LA SICUREZZA IN COPERTURA DISPOSITIVI ANTICADUTA LE LINEE VITA ASPETTI TIPOLOGICI E PROGETTUALI

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1 DATA 26 /06/2014 LA SICUREZZA IN COPERTURA DISPOSITIVI ANTICADUTA LE LINEE VITA ASPETTI TIPOLOGICI E PROGETTUALI RELATORE: DOTT. ING. MANUEL DEMONTIS TECNICO REGIONALE SECURLINE IN COLLABORAZIONE CON DIVISIONE SISTEMI ANTICADUTA di CPL SECURITY SRL

2 CASISTICA DEGLI INFORTUNI NEL TRIENNIO Distribuzione geografica dei casi di infortunio mortale (Fonte: Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering) 1

3 CASISTICA DEGLI INFORTUNI NEL TRIENNIO (Fonte: Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering) 2

4 CASISTICA DEGLI INFORTUNI NEL TRIENNIO (Fonte: Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering) 3

5 CASISTICA DEGLI INFORTUNI NEL TRIENNIO (Fonte: Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering) 4

6 CASISTICA DEGLI INFORTUNI NEL TRIENNIO (Fonte: Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering) 5

7 CASISTICA DEGLI INFORTUNI NEL TRIENNIO Conclusioni Gli infortuni sul lavoro continuano, purtroppo, ad avere una drammatica rilevanza in Italia; Le zone d Italia colpite risultano le Isole, a seguire Sud, Centro, Nord-Est e Nord- Ovest. Tali indici dovrebbero indirizzare le politiche Nazionali e Regionali ad adottare ulteriori provvedimenti; La principale causa di morte è la caduta di persone dall alto ; I lavoratori più colpiti sono i cosiddetti lavoratori più esperti (fascia anni), segno che non sono state adottate le misure di sicurezza previste per la tipologia di lavoro. ANALIZZANDO LE MODALITA CON CUI SI PERVIENE ALL INFORTUNIO MORTALE SI RILEVA SPESSO UNA GRAVE CARENZA DI CULTURA DELLA SICUREZZA NON CORRETTA PROGETTAZIONE DEL LAVORO (ATTREZZATURE NON ADEGUATE, NON IDONEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE ERRATA SCELTA DELLE MODALITA ESECUTIVE DEL LAVORO (PROCEDURE) 6

8 NORMATIVA DI RIFERIMENTO OBBLIGO SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE TESTO UNICO SICUREZZA SUL LAVORO DECRETO LEGISLATIVO 9 Aprile 2008, n. 81 (e successivi aggiornamenti) TITOLO IV - CANTIERI TEMPORANEI E MOBILI CAPO I Obblighi e responsabilità delle figure coinvolte DATORE DI LAVORO COMMITTENTE RESPONSABILE DEI LAVORI COORDINATORE ALLA SICUREZZA DI PROGETTO COORDINATORE ALLA SICUREZZA ESECUTIVO Campo di applicazione > Allegato X cantieri temporanei I lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione, trasformazione, rinnovamento, smantellamento, scavo, montaggio o smontaggio CAPO II Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota Art Obblighi del datore di lavoro nell'uso di attrezzature per lavori in quota Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure. 7

9 NORMATIVA DI RIFERIMENTO TESTO UNICO SICUREZZA SUL LAVORO DECRETO LEGISLATIVO 9 Aprile 2008, n. 81 (e successivi aggiornamenti) TITOLO IV - CANTIERI TEMPORANEI E MOBILI - CAPO 2 art Nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva come previsto all articolo 111, comma 1, lettera a), è necessario che i lavoratori utilizzino sistemi di protezione idonei per l uso specifico composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente, conformi alle norme tecniche, quali i seguenti: assorbitori di energia; connettori; dispositivo di ancoraggio; cordini; dispositivi retrattili; guide o linee vita flessibili; guide o linee vita rigide; imbracature. 8

