PIANO DELLA RETE COMUNALE DI DISTRIBUZIONE CARBURANTI

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1 Assessorato all Urbanistica Servizio Urbanistica PIANO DELLA RETE COMUNALE DI DISTRIBUZIONE CARBURANTI RELAZIONE Gruppo di lavoro: Arch. Riccardo Pecorario, coordinamento e responsabile della pianificazione Geom. Giuseppe Santoro Ing. I. Mario Addamiano Geom. Riccardo Corti Dirigente del Servizio Arch. Francesco Caporaso Assessore all Urbanistica Gianni Cenni Assessore allo Sviluppo Economico Roberto Caverni Prato, luglio 2011

2 RELAZIONE URBANISTICA Il D.Lgs n. 32 dell detta norme per la liberalizzazione e la razionalizzazione del sistema di distribuzione dei carburanti. Con l art. 2 demanda ai comuni, l individuazione dei criteri, requisiti e caratteristiche delle aree sulle quali possono essere installati gli impianti di distribuzione. Il comune individua le destinazioni d uso compatibili con l installazione degli impianti all interno delle zone comprese nelle fasce di rispetto di cui al codice della strada. La localizzazione degli impianti costituisce un mero adeguamento degli strumenti urbanistici e l installazione e l esercizio degli impianti è subordinata esclusivamente alla verifica della conformità alle disposizioni del piano regolatore, alle prescrizioni fiscali e a quelle concernenti la sicurezza, la tutela dei beni storici ed artistici, nonché agli indirizzi regionali. Con deliberazione di C.C. n. 86 del il Comune di Prato, in conformità al D.Lgs n. 32/98 e agli indirizzi regionali di cui alla D.C.R. n. 359 del , ha approvato i propri criteri di individuazione delle aree di insediamento, ad integrazione e quale parte integrante del vigente Regolamento Urbanistico comunale. Nel 2008 la legge n. 133, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, ha introdotto una nuova disciplina per la materia in oggetto. In particolare il 17 comma dell art. 83 bis, al fine di garantire l ordinamento comunitario sulla concorrenza e il corretto funzionamento del mercato, ha stabilito che l installazione e l esercizio degli impianti non possono essere subordinati alla chiusura di impianti esistenti né al rispetto di vincoli, con finalità commerciali, relativi a contingentamenti numerici, distanze minime tra impianti e tra impianti ed esercizi o superfici minime commerciali o che pongono restrizioni od obblighi circa la possibilità di offrire nel medesimo impianto o nella stessa area, attività e servizi integrativi

3 La Regione Toscana, dopo una prima deliberazione di Giunta (n. 762 del sugli effetti immediati delle nuove disposizioni statali, con L.R. 38 del ha modificato la propria legge n. 28 del (Codice del Commercio, adeguando in maniera definitiva la legislazione regionale alle predette nuove disposizioni volte alla liberalizzazione commerciale. L innovata disciplina regionale, in conformità alla legge statale, elimina alcuni vincoli previgenti condizionanti il mercato e la libera concorrenza. Mentre per la localizzazione degli impianti sul territorio (disciplina specificatamente urbanistica, fornisce alcune indicazioni operative e conferma la competenza dei comuni nell individuazione dei criteri, requisiti e caratteristiche delle aree di insediamento, ai sensi del 1 e 2 comma dell art. 2 del D.Lgs. 32/98. Criteri e requisiti che, come già detto, il Comune di Prato ha definito nel proprio Regolamento Urbanistico attraverso il Piano carburanti approvato con D.C.C. n. 86 del , ma che, alla luce della rappresentata evoluzione normativa, necessita di importanti e sostanziali adeguamenti, soprattutto finalizzati all introduzione di nuove forme di concorrenzialità nel mercato della distribuzione dei carburanti e nuove opportunità di economie gestionali, incentivando l introduzione di attività accessorie. L adeguamento del Piano alla disciplina vigente deve perfezionarsi con variante di dettaglio al Regolamento Urbanistico secondo la procedura indicata dall art. 17 della L.R. 1/05. Il Servizio Urbanistica ha predisposto il progetto di variante costituito da: a Relazione generale; b Schede degli impianti esistenti; c Tavola n. 1 - Ricognizione degli impianti esistenti; d Tavola n. 2 - Zonizzazione e viabilità; e Norme di attuazione. In particolare, l articolato disciplina: all art. 1 l ambito applicativo, i riferimenti sovraordinati e quelli che costituiscono il Piano della rete comunale di distribuzione carburanti; - 3 -

