NEWSLETTER DELLA CATTEDRA DI DIDATTICA GENERALE MENSILE A CIRCOLAZIONE INTERNA

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1 febbraio anno II - numero doppio NEWSLETTER DELLA CATTEDRA DI DIDATTICA GENERALE MENSILE A CIRCOLAZIONE INTERNA Direzione e coordinamento Prof.ssa A. Porcheddu Redazione A. Baldi L. Bernardini B. De Angelis C. De Angelis R. Di Glionda M. Muzi A. Porcheddu M. Tiriticco Segreteria M. Muzi L. Bernardini Educare al senso della vita A tre mesi dalla scomparsa di Raffaele Laporta vogliamo ricordarlo come un amico generoso, come un infaticabile studioso di problematiche pedagogiche, come un esempio di coerenza e di impegno intellettuale in tante battaglie, da quelle sulla condizione della scuola e degli insegnanti a quelle sul laicismo. Ma vogliamo anche ricordarlo come un lettore curioso e instancabile dei cambiamenti in atto nella società e nelle scienze dell educazione e come un protagonista assiduo dei dibattiti generati da tali cambiamenti. L impegno è arduo e lo spazio disponibile è insufficiente. Tuttavia ci sembra doveroso almeno sollecitare una riflessione e un dibattito sulle idee e sull opera rilevante di questo collega e amico. Per cominciare riportiamo alcune parti di una lettera che Raffaele Laporta, invitato a svolgere due seminari nell ambito del corso di Didattica generale, ci ha scritto nel Ad Alba, Marielisa e C. Cari Amici, ecco la scaletta del mio programmato intervento al corso di Alba. Il suo scopo è un esame della condizione della scuola e in essa degli insegnanti. La questione si inquadra sia nella situazione di prima formazione, sia nella politica attuale del governo nei confronti della scuola. Sulla condizione della scuola vi mando ( e tratterò) una breve panoramica.il secondo scritto è quello relativo agli IRRSAE: sviluppa analiticamente il rap- Editing C. De Angelis Cattedra di Didattica Generale (P-Z) Prof.ssa A. Porcheddu Via dei Mille, 23, Roma Telefono Fax Educare al senso della vita All interno: Raffaele Laporta e la Treccani Ricordando Raffaele Laporta Scuole : idee e progetti Sulla libertà Navigare informati: Laportalinks In biblioteca

2 porto fra Istituti regionali, MPI e scuola; è una proposta di ristrutturazione.il terzo scritto è una lettera inviata al Comitato promotore del Movimento «Una scuola per la Repubblica», nel giugno 1986: il documento sul quale si raccoglievano le adesioni al movimento era molto più ampio: potete trovarlo presso il CIDI e in particolare presso Ermanno Testa. Nel quadro ampio tracciato da esso, io trattavo la questione della parità tra scuola pubblica e privata. Non la esaminavo nei termini della Costituzione, ma nei modi in cui mi sembra si ponga attualmente: non siamo più 50 anni fa, e allo scontro di allora fra cattolici e laici: Il fronte che si diceva «laico» si è squagliato in seno all Ulivo e fuori di esso. Oggi non c è più un fronte compatto. D altra parte i cattolici hanno fatto passi enormi in senso liberale. Il quarto documento presenta ancora la tesi cattolica ufficiale e integralista e vuole dimostrare ( ai cattolici a cui si dirige) che anche da quelle posizioni è possibile una collaborazione con i laici ( questo è stato il risultato del convegno di Siena organizzato da Alba, di cui il documento è il corollario). In realtà le tesi cattoliche avanzate ( che guadagnano sempre più terreno) sono oggi estremamente liberali, fino a rinunciare a una supremazia non solo del cattolicesimo fra le religioni occidentali, ma del monoteismo nei confronti di quelle orientali, e perfino della religione nei confronti degli atei. La questione sta perciò nel trovare un nuovo modo di considerare le scuole di origine religiosa ( tutte) nei confronti della scuola di Stato; ma anche nel giudicare se la scuola di Stato non debba assumere in proprio la gestione di una educazione «al senso della vita», valida per tutti, religiosi e no. R.L. Raffaele Laporta aveva prontamente risposto all appello offrendo la sua disponibilità per i seminari, ma lo studioso si interrogava, ci interrogava, interpretava la materia del contendere, ne intuiva e delineava il fulcro: la necessità di educare al senso della vita. Nel rifuggire da facili e banali riferimenti di cronaca nera, che attualizzano e rendono sempre più urgente l attuazione di quanto Laporta proponeva come