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1 Bilancio del 2013 Bilancio d eserciz io. Bilanc io sociale. duemilatredici Romagna est copertina-bilancio2013-coloreok.indd 1 08/04/14 10:18

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4 Progetto grafico: Kaleidon Rimini

5 duemilatredici Bilancio d'esercizio Bilancio sociale Società Cooperativa Sede Legale: C.so Perticari, 25/ Savignano sul Rubicone (FC) Sede Amministrativa: P.zza Matteotti, 8/ Bellaria Igea Marina (RN) Iscrizione Tribunale di Forlì n Iscritta all Albo Società Cooperative al n A160089

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7 INDICE BILANCIO D ESERCIZIO RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Lo scenario economico e creditizio Andamento della gestione di Romagna Est L organizzazione di Romagna Est Il presidio dei rischi Altre informazioni Fatti di rilievo intervenuti dopo la chiusura dell esercizio Evoluzione prevedibile della gestione Considerazioni finali Progetto di destinazione degli utili d esercizio RELAZIONE DEL COLLEGIO SINDACALE RELAZIONE DELLA SOCIETA DI REVISIONE SCHEMI DI BILANCIO Stato Patrimoniale Conto Economico Prospetto della redditività complessiva Prospetto delle Variazioni del Patrimonio Netto Rendiconto finanziario Metodo indiretto ALLEGATI DATI COMPARATIVI BILANCIO SOCIALE

8 L esigenza di migliorare l organizzazione e il funzionamento del network si accentua nella prospettiva dell Unione Bancaria, in cui le BCC si confronteranno con sistemi cooperativi caratterizzati da modelli organizzativi più integrati. Banche mutualistiche efficienti e competitive possono offrire un supporto importante al difficile percorso che vede l Europa e l Italia impegnate a promuovere il rilancio dell economia e la costruzione di una Unione più solida e attenta al bene comune. In quest ottica, il principio alla base dell esperienza dei primi cooperatori europei lavorare insieme per uno scopo che travalica l interesse del singolo, avendo a riferimento i bisogni della comunità e delle generazioni future è di suggestiva attualità. L opera e l esempio di Leone Wollemborg rappresentano un patrimonio al quale attingere per massimizzare il contributo delle BCC a tale percorso. Carmine Barbagallo Direttore Centrale per la Vigilanza Bancaria e Finanziaria, Banca d'italia Convegno Credito Cooperativo. 130 anni Controcorrente Padova, 25 ottobre 2013

9 RELAZIONI RELAZIONI RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Carissimi Soci, gentili ospiti, è con piacere che porgo a tutti Voi un cordiale saluto ed un sincero ringraziamento per la partecipazione a questa Assemblea. Un particolare benvenuto a tutti i nuovi Soci entrati nella nostra compagine sociale: con gli ingressi dell'esercizio 2013, Romagna Est ha raggiunto i Soci. Vorrei ricordare, insieme a Voi, con un minuto di raccoglimento, tutti i Soci che ci hanno purtroppo lasciato nel corso del In questo tempo non è facile cogliere segnali positivi, ma il nostro impegno come impresa cooperativa, come banca della comunità locale è oggi più che mai quello di rilanciare fiducia e propositività, senza cedere al pessimismo dettato dal contesto quotidiano. Ciò che la crisi finanziaria ha reso evidente è la necessità di promuovere uno sviluppo sostenibile ed inclusivo capace di raccogliere la partecipazione di un numero ampio di persone, un processo di sviluppo all interno del quale ognuno possa sentirsi parte in causa e che non miri esclusivamente al bene individuale ma possa considerare quest ultimo una conseguenza naturale di quello che deve essere il bene comune di una comunità. Non è un caso che le cooperative abbiano reagito meglio alla crisi. I dati riportati nell ultimo rapporto Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) confermano quanto appena detto. Il confronto, infatti, tra i dati Istat relativi agli ultimi due censimenti dell industria e dei servizi riportato all interno del rapporto indica come tra il 2001 ed il 2011 il numero delle imprese cooperative sia cresciuto ad una velocità superiore rispetto a quella delle aziende classificate sotto una diversa forma giuridica, mantenendo l'occupazione e aumentando il fatturato, sottolineando, quindi, l importanza crescente del ruolo della cooperazione all interno dell economia italiana. Tuttavia le difficoltà economiche manifestano sempre più il proprio impatto dirompente nel nostro quotidiano, e sempre più riguardano da vicino anche le Banche di Credito Cooperativo e il sistema di garanzia che le lega. Come la storia insegna i periodi di crisi sono spesso portatori di cambiamenti e innovazioni, che solo i momenti di difficoltà danno la forza di intraprendere. Avvertiamo il rischio della rassegnazione e del ripiegamento. Sentiamo ancora più forte, come cittadini e come cooperatori, il dovere di contribuire a ricostruire nel nostro Paese il tessuto della fiducia, a rilanciare in avanti la speranza, a generare in mille modi il futuro. Le Banche di Credito Cooperativo possono, debbono continuare a portare il proprio contributo per la crescita delle economie locali, perché in esse ci sia più concorrenza e nei territori più coesione, inclusione, benessere. Più fiducia e più speranza. Con realismo e qualche apprensione guardiamo ai tanti ritardi del nostro Paese, ma non rinunciamo a investire sul patrimonio che da sempre ci distingue: di intelligenza e di creatività, di imprenditorialità e di umanesimo applicato. Con fiducia andiamo in cerca di storie positive; molte proviamo a sostenerle nel concreto. Senza illusioni guardiamo al tanto lavoro da fare come persone, come rete di banche di comunità, come Paese, come Unione di paesi europei. Questo possiamo e vogliamo fare: lavorare e impegnarci. Premettendo che la presente relazione è redatta, ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di illustrare la situazione dell'impresa e di descrivere l'andamento della gestione nel suo complesso e nei vari settori in cui opera la Banca, passiamo ora ad illustrare il consuntivo dell esercizio 2013, preceduto dall'esposizione delle linee evolutive delle più importanti variabili di mercato, della situazione economica generale e di quella del mercato di riferimento. BILANCIO D ESERCIZIO BILANCIO D'ESERCIZIO

