Anno XVII - novembre la RIVISTA SPECIALE

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1 Anno XVII - novembre la RIVISTA 55 SPECIALE

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3 Editoriale/Editorial Un numero speciale per raccontare l Italia che cresce Da anni diamo voce alle imprese che investono sul futuro. Euler Hermes Italia è una di loro Guardare agli ultimi cinque anni significa guardare al periodo più difficile per Michele Pignotti l economia mondiale dal dopoguerra ad oggi. Il 15 settembre del 2008, quando Lehman Brothers chiese ufficialmente l amministrazione controllata verso il fallimento, il mondo capì che l impalcatura finanziaria fino ad allora conosciuta stava per crollare e che le imprese avrebbero rischiato di rimanere soffocate dalle macerie. Pur nella difficoltà condivisa e non ancora superata, quel rischio oggi sembra scongiurato. Rispetto a questo scenario la rappresentanza illustre del panorama imprenditoriale italiano che è intervenuta su questo numero speciale de La Rivista e i tanti altri capitani d impresa che negli anni hanno affidato le loro testimonianze al nostro magazine, ci confermano che il Sistema Italia ha ancora molte energie da spendere e opportunità da cogliere. In questi cinque anni, di fronte al crollo di tutti i dati macroeconomici, tante imprese hanno saputo trovare ugualmente la via della crescita. Lo hanno fatto ristrutturando gli organigrammi aziendali, rinnovando i prodotti, mettendosi alla prova su nuovi mercati. Al loro fianco c era Euler Hermes Italia, supporto alle imprese ma impresa essa stessa, capace di superare con successo una importante rivoluzione aziendale nel periodo più difficile. Oggi, grazie a una sapiente selezione della clientela e a una revisione delle polizze, il volume dei premi è tornato ai livelli pre-crisi del E quello che più ci conforta, il tasso di retention (la fidelizzazione dei clienti) ha registrato nel 2011 il dato record del 92%, a conferma degli alti livelli di soddisfazione della clientela. La divisione per aree geografiche, avviata dalla capogruppo, ha assegnato a Euler Hermes Italia il ruolo di primo pilota nell area Mediterraneo/Africa e Medio Oriente. Un impegno ambizioso che da un lato ci ha posti al centro di un territorio ancora critico e dall altro ci ha offerto l opportunità di misurarci su mercati fertili come la Turchia, gli Emirati Arabi e il Marocco. Accettare queste sfide con la capacità di guardare e interpretare il domani è il fattore ricorrente nella storia delle imprese italiane di successo. Un fattore e un valore che continuano a segnare l attività di Euler Hermes Italia. MICHELE PIGNOTTI Head of Mediterranean Countries, Africa & Middle East - Euler Hermes A special edition to tell of an Italy continuing to grow For years we have given a voice to companies who invest in the future. Euler Hermes Italia is one of them Looking at the last five years means looking at the most difficult period for the world economy from postwar to the present day. On 15 September 2008, when Lehman Brothers officially filed for temporary receivership for bankruptcy, the world understood that the financial framework that we had known up until then was about to collapse and companies would risk remaining suffocated by the fallout. Today, despite the shared difficulties which have not yet been overcome, that risk seems to have been warded off. With regard to this scenario, the illustrious representation of the Italian entrepreneurial situation which appears in this special number of the magazine La Rivista and many other heads of companies who over the years have entrusted our magazine with their testimonies, confirm that the Italian economic system has not run out of energy and still sees many opportunities to be had. In these five years, faced with the collapse of all the macroeconomic data, many companies have nevertheless managed to find their path to growth. They have done so by restructuring their company s organization chart, renewing products, taking risks on new markets. By their side was Euler Hermes Italia, providing support for companies while being one itself, one capable of successfully bringing about an important revolution in the company in this most difficult of periods. Today, thanks to a wise client selection and a modernization of policies, the volume of premiums has returned to the pre-crisis level in What is most reassuring, is the retention rate which in 2011 registered a record percentage of 92%.The division per geographical area, set up by the parent company, assigned Euler Hermes Italy the overall charge of the Mediterranean, Africa the Middle Eastern areas. An ambitious commitment which on one hand has placed them in the middle of an area which is still on the critical list and on the other offers them the opportunity to test themselves in fertile markets such as Turkey, the United Arab Emirates and Morocco. Accepting these challenges and having the ability to look to and interpret the future, is a recurring element in the history of successful, Italian companies. An element and a value which continue to mark the work carried out by Euler Hermes Italia. 1

4 Speciale Sommario 55 novembre 2012 CUCINELLI MATALUNI REGINA Siamo in Borsa per rimanere contemporanei Nel nostro settore il made in Italy è percepito come uno status symbol. Intervista a Brunello Cucinelli, patron della Brunello Cucinelli leader nel comparto del cashmere. Luca Manzi Basta vivere di rendita. Riprendiamoci la crescita È stato un errore vendere tante imprese italiane alle multinazionali straniere. Intervista a Biagio Mataluni, Presidente della Oleifici Mataluni e di Confindustria Benevento. Giorgio Nicastro GUIDI 4 8 MORETTI POLEGATO All Italia serve uno shock di competitività Dobbiamo disinnescare le energie all interno del sistema che rimarrebbero altrimenti nel cassetto. Intervista ad Aurelio Regina, Vice Presidente di Confindustria con delega allo Sviluppo Economico. Daniele Autieri TRIPI Giovani sì, ma di talento Per vincere sui mercati internazionali e sopravvivere alla crisi bisogna innovare in modo drammatico. Intervista a Federica Guidi, Vicepresidente del Gruppo Ducati Energia. Marco Lanzi Trasformiamo la creatività in business Deve tornare il coraggio di investire. Fiero di essere italiano, ma bisogna dare dignità alle piccole e medie imprese. Intervista a Mario Moretti Polegato, patron della Geox. Francesco De Dominicis Senza innovazione si ferma il Paese I servizi ad alto valore tecnologico rendono l Italia un Paese moderno. Intervista ad Alberto Tripi, presidente del Gruppo AlmavivA. Daniele Autieri la RIVISTA Euler Hermes Italia - Una società Euler Hermes, gruppo Allianz Trimestrale di cultura di Euler Hermes Italia Registrato il con il n. 195 presso il Tribunale di Roma Spedizione in abbonamento postale 45% Art. 2 comma 20/B - Legge 662/96 Filiale di Roma Chiuso in tipografia il DIRETTORE RESPONSABILE: Antonio Di Raimondo DIRETTORE TECNICO: Paolo Carrozza COORDINAMENTO per Euler Hermes Italia Francesca Frattini EDITORE: PRC srl - via Germanico, Roma - tel fax Internet: - RICERCA ICONOGRAFICA: PRC srl TRADUZIONI a cura di Scriptum - Roma STAMPA Varigrafica Alto Lazio - Roma Foto Copertina: Archivio Interno: Archivio e Shutterstock

