n 32 Errepi - giugno n 32 Poste Italiane Spa - Sped. in abb. Postale D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano

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1 Radio Popolare n 32 Errepi - giugno n 32 Poste Italiane Spa - Sped. in abb. Postale D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano Errepi e Brancaleone insieme per Radio Bbs - da pag. 4 Le radio aborigene: reportage dall Australia - da pag. 13

2 i libri della Memoria Giovanni Pesce Visone un comunista che ha fatto l Italia l emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli) Franco Giannantoni Ibio Paolucci Il libro, con un ricco impianto di note e foto, racconta la vita di Giovanni Pesce Visone, medaglia d oro al valor militare della Resistenza italiana. In una articolata testimonianza, il leggendario comandante dei Gap di Torino e Milano, attraversa il secolo breve dall emigrazione negli anni 20 in Francia, alla guerra di Spagna, al confino di Ventotene, alla lotta di Liberazione, al dopoguerra. Seconda edizione 368 pagine documentazione fotografica Euro 14,00 La Gladio del lago Il gruppo Vega, fra J.V. Borghese, RSI, servizi segreti americani e l Italia del dopoguerra Giorgio Cavalleri Nel 1944 da una base della Rsi sul laghetto di Montorfano nella Brianza comasca, il Battaglione Vega, un nucleo speciale della Decima Mas, la famigerata unità di rastrellatori di partigiani [...] si stava addestrando [...] sotto il diretto controllo dei servizi americani di Donovan per essere impiegato in operazioni di intelligence allo scopo di garantire stabilità politica nel segno della moderazione e al riparo da temuti ma improbabili sommovimenti comunisti. 240 pagine documentazione fotografica Euro 15,00 Un garibaldino in Spagna Nel 70 anniversario della guerra civile Giovanni Pesce Prefazione di Ibio Paolucci e Franco Giannantoni Le parole della Ibarruri continuano a risuonargli dentro, incancellabili: Lavoratori, antifascisti, popolo! Tutti in piedi! Preparatevi tutti a difendere la Repubblica, la libertà popolare e le conquiste democratiche del popolo!. Di fronte a questo appello riflette il giovane Pesce non si può continuare come se niente fosse. L appuntamento con la storia è in Spagna, non si deve mancare. Per Pesce non ci sono terze vie: o sì o no, e lui è fermamente per il sì. MARCO BICEGO gioielli Argenti e Cristalli d Autore Laboratorio orafo e di orologeria Orario continuato 8.30/19.30 Viale Tunisia, 25 (ang. via Lazzaretto) MILANO Tel SCONTO AI TESSERATI RADIO POPOLARE 192 pagine documentazione fotografica Euro 12,00 LA GIUSTIZIA NEGATA Clara Pirani, nostra madre, vittima delle leggi razziali Una testimonianza vissuta tra guerra e dopoguerra (Gallarate-Varese-Milano-Fossoli-Auschwitz) Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi In La Giustizia negata le autrici testimoniano, attraverso documenti inediti, sui drammatici avvenimenti della loro infanzia e giovinezza vissuti nel clima di persecuzione, ostilità ed indifferenza degli anni della guerra e del dopoguerra, toccando fatti pubblici di attuale interesse. Noi siamo sempre rimaste al di sotto dei giochi della politica e degli imprevisti della storia, in quella zona inferiore, destinate a soccombere. Siamo rimaste ostinatamente sole, in quell aula di giustizia ad attendere l esito di una lotta ineguale. (Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi) 152 pagine documentazione fotografica Euro 12,00 Per ordini e informazioni: Edizioni Essezeta-Arterigere TEL. e Fax E. Mail: - APERTO TUTTE LE SERE

