Università Cattolica del S. Cuore LABORATORIO DI ANALISI MONETARIA OSSERVATORIO MONETARIO. n. 3/2010

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1 Università Cattolica del S. Cuore LABORATORIO DI ANALISI MONETARIA OSSERVATORIO MONETARIO n. 3/2010 Autori del presente rapporto sono: Fabio Malanchini, Giampietro Pizzo, Filippo Vettorato, Massimo Vita. Direzione e coordinamento: Marco Lossani. Segreteria: Nicoletta Vaccaro. Il rapporto è stato redatto sulla base delle informazioni disponibili al 9 novembre Laboratorio di Analisi Monetaria: Via Necchi, Milano - tel ; ; Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa: Sede: presso Università Cattolica del Sacro Cuore Milano, Largo A. Gemelli n. 1 Segreteria: presso Banca Popolare Commercio e Industria Milano, Via Moscova, 33 tel

2 Comitato Scientifico del Laboratorio di Analisi Monetaria: Proff. M. LOSSANI (responsabile), A. BAGLIONI, A. BANFI, D. DELLI GATTI P. GIARDA, P. RANCI, G. VACIAGO, G. VERGA

3 INDICE SINTESI pag. I INTRODUZIONE pag. 1 1 MICROFINANZA E INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA pag Introduzione Intermediazione finanziaria, microfinanza e problemi di asimmetria informativa Il sistema finanziario nei PVS: finanza informale e mercati formali L esclusione finanziaria Storia della microfinanza La microfinanza oggi 10 2 STRUMENTI E MODELLI D INTERVENTO Il target Gli attori della microfinanza Le metodologie di credito 25 3 LA SITUAZIONE ATTUALE Commercializzazione e crescita Da microcredito a microfinanza: il risparmio e i nuovi prodotti Performance sociale e impatto La rivoluzione tecnologica 42 4 LA MICROFINANZA IN EUROPA La situazione attuale Buone pratiche. ADIE: l importanza della rete territoriale Buone pratiche. Il social lending 50 5 IL CASO ITALIANO Il contesto e le caratteristiche della domanda Stima della domanda nel settore della microfinanza Il ruolo del sistema finanziario formale Il settore della microfinanza: evoluzione e caratteristiche Il quadro legale Una valutazione del settore e ruolo potenziale delle banche Buone pratiche. PerMicro SpA: il microcredito commerciale alla prova Buone pratiche. Fondo per il Microcredito della Regione Lazio: l importanza della rete territoriale 89

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5 I SINTESI Questo numero di Osservatorio monetario viene interamente dedicato all analisi delle implicazioni derivanti dallo sviluppo della microfinanza. Il primo capitolo descrive le ragioni del successo e della progressiva diffusione della microfinanza nel mondo. La microfinanza nasce nei paesi in via di sviluppo come strumento di valorizzazione delle capacità economiche e finanziarie di vaste fasce di popolazione, tradizionalmente considerate incapaci di generare autonomamente un sostanziale miglioramento del loro tenore di vita. La microfinanza ha dimostrato come attraverso l utilizzo di nuove metodologie di valutazione del merito creditizio, la gestione mirata del ciclo di credito e l offerta di prodotti finanziari specifici sia possibile contenere le conseguenze negative generate dalle asimmetrie informative, causa prima dell esclusione finanziaria. La micro finanza può essere oggi considerata un settore maturo, caratterizzato da una progressiva integrazione nei sistemi finanziari locali ed internazionali che ha saputo sviluppare un offerta estremamente composita di servizi che vanno dal credito ai prodotti di risparmio e assicurativi, ai servizi di money transfer e di branchless banking. Il secondo capitolo è dedicato all analisi degli strumenti e dei modelli d intervento adottati dal settore della micro finanza per raggiungere i propri obiettivi. La diversificazione dei servizi offerti ha portato ad un progressivo ampliamento del target, non più coincidente con i soli poveri. La microfinanza oggi assume un ruolo essenziale in quanto strumento utile per realizzare l inclusione finanziaria di soggetti considerati in passato non bancabili quali: le micro e piccole imprese, i migranti e le loro famiglie d origine, i cittadini che per ragioni geografiche non hanno punti di accesso ai servizi bancari. Ognuna di queste categorie è oggi servita da una complessa varietà di attori, appartenenti sia alla cosiddetta finanza informale che alla più tradizionale finanza formale, già integrata nel sistema sia dal punto di vista giuridico che da quello regolatorio. Le metodologie di azione - nell ambito dei servizi di credito - adottate dai diversi attori per raggiungere in maniera efficace il target group possono essere ricomprese in due grandi categorie a loro volta declinate in una serie di varianti dipendenti dal contesto d intervento e dalla specificità di carattere socio economico della clientela servita. Si parla di credito individuale in riferimento a quelle metodologie che prevedono l erogazione del credito a singoli soggetti. I crediti sono in questo caso garantiti attraverso garanzie reali o personali. Per contro i crediti di gruppo prevedono l erogazione dei prestiti attraverso un gruppo (Peer Lending), in cui sono i membri del gruppo stesso a garantire la restituzione del prestito. In questa seconda categoria giocano un ruolo di rilievo la metodologia del solidarity group - sviluppata con diverse caratteristiche da Grameen Bank e da ACCION International - e le organizzazioni basate sulle comunità, quali ad esempio le banche villaggio e le CVECA. Il terzo capitolo analizza le principali linee di sviluppo del settore e i risultati raggiunti a livello mondiale. A fronte di una domanda di servizi di credito di almeno 250 miliardi di dollari, il settore ha oggi raggiunto un tasso di penetrazione pari a circa il 20% grazie alle istituzioni di microfinanza (IMF) presenti nei diversi continenti. Queste