10 RELAZIONI RELAZIONI 1. Lo scenario economico e creditizio 1.1 Lo scenario macroeconomico di riferimento Quadro macroeconomico internazionale 8 8 L espansione dell economia mondiale continua ad un passo moderato. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, nel 2013 l economia mondiale è cresciuta del 3,0%, un ritmo sostanzialmente analogo a quello dell anno precedente (+3,1%). La crescita mondiale è come sempre frutto di situazioni piuttosto diversificate da area ad area, sintesi di un mondo a due velocità, con le economie avanzate che avanzano dell 1,3% (contro il +1,4% del 2012), mentre le economie emergenti e in via di sviluppo crescono del 4,7% (+4,9% l anno precedente). Ma anche i due aggregati presentano ampie differenze al loro interno. Nel 2013 sono migliorate le condizioni sui mercati finanziari, grazie anche al continuo sostegno derivante da politiche monetarie eccezionalmente accomodanti e alla riduzione degli effetti negativi imposti dal processo di consolidamento fiscale. Nonostante la tendenza positiva della congiuntura, la disoccupazione è tuttavia rimasta notevolmente elevata in molte economie sviluppate. La crescita che ha fatto seguito alla crisi mondiale è stata, infatti, squilibrata e debole. Per il consolidamento della crescita economica è necessario che ad essa si associ una ripresa dell occupazione. Questo obiettivo richiede che si attuino profonde riforme strutturali sia nelle economie sviluppate sia in quelle emergenti. Dalla scorsa estate, all intensificarsi del rafforzamento congiunturale nelle economie avanzate, in particolare negli Stati Uniti, si sono accompagnati un miglioramento delle condizioni finanziarie e una diminuzione dei premi per il rischio sui titoli di Stato nell area dell euro. I rischi restano tuttavia elevati. Alle prime tensioni sui mercati internazionali, manifestatesi dopo il primo annuncio della graduale riduzione degli acquisti di titoli da parte della Federal Reserve, si sono aggiunti i segnali di rallentamento dell attività in Cina. Ne hanno risentito le economie emergenti, soprattutto quelle con problemi strutturali e di finanziamento a breve termine. Si riportano ora i risultati 2013 dei maggiori paesi. Gli Stati Uniti, prima economia mondiale, nel 2013 hanno avuto un Pil in crescita dell 1,9%, una dinamica inferiore a quella dell anno precedente (+2,8%) ma con una seconda parte dell anno che si è rivelata la migliore dell ultimo decennio, grazie ai consumi, in particolare di beni durevoli, e agli investimenti delle aziende. In considerazione del buon andamento della congiuntura, nel mese di dicembre la Federal Reserve ha dato avvio a una strategia di ritiro (c.d. tapering ) degli stimoli straordinari forniti all economia (c.d. quantitative easing ), riducendo gli acquisti di obbligazioni del Tesoro. La Cina ha confermato la stessa dinamica di crescita dell anno precedente (+7,7%), grazie alla ripresa delle esportazioni e alla dinamica ancora robusta dei consumi e degli investimenti. Non mancano tuttavia timori sulla tenuta economica del colosso asiatico, relativamente alle prospettive del credito (con la Banca centrale che ha ridotto il ritmo di espansione della liquidità), al rischio di alimentare bolle sui prezzi interni, e al rilevante debito delle amministrazioni pubbliche locali. Il Giappone ha avuto una crescita dell'economia dell 1,6%, una dinamica leggermente superiore a quella dell anno precedente (+1,4%), trainata dalle esportazioni e dalla spesa per consumi, in un clima di crescente fiducia e di aumento dell occupazione, insieme con un rimbalzo degli investimenti industriali. Lo sviluppo è stato tuttavia meno brillante rispetto alle attese generate dagli stimoli fiscali e monetari applicati da governo e banca centrale. L area Euro, nel complesso, ha registrato nel 2013 una contrazione del -0,4%, che segue il -0,7% del Sempre ampie le disuguaglianze tra i vari paesi, con da una parte Germania (+0,4%) e Francia (+0,2%) che, sebbene su ritmi modesti, hanno avuto un progresso anche nel 2013, mentre Spagna (-1,2%) e Italia (-1,9%) sono state caratterizzate da un

11 RELAZIONI RELAZIONI secondo anno di recessione, seppure su ritmi inferiori a quelli del L attività economica è tornata a crescere con il passare dei trimestri, ma a ritmi contenuti e in misura diseguale tra i paesi, e nell insieme la ripresa appare ancora debole e incerta. La Banca Centrale Europea ha portato il costo del denaro a un nuovo minimo storico. Nel Regno Unito l'economia è cresciuta dell 1,9%, progressione migliore dal 2007, accelerando rispetto al modesto +0,3% del 2012, grazie a consumi interni in espansione e a un boom immobiliare largamente maturato a Londra, contestualmente ad un piano di tagli della spesa pubblica. Sotto le attese la crescita in Russia nel 2013 (+1,4% rispetto al +3,4% dell anno precedente), il livello più basso dal crollo del 2009, su cui hanno pesato la recessione di molti partner e gli scarsi investimenti interni. Sono cresciute anche le economia di India (+4,4%) e Brasile (+2,3%), che tuttavia stanno risentendo delle difficoltà che hanno caratterizzato le economie emergenti, con problemi di crescita insufficiente, ampio disavanzo commerciale e inflazione. Entrambe le loro valute si sono ampiamente svalutate tra maggio e dicembre del Quadro macroeconomico nazionale Nel 2013 il Prodotto Interno Lordo italiano è diminuito dell 1,9%, secondo anno consecutivo dopo il -2,4% del In flessione tutte le sue componenti, in particolare la spesa delle famiglie residenti (-2,6%) e gli investimenti fissi lordi (- 4,7%). Un contributo positivo alla variazione del Pil è invece venuto dalla domanda estera netta. Con la caduta dell ultimo anno il Pil in volume è sceso leggermente al di sotto del livello registrato nel Nel quarto trimestre 2013 si è tuttavia interrotta la caduta dell indicatore rispetto ai trimestri precedenti, con una variazione acquisita per il 2014 nulla. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 12,7%, in aumento di 1,2 punti rispetto a fine La disoccupazione giovanile (15-24enni) è pari al 41,6%, in crescita di 4,2 punti rispetto a un anno prima. La produzione industriale, nella media dell'intero anno 2013, ha segnato una diminuzione del 3,0% rispetto all'anno precedente, che ha riguardato, seppure con ritmi diversi, quasi tutti i comparti, con i soli farmaceutici che evidenziano una crescita robusta in media d anno. Il fatturato dell industria manifatturiera è diminuito del 3,7% nel 2013, con la componente estera (+1,4%) che ha attenuato la flessione di quella nazionale (-6,2%). Il decremento è parzialmente legato anche alla flessione dei prezzi alla produzione (-1,1% nella media del 2013). Per gli ordinativi la flessione è stata di 1,3 punti percentuali nel 2013, interamente maturata nel mercato interno (-3,5%). La produzione nel settore delle costruzioni è diminuita nel 2013 di 10,9 punti, proseguendo la contrazione degli ultimi anni. Il valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio, che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi, nel 2013 è diminuito di 2,1 punti percentuali. In flessione sia le imprese operanti su piccole superfici che (in misura inferiore) la grande distribuzione. Cedono tutte le tipologie merceologiche, inclusi i consumi alimentari, mentre tra le tipologie di esercizio il solo segno più è tra i Discount di alimenti. Il tasso di inflazione medio annuo per il 2013 è stato pari all 1,2%, in netta decelerazione rispetto al 3,0% del Il 2013 è stato un anno di tenuta per il turismo alberghiero, con i pernottamenti sostanzialmente stabili (+0,3%), secondo Federalberghi. Al buon risultato della clientela straniera (+3,7%), ormai prossima ad equiparare il numero dei turisti nazionali, si contrappone il costante calo della clientela interna (-2,9%), che rispecchia la grave crisi economica del Paese. Non si arresta la flessione dei fatturati delle imprese ricettive. Il 2013 è stato ancora un anno di difficoltà per l agricoltura italiana secondo le stime Cia, con flessioni nel valore aggiunto agricolo e nella produzione, anche a causa delle pesanti conseguenze del maltempo che ha contrassegnato buona parte dell anno. In aumento i redditi, che tuttavia compensano solo parte del calo che si è accumulato nell ultimo decennio. BILANCIO D ESERCIZIO 2013 BILANCIO D'ESERCIZIO

