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2 scheda tecnica durata: 103 minuti nazionalità: Belgio/Germania/Lussemburgo/Gran Bretagna/Francia anno: 2007 regia: soggetto: sceneggiatura: produzione: fotografia: montaggio: suono: musica: costumi: scenografia: interpreti: SAM GARBARSKI PHILIPPE BLASBAND MARTIN HERRON, PHILIPPE BLASBAND ENTRE CHIEN ET LOUP (Belgio) PALLAS FILM (Germania) SAMSA FILM (Lussemburgo) IPSO FACTO FILMS (Regno Unito) LIAISON CINEMATOGRAPHIQUE (Francia) ATELIERS DE BAERE (Belgio) RTBF TELEVISION (Belgio) CHRISTOPHE BEAUCARNE LUDO TROCH THOMAS GAUDER GHINZU ANUSHIA NIERADZIK VÉRONIQUE SACREZ MARIANNE FAITHFULL, MIKI MANOJLOVIĆ, KEVIN BISHOP, SIOBHÁN HEWLETT, DORKA GRYLLUS, JENNY AGUTTER, COREY BURKE 2

3 SAM GARBARSKI Biografia Nato nel 1948 a Planegg, in Bavaria, nel 1970 fonda l agenzia pubblicitaria Garbarski Euro RSCG, per la quale gira circa cinquanta spot, conquistando diversi premi nei più prestigiosi festival del settore (Cannes, New York, Londra). Una svolta lo attende nel 1999, quando dirige il primo cortometraggio di fiction, La Dinde, a cui faranno seguito La Vie, la mort & le foot (2000) e Joyeux Noël, Rachid (2000), che riceve un premio al Festival di Giffoni. Il successo lo spinge ad esordire nel lungometraggio con Le Tango des Rashevski (2003), che ottiene un otima risonanza internazionale e si aggiudica il Jerusalem Municipality Prize al Jerusalem Film Festival. Irina Palm (2007) è il suo secondo film, accolto trionfalmente alla Berlinale. Sam Garbarski vive a Bruxelles e ha la cittadinanza belga. Filmografia 2007 IRINA PALM Regia 2003 LE TANGO DES RASHEVSKI Regia 2000 JOYEUX NOËL, RACHID Regia (cortometraggio) 2000 LA VIE, LA MORT & LE FOOT Regia (cortometraggio) 1999 LA DINDE Regia (cortometraggio) La parola ai protagonisti Sam Garbarski Il progetto Mi sono innamorato del idea del mio amico sceneggiatore Philip Blasband di girare una specie di tragicommedia romantica politicamente scorretta. Quando poi abbiamo sviluppato la storia, ci è stato chiaro che sarebbe stato un progetto davvero dificile da finanziare. E così è stato: c è voluto tanto, tanto tempo. La sceneggiatura addirittura esisteva prima che iniziassi a scrivere il mio primo film del 2003, Le Tango des Rashevski. È sempre la solita storia: tutti cercano una sceneggiatura originale, ma, quando salta fuori, tutti si spaventano. Dopo non so quanti tentativi, un giorno arriva il mio produttore, Sébastien Delloye, e mi chiede: Pensi di poterlo fare in inglese?. Sébastien era appena tornato dal Festival di Roterdam, dove aveva incontrato un produtore inglese a cui era piaciuta l idea e che gli aveva proposto di provare a girarlo in inglese. La trasformazione avvenne facilmente e ci dete l opportunità di avere nuovi spunti. Incontrammo, infati, lo 3

4 sceneggiatore inglese Martin Hennon, che fece un lavoro fantastico, adattando il copione e inserendovi proprio quello che cercavamo. Infine, il mio produttore ed io apportammo degli ulteriori cambiamenti per ottenere esattamente quanto avevamo in mente. Un vero sacrificio Maggie è una donna semplice, buona e generosa. Non ha un grande bagaglio culturale, né ha avuto occasione di viaggiare. Sposata con il suo primo ragazzo, gli è rimasta fedele perfino dopo la sua morte. Maggie, che non avrebbe mai nemmeno immaginato che potesse esistere quel genere di lavoro, lo accetta semplicemente perché non vede altra soluzione e anche perché è un po ingenua.la sua scelta è totalmente innocente. Nella sua testa, sta semplicemente facendo un lavoro per guadagnare il denaro per le cure mediche di suo nipote. Inoltre, non può uscirne fuori a causa del accordo fato con il proprietario del locale, Miki. Maggie èuna donna meravigliosa che compie un vero sacrificio, ma è anche una persona che prende sul serio gli impegni, finendo per avere un grande successo e per cambiare la sua vita. Probabilmente il sex club non è il posto migliore per innamorarsi, ma mi piaceva l idea che ciò accadesse ai protagonisti proprio in un luogo dove nessuno può immaginare che avvenga una cosa simile. Maggie al lavoro Nel mio film volevo mostrare il lato tragicomico della vita quotidiana, ma non fare un reportage sul business del sesso. Dal momento che Maggie è davvero in buona fede, ho deciso di filmare le sue scene al lavoro con pudore, concentrandomi nel raccontare tutto con le espressioni del suo volto e con il linguaggio del corpo. Marianne