NUOVA COMUNICAZIONE E CHIESA. COME RIPLASMARE L ESPERIENZA DI FEDE

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1 A. JOOS (NC-C-IN1) (edizione 2010) NUOVA COMUNICAZIONE E CHIESA. COME RIPLASMARE L ESPERIENZA DI FEDE NEW COMMUNICATION AND CHURCH: HOW TO RESHAPE THE EXPERIENCE OF FAITH INDICE INTRODUZIONE GENERALE: LE PREMESSE -I- DIACRONIA DELLA NUOVA COMUNICAZIONE NELLE SUE INCIDENZE SULL ESPERIENZA UMANA -II- DIACRONIA DELLE VALUTAZIONI DEI RESPONSABILI ECCLESIALI ROMANI SUL FENOMENO DELLA COMUNICAZIONE -III- ALLE SORGENTI DELLA DIACRONIA DI COMUNICAZIONE CRISTIANA. LIBERA EVOCAZIONE DELL ITINERARIO DI FEDE NEL SUO AVVIO PARTE I SINCRONIA DELLE MUTAZIONI DELL ESPERIENZA UMANA NELLA NUOVA COMUNICAZIONE A IPOTESI SULLA RIDISTRIBUZIONE DELL ESPERIENZA UMANA ORGANICAMENTE INTEGRATA E AUTOGESTITA SENZA ACCENTRAMENTO B. IMPLICAZIONI E CONSEGUENZE PER LA COMUNITÀ E LA PERSONA 1 L INTELLETTO IL SAPERE 2 L OPERATIVITÀ L AGIRE 3 L EMOTIVITÀ IL COINVOLGIMENTO VISSUTO PARTE II INTERROGATIVI POSTI DALLE MUTAZIONI COMUNICAZIONALI UMANE ALL ESPERIENZA DELLA FEDE A DALLA PRESA DI COSCIENZA UFFICIALE ECCLESIALE SULLA RILEVANZA DELLA COMUNICAZIONE AL RIBALTAMENTO DELLE PROSPETTIVE 1 IL FENOMENO DELLA NUOVA COMUNICAZIONE 2 LA SUA SPECIFICITÀ MEDIATICA 3 LA SUA INCIDENZA SULLA PERSONA E LA COMUNITÀ B DALLE PRIORITÀ DI FEDE DA TRASMETTERE ALLE SCOMMESSE PER RIPLASMARNE LA COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE A DISTANZA 1

2 La discussione rimane del tutto aperta sul modo di intitolare questa riflessione. Una dicitura abbastanza facilmente reperibile è quella anglosassone new media i nuovi media su cui esiste una letteratura e commenti vari 1. Invece di nuovi media, ci siamo fermati alla parola nuova comunicazione per il nostro titolo generale. La ragione di questa scelta si trova proprio nell uso che si è fatto di media, mezzi e strumenti della comunicazione sociale per tanto tempo in ambito ecclesiale e magari clericale, con una connotazione specifica: la comunicazione è estrinseca in quanto sociale in seno all esperienza umana ed è materiale in quanto strumentale. Essa rimane una esteriorità o un contorno della specificità umana. Tale cosificazione della comunicazione sembra dover essere superata con un linguaggio adatto. Sappiamo però che la rapidità con la quale si percorre oggi questo ambito in continua accelerazione ci espone a dover incessantemente rivedere il nostro modo di parlare. Siamo dunque nella situazione di dover aggiornare e rivedere senza tregua le varie terminologie secondo i salti e le incognite dell indagine intrapresa. A questo punto, il nostro riferimento alla nuova comunicazione non dovrebbe implicare nessuna ideologia, ma corrisponde solo alla preoccupazione di non rimanere prigionieri di una impostazione ecclesiastica passata e di poter innanzi tutto de-cosificare l approccio al fenomeno che vogliamo esaminare al meglio. Vi sono poi le specificazioni ulteriori: Internet e (N)TIC ([nuove] tecnologie di informazione e di comunicazione). Non si usa indistintamente od obbligatoriamente la qualifica di nuove a causa della crescente accelerazione delle novità in tecnologia e della compenetrazione continua di ciò che già esisteva con ulteriori potenzialità multimediali, digitali, elettroniche, ecc., che si scoprono. Internet mantiene tutta la sua rilevanza tra le tecnologie di informazione e di comunicazione recenti, pur se la rete si presenta con delle ambizioni antropologiche ben più coinvolgenti che la sola tecnologia. L introduzione generale si apre sulla diacronia (nei tempi recenti) e la sincronia (nell attualità) comunicativa (la storia recente ed il presente). Si cercherà anche di accennare a possibili anticipazioni della nuova comunicazione in certi contesti fondanti della Chiesa stessa e della sua metodologia di presenza nel mondo e a se stessa. 1 WIKIPEDIA FREE ENCYCLOPEDIA, New Media, in «Internet» 2008, «While the term New Media is disputed - the technologies involved are now up to 25 years old, and therefore not new in the sense of recent innovations - Manovich has argued forcefully against the alternative term digital media in The Language of New Media (2001). Manovich contends that a digital process is one which is based on sampling a continuous (analog) one from the real world in order to re-present it. While computer based media fit into this description, as data is converted into binary code, so too does cinema - which functions by sampling time into a series of discrete images which are then played in rapid succession. Consequently, the term digital media signifies too broad a range of technologies for Manovich to consider it to be of any value within academic discourse. Andrew L. Shapiro (1999) argues that the "emergence of new, digital technologies signals "a potentially radical shift of who is in control of information, experience and resources" (Shapiro cited in Croteau and Hoynes 2003: 322). W. Russell Neuman (1991) suggests that whilst the "new media" have technical capabilities to pull in one direction, economic and social forces pull back in the opposite direction. Thus, although social changes will occur, they "will be evolutionary, not revolutionary" (Croteau and Hoynes 2003: 322). According to Neuman, "We are witnessing the evolution of a universal interconnected network of audio, video, and electronic text communications that will blur the distinction between interpersonal and mass communication and between public and private communication" (Neuman cited in Croteau and Hoynes 2003: 322). Neuman argues that New Media: * will alter the meaning of geographic distance. * Allow for a huge increase in the volume of communication. * Provide the possibility of increasing the speed of communication. * Provide opportunities for interactive communication. *Allow forms of communication that were previously separate to overlap and interconnect. In place of the vague, hype infused terms often used to describe new media such as digitality, hypertextuality and interactivity, Manovich presents what he purports to be the principles of new media - which are not to be understood as fixed as laws - but general ways in which new media function. [1] These principles are listed as- 1. Numerical Representation 2. Modularity 3. Automation 4.Variability 5.Transcoding». ([1] Manovich, Lev (2001). "The Language of New Media". MIT Press, Cambridge, Massachusetts. pg. 20.) 2

3 Esiste un altro possibile termine da mettere come testata della nostra ricerca: la (nuova) società di comunicazione e di informazione. Organismi internazionali hanno coniato la terminologia che si apparenta a questa formulazione. Anche qui, il fatto di non scegliere tale espressione-chiave non è ispirata ad un presupposto teorico. Si tratta, prudenzialmente, di non legare troppo strettamente comunicazione e società, che ricorda lo stesso intralcio della dicitura comunicazione sociale, con tutto il peso che il termine sociale potrebbe ereditare dalle impostazioni sociologiche della metà del secolo XX. Visto che la premessa antropologica è sempre più incisivamente prioritaria nell indagine sulla comunicazione multimediale umana, sembra anche doveroso lasciare il campo di analisi il più aperto possibile. Il titolo complessivo menziona infine riplasmare la Chiesa (reshape). Si tratta dell implicazione che si potrà cogliere dall indagine stessa. In una parola: se la nuova comunicazione è quella che è, la Chiesa non potrà rimanere quello che era La nostra riflessione servirà a trarre degli insegnamenti dalla comprensione più ampia e profonda del fenomeno per poterlo meglio recepire nel percorso di vita ecclesiale Dispense del corso in: «Internet» _NUOVA_COMUNICAZIONE_E_CHIESA.html (testo del corso in italiano, formato pdf). 3

4 INTRODUZIONE GENERALE: LE PREMESSE. DIACRONIA DELLA NUOVA COMUNICAZIONE -I- DIACRONIA DELLA NUOVA COMUNICAZIONE NELLE SUE INCIDENZE SULL ESPERIENZA UMANA GENERAL INTRODUCTION. DIACHRONICAL AND SYNCHRONICAL PREMICES IN ORDER TO CONFRONT THE PHENOMENON OF THE UPCOMING NEW COMMUNICATIONS Il fenomeno della nuova comunicazione si afferma a partire della progressiva invasione planetaria e multidimensionale della rete di Internet, a seguito delle tappe decisive compiute dalla comunicazione massmediale negli ultimi quattro secoli. Si parla all inizio del XXI secolodell avvento di (nuove) tecnologie della comunicazione e dell informazione : (N)ICT in inglese, (N)TIC in italiano. Le mutazioni della nuova comunicazione multimediale interpersonale ed a distanza toccheranno l esperienza umana nel sapere dell intelletto, nell azione operativa, nelle modalità di vita 1. Non si può più interpretare il fenomeno come parziale, o periferico, o strumentalmente esterno, o ristrettamente tecnico-meccanico, riguardo alla persona ed alla comunità umana. Esso coinvolge tutta la persona e tutta la comunità umana nelle mutazioni che implica. Occorre una indagine antropologica per valutarne ed interpretarne la rilevanza propria. Si dovrà impostare una antropologia comunicazionale che tragga dal fenomeno stesso una comprensione più ampia e più profonda di ciò che sta avvenendo. Spetta alla nostra ricerca di confrontare questa comprensione antropologica con il discernimento ecclesiale che ha accompagnato il progressivo affermarsi del fenomeno comunicativo. Si sa che il rapporto Chiesa-mass media, dalla libera editoria in poi, è stato travagliato e si è mantenuto assai problematico. Anche questo confronto passato dovrà essere brevemente trattato, per dare pieno spazio alle scommesse attuali ed alle prospettive ipotetiche per il domani. Occorre situare l evento comunicativo oggi nel suo quadro più ampio, sia a livello dell esperienza umana sia nell ambito della presa di coscienza ecclesiale, capace di aprire la visuale al raggio complessivo delle dimensioni ed implicazioni del fenomeno. Le premesse per un 1 Kofi Annan (UNITED NATIONS Secretary-General), Development and international cooperation in the twenty-first century: the role of information technology in the context of a knowledge-based global economy. Report of the Secretary-General. E/2000/52, I. Introduction, in «Internet» 2005, (p. 6): «The central purpose and effect of this phenomenon is an escalating and all-pervasive capacity to harness, access and apply information and diffuse knowledge at electronic speed to all walks of human activity. This is revolutionizing not only processes of production and consumption and modes of organization but also the way people live, work and interact with each other. Information and knowledge have thus emerged as a central, strategic factor of economic and social progress. Today, countries are increasingly judged by whether they are information-rich or information-poor». 4