5 la RIVISTA Euler Hermes Italia 1 Editoriale Un numero speciale per raccontare l Italia che cresce di Michele Pignotti 4 Il personaggio - Cucinelli Siamo in Borsa per rimanere contemporanei Intervista a Brunello Cucinelli, patron della Brunello Cucinelli leader nel comparto del cashmere di Luca Manzi 8 Il personaggio - Guidi Giovani sì, ma di talento Intervista a Federica Guidi, Vicepresidente del Gruppo Ducati Energia di Marco Lanzi 12 Il personaggio - Mataluni Basta vivere di rendita. Riprendiamoci la crescita Intervista a Biagio Mataluni, Presidente della Oleifici Mataluni e di Confindustria Benevento di Giorgio Nicastro 16 Il personaggio - Moretti Polegato Trasformiamo la creatività in business Intervista a Mario Moretti Polegato, patron della Geox di Francesco De Dominicis 20 Il personaggio - Regina All Italia serve uno shock di competitività Intervista ad Aurelio Regina, Vice Presidente di Confindustria con delega allo Sviluppo Economico di Daniele Autieri 24 Il personaggio - Tripi Senza innovazione si ferma il Paese Intervista ad Alberto Tripi, presidente del Gruppo AlmavivA di Daniele Autieri 28 Report I mancati pagamenti delle imprese italiane Analisi condotta sulle regioni e sui settori del Made in Italy a cura di Euler Hermes Italia 31 Avvenimenti Andrea Misticoni nuovo Direttore Commerciale Aperte due nuove Agenzie Generali Euler Hermes Italia al Convegno ABI UN RECORD! di Giorgio Vallati 3

6 Intervista a Brunello Cucinelli, patron della Brunello Cucinelli leader nel comparto del cashmere Nel nostro settore il made in Italy è percepito come uno status symbol. di Luca Manzi Da Solomeo, un piccolo ma affascinante borgo nel cuore dell Umbria, ai monomarca di Capri e St. Moritz, Parigi e New York, Miami e Milano, il passo non è così breve. Brunello Cucinelli lo compie dal 1978, data della fondazione dell azienda, all aprile del 2012 quando si completa l operazione di quotazione in Borsa della prima azienda al mondo che ha inserito nel mercato il cashmere colorato. In questo lasso di tempo il Gruppo è cresciuto, divenendo un simbolo del made in Italy, ma soprattutto del bello e di quei valori ispirati all umanesimo sociale di cui l imprenditore umbro si è fatto portatore fin dal principio della sua esperienza aziendale. Il suo mercato è quello del lusso, una scelta che ha trasformato la Brunello Cucinelli spa in uno dei brand più esclusivi nella moda casual-chic a livello mondiale. Guardando ai risultati finanziari si scopre che la crisi economica in alcun modo ha scalfito la scalata compiuta dal Gruppo nell ultimo quinquennio. Nel 2009 i ricavi totali ammontavano a 158,1 milioni di euro, cresciuti a 203,5 milioni nel 2010 fino ai 242,6 milioni dell ultimo bilancio chiuso nel 2011.

7 la RIVISTA Euler Hermes Italia SIAMO IN BORSA per rimanere contemporanei In questo scenario, L Italia rappresenta solo il 31% del business aziendale, mentre un altro 31% dipende dall Europa, il 28% dal Nord America, il 4% dalla Cina e il 6% dal resto del mondo. Tutto questo fino alla quotazione in Borsa dell aprile scorso grazie alla quale l azienda, come dice nell intervista il suo fondatore, «attira nuovi capitali che ci consentono di rimanere contemporanei sul mercato facendo sempre nuovi investimenti, e richiamando l attenzione di nuova forza lavoro». Ha recentemente scelto per la sua azienda la strada della quotazione in Borsa e lo ha fatto in un momento finanziario non facilissimo. Che tipo di valore aggiunto avete ottenuto da questa operazione? «Mi piace pensare che non siamo proprietari delle cose, ma custodi pro-tempore di queste; se si ragiona in questo ordine di idee, quanto ci circonda non finisce con noi ma può assumere una valenza di eternità. È per questo che abbiamo deciso di entrare in Borsa, per cercare di far vive- re un po più a lungo la nostra realtà. Con l entrata in Borsa oltre ad attirare nuovi capitali che ci consentono di rimanere contemporanei sul mercato facendo sempre nuovi investimenti, si attrae parallelamente anche l attenzione di nuova forza lavoro: nuovi manager capaci di scoprire nuovi orizzonti e magari guidare la nostra azienda. Ho due figlie Camilla e Carolina che lavorano qui in azienda, ma dico sempre che un azienda non si eredita; sono libere di scegliere se vorranno proseguire in questo cammino». Lei ha riempito la sua azienda e i suoi prodotti di un forte contenuto artistico puntando molto sul concetto di bellezza. Questi valori vengono riconosciuti anche all estero quando presenta il bello del made in Italy? «Quando spesso mi trovo a viaggiare, devo dire che il ritorno che abbiamo dalle persone è stupefacente. Il made in italy in generale è percepito nel nostro settore come un vero status symbol; l italia è ancora considerata uno dei Paesi più importanti per la diffusione del concetto del bel vestire ; la nostra artigianalità, il nostro saper fare è quello che rende il nostro prodotto desiderabile ed affascinante, so- Il borgo di Solomeo Nel 2009 i ricavi del Gruppo ammontavano a 158,1 milioni di euro, cresciuti a 203,5 milioni nel 2010 fino ai 242,6 milioni dell ultimo bilancio chiuso nel