Faithfull Ero in volo e leggevo un articolo su Marianne Faithfull impegnata in Marie Antoinette di Sofia Coppola. Appena atterrato, ho chiamato il mio produttore e anche lui era d accordo sul fato che fosse perfeta. Tuti erano d accordo. Mi sono giunte voci che Sofia era molto soddisfatta del lavoro di Marianne, così contattammo il suo agente e gli mandammo immediatamente la sceneggiatura. Ventiquattro ore dopo ci richiamò per dirci che Marianne si era innamorata del copione e voleva incontrarci. Appena ce ne fu l occasione, il produtore ed io capimmo subito che Marianne era Maggie. Era lei. Lavorare con Marianne Lavorare con Marianne è stata un esperienza straordinaria. Lei non è la classica atrice di mestiere, è una vera artista. E fin dal inizio mi ha permesso di trasformarla nella Maggie che avevo in mente. Anche quando non le piaceva una battuta o una mia idea della scena, la interpretava seguendo le mie indicazioni: è stata molto professionale e, al tempo stesso, una grande artista. Lavorare con Miki Avevo in mente Miki fin dal inizio. Ci eravamo già incontrati già da quando cercavo di realizzare il progetto in Francia. La sceneggiatura gli era piaciuta, ma credo che pensasse che il film non si sarebbe mai fatto. Tuttavia, lo chiamavo regolarmente per tenerlo informato sui nostri passi, e lui mostrava sempre lo stesso interesse e lo stesso entusiasmo. Miki vive a Belgrado e non ama volare. Ha viaggiato in treno 4

5 ventisei ore fino a Parigi per un incontro di un ora con Marianne e con me. Appena ho visto come si guardavano, ho capito che erano la mia coppia. Poi Miki si è rifatto ventisei ore di treno per tornare a Belgrado È un grandissimo atore e ci siamo divertiti molto a lavorare insieme. Marianne Faithfull Un grande viaggio In Irina Palm, Maggie compie un grande viaggio. Parte come persona incompleta e insoddisfatta e diventa una donna sicura di sé, consapevole di cosa è importante nela vita. Quando la incontriamo al inizio, è una persona incredibilmente ingenua, che si è sposata molto giovane e non ha avuto molto dalla vita. A causa del nipote malato, è disposta a sacrificare anche la sua casa, assumendosi il peso di trovare i soldi per le cure. La povera donna si trova a dover fronteggiare troppe incombenze, senza saperne il motivo. Ma il giorno che mete piede al Sexy World è il giorno in cui la sua vita cambia inaspetatamente, ofrendole anche la possibilità del amore. Qualcosa in comune con Maggie Devo dire che ho davvero poco in comune con la Maggie del inizio del film. Tuttavia,condividiamo qualcosa di molto importante: l amore per un figlio e un nipote. Amo molto mio figlio, come Maggie l ho avuto al età di dicioto anni, e adoro i miei nipoti di dieci e tredici anni. L amore per il figlio e il nipote è ciò che la spinge a compiere certe scelte. Che cosa pensa la gente Maggie è terribilmente nervosa al pensiero che qualcuno possa scoprire il suo lavoro segreto. Ha paura e si preoccupa immensamente di cosa possano pensare gli altri. Superare questa paura è parte integrante del suo viaggio. Alla fine del film, non si preoccupa più dei pettegolezzi e dei giudizi, avendo imparato che non è importante ciò che dice la gente, quanto piuttosto quello che ognuno pensa di se stesso. È una verità che ho appreso grazie ai miei genitori, che erano estremamente cool e anticonvenzionali. Malgrado ciò, molte volte nella mia vita mi sono arrabbiata per come venivo considerata: avevo il cuore spezzato per un po, poi andavo avanti. Essere Maggie Ero attratta dal ruolo perché Maggie è così incredibilmente diversa da me. Non sono affatto convenzionale o conformista, ma non potrei mai essere disponibile come Maggie ad affrontare tutto ciò che affronta. Mi è costato un vero sforzo riuscire ad immedesimarmi in lei e il regista Sam Garbarski mi ha aiutato molto in questo. Ho dovuto accantonare la mia esperienza e fare tabula rasa: solo allora ho potuto metermi nei panni di Maggie. D altra parte, diventare qualcun altro è quelo che amo della recitazione. È noioso e faticoso essere sempre Marianne Faithfull: lo sono da così tanto tempo che recitare mi permette una pausa da me. 5