12 RELAZIONI RELAZIONI Il saldo della bilancia commerciale italiana nel 2013 è stato in avanzo per 30,4 miliardi di euro, che fa seguito al surplus di 9,9 miliardi dell'anno precedente. Sostanzialmente stabile il valore delle esportazioni (-0,1%, con i soli paesi extra Ue in crescita), mentre le importazioni hanno registrato una flessione del 5,5% (più accentuata con i paesi extra Ue). 1.2 Il sistema bancario La politica monetaria della BCE e l andamento del sistema bancario dell area Euro Nell area dell euro una modesta ripresa si è avviata, ma resta fragile. La debolezza dell attività economica si riflette in una dinamica molto moderata dei prezzi al consumo, che si traduce in tassi di interesse più elevati in termini reali e in una più lenta riduzione dell indebitamento privato e pubblico. Alla luce del permanere dell inflazione al di sotto del livello coerente con la definizione di stabilità dei prezzi, della dinamica contenuta di moneta e credito e della debolezza dell attività economica, il Consiglio direttivo della BCE ha ridotto i tassi ufficiali in maggio e novembre 2013, portandoli al minimo storico dello 0,25%, e ha ribadito con fermezza che rimarranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo di tempo prolungato. Il Consiglio ha inoltre ribadito che utilizzerà, se necessario, tutti gli strumenti a sua disposizione per mantenere un orientamento accomodante della politica monetaria, anche per scongiurare il rischio di una deflazione generalizzata, che resta nel complesso modesto. Il riaccendersi di timori sulla determinazione delle autorità nazionali nel perseguire il consolidamento delle finanze pubbliche e nell attuare le riforme strutturali, o di quelle europee nel proseguire nella riforma della governance dell Unione, potrebbe riflettersi sfavorevolmente sui tassi di interesse a lungo termine. La crisi finanziaria ha accelerato alcune tendenze già in atto nel sistema bancario europeo volte a recuperare efficienza ed economie di scala: riduzione del numero di intermediari finanziari, del numero di sportelli e, conseguentemente, del numero di dipendenti, anche in paesi meno colpiti dalla crisi come la Germania. Un aspetto che riflette pienamente la fase congiunturale è l ulteriore contrazione del credito. L industria bancaria europea sembra essere avviata verso un lento ma graduale recupero. Ma si pongono numerose sfide: la gestione accorta delle partite deteriorate, il recupero progressivo e pieno della redditività, soprattutto attraverso l adeguamento dei modelli di business ed una più attenta politica di riduzione dei costi. Per rispondere alle carenze dell assetto istituzionale e normativo resesi evidenti nella crisi, l Unione Europea ha avviato un agenda di riforme a tutto campo, che costituiscono architravi e pilastri di un nuovo quadro di riferimento normativo: l Unione Bancaria, un innovazione epocale e di vasta portata, che punta a regole comuni nella supervisione e nella gestione delle difficoltà degli istituti di credito, al fine di rassicurare i mercati della solidità dell impianto europeo ed evitare le incertezze, le discrepanze e le inefficienze degli ultimi anni. E composta di tre elementi: un meccanismo unico di supervisione, un meccanismo unico di risoluzione delle crisi e un assicurazione unica dei depositi. L Unione Bancaria sarà la seconda, vera unificazione dopo la nascita dell Euro, e richiederà a livello continentale uno sforzo organizzativo non meno complesso. La Banca Centrale Europea vigilerà direttamente su circa 130 banche con rilevanza sistemica, che rappresentano l 85% circa del mercato, di cui 15 italiane, tra cui Iccrea Holding. Le autorità nazionali conserveranno la responsabilità di vigilare sulle altre banche, tra cui le BCC, nell ambito delle linee guida stabilite dalla BCE. Nella realizzazione dell Unione Bancaria è stata data priorità al meccanismo unico di supervisione, costituito dalla BCE e dalle autorità nazionali. È previsto che esso prenda avvio nell autunno del 2014, al termine di un esercizio di valutazione complessiva dei bilanci delle maggiori banche dell area (c.d. Comprehensive Assessment ), condotto dalla BCE e dalle autorità nazionali. La valutazione considererà tutte le poste dell attivo e i relativi profili di rischio, includerà stress test e misure correttive che saranno chieste agli intermediari in caso di debolezza patrimoniale. Ne conseguirà la disponi-

