I MIGLIORI ANNI RUBATI AD UNA INTERA GENERAZIONE

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1 Anno VII - numero 13 IL GIORNALE VIVE ANCHE GRAZIE AL CONTRIBUTO VOLONTARIO DI CITTADINI E OPERATORI LOCALI LUGLIO Pag. 1 Numero copie stampate: Pubblicazione indipendente di informazione e controinformazione a cura della Associazione CITTADINI PER VILLASIMIUS - Diffusione gratuita Autorizzazione del Tribunale di CAGLIARI n. 16/05 del 26 Maggio 2005 ID FACEBOOK: CITTADINIPERVILLASIMIUS * Stampato a cura de LA TIPOGRAFIA DEL CAMPIDANO Selargius. FATTI NOSTRI L AMERICA I MIGLIORI ANNI RUBATI AD UNA INTERA GENERAZIONE IL SALUTO DEL NUOVO DIRETTORE Villasimius possiede strumenti e risorse per essere un isola felice dentro un'isola disperata come la Sardegna. Ma non sempre è stato così. Qui, fino a mezzo secolo fa l'attività economica prevalente era l'agricoltura. Essa veniva esercitata con tecniche arcaiche ed inefficienti, da secoli sempre identiche. Attraverso la agricoltura si alimentava la ricchezza dei pochi notabili che detenevano la proprietà delle terre, e dalla agricoltura traeva occupazione e sostentamento la manodopera locale, abbondante ed a basso costo. Non di rado un chilo di pomodori poteva essere il salario di una intera giornata di lavoro. L'unica alternativa era l'emigrazione. Dall'inizio degli anni 60 abbiamo goduto di un certo benessere. Sono stati anni tumultuosi nei quali per tanti siamo diventati l'america. Come in un paese di frontiera qui è arrivata gente di ogni genere: alcuni hanno portato competenze e spirito di iniziativa, altri hanno semplicemente trasferito da noi i loro problemi. Non sempre la classe dirigente di allora non solo quella politica -- è riuscita a governare in modo conveniente questa ubriacatura collettiva basata sul consumo del territorio. L edilizia ha favorito il sorgere di una variopinta imprenditoria improvvisata, ed ha fatto incassare al Comune Miliardi di lire per oneri Bucalossi: per anni è stata uno dei pilastri che ha sostenuto la nostra occupazione e quella dell hinterland cagliaritano. Ha portato crescita, spesso disordinata, ma non sviluppo. Almeno non in misura proporzionale alle risorse che abbiamo bruciato, che sono state utilizzate come carburante per fare funzionare la macchina del mercato immobiliare, senza trasformarsi del tutto in ricchezza stabile per il paese. Avremmo potuto sfruttare meglio quella spinta. E stata una occasione perduta per la quale ognuno di noi, in misura diversa, ha delle responsabilità. Fortunatamente sono stati gli anni nei quali si sono creati anche alberghi e villaggi turistici che oggi danno risposte ai bisogni occupazionali di tanta gente. Strutture che sono nelle mani di investitori che hanno avuto quello che ad altri è mancato: coraggio imprenditoriale e capitali finanziari. Si tratta di operatori prevalentemente non locali. Noi invece abbiamo deciso di restare ai margini. Per anni abbiamo portato avanti politiche occupazionali da accattonaggio e ci siamo accontentati degli avanzi. Abbiamo così creato i presupposti per una totale dipendenza dall esterno, mentre il valore aggiunto prodotto con le nostre risorse viene goduto fuori dal nostro territorio. Villasimius, America per tutti, tranne che per noi. Oggi, dopo oltre 50 anni di turismo, come al gioco dell oca, stiamo correndo il rischio di dover tornare alla casella di partenza. I cantieri sono fermi perché il territorio da consumare è terminato, e la crisi economica ha iniziato a mordere anche nel settore della ricettività turistica. Nonostante le affermazioni ottimistiche di qualche propagandista a tassametro, la fallimentare politica dell accoglienza, esercitata in questi ultimi anni a colpi di multe e divieti sta restituendo di noi una pessima immagine a livello di opinione pubblica. Il paese è impaurito e confuso, basta andare in strada per rendersene conto, anche se ci sono quelli che ancora non lo hanno capito, e quelli che forse non lo capiranno mai. Il sogno rischia di diventare un incubo, ma bisogna avere il coraggio di dire alla gente la verità, che il pericolo di essere ricacciati indietro nel tempo esiste davvero. L occupazione, oggi come 50 anni fa, continua infatti ad essere il grande problema. In tanti si aspettano dal Comune iniziative per risolverlo, ma l apparato Municipale è già una delle aziende di maggiori dimensioni presenti nel nostro paese. Spensieratamente cresciuto negli ultimi decenni, distribuisce stipendi e consulenze - che solo in parte restano qui - mentre il lavoro precario comunale o paracomunale è ormai diventato una ambitissima forma impropria di ammortizzatore sociale. Ma questa non può essere la soluzione. Servirebbe meno Comune e più impresa. Compito del Comune non può essere quello di dare direttamente posti di lavoro, bensì quello di favorire le condizioni affinché quei posti si creino e siano stabili. E per creare occupazione stabile bisogna creare impresa. Mettendo a reddito le risorse di cui dispone il nostro territorio. Alcune di queste, L edilizia è stata uno dei pilastri che per sostenuto la Il compito del Comune non può essere quello di dare posti di lavoro, bensì quello di favorire le condizioni affinché posti si anni ha occupazione n o s t r a e q u e l l a dell hinterland cagliaritano. quei creino e siano Porto, Area Marina Protetta e Museo, hanno certamente delle potenzialità che vanno adeguatamente valorizza- stabili. te. Ma servirà tempo. Frattanto vengono utilizzati come parcheggi occupazionali, strumenti utili a vendere illusioni ai giovani che ci lavorano, senza che però nessuno si preoccupi di segue a pag L ARMATA SCOMPARSA STORIE DI GIOVENTU BRUCIATE NEL DESERTO AFRICANO Aprile 1943: siamo nel pieno di una guerra ormai chiaramente persa dall'italia. Un treno viaggia nella notte nel cuore dell'europa. E' partito da Lisbona, e dopo a- vere attraversato il Portogallo, la Spagna e la Francia è atteso a La Spezia. Porta un carico di dolore e di sofferenze: è infatti un treno della Croce Rossa internazionale che trasporta i feriti di guerra italiani rilasciati per motivi umanitari. Partiti con una nave ospedale da Bristol, in Inghilterra, dopo essere sfuggiti agli U-Boat tedeschi, sono sbarcati in Portogallo, paese neutrale e da li continuano il loro triste viaggio di ritorno a casa. Tra i feriti un nostro compaesano, Omero Atzori artigliere classe 1916, riflette sulla sua storia che in parte racconta in un suo diario scritto con grafia incerta ma con idee molto chiare. Il suo inferno è iniziato il 10 giugno Lui è uno dei tanti ragazzi di Villasimius mandati al macello nel deserto libico. E tra i tanti vogliamo ricordarne tre che, in misura diversa, hanno pagato cara la follia di chi aveva deciso questa avventura: Severino Fanni, classe 1919, Salvatore Cocco classe 1921 e, appunto Omero Atzori. Loro e milioni di altre persone proveranno sulla loro pelle le conseguenze della stupida retorica guerriera dell Italia di allora. Si viveva nel deserto, ed il deserto non somigliava certo al giardino di casa. Abbondavano gli scorpioni e le vipere, mentre sciami di mosche feroci si affollavano sulle parti scoperte del corpo, particolarmente sugli occhi e attorno alla bocca. Le tempeste di sabbia, con uragani segue a pag. 2 La provocazione FISCHI MENS NANA IN CORPORE NANO L ARTIGLIERE SEVERINO FANNI CADUTO A DERNA (LIBIA) NEL GENNAIO 1941 L importanza della educazione fisica nelle scuole, almeno a parole, viene riconosciuta ovunque e in modo sempre più convinto. Dappertutto è un fiorire di conferenze e convegni nei quali l attività fisico sportiva viene prescritta oltre che come prevenzione della obesità, anche come antidoto alle devianze giovanili. Lo stesso Assessorato regionale alla Sanità ha recentemente promosso un programma sperimentale in 66 scuole della Sardegna nelle quali le ore settimanali di e- zione di educazione fisica verranno portate da due a cinque. Da noi invece le Scuole si costruiscono senza palestra. Come si legge in un commento di un lettore dell Unione Sarda: i fondi per realizzarla, disponibili perché ottenuti dai ribassi d asta, vengono dirottati dalle Amministrazioni a opere che niente hanno a che fare con la istruzione e con le palestre in particolare. Non stupiamoci se, negli istituti privi di palestra, fra le frasi benigne che compaiono sui muri c è anche <VIVA LA LEPPA>. Il commento si riferiva con tutta probabilità a Villasimius perché era firmato da uno dei progettisti del nuovo e- dificio scolastico che evidentemente è bene informato. Se è tutto vero, una parte dei soldi risparmiati con il ribasso d asta, e presi in prestito dal Comune con uno scopo ben preciso, invece che essere utilizzati per una nuova palestra verranno utilizzati per mettere in sicurezza idraulica tutta l area attorno all edificio scolastico. La nuova scuola non è neppure inaugurata è già si devono spendere seicentomila euro per metterla in sicurezza. Se c era una situazione di pericolo ci si chiede come mai allora non è stata costruita in un altro posto tra i tanti terreni di cui dispone il Comune. Intanto ancora non si sa dove i ragazzi dal prossimo anno faranno educazione fisica. Forse dovranno ogni volta trasferirsi alla vecchia palestra con costi, disagi e perdite di tempo immaginabili. E pericoli decisamente superiori a quelli di una ipotetica alluvione. APPLAUSI che soffiavano anche a velocità di 120 km all'ora, sollevavano nuvole di polvere rossastra la quale penetrava dovunque, negli occhi nel naso e persino negli orologi, riducari compaesani, i redattori di Trasparenze mi hanno proposto di fare il direttore del giornale; ringraziandoli per l onore e la fiducia accordatami, ho accettato l incarico. Il mio intento è di contribuire, insieme a tutti voi, alla valorizzazione e alla crescita delle risorse culturali, sociali e ambientali del nostro incantevole paese. Essendo prete, spero anche di aiutarvi a ravvivare i valori cristiani, che fanno parte del patrimonio culturale di Villasimius. E stato ammirevole l impegno