10 TESTO UNICO SICUREZZA SUL LAVORO DECRETO LEGISLATIVO 9 Aprile 2008, n. 81 (e successivi aggiornamenti) RESPONSABILITA E OBBLIGHI COMMITTENTE/AMMINISTRATORE - deve designare il coordinatore per la sicurezza. - deve attenersi ai principi e alle misure generali di tutela dei lavoratori. - deve orientare la progettazione verso scelte tecniche che escludano rischi per i lavoratori, sia nell organizzazione del cantiere, sia nell esecuzione dell opera stessa > RESPONSABILITÀ CIVILI E PENALI DATORE DI LAVORO - prende le misure necessarie affinché il luogo di lavoro e la posizione dei lavoratori durante l'uso delle attrezzature presentino requisiti di sicurezza e rispondano a principi di ergonomia (art. 71, comma 6) - provvede affinché i lavoratori incaricati dell'uso delle attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari ricevano una formazione adeguata e specifica (art. 73, comma 4) - nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possano essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate, a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure (art. 111) > RESPONSABILITÀ CIVILI E PENALI 9

11 TESTO UNICO SICUREZZA SUL LAVORO DECRETO LEGISLATIVO 9 Aprile 2008, n. 81 (e successivi aggiornamenti) COORDINATORE PER LA SICUREZZA (CSP - CSE) RESPONSABILITA E OBBLIGHI - redige il Fascicolo del fabbricato per interventi ricadenti nell ambito di applicazione della sicurezza cantieri. - qualora l intervento interessi la copertura il Fascicolo deve prevedere le modalità di intervento per l accesso futuro alla copertura e le indicazioni di corretto uso del sistema di protezione in copertura. - All'interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento definisce le modalità e le misure preventive e protettive per lavorare in sicurezza laddove sussista il pericolo di caduta dall'alto. > RESPONSABILITÀ CIVILI E PENALI DISPOSITIVI DI ANCORAGGIO UNA RISPOSTA EFFICACE ED ECONOMICA, PREVISTA DALLO STESSO DECRETO, CHE CONSENTE LO SVOLGIMENTO DELLE LAVORAZIONI IN QUOTA IN COMPLETA SICUREZZA 10

12 QUADRO SINOTTICO NORMATIVA NAZIONALE 11

13 CHI OBBLIGA ALL INSTALLAZIONE DEI DISPOSITIVI NORMATIVA LOCALE REGIONE LOMBARDIA - D.G.R. Lombardia n VII/18344 del 23/7/2004 PROVINCIA DI TRENTO D.P.P. Trento n 7-114/2008 PROVINCIA DI BOLZANO Circolare RC/10164/42 del REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA Comitato di coordinamento art.27 del D.Lgs. 626/94, seduta del REGIONE TOSCANA D.P.G.R n 75/R Regolamento di attuazione dell art.82 c.16 L.R. Toscana n 1/2005 relativo alle istruzioni tecniche sulle misure preventive e protettive per l accesso, il transito e l esecuzione dei lavori in quota in condizioni di sicurezza (abroga il D.P.G.R n 62/R) REGIONE LIGURIA legge regionale n Febbraio 2010 REGIONE UMBRIA Delibera Giunta regionale 28 Ottobre 2011 n REGIONE PIEMONTE - legge regionale n Luglio 2009 REGIONE EMILIA-ROMAGNA Legge regionale n. 2 2 Marzo 2009 REGIONE SICILIA nuova normativa per la prevenzione delle cadute dall'alto 5 Settembre 2012 DAL 17 DICEMBRE 2013, REGIONE EMILIA-ROMAGNA HA APPROVATO L ATTO DI INDIRIZZO E COORDINAMENTO PER LA PREVENZIONE DELLE CADUTE DALL ALTO INTRODUCENDO DI FATTO L OBBLIGO DELLA LINEA VITA PERMANTENTE 12

