CON L'AZZARDO NON SI GIOCA Prevenzione alle ludopatie

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1 Maggio 2015 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 CON L'AZZARDO NON SI GIOCA Prevenzione alle ludopatie È questo lo slogan del progetto messo in piedi al Liceo Scientifico C. Cafiero. Un percorso di conoscenza del fenomeno, finalizzato a sensibilizzare i giovani a riflettere su una questione molto vicina a loro. Mauro dell'olio, dottore in psicologia esperto in settore, aiuterà gli studenti del liceo a riflettere sui modi con cui Gratta e vinci, Superenalotto, scommesse ecc., provochino col tempo dipendenza, ma anche su come potersene liberare. Già, è possibile. Tutto ciò attraverso momenti di laboratorio, scanditi in diverse ore di lezione, che includono video, riflessioni e giochi (quelli sani). Ad organizzare questa iniziativa è stato un movimento studentesco sorgente a Barletta, il MSAC (Movimento Studenti Azione Cattolica), fondato quest'autunno da cinque studenti del Cafiero. Il MSAC ipotizza, propone e, come in questo caso, realizza ogni tipo di progetto che in qualche modo possa aiutare il singolo ragazzo a crescere umanamente e moralmente, o semplicemente arricchirsi culturalmente. Negli ultimi mesi il movimento ha attirato a sé diversi studenti, non solo "Cafierini", manifestandosi così anche in altre realtà scolastiche. La prima delle iniziative proposte dal movimento è stata proprio quella sul gioco d'azzardo, che si svolgerà nella scuola nei mesi di Aprile-Maggio. Sperando di ottenere gli effetti desiderati. Sommario: Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi Cosa è veramente l I.S.I.S? Restiamo Umani Letture a scuola: gli studenti del liceo incontrano Giorgio Scianna, autore del libro Qualcosa ci inventeremo La pattumiera del piccolo schermo Liceali senza diritto Il principe, la verità scomoda Da house of cards a Machiavelli Expo Milano 2015: conoscenza e coscienza dietro la parola cibo Nutrire il pianeta, energia per la vita La mamma in ospedale Incontri Michele Crudele

2 Pagina 1 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 TANTO VALEVA NASCERE ANIMALI, PIUTTOSTO CHE PALESTINESI La forza distruttiva dell indifferenza e del silenzio del mondo civile sulla questione palestinese Fischi di bombe e fischi di bambini, a Gaza si confondono ogni giorno, anche in tempo di tregua. Tra i due c è poca differenza, arriverà il momento in cui entrambi taceranno, perché ad un certo punto la più grande prigione a cielo aperto del mondo diventa il più grande cimitero. Questa tragedia contemporanea si impresse per sempre nella mente di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani, che ogni giorno seguiva i gazawi con il suo sguardo protettore, facendo da scudo umano tra i civili indifesi e la mira dei cecchini israeliani. Un intera generazione nata e cresciuta sotto assedio, sopravvissuta a Piombo fuso, un operazione militare che provocò vittime nel gennaio 2009, i bambini di Gaza. I pescatori e i contadini, ogni mattina sfidano i cecchini israeliani per lavorare, procurarsi da mangiare e imporre il loro diritto a vivere nonostante tutto. Tutte queste storie, di convenzioni bruciate nel fuoco della guerra, di divieti, isolamento, forme di apartheid, cadaveri e bombe al fosforo, bambini senza più giocattoli né speranza, sono state raccontate ogni giorno da Vittorio, nella convinzione di poter cambiare le cose solo attraverso una corretta informazione. L attivista italiano, ormai a tutti gli effetti un gazawi, non racconta più di quella terra contesa, perché un gruppo fondamentalista palestinese lo uccise nel Restiamo umani, la frase con cui Vittorio chiudeva ogni suo articolo, riecheggia ancora oggi, a Gaza City, in tutta la Striscia, ma anche nel nostro liceo, al ritmo di un tamburo palestinese, attraverso l interpretazione teatrale di Luca Privitera e Nina DaDuccio della Gaiesca. La tragedia palestinese ha preso forma in ogni parola di rabbia di Luca, contro la negazione dei diritti e il logoramento mentale imposti ai lavoratori arabi attraverso strumenti di segregazione sempre più subdoli e pervasivi come i check point. Nina, ebrea e nipote di una sopravvissuta alla Shoah, ha raccontato la forza delle donne di Gaza che resistono all assedio anche con il gesto simbolico della procreazione, riempiendo la Striscia di bambini, di vita, di speranza nel futuro