5 confronto e l articolazione di una riprospezione dell iniziativa ecclesiale necessita il rinvio ad una comprensione antropologica aperta della dinamica comunicativa dalle sue tappe di affermazione nei tempi recenti. Ogni tappa della affermazione comunicativa di massa ha una sua rilevanza antropologica propria, che risulta dall indagine ormai ben articolata sul fenomeno. Questa indagine rappresenta uno studio ed un tema specifico di ricerca e di insegnamento 1. * 1 la libera editoria di massa - Gutenberg, libri stampati meccanicamente nella lingua del popolo... (inizio generalmente convenuto dell'evento comunicativo complessivo, concomitante con: la Riforma del XVI secolo / il Rinascimento / l'umanesimo / i 'tempi moderni' / le esplorazioni planetarie) L'ESPANSIONE ACCELERATA DELL'INTELLETTO RIFLESSIVO CON LIBERO ACCESSO ALLA DOCUMENTAZIONE DEL SAPERE * 2 la libera stampa di attualità coinvolgente - giornali, opuscoli / foglietti polemici tatticamente diffusi... (secondo momento incisivo della configurazione comunicativa, con il momento storico concomitante: la rivoluzione francese / l'emancipazione secolare / le colonizzazioni) L'INCISIVITÀ MOLTIPLICATA DELL'AZIONE SECOLARE CIVILE NEI RAPPORTI VIA LA STAMPA, ESTESI AI PIÙ DISTANTI * 3 il 'dire-udire' comunicativo nell'audio tecnologico a distanza - microfoni, amplificatori, radio, dischi, altoparlanti... (terzo momento della espansione comunicativa dall'inizio di questo secolo, concomitante con - i regimi totalitari - Germania, Giappone, URSS.. e la seconda guerra mondiale / i 'blocchi') LA SOLLECITAZIONE PRIORITARIA DELL'EMOTIVITÀ NELL'ESPERIENZA COMUNICATIVA DEL DIRE E DELL'ASCOLTARE * 4 il vedere mediatico ravvicinato: fino al video domestico-ravvicinato a colori - foto, fumetti, cinema, TV, videocassette... (quarto momento della affermazione del fenomeno comunicativo, concomitante con - il passaggio dai blocchi - USA,URSS,CINA,... allo scioglimento incerto delle configurazioni politiche) L'AZIONE DE-STRUTTURATA NELLA VISUALITÀ IN UNA APPARENTE PASSIVITÀ, CON UNA PARTICOLARE INCISIVITÀ 'SIMBOLICA' * 5 l'informatica pianificatrice dell esperienza umana - la computerizzazione, la cibernetica, l'intelligenza artificiale, le reti planetarie via satellite, le fibre ottiche (quinto momento comunicativo maggiore, concomitante con - la tappa dallo scioglimento di configurazioni politiche compatte ad altre piattaforme talvolta arcaiche di gestione e comprensione) L'ARTICOLAZIONE MENTALE DE-STRUTTURATA NELL'INFORMAZIONE SI ORGANIZZA IN UNA ASSENZA DI 'PRINCIPI' E SCHEMI PRESTABILITI * 6 la virtualità multimediale, la digitalizzazione - ricostruzione del passato, anticipazione creativa, immaginario come sorgente dell'esperienza (con il momento storico concomitante, (sesto passo ipotetico dell'esperienza comunicativa: la fine del secolo e del millennio) LO SCIOGLIMENTO DEGLI STANDARTS DELLA CONFIGURAZIONE EMOTIVA NELL'EVENTO COMUNICATIVO Delle valenze antropologiche specifiche risultano da queste sei tappe iniziali del fenomeno massmediale, che annunziano ulteriori aperture nel processo comunicativo multimediale a distanza. Si parlerà della diacronia delle fasi di affermazione della comunicazione massmediale. 1 La documentazione informativa a riguardo è raccolta in modo più esauriente alla pagina parallela del sito: (testo del corso in italiano, formato pdf). Si rinvia a questa indagine per una migliore conoscenza del fenomeno. Ci limitiamo, qui, al riassunto condensato su questa indagine antropologica. 5

6 libera editoria di massa Gutenberg, libri stampati meccanicamente in lingua del popolo.. (Riforma del XVI secolo / umanesimo / esplorazioni) IL SALTO DOCUMENTATIVO CHE ESPANDE L'INTELLETTO Quale messaggio? PLURALITÀ DI LINGUAGGI stampa d'attualità di rapida diffusione giornali, opuscoli polemici tecnicamente diffusi... (rivoluzione francese / emancipazione secolare / colonizzazioni / modernità) LA MOLLA D'ATTUALITÀ CHE SPINGE ALL'AZIONE Quali vie di esperienza partecipata? COMPLEMENTARIETÀ OPERATIVA audio tecnologico a distanza microfoni, amplificatori, radio, dischi, altoparlanti..(regimi totalitari -Germania, Giappone, URSS...- e seconda guerra mondiale / i blocchi) L'INCISIVA EMOTIVITÀ NELL'AUDIO Quale coinvolgimento complessivo delle persone? L'IMPATTO PUBBLICO DEL DIALOGO video tecnologico ravvicinato foto, fumetti, cinema, TV, video..(dai blocchi -USA,URSS,CINA,...- allo scioglimento) LA DE-STRUTTURAZIONE NELL'IMMAGINE (DELL'AGIRE) Quale flessibilità operativa? LA INTER-CULTURALITÀ informatica di memorizzazione computerizzazione, cibernetica (post-modernità)...(dallo scioglimento ad ulteriori piattaforme di gestione e comprensione) LA DE-STRUTTURAZIONE NELL'INFORMAZIONE (DEL PENSARE) Quale modifica di impostazione riflessiva? LA INTER-DISCIPLINARIETÀ virtualità multimediale simulazione, immaginario (dalla non normatività del 'reale' al distacco emotivo) LA DE-STRUTTURAZIONE NELLA VIRTUALITÀ (DELL'EMOTIVITÀ) Quale modifica di sensibilità umana? LA MULTIMEDIALITÀ PLASMATRICE DI ESPERIENZA 6

7 -II- DIACRONIA DELLE VALUTAZIONI DEI RESPONSABILI ECCLESIALI ROMANI SUL FENOMENO DELLA COMUNICAZIONE Seguiamo per puntualizzare la presa di coscienza e le prese di posizione delle autorità ecclesiastiche sulla comunicazione- la progressione in sei tappe maggiori dell affermazione del fenomeno comunicativo nei nostri tempi, come si è già chiarito dall indagine dell antropologia comunicazionale che abbiamo appena riassunto nel paragrafo precedente e che rinvia al testo completo indicato qui sopra. 1 la libera editoria di massa. Atteggiamento riservato della Chiesa di comunione romana: INDICE DEI LIBRI (Diritto canonico (contro-riforma) 1917/1983) fino alle traccie del 1992: CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (Istruzione su alcuni aspetti dell'utilizzo degli strumenti della comunicazione sociale nella promozione della dottrina della fede) 2 la stampa d'attualità multisettoriale. Atteggiamento travolto della Chiesa romana: CONDANNE DELLA LIBERTÀ DI DIFFUSIONE, DI STAMPA (Gregorio XVI..., testi magisteriali sul confronto tra libertà emancipata ed autorità divina/ecclesiastica, tra restaurazione e modernità; la libertà di comunicazione veniva bollata come "deprecanda maledizione") 3 l'audio tecnico a distanza. Atteggiamento capovolto in senso positivo dell'autorità romana dopo la complessiva demonizzazione del fenomeno comunicativo: COMUNICAZIONE RIDOTTA ALLA TECNICA, TECNICA COMUNICATIVA COME DONO DI DIO (Miranda prorsus / Inter mirifica in parte Communio et progressio) 4 il video di percezione ravvicinata. Atteggiamento di riconsiderazione della Chiesa cattolica romana: MINISTERIALIZZAZIONE (sotto l'autorità 'pastorale', la prerogativa di 'usare' delle comunicazioni appartiene ai pastori) DELLA COMUNICAZIONE ECCLESIALE (concilio Vaticano II, Inter mirifica / Diritto canonico 1983) 5 l'informatica di memorizzazione e di organizzazione multilaterale del sapere. Incertezza dell autorità ecclesiastica di fronte all omni-invasione informatica diffusamente considerata come anarchia del sapere ed allo stesso tempo nuovo areopago planetario 6 la virtualità multimediale. Incertezza dell autorità ecclesiastica di fronte alla novità della prospettiva virtuale inizialmente compresa come irrealtà illusoria di fronte alla salda compattezza del reale Ritroveremo le chiavi di preoccupazione ecclesiale ed i tre livelli maggiori della presa di coscienza della Chiesa riguardo all evento comunicativo nel tentare di riprospettare l iniziativa cristiana oggi. Se vogliamo accostare questo approccio antropologico con la presa di coscienza 7

8 cristiana, quale inquadratura ne verrebbe fuori? Qual'è stata la ritmica di inserimento della nostra Chiesa in questa accelerazione della dinamica comunicativa nella storia recente? Tutti sanno che non è stato un rapporto facile. Anzi, se le 'molle' maggiori scattano proprio nel contesto di crisi notevoli per la gestione ecclesiale (Riforma e rivoluzione francese...), non sarà difficile comprendere il disagio nel quale si trova il mondo della struttura ecclesiastica di fronte all'evento comunicativo. Le indicazioni sono assai evocative in proposito e mostrano delle decisioni o dei pronunciamenti ecclesiastici che sembrano mirare ad 'arginare', salto dopo salto, questa invadenza apparentemente inarrestabile delle modalità comunicative della convivenza umana. Forse meglio che in qualsiasi altro confronto tra 'antropologia' e 'visuale ecclesiale', si coglie -qui- il divario profondo che distanzia la metodologia ecclesiastica dall'indagine antropologica che tenta di discernere le 'molle' di percorso e le incognite dell'avventura umana. L'impressione, che lascia lo schema qui sotto, tende a rafforzare la convinzione che l'autorità ecclesiastica si preoccupava soprattutto di impedire dei 'cambiamenti' considerati nocivi. Può farsi facilmente strada l'idea che la caratteristica principale dell'evento comunicativo sia proprio questo 'indebito cambiamento' da fronteggiare. Ecco il punto sul quale potremmo focalizzare il legame con il nostro interrogativo di partenza: e cioè in che modo e fino a che punto una 'indagine antropologica' potesse manifestare soprattutto il 'trauma' vissuto dai cristiani o dalle Chiese... Più che mai, i 'cambiamenti' adombrati sono di natura a scuotere la trafila del cammino cristiano, quale prospettato 'metodologicamente' dalle autorità ecclesiastiche. È notevole, infatti che l'insofferenza si concentri prevalentemente su una nuova 'metodologia' di convivenza umana. Sembra proprio a livello di questo 'metodo' del 'tutto scambiare' che si abbia difficoltà maggiori. Qual'è stata la ritmica di inserimento della Chiesa romana in questa accelerazione della dinamica comunicativa nella storia recente? Tutti sanno che non è stato un rapporto facile. Anzi, se le 'molle' maggiori scattano proprio nel contesto di crisi notevoli per la gestione ecclesiale (Riforma e rivoluzione francese...), non sarà difficile comprendere il disagio nel quale si trova il mondo della struttura ecclesiastica di fronte all'evento comunicativo. Le indicazioni sono assai evocative in proposito e mostrano delle decisioni o dei pronunciamenti ecclesiastici che sembrano mirare ad 'arginare', salto dopo salto, questa invadenza apparentemente inarrestabile delle modalità comunicative della convivenza umana. L'impressione, che lascia lo schema che segue, tende a rafforzare la convinzione che l'autorità ecclesiastica si preoccupava soprattutto di impedire dei 'cambiamenti' considerati nocivi. In un primo periodo si può rilevare un atteggiamento di diffidenza e ostilità nei confronti della stampa, anche in conseguenza del fatto che, soprattutto con la nascita dei giornali. Con la nascita del cinema, della radio, della televisione e, infine, dei new media, si avrà un evoluzione volto al superamento della preoccupazione moralistica 1. Sarà un lungo e difficoltoso cammino in cui, fino a 250 anni fa, anche la libertà di pensiero era vista come un «pestifero contagio». Il fenomeno comunicativo appare come una perversione della convivenza umana: dissolutezza nella rovina della sua devastazione 2. Si arriverà a una sorta di elenco degli errori nati dalla modernità, promulgato l 8 dicembre 1864, prende il nome di Sillabo, costituito da 80 proposizioni divise in 10 capitoli, in cui si rifiuta la laicità delle istituzioni, la separazione della Chiesa dallo stato, la piena libertà di 1 Cfr M.C. Carnicella, Chiesa e scienza delle comunicazioni sociali, in «Ricerche Teologiche», 1991 n 2, pp Clemente XIII, Lettera Enciclica Christianae reipubblicae, 25 novembre 1766, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, vol. 1, Bologna 1996, n 644: «La salvezza della società cristiana [...] ci costringe a essere vigilanti, affinché l insolente e turpe dissolutezza dei libri che da oscuri nascondigli è emersa per la rovina e la devastazione, non diventi tanto più pericolosa, quanto più si diffonde, divulgandosi di giorno in giorno. La perversità dell esecrabile errore e l audacia dei nemici che semina con scritti e parole la zizzania in mezzo al grano, particolarmente in questi tempi è cresciuta a tal punto che, se non colpiamo con la falce alla radice e non leghiamo i cattivi germogli in fasci per bruciarli, poco manca che le piante spinose della malvagità, ormai spuntate, si volgano a soffocare la piantagione del Signore delle schiere». 8