8 Speciale la RIVISTA Euler Hermes Italia prattutto per quei nuovi Paesi come la Russia e la Cina che stanno scoprendo in questo momento il lusso e che hanno la capacità di acquisto per poterlo avere. La nostra Italia è ancora credibile, noi siamo credibili; il lavoro dell Italia è credibile». L industria italiana ha una radicata ispirazione manifatturiera eppure nel mondo ci conoscono per le scarpe Tod s o Geox, i maglioni Cucinelli, gli occhiali Luxottica o i vestiti di Armani. Dovremmo puntare di più sul gusto? «Il mondo è affascinato dal nostro stile. Il vestire italiano è ancora uno status symbol. Il nostro prodotto è caratterizzato non solo da altissima qualità ed artigianalità. Ma speriamo anche da quella contemporaneità del gusto italiano che abbiamo fatto nostra. Mi piace pensare che i nostri prodotti siano unici poiché nascono dalla continua ricerca e innovazione, unite al culto della tradizione. Un lifestyle che racconta il modo italiano di vivere e di lavorare, la sua fierezza, tolleranza, dedizione, spiritualità e misticità. Una storia che affonda le sue radici nell eredità del grande artigianato, porta con sé il profumo di antichi borghi e i saperi degli artigiani, l arte e la cultura del nostro paese aperta allo spirito di rinnovamento, alla ricerca, alla creatività, alla contemporaneità. Per far questo servono mani sapienti ma anche il cuore di persone generose, orgogliose della propria origine e attaccate alla propria terra». Si dice che il mercato del lusso, dei prodotti di altissima qualità non abbia risentito della crisi economica. È un postulato confermato dai fatti? «Direi che più che il mondo del lusso in sé, sicuramente i prodotti ad altissimo contenuto di creatività, artigianalità hanno prospettive più solide sui mercati. In questo difficile momento economico, morale e civile, credo che noi stiamo in qualche maniera riprogettando l umanità. Non è escluso che la crisi economica dei nostri giorni possa avere infine conseguenze benefiche. C è qualcosa di straordinariamente attuale in sant Agostino quando, rivolgendosi a Dio, dice: O eccellentissimo, onnipotente Reggitore dell universo, Tu che ci mandi il dolore come maestro. Sono convinto, per l Italia in particolare, che ci sia un sicuro avvenire se sapremo produrre beni di grande qualità, di grande artigianalità e di grande unicità, qualità queste che appartengono alla tradizione delle nostre genti». Guardando al mondo, dove crede che ci sia la sensibilità maggiore per apprezzare i nostri prodotti e quindi dove guarda lei per continuare a crescere? «È difficile secondo me misurare la sensibilità dell animo umano, più semplice invece è capire quali siano i Paesi in questo momento che hanno maggiore capacità economica; penso ad esempio alla Grande Cina e alla Russia in cui mi è capitato di andare di recente. Oggi, in particolare i giovani, guardano con uno sguardo all Occidente: vogliono vivere come noi, ma soprattutto vogliono vestire ed avere uno stile simile al nostro». Come possiamo avere delle bellissime imprese con persone che guadagnano 980 euro? L hanno definita un imprenditore umanista. Quanto conta oggi, di fronte ad una crisi che ha messo in mostra forse troppi esempi di un capitalismo rapace, rilanciare i valori e l immagine di un imprenditorialità sana che riconosce l importanza del capitale umano? «Ho sempre avuto un sogno: quello di ridare dignità economica e morale al lavoro e nella mia personale esperienza, anche nel confronto con investitori importantissimi con cui ci siamo incontrati in questo anno molto speciale, questo modello è stato sempre ben accolto. Come possiamo avere delle bellissime imprese con persone che guadagnano 980 euro? Come possiamo pensare di fare un prodotto di altissima qualità se per primi i nostri lavoratori non possono avere una vita un po più speciale? Il capitale umano deve essere necessariamente valorizzato perché è da lì che tutto ha origine, specie in un momento storico particolare come questo in cui il nostro Paese ha bisogno di risultare credibile». Abstract Floating the company on the stock exchange so as to remain up to date with the times Interview with Brunello Cucinelli, founder of Cucinelli leader in the cashmere sector by Luca Manzi From Solomeo, a small but charming village in the heart of Umbria, to the flagship stores in Capri and St. Moritz, Paris and New York, Miami and Milano not an easy step to take. 6

9 la RIVISTA Euler Hermes Italia Speciale Brunello Cucinelli took this great leap starting in 1978, when he founded the company, to April 2012 when, as the first company in the world to introduce coloured cashmere to the market, the company went public. Over this period of time the group has grown, becoming a symbol of the made in Italy brand in the world, but above all of beauty and of values inspired by social humanism, something which the Umbrian entrepreneur has embraced right from his early days. It is a luxury market, a choice which has turned the Brunello Cucinelli into one of the most exclusive brands in the casual-chic fashion at a world level. Looking at the financial results over the latest years we discover that the economic crisis has not affected the growth of the Group in the last five years. In 2009 the total takings amounted to 158,1 million euros, rising to 203,5 million in 2010 and reaching 242,6 million in the last accounts year ending In this scenario, Italy represents only 31% of its trade, while 31% is from elsewhere in Europe, 28% from North America, 4% from China and 6% from the rest of the world. This all happened before floating the company on the stock exchange. Now because of its public status, as its founder states in the interview, «it is attracting new capital which allows us to maintain a presence in the market, to continue to make new investments and attract a new work force». You have recently chosen to float your company and you have done so in a financial period which is not exactly easy. What type of added value have you obtained from this operation? «I like to think that we are not owners of things, but temporary guardians of them; if we think in this way, what surrounds us does not end with us but instead has an eternal value. This is why we decided to float on the stock exchange market, so that it will allow us to move forward for a little longer. Going public, in addition to attracting new capital, allows us to keep up to date with the contemporary market by constantly making new investments, at the same time it attracts the attention of a new workforce: new managers who are able to discover new horizons and perhaps lead our company. I have two daughters Camilla and Carolina who work here in the company, but I have always said that you cannot inherit a company; they are free to choose if they wish to continue down this path». You have filled your company and products with strong artistic content aiming to embrace the concept of beauty. Are these values also recognized abroad when the beauty of a made in Italy product is presented? «Often when I travel, I must say that the feedback we receive from people is astonishing. The made in Italy brand in our sector is generally perceived as a real status symbol». Italian industry has manufacturing inspiration in its blood but in the rest of the world we are known for Tod s or Geox shoes, Cucinelli jumpers, Luxottica glasses and Armani clothes. Should we be focusing more on taste? «I like to think that our products are unique as they come from the combination of constant research and innovation with culture and tradition. A lifestyle which tells the story of the Italian way of living and working, its pride, tolerance, dedication, spirituality and mysticism. A story which is deeply rooted in the heritage of great craftsmanship and brings with it the scent of old towns and the knowledge of the artisans, the art and culture of our country which is open to the spirit of change, research, creativity, modernity. To do this we need knowledgeable hands but also the heart of generous people who are proud of their origin and attached to their land». It is said that the luxury market, products of extremely high quality have not been affected by the economic crisis. Is this hypothesis confirmed by the facts? «I would say that rather than the world of luxury itself, certainly the chances of success for products which have an extremely high quality of creativity, craftsmanship are more likely to make a deeper impression on the market. In this difficult economic, moral and civil period, I believe that in some way we are redesigning humanity. One cannot rule out the possibility that this economic crisis could eventually have beneficial consequences. There is something extraordinarily topical in the story of St Augustine when, turning to God, he says: O most wonderful, all powerful ruler of the universe, You send us pain to be our teacher. I am convinced, in particular for Italy, that the future ahead is secure if we are capable of producing high quality goods with high levels of craftsmanship, great uniqueness, qualities which belong to the tradition of our people». Looking at the world, where do you think the greatest possibility for appreciating our products lies and therefore where are you looking in order to continue growing? «In my opinion it is difficult to measure the sensibility of the human soul, it is more simple however to understand the countries which have greater economic capacity in this period; I am thinking for example about the great China and Russia where I have visited recently. Today, in particular, young people look to the West: they want to live like us, but above all they want to dress like us and have a similar style to ours». You have been defined as a humanist entrepreneur. How important is it today, faced with a crisis which has perhaps put too many examples of greedy capitalism on show, to re-launch the values and image of a healthy entrepreneurship which recognizes the importance of human capital? «My dream has always been to give back economic and moral dignity to work and in my personal experience, even when confronting extremely important investors who we have met during this very special year, this model has always been happily accepted. How can we have wonderful companies with people who earn 980 euros? How can we think about making an extremely high quality product if our workers cannot have a slightly more meaningful life? Human capital must be valued because that is where everything comes from, especially in a particular historical period like this when our country needs to be believable». 7