6 II presentano diversi gradi di sviluppo e di integrazione con il mercato finanziario convenzionale. Oggi solo il 2-3% delle IMF sono mature ed economicamente sostenibili e circa il 7-8% stanno raggiungendo tale obiettivo. L entrata di investitori privati e la progressiva commercializzazione delle attività del settore sono tra i cambiamenti più importanti nel panorama della microfinanza mondiale. La necessità di attrarre investitori privati e la conseguente ricerca della sostenibilità finanziaria ha contribuito a far sì che, in alcuni casi, la missione sociale venisse messa in secondo piano innescando in alcuni casi fenomeni molto marcati di mission drift. Il quarto capitolo esamina la situazione del settore in ambito europeo. In modo per certi versi paradossale la micro finanza in Europa presenta un grado di sviluppo inferiore rispetto a quanto riscontrato nei paesi in via di sviluppo. Le IMF che operano in Europa sono infatti relativamente giovani e gestiscono un portafoglio di crediti esiguo se paragonato alle omologhe asiatiche o latinoamericane. Questo elemento, unito ai tassi di interesse applicati sui crediti particolarmente contenuti e all elevato costo di gestione del ciclo di credito - dovuto agli elevati costi di istruttoria, di accompagnamento e monitoraggio dei clienti - impatta significativamente sul livello medio di sostenibilità economica del settore. Per tale ragione, le IMF europee sono spesso sostenute dalla erogazione di fondi pubblici per la copertura di parte dei costi operativi - come avviene ad esempio nel caso della francese ADIE, uno dei rari esempi europei di programma di microfinanza a dimensione nazionale. Il quinto e ultimo capitolo quinto è dedicato al caso italiano. Nel nostro paese, la domanda di servizi di microfinanza è espressa prevalentemente da individui o famiglie a basso reddito e micro e piccole imprese, categorie spesso colpite da una diffusa esclusione finanziaria. In talune circostanze sono presenti anche consistenti sacche di esclusione bancaria, come nel caso degli immigrati. Tra gli attori coinvolti nella fornitura di servizi a fasce di popolazione escluse finanziariamente troviamo le banche e le reti di confidi. Il ruolo di tali soggetti raramente si traduce in un offerta mirata ed autonoma a favore del target dei non bancabili, nonostante gli spazi per un intervento più massiccio - soprattutto nell ambito del migrant banking - siano amplissimi. Più spesso le banche partecipano in veste di partner finanziari in programmi di microfinanza che coinvolgono anche enti pubblici e soggetti privati non-profit che mettono a disposizione fondi di garanzia (che spesso annullano il rischio di credito per gli istituti bancari) e la rete territoriale per lo svolgimento delle attività di pre-istruttoria delle pratiche di credito e accompagnamento e tutoraggio dei clienti. Le Istituzioni di Microfinanza (IMF) oggi esistenti in Italia comprendono diverse tipologie di enti (cooperative, fondazioni, associazioni, istituzioni finanziarie non bancarie, ecc.), che svolgono come prima e principale attività il microcredito. Possono essere identificate tre sottocategorie. La prima è costituita da IMF completamente sviluppate, registrate sotto la legge bancaria come intermediari finanziari (ex TUB art. 106). Le IMF all interno di questa categoria sono le sole istituzioni comparabili alle IMF attive nei Paesi in via di sviluppo. A Febbraio 2009, esistevano nel nostro paese solo due IMF di questo tipo: Microcredito di Solidarietà e PerMicro. Queste IMF, che puntano molto sull innovazione e l efficienza,

7 hanno un obiettivo di sostenibilità di mediolungo termine. La seconda categoria è composta dalle MAG (Mutua AutoGestione). Queste assumono diversa forma legale, ma condividono una storia comune e valori etici alla base della loro missione e visione. La terza categoria comprende la più ampia porzione di IMF italiane. Queste istituzioni assumono la forma di associazioni non profit o fondazioni, classificate come ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale). Le loro attività riguardano l analisi preliminare del prestito e la sua gestione. I prestiti vengono quindi erogati dalle banche, con cui hanno un accordo. In generale il settore in Italia è molto giovane ed ha iniziato a svilupparsi solo dopo gli anni Come nel caso europeo, anche le IMF italiane sono caratterizzate da una dimensione del portafoglio crediti e tassi di interesse insufficienti ad assicurare la sostenibilità economica. Anche dal punto di vista organizzativo-gestionale e dei principali indicatori di performance si tratta di soggetti nella maggior parte dei casi ancora lontani dagli standard internazionali. III

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9 1 INTRODUZIONE Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale la ripresa è destinata temporaneamente a indebolirsi, in conseguenza delle difficoltà in cui ancora oggi si dibattono molte delle economie avanzate. Solo un processo di duplice ribilanciamento volto a ridare vigore alla domanda interna privata e a rilanciare la domanda estera (almeno all interno delle economie gravate da deficit nelle partite correnti) può consentire di rendere più robusta una fase congiunturale che nelle economie più ricche rimane fragile e rischia di condizionare negativamente anche la dinamica delle economie emergenti, ancora fortemente dipendenti dalla performance delle esportazioni realizzate verso le aree a più alto reddito. Il combinato disposto di incertezza e fragilità ha fatto si che per la prima volta dopo molti anni il processo di riduzione della povertà abbia conosciuto una battuta d arresto. Secondo le più recenti stime della Banca Mondiale i poveri intesi come persone che dispongono di meno di 1,25 Dollari al giorno per sopravvivere sarebbero cresciuti di più di 60 milioni di unità nel corso del La comparsa di nuove sacche di povertà all interno dell economia mondiale non ha tuttavia arrestato la tendenza a contrastare il fenomeno dell esclusione finanziaria, che caratterizza ancora oggi l esistenza di oltre 2,7 miliardi di persone in conseguenza dello scarso livello di reddito di cui dispongono, del basso grado di sviluppo economico dei sistemi in cui operano e della scarsa accessibilità a una ampia gamma di servizi finanziari. Le ultime statistiche (relative all anno 2009) mostrano infatti come nonostante la profonda recessione allora in atto, su scala pressoché mondiale l accesso a una lunga serie di servizi finanziari (non solo di natura informale) sia aumentato per un numero consistente di soggetti. Dietro questo risultato vi sono gli sforzi - intrapresi sin dagli anni 70 in svariate realtà in via di sviluppo ed emergenti (come Bangladesh e Indonesia) - miranti a realizzare su più ampia scala una condizione di inclusione finanziaria che potesse favorire la crescita dei redditi individuali, attenuando al tempo stesso fenomeni di esclusione sociale. All attività originariamente svolta nel settore del microcredito sviluppata mediante la concessione di prestiti di entità minima, erogati utilizzando delle tecniche per quei tempi rivoluzionarie (come l ormai famoso group lending di Grammen Bank) si è andata nel tempo affiancando una serie di iniziative aventi la finalità di ampliare la gamma di servizi finanziari erogati a vantaggio di soggetti che ne sarebbero rimasti altrimenti esclusi. Si è così realizzato in tempi relativamente brevi un risultato per certi versi straordinario, soprattutto considerando le condizioni iniziali in cui in alcuni contesti si è avviato lo sviluppo delle attività di micro finanza. Delle 560 milioni di famiglie che attualmente nel mondo vivono ancora al di sotto della soglia di povertà, quasi il 20% si è ormai affrancato dalla condizione di esclusione finanziaria. Una situazione sensibilmente migliore rispetto a quella esistente ancora dieci anni orsono favorita anche dalla diffusione di nuove tecnologie che hanno consentito di incrementare fortemente il numero di persone raggiungibili dall offerta di servizi finanziari e che segnala come la stretta coincidenza tra povertà ed esclusione finanziaria non sia più necessariamente vera.