14 LEGGE REGIONALE TOSCANA ELABORATO TECNICO DI COPERTUTA (ETC) Documento base nel quale si progetto l accesso in copertura e si fissano i requisiti dei dispositivi da installare. Viene redatto dal CSP o, nei casi in cui tale figura non sia prevista, dal progettista dell intervento. CONTENUTI DELL ETC Elaborati grafici in opportuna scala; Relazione tecnica illustrativa delle soluzioni progettuali, nella quale sia evidenziato in modo puntuale il rispetto delle misure preventive e protettive; Planimetria in scala della copertura evidenziando il punto di accesso e la presenza di eventuali dispositivi di ancoraggio, linee di ancoraggio o ganci di sicurezza da tetto, specificando per ciascuno di essi la classe di appartenenza, il modello, la casa produttrice ed il numero max di utilizzatori contemporanei; Relazione di calcolo contenente la verifica di resistenza degli elementi strutturali, degli ancoraggi e del sistema di fissaggio; Certificazione del produttore relativamente a i dispositivi installati secondo le norme UNI EN 795 ed UNI EN 517; Dichiarazione di conformità dell installatore riguardante la corretta installazione dei dispositivi; Manuale d uso dei dispositivi di ancoraggio installati con eventuale documentazione fotografica; Programma di manutenzione 13

15 LA REGIONE TOSCANA CON LA SUA NORMATIVA SPECIFICA E DETTAGLIATA STA RISULTANDO DECISAMENTE INCISIVA SU QUESTA MATERIA, OBBLIGANDO AZIENDE PRODUTTRICI, INSTALLATORI, TECNICI A PRECISI COMPORTAMENTI E PRESTAZIONI, CERTIFICANDONE LA QUALITA 14

16 I VANTAGGI DI INSTALLAZIONE DI UN SISTEMA LINEA VITA? Elimina o riduce al minimo il pericolo di caduta dall alto È di semplice e rapido montaggio Evita il montaggio di parapetti o ponteggi Non ostacola l'eventuale sostituzione di grondaie Evita la caduta verso l'interno dell'edificio Riduce l'impiego di autoscale e cestelli Ottimizza l'impiego dei D.P.I. Si adatta ad ogni copertura e ad ogni esigenza funzionale Crea un sistema di sicurezza permanente sulla copertura Ha un costo contenuto e pertanto costituiscono un effettivo risparmio sui costi sulla sicurezza Sono un effettivo guadagno sui costi per la nostra vita 15

17 NORMA UNI EN 795: 2002 CLASSIFICAZIONE DEI DISPOSITIVI DI ANCORAGGIO REQUISITI DI RESISTENZA DEI DISPOSITIVI PROVE DI DEFORMAZIONE E RESISTENZA PER LA CERTIFICAZIONE Definizioni: Dispositivo di ancoraggio: elemento o serie di elementi o componenti contenente uno o più punti di ancoraggio. Elemento: parte di un componente o di un sottosistema. Corde, cinghie, elementi di attacco, accessori e linee di ancoraggio sono esempi di elementi. Componente: parte di un sistema venduto dal fabbricate e fornito con imballaggio, marcatura e istruzioni per l uso. Supporti per il corpo e cordini sono esempi di componenti di un sistema. Punto di ancoraggio: elemento a cui il dispositivo di protezione individuale può essere applicato dopo l installazione del dispositivo di ancoraggio. Ancoraggio strutturale: elemento o elementi fissati in modo permanente a una struttura, a cui si può applicare un dispositivo di ancoraggio o un dispositivo di protezione individuale. Ancoraggio strutturale di estremità: ancoraggio strutturale a ogni estremità di una linea di ancoraggio flessibile. Ancoraggio strutturale intermedio: ancoraggio strutturale che può essere necessario come elemento aggiuntivo tra gli ancoraggi strutturali di estremità. 16

