Sé-stanti. Storie di viaggi, strade, sentieri, percorsi e traiettorie. «Vertigini» collana di narrativa

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2 Sé-stanti Storie di viaggi, strade, sentieri, percorsi e traiettorie «Vertigini» collana di narrativa

3 Sé-stanti. Storie di viaggi, strade, sentieri, percorsi e traiettorie 2013 Mariacristina Brettone, Roberto Gianolio, Emma Grillo, Damiana Guerra, Sara Maggi, Alberto Marcolli, Roberto Ragazzo, Francesco Romoli, Mauro Sighicelli 2013 Matisklo Edizioni ISBN: Prima edizione, dicembre 2013 Matisklo Edizioni S.N.C. di Oddera Cesare & Vico Francesco Via Eremita Mallare (SV)

4 Indice Nota introduttiva Sé-stanti La curva del puzzle La passeggiata Il cielo sopra Berlino Un altro piccolo signore Due righe E la chiamavano musica... Il casellante La macchina si ferma In viaggio

5 Nota introduttiva Il progetto Matisklo Edizioni è un progetto recente: abbiamo iniziato a parlarne "seriamente" nel febbraio 2013, affrontando i vari aspetti legali, amministrativi e fiscali relativi alla creazione di una casa editrice con un misto di entusiasmo, curiosità e timore reverenziale. Non siamo mai stati tipi da burocrazia, da modulistica, da leggi e codicilli vari. Pochi mesi più tardi, nel luglio 2013, sono usciti i primi quattro libri. La soddisfazione è stata tanta, per noi e per chi ha deciso di scommettere assieme a noi sul digitale (e soprattutto sulla poesia in digitale), nonostante buona parte di coloro ai quali parlavamo del progetto "storcessero il naso": bello sì il digitale, ma farete anche i libri cartacei? E poi 'sti ebook dove li leggo? Dove li compro? Ma siete davvero una casa editrice vera? In questi ultimi cinque mesi abbiamo ampliato il nostro catalogo, incontrato tanta gente sul nostro cammino (autori, editori, curatori di blog e siti internet, lettori e semplici appassionati), nel frattempo gli ebook sono passati da essere una realtà marginale e semi-sconosciuta ad un ruolo primario nel panorama editoriale italiano; anche molti tra coloro che nutrivano dubbi sulla tecnologia del libro

6 digitale si sono ricreduti ed hanno capito che di un libro quel che conta è il contenuto, non il contenitore che lo ospita. Ad un certo punto ci siamo detti: perché non organizzare un concorso per racconti? La scelta del tema è stata quasi obbligata: avevamo intrapreso questa avventura, questo viaggio, così di recente che non poteva cadere su altro che "il viaggio", inteso in ogni sua forma e declinazione. Nasce così l'idea di "Sé-stanti. Storie di viaggi, strade, sentieri, percorsi e traiettorie". Abbiamo fin da subito iniziato a ricevere racconti, persone differenti con stili e linguaggi differenti, questo libro è dedicato a tutti loro. Quelli che seguono sono i racconti vincitori, i più originali, quelli che meglio hanno saputo abbracciare lo spirito che sta alla base di Matisklo Edizioni: usare le parole per comunicare, per scambiarci esperienza e memoria, per sentirci umani, per sentirci vivi. La strada da percorrere è ancora lunga, ma il cammino sarà più lieve se decidiamo a turno di raccontarci una storia. Cesare Oddera e Francesco Vico

7 Sé-stanti Storie di viaggi, strade, sentieri, percorsi e traiettorie Mariacristina Brettone Roberto Gianolio Emma Grillo Damiana Guerra Sara Maggi Alberto Marcolli Roberto Ragazzo Francesco Romoli Mauro Sighicelli