della loro terra. Alla fine di ogni scena, dopo la descrizione realistica e amara della questione palestinese, gli attori si chiedevano, sussurrando: Restiamo umani? Sì, restiamo umani nonostante tutto. Vittorio con Restiamo umani intendeva il resistere alla tendenza di lasciarsi andare all istinto e alla violenza dinanzi alle atrocità avvenute nella Striscia, il mantenere la propria dignità umana in situazioni estreme, ma questo monito vale anche per la voce del mondo civile, che tace mentre la tragedia va in scena davanti ai suoi occhi. Per descrivere questo silenzio e la situazione palestinese citava un suo amico gazawi, Jamal: Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola. Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l ultimo miagolio soffocato. Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quali sono state le reazioni del mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati. Quest esempio fa capire come dichiararsi neutrale o indifferente davanti ad un sopruso è porsi dalla parte del carnefice, sia per non aver condannato l aggressore che per non aver speso una sola parola in difesa delle vittime. La parola, la testimonianza e la coerenza erano la forza di Vittorio, che nell informazione vedeva l unica strada per il cambiamento e chiamava in causa tutti noi, per uscire dall indifferenza e valicare il confine mentale che ci separa dal diverso. Per i lutti che abbiamo vissuto, prima ancora che italiani, spagnoli, inglesi, australiani, in questo momento siamo tutti palestinesi. Se solo per un minuto al giorno lo fossimo tutti, come molti siamo stati ebrei durante l olocausto, credo che questo massacro ci verrebbe risparmiato. Restiamo umani Antonella Degni

3 Pagina 2 n 3 COSA E VERAMENTE L I.S.I.S? Caffè del Cafiero, anno IV Nell ultimo mese abbiamo sentito palare molto di un organizzazione terroristica quale è l ISIS. ISIS è un gruppo terrorista islamico attivo in Siria e Iraq, capeggiato da Abu Bakr al-baghdadi che nel 2014 si è proclamato califfo nei territori conquistati. Le origini del gruppo risalgono ad Al-Qaida in Iraq, fondata nel 2004 per combattere gli americani che avevano conquistato l Iraq e istaurato un governo iracheno sciita, sostenuto dagli USA dopo il rovesciamento di Saddam. Nel 2012, lo Stato Islamico dell Iraq è intervenuto nella guerra siriana contro il governo e nel 2013, avendo conquistato una parte del territorio siriano, ha cambiato nome in Stato Islamico dell Iraq e della Siria (ISIS). Le sue rapide conquiste territoriali hanno finito per attirare la preoccupazione della comunità internazionale, spingendo gli USA, altri Stati occidentali e arabi ad intervenire militarmente contro l ISIS con bombardamenti aerei in Iraq da agosto 2014, e in Siria, da settembre Ultimamente, tramite video ed altri media, l ISIS ha ripetutamente minacciato l Italia di un imminente e catastrofico attacco terroristico a Roma. Molti credono, invece, che queste minacce sono state ingigantite, probabilmente dagli stessi politici italiani, appunto per nascondere i veri problemi che affliggono la nostra nazione, primo tra questi la crisi economica che sta continuando ad aggredire la nazione, contrariamente a quanto ci vuole far credere il Governo. Il famoso Gustavo Zagrebesky lo aveva previsto, addirittura, in Telepolitica, il modus operandi che i politici usano per alterare le notizie che ci vengono trasmesse tramite la tv, e i mass media sono ritratti come strumenti che rappresentano il supremo potere, per chi ha la fortuna di controllarli. Tuttavia i terribili e recenti fatti di Tunisi hanno terrorizzato l opinione pubblica europea: ci sono stati 24 morti e 50 feriti nell attacco terroristico ad opera di un gruppo di quattro giovani dai venti ai trentasette anni che è ha aggredito i turisti, per lo più crocieristi, in visita al Museo del Bardo, il più importante della Capitale, vicinissimo al Parlamento; ed ha tenuto in ostaggio centinaia di persone, fra cui almeno 100 italiani. Le forze speciali tunisine hanno fatto irruzione e durante l operazione sono state esplose anche alcune granate. Le vittime italiane sono quattro, alle quali si aggiungono cinque feriti, secondo quanto hanno riferito fonti dell ambasciata italiana a Tunisi. Già la Costa crociere ha dichiarato che, a seguito dell attentato, le navi da crociera della compagnia non faranno più scalo in Tunisia, sancendo in questo modo un grave smacco ad una economia, come quella tunisina, per la gran parte basata sul turismo. Certo è normale per ognuno avere timore a fronte degli attacchi diretti ad Amsterdam, Parigi e Tunisi ma è proprio quello che i terroristi vogliono: paralizzare il mondo occidentale. Giuseppe Musti