riflessione, vogliamo sottolineare ancora un appello del nostro maestro. Egli infatti in un intervento recente ha disegnato uno scenario che non possiamo non condividere: Per molto tempo i cattolici, credendo di poter sottomettere lo Stato al magistero della Chiesa, sono stati accusati di non avere il senso dello Stato. Per fortuna questo non e' sempre vero: sono ormai molti i cattolici osservanti che, messi dalla fiducia popolare a maneggiare i meccanismi della Costi-tuzione, ne hanno assimilato la logica e i principi: ne sono stati e ne sono gli interpreti e i difensori, talvolta a prezzo della vita, come Moro e Bachelet. A costoro, sereni custodi della pace fra Stato e Chiesa, vanno rivolte gratitudine e speranza. Quando saranno divenuti maggioranza fra i cittadini cattolici e ad essi saranno affidate le loro scuole, forse un nostro storico problema sarà risolto. Alba Porcheddu Da Laporta-La comunità scolastica, Firenze-1963 Prato-Scuola elementare-via del Purgatorio- Arch. F. Brunelli, Ing. L Lugli, Ing. G. Veronesi

3 Raffaele Laporta e la Treccani. Un esperienza formativa significativa per l educazione e per la cultura italiane Per un ventennio, dal 1975 al 1995, Raffaele Laporta fu animatore, in qualità di referente pedagogico, di programmi di ricerca e di realizzazione tecnologica a sfondo educazionale presso l Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani. In particolare, diresse la sezione formazione della redazione Programmi multimediali ed educativi della Treccani, diretta dal prof. F. Schino. Insieme a Lui collaborarono, al di là del sottoscritto, in tempi e modi diversi uomini e donne di indubbio valore culturale e scientifico, come per es. Vincenzo Cappelletti, Raffaele Simone, Lucio D Amelia, Franco Russo, Alba Porcheddu e Paola Menghini. Il contributo ideativo che Laporta seppe dare a questa esperienza unica nel suo generedi coevoluzione tra pedagogia critica e alta cultura si può sintetizzare nelle parole stesse del Nostro, pronunciate in occasione di un incontro internazionale per gli insegnanti italiani all estero (Buenos Aires 1987): sia la scuola sia la Treccani devono avere un unico obiettivo di fondo e cioè quello di diffondere la cultura di qualità, depositata nei libri della memoria culturale mondiale e sperimentata nella vita, nei più remoti recessi della società civile con il contributo critico di insegnanti, studenti e cittadini allo scopo di rendere il tessuto democratico della società sempre più vivo e coeso. (Materiali redazionali, Rm, 1988). L azione (meta)formativa del Laporta si misurò con una sfida culturale di ampio respiro e di non facile approccio: quella inerente alla nascita e allo sviluppo (a metà degli anni 70) di sistemi tecnologici avanzati, i cosiddetti strumenti multimediali, e un loro possibile e auspicabile uso in funzione formativa, sia nel senso di riqualificazione di soggetti impegnati nel mondo del lavoro (importante fu il programma Le ferrovie ), sia nel senso di qualificazione iniziale e in itinere di nuove figure professionali da attivare nella scuola italiana (significativi furono i programmi IEI-MPI-CONI per i maestri e le maestre interessati a svolgere la funzione di docenti di attività motorie nella scuola primaria o come si dovrà dire in futuro nei primi anni del primo ciclo) sia nel senso di migliorare la qualità dell apprendimento dei giovani in formazione (rilevante fu il programma Tra Noi per l insegnamento della lingua e cultura italiane per i figli di immigrati italiani all estero, che è considerato, a ragione, il prototipo italiano per un corretto approccio interculturale al problema dell immigrazione). Laporta accettò con entusiasmo questa sfida tanto da lasciarsi coinvolgere da tutti i programmi sopracitati ed elaborò, in stretta sinergia con il linguista Raffaele Simone, altro grande innovatore della comunicazione e sulla scia di studi ed esperienze internazionali, interessanti (e, consentitemi, affascinanti) moduli di intervento educazionale con la ferma convinzione che l uso di strumenti audiovisivi poteva realizzarsi senza paura a condizione però di non impoverire (come sfortunatamente sta accadendo oggi) la cultura alfabetica: cioè il libro e la sua insostituibile forza concettualizzante. L approccio, per cosi dire, laportiano al problema si ancorò rigorosamente a questo