Nuove modalità di dialogo banca-impresa: il ruolo degli asset familiari CARMEN GALLUCCI - GABRIELLA NAVE -

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1 Nuove modalità di dialogo banca-impresa: il ruolo degli asset familiari CARMEN GALLUCCI - GABRIELLA NAVE - ROSALIA SANTULLI LA FILANTROPIA INFLUENZA LE SCELTE DEGLI INDIVIDUI? CONSIDERAZIONI ALLA LUCE DI UN ESPERIMENTO DI ULTIMATUM GAME MARIO TESTA - ANTONIO D AMATO UN MODELLO DI SIMULAZIONE PER LA QUANTIFICAZIONE DEI BENEFICI DELLA FIDUCIA NELLE SUPPLY CHAIN DISTRETTUALI ANTONIO CAPALDO - ILARIA GIANNOCCARO La genesi dei sistemi territoriali vitali. L Accordo di Reciprocità Piana del Sele-Paestum MARCO PELLICANO - MARIA V. CIASULLO - GIULIA MONETTA Il contributo dei certificati bianchi al miglioramento dell efficienza energetica in italia STEFANIA SUPINO - ORNELLA MALANDRINO - DANIELA SICA Capacità di innovazione, clima organizzativo e distanza culturale: un analisi esplorativa nel contesto dell industria farmaceutica bice della piana - enrica vivacqua

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3 RIVISTA SEMESTRALE Anno XX, Numero 1 Giugno 2012 Reg. Trib. Salerno n. 875 del 3/11/1993 Sped. abb. post., art. 2, Comma 20D, Legge 662/96 Distribuzione La rivista è distribuita attraverso il circuito Guida Librerie: Guida Port Alba Via Port Alba, 20/23 Napoli Guida Merliani Via Merliani, 118/120 Napoli Guida Avellino C.so V. Emanuele, 101 Avellino Guida Benevento Via Francesco Flora, 13/15 - Benevento Guida Caserta Via dei Caduti sul lavoro, 29/33 Caserta Guida Ariano Irpino C.so Europa, 28 Avellino Guida Capua C.so Gran Priorato di Malta, 25 - Caserta Guida Francavilla sul Sinni Via Giovanni XXIII, 2/4 Potenza Guida Ischia Via Antonio Sogliuzzo Porto D Ischia (Na) Guida Nola Vico Duomo, 19 Nola (Na) Guida San Domenico P.zza S. Domenico Maggiore, 14/15 Napoli Guida Bibliotè Via Lucio Gallo, 13 Frosinone Abbonamenti Il prezzo di abbonamento alla rivista è di 10,00 se individuale, di 40,00 se ordinario (Enti e Istituzioni). Il pagamento dell abbonamento deve essere effettuato con bollettino di c.c.p. n intestato a Arti Grafiche Boccia Spa - Via Tiberio Claudio Felice, Salerno. Direttore responsabile Vincenzo Carrella Direttore Scientifico Gerardo Metallo Università degli Studi di Salerno Comitato scientifico Aguiari Roberto Università di Roma Tre Sergio Barile Roma La Sapienza Maria del Pilar Muñoz Dueñas Universidad de Vigo Irene Pison Fernandez Universidad de Vigo William Forte Università degli Studi di Salerno Gaetano Maria Golinelli Roma La Sapienza Emanuele Invernizzi Università IULM - Milano Piero Mastroberardino Foggia Philip J. Kitchen The Business School - Hull University - U.K. Alberto Pastore Università degli Studi La Sapienza Maria Proto Università degli Studi di Salerno Marco Pellicano Università degli Studi di Salerno Paolo Ricci Università degli Studi del Sannio - Benevento Sergio Sciarellli Napoli Federico II Pierpaolo Singer Salerno Paolo Polcini Tartaglia Università degli Studi di Salerno Aurelio Tommasetti Salerno Daniela Venanzi Università degli Studi Roma Tre Comitato editoriale Francesco Calza Napoli Parthenope Maria Teresa Cuomo Università degli Studi Salerno Angelo Di Gregorio Milano - Bicocca Carmen Gallucci Salerno Vittoria Marino Università degli Studi di Salerno Gerardo Metallo Salerno Tonino Pencarelli Urbino Alfonso Siano Salerno Responsabile di Redazione Carmen Gallucci Salerno

4 ESPERIENZE D IMPRESA 1/ NUOVE MODALITÀ DI DIALOGO BANCA-IMPRESA: IL RUOLO DEGLI ASSET FAMILIARI * CARMEN GALLUCCI PROFESSORE ASSOCIATO DI FINANZA AZIENDALE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO GABRIELLA NAVE PHD STUDENT IN MARKETING E COMUNICAZIONE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO ROSALIA SANTULLI PHD STUDENT IN MARKETING E COMUNICAZIONE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO Sommario: 1. Premessa; 2. Le scelte finanziarie delle imprese familiari; 3. L evoluzione della relazione impresa familiare-sistema creditizio; 4. Il valore delle imprese familiari nella prospettiva degli intermediari finanziari; 5. La comunicazione economicofinanziaria per la valorizzazione dei family asset; 6. Conclusioni. ABSTRACT