10 Speciale Giovani sì, ma di talento Intervista a Federica Guidi, Vicepresidente del Gruppo Ducati Energia Per vincere sui mercati internazionali e sopravvivere alla crisi bisogna innovare in modo radicale. di Marco Lanzi Coraggio, lungimiranza e disponibilità al cambiamento: tanto basta per fronteggiare la crisi. Parola di Federica Guidi, l imprenditrice Vicepresidente dell azienda di famiglia, la Ducati Energia, colosso nel settore energetico e campione del made in Italy nel mondo in un comparto altamente tecnologico e competitivo. Con sedi in India, Argentina, Romania e Croazia, oltre ai quartier generali italiani, il Gruppo conta circa 700 dipendenti impegnati in prodotti diversi come condensatori, rifasamento industriale ed elettronica di potenza, generatori eolici, alternatori e sistemi di accensione per motori endotermici, veicoli elettrici e colonnine di ricarica, analizzatori di energia, sistemi per il telecontrollo delle reti elettriche, segnalamento ferroviario, sistemi ed apparecchiature autostradali e per il trasporto pubblico. «L innovazione è tutto spiega la Guidi, già presidente nel 2008 dei Giovani Imprenditori di Confindustria chi pensa di vendere all estero prodotti obsoleti non ha futuro». E poi aggiunge: «non sono una rottamatrice; il ricambio generazionale è un processo sano solo se i giovani che sostituiscono le vecchie generazioni 8

11 la RIVISTA Euler Hermes Italia hanno le capacità e il talento per far crescere l azienda». La crisi economica ha minato il modello di sviluppo di molte imprese italiane. Siete stati anche voi costretti a ridefinire la vostra strategia e quali direzioni avete scelto di seguire per continuare a crescere? «Come azienda siamo stati chiamati ad alzare un argine al dilagare della crisi e lo abbiamo fatto sposando un modello che, senza troppo entusiasmo, è stato sicuramente di successo. Questo perché ci ha portato a intervenire contemporaneamente su più fronti. Da un lato abbiamo lavorato per una diversificazione dei prodotti e un innalzamento della tecnologia cercando di innovare in modo radicale, avviando linee di prodotto totalmente Alla fine del 2011 i ricavi di Ducati Energia hanno raggiunto i 112 milioni di euro, in crescita rispetto ai 105 milioni registrati nel 2010 nuove e intrecciando mercati in crescita. Insomma, per reggere alla crisi diciamo che il contenuto di cervello nelle nostre produzioni è stato preponderante rispetto a quello delle braccia. Sull altro fronte abbiamo continuato a investire in una focalizzazione multipla produttiva, convinti che l export così com è da solo non basta. Quindi abbiamo aperto stabilimenti e uffici commerciali in Paesi come l India e questo ci ha permesso sia di recuperare in termini di costi (per il classico discorso di una manodopera meno onerosa), ma anche di intercettare in modo più efficace una domanda altrimenti poco raggiungibile. Un azienda che intende operare sui mercati internazionali deve necessariamente avere delle unità produttive in giro per il mondo. La filosofia dell oggetto prodotto in Italia e venduto all estero non vale più. Ogni Paese ha le sue caratteristiche, il suo diritto, le sue tipicità e si aspetta un prodotto rielaborato in base alla richiesta interna. Il dato evidente è che negli ultimi dieci anni il mondo è cambiato. E per le aziende adeguarsi a questi cambiamenti non è un processo improvvisabile; o hai avuto la lungimiranza di intercettare il cambiamento anni fa e hai avviato un processo innovativo al tuo interno, altrimenti pochi mesi non sono sufficienti per mettersi in pari con il mercato. Credo che il problema di molte aziende italiane oggi è che non ci sia più il tempo fisico per reagire alla crisi. Le scelte strategiche dovevano essere anticipate. I Paesi in via di sviluppo chiedono prodotti ad altissima tecnologia e concorrenziali sui prezzi. Non do un giudizio di merito sul fatto che il sistema sia meglio oggi che ieri, semplicemente registro che le cose ormai stanno così. In giro per il mondo non si compete con prodotti obsoleti e poco tecnologici». Le statistiche prevedono per il 2012 che l export italiano crescerà del 4,9%. Che tipo di impegno richiede per un azienda strutturarsi per le esportazioni? Quanto lavoro è necessario fare per arrivare a livelli come i vostri, dove l export rappresenta la componente maggioritaria del fatturato? «Strutturarsi è fondamentale e, come dicevo prima, non è più sufficiente produrre qualcosa in Italia e poi sperare di venderlo all estero a scatola chiusa. Bisogna predisporre delle linee di prodotto dedicate al singolo Paese. Non ho mai visto un prodotto La sede della Ducati Energia a Bologna 9

12 Speciale la RIVISTA Euler Hermes Italia europeo portato in India nella stessa confezione con cui viene venduto nel continente. Tutti i mercati hanno caratteristiche peculiari e clienti che vogliono prodotti personalizzati. Per queste ragioni la localizzazione produttiva assicura un ulteriore vantaggio economico legato alla reattività rispetto alle richieste del mercato e alla capacità di intercettare in breve tempo le esigenze del cliente. Anche per i prodotti tradizionali mercati come quello indiano o cinese richiedono tecnologia elevata, consegne just in time, localizzazione vicina al cliente. Tutte cose impossibili se il 100% della nostra produzione fosse concentrato a Bologna». Quando con la sua azienda si trova a competere sui mercati internazionali, riesce a farlo ad armi pari oppure si porta sulle spalle una zavorra legata alle nostre tipicità nazionali? «Prima di tutto la dimensione dell azienda fa la differenza. A questo si aggiunge il supporto che un impresa attiva sui mercati internazionali riesce ad ottenere soprattutto a livello finanziario. Quando un azienda tedesca decide di conquistare un nuovo mercato, trova sul territorio la banca di riferimento, gli uffici pubblici che supportano l export, insomma le viene messo a disposizione un substrato utilissimo per essere più competitivi. La quasi totale assenza di banche italiane nei mercati emergenti significa che un imprenditore non può chiedere sostegno alla sua banca, dalla quale magari avrebbe un trattamento di favore, ma deve bussare alla porta degli istituti di credito internazionali, per i quali è solo uno sconosciuto. Poter contrattare con la propria banca per avere condizioni vantaggiose sugli affidamenti come sul credito è un elemento fondamentale che permettere di essere più competitivi sul mercato. Purtroppo molto spesso le aziende italiane sono costrette a lavorare con banche straniere, spesso con banche locali, e questo implica un aumento inevitabile dei costi». Il mondo bancario supporta come dovrebbe l ambizione delle imprese italiane ad accettare la sfida dei mercati internazionali? «Parto dal presupposto che le banche sono imprese, quindi ammetto che non mi piacciono e non mi servono banche che fanno credito a chicchessia. Sostenere aziende non profittevoli non fa bene al mercato anche perché, detta molto brutalmente, si cresce anche perché i tuoi competitor falliscono. Fermo restando questo discorso, credo che in alcuni casi le banche abbiamo un po tirato i remi del credito in barca aprendosi a una farraginosità a volte eccessiva nei rapporti con le imprese clienti. In certi casi, poi, c è stato un irragionevole irrigidimento nei confronti anche delle grandi aziende che devono essere considerate un patrimonio del nostro sistema produttivo, e la cui assenza rappresenterebbe un danno gravissimo per il Sistema Paese. Insomma, si poteva e si può fare di più, confermando il concetto che anche le banche sono imprese ed è quindi sacrosanto che inseguano il profitto». Anche in virtù della sua esperienza all interno di Confindustria, crede Il mondo sta cambiando da dieci anni, chi ha intercettato questo cambiamento oggi è al sicuro che la situazione attuale abbia tolto un po di voce e di mordente ai giovani imprenditori? In sostanza, la crisi ha per vari motivi interrotto il ricambio generazionale avviato in passato? «Quando ero presidente dei Giovani di Confindustria ho assistito a fenomeni spontanei di ricambio generazionale, anche se devo dire che non sono una fan sfegatata del ricambio a tutti i costi. È indubbio che un bravo professionista di 30 anni sa interpretare al meglio le complessità del mondo di oggi ed è in grado di impostare il proprio lavoro nel modo più utile e più adatto a far crescere l azienda. Anche Il Presidente della BCE Mario Draghi con Federica Guidi e il patron di Technogym Nerio Alessandri gli strumenti e il modo di vivere il lavoro sono profondamente cambiati. Facendo un esempio banale anche le riunioni non sono più le stesse di 15 anni fa. Oggi in azienda ti confronti con i dirigenti che magari in quel momento sono in giro per il mondo e lo fai ricorrendo a strumenti tecnologici come la videoconference o gli smartphone. Un giovane proprio per dna è più adatto a interpretare i cambiamenti. Detto questo non credo assolutamente che il principio fuori i vecchi, dentro i giovani aiuti le aziende ad andare meglio, perché è anche vero che alle volte le seconde o le terze generazioni hanno portato le imprese sull orlo del precipizio. La soluzione migliore, ed è quella più comune, sono i fenomeni spontanei di ricambio generazionale dove i due mondi hanno imparato a coesistere e l arrivo di un giovane rappresenta un accrescimento, un modo diverso di interpretare il mondo. 10