18 PROGETTARE E PREVENTIVARE UNA LINEA VITA Le possibili cadute dall alto: CADUTA LIMITATA: quando la caduta non supera i 60 cm dal piano di camminamento. Cadendo per non più di 60 cm, l operatore può mettersi al sicuro da solo, a meno che non sia privo di conoscenza. (immagini estratte da Linee guida ISPESL) 17

19 PROGETTARE E PREVENTIVARE UNA LINEA VITA Le possibili cadute dall alto CADUTA CONTENUTA: Scivolata lungo la falda (immagini estratte da Linee guida ISPESL) 18

20 PROGETTARE E PREVENTIVARE UNA LINEA VITA Le possibili cadute dall alto CADUTA LIBERA: Caduta superiore ai 60 cm dal piano di camminamento o di lavoro. E la più pericolosa in quanto si stima che il tempo massimo di resistenza di una persona, imbragata e sospesa, sia dai 7 ai 30 minuti prima del sopraggiungimento di un arresto cardiaco (immagini estratte da Linee guida ISPESL) 19

21 POSSIBILI CADUTE DALL ALTO CADUTA IMPEDITA: Ogni possibilità di caduta viene impedita dalla corretta progettazione e dal corretto utilizzo dei dispositivi e dei D.P.I. pur mantenendo la possibilità, per l operatore, di raggiungere qualsiasi punto della copertura. (immagini estratte da Linee guida ISPESL) 20

22 EFFETTO PENDOLO L EFFETTO PENDOLO E IL MOVIMENTO OSCILLATORIO INCONTROLLATO E INCONTROLLABILE CHE UN CORPO COLLEGATO DA UN SISTEMA FLESSIBILE (CORDA O CAVO) AD UN ANCORAGGIO PUO SUBIRE PER EFFETTO DI UNA CADUTA (immagini estratte da Linee guida ISPESL) CADUTA PER ERRATA PROGETTAZIONE E/O UTILIZZO DEI DISPOSITIVI DI ANCORAGGIO 21

23 EFFETTO PENDOLO (immagini estratte dal sito della Regione Toscana) 22

24 POSSIBILI CADUTE DALL ALTO CORRETTA PROGETTAZIONE ED UTILIZZO DEI D.P.I.: bisogna sempre tenere conto, ove possibile, dei D.P.I. più comunemente diffusi e a norma. ESEMPIO DI CORRETTA PROGETTAZIONE ED UTILIZZO DEI DPI (immagini estratte dal sito della Regione Toscana) 23

25 DPI ANTICADUTA UNI EN 361: IMBRACATURE 24

26 DPI ANTICADUTA UNI EN 355: ASSORBITORI DI ENERGIA L ASSORBITORE DI ENERGIA è un dispositivo a comportamento plastico che deformandosi durante la caduta dell operatore aumenta il tempo e la lunghezza di arresto caduta, contenendo così la decelerazione del corpo e impedendo che si sviluppino sollecitazioni letali per l organismo 25

27 DPI ANTICADUTA UNI EN 345: CORDINI FISSI O REGOLABILI Cordino con lunghezza tipica di 1,5 2,0 metri utilizzato per la progressione tra punti fissi, come elemento di posizionamento sul lavoro in trattenuta o come elemento di arresto caduta (in accoppiata con assorbitore) 26

28 DPI ANTICADUTA UNI EN 353.1/353.2: DISPOSITIVI SCORREVOLI E GUIDATI Sono dispositivi di ancoraggio scorrevoli da collegare con linee di ancoraggio conformi alla norma UNI EN 795 di classe C/D (linea vita flessibile o rigida). Il sistema di scorrimento del dispositivo sulla linea può essere con o senza rulli o aperto/chiuso in base alla possibilità di essere innestati sulla linea in qualsiasi punto o solo alle estremità della stessa 27