4 Pagina 3 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 RESTIAMO UMANI UltimoTeatro - Produzioni Incivili Diretto, Interpretato e Musicato da Luca Privitera ed Elena Ferretti Restiamo umani è un perfetto connubio di parole, immagini, suoni e sensazioni che raccontano della Palestina e di quello che possiamo definire un genocidio moderno le cui vittime sono umiliate e sopraffatte da più di mezzo secolo. Restiamo umani è uno spettacolo che denuncia le colpe per la mancata risoluzione e gli interessi politico-economici nascosti. È uno spettacolo di resistenza che richiama la sofferente volontà di restare umani, come scriveva Vittorio Arrigoni (attivista italiano). Restiamo umani è uno spettacolo emozionante, che ci proietta in quel fazzoletto di terra che sembra così lontana da noi, sordi e distratti dalle informazioni filtrate dei media. Restiamo umani è uno spettacolo capace di esprimere il punto di vista delle vittime del conflitto con semplicità e immediatezza: due volti, due voci, due strumenti, una fisarmonica e una tammorra. Le parole sono sussurrate, urlate, scandite e ritmate per animare le immagini, proiettate alle spalle dei due interpreti, di uomini umiliati, in fila per ore ai checkpoint, di donne e bambini a cui è stata brutalmente sottratta la condizione di spensieratezza, descritti come «mocciosi da record» per essere «sbucati fuori dal ventre della morte». Il culmine emotivo è raggiunto durante la testimonianza autobiografica della Ferretti, nipote di donna ebrea, che rimanda al tema della negazione del proprio cognome da parte di molti ebrei, e la ripetizione della domanda sfiancante e provocatoria: Come si fa a restare umani? in una situazione inumana e nonostante tutto. La violenza porta con sé l'idea che farsi carnefice redima la propria pregressa condizione di vittima (Moni Ovadia). Micaela Fanelli

5 Pagina 4 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 LETTURE A SCUOLA: GLI STUDENTI DEL LICEO INCONTRANO GIORGIO SCIANNA, AUTORE DEL LIBRO QUALCOSA CI INVENTEREMO Lo scorso 21 marzo nell aula magna del Liceo Cafiero si è svolto uno degli appuntamenti finali del progetto Incontro con l autore, progetto che ha interessato i ragazzi di quasi tutte le classi nella lettura di un romanzo, culminata alla fine con un colloquio con lo scrittore. In particolare, i ragazzi delle classi 2^A, 2^B, 2^C, 2^D, 2^E, 2^F, 2^H, 2^L, 2^M, con i loro insegnanti, hanno incontrato lo scrittore italiano, originario di Pavia, Giorgio Scianna, autore del romanzo Qualcosa ci inventeremo. Gli errori sono allegri : così, citando il filosofo oltre che scrittore Albert Camus, esordisce l autore all inizio del romanzo. Un incipit forte e conciso che ha risuonato a lungo nelle menti dei lettori durante l intera narrazione, come un vero e proprio verdetto. Protagonisti della storia sono due fratelli di 11 e 17 anni rimasti orfani in un breve lasso di tempo, i quali sono completamente soli nell affrontare i problemi quotidiani. Nel corso della vicenda, varie situazioni ed esperienze li portano a crescere e a maturare sensibilmente. Narrato in terza persona dal punto di vista di un semplice ragazzino, libero da qualsiasi forma di imposizione letteraria, il romanzo si presta ad essere molto agevole nella lettura ed è in grado di tenere il lettore continuamente col fiato sospeso. Quello di Giorgio Scianna è sicuramente un romanzo pieno di tematiche rilevanti, dalla complicata età adolescenziale, all estrema importanza delle figure genitoriali. L incontro ha visto come protagonisti veri e propri gli studenti coinvolti nell iniziativa, i quali hanno posto interessanti domande circa alcuni episodi chiave, il finale assolutamente inaspettato, l intento educativo che si propone di dare, o semplicemente hanno espresso la loro opinione. L autore ha risposto in maniera esaustiva, ha creato un dibattito molto avvincente ma sempre in un atmosfera colloquiale e serena. Per la maggior parte degli studenti l esito dell incontro è stato decisamente positivo; si è rivelato un momento di confronto e di maturazione. In conclusione, Giorgio Scianna ha rivolto a tutti i presenti un grande invito, ossia quello di vivere al meglio l età dell adolescenza, con tutti i suoi sbagli, con tutte le sue delusioni, cercando tuttavia di mantenere sempre un senso di responsabilità nell intraprendere determinate scelte o magari, chissà la capacità di inventare qualcosa di positivo dai propri errori. Doriana Somma e Antonio Lattanzio

