da mecenate industria Una vita VICENTINA 4/2007

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1 4/2007 industria DICEMBRE 2007 sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia Luigi Bonotto, titolare del lanificio di Molvena che porta il suo nome, ha da sempre una grande passione per l arte, che lo ha portato a realizzare progetti culturali d avanguardia, incubatori per tanti giovani artisti Una vita da mecenate SIPARIO ALZATO Il nuovo teatro di Vicenza è finalmente una realtà: un opera che la città attendeva da oltre cinquant anni SAMORIN C È Inaugurato a Samorin il Centro Servizi per le imprese vicentine che si stanno insediando nel English polo abstract industriale inside slovacco English abstract inside

2 corsivo di Massimo Calearo Ciman Presidente Associazione Industriali di Vicenza 1 Cambio di passo B enché il 2007 sia stato un anno nel complesso positivo per le imprese vicentine, l attuale fase congiunturale presenta difficoltà ed elementi di incertezza che rendono necessario guardare avanti con molta cautela. Il quadro economico internazionale è in netto peggioramento e con gli attuali prezzi di gas e petrolio e con un euro drammaticamente sopravvalutato rispetto al dollaro, l Italia rischia un 2008 vicino alla crescita zero. Gli sforzi delle imprese, che continuano a diversificare i mercati, a innovare prodotti e processi, vengono minacciati anche dai danni all immagine internazionale di un paese che continua a mostrare la debolezza del proprio sistema politico, a cui fa da contraltare la forza del particolarismo e degli interessi parziali. Penso ad esempio all ostinata opposizione di certa parte del sindacato ad avviare una nuova stagione di relazioni industriali; penso a proteste come quella degli autotrasportatori, che in dicembre ha danneggiato seriamente l attività economica di diverse aziende. Penso all emergenza rifiuti in Campania, incancrenita non soltanto dall immobilismo della politica, ma anche dalle proteste localistiche sempre pronte a opporsi a qualsiasi soluzione. Serve un cambio di passo. Nella politica. Nel paese. Su questo gli imprenditori, e non soltanto loro, insistono da anni, purtroppo senza che si vedano risultati tangibili. Abbiamo bisogno di governabilità per cambiare e rendere più moderno il paese. Serve una stagione di grandi riforme. Il paese ancora attende quei decisi interventi sul fronte del fisco, delle infrastrutture e delle grandi liberalizzazioni che sono indispensabili per il rilancio della produttività complessiva. Il risanamento e la stabilizzazione della finanza pubblica restano comunque fondamentali. Per questo l obiettivo di ridurre in modo strutturale la pressione fiscale su imprese e cittadini si può conseguire solo con un forte impulso alla crescita con una drastica riduzione della spesa pubblica a cominciare dalle tante sacche improduttive. Il vero obiettivo che il paese si deve dare è la crescita economica. La crescita è l autentico bene comune, ciò che consente di Abbiamo bisogno di governabilità per cambiare e rendere più moderno il paese. Serve una stagione di grandi riforme. Il vero obiettivo che il paese si deve dare è la crescita economica. La crescita è l autentico bene comune. Senza crescita non si risolvono i problemi. Non si rimette in moto il paese generare risorse da destinare alla ricerca, all innovazione, alle infrastrutture, a restituire potere d acquisto ai cittadini, a garantire la solidarietà verso i meno fortunati. Senza crescita non si risolvono i problemi. Non si rimette in moto il paese. industria

3 IPI_cop.indd :51:12 INDUSTRIA DICEMBRE 2007 sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia 4/2007 INDUSTRIA Luigi Bonotto, titolare del lanificio di Molvena che porta il suo nome, ha da sempre una grande passione per l arte, che lo ha portato a realizzare progetti culturali d avanguardia, incubatori per tanti giovani artisti Una vita da mecenate SIPARIO ALZATO Il nuovo teatro di Vicenza è finalmente una realtà: un opera che la città attendeva da oltre cinquant anni SAMORIN C È Inaugurato a Samorin il Centro Servizi per le imprese vicentine che si stanno insediando nel English polo abstract industriale inside slovacco English abstract inside Direttore responsabile Stefano Tomasoni Hanno collaborato Antonio Di Lorenzo Daniele Marini Maurizio Mascarin Maria Pia Morelli Filippo Nani Alessandro Zaltron Progetto grafico Patrizia Peruffo Stampa Tipografia Rumor S.r.l., Vicenza Pubblicità Oepi, Verona Editore Istituto Promozionale per l Industria srl Società unipersonale Piazza Castello, 3 - Vicenza Anno ventiseiesimo Numero 4. Dicembre 2007 Una copia 4,00 Registrazione Tribunale di Vicenza n. 431 del Questo numero è stato stampato in copie. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli e illustrazioni senza autorizzazione e senza citare la fonte. FOTOGRAFIE Archivio Associazione Industriali di Vicenza pag. 18, 19, 42, 43, 52, 53; Alessandro Zazzeron 5, 6, 8; Archivio Biblioteca Bertoliana 48, 49; Archivio Bonotto 27; Archivio CISA Palladio 46; Archivio Comune di Vicenza 37, 38, 39; Archivio Colorfoto 44; Archivio De Paoli Luigi & Figli 30, 31, 32; Archivio Gruppo Stabila 24 al centro; Archivio Margraf 25; Archivio Mostra Gonçalo Byrne. Architetture 50, 51; Archivio Renzi F.lli Autotrasporti 20, 21; Archivio Vicenza Calcio 22, 23; Archivio Zambon Group 24 in basso; Bozzetto Studio di Fotografia 28, 29; Corbis 10, 14, 40; Luca Sassi 45; Marco Legumi 15; Piero Stella 26; Rocco Toscani 34; Stefano Pernigotti 9; Szitas Zoltan 7. Copertina: Bozzetto Studio di Fotografia Sommario corsivo 1. Cambio di passo di Massimo Calearo focus 5. Samorin c è di Filippo Nani argomenti 10. Poche, ma buone di Stefano Tomasoni 14. Occupazione e scuola, separati in casa? di Daniele Marini 18. Trent anni di allori imprese 20. Campioni di logistica di Stefano Tomasoni 22. Alè Vicenza 34. Impresaflash personaggi 26. Una vita da mecenate di Alessandro Zaltron 30. Tutti i sapori del burro di Maria Pia Morelli l evento 34. Un teatro felino nella città del gatto di Antonio Di Lorenzo nuove frontiere 40. Fenomeno India di Maria Pia Morelli cultura 44. Il fascino di Vicenza è nel suo mix di stili di Maurizio Mascarin 48. Parole legate 50. L architettura dentro la realtà associazione 52. Assoflash osservatorio 54. Dati e statistiche sull economia vicentina translation 56. Una selezione di articoli tratti dalla rivista e tradotti in inglese 4/2007 industria vicentina pubblicazione promossa dal Comitato provinciale per la piccola industria dell Associazione Industriali della provincia di Vicenza