8 La curva del puzzle Mariacristina Brettone C era vento quel giorno, come spesso accade nei cambi di stagione. Quella gonna non era certo adatta alle sferzate d aria di una giornata così. In certi momenti la governava a fatica, tenendola giù con entrambe le mani nel timore che si sollevasse troppo. Anche quegli stivali dai tacchi così alti e sottili certo non si confacevano al ciottolato grossolano e scomposto di quella spiaggia. Ma lei voleva andare lì, sentiva di doverci andare. Come se quel luogo la stesse richiamando, come se in quella spiaggia dovesse trovarvi qualcosa. Ma forse era solo se stessa che stava cercando, il suo significato dentro un esperienza che non capiva. Era fatta così lei, voleva sempre comprenderle le cose. Come pure non riusciva a lasciar correre via la vita con indifferenza: da sempre pensava ogni cosa, anche senza intenzione, sentendo mai semplice il vivere. Era una sua attitudine innata questa, già da bambina faceva così. Infatti, quel momento lì in spiaggia, le ricordava di quando da piccola nella campagna di sua nonna, dagli alberi si raccoglieva in un piccolo cesto un po di nespole e ciliegie, e andava poi a farne merenda ai piedi di una vecchia pianta d olivo. Le piaceva molto stare su quell erba bassa tappezzata di pratoline, e da lì, lasciar correre via i

9 suoi pensieri, che già da allora andavano anche verso il suo dentro. Era fatta così, difficoltosamente semplice, legata già allora alla poesia e all onestà delle cose che non significa essere romantici, ma semplicemente istintivi, disorientatamente veri. Ora se ne stava accovacciata davanti a quel mare, agitato anche lui dal cambiamento che lo scorrere delle stagioni impone. Ritmo e fragore di onde continue, che sembravano mettersi in coda, l una dietro l altra, pronte, in attesa d incontrare la riva. Il vento, in direzione contraria al loro moto, ne sollevava la bianca schiuma, pennellando così di schizzi quell orizzonte da sempre fisso e imperturbabile nella sua linearità. Si sfilò gli stivali non perché le fossero scomodi, anzi, ci si sentiva bene nell essere femminile, lo esigeva per se stessa, la faceva sentire più a suo agio nel significato che avvertiva di sé: una rispettosa responsabilità di essere donna. Le piaceva di più stare scalza però, e lo faceva sempre non appena ce n era la possibilità. Gradiva quella sensazione sottile che si crea dal contatto col suolo, forse un senso di radicamento, una consapevolezza del presente, soprattutto per lei, che con la sua mente era sempre altrove. Altrove, non tanto per sogno ma per scomodità nel suo presente che troppo spesso non le somigliava o non trovava sereno.

10 Quella particolare agitazione che stava animando il tempo, in quei giorni si rifletteva pure dentro di lei. Sentiva vicina a sé la natura; la viveva con spontanea complementarità, con una complicità istintiva. Fidandosi di essa, in quelle ore si lasciò così guidare tacitamente dalla voce del vento, che la riportò lì, su quella spiaggia, proprio in quel luogo dove già qualcosa aveva vissuto. Amava lei il vento, farsi attraversare da quell energia invisibile, a volte impetuosa in altre sottile. Toglie la polvere il vento, rinnova l aria, ti avverte che sta cambiando qualcosa, ti mostra che esiste anche ciò che non vedi, t insegna che non puoi trattenere le cose, che come il vento, ti attraversano e vanno. Anche lui aveva passione di questo muoversi d aria. Lui, ragazzo, vecchio e bimbo in alternanza continua, fatto di talento e riservatezza, e d ingenua nobiltà la sua presenza, in una figura così distinguibile tra le cose comuni. Piacente, quasi troppo - se troppo si può dire delle belle cose, o troppo diventa quando non sai distogliertene -, di un eleganza musicale nel muoversi, di un ritmo pacato e vitale nell espressione spontanea di sé. Scoprirono di condividere il piacere del vento, come pure altre e più cose nelle casualità di quei loro brevi incontri. Su quella spiaggia ci si erano trovati mesi prima a vivere momenti insieme. Vi andarono un giorno, su