6 Lo hanno criticato così Lietta Tornabuoni - La Stampa, 7 dicembre 2007 Un personaggio e un'interprete magnifici, una trovata volgaruccia e insieme toccante, un'occasione di ammirazione, riso e commozione, un dubbio: sarà una storia patetica oppure sardonica? Una vedova inglese provinciale ultracinquantenne (Marianne Faithfull, bravissima) cerca lavoro per far curare in Australia l'amato nipotino, e diventa una manovale del sesso: in un locale di Londra, i clienti infilano il coso in un buco dopo aver messo monete in una fessura; dall'altra parte della parete una persona li masturba, invisibile, muta, senza rumori; alla fine, gli uomini se ne vanno. La donna viene assunta e si rivela bravissima: si guadagna un nome esotico e allusivo, Irina Palm; gli uomini fanno la fila per lei; è famosa, il padrone del locale la apprezza. Il nipotino può farsi curare, lei cambia: non più vedova perbenista ma una donna compassionevole, senza pregiudizi, forse innamorata. La personalità della donna dalle mani lisce, morbide e forti, l'ambiente che illustra quanto l'esercizio sessuale possa essere meccanico e miserando, l'interpretazione perfetta, l'incidente del figlio che scoperta l'attività della madre la aggredisce e insulta ma poi si calma, il conflitto con le amiche: tutto è raccontato molto bene, con ironia e pietà, in un film sensibile e anche divertente. Piera Detassis - Panorama A modo suo anche Irina Palm del belga Sam Garbarski è un film sul problema del momento: il precariato (ne parla Ascanio Celestini nel suo Parole sante, ne parlerà Virzì in La vita davanti). L eroina, Maggie, somiglia a una protagonista del'inghiltera operaia di Ken Loach, ma il tono è diverso e il grigio si colora di spregiudicata allegria, senza dover essere politici. Sarà perché la straordinaria Maggie è Marianne Faithfull, icona del rock, cantante dalla voce cartavetrata, musa di Mick Jagger, specialista in eccessi. Nel film l'anziana donna ha un solo nipotino con una grave malattia, già condannato se non si troveranno i soldi per portarlo in Australia. E lei l'argent lo trova in un peep show, con lavoretti di mano che le procureranno tardiva fama erotica e il nome d'arte Irina Palm. Nessun voyeurismo (si fa per dire): i clienti, numerosi, infilano la loro virilità in un buco della parete e lei, cottimista dell'eros, li masturba con coscienziosa morbidezza e precisione. Il tutto, fuori campo. Dal fango sbocciano diversi fiori: Maggie dà un allungo alle amiche false o borghesi e il tenutario del peep show (un magnifico Miki Manojlovic) si innamora della sua intrigante mezza età. Irina Palm è una commedia sagace e gentile che non provoca mai, ma ci regala una visione più semplice e meno altera del sesso. Il che non è poco. Alberto Crespi - L Unità, 7 dicembre 2007 Arriva sugli schermi, reduce dal Torino Film Festival, la manina vellutata di Irina Palm. Diretto da un tedesco (Sam Garbarsi), scritto da un francese nato in Iran (Philippe Blasband), prodotto da vari paesi europei con prevalenza francese, Irina Palm è un curioso esempio di meticciato cinematografico che ottiene un risultato clamorosamente «nazionale»: è un film così inglese che più inglese non si può, perché solo gli inglesi possono mescolare la masturbazione e l'ora del tè, e avere un quartiere a luci rosse (Soho) nel pieno cuore turistico di Londra. È in un locale di Soho che trova lavoro Maggie, anziana vedova con un nipotino gravemente ammalato: per pagare le costose cure necessarie al piccolo, Maggie diventa Irina Palm, regina della masturbazione. Il fatto che sia anziana non disturba: un muro (con buco apposito) la separa dai clienti, lei non vede loro e loro non vedono lei. E ben presto, fuori dalla stanza di lavoro di Maggie/Irina, c'è la fila. Vi lasciamo immaginare cosa succede quando il figlio e la nuora scoprono come Maggie si è procurata i soldi per far curare il nipote. Nonostante l'argomento, il film è tenero, malinconico, divertente. Irma è una straordinaria Marianne Faithfull, mentre il tenutario che scopre il suo talento è lo slavo Miki Manojlovic. 6