9 culti e di stampa. È difficile trovare un documento della Chiesa che abbia suscitato una reazione tanto vasta e profonda nell opinione pubblica che, fin dal momento della sua pubblicazione, è diventato il simbolo dell oscurantismo cattolico 1. Il Sillabo viene promulgato insieme all enciclica Quanta cura, che supera la Mirari vos per la durezza del tono e la visione unicamente negativa della società contemporanea, nella «nostra tristissima età» 2. Può farsi facilmente strada l'idea che la caratteristica principale dell'evento comunicativo sia proprio questo 'indebito cambiamento' da fronteggiare. Ecco il punto sul quale potremmo focalizzare il legame con il nostro interrogativo di partenza: e cioè in che modo e fino a che punto la promessa informativa 'cambia' l'impostazione etica, tanto da essere percepito come 'trauma'... Percorrendo le varie tappe di 'reazione' della nostra Chiesa di fronte all'evento comunicativo, nei suoi inizi, si capisce anche meglio la lentezza con la quale la prospettiva comunicativa si sia fatta strada nella coscienza ecclesiale cattolica di comunione romana. Inutile dire che questo tipo di tensione è tipico dei rapporti della nostra Chiesa con la dinamica ed il fenomeno comunicativo. Il nostro itinerario non può non tenere conto di questa difficoltà di partenza, per seguire -passo a passo- la travagliata accoglienza cristiana dell'evento e della scommessa comunicativa odierna. LA LIBERA EDITORIA DEL SAPERE AUTONOMAMENTE DOCUMENTATO E GESTITO NELLA CONOSCENZA MOLTIPLICATA La comunicazione nuova, in senso moderno, ha inizio con la libera editoria di massa. L editoria tipografica va considerata come un primo passo in se, dato che include in se diversi elementi che si specificheranno poi in modo più particolareggiato. I primi tentativi tipografici risalgono al 1452, anno in cui Johann Gensfleish Gutenberg conquista la notorietà con l'invenzione della stampa a caratteri mobili. Tale scoperta non può che ricevere, almeno inizialmente, una buona accoglienza da parte della Chiesa, considerando lo sgravio di lavoro per gli amanuensi, per la maggior parte della giornata impegnati nel ricopiare testi per l insegnamento universitario, per la vita dei conventi e per le funzioni liturgiche 3. In tutta Europa, e poi altrove, le prime stamperie s impiantano nelle abbazie, nelle residenze episcopali e nelle università ecclesiastiche, nelle quali vengono pubblicate bibbie, testi liturgici, classici latini e testi scolastici 4. Oltre un migliaio di tipografi sono presenti in Germania alla fine del XV secolo, un centinaio presso l abbazia di Subiaco e una ventina a Roma 5. Se questa è stata la positiva reazione iniziale, tuttavia ben presto sorgono delle apprensioni per i contenuti degli stampati in circolazione: siamo al tempo di Lutero, della nascita della Riforma, e ciò lascia intravedere le difficoltà che avrà la Chiesa nel porsi obiettivamente di fronte al nuovo fenomeno della libera diffusione del pensiero 6. L approfondimento, lo studio, la ricerca delle fonti, infatti, imprimono un accelerazione al lavoro intellettuale, che ormai non può essere più gestito all interno del controllo ecclesiastico 7. In quegli 1 Cfr in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, vol. 2, Bologna 1996, p Pio IX, Lettere enciclica Quanta cura, Roma 1864, n 318, n 317: «scellerate trame degli empi, che come flutti di mare tempestoso spumano le proprie turpitudini, e promettendo libertà, mentre sono schiavi della corruzione, con le loro ingannevoli opinioni e con dannosissimi scritti hanno cercato di demolire le fondamenta della religione cattolica e della società civile, di distruggere ogni virtù e giustizia, di corrompere le menti e i cuori di tutti, di far traviare gli incauti e specialmente l inesperta gioventù dalla retta disciplina dei costumi, e corromperla miserevolmente, farla cadere nei lacci dell errore, e infine strapparla dal seno della chiesa cattolica». 3 Cfr J. B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità. Una teoria sociale dei media, Bologna 1998, pp Tra il 1465 e il 1494, nella sola Italia, si hanno 735 edizioni di 248 libri religiosi. 5 Cfr G. Zizola, La Chiesa nei media, Torino 1996, p Cfr quanto afferma R. McBrien, Catholicism, I, Minneapolis 1980, p. 87: «It is generally agreed that the so called modern period of world history begins around Not coincidentally, it is just about the time of the disintegration of Christian unity in the West and the rise of critical reasoning and scepticism. For whatever social, political, cultural or philosophical and religious reasons, our world has been decisively shaped by the development of science and tecnology». 7 Cfr A. Joos, Teologia e comunicazione, in ISTITUTO TEOLOGICO MARCHIGIANO ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE (sezione di Fermo) (edd.), Atti del convegno su "Teologia, interpretazione, comunicazione", in «Firmana», 1993 n 2, p

10 anni, inoltre, la Chiesa romana non comprende l enorme mutamento che sta avvenendo nel passaggio dalla cultura orale, fondata sul rapporto docente/discente, alla cultura della parola stampata, caratterizzata dal rapporto diretto tra il lettore e il veicolo di cultura: perciò continua a considerare il libro più come deposito di dottrine che come mezzo di comunicazione. Al contempo, dal canto loro, Lutero e i riformatori utilizzano ampiamente almanacchi, fogli e libelli in un opera sistematica di propaganda e di polemica nei confronti della Chiesa cattolica 1. La Chiesa ha reagito alla prima affermazione 'di massa' dell'editoria con delle disposizioni restrittive -basti pensare, poi, al quadro nel quale ciò si iscrive: la Riforma e l'umanesimo- che diventerà ulteriormente il contesto nel quale si costituirà l'indice dei libri proibiti 2. In essi si riconosce il tentativo di difendere, con tutti i mezzi a disposizione, la fede dai germi di eterodossia: nel 1479 Papa Sisto IV, col Breve Accepimus litteras, approva e sostiene la prima azione di prevenzione e repressione praticata dall Università di Colonia nei confronti di tipografi, venditori e lettori che abbiano a che fare con libri «infetti di eresia» 3. Innocenzo VIII indirizza alla Chiesa la Costituzione Inter multiplices 4, del 17 novembre 1487: dopo aver dichiarato la nuova invenzione «vantaggiosissima ove faciliti la diffusione di libri utili e approvati», ma «condannabilissima se i suoi artigiani ne usano in modo perverso», fissa la disciplina ecclesiastica in materia nei suoi tre momenti di produzione, di commercio e di lettura con queste disposizioni: 1) obbligatorio l esame previo ecclesiastico di tutti gli scritti destinati alla stampa; 2) permesso di stampa solo agli scritti non contrari alla religione cattolica 5 ; 3) pene spirituali e pecuniarie a quanti stampino, vendano, leggano o detengano presso di sé libri contravvenenti a dette disposizioni; 4) distruzione, normalmente col fuoco, degli stessi libri 6. La stessa costituzione è ripresa da Alessandro VI nel 1501 e riprodotta da Leone X nel decreto Inter sollecitudines (1515) del concilio Lateranense V, considerato il primo provvedimento repressivo nei confronti della Riforma. È del 1559, poi, la prima lista dell Indice dei libri proibiti, auspicato dal Concilio di Trento e pubblicato da Pio IV con la bolla Dominici gregis custodiae nel È del 1559, poi, la prima lista dell Indice dei libri proibiti, auspicato dal Concilio di Trento. Con Sisto V, nel 1571 il controllo si estende all intera produzione libraria ma, nonostante l azione repressiva della Chiesa 1 Cfr E. Baragli, voce Chiesa e comunicazione, in F. Lever P. C. Rivoltella A. Zanacchi, La Comunicazione. Il Dizionario di scienze e tecniche, Roma Leumann (TO) 2002, p E. Baragli, L'inter mirifica, Roma 1969, p. 60: «Una quarantina d'anni dopo l'invenzione, l'università di Colonia comincia a proibire la stampa, la lettura e la vendita di libri eretici: il 27 marzo 1479 Sisto IV la loda, l'incoraggia e la sostiene concedendole l'uso di censure eccl. 61: che doveva fissare, si può dire sino ai nostri giorni, la disciplina ecclesiastica circa la stampa -nei suoi tre momenti: produzione, commercio, lettura- su queste disposizioni-base: 1) obbligatorio esame previo ecclesiastico di tutti gli scritti destinati alla stampa; 2) concessione del permesso (Imprimatur) soltanto ai libri che non fossero contrari alla religione cattolica; 3) pene spirituali o pecuniarie a quanti stampassero, vendessero, leggessero o tenessero presso di sé libri contravvenenti a queste disposizioni; 4) distruzione degli stessi libri, normalmente col fuoco; e, dopo il Concilio di Trento, loro inserzione in un vincolante 'Indice dei libri proibiti'»; ibidem, pp : «Infatti, l'inter Multiplices di Innocenzo VIII, il 1º giugno 1501 venne ripreso, quasi "ad litteram" nell'omonimo decreto di Alessandro VI; liberato poi dalle fioriture curialesche che lo appesantivano, fornì il dispositivo della costituzione Inter sollicitudine (4 maggio 1515), promulgata da Leone X durante il concilio lateranense V, perfezionato, questo, dalla Sollicita ac provvida, di Benedetto XIV (9 luglio 1753) e dall'officiorum ac munerum, di Leone XIII (26 genn. 1897) riguardante l'lndice dei libri proibiti, confluì nei canoni del Codice di diritto canonico (1917), oggi ancora in vigore». 3 Cfr E. Baragli, Comunicazione, comunione e Chiesa, Roma 1969, doc Cfr E. Baragli, Comunicazione, comunione e Chiesa, Roma 1969, doc Cfr l Imprimatur o sigillo ecclesiastico. 6 Cfr E. Baragli, voce Chiesa e comunicazione, in F. Lever P.C. Rivoltella A. Zanacchi, La Comunicazione. Il Dizionario di scienze e tecniche, Roma Torino 2002, p Cfr E. Baragli, Comunicazione, comunione e Chiesa, Roma 1969, doc L Indice è ancora operante nel Codice di diritto canonico del 1917 (al canone 1396) e viene soppresso solo dopo il Concilio Vaticano II, con una Notificazione della Congregazione per la Dottrina della fede (in Acta Apostolicae Sedis 58, 1966, p. 415). 10

