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1 alorianno 7 numero 52. Settembre ,50 Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Fotoreportage > Bagnoli ROBERTO CACCURI / CONTRASTO Dossier > Cantiere aperto su cento milioni di metri quadri di aree dismesse La scommessa Angola > Protagonisti e comprimari della Holding Dos Santos Banca Etica > Dopo l assemblea tante domande per continuare il dibattito Economia solidale > Il primo grande Social Forum negli Stati Uniti Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P.

2 editoriale Wall Street La bomba dei mutui di Mauro Meggiolaro BDL SGR CI RISIAMO. Dopo quattro anni di crescita i mercati finanziari sono piombati di nuovo nel panico. La colpa, stavolta, è dei mutui subprime, finanziamenti ad alto rischio che, negli Stati Uniti, vengono concessi a chi vuole comprarsi una casa anche se non ha tutte le carte in regola per ripagare le rate. Se il mercato immobiliare cresce tutto fila liscio: i valori delle case aumentano e le famiglie possono rinegoziare i mutui ottenendo maggiore liquidità dalle banche. Le rate dei prestiti vengono restituite e avanza anche qualche spicciolo per comprare i mobili. Ma se il mercato scende la magia finisce. E iniziano gli incubi. È quello che è successo negli ultimi mesi. A febbraio NovaStar Financial, una finanziaria americana specializzata in mutui subprime, suona il primo campanello d allarme, annunciando perdite per 14,4 milioni di dollari. Non c è nulla da temere, assicurano gli analisti. La crisi rimarrà confinata al piccolo mercato dei subprime USA. Niente di più falso. Pochi mesi dopo alzano bandiera bianca i colossi di Wall Street. A fine luglio due fondi hedge di Bear Stearns dichiarano bancarotta e, a metà agosto, Goldman Sachs ammette che ci sono problemi in un fondo speculativo. Intanto crolla la banca tedesca IKB e la francese BNP Paribas è costretta a congelare tre fondi. È un epidemia. Ma come ha fatto a diffondersi così rapidamente? Grazie a un meccanismo infernale, che produce insaccati finanziari di pessima qualità. Le banche che concedono i mutui subprime, infatti, non si assumono quasi mai tutto il rischio che i prestiti non vengano restituiti, ma lo cedono in parte ad altri, incorporandolo in migliaia di CDO (collateralized debt obligations). Si tratta di titoli obbligazionari, il cui andamento dipende dai contratti di mutuo sottostanti. Con i CDO il rischio viene impacchettato e può girare come una mina vagante in tutti i mercati. Lo comprano banche, società finanziarie, fondi speculativi in Europa, Asia, America. In cambio del rischio ottengono un rendimento superiore alla media. Ma i maggiori rischi non vengono percepiti correttamente e tutti cominciano a riempirsi di CDO. Anzi, per comprarli addirittura si indebitano. Il caso della IKB Bank è esemplare. Specializzata nel credito alle medie imprese tedesche, la banca di Düsseldorf nel 2002 pensa di diversificare il suo business comprando CDO. Per farlo si indebita emettendo commercial papers, titoli a breve termine. I commercial papers vengono a loro volta comprati da altre istituzioni in tutto il mondo (tra queste una scuola di Minneapolis e il comune di Oakland, in California). Per cinque anni gli affari vanno a gonfie vele. La banca lucra sulla differenza tra i tassi che deve pagare sui commercial papers e i guadagni che ottiene con l aumento di valore dei CDO. E continua ad indebitarsi. È una catena di Sant Antonio all inizio della quale ci sono una serie di mutui stipulati da famiglie americane di reddito medio-basso. Il gioco sembra funzionare, ma all inizio del 2007 la catena si spezza. Con la discesa dei valori degli immobili e l aumento dei tassi, le famiglie non sono più in grado di pagare i mutui, il prezzo dei CDO collegati crolla e nessuno vuole più prestare soldi a chi li compra. I fiumi di liquidità che avevano invaso i mercati si seccano improvvisamente. La Fed e la BCE intervengono pompando miliardi di denaro liquido, ma la liquidità non serve se nessuno si fida a prestarla, spiega l economista Paul Krugman al New York Times. Le borse precipitano e per il futuro si teme il peggio. Tra settembre e novembre, altri 125 miliardi di dollari di mutui subprime saranno adeguati alle nuove condizioni di mercato. Ne vedremo delle belle, almeno per un altro anno, assicurano gli esperti. E nuovi insaccati compariranno nei luoghi meno sospetti. Prepariamoci a digerirli.. ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 3

3 VENETO BANCA valori settembre 2007 mensile anno 7 numero 52 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del editore Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico, Milano promossa da Banca Etica soci Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Ecor, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Agemi, Publistampa, Federazione Trentina delle Cooperative, Rodrigo Vergara, Circom soc. coop. consiglio di amministrazione Ugo Biggeri, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva Sergio Slavazza direzione generale Giancarlo Roncaglioni collegio dei sindaci Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone direttore editoriale Ugo Biggeri direttore responsabile Andrea Di Stefano redazione Via Copernico, Milano Cristina Artoni, Paola Baiocchi, Ilaria Bartolozzi, Francesco Carcano, Paola Fiorio, Michele Mancino, Sarah Pozzoli, Francesca Paola Rampinelli, Elisabetta Tramonto progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna Simona Corvaia Adriana Collura (infografica Numeri di Valori) fotografie Tommaso Bonaventura, Donatello Brogioni, Roberto Caccuri, Francesco Cocco, Alberto Cristofari, Peter Marlow, Paolo Pellegrin, Loris Savino (Contrasto/A3/Magnum Photos) stampa Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) abbonamenti, sviluppo e comunicazione Adescoop Agenzia dell Economia Sociale s.c. Via Boscovich, Padova abbonamento annuale 10 numeri Euro 30,00 scuole, enti non profit, privati Euro 40,00 enti pubblici, aziende Euro 60,00 sostenitore abbonamento biennale 20 numeri Euro 55,00 scuole, enti non profit, privati Euro 75,00 enti pubblici, aziende come abbonarsi I bollettino postale c/c n Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori I bonifico bancario c/c n Abi Cab Cin Z della Banca Popolare Etica Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori + Cognome Nome e indirizzo dell abbonato I carta di credito sul sito sezione come abbonarsi Causale: abbonamento/rinnovo Valori È consentita la riproduzione totale o parziale dei soli articoli purché venga citata la fonte. Per le fotografie di cui, nonostante le ricerche eseguite, non è stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l Editore si dichiara pienamente disponibile ad adempiere ai propri doveri. Carta ecologica Sappi Presto da gr. 90 e Sappi Magno da gr. 150, sbiancata senza uso di cloro o biossido di cloro, ottenuta da cellulosa proveniente da foreste ambientalmente certificate. ROBERTO CACCURI / CONTRASTO LETTERE E CONTRIBUTI RELAZIONI ISTITUZIONALI E AMMINISTRAZIONE Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico 1, Milano tel fax Lavori di demolizione di un edificio nell ex area industriale di Bagnoli. Napoli, 2002 sommario bandabassotti 7 fotoreportage. Bagnoli 8 dossier. Aree dismesse 16 La bolla sulle città puo devastarle 18 Il mattone tira e il trading fa boom 20 La grande Formazione mappa nazionale 22 Milano premia chi cuba 24 Cemento disarmato 26 I fondi immobiliari in Germania fanno paura 28 lavanderia 31 finanzaetica 32 A Manchester va in scena la finanza cooperativa 34 L anima nera di Siemens. Milioni di tangenti 37 Banca Etica: le domande della redazioen di valori 39 economiasolidale 40 Attivisti dell economia lontani dalla finanza 42 Differenziare si può. Anche nei centri urbani 47 L uragano di nome Beppe 50 internazionale 52 Holding Dos Santos 54 Reportage. L inferno angolano 56 Migrazioni e sviluppo. Un tema che viene da lontano 58 Meeting di Loreto. Nuove strategie con attori i migranti 62 utopieconcrete 65 gens 66 altrevoci 68 numeridivalori 75 paniere 80 macroscopio 82 INFO VALORI ABBONAMENTI, PUBBLICITÀ, SVILUPPO E COMUNICAZIONE Adescoop Agenzia dell Economia Sociale s.c. Via Boscovich 12, Padova tel fax orario Lun-Ven dalle 9.00 alle e dalle alle 18.00

4 Vito Riggio Un controllore da licenziare bandabassotti di Andrea Di Stefano ECOR B IO LA PRIVATIZZAZIONE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI. La liberalizzazione ancora peggio. Decine di migliaia di bagagli sono stipati negli hangar o addirittura abbandonati all aperto. Di chi è la colpa? La denuncia lanciata attraverso la stampa la prima domenica di agosto e seconda di paralisi-bagagli a Fiumicino è netta e senza appello: «Sabotaggio sulle piste, manomessi i nastri-trasporto». La parziale retromarcia è arrivata tre giorni dopo: «Sabotaggio? È un termine che non ho mai usato. Ma ho il fondato sospetto che i macchinari vengano regolarmente manomessi». La prima e la seconda dichiarazione portano la firma del presidente dell Ente nazionale per l aviazione civile Vito Riggio (destinatario, parrebbe, dell affondo del ministero: «Qualcuno ha esagerato ed è stato forse un po temerario nel tratteggiare l ipotesi di sabotaggio»). In mezzo ci sono solo tre giorni. Settantadue ore di bagagli persi e denunce, improperi e ispezioni a sorpresa che si sono concluse con una relazione presentata al ministro dei Trasporti Bianchi dal direttore dell Enac Silvano Manera: «Dai controlli non sono emersi elementi che facciano pensare a un sabotaggio». Adesso l ultima parola spetta alla Procura di Civitavecchia che sul caso ha aperto un inchiesta. Ma la parziale retromarcia di Enac (che non è stata anticipata da smentite da parte del suo presidente) ha non ha portato sul banco degli accusati il responsabile, Vito Riggio, presidente di Enac dal In piena emergenza bagagli, è stato riconfermato dal Consiglio dei ministri al vertice dell ente. Perché la riconferma venga formalizzata deve ottenere il via libera delle commissioni Trasporti di Camera e Senato, quindi essere messa nero su bianco in un decreto del presidente della Repubblica. Siciliano di Barrafranca, in provincia di Enna, 60 anni appena compiuti, docente di diritto regionale, ha iniziato la carriera nel 68, all università di Palermo. Insieme a Sergio D Antoni e Luigi Cocilovo era uno dei leader dell ala cattolica del movimento studentesco. Democristiani di sinistra e amici che, quando qualche anno più tardi si ritrovarono nella Cisl, per tutti altro non furono che i «Fratelli bandiera» (in omaggio alle «sorelle bandiera» della famosa trasmissione tv di Renzo Arbore). Per D Antoni e Cocilovo si aprì poi la strada del sindacato, per Riggio quella della politica: prima a livello locale, poi come parlamentare Dc, quindi come sottosegretario con delega alla Protezione civile durante il governo Ciampi. Tra i suoi consulenti di allora l ingegnere Pietro Lunardi che qualche anno più tardi (dopo essere passato nel 94 con i referendari di Segni e nel 2001 con Democrazia europea) ritrovò ministro del governo Berlusconi. È con Lunardi che nel 2003 è arrivato all Enac come commissario straordinario. Da allora ha guidato l ente. Adesso farebbe bene a stare a casa perché non si capisce cosa c entrino i lavoratori, peraltro sottopagati e in larga misura precari, nel disastro dei servizi aeroportuali dello scalo di Fiumicino. Un enorme responsabilità c è l ha proprio l Enac che non ha fatto rispettare alle società di hadling, che devono assistere a terra gli aerei, gli standard minimi di servizio per evitare problemi ai viaggiatori.. I disastri prodotti dall ennesima liberalizzazione sono stati scaricati sulle spalle dei lavoratori accusati di sabotaggio mentre le aziende sono rimaste impunite ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 7