In light of the numerous legislative measures that, over time, have affected the banking sector with obvious implications on the relationship with the firms, this paper intends to propose some reflections on the connection between banks and family businesses. This type of firms, preferring the bank borrowing, cannot ignore new ways of dialogue to establish with banking system, which give an increasingly weight to intangible asset. Therefore this paper aims to highlight what are the family asset and how these have to be communicated to strengthen the relationship with the bank. KEY WORDS Family business leverage relationship lending family asset family risk. 1. Premessa Negli ultimi anni si sta assistendo alla transizione da un modello economico-finanziario basato sull attività bancaria ad un processo che pone al centro dei meccanismi di finanziamento-investimento il mercato. È, infatti, sempre maggiore l interesse mostrato dalle imprese nei confronti * Il lavoro, benché frutto di riflessioni comuni agli Aut ori, può essere così attribuito: il paragrafo 2 a Gabriella Nave, i paragrafi 3 e 4 a Carmen Gallucci, il paragrafo 5 a Rosalia Santulli. La premessa e le conclusioni sono comuni agli Autori.

5 6 CARMEN ESPERIENZE D IMPRESA 1/2012 GALLUCCI -GABRIELLA NAVE -ROSALIA SANTULLI del mercato dei capitali e degli strumenti in esso negoziati, frutto della consapevolezza acquisita dalle stesse riguardo alla necessità di ricorrere ad un canale diretto nel reperimento di risorse, della diffusione di strumenti e meccanismi innovativi, e soprattutto dei numerosi interventi legislativi finalizzati ad una regolamentazione omogenea dell intero sistema. All interno di questi sistemi economico-finanziari open market, fondati cioè prevalentemente sui circuiti diretti, le imprese possono reperire capitali sia a titolo di rischio sia col vincolo del debito, senza l intermediazione di operatori finanziari (Oriani, 1999). Tale pratica risulta ampiamente diffusa nei Paesi anglosassoni, dove i mercati finanziari sono in grado di sostenere i meccanismi di domanda e di offerta di capitali e di garantire il finanziamento del settore produttivo minimizzando i costi dell intermediazione (Kregel, 1996), diversamente da altri contesti socio-economici, tra cui l Italia. Nel nostro Paese, infatti, prevale ancora un sistema negoziated loan market (Valentinuz, 2000), all interno del quale l acquisizione e l erogazione di capitali sono svolte principalmente da intermediari di estrazione bancaria, che talvolta rappresentano gli unici interlocutori. Tale scelta, se è vero che preclude alle imprese la possibilità di accedere al mercato finanziario, permette loro, grazie alla presenza di un intermediario, di costruire un rapporto personale all interno del quale le condizioni contrattuali possono essere di volta in volta modificate a seconda delle circostanze e delle esigenze degli operatori (Demattè et al., 1993), a differenza delle transazioni impersonali che avvengono nei circuiti finanziari diretti. In Italia, la diffusione di un circuito finanziario bancocentrico è riconducibile agli interventi in materia di legislazione tributaria, che hanno contribuito ad incrementare il ricorso delle imprese al credito bancario, ma soprattutto alla struttura e alla cultura tipicamente familiare che contraddistingue il nostro tessuto imprenditoriale. Alla luce di quanto sin qui esposto e in considerazione anche dei numerosi interventi legislativi che hanno trasformato il settore bancario, sia sul piano del riassetto proprietario e operativo, sia sul piano della gestione del rischio che, con l avvicendarsi degli Accordi di Basilea, spinge sempre più verso una maggiore attenzione e ponderazione degli asset intangibili, il presente lavoro intende proporre alcune riflessioni sul rapporto banca-imprese familiari. Quest ultime, contraddistinte da risorse firm e family specific, non possono trascurare di instaurare con il sistema bancario nuove modalità di dialogo meglio in grado di enfatizzarle, al fine di rafforzare la relazione con tale sistema e ridurre quell asimmetria informativa, generatrice di maggiori costi e, quindi, causa di distruzione di valore.