del direttore precedente e dei redattori nella pubblicazione della rivista fino ad oggi, e rilevante è stata anche l accoglienza positiva da parte di voi lettori. E mio desiderio che Trasparenze continui in questa linea. Di fronte alle molte contraddizioni e sfide del nostro tempo, il nostro giornale vuole essere una voce di speranza; intende dare voce alle persone senza potere del nostro paese. Vuole essere strumento per dare valore politico a quella voce, ma dando alla parola politico il significato originale cioè bene della città. Intende essere luogo di confronto, di accoglienza e strumento di aggregazione. Vuole essere capace di dire la verità sulle ingiustizie, di denunciare le fughe di responsabilità. Vuole essere infine per tutti i paesani stimolo alla partecipazione attiva e all impegno per la difesa e la promozione del bene comune. Dio ha privilegiato il nostro paese di una natura meravigliosa e unica che non teme paragoni con nessun altra località della terra. Purtroppo non riusciamo ad apprezzare e valorizzare adeguatamente le meraviglie che ci sono state affidate. Dobbiamo analizzare e capire ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi: abbiamo inquinato il nostro meraviglioso mare e le nostre bellissime spiagge e le stupende montagne. Ci è stato affidato un tesoro che dobbiamo custodire per i nostri figli e che non ci è permesso distruggere. Ci ha ricordato papa Benedetto XVI, (con cui ho avuto la fortuna di parlare in una sua visita privata alla mia parrocchia), che la giustizia, la crescita sociale e la salvaguardia della natura vanno di pari passo. Tutti noi vogliamo farci promotori di questa nuova mentalità ecologica da cui dipende il futuro di tutti e del nostro paese in particolare. ESSERE OBRIERI A VILLASIMIUS Da diversi anni un gruppo di volonterosi, sotto il patrocinio della Parrocchia, presta la sua opera gratuitamente per organizzare, in prevalenza con autofinanziamenti della popolazione ed operatori commerciali, sagre religiose ed eventi che coinvolgono la nostra comunità anche nei periodi di letargo. E stata magnifica l esperienza di tutta Villasimius che, la notte di Capodanno, si è ritrovata unita a festeggiare, ricreando - in verità grazie anche a qualche buon bicchiere di vino, ma che male c è? - almeno per una sera le condizioni ideali di fraternità e affetto tra compaesani. A questo comitato spontaneo permanente va riconosciuto un impegno disinteressato e una dedizione che, se presente in maggiore misura nel nostro paese, ci permetterebbe di superare di slancio i tanti problemi comuni che ci affliggono. Questi obrieri sono la dimostrazione di come, con pochi mezzi ma con tanta passione, si riesca a far battere ancora all unisono il cuore antico di Villasimius, oggi avvelenato da invidie e guerre intestine come nella peggiore tradizione di Guelfi e Ghibellini. E possiedono una esperienza che meriterebbe di essere messa a frutto affiancandoli all Assessore nella organizzazione degli spettacoli estivi. Salvatore Masala QUALE FUTURO PER VILLASIMIUS? In un economia come quella che ha caratterizzato lo sviluppo turistico del nostro paese, gli effetti negativi della crisi economica cominciano a manifestarsi con u- na preoccupante recessione che rischia di travolgere tutto il sistema economico. Le distorsioni di questo sviluppo si stanno evidenziando con maggiore chiarezza e sono sotto gli occhi di tutti. La eccessiva stagionalità, l assenza di uno sviluppo integrato, e la concentrazione, in alcuni casi, dell offerta turistica alberghiera, se pure ha rappresentato una grande occasione di propulsione economica e di ricchezza per il paese sia in termine di occupazione che di sviluppo nel settore commerciale e dei servizi, rischia oggi di diventare il punto debole del nostro sistema. È sufficiente la ventilata crisi di un settore alberghiero per innescare serie preoccupazioni per il futuro e per legittimare forme di ricontrattazione delle condizioni di lavoro dei dipendenti, con il rischio di e- segue a pag. 3

2 LUGLIO Pag. 2 ceva la visibilità a meno di tre metri e intasava i filtri dei motori. I disturbi gastrici non risparmiavano nessuno ed era un continuo via vai tra le dune. I rischi di infezione erano altissimi: un minimo graffio si trasformava subito in una piaga. Il cibo era inadeguato mentre l'acqua era scarsa e aveva sapore di carburante. Quattro litri a testa di un liquido denso, caldo e spesso putrido, dovevano bastare per bere, lavarsi, radersi e per cucinare. Ciò che serviva per il lavaggio mattutino, dopo essere stato filtrato, veniva usato per il lavaggio serale. Filtrato una seconda volta, veniva utilizzato per lavare la biancheria e finalmente, ripulito dalla sabbia, finiva nei radiatori dei veicoli. Le armi erano inadeguate. I nostri carristi erano costretti ad affrontare i giganti d'acciaio dei nemici con le loro "scatolette di sardine" e senza poter comunicare tra di loro se non da fermi. Non vi era confronto: il carro inglese Matilda pesava 26 tonnellate, aveva una corazza da 80 mm e disponeva di un pezzo da 40 mm più due mitragliere. Il nostro carro "L" pesava meno di 4 Tonnellate, aveva una corazza da 14 mm e disponeva solo di 2 mitragliere. Le nostre autoblindo non erano in grado di competere con quelle del nemico sia in velocità che in armamento. Erano del tutto prive di bussola, indispensabile per muoversi nel deserto e per usare quella tascabile era necessario scendere dal veicolo ed allontanarsi di una ventina di metri per sottrarla all'influenza della massa metallica. I rifornimenti - materiale bellico e benzina - non arrivavano a sufficienza dalla madrepatria perché i convogli venivano regolarmente affondati. Per anni si sono alimentati sospetti di tradimento sui vertici della nostra Marina. In realtà fin dal 1940 gli inglesi avevano penetrato il codice di trasmissione segreto germanico "ENIGMA" ed erano quindi regolarmente informati di quello che si preparava sul fronte opposto. L'equipaggiamento era scadente: fasce gambaliere e scarponcini chiodati a cui i fanti tagliavano la punta per fare respirare il piede. Il fucile era il solito 91, quello delle prima guerra mondiale, ma nonostante tutte le difficoltà i soldati italiani si comportarono egregiamente: lo stesso maresciallo Rommel, che pure era parsimonioso nei commenti positivi nei confronti degli italiani scriveva alla moglie: "sono ottimi, pazienti, resistenti e coraggiosi, ma male armati e peggio comandati". Non nascondeva invece il suo disprezzo verso i nostri comandanti e non esitava a scrivere: "Non ho mai avuto una buona opinione di questi distinti gentiluomini: Merde sono e Merde resteranno". Gioventù bruciate... Segue da pag. 1 Il fante SALVATORE COCCO fatto prigioniero a TOBRUK nel 1942 L impresa africana pareva iniziare bene. Gli inglesi disponevano in Nordafrica di soli di uomini, ma avevano carri armati più moderni, una forza aerea di 300 pezzi dotata dei velocissimi SPITFIRE, di gran lunga superiori ai nostri lentissimi BIPLANI CR42, e un gran numero di veloci autoblindo. Da parte nostra all'inizio della guerra, al comando di Italo Balbo, a- vevamo in nordafrica uomini, 315 aerei, 280 carri leggeri, pezzi di artiglieria, (in prevalenza preda bellica della prima guerra mondiale), e autocarri. Tra quei italiano presenti in Libia in quel giugno 1940 c'erano diversi ragazzi di Villasimius, tra i quali ricordiamo il marinaio Angelo Cadelano, e appunto Omero Atzori e Severino Fanni. Severino era nato a Villasimius da una famiglia di 10 figli, (6 maschi e 4 femmine). Uno dei più grandi, Pietro classe 1909 è ancora felicemente in vita. In realtà non abbiamo moltissime notizie di questo ragazzo. Come tutti i giovani della sua età in quel periodo viveva facendo un pò il contadino, il manovale o il pastore. Richiamato nel 1939 frequentò a Firenze la scuola di tiro nella artiglieria pesante. Ai primi del 1940 venne trasferito in Libia e assegnato alla batteria contraerea della città di DERNA, sulla costa, a metà strada tra Tobruk e Bengasi. Prima di partire promise ad Antonietta, la ragazza che amava, che al suo rientro si sarebbero fidanzati ufficialmente e poi sposati. Omero invece, dopo avere frequentato il corso di artigliere presso la scuola di tiro di Nettuno fu congedato nel Allo scoppio della guerra venne richiamato alle armi e inviato prima a Bengasi e poi a Tobruk. Nonostante la retorica militare e fascista i soldati non partivano volentieri. Per Omero la nostalgia per la Sardegna e per la fidanzata era fortissima e viene espressa attraverso alcuni versi che scrive quasi assalito da un brutto presentimento: De bengasi scriu tristu e lagrimosu con su coru affrantu privu de allegria ne di e ne notti non tengu riposu pensendi cun tui cara gioia mia Pensendi cun tui iscidu e dormiu ca sei partiu e t'appu abbandonau mi d'anti obbrigau e prontu appu ubbidiu e trist'e risentiu mi seu imbarcau e cand'arribau aingunis mi biu su coru affrigiu e pietrificau appen'approdau sest'ai cussa rada sa completa armada subitu trasportada e chini s'arregordada prus de s'allirgai... Morto Balbo abbattuto per errore dalla nostra stessa contraerea dopo meno di 20 giorni dall'inizio delle ostilità, il comando era passato nelle mani del Maresciallo Graziani. Mussolini impaziente e preoccupato che la guerra finisse prima che l'esercito italiano a- vesse ottenuto qualche successo, gli ordinò perentoriamente di lanciare l'offensiva contro gli inglesi in Egitto. Il 13 settembre 1940 le forze italiane mossero all'attacco, prevalentemente a piedi visti i pochissimi automezzi a disposizione. Il 6 settembre, senza avere incontrato resistenza, la "punta d'acciaio" italiana arrivò a SIDI EL BARRANI, 150 km dentro il territorio Egiziano. Qui, invece di avanzare ancora, Graziani evidentemente sazio di gloria, si fermò. Il nemico aveva perso 50 uomini, gli italiani 92. Gli artiglieri Atzori e Fanni erano rimasti in Libia nelle loro postazioni rispettivamente a Tobruk e Derna. La controffensiva inglese non si fece