5 fotoreportage > Bagnoli ROBERTO CACCURI / CONTRASTO foto di Roberto Caccuri / Contrasto Una natura straordinaria, sacrificata per circa un secolo, sta per essere restituita alla città di Napoli grazie a un progetto di riqualificazione. La storia del più importante polo siderurigico italiano sarà raccontata da un percorso di archeologia industriale. Residences, centri congressi e cittadelle dello sport completano il pacchetto post-dismissione. Bagnoli è stato per quasi un secolo un polo siderurgico tra i più importanti d Italia. Una sprangata in nome del lavoro assestata a un territorio bello e generoso. Anche oggi, nonostante la sua destinazione non sia più industriale, rimane un simbolo di quel sud alla perenne ricerca di una dimensione occupazionale adeguata. Nel 1905 si decide così il sacrificio di una risorsa ambientale unica in nome del progresso. L Ilva (Società Siderurgica di Savona, Società Ligure Metallurgica, Società degli Altoforni, Fonderie ed Acciaierie di Terni), costituita a Genova, si insedia ai piedi della collina di Posillipo, dove si vede tramontare il sole sul golfo di Pozzuoli. L altoforno dove si fonde l acciaio deve fare concorrenza alle forge del Vesuvio. L uomo però non si accontenta mai degli scempi che ha già fatto e dopo qualche anno approda sul golfo anche la chimica con la Montecatini e l Eternit per la lavorazione di manufatti in cemento e amianto. Durante la Prima Guerra Mondiale negli stabilimenti in riva al mare lavorano quattromila persone. Seguono alcune crisi a singhiozzo, la più grave alla fine degli anni Venti, ma nel 1933 la costituzione dell Iri segna una svolta: si ristruttura e si aumentano gli impianti. Nasce la Finsider con lo scopo di rivitalizzare il settore, ma ci penseranno gli angloamericani prima e i tedeschi dopo, durante la ritirata, a distruggere gran parte degli stabilimenti, causando la fermata della produzione. Il Secondo Dopoguerra è segnato dalla nascita dell Italsider e negli anni 60 a Bagnoli aumenta la capacità produttiva di circa di tonnellate annue, per un totale di oltre ottomila occupati. Gli anni 70 segnano il declino dell area e l inizio di un attenzione da parte degli enti pubblici per il suo destino. Nel 1972 il consiglio comunale di Napoli stabilisce che il 30% della superficie occupata lungo la fascia costiera debba essere destinata a verde attrezzato con impianti turistici e il restante 70% ad attività industriali di tipo manifatturiero con l esclusione di industrie nocive e inquinanti. Sono ammesse industrie ad alto contenuto tecnologico nonché impianti e attrezzature per la ricerca applicata all industria. Negli anni Novanta si gettano le basi per il Piano di recupero ambientale dell area di Bagnoli. i costi previsti dal piano Cipe sono 343 miliardi di lire di cui 261 coperti da un contributo pubblico, 82 da proventi realizzati da vendita di impianti, attrezzature e rottami. Nel 2002 si costituisce la società per azioni di trasformazione urbana Bagnolifutura S.p.A. Le attuali partecipazioni sono rispettivamente: Comune di Napoli 90%, Regione Campania 7,5%, Provincia di Napoli 2,5%. L AUTORE Roberto Caccuri è nato a Lodi nel 1975 e vive a Roma. Segue temi di attualità e inchiesta sviluppandoli in ampi reportage. Alcuni dei suoi lavori che hanno avuto maggiore diffusione sono stati i progetti fotografici riguardanti l emergenza ambientale e l inquinamento in Italia, il mondo dell economia e della finanza, le attività delle maggiori università italiane. Pubblica e lavora per le maggiori testate nazionali (Panorama, L Espresso, Io Donna) e internazionali (Focus Germania, Der Spiegel). È il più giovane fotografo accreditato in Vaticano, dove segue le principali celebrazioni del Papa e l attualità della Santa Sede dal Nel settembre 2004, con il suo reportage sulla costruzione delle linee ferroviarie ad alta velocità, è stata allestita un esposizione nell ambito della Biennale di architettura di Venezia, presso la Fondazione Querini Stampalia. È entrato a far parte dello staff di Contrasto nel Napoletani in spiaggia con ombrelloni e lettini solari, di fianco alle strutture dell ex area industriale. Napoli, 2002 > Bagnoli 8 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 9

6 fotoreportage ROBERTO CACCURI / CONTRASTO A sinistra, preparativi del festival della musica nella spianata dell ex aera industriale Sopra, dall alto in basso, veduta panoramica attraverso una delle grate metalliche che impedivano il diffondersi di scorie minerali nell atmosfera; un tecnico installa un gruppo luci sulla spianata in occasione del festival; l ex pontile di carico destinato ad essere convertito in passeggiata a mare. Napoli, 2002 > Bagnoli 10 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 11

7 ROBERTO CACCURI / CONTRASTO Resti degli stabilimenti demoliti dopo la dismissione dell area industriale. A sinistra, un pezzo destinato ad essere preservato come esempio di archeologia industriale. il grande parco urbano di Coroglio di circa 120 ettari, sarà caratterizzato da una combinazione di natura e storia con la conservazione di 16 fra i più significativi edifici e macchine dell impianto siderurgico, con un riutilizzo dei loro volumi per circa mc. Sono previste attività turistico ricettive congressuali, nautico diportistiche commerciali, terziarie e residenziali. Napoli, 2002 > Bagnoli 12 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 13

8 fotoreportage ROBERTO CACCURI / CONTRASTO A destra, veduta dell acciaieria. Sopra, dall alto in basso, nel progetto di riconversione a parco, l ex cockeria verrà ristrutturata e preservata come pezzo di archeologia industriale; sotto, resti degli stabilimenti demoliti. Napoli, 2002 > Bagnoli 14 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 15

9 a cura di Paola Baiocchi, Andrea Di Stefano, Mauro Meggiolaro e Elisabetta Tramonto dossier Nel progetto di riconversione dell Italsider di Bagnoli, l ex pontile di carico dei minerali verrà ristrutturato e trasformato in passeggiata a mare. In primo piano, l area tubi. Napoli, 2002 La bolla sulle città può devastarle >18 Il mattone tira e il trading fa boom >20 La Grande Conversione Mappa nazionale >22 Milano premia chi cuba >24 Cemento disarmato >26 I fondi immobiliari in Germania fanno paura >28 ROBERTO CACCURI / CONTRASTO Aree dismesse La Grande Trasformazione Decine di milioni di metri quadri occupati da fabbriche devono cambiare volto: importanti opportunità di riqualificazione sociale e ambientale ma anche altissimi rischi 16 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 17

10 dossier aree dismesse La bolla sulle città può devastarle di Paola Baiocchi L 218 milioni di euro bisogna fare la tara togliendo debiti (195 milioni di euro verso le banche) e crediti (65 milioni di euro del Gruppo Pasini): totale 88 milioni di euro, per 1 milione e mq. Cinque mesi più tardi Zunino firma con Danilo Coppola un preliminaa più estesa è la Cortina di ferro: chilometri da riutilizzare dopo la fine della guerra fredda. Una delle trasformazioni più spettacolari è Piazza Navona, nella capitale: un infrastruttura sportiva di epoca romana riqualificata nel Settecento. Record a parte, ci sono 100 milioni di metri quadri di fabbriche chiuse, valutando per difetto solo i capoluoghi di provincia, che hanno cambiato o stanno cambiando destinazione in città o in periferia. La loro chiusura aveva fatto pensare che sarebbe stato possibile tornare in possesso di spazi che avevano segnato profondamente le città, rappresentando la vita e la morte di tante persone. Edoardo Salzano, urbanista Un incisione di Giuseppe Vasi ( ). Piazza Navona allagata ad agosto, in ricordo dei tempi quando lo Stadio di Domiziano veniva utilizzato per le battaglie navali. e direttore del sito eddyburg.it, vivace strumento di informazione sui cambiamenti urbani, commenta: «Il valore delle aree urbane in cerca di nuova utilizzazione è enormemente cresciuto dal momento iniziale, e non per effetto del lavoro e dell investimento che ha fatto il proprietario, ma perché la collettività ha speso per urbanizzare, ha attrezzato, ha costruito strade. Ha fatto insomma»conclude Salzano «una serie di operazioni che hanno aumentato il valore di quel bene; se volessimo valutarlo da un punto di vista del concorso dei vari soggetti alla formazione del suo valore, dovremmo dire che la quota appartenente alla proprietà dovrebbe essere depurata dal contributo della collettività». E invece le aree industriali dismesse sono diventate un ricco bottino, un patrimonio immobiliare che ha dato vita a una ricostruzione superiore a quella del dopoguerra e ha portato nelle casse di un pugno di persone capitali esorbitanti, creando una bolla immobiliare che in Italia trova mille sostenitori. Mentre il sistema finanziario si riorganizzava sotto il crollo dei mutui subprime, Letizia Moratti a Milano annunciava lo spostamento del Palazzo di Giustizia e del Carcere di San Vittore in zona Porto di mare. L area prescelta tra altre in lista d attesa è vicina al nuovo quartiere Santa Giulia, ex Montecity-Rogoredo. La proprietà è CONTRO LE NORME PERMISSIVE DEL DECRETO MATTEOLI UNA CATTIVA NOTIZIA arriva sul fronte del recupero dei suoli: a lanciare l allarme sono le Regioni e le associazioni ambientaliste che hanno chiesto di rivedere tutte le parti relative alle bonifiche contenute nel decreto 152, varato dal ministro Matteoli (foto) il 14 aprile del 2006 come ultimissimo atto del governo Berlusconi, che ha dato il via libera a norme più permissive e meno certe rispetto al Codice Ronchi. In particolare viene criticata la diluizione dei parametri di contaminazione dei suoli. Con un giochetto di spostamento dei termini di comparazione, terreni che prima del decreto erano contaminati ora non sono più da bonificare. Anche sul controllo delle acque di falda il precedente decreto Ronchi non permetteva venissero fatti uscire contaminanti dai siti, anche di pennacchi di benzene che venivano arginati con barriere idrauliche, pozzi di sbarramento o pareti permeabili reattive. Nel decreto 152/2006 il limite viene spostato all esterno e questo vuol dire rinunciare alla difesa della risorsa idropotabile. Per smontare il decreto 152 l attuale ministro dell ambiente Pecoraro Scanio ha preparato tre decreti: sul secondo decreto, quello che modifica il regime giuridico dei rifiuti e le bonifiche, l opposizione confindustriale è particolarmente accesa e trova l appoggio di membri del governo come Emma Bonino che ha dichiarato «inopportuno sospendere il decreto Matteoli». della Risanamento Spa di Luigi Zunino, il viticoltore passato alle aree deindustrializzate non senza qualche guaio giudiziario, come la richiesta di rinvio a giudizio per tentata truffa nei confronti della Regione Piemonte. Come si aumenta la posta: l esempio della Falk di Sesto I meccanismi di creazione della bolla immobiliare sono emersi con le indagini sulle scalate dell estate del 2004 alla Bnl e al Corriere, che hanno portato alla ribalta alcuni nomi: Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Luigi Zunino vendono i palazzi tra di loro, facendo girare vorticosamente molta carta e pochi contanti, ma aumentando ogni volta la posta, che lievita rispetto al valore degli immobili. Nel 2005, per esempio, Zunino compera le aree Falck di Sesto San Giovanni dal Gruppo Pasini, che le aveva acquistate per 400 miliardi di lire nel All operazione da IN RETE dossier aree dismesse Sono il segno più evidente della globalizzazione e della finanziarizzazione che segue lo spostamento delle attività produttive dall Italia verso altri siti: le aree industriali dismesse, le fabbriche che dalla fine degli anni 70 hanno cominciato a chiudere. re di vendita per una frazione dell area Falck (180 mila metri quadri) per 200 milioni di euro. Ma nell estate 2007 la bolla continua : Tecla e Berenice, due fondi immobiliari di Pirelli Re, sono stati oggetto di più offerte d acquisto, da una parte Goldman Sachs-Caltagirone e dall altra Pirelli Re-Morgan Stanley che, dopo aver creato i fondi, partecipa al rialzo per l acquisto. Le valutazioni sono state più elevate del nav (net asset value) cioè il valore netto delle attività immobiliari sottostanti i fondi, debiti esclusi. «Siamo alle nuove mani sulla città» spiega Salzano. «Tutti i gruppi industriali, invece di utilizzare i profitti nell innovazione e nella ricerca, li hanno impiegati nell investimento immobiliare, un settore meramente parassitario. Questa è una delle ragioni della crisi economica dell Italia». Le leve finanziarie hanno completato due strumenti introdotti dalla finanza creativa di Tremonti: è costretta ad ammetterlo anche la Guardia di Finanza che non riesce a risalire all origine dei capitali di Ricucci e Coppola per via dello scudo fiscale e del condono tombale. Nel 2001 lo scudo ha fatto rientrare capitali illecitamente esportati all estero, coadiuvato dalle nuove norme sul falso in bilancio; poi nel 2003 il condono tombale ha sanato l evasione fiscale tra il 1997 e il 2001 e ha reso inutili anche gli accertamenti futuri su quegli anni, grazie alle sanatorie anonime. La geografia delle aree dismesse Le aree in corso di trasformazione o già trasformate seguono la linea gotica dello sviluppo industriale in Italia: sono soprattutto al Nord e al Centro, mentre al Sud si tratta soprattutto di aree che non hanno mai visto l avvio dell attività industriale, in un fare e disfare che potrebbe attirare capitali, ma non risolvere i problemi ambientali e occupazionali. Luigi De Magistris, Pubblico ministero di Catanzaro titolare di molte indagini sul collegamento tra malavita e politica, ha avuto modo di dire: «Se i finanziamenti stanziati per la 18 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 19