6 Pagina 5 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 LA PATTUMIERA DEL PICCOLO SCHERMO Manipola le menti rendendole dipendenti: la televisione spazzatura. Una volta un maestro del cinema, Woody Allen, disse: Non si butta via l immondizia, si rovescia direttamente nelle televisioni. Cos è questo se non un chiaro messaggio che rende evidente il basso livello di cultura e informazione che la televisione oggi ci offre? La televisione del dopoguerra era considerata fonte di conoscenza, di sapere, in grado di rialzare le sorti dell Italia e ridurre il livello di analfabetismo. Furono realizzati programmi televisivi al fine di istruire chi non aveva avuto l opportunità di frequentare la scuola, impartendo lezioni di grammatica e matematica. Così, in molti impararono a leggere e scrivere accrescendo la propria cultura. Oggi lo scenario televisivo è notevolmente cambiato: le attese del piccolo schermo non sono più volte a sensibilizzare il vasto pubblico di ascoltatori, ma ad arricchire chi la televisione la produce. I programmi, dunque, sono privi di spessore morale e la qualità di questi ultimi è sacrificata a vantaggio dell audience. Talk-show, serie tv, film, pubblicità, hanno modificato il proprio target. Mostrano e impongono atteggiamenti sbagliati, somministrando agli spettatori, diventati automi dinanzi agli schermi, pillole di realtà distorta, alterata, illudendoli che siano comportamenti giusti, corretti. Sebbene la Tv Spazzatura sia oggetto di cospicue critiche e al centro di molteplici dibattiti, nessuno (o quasi) fa a meno di guardarla. Siamo tutti inesorabilmente attratti da ciò che è scorretto, da ciò che va contro la morale. Sono tutti in grado di affermare che la televisione dei nostri giorni dia un cattivo esempio, soprattutto alle nuove generazioni, eppure si preferisce passare le ore con un telecomando tra le mani piuttosto che leggere un libro all aria aperta. Ci accorgiamo che la sedentarietà possa nuocere alla salute, ma preferiamo stare comodi sui nostri divani per non perderci l ultima puntata della nostra serie preferita. C è un modo per sottrarsi all incessante perdita di valori e alla pressante demenzialità che investe i canali televisivi e questa soluzione è tanto semplice da sfuggirci talvolta di mano: premere il tasto Off del telecomando e guardare il mondo all esterno di una tivù. Viviana Cafagna

7 Pagina 6 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 LICEALI SENZA DIRITTO Ancora prima che il Premier Renzi attuasse l iniziativa de La buona scuola con la quale dava, nelle sue intenzioni, la parola a tutto il popolo italiano circa i problemi x riscontrati nel sistema scolastico, sono stati molti i professori, alunni, dirigenti, genitori che avevano già evidenziato una grandissima mancanza all interno dell istruzione italiana: l assenza dell insegnamento del Diritto e dell Economia in qualsiasi Liceo. Abbiamo fatto l Italia, ora dobbiamo fare gli italiani esordiva Massimo D Azeglio che dopo anni fatti di speranze, di sogni e di lotte ambiva a dare vita ad un paese libero, indipendente, sciolto da qualsiasi vincolo Ora, la domanda da porsi è solo una: Gli italiani, vengono ancora istruiti in modo tale da essere liberi? Ci hanno educato in maniera che la minorità, l assoggettamento, la dipendenza siano diventate una seconda natura, un modo di essere che solleva l uomo dalle proprie responsabilità e che lo allontana dal potere, senza che se ne accorga. Hanno pensato bene di eliminare quelle discipline che concedevano, nei propri limiti, l autonomia sociale ai ragazzi che, dopo cinque anni di liceo, x vengono scaraventati nel mondo, nel lavoro ( magari! ) trovandosi di fronte termini come: titoli di credito, tasso di interesse, fattispecie giuridica, decreto legislativo, decreto legge. Come si possono formare giovani liceali senza un minimo di conoscenza in un ambito per essi vitale? Siamo governati in un modo che ci vietano di comprendere, non si può parlare da parte