assunto prima ancora che pedagogico, culturale e filosofico. Nacque così l esperienza di quel dialogo creativo e innovativo tra materiali audio-video e materiali scrittori (i programmi multimediali della Treccani), che costituì il quid unico, di una nuova concezione pedagogica della formazione avanzata, che non disdegnava le forme del moderno (cinema e radio insieme) ma le vivificava con la tradizione più forte della nostra cultura (parola scritta e disegni). Come dire un felice colloquio interattivo tra culture, quella dell Orbis sensalium pictus di comeniana memoria e quella dell uomo nuovo di Turing. Da un punto di vista puramente pedagogico e metodologico l azione di Raffaele Laporta su questo terreno della formazione mediante l uso creativo di strumenti fini come quelli tecnologico-audiovisivi si sviluppò in due diverse direzioni e si concretizzò in una vera e propria concezione (attualissima!) di educazione permanente. La prima fu quella dell introduzione in ambito formativo dei protocolli : cioè della ricerca e costruzione attraverso successive e ben misurate esperienze sul campo di moduli (i

4 protocolli appunto) di lavoro multimediale che fossero in grado di sorreggere e orientare le sceneggiature e gli story board. In parole semplici occorreva costruire vere e proprie inchieste sui fruitori dei programmi per ricavare dati attendibili da cui muovere per costruire apparati di contenuti utili alla stesura delle sceneggiature per la realizzazione dell Av e del testo a stampa. Famose sono rimaste le inchieste alla Sandro Portelli, come quella realizzata per il programma Corpo, movimento e prestazione, quando con registratore acceso in spalla i redattori andavano a intervistare i personaggi del mondo del calcio a Coverciano. L idea dei protocolli, scontata per quanto concerne qualsiasi discorso di tipo epistemologico e scientifico, era una vera e propria novità se riferita alla formazione, in specie quella di tipo tecnologico. Se poi si pensa che in quegli anni la maggior parte dei programmi formativi multimediali realizzati da enti pubblici e privati erano costruiti sulla base di semplici ipotesi educazionali date per corroborate e su pochi elementi ricavati dalla cultura di massa ben si capisce la portata innovativa della costruzione (lenta e faticosa) dei protocolli voluti a tutti i costi dall azione del Nostro, che non a caso è oggi ricordato per aver dedicato la vita alla costruzione della teoria empirica dell educazione. La seconda direzione del suo intervento ruotò intorno al concetto di validazione dei prototipi realizzati prima della loro ratifica definitiva e dell immissione nei processi formativi veri e propri. Ciò significava ancora una volta mettere l accento sulla costruzione di materiali di spessore autenticamente democratico, anche a costo di incidere sulle spese di produzione e a costo di rimarcare la fallibilità e/o l incertezza dei risultati di qualsiasi progetto educativo, anche il più rigoroso e controllato. Rilevante ed esempio per tutti coloro che si occupano di formazione oggi fu l organizzazione di seminari e conferenze allo scopo di mettere alla prova i programmi elaborati dando la parola e l autorità d intervento a tutti i convenuti (per la maggior parte insegnanti), i quali vissero l esperienza fondamentale di essere per davvero attori protagonisti dell elaborazione di idee e di suggerimenti atti a migliorare la qualità dei materiali e della stessa futura azione formativa. L introduzione metodologica della procedura di validazione dei progetti e dei programmi formativi di segno tecnologico, portò ad affinare e migliorare, oltretutto, la stessa concezione di tecnologia, che divenne sempre più non solo l ingenua diade macchina-scienza, ma quello che è oggi comunemente riconosciuto dai più: cioè un complesso logaritmo di sequenze logicamente coerenti e empiricamente controllate e riaggiustate attraverso il feedback, che paradossalmente può verificarsi anche in assenza di complessi strumenti e di sofisticate macchine, e che, nel caso del Laporta, elude il ghetto ossessivo della misurazione e valutazione quantitative e si sostanzia, invece di qualità delle relazioni umane, come le procedure di democrazia cognitiva ( pensiamo quindi siamo )e di laicità autentica ( senza riscontro sociale non c è scienza ). Un ultima