11 dossier aree dismesse Calabria fossero andati sugli obiettivi, la regione sarebbe il Lichtenstein del Sud». Eppure il riutilizzo delle aree industriali dismesse potrebbe contribuire a frenare l allarmante consumo di suolo di cui parla Vittorio Emiliani, giornalista esperto di urbanistica: «Sulle città c è un mare di gru, che però non producono case accessibili per i giovani o per gli immigrati. Allo stesso tempo, dal 1951 al 2003 abbiamo consumato oltre 11 milioni di ettari di territorio, più di ettari l anno. Ma soprattutto tra il 97 e il 2003, quando il consumo è stato di oltre 320mila ettari l anno, la popolazione è cresciuta solo dell 1,5%». Che l edilizia non risponda ai bisogni emerge anche dai dati pubblicati in occasione dell Expo Italia Real Estate 2007: mq di uffici sfitti a Fiumicino, con altri mq di uffici in via di costruzione nel 2006, nella sola area romana.. LA RISANAMENTO DI LUIGI ZUNINO è considerata una delle società più importanti e più affidabili che opera nell immobiliare. Eppure, il bilancio della società evidenziava alla fine dello scorso anno debiti netti per 1,7 miliardi di euro. Oggi, ne ha per di Andrea Di Stefano oltre due miliardi di euro. Al solo servizio del debito, Risanamento deve pagare circa 80 milioni di euro di interessi: queste cifre sono significative dello stato di salute del Gruppo di Zunino, e del fatto che la sua attività principale non è la compravendita di immobili o le costruzioni, ma soprattutto il trading immobiliare. LIBRI Lo scorso anno il bilancio è stato salvato da un operazione di trading immobiliare con Danilo Coppola: una plusvalenza di 150 milioni di euro che ha fatto chiudere l esercizio con 120 milioni di euro di utile. Tra Zunino e Coppola il giro d affari è stato vorticoso: tutto è partito dall acquisizione della IPI, la società immobiliare che il gruppo FIAT cede nel 2003 a Zunino per 4,7 euro ad azione. Due anni dopo Zunino la rivende a Coppola a 7 euro per azione. Oltre alla vendita del pacchetto di controllo dell I- PI, Zunino con Coppola realizza, in soli 90 giorni un trading immobiliare fulminante: la Risanamento Ciascun territorio è unico per cui è necessario riciclare, grattare una volta di più (ma possibilmente con la massima cura) il vecchio testo che gli uomini hanno inscritto sull insostituibile materiale del suolo, per deporvene uno nuovo, che risponda alle esigenze d oggi, prima di essere a sua volta abrogato André Corboz, 1983 Il mattone tira E il trading immobiliare fa il boom Società che lievitano con manovre speculative. E si gonfiano di debiti. Possono farlo anche perchè nessuno le controlla, nè controlla le banche di cui si servono. a cura di Andrea Bondonio Guido Callegari Cristina Franco Luca Gibello Stop&Go. Il riuso di aree industriali dismesse, 30 casi studio in Italia Alinea, 2005 Luigi Zunino, a capo della Risanamento, società in affari con Danilo Coppola. compera Porta Vittoria dalle Ferrovie dello Stato e la rivende a Coppola, con una plusvalenza di 80 milioni di euro, +118% in 90 giorni. Su quest area Coppola ha presentato un piano industriale che prevede la sede dalla Biblioteca Europea e degli immobili. Dalla vendita di quest ultimi, Coppola prevede di ricavare qualcosa come 420 milioni di euro: la stima è di venderli a una media di /mq. Per quanto il mercato immobiliare di Milano sia folle e particolarmente caro, gli immobili di quell area, anche di nuova edificazione, sono molto lontani da questi valori. Eppure il finanziamento che Coppola ha ricevuto da Banca Italease e dalla stessa Banca Immobiliare, con la quale ha anche rapporti societari, si basa su questi conti sopravvalutati per non essere drammaticamente in perdita. Dopo l arresto di Ricucci, in Parlamento più soggetti di diverse forze politiche avevano chiesto una Commissione d inchiesta sul fenomeno immobiliare, richiesta da rilanciare perché il contenuto dell inchiesta in corso su Coppola è molto più rilevante e ha evidenziato che ci sono sospetti di riciclaggio di danaro proveniente dalla criminalità organizzata. Complessivamente Coppola, Ricucci e Statuto L EX CORTINA DI FERRO DIVENTA VERDE NELLA ZONA DEL VECCHIO CONFINE TRA EST E OVEST in quella che Churchill aveva chiamato la Cortina di ferro, si è sviluppata una cintura verde, una Green Belt più o meno ininterrotta di preziosi habitat, che dal Mare di Barent fino al Mar Nero per 8500 chilometri potrebbe diventare un Parco e integrarsi nelle aree protette che costeggia; dal 2003 infatti lo Iucn, organizzazione mondiale dell ambiente, ha avviato un processo di cooperazione transfrontaliera che coinvolge 22 paesi, dalla Finlandia alla Turchia. L ex confine della Cortina di ferro, la testimonianza della guerra fredda potrebbe così diventare con la partecipazione dell Unione europea il più esteso esempio di riconversione di aree dismesse, un monumento di land art sulla riconciliazione. Intanto a maggio in Germania hanno cominciato ad inaugurare a Hopfberg in Franconia il primo tratto del Parco, una piccola frazione della striscia che corre per 1393 chilometri lungo la vecchia frontiera tra Est e Ovest. hanno investito in Borsa 2,1 miliardi di euro arrivati dal trading immobiliare e dai finanziamenti concessi dal sistema creditizio a delle persone che non avevano mosso neanche un mattone, ma compiuto solo operazioni di speculazione immobiliare e finanziaria. I 2,1 miliardi sono stati utilizzati per acquistare quote anche importanti di società: Coppola per esempio era arrivato a quasi il 5% di Mediobanca. Bisogna fare anche qualche riflessione sul legame che c è tra queste dinamiche immobiliari e la gestione del patrimonio pubblico o ex pubblico; oltre alle Fs già citate, molti successi del trading di Zunino sono riconducibili a immobili venduti dall Enel, nel 2004, quando Paolo Scaroni era amministratore delegato, per i quali Zunino è riuscito a realizzare in alcuni casi una plusvalenza del 56% in 90 giorni. La domanda legittima è: o Enel ha venduto male o c è qualcosa che non funziona in queste attività di trading immobiliare. Sicuramente parte della bolla immobiliare è originata da queste attività e il rischio è che le dinamiche che abbiamo descritto si ripresentino per i milioni di mq di aree dismesse che solo in Lombardia sono soggette a progetti di recupero. Danilo Coppola, l immobiliarista romano ora agli arresti domiciliari dopo quasi 4 mesi di carcere. Ci sono due problemi rilevanti di controllo, uno che compete le istituzioni a livello centrale, l altro è una forte carenza della CONSOB: le società, soprattutto quelle quotate in Borsa, per fare queste operazioni seguono alcune procedure, ma c è un incapacità nel controllare efficacemente le operazioni di rivalutazione dei beni immobiliari. Poi c è un grosso problema di controllo del sistema creditizio: dov è Banca d Italia, qual è la stabilità patrimoniale di queste operazioni, chi le controlla? (adesso nel mirino c è Banca Italease anche per la vicenda dei derivati). Servono anche delle strutture di controllo a livello territoriale. Sarebbe importante che la Provincia di Milano potesse creare una Commissione di analisi sul mercato immobiliare, in modo da raccoglire i dati e capire come vengono stabiliti gli indici trattati, volta per volta, degli oneri di urbanizzazione. I dati raccolti, valutati in forma aggregata, potrebbero dare delle indicazioni molto importanti alla politica. Servirebbe, infine, anche un Osservatorio in grado di verificare l andamento del valore di libro delle aree dismesse. Questo porterebbe in evidenza gli episodi anomali, come rivalutazioni straordinarie in una manciata di mesi.. La green belt e, sotto, un tratto di quella che era la cortina di ferro, al confine tra la Germania Est e la Germania Ovest. LIBRI a cura di Andrea Licata Dal militare al civile. La conversione preventiva della base USAF di Aviano. Kappa Vu, 2006 a cura di M. C. Gibelli E. Salzano No sprawl Alinea valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 21

12 dossier aree dismesse La Grande Conversione I principali progetti già avviati per creare nuovi luoghi produttivi là dove c erano le fabbriche. 1ALFA ROMEO DI ARESE (MI): 220 ettari della storica fabbrica che ha dato molto filo da torcere alla Fiat e il cui futuro non è ancora deciso. L accordo del 2003 con la Regione Lombardia prevedeva la creazione del Polo della mobilità sostenibile e, sulla restante area acquistata dall americana Aig/Lincoln Estate, la logistica, che avrebbe dovuto riassorbire 550 operai (ne ha occupati 75). Il 25 settembre scade l accordo fatto con i Comuni di Arese, Rho, Garbagnate, Lainate, e la Regione ha presentato un nuovo progetto che prevede la trasformazione in zona commerciale, verde e residenze per abitanti. Dei operai presenti nel 1987, quando la Fiat acquista l Alfa, ne rimangono 660 nella progettazione e sperimentazione e 322 in cassa integrazione; per 172 di questi scatterà la mobilità lunga, per gli altri non si sa nulla. Nel 2003 i Cobas hanno fatto un documento in cui anticipavano la cronaca: nella Estate Sei Spa, proprietaria dell area, c era Hopa e quindi Gnutti, Consorte, Fiorani, Ricucci, ecc. Arese è stata una miniera d oro per la Fiat: l Alfa è costata miliardi di lire, la vendita dell area ha fruttato il doppio. I macchinari sono stati portati in Argentina, a Mirafiori e in altri fabbriche. 2PROGETTO VERONA SUD: 200 ettari di industrie dismesse e almeno 10 anni di lavori in un area che va dal casello di Verona Sud alla stazione di Porta Nuova. Nell area dell ex Mercato ortofrutticolo crescerà il Polo finanziario, la city di banche e assicurazioni, con un parco e case a ridosso di Borgo Roma. Saranno recuperate le ex Officine Adige e le ex Cartiere di Basso Acquar, l ex Foro Boario e gli ex Magazzini genera- TOMMASO BONAVENTURA / CONTRASTO Sopra, un immagine degli anni Cinquanta dello stabilimeno Alfa Romeo di Arese: il montaggio del motore della Giulia Berlina. A sinistra, il gasometro al quartiere Ostiense di Roma. li, che verranno collegati al centro da una galleria per autobus e tram. I progetti sono firmati, tra gli altri, dagli architetti Mario Bellini, Massimiliano Fuksas e Richard Rogers. A coordinare i lavori sarà un Authority composta soprattutto da funzionari comunali. Sempre che la nuova amministrazione, ora di centrodestra, non freni o modifichi il progetto. 3EX FIAT A FIRENZE-NOVOLI: 31,8 ettari in attività dal 1939 al Nel 1993 l intera area viene demolita, salvando solo la centrale termica. Si passa attraverso un Piano particolareggiato e la modifica del Piano regolatore. La proprietà è Immobiliare Novoli Spa, che deve costruire l Università, mentre Fiat interviene come consulente ed è tra i costruttori. Nel 2003 l Università si trasferisce, ma gli studenti continuano per 4 anni a mangiare in un container: nessun ente pubblico ha stabilito dove sarà e quanto costerà acquistarla. La trattativa si conclude all inizio del 2007 con l acquisto da parte dell Ente per il diritto allo studio della mensa,al prezzo ormai lievitato di euro. Oltre all Università sono state costruite residenze per studenti e abitazioni. L area è una colata di cemento nel traffico: i 12 ettari di verde pubblico previsto devono essere ancora sistemati. E su tutto giganteggia il Palazzo di giustizia progettato da Leonardo Ricci, un incubo di spigoli taglienti che sembra il monumento alla ghigliottina. 4OFFICINE MECCANICHE BREDA A PISTOIA: 21 ettari ancora in corso di trasformazione a ridosso del centro storico. La produzione di carrozze ferroviarie comincia nel 1905 e negli anni successivi vengono prodotte anche macchine agricole e MUSEO STORICO ALFA ROMEO LE PRINCIPALI AREE DISMESSE Tracciare una mappa completa di tutte le aree dismesse in Italia e fare un bilancio della porzione di territorio occupata è praticamente impossibile. Nella cartina abbiamo rappresentato le principali, esclusivamente quelle industriali Città Area Destinazione precedente Superficie m 2 Nuova destinazione Milano Bicocca ex Pirelli, ex Ansaldo Polo universitario, teatro degli Arcimboldi, Bicocca Village con cinema multisala e centro benessere Milano Bovisa-Certosa ex raffineria Fina Edifici residenziali, parco, supermercato, polo universitario Milano City Life ex Fiera Tre torri, la più alta di 218 metri, un parco, abitazioni per persone Milano Garibaldi-Repubblica Ex stazione Porta Nuova, Città della moda, nuove sedi di Regione e Comune, spazi verdi, auditorium, ex Varesine scuole, altri spazi pubblici e commerciali Milano-Rho Nuovo polo Fiera Ex raffineria Agip Milano Portello Fiera Ex Alfa Romeo Edifici residenziali e commerciali e il World Jewellery Centre Milano Pompeo Leoni Ex Om (Officine Edifici residenziali e commerciali Meccaniche) - Iveco Milano Rubattino Ex Maserati - Innocenti Edifici residenziali e commerciali Milano Santa Giulia Ex Montedison, Edifici residenziali e commerciali, ex acciaierie Radaelli un area verde Torino Spina 1 ex linea ferroviaria, ex Fiat Materferro 12 km di viale alberato, pista ciclabile, esposizioni di arte Torino Spina 2 Ex Officine Grandi Riparazioni, Edifici residenziali, grattacieli di Renzo Piano, dalla Nebiolo e dalla Westinghouse polo universitario Torino Spina 3 ex impianti siderurgici OLTRE Edifici residenziali e commerciali, un parco divertimenti, CimiMontubi, un parco tecnologico ex stabilimenti Michelin, Paracchi, Fiat Ingest e Savigliano 13 Genova Fiumara Ex Ansaldo Abitazioni di pregio, il palasport, parcheggi, spazi verdi, aree commerciali, nuove aziende una centrale elettrica a cogenerazione 14 Genova Campi Ex Italsider Parco tecnologico, 130 nuove aziende 15 Genova Bolzaneto Ex Sanac, Normoil e Lo Faro Mercato ortofrutticolo 16 Venezia Porto Marghera Ex area industriale Parco scientifico e tecnologico 17 Venezia Isola della Giudecca Ex Junghans Edifici residenziali, la casa dello studente, un teatro 18 Venezia Punta San Giuliano Ex discarica di rifiuti Parco San Giuliano industriali e urbani 19 Venezia Piazzale Roma Ex Manifattura Tabacchi Cittadella della giustizia 20 Milano Arese Ex Alfa Romeo Verona Porta Nuova Ex mercato ortofrutticolo, Polo finanziario, abitazioni, parco ex Officine Adige, ex Cartiere di Basso Acquar, ex Foro Boario, ex Magazzini generali Firenze Novoli Ex Fiat Università, Tribunale, abitazioni, studentato, parco Pistoia Ex Officine meccaniche Biblioteca, scuola, abitazioni, Università Roma Ostiense-Testaccio Ex Mattatoio, ex Mercati Università Roma Tre, Citta dell Altra Economia, Teatro India, Città del gusto, Città dei giovani e delle arti, il polo sportivo generali, ex Mira Lanza dei mondiali di nuoto del 2009, Museo d arte contemporanea, uffici del Campidoglio, un centro commerciale, ecc. Napoli Bagnoli Ex acciaierie Ilva Polo multifunzionale per le produzioni multimediali ed audiovisive, ecc. Torino ex Italgas Università degli studi di Torino, Villaggio media Settimo Torinese (To) ex acciaierie Ferrero Edifici residenziali, commerciali, produttivi e terziario Sesto San Giovanni (Mi) ex Falck Uffici, abitazioni, negozi, parco Lodi ex caseificio Polenghi Polo terziario polifunzionale Lombardo Trento ex Michelin Polo culturale pubblico, parco Conegliano Veneto (Tv) ex Zanussi Municipio e auditorium comunali, terziario, ricettivo, sedi scolastiche, residenze Udine ex acciaierie Bertoli Edifici commerciali, terziario, residenziali e artigianali Parma ex pastificio Barilla, Edifici terziario, residenziali e commerciali, parco ex zuccherificio Eridania Terni ex Siri Teatro, musei civici, ricettivi, uffici, appartamenti, attività commerciali e terziario LEGENDA GIÀ REALIZZATO PARZIALMENTE REALIZZATO CANTIERE, LAVORI IN CORSO IN FASE PROGETTUALE, ANCORA DA REALIZZARE valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 23