7 Antonello Catacchio - Ciak, dicembre 2007 Maggie è vedova e conduce vita modesta da casalinga solitaria. La vita le riserva un ulteriore mazzata: l adorato nipotino è afeto da una grave malatia, solo un operazione in Australia potrebbe salvarlo. Ma servono soldi. Accidenti. E Maggie si trascina per Londra in cerca di un lavoro che nessuno le offre. Neppure si rende conto di essere finita a Soho, la zona a luci rosse. Legge un cartello, entra nel locale, il manager è perplesso, lui ha capito che lei non ha capito. Ma ha un intuizione. E Maggie viene aruolata per un lavoreto davvero particolare che potrebbe offrirle molto denaro. Al di là di una parete, nascosta, deve masturbare i clienti attraverso un pertugio. Nasce così Irma Palm, la nuova stella di Soho. Interpreti principali, due stupendi Marianne Faithful e Miki Manojlovic. L ironia di Sam Garbarski sta tuta in quel lavoro indicibile che in un primo tempo ossessiona Irina, nel non trovare il coraggio di raccontare cosa vada a fare in cità tuti i giorni. Ma l intuizione più eficace sta nela scelta dela protagonista Marianne Faithful. Icona Anni 60, protagonista dela scena londinese, a lungo compagna di Mick Jagger, amante di un infinità di personaggi famosi, ora sessantenne che continua a girare il mondo per cantare, pur senza nascondere nulla del suo turbinante passato. Alla domanda su come si sia documentata a proposito di commercio sessuale non esita a rispondere: «È un mondo che conosco bene, quando ero tossica ho frequentato un sacco di ragazze che si prostituivano». Perché Marianne è così, direta, disinibita. Del resto sua madre Eva era un aristocratica austriaca, discendente dai von Sacher-Masoch. Sì, proprio quelli di Leopoldo, barone di von Sacher- Masoch, divenuto aggettivo per il tenore dei suoi scriti. Anche il nome d arte di Marianne che dà il titolo al film non è casuale. Se per Palm, visto il lavoro, non ci sono dubbi, Irina invece deriva da una vecchia passione. Agli inizi della carriera, quando si esibiva come cantante di supporto, la Faithfull voleva recitare e le venne offerto di interpretare a teatro Irina in Le tre sorelle di Cechov. È stata anche la prima attrice a pronunciare una parolaccia sul grande schermo in Il complesso del sesso (1968). Sentire i suoi racconti è affascinante (ha pubblicato anche una magnifica autobiografia edita da Cooper Squame Press), sembra quasi impossibile che possa interpretare la parte di una nonna. Eppure anche Marianne lo è nella vita reale, e aggiunge: «E farei qualsiasi cosa per i miei nipoti». Silvio Danese - Quotidiano Nazionale, 9 dicembre 2007 Per trovare i soldi di un viaggio della salvezza per il nipotino ammalato, una nonna cinquantenne accetta di fare «handjob» (masturbazioni in serie da un muro con buco) in un sex club di Soho a Londra (lei è la 60enne ex rockstar Marianne Faithfull, impagabile per la combinazione tra moralità e sacrificio). L'apprendistato di Maggie, introdotta al «lavoro» da un gestore scettico e da una ragazza gentile, è insieme facile ed esilarante. Maggie, incredula, ma tenace, persegue il brechtiano «adeguamento attivo» (la Faithfull è stata straordinaria interprete teatrale di «Madre coraggio»). Nel suo ufficio con pertugio indossa un grembiule di casalinga, porta un quadretto da casa e dei fiori. Professionale, diventa la più richiesta, col nome di Irina Palm. Quando prende una tendinite, il boss chiama l'ortopedico. Intanto il dramma, forse un po' lacrimevole, è pronto a scoppiare... L'idea assomiglia agli strilli del Sunday Times, ma sceneggiatore (Philip Blasband) e regista la sviluppano con notevole equilibrio, combinando Ken Loach e la commedia inglese (da «Full Monthy» a «Calendar Girls»). Maurizio Porro - Il Corriere della Sera, 14 dicembre 2007 Scommessa vinta. Sam Garbarski, ex pubblicitario bavarese, ha raccontato con pudore e raffinatezza una storia che potrebbe apparire volgare. Quella della nonna inglese vedova che, per aiutare il nipotino malato, si impiega come hostess in un sexyshop di Soho dove masturba avventori con tocco delicato, complice un buco nella parete. Piccolo borghese, fa di quel loculo una stanzetta con fiori e quadretti: alla vergogna subentra il trionfo professionale, ma amici e parenti faticano a superare i preconcetti. Finale happyssimo: chi scaglia la prima pietra? Una commedia quasi sofisticata su uno scenario alla Ken Loach, con un magnifico personaggio di donna che vive di sentimenti e contraddizioni e che l' espressivo, bellissimo volto di Marianne Faithfull rende in ogni sfumatura. Chi spera nell' aggettivo pruriginoso si accontenterà di curiosare nei peep show dove lavorano pure nonne col senso del tempo e brave ragazze madri. Voto 8,5 7