11 le pubblicazioni libere non cessano di aumentare. La politica del sospetto e della censura viene perpetuata da Benedetto XIV con la costituzione Sollecita ac provvida (1753) e da Clemente XIII con la Christianae reipublicae, ma non riesce a preservare la chiesa dagli sconvolgimenti causati dall Illuminismo e dalle istanze rivoluzionarie. Tutti sanno quali sono stati i condizionamenti della censura a livello dei libri. Ma, ciò che colpisce ancora di più sembra essere la somiglianza di atteggiamento in un contesto e con uno stile radicalmente diverso: e cioè il 'dente avvelenato' della "teologia del XX secolo" che non è altro che la 'tipograficità' (se si può dire così) della cultura teologica 1. Ovviamente, il discernimento sulla trasformazione radicale in atto non sembra interessare particolarmente i teologi del nostro secolo. Eppure la emancipazione del pensiero, dell'azione, dell'emozione, seguita dalla de-strutturazione della riflessione, della iniziativa operativa e della penetrazione emotiva non potrà non marcare profondamente l'esperienza umana e dunque cristiana. Il faticoso ingresso di questa tematica 'postmoderna' può però essere notata nelle prospettive che si aprono oggi 2... Ma questo è -forse- già 'teologia del XXI secolo (vedere i schemi iniziali della introduzione generale)?? Alcuni punti di aggancio possono, comunque essere suggeriti. In questa insofferenza svanisce quasi la distinzione tra chi veniva bollato di conservatorismo o di progressismo 1 A. Dulles, The Church is Communications,, in «Multimedia International», 1972 nº 1, p. 14: «Twentieth century theology has been in large part a reaction against the corrosive influences of print culture on the faith of the Church. Barthian Neo-Orthodoxy sought to escape from the detached impersonality of print by a revival of faceto-face oral communication, as it had existed in New Testament times. Neo- Scholasticism tried to overcome scientism by a nostalgic reversion to medieval authoritarianism. Both these movements, while making concessions to the needs of the times, were fundamentally reactionary. They sought vainly to operate within a communications system that no longer existed». 2 A. Joos, Comunicazione e Teologia, in AA. VV., Dizionario di omiletica, Roma 1995, voce, comunicazione e teologia: «RAPPORTI GENERICI TRA TEOLOGIA E COMUNICAZIONE. Il rapporto tra teologia e comunicazione si è progressivamente modificato, seguendo -d'una parte- gli alti e bassi del rapporto tra Chiesa (le Chiese cristiane per un verso o la Chiesa cattolica di comunione romana per conto suo) e comunicazione di massa, e -d'altra parte- le tappe del discernimento interculturale (antropologico) sul fenomeno comunicativo odierno. La ricerca teologica sulla comunicazione è stata chiamata -in genere- "teologia della comunicazione". Questa dicitura (con la sua impostazione connessa) è -ovviamente- superata oggi. Vi sono, peraltro, due modi di comprendere la così chiamata 'teologia della comunicazione': secondo il primo si applicano i 'principi della teologia' all'impresa comunicativa complessiva, per il secondo si esamina come l'evento comunicativo di oggi modifica le premesse teologiche stabilite o formulate nel passato. Il primo approccio parte dalla convinzione che la 'teologia' abbia già in se tutte le chiavi di articolazione per 'integrare' il fenomeno comunicativo (tutto sommato assai corcoscritto di fronte alla totalità dell'agire e del sapere umano e cristiano di tutti i secoli). La seconda angolatura propone la ipotesi che la comunicazione di massa, tecnologica ed a distanza risdistribuisce a tal punto l'insieme dell'esperienza umana che essa modifica -pure- l'assetto pratico e teorico della stessa configurazione ecclesiale nella sua 'praxis' (iniziativa pastorale) e nella sua 'theoria' (riflessione teologica). Sono -poinoti i due 'blocchi' interpretativi, assai compatti, tra favorevoli ed oppositori di fronte all'espandersi della 'comunicazione' (E. Baragli, L'inter mirifica, Roma 1969, p. 77). L'esitazione tra due modi di intavolare il discorso teologico intorno alla comunicazione può essere rintracciato nelle stesse prese di posizione della nostra Chiesa a misura che si affermò storicamente la svolta comunicativa. SEI MOMENTI DELLA RICERCA TEOLOGICA SULLA COMUNICAZIONE. Si possono indicare sei momenti caratter teologia cristiana ignora l'evento comunicativo - The Church is Communications a la comunicazione come appendice strumentale da articolare in funzione delle affermazioni dell'istituzione ecclesiale -e. g. concilio Vaticano II, Baragli... ( Cfr E. Baragli, Comunicazione, comunione e Chiesa, Roma 1973; idem, L'Inter mirifica, op. cit.) (sociologica) della società -e. g. Consiglio ecumenico delle Chiese (assemblea di Uppsala), Lonergan, Dulles... (Cfr Th. J. Farrell - P. A. Soukup, Communication and Lonergan, New York 1994; B. R. Bonnot, Theology of Communication ecclesiale focalizza l'ambiguità dell'accentramento planetario della gestione comunicativa -e. g. il CEC dopo 1975, assemblea di Nairobi, teologie della liberazione... (Cfr WORLD ASSEMBLY OF THE WORLD COUNCIL OF CHURCHES, Nairobi 1975 "Breaking Barriers" sieme dell'esperienza umana (e dunque cristiana) dal di dentro: la comunicazione è vista dinamicamente 'in fermento' e 'come fermento' -McLuhan, McBride, Carey, Miller, Schramm... ( Cfr B. Dervin - L. Grossberg - B. J. O'Keefe - & E. Wartella, Rethinking Communication, vol. 1 and 2, Newbury Park 1989; D. C. Whitney, Review Essay: Ferment in the Field -143; cfr J. W. Carey, Mass Communication research and cultural studies: An American view, in J. Curran - M. Gurevitch - J. Woollacott, Mass Communication and Society, Beverly Hills 1979, pp ; idem, Communication as Culture: Essay on Media and Society metodi dall'evento comunicativo odierno (invertendo il rapporto tra teologia e comunicazione: dalla teologia che formula 'principi' per dire alla comunicazione ciò che deve essere, alla comunicazione che dice alla teologia ciò che essa sta diventando nel paesaggio dell'esperienza umana che si sta ri-inventando). Queste sei fasi sono da ri-inquadrare nel processo storico della comunicazione odierna, nelle sue tappe di affermazione operativa...». 11

12 Le case editrici cattoliche avranno il compito di servire la verità, con un parallelismo di valutazione su questa editoria e sulla stampa di attualità, non esente di analogie un pò confuse tra i due ambiti, riguardo alle loro priorità comunicative ed antropologiche 1. L editoria cattolica riceverà un suo incorraggiamento ispirato alla priorità di una valorizzazione dell intelletto in seno alla produzione comunicativa 2. LA STAMPA DI ATTUALITÀ NEI CONFRONTI DELLA CONVIVENZA UMANA E NEL SORGERE DELL OPINIONE PUBBLICA Conviene professionalmente parlando- staccare la dinamica dell affermazione della stampa di attualità da quella dell autoproduzione della libera editoria. Si riconosce, anche in ambito ecclesiale, che fu il mondo secolare a sostenere la libertà di stampa, di opinione e di pensiero, non il mondo ecclesiastico 3. Ma, anche il mondo culturale ha difficoltà a riconoscere il valore proprio della stampa di attualità, come gli illuministi e gli enciclopedisti francesi (tra cui Diderot e Rousseau), che si rifiutano di sprecare le loro fatiche intellettuali per il volgare giornalismo 4. Questo secondo momento dello sviluppo della stampa si rivela grazie agli incitamenti all azione contenuti nei libelli, negli opuscoli e in altre agili pubblicazioni, e sfocerà nella rivoluzione francese. Con la stampa di attualità, infatti, avviene l emancipazione dell iniziativa umana da qualsiasi condizionamento ecclesiastico e civile ed il crollo di quella che viene definita alleanza tra trono ed altare 5. Un forte condizionamento della Chiesa nei confronti della diffusione del libero pensiero è dovuto al fatto di aver associato la nascita dell opinione pubblica alla caduta dell Ancien Régime e alla perdita dei privilegi ecclesiastici (anche perché il periodo successivo alla rivoluzione avrà un carattere fortemente anticristiano 6 ), senza però considerare che una purificazione dagli elementi mondani avrebbe potuto avere effetti positivi per una maggiore incisività e coerenza nell annuncio del messaggio cristiano. Per un secolo gli interventi della Santa Sede non hanno avvertito la novità socioculturale rappresentata dalla stampa-giornale, ormai divenuta necessario veicolo d informazione-attualità, in una società sempre più caratterizzata dall importanza dell opinione pubblica. Gli interventi della Chiesa sono prodotti quasi sempre come reazione agli attacchi della stampa anticlericale o alle deviazioni di 1 Giovanni Paolo II, Ad Langobardiae Regionis episcopis occasione oblata «ad Limina» visitationis coram admissos, in «Acta Apostolicae Sedis», 1982, p. 408: «Almeno un accenno desidero dedicare anche alle case editrici cattoliche, che sono sorte ed hanno sede nella vostra. regione. Sono numerose e costituiscono una ulteriore prova dell intelligenza e della ricchezza spirituale dei cattolici lombardi. Pur nel rispetto della loro legittima autonomia, vanno segiiite, incoraggiate, assistite, affinché la loro attività rappresenti sempre un servizio alla verità e alla formazione cristiana dell'opinione pubblica». 2 Pio XII, Missione e responsabilità degli Editori cattolici (Convegno degli editori cattolici, Castel Gandolfo ), in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa ( ), Città del Vaticano 1964, pp : «Illuminare, nutrire, elevare gli spiriti e i cuori, è i1 dovere e l'onore della stampa e particolarmente della stampa cattolica. Noi siamo certi che voi avete piena consapevolezza di questa alta missione, e che impostate coraggiosamente e studiate attentamente i problemi intellettuali e morali concernenti la formazione e il perfezionamento degli editori. Perciò sull'opera vostra, che è uno dei campi più importanti ed efficaci dell'apostolato dei laici, invochiamo l'abbondanza dei divini favori, mentre a voi e a tutti gli Editori italiani qui rappresentati, ai vostri collaboratori, alle vostre famiglie, a tutti coloro che vi sono cari, impartiamo di cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione». 3 E. Baragli, L'inter mirifica, Roma 1969, p. 64: «Nella secolare lotta che ne seguì tra «libertà di stampa» e «difesa dell'ordine», soprattutto mediante la censura, i «laici» furono pronti e decisi sostenitori della libertà: prima teorizzando -- in Inghilterra, l'areopagitica, di J. Milton, contro il Licensing Act, è del 1644 e l'epistola de tolerantia, di J. Locke, è del , e poi strappando diritti legali -- abolizione del Licensing Act in Inghilterra nel , anche costituzionali, come in America col Virginia's Bill of Right, del 1776, e, in Francia, con la Déclaration des droits de l'homme et du Citoyen, del La Chiesa, invece, preferì insistere soltanto sui danni, prodotti o temuti, dall'uso della libertà fatta licenza, specialmente se a spese di ettori privi o scarsi di sussidi critici; denunciarli senza riposo e, come s'è visto, cercare di limitarli ed arginarli con prescrizioni proibitive e repressive, anche invocando, finché le condizioni politiche glielo permisero, l'appoggio dei «prìncipi cristiani»». 4 E. Baragli, voce Chiesa e comunicazione, in F. Lever P.C. Rivoltella A. Zanacchi, La Comunicazione. Il Dizionario di scienze e tecniche, Roma Torino 2002, p Cfr A. Joos, Teologia e comunicazione, in ISTITUTO TEOLOGICO MARCHIGIANO ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE (sezione di Fermo) (edd.), Atti del convegno su "Teologia, interpretazione, comunicazione", in «Firmana», 1993 n 2, p Cfr G. Martina, Storia della Chiesa. Da Lutero ai nostri giorni, III: L età del liberalismo, Brescia 1994, pp