attendere. Numericamente inferiore all'armata italiana schierata a Sidi el Barrani, che contava circa ottantamila unità, i Britannici disponevano però di 150 carri Matilda contro i nostri 120 carri "L" e moltissimi automezzi. Il 7 dicembre il nemico, mandando avanti Matilda ed autoblindo, aggirò velocemente l'esercito italiano appiedato chiudendolo in u- na sacca. Dopo soli 3 giorni, con sua stessa grande sorpresa, a- veva già catturato prigionieri di cui non sapeva cosa fare e come sfamare. Dietro le nostre linee regnava la massima confusione: gruppi di sbandati si aggiravano smarriti nel deserto inseguiti dai carri Matilda e dalle velocissime autoblinde che sbucavano all'improvviso da dietro le Dune. Mentre Graziani da un sicuro rifugio sotterraneo con tutta la LIBIA ancora intatta da difendere, telegrafava a Mussolini chiedendo di ritirarsi per oltre mille km fino a Tripoli, i resti delle truppe furono prese d'infilata dai carri ed autoblindo inglesi che proseguirono la loro corsa fino a Tobruk che fu attaccata il 21 gennaio dalla fanteria Australiana. Cadde il giorno successivo lasciando nelle mani del nemico trentamila prigionieri. Tra questi Omero Atzori. Quest'ultimo raccontava cosi la sua disavventura: "il 22 gennaio, a Tobruk nella confusione generale, abbandonati dai nostri comandanti, e mentre tutti cercavano di mettersi in salvo scappando verso EST, la nostra postazione di artiglieria venne circondata dagli australiani e bersagliata dagli aerei inglesi. La nostra aviazione non esisteva. Non sapevamo più cosa fare e non ci rimaneva che arrenderci. Ormai disarmati ed inermi fummo radunati, spinti dalle autoblindo, in un grande spiazzo. Eravamo circa tremila. Le autoblindo inglesi iniziarono a girarci attorno con cerchi concentrici sempre più stretti ammassandoci gli uni contro gli altri in uno spazio non più grande di un campo di calcio. Improvvisamente le autoblindo se ne andarono e contemporaneamente sul cielo apparvero alcuni aerei che iniziarono a buttare bombe su di noi e a mitragliarci. L inferno durò alcuni minuti: Gente che scappava da tutte le parti, urla disperate, parti di corpo u- mano che volavano, poveretti avvolti dal fuoco che correvano senza alcuna logica, sangue o- vunque ". Quando gli aerei scomparvero all orizzonte un improvviso silenzio calò sul campo. Si sentivano solo i lamenti che provenivano da miseri corpi mutilati e sventrati, squassati dalle convulsioni dell agonia. L aria era impregnata dall odore di carne bruciata. In questa circostanza Omero fu ferito gravemente da una scheggia ad una gamba che lasciò invalido per tutta la vita questo ragazzone alto quasi un metro e ottanta. Fortunatamente prima assistito dai compagni superstiti e poi, raccolto dagli stessi inglesi, fu trasferito dalla Croce rossa britannica ad Alessandria. Dopo pochi giorni, in un bombardamento aereo, mentre il nemico avanzava fino ad oltre Bengasi, una autentica pioggia di ferro e fuoco si abbatteva su DERNA. A soli 21 anni cadeva al suo posto di combattimento nella contraerea Severino Fanni. Ufficialmente risulta disperso e difficilmente nel fuggi fuggi generale qualcuno a- vrà avuto tempo e modo di dargli una onorevole sepoltura. Le sue ossa riposano ancora nel deserto libico senza il conforto di un fiore o di una preghiera. Ciò che restava sul campo di battaglia era ridotto ad un carnaio: per chilometri e chilometri le strade erano ingombre di cadaveri bruciati e di veicoli distrutti e rovesciati, mentre i combattimenti proseguivano in forma sparsa ovunque, con scontri all'arma bianca e lancio di bombe a mano. Alla fine della offensiva inglese, il 12 febbraio 1941, l'intera Cirenaica era perduta. Il nemico era penetrato in pochi giorni per 500 km oltre il vecchio confine, una intera era armata distrutta, soldati erano stati fatti prigionieri tra i quali diciannove generali. Ma Graziani, più veloce a scappare che ad avanzare, si e- ra messo in salvo a Tripoli. Omero viene trasportato con una nave ospedale in Inghilterra dove viene curato in qualche maniera, mentre per moltissimi altri inizia il calvario della prigionia: chi in Kenia, chi in Sudafrica, chi in Sudan, chi in India. Faranno ritorno a casa solo dopo il 1945 e tante umiliazioni subìte. Saranno loro a dare conferma alla famiglia di Severino di avere sentito raccontare che la sua Batteria contraerea era andata completamente distrutta. A Villasimius le notizie arrivavano con molto ritardo e incomplete. Ai primi del 1942 giunse alla famiglia di Severino la lettera del Ministero che comunicava che il loro congiunto era disperso. Tuttavia Antonietta non si rassegnava e aspettava la fine della guerra che nel frattempo continuava con alterne vicende. Nel 1941 viene richiamato il fante Salvatore Cocco classe Dopo otto mesi di addestramento a Trieste, partecipa con la Brigata Sassari alla invasione della Jugoslavia e dopo qualche mese, nel 1942 viene inviato in LIBIA dove è di stanza a Tobruk. Nell'estate del 1942 in Nord Africa le cose per le forze dell'asse andavano bene. Erano infatti intervenuti i tedeschi dell'afrika KORPS e Rommel spadroneggiava nel deserto, riconquistando per due volte la Cirenaica e arrivando fino a 100 km da Alessandria d'egitto, usando veicoli, carburanti, generi alimentari, scarpe e divise inglesi, tutto materiale trovato negli immensi magazzini di Tobruk riconquistata qualche mese prima. Dalla madrepatria invece che rifornimenti arrivarono duecento barattoli di lucido per scarpe da usare in occasione della parata per quella che sembrava la imminente la conquista del canale di SUEZ. Ma la storia andò diversamente: Rommel venne fermato definitivamente ad El Alamein a fine ottobre 1942 da MONTGOMERY (chiamato "mister 15 a 1" perché affrontava il nemico solo quando disponeva di una schiacciante superiorità). Con la successiva e disordinata ritirata le forze dell'asse retrocedettero in LIBIA rinculando fino alla TUNISIA dove, nell Aprile del 1943 con la resa della nostra Armata, terminò la nostra avventura africana. Nel corso di questi eventi quando, a fine Novembre 1942 gli italiani in ritirata arrivarono a Tobruk, un contingente di fanteria fu lasciato a difesa della piazzaforte mentre il grosso continuava a retrocedere. La decisione era dovuta soprattutto al fatto che non avevamo automezzi a sufficienza per mettere in salvo tutti gli uomini ed era quindi necessario sacrificare qualche reparto che a piedi non avrebbe comunque alcuna possibilità di sfuggire alla cattura. Il nostro SALVATORE apparteneva proprio ad uno di quei reparti che avrebbero dovuto difendere Tobruk. L attesa del nemico era spasmodica. Particolarmente temuti erano i ferocissimi reparti pakistani, i GURKA, detti anche tagliatori di teste (ed altro), che il nemico mandava avanti assieme ai reparti Australiani e Nepalesi. Fortunatamente per Salvatore questi temutissimi avversari, arrivati davanti a Tobruk, tirarono dritto continuando l inseguimento delle armate in fuga e lasciarono ad inglesi e scozzesi il comodo compito di fare la pulizia nelle retrovie. Cosi Salvatore racconta lucidamente quei momenti: "c'era una confusione generale, tutti erano terrorizzati, non si capiva più nulla. Un mio camerata friulano, uno grande e grosso, piangeva disperato e mi diceva: <se arriva il nemico cosa faremo?>. <alziamo le mani e ci arrendiamo! Che altro possiamo fare?> risposi io. L'importante era riportare a casa la pelle. E cosi facemmo". Fu tutto sommato più fortunato di quelli che, continuando la ritirata, dopo essersi arresi in Tunisia a inglesi e americani, furono dati in custodia ai Francesi i quali pretendevano di avere in consegna quanti più prigionieri possibile per poterli esibire come bottino di guerra. Questi infelici, trasferiti a piedi in Algeria e Marocco, subirono ogni sorta di violenza dalle truppe indigene: depredati di orologi, portafogli e scarpe, vennero rinchiusi in pieno deserto dentro campi recintatati con filo spinato, lasciati all'aperto giorno e notte senza alcuna protezione dalle intemperie e nutriti con sei fave secche al giorno. Salvatore trascorse alcuni mesi in un campo di raccolta ad Alessandria d'egitto. Alloggiava in baracche di legno e veniva fatto lavorare nei campi. A parte i pidocchi non si stava male. Ai primi del 1943 fu imbarcato verso l'inghilterra dove venne impiegato, come prigioniero di guerra, in una fattoria nella quale seguiva alcune mucche di proprietà di due signorine inglesi. "L'ultimo periodo avevo anche la libera u- scita e qualche volta andavo al cinema. Certo, magari mi sfuggiva qualcosa delle conversazioni del film, ma almeno avevo una certa libertà e mangiavo tutti i giorni", racconta sorridendo ancora oggi. Omero tornò definitivamente a casa nell'estate del 1943 mentre nel 1945, a guerra finita, Salvatore venne i m b a r c a t o dall'inghilterra verso la Francia e poi in treno arrivò fino a Napoli. Da qui si imbarcò fortunosamente per Cagliari da dove, a piedi, arrivò fino a Villasimius. Il paese si L ARTIGLIERE OMERO ATZORI stava ripopolando di reduci laceri sporchi FERITO A TOBRUK NEL 1941 affamati e scalzi: ognuno aveva una storia da raccontare. Chi dalla Grecia, chi dalla prigionia africana, chi dai campi di lavoro tedeschi. Cesare Etzi dato per morto rientrò inaspettato a casa. Gavino Cherchi era talmente malridotto da non venire riconosciuto immediatamente neppure dai familiari. In molti non torneranno più. Antonietta a- spettò ancora per un pò il rientro di Severino. Ma il miracolo non si compì e allora per lei si aprirono le porte del convento. Di tutto questo soffrire resta il ricordo di Omero su quel treno: "Siamo rientrati in Italia fino a giungere alla città di LA SPEZIA dove ci aspettava la principessa Maria Josè che, salita sul treno, passando in rivista vagone per vagone e dopo averci chiesto di come eravamo stati trattati, ci disse: <Adesso che arriverete all'ospedale di Loano troverete sul vostro comodino un mio regalo e che Dio vi benedica. Grazie per quello che avete fatto per la Patria>". E.F O.M.