8 Claudio Carabba - Corriere della Sera Magazine, 13 dicembre 2007 Un bambino malato. Una nonna che va a finire in un locale per uomini soli pur di salvarlo. La tavola di Garbaski evita ogni ruvidità. E trasforma Marianne Faithfull in una moderna regina Di madri-coraggio, disposte a molto per salvare la debole famiglia, è pieno il cinema inglese. Tipe toste, capaci di scansare le pietre che volano da ogni parte, continuando a sognare il pane e le rose. Ma la grande Maggie, nonna dolente e silenziosa, è un caso a parte. La sua vita in una casetta alla periferia di Londra non è un paradiso. Il marito è morto, dopo averle confessato di averla tradita con la vicina più antipatica. Il figlio sposato è nervoso e senza soldi, la giovane nuora è ostile. Quando il nipotino è preso da una malattia che potrebbe essere mortale (solo una costosa cura, forse, potrebbe salvarlo), Maggie decide di trovare il denaro a ogni costo. Finita per caso in un locale di Soho, specializzato in servizietti manuali per uomini soli, scoprirà di avere un naturale talento. Protetta nell'ombra di un camerino segreto, diventerà presto Irina Palm, preziosa star della Londra a luci rosse; non sarà facile, però, far accettare al suo mondo piccolo ed egoista, quel lavoro insolito e scostumato. A raccontarlo il film può sembrare furbo e volgarotto, riducibile a formulette piccanti, stile "anche le nonne lo fanno". E invece la favola, ben scritta e ben diretta, riesce a evitare ogni ruvidità, anche quando parla del "gomito della seghista" e di altri dettagli. Splendida sessantenne, Marianne Faithfull, già stella peccatrice degli anni 60 (tutta sesso, rock, e Rolling Stones), passeggia per la storia col distacco assorto di una moderna regina; e i duetti con il rude slavo Miki Manojlovic, boss dal cuore buono, sono irresistibili. Niente è verosimile: ma a volte è dolce e giusto che vinca la finzione. Maria Rosa Mancuso - Il Foglio, 8 dicembre 2007 Nel cazzeggio da festival, alimentato al Lido o sulla Croisette dalle conferenze stampa dei registi artisti, era il momento di Paolo Franchi e del suo "Nessuna qualità agli eroi" (sì, i critici hanno la loro forma di bullismo: se la prendono con i deboli, perfino con chi boccheggia a terra, costretto a spiegare a parole il suo film). L'autore con laurea in cinema e psicoanalisi, tendenza senza dubbio orgonico-reichiana, aveva proclamato: "La masturbazione è rivoluzionaria". Commento feroce di un collega: "Se la masturbazione è rivoluzionaria, Irina Palm è una terrorista". Capì la battuta solo chi aveva visto il film alla Berlinale, mettendolo subito tra i favoriti per l'orso, che non arrivò (stessa delusione per "La graine e le mullet" di Abdellatif Kechiche, che uscirà nelle sale con il titolo "Couscous"). Rise soltanto chi già sapeva tutto del cubicolo con buco alla parete dove la vedova Maggie lavora, per una giusta causa. Deve mettere insieme i soldi per far operare il moribondo nipote, che solo i medici della lontana Australia potrebbero salvare. Licenza poetica, o piccola svista di sceneggiatura: siamo in Inghilterra, dove secondo Michael Moore non solo ti pagano l'ospedale ma ti rimborsano anche il taxi per tornare a casa. Maggie va poco dal parrucchiere, si veste come capita, conosce male i quartieri di Londra e ha la sua buona dose di ingenuità. Quando vede un cartello "cercasi hostess" non ci pensa due volte e si presenta, convinta che il localetto di Soho fornisca alla clientela tè e biscottini. Sbagliato. Le illustra il lavoro, con i dovuti modi, il simpatico padrone del locale: Miki Manojlovic, presenza fissa nei film di Emir Kusturica. Tutto il giorno seduta in una stanzetta, a sollazzare maschi che sporgono dal buco in gergo, chiamato glory hole solo il necessario. Insomma: il grado zero dell'andare a puttane. Marianne Faithfull la vedova è lei, abbiamo tardato a dirlo fino all'ultimo, era stato un colpo già duro vederla in "Marie Antoinette" si mette d'impegno. Alla fine riesce ad avere il nome in ditta: i clienti deliziati la ribattezzano Irina Palm, con quel tanto di esotico e quel tanto di preciso che si conviene a una lavoratrice del sesso. Più difficile sarà spiegare la provenienza del denaro. O giustificarsi con le amiche, dopo averle trascurate. La terza età non è più quella di un tempo. E neppure i film di Natale. 8