3 In copertina: vignetta disegnata da Altan per il calendario 1985 di Radio Popolare Hanno collaborato a questo numero: Federico Bogazzi Marta Bonafoni Tiziano Bonini Enzo Caratelli Matteo Del Giudice Luca De Simoni Marcello Lorrai Marina Petrillo Massimo Rebotti Sandra Sain Sergio Serafini Barbara Sorrentini E D I T O R I A L E Scampato pericolo? Meglio cautelarsi di Massimo REBOTTI Nei giorni successivi al 10 aprile abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Ma ci vorrà tempo per rendersi conto di quanto la destra berlusconiana abbia inciso in profondità sulla cultura e nei rapporti sociali di questo paese e quindi per apprezzare fino in fondo il fatto che, quantomeno, non ci siano più loro al governo. Nonostante la nuova maggioranza dell Unione sia appesa a un filo sottile, una stagione nuova è iniziata. Però non ci sarà da rilassarsi. E che questo sentimento di tranquillità e rilassamento non sia nelle corde di molti ed in particolare in quelle dei nostri ascoltatori e sostenitori lo stanno a dimostrare anche i nostri abbonati. Nel 1996, dopo la vittoria del centrosinistra, in molti pensarono che si fosse chiusa definitivamente la breve stagione della destra nostrana, e, passata la paura, molti abbonati ci tolsero il sostegno. A dieci anni di distanza, pur con molte persone in condizioni economiche più difficili, la radio non ha registrato flessioni degli abbonamenti. Le questioni aperte sono molte, c è un bel carico di aspettative, una fiducia guardinga e una pretesa assolutamente sana di vedere, in concreto, se e come si esce da un periodo deprimente e pericoloso della politica italiana. Radio Popolare è pronta. Non abbiamo infatti cominciato adesso a riflettere sulla nostra politica informativa nel dopo Berlusconi (siamo sempre stati un po ottimisti) e su che tipo problemi editoriali Radio Popolare ha registrato nella passata stagione di governo del centrosinistra. La nuova stagione ci chiede soprattutto un immersione profonda nel territorio e nelle contraddizioni. Non si tratta tanto di non fare sconti al nuovo governo (la nostra autonomia già ci garantisce, non ne faremo) quanto di capire e raccontare la nuova società, se c è, e le vecchie magagne, che certamente ci sono e sono gravi. La destra ci ha provato a plasmare, a modellare culturalmente la società, dalla scuola ai rapporti di lavoro, dalla storia ai valori di riferimento. L operazione tutto sommato non è riuscita, il che non vuol dire che i danni non siano profondi: ci vorranno idee e coraggio per cambiare davvero. La nuova maggioranza li avrà? Saprà sintetizzare e rappresentare una società davvero alternativa rispetto a quella plasmata negli anni di Berlusconi? Saprà far avanzare obiettivi e contenuti di vero progresso? Il tema del pericolo scampato, è evidente, non basta più da un pezzo (anche se di pericoli ce ne sono ancora). Se nei prossimi mesi si riuscirà a passare dal tifo alla partecipazione, questo potrebbe essere il risultato migliore di una stagione come quella che si è appena aperta. Ecco il terreno che ci piace di più: la partecipazione. Radio Popolare vorrà stare proprio lì, nel mezzo della partecipazione, del confronto, su temi come l immigrazione e la precarietà, la laicità e i diritti, la cittadinanza e il lavoro, la qualità della vita. E a proposito di partecipazione veder ritornare dall Iraq i militari italiani, al di là di tutti i distinguo, sarà un bel segnale davvero: non è cosa di tutti i giorni che dalle marce e dai cortei si passi a decisioni politiche conseguenti. A qualcuno tornerà in mente, vedendo i soldati che fanno le valige e i mezzi che si imbarcano, la forza straordinaria e lucida che il movimento per la pace ha messo in campo in questi anni in Italia. Bell esempio di partecipazione, che poi vuol dire democrazia: come vuol dire democrazia, ed è bene averlo costantemente presente, l esistenza di una informazione e comunicazione indipendente quale quella che noi rappresentiamo. ERREPI - Trimestrale di Radio Popolare Edito da ERREPI Spa via Ollearo, Milano Direttore responsabile: Danilo De Biasio Direzione, redazione e amministrazione: via Ollearo, Milano tel Fotolito e Stampa: GRAFICA GM Via degli Artigiani Spino d Adda (MI) giugno 2006 N 32 Reg. Trib. Milano n. 714 del 19/10/91 Sped. abb. post. comma 26 art. 2 legge 549/95 Milano - Euro 0,25