6 ESPERIENZE D IMPRESA 1/ NUOVE MODALITÀ DI DIALOGO BANCA-IMPRESA: IL RUOLO DEGLI ASSET FAMILIARI 2. Le scelte finanziarie delle imprese familiari Le imprese familiari rivestono, tanto nelle economie avanzate, quanto nei Paesi in via di sviluppo, una posizione di primario rilievo 1. Esse rappresentano, infatti, circa il 70% delle imprese mondiali (Family Firm Institute) e il 60% di quelle europee. In Italia, in particolare, il capitalismo familiare 2 si attesta intorno all 82% (Family Business International Monitor, 2008), contribuendo in maniera rilevante alla crescita del PIL e alla creazione di nuovi posti di lavoro (AUB, 2011) 3. La letteratura manageriale italiana (Gnan e Montemerlo, 2008; Corbetta e Montemerlo, 2009; Montemerlo, 2009; Tardivo e Cugno, 2011), riconoscendo nel family business l essenza del tessuto imprenditoriale del nostro Paese, nel tempo, ha delineato alcuni suoi tratti distintivi. L elemento che più di ogni altro è risultato contraddistinguerle e differenziarle dalle non-family è rappresentato dall interazione tra il sistema famiglia e il sistema impresa, sintetizzato nel concetto di family involvement (Montemerlo, 2009; Corbetta, 2010), che si sostanzia nella presenza dei membri della famiglia nella proprietà e nel governo dell impresa (Structure-based Approach), nonché nella capacità degli stessi di influenzare obiettivi e decisioni di lungo periodo (Intention-based Approach) (Litz, 1995; Weasthead, 1997). Tale caratteristica è foriera di una serie di vantaggi riconducibili ad una maggiore flessibilità aziendale, derivante dalle elevate capacità di adattamento che contraddistinguono la gestione; alla predisposizione a creare un humus fertile per la nascita e lo sviluppo di rapporti interpersonali; ad uno spiccato orientamento ad attirare risorse fondamentali sia umane che materiali (Del Giudice, 2011); e ad un elevata autonomia decisionale, legata alla scarsa apertura del capitale a terzi soggetti esterni alla famiglia e alla tendenza all autofinanziamento (Bracci, 2007). Relativamente a quest ultimo punto è, infatti, noto che le imprese familiari manifestino una spiccata avversione alla perdita del controllo aziendale (Berger e Udell 1998; Miglietta, 2009) e per questo privilegino, nella composizione della struttura finanziaria, elemento tanto propulsivo quanto depressivo delle potenzialità di sviluppo del business (D Amato, 2009), il ricorso al reinvestimento degli utili non distribuiti. Tale scelta, resa possibile dalle ridotte dimensioni che generalmente contraddistinguono le imprese familiari 4, consente loro di godere di una certa indipendenza economica e di una maggiore libertà di azione, in quanto esenti da pressioni esterne derivanti dal mercato azionario (Bracci, 2007). Tale autonomia può talvolta rivelarsi uno svantaggio, allorquando il patrimonio familiare risulti insufficiente a supportare la crescita e lo sviluppo del-

7 8 CARMEN ESPERIENZE D IMPRESA 1/2012 GALLUCCI -GABRIELLA NAVE -ROSALIA SANTULLI l impresa di famiglia ed emerga, quindi, la necessità di reperire ulteriori fonti di finanziamento. In tale circostanza, l utilizzo del capitale di rischio è limitato 5 (Gualandri e Schwizer, 2008) a causa, da un lato, della miopia che caratterizza i possibili investitori, portati a misurare il grado di affidabilità di un azienda quasi esclusivamente in funzione delle sue disponibilità patrimoniali e reddituali, tralasciando le reali opportunità imprenditoriali; dall altro, di una reticenza mostrata dal capitalismo familiare all apertura verso l esterno. Pertanto, le imprese familiari scelgono prevalentemente di fronteggiare le problematiche e le necessità di carattere finanziario aumentando l esposizione debitoria. La voce debiti rappresenta, infatti, circa il 50% del passivo ed è prevalentemente indirizzato verso il sistema bancario (Preda, 2011). Risulta, inoltre, sbilanciato verso il breve termine e frazionato in una pluralità di rapporti bancari; la quota a