13 la RIVISTA Euler Hermes Italia Speciale Alla fine, come in tutte le cose, gran parte dipende dalle persone e dal loro valore. Molte aziende hanno intuito che un giovane di talento ha una visione più aperta e una capacità di interpretare meglio il cambiamento. E investendo su questo hanno avuto successo». Abstract Young and talented Interview with Federica Guidi, Vice President of Gruppo Ducati Energia by Marco Lanzi Courage, foresight and being prepared for change: this is what is needed to tackle the crisis. These are the words of Federica Guidi, the entrepreneur Vice president of the family business Ducati Energia, a giant in the energy sector and one of the main representatives of the made in Italy brand in the world in a highly technological and competitive sector. «Innovation is everything explains Guidi, former president of the Young Entrepreneurs of Confindustria in 2008 those thinking of selling out-dated products abroad don t have a future». The economic crisis has shaken the development model of many Italian businesses. Have you also been forced to redefine your strategy and which direction have you chosen in order to continue growing? «As a company we have been called to defend ourselves from the spreading crisis and we have done so adopting a model which, without seeming too enthusiastic, has definitely been successful. On one hand we worked on diversifying our products and straightening technology in an attempt to dramatically innovate ourselves, launching completely new lines and getting into growing markets. On the other hand we continued to invest in a multilocalization production, convinced that export alone, as it stands, is not enough. So we opened factories and commercial offices in countries such as India and this allowed us to recuperate in terms of costs, and also to better understand a demand that would otherwise have been unreachable». What type of commitment is necessary for a company to be equipped for export? «It is fundamental to restructure and, as I previously mentioned, it is not enough just to produce something in Italy and then hope to sell it abroad without giving guarantees. It is important to have lines of products dedicated to a single country. I have never seen a European product brought to India in the same packaging that it is sold on the home continent. All markets have peculiar features and clients who desire personalized products. Even for traditional products, markets such as the Indian or Chinese ones require an high level of technology, just in time delivery and locations near the client. All these things would be impossible if 100% of our production were concentrated in Bologna». When your company finds itself competing with international markets, are you able to do so on equal terms or do you have a dead weight on your back tied to our national characteristics? «First of all the size of the company makes the difference. In addition the support that an active company on an international market is able to obtain, especially on a financial level, is also extremely important. When a German company decides to capture a new market, it has a bank of reference in the area, public offices supporting export, it has an extremely useful base available in order to be more competitive». Does the world of banking and insurance support the ambition of Italian companies to accept the challenge of international markets like it should? «Assuming that banks are businesses, I admit that I don t like them and I don t approve banks which give credit to anyone and everyone. Supporting companies on the verge of bankruptcy is not good for the market, because to put it brutally, a company grows also because its competitors fail. Nonetheless, I believe that in some cases banks have pulled back their credit causing chaos which is often extremely damaging to the relationship with business clients». In light of your experience in Confindustria, do you think that the current situation has in some way taken away the voice and the edge from young entrepreneurs? «Without a doubt a good, 30 year-old professional is able to best interpret the complexities of the present world and is capable of structuring his/her work in the most useful and suitable way to make a company grow. Having said this I do not believe that the principle out with the old and in with the new helps companies to do better, as it is also true that sometimes the second and third generations have brought companies to the edge of destruction. The best solution, and the most common one, is the spontaneous phenomenon of generational exchange where the two worlds have learnt to coexist and the arrival of a young figure represents an improvement, a different way of understanding the world». 11

14 Speciale Basta vivere di rendita Riprendiamoci la crescita Alcune volte la storia di un prodotto si identifica con quella di un popolo; e quella di un business con la tenacia dell imprenditore che l ha sposato. È il caso dell olio Dante, nato prima all estero che in Italia, perché divenuto tra la fine dell 800 e l inizio del 900 un bene immancabile sulle tavole degli emigrati negli Stati Uniti. Dopo l iniziativa lungimirante dei suoi fondatori, il prestigioso marchio è passato di mano in mano finendo nella filiera di una grande multinazionale come Unilever. A riportarlo in Italia nel 2009, dopo che da Unilever era stato acquisito dal gruppo spagnolo SOS-Cuetara, è stata la Oleifici Mataluni, l azienda guidata dall imprenditore Biagio Mataluni, nata nel 1935 a Montesarchio (Benevento) da un piccolo frantoio a dimensione artigianale e oggi divenuta uno tra i più importanti complessi agroindustriali oleari al mondo. La sua forza è un fatturato da 230 milioni di euro, i 200 dipendenti con un età media di 29 anni e una presenza internazionale che va dal Giappone all Olanda, dall Australia alle Filippine, dalla Cina all Iran. Al centro di questo progetto industriale il presidente Biagio Mataluni, nominato nel luglio 2012 alla guida di Confindustria Benevento. Presidente, quanto conta in questa fase recessiva presentare sul mercato prodotti come i vostri, di qualità e facilmente identificabili con il made in Italy? «In Italia abbiamo un grande vantaggio rappresentato dal nostro made in Italy. Essendo da sempre impegnato nel settore agroalimentare, mi è capitato di girare il mondo e non ho mai riscontrato un atteggiamento negativo nei confronti dei prodotti che arrivano dal nostro Paese. Anzi, quando presentiamo un olio italiano, l interlocutore ci risponde sempre con un sorriso perché intuisce la profondità di valori che c è dietro un prodotto di alta qualità e che rende il made in Italy un elemento distintivo. Intervista a Biagio Mataluni, Presidente della Oleifici Mataluni e di Confindustria Benevento È stato un errore vendere tante imprese italiane di successo alle multinazionali straniere. di Giorgio Nicastro 12