4 P I C C O L I N E T W O R K C R E S C O N O Il cantiere aperto di Radio Bbs di Marta BONAFONI Partiamo dalla cosa più grossa che abbiamo fatto finora: la diretta elettorale del 10 aprile. La notte da incubo, con gli exit poll, le proiezioni, il Viminale e tutto il resto, Radio Bbs l ha passata sopra a piazza Santi Apostoli. Sì, avete capito bene, sopra! Perché il nostro studio esterno, che era in onda contemporaneamente allo studio di Milano di Radio Popolare, si trovava dentro alla sede dell Unione, ossia davanti agli uffici di Prodi, ossia sopra al palco sistemato in piazza da 4 Mentre Radio Bbs moltiplica la sua presenza nelle trasmissioni di Radio Popolare e Popolare Network, Errepi Spa e Centro Sociale Brancaleone uniscono le forze per sviluppare l emittente romana. Il cui diritto a farsi ascoltare nella Capitale continua a scontrarsi con inerzie ministeriali e interessi consolidati. Firmato l'accordo per BBS tra Errepi Spa e CS Brancaleone In febbraio è stato chiuso l'accordo per la partecipazione di Errepi Spa ad una nuova società di gestione di Radio BBS, l'emitente che ha riportato Popolare Network nella capitale e che da qualche anno è espressione del Brancaleone, uno dei più antichi e strutturati centri sociali di Roma. Completato l'iter ministeriale di autorizzazione, Errepi Spa sarà presente in Radio BBS Srl, la società di gestione della radio. La quota di capitale di Errepi è percentualmente rilevante, e, grazie allo statuto della società, il consenso di Errepi è necessario per le decisioni riguardanti i principali aspetti della vita economicoeditoriale di Radio BBS Srl (ad esempio scelta del direttore, assunzioni, affiliazione al Network, approvazione del bilancio). L'accordo con Radio BBS rappresenta un consistente passo nella direzione di quella crescita di Radio Popolare e di quell'allargamento della nostra esperienza che negli ultimi anni sono stati indicati dalla Cooperativa Radio Popolare, socio di riferimento di Errepi Spa. Lo sviluppo di Radio BBS, che è tra gli scopi dell'accordo, corrisponde per noi non solo all'ovvia esigenza di una consistente emittente romana affiliata a Popolare Network, ma anche all'obiettivo di cercare di basare il grosso delle produzioni di Network su più di una radio. Il network di Popolare si basa sulla valorizzazione dell'emittenza locale alla quale fornisce le produzioni più costose, come la linea informativa, che ciascuna singola radio difficilmente riuscirebbe a realizzare. Si avverte però la mancanza di altre realtà readiofoniche che oltre a Radio Popolare contribuiscano in maniera organica agli spazi di palinsesto comuni che sono alla base dell'interconnessione del Network. Radio BBS di Roma diverrà la prima emittente del circuito di Popolare che come "mission" avrà anche quella di una forte interazione col Network. Per riuscire in questo compito è previsto uno sviluppo accelerato dell'emittente romana con le conseguenti necessità di investimenti adeguati. Errepi diviene così partner nella società di gestione di Radio BBS, e con una significativa partecipazione di minoranza contribuisce allo sviluppo di quella che negli auspici e nei progetti dovrebbe diventare una sorella romana di Radio Popolare. M e i ra A S H E R FACE ws l o t L i b ro + C d Sul tema delle bambine ex - s o l dato di Sie r ra Leone e Liberia C l a u d i o C H I A N U R A M u s i c a e musicisti vol. 1 I nt e r v i s t e sulla mu s ic a pop, rock, jazz ed elettro n ica. Nelle libre r i e D o m e n i c o C O D U TO Il libro degli Are a S t o r ia de l gruppo di S t ra t o s. P re fa z io ne di Paolo Tofa n i. M a rc e l l o L O R R A I A f r i c a n a Paese per Pa e s e tutta la mu s ica dell Africa. Dischi, libri, foto e interviste ai pro t a go n i s t i.