13 quella cattolica. La politica controrivoluzionaria può essere sintetizzata dall enciclica Mirari vos (1832), con cui Gregorio XVI condanna l indifferentismo religioso insieme alla libertà di coscienza, di stampa e di pensiero 1. Occasione dell enciclica è la posizione del cattolico Félicité Robert de Lamennais, direttore del giornale L Avenir, primo quotidiano nella storia ispirato a principi cristiano-cattolici, fondato nel Costui sostiene talune idee liberali respinte da Gregorio XVI col nome di indifferentismo : sebbene Lamennais e il suo giornale non vengano nominati, la censura è implicita, il che costituisce la prima condanna di un giornale (e per di più cattolico) da parte della Chiesa 2. È ben noto il quasi capolavoro letterario nella formulazione latina di questo tipo di valutazione ove la condanna della libertà di stampa tocca la soglia della solennità (quasi infallibile!) 3. L enciclica ha come bersaglio il cattolico Félicité Robert de Lamennais, direttore del giornale L Avenir, che sostiene le idee liberali respinte da Gregorio XVI col nome di indifferentismo : qui Lamennais e il suo giornale non vengono nominati ma la censura è implicita 4, fatto che costituisce la prima condanna di un giornale (e per di più cattolico) da parte delle autorità ecclesiastiche. Lamennais dapprima si sottomette e sospende la diffusione del suo quotidiano, poi esce dalla Chiesa e difende la propria decisione nel libro Paroles d un croyant, in cui riprende quanto espresso in precedenza. Gregorio XVI risponderà con un altra enciclica, la Singulari Nos (1834) 5, in cui condanna anche il libro citato. Soltanto alla fine del XIX secolo, si prende atto della esistenza dell'"attualità" e dell'"opinione pubblica" da parte dei vertici della Chiesa cattolica di comunione romana 6. Nonostante il suo lungo pontificato, il successivo Papa Pio 1 Gregorio XVI, Lettera enciclica: Mirari vos, , in idem, Acta Gregorii XVI, Roma 1901, p. 174, n. 15, etiam in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, nn. 37s: «E da questa inquinatissima sorgente dell indifferentismo scaturisce quell assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire per ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo a cui appiana il sentiero quella piena e smodata libertà d opinare che va sempre alimentandosi a danno della Chiesa e dello Stato, non mancando chi osa vantare con impudenza sfrontata provenire da siffatta licenza alcun vantaggio alla religione». 2 Gregorio XVI, Lettera enciclica: Mirari vos, , in idem, Acta Gregorii XVI, Roma 1901, p. 174, n. 15, etiam in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, nn. 38: «Eppure, purtroppo, vi sono di quelli che giungono alla sfrontatezza di asserire con insultante protervia che questo inondamento di errori è più che abbondantemente compensato da qualche opera, che in mezzo a tanta tempesta di malvagità, si mette in luce per difesa della religione e della verità. 3 Gregorio XVI, Lettera enciclica: Mirari vos, , in idem, Acta Gregorii XVI, Roma 1901, p. 174, n. 15, etiam in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, nn. 37s: «15 - Huc spectat deterrima illa ac numquam satis exsecranda et detestabilis libertas artis librariae ad scripta quaelibet edenda in vulgus, quam tanto convicio audent nunnulli efflagitare ac promovere. Perhorrescimus, venerabiles fratres, intuentes quibus monstris doctrinarum, seu potius, quibus errorum portentis obruamur, quae longe ac late ubique disseminantur ingenti librorum multitudine libellisque et scriptis, mole quidem exiguis malitia tamen permagnis, e quibus maledictionem egressam illacrymamur super faciem terrae. Sunt tamen, proh dolor!, qui eo impudentiae abripiantur, ut asserant pugnaciter, hanc errorum colluviem inde prorumpentem satis cumulate compensari ex libro aliquo, qui in hac tanta pravitatum tempestate ad religionem ac veritatem propugnandam edatur»; «15 - E qui conviene trattare di quella non mai troppo esecrata e condannata libertà di stampa, di tutto diffondere nel pubblico, che con tanto clamore alcuni osano reclamare e promuovere. Inorridiamo, venerabili fratelli, vedendo da quante mostruose dottrine o, per dir meglio, da quanti mostri di errori, siamo assaliti, che per lungo e per largo vengono diffusi da valanghe di libelli e di scritti, scarsi di peso ma gravidi di malizia, dai quali erompe sulla terra una deprecanda maledizione. E, purtroppo, non manca chi non si vergogna di affermare e di sostenere con forza che tanta massa di danni e di guasti viene più che compensata da qualche libro edito, in tanta colluvie di mali in difesa della religione e della verità». 4 Gregorio XVI, Lettera enciclica: Mirari vos, , in idem, Acta Gregorii XVI, Roma 1901, n 38, etiam in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, nn. 37ss: «Eppure, purtroppo, vi sono di quelli che giungono alla sfrontatezza di asserire con insultante protervia che questo inondamento di errori è più che abbondantemente compensato da qualche opera, che in mezzo a tanta tempesta di malvagità, si mette in luce per difesa della religione e della verità». 5 Cf. Gregorio XVI, Lettera enciclica: Singulari Nos, 25 giugno 1834, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, nn E. Baragli, L'inter mirifica, Roma 1969, pp : «Nel magistero di Leone XIII ( ) la stampa comincia timidamente ad assumere valore proprio. Non per nulla nel mondo le testate periodiche, che al principio del secolo toccavano le 3.000, nel 1896 toccheranno le A lui, tra l'altro, il merito del primo discorso pontificio rivolto a giornalisti (22 febb. 1879) con un accenno alle «attualità»; nonché il merito dei primi cenni alla libertà d'opinione («opinionum levitas»!) e sul fenomeno dell' «opinione pubblica»». Pie XII, Discours prévu pour la clôture du IIIº Congrès international de la presse catholique (18 février 1950), in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa ( ), Città del Vaticano 1964, p. 219 : «L'opinion publique est, en effet, l'apanage de toute société normale composée d'hommes qui, conscients de leur conduite personnelle et sociale, sont intimement engagés dans la communauté dont ils sont les membres. Elle est partout, en fin de compte, l'écho naturel, la résonance commune, plus ou moins spontanée, des événements et de la situation actuelle dans leurs esprits et dans leurs jugements». 13

14 IX si occupa poco della stampa, che considera semplicemente come una nuova «tecnica libraria». Suo, comunque, è il merito di aver favorito la nascita de La Civiltà Cattolica, rivista dei padri gesuiti fondata nel Egli, infatti, ritiene conveniente combattere il nemico con le stesse armi, opponendo giornale a giornale, al fine di «neutralizzare il veleno ideologico, da quelli sparso a intossicare le menti, e propagare le sane dottrine» 1. Il 1 luglio 1861, poi, uscirà per la prima volta L Osservatore Romano, giornale ufficiale della Santa Sede. In quegli anni da molte parti del cattolicesimo nasce l esigenza, di fronte ai fenomeni dell indifferentismo, del razionalismo, dell anarchia e del comunismo, di raccogliere in un documento solenne gli errori ritenuti più frequenti e pericolosi per condannarli uno per uno. Questo elenco, promulgato l 8 dicembre 1864, prende il nome di Sillabo, o catalogo degli errori moderni, ed è costituito da 80 proposizioni divise in 10 capitoli, in cui si rifiuta la laicità delle istituzioni, la separazione della Chiesa dallo Stato, la piena libertà di culti e di stampa 2. È difficile trovare un documento della Chiesa che abbia suscitato una reazione più forte ed un opposizione tanto vasta e profonda nell opinione pubblica come il Sillabo che, fin dal momento della sua pubblicazione, è diventato il simbolo dell oscurantismo cattolico. Pur se occorre situarlo nel suo contesto storico e teologico, è difficile, tuttavia, non vedervi la prova evidente dell arroccamento estremo di una Chiesa che cercava affannosamente di puntellare un ordine costituito ormai definitivamente infranto, e di opporsi, in modo anacronistico, alla società che avanza. Il Sillabo viene promulgato insieme all enciclica Quanta cura, che supera la Mirari vos per la durezza del tono e la visione unicamente negativa della società contemporanea, nella «nostra tristissima età» 3. In questo documento la Chiesa si oppone alle scellerate trame degli empi, che come flutti di mare tempestoso spumano le proprie turpitudini, e promettendo libertà, mentre sono schiavi della corruzione, con le loro ingannevoli opinioni e con dannosissimi scritti hanno cercato di demolire le fondamenta della religione cattolica e della società civile, di distruggere ogni virtù e giustizia, di corrompere le menti e i cuori di tutti, di far traviare gli incauti e specialmente l inesperta gioventù dalla retta disciplina dei costumi, e corromperla miserevolmente, farla cadere nei lacci dell errore, e infine strapparla dal seno della Chiesa cattolica 4. Il mondo della comunicazione a distanza che si afferma fino a questo punto rimane un ambito estraneo che occorre contrastare con argini di autodifesa. L iniziativa cattolica sarà fatta in parallelo, con attrezzatura e personale propri. Chi si muove dal di dentro nell iniziativa comunicativa autonoma sarà segnato dal sospetto di non essere del tutto affidabile per mancanza di totale sottomissione nella puntuale esecuzione delle direttive dall alto. La piega di affidarsi preferibilmente ai propri mezzi piuttosto che sull aperto confronto o consenso sulla piattaforma comune di scambio rimarrà un marchio della sensibilità del vertice romano... Un'evoluzione positiva del rapporto tra Chiesa e stampa si registra con il pontificato di Leone XIII ( ), che con l enciclica Libertas praestantissimus del 1888 supera il pessimismo di Pio IX e riconosce che la libertà di opinione e di espressione sono accettabili «nelle questioni che Dio ha lasciato alla discussione degli uomini», laddove «è lecito [...] di sentir come meglio ci aggrada, ed esprimere liberamente il proprio parere, poiché siffatta libertà non torna mai di pregiudizio alla verità, e giova sovente a farla trionfare» 5. Il Papa non esita, tuttavia, a 1 Tra virgolette sono riportate le parole di padre Carlo Maria Curci sj, fondatore e primo direttore della rivista. 2 Cfr H. Denzinger, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, a cura di P. Hünermann, Bologna 1995, n Pio IX, Lettera enciclica: Quanta cura, 8 dicembre 1864, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, n Pio IX, Lettera enciclica: Quanta cura, 8 dicembre 1864, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 2, n Leone XIII, Lettera enciclica Libertas praestantissimus, 20 giugno 1888, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 3, n