11 idea di lei, per studiare un lavoro che li vedeva partecipi; vi ritornarono poi alcune notti per quel curioso desiderio di conoscersi. Ore sdraiate sui sassi, mentre tutto il resto stava fermo altrove, e parole tra loro scambiate, che si respiravano con semplicità. Erano momenti in cui tutto pareva muoversi con la facilità di un andare in discesa; tutto era sorprendentemente lieve. Un incontrarsi sempre più nitido, verosimilmente palese, giocato nell armonia di apparenti diversità: lei che adorava il sole, lui invece la notte; lei grovigliosamente emotiva, lui pacatamente altrettanto; lei sospesa nel tempo terreno, lui religiosamente proteso al cielo. Non erano tratti di separazione, non si manifestavano come tali, tutt altro. Erano segni di completamento, di quel potersi rendere interi a vicenda. Da quella spiaggia lei aveva visto il cielo di notte, sdraiata a faccia in su, lui poco più in là, e dietro il rumore del mare che pareva essersi appartato con discrezione, quasi a non voler togliere nulla all ascolto delle parole che si scambiavano. Sembrava che tutto fosse come doveva essere. Il mondo era lì, intorno, nulla che mancava e niente di troppo. Da quella spiaggia aveva visto il cielo di notte, una notte, era stata lei stessa quel cielo, quando, tra i sassi e le stelle, smuovendo il silenzio, la voce di lui esordì con: Posso chiederti una cosa?. Domandare è lecito, e rispondere è cortesia disse lei

12 appoggiandosi al proverbio per sostenersi in un certo imbarazzo. Mi abbracceresti?. Lei lo aveva di fronte a sé, così franco tra la terra ed il cielo, con quei suoi occhi intensi e nitidi sospesi nell attesa, nei quali lasciarsi cadere a precipizio e scivolar giù senza bisogno di coraggio. Con malcelato entusiasmo lei acconsentì, domandando: Con le scarpe o senza? Quel momento così semplice e vivido, quasi a restare sospeso a mezz aria per la sua intensità, prese subito il sapore dell infinito, l ebbrezza dell oltre che rompe ogni tempo, e si fissa tacitamente tra le cose impalpabili ed eterne, quelle che non perderai più:...il tuo petto sul mio, e viceversa. Vibrazione di cuore su vibrazione di cuore. In punta di piedi per colmare la distanza alla tua statura. Gli occhi che cercano dietro le palpebre chiuse... e nel petto un emozione che ti trova scoperta. In certi momenti respirare non serve... ti senti vivo a bastanza. A volte, alla luce del giorno ti domandi poi, se quanto vissuto durante la notte sia stato vero davvero. Sarà per quella gioiosa perplessità che ti ferma davanti, e dentro, ai momenti più intensi. Eppure in quel momento di ieri, erano solo loro e parole, e sassi e mare; e non c erano alibi di cuore o complici istinti a influenzare quella notte. Ciononostante, era stato vero, davvero. Quella vibrazione intensa li aveva

13 attraversati andarsene. in quell abbraccio senza poi più Si riempie di questi attimi la vita, e allo stesso modo si colma l animo e il pensiero di ogni momento che segue. Solo qualche giorno e le loro volontà fecero sì che trovarono modo di rivedersi ancora per qualche istante, altrove, dove nuovi attimi avvicinavano ancora a quel piacevole senso del sentirsi vivere... una casetta ordinata, un letto disfatto, una panchina sul mare e capelli e pelle da accarezzare. Sorrisi del cuore che si dilatano e si allargano ed allargano fino all anima mia erano gli attimi che l avrebbero trattenuta nello stupore di quei giorni...ed esplode tanta e tanta la meraviglia, come lo schermo di un film che si frantuma e cede, e resti lì a vivere quella storia da dentro, anche alla luce del giorno. E resta vera davvero. Si sta così bene nei sogni, quei sogni che con fili sottili ci legano ai desideri. Ci si sta tanto bene da non concedere possibilità alla delusione, perché l illusione non esiste, quando sei felice. Ti convinci, credi, che tutto sia vero così. E che bello che è starci dentro, almeno per un po. Almeno per un po... infatti, perché, come il vento fa, nulla sta fermo.