5 cui, quasi all alba, il Professore annunciò: Abbiate pazienza, e state tranquilli: secondo noi abbiamo vinto!. Eravamo gli unici a dominare quella piazza; anzi, abbiamo anche rischiato il linciaggio da parte degli altri giornalisti, che tentavano di fare le loro cronache in mezzo a una folla sempre più stipata. Non male per una radio che ancora non si sente..., commentò qualcuno dei nostri. Una postazione che ci siamo conquistati sul campo, però. Grazie all altra grande diretta che Radio Bbs aveva già fatto in questi mesi: quella sulle primarie dell Unione. Praticamente unico in Italia, il network di Popolare quel giorno è voluto andare a vedere: cosa sono queste primarie? Chi ci va a votare? Chi vince? Il nostro lavoro è stato notato, e così ecco che ci siamo ritrovati in pole position quel giorno (e quella notte): la diretta durò più di 12 ore. Fin qui le cose straordinarie già fatte da Radio Bbs. Ma poi c è il lavoro quotidiano della redazione: due gr che raccontano Roma, alle 13 e alle 19. Una rassegna stampa delle pagine locali dei quotidiani, che va in onda la mattina. Un tamburino con i principali appuntamenti del giorno in città. Infine, dal 3 aprile scorso, anche Pop Line, nella nuova versione Roma-Milano che ascoltate tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 19. Andiamo per ordine, però. Chi ci lavora dentro questa Radio Bbs? La redazione attualmente è fatta di una quindicina di persone. Oltre a chi scrive e a Federico Bogazzi, c è Pasquale Melchiorre, che si occupa dei giornali radio. E poi Ilaria, che abbiamo momentaneamente strappato alla sua residenza milanese trascinandola nell avventura capitolina. Poi c è Stefano, che nella vita fa il ferroviere e si occupa soprattutto di raccontare il mondo del lavoro a Roma. Giuliano, Marta, Marina. Poi Isolda, che quando entra in redazione inizia a lavorare e non la smette più. Patrizio, che anche se viene dal litorale i suoi due turni a settimana li assicura sempre. Natalia e Antonia, una che lavora all Anpi l altra una patita delle trasmissioni di cultura. Omar detto Oscar, Alessandro che scrive di politica locale, Lanfranco, il più giovane e volenteroso. Infine Benedetta, che arriva dritta dritta dall esperienza di Controradio di Firenze. E tutta questa gente che dice dai microfoni di Radio Bbs? Dal settembre scorso cerchiamo di raccontare Roma nei nostri giornali radio: quella di Veltroni, con i suoi pro e le sue contraddizioni, quella degli sfratti, dei bambini, dell economia che va meglio che nel resto d Italia, ma anche del precariato, che pure lui è cresciuto a dismisura nella capitale. E poi la Roma che si diverte, perché il sindaco sulla politica culturale ci investe tanto: la Notte Bianca, i festival, l Estate romana. Dall inizio di aprile cerchiamo di fare tutto questo anche dentro Pop Line, che va in onda per la prima volta nella sua storia da due studi: quello di via Ollearo a Milano, e quello di 5

6 6 RADIO BBS via Levanna a Roma. La scommessa è ambiziosa, ma anche parecchio divertente: tutti i giorni cerchiamo di dare conto delle principali notizie della giornata, e ogni volta che è possibile le guardiamo da Roma e da Milano, con due approcci, due punti di vista. Due modelli, anche. Brutalizzando: Milano culla del berlusconismo, Roma regno del veltronismo... Ultima cosa: da marzo ai nostri computer si è aggiunto il portatile di Niccolò Vecchia, che ha iniziato a condurre Patchanka dagli studi di Radio Bbs. Ogni tanto vengono anche a trovarlo cantanti e musicisti. E tutti a dire: ma che bella la vostra radio! Sì, perché la sede di Bbs è nuova di zecca e molto bella. Luminosa, perché intorno a noi ci sono solo palazzine basse, e anzi, davanti a una delle finestre c è addirittura un albero di loto. Lo stanzone d ingresso è la redazione: tavoli in legno naturale, muri celesti, una parete di vetro che ci separa dall amministrazione. Poi tre