medio termine privilegia invece la forma del mutuo, rendendo marginale il ruolo dei prestiti obbligazionari (Miglietta, 2009). Si assiste così al prevalere di un modello di proprietà chiusa in cui il patrimonio dell imprenditore si fonde con quello dell impresa e la struttura finanziaria diventa uno strumento utilizzato dalla famiglia per garantirsi il controllo su un insieme esteso di attività (Marseguerra, 2004). Di fronte ai propri bisogni finanziari, sembrerebbe quindi che le imprese familiari seguano un ordine gerarchico (Pecking Order Theory) riconducibile all esistenza di asimmetrie informative (Ang, 1991; Watson e Wilson, 2002; Hall et al., 2004; Miglietta, 2009). Esse, infatti, nel perseguire la struttura finanziaria ottimale, si affidano ad uno schema gerarchico ben preciso, privilegiando il finanziamento interno e optando per il finanziamento esterno solo laddove necessario, ricorrendo dapprima al debito e solo in ultima istanza all emissione di azioni (Domenichelli, 2008). È chiaro che l adozione della teoria dell ordine di scelta nell individuazione delle fonti di finanziamento, da parte delle imprese familiari, non comporta l esistenza di una combinazione ottimale tra debito e capitale netto, ma è meglio spiegata dalla volontà della famiglia di mantenere il controllo e la flessibilità dell azienda. Le imprese familiari, infatti, sperimentando più elevati costi transazionali e comportamentali nell aumentare l equity esterna, mostrano un avversione all apporto di capitali provenienti dall esterno, derivante anche dal timore di cadere in un acquisizione ostile. In conclusione, l evidenza suggerisce che le imprese familiari italiane risultano sottocapitalizzate e indebitate prevalentemente verso il sistema creditizio 6 e privilegiano fonti di finanziamento tradizionali che coinvolgono il patrimonio familiare in termini di garanzie reali.

8 ESPERIENZE D IMPRESA 1/ NUOVE MODALITÀ DI DIALOGO BANCA-IMPRESA: IL RUOLO DEGLI ASSET FAMILIARI 3. L evoluzione della relazione impresa familiare-sistema creditizio Le imprese familiari, tendenzialmente chiuse al capitale di rischio, trovano, quindi, da sempre nel sistema bancario la principale fonte di finanziamento. Il loro rapporto con il mercato creditizio è stato tradizionalmente caratterizzato da relazioni di credito frammentate, secondo un modello in cui era assente la banca di riferimento. La relazione esclusiva con una o due banche rappresentava, infatti, negli anni passati un fenomeno alquanto raro 7 : più spesso l impresa preferiva ricorrere al multiaffidamento (Ruozi, 1997), fenomeno caratterizzato dall instaurarsi di un legame con più banche. Tale pratica era motivata, da un lato, dalla necessità espressa dalle imprese di ottenere maggior credito, dall altro, dalla decisione delle banche di costruire un attivo diversificato al fine di limitare il rischio specifico di controparte: il multiaffidamento poteva, cioè, risultare la soluzione migliore per finanziare un maggior numero di progetti e raggiungere un maggior grado di diversificazione. Naturale conseguenza di tale prassi è stata la diffusione di modelli transazionali, concentrati sulla economicità della singola relazione, secondo una logica di mercato, piuttosto che sulla creazione di una relazione intensa con l impresa (Boot e Thakor, 2000); nonché l instaurarsi di legami deboli e frammentati tra banche e imprese, che si traducevano in una parcellizzazione della relazione (De Cecco e Ferri, 1994) e nella difficoltà evidente per gli istituti di credito di beneficiare di vantaggi informativi nei rapporti con i clienti. La diffusione del modello del transactional-banking (Detragiache et al., 2000; Belcredi, 2001) è stato, inoltre, agevolato dalla particolare configurazione che ha caratterizzato il mercato del credito italiano fino agli anni 90: altamente frammentato e dominato dalla proprietà pubblica, nella concezione dell attività creditizia come pubblico servizio (Pace, 2009). Il processo