13 dossier aree dismesse dossier aree dismesse LIBRI Ermanno Rea La dismissione Rizzoli 2002 locomotive. Le Officine vengono bombardate durante la seconda guerra mondiale, ma la produzione continua fino agli anni Ottanta. Nel 68 la proprietà passa all Efim, ente per il finanziamento dell industria manifatturiera. Nell 80 il Comune acquista parte delle costruzioni e, successivamente, intervengono anche i privati. Nell area ha trovato posto una grande biblioteca, una scuola e,nella palazzina progettata da Gino Coppedé, una palestra. Un altra parte dell area verrà destinata all Università e a strutture alberghiere. Alla chiusura della fabbrica hanno fatto seguito le cause degli operai ammalati di mesotelioma per esposizione all amianto dal AREA OSTIENSE, TESTACCIO, GASOMETRO ROMA: ha come centro la piramide Cestia accanto alla stazione Ostiense (appena recuperata da parte di Centostazioni Spa), inclusi il Testaccio con il suo Monte e le aree ex Mattatoio (dismesso da 30 anni) ed ex Mercati generali, e un tratto del Tevere. Nel suo lato più nobile confina con l Aventino e le Terme di Caracalla. Se si aggiunge che è collegata anche al mare con la metropolitana, si Milano premia chi cuba PRENDIAMO UNA VECCHIA FABBRICA ABBANDONATA. Ce ne sono molte nelle città italiane, a Milano moltissime. Un tempo erano al di fuori del tessuto cittadino, oggi ne sono parte integrante. Ex stabilimenti dei di Elisabetta Tramonto grandi marchi dell industria italiana, come Montedison, Pirelli, Falck, la cui attività produttiva è cessata negli ultimi trent anni. Immaginiamo di abbatterli e, al loro posto, costruire maxi-complessi residenziali: un centro commerciale, un palazzo per congressi, appartamenti di lusso da vendere a prezzi fino a dieci mila euro al metro quadro. Un bell affare, no? Da far ingolosire qualsiasi immobiliarista. Se poi dovesse capitare di radere al suolo qualche edificio storico della città, di sacrificare un po di verde, di dimenticarsi delle famiglie da euro al mese che fanno salti mortali per pagare affitti da capogiro, pazienza. È esattamente quello che sta accadendo a Milano. Secondo i dati del Comune (riferiti alla prima metà del 2006) oltre l 8% della città, tredici milioni di metri quadrati, è coinvolto in un progetto di trasformazione edilizia. In quasi tutti i casi (l 80%) si tratta di grandi Le aree dismesse fanno gola: milioni di metri quadri per edificare residenze superlusso. E il Comune spalanca le porte aree dismesse, dove per lo più si stanno realizzando abitazioni. Come dare torto ai grandi gruppi immobiliari, agli Zunino, Coppola o Ricucci di turno? Negli ultimi dieci anni a Milano i prezzi delle case, nuove o ristrutturate, sono aumentati in media del 90%, con punte di incremento in alcune zone del 144%. Le quotazioni degli uffici,invece, sono rimaste ferme (dati della Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura 2006). Se si punta al massimo profitto, quindi, bisogna costruire case. Peccato che in una città ci siano anche altre variabili da considerare. L interesse dei cittadini, per esempio. capisce perché l area ha visto lievitare le sue FILM quotazioni ed è diventata un cavallo di battaglia delle giunte Rutelli e Veltroni. È molto veltroniana, poi, la storia del gasometro di proprietà dell Italgas: è stato messo sotto vincolo architettonico nel 2001 da un funzionario dopo aver visto le Fate ignoranti del regista Ozpetek, abitante storico dell Ostiense. Nell area si sono già installate l U- Gianni Amelio La stella che non c è niversità Roma Tre, il Teatro India nell ex 2006, ispirato a Mira Lanza, la scuola popolare di Musica La dismissione del Testaccio, la Città dell altra economia e la Città del gusto. In programma ci sono: la Città dei giovani e delle arti, una maxi libreria d arte, un ponte, il polo sportivo dei mondiali di nuoto del 2009, il Museo d arte contemporanea, la sede degli uffici del Campidoglio, un centro commerciale, la residenza per gli studenti, un parco, le terme e molte abitazioni. Nessuno azzarda cifre sul costo dei lavori, eseguiti con capitali pubblici e privati. 6EX FEDERCONSORZI-CITTÀ DELLA SCIENZA A BAGNOLI (NA): 7 ettari sul mare, là dove è stata produttiva una fabbrica chimica dal 1853 al 1990, cambiando molte volte proprietà nel corso degli anni, ma che è di Enichem al momento della chiusura. Nel 1993 passa alla Fondazione Idis (Istituto per la valorizzazione della cultura e della scienza) che affida il progetto di recupero dell area, finanziato dal Cipe. Nasce così la Città della scienza, che resterà attiva per 66 anni dal suo completamento. La Città della scienza, inserita nel circuito museale campano, ospita anche attività di ricerca, di formazione e lì, dal 2003, si gira la serie televisiva Un posto al sole. Le attività dell area danno lavoro a più di 500 persone, 36 delle quali provenienti dalla ex fabbrica. 7ACCIAIERIA ILVA DI BAGNOLI (NA): con i suoi 330 ettari è la più grande di tutte le aree industriali dismesse e il suo futuro è ancora da costruire. Bagnoli si trova ai piedi del Monte di Posillipo, affacciata sul Golfo di Pozzuoli, proprio di fronte all isolotto di Nisida, sede del carcere minorile. Nel 1909 gli altiforni cominciano a produrre e diviene il centro più importante del Meridione, occupando fino a persone nel 73. Di proprietà Iri dal 1934, passa all Italsider nel 62 per tornare all Ilva negli anni Settanta, quando viene stabilito dal Piano regolatore che il 30% dell area venga destinato a strutture turistiche e ricettive. La chiusura totale degli impianti avviene negli anni 90. La fabbrica ha inquinato il mare e la spiaggia, vietati alla balneazione. La loro bonifica comporterà una spesa di oltre 237 milioni di euro pubblici. Nell accordo della città. Chi trova un area dismessa trova un tesoro Per chi se lo può permettere, il quartiere di Santa Giulia (www.milanosantagiulia.com) offre un ampia scelta: da un monolocale di 70 metri quadrati a euro, a un superattico di oltre 300 metri quadrati con quattro camere da letto, sei bagni, soffitti fino a sei metri di altezza e una piscina privata nella terrazza-giardino per soli 3 milioni di euro. Si viaggia su queste cifre nel megacomplesso residenziale, firmato dall architetto britannico Norman Foster, che la Risanamento di Luigi Zunino sta costruendo a sud-est di Milano, sull area di 1,2 milioni di metri quadrati dove sorgevano gli stabilimenti della Montedison e le acciaierie Radaelli. Duemila appartamenti, trecentotrenta mila metri quadrati di parco, un centro congressi da otto mila posti, la nuova sede di Sky Italia, alberghi, una chiesa, parcheggi e ampi spazi commerciali. È il più imponente dei progetti di recupero di aree dismesse che Milano ha in cantiere. Ma ci sono anche le torri avveniristiche degli firmato a luglio per la bonifica è previsto anche che metri cubi di sedimenti tossici (la cosiddetta colmata) verranno riutilizzati per le darsene di Piombino e di Napoli est. Intanto si attende l aggiudicazione del bando da 19 milioni di euro indetto da Bagnolifutura Spa con fondi dell assessorato al turismo della Campania, destinati a un polo multifunzionale per le produzioni multimediali ed audiovisive. 8DISTILLERIA DI BARLETTA: 5,3 ettari nella zona sud del centro storico. La distilleria viene fondata nel 1882 ed è per anni un centro di riferimento della produzione agroalimentare del Mezzogiorno, esemplare anche per il riutilizzo ecosostenibile degli scarti di produzione per ottenere alcol e biocombustibile. Nel 1976 il complesso chiude ed è acquisito dall Eridania; nel 1990 viene vincolato dal Ministero come archeologia industriale e se ne impedisce la demolizione,anche per il serrato confronto promosso dal Forum recupero ex distilleria (Fred) che comprende partiti e associazioni, uniti nel chiedere che l area torni alla città. Nel 2004 la municipalità acquista l intero complesso attingendo a fondi comunitari e aiuti statali. Il progetto prevede un polo per attività culturali, commerciali, di servizio e la realizzazione di un Orto botanico in cui sono cominciati i lavori dopo 17 anni dal vincolo ministeriale.. architetti di grido Libeskind, Isozaki e Hadid che sostituiranno i padiglioni della ex Fiera di Milano; i grattacieli della Città della Moda voluti da Fondiaria-Sai insieme ai texani della Hines a Garibaldi-Repubblica; il progetto di Renzo Piano nell ex area della Falck a Sesto San Giovanni, anche questo in mano alla Risanamento di Zunino. Progetti attorno a cui ruotano miliardi di euro. Una ricerca del CERTeT dell Università Bocconi ha calcolato che, dal 1998 a oggi, a Milano sono stati avviati progetti di recupero su 10,5 milioni di metri quadrati di aree dismesse, tra ex stabilimenti industriali e scali ferroviari in disuso. Sono stati investiti 10,5 mi- A sinistra, il progetto dei grattacieli di Libeskind, Isozaki e Hadid all ex Fiera di Milano. Sopra, quello del quartiere di Santa Giulia dopo l intervento di Norman Foster. 24 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 25