14 Senza averne inteso il motivo, lui si allontanò con la scusa di cento lavori, di un altra città, ed un quotidiano riempito di ogni cosa. Silenzi. Distanza. Qualcosa stava cambiando ma lui non le aveva concesso di partecipare al gioco. Nemmeno di capire. Soprattutto nei silenzi lei non riusciva a trovarsi. Silenzi pietrificanti che non sapeva tradurre, così come quelle parole non mantenute. Cos erano, timore, fastidio, muta indifferenza, fragilità? O c era qualcosa che lei non conosceva? Perché di lui le rimaneva solo la sua assenza? Chi sei, dietro quegli occhi neri? Un castello antico, spade al muro, pronte, un tenero fanciullo che sa di principe,un principe che profuma di eroe. E tra quei capelli scuri che c è? Non posso dirlo io, l anima non si tocca così. Potrei carezzarli quei capelli, ad averli qui,e quell anima mi sarebbe sorella se aprisse un ingresso. Quali cose ti muovono sotto la pelle? Certo lui vive di sé e cavalca lontano, ma chissà cosa sfama il suo cercare. Non le riusciva di trovare il modo di parlargli, di raggiungerlo in un dialogo. Solo un continuo eco di rimandi e brevi parole da poco, scambiate a lunghi intervalli, qualche sms che non sapeva mai come intonare, ma nulla, nulla che potesse aiutarla a farla

15 salire su quel treno con il quale lui si stava allontanando per chi sa quale estraneo orizzonte. Pensiero, respiro, tempo... tutto restava come sospeso, aggrappato al dondolio del silenzio. Non sapeva comprendere quello che stava accadendo e nemmeno perché qualcosa stava accadendo. Il dubbio felice del vero davvero stava ora cambiando d umore. Le sue paure si offrivano così con disinvoltura, e pervicaci e maldicenti, creavano solo ombre che, anche al di là di ogni alibi legato ai ricordi, diventavano vere. Ombre sempre più vivide, e spesse come le paure, come la polvere, che silenziosamente cresce col trascorrere del tempo....resto per un istante e per sempre, immobile, come un albero che cresce, eternamente, in attesa di un inizio. Lei, incredula e ostinata, cercò comunque di appendersi a mille infinite scuse per non scivolarci dentro, per non lasciarsi tingere dai colori dell amarezza. Arrivarono i giorni, e giorni tediosamente si susseguirono con la solita forza d inerzia. Anche le stagioni stavano cedendosi il passo. E ore su altre ore trascorse...chiudendo bauli di cose vissute, facendo valigia di sé, qualche volta, ogni giorno. Basta poco per essere felici, ancor meno per non esserlo. Brevi istanti sono serviti a farle trovare il cielo, altri ancora per perdersi nella terra delle

16 ombre, dove tutto si arresta o a fatica si muove. In questo tempo di mezzo, lei s infilò indosso gli abiti della disappartenenza, non trovando in sé altro da fare. Ma le cose forse non passano, restano semplicemente ferme in un punto del tempo, mentre tu ti muovi o ti metti via da parte nell assenza, evitando di lasciarti accorgere. La vita però, come al solito, inaspettatamente da sola compone le cose. Così da sulla panchina nella sala d attesa dei suoi pensieri, una frase dalle pagine di un libro che stava leggendo, sbatté con violenza sulla sua realtà:...quelli che non seguono i moti della propria anima, è inevitabile che siano infelici. Diceva Marco Aurelio. Ci stava pensando a quelle parole. Lo stava facendo lì ora, accovacciata su quei sassi scomodi, mentre il vento continuava a giocare a far schizzi di onde nel cielo e muovere i lembi della sua gonna come le braccia di un direttore d orchestra. Scostandosi con gesti lenti i capelli dal viso, come a liberare la mente, si ricordò di nuovo di un tratto della sua infanzia: ogni anno a tardo inverno lei vigilava su un piccolissimo prato in mezzo alle rocce arenarie, attendendo la fioritura dell unico tulipano che c era sulla collina. Un tulipano spontaneo che