di privatizzazione ha investito, infatti, il settore bancario solo a partire dagli inizi degli anni Novanta, attraverso l emanazione della nuova legge bancaria che ha sancito la natura d impresa dell attività bancaria e il principio della despecializzazione (Castaldi, 1997), consentendo alle banche di addentrarsi in nuovi orizzonti operativi e di effettuare operazioni considerate in passato proibite a causa, per l appunto, della specializzazione, rendendole competitive rispetto agli intermediari stranieri (Mottura, 1986). In quegli anni si avvertiva, infatti, la necessità di una riforma dell intero quadro normativo in materia creditizia, fermo alla legge bancaria del 1936, che avrebbe dovuto facilitare un cambiamento del modello di relazione tra banche e imprese (Campanella, 2011). Le riforme legislative, introdotte alla fine degli anni Novanta, sono sembrate andare in quella direzione,

9 10 CARMEN ESPERIENZE D IMPRESA 1/2012 GALLUCCI -GABRIELLA NAVE -ROSALIA SANTULLI comportando una profonda trasformazione della struttura creditizia e finanziaria (Rossi e Tarantola Ronchi, 1998): diffusione delle piccole banche sui mercati locali del credito, come conseguenza della rimozione di vincoli alla costituzione di nuove banche; concentrazione delle grandi banche in gruppi di rilevanti dimensioni. Il processo di diffusione e concentrazione del sistema creditizio è stato, inoltre, accompagnato dall evolversi della regolamentazione inerente la stabilità del sistema bancario, nell ambito della quale un ruolo di rilievo hanno assunto gli Accordi di Basilea, finalizzati ad offrire una disciplina unitaria al sistema creditizio a livello internazionale. A partire da Basilea I, che già nel 1988 aveva sancito l introduzione di un meccanismo di collegamento tra patrimonio della banca e rischio presente nella sua attività, per la tutela dell istituto, dei risparmiatori e del sistema finanziario nel suo complesso, il Comitato ha poi cercato, nel tempo, di regolamentare l attività delle banche con conseguenti riflessi nei rapporti delle stesse con le imprese. In particolare, con l Accordo di Basilea II, che superava un evidente limite del precedente accordo, sintetizzabile nella presenza di un sistema di ponderazioni equivalenti per tutte le esposizioni della banca, si è palesata un opportunità di rinnovo e miglioramento del sistema bancario fondata sull ampliamento delle relazioni tra banche e imprese. Basilea II ha spinto, infatti, le banche a dedicare più attenzione ai meccanismi di valutazione e gestione dei rischi e ad adottare sofisticati sistemi per la selezione dei crediti e la determinazione dei tassi di interesse coerenti con il profilo di rischio dei prestatori di fondi. Ha introdotto, inoltre, due approcci differenti per la determinazione del rischio di credito: il New Standardized Approach, basato su rating esterni e su tecniche di mitigazione dei rischi attraverso una più articolata struttura di ponderazioni; e gli Internal Ratings-Based Approaches (IRBA), basati sulle valutazioni quantitative e qualitative del rischio, sviluppate internamente dalle singole banche. L istituzionalizzazione di quest ultimo è stata ribadita anche in Basilea III, nel legiferare ulteriormente il rapporto tra banche e imprese. Gli accordi, pur rivolgendosi alle banche, in qualità di soggetti passivi, indirettamente hanno investito e investono tuttora le imprese, in quanto sempre più orientati a premiare quelle più meritevoli. Ciò pone le imprese dinanzi alla consapevolezza di essere sottoposte ad un giudizio di merito creditizio che non dipende più solo dall intimità della singola relazione di mercato, bensì dal rigore di un processo valutativo alla base del calcolo del capitale di vigilanza (Caselli, 2005). In tale prospettiva, le imprese familiari hanno dinanzi a sé l onere di costruire e sviluppare competenze finanziarie sia in termini di pianificazione