studi, con tutti i macchinari nuovi: da uno vanno in onda i gr, da un altro le trasmissioni. Il terzo è piccolino, e per il momento lo usano i tecnici come loro magazzino. Perché Radio Bbs è anche ancora un cantiere aperto: tutti i giorni c è da ricontrollare i pc, il centralino, mettere lo stucco su una parete o aggiungere una grata alle finestre. E bello, lavori e intanto vedi crescere la radio intorno. Insomma, è più facile toccare con mano i progressi che si fanno. E un po come fare, nel 2006, una radio degli anni settanta. Anche se, a guardare bene, allora le frequenze erano tutte libere, ed era facile accendere una nuova emittente. Oggi invece noi stiamo faticando un sacco (usando un eufemismo) per avere quello che ci spetta, per legge e per diritto: farci sentire. Radio BBS continua a trasmettere sulla frequenza Mhz in attesa che Isoradio RAI, che a Roma utilizza il canale Mhz, si sposti a Mhz. Apparentemente questo trasloco dovrebbe convenire anche al servizio pubblico, dato che nel resto d Italia Isoradio trasmette sull isofrequenza (alcuni anni fa era stata proprio la RAI a chiedere questa possibilità). Ma le apparenze ingannano e oggi Isoradio si rifiuta di effettuare questo spostamento, adducendo a sostegno di questo comportamento motivazioni generiche sulla difesa del servizio pubblico e dell interesse collettivo. Una posizione che cozza con quanto la stessa RAI aveva sottoscritto in un N E T W O R K Basso impero nell etere romano di Enzo CARATELLI accordo del luglio 2004, accordo condiviso oltre che da Radio BBS anche da Radio Dimensione Suono, Radio Subasio e Radio Delta Velletri. Nel frattempo le altre emittenti coinvolte, in particolare Radio Subasio, fanno di tutto perché la situazione di Radio BBS rimanga congelata: sono in molti purtroppo a non volere un soggetto editoriale indipendente sulla piazza romana. (f.b.) * * * Il governo è cambiato ma alla Direzione Generale del Ministero delle Comunicazioni non si è perduta una certa atmosfera da basso impero. Tre anni fa ci hanno spossessato Nelle foto di queste pagine: la sede di Radio Bbs in via Levanna (pag. 5); giornalisti e collaboratori della radio nella redazione e negli studi rimessi a nuovo (pagg. 5-7); il Tir di Prodi visto dalla postazione di Bbs durante la lunga attesa del risultato delle elezioni (pag. 7).

7 della nostra unica frequenza di Roma ( Mhz) per consegnarla direttamente nelle mani di un altro privato: Radio Subasio. Un operazione che ha valorizzato enormemente il patrimonio della radio umbra (una buona frequenza su Roma ha un valore compreso fra 1,5 e 2 milioni di euro). Un regalo che ha permesso a Radio Subasio di utilizzare a proprio piacimento tutte le frequenze comprese fra Mhz e Mhz. Un patrimonio enorme, unico nel panorama radiofonico della Capitale. La posizione dominante di Radio Subasio che a Roma trasmette anche su altre tre frequenze deve essere sembrata esagerata anche ai ministri Gasparri e Landolfi, dato che nei mesi scorsi si impegnarono, con tanto di timbri e protocolli, a trovare una nuova collocazione per Radio BBS sulla frequenza Mhz (temporaneamente Mhz per non creare troppe interferenze alla RAI). La Direzione Generale del Ministero delle Comunicazioni, approfittando dell intervallo elettorale, sta operando una discreta ma incontrovertibile marcia indietro. Nella vacanza di potere taluni hanno deciso di muovere i propri pezzi. Innanzitutto Isoradio RAI che ha deciso di fare posto a Radio BBS solo a prezzo di enormi contropartite. Un tentativo di rivalsa patetico dopo anni di schiaffi ricevuti dagli editori privati. Quelli veri. Qualcun altro poi avrebbe deciso che la nostra situazione di emergenza democratica debba essere affiancata e risolta insieme a quella di certa Radio Programma Italia, che guarda caso è da poco entrata nell orbita di ambienti facenti capo al centro destra. Naturalmente il tutto complicherebbe