15 denunciare la «sfrenata libertà di stampa» con cui «uomini amanti di novità» cercano «d impugnare e di mettere in dubbio le eterne norme del vero e del giusto, di calunniare e di rendere invisa la Chiesa» 1. In un passaggio della stessa enciclica avverte infatti 2. È Leone XIII, comunque, il primo Papa a rivolgere un discorso pontificio ai giornalisti (22 febbraio 1879), accennando all importanza della cronaca di attualità, che egli denomina «recentiorum factorum narratio», oltre che alla libertà di opinione e al concetto di opinione pubblica 3. Sostanzialmente egli identifica la buona stampa con la stampa religioso-cattolica, predicatoria ed elogiativa, incoraggiando il reclutamento e l opera di giornalisti cattolici e sostenendo la necessità di opporre stampa a stampa, in aperto duello fra bene e male. Nella restaurazione antimodernista da parte della Chiesa, la stampa ricopre un ruolo di primo piano per la strategia romana di controllo della libertà di pensiero e di opinione 4. Lo testimoniano gli interventi di Pio X ( ) volti a denunciare la stampa antireligiosa, anticlericale e soprattutto quella «infetta di modernismo» per opporre a essa la «buona stampa» intesa come cattolica. Pio X combatte il modernismo con energia, definendolo «sintesi di tutte le eresie» e individuando le sue radici nell agnosticismo, nel soggettivismo, nel relativismo, nell immanentismo e nell evoluzionismo radicale. Nel settembre 1907 pubblica l enciclica Pascendi dominici gregis, in cui annuncia una serie di provvedimenti tendenti a eliminare il modernismo dalla Chiesa 5 : numerosi modernisti sono colpiti dalle più gravi censure ecclesiastiche; condanne e soppressioni di libri e riviste non sufficientemente ortodosse, o anche solo dubbie, si susseguono nel giro di mesi; mentre alcuni cattolici integralisti, riuniti in un organizzazione denominata Sodalitium Pianum, diffondono periodici e bollettini, suscitando allarmi, spesso infondati, denunciando persone insospettabili, montando accuse sproporzionate su piccoli indizi. Pio X ha sempre mostrato speciale predilezione per questi giornali, senza cogliere i loro limiti e i pericoli insiti nella loro politica 6, ed a lui risale il divieto di collaborazione con i giornali laici da parte degli ecclesiastici. Dall altra parte, nel frattempo, La Civiltà Cattolica interviene mettendo in guardia dai pericoli dell integralismo ed indicando la necessità di un lavoro metodico per formare veri cristiani, mentre a Parigi, per merito di La Croix, giornale cattolico fondato nel 1880 dal padre assunzionista Emmanuel d Alzon, si fa strada una visione più appropriata del giornalismo cattolico, cioè quella di offrire ai lettori, alla luce della dottrina della Chiesa, una visione cristiana delle vicende della vita pubblica. Con Pio XI si arriverà persino ad una 'mostra' della stampa di attualità 7. Per quanto riguarda la stampa, un importante evento di questo pontificato, il primo nel suo genere, è 1 E. Baragli, Comunicazione, comunione e Chiesa, Roma 1969, doc Leone XIII, Lettera enciclica Libertas praestantissimus, 20 giugno 1888, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 3, n Le cose vere e oneste hanno diritto, salve le regole della prudenza, di essere liberamente propagate, e divenire il più possibile comune retaggio; ma gli errori, peste della mente, i vizi, contagio dei cuori e dei costumi, è giusto che dalla pubblica autorità siano diligentemente repressi per impedire che si dilatino a danno comune». 3 Proprio per questa apertura, Pio X qualificherà Leone XIII come il «primo Papa della stampa». 4 È stato chiamato modernismo un vasto ed eterogeneo movimento di pensiero cattolico, dilagante tra la fine dell'ottocento e i primi del Novecento, che cerca una conciliazione tra il pensiero moderno e la teologia cristiana. Si possono ricondurre al modernismo vari filosofi e teologi tedeschi, inglesi, francesi ed italiani, i quali hanno cercato di adattare il pensiero cattolico ai nuovi tempi, abbandonando il rigido formalismo della Chiesa ufficiale, spesso tuttavia con risultati assai opinabili: cfr tra l altro su questo G. Martina, Storia della Chiesa. Da Lutero ai nostri giorni, IV: L età contemporanea, Brescia 1995, pp Cfr Pio X, Lettera enciclica Pascendi dominici gregis, 8 settembre 1907, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 4, nn Cfr G. Martina, Storia della Chiesa. Da Lutero ai nostri giorni, IV: L età contemporanea, Brescia 1995, p E. Baragli, L'inter mirifica, Roma 1969, p. 66: «Un'aura nuova, invece, comincia a spirare col pontificato di Pio XI ( ), che contò, tra l'altro, I'Esposizione Internazionale della Stampa Cattolica, allestita nel Vaticano nel Ma la sensibilità del Pontefice per la potenza e responsabilità della stampa d'informazione, anche non cattolica, non trova sviluppi dottrinali sistematici nelle sue esortazioni e nei suoi discorsi improvvisati. Còmpito, invece, egregiamente assolto da Pio XII ( )»; nel 1925, per l Anno Santo, fu allestita una mostra 15

16 l Esposizione Internazionale della Stampa Cattolica, allestita in Vaticano nel Al febbraio 1939, dopo la morte di Pio XI, risale anche la nascita del servizio stampa vaticano, istituito da monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI) con il compito di fornire ai giornalisti notizie sul conclave che in seguito avrebbe eletto Pio XII. In questo modo, pur conservando remore e diffidenze, il rapporto tra Chiesa e stampa muoveva comunque i primi passi per passare da un regime di clandestinità ad una certa dimensione ufficiale 1. Ulteriormente, si vorrà garantire la fondamentale identificazione della stampa di attualità con l editoria sulla base della sola parola scritta che dovrà essere inquadrata come stampa cattolica 2. Un giornale si affermerà come organo al quale si affida il pensiero ordinario del Papa, L Osservatore romano 3. Si insisterà poi- sull autorevolezza ufficiale per la rivista vaticana Acta Apostolicae Sedis 4. Il garantismo formale di riconoscimento ufficiale si sentirà persino nella valutazione che si vorrà imporre a proposito dei siti di Internet indicati come cattolici, da parte dei vertici vaticani: nella stessa linea di appartenenza cattolica di una stampa cattolica fino a quella dei siti cattolici 5. La contraposizione rimane però- la chiave interpretativa preferenziale dei responsabili ecclesiali: la stampa di attualità rappresenta una onnipotenza, situandola così nel gioco delle prevalenze di potere nel contesto della convivenza umana politico-sociale 6. Ulteriormente, si metterà avanti la capacità della stampa come supporto del senso critico (ma come aggiunta ai mezzi audiovisivi ) 7. Il senso critico viene ancora considerato come elemento intellettuale-speculativo, non come della Stampa cattolica sotto l insegna di Veritas (cfr Paolo VI, Allocuzione al Consiglio dell UCIP, in «Bulletin de la Commission pontificale pour les communications sociales», 1975, p. 17). 1 Cfr G. Zizola, La Chiesa nei media, Torino 1996, p A.-M. Deskur, Speech of the President for the 50 th anniversary of the Catholic Newspaper «Lehen is-sewwa» (Malta), in «Bulletin de la Commission pontificale pour les communications sociales», 1978, p. 125: «It must not be thought, however, that in this age of ours, which has come to be called the audiovisual era, the importance of the written word is in any way diminished. It was to the written word that the Holy Spirit entrusted that ineffable -to use an expression of Pius XII- letter of God.to men which is Holy Scripture. The written word has preserved the ineraseable evidence of the holiness of the Church throughout the centuries. The written word, in the form of the Catholic Press, "veri nominis catholicum" as the text from the Second Vatican Council says, represents the modern form, necessary and authentic, of the Church's pastoral apostolate (Decree Inter Mirifica, art. 14)». 3 Giovanni XXIII, Discorso per il centenario dell Osservatore Romano, (in idem, Documenti, Messaggi, Comunicazioni di Giovanni XXIII, Città del Vaticano 1961), in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa, Città del Vaticano 1964, p. 443: «738 Non è certo confidata a L Osservatore Romano la direzione generale o il governo della Chiesa; ma non è meno certo che L Osservatore Romano è 1 araldo quotidiano, lo strumento, la voce più sicura per is quale il pensiero del Papa viene trasmesso ordinariamente e garantito dalla sua autenticità, da Roma. sino alle parti estreme del mondo». 4 Giovanni XXIII, Discorso per il centenario dell Osservatore Romano, (in idem, Documenti, Messaggi, Comunicazioni di Giovanni XXIII, Città del Vaticano 1961), in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa, Città del Vaticano 1964, p. 443: «739. Di fatti, gli Acta Apostolicae Sedis - che sono 1'organo ufficiale della Sede Apostolica non possono uscire ogni giorno! Lavorare all'osservatore è dunque condividere le sollecitudini più ansiose della diffusione di quelle energie spirituali, che compongono il più ed il meglio della vita delle anime e la vera ricchezza dell'ordine cristiano e sociale, a cui sono confidate la prosperità e la pace del mondo. È sotto questa luce che Ci piace salutarvi tutti, quanti qui conveniste per la celebrazione centenaria del giornale, che costituisce una fonte ricchissima per la esplorazione e la illustrazione dells storia della Chiesa, e delle nazioni durante le vicende dell'ultimo secolo». 5 PONTIFICAL COUNCIL FOR SOCIAL COMMUNICATIONS, The Church and Internet, Vatican City 2002, nº 8: «The proliferation of web sites calling themselves Catholic creates a problem of a different sort. As we have said, church-related groups should be creatively present on the Internet; and well-motivated, well-informed individuals and unofficial groups acting on their own initiative are entitled to be there as well. But it is confusing, to say the least, not to distinguish eccentric doctrinal interpretations, idiosyncratic devotional practices, and ideological advocacy bearing a Catholic' label from the authentic positions of the Church. We suggest an approach to this issue below». 6 Pio XI, Ai partecipanti al XXXVI Congresso de La Croix e della Bonne Presse, in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa, Città del Vaticano 1964, pp : «Che dire di questa parola così potente da se sola, di questa quando dispone di quest'organismo, di questo dinamismo: la stampa? organismo e dinamismo di moltiplicazione, di diffusione? È l'onnipotenza che si moltiplica in ogni misura. Più che una riflessione questa è una constatazione. Ma la riflessione viene subito dopo: che tremenda responsabilità quella della stampa che ha a disposizione una tale potenza. Già il fatto di usare, o di usare solo imperfettamente, questa onnipotenza è già una negligenza, colpevole, una tremenda responsabilità». 7 COMMISSION PONTIFICALE POUR LES COMMUNICATIONS SOCIALES, Instruction pastorale Communion et progrès, Cité du Vatican 1971, nº 136 : «La presse, par ses qualités propres, a une très grande importance et une profonde influence. Grâce à sa souplesse et ' la pluralité de ses titres, elle peut entrer dans le détail des événements, les expliquer, en provoquant la réflexion du lecteur et en lui permettant d'y revenir s'il le désire. Complément indispensable des moyens audio-visuels, elle est particulièrement apte à éveiller le sens critique et à former le jugement. Sa capacité de diversification et son aptitude à servir de support la réflexion en font un instrument de base du dialogue social». 16