4 all art. 2 i componenti minimi dell impianto, in cui figura il pre pagamento self service, la necessità di almeno un combustibile di quelli più recenti, a scelta, di metano o GPL o idrogeno, ed inoltre un impianto fotovoltaico o sistema di cogenerazione a gas, per le necessità energetiche; all art. 3 le condizioni soggettive per l esercizio delle attività, che rimangono quelle già previste in via generale; all art. 4 la nuova disciplina localizzativa degli impianti, che, coerentemente con gli indirizzi sovraordinati prevede una più ampia possibilità d intervento,ferma restando l impostazione finora seguita di tenere gli impianti di maggiori dimensioni fuori dall abitato e comunque evitare l inserimento nelle a- ree interne degli insediamenti. Restano escluse le aree dei centri storici, ivi compresi quelli minori e quelle: 1. destinate a funzioni pubbliche, escluse le aree a verde fino a 1/3 della loro profondità dalla strada e comunque entro 35 ml da questa o le aree destinate a parcheggio, nei limiti previsti dall art. 81 del Regolamento Urbanistico; 2. poste in prossimità di rotatorie, intersezioni, fossi, fermate di mezzi pubblici e lungo tratti di strada in curva o a visibilità limitata, come previsto dal Codice della strada e normativa di riferimento; 3. classificate con pericolosità 4 dal Piano per l Assetto Idrogeologico (PAI approvato dall Autorità di Bacino del Fiume Arno (G U n. 30 del o dalle indagini geologico-tecniche di supporto allo strumento urbanistico vigente né siano destinate a casse di espansione o di laminazione idraulica. Resta ferma comunque la distinzione tra le aree più a contatto con l abitato e quelle esterne anche nella dimensione degli impianti; all art. 5 le caratteristiche di dettaglio degli impianti. all art. 6 una nuova disciplina per le attività accessorie, stabilendo che gli impianti, oltre che di dispositivi post pagamento, possono altresì dotarsi di locali per lo svolgimento di attività accessorie, con un rapporto fondiario non superiore a 0,20 di mq superficie lorda di pavimento / mq di superficie fondiaria nella zona 2 e di 0,15 mq/mq nelle altre zone, con il limite di Slp non superiore a mq 750, ove esercitare: - 4 -

5 f attività di supporto quali: vendita al dettaglio, con superficie di vendita non superiore agli esercizi di vicinato, somministrazione di alimenti e bevande, vendita della stampa quotidiana e periodica, vendita di tabacchi, lotterie e attività similari; g servizi integrativi all automobile o all automobilista quali: officina meccanica, elettrauto, gommista, lavaggio, servizi di lubrificazione, servizi informativi di interesse generale e turistico, aree attrezzate per camper, servizi igienici di uso pubblico, fax, fotocopie, punto telefonico pubblico, bancomat. Viene inoltre precisato che l area di insediamento degli impianti di distribuzione non può essere oggetto di frazionamento immobiliare, anche a seguito della realizzazione delle diverse attività e servizi accessori, la cui permanenza è comunque correlata a quella dell impianto; all art. 7, coerentemente ai nuovi indirizzi della pianificazione comunale, i meccanismi perequativi atti a restituire alla collettività i vantaggi derivanti dalla rendita fondiaria acquisita a seguito della nuova disciplina localizzativa. In tal senso si stabilisce che i nuovi impianti concorrono, in aggiunta al contributo di costruzione, alla sostenibilità urbanistica degli interventi di nuova edificazione nel territorio comunale, mediante cessione gratuita al Comune di aree per servizi pubblici, con superficie pari almeno al 75% della superficie fondiaria complessiva utilizzata per il distributore (o per l ampliamento, con possibilità, secondo la valutazione comunale, di monetizzare l importo integralmente in relazione alle specifiche necessità della zona. Il contributo di sostenibilità urbanistica non è dovuto nel caso in cui il titolare della richiesta stipuli convenzione con il Comune con l impegno a praticare prezzi di vendita concordati con il Comune stesso. Gli artt. 8, 9 e 10 danno indicazioni di carattere applicativo agli impianti esistenti e per la disciplina autorizzativa e di collaudo. La proposta di variante, acquisiti i pareri delle Circoscrizioni ai sensi dell art. 57 Regolamento comunale per il decentramento e della Commissione Consiliare permanente n. 4, Urbanistica Ambiente Protezione Civile, ed integrata dalla certificazione del Responsabile del procedimento e dalla relazione del garante della comunicazione, sarà sottoposta al Consiglio Comunale per le proprie determinazioni in merito all adozione ai sensi dell art. 17 della L.R. 1/

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