29 DPI ANTICADUTA UNI EN 353.1/353.2: DISPOSITIVI SCORREVOLI E GUIDATI Il dispositivo di arresto caduta di tipo guidato consente di lavorare in trattenuta su una distanza qualsiasi dal punto di ancoraggio e consente ad un operatore dotato di imbracatura che si muova su una inclinazione superiore a 15 l arresto caduta quando in accoppiata con dissipatore 28

30 DPI ANTICADUTA UNI EN 360: DISPOSITIVI RETRATTILI Dispositivo anticaduta a lunghezza variabile di collegamento tra punto fisso e imbracatura ed è caratterizzato da una funzione autobloccante e sistema automatico di tensione e ritorno del cordino (spesso non arresta la caduta in copertura ma solo nel vuoto!) Blocca ogni movimento con velocità superiore a 1,5 m/s ed è dotato generalmente di un sistema di dissipazione dell energia (frizione interna) che agisce sul cavo limitando la forza frenante a 6 kn Prestazione dinamica: la distanza di arresto deve essere inferiore a 2 m 29

31 DISTANZA LIBERA DI CADUTA E TIRANTE D ARIA Nella corretta procedura di progettazione di un sistema anticaduta è fondamentale verificare alcune grandezze in modo da non valutare erroneamente l efficacia dei dispositivi adottati e garantire la caduta in sicurezza: DISTANZA LIBERA DI CADUTA ovvero la distanza misurata in verticale dal punto di caduta al punto in cui l operatore può impattare TIRANTE D ARIA Ovvero il minimo spazio di caduta libera in sicurezza = Distanza di arresto + 1 metro (immagini estratte dal sito della Regione Toscana) 30

32 MINIMA DISTANZA LIBERA DI CADUTA Per procedere ad una corretta procedura di progettazione di un sistema anticaduta bisogna tener conto della MINIMA distanza libera di caduta (ottenibile con il punto di caduta posto sul perimetro della copertura) 31

33 LA VALUTAZIONE DEL TIRANTE D ARIA È DIRETTAMENTE CONSEGUENTE ALLA DISTANZA DI ARRESTO DEL CONCLUSIONI SISTEMA ADOTTATO 32

34 TIPI DI ANCORAGGIO CONCLUSIONI PUNTI FISSI SINGOLI DI ANCORAGGIO LINEA RIGIDA ORIZZONTALE O VERTICALE LINEA FLESSIBILE ORIZZONTALE O VERTICALE LA VALUTAZIONE DEL TIRANTE D ARIA COSTITUISCE PARTE INTEGRANTE DELL ANALISI DEL RISCHIO CHE IL PROGETTISTA DOVRA EFFETTUARE PER INDIVIDUARE IL DISPOSITIVO ANTICADUTA PIU ADEGUATO: SISTEMA ANTICADUTA = ELEMENTO DI ANCORAGGIO + DISPOSITIVO DI COLLEGAMENTO + DPI 33

35 ESEMPIO DI CALCOLO DEL TIRANTE D ARIA Sistema di arresto caduta con dispositivo di tipo retrattile (UNI 360) CONCLUSIONI In questo caso il tirante d aria è funzione del tipo di dispositivo retrattile certificato per il quale la norma (UNI 360) ammette un escursione di max 2 metri: Taria = X = X X è un dato fornito dal Produttore Dovrà essere perciò Taria < distanza libera di caduta 34

36 ESEMPIO DI CALCOLO DEL TIRANTE D ARIA Sistema di arresto caduta con dispositivo composto da cordino UNI e assorbitore di energia (UNI ) CONCLUSIONI Taria = X è la max estensione del sistema assorbitore di energia X è un dato fornito dal Produttore Dovrà essere perciò Taria < distanza libera di caduta 35