nota riguarda il contributo (a mio avviso ancora poco esplorato) a una più vitale concezione dell educazione permanente che nel Nostro fu sempre al centro della sua riflessione e non solo in ambito Treccani. Per Laporta sia le tecnologie sia gli alfabeti non possono mai costituire di per sé la sostanza dei processi formativi, che invece risiede nel concetto di liberta (libertà di scelta e di giudizio degli esseri umani), da realizzarsi all interno di un riattivato rapporto comunità-società, in cui sia gli alfabeti, sia le tecnologie avanzate devono avere legittima cittadinanza. Per fare questo però occorre tenere costantemente connessa la diade mezzi-fini, che nell educazione non ha mai valore opzionale e che nell esperienza dei programmi multimediali della Treccani significò per il Nostro mettere al centro la persona considerata sempre, kantianamente parlando, fine e non mai mezzo. ALESSANDRO BALDI

5 Ricordando Raffaele Laporta Conobbi Raffaele Laporta nel 1971 quando all ISPE, Istituto Studi per la Programmazione Economica (Ministero del Bilancio), lavoravo in una commissione incaricata di tracciare le linee del secondo piano quinquennale della scuola. Ero giunto in quella commissione dopo il riflusso delle emergenze del Sessantotto. Molti di noi, attivamente impegnati nel movimento insegnanti, considerarono che fosse opportuno rientrare nello specifico del ruolo così si diceva al fine di comprendere meccanismi e processi della organizzazione borghese della società e di adoperarsi per il suo cambiamento dall interno. Si trattò di una scelta non da tutti condivisa e il dibattito fu veramente sofferto. Altri, com è noto, in nome del principio che lo Stato borghese si abbatte e non si cambia, scelsero la lotta armata con gli esiti che noi tutti abbiamo poi conosciuto! Mi occupavo in particolare della istruzione professionale statale e di quali linee fosse opportuno intraprendere per farla crescere sotto il profilo culturale e formativo, anche perché erano gli anni in cui le trasformazioni nelle conoscenze e nei profili professionali cominciavano a cambiare con forza i quadri concettuali ed operativi di sempre. Invitammo più volte nella commissione, per ascoltare il loro parere, i più autorevoli pedagogisti di allora, tra cui appunto Raffaele Laporta. Erano gli anni della riscoperta di Dewey e delle sue illuminate intuizioni sui rapporti che corrono tra democrazia, educazione, lavoro,. Erano gli anni di quella Difficile scommessa, quello scritto con cui Laporta sottolineava l esigenza che la scuola si facesse carico dei milioni di esclusi dal circuito delle conoscenze di base e della cultura. La Lettera a una professoressa era uscito nel 67! Tullio De Mauro conduceva le sue prime ricerche sul rapporto che corre tra linguaggio, conoscenze, sviluppo civile della persona. A ricordarle oggi, si tratta di istanze ormai largamente note e condivise, ma allora non era così e, se tanta acqua è passata sotto ai ponti, lo si deve anche alla ricerca e all insegnamento di Raffaele Laporta. A seguito di quei primi incontri all ISPE, gli chiesi di lavorare con lui all Università e mi accolse. Eravamo una ventina di giovani dalle provenienze politiche e culturali più diverse! C erano gli ex del movimento studentesco, vecchio e nuovo PCI, Potere operaio, Lotta continua, Avanguardia operaia, socialisti, cattolici. Solo qualche anno prima avremmo dibattuto vivacemente! Con Laporta non fu così! Ci legavano essenzialmente due cose: una solida base democratica ed antifascista, una ipotesi nuova in un Magistero da sempre idealista e conservatore; la volontà di raccogliere e portare avanti, nella ricerca e nell insegnamento, la sfida della Difficile scommessa. Laporta, diversamente da altri cattedratici, non ha mai dato vita ad una scuola. Potrei definirlo come un attento e vigile consulente del nostro lavoro. Il legame tra noi tutti, il nostro impegno politico e culturale erano forti, perché sottinteso, non dichiarato. Gli a monte se si può dir così erano tutti scontati. Quello che non era scontato era il da farsi quotidiano, nelle lezioni, negli affollatissimi seminari, nella produzione scientifica. Eravamo una ipotesi nuova di lavoro universitario; e questo lo avvertivano i nostri studenti e i colleghi delle altre cattedre. Non ha dato vita a una scuola, ma nessuno di noi si è perduto! Ciascuno di noi, per la sua parte, ha continuato a condurre, giorno dopo giorno, anche dopo il trasferimento di Laporta a Chieti, il suo personale discorso, ma sempre segnato dagli stigmi che aveva ricevuti e finalizzati all impegno nella ricerca, al rinnovamento della scuola. Ed oggi, con l innalzamento e l ampliamento dell obbligo, con il riordino dei cicli, con l autonomia, possiamo dire che quella scommessa è stata vinta. Non mancano le difficoltà, e questo è sotto gli occhi di tutti. Ma è l unica strada possibile! Ed è la strada che anche Laporta ha sapientemente e pazientemente tracciata! Maurizio Tiriticco