3 LUGLIO Pag. 3 Quale futuro per Villasimius?.. da pag 1 stendersi ai lavoratori di tutto il settore. Con il pressante ricatto dell occupazione, al quale la politica fa fatica a sottrarsi, è facile immaginare come sia possibile e probabile che si prospettino tentazioni di mire speculative e di predazione di risorse naturalistiche, mettendo in discussione sia gli equilibri urbanistici finora raggiunti nel nostro territorio sia la salvaguardia e l integrità dell ambiente naturale. Nel contempo, alcune avvisaglie di sofferenza che si registrano anche nel settore terziario - market, piccole attività commerciali e artigianali dimostrano come la crisi può coinvolgere tutto il sistema economico. Ma può la crisi diventare un occasione per avviare un nuovo modello di sviluppo che dia più garanzie occupazionali e maggiore stabilità nel tempo? E ormai nella coscienza di tutta la popolazione che l integrità e la salvaguardia dell ambiente naturale sia la risorsa primaria del nostro territorio. Si tratta quindi di fare in modo che questa risorsa sia direttamente fruita e possa diventare occasione di occupazione e di riconversione di alcune attività che non hanno più prospettive di sviluppo: vedi l edilizia che ha ormai esaurito la sua tradizionale funzione di risorsa principale. Ma, proprio perché consideriamo l ambiente la risorsa primaria, è necessario pensare ad un sistema integrato che consenta di sfruttare settori produttivi fino ad ora scarsamente utilizzati. Primo fra tutto viene in mente il parco montano con i suoi siti di straordinaria bellezza. Qui potrebbero svilupparsi percorsi guidati a piedi o a cavallo, con stazioni di ristoro compatibili con l ambiente. Oppure la valorizzazione della pastorizia tradizionale e i suoi prodotti, che potrebbe diventare essa stessa risorsa turistica fruibile anche da un punto di vista culturale. Altro settore di rilevante interesse è sicuramente lo straordinario patrimonio archeologico del nostro territorio. Perché non prevedere percorsi a tema storico-culturale, con visite guidate, preparando dei giovani alla specializzazione nel settore? Infine l utilizzo del parco geo-marino, ad oggi limitato ad un ruolo prevalentemente burocratico-amministrativo mentre andrebbero invece sviluppate tutte le potenzialità insite nella sua stessa costituzione. Si potrebbe disporre di un locale per la proiezione dell ambiente sottomarino e dei siti archeologici subacquei con possibilità di visite guidate per la conoscenza delle caratteristiche ambientali prevedendo, percorsi di varie difficoltà. Andrebbe programmato, attraverso un turismo scolastico e universitario un migliore utilizzo dell apparato di ricerca già insediato nel parco geomarino, e precisamente nell Isola dei Cavoli della quale l università aveva ottenuto dal Comune regolare concessione, con l impegno che tale attività si inserisse nel processo turistico del paese. Sempre in un ottica di destagionalizzazione del nostro sistema turistico, occorrerebbe dare impulso anche al turismo golfistico, essendo già presente nel territorio, grazie ad una iniziativa privata, un importante impianto. Tutte queste iniziative andrebbero supportate da un apparato ricettivo diffuso nel territorio, che faccia sistema e che, insieme ad una particolare attenzione alle sagre e manifestazioni folcloristiche, dovrebbe sostenere questo nuovo modello di sviluppo. L Amministrazione Comunale e la politica in questo contesto dovrebbe assumere il proprio ruolo e le proprie responsabilità, proponendosi come punto di riferimento per promuovere, coordinare, progettare questo cambiamento. Questo progetto andrebbe sicuramente gestito in maniera democratica e condivisa. Esso presuppone una crescita culturale e sociale da parte di tutta la popolazione. Per questo motivo è quindi indispensabile attivare forme di partecipazione, commissioni, conferenze, assemblee, come del resto enunciato e promesso nel programma elettorale di questa Amministrazione. Il futuro del nostro paese non può essere deciso da pochi ma va ridisegnato con il contributo e il coinvolgimento di tutti. E.M. ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO TERRITORIO: IL MISTERIOSO MENHIR DELLA DEA-MADRE Con immenso stupore il mio sguardo si posò su una grande scultura di granito. Era una figura umana con un qualcosa in braccio, che l usura del tempo e delle intemperie aveva reso poco evidente, ma era certamente il figlio. Percorrendo in macchina la strada provinciale 18, mi ero fermato per ammirare il panorama in località Punta Proceddus. Era il 21 dicembre del 2005, verso le 11 di una giornata limpida e tiepida di sole. Scrutavo la zona con vista mare ed ecco materializzarsi, come una apparizione, questa grande pietra scolpita. Altre volte mi ero fermato ad osservare il panorama. Mai avevo notato questa meravigliosa opera. Ad una osservazione ravvicinata e più attenta risultava non essere opera della natura. A volte la natura, specialmente in Sardegna, scolpisce delle opere straordinarie. Era una pietra alta circa tre metri. Posta appositamente in quel punto, anche perchè levigata nella parte posteriore. Era senza dubbio un menhir, scolpito nella preistoria dagli uomini che abitavano in questa località. Ritornai in seguito varie volte per osservare la scultura, in primavera e in estate, ma il menhir era una roccia insignificante senza alcuna figura, solamente nel periodo dal 21 al 26 dicembre riappariva la figura umana. Mi domandai subito perché la figura di questa grande pietra era visibile chiaramente solo nel periodo di fine anno. Mi documentai allora sui menhir e su quanto gli studiosi e gli archeologi scrivono in proposito, e solo allora mi convinsi di aver fatto una straordinaria scoperta. Ora, non da esperto ma da attento osservatore e amante delle antichità della mia terra, desidero far conoscere a tutti quale mistero si nasconde dentro questa grande pietra. I menhir, (dal bretone men e hir pietra lunga ), sono dei megaliti, (dal greco pietra grande), monolitici, (unica pietra), eretti in Sardegna e in tutta Europa. Nell età della pietra, più precisamente nel neolitico, era preistorica, con chiara simbologia religiosa. L alternarsi ciclico delle stagioni, con il solstizio d inverno e quello d estate, come l alternarsi annuale della nascita e morte della natura, impressionarono talmente la immaginazione degli uomini della preistoria da spingerli all adorazione della terra Dea-Madre e del sole Dio-Padre. In tutta la Sardegna del periodo neolitico e pre-nuragico (6.000 a.c a. C.) i menhir o perdas fittas raffigurano, diffusamente e in gran numero, principalmente queste due divinità. I menhir senza altri segni e completamente lisci con chiara simbologia fallica rappresentano il sole, (Dio-Padre), elemento maschile che feconda la terra. I menhir con scolpiti i simboli della femminilità, solitamente due mammelle, rappresentano la terra, la Dea-Madre, l elemento femminile fecondato che dà la vita. Vicino a questi menhir, che segnavano un luogo di culto, erano insediate le popolazioni, ed erano prevalentemente vicini alla costa o in località con acque sorgive come a Villasimius, o pozzi (sacri), o in pianure solcate da fiumi. L acqua era considerata anch essa simbolo della maternità e della fecondità della Dea Madre. Ecco la motivazione del culto nei pozzi sacri. Ma perché il menhir della Dea-Madre di Villasimius è visibile chiaramente solo nel periodo del solstizio d inverno? Sul finire dell autunno le notti si allungano, le ore di sole sono sempre più brevi, fino al giorno del solstizio invernale, il 21 dicembre, il giorno più breve che ci sia. E il momento del ciclo annuale del sole, il più drammatico e paradossale: l oscurità regna sovrana ma nel momento del suo trionfo cede lentamente il posto alla luce del sole che cresce, dies natalis solis invicti giorno natale del sole dicevano i romani. Dopo il solstizio, la notte più lunga dell anno, le giornate cominciano poco alla volta ad allungarsi. Sin dai tempi antichi, in tutte le regioni abitate era un fiorire di riti che celebravano la nascita del sole. Le genti dell antichità si consideravano parte del grande cerchio della vita, perciò celebravano riti, accendevano fuochi, facevano voti, offrivano statuette votive alla Dea-Madre, facevano danze propiziatorie, tutto per sostenere e incoraggiare la nascita del sole. Era la festa della Dea-Madre. E risaputo e ribadito da tutti gli archeologi che la disposizione dei menhir coincide con i solstizi: e il menhir della DeaMadre di Vilasimius è davvero unico nel suo genere, perché visibile solo nel solstizio invernale. In Sardegna vicino ai menhir c è sempre l acqua, eppure questa evidenza viene spesso trascurata dagli studiosi. Intorno ai menhir c è una vera ignoranza culturale da parte della cultura ufficiale e della politica, che sembrano disprezzare l arte di una popolazione antica di una decina di migliaia di anni. Manufatti immensi e stupefacenti vengono sminuiti sistematicamente da archeologi miopi. Ma è possibile, mi chiedo, che reperti così importanti per l origine della storia della Sardegna vengano trascurati? Non è giustificabile né comprensibile la risposta che in Sardegna sono troppi i luoghi e reperti da studiare. E infine, a Villasimius, perchè non si fa una seria ricerca dei siti archeologici e si da il dovuto rilievo, come avviene in altri siti sardi e dell Europa? Questo andrebbe anche a vantaggio di un turismo più attraente da un punto di vista storicoculturale. S.M. L AMERICA... da pag 1 misurarne la effettiva ricaduta sociale e la sostenibilità economica. La capacità imprenditoriale maturata in questi anni da tanti piccoli operatori locali è invece una delle risorse immediatamente spendibili del nostro paese. Le loro strutture ricettive e commerciali sono, insieme a quelle artigianali, l ossatura portante della nostra offerta turistica e creano ricchezza di cui beneficiamo tutti. Questa micro imprenditorialità, oggi capillarmente diffusa sul territorio, è il nostro vero capitale, il tessuto connettivo della nostra economia, il salvagente che ci può tenere a galla in caso di crisi delle grandi aziende alberghiere che operano a Villasimius. Ma va messa nelle condizioni di crescere, va sostenuta e difesa a tutti i costi, a volte anche dalle scelte unilaterali e dalla arroganza di una certa politica: chi dimostra di avere voglia di fare impresa in modo serio di questi tempi così difficili, dovrebbe essere incoraggiato e tutelato, non insultato pubblicamente nei Consigli Comunali. Gli operatori locali devono acquisire la consapevolezza del loro ruolo e trovare il coraggio di prendere il paese per mano. Il Comune dovrebbe, da parte sua, elaborare credibili politiche di sviluppo e coordinare le diverse iniziative mettendo, nel frattempo, il proprio apparato a disposizione di chi rischia in proprio. Ma con idee chiare e maggiore convinzione di come avviene oggi. A volte sembra invece che l azione della Amministrazione sia frutto della improvvisazione e che le priorità siano invertite: il peso burocratico, al limite di un incomprensibile autolesionismo, penalizza le imprese che spesso si sentono bersagliate da un fuoco amico. La burocrazia dovrebbe essere modellata sui bisogni dei cittadini e non viceversa, dovrebbe risolvere i problemi e non essere un problema in più. Altrimenti tanto vale chiudere ed andare in lontane terre africane, dove basta poco per cambiare tutto. Ma anche una forte imprenditoria locale, che sappia far pesare la sua presenza sul territorio potrebbe non bastare. Servono scelte coraggiose, individuare strade nuove da percorrere, inventarsi nuovi modelli di imprenditorialità: pensare ad esempio a delle società locali ad azionariato diffuso che, raccogliendo i piccoli risparmi della gente del posto, aggreghino capitali sufficienti da reinvestire in iniziative ricettive, commerciali, o ricreative da mettere in campo sul territorio. Attraverso questo genere di operazioni la ricchezza prodotta dalle nostre residue risorse potrebbe rimanere qui, generando ricadute a pioggia sui piccoli investitori locali. Sarebbe un modo per scommettere sul futuro del nostro paese. Sono iniziative innovative, da mettere a punto con molta attenzione, che la politica, facendo da sponda, può e deve promuovere nell intento di creare delle opportunità professionali e occupazionali a chi oggi non ne ha. Soprattutto ai nostri giovani, intendendo con questo termine anche i trenta quarantenni, che sono la parte più indifesa e meno tutelata della popolazione. Saranno loro le prime vittime della crisi. La mancanza di prospettiva e di speranza genera in loro e nelle loro famiglie una paura nuova, proprio quando sembrava a portata di mano la sconfitta di quella povertà storica che ha pesato sulle generazioni precedenti. Bisogna dare concretezza alle loro speranze ed ai loro sogni. Molti di loro già avvertono inconsapevolmente la sensazione di essere nati tardi. E scelgono di emigrare, esattamente come cinquant anni fa. Attenzione a non sottovalutare questo fatto: l emigrazione è un fenomeno socialmente molto pericoloso, che impoverisce una intera popolazione ben oltre i semplici dati numerici. Perché quelli che vanno via di solito sono i migliori, quelli più coraggiosi, più svegli, più consapevoli. Gli altri sono destinati a diventare vittime di un sistema basato sui diritti acquisiti e sui privilegi consolidati, sul compromesso permanente alle spalle delle giovani generazioni. Un sistema che li sta estromettendo dai ruoli dirigenziali e li condannerà ad essere un capitale umano deteriorato in impieghi di scarso valore. Se non facciamo qualcosa, i nostri ragazzi sono attesi da un futuro di eterna flessibilità senza speranze di stabilizzazione. I giovani sono una immensa risorsa del nostro paese che rischiamo di perdere, ed è uno spreco che non possiamo permetterci. Dobbiamo onorare il debito che abbiamo contratto con loro. Almeno per loro Villasimius deve tornare ad essere L AMERICA. L.G.