10 I 2 Se nel mondo emergente e in via di sviluppo la microfinanza ha ormai acquisito le caratteristiche tipiche di un settore maturo, altrettanto non si può dire con riferimento alla condizione raggiunta dalle Istituzioni di Micro Finanza (IMF) all interno delle economie più avanzate. L azione di contrasto condotta nei confronti dell esclusione finanziaria costituisce un fatto relativamente recente all interno dell Europa Continentale, e in modo particolare in Italia ove attualmente operano con uno status giuridico comparabile a quello delle IMF attive da tempo nei Paesi in via di sviluppo solo due istituzioni. Un segnale evidente di quanto spazio vi sia ancora nel nostro paese per sviluppare le attività di microfinanza e contrastare l esclusione finanziaria.

11 3 1. MICROFINANZA E INTERME- DIAZIONE FINANZIARIA 1.1 Introduzione Le esperienze di microcredito e microfinanza avviate ormai da qualche decennio in molti paesi del Sud del mondo ma anche in contesti poveri di paesi del Nord stanno contribuendo in modo spesso decisivo alla realizzazione di un processo di sviluppo sostenibile. La microfinanza, nella sua varietà di esperienze, consente, tra gli altri, di evidenziare due aspetti: la valorizzazione delle risorse e capacità nascoste, disperse o male utilizzate (in particolare imprenditoriali) nelle realtà povere e il passaggio dalla centralità del progetto alla centralità della costruzione di istituzioni locali sostenibili e durature (dal project focus all institution building ) 1. La microfinanza si è sviluppata da ormai una trentina d anni a partire da esperienze pionieristiche in alcuni paesi del Sud del mondo (Bangladesh, Bolivia, Indonesia in primo luogo). Il microcredito, cioè il credito ai poveri, e la microfinanza, cioè un più ampio complesso di servizi finanziari a vantaggio della popolazione povera, sono stati praticati seguendo percorsi e modalità diverse, ma con una visione di fondo comune: favorire l accesso al credito e ai servizi finanziari da parte di coloro che oggi ne sono esclusi, far emergere le attività economiche dei più poveri; formare i microimprenditori alla gestione del capitale di debito e battere strade nuove nella gestione del rischio di credito. 2 Tra le maggiori scoperte che sono state raggiunte mediante lo svolgimento di attività di microcredito e di microfinanza, occorre sottolineare la presenza e la diffusione tra i poveri di veri e propri giacimenti di 1 Hirschman, A.O., Come complicare l economia, Il Mulino, Hulme, D. e Mosley, P., Finance Against Poverty, Routledge, London and New York 1996 imprenditorialità e di impreviste capacità di risparmiare e investire, sia pur con modalità a volte inconsuete. Nelle microimprese dei poveri, e nelle piccole e medie imprese che in alcuni contesti ne costituiscono l evoluzione, non mancano rilevanti capacità tecnologiche, acquisite essenzialmente con modalità di tipo learning by doing 3. Tutti questi elementi diventano decisivi per promuovere processi di sviluppo dove il protagonismo dei soggetti locali e la sostenibilità nel tempo siano caratteristiche centrali e non accessorie. 1.2 Intermediazione finanziaria, microfinanza e problemi di asimmetria informativa Per certi versi, la necessità di microfinanza è in qualche modo sorprendente. Una delle prime lezioni impartite nell ambito di un corso di introduzione all economia, riguarda il principio di rendimenti marginali decrescenti, secondo cui quanto più un impresa investe, tanto più output si aspetta di produrre, benché ogni unità addizionale di capitale porti guadagni incrementali marginali sempre minori. Le dimensioni del rendimento marginale del capitale determinano la capacità del prestatario di pagare. Pertanto, l imprenditore più povero, vale a dire dotato di un minor stock di capitale, dovrebbe godere di rendimenti marginali del capitale maggiori e quindi disporre di una maggiore abilità di ripagare il prestatore. Su vasta scala, se questo fondamento di economia fosse corretto e sufficiente a interpretare la realtà, gli investitori a livello globale starebbero oggigiorno assumendo un comportamento errato. Anziché investire maggiormente sui mercati di Londra, New York 3 Arrow, K., The Economic Implications of Learning by Doing. Review of Economic Studies, 29, , 1962.