10 ESPERIENZE D IMPRESA 1/ NUOVE MODALITÀ DI DIALOGO BANCA-IMPRESA: IL RUOLO DEGLI ASSET FAMILIARI e controllo, che di comunicazione. Mentre le prime determinano le condizioni oggettive (patrimoniali, monetarie e reddituali), sulla cui base viene assegnato il rating da parte degli intermediari finanziari, le seconde influenzano il processo di conoscenza del valutatore, contribuendo a ridurre la probabilità che le percezioni di quest ultimo siano significativamente diverse dalla realtà (D Amato, 2009). La corretta rappresentazione dell attivo e del passivo nei bilanci e la netta separazione tra il patrimonio familiare e quello aziendale costituirebbero, ad esempio, strumenti utili alle imprese per un efficace comunicazione economico-finanziaria, oltreché due aspetti rilevanti che le norme dell Accordo richiedono necessariamente (Di Mascio, 2007). Disporre, inoltre, di sistemi di rating volontari, rappresenterebbe un vantaggio ulteriore nel dialogo con le banche, a patto, però, che le imprese si assicurino che le analisi degli istituti di credito non si arrestino esclusivamente ai flussi informativi desumibili dai dati quantitativi, ma indaghino anche gli aspetti qualitativi, meglio esprimibili attraverso la costruzione di una relazione diretta. Ciò sembra risultare più semplice nel rapporto con gli istituti di minori dimensioni che hanno preferito non adottare modelli di rating basati sull analisi di hard information, optando per modelli standard, meno evoluti e costosi, che lasciano un maggiore spazio alla valutazione degli aspetti qualitativi del merito creditizio, ossia di quei fattori che rendono i family business più competitivi (Campanella, 2011). Le banche locali, infatti, nate dal processo di diffusione del sistema creditizio, avendo un centro decisionale più prossimo alle piccole imprese locali, utilizzano informazioni qualitative raccolte mediante contatti diretti (soft information), a differenza delle banche di rilevanti dimensioni 8. Esse, difatti, adottano un approccio relazionale (relationship lending) fondato su frequenti e intensi rapporti con le imprese, consolidando una conoscenza personale e di lungo periodo (Bhattacharya e Thakor, 1993; Berger e Udell, 1994; Boot, 2000; Boot e Thakor, 2000; Yafeh e Yosha, 2001; Ongena e Smith, 2001; Elsas, 2005). Gli Accordi hanno, inoltre, trasformato il rapporto delle imprese familiari con gli istituti di credito, spingendole a ridurre la multibancarizzazione e ad accrescere la propensione all investimento, e spronandole a chiedere alle banche servizi sempre più mirati alle loro specifiche esigenze (Di Mascio, 2007); le banche, di risposta, si sono attivate per soddisfare tali richieste attraverso l offerta di servizi innovativi di corporate/private e investment banking. Inoltre, nella volontà di costruire un percorso di fidelizzazione di medio/lungo termine, propongono alle famiglie imprenditoriali offerte composite, anche attraverso la realizzazione di strutture dedicate, quali i family office, in grado di rispondere a tutte le esigenze

11 12 CARMEN ESPERIENZE D IMPRESA 1/2012 GALLUCCI -GABRIELLA NAVE -ROSALIA SANTULLI derivanti dalla trinomia impresa-famiglia-patrimonio (Tardivo e Cugno, 2011). Al fine di distinguersi in un mercato in cui l offerta di prodotti e servizi bancari viene percepita come indifferenziata e sposando una prospettiva relationship lending, alcune banche 9, nel concreto, si sono attivate nella formazione di professionisti e nell implementazione di progetti interamente dedicati ai family business, sottolineando la rilevanza che questa particolare tipologia d impresa ha per gli istituti creditizi. 