37 PERCHÉ SECURLINE PRODUZIONE LOCALE SECURLINE è un prodotto italiano, ideato, progettato e realizzato interamente dai nostri tecnici e dal nostro personale. FLESSIBILITÀ SECURLINE è di facile montaggio e la struttura dell Ufficio Tecnico e della produzione di Securline consentono di progettare e produrre particolari personalizzati in grado di risolvere qualunque problema strutturale COMPETITIVITÀ il processo produttivo SECURLINE, unitamente alla sua alta ingegnerizzazione, permettono di ottenere prodotti di altissima qualità contenendo, nella giusta misura, i costi di realizzazione. Questo fa di SECURLINE un prodotto sicuro e competitivo sul mercato Italiano CERTIFICAZIONE DA ENTE TERZO La normativa UNI EN 795 è di tipo prestazionale, richiede quindi che i dispositivi di ancoraggio prodotti e commercializzati come rispondenti alla norma garantiscano prestazioni in termini di resistenza e tenuta. La norma non obbliga il produttore di questi sistemi ad alcun controllo da parte di un ente esterno. L azienda CPL SECURITY ha provveduto a far testare i propri prodotti da parte di un laboratorio esterno autorizzato alle prove materiali e già esperto in prove ai sensi della UNI EN 795. La certificazione di un laboratorio ufficiale rappresenta una garanzia di qualità ulteriore. UN ASSOLUTO VALORE AGGIUNTO 36

38 DIVISIONE SISTEMI ANTICADUTA di CPL SECURITY SRL I DISPOSITIVI DI ANCORAGGIO Divisione SecurLine Tipologie ed utilizzo

39 PENDENZE DELLA COPERTURA (UNI 8088) E SCELTA DEGLI ANCORAGGI Copertura con Pendenza con caratteristiche di instabilità tali da pregiudicare la normale pedonabilità senza ricorrere a soluzioni accessorie!

40 PENDENZE DELLA COPERTURA E SCELTA DEGLI ANCORAGGI Coperture fortemente inclinate

41 NORMA UNI EN 795: 2002 CLASSIFICAZIONE DEI DISPOSITIVI La norma prevede dispositivi di varie classi che ne identificano in modo univoco tipo e possibilità di utilizzazione. CLASSE A (A1 E A2) A1: Comprende ancoraggi strutturali progettati per essere fissati a superfici verticali, orizzontali ed inclinate. A2: Comprende ancoraggi strutturali progettati per essere fissati a tetti inclinati. CLASSE B Comprende dispositivi di ancoraggio provvisori portatili. CLASSE C Comprende dispositivi di ancoraggio che utilizzano linee di ancoraggio flessibili orizzontali. Ai fini della presente norma si intende una linea che devia dall orizzontale per non più di 15. CLASSE D Comprende dispositivi di ancoraggio che utilizzano rotaie di ancoraggio rigide orizzontali. CLASSE E Comprende ancoraggi a corpo morto da utilizzare su superfici orizzontali. Per l uso di ancoraggi a corpo morto, una superficie si intende orizzontale se devia dall orizzontale per non più di 5. 40

42 CLASSE A1 Classic Comprende ancoraggi strutturali progettati per essere fissati a superfici verticali, orizzontali ed inclinate. Garantiscono la tenuta in caso di caduta in qualsiasi direzione. 41

43 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE A1) Fissaggio su travetto di solaio 42

44 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE A1) Fissaggio su pignatta 43

45 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE A1) Fissaggio su cordolo armato 44

46 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE A1) Fissaggio su travetto in legno 45

47 CLASSE A1 EXCLUSIVE Comprende ancoraggi progettati per essere fissati a superfici verticali, orizzontali ed inclinate DIRETTAMENTE SUL MANTO DI COPERTURA METALLICO mediante rivetti o morsetti speciali. Garantiscono la tenuta in caso di caduta in qualsiasi direzione. 46