4 Samorin c è G li esperti del network di studi sulla Nuova Europa di UniCredit hanno pubblicato nel mese di dicembre uno studio di settore sul comparto automobilistico europeo. Sul fronte delle auto low cost il vantaggio delle case sudcoreane e giapponesi resta incontrastato su scala mondiale, ma è nel settore della qualità medio alta che il comparto automobilistico sorride all Europa centro-orientale. Già oggi vengono realizzati 5 milioni di vetture all anno e la produzione continua a crescere al ritmo del 20 per cento. La vera tigre d Europa è la Slovacchia: una piazza che attualmente produce solo il 5% del totale dell area, ma che nel giro di quattro o cinque anni è destinata a diventare la prima della classe, con l obiettivo di un milione di auto da produrre ogni anno. Dei 20 miliardi di investimenti esteri che l Est europeo ha safocus 5 A quattro anni dall avvio del progetto, è stato inaugurato a Samorin il Centro Servizi realizzato per seguire da vicino le imprese vicentine che stanno completando i loro insediamenti produttivi nel polo industriale slovacco. È il primo importante traguardo raggiunto dal Progetto Samorin di Confindustria Vicenza. di Filippo Nani industria

5 6 focus Il polo industriale di Samorin è a 30 chilometri da Bratislava, nel cuore di un Europa che cresce anche verso est. Nella foto a pag. 5, l esterno del Centro Servizi di Samorin. Qui sopra, l insieme della palazzina e un immagine panoramica dell area dove stanno sorgendo i capannoni delle imprese vicentine del Consorzio Samorin. A pag. 7, il taglio del nastro che ha inaugurato il Centro Servizi, con il ministro dell Industria Bersani e il presidente di Confindustria Vicenza, Calearo Ciman. puto attrarre dai primi anni Novanta a oggi, l ultima grande fetta in ordine cronologico se l è aggiudicata proprio Bratislava con i grandi stanziamenti della Kia e della Peugeot-Citroen, come anche della Porsche, che ha iniziato a realizzare la Cayenne proprio a Bratislava. Alla luce di questi dati si conferma ancora una volta la lungimiranza dell Associazione industriali di Vicenza nel scegliere la città di Samorin comune con poco più di 12 mila abitanti a 30 chilometri dalla capitale Bratislava come luogo per trapiantare un distretto della meccatronica. Una decisione maturata agli inizi del 2000 e che a fine ottobre 2007 ha segnato un traguardo importante con l inaugurazione del Centro Servizi. Un evento la cui importanza è stata sottolineata dalle presenze: il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani e l amministratore delegato del Gruppo UniCredit Alessandro Profumo. Con loro una folta delegazione di associati, di componenti del Comitato locale UniCredit di Vicenza e giornalisti dei più importanti quotidiani nazionali e nordestini. Il segreto del successo dell Europa dell est nel comparto automobilistico, e più in generale della meccanica è stato sottolineato nel corso della cerimonia sta tutto nella capacità ormai raggiunta di garantire una qualità medio alta del prodotto, supportata da un indotto altrettanto esperto e da manodopera specializzata. I cui salari continuano ad aumentare e saranno sempre meno competitivi su scala mondiale, ma comunque risultano ancora decisamente più bassi di quelli in vigore nella Vecchia Europa. L industria dell auto non è una novità degli ultimi anni per l Europa dell Est. Le prime grandi case sono approdate qui già nei primi anni Novanta, puntando soprattutto sui modelli economici. Ma le utilitarie sono più esposte alla concorrenza delle auto low cost in arrivo dall India e dalla Cina. Così si è imposta la svolta, e le multinazionali che oggi producono in Europa dell Est praticamente quasi tutti i grossi nomi mondiali del comparto sono presenti si stanno riposizionando sulla fascia medio alta del mercato. La qualità raggiunta da quest area ha spiegato al Sole 24 Ore Debora Revoltella, a