6 Scuole : idee e progetti Raffaele Laporta durante la festa della donna, l 8 marzo del 97, lavorava alla bozza di una pubblicazione periodica; porta questa data, infatti, la lettera nella quale propone alle Care Amiche di sempre, di collaborare alla redazione di una rivista dal titolo emblematico «Scuole». Le idee e i progetti, inediti di Laporta risultano ancor oggi di grande attualità e per di più le sue riflessioni forniscono la spinta ideale necessaria per proseguire, nella sua linea di ricerca, indagini fondamentali sia per la ricerca storica, sia per la sopravvivenza stessa delle scuole di domani. Le nostre scuole - scriveva Laporta nella lettera - sono realtà da guardare ciascuna per sé. Non tanto per le diverse origini e caratterizzazioni sociali e pedagogiche, né solo per le differenti tradizioni socioculturali del Paese che esse interpretano; ma in quanto entità umane, universi di problemi, di impegni, di capacità che determinano giorno per giorno la vicenda educativa di ciascuna. Parlare delle nostre scuole come di un mondo unitario la scuola- è possibile e giusto tanto quanto lo è coltivare l ideale di una cultura condivisa nei suoi valori morali e civili, affidata all unità della sua lingua, agli elementi unificanti della sua storia. A questo ideale è ordinata l azione generalizzante dello Stato e della sua normativa uniformatrice che fanno parte della storia del Paese. E anche necessario trattare tutte le scuole come un unica scuola quando occorre provvedere a esigenze comuni a tutte, come quella di avere insegnanti competenti, o di poter svolgere il loro lavoro senza inutili interferenze amministrative, al riparo di attestati di sfiducia da parte della pubblica opinione; o quella di disporre dei mezzi per formare le coscienze morali e civili dei loro alunni senza interferenze ideologiche, politiche, religiose. Al di là di queste esigenze comuni ogni scuola è una realtà a sé, sente e interpreta il proprio lavoro così come le riesce di farlo, secondo le capacità dei suoi insegnanti e dirigenti, le circostanze e le condizioni del suo lavoro, i tipi di alunni che la società le manda. Quando si tratta della sostanza di questo lavoro ognuna ha il diritto di essere trattata per quello che è nei suoi pregi e difetti, di affrontare con tutti i propri mezzi il giudizio dell Amministrazione e della comunità civica sulla propria autonoma maturità educativa. Ma ognuna ha il diritto di sottrarsi in materia educativa ad adempimenti amministrativi formali, uniformi, a scadenza fissa, che la distraggano togliendo tempo ed energie al rapporto con gli allievi e con le loro famiglie; così come ognuna- nella misura in cui lavora con successo e ottiene la stima della comunità che la circonda- ha il diritto di rifiutare immagini generalizzate di una scuola allo sfascio, in crisi irreversibile, coniate su episodi isolati, o ricalcate su luoghi comuni tradizionali. Ogni scuola a seconda delle sue capacità di svolgere compiti culturali e sociali per i quali la Società e lo Stato la istituiscono, può incorrere in sanzioni formali, o meritare pubblici riconoscimenti ed encomi; ogni scuola può destare sospetti e diffidenze negli alunni e nelle famiglie oppure può stringere con le une e con gli altri legami morali, culturali, affettivi, diffondere fiducia, meritare consenso. Questa è la filosofia che ispira «Scuole». «Scuole» nel progetto di Laporta avrebbe dovuto nascere dall attenzione alle singole scuole o almeno con l intento di trovare interpreti della loro vita capaci di rappresentare le singole realtà scolastiche e non una loro immagine astratta. «Scuole» non voleva essere una rivista bensì una collana di contributi