14 dossier aree dismesse liardi di euro, con un impatto economico totale di 24 milioni di euro, l 8,1% del Pil della Lombardia nel Solo nell ultimo anno, secondo Scenari Immobiliari, gli investimenti nel settore immobiliare a Milano da parte di investitori istituzionali hanno raggiunto un miliardo di euro, di cui la metà da fondi stranieri. Non è difficile capire perché i grandi gruppi immobiliari cerchino di sfruttare al massimo le aree dismesse, costruendo il più possibile. Spetta però alla pubblica amministrazione, il Comune in questo caso, porre un freno, stabilire delle regole, decidere dove, quanto e che cosa permettere di costruire. Purtroppo non sempre accade. PIÙ CHE IL PACIFISMO POTRÀ IL MATTONE? Sembrerebbe di sì guardando il numero degli immobili ( Erano immobili, oggi vi vengono incontro si legge sul sito del Demanio) che dal ministero della Difesa stanno passando all agenzia di Paola Baiocchi del Demanio, nell operazione Valore Paese che cambierà la destinazione d uso di circa mille aree militari, coinvolgendo gli Enti locali.la descrizione delle tipologie alienabili è contenuta nel decreto del 28 febbraio 2007 del ministero della Difesa e fa venire l acquolina in bocca, perché molte aree sono grandi come piazze d armi e in zone di interesse ambientale, oppure sono edifici storici e strategicamente collocati nel centro delle città: ex poligoni di tiro (uno sul Monte Argentario), arsenali, caserme, aeroporti, un ex calzaturificio, aziende agricole, capannoni, ex polveriere. C è anche un faro nelle Isole Tremiti. Dopo 14 anni e 9 passaggi legislativi, il meccanismo si è messo in moto e verranno definite quattro tranche, ognuna del valore catastale di almeno 1 miliardo di euro, attraverso le quali verranno liberati beni militari, anche in aree edificabili. La prima tranche di 201 immobili, soprattutto al nord e nelle regioni centrali, è stata pubblicata; l ultima tranche è prevista per il luglio del Nelle liste non dovrebbero rientrare i alloggi, su un totale di , che il Governo Berlusconi aveva tentato di vendere all interno della famigerata operazione di cartolarizzazione Scip3. L area dell ex OM a ridosso della ferrovia metri cubi. Così il guadagno è assicurato «Da tempo le scelte urbanistiche a Milano non seguono più un progetto in funzione della città, ma ruotano attorno agli interessi dei costruttori e a giochi politici» accusa Sergio Brenna, professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano. «Basta osservare quanto sta accadendo negli spazi della ex Fiera di Milano, conquistati da CityLife, la cordata formata dalla Progestim di Ligresti, Generali, Ras, l immobiliare romana Làmaro della famiglia Toti e la spagnola Lar. Il Comune di Milano ha concesso una densità edilizia di 1,15 metri quadrati per metro quadrato, il doppio delle altre aree dismesse milanesi. Significa 900 mila metri cubi di edifici in un area di 255 mila metri quadrati. Una densità di edifici impressionante mentre il poco spazio verde previsto, anziché finire in un unico parco, sarà sbriciolato qua e là». Com è stato calcolato un indice simile? «Semplice: si è partiti dal presupposto che quell area dovesse fruttare circa 250 milioni di euro. Agli attuali prezzi di mercato, sono necessari metri cubi di appartamenti.» risponde Brenna «È questa la logica dell edilizia milanese moderna: prima si stabilisce quanto si vuole guadagnare e, in base a quella cifra, si decide quanto costruire. E il Comune dà il suo benestare, magari in cambio dell impegno da parte del costruttore di realizzare un opera pubblica: una strada, un tratto di metropolitana. Insomma, un modo per sopperire alla carenza di fondi pubblici concedendo più permessi edili». «Milano sta imboccando la strada della massima liberta edificatrice per i costruttori. Lo dimostra il nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) proposto dall assessore allo Sviluppo del territorio del Comune, Carlo Masseroli» denuncia Giorgio Ferraresi, professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano. Se la proposta dovesse essere approvata, il vecchio piano regolatore scomparirebbe per dare il benvenuto a un nuovo complesso meccanismo in base al quale i permessi edili si scambiano in una vera e propria Borsa, regolata da criteri di mercato. Il piano regolatore specificava in quali aree della città era possibile costruire e in quali no. Il nuovo metodo, invece, prevede che tutta la città sia potenzialmente edificabile. Cioè a tutte le zone di Milano è assegnato uno stesso indice di edificabilità (ancora da stabilire). Chi volesse superarlo, dovrà acquistare diritti edificatori in Borsa da altri proprietari, e i terreni rimasti senza diritti di costruire finiranno nelle tasche del Comune. «Un meccanismo complesso quanto assurdo e pericoloso» commenta Ferraresi. «In questo modo il diritto a costruire, anziché essere concesso dallo Stato ai privati, appartiene direttamente ai singoli che possono decidere liberamente che cosa farne». Ma la libertà decisionale dei costruttori è evidente sin d ora. «Nell area Garibaldi-Repubblica si è assistito a una consapevole ed esplicita distruzione del quartiere Isola. E il Comune non ha mosso un dito» racconta il professor Ferraresi. «L Isola è un pezzo della storia della città, dalla forte identità culturale, dove ancora sopravvivevano piccole attività artigianali concentrate soprattutto nella Stecca degli artigiani, una vecchia fabbrica dalle facciate scrostate, che, anziché essere ristrutturata, dopo mesi di battaglia da parte degli abitanti del quartiere, è stata rasa al suolo. Al suo posto sorgeranno moderni grattacieli per ospitare la nuova città della moda, le nuove sedi di Regione e Comune e case, tante remunerative case a prezzi da capogiro».. Cemento disarmato Quattro miliardi di euro è il valore delle aree militari che il demanio darà in concessione. Un patrimonio che potrebbe contribuire a risolvere il problema della casa. Ma solo se si riparte da una progettazione condivisa. IN RETE Niente Scip Questa volta le cose potrebbero essere diverse dalla solita dismissione del patrimonio pubblico verso i soliti privati, perché l ultima Finanziaria ha introdotto la novità che i beni non saranno venduti, ma concessi per un massimo di 50 anni, scaduti i quali torneranno di proprietà del Demanio. L apripista delle dismissioni è stata Bologna, dove è stato firmato un protocollo di intesa tra ministero dell Economia e delle Finanze, agenzia del Demanio e Comune di Bologna per il recupero di dodici servitù militari: 500 milioni di euro per 600mila metri quadri, fra cui molti stabili di interesse storico e in appetibili zone centrali. «Ma a Bologna, al di là delle dichiarazioni alla stampa» ci dice Vincenzo Simoni, segretario nazionale dell Unione inquilini «non si vede un reale impegno della politica nel cercare soluzioni condivise e innovative. Anche a Roma, sull acquisizione di Forte Bravetta l assessore fa le cose in modo misterioso». Per l operazione Valore Paese la Cassa depositi e prestiti (Cdp) metterà a disposizione delle amministrazioni un nuovo strumento finanziario per intervenire nella riqualificazione dei beni: si tratta di prestiti a scadenza più lunga (50 anni) di quelli oggi concessi dalla Cassa. Vincenzo Visco ha commentato entusiasta: «Dopo anni in cui il patrimonio è stato spesso svenduto a prezzi di saldo, questa è una grande operazione, in una logica totalmente diversa, che cambierà la faccia delle nostre città, con investimenti privati che possono valere molto anche in termini di Pil». LE EX CASERME FRANCESI DI VAUBAN - FRIBURGO CON LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, le truppe francesi stanziate nelle caserme di Friburgo, nel Baden-Württemberg in Germania lasciano i 34 ettari a Vauban, area a solo due chilometri dal centro. La città nel 1994 li compera dallo Stato decidendo un progetto che dia il segno della riappropriazione dell area dal punto di vista sociale e ambientale. L obiettivo è un quartiere ad alta densità per differenti gruppi sociali, con alloggi per abitanti e 600 posti di lavoro. Dieci vecchi edifici militari vengono dati dal Comune all Organizzazione degli studenti, che li ristrutturano ecologicamente e li trasformano in residenze per 600 universitari. La rimanente area viene suddivisa in piccoli lotti e venduti principalmente a privati e a gruppi locali. La nascita del quartiere sostenibile Vauban è strettamente collegata all attività del Forum Vauban, associazione non profit che raccoglie circa 300 soci e che è intervenuta in tutte le fasi della progettazione, come membro consultivo del Comune, per cui ora a Vauban tutti gli edifici consumano meno di 65 kwh/mq per anno, 42 hanno un consumo di 15 kwh/mq per anno e 10 producono più energia di quanta ne consumano. Per il riscaldamento di tutto il quartiere provvede una centrale di cogenerazione a pallet, tutti i tetti sono provvisti di collettori termici solari e di pannelli fotovoltaici (450 mq i primi e ben mq i secondi). Il quartiere è stato pensato per ridurre al minimo la presenza delle auto. ADDIO ALLE ARMI La localizzazione dei 240 beni militari da dismettere individuati dal decreto del 2005 Veneto 49 Lombardia 34 Piemonte 29 E. Romagna 27 Liguria 25 Campania 18 Lazio 15 Toscana 15 Puglia 12 Marche, Abruzzo, Umbria 16 La destinazione d uso? Pubblica, per una volta Si potranno fare avanti anche Enti privati, imprese, consorzi, associazioni. «A questo punto è importante che da settembre»riprende Vincenzo Simoni «diventi operativo quello che è stato deciso nel Tavolo nazionale sulla casa, a cui hanno partecipato ministeri, sindacati, Anci e associazioni di categoria. E cioè che ci sia una destinazione residenziale pubblica all interno di queste aree, costruite a suo tempo con soldi pubblici. Per una volta, dopo l occasione persa dell utilizzo delle aree industriali dismesse, si potrebbe dare un senso alle istanze del pacifismo, dell ambientalismo e fare fronte alle esigenze abitative e sono le domande inevase di assegnazione di case popolari». E per sollecitare l attenzione delle forze politiche e della società civile, in questo momento di transizione l Unione Inquilini ha lanciato sul suo sito un appello da firmare dal titolo Abitare nel costruito dove si chiede che il passaggio agli Enti locali non sia oneroso. Elisabetta Spitz è il direttore dell'agenzia del Demanio che sta seguendo la dismissione con abilità bipartisan (l incarico le è stato conferito da un governo di centrosinistra, riconfermato da Tremonti e ora dall attuale governo) simili a quelle del marito Marco Follini, che sa cambiare schieramento politico al momento giusto. L architetto Spitz ha commentato così le nuove opportunità offerte da Cdp: «In questo modo si favorisce la collaborazione con i Comuni per la valorizzazione dei beni. E con la disponibilità di Cdp si FONTE: MINISTERO DELLA DIFESA 26 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 27

15 dossier aree dismesse crea una leva finanziaria che incoraggerà gli investimenti». Una leva finanziaria valutata 40 miliardi di euro. Con ricadute positive anche per le casse dello Stato e dei Comuni? Sì, se la politica con la società civile fa sua questa grande opportunità. Una grande opportunità Si è allungata la durata dei mutui per l acquisto della prima casa: il 50 per cento di quelli concessi nell ultimo anno è trentennale e questo impegno delle risorse delle famiglie ha diverse conseguenze: immobilizza l economia in un asfittico circolo vizioso e costringe le famiglie a esercizi di equilibrismo per arrivare a fine mese. I dati del primo trimestre 2007 del Bollettino di Bankitalia parlano di debiti finanziari cresciuti dell 11% rispetto all anno precedente. E di una contrazione nei consumi di beni alimentari. Le ricadute positive di una politica della casa che riparta da questi grandi spazi potrebbe riguardare anche settori d investimento non speculativi, come ci spiega Giovanni Caudo urbanista, ricercatore presso l Università Roma Tre: «In Italia non esiste l offerta di alloggi a costo accessibile, intermedi tra quelli a canone so- ciale e quelli in regime di libero mercato. Il mercato immobiliare italiano è rigido ed è causa della crescente vulnerabilità delle famiglie anche del ceto medio. I recenti incrementi dei canoni di affitto hanno determinato un aumento del numero delle famiglie (circa tra il 2005 e il 2007) che hanno visto crescere, oltre la soglia del 30%, il peso del canone sui redditi. In città come Roma può incidere dal 47 al 70 per cento, se si risiede in zone centrali. Nel caso delle aree militari dismesse, i Comuni potrebbero destinarne una parte per favorire la diffusione della casa a costo accessibile. Per farlo è necessario favorire la costituzione di soggetti non profit affidatari della gestione. Si potrebbe così aprire una grande opportunità per destinare nuovi spazi al social housing, l abitazione per chi non può permettersi la casa di proprietà, ma non è nemmeno così povero da rientrare nei parametri per gli alloggi popolari». Potrebbero formarsi gruppi di cittadini che organizzano l autocostruzione, oppure si uniscono in cooperative o associazioni e ottengono la gestione delle aree. Un modello c è già, ed è quello realizzato a Friburgo (vedi BOX ) dove al posto delle ex caserme francesi è nato un quartiere di abitazioni. I fondi immobiliari in Germania fanno paura Valutazioni errate e disinvestimenti di massa: tre fondi immobiliari tedeschi sospendono le quotazioni.. EUROPA POST INDUSTRIALE DEMOLIRE O RICICLARE? SONO DUE FILOSOFIE, DUE MODI DI VIVERE. Di fronte a qualcosa di vecchio, rotto, abbandonato si può passare un colpo di spugna, o di ruspa, e rifare tutto daccapo. Oppure rimetterlo in sesto e usarlo per uno scopo diverso, riciclarlo. Succede con i rifiuti, ma anche con le fabbriche abbandonate, i magazzini, le miniere. Le città europee sono piene di residuati di archeologia industriale, memoria di un epoca finita da decenni. Che fare, quindi, di queste aree dismesse? Le risposte sono state molto diverse. L Italia, nella maggior parte dei casi, sembra aver scelto la strada del radi al suolo e ricostruisci, senza alcun rispetto per ciò che quell edificio rappresentava. Nel resto d Europa invece sono molti gli esempi di ex aree industriali a cui è stata data una seconda vita, mantenendone l identità originaria: le Dockland di Londra, ex depositi portuali trasformati in un area commerciale alla moda, o il quartiere in stile vittoriano nelle Gorbals di Glasgow. O ancora la Promenade Plantée a Parigi, che unisce la Bastiglia alla Gare de Lyon sul percorso della vecchia ferrovia trasformata in un giardino affiancato da negozi di architettura d interni e design, atelier d artisti e botteghe di moda. O Temple Bar a Dublino, trasformato da un insieme di magazzini a quartiere artistico e culturale, nella cui rinascita hanno avuto un ruolo fondamentale gli abitanti della zona. Una situazione simile al quartiere Isola, a Milano, dove però, purtroppo, la conclusione è stata molto meno felice (vedi articolo). Ma il simbolo del non si butta via niente nell Europa post industriale è certamente la regione tedesca della Ruhr. Difficile trovare altri luoghi dove sia possibile fare sub in un depuratore, assistere al Lago dei cigni in una miniera e ascoltare musica in un gasometro. La regione simbolo dell industria pesante tedesca ha saputo reinventarsi completamente, sfruttando in un modo nuovo ogni centimetro. Al posto di carbone e acciaio ci sono 250 musei. L acciaieria è diventata un percorso di archeologia industriale, l altoforno è un teatro, l ex tubo per il raffreddamento fa da scivolo per i bambini, i muri di cinta sono una parete da arrampicata e dal trenino sotterraneo che trasportava carbone nelle miniere tra Dortmund e Duisburg, i turisti possono immaginare una vita che appartiene a un passato che non c è più. Intanto in Italia sembra essere finita la guerra sul fondo Berenice di Pirelli RE, che gestisce gli immobili ex Telecom. PERMETTONO DI INVESTIRE NEL MATTONE senza comprare case e palazzi. Promettono rendimenti superiori ai titoli di Stato senza correre grossi rischi. I fondi immobiliari, molto amati negli Stati Uniti, in Germania, di Mauro Meggiolaro in Francia e sempre più diffusi anche in Italia, sembrano aver trovato la quadratura del cerchio. Il loro funzionamento è semplice: una società di gestione raccoglie quote di capitale dai risparmiatori per acquistare o costruire immobili (di solito complessi industriali o commerciali). La somma delle quote costituisce il patrimonio del fondo, il cui guadagno è dato dalla riscossione degli affitti e dalla rivalutazione degli immobili. Un gioco da ragazzi che, secondo le stime, può offrire dai 2 ai 4 punti percentuali in più rispetto all inflazione: una via di mezzo tra i BOT e gli investimenti azionari. Rischio basso, buoni rendimenti. Sembra la favola di Babbo Natale. Babbo Natale non esiste Ma Babbo Natale, in finanza, non esiste. Il popolo degli Immobilienfonds se n è accorto nel 2005, in un freddo giorno di dicembre, quando DB Real Estate, la controllata di Deutsche Bank che si occupa di investimenti immobiliari, ha chiuso il fondo Grundbesitz Invest per procedere alla rivalutazione degli immobili in portafoglio e ha sospeso i rimborsi agli aderenti per due mesi e mezzo. Appena un mese dopo hanno chiuso i battenti altri due fondi immobiliari, promossi dalla KanAm Grund Kapitalanlage, per riaprire agli inizi di aprile. In mezzo secolo di storia dei fondi del mattone tedeschi non era mai successo. Ma perché si è arrivati a decisioni così drastiche? Le ragioni sono molte. Prima di tutto i tre fondi in questione sono aperti : si può entrare e uscire quando si vuole. Per rimborsare chi esce viene accantonato almeno il 5% del patrimonio in riserve liquide. Solo che, se molti decidono di uscire nello stesso momento com è successo nel caso di Grundbesitz e KanAm-, il 5% può non essere sufficiente e quindi bisogna vendere gli immobili in portafoglio per recuperare liquidità. Cosa che può richiedere molto tempo. In passato situazioni del genere erano state gestite con l intervento delle banche. Nel 2004 Dresdner e Deka Bank avevano iniettato liquidità nei propri fondi immobiliari per evitare di dover sospendere i rimborsi in attesa di realizzare le vendite. Deutsche Bank, invece, ha deciso di non intervenire e di lasciare il Grundbesitz al proprio destino. «Nel dicembre del 2005 erano altre le priorità per DB», spiega l Economist, «la banca doveva raggiungere un ROE (ritorno sul capitale proprio NdR) del 25%. Correre in soccorso del fondo avrebbe significato sborsare qualche centinaio di milioni di euro: l effetto sul bilancio sarebbe stato pesante». Nel caso del Grundbesitz, la crisi è stata innescata dalla stagnazione del mercato tedesco, su cui il fondo investiva il 60% del patrimonio. Gli affitti in discesa hanno costretto Deutsche Bank ad annunciare un ricalcolo degli asset, per adeguarli ai valori reali. All annuncio sono seguiti disinvestimenti per 1,4 miliardi di euro (un quinto del patrimonio totale). Per il KanAm è bastato il sell di un agenzia di rating, che ha consigliato di vendere le quote del fondo a causa di investimenti rischiosi negli USA, per dare inizio alla diaspora. Nella primavera dello scorso anno i tre fondi sono ripartiti, ma la scottatura dei piccoli risparmiatori, assicurano gli operatori del mercato, continuerà a produrre i suoi effetti. Galline dalle uova d oro «In Italia questi problemi non si pongono. I nostri fondi immobiliari sono chiusi o al massimo semi-aperti. È possibile uscire solo in momenti predefiniti», ha dichiarato Gerardo del Borgo, consulente di CordeaSavills ed ex direttore generale di Deutsche Bank Fondi Immobiliari Sgr. Sarà, ma anche con i fondi chiusi le sorprese non mancano. Lo dimostra la battaglia che hanno ingaggiato Pirelli Real Estate, alleata con la banca Merril Lynch, e il Gruppo Caltagirone, fiancheggiato dalla casa di investimenti Goldman Sachs, per aggiudicarsi i fondi immobiliari Tecla e Berenice. Nei due fondi, quotati in borsa dal 2005, Pirelli Real Estate aveva fatto confluire una parte delle centrali e degli immobili svenduti da Telecom Italia a Pirelli, su cui la stessa Telecom continua oggi a pagare affitti molto elevati. Visto che, secondo Pirelli, i due fondi trattavano a sconto rispetto ai valori degli immobili, il 22 maggio scorso aveva deciso di portarli via dal mercato lanciando un offerta pubblica d acquisto (OPA) a 540 euro per quota (per Berenice): il 14,1% in più rispetto al prezzo medio negli ultimi dodici mesi. Ma non aveva fatto i conti con Caltagirone che, fiutato l affare, il 18 giugno ha deciso di rilanciare a 640 euro. Da allora si sono susseguite una serie di offerte e controfferte fino al 31 luglio, quando Pirelli RE Sgr, gestore di Berenice, ha chiesto agli investitori di aderire all offerta di Caltagirone-Goldman, fissata a 913 euro. Chi aveva comprato le quote di Berenice un anno fa può ora portare a casa un guadagno superiore al 110%. Ma perché un fondo immobiliare rimasto dormiente per due anni si è improvvisamente svegliato? C è stato un difetto di trasparenza o si tratta semplicemente di sonnolenza dei mercati? Forse è ancora presto per dirlo. Un dato però sembra certo: gli immobili svenduti da Telecom a Pirelli per iscrivere a bilancio plusvalenze sono vere e proprie galline dalle uova d oro, dove le uova sono gli affitti che la ex controllata di Tronchetti Provera continua a pagare a Tronchetti Provera, presidente di Pirelli. Ancora per poco. Prossimamente le pigioni d oro saranno infatti riscosse dai Caltagirone.. 28 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 29