17 non si capiva bene cosa ci stesse a fare in un luogo così diverso dalla sua natura, su un terreno sabbioso e asciutto. Però ogni anno rispettava la sua primavera quel tulipano, e temerario e solo, si offriva al mondo nel vivido colore rosso dei suoi petali. La vita vuole attenzione sulle possibilità, pensò, ora. E se lo disse fermamente convinta. I moti dell anima, sanno far fiorire i tulipani anche dove non potrebbero. Siamo molto bravi ad inventarci delle scuse per non essere felici, almeno fino a quando non decidiamo di alzare lo sguardo. Ora capiva meglio cos era quel disagio, si rese conto di essersi dimenticata di cosa sia, e di quanto possa, la speranza e la volontà. Cominciò così ad ascoltare la vita, cercando di capire cosa le stava chiedendo ora. Rinunciare a fiorire, sarebbe la resa al confine coi no. Si può non amare perché non si è amati? si domandò lei, mentre nella sua mente ciondolava la frase di una canzone: l amore che manca è l amore che fa male. Sì, è sempre così. Come è vero che casa tua è un cuore dove stare. Forse è questo quel senso d apolide che invade chi non trova o perde il suo posto in seno ad un altro. Il sogno dell anima è la pace nel cuore. Solo lì l anima si calma e non sente più bisogno. Cosa le era accaduto quindi in quei giorni con lui? E poi dopo. Quel male di dentro cos era?

18 Stava cercando di tradurre quelle emozioni intense che l avevano portata via dal terreno di pace. Forse adesso cominciava piano a capire cosa era successo. Su quella spiaggia e poi altrove, aveva tutto il senso del vero quel che accadde tra loro due. Le stava diventando nitido qualcosa che timidamente aveva abitato in lei fin dal primo incontro. Ora capiva quel che si muoveva al di là dei sassi, del mare e delle poche parole: tra loro, c era un inconsapevole gioco di anime. Non era lui la sua anima gemella. L anima gemella è quella che ti somiglia, quella che ti fa pace il quotidiano perché è uguale a te. In lui invece, lei sentiva la sua parte mancante, quella che ti lascia a metà. Era stato quello tra loro, l incontro di due viaggiatori nel tempo, di due che si ritrovano all appuntamento voluto da quel destino latente che traccia sentieri da lontano. Era la curva del puzzle che s incastra esattamente al suo posto. Proprio quella era la sensazione che taciturna e pavida attendeva d essere vista alla luce del senso. Lei ora comprese che l emozione vissuta con lui, era quel senso di pienezza degli incompleti che si uniscono, era la sua anima che trovava l altra parte di sé. Le parole di Nicholas Sparks le davano ragione:...forse abbiamo vissuto mille vite prima di questa e

19 in ciascuna ci siamo incontrati. E forse, ogni volta siamo stati costretti a separarci per le stesse ragioni... So anche che in ciascuna delle mie vite sono andato alla tua ricerca. E cercavo proprio te, non qualcuna che ti somigli, perché la tua anima e la mia devono sempre riunirsi. Capiva adesso cos era quella sofferenza che l inseguiva da mesi: la consapevolezza di non bastarsi da sola. Si era lasciata piegare da quei suoi silenzi, dalla sua impenetrabile resa, cadendo poi in quel male che ti chiude in un angolo, ti gira con la faccia al muro e ti lascia lì, dove trovi poco da dirti, se non che l angolo è chiuso. E ci resti fermo dentro fino a quando non decidi di girargli le spalle. La frase di Marco Aurelio fu il pungolo che la mosse, scoprire di poter amare anche senza essere amata, la spinse. Così come la natura ognuno muove alla ricerca di quella pace del sentirsi interi, di ritrovare quella costola primordiale che manca a ciascuno che vive, a tal modo lei pure decise di fare qualcosa. Ora che sapeva, non poteva starsene ancora lì in quegli inutili silenzi di faticose attese. A volte serve togliere la calma al destino, barare un po il gioco. Qualcosa doveva pur accadere. Sentiva di volere fare qualcosa, doveva. Tentare almeno, perché tutto non ritornasse ad essere solo quel vento, che porta via nel ricordo e non ritorna al presente. Il tulipano rosso poteva rifiorire anche in lei. E lei ritornare a casa,