9 Davide Turrini - Liberazione, 7 dicembre 2007 Grigiastre casette ordinary people della provincia londinese. Amiche over cinquanta che si dividono tra il supermarket del pettegolezzo e il tè delle cinque. Maggie (Marianne Faithfull) fa parte dell'elegante combriccola, ma di fronte al nipotino ammalato che si può curare solo in Australia alla modica cifra di seimila sterline, si riscopre, assieme a figlio e nuora, una semplice poveretta. Nessuno concede prestito ai coniugi e l'attempata nonnina tenta di contribuire alla causa per il viaggio della speranza. Cerca lavoro, ma è troppo vecchia. Tra le luci rosse di Soho il casuale riparo. Ad un sexy club cercano una hostess. Ovvio, non si selezionano signore che sappiano mimare pratiche di soccorso aereo. L'equivoco da avanspettacolo è aggirato da Miki, il proprietario, che bada al business e trova in Maggie mani morbide utili per la pratica del "gory hole", un buco nel muro dove gli avventori possono infilare le proprie grazie e usufruire del servizio erotico di una mano invisibile. Maggie ha successo immediato, nonostante qualche iniziale ritrosia, tanto da assumere il nome di Irina Palm: star della masturbazione al buio, file e file di clienti in attesa, concorrenza sbaragliata, seimila sterline raggranellabili in pochi mesi. Il problema starà nel confessarsi all'irascibile figlio e alle vicine di casa. Irina Palm è commedia agrodolce che insiste sullo spaccato proletario dell'urbe in esame, sul perbenismo manifesto tipicamente british (storicamente tra i più facili a sciogliersi al primo rintocco di frivolezza) e sulle soluzioni nel mettere in scena, prima in fuori vista poi lentamente fuori campo, l'oggetto cilindrico che diverrebbe, in primo piano, immediato divieto ai 18. Senza dimenticare che il film di Garbarski è interpretato da Marianne Faithfull. La camminata, i respiri, i gesti e gli sguardi dell'attrice/cantante britannica cadenzano il ritmo narrativo come il pulsare degli eventi: magistrale la lezione di adattamento ambientale nello stanzino di lavoro (Maggie si porta dietro thermos del caffè, grembiulino e quadretto bucolico che stava in soggiorno), superbe le pause e le parole sussurrate a mezza bocca per svelare alle amiche i misteriosi andirivieni londinesi. In Irina Palm il tempo si dilata per diventare riflessione bunueliana sull'atto della visione ( Bella di giorno ) e il ritratto femminile si carica della tipica rassegnazione stralunata delle dame felliniane. Valerio Caprara - Il Mattino, 8 dicembre 2007 A raccontarlo, sarebbe di una volgarità tremenda. Ma «Irina Palm» riesce nel gioco di prestigio tutto cinematografico di mantenersi in equilibrio tra dramma, ironia, hardcore e sentimentalismo. L'opera seconda del belga Sam Garbarski riesce, infatti, a tratteggiare sotto il grigio cielo londinese alcune situazioni provocatorie e/o paradossali ispirate al luna park mediterraneo di Almodovar, alternando con sensibilità di tocco malinconia e divertimento, buonismo e anticonformismo, sociologia e fiabesco. La riuscita di questa commedia in contropiede si basa anche sull'ottima aderenza mimica ed espressiva della protagonista, la cui identità aggiunge l'ingrediente di uno storico carisma. Ridotta sullo schermo a matrona pingue e ammaccata, Marianne Faithfull incarna infatti tutt'altro tipo di mitografia: cantante a metà dei favolosi Sixties, musa e compagna di Mick Jagger in uno dei più turbolenti connubi del rock, caduta e uscita dall'inferno della droga, rinata grazie a qualche disco, apprezzati ruoli teatrali e cammei filmici sparsi, Marianne resta una delle icone della pop-nostalgia. Fa un certo effetto, quindi, ritrovarla nei sobborghi middle class come nonna dimessa e abitudinaria, costretta un brutto giorno a cercarsi un lavoro per pagare il viaggio del nipotino in fin di vita. Per usufruire dell'unica cura efficace presso una clinica australiana occorrono mucchi di sterline e Maggie decide d'impulso di procurarseli in un sordido localino sexy di Soho, debitamente istruita dal sinistro proprietario incarnato da quel magnifico attore che è Miki Manojlovic. Si tratta, detto senza eufemismi (parafrasando una delle più belle battute del dialogo), di masturbare i clienti eccitati dal peep-show attraverso gli appositi buchi di una parete divisoria: un gettone nella feritoia e l'attempata porno-hostess fa valere le sue impensate qualità... Con il nome d'arte di Irina Palm conoscerà il successo professionale, ma anche il disprezzo del figlio che non vorrebbe accettare soldi sporchi e quello delle amiche che la frequentano per giocare a carte o prendere il té con i pasticcini. I dettagli costituiscono il meglio del film: da non perdere i passaggi sull'abbellimento del luogo di lavoro operato da una Maggie in stile casalinga, l'offerta megalomane dell'ingolosita concorrenza o il teatrino delle carampane nel clou rivelatore. Nell'insieme un sorridente invito alla tolleranza nel segno di un cinema britannico non solo Ken Loach-dipendente. 9