16 Darfur Il business cinese lavanderia di Paolo Fusi CISL SONO QUATTROCENTO CAMION DELLA IVECO che vanno avanti e indietro, un giorno dopo l altro, da Port Sudan a Darfur. Dalle tranquille acque del Mar Rosso all inferno scatenato dal governo sciovinista di Omer El Bashir e del suo Movimento Fondamentalista Islamico, il NIF. Sono 400 camion della Iveco che viaggiano per 1800 chilometri all andata e 1800 al ritorno, su una strada a volte dissestata dalle intemperie, a volte martoriata dalle bombe e dalle mine, a volte dall incuria. Trasportano di tutto: stoffa, frutta, petrolio e gas per le società commerciali internazionali che caricano a Port Sudan, ma anche generi di prima necessità, medicine, mine antiuomo, pallottole e mitragliatrici per gli eserciti più o meno irregolari che si affrontano nella regione di Darfur, nel Sudan Occidentale, in cui il Governo di Khartoum sta perpetrando un genocidio senza che noi si faccia molto. E se avanza qualcosa, quei camion fanno ancora 400 chilometri verso sud, verso la città fantasma di Birao, nella Repubblica Centroafricana, combattuta dai soldati regolari di quel paese ed i ribelli poi tutti spazzati via in un olocausto di fuoco scatenato dalle squadriglie dell aviazione francese. Sembra la trama di un film? Invece no, è una storia vera. A Darfur quei 400 camion della Iveco, tutti appartanenti ad un unica società sudanese, sono i registi di una delle guerre più atroci degli ultimi decenni. Un genocidio, appunto. Che sarebbe impossibile senza quei camion. E senza coloro che scambiano le ricchezze minerarie del Sudan con le armi: scappati gli italiani, gli americani, gli inglesi ed i francesi, a comprare l oro nero sudanese, pagandolo con ciò che il governo di Khartoum abbisogna per completare il massacro, sono solo e soprattutto i cinesi. Lo fanno con delle società che crescono a vista d occhio, diventando dei colossi mondiali dell energia: la CNPC in testa, ma anche i gruppi misti come Petrochina e Petrodar. Oggi il 65% dell export sudanese è verso la Cina. Così nascono nuove banche internazionali, sorgono colossi commerciali internazionali, il tutto finanziato con una mostruosa ed antidiluviana economia di guerra. Se le società petrolifere europee se ne sono andate (molto riluttanti, dato che l Agip fino all ultimo ha cercato di restare mascherandosi dietro le spalle possenti di un prestanome kenyota), i cinesi hanno portato in Sudan dollari, droga e polvere da sparo in cambio del prosciugamento sistematico delle risorse naturali di un paese di per se ricchissimo ma in cui si muore di fame e di sterminio. Nel frattempo la società che gestisce i 400 camion Iveco ha costituito una finanziaria che reinveste una parte dei miliardi guadagnati con i trasporti di morte. Come li reinveste? Da noi, ad esempio, comprando da Finmeccanica e valutando la possibilità di investire nella FIAT. Così Torino gli costruisce anche i punti assistenza nel deserto, a chi trasporta morte. Così quei 400 camion della Iveco dureranno qualche anno in più prima di dover essere sostituiti. Compra l oro nero sudanese che viene utilizzato per trafficare in strumenti di morte per le milizie regolari e irregolari. E la società commerciale reinveste gli utili ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 31

17 inbreve A Manchester va in scena la finanza cooperativa >34 L anima nera di Siemens. Milioni di tangenti >37 Banca Etica: le domande della redazione di Valori >39 inbreve NASCE IN SVIZZERA L AUTORITÀ DEI REVISORI inanzaetica UNICREDIT-CAPITALIA L ANTITRUST SI PRONUNCERÀ ENTRO OTTOBRE CON L ETICA LAVORATORI E AZIENDA CI GUADAGNANO L NDRANGHETA È UN GRANDE IMBROGLIO PER TUTTI PARI OPPORTUNITÀ NEL CDA E TRA I MANAGER IL VOTO DI ETICA SGR ALL ASSEMBLEA DI VODAFONE INCENTIVI PER LO SVILIPPO UNA TRUFFA DA MILIARDI In Svizzera è una piccola rivoluzione. Dal 1 settembre, la nuova autorità di sorveglianza dei revisori (organo indipendente) deciderà sull abilitazione dei revisori e sorveglierà gli organi di revisione di società con azioni quotate in borsa. L autorità garantirà da un lato che i servizi di revisione siano forniti conformemente alle prescrizioni e ai requisiti di qualità, e dall altro che le direttive internazionali quali il Sarbanes- Oxley Act statunitense vengano attuate. L Autorità di sorveglianza dei revisori terrà un registro pubblico per persone fisiche e giuridiche che forniscono servizi di revisione previsti dalla legge, sorveglierà le imprese di revisione che forniscono servizi di revisione per società con azioni quotate in borsa e le sottoporrà a un controllo approfondito ogni tre anni. Nessun costo per la Confederazione, perché l autorità di sorveglianza si autofinanzia completamente mediante gli emolumenti riscossi per le sue decisioni, i suoi controlli e le sue prestazioni nonché mediante le tasse delle imprese sotto sorveglianza statale. Continua il braccio di ferro tra Antitrust e Unicredit, oggetto la fusione con Capitalia. L Autority ha tempo fino al 7 ottobre per dare il parere definitivo. Le banche avrebbero avanzato una proposta secondo la quale si impegnano ad aumentare dello 0,77% la quota in vendita della partecipazione complessivamente detenuta in Mediobanca dopo la fusione. Il mandato a Mediobanca per il collocamento riguarderebbe il 9,39% di Piazzetta Cuccia, pari cioè alla quota in portafoglio di Capitalia. Inoltre, Unicredit si sarebbe impegnata a cedere 200 filiali, mentre i due istituti sarebbero disponibili a sterilizzare il voto di Rampl e Palenzona nel consiglio di sorveglianza di Mediobanca sui temi attinenti a Generali. L istruttoria dell Antitrust, avviata il 17 luglio scorso, ha rimarcato che la fusione ha un impatto potenziale in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti su diversi mercati relativi a retail, risparmio, investment banking e settore assicurativo. Punto di partenza è rappresentato dai legami con Mediobanca e la sua principale partecipazione, le Generali. Secondo l Authority, la banca che sorgerà dalla fusione avrà un ruolo di assoluto rilievo nella governance di Piazzetta Cuccia, nonostante l impegno a cedere circa metà della partecipazione complessiva post-fusione, perché esprimerà una posizione unitaria e di rilievo, mentre nel passato Unicredit e Capitalia potevano esprimere posizioni difformi. A questo proposito l Autorità per la tutela della concorrenza rileva che la banca post fusione esprime nel consiglio di sorveglianza di Mediobanca 5 componenti su 21, fra i quali il presidente Cesare Geronzi. Come diffondere i valori della responsabilità sociale d impresa all interno delle aziende e come trasferirli ai dipendenti. È questo il tema che animerà la due giorni londinese (3 e 4 dicembre) organizzata da Ethical Corporation (www.ethicalcorp.com). Si tratta dell evento più importante in Europa dedicato alla responsabilità sociale d impresa, giunto quest anno alla sua sesta edizione. Uno dei problemi che saranno affrontati è la percezione della propria azione responsabile non solo all esterno, ma anche all interno dell azienda e la sua ricaduta nel rapporto con i lavoratori. Secondo gli esperti di risorse umane, coinvolgere i propri collaboratori nelle azioni di sostenibilità e responsabilità conviene, perché aumenta la loro efficienza operativa e consolida la loro motivazione nel lavoro. Un circolo virtuoso che influisce anche sul profitto aggiuntivo per ciascun dipendente pari a 2500 euro annui. Nella due giorni si parlerà di come motivare per sviluppare strategie innovatrici di sostenibilità dal basso verso l alto; perché una reputazione sostenibile può aumentare e migliorare il rendimento del personale; come misurare i vari livelli di coinvolgimento. Ndrangheta: la più potente organizzazione criminale al mondo. Calabria: la regione più povera in Italia e tra le più povere in tutta Europa. Ndrangheta: giro d affari di 36 miliardi di euro annui. Locride: strada statale 106 impercorribile, ferrovia a binario unico in via di smantellamento, comuni ad alta presenza mafiosa tra i più poveri e disastrati. Ndrangheta: alleanza di ferro con una potente massoneria deviata e con la politica collusa. Calabria: disoccupazione altissima e sviluppo sempre più lontano. Comincia così la lunga lettera aperta scritta dalle Comunità libere (www.comunitalibere.org), dal Consorzio Sociale Goel (www.consorziosociale.coop) e dalla Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Locri-Gerace. Una denuncia del grande imbroglio della ndrangheta «una fregatura rivolta alle stesse famiglie mafiose. Ad essere imbrogliati sono proprio gli affiliati, gli uomini d onore, i picciotti, i camorristi, gli sgarristi... e le loro famiglie, i loro parenti innocenti, coloro che senza saperne il perché sono spesso costretti a versare il proprio sangue in faide assurde». Maggiore attenzione alle pari opportunità, alla rappresentanza femminile nel consiglio di amministrazione e nel management, più trasparenza sulle remunerazioni dei manager. Queste le richieste di Etica Sgr all assemblea degli azionisti dell inglese Vodafone, leader mondiale nelle telecomunicazioni. Con oltre un milione di azioni, Etica si è espressa a favore di tutti i punti all ordine del giorno proposti dall impresa: approvazione del bilancio, rielezione dei membri del consiglio di amministrazione, piano di remunerazione, sottolineando, appunto, la mancanza di quote rosa nei piani che contano. Quasi la metà dei dipendenti Vodafone sono, infatti, donne ma solo una siede nel consiglio di amministrazione della società e solo l 11% del top management è rappresentato da donne. Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Etica Sgr, ha inoltre suggerito a Vodafone di preferire le remunerazioni in azioni rispetto alle stock options per prevenire un eventuale uso scorretto delle opzioni da parte dei manager. Voto negativo invece alle proposte degli investitori di Efficient capital structures (Ecs) che avevano chiesto alla società di indebitarsi ulteriormente e di scorporare la partecipazione di Vodafone in Verizon Wireless per restituire valore agli azionisti nel breve periodo. Le proposte di ECS non sono riuscite ad ottenere il voto della maggioranza degli azionisti, mentre tutti gli altri punti sono stati approvati. La Guardia di Finanza ha stimato che tra il 1993 e il 2007 le frodi sugli aiuti stanziati dalla legge 488/92 hanno superato il 12 per cento. La legge è stata realizzata per erogare aiuti a fondo perduto nel campo dell industria, dei servizi, dell edilizia, del turismo, del commercio e dell artigianato. Il record negativo spetta al sud, con Calabria e Sicilia in testa. Fino all anno scorso i fondi erogati sono stati pari a 18 miliardi di euro al sud Italia e 2,5 miliardi al centro-nord. All industria e ai servizi sono andati 15 miliardi, 2 miliardi e 600 milioni al turismo e al commercio. Nel 2006 le Fiamme Gialle sono intervenute 402 volte, individuando 168 milioni di euro percepiti illecitamente sui 259 totali. Il trend negativo si conferma nei primi mesi del 2007: 157 interventi della finanza per un totale di quasi 120 milioni di truffe e 245 milioni bloccati. Le tecniche illecite sono sempre le stesse: false fatturazioni, false fideiussioni, aziende fantasma, assunzioni virtuali, acquisto di macchinari usati spacciati per nuovi. 32 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 33