20 dentro un cuore dove stare. Il cielo ti da le stelle. Tu gli devi i desideri, pensò tra sé. Ora lei voleva sentirsi di nuovo capace di riempirsi di cielo, di riprendere la sua forma di curva e stare nel puzzle. Quando senti che una persona risuona in te, con te, vale l impegno di farsi posto nell officina delle ali, e tentare di ritrovare il tuo volo. Erano giorni di autunno quelli che aveva intorno, la stagione malinconica che avvicina la natura al riposo invernale, quella natura a lei così affine. L autunno che accoglie la semina del grano, cullato poi adagio dalla terra mentre il freddo scorre fuori. Lei ora sorrise, in quel tempo che cambia, al pensiero di voler mettere pure lei un seme lì, tra le cose che verranno. Ci sarà pure un modo che li riporterà a dirsi qualcosa, a scoprire un altra spiaggia dove potranno incontrarsi ancora, dove capire non servirà, dove il tempo cambierà il suo ritmo, dove il puzzle rivelerà l immagine composta, dove forse due anime si ritroveranno in un una. Provo a mandargli un messaggio si disse. Pensò ad una frase che poteva ricondurli alle parole dei loro primi incontri. La compose: Ogni sorriso accende tre stelle... Nottete!..*,*..*. L inviò.

21 E attese, adagio. Questa è la storia. Tutta vera. Adagio, quella parola finale messa lì per mera ispirazione del momento, si fece presto riconoscere da sola: è il titolo del brano che lui mi fece conoscere (la versione di Lara Fabian) e che arrivò poeticamente e drammaticamente a chiusa di questo racconto. Mi capitò, per quella solida causalità, di ascoltarla rileggendo le pagine di questa vicenda, appena averla scritta. Capì che i due testi quello da me scritto e quello cantato nel brano- erano univoci, due storie sullo stesso cammino un suo presagio?- Non so come siano nate e vissute le vicende che hanno ispirato l autore del testo di quella canzone, so bene le mie però. L epilogo attuale (attuale, poiché le cose, più che finire, cambiano, e non so se altro accadrà) fu questo: i silenzi di lui, quelle sue maniere di fare che non trovavano mia comprensione e senso, erano null altro che modi inonesti di portare avanti delle omesse verità. Capii, dopo aver saputo da altri che si stava sposando. Per me una sorpresa a secco, senza prima un rumore di tuono ne alcuna goccia d acqua. Fu una colata di azoto liquido. La sola cosa, prima, un inatteso suo invito da lui, per un pranzo preparato per me, sottolineato dalla frase carina sai cosa significa quando qualcuno cucina per te? Che vuol prendersi cura di te. Tutto molto bello, peccato

22 però che la sua decisione matrimonio l aveva già presa da allora. E io li tra le sue posate e i tovaglioli, ignara di tutto. Un pranzo per me Ipocrita cosa. Da li, dal matrimonio scoperto, dai tovaglioli e dalle sue vettovaglie, con nitida coerenza, tutto trovava posto nel logico il puzzle aveva quindi più curve. Per una manciata di tempo, forse tre anni, non aveva fatto che dimenticare di dire, e nascondere. Si aprivano così risposte coerenti a tutti i miei incompresi di allora. Peccato averci messo il cuore, peccato aver creduto. Ma doveva andare così. E tolto il sangue di mezzo (*), asciugato l amaro, col tempo è arrivata la mia fetta di torta: E inutile cercare chi ti completi, nessuno completa nessuno, devi essere completo da solo per poter essere felice Erich Fromm. Avevo intuito, a quella che pareva la tragica intima fine di questa storia, che la vita voleva portami ad essere intera. Così è stato. Così ora è. E grazie. (*) morì la mia anima nella sua menzogna e ritrovarla non fu cosa da poco. Ma era mia quell anima, non sua né di alcun altro dolore.