nostra di ignoranza in quanto essa allude alla non volontà dell individuo di conoscere, ma in questo caso si tratta di alienare il diritto al diritto, perché il desiderio di sapere c è, ma viene tralasciato. Un ragazzo che dopo il liceo scelga una facoltà come medicina, matematica, fisica, o biologia sarà totalmente estraneo alla vita politica contemporanea, pur avendo certamente partecipato a lezioni di religione o di educazione fisica, per carità, anch esse importanti, ma di certo meno dell acquisizione della consapevolezza di cittadino italiano. I nostri politici insomma non ci danno la possibilità di conoscere chi siamo e di poter avere il potere nelle nostre mani, perché, diversamente, saremmo troppo acculturati e di conseguenza molto pericolosi nei confronti di chi non ha alcuna difficoltà a governare un popolo assente. In questo modo l Italia sta solo formalmente assecondando le Raccomandazioni del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo del 18 Settembre 2006, le quali danno importanza alle Competenze sociali e civiche che includono «competenze personali, interpersonali e interculturali e riguardano tutte le forme di comportamento che consentono ai cittadini di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come anche a risolvere i conflitti ove ciò sia necessario. La competenza civica dota le persone degli x strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitiche e all'impegno a una partecipazione attiva e democratica» Il diritto e l economia sono presenti in molti piani di studio dei paesi europei, eccetto in quelli dei licei Italiani L Italia c è, e con essa molti imprenditori, studenti, commercianti, insegnanti, casalinghe insomma ci sono tutti, tranne gli italiani! Angela Tanzi

8 Pagina 7 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 IL PRINCIPE, LA VERITÀ SCOMODA La verità fa male. Non c è altra spiegazione se non questa in risposta alle critiche mosse contro Il Principe di Machiavelli. I principi non erano in grado di governare sui cittadini affinché lo stato prosperasse e Machiavelli lo aveva capito, come tutti d'altronde, solo che lui l ha anche detto. Ed è per questo che un uomo che racconta le cose per come le vede viene considerato motivo di scandalo. Ma il vero scandalo è altro, il vero scandalo è nei politici corrotti, nella mafia, negli interessi personali di quelli che invece dovrebbero pensare di più alle persone. La differenza sostanziale tra l epoca di Machiavelli e quella odierna sta soltanto nei termini: oggi chi dice il vero rischia di pagarla con la vita, a quei tempi si veniva confinati; prima tutto ciò non aveva un nome, oggi si chiama mafia. Machiavelli pensava che l uomo fosse subdolo, meschino e diabolico di propria natura, ma a quanto pare la verità faceva male anche a lui, e la verità è che l uomo sceglieva, allora come oggi, di essere malvagio e di credere in ideali sbagliati. Questa è la causa per il quale Il Principe è un testo moderno e attuale, perché se la lingua o il lessico lo tengono fermo nel 1500, gli ideali e i pensieri che si appresta ad affrontare lo rendono immortale quanto essi stessi lo sono. Finché ci sarà corruzione e ingiustizia in un organismo come la politica, nonostante gli uomini o a causa loro, Il Principe sarà sempre valido. Marco Riefolo

9 Pagina 8 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 DA HOUSE OF CARDS A MACHIAVELLI Vi siete mai chiesti come vivrebbe il principe nella società moderna? No, non sto parlando di Emanuele Filiberto, principe dei Savoia ma del politico ideale descritto da Niccolò Machiavelli. Andiamo con ordine: il Principe di Machiavelli è un calcolatore immorale, cinico e spietato che per raggiungere l'apice del potere politico non si fa scrupoli ed elimina i suoi avversari o qualunque intralcio si ponga davanti a lui. Per gli amanti delle serie tv questa descrizione rappresenta in pieno Frank Underwood, protagonista di House of cards, una pluripremiata serie ispirata dai libri di Michael Dobbs. Che il carattere del personaggio principale sia ispirato al famoso testo di Machiavelli si capisce già nei primi cinque minuti della serie, in cui Kevin Spacey, infrangendo la quarta parete, parla allo spettatore citando una frase che sarebbe stata molto cara allo studioso italiano : Dare e avere, benvenuti a Washington. Ogni sfaccettatura del personaggio omaggia il Principe, a partire dai