13 RELAZIONI RELAZIONI bilità di informazioni chiare e confrontabili sullo stato di salute delle banche europee Evoluzione dell intermediazione creditizia nel sistema bancario italiano In Italia è proseguito il calo dei prestiti, in particolare alle imprese. In un quadro di prospettive ancora incerte per l attività economica, la domanda di credito resta debole, ma anche le tensioni dal lato dell offerta stentano a ridursi. Le risposte delle banche italiane nel sondaggio sul credito (Bank Lending Survey) confermano l attenuazione della restrizione delle condizioni di offerta; soprattutto tra le piccole imprese, è ancora alta, tuttavia, la percentuale di aziende che riportano difficoltà di accesso al credito. Si è ridotto, ma resta elevato, il divario tra il costo dei nuovi prestiti alle imprese italiane e quello medio alle imprese dell area euro. Le tensioni sull offerta di credito derivano soprattutto dall accresciuto peso dei prestiti deteriorati nei bilanci delle banche e dal peggioramento delle loro valutazioni del merito di credito dei prenditori. Le necessarie rettifiche a fronte del deterioramento della qualità dei prestiti incidono sulla profittabilità delle banche e assorbono gran parte della redditività operativa. Il rendimento del capitale e delle riserve è risultato particolarmente basso. In Italia il mercato privato degli attivi deteriorati rimane poco sviluppato, ma alcune transazioni concluse di recente segnalano interesse da parte di investitori specializzati nella gestione di queste attività. Presso alcune banche sono in corso interventi volti a razionalizzare la gestione dei crediti deteriorati con la creazione di strutture dedicate in grado di aumentare l efficienza delle procedure e la trasparenza di questi attivi. Interventi più ambiziosi, da valutare anche nella loro compatibilità con l ordinamento europeo, possono consentire di liberare, a costi contenuti, risorse da utilizzare per il finanziamento dell economia. Le condizioni di liquidità delle banche sono migliorate. Il ricorso al rifinanziamento dell Eurosistema è sceso. Sono stati restituiti, principalmente dagli intermediari maggiori, 64 dei 255 miliardi ottenuti nelle due operazioni a tre anni del dicembre 2011 e febbraio Al risultato hanno contribuito anche gli afflussi netti di capitali dall estero, investiti in titoli del debito sovrano, con conseguente riduzione dei tassi di mercato e benefici per il costo della raccolta diretta delle banche. La riduzione dello spread tra i BTP decennali e i corrispondenti titoli tedeschi in prossimità di 200 punti base, livello su cui si collocava nel luglio del 2011, riflette anche l abbattimento del rischio di disgregazione dell area dell euro e la migliorata fiducia dei mercati. La rivalutazione del capitale sociale della Banca d Italia ha adeguato valori fermi da decenni; saranno eliminati gli eccessi di concentrazione delle quote. L aumento del capitale di migliore qualità che ne consegue per le banche partecipanti, pur non potendo essere considerato ai fini dell esame della qualità degli attivi in corso nell area dell euro, contribuirà a sostenere l offerta di credito. Si riportano ora i principali numeri a fine 2013 del sistema bancario italiano. Con riferimento all attività di funding in Italia, le stime del SI- ABI mostrano, alla fine del 2013, un ammontare della raccolta denominata in euro da clientela del totale delle banche in Italia (depositi a clientela residente e obbligazioni) pari a 1.730,6 miliardi di euro, in diminuzione dell 1,8% sull anno precedente, che era terminato con un +1,6%. Tra le diverse componenti, i depositi da clientela residente hanno registrato una crescita tendenziale dell 1,9% (+6,2% a fine 2012), mentre le obbligazioni delle banche hanno avuto una flessione del 9,4% (-6,8% a fine 2012). Con riferimento ai tassi bancari, il tasso sui depositi in euro applicato alle famiglie e società non finanziarie è stato a dicembre 2013 pari a 0,98% (1,25% a fine 2012). Il tasso medio della raccolta bancaria da clientela (che comprende il rendimento dei depositi, delle obbligazioni e dei pronti contro termine in euro applicati al comparto delle famiglie e società non finanziarie) si è collocato a fine 2013 a 1,89%. Rispetto a fine 2012, questo tasso è diminuito di 19 basis points. BILANCIO D ESERCIZIO BILANCIO D'ESERCIZIO

14 RELAZIONI RELAZIONI Sul mercato secondario dei titoli di Stato, il Rendistato, vale a dire il dato relativo al campione dei titoli con vita residua superiore all anno scambiati alla Borsa valori italiana (M.O.T.), si è collocato a dicembre 2013 al 3,05%, valore più basso dal settembre 2005, 62 basis points al di sotto del valore di dicembre I prestiti bancari a famiglie e società non finanziarie, pari a 1.424,0 miliardi di euro a fine 2013, sono diminuiti del 3,4% nel corso dell'anno (-2,5% a fine 2012; -2,3% nella media Area Euro a fine 2013). A fine 2013 le variazioni tendenziali sono state pari a -3,0% per il segmento a medio e lungo termine (-2,8% a fine 2012) e a -4,7% per quello a breve termine (-1,7% a dicembre 2012). I finanziamenti destinati alle imprese non finanziarie sono diminuiti, a dicembre 2013, del 5,3% (-2,0% un anno prima). In flessione anche la dinamica del totale prestiti alle famiglie (-1,2% a fine 2013, contro il -0,5% dell'anno prima). La dinamica dei finanziamenti per l acquisto di immobili è risultata, a fine 2013, pari a -1,1% (-0,6% a dicembre 2012). A dicembre 2013 il tasso medio ponderato sul totale dei prestiti a famiglie e società non finanziarie si è collocato al 3,83%, 4 basis points al di sopra del valore di dicembre Lo spread fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie, nella media del 2013, è risultato pari a 183 punti base, 4 punti base al di sotto della media del A dicembre 2013 è stato pari a 194 basis points. A fine 2013 le sofferenze lorde hanno raggiunto il valore di 155,9 miliardi di euro, in aumento del 24,7% rispetto a un anno prima. In rapporto agli impieghi esse risultano pari all 8,1% (6,3% a fine 2012). Al netto delle svalutazioni, a fine 2013 le sofferenze sono state pari a 80,4 miliardi (+24,1% in un anno), mentre l incidenza sugli impieghi si riduce al 4,33% (3,36% a fine 2012). A fine 2013 il portafoglio titoli del totale delle banche italiane ha raggiunto uno stock di 1.028,7 miliardi di euro. Secondo le proiezioni del Rapporto di previsione AFO, il Roe (Return on Equity) del sistema bancario italiano nel 2013 è stato sostanzialmente nullo (+0,1%, contro il -0,7% del 2012), condizionato da un elevato ammontare di accantonamenti e rettifiche e dalla flessione degli impieghi con clientela L andamento delle BCC Il Credito Cooperativo, insieme al sistema bancario generale, sta oggi vivendo per tanti versi un passaggio d epoca. L avvio dell Unione Bancaria sta ridefinendo non soltanto le regole del gioco con cambiamenti rilevanti, ma gli stessi arbitri del gioco: che sono, già ora, sempre meno nazionali e sempre più europei. Il Credito Cooperativo, come tutta l industria bancaria italiana, vede con favore il progetto dell Unione Bancaria, purché il Testo Unico Bancario Europeo riconosca in modo esplicito, come già fece a suo tempo il Testo Unico Bancario del 1993, il valore del pluralismo bancario. L attività di Federcasse è stata progressivamente estesa nelle sedi europee al fine di riaffermare i valori (anche economici) della cooperazione e delle banche mutualistiche di territorio, rappresentandone gli interessi. E inoltre proseguito il lavoro di coordinamento, impulso e animazione per l applicazione di normative delicate e complesse mediante la gestione di Progetti nazionali di categoria (Basilea 3, nuove regole in materia di sistema dei controlli interni, Sepa, IAS/IFRS, regolamentazione in materia di servizi di investimento, razionalizzazione della contrattualistica). Sempre più intenso è inoltre stato il lavoro di assistenza per la gestione di piani di ristrutturazione e rilancio delle Banche di Credito Cooperativo in difficoltà. La riforma dello statutotipo delle Federazioni Locali rappresenta un passaggio cruciale, in tal senso, per mettere a fuoco il ruolo di soggettichiave nella rete del Credito Cooperativo, adeguando nel contempo la normativa al mutato contesto, alle modifiche nel frattempo intervenute nello statuto tipo delle BCC-CR e all avvio della fase operativa del Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI). Le Federazioni locali si doteranno di uno statuto che consentirà loro di affinare la propria capacità di monitoraggio e prevenzione delle situazioni di difficoltà e di accompagnare in modo nuovo le BCC nella loro sempre più complessa attività