23 Perché raccontare tutto questo? Perché la forza della realtà a volte supera la poesia dell immaginario. E forse è vantaggio che si sappia, per far del bene al vivere.

24 La passeggiata Roberto Gianolio Da molto tempo stavo pensando di fare una bella passeggiata. Purtroppo passarono gli anni mentre lavoravo e facevo molto altro. Adesso che sono in pensione, finalmente, potrò fare quello che voglio. Da giovane ero negli scout di Genova e feci scalate e camminate straordinarie che duravano anche otto ore di seguito, purtroppo il tempo è passato quasi in modo impalpabile. Troppe giornate sono trascorse da quei bei tempi giovanili. Adesso mi accontento. Ho gambe ancora forti e ben funzionanti, forse eredità dei miei bei tempi passati. Dovendo riempire le mie giornate adesso faccio i programmi come desidero. Sarò forse strano, poiché uno potrebbe pensare che lo faccio per mettermi in mostra, ma assicuro che non me ne importa nulla, la mia vita mi appartiene e ne voglio fare quel che desidero, finché il Signore mi permetterà di farlo. Prendo una cartina della mia regione, il Lazio, e procedo con la matita a segnare il percorso. Ricordo che mio cognato mi diceva che quando era giovane

25 andava a piedi a scuola, passando per la strada principale e poi tagliando attraverso un bosco imboccava la stradina che conduceva alla stazione ferroviaria di Frosinone. Adesso è stata costruita una bella strada asfaltata, chiamata nuova Casilina, girando a sinistra conduce a Ceccano e verso destra a Frosinone scalo. Dai tratti che sto segnando, saranno circa dieci chilometri, forse portandomi una bottiglietta di acqua e anche un bel panino penso che forse ce la potrei fare in una giornata di cammino sereno, almeno così spero. Avverto mia moglie che mi guarda storto, pensa che io sia impazzito improvvisamente, poi comprendendo che sto facendo sul serio, mi aiuta a preparare quello che mi serve, comprese le scarpe comode da passeggio. Sono le sette di mattina, è il giorno del 4 Novembre, forse in qualche paese si farà festa ed io sto uscendo da casa. Mi avvio con passo calmo, il cammino che mi attende è abbastanza semplice alla partenza, poi s inerpica sulla Casilina verso le colline di Torrice e ridiscende con varie curve. Affronto la prima curva, passa a fianco della nuova Casilina, che affronterò al ritorno. Salgo verso la prima collina mentre le macchine mi sfrecciano a fianco. Qualcuno mi riconosce e rimane stupito vedendomi con il bastone da passeggio e a piedi. Un amico si ferma

26 chiedendomi se voglio un passaggio. Immaginatevi se potevo accettare quest offerta dopo tutti i preparativi fatti. Lo ringrazio con un gesto della mano e continuo sulla mia strada asfaltata. È una bella giornata, il sole si sta alzando e, nonostante la stagione, promette caldo. Continuo sul mio percorso, avrò il tempo per togliere il maglioncino sulle spalle e legarmelo in vita. Affronto le curve dette della Forcella, poiché vi è una diramazione che conduce al paese passando tra i boschi accorciando la strada. Io seguo il mio percorso, in circa mezz ora ho oltrepassato la Forcella e sto entrando nel territorio del comune di Torrice. Il sole inizia a battere e qualche goccia di sudore scende dalla fronte. Sono costretto a tergermi, sarebbe complicato se mi bagnasse gli occhiali da vista che, purtroppo, porto da sempre. Sto scendendo verso la Prima, zona così chiamata per l azienda che vi opera da diverso tempo e affronto dopo breve la successiva collina che poi, dividendosi in trivio, a destra porterà all Arnara, dritto verso Ripi e a destra verso Torrice, la mia meta. Mentre cammino, penso. Vecchia abitudine mai