rapporti con le altre persone basati sull odio nei suoi confronti e sul conseguente rispetto, sino all eliminazione di persone a lui scomode, giustificandosi con un'altra massima che Machiavelli avrebbe apprezzato : Cacciare o essere cacciati. House of cards è però solo un esempio di come Il Principe possa essere usato come guida nella vita di tutti i giorni, perché a mio parere da quest opera si possono isolare comportamenti utili per affrontare i problemi che si presentano a noi quotidianamente. Tante volte infatti un po' di crudeltà, di cinismo possono essere utili per rendere la nostra vita più semplice. Ad esempio in ambito lavorativo, in cui la ferocia è necessaria per non essere superati da qualcuno dotato di attitudini lavorative migliori delle nostre. Mi viene da pensare ai test universitari, in cui solo pochi selezionati accedono alle facoltà desiderate dopo una sorta di selezione naturale in cui solo i migliori sopravvivono. Faccio quest'esempio perché è necessario pensare solo a sé, talvolta cercare addirittura di svantaggiare gli altri, amici o meno che siano. Alla luce di tutto ciò mi viene spontaneo pensare che il principe, se fosse vissuto ai giorni nostri, sarebbe stato Re. Domenico Languino

10 Pagina 9 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 EXPO MILANO 2015: CONOSCENZA E COSCIENZA DIETRO LA PAROLA CIBO Quest anno tocca a Milano. E compito di questa megalopoli dimostrare al mondo intero come in realtà, nel corso dei secoli, non sia affatto cambiato il rapporto cibo-uomo. Infatti, a partire dal 2 novembre scorso, Expo Milano 2015 ha lanciato la campagna di comunicazione Cibo è Vita, che mostra i tanti significati nascosti dietro la singola parola cibo, in maniera pressoché crossmediale. Il cibo è il nutrimento, il piacere, è arte e guerra, è amore; per il cibo si litiga, si combatte, si lavora. Compito del progetto è anche quello di promulgare le culture dei popoli riguardo i loro cibi, creando un intreccio di tradizioni in un giro del mondo. In un area di 1,1 milioni di metri quadrati e più di 12 mila alberi, tra il Cardo e il Decumano, si affacceranno i Padiglioni dei Paesi Partecipanti, piazze e aree comuni dedicati agli eventi e sono già in corso costruzioni che favoriscono la sostenibilità e l efficienza energetica. I temi che verranno affrontati vanno dal Padiglione Zero, per narrare la storia dell uomo in relazione al cibo, al Future Food District, che spiega il futuro ruolo della tecnologia per la distribuzione e il consumo di cibo. Spazi come il Children Park riprodurranno la varieta degli ecosistemi del nostro Pianeta. Il grande evento internazionale è stato garantito dal Governo italiano, rappresentato dalla Carta di Milano, che richiama ogni cittadino o istituzione a diventare responsabile nei confronti dei posteri. Tutto ciò crea uno scenario basato su scelte politiche consapevoli, alla ricerca di un equilibrio tra la disponibilità e l effettiva possibilità di consumo delle risorse. Probabilmente è un modo per inneggiare la storia dell uomo e il suo rapporto con il cibo che è migliorato, progredendo verso una cultura etnica che distingue ogni popolo e che crea una biodiversità lecita da continente a continente, e da città a città. Ma al tempo stesso, un simile evento può anche contribuire ad accentuare le differenze tra Nord e Sud del mondo, e il contrasto abbondanza-privazione che tocca il contemporaneo, che va dai paesi anoressici a quelli inondati dalla malnutrizione, basata sia su una cattiva che su una eccessiva nutrizione: queste opposizioni rendono il mondo un luogo paradossale e ostile, che permette agli uomini civilizzati e altamente tecnologizzati di riempire le proprie pance, così come vieta agli uomini dei paesi del terzo mondo di sopravvivere. E dunque, un evento che inneggia la cultura del mangiare, può forse ambire al superamento di questo triste paradosso? Il cibo può essere l arte nelle mani di chi può farne uso, ma anche un limite per chi non può permetterselo, e tale evento sostiene sia il palato che la coscienza dell equo. Il gusto è quindi sia conoscenza che coscienza, e nutrirsi è sia una necessità che un hobby. Come l Uomo Vitruviano inscritto nel proprio cerchio e nel proprio quadrato, l identità dell uomo si dinamizza al centro del mondo, creando un egocentrismo abominevole, per cui il pensiero, l ideologia e gli obiettivi sono le tappe genitrici del futuro. L Expo è quindi stimolante, tanto da esporre al mondo il mondo stesso, creando un luogo consapevole del presente e un analisi costruttiva del futuro, facendo in modo che lo sviluppo non diventi un involuzione e che il cibo sia un bene protetto, equamente distribuito e di equo diritto per tutti. Silvia Desario