10 Roberto Silvestri - Il Manifesto, 7 dicembre 2007 La sempre adorata Marianne Faithfull, che già a 17 anni cantava As tears go by, era il simbolo della rivoluzione sicuramente a venire, l'amica del cuore di Allen Ginsberg e Mike Jagger, la «naked under leather» di Jeff Cardiff, interpreta, a 60 anni, sempre da divina scapestrata beat, un altro tipo di bomba sexy. È la spinta propulsiva della tragedia, in forma di farsa, Irina Palm di Sam Garbarski (belga, in trasferta inglese e alle prese con una complicata co-produzione a 7). Interpreta, né troppo caricando né troppo sfumando, la protagonista Maggie, una signora pudibonda, gran fumatrice, della periferia operaia di Londra, che incrocerà nella sua vita orrende comari pettegole ma, per sua fortuna, anche un sordidissimo sexy club di Soho. Ha disperatamente bisogno di milioni per salvare la vita del nipotino Oli, da operare in Australia (forse, nonostante la sponsorizzazione di Michael Moore, il sistema sanitario britannico non è quel Paradiso sulla terra) e suo figlio Tom è tremendo e inetto almeno quanto le banche e gli usurai della zona. Così, improvvisatasi diva della prestidigitazione erotica, delocalizzando le sue alte competenze manesche di cuoca e operatrice dometica in altro sito, al di là del suo poco igienico maneggiar genitali, scoprirà anche sentimenti più profondi, e si innamorerà del rude proprietario di club di «Lap dancers», mister Mikos (il divo serbo Miki Manojlovic, ormai sembra Walter Matthau, maneggia gli estremismi emozionali con umorismo nietzschiano). Maggie darà però pessima prova di sensibilità sindacale, sia quando sarà la volta di salvare il lavoro di una collega e «istruttrice», o quando non sciopererà per aumenti della produttività che causano infortuni sul lavoro (masturbare a ritmo techno-dance infiamma inevitabilmente certi nervi del braccio). Singolarità pre-individuale immersa nella contemporaneità, ovvero nel lavoro post-fordista, ancora obbligato a far diventare robot i corpi umani (come le migliaia e migliaia di operai che vediamo al lavoro parcellizato nei documentari girati in Cina, metà ammirati e metà addolorati per il boom economico di Pechino, sue origini e conseguenze), Marianne Faithfull dà al suo personaggio di precaria, molto rabbiosa dentro, una grinta antagonista e la furia egemonica tipica dell'operaia delle bio-manifatture insorta. Tanto da spaccare l'irritante clima che si compiace della degradazione umana, e gode nel produrre sadismo «politicamente scorretto» contro le donne. Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera, 7 dicembre 2007 C' è la volgarità e c' è la trivialità. Non sono due cose da confondere, perché la prima si riferisce al modo in cui viene trattato un determinato argomento, mentre la seconda - la trivialità - sta a indicare il contenuto di quel determinato argomento. E siccome nella vita con le cose triviali dobbiamo fare i conti tutti i giorni (perché la vita è fatta anche di questo, a cominciare dalla sessualità e dalla corporeità delle persone), il vero discrimine, almeno quando si parla di cinema, diventa il modo in cui gli argomenti triviali vengono raccontati dalla macchina da presa. Billy Wilder, tanto per fare il solito esempio, è stato un maestro anche in questo, nel filmare senza volgarità temi triviali, mentre i tanti film che usano la prospettiva del buco della serratura per mostrare il mondo spesso riescono a rendere volgari anche argomenti che non lo sarebbero. Irina Palm fa parte della prima categoria, anche se Sam Garbaski non è certo un Billy Wilder e il distributore italiano, la solitamente beneducata Teodora, non ha saputo resistere alla tentazione del doppiosenso, aggiungendovi un inutile sottotitolo: Il talento di una donna inglese. Il bello del film è invece il fatto che quel talento, nascosto nelle mani della protagonista e di cui fanno esperienza i frequentatori di un peep show londinese, è raccontato senza nessuna ombra di volgarità. Nonostante la trama sia tutta costruita su argomenti che più triviali non si potrebbe. E cioè sull' esperienza lavorativa di una vedova ultracinquantenne che per trovare i soldi necessari a far operare il nipotino accetta un insolito lavoro in un locale di Soho. Lei è Maggie e ha il volto oggi un po' fanée di Marianne Faithfull, ex star del rock inglese (era lei «Sister Morphine» dei Rolling Stones) entrata nei panni di una anonima casalinga dell' estrema periferia londinese: ha già venduto la casa per curare il nipotino ma solo in Australia sembra che il piccolo possa guarire. E non c' è tempo da perdere, perché la malattia avanza. Così Maggie gira per Londra in cerca di 10