4 LUGLIO Pag. 4 DALLA PARTE DEL CITTADINO A CURA DEL COMITATO DI REDAZIONE I SEPOLCRI Non paghi del successo del nuovo campanile che tutto il mondo ci invidia, nella piazza principale di paese celebriamo il trionfo dello stile cimiteriale. Dopo mesi di attesa possiamo finalmente osservare, in ammirata contemplazione, il nuovo salotto buono di Villasimius, orgoglio e vanto delle avanguardie architettoniche mondiali. Poco male se le invisibili strisce pedonali speciali dopo pochi giorni siano già distrutte e se qualche quadrotto di granito stia saltando via. Godiamoci quindi questo che è solo il primo passo dell entusiasmante percorso di un opera destinata a diventare un ulteriore elemento di attrazione turistica del nostro paese e sede permanente del raduno annuale delle ditte di onoranze funebri. Tra poco, inserite nel Piano Particolareggiato del Centro Storico, entreranno infatti in vigore prescrizioni tecniche per l arredo urbano da adottarsi nella zona. Al posto di cartelli pubblicitari e insegne luminose verranno prescritti rispettivamente lapidi e lumicini. Gli spazi a verde andranno rigorosamente sistemati con cipressi e crisantemi, mentre il colore prevalente di facciate e tende sarà il lilla, il viola e il nero. Sarà consentito solo l esercizio di attività commerciali che trattano fiori, urne cinerarie, profumi (solo quelli a base d incenso), immagini e oggetti sacri nonché i centri di trattamento estetico tipo imbalsamazione. Nel frattempo l Assessorato competente ha comunicato il programma delle attività di intrattenimento notturno con musiche dal vivo comprendenti il vasto repertorio di marce funebri di artisti internazionali. All inaugurazione, che avverrà il prossimo 2 Novembre, parteciperanno tutte le autorità locali alle quali il Parroco impartirà la benedizione corporae presenti. Scelto anche il nuovo nome: in onore di Ugo Foscolo, poeta preferito dal necroforo locale, si chiamerà PIAZZA I SEPOLCRI. Sarà un ritorno alle origini visto che fino agli anni trenta da quelle parti sorgeva l antico cimitero. L unico rammarico è dato dal fatto che una parte della popolazione pare non abbia gradito la novità e ironizza su qualche piccolo problema tecnico sorto durante l estate. Qualcuno arriva persino ingenerosamente a sostenere che su questa piazza manca solo una cantina sociale dove conservare tutti i fiaschi che si stanno collezionando: gente che non è in grado di riconoscere la genialità delle intuizioni nel campo della promozione turistica e la novità delle scelte progettuali. Ma si sa che il destino di molti artisti è quello di vedere riconosciuta la propria grandezza con molto ritardo. Di solito post mortem. IL PROGETTO DEL NUOVO EDIFICIO SCOLASTICO IN VIA LEONARDO DA VINCI IL MISTERO DELLA MESSA IN SICUREZZA IDRAULICA DEL NUOVO EDIFICIO SCOLASTICO NON ANCORA INAUGURATO Iniziata nel Giugno 2010, a Settembre verrà finalmente inaugurata la nuova scuola. Per realizzare l opera il Comune ha in parte utilizzato fondi propri, ed in parte ha acceso un mutuo di euro. Il lavoro è stato appaltato alla COSEDIL di Catania che ha fatto un ribasso del 33,204 % su un importo a base d asta di oltre tre milioni e novecentomila euro. Il risparmio per l Amministrazione è stato quindi di oltre un milione e trecentomila euro. Siccome l appalto si riferiva al solo edificio scolastico principale, la ingenua speranza di tutti, genitori ed operatori scolastici in testa, era che i soldi risparmiati venissero utilizzati per la realizzazione della palestra. Le Norme sui lavori pubblici avrebbero consentito di assegnare direttamente questa opera accessoria alla stessa impresa, senza perdite di tempo per nuovi bandi e consentendo al Comune di fare un grosso affare perché si sarebbe applicato, anche alle nuove opere, il medesimo ribasso del 33%. Pare invece che tutta l area abbia necessità di essere messa in sicurezza at- PROFUMO DI INCENSO Dopo la delusione della finale europea persa con la Spagna abbiamo trovato di che consolarci con l UNIONE SARDA. Scopriamo infatti dal giornale di essere una popolazione virtuosa e meritevole di un riconoscimento di assoluto prestigio, come lo definisce l entusiasta cronista. Tutti adesso sapranno che qui a Villasimius siamo campioni regionali di raccolta differenziata nel settore degli imballaggi in plastica. La cosa ovviamente ci ha riempiti di orgoglio. E ci saremmo aspettati, oltre che l ambitissimo riconoscimento da parte della Corepla, un premio tangibile dei nostri sforzi sotto forma di una riduzione tariffaria. Ma, neppure il tempo di far diradare le nubi dell incenso generosamente sparse dal giornalista, che la bolletta della TARSU ci riporta alla realtà. Pare infatti che le tariffe per il 2012, approvate dalla Giunta Comunale, prevedano un aumento medio del 20% degli oneri di ritiro rispetto all anno precedente. Il tutto perché dalle ultime stime delle quantità conferite il Comune di Villasimius si attesta nella percentuale compresa tra il 50% ed il 55% e pertanto presumibilmente non potrà usufruire degli sgravi tariffari (previsti solo se si arrivava la 60%) e inoltre verrà applicata una penalità di Euro 5,16 per ciascuna tonnellata di frazione secca. Esistono quindi due diverse Villasimius: una buona per la propaganda da esibire sui giornali, e una cattiva da punire con l aumento della TARSU. Inutile protestare. Chi protesta non conta, conta solo chi applaude. traverso la realizzazione del sistema di drenaggio urbano a salvaguardia dell Edificio scolastico. Insomma, un edificio nuovo, anzi neppure inaugurato ha già bisogno di essere messo in sicurezza perché si è scelta un area che pare non sia idonea. E, per rimediare, si rende necessaria una ulteriore spesa non prevista di euro, con tanti saluti alla palestra. L argomento è anche oggetto di una interrogazione al Sindaco presentata dalle opposizioni le quali hanno chiesto di sapere perché una volta accertato che il sito inizialmente prescelto necessitava di ulteriori onerosi interventi per essere messo in sicurezza idraulica, non sia stata individuata per la realizzazione dell'edificio scolastico, una area alternativa tra le diverse che pure erano nella disponibilità della Amministrazione evitando così alla comunità di Villasimius una inutile spesa aggiuntiva di euro. Il Sindaco si è impegnato a convocare un Consiglio Comunale prima di Ferragosto per rispondere alla interrogazione. CHI SI FIRMA E PERDUTO? Sempre più frequentemente capita di leggere sui social network - in genere Facebook o su qualche volantino feroci critiche, spesso giuste, talvolta ingenerose nei confronti della Amministrazione Comunale. La maggior parte di chi commenta lo fa in modo civile e si dichiara con nome e cognome. Altri preferiscono una forma anonima ma di solito corretta; altri ancora, rarissimi in verità, strepitano insultando tutto e tutti agitando minacciosamente il ditino accusatore. Il fatto che ci sia chi si interessi, anche solo per lamentarsi, di ciò che succede in questo paese è un segnale positivo. La libertà di Facebook potrà non piacere a tutti, specialmente a chi è abituato alla logica della comunicazione asimmetrica UNO PER MOLTI, ma la possibilità di esprimere pubblicamente le proprie opinioni è una conquista della Democrazia ed è giusto che ciascuno ne usufruisca come crede. Sempre DISTRAZIONI Quella sotto è la locandina pubblicitaria di una iniziativa immobiliare per vendere case nella periferia Nord di Villasimius. Le abitazioni si presentano gradevoli e di bell'aspetto. Peccato che andranno realizzate dove sarebbero dovuti sorgere dei servizi di quartiere. Invece che negozi di prima necessità, studi professionali, bar e tavole calde, così come previsto dalle Leggi e dal piano di lottizzazione approvato dal Comune, si costruiranno quindi altre case. Non è un abuso edilizio, è tutto in regola grazie ad una norma, (comma 32 art. 18), infilata di soppiatto nella Legge Regionale n. 12 del Questa norma, in deroga ma meglio sarebbe dire in spregio alle Leggi, alle delibere, alle convenzioni sottoscritte ed al normale buonsenso, impedirà la riqualificazione delle nostre periferie urbane condannandole al ruolo di quartieri dormitorio. Ma il colmo è che queste case INTRUSE - grazie a questa norma potrebbero essere oltre quattro-cinquecento in tutto il territorio non saranno la risposta ai bisogni abitativi della gente di Villasimius ma potranno essere vendute a chiunque viva o lavori NELL'AMBITO DELL'INTERO COMPRENSORIO DI CAGLIARI. Unica condizione: non averne altre intestate. Il meccanismo è semplice: basta presentare i progetti e dopo VENTI GIORNI si può iniziare a lavorare. Tutto questo mentre ai residenti veri si limitano i diritti alla edificazione nel centro storico, mentre in zona agricola è proibita anche la costruzione di una baracca per attrezzi, e per ottenere la autorizzazione per una recinzione, sono necessari almeno 12 mesi. Il problema non è la rispettabilità delle persone che usufruiranno di questa opportunità, sulle quali non abbiamo nulla da obiettare. Ma è logico pensare che il che la libertà di critica non diventi libertà di insulto e la rete una bacheca di diffamazioni anonime e dell insinuazione volgare. Sarebbe però un bel segnale di presa di coscienza collettiva se ognuno di noi esprimesse il proprio pensiero senza nascondersi dietro l anonimato in nome di chissà quali paure. Non serve a nulla abbaiare alla luna, ciascuno per proprio conto rimanendo invisibili. Non serve cercare colpevoli, serve trovare soluzioni. Sarebbe quindi tempo di convogliare proteste e dissensi, se ce ne sono, in un canale costruttivo e propositivo, sarebbe tempo di passare dalla protesta alla proposta. Ma la proposta è efficace solo se tutto avviene alla luce del sole, ed è dal valore della proposta che si misura il valore della gente Altrimenti, come dicevano gli antichi: CANI ZAULADA E PROCU PASCIDI. problema della pressione abitativa di Sestu, Quartu, Selargius etc, si risolva facendo nuove case a Villasimius? Eppure ci sono tante abitazioni in vendita, a prezzi molto i n te r e s s a n t i, in località dell Hinterland di Cagliari più agevoli da raggiungere rispetto al nostro paese. Strano destino il nostro: prima non si è fatto nulla per avere un collegamento diretto con la nuova SS 125 perché alcuni sostenevano che avrebbe favorito l invasione dei cagliaritani a discapito della qualità della nostra offerta turistica; e adesso nessuno si accorge che si tolgono i servizi di quartiere dalle nostre periferie urbane per trasformarli in case dormitorio o case vacanza? - per gli stessi cagliaritani, che prima dicevamo di non volere. Tu chiamale, se vuoi, DISTRAZIONI. P.S. Fortunatamente la Giunta Comunale, sollecitata dalle opposizioni, sta tentando di tamponare la situazione chiudendo la stalla dopo che qualche bue è già scappato. Pare inoltre che qualcuno abbia intenzione di rivolgersi al TAR per chiedere conto di eventuali danni connessi alla svalutazione della propria abitazione dentro una delle lottizzazioni interessate, causata dal mancato rispetto delle convenzioni urbanistiche sottoscritte.