6 la finestra 7 Calearo Ciman: Questo è un nuovo modello di internazionalizzazione Quello che stiamo realizzando a Samorin dice il presidente di Confindustria Vicenza è un nuovo polo produttivo trainato dalle medie imprese, sostenuto dal settore bancario e innestato nel tessuto del territorio. Tutto ciò permette di integrare anche quelle piccole imprese che da sole non sarebbero arrivate qui. Con Massimo Calearo, presidente di Confindustria Vicenza e artefice principale, in questi anni, del Progetto Samorin, ricordiamo i motivi che hanno portato a concepire questa idea, ormai diventata definitivamente realtà, e le prospettive che il polo industriale vicentiino di Samorin apre per il futuro. Presidente, le ragioni della scelta di Samorin e della Slovacchia erano ben note agli Industriali di Vicenza già dal Certo, è in quell anno che inizia il Progetto Samorin, che ha terminato la sua prima fase con la nascita del Centro Servizi inaugurato lo scorso ottobre. Già allora era chiaro che la Slovacchia sarebbe diventata un area strategica per l intera economia europea, in particolare per il comparto elettromeccanico. Era altrettanto chiaro che non bisognava ripetere la parabola discendente della delocalizzazione in ordine sparso avvenuta in Romania negli anni Novanta. In effetti a Samorin sembra quasi di assistere alla clonazione di un distretto veneto, innestato in un nuovo territorio. Più che di clonazione di un distretto, preferirei parlare di un progetto di internazionalizzazione, che governi le dinamiche virtuose tipiche dei nostri distretti. Era necessario un salto di qualità, lasciandosi alle spalle la delocalizzazione come processo legato unicamente alla ricerca di produzione a basso costo di manodopera. Quello che stiamo realizzando a Samorin è un nuovo modello di internazionalizzazione, che consiste in un polo per il settore della meccatronica, trainato dalle medie imprese, sostenuto dal settore bancario e innestato nel tessuto del territorio. Tutto questo permette di accogliere e integrare anche quelle piccole imprese che da sole non sarebbero arrivate qui. Il regime fiscale ha favorito questo tipo di progetto? Di sicuro la flat tax al 19% esistente in Slovacchia è un bell impulso. Bisogna però ricordare anche che il costo del lavoro è sì conveniente, ma rimane abbastanza elevato. Questo significa che all origine di un progetto del genere non c è solo un vantaggio competitivo in termini di costi. Innanzitutto l area di Samorin e la Slovacchia in generale vantano una solidissima tradizione nel settore metalmeccanico: qui venivano prodotti i veicoli militari durante il regime comunista. Sono presenti una manodopera specializzata e un indotto esperto. Tutti vantaggi competitivi che questo progetto vuole comprendere e rilanciare, con un adeguata pianificazione finanziaria, logistica e formativa. Quali sono, in definitiva, le prospettive del Progetto Samorin e dell intera area? La Slovacchia occupa una posizione strategica, al centro dell Europa: è una piattaforma che al contempo guarda all area euro e ai paesi dell ex URSS. Non a caso alcuni colossi dell automotive come Volkswagen, Peugeot e Citroen e Porsche si sono installati qui già da tempo. Esserci è di vitale importanza per essere competitivi sugli scenari internazionali, gomito a gomito con le aziende che trainano il settore. E con un occhio ad un mercato in netta ascesa come quello dell Europa dell Est. (f.n) industria

7 8 focus Il Centro Servizi è affidato a una società di diritto slovacco interamente controllata da Confindustria Vicenza. capo del network di studi UniCredit è dimostrata anche dal fatto che qui si stanno spostando non solo la produzione, ma anche le funzioni di ricerca e sviluppo. Un indicatore che è garanzia di solidità della crescita. Così, Volvo fa ricerca in Polonia, Audi in Ungheria e Volkswagen in Polonia e Slovacchia. E non si tratta solo dell innovazione delle case automobilistiche, ma anche di quelle dell indotto: Bosch, Denso, Delphi, Johnson Controls e Continental sono tra i grandi nomi che per i propri laboratori hanno scelto l Europa dell Est. A favore della Slovacchia spiega sempre Revoltella hanno giocato il costo del lavoro, che qui resta più basso rispetto a Polonia e Repubblica Ceca, così come la flat tax al 19%, la tradizione nel settore auto e una certa percezione di ambiente operativo favorevole al business. Nonché la posizione geografica, esattamente al centro dell area transnazionale dove si concentra il comparto automobilistico orientale. Analisi che conferma i motivi per cui Confindustria Vicenza ha scelto Samorin come luogo ideale per trapiantare un distretto della meccatronica. Quello tra impresa e internazionalizzazione è infatti un rapporto che, a Vicenza, ha una lunga e lungimirante storia. Una storia cominciata, negli anni del decollo economico, con la costruzione di un tessuto industriale vocato all export. Con l integrazione europea, si è aperta una nuova fase, quella della delocalizzazione molecolare: gli anni Novanta, per molti, sono stati gli anni di Timisoara ottava provincia del Veneto. Ora, però, questa storia fa un nuovo, decisivo scatto in avanti. E il progetto Samorin ne è l esempio più concreto. In questo piccolo centro sito nei pressi di Bratislava, l impresa vicentina varca un nuovo traguardo. A quattro anni dall avvio del pro-