15 RELAZIONI RELAZIONI al servizio dei territori. A tutt oggi, infatti, se una banca, a causa di errori di gestione o di forti sofferenze ha necessità di nuovi fondi per insufficienza del suo patrimonio, il Fondo di Garanzia dei Depositanti interviene con immissioni di denaro. Tutto ciò avviene con interventi ex post, cioè quando gli effetti negativi si sono già verificati. Il modello del nuovo statuto prende spunto dal lavoro svolto dalla Federazione Regionale delle BCC dell Emilia-Romagna, che la Federazione Nazionale ha adottato come parametro per l adeguamento statutario di tutte le Federazioni regionali e della stessa Federcasse. La Federazione Regionale dell Emilia-Romagna si è, infatti, posta il problema di cambiare le regole per fare in modo di poter intervenire prima, ex ante, nei confronti di quelle BCC che presentino dati di gestione che fanno presumere prossime difficoltà: ha dunque messo mano allo Statuto federativo inserendo fra i principi dello stare insieme quello di garantire la sana e prudente gestione di ogni banca e l obbligo di aderire ad una sorta di monitoraggio costante sul proprio andamento economicopatrimoniale. All emergere di anomalie, la Federazione interviene, onde ricondurre la gestione in termini sostenibili. Chi rifiutasse tali interventi sarà soggetto a sanzioni progressive, fino all espulsione dall organo federativo. In prospettiva, il miglioramento dei sistemi di rilevazione e monitoraggio dei rischi e gli sforzi per contrastare e quanto più possibile prevenire fenomeni connessi con comportamenti devianti da parte delle Banche del sistema saranno i principi cardine dell azione della Categoria nei prossimi anni. Tale azione dovrà inevitabilmente rapportarsi con il nuovo quadro regolamentare che è in corso di definizione a livello europeo. Per fronteggiare le sfide attuali e prospettiche del contesto di riferimento, il credito cooperativo deve agire sulle vulnerabilità strutturali del proprio modello produttivo. Nel realizzare tale processo occorre salvaguardare il radicamento nelle comunità locali, le cui potenzialità sono valorizzate da una fase storica che pone nuova enfasi sul tema dell inclusione sociale e finanziaria. Si rendono necessarie nuove strategie e interventi di ristrutturazione, guidati da un accresciuta capacità delle BCC di comprendere l evoluzione dei sistemi economico-sociali in cui sono inserite e di trovare risposte tempestive e adeguate ai bisogni che vi maturano. La revisione del modello di attività delle BCC deve svilupparsi parallelamente all aumento dell efficienza gestionale, mediante interventi incisivi di ammodernamento dei processi operativi e di riduzione dei costi. Vanno colte le possibilità offerte dall innovazione tecnologica per rivedere, in un ottica di maggiore flessibilità, sia l articolazione sia i modelli di servizio della rete distributiva; a tal fine, sono necessarie un attenta analisi delle caratteristiche della clientela servita e l adozione di criteri che coniughino al meglio il tradizionale valore della prossimità con le esigenze di efficienza operativa ed efficacia commerciale. Non può esservi un cambiamento del modello produttivo delle BCC senza una profonda revisione della rete di categoria. Quest ultima può rappresentare un fattore di vantaggio competitivo rispetto alle altre piccole banche; tuttavia le attuali inefficienze delle strutture di supporto, strettamente interconnesse con quelle delle banche, attenuano tale potenzialità. La rigidità delle spese amministrative che nelle piccole banche può essere in parte giustificata dalle contenute dimensioni operative riflette nelle BCC soprattutto i ritardi che si sono accumulati nella razionalizzazione e nell ammodernamento delle strutture di servizio, dei sistemi informativi, delle attività di assistenza. Si riportano ora i numeri registrati nell esercizio 2013 dal Credito Cooperativo a livello nazionale. Nel quadro congiunturale particolarmente negativo di cui si è detto, anche le BCC-CR hanno fatto registrare una contrazione dei finanziamenti erogati, pur se di intensità inferiore rispetto alla diminuzione registrata mediamente nel sistema bancario italiano, mentre, sul fronte della raccolta, si è registrata per le banche della Categoria una progressiva crescita dei depositi da clientela. In considerazione di tali dinamiche la quota delle BCC-CR nel mercato degli impieghi e in quello della raccolta diretta è cresciuta nel corso del BILANCIO D ESERCIZIO BILANCIO D'ESERCIZIO