12 4 e Tokyo, gli investitori più esperti dovrebbero indirizzare i loro fondi in India, Kenya, Bolivia e altri paesi caratterizzati da scarsità di capitale e basso reddito. Il capitale dovrebbe quindi andare dal Nord al Sud del mondo, non in un ottica assistenzialista o di cooperazione allo sviluppo, ma in un ottica di mera ricerca del profitto. Robert Lucas ha stimato l'entità della differenza nei rendimenti attesi in vari paesi, rilevando che in India i prestatari dovrebbero essere disposti a pagare il capitale cinquantotto volte di più rispetto ai prestatari negli Stati Uniti. Proseguendo con questa logica, si potrebbe affermare che, non solo i fondi dovrebbero muoversi da paesi ricchi a paesi più poveri, ma anche che all interno di uno stesso paese gli investimenti dovrebbero spostarsi da ricchi a poveri prestatari (ad esempio, da New Delhi ai villaggi rurali). Il principio dei rendimenti decrescenti del capitale implica che, un semplice calzolaio di strada o una venditrice di fiori con una piccola bancarella, dovrebbero offrire agli investitori maggiori rendimenti che la General Motors o l IBM e che le banche e gli investitori dovrebbero comportarsi di conseguenza. Alla luce di ciò, com è possibile che in pratica le banche e gli investitori finanzino più facilmente grandi imprese piuttosto che semplici venditori ambulanti e che i flussi di capitale si muovano da Sud a Nord? Il punto principale da prendere in considerazione riguarda il rischio. Investire in Kenya o in Bolivia implica un livello di rischio ben maggiore che investire ad esempio in Europa. Lo stesso vale per il calzolaio di strada paragonato alla grande società regolata. La domanda che viene spontanea è: perché il calzolaio di strada e la fioraia non possono offrire agli investitori dei rendimenti così elevati tali da compensare il loro rischio? Secondo alcuni, i poveri possono pagare elevati tassi di interesse per ottenere fondi a prestito, ma le restrizioni sui tassi di interesse imposte dai governi impediscono alle banche di applicare i tassi di interesse necessari per far confluire i capitali da Nord a Sud e dalle città ai villaggi. Se così fosse, la sfida della microfinanza avrebbe a che fare esclusivamente con il quadro regolatorio. Sarebbe necessario convincere i governi a rimuovere le leggi anti-usura e altre restrizioni sulle banche e lasciare che i capitali si dirigano verso regioni/soggetti poveri. Ovviamente tale spiegazione è molto semplicistica. La realtà è molto più interessante e complessa. La rimozione di leggi anti-usura e la libertà concessa alle banche di servire i poveri e coprire i costi, non è l unica risposta. Tassi di interesse elevati possono infatti indebolire le istituzioni riducendo gli incentivi per i prestatari. La considerazione delle asimmetrie informative insieme alla mancanza di garanzie consente di completare il quadro dei motivi per cui i prestatori hanno difficoltà a prestare ai poveri, anche se con rendimenti presumibilmente elevati. Gli elementi fondamentali sono dunque: l asimmetria informativa sofferta dalle banche nei confronti di poveri e la mancanza di questi ultimi nel disporre di garanzie adeguate da offrire alle banche. La microfinanza nasce dalla necessità di trovare alternative al credito tradizionale, proprio perché molti prestatari sono troppo poveri per possedere gli asset necessari per fornire adeguate garanzie e perché le banche difficilmente riescono a raccogliere (in modo efficiente) e a valutare le informazioni relative alla loro clientela. In questo senso, per generazioni, la povertà ha prodotto povertà. La microfinanza può rompere questo circolo vizioso, riducendo i costi di transazione e superando i problemi legati

13 5 all informazione asimmetrica e alla mancanza di adeguate garanzie Il sistema finanziario nei PVS: finanza informale e mercati formali In uno studio del 1990, Hoff e Stiglitz 5 individuano le caratteristiche distintive dei sistemi finanziari dei Paesi in Via di Sviluppo. Il sistema finanziario dei PVS si caratterizza per un forte dualismo: accanto al settore formale, sottoposto al controllo dell autorità statale, prospera un variegato settore informale costituito da moneylenders tradizionali, associazioni autonome di risparmio e credito (come le ROSCA 6 ) e le associazioni di mutuo soccorso. I due sistemi coesistono nonostante i tassi di interesse del mercato informale siano molto più alti di quelli praticati sul mercato formale. Questa situazione si verifica poiché nel mercato formale si manifestano fenomeni di razionamento del credito attraverso l imposizione di massimali ai tassi di interesse. In questo modo, il tasso di interesse non equilibra necessariamente la domanda e l offerta di risorse finanziarie. Il mercato informale, non dovendo sottostare a tali restrizioni, tende invece ad aggiustare il gap esistente tra domanda e offerta. I mercati informali del credito sono altresì caratterizzati da un elevata segmentazione. Ciò comporta che shock sistemici impattino pesantemente sulla disponibilità di credito. Inoltre, il settore informale è caratterizzato da rapporti multi-dimensionali tra gli operatori che 4 Beatriz Armendariz, Jonathan Morduch, The Economics of Microfinance, The MIT Press, Hoff, Karla, Stiglitz, Joseph E, Imperfect Information and Rural Credit Markets-Puzzles and Policy Perspectives, World Bank Economic Review, Oxford University Press, 1990, vol. 4(3), pagg Rotating Savings and Credit Associations vi operano; avviene cioè che la negoziazione di un credito si realizzi tra individui con relazioni sociali e/o economiche pregresse (come rapporti lavorativi o parentali). In questo modo, il nuovo rapporto di credito viene a sovrapporsi ai legami preesistenti, che costituiscono quindi una sorta di garanzia di pagamento, sopperendo in tal modo all asimmetria informativa che caratterizza questo genere di transazioni. Per interpretare le dimensioni e il ruolo assunto dal settore informale nei PVS, sono state inizialmente proposte teorie diverse. Tuttavia, né la teoria del monopolio (che vorrebbe il mercato del credito in mano ai moneylenders tradizionali) né quella della concorrenza perfetta (secondo cui i tassi di interesse del mercato informale servirebbero per coprire i rischi di insolvenza) sono sembrate in grado di spiegare la complessità del fenomeno. Le spiegazioni fornite per illustrare la struttura dei mercati finanziari dei PVS, come ad esempio gli elevati tassi di interesse applicati dai moneylenders, fanno riferimento alle varie fonti di incertezza proprie del mercato del credito in generale, riconducibili alle problematiche dell informazione asimmetrica e dell enforcement dei contratti. L asimmetria informativa si manifesta in generale nella relazione inversa esistente tra il grado di conoscenza del rischio assunto e l esposizione al rischio stesso. Il soggetto richiedente credito è consapevole della propria situazione futura rispetto al soggetto concedente il prestito. Questa asimmetria dà origine a due classi di problemi; ex ante si può verificare un fenomeno di selezione avversa. Le istituzioni non sono in grado di determinare con precisione la diversa rischiosità di clienti che non conoscono, che non tengono contabilità scritta e che spesso non hanno un business plan in grado di descrivere i contenuti e la fattibilità