8 Il Centro Servizi sarà anche una struttura in grado di seguire le imprese nella gestione del loro investimento a Samorin. Dalla pianificazione finanziaria sino alla progettazione dei nuovi stabilimenti e alla direzione dei lavori di costruzione e insediamento. E soprattutto nel campo della formazione potrà essere un polo di interscambio tra l esperienza italiana e i fabbisogni slovacchi. getto, infatti, si è giunti all inaugurazione del Centro Servizi. Una struttura essenziale per le attività delle imprese presenti a Samorin. Al Centro Servizi, affidato ad una società di diritto slovacco interamente controllata da Confindustria Vicenza, fa capo la gestione di alcune funzioni cruciali. Il suo ruolo non sarà limitato alla fornitura di servizi materiali, come quelli di mensa o di foresteria, che pure sono indispensabili per il personale in trasferta. Il Centro Servizi sarà anche una struttura in grado di seguire le imprese nella gestione del loro investimento a Samorin. Dalla pianificazione finanziaria sino alla progettazione dei nuovi stabilimenti e alla direzione dei lavori di costruzione e insediamento. E soprattutto nel campo della formazione potrà essere un polo di interscambio tra l esperienza italiana e i fabbisogni slovacchi, sull esempio della business school del Cuoa di Altavilla Vicentina. L accordo siglato tra Confindustria Vicenza e il Comune di Samorin ha destinato al progetto un area di 120 mila metri quadrati, che in futuro potrà crescere sino a 500 mila metri quadrati, e che potrà ospitare l insediamento di una settantina tra piccole e medie imprese. La presenza italiana a Samorin è gestita da un consorzio, promosso da Confindustria Vicenza, cui hanno aderito sin da subito 14 imprese e che ha assunto la proprietà dei terreni. A un investimento iniziale di circa 13 milioni di euro corrisponderà a regime un ricavo stimato di 50 milioni di euro l anno. Con il progetto Samorin osserva il presidente di Confindustria Vicenza, Massimo Calearo Ciman, l esperienza e la cultura del distretto viene clonata in un ambiente decisamente favorevole come quello della Repubblica Slovacca: un paese ben integrato nell economia europea, forte di una solida tradizione industriale, baricentrico rispetto ai due bacini economici rappresentati dall area euro e dall ex-urss. Ma il distretto non si limita a riprodurre all estero filiere produttive tipiche del nostro territorio. Fa qualcosa di più. Reimpianta la cultura relazionale che unifica, in un unico progetto, lo sviluppo delle filiere industriali, la costruzione di una rete integrata di servizi e infrastrutture, l attivazione di importanti azioni di formazione. Protagonista non è più la delocalizzazione della produzione, ma l uso strategico del territorio, che ritorna risorsa chiave dello sviluppo. Protagonista è anche la cooperazione tra associazioni di categoria e istituzioni locali, per garantire ai progetti di sviluppo industriale le migliori condizioni ambientali sotto il profilo della dotazione infrastrutturale e del regime fiscale conclude Calearo. Con Samorin, alla stagione pionieristica della delocalizzazione solitaria delle singole imprese è ormai subentrata una nuova fase, in cui l internazionalizzazione diventa azione di sistema. È un salto di qualità decisivo. A pag. 8, l arioso ingresso del Centro Servizi e, nella foto piccola, una sala riunioni. Qui sopra, vita quotidiana a Bartislava, la capitale della Slovacchia a pochi chilometri da Samorin. industria

9 10 argomenti focus Poche, ma buone Come cambia il rapporto tra banca e impresa nel Vicentino: i risultati della terza indagine realizzata dall Associazione, tra conferme e tendenze in evoluzione. L di Stefano Tomasoni e aziende vicentine tendono a ridurre il numero di banche con cui hanno rapporti, cercano di riequilibrare la struttura del proprio indebitamento e si stanno preparando alla sfida di Basilea2, l accordo in vigore dal 1 gennaio Sono queste le tendenze che emergono dalla terza edizione del Rapporto Banca-Impresa nel Vicentino, realizzata anche quest anno da Confindustria Vicenza per fare il punto sul mercato del credito in provincia. L indagine, condotta dal Servizio finanziario dell Associazione, ha raccolto il parere di oltre 300 aziende, per la maggior parte PMI. Nel complesso, ne esce una fotografia aggiornata del rapporto esistente tra banca e impresa nel Vicentino. La struttura finanziaria delle imprese Per quanto riguarda la struttura finanziaria delle aziende, l indagine conferma la prevalenza del ricorso al debito bancario a breve termine (62,8%) rispetto a quello a medio termine (37,2%). Se si guarda ai risultati della prima indagine, nel 2005, si può notare un significativo consolidamento della struttura del debito osserva Massimo Calearo Ciman. Rispetto a due anni fa, le aziende hanno ridotto di oltre 5 punti la quota degli affidamenti entro i 18 mesi, mentre c è stato un incremento speculare della

10 quota coperta dagli affidamenti a medio-lungo termine. Due aziende su tre lavorano mediamente con non più di 5 banche, ma i casi più frequenti riguardano rapporti con tre e quattro istituti. È la conferma di una tendenza già registrata in particolare dall indagine dell anno scorso: si va sempre più verso la diminuzione del numero di banche con cui si hanno rapporti. Un numero che, comprensibilmente, cresce invece con l aumentare della dimensione d impresa: le grandi imprese lavorano mediamente con nove istituti di credito, mentre le microaziende arrivano in media a tre. Nel corso del 2007 soltanto il 6,5% delle aziende ha segnalato una riduzione degli affidamenti, mentre il 29,4% ha rilevato un aumento dei fidi in essere. In quest ultimo caso osserva Calearo Ciman l indagine che abbiamo svolto ci ha consentito di verificare che soltanto un azienda su quattro ha presentato un business plan a supporto della richiesta di incremento degli affidamenti. Non c è dubbio che questa prassi dovrà in futuro riguardare un numero sempre più ampio di aziende, anche per entrare in sintonia con quanto richiesto dall accordo Basilea2. Le quote del mercato creditizio in provincia Le aziende vicentine tendono a ridurre il numero di banche con cui hanno rapporti, cercano di riequilibrare la struttura del proprio indebitamento e si stanno preparando alla sfida di Basilea2, l accordo in vigore dal 1 gennaio Sono queste le tendenze che emergono dalla terza edizione del Rapporto Banca-Impresa nel Vicentino. L indagine di Confindustria Vicenza ha anche chiesto alle imprese di indicare i quattro istituti di credito con i quali si hanno i maggiori affidamenti. Sulla base di queste indicazioni è stata stimata la ripartizione delle quote del mercato creditizio in provincia. È risultato che, a conferma della tendenza emersa già nelle precedenti indagini, le fusioni in atto nel mercato creditizio italiano hanno portato a una concentrazione delle quote informa Calearo Ciman, tanto che nella nostra provincia i primi due gruppi bancari coprono insieme quasi la metà del mercato. Vediamo i numeri, dunque. La banca che, in provincia, detiene la maggior quota di mercato rimane il Gruppo Unicredit con il 24,5%, seguito da Intesa San Paolo con una quota pari al 21,5%, dalla Banca Popolare di Vicenza con il 14,2%, dal Banco Popolare con il 9,1% e dalle Banche di Credito Cooperativo con l 8,4%. La classifica prosegue poi con Banca Antonveneta (7,2%), Banca Popolare di Marostica (3,7%), Banca Nazionale del Lavoro (2,7%), Veneto Banca (2,6%) e altri istituti di credito con quote via via minori. Nel periodo da giugno 2006 a giugno 2007 l offerta di credito è risultata ancora ampia e soltanto il 6,5% delle imprese dichiara di avere subito una riduzione degli affidamenti. industria