11 prestiti che nessuno vuole fare a una vedova pensionata (c' è da pagare l' aereo per i genitori e il soggiorno a Sydney), fino a finire in un locale dove cercano un' hostess: lei pensa di dover fare le pulizie e servire il tè, ma il proprietario (Miki Manojlovic) le spiega che quella definizione è «un eufemismo» per ben altro. Poi, vista l' età ma anche la morbidezza delle sue mani, le propone di soddisfare i clienti attraverso un «esclusivo» buco nel muro («L' ho visto a Tokyo, ma a Londra sono il solo ad averlo» dice con un certo orgoglio professionale). Loro introducono il proprio membro e lei... Scandalo, sdegno, ma poi riflessione e retromarcia: la malattia peggiora e il tempo stringe. E Maggie si troverà così ad affrontare un impensato successo professionale (per le sue mani i clienti fanno la coda, e per uscire dall' anonimato il gestore la ribattezza «Irina Palm») ma anche a dover respingere il disprezzo del figlio, che non vorrebbe accettare soldi guadagnati in quel modo, e il moralismo delle amiche, che non vogliono più dividere tè, pasticcini e giochi di carte con l' amica peccaminosa. Piccoli (o grandi) contraccolpi di una tardiva carriera da «pornostar» che innescano alcuni momenti di autentico divertimento: le migliorie domestiche che Maggie porta al suo squallido luogo di lavoro, le domande delle amiche sugli «oggetti» delle sue attenzioni, l' offerta in stile «antico romano» che le fa un imprenditore concorrente, la curiosità delle zitelle del villaggio. Eppure, nonostante l' argomento che potrebbe scivolare ad ogni scena nella più risaputa delle pochade, Irina Palm resta miracolosamente al di qua della linea rossa della volgarità. Anzi, lungo tutto il film si respira un' aria malinconica e dimessa che ben si adatta al personaggio della Faithfull, tipica rappresentante di quella working class maltratta dalla Thatcher e non molto risarcita da Blair. Ma soprattutto indicativa di una moralità ancora legata alle apparenze e ai diktat del perbenismo, contro cui Maggie/Irina finisce per condurre una lotta silenziosa ma testarda, come se non avesse per niente dimenticato quella voglia di ribellione e di libertà, anche sessuale, di cui la Faithfull anni Sessanta aveva fatto la propria bandiera. Certo, si dovrebbe anche parlare della furbizia del film, del suo ridurre molto a macchietta o della sua «prudenza» nello scavare dentro certe situazioni, ma è anche vero che la discesa di Maggie negli «inferni» del sesso a pagamento è raccontata come una favola fuori dal tempo, dove il lieto fine è d' obbligo e la scoperta della propria abilità nel dare piacere è vista come una specie di «elisir di giovinezza» con poca malizia e nessun peccato. Fabio Ferzetti - Il Messaggero, 7 dicembre 2007 Fa ridere ma non è una commedia, fa piangere ma non è un mélo, fa pensare ma non ha nulla di intellettuale. A raccontarlo poi si rischia l'equivoco. Insomma che razza di film è Irina Palm? Diciamo che è la storia di Maggie, dimessa vedova sui 60, interpretata (primo paradosso) da Marianne Faithfull, cantante e icona sexy negli anni 60. Meglio: è la storia di come Maggie scopre che pur di aiutare il nipotino malato può essere, qualche ora al giorno, un'altra. Quest'altra si chiama Irina Palm, lavora in un sex center, e tutti la conoscono perché è la più brava ma nessuno la vede perché sta dietro una parete e usa solo le mani, una alla volta, su clienti che restano al di là di un buco... Insomma avete capito (questo congegno infernale esiste davvero, pare sia d'uso comune in Giappone). Ma non è questo il punto. Il punto è che Maggie prima pensa di poter "diventare" Irina, il fine giustifica i mezzi e curare il nipotino è il più nobile dei fini. Poi, ecco il vero salto mortale, scopre che non c'è nessuna Irina, c'è solo lei, Maggie. Che da brava massaia si porta da casa thermos, grembiule, merenda, e appende pure i quadri per ravvivare lo squallore. Tanto che alla fine... No, questo è meglio scoprirlo al cinema. Ma intanto Maggie-Irina ha vinto la sua battaglia contro amiche, famiglia, luoghi comuni, morale comune. Una vittoria che scalda il cuore. 11

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