14 6 dell iniziativa economica da intraprendere. Così, i servizi di credito tenderanno anche ad attrarre potenziali cattivi clienti. Questo comporta un esternalità negativa per i buoni clienti, vale a dire un aumento indiscriminato dei tassi di interesse che dovrebbe servire per coprire il rischio di inadempienza. Proprio in base alla selezione avversa, si potrebbero in parte spiegare gli alti tassi di interesse osservati sui mercati finanziari, specie informali, dei PVS. A questo problema si può ovviare attraverso un attento e difficile screening della clientela potenziale, che permetta di effettuare una selezione positiva. L informazione asimmetrica ex post, invece, può originare fenomeni di moral hazard da parte di clienti già acquisiti. Questi possono, una volta ottenuto il credito, essere indotti a ridurre gli sforzi necessari alla buona riuscita del progetto, ad intraprendere investimenti più rischiosi di quanto convenuto, con effetti potenzialmente negativi sulla capacità di rimborso, arrivando persino a contemplare la possibilità di non restituire di proposito il denaro ricevuto in prestito (default strategico). La presenza di moral hazard richiede un monitoraggio costante e la messa in opera di un sistema di incentivi, al fine di assicurarsi che i clienti mettano in atto quanto è in loro potere per la riuscita dei progetti finanziati. In realtà, il sistema di controllo e valutazione dei progetti è di difficile implementazione a causa degli elevati costi operativi; ciò comporta la gestione di una moltitudine di crediti di piccole dimensioni e dispersi sul territorio. C è inoltre da considerare l impossibilità di affidarsi ai tradizionali strumenti informativi, quali i credit bureau, che consentono di valutare la rischiosità dei potenziali clienti. La maggior parte di questi ultimi, infatti, non compare nelle banche dati, per il fatto di non avere mai avuto relazioni con istituzioni di finanza formale. Inoltre i clienti raramente tengono una contabilità scritta e/o un business plan e il monitoraggio o auditing risulta particolarmente costoso, date le piccole dimensioni dei prestiti (e, proporzionalmente, la maggior incidenza dei costi fissi). In tali contesti, risulteranno pertanto più efficaci sistemi di screening e monitoraggio basati sulla reputazione, la pressione sociale, le relazioni di scambio multiplo, rispetto a sistemi tradizionali documentali e fondati su garanzie fisiche. Accanto ai problemi di selezione avversa, di azzardo morale e di auditing, vi è quello di enforcement, che riguarda i mezzi a disposizione del creditore che si trovi a pretendere il rimborso da un debitore inadempiente. Anche in questo caso, le deficienze dei sistemi giuridici e l incapacità dei clienti di fornire garanzie reali ordinarie, pongono gli operatori formali in difficoltà nel trattare una grossa fetta del mercato finanziario potenziale. Garanzie alternative, terzi garanti, social enforcement possono dimostrarsi efficaci surrogati. Tali elementi spiegano pertanto i motivi per cui i moneylenders tradizionali, in virtù della loro vicinanza fisica e sociale con i clienti a basso reddito, godano di un vantaggio comparato netto nell offrire servizi finanziari rivolti a queste fasce di popolazione. Questo vantaggio comparato spiega in buona parte il dualismo e il funzionamento dei mercati finanziari dei PVS L esclusione finanziaria La severità delle conseguenze dell esclusione finanziaria dipende dal livello di finanziarizzazione della società in cui le persone vivono. È spesso più difficile essere incluso in un paese in cui i servizi bancari sono molto diffusi. Le conseguenze possono essere 7 Gamini Herath, M., Rural Credit Markets and Institutional Reform in Developing Countries: potential and problems, in Saving and Development, pag , 1994.