11 12 argomenti Durata degli affidamenti 2007 Quote di mercato 2007 fidi a medio termine 37,2% fidi a breve termine 62,8% Pop Marostica 3,7% Antonveneta 7,2% Banco Popolare 9,1% Bcc 8,4% BNL 2,7% Veneto Banca 2,6% Altre 5,9% Gruppo Unicredit 24,5% Durata degli affidamenti 2005 fidi a medio termine 31,3% Popolare Vi 14,2% Intesa San Paolo 21,5% fidi a breve termine 68,7% Conoscenza del rating assegnato dalle banche 2007 no 28,3% nr 2,2% sì per tutte 23,7% oltre 250 addetti da 51 a 250 addetti da 10 a 50 addetti Nº medio di banche per dimensione aziendale N medio di banche per dimensione aziendale da 1 a 9 addetti solo alcune 45,8%

12 Si riscontra, nel complesso, un grado di soddisfazione più elevato nei confronti delle banche locali ; i processi di fusione in atto nel sistema bancario, peraltro, sono visti come un fenomeno positivo. Nell ultimo anno il costo del credito è salito di quasi due punti percentuali, in linea con gli incrementi attuati dalle autorità monetarie e sotto la spinta delle tensioni sulla liquidità del sistema finanziario internazionale. Il grado di soddisfazione nei confronti delle banche E tra le banche con cui lavorano le imprese vicentine, qual è quella che le soddisfa di più? Al primo posto si colloca Veneto Banca, seguita dalle Banche di Credito Cooperativo, da Popolare di Marostica, Gruppo Intesa San Paolo e Popolare di Vicenza. In generale, rispetto al 2005 il grado di soddisfazione è risultato un po più omogeneo e con meno differenziazioni tra banche commenta il presidente di Confindustria Vicenza. Si riscontra comunque, nel complesso, un grado di soddisfazione più elevato nei confronti delle banche locali, nelle quali è stato forse mantenuto un rapporto personale più vicino e continuativo. Peraltro, i processi di fusione in atto nel sistema bancario sono visti ormai da gran parte delle imprese come un fenomeno da considerare in termini positivi: il 32% delle aziende lo considera apertamente tale, mentre il 44% non lo valuta negativamente. Arriva Basilea2: l importanza del rating Su Basilea2, in vigore dal 1 gennaio 2008, è stata centrata l ultima parte dell indagine. Si è rilevato che nel complesso è migliorato il livello di conoscenza del rating: rispetto al 2006 si è ridotta dal 41,7% al 28,3% la quota di aziende che dichiarano di non conoscere il proprio rating. Questo è un dato positivo, ma che deve ancora migliorare osserva Calearo Ciman. Con l entrata in vigore del nuovo Accordo di Basilea 2, è di fondamentale importanza che le aziende siano informate sul proprio rating, indice che esprime l affidabilità del debitore. Le differenze dei tassi di interesse applicati alle diverse classi di rating potranno essere molto più consistenti, con oneri finanziari più elevati per le imprese che non riescono ad ottenere buone valutazioni. Diventa quindi importante cominciare a gestire i rapporti bancari offrendo la massima informazione possibile sull andamento aziendale e, nello stesso tempo, chiedendo ancor più trasparenza alle controparti bancarie. Il rating è quindi una variabile importante per regolare l accesso al credito, il relativo costo e per la corretta gestione del rapporto banca-impresa. industria