15 la RIVISTA Euler Hermes Italia Negli ultimi cinque anni il nostro fatturato è stato sempre in crescita, passando dai 158 milioni del 2007 ai 240 del 2010, con una leggera contrazione nel 2011 quando si è attestato a 230 milioni La sede di Montesarchio (BN) degli Oleifici Mataluni A questo proposito, dobbiamo semmai chiederci se può bastare semplicemente la denominazione per sostenere e valorizzare il made in Italy in futuro. A mio avviso, dovremmo fare leva molto di più sull italianità della nostra industria, perché c è ancora tanto da fare per promuovere i nostri prodotti. Del resto, è proprio questa certezza che ha spinto gli Oleifici Mataluni, dopo aver rilevato Olio Dante, determinando il ritorno in Italia del brand dopo 24 anni, a scegliere lo slogan l olio che parla italiano. Dobbiamo convincerci una volta per tutte che quella del made in Italy è una partita vincente». Negli ultimi dieci anni l Italia sembra essersi avviata verso un declino, prima lento e poi, dopo la crisi del 2008, accelerato. In questo processo l industria ha perso produttività. Tutta colpa dello Stato o c è anche una parte di responsabilità industriale nel non aver saputo innovare nel modo giusto? «Non possiamo nascondere che ci sia una responsabilità condivisa. Per questo, anche noi imprenditori dobbiamo trovare il coraggio di fare autocritica e avviare un analisi sul comportamento del mondo produttivo negli ultimi 20 anni. Nel nostro settore, quello alimentare, la maggior parte delle aziende ha vissuto di rendita. Abbiamo lasciato che le grandi multinazionali acquistassero molti dei nostri brand storici e abbiamo permesso loro di crescere grazie al lavoro fatto dai fonda- tori delle aziende per quaranta anni, dal dopoguerra agli anni 90. E in molti casi è mancata anche la spinta all innovazione. Nel nostro piccolo, invece, abbiamo continuato ad investire in ricerca e sviluppo, anche per un prodotto molto tradizionale come l olio. Da questa convinzione mai tramontata, abbiamo ideato pochi mesi fa l Olio Dante ConDisano, arricchito con vitamina D. Si tratta di un prodotto innovativo, capace di sostituire l assunzione diretta della vitamina D, che il nostro Centro di ricerca Criol (Centro di ricerca dell industria olearia) ha messo a punto con il supporto di poli universitari di eccellenza. Proprio per le ricerche sul packaging in PET e sull olio con la vitamina D, i nostri ricercatori sono stati invitati il 13 ottobre a Washington al congresso scientifico organizzato in occasione dell anniversario del Niaf (National Italian American Foundation), a cui è stato invitato anche il Presidente Obama». La corruzione costa al Paese decine di miliardi di euro ogni anno. E rappresenta un costo elevato anche per le imprese, che non riescono a operare in un regime di concorrenza reale. È necessario un ritorno a certi presupposti etici anche nel fare impresa? «La corruzione è figlia della cattiva burocrazia e ci porterà al fallimento del sistema Italia. Un certo tipo di corruzione non nasce dal nulla, ma dalla scelta che molte aziende prendono per alleggerire un peso burocratico troppo oneroso, battendo strade e cercando soluzioni illegali. Per far crescere le imprese ci vogliono poche regole, semplici ed efficaci, altrimenti le aziende italiane continueranno a trovarsi di fronte a una concorrenza sbilanciata che permette ai competitor internazionali di affrontare il mercato con meno regole, ed un sistema burocratico più snello. E anche se l impresa può indicare la strada, l onere di una riforma seria, in tal senso, spetta alla politica. Lo stesso si dica per riportare l etica nella vita pubblica, ma anche 13

16 Speciale la RIVISTA Euler Hermes Italia Per far crescere le imprese ci vogliono poche regole, semplici ed efficaci in quella produttiva. Sono convinto che, per quanto riguarda il mondo delle imprese, imprenditori e sindacati insieme possano riuscire ad invertire questa tendenza». La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli elevatissimi, in particolare in alcune città del Sud. Cosa può fare l impresa per invertire questo fenomeno che sembra aver preso la strada drammatica di altri grandi Paesi europei come la Spagna? «L impresa ha una responsabilità fondamentale nell inserimento giovanile nel mondo del lavoro. D altro canto, questa responsabilità rappresenta anche un opportunità perché il successo di un azienda è unicamente realizzato investendo sui talenti e facendoli venir fuori. Sono queste le ragioni per cui dare lavoro ai giovani è divenuta una strategia specifica della nostra azienda, dove l età media dei circa 200 lavoratori è di 29 anni. Nella nostra, come in altre imprese, le nuove generazioni devono avere spazio e trovare un imprenditore attento a valorizzare la passione e la professione. Se riusciamo a dispiegare su un progetto industriale tutto l entusiasmo giovanile, possiamo stare certi che quel progetto avrà ottime possibilità di raggiungere il successo. Ed il caso degli Oleifici Mataluni, da questo punto di vista, è emblematico». Le esportazioni sono ancora oggi uno degli ultimi salvagente rimasti all impresa italiana. Nel vostro caso, quanto conta l export e quali strade deve seguire un impresa per strutturarsi ed essere presente sui mercati internazionali? «La vera forza è saper unire la buona immagine e la reputazione del made in Italy con prodotti di qualità eccellente, perché le occasioni di sviluppo, anche all estero, sono legate ai valori dei nostri territori e all italianità. Quando le imprese italiane vanno in giro per il mondo, portano sempre a casa dei risultati. Nel nostro caso, ad esempio, abbiamo avviato due anni fa un importante accordo commerciale in Giappone con un colosso del settore distributivo e quest anno siamo riusciti a raddoppiare il fatturato, rispetto a quello precedente. Quindi, se da un lato registriamo una battuta d arresto in alcune regioni italiane come la Sicilia, la Calabria o la Puglia, dall altro continuiamo a crescere all estero. A questo proposito, stiamo già lavorando per consolidare la distribuzione di Olio Dante anche in America, visto che anticamente il marchio nasce proprio per soddisfare le abitudini alimentari degli emigrati italiani. L unica ragione di rallentamento, come dicevamo prima, arriva dal peso della burocrazia. Se avessi uno Stato che non mi zavorra, riuscirei a mettere a segno risultati straordinari. E come me, anche tanti altri imprenditori». Il benessere aziendale, la qualità della vita percepita dai dipendenti, diventano elementi fondamentali soprattutto in momenti di crisi come questi. È questo un principio in cui credete? «I tre pilastri del mio programma come Presidente di Confindustria Benevento sono proprio Etica, Giovani e Lavoro. I primi due li abbiamo affrontati in questi primi mesi del mio mandato; il terzo, il lavoro, è particolarmente critico in questa fase congiunturale e anche lo stato d animo dei lavoratori diviene fondamentale per far crescere un azienda. Il rapporto di lavoro tra l azienda ed il dipendente deve essere sempre ispirato al rispetto della persona. Bisogna creare all interno del processo produttivo delle condizioni di serenità, e fare in modo di valorizzare le persone attraverso percorsi formativi. L ambiente, la sicurezza sul lavoro, il benessere, sono valori che devono prevalere sulla logica economica del guadagno e della corsa spasmodica verso il profitto. Dobbiamo invertire la catena dei valori, riportando al centro la dignità dell individuo e, una volta realizzato questo, i risultati economici arriveranno da soli». Abstract Let s stop living off the past. Let s start growing again Interview with Biagio Mataluni, President of the Oleifici Mataluni (Oil Mill) and of Confindustria Benevento by Giorgio Nicastro The strength of the Oleifici Mataluni is its turnover of 230 million euros, 200 workers with an average age of 29 and an International presence which goes from Japan to Holland, 14