5 LUGLIO Pag. 5 POLITICA LOCALE: CRONACA SULL ATTIVITA DEL CONSIGLIO COMUNALE FAZIOSAMENTE COMMENTATA A CURA DEL COMITATO DI REDAZIONE I PALADINI DELLE QUOTE ROSA I MIRACOLI DI SAN RAFFAELE FASCIA TRICOLORE A PASSEGGIO LA BATTAGLIA DEL GRANO Si stanno ormai moltiplicando in tutta Italia le sentenze del Tar che sciolgono Giunte di tutti i colori sia Comunali che Provinciali o Regionali a causa del mancato rispetto della rappresentanza femminile. Tra queste, la Giunta della Regione Sardegna è stata azzerata dal TAR qualche tempo fa su iniziativa del consigliere regionale Francesca Barracciu, la quale nella circostanza ha giustamente goduto di ampio spazio sui quotidiani locali quale paladina delle quote rosa. Anche nella Giunta Comunale di Villasimius, nonostante in Consiglio sia presente una donna, la componente femminile è completamente assente. Tuttavia si continua a fare finta di nulla in aperto dispregio di una Legge ormai talmente chiara che dovrebbe essere pacificamente applicata senza bisogno di dover ricorrere ad alcun Tribunale. Magari sarebbe utile che l Onorevole Barracciu facesse almeno una telefonata - va bene anche un SMS al Sindaco di Villasimius, nonché collega di partito, per ricordargli l esistenza della norma e lei tanto cara. Meglio tardi che mai, ci andrebbe bene anche così. I Tribunali Amministrativi Regionali hanno tante cose serie da fare e, se il problema si può risolvere con una telefonata, perché spendere soldi in avvocati? Chiediamo troppo? Siamo irriguardosi? Forse. E forse anche sovversivi, nel senso inteso da Flaiano: Si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le Leggi dello Stato vengano rispettate da chi ci governa. Se poi i recenti tagli agli stipendi dei Consiglieri Regionali non le consentono di affrontare la spesa non si preoccupi: la telefonata la paghiamo noi. DIMISSIONI IN CONSIGLIO COMUNALE Colpi di scena nel Consiglio Comunale dello scorso 25 Luglio: Andrea Massa è uscito dal gruppo di maggioranza mentre Gianluca Dessi si è dimesso da capogruppo di Insieme per un futuro migliore. Il primo ha dichiarato: la mia posizione all interno del gruppo sta nuocendo alla mia serenità ed a quella della mia attività lavorativa. Il secondo riferisce di incomprensioni con il proprio gruppo. Entrambi restano comunque in carica come consiglieri comunali. Forse non tutti sanno che, nella prima parte del 1800, il patrono di Villasimius, allora Carbonara, fosse San Pietro. A quel Santo era dedicata la chiesa parrocchiale oltre che una cappella campestre nella omonima località lungo la strada per Castiadas. Ma il 24 ottobre di uno di quegli anni di miseria, una terribile alluvione minacciava l abitato di Villasimius. La popolazione, disperata, si invocò al Santo del giorno, San Raffaele Arcangelo, affinchè salvasse le loro case dal pericolo che incombeva sul paese. L intercessione del Santo fu tempestiva ed efficace: l alluvione fu scongiurata e da allora, con il permesso di S. Pietro, l Arcangelo è diventato il Santo Patrono di Villasimius. A distanza di oltre 100 anni L Arcangelo continua a fare miracoli. Su incarico del Comune alcuni eminenti studiosi avevano infatti predisposto uno studio, (Piano di Assetto Idrogeologico), per individuare eventuali aree di rischio alluvioni. Dalle prime ricerche fatte dalla equipe e presentate in Municipio gran parte del nostro centro urbano risultava a rischio allagamento. Le carte erano pronte ed il Consiglio Comunale era già stato convocato per l adozione di pesanti vincoli di i- nedificabilità da gravare su tante case e terreni. Fortunatamente tanti nostri paesani, avvisati in sogno dall Arcangelo del pericolo incombente, hanno vivacemente protestato ottenendo un rinvio della riunione di Consiglio Comunale. Nel frattempo il nostro Santo protettore ha illuminato i tecnici incaricati, dando loro saggi consigli e indicazioni che hanno consentito di modificare le loro conclusioni in modo totalmente tranquillizzante per la popolazione. Il rischio alluvioni è stato così ridimensionato ed il P.A.I. è stato felicemente adottato dal Consiglio Comunale di Villasimius. Grazie a San Raffaele. APPROVATO IL PIANO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO (P.A.I.) LA PRIMA VERSIONE DEL P.A.I. (LE MACCHIE BLU E I TRATTEGGI IN ROSSO SONO LE AREE VINCOLATE) E QUELLA DEFINITIVAMENTE ADOTTATA DAL CONSIGLIO.... Abbiamo colto diverse perplessità presso la popolazione sull uso spesso disinvolto che viene fatto della fascia tricolore durante le varie manifestazioni ufficiali. Quasi mai, specialmente in occasioni di cerimonie religiose, la fascia viene indossata dal Sindaco ma spesso da un suo delegato in rappresentanza della Amministrazione comunale. In effetti le perplessità non appaiono del tutto campate per aria. La Norma, (art 50 comma 12 del Dlgs267/2000), definisce la fascia tricolore come distintivo del Sindaco in quanto ruolo e funzione di capo della Amministrazione. Secondo diversi esperti è quindi scorretto l uso della fascia tricolore da parte di altre persone se non per i casi previsti espressamente dalla Legge (ad esempio deve usarla l ufficiale di Stato Civile in occasione di Matrimoni). In tutti gli altri casi, si sostiene che in assenza del Sindaco è inopportuno usare il suo distintivo e che, se si vuole, l Amministrazione può essere efficacemente rappresentata dal Gonfalone che è comunque il simbolo del Comune. Anche una circolare del Ministro dell Interno invita ad un uso consapevole e decoroso della fascia, che andrebbe rispettata nella sua precisa funzione simbolica e non inutilmente esibita da chi non ne ha titolo. L ERBA DEL VICINO E SEMPRE PIU VERDE Quando ci si lamenta per il fatto che molti dipendenti, consulenti ed imprese che lavorano per il Comune non siano di Villasimius la risposta che viene data è sempre la stessa: per Legge bisogna fare bandi di gara e concorsi pubblici e non è colpa del Comune se quelli di paese non vincono mai. Ma a volte capita che quelli di Villasimius, evidentemente brutti sporchi e cattivi, non vincano neppure quando, a parità di altre condizioni, la scelta è a discrezione della Amministrazione. Giovedi 10 maggio il Consiglio Comunale si è riunito per deliberare sulla nomina del Revisore dei conti. Per questo tipo di incarico si doveva scegliere uno tra i 21 candidati che avevano presentato la domanda. L'anno di nascita dei richiedenti variava dal 1943 al Il compenso annuale per questo incarico non è moltissimo ma si tratta di un incarico di prestigio e che fa Curriculum. Nel corso della riunione il Sindaco ha proposto il nome di un candidato di Sinnai. Nonostante l'opposizione, avesse proposto un altro nome, per il fatto che oltre ad avere un curriculum di tutto rispetto è di Villasimius, l incarico è stato comunque assegnato dalla maggioranza al dott. SERRELI di Sinnai. Del quale, senza voler mettere in discussione competenze e capacità, non si è capito quale misterioso requisito avesse in più rispetto al candidato di Villasimius. Questo episodio, apparentemente di poca importanza, aiuta a riflettere su come a volte si riescano a perdere anche le piccole occasioni come questa per valorizzare le risorse umane locali e incoraggiare le aspettative dei nostri giovani. E su come, mentre quando c è da chiedere i soldi - (vedasi IMU) - si chiedono a quelli di Villasimius, quando c è da darli si continua a darli a quelli di fuori. MARAMAO PERCHE SEI MORTO? Il tema della democrazia partecipata nonostante le solenni dichiarazioni della campagna elettorale, non interessa alla maggioranza consiliare espressa dalle ultime elezioni municipali. Nel Luglio 2010 le opposizioni, (che insieme rappresentano il 60% dell elettorato), avevano presentato una richiesta di convocazione di Consiglio Comunale con all ordine del giorno la Istituzione di una serie di commissioni politico-consiliari, una per ogni settore chiave tra i quali A- REA MARINA PROTETTA, PIANO URBANISTICO COMU- NALE etc. Nelle intenzioni dei proponenti lo scopo sarebbe dovuto essere quello di risvegliare dall ipnosi un Consiglio Comunale ormai ridotto a semplice elemento di arredo del Municipio, creando frequenti occasioni di confronto su temi concreti ed urgenti tra la maggioranza e le opposizioni. L iniziativa avrebbe i- noltre consentito di aprire uno spazio alla Società Civile consentendole di mettere a disposizione del Paese il capitale di esperienze e di conoscenze delle quali è portatrice. Ma l entusiasmo che si aveva di affrontare l argomento era evidentemente lo stesso che può avere un tacchino di partecipare alla cena di Natale. Nonostante la Legge preveda un tempo massimo di 20 giorni, solo dopo varie sollecitazioni ed una diffida inviata per conoscenza al Prefetto, il Consiglio ha finalmente potuto, nella primavera del 2011, discutere questo o.d.g. E in tale occasione al Sindaco è venuto in mente che lo Statuto comunale ormai da qualche decennio è superato dalle Leggi. E che quindi era INDISPENSABILE ed URGENTE che una apposita Super Commissione lo revisionasse. Di conseguenza si sarebbe potuto parlare di quanto richiesto dalle opposizioni solo in un secondo tempo. Abbiamo così scoperto che il problema che non fa dormire la gente di Villasimius è lo Statuto Comunale da aggiornare. E tanta è l urgenza di farlo che dopo oltre un anno, questa madre di tutte le Commissioni non è ancora stata convocata. E così, mentre i problemi restano irrisolti, si continua a fare melina nell attesa del triplice fischio finale. Trionfa l ideologia della cassa. Il consiglio Comunale nella seduta del 29 marzo 2012 e con il parere contrario delle opposizioni ha approvato le nuove aliquote IMU che dal 2012 sostituiranno la vecchia ICI. La nuova imposta sarà pagata, in forma ridotta, anche dai proprietari delle prime case che prima erano esenti. Mentre l'aliquota di riferimento decisa dal governo è del 7,6 per mille, il Consiglio Comunale ha deciso di applicare per tutte le categorie di fabbricati, (escluse le prime case), l'aliquota del 9,7 per mille. Per l'effetto combinato dell' aumento fino al 60% delle rendite catastali