13 14 argomenti Occupazione e scuola, separati in casa? di Daniele Marini S cegliere è sempre più complicato. Chi si trova a dovere decidere quale percorso scolastico e professionale intraprendere è sempre più spesso sopraffatto da un senso di disorientamento. È sufficiente provare a leggere la variegata offerta di percorsi formativi dell istruzione superiore, piuttosto che quella universitaria, per sperimentare una simile sensazione. I motivi sono molteplici. Da un lato, i curricula formativi descritti nei volumetti che dovrebbero aiutare (il condizionale è d obbligo) nell orientarsi hanno titoli altisonanti, quanto poco interpretabili, frustrando la capacità di scelta delle giovani generazioni e delle loro famiglie. Dall altro, i percorsi formativi sono generalmente progettati in carenza di una appropriata analisi dei possibili sbocchi professionali sul mercato del lavoro. E non di rado gli imprenditori italiani manifestano, in tal senso, il loro disappunto nei confronti di un sistema formativo che rimane disancorato dalle reali necessità del mondo produttivo (61,3%, secondo l annuale indagine L Italia delle imprese, Fondazione Nord Est-Il Sole 24 Ore, 2007). Tutto ciò è complicato dalla forte riduzione della capacità previsiva delle scelte. Chi garantisce che intraprendendo un determinato percorso formativo, poi si troverà un lavoro consono o almeno vicino all investimento compiuto? L azione dello scegliere, dunque, si muove all interno di un contesto di incertezza, di impossibilità di prevedere cosa accadrà nell arco Poiché gli stili e le regole appresi a scuola più spesso non coincidono con quelli che governano il mondo del lavoro, diventano indispensabili momenti in cui i giovani possano sperimentare, finché studiano, una socializzazione che anticipi l ingresso sul lavoro.

14 di un quinquennio o anche solo di un triennio sul mercato del lavoro. Incertezza, paradossalmente, alimentata ulteriormente da un eccesso di informazioni. Infatti, maggiore quantità di notizie non aiuta a orientarsi, se non si possiedono adeguati criteri di selezione e di interpretazione. Se a quest insieme di condizioni uniamo l assenza di un vero e proprio sistema istituzionale di orientamento scolastico e professionale che aiuti le giovani generazioni a scegliere, diviene più comprensibile perché l orientarsi produce disorientamento. E perché i giovani e le loro famiglie vivano una sensazione di spaesamento che li sospinge a scegliere più sull onda del sentito dire, delle percezioni e di aspettative non sempre ancorate alla realtà. In un simile contesto, svolgono una funzione centrale quelle iniziative, come l Orientagiovani di Confindustria o Job&Orienta, che offrono una sintesi delle opportunità e provano a indirizzare le scelte scolastiche e professionali in modo più coerente rispetto alle necessità del mercato del lavoro. Poiché nessuno, se non per grandi aggregati, può fornire una risposta, l attività di orientamento assume un ruolo strategico. A maggior ragione se osserviamo la I percorsi delle giovani generazioni si sono spostati, con una polarizzazione delle scelte che ha penalizzato l istruzione tecnica. Viceversa, le imprese italiane attendono di poter assumere 209mila diplomati tecnici, con un aumento del 20% rispetto all anno precedente. forbice crescente che in questi anni si sta creando fra i percorsi formativi imboccati dai giovani e le domande del mondo produttivo. Pochi dati, rimanendo nell ambito dell istruzione superiore, testimoniano efficacemente questo mismatch: gli iscritti alle scuole superiori in Italia nell anno scolastico 2006/07 ammontavano a poco oltre i studenti, con una crescita rispetto a 10 anni prima del 12%. Gli studenti dei licei classici, nel medesimo periodo, sono aumentati del 22%, quelli dei licei scientifici del 26%. Viceversa, gli iscritti negli istituti tecnici sono diminuiti dell 8%. I percorsi delle giovani generazioni si sono, dunque, progressivamente spostati realizzando una polarizzazione nelle scelte, che com è noto hanno penalizzato l istruzione tecnica. Disegni di Marco Legumi industria

15 16 focus Viceversa, come attestano le rilevazioni del Progetto Excelsior (Unioncamere-Ministero del Lavoro), nel 2007 le imprese attendono di potere assumere circa diplomati tecnici, con una crescita rispetto all anno precedente del 20%. Certo, non è plausibile ipotizzare una sovrapposizione fra domanda da parte delle imprese e l offerta dei titoli di studio. Sempre esisterà uno scarto fra le due dimensioni, se non altro perché l innovazione tecnologica corre più rapidamente della costruzione dei percorsi formativi. Ma anche perché, giustamente, deve esistere un autonomia della formazione rispetto alle esigenze del lavoro. Questa non si riassume esclusivamente nel fattore lavoro. Ciò non di meno, quando la forbice fra le aspettative delle imprese e quelle dei lavoratori o, per altro verso, fra le richieste occupazionali e i percorsi formativi, tende ad allargarsi allora i problemi divengono preoccupanti. Il perdurare di questo disallineamento mette sotto tensione il sistema produttivo, costringendo le imprese a una affannosa ricerca di figure professionali tecniche (diplomati e/o laureati). La possibilità di diminuire tale forbice è, fondamentalmente, riconducibile: 1) alla costruzione di un sistema di orientamento funzionale a indirizzare le scelte e gli investimenti formativi delle famiglie e delle giovani generazioni in modo più coerente alle richieste del mondo della produzione; 2) alla capacità del sistema scolastico e formativo (pubblico e privato) di produrre percorsi più coerenti con le esigenze della struttura produttiva. Spesso si assiste a una confusa rincorsa a improbabili profili professionali, utili soprattutto ad attirare studenti (e finanziamenti), più che a formare profili professionali adeguati al mercato; 3) alla scelta del sistema delle imprese nell orientare le produzioni e i servizi verso settori e tipologie produttive dove il contenuto di conoscenza sia più elevato; 4) alla capacità delle imprese di rappresentare e comunicare all esterno le trasformazioni organizzative e professionali che le hanno mutate in questi anni. A diventare attraenti prefigurando percorsi di carriera e professionali per i propri occupati. Perché anche le fabbriche di oggi non sono più quelle di pochi decenni fa, ma l immaginario collettivo è ancora pervaso dalle immagini di chapliniana memoria; 5) a un azione culturale e cognitiva. Il passaggio dalla scuola al lavoro non è solo un cambiamento di condizione, ma anche di stili di apprendimento, di comportamenti e di regole che sono diversi a seconda degli ambienti. Poiché gli stili e le regole apprese a scuola più spesso non coincidono con quelle che governano il mondo del lavoro, diventano indispensabili momenti in cui i giovani possano sperimentare, finché studiano, una socializzazione che anticipi l ingresso sul lavoro. In questo senso, le forme di alternanza fra scuola e lavoro appaiono decisamente utili per sviluppare quelle abilità di adattamento e di flessibilità più spesso invocate. Così da non lasciare esclusivamente alle giovani generazioni l onere di sperimentare una transizione che si presenterà più volte nella loro vita. Sono queste le principali direttrici strategiche lungo le quali incamminarsi velocemente, perché la rapida evoluzione tecnologica ed organizzativa che i processi di internazionalizzazione generano non conoscono soste. E occupazione e formazione rischiano di rimanere separate in casa.