18 finanzaetica coop uk A Manchester va in scena la finanza cooperativa Co-operative Bank, Co-operative Insurance, ma anche supermercati, farmacie, agenzie di viaggi, servizi legali e funebri. Tutti riuniti nel Co-operative Group, la società cooperativa più grande del mondo. Che ha deciso di mettere l etica al primo posto. MANCHESTER, NORD-OVEST DELL INGHILTERRA, QUATTRO ORE DI TRENO DA LONDRA. La città più industrializzata del mondo alla fine dell ottocento, quando «venivano da tutte le parti per vedere come sarebbe stato il futuro», mi spiega subito il taxista. Immagine di uno splendore passato. Oggi ha il volto di una grande città dinamica, che è passata dall industria ai servizi, ai palazzi di vetro, ai ponti sospesi. È qui che ha sede il Co-operative Group, la società cooperativa più di Mauro Meggiolaro grande del mondo. Creata nel 1863 come Co-operative Wholesale Society (Cooperativa di vendita all ingrosso), oggi comprende supermercati (6% del mercato britannico), una Co-operative Bank con oltre 90 sportelli, una compagnia di assicurazione e gestione del risparmio (CIS, Cooperative Insurance), ma anche farmacie, agenzie di viaggi, servizi legali e funebri, fattorie. In tutto impiega più di persone. Una di queste è Ryan Brightwell, dell Ethical Policy Unit, il dipartimento che studia le linee guida sociali e ambientali da applicare a tutto il Gruppo. «Ho studiato a Manchester e ho sempre sognato di lavorare in Co-op», mi spiega Ryan. «Qui si respira un aria diversa, c è molta attenzione ai diritti dei lavoratori, all origine dei prodotti, al valore sociale dei servizi». PETER MARLOW / MAGNUM PHOTOS CIS PRONTA A TAGLIARE POSTI DI LAVORO IL 20 LUGLIO SCORSO Cooperative Insurance (CIS), il braccio finanziario del Co-operative Group, ha annunciato il taglio di posti di lavoro: il 10% dello staff. Negli ultimi dodici mesi sono molte le banche e assicurazioni inglesi che hanno effettuato o annunciato tagli, tra queste Barclays (1.100 posti), Lloyds (3.000) e Aviva (4.000). Il motivo ufficiale è la riduzione dei costi in un mercato sempre più competitivo. I tagli in casa CIS, che arriveranno prima della fine dell anno, dovrebbero interessare soprattutto i quadri intermedi. «È in atto una consultazione con i sindacati, ha spiegato David Anderson, direttore di CFS (holding che controlla CIS e Co-operative Bank, ndr) al Financial Times. «Offriremo il massimo sostegno ai colleghi coinvolti nei tagli e cercheremo di usare il più possibile i prepensionamenti volontari, ma i licenziamenti saranno inevitabili». David Fleming, sindacalista di Unite, il più grande sindacato britannico, promette battaglia: «da parte nostra ci sarà tolleranza zero verso i licenziamenti coatti. Ci aspettiamo che CFS onori la sua reputazione di investitore etico». I profitti di CFS nel 2006 sono scesi da 159,3 a 146,2 milioni di sterline (217,56 milioni di euro). M.M. I pionieri di Rochdale La stessa aria che devono aver respirato i pionieri di Rochdale, citati nei libri come i fondatori, nel 1844, del primo movimento cooperativo organizzato del mondo. Rochdale è una cittadina di abitanti, che fa parte oggi della Grande Manchester. Allora era un centro dell industria tessile, dove la gente lavorava fino a 16 ore al giorno, mangiava poco e male e viveva in media 21 anni. In un contesto del genere tutti erano in guerra contro tutti. «I negozianti ne approfittavano. Per fare più profitti mescolavano la terra al caffé, truccavano i pesi nelle bilance», racconta Ryan Brightwell. «A quel punto gli operai si stufano: 28 lavoratori decidono di aprire un negozio di alimentari che offre beni di alta qualità a prezzi ragionevoli. Un negozio di cui, finalmente, ci si puo fidare». E per aumentare la fiducia invitano i clienti a diventare soci dell attività, a condividere i profitti, ad essere parte del progetto. Nasce la prima cooperativa, guidata dai principi di Rochdale, che ancora oggi sono alla base del movimento coopera- tivo internazionale: adesione libera, controllo democratico (una testa, un voto), partecipazione economica, educazione, collaborazione tra cooperative, ecc. Dal negozio si passa presto alla creazione di un banco di credito e deposito, per prestare i soldi a contadini e operai, e a una società di assicurazione, per assicurare i negozi di alimentari contro gli incendi. Tra la fine dell ottocento e l inizio del novecento gli organi principali dell odierno Co-operative Group sono già completamente formati. Banca e assicurazione: l etica al primo posto Nel 1971 il banco di credito diventa Cooperative Bank, la prima ad applicare una politica socio-ambientale basata sulle indicazioni dei clienti e dei consumatori e a pubblicare un bilancio sociale certificato. Intanto l assicurazione diventa Cooperative Insurance (CIS) e nel 1990 promuove un primo fondo di investimento etico. Nove anni dopo lancia un programma di partecipazione attiva alle assemblee di azionisti. Per più di un secolo le due istituzioni percorrono strade separate, poi, nel 2002, si uniscono sotto a uno stesso cappello: quello di CFS, Cooperative Financial Services. Co-operative Bank ha chiuso il 2006 con un utile di 113 milioni di euro, concede crediti per 11,5 miliardi di euro (di cui 3,63 alle imprese) e ha depositi per circa 11,4 miliardi. «La nostra banca non è esclusivamente dedicata all ambiente o al sociale, come possono essere Triodos, Charity Bank o la stessa Banca Etica italiana», spiega Ryan Brightwell. «Un terzo dei finanziamenti sono concessi alle imprese, in settori tradizionali». Per la concessione dei prestiti sono però applicate delle precise linee guida etiche, con la consulenza della società di ricerca inglese Eiris, la stessa che fornisce i dati per la selezione dei titoli dei fondi di Etica Sgr, la società di gestione del risparmio di Banca Etica. «Le linee guida sono elaborate dalla Ethical Policy Unit su indicazione dei clienti. Sono loro che decidono i temi che considerano più importanti», continua Ryan. «In tutte le filiali han- Il supermercato Sainsbury s alla periferia di Manchester. Gran Bretagna, valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 35

19 finanzaetica no la possibilità di compilare un questionario dove, accanto a ogni tema, possono esprimere le loro preferenze. Ne abbiamo raccolti e scrutinati più di È risultato un forte interesse per i diritti umani, il coinvolgimento nella produzione e commercio di armi, l impatto ambientale, i diritti degli animali, le pari opportunità e l accesso ai servizi finanziari». Nel rapporto di sostenibilità di CFS sono presentate, per ogni tema, le stime dei mancati ricavi in seguito all applicazione delle linee guida etiche. La lista delle perdite è lunga e dettagliata: euro per aver rifiutato il finanziamento di sistemi di controllo elettronico per missili anticarro e terra-aria, euro per il no a un grande allevamento di maiali che non forniva sufficienti garanzie sul rispetto degli animali, euro per aver chiuso la porta in faccia a una società che forniva servizi al settore petrolifero. «L impegno per una finanza più etica ci è costato in tutto 2,4 milioni di sterline (3,5 LE PRINCIPALI SOCIETÀ APPARTENENTI AL CO-OPERATIVE GROUP BUSINESS SEDI (NEGOZI, FILIALI) DIPENDENTI PROFITTI 2006* The Co-operative Food ,5 Co-operative Financial Services ,9 Co-operative Bank ,6 The Co-operative Pharmacy ,9 The Co-operative Funeralcare ,7 The Co-operative Travel ,9 Nel bilancio sociale di Cooperative Financial Services la lista dei mancati guadagni causati dai finanziamenti rifiutati o dagli investimenti non effettuati LE COOP INGLESI: DIETRO AI GRANDI MA PIÙ RESPONSABILI *in milioni di sterline I SUPERMERCATI CO-OP INGLESI GODONO DI OTTIMA SALUTE. La loro quota di mercato (5-6%) è calata sensibilmente rispetto ai gloriosi anni 50, quando costituivano il 30% del mercato, ma le vendite e i profitti sono in continua crescita. Con punti vendita e dipendenti sono il comparto più importante di tutto il Co-operative Group. Primi a introdurre in Gran Bretagna i prodotti del commercio equo, hanno rinunciato alla competizione con i quattro grandi (Tesco, Asda, Sainsbury s e Morrisons) per concentrarsi su quello che sanno fare meglio: trasformare in successo commerciale l impegno etico e l identità cooperativa. Farina, patate, piselli, fragole, sidro e altri prodotti agricoli venduti nei supermercati sono coltivati direttamente nelle campagne Co-op ( ettari di terreno), limitando l uso di pesticidi, acqua, energia e fertilizzanti. Attenzione etica anche per i prodotti per la cura del corpo: dentifrici, creme e profumi a marchio Co-op sono approvati da BUAV (Lega Antivivisezione Inglese), perché non sono testati sugli animali. M.M. milioni di euro NdR) di mancati ricavi», spiega Brightwell. «In compenso cresce il numero dei clienti che ritengono l etica il fattore più importante o semplicemente un fattore importante nell attività della banca. Nel 2005 questi clienti hanno contribuito a creare il 51% dei profitti di Co-op Bank. Nel 2001 la percentuale era molto più bassa: 39%». Nella torre solare Esco dell edificio di Co-op Group e mi dirigo verso la sede di Cooperative Insurance, in Miller Street. È una torre di 25 piani. Nel 1962, quando fu ultimata, era il palazzo più alto del Regno Unito. «Dal 2006 la torre è ricoperta di pannelli solari su tre lati», mi spiega Robert Taylor di CIS. Sono oltre e ogni anno producono unità di energia rinnovabile: «sufficienti per preparare 9 milioni di tazze di tè», dice il prospetto. Robert è uno dei veterani del dipartimento Sustainable Investing (investimenti sostenibili), dove è membro del Comitato Etico del fondo Sustainable Leaders Trust. Lanciato nel 1990, è l unico fondo etico di Cooperative Insurance. Ha un patrimonio di 215 milioni di euro e investe principalmente in imprese britanniche che abbiano superato un esame basato su oltre 70 indicatori sociali e ambientali. Negli ultimi tre anni ha reso l 82%: venti punti in più rispetto alla media del settore. «Abbiamo altri cinque fondi, ma non investono secondo criteri etici», continua Robert. «Con tutti i fondi facciamo però azionariato attivo: usiamo le azioni in portafoglio per partecipare alle assemblee degli azionisti delle imprese, e lì votiamo, facciamo interventi, proponiamo mozioni. Il dialogo con le imprese continua poi dopo le assemblee». Nel 2007 CIS ha votato alle assemblee di oltre 500 imprese. «I temi su cui interveniamo sono la trasparenza dei bilanci socio-ambientali e le remunerazioni dei top manager che, negli ultimi anni hanno raggiunto livelli esorbitanti», spiega Taylor. «Come succede per la banca sono gli stessi clienti dei fondi a indicarci su quali temi intervenire». Sulle pareti dell ufficio di Robert è appesa una vecchia pubblicità di Co-operative Bank. Ci sono una serie di illustrazioni con relative didascalie. Nella prima c è un bambino in piedi vicino a un pony, a seguire una banca, quindi due provette e un coniglio in gabbia. Le frasi sotto le foto raccontano una storia: questo è il pony che i Watson hanno comprato con i risparmi che avevano depositato in una banca, che li ha utilizzati per investire in un impresa che testa i suoi cosmetici sugli animali. Dove vanno a finire i soldi che affidiamo alle banche? La finanza cooperativa cerca di dare una risposta a questa domanda. Da 150 anni.. ALBERTO CRISTOFARI / A3 / CONTRASTO L anima nera di Siemens Milioni di tangenti scoperte in Italia di di Mauro Meggiolaro «Q Un fondo da oltre 400 milioni di euro per distribuire mazzette e vincere appalti pubblici. Un sistema di corruzione diffusa coperto dagli amministratori. E scoperto, quasi per caso, dalle Procure di Bolzano e Milano. Da sinistra, Heinrich von Pierer e Klaus Kleinfeld. Sopra, lo stand della Siemens al Forum della Pubblica Amministrazione. Roma, 2005 Corruzione in Europa/2 finanzaetica UANDO SIEMENS PERDE UN GROSSO CONTRATTO, mi sento addosso una sensazione di impotenza». Così spiegava Heinrich von Pierer ai giornalisti dieci anni fa, quando era capo supremo di Siemens, il più grande gruppo tecnologico europeo. A quei tempi Siemens era finita sui giornali per una storia di ordinaria corruzione: un manager di medio livello aveva pagato un funzionario del governo di Singapore per ottenere una commessa. Come risposta la città-stato asiatica aveva escluso il Konzern tedesco per cinque anni da ogni appalto pubblico. Un caso isolato, il solito disonesto, la mela marcia che si annida in tutte le imprese. Il fattaccio viene presto archiviato. Nel 2005 von Pierer sale alla presidenza del Consiglio di Sorveglianza e lascia la direzione al suo delfino Klaus Kleinfeld, come succede nelle migliori famiglie. Passa poco più di un anno e succede il disastro. All inizio di novembre del 2006 vengono perquisiti gli uffici della società, gli appartamenti dei manager, i cassetti e gli armadi di Kleinfeld. Si cercano le prove di fondi neri, tangenti, lavaggi di denaro. Si parla di una cassa di almeno 420 milioni di euro sottratta alla contabilità aziendale per distribuire mazzette a pioggia in Italia, Arabia Saudita, Grecia, Africa ed est Europa. 36 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 37