alla pubblica istruzione del Paese sui temi più importanti della vita scolastica come essi sono visti dalle scuole stesse e da chi ne segue da vicino la vita. «Scuole» avrebbe voluto documentare l esistenza ( ) di scuole per le quali non esistono né crisi né sfasci e che possono spiegare facilmente quanto costi e quanto renda in termini di serenità e gioia essere come esse sono. Questa aspettativa di Laporta, che sembra discendere da una visione eccessivamente ottimistica della scuola, è, invece, alimentata dalla sua consapevolezza costante che le esperienze educative e didattiche non possono non correlarsi all impegno di maestri e docenti di eccezionale valore morale, che hanno qualificato la storia e la ricerca educativa. Marielisa Muzi

7 Sulla libertà Qualche giorno fa mi trovavo con alcuni dei miei ex allievi del Liceo Coreutico Sperimentale dell Accademia Nazionale di Danza, ad assistere ad uno spettacolo al Teatro Olimpico di Roma. Chiasso, confusione iniziale, eccitazione di molti, lo spettacolo inizia quasi puntuale. Sulla scena gli attori-ballerini si cimentano inizialmente con gesti, mimando emozioni e situazioni. A questo punto incomincia un chiacchiericcio alto, spavaldo, irrispettoso di chi vuole ascoltare, capire, apprezzare il lavoro. Non si lesinano battutacce nei confronti degli attori. Non ho tollerato e, pur consapevole di fare la parte del docente che non lascia correre, ho invitato gli studenti a tacere o ad andarsene. In questa circostanza, con amarezza, non ho potuto fare a meno di richiamare alla mente l articolo di Raffaele Laporta, ( Insegnare n. 1, Paravia e B.Mondadori Editori, Milano, 2001 ) nel quale pochi giorni prima delle sua scomparsa, il pedagogista, in una ampia e complessa disamina, affrontava il problema della Libertà. Lo scritto prende spunto dalla domanda solo apparentemente semplice Che cos è la libertà? La risposta più becera, afferma l autore, consiste nel dire che la libertà sta nel fare quello che ci piace. Una risposta colta e condivisibile, invece, è -si prosegue nell articolo - quella del più accreditato tra i filosofi inglesi, J.S. Mill, per il quale la libertà sta nel far tutto ciò che si vuole, purché non arrechi danno ad altri. Anzi dice Mill il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l aspetto che riguarda il soggetto, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente, e sul suo corpo l individuo è sovrano.(j.s. Mill, Saggio sulla libertà, trad. it, il Saggiatore, Milano 1984,pag. 33 ). In realtà, continua Laporta, la forma più elementare di libertà deriva dall esperienza quotidiana: si è liberi di andare dove si vuole, a teatro, allo stadio, a ballare, a far l amore. A questo punto l autore introduce efficacemente una metafora tratta dallo scrittore Stanislaw J.Lee: un passero in una gabbia per aquile è libero. La libertà è come l aria - afferma Laporta - che non ti accorgi di respirarla fino a quando non te la levano. Quelli che hanno interessi a impedire la libertà non incominciano certo dall impedirci di andare allo stadio o di fare l amore. Incominciano da quelle libertà che chi non è abbastanza esperto non si accorge di perderle; non fanno parte del suo respiro quotidiano: roba da passeri.quanti si sono accorti di perderla la libertà vera fra il 1922 e il 1925?.E potremmo aggiungere credo senza fraintendere il pensiero del pedagogista: quanti si accorgono che dietro gli slogan populisti di alcuni partiti che inneggiano alla libertà si nascondono solo programmi di totale arbitrio e, a dir poco, di sfrontato libertinaggio? L analisi laportiana si conclude con una definizione delle nozioni di libertà intesa come condizione costitutiva della vita e di educazione interpretata come elemento necessario alla sopravvivenza e come complemento della libertà. Vi è insomma una libertà avvertita come condizione originaria del vivente che apprende e una libertà morale, capace di dare senso alla vita, una libertà di sopravvivere e una di vivere moralmente. In altri termini può essere cercata una libertà del passero che si muove in una gabbia per aquile e una libertà delle aquile che con la loro apertura di ali possono solcare spazi smisurati per lo stesso occhio umano. In merito alla riflessione sul concetto di Libertà, che Laporta ha svolto con tenacia e accuratezza per oltre un