48 LE PROVE SUI DISPOSITIVI CLASSE A1 Prova statica: il dispositivo viene sottoposto a un carico di 10 kn nelle 2 direzioni principali. La forza deve essere mantenuta per 3 minuti. Prova dinamica: il dispositivo viene sottoposto allo sforzo dinamico generato da una massa di 100kg lasciata cadere da un'altezza di di 2,50 m rispetto al punto di fissaggio 47

49 CLASSE A2 Classic Comprende ancoraggi strutturali progettati per essere fissati a superfici inclinate. Garantiscono la tenuta in caso di caduta in direzione della pendenza di copertura 48

50 CONCLUSIONI 49

51 LE PROVE SUI DISPOSITIVI CLASSE A2 Prova statica: il dispositivo viene sottoposto a un carico di 10 kn nella direzione di caduta Prova dinamica: il dispositivo viene sottoposto allo sforzo dinamico generato da una massa di 100kg lasciata casere da un'altezza di di 2,50 m rispetto al punto di fissaggio 50

52 CLASSE C Classic Comprende dispositivi strutturali che utilizzano linee di ancoraggio flessibili con una pendenza massima di 15 sull orizzontale. Essi sono composti da un sistema di pali e un cavo in acciaio 51

53 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE C) Fissaggio su cordolo armato (linea di carico parallela e/o ortogonale all asse trave) 52

54 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE C) Fissaggio su soletta in cemento armato 53

55 ESEMPI DI ANCORAGGIO IN FUNZIONE DEL SUPPORTO (CLASSE C) Fissaggio su trave in legno con incravattatura 54

56 CLASSE C EXCLUSIVE Comprende dispositivi che utilizzano linee di ancoraggio flessibili con una pendenza massima di 15 sull orizzontale. Sono dispositivi pensati per essere installati DIRETTAMENTE SUL MANTO DI COPERTURA METALLICO mediante l utilizzo di speciali rivetti. In caso di utilizzo, il dispositivo si abbatte e ruota sviluppando forze di taglio invece che di estrazione, garantendo la tenuta sulla lamiera esterna e minimizzando le deformazioni del manto di copertura. La doppia rotazione, sia sull asse orizzontale sia su quello verticale, è un brevetto CPL Security s.r.l. 55

57 LE PROVE SUI DISPOSITIVI CLASSE C Prova dinamica: La linea flessibile deve essere sottoposta a uno sforzo dinamico generato dalla caduta di una massa di 100 kg. L'altezza di caduta deve essere tale da sviluppare sul cordino uno sforzo di 12 kn. 56

58 LE PROVE SUI DISPOSITIVI CLASSE C Prove di resistenza statica 57

59 CERTIFICAZIONE DEI DISPOSTIVI SECONDO LA NORMA UNI EN

60 ALCUNI ESEMPI DI PROGETTAZIONE 59

61 CONCLUSIONI 60

62 CONCLUSIONI 61

63 UTILIZZO DEL DOPPIO CORDINO CONCLUSIONI La distanza tra un punto di ancoraggio e quello successivo per consentire all operatore un facile spostamento non dovrebbe superare i 150 cm, anche se è tollerabile ergonomicamente una distanza di 2 m che però rende assai difficoltosa la capacità di spostamento dell operatore. Distanze superiori a 2 m sono invece assolutamente insuperabili con l uso di un doppio cordino in quanto l operatore sarebbe costretto a sganciarsi per poter raggiungere quello successivo 62

64 CONCLUSIONI 63

65 CONCLUSIONI 64

66 CONCLUSIONI 65

67 CONCLUSIONI 66

68 CONCLUSIONI 67

69 CONCLUSIONI 68

70 STATO DI FATTO 69

71 70

72 CONCLUSIONI QUANDO COSTRUIRAI UNA CASA NUOVA, VI FARAI UN PARAPETTO INTORNO ALLA TERRAZZA. COSI, SE QUALCUNO CADE DI LASSU, LA TUA CASA NON SARA RESPONSABILE DEL SUO SANGUE VERSATO (Deutoronomio Capitolo 22 Versetto 8) 71

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