20 finanzaetica I MANAGER BOICOTTANO LE INDAGINI TEMPO, TEMPO, TEMPO! È il motto preferito da Peter Löscher, nuovo direttore generale di Siemens. Un richiamo a non perdere giorni preziosi per ripulire la società, punire i colpevoli e ricominciare. I manager però sembrano non essere d accordo. Secondo quanto hanno riportato la Frankfurter Allgemeine e la Süddeutsche Zeitung alla fine di luglio, molti responsabili regionali della multinazionale tedesca avrebbero disdetto gli appuntamenti con Debevoise & Plimpton, lo studio legale incaricato di controllare tutte le operazioni della società, rifiutando l accesso agli archivi. La resistenza, in particolare, sarebbe arrivata dalle sedi Siemens in Austria e Grecia, due Paesi che hanno giocato un ruolo chiave nella costruzione della ragnatela di tangenti. Intanto la stessa Siemens, in occasione della pubblicazione dei dati semestrali, ha dichiarato che il volume dei pagamenti sospetti sarebbe sensibilmente superiore a quello ipotizzato a fine 2006 (420 milioni di euro). M.M. 57 IMPRESE TEDESCHE SOSPETTATE DI CORRUZIONE IN IRAQ IL 5 GIUGNO SCORSO Transparency International (www.transparency.org) ha pubblicato una lista di 57 imprese tedesche che avrebbero pagato tangenti al governo iracheno, presentando un reclamo formale al ministero dell economia. Società che durante Oil for Food avrebbero continuato a fare affari con Saddam pagando tangenti per 12 milioni di dollari. Le tangenti pari al 10% delle transazioni, sono state registrate ufficialmente come forniture di alimentari, medicinali o aiuti. Nella lista si trovano, tra gli altri, i nomi di DaimlerChrysler, Linde e Siemens. Le 57 imprese sono tra le società di tutto il mondo citate nel rapporto Volcker dell ONU. Tra il 1999 e il 2002 il regime di Saddam Hussein avrebbe raccolto tangenti per 1,8 miliardi di dollari. Secondo Transparency il governo tedesco deve intervenire perché le imprese avrebbero violato le linee guida dell OCSE, che prevedono l adozione di standard sociali, ambientali e anti-corruzione da parte delle imprese multinazionali. Lo scopo? Vincere appalti pubblici per grosse forniture di turbine, sistemi di telecomunicazione e di sicurezza, accrescere le quote di mercato, piazzare ai governi tecnologie sempre meno competitive in termini di prezzo. In sei mesi le inchieste portano alla luce un cancro di cui ancora non si conosce bene la diffusione. E cadono teste illustri. Von Pierer lascia l incarico nell aprile di quest anno e Kleinfeld lo segue a ruota. Entrambi si dichiarano estranei alle vicende, ma i loro sottoposti sono pronti a smentirli. Un colpo al cuore del capitalismo tedesco di cui Siemens è da 160 anni un simbolo indiscusso: dipendenti in tutto il mondo, 75 miliardi di euro di fatturato nei sistemi di trasporto, i servizi di telecomunicazione, la produzione di energia, l automazione industriale e l ingegneria medica. C è un giudice a Bolzano Ma come si arriva alla Katastrophe? La pista seguita dagli inquirenti parte dalla metà degli anni Novanta e ha come scenario l Italia delle privatizzazioni. Siemens vuole entrare in Italtel, società della Stet, che a sua volta è controllata dall IRI. Italtel progetta e realizza (ancora oggi) reti e servizi di telecomunicazione ed è un bocconcino prelibato per il colosso tedesco. Solo che le offerte sul tavolo sono più di una. Alla fine la spuntano i tedeschi, che nel 1994 entrano in joint venture con la società italiana, sbaragliando la concorrenza. Ma a quale prezzo? Secondo la Procura di Bolzano, che indaga sulla vicenda dal 2003, l operazione sarebbe costata a Siemens 10 milioni di marchi, 38 valori ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 versati come tangente a un tale Giuseppe Parrella, già direttore generale dell Asst (azienda telefonica di Stato), condannato e arrestato come collettore di mazzette per i partiti negli anni di mani pulite. Perché la Siemens abbia scelto come mediatore Parrella, che all epoca era appena uscito dal carcere e formalmente non contava più nulla, non è del tutto chiaro. Fatto sta che, indagando proprio su Parrella e ricostruendo il percorso della tangente, i magistrati di Bolzano si imbattono per caso nella cassa nera della Siemens: i famosi 420 milioni di euro gestiti dalla divisione telecomunicazioni della società e fatti transitare dai conti della Raiffeisen Bank di Innsbruck, in Austria, alle tasche di faccendieri, uomini politici e funzionari di mezzo mondo. Il tutto con l aiuto di contratti di consulenza fittizi e società di comodo domiciliate negli Stati Uniti, a Portorico, in Austria, nelle Isole Vergini Britanniche, nei Carabi o a Dubai. E con la regia di una fiduciaria svizzera, con sede sul lago di Lugano. Dai conti austriaci sarebbero partite le mazzette destinate all ex dittatore nigeriano Sani Abacha, a funzionari del governo greco per i sistemi di sicurezza delle Olimpiadi 2004, a progetti in Egitto, Indonesia, Kuwait, Russia, Arabia Saudita. Oltre ai sei milioni di euro versati a tre manager dell Enel per la fornitura di turbine a gas, su cui sta indagando la Procura di Milano. Secondo quanto riportato da Giuseppe Oddo sul Sole 24 Ore del 19 maggio, il pm milanese Francesco Greco sarebbe ora sulle tracce di una nuova maxi-tangente da centinaia di milioni euro, fatta transitare attraverso la Intercom, una piccola società con sede in Svizzera. Le tangenti: un peccato veniale Potevano Von Pierer e Kleinfeld non sapere? È quello che si chiedono tutti. Ma al di là delle risposte che riusciranno a dare i magistrati, una cosa è chiara: nel sistema industriale tedesco la corruzione è stata a lungo tollerata e considerata, anche dalle leggi, un peccatuccio da nulla. Fino al 1999 era lecito corrompere funzionari pubblici e politici stranieri in cambio di favori e le mazzette potevano essere addirittura detratte dalle tasse. Ancora agli inizi degli anni novanta Siemens pagava l avvocato e l eventuale cauzione ad alcuni manager coinvolti in fatti di corruzione. Dopo l entrata in vigore di leggi più severe, in molte imprese tedesche si sono introdotti efficaci sistemi di controllo. Non alla Siemens, che ora trema, mentre continuano le indagini delle Procure di Milano, Bolzano, Berna, Francoforte e le temutissime inchieste della SEC. Riuscirà il colosso tedesco ad uscire dalla crisi? Il compito spetta al nuovo direttore generale Peter Löscher, in arrivo dalla società farmaceutica americana Merck. Per la prima volta in 160 anni di storia è un manager esterno all azienda. Viste le premesse, questo potrebbe essere un primo importante segnale positivo.. Le domande di Valori Banca Etica finanzaetica Dopo l assemblea dello scorso 26 maggio a Padova rimane viva la voglia di discutere e di maggiore coinvolgimento. Sulle sfide per il futuro di un esperienza unica: la nostra redazione lancia una serie di domande-interrogativi con l intento di ospitare risposte e contributi. LE QUESTIONI DA AFFRONTARE SONO TANTE: alcune abbiamo tentato di descriverle nello scorso numero di Valori. La redazione di Valori a partire da questo numero lancia una serie di domande con l intento di stimolare ulteriormente il dibattito e dare spazio a opinioni e proposte per il futuro di Banca Etica.. CRESCITA VS COERENZA ETICA/MISSION: è possibile mantenere i valori fondanti (il sogno ) di Banca Etica, mirando ad un espansione? È possibile uscire dall ambiguità di banca alternativa?. QUALITÀ ED EFFICIENZA DEL SERVIZIO: molto è stato fatto, ma c è ancora tanta strada da fare per raggiungere livelli di servizio paragonabili ad altre banche.. DISTINGUERSI NELLA GIUNGLA DEI PRODOTTI e delle banche responsabili e rivolte al Terzo Settore e in particolare confrontarsi anche con la sfida di Banca Prossima (patrimonio iniziale di 100 milioni di euro, un centinaio di dipendenti), nuovo soggetto che nasce appunto da Banca IntesaSanpaolo.. AZIONARIATO ATTIVO: oltre ad investire nelle aziende socialmente responsabili, Banca Etica (come sistema e assieme ai suoi soci) potrebbe diventare un importante attore critico e costruttivo, intervenendo nelle assemblee dei grandi gruppi economici.. LA DIMENSIONE EUROPEA E INTERNAZIONALE: le basi per una rete europea di banche etiche ci sono. Il ruolo di Banca Etica è ancor più fondamentale oggi, evitando le fusioni delle banche tradizionali.. CAPILLARITÀ: ci sono i banchieri ambulanti, i GIT e gli sportelli. Come potenziarli e quali altre idee per arrivare nelle case di tutti?. PARTECIPAZIONE E MAGGIOR COINVOLGIMENTO DEI SOCI: strumenti di gestione aperta (come bandi) per la sponsorizzazione di iniziative; migliorare la capacità di ascolto e di risposta alle esigenze di clienti e soci; migliorare i meccanismi elettorali, da molti soci considerati troppo blindati.. IL SUD DELL ITALIA: presenza, capacità di fare rete, di innescare circuiti virtuosi, di attirare investimenti sul posto. Stare al fianco dei non bancabili, soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata (ma anche della burocrazia disorganizzata).. INVESTIRE NELLA COMUNICAZIONE: maggiore trasparenza delle informazioni, visibilità sui media di massa, capacità di fornire messaggi che vadano oltre il target dei già sensibili. Investire nelle attività culturali e di ricerca, anche attraverso la creazione di un centro studi al servizio dell economia sostenibile.. MIGLIORARE IL RAPPORTO RISPARMIO RACCOLTO e capacità di erogare credito, attraverso specifiche iniziative che facilitino l accesso al credito, mantenendo il rigore nella valutazione etica. BE potrebbe affermarsi come strumento per la promozione di economia sostenibile, anche attraverso un private equity etico.. FONDI AZIONARI E FONDI PENSIONE: riaprire il dibattito, esplorando a fondo le implicazioni della gestione di fondi sul mercato finanziario e quale ruolo distintivo e innovativo debba avere BE.. ANNO 7 N.52 SETTEMBRE 2007 valori 39

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