previste dal governo, i proprietari delle seconde case, degli uffici, dei locali commerciali pagheranno quindi più del doppio rispetto a prima. Sui capannoni artigianali ubicati nella zona industriale, che godevano di una imposta ICI agevolata al 4%, gli artigiani di Villasimius, già colpiti duramente dalla crisi, pagheranno quasi il triplo rispetto a quanto pagavano prima. Questi aumenti sono stati giustificati dal Sindaco in Consiglio Comunale con il fatto - corrispondente al vero - che una parte degli introiti andranno allo Stato e la quota che resterà al Comune sarà all'incirca pari a quanto prima incassava con la vecchia ICI. Ma la cosa più preoccupante è che siccome Stato e Regione stanno trasferendo ai Comuni risorse economiche sempre più esigue, a breve o- gnuno di questi dovrà arrivare ad avere una propria TOTALE AUTONOMIA FINANZIARIA. Se questo fosse vero, i cittadini di Villasimius dovranno d'ora in poi pagare direttamente tutta la gestione del loro MU- NICIPIO, che oggi costa 13 milioni di euro all'anno. Mediamente fanno circa Euro per ogni residente. Poiché non è pensabile che la popolazione possa essere considerata il BANCOMAT DEL MUNICI- PIO, crediamo che sia arrivato il momento di ragionare su una progressiva riduzione dei costi dell'apparato comunale. Non certamente mandando a casa dall'oggi al domani dei dipendenti che fanno onestamente il loro lavoro: l impiego pubblico ha una sua precisa funzione e non può essere considerato un peso morto. Tuttavia, pur sfuggendo alla tentazione di fare un fritto misto di pesci piccoli, ci aspettiamo che questa Amministrazione inizi seriamente a prendere in considerazione sia la possibilità di ridurre IN PROSPETTIVA ma in modo significativo la pianta organica, sia di razionalizzare le altre spese. Magari sfruttando meglio le opportunità offerte dalla informatizzazione dei servizi. La riduzione dei fondi per "pubbliche relazioni convegni, mostre, rappresentanza" dai Euro del 2009 ai Euro, previste dalla Giunta per il 2012, va nella giusta direzione ma non basta. Anzi ci sarebbe da domandarsi perché non lo si è fatto prima. Si prenda atto che purtroppo la festa è finita e che bisogna avere il coraggio di iniziare a dire qualche "no" e molti "non più". Troppo spesso a maggiori disponibilità economiche corrispondono maggiori sprechi. E quindi necessario spendere meno e meglio, non ci sono alternative. Non si può chiedere alle famiglie di rinunciare al loro necessario per finanziare le "spese incomprimibili" del Comune. Se non esistono "spese incomprimibili" per le famiglie tantomeno devono esistere per il Comune. Specialmente in un momento in cui nel mondo del lavoro c'è chi ha tutte le garanzie possibili e chi invece non ne ha alcuna. La popolazione è abituata a fare dei sacrifici, ma li accetterà solo se ne capirà il senso. GLI UNTI DEL SIGNORE Esistono almeno due tipi di matti: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che sono convinti che la Democrazia Partecipata si possa attuare. A noi, in quanto appartenenti alla seconda categoria, piacerebbe che alla gente venisse data una concreta possibilità di esercitare in modo ampio il proprio diritto di voto. In occasione delle elezioni Amministrative i cittadini si trovano di solito a dover scegliere tra due, (talvolta tre), candidati a Sindaco la cui individuazione non sempre è il risultato di una ampia e ragionata selezione. Al contrario, essa è spesso frutto di compromessi e veti incrociati tra fazioni - i King Makers - talvolta portatrici di interessi politici di corto respiro le quali, pur avendo poco in comune tra loro, si mettono d accordo per convenienza. Sarebbe invece meglio che i candidati a Sindaco di TUTTE le eventuali coalizioni venissero selezionati attraverso le primarie. Per incoraggiare la gente a partecipare a questo importantissimo momento di vita democratica, bisogna però studiare un meccanismo che le garantisca la riservatezza dei propri orientamenti. Il sistema esiste ed è rappresentato da una UNICA e CONTEMPORANEA consultazione PRIMARIA. A tutti gli elettori si potrebbe dare UNA SOLA SCHEDA, contenente TUTTI i nomi dei concorrenti alle primarie di TUTTE le coalizioni, suddivisi per liste. E una idea da sviluppare ma anche un esperimento innovativo. Dalla selezione uscirebbero i due, (o tre), candidati a Sindaco, che sarebbero legittimati da una investitura popolare per affrontarsi tra loro nelle elezioni Amministrative ufficiali. Ma questo meccanismo può essere efficace solo se alle primarie congiunte parteciperanno tutte le coalizioni che si costituiranno. Altrimenti continueremo a tenerci gli UNTI DEL SIGNORE.

6 LUGLIO Pag. 6 VILLASIMIUS E DINTORNI L A M E N T E L E ILMARESCIALLO DELLA FINANZA PISANU, IL MAESTRO PIBIRI, IL MARESCIALLO DEI CARABINIERI, E MINIATO VIVIANI NELLA TANCA DE IS ARGIOLAS NEL La nuova sistemazione della Piazza Giovanni XXIII sta creando dei problemi ai commercianti della zona a seguito della modifica della viabilità che penalizza pesantemente le attività. - Diverse persone lamentano la scarsa chiarezza delle informazioni relative al programma di spettacoli. Ci risulta che il Comune abbia a disposizione dei passaggi pubblicitari nel tabellone luminoso della Piazza del Mare. Qualcuno si chiede perché non vengano utilizzati. Anche qualche gestore di Hotel segnala la scarsità di informazioni. PRIME COMUNIONI NEL : BAMBINE IN UN CORTILE DI VILLASIMIUS RIDIAMOCI SOPRA. GIOVANNA E ANGELO 1946: VILLASIMIUS TERRA ANTICA PER UN AMORE ETERNO Prendo spunto dall editoriale in prima pagina per esprimere la mia ammirazione nei confronti di chi, essendo meno fortunato di noi per posizione geografica, l America tenta di costruirsela con le sue mani. Non più tardi di un mese fa per puro caso mi è capitato di dovermi recare ad Armungia, un piccolo paesetto del Gerrei con poco piu di 500 abitanti e pochissime possibilità di attirare il classico turista che si accalca sulle nostre spiagge. Un paese pieno di sorprese. Prima sorpresa: u- na Giunta al femminile, una Giunta con tre ragazze che si occupano di Servizi Sociali e Politiche Giovanili, Cultura Turismo, Sanità Attività Produttive Pubblica Istruzione. Seconda sorpresa: entrando in un bar alcuni avventori mi fanno: vada a visitare la casa del Segretario. Incuriosito accetto il consiglio e mi ritrovo, passando per un UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE bellissimo arco che C'è un paio di scarpette rosse porta, attraverso un porticato in pietra dalla splendida volt a a b o t t e, all interno di una ampia corte con selciato e dalla quale inizio a la visita dei locali. Una splendida abitazione perfettamente restaurata dove si cancelli senza serrature." nota subito un pannello bianco che ri- Joyce Lussu da "L'utopia porta la poesia che leggete di fianco. Con mio grande stupore scopro che in questo piccolo paesetto è stato creato un museo in parte dedicato a Joyce Lussu, moglie di Emilio, antifascista ed autore del libro "un anno sull'altipiano" oltre che Padre storico del Partito Sardo d'azione. Ma non solo. Scopro che tutto il paese è un vero e proprio museo diffuso collegato con una fitta rete di stradine che, dipartendo da uno splendido nuraghe posto al centro dell abitato, mettono in collegamento, il Museo Etnografico "Sa domu de is Ainas", la Bottega del Fabbro, la casa Natale di Lussu, e la già citata Casa del Segretario. Questa gente, con pochi mezzi ma grande spirito di sacrificio e iniziativa, tenta di attrarre una piccola fetta di turismo, quella parte di turismo non caciarone che oltre al di mare sa apprezzare anche l arte in tutti i suoi aspetti e va alla ricerca degli elementi culturali dei luoghi che visita. In conclusione, sempre riprendendo l editoriale di prima pagina, è proprio vero che chi ha il pane non ha i denti. Ma è altrettanto vero che chi i denti li mostra il pane se lo crea. In questo caso alcune scelte coraggiose degli amministratori, supportati da un gruppo di giovani che mettono il loro impegno per crearsi un futuro, stanno rilanciando l economia locale e regalando a tutti i sardi una parte della loro storia e cultura. Joyce Lussu merita di essere scoperta dai sardi, cosi come Armungia merita una visita da chi in Sardegna non viene solo per il mare. Giuseppe LETTO PER VOI Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli i- taliani del Sud diventassero meridionali" scritto da Pino Aprile è una descrizione coraggiosa nonché documentata di quello che gli italiani fecero a se stessi, di come il Nord abbia costruito il suo sviluppo sul Sud trattato come una colonia da sfruttare. Quanti hanno sempre creduto che questo dipendesse da un fatto puramente geografico dovranno ricredersi, così come dovranno ricredersi coloro che avevano l errata convinzione che il Sud del nostro paese sia da sempre la parte più povera e arretrata d Italia. La costruzione della minorità del sud con stragi e saccheggi e leggi inique è il più grande affare di sempre per il nord. Il libro racconta come piemontesi fecero al Sud ciò che i nazisti fecero a Marzabotto, di come nelle rappresaglie si concesse libertà di stupro sulle donne meridionali e poi ancora di come si incarcerarono i meridionali senza accusa e senza condanna. Di come avvenne lo smantellamento e trasferimento al Nord di attività agricole e soprattutto industriali allora all avanguardia, di come tasse esorbitanti e leva militare vennero imposte con legge marziale. Le radici dell'industrializzazione del settentrione, dell'emigrazione dei meridionali, del degrado sociale ed ambientale delle città del sud, affondano, secondo l autore, in una storia che dura da 150 anni. Quello che non si trova scritto sui libri di scuola. numero ventiquattro, quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica: "Schulze Monaco". C'è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di scarpette infantili a Buckenwald erano di un bambino di tre anni e mezzo chi sa di che colore erano gli occhi bruciati nei forni ma il suo pianto lo possiamo immaginare si sa come piangono i bambini anche i suoi piedini li possiamo immaginare scarpa numero ventiquattro per l' eternità perché i piedini dei bambini morti non crescono. C'è un paio di scarpette rosse a Buckenwald quasi nuove perché i piedini dei bambini morti non consumano le suole. L ALTRA FACCIA DELLA AMERICA Joyce Lussu "...Noi tutti così diversi, noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere arbusti cespugli e boccioli sparsi qua e là, un giorno o l'altro ci daranno fiori e frutti per tutti di mille forme e di mille colori. Li raccoglieremo con grandi feste In mazzi e ceste, li appenderemo nei recinti di etnie e di nazionalismi artificiali al posto delle armi micidiali così care ai militari, al posto di fasci di tratte e di cambiali, così care agli usurai, al posto di veleni globalizzati che ci vendono ai supermercati sostituendo alle chiusure DIRETTORE RESPONSABILE: Salvatore Masala Direzione Editoriale: Luciano Garau Comitato di redazione: Efisio Fadda Giuseppe Floris Carmine Chirico Luigi Utzeri Renato Frau Enrico Masala Orazio Marci Mario Pisanu Aurelio Pisano Franco Petruso NUMERI UTILI Guardia Medica Tel. 070/ Veterinario Tel Ambulanza Tel. 070/ CARABINIERI Tel. 112 Comune di Villasimius Tel. 070/79301 Polizia Municipale Tel 070/ Farmacia Tel 070/ Parrocchia Tel 070/ Ufficio Turismo Tel 070/