4. Il valore delle imprese familiari nella prospettiva degli intermediari finanziari La valutazione da parte degli intermediari finanziari sull abilità delle imprese familiari a creare valore per le differenti entità sistemiche rilevanti, nonché sulla loro capacità di sopravvivere nel tempo, non può prescindere da un indagine approfondita delle condizioni di validità della coordinazione economica in atto, nel dinamico comporsi di aspetti strutturali e sistemico-relazionali. Orbene, è chiaro che tali riflessioni dovranno interessare, da un lato, la struttura operativa dell impresa quale insieme di capacità di base (materiali, immateriali, tecniche, umane e finanziarie) e, dall altro, l abilità dell organo di governo a guidare il sistema verso posizioni di vantaggio competitivo, definendo, in tal senso, regioni più o meno ampie di creazione di valore. In vista di tale obiettivo di conoscenza, risultano indispensabili attente e precise analisi e misurazioni di tali potenzialità. Di conseguenza, ragionevole punto di partenza è certamente la definizione del concetto di validità, prima ancora che di affidabilità, del sistema, essendo la prima condizione necessaria alla sussistenza della seconda 10. Quando si parla di validità di un sistema, sembra evidente il riferimento implicito ad un obiettivo, verso cui il sistema stesso è diretto; è proprio in relazione alla capacità e al grado di raggiungimento di tale obiettivo, che diventa possibile esprimere un giudizio sulla validità dell impresa e, coerentemente, sulla bontà del progetto imprenditoriale. In tal senso, nell ottica dell impresa, è facile ed inevitabile rilevare come, da un lato, l obiettivo cui essa tende è l adeguata soddisfazione delle attese provenienti dai diversi sovrasistemi di riferimento, affinché risultino elevate le sue possibilità di sopravvivenza; e, dall altro, che la validità della formula imprenditoriale sia esplicitata nel grado di raggiungimento di tale obiettivo, il tutto in condizioni di durevole equilibrio economico, finanziario ed organizzativo. Si intuisce, dunque, che le dimensioni fondamentali della validità, per la valutazione dei percorsi di sopravvivenza dell impresa, sono l efficacia e

12 ESPERIENZE D IMPRESA 1/ NUOVE MODALITÀ DI DIALOGO BANCA-IMPRESA: IL RUOLO DEGLI ASSET FAMILIARI l efficienza, sintesi evidente delle condizioni esterne e interne di operatività. La valutazione della validità dell iniziativa varia a seconda dei singoli interlocutori ed è conseguentemente apprezzata rispetto alle diverse aspettative di ciascuno. Nell ottica dei finanziatori a titolo di credito, in particolare, è chiaro che debba essere condotta rispetto all analisi della capacità del sistema di generare flussi di reddito, ossia di conseguire una massa di ricavi sostanzialmente superiore ai costi, poiché è unicamente tale dimensione, in condizioni di autonomia dell intrapresa (Airoldi et al., 1994), a garantire la remunerazione dei capitali mutuati (Amodeo, 1992). A ciò è necessario, poi, affiancare un giudizio di affidabilità, legato invece alla capacità dell iniziativa imprenditoriale di produrre flussi di cassa positivi, in grado di remunerare, nei modi e nei tempi negoziati, i diversi finanziatori. L affidabilità del sistema è, quindi, misurata in relazione alle possibilità che l impresa ha di garantire l adempimento degli impegni assunti verso i differenti interlocutori, in modo conforme alle attese manifestate. Nello specifico, in ottica finanziaria, essa fa riferimento precisamente alla capacità dell impresa di disporre di risorse monetarie (o assimilabili), in grado di garantire che le obbligazioni sociali siano onorate nelle modalità fissate. Per la stima delle condizioni di validità e di affidabilità, le banche si concentrano sull analisi di informazioni quantitative e, quindi, di dati storici 11 e previsionali 12. Nella pronuncia del giudizio di affidabilità, l analisi non può, tuttavia, essere limitata esclusivamente ad esse, essendo tale costrutto il portato di molteplici aspetti non solo economici, ma anche relazionali che impongono alle banche di valutare anche aspetti qualitativi. Fra le informazioni qualitative, assumono maggiore importanza quelle relative al modello di governance, all organizzazione interna, alla gestione del personale e alle eventuali certificazioni conseguite (Gatti, 2009). Il focus delle analisi da