11 Pagina 10 Caffè del Cafiero, anno IV n 3 NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA É questo lo slogan dell'expo 2015, l'esposizione Universale che si terrà quest'anno a Milano. Sarà il più grande evento mai realizzato sulla nutrizione e l'alimentazione. Dal 1 maggio, per 6 mesi Milano diventerà la vetrina in cui tutti i Paesi mostreranno il meglio della loro tecnologia per un cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, oltre 20 milioni di visitatori attesi. Milano sarà la piattaforma di confronto d idee e soluzioni condivise sul tema dell'alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e le innovazioni per un futuro sostenibile, (ma non solo) e soprattutto, offrirà a tutti la possibilità di conoscere ed assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze alimentari di ogni Paese. Avrà un'area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri: nel settore nord-est di Milano. È organizzata come un'isola circondata da un canale d'acqua e prende come esempio la struttura dell'accampamento romano con il cardo ed il decumano. Tutti i padiglioni nazionali sono affacciati sul viale principale, mentre lungo il cardo si trovano i padiglioni delle regioni e province italiane. A nord del cardo sorge il Palazzo Italia, il padiglione del Paese Organizzatore. All'interno del sito saranno presenti cinque aree o padiglioni tematici che svilupperanno i temi della nutrizione e della sostenibilità secondo differenti ambiti: l esperienza del cibo e il futuro, il legame tra la nutrizione e l infanzia, la possibilità di un cibo sostenibile, il rapporto tra il cibo e l arte, la modalità di produzione del cibo. Expo 2015 vedrà la partecipazione di 144 Paesi più tre organizzazioni internazionali: l'onu, il CERN e la Commissione Europea. É così che Milano sarà per la seconda volta sede dell'expo, la prima nel 1906, avendo come tema i trasporti ed ora il cibo. Non ci resta che aspettare il 1 Maggio per vedere cosa ci riserverà. Francesco Suriano

12 IL GIARDINO capitolo 2 LA MAMMA IN OSPEDALE Era una giornata tiepida. Sofia si trovava nel cortile della sua scuola. Andava sempre in quel cortile, per rilassarsi o per leggere qualcosa, perché era un posto poco frequentato e a lei piaceva stare sola. Poco dopo si alzò e andò via. Non prendeva mai l autobus cittadino, suo padre era sempre con la sua auto fuori all uscita di scuola. Questa volta, però, un collega del padre la avvicinò invitandola a seguirlo nella sua auto per far ritorno a casa. Una segreta inquietudine s impossessò del suo animo: come mai suo padre non era li cosa mai poteva essere accaduto? Appena fu nei dintorni di casa, vide un gruppo di persone nel suo giardino e cominciò a preoccuparsi. Appena fu possibile, lo zio accostò la macchina, Sofia scese e cominciò a correre verso il giardino. Si avvicinò alla folla e chiese cosa stesse succedendo e le risposero che una donna era a terra perché si era sentita male. Quando il padre la vide arrivare le corse incontro dicendole che sua madre aveva avuto un malore e che ora i medici erano dentro con lei a cercare di rianimarla. La voce del padre sembrava provenire da sempre più lontano, Sofia era quasi paralizzata e per qualche secondo il cuore le si fermò nel petto nel vedere sua madre in quelle condizioni. Poco dopo arrivò l ambulanza e i paramedici trasportarono sua madre nel veicolo. Sofia, cercò di convincerli di farla salire e alla fine ci riuscì. Arrivati in ospedale sua madre fu ricoverata d urgenza e Sofia fu costretta a rimanere fuori ad aspettare la diagnosi dei medici. Non aveva mai avuto tanta paura come in quel momento. Paolo si trovava ancora una volta nella sua camera, era appena tornato dal giardino della scuola, dove era stato seduto su una panchina a guardare chi si trovava accanto a lui, cioè la sua vicina di casa. La misteriosa ragazza oggi sembrava particolarmente arrabbiata e triste, come quando l'aveva vista discutere al cellulare quel giorno nel suo giardino. Quella ragazza gli era rimasta impressa nella memoria, non sapeva spiegare