17 critica operativa o cioè come potenzialità di suscitare reazioni a livello dell iniziativa pratica (cfr supra, l emancipazione dell azione secondo gli osservatori). Più felicemente, si proporrà un ruolo comunicativo nell attualità da parte ecclesiale come presenza operativamente aperta 1. L accentuazione ecclesiale giungerà a focalizzare sulla verità il suo prevalente progetto di presenza nella stampa di attualità: verità contro gli attacchi al Papa e alla Chiesa, dando alla verità quella caratteristica di ritorsione nella polemica che l informazione di attualità spesso include come dinamica operativa nella convivenza umana (con il rischio di fare della verità una immediatezza operativa e non un approfondimento a più lunga scadenza) 2. Ovviamente, l indurimento ecclesiastico si manifesterà sul limite che la verità impone alla libertà, rientrando così in altro modo nell ambito dell indirizzo di coinvolgimento attivo come chiave comunicativa della stampa di attualità ma con la conseguenza di confrontare implicitamente libertà e carità (cfr infra) 3. Vi sarà anche qualche richiamo alla carità, con particolare attentione al bene da operare: si ritorna così al discernimento cristiano convergente con la valenza antropologica dell attualità nella priorità di incisività attiva nell iniziativa umana 4. Vi sarà questione di strumenti di carità nell evocare gli operatori della stampa di attualità 5. Questa dimensione di impegno sembra essere poi talvolta riservato da parte dell autorità ecclesiastica- alla stampa cattolica: difesa delle posizioni cattoliche, evangelizzazione, pulpito, formazione dei cattolici, fermento, fare storia 6 Da questo prospetto si ribadisce l intento della stampa cattolica come difesa dei principi morali 7. Si situa così in modo coerente il ruolo della partecipazione comunicativa 1 Giovanni XXIII, Discorso tenuto ai dirigenti, redattori, corrispondenti e maestranze de «L Avvenire d Italia», in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa ( ), Città del Vaticano 1964, pp : «Ciò che caratterizza e giustifica la vita di un giornale cattolico è innanzi tutto il suo programma positivo. Come tutte le att tà dell'uomo, esso si valuta non per quello che non è, o non deve fare -che sarebbe una limitazione- ma per quanto compie, con sforzo lodevole e chiara visione delle proprie mansioni. Ora, la stampa cattolica c'è soprattutto per un atto di presenza e di testimonianza. Presenza attiva, intelligente, sveglia, di fronte agli innumerevoli problemi posti dalla vita di oggi, per dare ad essi una interpretazione secondo il criterio valido della verità eterna che si riflette nel tempo. Presenza che nulla si lascia sfuggire, per informare il lettore, per aiutarlo a farsi una coscienza illuminata, di fronte a interrogativi e disorientamenti, che il mondo di oggi gli procura». 2 Giovanni Paolo II, Allocuzione per l Osservatore Romano, in idem, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Città del Vaticano 1981, vol. 2, pp : «Il giornale avrebbe dovuto chiamarsi originariamente «L'amico della verità»: verità sulla Chiesa e sul Romano Pontefice, oggetto spesso di infondate accuse ed attacchi da diverse ed opposte sponde; verità sulle vicende del mondo; verità sulla dottrina rivelata combattuta dall'esterno e travisata anche dall'interno; verità sulla missione di pace, di conciliazione e di carità esercitata dalla Santa Sede nei rapporti con gli Stati, nel concerto della comunità internazionale; verità sulla natura ed il fondamento dell'azione ecclesiale sia in campo dottrinale che pastorale». 3 Giovanni Paolo II, Allocuzione per l Osservatore Romano, in idem, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Città del Vaticano 1981, vol. 2, p. 914: ««Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» 1 ha ammonito il Maestro divino, affinché «sia evitata qualsiasi libertà apparente, ogni libertà superficiale ed unilaterale, ogni libertà che non penetri tutta la verità sull'uomo e sul mondo». 2 L'esercizio di questa missione richiede attenta vigilanza, accorta prudenza, fine delicatezza, perspicace lungimiranza. È necessario, pertanto, rafforzare l'unità nella vicendevole collaborazione per rendere un servizio alla verità e quindi a Cristo, mediante assidua diligenza, accompagnata dalla preghiera ed animata dalla speciale prospettiva del giornale». ( 1 Io, 8, 32. / 2 Ioannis Pauli PP. II, Redemptor Hominis, 12.) 4 Paolo VI, Omelia per la celebrazione in occasione della 9º Giornata mondiale, in «Bulletin de la Commission pontificale pour les communications sociales», 1975 nº 85, p. 18: «Ma questa non è la sola insegna, che a tale attività deve assicurare il suo valore morale: un'altra insegna la deve integrare; ed è quella della caritas. Potretntno far nostra la stupenda formula di S. Paolo: Veritatem facientes ín caritate: seguire il vero mirando alla carità (Ef 4, 15). Cioè la comunicazione sociale deve aderire al vero, ma non può prescindere dal bene ch'è destinata ad operare, cioè il bene della società». 5 Giovanni XXIII, Discorso ai partecipanti al III Convegno nazionale dei Giornalisti Cattolici Italiani, in AA. VV., Documenti pontifici sulla stampa ( ), Città del Vaticano 1964, p. 374: «I giornalisti e gli scrittori ed operatori cattolici di questo settore sono inoltre chiamati ad una ancor più alta responsabilità. I loro strumenti, infatti, non sono soltanto di verità, ma, altresì, di carità: arma caritatís: diretti, cioè, ad elevare le menti: ad edificare il bene, ad irradiare la virtù nelle anime». 6 Giovanni Paolo II, Ad Flaminiae Regionis episcopis occasione oblata «ad Limina» visitationis coram admissos, in «Acta Apostolicae Sedis», 1982, pp : «Il quotidiano di ispirazione cristiana rappresenta poi un valido contributo ai cattolici per capire il proprio tempo e per inserirsi nella società di oggi, in rapida trasformazione, come fermento, partecipando attivamente agli avvenimenti ed alla storia. Negli avvenimenti quotidiani infatti, sono in gioco i destini dell'umanità»; cfr etiam Giovanni Paolo II, Allocuzione per l Osservatore Romano, in idem, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Città del Vaticano 1981, vol. 2, pp Giovanni Paolo II, Allocuzione al capitolo generale della Pia Società S. Paolo, in «Bulletin de la Commission pontificale pour les communications sociales», 1980, pp. 5-6: «È nota a tutti l'importanza che stampa, come veicolo di diffusione dei princìpi cristiani e per la 17

18 all attualità dell esperienza umana. Ma, da questo taglio di testimonianza morale, si estenderà di recente questa priorità a tutto l ambito comunicativo (cfr infra) con una dicitura un po modificata di etica. Vi sarà poi una particolare focalizzazione dell attenzione alla comunicazione su quel suo elemento rappresentativo per il vertice ecclesiastico: il giornalismo 1. Pio XII si confronterà con il concetto di opinione pubblica nella dinamica della comunicazione di attualità, affermandone con vigore il diritto all esistenza e la sua necessità per la salute del corpo sociale e riconoscendone l'importanza quale dimensione organica della Chiesa: nel 1954, infatti, in un testo fondamentale riconosce che «mancherebbe qualcosa nella vita della Chiesa se l opinione pubblica le facesse difetto» 2. I suoi discorsi sono improntati su due linee guida: la preoccupazione morale e l istanza di una formazione adeguata per promuovere una sana educazione al bene comune, specie nella gioventù. Troviamo, inoltre, l esigenza di delineare norme di etica professionale che contribuiscano alla rinascita civile e morale, all armonia tra i popoli, alla pace e alla giustizia, alla dignità della persona umana, al progresso delle scienze 3. Per arginare le nuove forze politiche di stampo anti-cristiano, e in particolare il comunismo, Pio XII propone una visione illuministica della società cristiana, munita di propri strumenti anche mediali: a tale scopo approva nel 1947 il programma del padre gesuita Riccardo Lombardi, intento ad utilizzare sistematicamente la radio per le sue catechesi popolari 4 e, superando il divieto stabilito da Pio X, lo autorizza anche a collaborare con i giornali laici 5. Ma con Pio XII gli ecclesiastici non sono più i soli ad avere un ruolo determinante nella società come educatori: il Papa afferma l importanza dei laici come collaboratori, le cui competenze e abilità nell ambito della cultura e della scienza possono risultare preziosi strumenti di evangelizzazione 6. La giusta considerazione che il Papa dà ai laici è legata anche al senso del dovere che essi debbono nutrire non solo nel loro ruolo di professionisti di cinema, stampa, radio e televisione, ma anche in quello di utenti 7. Si delinea un tentativo più consistente di entrare dentro alla dinamica comunicativa nella sua produzione autonoma. Il giornalista entra a far parte del ceto di cui bisogna tenere conto, eco di quello che si dirà riguardo al quarto potere nell ambito socio-politico... Tale tipo di laici sono considerati quasi ministri di Cristo! Il salto di qualità di Giovanni XXIII ( ) e del Concilio Vaticano II: per quanto riguarda la dottrina sugli strumenti di comunicazione sociale, è caratterizzato da una visione prevalentemente antropologico-pastorale. Vengono maggiormente presi in considerazione dalla Chiesa i nuovi fenomeni socio-culturali e si accenna alla necessità di una nuova interpretazione difesa dei valori morali e religiosi. Egli comprese appieno quanto fosse importante che la realtà quotidiana in cui viviamo avesse una interpretazione conforme ai princìpi ed ai fini veri della vita: è proprio questo che la stampa cattolica, come sua ragion d'essere, si propone di dare, illuminando con la Parola di Dio le vicende della cronaca e della storia, difendendo i valori umani e cristiani di cui la società odierna sente così profondo il bisogno, e dando all'opinione pubblica e all'educazione sociale un genuino, sano e forte senso morale». 1 Sintomatico, nel programma del Grande Giubileo romano del il fatto che si ripete senza ripensare la formula del Giubileo indirizzato alla comunicazione: Il Giubileo dei giornalisti (4/6/2.000) accanto a quello dello spettacolo. L anticipazione del tanto menzionato terzo millennio non pone neanche l ipotesi di un fenomeno di comunicazione globalizzata ed estesa a tutta l esperienza umana in tante altre categorie interessate al processo comunicativo nell esistenza umana. 2 Cfr E. Baragli, Comunicazione, comunione e Chiesa, Roma 1969, doc Cfr V. Iannuzzi, I papi e i mass media. Discorsi di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II sulla comunicazione sociale, Roma 1987, p Per il carattere popolare di queste catechesi padre Riccardo Lombardi è stato soprannominato microfono di Dio. 5 Cfr E. Baragli, Cattolici e mass media, in «Internet» 2007, 6 Pio XII, Lettera enciclica Summi Pontificatus, 20 ottobre 1939, in AA. VV., Enchiridion delle Encicliche, Bologna 1994-, T. 6, n. 63: «Questa collaborazione al sacerdozio rivela preziose energie a cui è affidata una missione che cuori nobili e fedeli non potrebbero desiderare più alta e consolante. Questo lavoro apostolico, compiuto secondo lo spirito della Chiesa, consacra il laico, quasi a ministro di Cristo» 7 Cfr T. Stenico G. Bonaccorso, Era mediatica e nuova evangelizzazione, Città del Vaticano 2001, p