15 7 paradossali: l esclusione diventa più problematica nei paesi dove più dell 80% delle famiglie possiede un conto corrente. In effetti, nelle società bancarizzate, non aver un conto bancario può significare non poter ricevere i pagamenti regolari come lo stipendio, la pensione e i sussidi pubblici. L esclusione finanziaria, come non avere un conto o un libretto d assegni, potrebbe anche condurre alla stigmatizzazione e all esclusione sociale 8. In sostanza, essere escluso vuol dire avere meno strumenti affidabili a disposizione per poter gestire la vita quotidiana, affrontare i rischi e raccogliere somme più grandi. Per esempio: Il credito, come il risparmio, è uno strumento importante per realizzare la stabilizzazione dei consumi (consumption smoothing), cioè per soddisfare i bisogni di ogni giorno anche quando le entrate non corrispondono alle uscite. Il credito, come il risparmio e l assicurazione, permette di proteggersi contro un evento imprevedibile. Ad esempio, il reddito di un tassista dipende dal funzionamento della propria vettura. In caso di guasto e in assenza di un reddito sufficiente per ripararla il tassista rischia se non ottiene credito di perdere la propria occupazione e quindi il proprio reddito. Il credito, come il risparmio, permette di poter coprire delle spese più consistenti e prevedibili, come l acquisto di una casa o il matrimonio di una figlia. Il credito potrebbe quindi trasformare un circolo vizioso in un circolo potenzialmente virtuoso: reddito basso, credito basso, investimento 8 Gloukoviezoff, G.,De la bancarisation de masse à l exclusion bancaire puis sociale, 03-art02.pdf, basso; più reddito, più credito, più investimento, più reddito. L esclusione dai servizi finanziari formali (assicurativi, di credito o di risparmio) obbliga le persone a ricorrere al settore informale, che può offrire degli strumenti flessibili e accessibili, ma non sempre efficienti né molto affidabili Storia della microfinanza Nel corso dell ultimo decennio, la microfinanza si è rapidamente evoluta ed estesa dal campo relativamente ristretto del credito alla microimprenditoria a un più allargato ambito, che include un ampia gamma di servizi finanziari per i poveri, tra cui depositi, trasferimento di denaro e assicurazione, con l obiettivo ultimo di favorire la costituzione di sistemi finanziari inclusivi. Il fenomeno della microfinanza non costituisce una novità. Piccoli gruppi informali di credito e risparmio esistono da secoli in tutto il mondo. In Italia nel quindicesimo secolo vennero istituiti dalla Chiesa Cattolica - come alternativa agli usurai - i Monti di Pietà, che si diffusero rapidamente in diverse zone urbane europee. I Monti di Pietà non solo sono gli ispiratori della nascita del credito cooperativo e delle banche popolari, ma presentano diverse affinità con il microcredito moderno, tra cui quella di rivolgersi a un target di bisognosi e microattori, ai quali vengono concessi prestiti di piccola entità a fronte di un pegno che veniva venduto all asta in caso di mancato rimborso del credito. Istituzioni formali di credito e risparmio rivolte ai poveri sono state presenti per molte generazioni, offrendo servizi finanziari a chi era tradizionalmente escluso dalle banche commerciali. L Irish Loan Fund, fondato agli 9 Grandinson, M., Paulus, N. e Terreri, F., Le risorse dei poveri. Risparmio, microimprese, microcredito: istruzioni per l uso, Associazione Microfinanza e Sviluppo, 2009.

16 8 inizi del diciottesimo secolo, ne è un esempio importante. L Ottocento si caratterizzò in Europa per la nascita e il moltiplicarsi di istituzioni di credito e di risparmio, sempre più formali, che indirizzarono le loro attività verso i ceti poveri, sia delle zone urbane sia di quelle rurali. Il modello della cooperativa di credito si sviluppò nella seconda metà dell Ottocento in Germania con lo scopo di infrangere la dipendenza nei confronti dei prestatori locali da parte della popolazione rurale migliorando così la loro condizione di vita. Organizzazioni similari si diffusero in Francia, in Quebec e, nel secolo successivo, anche in Irlanda, Italia, Giappone, Stati Uniti, India e Bangladesh. Molte delle cooperative oggi presenti in Africa, America Latina e Asia hanno le proprie radici in queste esperienze europee. Un altro precoce esempio riguarda l indonesiano People s Credit Bank (BPRs) che iniziò a operare a fine Ottocento e che divenne il più grande sistema di microfinanza in Indonesia, con quasi filiali. All inizio del Novecento, numerose varianti di organizzazioni creditizie e di risparmio si andarono sviluppando in America Latina. Tali istituzioni di finanza rurale, avevano come scopo quello di modernizzare il settore agricolo grazie alla raccolta di risparmio, l aumento dell investimento attraverso il credito e la riduzione delle oppressive relazioni feudali imposte dall indebitamento. Nella maggior parte dei casi, queste nuove banche per i poveri non erano controllate dai beneficiari stessi, come in Europa, bensì da agenzie governative o banche private. Con il passare degli anni questo genere di istituzioni divenne man mano sempre più inefficiente e, alle volte, addirittura corrotto 10. Il successo della microfinanza moderna si deve in gran parte allo sforzo di non ripetere, ma di 10 Andreoni, A. e Pelligra, V., Microfinanza: Dare credito alle relazioni, il Mulino, far tesoro degli errori commessi nel recente passato. Durante il ventennio governi e donatori focalizzarono le energie per diffondere il credito agricolo a favore dei piccoli agricoltori indigenti, nella speranza di migliorare la loro attività di produzione e quindi, il loro reddito. Per espandere l accesso al credito furono utilizzate istituzioni finanziarie di sviluppo governative o in alcuni casi cooperative di agricoltori, che venivano fortemente sussidiate, in modo da operare con tassi di interesse inferiori a quelli di mercato e compensarle, allo stesso tempo, per l entrata in mercati considerati rischiosi ed onerosi. Questi schemi di sussidio, raramente ebbero esito positivo. Le banche di sviluppo rurale, applicando tassi di interesse sussidiati, non erano infatti in grado di coprire i costi. Nelle Filippine, ad esempio, si applicava un massimale di interesse pari al 16%, mentre l inflazione si attestava intorno al 20% annuale. I tassi di rimborso dei crediti da parte dei clienti erano inoltre ridotti, dato che i crediti venivano considerati alla stregua di donazioni da parte del governo piuttosto che di prestiti da rimborsare. In conseguenza di ciò, il capitale di queste istituzioni andò via via erodendosi, e in alcuni casi arrivò a completo esaurimento. Cosa ancor più grave, questi finanziamenti non sempre servivano i poveri, ma finivano nelle tasche delle persone più influenti e degli agricoltori più abbienti. Nelle Filippine, a questo stato di cose si aggiunse il fatto che ai risparmiatori veniva riconosciuto il 6% all anno sui depositi, con una perdita secca in termini di potere di acquisto del 14%. In questo esempio specifico, lo schema di credito adottato non solo non fu sostenibile, ma peggiorò le stesse condizioni di redistribuzione del reddito poiché solo una piccola porzione di coltivatori già benestanti, ricevevano un credito a condizioni vantaggiose. Negli anni, molte critiche furono rivolte a questi programmi; essi