16 18 argomenti Trent anni di allori D a trent anni valorizza i migliori studi realizzati dai laureandi vicentini (ma non solo) sui temi legati allo sviluppo economico e produttivo della nostra provincia. È il Premio per tesi di laurea sull economia vicentina, che quest anno taglia appunto il traguardo dell edizione numero trenta. Ideato e promosso da Confindustria Vicenza nella seconda metà degli anni Settanta, questo premio ha visto passare in tutti questi anni al vaglio della giuria oltre 500 tesi di laurea, e non poche sono state quelle presentate da persone che oggi ricoprono come imprenditori o manager incarichi di rilievo nel mondo economico vicentino. Il Premio è suddiviso in due categorie: una riservata alle tesi di laurea triennali e una alle tesi di tutti i percorsi successivi. I temi trattati in questi trent anni di vita del premio osserva Alberto Luca, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega per l Education possono essere considerati come uno spaccato particolarmente interessante dell evoluzione del territorio vicentino, da due punti di vista: le tesi a carattere storico ne tracciano il percorso socio-produttivo, quelle più numerose a contenuto economico hanno approfondito in tutti questi anni i settori più importanti della nostra provincia, dal tessile-abbigliamento alla concia, dalla meccanica all orafo, ne hanno seguito l evoluzione organizzativa verso la globalizzazione e la presenza sui mercati secondo modelli sempre in cambiamento, fino alle realtà distrettuali e alle reti informatiche. Ha compiuto trent anni il Premio per tesi di laurea sull economia vicentina, un iniziativa che in tutto questo tempo ha visto passare al vaglio della giuria oltre 500 tesi di laurea sui temi legati allo sviluppo economico e produttivo della nostra provincia.

17 Quest anno, nella sezione per tesi relative a corsi di laurea triennale, il primo premio è stato assegnato a Giulia Leoni, laureatasi in economia aziendale all Università di Verona con la tesi La responsabilità sociale nella strategia d impresa: il caso San Matteo Spa. Una tesi giudicata ottima sotto il profili dell impostazione e dello svolgimento, un analisi nitida e precisa su un argomento di forte attualità. Il secondo premio è stato vinto da Mara Vidale, laureata in economia del commercio internazionale all Università di Verona-Sede di Vicenza, con la tesi dal titolo Il Distretto si evolve: analisi dei principali distretti vicentini. In questo caso è stato riconosciuto il quadro preciso e dettagliato del lavoro svolto, un analisi puntuale dei distretti vicentini. Nella sezione riservata alle tesi di tutti i percorsi successivi alla laurea triennale, il primo premio è stato vinto da Stefano Reghellin, laureatosi in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, autore di una tesi dal titolo Innovare collaborando con gli artisti: i progetti culturali come leva di vantaggio. I casi di Illycaffè e Diesel. La giuria ha sottolineato l originalità del tema trattato e ha giudicato quella di Reghellin una tesi di rilevante interesse che investe in modo completo i diversi aspetti della comunicazione, del marketing e del management. Il secondo premio è stato assegnato a Chiara Pertile, che ha concluso il corso di laurea specialistica in economia e legislazione d impresa all Università di Verona con una tesi dal titolo L internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina: cause determinanti e proble-matiche di realizzazione. In questo caso la giuria ha valutato il lavoro ben fatto, analitico, ricco di dati e di situazioni frutto di un personale viaggio in Cina, un analisi acuta delle modalità di investimento in Cina. Sotto il titolo, premiazione dei vinictori dell edizione 2007, la trentesima. Qui sotto, i vincitori di tre passatre edizioni: quella del 1983, quella del 1991 e quella del industria

18 20 imprese Renzi F.lli Autotrasporti. Sessant anni di vita per l azienda di Arzignano: un traguardo prestigioso, in un settore dove le aziende familiari di medie dimensioni con più di mezzo secolo sulle spalle sono rare. di Stefano Tomasoni Campioni di logistica L azienda di Arzignano, specializzata nel trasporto merci e nell attività logistica, occupa 130 dipendenti e dà lavoro a un indotto di 500 persone. Q uasi centotrenta dipendenti, un indotto che dà lavoro ad altre 500 persone, un centinaio di automezzi tutti di proprietà, 36 mila metri quadrati di magazzini. Sono i numeri della Renzi F.lli Autotrasporti, azienda di Arzignano specializzata nel trasporto merci e nell attività logistica, che in questi giorni ha ricordato i sessant anni di attività con una festa che ha riunito tutti i dipendenti e i collaboratori. Un traguardo del tutto particolare nel mondo dell autotrasporto italiano, dove le aziende familiari di medie dimensioni con più di mezzo secolo alle spalle si contano sulle dita di una mano. E sarebbero anche di più gli anni di storia di quest azienda, se si considera che una prima attività di trasporti di famiglia benché senza veste societaria aveva preso il via fin dagli anni Venti. Nata dunque anagraficamente nel 1947 per iniziativa dei fratelli Giovanni e Giuseppe Renzi, l azienda ha accompagnato dal dopoguerra a oggi lo sviluppo del tessuto d impresa vicentino. Il primo anello di congiunzione tra la nostra famiglia e l attività di trasporto merci è stata senza dubbio l industria della seta nel Veneto, alla quale facevano capo la produzione di bozzoli dei bachi da seta prodotti in Lombardia, necessari per le lavorazioni nelle filande e nelle aziende tessili del Vicentino ricorda Giovanni Renzi, uno dei due fondatori, tuttora attivo in azienda. È stato importante,