quarantennio, mi piace ricordare un affollato seminario organizzato, nel 1996, a Roma dalla cattedra di Didattica Generale della prof. Alba Porcheddu, nel quale il pedagogista prese la parola per affrontare il tema della scuola pubblica e privata. In quella occasione dichiarò che la libertà di scelta della scuola per studenti e famiglie è sacrosanta e quindi ognuno è libero di privilegiare la scuola laica statale o privata confessionale che vuole, ma non può in nome di tale libertà pretendere il finanziamento pubblico se la sua scelta ricade sulla scuola privata, poiché una accezione alta dell Istruzione si basa sui valori della laicità che solo una Istituzione pubblica statale può garantire, sulla base del rispetto della Costituzione. Laporta in quella occasione fece riferimento ad un paradosso, che si sarebbe potuto verificare nel caso che una comunità di cittadini di religione islamica, ispirati a principi fondamentalisti, avesse ottenuto il finanziamento pubblico per una propria scuola e lo avesse utilizzato per educare alla jhad (guerra santa) e perciò in totale antitesi con i principi fondamentali della Costituzione del nostro Paese. Rosa Di Glionda

8 NAVIGARE INFORMATI: Laportalinks I motori di ricerca forniscono numerosi indirizzi di siti riferibili a Raffaele Laporta, tuttavia, nella maggioranza dei casi, la navigazione al loro interno è deludente. In molti dei Laportalinks, il nome del pedagogista si trova inserito, insieme ad altri, in un elenco dei relatori di un convegno o in quello dei partecipanti ad una manifestazione di grande prestigio svolta tempo fa, oppure risulta tra gli autori di alcuni dei volumi conservati in una biblioteca, o ancora tra quelli citati da altri autori. Solo in alcuni casi vengono proposti integralmente gli articoli di Raffaele Laporta e navigando nel sito emerge con chiarezza il pensiero e il ruolo di questo studioso di pedagogia nel panorama contemporaneo. Un sito che, a nostro parere, merita di essere visitato con attenzione è quello dell Università di Chieti dove la ricerca svolta da Raffaele Laporta è delineata con competenza ma anche con una affettuosa nostalgia per il maestro scomparso. La sitografia che si riferisce all Università di Chieti è: 116.htm; ai.htm; htm. Alla pagina si trovano numerosi contributi di R. Laporta pubblicati da un periodico telematico di informazione e proposte politiche e culturali. Cliccando su ro/mce.htm o su pm/grpind/education/histtmce.htm si trovano interessanti notizie storico pedagogiche sul Movimento di Cooperazione Educativa di cui R. Laporta e B. Ciari sono stati esponenti di rilievo. Qualche ulteriore approfondimento del percorso culturale intrapreso nel secondo dopoguerra da R.Laporta si può ricavare anche da: C.DeAngelis IN BIBLIOTECA Nella Biblioteca di Scienze dell Educazione, in via del Castro Pretorio, si trovano la maggioranza delle opere di Raffaele Laporta presenti nel catalogo di Ateneo. Si tratta dei titoli (ben 18 dei 26 disponibili nel catalogo) elencati di seguito. Dei tre volumi di altri autori presenti nell elenco, R. Laporta ha scritto la prefazione. 1957; R. Laporta, Il senso del comico nel fanciullo ed il suo valore nella educazione 1960; R. Laporta, Educazione e libertà in una società in progresso 1964; R. Laporta, Il tempo libero giovanile e la sua organizzazione educativa 1964; R. Laporta ( a cura di) Vincenzo Cuoco; Politica e educazione 1970; R. Laporta, La comunità scolastica 1972; R. Laporta, Educazione e libertà in una società in progresso 1972; R. Laporta, Il tempo libero dai sei agli undici anni 1974; P. Baldelli, Educazione e cinema 1975; R. Laporta, La difficile scommessa 1977; R. Laporta, Raffaele; Educazione e libertà in una società in progresso 1978; R. Laporta, Curricolo e scuola 1979; R. Laporta, Cinema ed età evolutiva 1981;T.Russo-Agrusti, La programmazione educativa nel sistema del decentramento 1983; R. Laporta, Diritto allo studio e politica regionale 1984; R. Laporta, Insegnanti come e perchè 1986; R. Laporta, L'autoeducazione delle comunità 1995; G. Bacceli, Insegnare economia politica 1996; R. Laporta, L'assoluto pedagogico. Nella biblioteca è disponibile anche F. Frabboni ( a cura di ), Frontiere dell educazione: scritti in onore di Raffaele Laporta. B. De Angelis

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