17 9 usavano il credito come un input addizionale della produzione agricola, anziché come strumento fungibile di intermediazione finanziaria. Il principale argomento di critica alle banche statali sussidiate risiedeva nel fatto che i sussidi non avevano migliorato in alcun modo le condizioni di vita delle fasce di popolazione più povere. Al contrario, queste banche avevano contribuito a eliminare i prestatori informali, cioè coloro ai quali i ceti più poveri si rivolgevano solitamente per chiedere prestiti. A questo si aggiunga il fatto che il tasso di interesse di mercato operava come meccanismo di razionamento: i soggetti disposti a pagare per il credito erano prevalentemente coloro che avevano progetti di valore. Ma applicando tassi di interesse sussidiati il meccanismo di razionamento veniva meno e il credito non veniva più allocato sulla base della produttività dei progetti, bensì sulla base di meri interessi politici e di condizionamenti sociali. Fu dunque in questo contesto che negli anni 70 si registrò la nascita, o meglio, la rivoluzione del microcredito. In questo periodo alcune istituzioni iniziarono a sperimentare nuove metodologie di prestito per i più poveri. Alcuni programmi in Bangladesh, Brasile e Bolivia iniziarono a prestare a donne povere, principalmente nel settore rurale ed informale. Le radici del microcredito sono dunque più diffuse di quanto normalmente si creda, ma l esempio più noto è indubbiamente quello di Muhammad Yunus e della Grameen Bank. La metodologia di credito adottata fu quella di credito di gruppo, nel quale ogni membro garantisce per il rimborso del credito di tutti gli altri. Oltre a Grameen Bank, altre iniziative pionieristiche furono ACCION International in America Latina, diffusasi poi anche negli Stati Uniti e in Africa; il Self-Employed Women s Association Bank in India, concepita come una banca appartenente a una cooperativa di donne. Si tratta di istituzioni che hanno ispirato in seguito moltissime altre esperienze nel mondo. Durante il decennio successivo, il microcredito migliorò sempre più le proprie metodologie organizzative e creditizie incrinando efficacemente quelli che erano stati sino ad allora i postulati e i pregiudizi negativi nei confronti delle tecniche finanziarie rivolte ai poveri. Innanzitutto la buona gestione di questi programmi dimostrò come i poveri, in particolar modo le donne, fossero in grado di rimborsare i prestiti anche con risultati migliori rispetto a persone più abbienti, con prestiti erogati da banche commerciali. Dimostrarono inoltre che i poveri erano disposti e in grado di pagare tassi di interesse che consentivano alle istituzioni di microfinanza (IMF) di coprire i propri costi. Le IMF che hanno raggiunto la piena sostenibilità economica sono considerate oggi un business redditizio attraendo depositi, prestiti commerciali e investimenti di capitale. Sono in grado di servire un elevato numero di clienti poveri, senza essere limitate dalla scarsità o dall incertezza delle fonti finanziarie basate sui sussidi di governi o donatori. La Bank Rakayat Indonesia (BRI) rappresenta un importante esempio di istituzione di microfinanza che tende a massimizzare l efficienza economica e la performance finanziaria. La BRI, oggi, serve più di 30 milioni di prestatari e risparmiatori a basso reddito. Gli anni 90 furono caratterizzati da un inedita attenzione nei confronti del microcredito, soprattutto tra le agenzie e i network di sviluppo internazionale, che iniziarono a considerare la microfinanza come uno strumento efficace nella lotta alla povertà. La microfinanza iniziò così ad espandersi in molti paesi. Tuttavia, i servizi offerti tendono ancor oggi a concentrarsi in zone urbane o rurali densamente popolate.

18 10 Agli inizi dello stesso decennio il termine microcredito lasciò posto al termine microfinanza, per meglio indicare l inclusione di altri servizi finanziari offerti oltre ai prestiti, come depositi, assicurazioni e trasferimento di denaro. Al fine di aumentare il numero di clienti, le IMF e i loro network hanno iniziato a mettere in atto strategie di commercializzazione, arrivando di fatto a trasformarsi in enti profit in grado di attrarre maggiori capitali e diventare così attori permanenti e forti nello scenario finanziario La microfinanza oggi La microfinanza ha raggiunto traguardi impressionanti negli ultimi trent anni. Ha dimostrato che i poveri sono non solo potenziali clienti ma anche clienti reali. Il settore è stato in grado di sviluppare un elevato numero di istituzioni forti che offrono servizi finanziari a persone indigenti e ha iniziato ad attrarre l interesse degli investitori privati. Nonostante ciò, la strada per estendere l accesso a tutti coloro che necessitano di servizi finanziari è ancora lunga. In particolare sono tre i principali ostacoli che definiscono la frontiera dei servizi finanziari per i poveri: 1. aumentare l offerta di servizi finanziari di qualità per servire un gran numero di persone (scala); 2. raggiungere persone sempre più indigenti e in zone remote (profondità); 3. diminuire i costi sia per i clienti che per i fornitori di servizi finanziari (costi). La soluzione per superare queste sfide non è semplice ma va in ogni modo ricercata attraverso l inclusione dei servizi finanziari per i poveri nel sistema finanziario tradizionale di ogni paese. Il processo di integrazione della microfinanza nel sistema finanziario sta tuttavia già avvenendo. I confini tra finanza tradizionale e sistema finanziario più ampio vanno scomparendo. Le IMF raggiungono con i loro servizi finanziari sempre più poveri, aumentando in tal modo l outreach. Le banche commerciali stanno iniziando a orientare la propria offerta verso fasce di clienti sempre più povere e in passato non contemplate dal loro target. Nonostante l estrema difficoltà nel raccogliere cifre che descrivano l ampiezza del mercato della microfinanza, è stato stimato che circa metà delle famiglie nel mondo non abbiano un conto corrente 12. Trattandosi di una media su scala mondiale, la variazione tra aree geografiche e paesi è notevole: si va da un livello inferiore all 1% di famiglie con conti correnti in Repubblica Democratica del Congo e in Afghanistan a quasi il 100% in Giappone. Se si prendono in considerazione solo i clienti che rientrano nel target della microfinanza - quindi i poveri e le persone a basso reddito - invece, si stimano circa 500 milioni di clienti attivi, rispetto a un mercato potenziale di circa 3 miliardi di persone a basso reddito. A questi dati numerici, occorre aggiungere l analisi della qualità dei servizi offerti, che non può certo definirsi elevata. Si assiste inoltre a un alta concentrazione di clienti sia sul piano geografico che istituzionale. Le banche statali, incluse le Postal Bank, gestiscono circa i ¾ di tutti i conti correnti. L 84% di tutti i conti si trovano in Asia; più della metà nelle sole India e Cina. In termini di istituzioni che offrono servizi di micro finanza, l 83% si trova in Asia, l 8% nei paesi dell area medio-orientale e nord-africana (MENA), il 4% in Africa Sub-Sahariana, il 3% in Europa e Asia Centrale, e il 2% in America Latina. 11 Helms, B., Access for All, CGAP, Financial Access 2010, CGAP.