7 LUGLIO Pag. 7 PESCANDO DALLA MEMORIA COMUNE DI CARBONARA 1856: QUANDO IL SINDACO MURRU FIRMAVA CON UNA CROCE MA NON SI PAGAVANO IMU E TARSU CRONACA GIUDIZIARIA DELLA CARBONARA DI META DEL Non si può certo dire che tutti i nostri concittadini di metà 1800 fossero delle persone particolarmente tranquille. Almeno a dedurre da ciò che risulta dagli Archivi di Stato. Diversi erano assidui frequentatori delle aule di tribunale. Tra il 1849 ed il 1862 il nostro paese è stato interessato da differenti episodi di cronaca giudiziaria che variano dall abigeato fino all omicidio, passando per ferimenti e perfino avvelenamenti. Frugando nei documenti abbiamo trovato personaggi e crimini per tutti i gusti degli amanti della cronaca nera: da Carrus Salvatore e Cinus Francesco accusati di crimine per furto d un montone ai danni di Antonio Cadoni (1855), alla grassazione di pecore a pregiudizio di Luigi Aresu D Orroli con percosse e violenze la sera del 6 ottobre 1849 in un processo che vedeva imputati Uda Sanna Giovanni sindaco pro tempore di Carbonara, Dejana Tomaso, Agus Vincenzo, Pinna Giuseppe, Cadelano Rafaele noto Piccoi, Porcu Emanuele, Perra Raffaele noto Schizzo, Boi Cecilia nota Fa e Agus Francesco noto Prassellisu tutti di Carbonara, e continuando con il furto di pecore e agnelli a Daniele Garau con imputato Sestu MORISCU Francesco. Curioso il caso del ripetuto tentato omicidio del 1860 ai danni di Secci Ignazio e Medda Frigau Minnia. Imputati Ortu Rita, moglie dello stesso Ignazio Secci, Pilia Priamo soprannome Toppis e Sec- ci Francesco. I primi due per tentato veneficio e di mandato per assassinio il terzo come esecutore del mancato assassinio dello stesso Ignazio Secci mediante sparo d arma da fuoco che lo feriva nel petto. Ma non sempre gli imputati erano cosi maldestri da mancare il bersaglio. Tra il 1850 ed il 1862 ben sette omicidi vengono consumati a Villasimius. Il 20 maggio 1850 viene ucciso il pastore Pietro Placitu di Serdiana. Imputato è Murru Raffaele, agricoltore. Nel 1852 si registra l assassinio di Elia Mainas e suo figlio Raffaele previo incendio a maleficio della loro capanna. Gli imputati sono Pasquale Utzeri, Perra Raffaele Schizzu, Uda Govanni, Cuccu Giovanni minatore, tutti di Carbonara e Timpanari Francesco noto Bardella di Sinnai. Nel 1853 viene ucciso il pecoraro Francesco Loi. Secondo l accusa gli autori sono Luigi craba Cabras e Perra Raffaele Schizzu (Sempre lui!). Il 1 novembre 1858 fu assassinato a Notteri, mentre era diretto a prendere il vaporetto per Cagliari, l orologiaio svizzero Antonio Anfranse. Tra gli imputati alcuni nomi ormai noti della cronaca giudiziaria locale: Uda Sanna Giovanni, Cadelano Raffaele, Pala Giuseppe, Loi Angelino, Diana Tomaso, Cogoni Raimondo, Uda Vincenzo, Utzeri Valentino (implicato successivamente anche dell omicidio del parroco di Quartucciu Francesco Antonio Mossa), Perra Raffaele, Serreli Giuseppe, Etzi Giovannino, Porcu Emanuele, Agus Vincenzo, Boi Cecilia. E ancora: la notte del 5 aprile 1862 viene assassinato il pastore capraro Luigi AGUS. Dell omicidio vengono accusati i fratelli Podda Giacomo e Amedeo nativi di Villaputzu ma residenti in Villasimius. La notte del 15 agosto del 1863 viene invece uccisa Maria Giuseppa Putzolu vedova Zara, omicidio del quale viene accusato il ventiquattrenne servo pastore Antonio Ingalla Pilia. Purtoppo non siamo riusciti a recuperare le sentenze di tali processi per cui ci resterà per sempre il dubbio se questi personaggi fossero davvero dei malandrini o solo dei perseguitati dalla Giustizia. Ma un fatto sicuramente singolare riportato dalle cronache giudiziarie dell epoca è l ammutinamento avvenuto a bordo del vapore postale Moncenisio Capitanato da DODERO Andrea, avvenuto la notte del 25 luglio 1862 mentre transitava al largo di Capo Carbonara. Gli imputati, Laderchi, Goretti, Bandini, Monservigi, Valvassolo, Siboni, Fialdini, Bandiera, Vitale Pavignani, Ponzini e Zucchini erano dei condannate ai lavori forzati in corso di trasferimento. L imputazione parla di rivolta con ferite gravi, omicidio, asportazione di danari e robe prese violentemente e con minacce. Parte lesa il capitano, un cameriere, l equipaggio, i carabinieri di scorta ed i passeggeri. Una notte di terrore, ma per una volta quelli di Carbonara non c entravano nulla. FATTI E FATTACCI DUE PAROLE AL PAESE DOVE SONO NATO E ATTUALMENTE VIVO Pocos, locos y mal unidos, è la celebre definizione dei Sardi data nel Cinquecento dall Arcivescovo spagnolo Antonio Parragues de Castillejo. Da allora ad oggi quasi nulla è cambiato, noi Sardi, ubbidienti al comando del Signore, quando ci danno uno schiaffo non solo porgiamo l altra guancia, diamo anche molto di più. Andiamo fieri del mitico orgoglio sardo ma non riusciamo a scrollarci di dosso secoli di colonizzazioni, lasciando che altri decidano sempre e comun- que per noi. Forse proviamo piacere nell essere colonizzati. Ancora oggi e senza battaglia ci arrendiamo, consegnando volontariamente l isola Sarda nelle mani del Saladino. Ricordo da bambino, una sera mio nonno - il grande MRUZZA AMERI - mi portò ad un comizio in Piazza Incani, tenuto da un oratore penso di sinistra, il quale sosteneva che il suo sogno fosse quello di trasformare l economia Sarda come quella della Ruhr Tedesca. Seguì un applauso scrosciante, credo che nessuno di loro fosse mai stato in Germania, tantomeno conoin GIRO PER IL PAESE scesse le realtà di quella nazione. Scherzi della miseria e della ignoranza, (intesa come non conoscenza ), degli anni 60. Terminata la fiction, così potrebbe apparire ai giovani d oggi, della seconda guerra mondiale, fu attribuito all Isola l inutile appellativo di REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA. Non ho mai capito in che cosa consista e soprattutto a che cosa serva, l aggettivo autonoma visto che sempre e comunque sono gli altri a decidere per noi. Ma i politici dell epoca pensarono di darci un contentino - probabilmente avevano sentito anche loro quel mitico comizio - decidendo di trasformare la nostra antica economia agropastorale, in economia industriale - Ottana, Portovesme, SIR - per esempio. Risultato ottenuto: natura e territorio violentati, poca ricchezza e solo da cassa integrazione, nuova attualissima disoccupazione, ma soprattutto, ettari di isola riempita di discariche di sostanze tossico nocive, fortemente cancerogene. Una vera bomba ecologia innescata quale è oggi l invaso che contiene i fanghi rossi dell Eurallumina di Portovesme. E, in caso di malaugurato incidente, la relo STATO MANUTENTIVO DEI BAGNI DELL ANFITEATRO. (GIUGNO 2012) sponsabilità della irreversibile contaminazione dell intero bacino del mediterraneo verrà attribuita al popolo sardo. Siamo partiti proprio male. Ci siamo fatti scippare le navi delle Ferrovie dello Stato, che erano tra i pochi cordoni ombelicali che ci lega al continente, stanno massacrando l economia turistica con degli assurdi e ingiustificati costi dei trasporti, alla faccia della continuità territoriale. Insomma siamo arrivati come si suol dire alla frutta. Forse sarebbe meglio uscire dalla apatia che ci contraddistingue e prendere consapevolezza che i problemi non si risolvono da soli e che neppure ce li risolvono gli altri. Vorrei dedicare due parole a Villasimius dove sono nato e dove vivo attualmente. Girellando su Facebook, mi sono imbattuto in un volantino anonimo che riepiloga una serie di problemi del mio paese e col quale mi troverei d accordo su quasi tutti i punti. Mi sentirei persino di sottoscriverlo. Ma perché la gente non si firma? C è un spiegazione a questo comportamento? Noi, la popolazione autoctona, siamo soliti ingoiare rospi e subire in religioso silenzio provvedimenti che di fatto sappiamo di non condividere, limitandoci a criticare, preferibilmente sottovoce, consapevoli che tanto le parole uscite dalle nostre bocche e indirizzate a sordi, voleranno via perché nessuno le ascolterà. Accettiamo che avventurieri senza scrupoli e senza capitali, esibendo ricchezze virtuali s impadroniscano, a costo zero, dell economia di questo paese. Infischiandosene dei danni che questo irresponsabile comportamento possono causare al tessuto socio economico destabilizzando i mercati. Sembra quasi abbiamo paura, di cosa non si sa, ma di concreto nessuno nulla fa perché qualcosa cambi. Siamo prigionieri della nostra incapacità di sognare, di progettare e affrontare con spirito libero, costruttivo e privo condizionamenti, il nostro futuro, inconsapevoli, della generosità che la natura ci ha riservato nel concederci un habitat di così straordinaria bellezza in cui vivere e che non facciamo nulla per meritare. Speriamo che non ci ripensi. Renato Frau, cittadino pro tempore di Villasimius.

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