16 RELAZIONI RELAZIONI A dicembre 2013 gli impieghi lordi a clientela delle BCC ammontano a 136 miliardi di euro, con una contrazione del 2,1% rispetto alla fine del Con riguardo alla dinamica di crescita negli ultimi dodici mesi, nelle BCC si è registrata una variazione negativa degli impieghi a residenti in tutti i settori di destinazione maggiormente rilevanti, pur se meno pronunciata rispetto al sistema bancario complessivo: famiglie consumatrici (-0,1%), famiglie produttrici (-1,6%), società non finanziarie (-3,2%). Crescono nelle BCC, in controtendenza con il sistema, gli impieghi alle istituzioni senza scopo di lucro (+1,1%). Le quote di mercato delle BCC nei settori d elezione di destinazione del credito, in crescita nel corso del 2013, risultano a fine anno pari al 17,7% nel credito a famiglie produttrici, 8,9% nel credito a società non finanziarie, 8,7% nei finanziamenti a famiglie consumatrici. La quota BCC nel mercato dei finanziamenti al settore non profit è pari al 12,8%. Con specifico riguardo al credito alle imprese, si conferma a fine 2013 il permanere di una concentrazione nel comparto costruzioni e attività immobiliari" superiore per le BCC-CR rispetto alla media di sistema e di una significativa incidenza dei finanziamenti all agricoltura. Nel corso del 2013 la qualità del credito erogato dalle banche della Categoria ha subito con maggiore incisività gli effetti della perdurante crisi economica. I crediti in sofferenza delle BCC sono cresciuti a ritmi elevati. A dicembre 2013 lo stock di sofferenze lorde delle BCC-CR ha raggiunto quota 11,7 miliardi di euro, con un tasso di incremento annuo del 30,1%, superiore a quanto rilevato nel sistema bancario complessivo. Il rapporto sofferenze lorde/impieghi ha raggiunto a fine 2013 l 8,6%, oltre due punti in più in dodici mesi e leggermente superiore alla media di sistema. Il rapporto sofferenze/impieghi permane, comunque, inferiore alla media di sistema nei comparti d elezione della categoria: famiglie consumatrici (4,7% a fine 2013) e famiglie produttrici (8,6%). Con riguardo alla sola clientela imprese, il rapporto sofferenze lorde/impieghi è pari per le BCC-CR al 10,8%, in crescita sostenuta negli ultimi mesi ma ancora inferiore a quanto rilevato per il sistema bancario complessivo. Con riferimento alla copertura delle sofferenze, si evidenzia un significativo aumento del tasso di copertura effettuato dalle BCC-CR che, grazie a prudenti strategie di bilancio, risulta mediamente prossimo al 50%. Nel corso dell anno si è verificata una forte crescita anche degli incagli (+12,5%), che a fine 2013 ammontano a 9,5 miliardi di euro. Il rapporto incagli lordi/impieghi, anch esso in crescita, è pari al 7%, superiore al sistema bancario. Nel corso dell anno si è consolidata la ripresa della raccolta da clientela, già evidenziatasi nell ultimo scorcio dell anno precedente. La raccolta da clientela (comprensiva di obbligazioni), pari a dicembre 2013 a 159,5 miliardi, è cresciuta infatti del 3,8%, in controtendenza con la media del sistema bancario. La dinamica dell aggregato risulta trainata dalla componente caratterizzata da un rendimento più significativo: depositi con durata prestabilita e certificati di deposito. La crescita della raccolta interbancaria delle BCC-CR, pur ancora significativa, risulta in progressiva attenuazione nel corso degli ultimi mesi; l aggregato è aumentato su base d anno del 10,1%, in controtendenza con il sistema bancario. La provvista complessiva (raccolta da clientela, obbligazioni e raccolta interbancaria) ha superato a fine 2013 i 192 miliardi di euro, in crescita del 4,8% rispetto a dicembre La provvista complessiva delle BCC-CR risulta composta per l 83,1% da raccolta da clientela e obbligazioni e per il 16,9% da raccolta interbancaria. La composizione risulta ben diversa per la media di sistema dove l incidenza della raccolta da banche è notevolmente superiore, pari a circa il 30% a fine All interno della raccolta da clientela delle BCC-CR l incidenza dei conti correnti passivi, dei conti deposito e delle obbligazioni permane superiore alla media di sistema. La raccolta indiretta rimane su livelli inferiori al potenziale di sistema. I primi dati riferiti agli indicatori di liquidità NSFR e LCR del sistema BCC, calcolati già ai sensi delle norme di Basilea 3, illustrano un robusto equilibrio nelle scadenze di lungo termine e della liquidità operativa.

17 RELAZIONI RELAZIONI Per quanto concerne la dotazione patrimoniale delle BCC, l aggregato capitale e riserve ammonta a dicembre 2013 a 20 miliardi di euro, con un incremento del 2,2% su base d anno. Il tier1 ratio ed il coefficiente patrimoniale delle BCC, in leggero incremento rispetto allo stesso periodo del 2012, sono pari a settembre 2013 (ultima data ad oggi disponibile) rispettivamente al 14,3% ed al 15,2%. Il confronto con il restante settore bancario evidenzia il permanere di un ampio divario a favore delle banche della Categoria non solo in termini di quantità, ma anche di qualità di patrimonio. Con riguardo agli aspetti reddituali, le informazioni sull andamento di conto economico indicano a dicembre 2013 una significativa contrazione del contributo dell intermediazione creditizia. Il margine di interesse delle BCC-CR presenta una contrazione pari a -8,3%, in linea con il sistema bancario, soprattutto a motivo del trasferimento di parte del portafoglio a sofferenza. Calano, in controtendenza rispetto al sistema, i ricavi netti da servizi (-5,1%). Prosegue per le BCC, in controtendenza rispetto al sistema, l incremento significativo dell utile da cessione/riacquisto di crediti e attività e passività finanziarie (+77,2%) che permette, nonostante il forte calo dei ricavi da gestione denaro e da servizi, una leggera crescita del margine di intermediazione (+0,4%). Il contenimento dei costi operativi (-3,1%) è un effetto contabile di una diversa collocazione nel conto economico delle commissioni per istruttoria fidi. Sia le spese per il personale che le altre spese amministrative permangono, per le BCC, in crescita, pur se molto modesta (rispettivamente +0,7% e +0,1%), in controtendenza rispetto alla media di sistema. Il risultato di gestione, pari a 2,7 miliardi di euro, risulta in crescita del 5,6% su base d anno. A dicembre 2013 i titoli detenuti dalle BCC-CR ammontano a 66,2 miliardi di euro, con una variazione su base annua del +25,7%, superiore alla media del sistema bancario. L incidenza dei titoli sul totale attivo delle BCC-CR è passata da poco più del 16% nel 2011 a oltre il 28% a fine 2013, mentre nel sistema bancario si è attestata a poco più del 21%. Il Gruppo delle Banche di Credito Cooperativo dell Emilia Romagna, seppur fra luci e ombre, ha consolidato nel corso del 2013 la propria posizione di mercato sul versante dell intermediazione tradizionale, mantenendo un tasso di variazione delle masse intermediate superiore alla media del sistema bancario, pur continuando ad accusare chiari segnali di deterioramento nella qualità del credito. I dati provvisori al 31 dicembre 2013, elaborati dalla Federazione Regionale, evidenziano un Gruppo che conta 20 BCC associate, 366 sportelli, competenza territoriale su circa il 78% dei comuni della regione, Soci e dipendenti. La raccolta diretta (Depositi, Pct e Obbligazioni) ha fatto registrare un +2,5% su base annua, attestandosi a quota milioni di euro. La raccolta indiretta è stata di milioni di euro (-6,8%). Gli impieghi economici a favore dei Soci, delle imprese e delle comunità locali registrano un decremento del -3,7% attestandosi a milioni di euro. E parallelamente proseguito l incremento dei crediti in sofferenza, che ammontano a 950 milioni di euro con un tasso di incremento annuo del 26,5%, percentuale in moderata contrazione rispetto allo stesso periodo dell anno precedente. Il rapporto sofferenze/impieghi risulta pari al 7,7%, in aumento rispetto all anno precedente. Il risultato lordo di gestione ha registrato una crescita su base annua del 15,5% attestandosi a 282 milioni di euro, il margine di interesse registra nello stesso periodo un decremento del 4,0%. Il margine di intermediazione ha raggiunto la consistenza di 604 milioni di euro facendo registrare un aumento su base annua del 5,1%. BILANCIO D ESERCIZIO BILANCIO D'ESERCIZIO