parte degli intermediari finanziari si sposta, dunque, su elementi intangibili che, molto spesso, meglio spiegano il valore delle imprese familiari. È opinione consolidata, infatti, che il valore non risieda nei beni materiali, ma nella loro combinazione e interazione, determinata dalle risorse immateriali firm specific, in grado di generare il vantaggio competitivo durevole dell impresa (Barontini e Caprio, 2006). Tale assunto è tanto più rilevante nelle imprese familiari, dove le risorse firm specific si combinano a risorse family specific: il nome della famiglia, la sua storia, raccontata dai protagonisti del progetto imprenditoriale, il complesso di valori e tradizioni condivise, il forte radicamento sul territorio, nonché la capacità di intessere relazioni forti nel contesto in cui vive e, infine, la capacità di

13 14 CARMEN ESPERIENZE D IMPRESA 1/2012 GALLUCCI -GABRIELLA NAVE -ROSALIA SANTULLI generare e attirare risorse umane con skills riconosciute come uniche e di facilitare l accesso alle risorse finanziarie 13. Tale complesso di risorse è alla base della family reputation, in grado di determinare il ruolo di asset o liability del sistema famiglia rispetto al sistema impresa 14 e, in tal senso, capace di influenzare l affidabilità di quest ultimo agli occhi di finanziatori e investitori. Il giudizio di affidabilità di un impresa familiare è, quindi, strettamente interrelato alla capacità della famiglia di suscitare fiducia negli stakeholder dell impresa e, quindi, di intessere relazioni forti nel contesto in cui è radicata. Le famiglie, in generale, hanno un legame particolare con la comunità locale del territorio in cui sono nate e si sono sviluppate. Quando poi la famiglia è artefice di un progetto imprenditoriale che ha condotto al successo dell azienda e alla notorietà di quel territorio, il legame con le radici territoriali diventa parte integrante della sua identità (Corbetta, 2010) e contribuisce a dare forza e valore all azienda. Nella valutazione dell affidabilità dell impresa familiare, agli asset immateriali si aggiunge un altra peculiarità che caratterizza esclusivamente questa forma di business e che rappresenta una garanzia reale, nonché un potenziale interesse, in una prospettiva relationship lending, per l ampliamento del portafoglio attività degli intermediari creditizi: il patrimonio extra-aziendale. Ampiamente vario e complesso, esso si compone delle partecipazioni rientranti nell attivo delle aziende di famiglia, così come delle quote e delle azioni detenute dai familiari in altre società che esulano dal core business 15 dell impresa di famiglia e dei diritti da queste derivanti (Zocchi, 2004). Un peso rilevante nel patrimonio è poi da attribuire agli immobili 16, il classico bene rifugio dei family businesses, cui si aggiungono la liquidità, costituita da conti correnti ufficiali e non ufficiali, sia in Italia che all estero, e le gestioni patrimoniali intestate direttamente o effettuate da società fiduciarie. Vi sono, inoltre, le rendite da polizze assicurative sulla vita e sugli infortuni, non tanto in termini di premio corrisposto, quanto di ricavi, indennizzi e sopravvenienze attive, ricevute al verificarsi dell evento; i piani pensionistici integrativi, l eredità ricevute, i vitalizi e le luxury. A fronte di tali aspetti positivi, tangibili e intangibili, che possono rendere le imprese familiari più appetibili di altre agli occhi del mercato creditizio, non è da sottovalutare la circostanza che esse scontano rischi specifici (family risk), che si sovrappongono a quelli comuni a tutte le imprese (rischio sistemico, rischio paese, rischio operativo, rischio tecnologico e rischio specifico). Il rischio finanziario, ad esempio, derivante dalla volontà di massimizzare il benessere e la sicurezza finanziaria della famiglia piuttosto che i redditi aziendali, subordinando gli interessi dell impresa a quelli del nucleo

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