai musichieri si è passati all idea non solo di riprodurre la musica, ma di comporre dei brani inediti. Anche in questo caso tutto è nato mediante il dialogo, la conoscenza tra maestro e ospiti e dalla necessità di fare esprimere i pazienti con modalità facilitanti, meno dirette, più autentiche e diverse dai normali strumenti utilizzati in psichiatria (colloqui, gruppi verbali, ecc). Così si sono raccolti tra gli ospiti scritti, poesie, diari, frasi e si sono musicati assieme a loro, creando melodie, ritornelli e canzoni vere e proprie. Abbiamo prodotto quasi una cinquantina di brani inediti, interamente scritti dai ragazzi della struttura e musicati dal maestro di musica insieme a loro. Un vero tesoro di contenuti, vissuti, emozioni e sentimenti autentici. Queste esperienze hanno permesso a tante persone di aprirsi, di fare non solo leggere agli altri parti nascoste dentro di loro, ma condividerle e trasmettere oltre che ricevere, facendoli sentire protagonisti nell avere creato qualcosa da loro stessi, completamente. In questo clima di condivisione, si sono potuti esprimere tutti, le persone che avevano già competenze musicali e quelle che avevano il desiderio di imparare e anche chi aveva bisogno di esternare i propri vissuti, si sono creati legami relazionali affettivi molto importanti tra gli ospiti, tra ospiti e maestro e operatori. Il lavoro annuale dei gruppi ha come obiettivo generale l esibizione nelle feste interne alla residenza, che si svolgono due volte l anno. In seguito abbiamo inciso un CD con l aiuto degli amici di Oriano che hanno messo a disposizione la loro sala di incisione. Dalla fine del 2008 si è delineata la band con Oriano e Stefano alla chitarra e Robby alla voce: i Darkiska. Il gruppo è nato spontaneamente dalla voglia di tre persone di suonare e cantare insieme, e di fare sentire agli altri la propria musica. Darkiska è un nome che ha dato Robby, voce e vera e propria immagine del gruppo. Lui dice che Darkiska non ha un significato unico, che cambia il significato a seconda dei giorni e delle situazioni, ma che contiene l idea della speranza. Quest anno hanno partecipato al concorso Oltre il muro, al festival delle Abilità differenti, esibendosi al teatro Asioli di Correggio, al parco Amendola all interno della manifestazione Loving Amendola e a Tarquinia all interno del Festival Nazionale delle Bands Psichiatriche, presentando sempre brani inediti di loro composizione. 20 OLTRE IL M U R O

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