17 la RIVISTA Euler Hermes Italia Speciale from Australia to the Philippines, from China to Iran. At the centre of this industrial project is its president Biagio Mataluni, nominated head of Confindustria Benevento in July President, in this period of recession how important is it to present products like yours on the market, quality products which are easily identified as made in Italy? «We have a big advantage in Italy, represented by our made in Italy brand. As our company has always been involved in the food and agriculture industry, I have had the opportunity to travel around the world and I have never encountered any sort of negativity towards the products which come from our country. On the contrary, when we present an Italian oil, we are always met with a smile because the person involved understands the strength of the values that are contained in a high quality product, making the made in Italy brand a distinguishing feature. Moreover, it is this certainty that pushed the Oleifici Mataluni, after taking over Olio Dante, determining the return of the brand to Italy after 24 years, to choose the slogan the oil that speaks Italian. We must convince ourselves once and for all that made in Italy products are a winning game». In the last ten years the industry has lost productivity. Is the State the sole to blame or is the industry also partly responsible for not being able to innovate in the right way? «We can t deny that it is a shared responsibility. For this reason we entrepreneurs must find the courage to be self critical and begin to analyze La raffineria the behavior of the productive world over the last 20 years. In our sector, namely food and agriculture, most companies have lived off the success of the past. We have allowed large multinationals to acquire many of our historical brands and have allowed them to grow thanks to the work carried out by the founders of the companies over forty years, from post-war to the 1990s. In many cases the drive towards innovation was missing. Within our small world, however, we have continued to invest in research and development, even for such a traditional product such as oil». Corruption costs our country tens of millions of euros every year. Is a return to certain ethical conditions necessary even when doing business? «Corruption is the result of bad bureaucracy and it will be the cause of the Italian economic system s downfall. A certain type of corruption doesn t come from nowhere, but from a choice which many companies make to lighten the weight of bureaucracy which they find too onerous, and are therefore looking for illegal solutions. In order for companies to grow we need a restricted number of simple but efficient rules, otherwise Italian companies will continue to find themselves facing unequal competition which allows international competitors to compete in a market with fewer rules, and with a less bureaucratic system». What can the company do to reverse the phenomenon of youth unemployment which has taken a dramatic path in other big European countries like Spain? «Companies have a fundamental responsibility of allowing young people the opportunity to enter the world of work. On the other hand, this responsibility also affords an opportunity, as the success of a company is totally dependent on investing in talent and allowing peoples abilities to flourish. These are the reasons why giving work to young people has become a specific strategy in our company, where the average age of about 200 workers is 29. The case of Oleifici Mataluni, from this point of view, is exemplary». In your case, how important is export and which roads should a company follow to have a structure which allows it be a presence on international markets? «The real strength is knowing how to bring together the good image and reputation of the made in Italy product with actual excellent quality products. The opportunities for development, also abroad, are tied to the values of our land and our Italianism. In our case, for example, two years ago we signed an important commercial agreement in Japan with an industrial giant of the distribution sector and this year we have doubled our turnover compared to the previous year. With regard to this, we are also working to consolidate the distribution of Olio Dante in America, given that in the past, the brand was born to satisfy the eating habits of Italian immigrants». The well-being of a company, the quality of life of its workers, become fundamental elements above all in times of crisis like at present. Is this a principle that you believe in? «The three pillars of my programme as President of Confindustria Benevento are Ethics, youth and work. We have already looked at the first two in these first months of my mandate; the third, work, is particularly critical in this economic phase and also the state of mind of the workers becomes fundamental for the growth of a company. The work relationship between the company and worker must be based on respect. It is important to create a productive process to ensure the well-being and also to promote the personal and professional development of workers through a continuous training scheme». 15

18 Speciale Trasformiamo la creatività IN BUSINESS Intervista a Mario Moretti Polegato, patron della Geox Deve tornare il coraggio di investire. Fiero di essere italiano, ma bisogna dare dignità alle piccole e medie imprese. di Francesco De Dominicis Le scarpe che ha inventato, mai come in questa fase, respirano di sicuro più dell economia italiana. La recessione sta squassando i conti e i bilanci di mezzo mondo: l Europa arranca, l Italia fatica a tenere il passo della Germania e delle altre locomotive del globo. Mario Moretti Polegato, però, non si perde d animo. Rifiuta il pessimismo e cerca di guardare al futuro «sempre con grande fiducia». Così, nonostante il quadro macroeconomico assai preoccupante e la crisi finanziaria internazionale che non pare voler arrestarsi, il patron di Geox, colosso mondiale della moda e delle calzature, non rinuncia a investire. «Sono ottimista per definizione» dice. L imprenditore trevigiano guida una grande industria (30mila addetti e negozi in 105 paesi), ma volge lo sguardo verso le «piccole e medie imprese, cuore dell economia italiana a cui il Governo spiega dovrebbe garantire più dignità». Dottor Moretti, Confindustria indica per il 2015 qualche spiraglio per la ripresa e per la crescita, mentre il Governo auspica che già il 2013 possa rimettere in moto il ciclo economico, portando il Paese fuori dal tunnel della recessione. Secondo lei quando finirà la tempesta perfetta? «Possiamo ripartire presto, io ci credo. Sono un imprenditore e come tale devo avere fiducia per trasmetterla anche ai miei collaboratori. Ora, però, tra le famiglie c è l incubo di comperare, si teme il futuro, non si acquistano beni di consu- 16