18 RELAZIONI RELAZIONI 1.3 L economia regionale Secondo le stime di Unioncamere-Prometeia nel 2013 il Pil dell'emilia Romagna è diminuito dell 1,5%, una flessione meno intensa di quella del 2012 (-2,5%). L andamento regionale risulta leggermente migliore rispetto a quello prospettato a livello nazionale. Il Pil regionale è risultato superiore solo di un decimo rispetto ai livelli minimi toccati al culmine della crisi nel Il calo ha contraddistinto la domanda interna (-1,9%), che riflette le difficoltà dei consumi delle famiglie (-2,2%), sotto la pressione della negativa condizione del mercato del lavoro e degli investimenti fissi lordi (-2,9%), per effetto della recessione, quindi del basso livello della domanda e dello stato di fiducia delle imprese. I consumi delle Amministrazioni pubbliche e Istituzioni sociali private hanno sostanzialmente confermato i livelli dell anno precedente (-0,1%), rallentando la tendenza negativa in atto dal Le vendite all estero nel 2013 hanno continuato ad avere un effetto di traino sul Pil regionale, sebbene la loro forza si sia sensibilmente ridotta rispetto a un paio d anni fa. L industria manifatturiera ha visto la fase negativa continuare anche nel 2013, con un intensità che è andata tuttavia calando con il trascorrere dei mesi. La fase recessiva in atto dal quarto trimestre del 2011 ha condotto l attività dell industria regionale verso nuovi pesanti minimi in termini di produzione, fatturato e ordinativi. A livello settoriale nel 2013 tutti i settori hanno visto ridursi il fatturato. La diminuzione è stata particolarmente forte per l industria del legno e del mobile e per la metallurgia, mentre è risultata più contenuta per l industria alimentare. L andamento del fatturato è risultato meno pesante all aumentare della classe dimensionale delle imprese. L artigianato manifatturiero ha chiuso il 2013 con un bilancio negativo, che se da un lato è stato meno accentuato rispetto all anno precedente, è ugualmente apparso più negativo rispetto a quello della totalità delle imprese. Il maggiore orientamento al mercato interno, depresso dal calo dei consumi, ha penalizzato il settore, mentre la scarsa propensione all internazionalizzazione, tipica della piccola impresa, non ha consentito di cogliere le opportunità offerte dall accelerazione, comunque contenuta, del commercio internazionale, come invece è avvenuto nelle imprese industriali più strutturate. Per le costruzioni, le indagini del sistema camerale hanno messo in evidenza nel 2013 la peggior contrazione del fatturato degli ultimi dieci anni. Il settore sta vivendo una tendenza negativa sin dall estate del 2008, con conseguenze negative su occupazione e consistenza delle imprese. Nel 2013 il ridimensionamento del fatturato non ha risparmiato alcuna classe dimensionale ed è stato meno intenso per quelle più grandi e strutturate, maggiormente orientate all acquisizione di commesse pubbliche. La stagione turistica ha avuto un esito negativo. Il rimbalzo che si attendeva passata la paura del terremoto, che ha colpito diverse zone della regione, non c è stato. Questa situazione trae origine dal perdurare della recessione e dal conseguente calo della capacità di spesa delle famiglie. A ciò occorre aggiungere lo sfavorevole andamento climatico dei mesi primaverili, con giugno considerato praticamente perduto da taluni operatori. La ripresa della clientela straniera, russi in primis, ha tuttavia mitigato i vuoti lasciati da quella italiana. Secondo le stime dell Assessorato regionale all agricoltura, il valore della produzione agricola e zootecnica dell Emilia- Romagna ha accusato una diminuzione rispetto alla precedente annata agraria. Tale andamento è da attribuire alla flessione delle produzioni vegetali, penalizzate in primo luogo dai prezzi cedenti di cereali e colture industriali e dal generalizzato calo delle rese medie per ettaro. Le produzioni zootecniche hanno mostrato una migliore tenuta, che ha tratto origine in particolare dalla vivacità dei prezzi di pollame e conigli, a fronte delle diminuzioni delle carni bovine e suine, da attribuire alle minori quantità prodotte. Riguardo al commercio interno, le indagini del sistema camerale hanno evidenziato nel 2013 un calo delle vendite al dettaglio analogo a quello del Il comparto è in tendenza negativa sin dal primo trimestre Le situazioni più critiche sono state registrate nella piccola e media distribuzione, con una flessione più contenuta per le imprese di maggiore