19 della dottrina cristiana, per dare una risposta alle domande degli uomini. Roncalli, la cui immagine di Papa buono dilaga sui rotocalchi popolari, compie dei gesti di grande apertura nei confronti dei media, tra cui, nel 1960, la prima intervista concessa ad un giornalista laico come Indro Montanelli. Per quanto riguarda gli interventi magisteriali, sono rilevanti due documenti in particolare: il motu proprio Boni Pastoris, e la lettera Nostra Patris nel XXV anniversario della Vigilanti cura 1. Nel primo documento vengono deplorati vivamente i danni morali provocati dal cattivo uso degli strumenti di comunicazione sociale. Inoltre il Papa conferma i compiti della Pontificia Commissione per la cinematografia, radio e televisione, contribuendo a dare maggiore saldezza a tutto l'insegnamento della Chiesa in materia di comunicazioni sociali, ed esorta i responsabili delle tecniche audiovisive ad avere piena consapevolezza della missione educativa che ad essi compete; esorta infine i Vescovi ad accrescere la vigilanza e la sollecitudine in tutte le attività riguardanti il cinema, la radio e la televisione. Nella Nostra Patris Papa Giovanni, dopo aver ricordato l apertura di Pio XI alle nuove conquiste della tecnica, rileva gli aspetti positivi del cinema come svago necessario all uomo e come mezzo di «nuove cognizioni e di incremento alla sua cultura». Contemporaneamente, però, rileva i gravi pericoli che possono risultare dalla visione delle pellicole cinematografiche, specchio dei mali della società. Per questo indica due obiettivi: uno educativo, invitando i fedeli a istruirsi e formarsi, e l altro di studio, da parte degli esperti del mondo della psicologia, della pedagogia e della critica, per una collaborazione col mondo del cinema. I discorsi di Giovanni XXIII si concentrano prevalentemente sulla stampa. Sono inoltre evidenti in essi, più che le affermazioni teologiche inerenti la natura degli strumenti massmediologici, le indicazioni pastorali per usarne saggiamente e l'evidenziazione dei valori morali che essi devono salvaguardare e promuovere. Rivolgendosi ai giornalisti cattolici, ad esempio, ricorda loro che gli strumenti della comunicazione sociale sono «arma veritatis» e «arma caritatis» 2 e che è dovere di tutti i giornalisti, quali cultori della verità, incrementare una buona stampa. In altre circostanze egli evidenzia le caratteristiche del giornale cattolico, che si distingue dagli altri perché è tutto interessato a promuovere la visione della Chiesa guardando al mondo in positivo, grazie anche alla presenza attiva degli operatori del settore e della loro testimonianza cristiana. Le parole che il Pontefice rivolge al mondo giornalistico sono oggi ancora attuali. Con profondo senso pastorale egli parla delle qualità che tutti gli operatori del settore della comunicazione dovrebbero possedere: la professionalità, la cooperazione alla missione della Chiesa e la sensibilità cristiana 3. In generale, il suo atteggiamento nei confronti dei media è rivolto a suscitare nuove iniziative e ad animare e sostenere quelle esistenti, mentre le problematiche più generali vengono affrontate nelle Commissioni preparatorie di quel grande evento che sarà il Concilio Vaticano II 4. Proprio l assise conciliare indetta da Giovanni XXIII sancirà definitivamente il nuovo corso delle relazioni tra la Chiesa e il mondo della comunicazione, e questo in coincidenza del velocizzarsi del processo di secolarizzazione 5. La prospettiva è ora spiccatamente pastorale ed assai sensibile alla mentalità contemporanea 6. All'interno di un più generale riconoscimento dei valori umani emersi nella modernità, il Vaticano II, col decreto Inter mirifica del 1963, precisa che l informazione, prima che rappresentare il diritto di espressione del giornalista, fa parte del diritto 1 Cfr Giovanni XXIII, Motu proprio Boni Pastoris, 22 febbraio 1959, in «Acta Apostolicae Sedis», 1959 n 51, pp ; idem, Lettera Nostra Patris, 29 giugno 1961, in «Acta Apostolicae Sedis», 1961 n 53, pp Cfr V. Iannuzzi, I papi e i mass media. Discorsi di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II sulla comunicazione sociale, Roma 1987, p. 81s. 3 Cfr T. Stenico G. Bonaccorso, Era mediatica e nuova evangelizzazione, Città del Vaticano 2001, p. 95s. 4 Cfr V. Iannuzzi, I papi e i mass media. Discorsi di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II sulla comunicazione sociale, Roma 1987, p. 9s. 5 Cfr P. Mancini, Manuale di comunicazione pubblica, Bari 1996, p Cfr T. Stenico G. Bonaccorso, Era mediatica e nuova evangelizzazione, Città del Vaticano 2001, p

20 personale-civile del lettore: l elaborazione teorica del magistero della Chiesa cattolica arriva così alla piena accettazione dello statuto secolare dell opinione pubblica e delle sue leggi. In vista dei lavori conciliari, proprio perché il Pontefice nutre molto interesse e dà molta importanza alla missione degli operatori delle comunicazioni sociali, viene creato anche un ufficio stampa, e si può dire che «per la prima volta nella storia, tutto il mondo ha potuto esser associato all'apertura di un Concilio ecumenico, direttamente per mezzo della radio e della televisione, e anche per mezzo dei rapporti di stampa» 1. Meno sfruttata a livello sulla riflessione multimediale, sarà sopra tutto la Gaudium et spes che esprimerà l originalità del concilio Vaticano II e di Papa Giovanni XXIII in ambito mediaticocomunicazionale. Dopo aver a lungo escluso ogni possibile intesa con la mentalità moderna e le sue premesse, il concilio compie un primo passo introduttivo che consiste nel situare la problematica del confronto tra antropologia e fede cristiana nel contesto della sua nascita sia come atteggiamento ecclesiale, sia come riconoscimento del tenore dell antropologia come si affermava nel XX secolo e che avrà una sua incidenza sostanziale nel valutare il fenomeno comunicativo e nell operare in esso. La questione è ineludibile. Da dove parte o cosa rende possibile l approccio antropologico? Si prende atto che molte affermazioni sulla persona umana correntemente messe avanti nel contesto ereditato dall ambito ecclesiale hanno senso solo nel riferimento o dal presupposto cristologico 2. Sarà dunque necessario prendere atto della modifica radicale di questo presupposto, particolarmente nel momento in cui il mondo cristiano-cattolico accetta ufficialmente la impostazione di modernità dove il non centralismo cristiano viene recepito come ipotesi umana nella quale calarsi come messaggio cristiano. Se si volesse indicare una debolezza dell approccio conciliare sulla Chiesa, sembra che sia proprio il fatto di aver trattato della Chiesa d una parte ad intra e d altra parte ad extra, in una specie di dualismo tra la specificità della Chiesa in se (con tinte di sovranaturalismo) ed i suoi rapporti con l esperienza umana, col mondo, senza poter sovraporre i due testi in una visione complessiva unica 3. Appare però- emblematica la maturazione della Chiesa cattolica di comunione romana, per lungo tempo del tutto ostile ed impermeabile ad ogni apertura verso la modernità, grazie alla Gaudium et spes. Per chi situa l inizio della modernità come evento concomitante con le libere ricerche dell umanesimo, della libera editoria meccanica, del Rinascimento che si avviava, questa sezione acquisisce tutto il suo significato, particolarmente se si tiene conto dei traumi ecclesiali di vertice in quei tempi. Si sa che la «Gaudium et spes» sorge da un lavorio conciliare abbastanza elaborato lungo il processo di maturazione del documento che venne chiamato «lo schema XIII», il quale 1 Cfr V. Iannuzzi, I papi e i mass media. Discorsi di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II sulla comunicazione sociale, Roma 1987, p L. Roberts, The Achievement of Karl Rahner, New York 1967, p. 173: «But until recently the core problem of the relationship between Christology and theological anthropology was overlooked. Everybody claimed to know what a man is. Hence to say that Christ was a man did not present any special problems. Since Karl Barth and K. Heim the problem has to be faced more squarely. Rahner observes that Catholic theology needs to reflect more profoundly on the fact that many of its statements about man - for example, those of grace, the resurrection of the body - are only meaningful because of Christology». 3 H. Denis, Ministres du culte ou ministres de l Evangile, in «La Maison-Dieu», 1974 n 115, p. 135 : «Le Concile Vatican a tenté une synthèse, à propos de l Eglise. Chose curieuse et pleine d enseignement: cette synthèse se présente sous la forme d'un dyptique. On trouve en effet deux. volets: d une part, Lumen Gentium, c'est-à-dire le mystère de l Eglise-en-elle-même, si l'on peut dire; d'autre part Gaudium et spes ou l'eglise dans le monde de ce temps (1). Le concile a construit cette synthèse au cours de ses quatre années d'élaboration, et il y a sans doute été aidé grâce à une distinction sous-jacente, à savoir l Eglise ad intra et l'eglise ad extra. On pourra regretter cette distinction plus ou moins teintée de dualisme. De toute façon, l'édifice conciliaire devait tenir compte des nouvelles relations de l'eglise et du monde». ((1) On rève de ce que pourrait être on de ce qu'aurait pu être une unique constitution sur l'eglise en un seul document. Est-il possible de l'obtenir en mettant les deux constitutions en «surimpression». Nous ne le pensons pas. On retrouve ici le conflit entre le surnaturalisme (assez fréquent en ecclésiologie) et la conception de l'eglise qui se fait à partir des hommes et du monde (souvent implicite dans l évangélisation). Il n'est pas étonnant, en tout cas, que l'on puisse utiliser les matériaux de Vatican II dans des sens fort différents.) 20

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