19 produzioni, alcuni settori, che sono particolarmente forti sui mercati esteri: industria meccanica leggera, turismo, mobili, l alimentare, la moda. Dovrebbero godere di una sorta di corsia preferenziale sugli interventi che lo Stato può effettivamente fare. E non devono essere interventi a pioggia, ma legati a progetti, valutati da una commissione tecnica seria, non politica, non clientelare, che premi quelli che meritano di essere sostenuti. La stragrande maggioranza di noi imprenditori si attende dal Governo un qualche aiuto per poter rilanciare le imprese. L Italia ha bisogno di far ripartire l industria, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni, anche attraverso una ripresa dei consumi. Sappiamo benissimo che le risorse sotto mano sono limitate e che non esiste una formula magica. Ma qualcosa si può e si deve fare». Squilla il suo telefono: è Mario Monti. Le chiede qualche idea per scrivere un altro decreto sulla crescita. Cosa suggerirebbe al premier? «Incentivi alle esportazioni, innanzitutto, magari di natura anche fiscale. Ma qualsiasi aiuto darebbe un conla RIVISTA Euler Hermes Italia mo. Ma sappiamo anche che questo timore è largamente infondato. Serve una propaganda che potremmo chiamare di serenità. Bisogna spiegare che siamo fuori ormai dalla crisi, bisogna chiarire che si può ricominciare a crescere. Io sono il responsabile di una delle più grandi aziende italiane. E sono fiducioso per la mia azienda e per l Italia. Noi alla Geox non abbiamo licenziato nessuno. Anzi, assumiamo; investiamo il 2% del fatturato in ricerca e sviluppo e continuiamo ad aprire negozi, cento soltanto quest anno in tutto il mondo, a partire dall Asia. Cerchiamo nuovi mercati senza mai abbandonare la nostra forza, che è in Italia. Questa è la risposta che deve dare l imprenditore». D accordo. Ma l inizio della ripresa? «È una domanda complessa. C è stato un grande temporale, ma adesso il cielo si sta schiarendo, il vento sta spazzando via le nubi. Non posso aspettare la primavera per ripartire del tutto, altrimenti perdo spinta. Bisogna ripartire ora. Bisogna crederci. Per la ripresa, dunque, dico anche subito, ma bisogna chiarire che fare impresa sarà diverso in futuro. A cominciare dal Nord Est che conosco da vicino e che è cresciuto a livello industriale con la trasformazione dei prodotti: da questo punto di vista sarà difficile immaginare una ripresa come in passato». Vuol dire che ci sarà un ridimensionamento delle industrie o che bisogna cambiare passo? «Penso che processi innovativi, ricerca e marketing assumeranno un ruolo sempre più centrale nella vita degli imprenditori. Che poi dovranno puntare anche sulla formazione del personale. Ma, soprattutto, bisogna tornare ad avere il coraggio di investire. E questo vale per chi come me guida aziende importanti come Geox e Negli ultimi cinque anni la Geox Spa è passata dai 697 milioni di ricavi netti del 2007 ai 740 del 2009 per tornare a scendere leggermente nei primi nove mesi del 2012 con 701 milioni di euro Diadora, ma anche nelle piccole e medie imprese, che sono il cuore dell economia italiana alle quali il Governo dovrebbe assicurare più dignità». Esiste un comparto produttivo o un settore economico su cui varrebbe la pena scommettere di più? «Si dovrebbero individuare quei settori dove l Italia possa incrementare le esportazioni. Abbiamo alcune 17

20 Speciale nostro Paese: sono fiero di essere italiano. Ma adesso l Italia, per fare un salto di qualità, deve essere capace di far diventare la creatività un business». E come si arriva a raggiungere questo obiettivo? «Bisogna premiare le aziende che investono nella ricerca, che investono sulla formazione dei giovani, quelle che collaborano con le università per sperimentare nuove tecniche e nuovi materiali e nuovi prodotti. Non è impossibile scegliere questa strada. La fortuna di Geox è stata anticipare la globalizzazione, investire sui giovani, creare scuole di formazione a nostre spese. Una PMI non può farcela da sola, lo so, e un contributo pubblico sarebbe decisivo, per creare specializzazione e competenze. Sui lavori qualificati, ma anche quelli meno qualificati. Abbiamo aperto un centro logistico a Treviso per servire i nostri store nel mondo. Cercavamo 220 dipendenti non specializzati: si sono presentati soltanto sei italiani. Per questo serve anche un impegno dello Stato per sostenere e diffondere l istruzione tecnica e professionale. È assurdo che a chimica all Università di Venezia ci siano solo 42 iscritti». La ricetta di Mario Moretti Polegato per rilanciare il Paese e metterlo in condizione di reggere la concorrenza con l estero. «Metto sul tavolo tre assi: alla creatività, aggiungo i brevetti e la collabola RIVISTA Euler Hermes Italia La sede della Geox a Montebelluna, in provincia di Treviso Nessuno si aspetta che lo Stato ci copra di danaro, ma sarebbe importante dare un segnale positivo tributo importante. Nessuno si aspetta che lo Stato arrivi e ci copra di danaro, figuriamoci. Sappiamo come stanno le cose, siamo realisti. Ma sarebbe importante dare un segnale positivo, di coraggio. Può essere un credito sull imposta, ma va bene tutto quello che può restituire entusiasmo all imprenditore. Perché non è lo Stato che salva l impresa; l impresa deve salvare sé stessa, reagire, andare sul mercato con prodotti competitivi. Un altra cosa importantissima: non investire solo per l oggi, ma a medio termine». Fisco, burocrazia, infrastrutture e giustizia civile. Sono i quattro aspetti del Sistema Paese considerati fra i più penalizzanti per le aziende italiane. Vede altri elementi che contribuiscono a zavorrare l Italia? «Sono tutti punti strategici su cui c è bisogno di interventi proprio per aiutare gli imprenditori. Poi c è sicuramente qualche problema nel rapporto con le banche. La stretta creditizia si fa sentire e se gli istituti fossero più generosi Ma, prima di tutto, pongo al centro dell attenzione la certezza del diritto. Sa perché gli imprenditori stranieri non vengono dentro i nostri confini?». Lo spieghi. «Per paura delle sabbie mobili italiane. Chi ci guarda da fuori non si sentirebbe sicuro e quest assenza di sicurezza frena l ingresso di capitali. Il cammino è giusto. Monti ha già raggiunto un risultato importante: ha messo il Paese in condizione di rimanere agganciato all euro grazie alla stabilizzazione dei conti pubblici e a un alleggerimento dei tassi di interesse. È da apprezzare quello che il governo ha fatto in una situazione di tensione estrema. Direi che i tecnici hanno svolto un lavoro veramente lodevole: a noi imprenditori sembra che per fortuna lo spauracchio della divisione dell Europa e della fine della moneta unica sia lontano». La vita di un imprenditore italiano, a sentire lei, non è affatto facile. Non le è mai venuta voglia di mollare tutto e fuggire all estero? «Non rinnego le mie origini. L estero rappresenta il 70% del fatturato e per me è la fonte primaria di ricchezza. Ma quando vado al Forum di Davos, quando parlo alla Columbia University o al Mit di Boston, metto sempre in primo piano il 18

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