bene di lei cosa fosse più bello, ma sarebbe stato per ore in silenzio a fissarla. Percepiva che gli stava succedendo qualcosa di strano e difficile da capire, infatti mentre era in giardino, la ragazza aveva ricevuto una telefonata e mentre conversava aveva una voce preoccupata, quasi spaventata, lui aveva sentito il bisogno di aiutarla nonostante non la conoscesse neanche. Sofia era appena arrivata in ospedale. Era seduta sul letto di sua madre. Le teneva strette le mani e mentre le accarezzava: le passarono per la mente tutti gli attimi precedenti, dal litigio con suo padre, all'immagine di sua madre su quella barella,così bianca, all ansia e al timore di perderla. In stanza si sentiva uno strano odore di medicinali così forte e nauseante come se qualcuno precedentemente li avesse fatti scivolare in terra dimenticando di ripulire il pavimento. Era lì ad osservare ancora il volto di sua madre, pallido e dall'aspetto trasandato. Aveva gli occhi socchiusi, le labbra disidratate ed era così debole da sembrare una bambina Decise di tamponarle le labbra con dell acqua, così si alzò, prese la sua borsa, l'aprì e mentre cercava la bottiglietta d'acqua si rese conto che le mancava qualcosa. Non capiva cosa fosse; prese la sua giacca e infilò le mani nelle tasche nelle maniche accorgendosi di non avere più il suo foulard. Si preoccupò perché non riusciva ancora a ricordare dove l'avesse dimenticato. Per lei, aveva un grande valore affettivo: era stato un regalo di sua madre per i suoi quindici anni. Iniziò a cercarlo e a pensare come sarebbe stata male se l'avesse perso. Ma,, d'un tratto ricordò di averlo lasciato sulla panchina del parco della sua scuola mentre prendeva aria dopo quel litigio con suo padre. Paolo aveva notato subito questo gran movimento di gente dalla sua finestra, non capiva bene di cosa si trattasse finché non vide arrivare un ambulanza proprio dentro il giardino di Sofia. Vide che la ragazza era entrata in casa e ne era uscita una barella con una donna, forse la madre? I medici la stavano portando all ospedale. Paolo pensò era il momento giusto per farsi notare dalla ragazza, anche se avrebbe voluto consolarla in un momento difficile come quello che stava passando. Forse se fosse andato a trovarla, Sofia non avrebbe gradito la sua presenza. In fondo non lo conosceva ancora e gli avrebbe potuto dire che aveva i suoi problemi e che in un momento come questo non voleva pensare a nient altro. D altra parte poteva anche aver bisogno di un aiuto, di un consiglio da parte di qualcuno e ci sarebbe rimasta male se nessuno dei suoi amici fosse andato a trovarla. Lui non era un suo amico, certo. Ma poteva esserlo, se lei avesse voluto. Paolo però decise di andare con la scusa di restituirle la sciarpa che Sofia aveva dimenticato sulla panchina della scuola. Salì sul motorino e si diresse verso l ospedale. Continuava a pensare a cosa dire appena l avrebbe vista, era perplesso: sorriderle? esprimere dispiacere con una semplice espressione del volto? oppure presentarsi come un normale ragazzo dicendole ehilà ma io ti conosco! Che ci fai tu qui?

13 INCONTRI Era pomeriggio, spirava un vento pungente che faceva volare le poche foglie dagli alberi. Sofia si trovava nel cortile dell ospedale. Era appena uscita dopo una lunga notte passata in bianco per fare compagnia a sua madre durante quel periodo di sofferenza.sarebbe uscita l indomani e avrebbe continuato le sue cure a casa. Sofia non riceveva sostegno morale dalle sue amiche, che in quel periodo erano sparite non facendosi più sentire. Intanto Paolo girava nel giardino cercando di ricordarsi il posto in cui aveva lasciato il suo motorino. Appena si girò vide Sofia seduta su una panchina vicino un albero, con l aria stanca e triste. Si avvicinò lentamente. Lei lo vide, i loro sguardi si incrociarono e quando lei si accorse che Paolo la stava ammirando, chinò lo sguardo. Erano sempre più vicini. Paolo si presentò e dalla tasca della sua giacca prese una sciarpa e gliela porse. Sofia riconobbe quella sciarpa, dopo tutto quello che era successo in quei giorni! Non si ricordava di averla persa, ma le fece piacere che quel ragazzo gliela avesse restituita. Lo ringraziò e gli sorrise. Nonostante avesse i capelli disordinati e le occhiaie al viso, Paolo la trovò lo stesso bellissima e le ricambiò il sorriso.

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