19 Negli ultimi quindici anni la nostra azienda è evoluta e cresciuta in particolare nella logistica e nella gestione di magazzini per conto terzi, soprattutto per importanti multinazionali. Nella pagina a lato, foto di gruppo dei dipendenti della Renzi F.lli Autotrasporti e, nella foto piccola, il fondatore Giovanni Renzi con il figlio Lorenzo. In questa pagina, esterno e interno della sede centrale di Arzignano. nei primi anni, anche il trasporto del materiale edile necessario per la ricostruzione. Ma poi, furono il polo conciario di Arzignano da un lato e l industria tessile dall altro a delineare per la nostra azienda una strada specifica. Anni pionieristici, confermati dal fatto che fino ai primi anni Cinquanta il trasporto avveniva spesso e volentieri con i cavalli. Erano già anni di trasformazione, peraltro, nei quali si realizzò il primo anello di congiunzione con l attività logistica e l azienda iniziò a gestire lo scalo merci della stazione ferroviaria di Arzignano. Nel 1982, in riconoscimento dell attività imprenditoriale e anche sociale svolta dai fratelli Giovanni e Giuseppe, il presidente della Repubblica conferì ad entrambi il titolo di cavalieri del lavoro. Nel 1992 Giovanni Renzi e il figlio Lorenzo, con una scommessa imprenditoriale coraggiosa ed entusiasta anche perché compiuta in un periodo di difficoltà del settore del trasporto, acquisirono la totalità dell azienda: fu quello il punto di partenza di un importante processo di sviluppo societario che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni e ha portato, nel 99, all apertura di una nuova sede, ad Arzignano. Oggi la Renzi Autotrasporti è a capo di un gruppo di cinque società che coprono tutta l Italia, con una filiale a Milano che è stata particolarmente importante per lo sviluppo dell attività. Negli ultimi quindici anni osserva Lorenzo Renzi, figlio di Giovanni e contitolare della società la nostra azienda è evoluta e cresciuta in particolare nella logistica e nella gestione di magazzini per conto terzi, soprattutto per importanti multinazionali, e questa attività è diventata ormai il punto di forza aziendale, che ci consente di guardare avanti con efficienza e flessibilità, fattori indispensabili per garantire elevata qualità del servizio. industria

20 22 imprese focus Vicenza Calcio. Da più di un secolo il calcio vicentino parla con i colori della squadra che ha lanciato palloni d oro come Paolo Rossi e Roberto Baggio. La società biancorossa lancia un piano di supporto economico e finanziario che punta ad allargare la base societaria coinvolgendo il tessuto vicentino. Alè P iù di un secolo in biancorosso. Il calcio vicentino parla da oltre cent anni con i colori del Vicenza Calcio, la squadra che per molti specie per i non più giovanissimi è ancora citata come Lanerossi Vicenza, dal nome dello sponsor che per decenni ha abbinato il suo marchio a quello della società berica. La storia del calcio biancorosso inizia il 9 marzo 1902, quando viene fondata l Associazione Calcio Vicenza. Da allora, in un secolo e più di vita, la società ha conosciuto, come è destino di tutte le società calcistiche di provincia, periodi di allori e di gloria e altri di delusioni e momenti difficili. Per restare agli allori, non si può non ricordare che hanno vestito la maglia biancorossa nientemeno che due palloni d oro come Paolo Rossi e Roberto Baggio, il primo campione del mondo con l Italia nel 1982 e il secondo vicecampione nel 94. E poi ci sono le soddisfazioni più grandi a livello di squadra: il secondo posto assoluto in campionato nella stagione giusto trent anni fa, la magica notte del 29 maggio 1997 con la conquista della Coppa Italia e, l anno successivo, sul palcoscenico d Europa nella Vicenza storica semifinale di Coppa delle Coppe contro il Chelsea. Negli ultimi dieci anni, spenti i riflettori del grande calcio, il Vicenza ha conosciuto alterne vicende, passando tra l altro per alcuni anni di proprietà di soci inglesi. Oggi la società biancorossa lancia un progetto ambizioso di proiezione sul territorio, nuovo per una realtà di provincia: un piano di supporto economico-finanziario chiamato Azionariato Imprenditoriale, che mira all allargamento della base societaria attraverso il coinvolgimento di nuovi soci che siano espressione del tessuto economico vicentino. La decisione di riportare il Vicenza Calcio ai vicentini, acquisendone alcuni anni fa il pacchetto azionario dalla proprietà inglese, si è basata sulla convinzione che la società debba essere un patrimonio del nostro territorio e della sua gente e che conseguentemente la guida e il controllo dovessero tornare in mani vicentine osserva Sergio Cassingena, azionista di riferimento. In questo triennio, il club ha perseguito una politica tesa a riavvicinare e sensibilizzare le realtà istituzionali della nostra provincia per favorire un sostegno attivo allo sport del calcio.

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