27 persa nella mia vita. Ho sempre letto molto e meditato su ogni cosa. Prima di agire ho sempre calcolato tutti gli aspetti, positivi o negativi, delle mie azioni. Adesso che il tempo mi permette con maggior serenità questo, rivedo il mio passato e tutto quello che avrei desiderato fare e non ho portato a termine. Avrei potuto fare lo scalatore, poiché avevo gambe forti e fisico robusto. Avrei potuto fare il medico, ma non ero portato a passare ore sui testi di scuola. Avrei potuto fare il marinaio, essendo nato in riva al mare, forse sarebbe stata la soluzione migliore. Ho fatto solo il musicista, umile e sconosciuto professore scolastico, dimenticando imprese eroiche e avventure splendide girando il mondo. Mentre un passo segue l altro, sono giunto sotto le mura della cittadina, sorridente e quasi disabitata. Conoscevo molte persone passate a miglior vita e i pochi giovani rimasti neppure li conosco, anche se sono sicuramente figli o nipoti dei congiunti scomparsi nel tempo. Mi siedo sulla panchina della piazzetta, davanti all ufficio postale, unico ambiente ancora frequentato da qualche persona. Le bollette vanno comunque pagate. Osservo alcune macchine che a passo d uomo scorrono per la via. Penso che sia giunto il momento di fare una bevuta, l acqua che porto nella saccoccia, è ancora fresca e porta sollievo al mio palato. Mi alzo, quasi stancamente, devo ancora affrontare l ultima salita, quella che conduce al Comune, la più ripida di tutto il paese.

28 A passo calmo salgo attraversando il cuore della città. Alte mura di pietra mi affiancano e il panorama si allarga su una splendida Ciociaria che mi lascio sulla sinistra. Vedo il campanile della chiesa, le campane stanno battendo le undici di mattina. Faccio un rapido calcolo di quanto tempo ho impiegato per compiere questo percorso: tre ore e mezzo, meglio di quanto preventivato. Sulla piazza mangio il mio panino imbottito, ho di fronte un panorama unico, costellato di paesi e contrade e, mentre l occhio si perde in questo infinito, osservo il sole che si sta spostando lentamente. Tra qualche momento non vi sarà più ombra della mia persona, tanto non importa a nessuno della mia presenza. Mi tolgo il cappello leggermente sudato e mi tergo il collo con un fazzoletto pulito, gentile pensiero della mia signora. Stiamo insieme da oltre quarant anni e mi sembra ieri d averla conosciuta. E quanto ci siamo amati. A volte penso che fosse stato meglio comportarsi diversamente, ma tutto quello che è successo, nel bene e nel male credo che lo rivivrei allo stesso modo. Forse correggendo qualche particolare avrei vissuto meglio questo rapporto, ma nell insieme sono soddisfatto. Alla fine di una vita felice le piccole macchie non lasciano segni. Sono le due del primo pomeriggio, devo riprendere la via del ritorno, prima che mi diano per disperso. È

29 quasi tutta discesa adesso e il passo si fa più sciolto. Solo le curve della Forcella sono leggermente in salita ma ormai vedo da lontano la mia casa. Sto percorrendo la variante Casilina, per completare il percorso segnato sulla cartina. Dovrò fare un lungo giro e risalire dietro la collina, saranno sei chilometri in tutto, di cui almeno due in salita. Il piacere è che, con questa strada, passo tra i boschi, qualche casa spersa tra gli alberi, un supermercato e un bar, poi solo ossigeno rigenerato. Respiro a pieni polmoni, ricorderò questa giornata a lungo. Sono ormai le cinque della sera, incomincia a scurire, lo scintillio della giornata lascia il posto a una luminosa serata autunnale, il cielo s illumina di stelle ancora pallide, che presto si accenderanno inviando segnali d amore per una gioventù che ancora sta cercando quello che io ho già vissuto. Quando suono al citofono, risponde mia moglie tutta preoccupata Sei tu? Finalmente caro, stavo in pensiero. Salgo lentamente le scale, ormai stanco della lunga passeggiata e rivedo nel suo sguardo preoccupato i segni di un amore ancora vivo, nonostante gli anni trascorsi insieme.

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