19 RELAZIONI RELAZIONI dimensione. Proseguono soprattutto le difficoltà del commercio specializzato, nel quale è più diffusa la piccola e media distribuzione. La tendenza è negativa, ma molto più contenuta, per le vendite degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini. Per quanto riguarda il commercio estero, l Emilia Romagna nel 2013 ha migliorato il proprio saldo commerciale, arrivando a 22,1 miliardi di euro, grazie a una moderata crescita delle esportazioni, comunque superiore a quella delle importazioni. 1.4 L economia locale Le due province di riferimento di Romagna Est, Forlì-Cesena e Rimini, hanno confermato le tendenze nazionali e regionali, con il prolungamento della fase recessiva, sia pure con un intensità inferiore a quella del Secondo gli scenari condotti dal sistema camerale dell Emilia Romagna e da Prometeia, nel 2013 il valore aggiunto è diminuito dell 1,5% nella provincia di Forlì-Cesena e dell 1,2% in quella di Rimini, contro un trend regionale pari a -1,1%. Riguardo al mercato del lavoro, l occupazione totale è calata dello 0,9% in provincia di Rimini e dello 0,6% in quella di Forlì Cesena (-0,9% in regione). Con riferimento all industria manifatturiera, il 2013 è stato un anno difficile. I dati di sintesi evidenziano tuttavia alcuni elementi moderatamente positivi, quali il ritorno di alcune dinamiche favorevoli per fatturato e ordini esteri e il rallentamento nella discesa degli indicatori, con situazioni di stagnazione. Segnali preoccupanti, invece, per il protrarsi delle difficoltà, nei vari settori, nel recuperare performance reddituali rassicuranti. Nella provincia di Forlì-Cesena i settori che hanno maggiormente sofferto, in termini di fatturato, sono i prodotti in metallo, il legno e le altre industrie. Positivo l andamento, invece, per l'alimentare, le calzature, i mobili e le confezioni. Gli ordinativi esteri hanno evidenziato una dinamica migliore di quelli interni. In provincia di Rimini, nel secondo semestre 2013, il metalmeccanico e l abbigliamento hanno registrato dati positivi (a parte l occupazione). Il settore legno, quello agroalimentare, grafico, delle industrie varie e dei materiali per costruzioni hanno invece segnato un vistoso calo sia di produzione che di fatturato. L artigianato manifatturiero ha chiuso anche il 2013 in territorio negativo in termini di fatturato, produzione e ordinativi, consolidando la fase recessiva in atto dall estate Il basso profilo del mercato interno, che assorbe gran parte delle vendite, è alla base di questa situazione. L impatto su produzione e vendite dell export resta assai limitato, a causa della scarsa propensione al commercio estero delle imprese artigiane. Ancora in difficoltà il settore delle costruzioni, nel quale si evidenzia, nel 2013, un accentuazione della flessione del volume d affari rispetto all anno precedente, secondo le rilevazioni congiunturali di Unioncamere. Le ristrettezze economiche in cui versano famiglie, imprese e enti pubblici hanno inciso pesantemente. L edilizia residenziale, rivolta ad un mercato strettamente locale, è rimasta sostanzialmente ferma; fanno eccezione solo i lavori di ristrutturazione e di riqualificazione energetica ammessi ai benefici fiscali. L edilizia non residenziale è stata negativamente condizionata dalla scarsa propensione delle imprese agli investimenti. Anche sul fronte dell edilizia pubblica, delle opere infrastrutturali e della manutenzione del territorio non si vedono cenni di ripresa a causa della scarsa disponibilità di risorse pubbliche. Per quanto riguarda l annata agraria 2013, in provincia di Forlì-Cesena la produzione lorda vendibile rispetto all anno precedente ha evidenziato un calo complessivo di circa un punto percentuale. Si sono avute criticità nei comparti delle coltivazioni erbacee, per effetto della contrazione delle quantità prodotte di cereali e orticole. Stabili, invece, le coltivazioni arboree, ma i livelli produttivi si sono ridotti negli ultimi anni. Stabile anche il comparto zootecnico, in aumento BILANCIO D ESERCIZIO BILANCIO D'ESERCIZIO

20 RELAZIONI RELAZIONI invece l avicolo. In provincia di Rimini il calo del valore della produzione è rimasto moderato rispetto al Le ragioni di tale andamento sono da ricercare nel basso profilo delle produzioni zootecniche, a fronte della sostanziale tenuta di quelle vegetali. Con riferimento al turismo, il 2013 per la provincia di Rimini si è chiuso con una flessione sia degli arrivi (-1,6%) che dei pernottamenti (-3,0%). Si è confermata più dinamica la componente estera (arrivi +3,3%, pernottamenti +0,9%), che ha permesso di attenuare la debolezza del mercato interno (arrivi -3,1%, pernottamenti -4,2%). Forte elemento di traino è stata la conferma della crescita della Russia, con un +10,5% nei pernottamenti. Buono il risultato anche sul mercato tedesco (+4,4%), mentre la crisi economica, europea e non solo italiana, ha pesantemente influenzato tutti gli altri storici mercati. L'annata turistica 2013 è stata lievemente negativa per la provincia di Forlì-Cesena che, con dinamiche contenute per arrivi (-0,05%) e pernottamenti (-0,9%), ha sostanzialmente confermato i livelli raggiunti nel 2012, quando un netto calo aveva annullato i progressi, pur discontinui, degli anni precedenti. In rosso i pernottamenti sia della componente italiana che di quella estera, con quest ultima che comunque ha registrato una certa vivacità in termini di arrivi. La lieve flessione dei pernottamenti è in massima parte imputabile alle località marine, a quelle termali e montane. che in molti casi minaccia la sopravvivenza stessa delle imprese. Nonostante nuove aperture di attività commerciali, il turnover è elevato e molte imprese di nuova apertura sono costrette a chiudere entro breve tempo. Per quel che riguarda gli scambi commerciali con l'estero, nel 2013 le due province hanno registrato dinamiche di sviluppo differenti nel valore delle esportazioni. In particolare, mentre la provincia di Forlì-Cesena è cresciuta del 5,9%, un trend migliore di quello dell anno precedente (+3,2%) grazie ai prodotti in metallo e ai prodotti alimentari e a un apertura crescente verso i mercati extra-europei, la provincia di Rimini è salita di un flebile 0,3% per il secondo anno consecutivo, appesantita dal comparto dei prodotti tessili, dell'abbigliamento, pelle e accessori. Anche il 2013 è stato un anno difficile per il commercio, che ha risentito del protrarsi della crisi, con le famiglie che hanno visto ulteriormente indebolita la propria capacità di spesa. Nuove flessioni hanno riguardato le vendite al dettaglio, sia in ambito alimentare che non alimentare. Le maggiori difficoltà si registrano per la piccola e media distribuzione rispetto alla grande distribuzione, che registra, comunque, un leggero calo delle proprie vendite. Il commercio al dettaglio continua a soffrire per gli effetti della crisi economica, che si sommano alle difficoltà che già in precedenza interessavano il settore. Anche se i dati segnalano un rallentamento della serie di variazioni negative, il settore conferma la contrazione dei volumi di affari e la mancanza cronica di redditività 18 18

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