19 Singoli paesi all interno delle varie regioni mostrano divergenti modelli di crescita. Paesi con economie emergenti come India, Brasile e Sudafrica, costituiranno, con ogni probabilità, un terreno fertile per testare nuove metodologie per raggiungere un elevato numero di poveri. Si tratta di economie caratterizzate da vaste infrastrutture (finanziarie e non) e con maggiori opportunità in termini tecnologici. Gli investitori privati premono per entrare nel mercato. Ad esempio, ICICI Bank sta aprendo in aree rurali più di 2,000 punti dotati di accesso ad internet che forniranno alcuni servizi finanziari via web sul territorio indiano; o Caixa Bank, che sta estendendo i servizi offerti attraverso 14,000 piccoli centri, supermercati, e fornitori locali in Brasile. Alcuni esperti pensano che questi paesi implementeranno direttamente un approccio commerciale su vasta scala raggiungendo milioni di poveri. Paesi come Bolivia, Uganda e Bangladesh, per contro, probabilmente saranno caratterizzati da un altro tipo di crescita del settore. La microfinanza in questi paesi si è già molto sviluppata e presenta persino elevati livelli di saturazione per alcuni tipi di istituzioni e per certi segmenti del mercato. Nonostante ciò, parti rilevanti della popolazione non hanno ancora accesso ai servizi finanziari, soprattutto nelle aree rurali. E probabile che i mercati della microfinanza di questi paesi non crescano al livello delle economie più grandi, ma la loro storia di innovazione potrebbe portare allo sviluppo di nuove tecniche in grado di raggiungere i più poveri e le aree più remote. Altri paesi invece si trovano all inizio della curva di crescita e di conoscenza del settore. Questi paesi, in particolare quelli che si trovano in situazioni di post-conflitto - soprattutto in Africa e in Medio Oriente - potranno beneficiare degli sviluppi raggiunti in altri paesi ed evitare la ripetizione di errori già commessi. 11

20 12 2. STRUMENTI E MODELLI D INTERVENTO 2.1 Il target La diffusione a livello planetario della microfinanza, la conseguente varietà di contesti in cui essa opera e la progressiva sofisticazione dell offerta tendente ad una segmentazione sempre più raffinata del mercato di riferimento, costituiscono degli elementi che riducono la possibilità di fornire una definizione omnicomprensiva del cliente tipo dell industria della microfinanza. In prima approssimazione si può affermare che oggi la microfinanza si rivolge a quelle fasce di popolazione che - seppur economicamente attive - non dispongono di un adeguato accesso a servizi finanziari in grado di migliorarne le condizioni di vita 13. In base a tale definizione il mandato fondamentale affidato alla microfinanza è duplice. In primo luogo, essa non elegge più come target privilegiato la microimpresa. A differenza di quanto avveniva nei decenni precedenti, oggi si è compreso che non tutti i poveri hanno una vocazione imprenditoriale; cionondimeno esprimono bisogni complessi in ambito finanziario che non si esauriscono nel credito per l avvio o lo sviluppo di un attività economica. In secondo luogo, la microfinanza ha assunto un importante ruolo di sviluppo anche verso soggetti che non appartengono a fasce di popolazione particolarmente povere 14 e che tuttavia sono esposte a esclusione da parte del mercato finanziario e per tale ragione non possono partecipare appieno alla vita economica e sociale all interno della comunità di riferimento. Nell ambito della finanza per lo sviluppo si è 13 Brigit Helms, Acccess for All. Building inclusive financial systems, CGAP, 2006, pg Hege Gulli, Microfinance and poverty, Microfinance Unit IADB, 1998, pg. 5 quindi elaborato un progressivo superamento della nozione di microcredito, che coincideva con il prestito ai poveri come strumento privilegiato di emancipazione economica e sociale, per passare al più complesso concetto di microfinanza, categoria all interno della quale rientrano oltre che il prestito per l impresa anche i crediti per finalità sociali, per la casa, il risparmio, i servizi assicurativi, i servizi di gestione delle transazioni finanziarie (money transfer internazionale e locale e branchless banking), il migrant banking e i programmi di inclusione bancaria. A ognuna delle citate categorie corrisponde un cliente tipo differente, con profilo socio-economico e bisogni diversi (TAB. 1). Sembra in ogni caso dimostrato dalla prassi che generalmente la microfinanza non si rivolga ai cosiddetti più poveri tra i poveri o a soggetti che versano in condizioni di povertà estrema quanto piuttosto a fasce di popolazione che economicamente possono essere collocate a cavallo della soglia di povertà, fissata dalla Banca Mondiale a 1,25 dollari statunitensi al giorno 15. TAB. 1: Livello di povertà dei clienti di alcune IMF CARD (Filippine) UWFT (uganda) 4 programmi (Bolivia) BRAC (Bangladesh) Indigenti Trascurabili Trascurabili Trascurabili Trascurabili Estremamente Alcuni Pochi Quasi 40% Poveri nessuno Moderatamente Molti Molti Molti 35% Poveri Vulnerabili non poveri Alcuni Molti molti 25% Fonte: Microfinance and risk management: A client perspective In altre parole la microfinanza oggi assume un ruolo essenziale all interno del mercato 15 Focus CGAP, n : Microfinance and risk management: a client perspective, pg. 2

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