non poco le cose. Il giochetto fa tornare alla memoria una vicenda del passato prossimo, quando a Roma il Ministero delle Comunicazioni ha acrobaticamente allestito una nuova frequenza a favore di un editore legato ad Alleanza Nazionale il quale, dopo avere a lungo ospitato le trasmissioni di Radio Cuore Tricolore (la radio fortemente voluta per le regionali del 2005 dall ex governatore del Lazio, Francesco Storace), si è venduto la nuova risorsa al gruppo Caltagirone. Noi siamo convinti della necessità che occorra un maggior pluralismo nel settore radiofonico: fino ad ora però le ricette del centro destra non hanno fatto altro che promuovere speculazioni e valorizzare il patrimonio di editori potenti e affermati. Cosa farà il centro sinistra? 7

8 8 POPO punti I POPOPUNTI milano LIBRERIA CENTOFIORI (MONFORTE) C.SO INDIPENDENZA 9 - TEL LIBRERIA CUEM (CENTRO) V. FESTA DEL PERDONO 3 - TEL LIBRERIA CUESP (CENTRO S. BABILA) V. CONSERVATORIO 7 - TEL IL LIBRACCIO (CENTRO) VIA S.TECLA, 5 - TEL LIBRERIA EINAUDI (CENTRO) V. FESTA DEL PERDONO, 12 - TEL LIBRERIA UTOPIA (GARIBALDI) VIA MOSCOVA 52 - TEL ALTRO MERCATO (ARENA) VIA CANONICA 24 - TEL ALTRO MERCATO (OVEST P.ZZA NAPOLI) VIA GIAMBELLINO, 79 - TEL UNICOPLI (GIAMBELLINO) V. R. CARRIERA 11 - TEL OTTICA CONI ZUGNA (SOLARI) V.LE CONI ZUGNA 63 - TEL BOTTEGA CELTICA (P.TA GENOVA) VIA VIGEVANO 14 - TEL IL LIBRACCIO (NAVIGLI) VIA CORSICO, 9 - TEL ALTRO MERCATO (TICINESE) C.SO S. GOTTARDO, 16 - TEL LIBRERIA CLUP (CITTA STUDI) INTERNO POLITECNICO - P.ZZA L. DA VINCI 32 TEL LIBRERIA CLUP (BOVISA) VIA ANDREOLI 17 - TEL LIBRERIA CLUED (CITTA STUDI) V. CELORIA 20 - TEL LIBRI & COSE (GALLARATESE) Centro Commerciale Bonola V. QUARENGHI 23 - TEL IL DOMANI (STAZIONE NORD) P.ZZA CADORNA 9 - TEL STAZIONE PERPIGNAN (C.SO MAGENTA) GIARDINO CALDERINI - ang. v. Nirone TEL ALTRO MERCATO (P.TA ROMANA) V. SABOTINO 13 - TEL ALTRO MERCATO (LORETO) V. PADOVA 58 - TEL LIBRERIA ALEPH (BUENOS AIRES) MM LIMA - TEL IL LIBRACCIO (VENEZIA) V. VENETO, 22 - TEL ALTRO MERCATO (C.SO XXII MARZO) V.LE CORSICA, 45 - TEL ALTRO MERCATO (BUENOS AIRES) MEZZANINO MM1 LIMA LIBRERIA DELLO IULM (BARONA) V. F. DA LISCATE TEL IL LIBRACCIO (V.LE UMBRIA) V. ARCONATI, 16 - TEL PASSALIBRO (PADOVA - CIMIANO) V. DAL POZZO TOSCANELLI, 10 TEL ALTRO MERCATO (MACIACHINI/ZARA) V. TAORMINA 40 ang. Murat - TEL LIBRERIA L.GO MAHLER (TICINESE/S.GOTTARDO) V. CONCHETTA, 2 - TEL Brancaleone: anche nell etere uno spazio da occupare Il Brancaleone fu occupato a Roma nel 1990, quattro anni dopo le prime occupazioni stabili di altri centri sociali, come il tuttora attivo Forte Prenestino. A partire dagli anni settanta nella Capitale furono occupati molti spazi: l intenzione era di farli diventare centri sociali ma salvo pochi casi gli sgomberi avvenirono in pochi giorni, impedendo agli occupanti di elaborare progetti a lungo termine. Dal 1986 l amministrazione comunale capitolina iniziò ad avere un atteggiamento più morbido verso le occupazioni, un po per disinteresse, un po per la maggiore capacità organizzativa del movimento dei centri sociali. Alla fine degli anni ottanta i centri sociali rappresentarono anche la mutazione di organizzazioni politiche extraparlamentari sopravvissute agli anni settanta (come Autonomia Operaia), assecondando e sostenendo un bisogno diffuso di auto organizzazione e di ricerca di spazi. La durata nel tempo delle occupazioni costrinse i centri sociali a confrontarsi con problemi diversi dalla battaglia politica classica (riconoscere o meno uno stipendio a chi lavorava nei centri sociali?). Questione non di poco conto, poiché fino ad allora le occupazioni erano state tenute da militanti o persone vicine ad organizzazioni politiche, che tendevano a considerare il centro sociale diretta emanazione della loro organizzazione. Il c.s.a. Brancaleone fu occupato con lo scopo di sperimentare la gestione di uno spazio sociale stabile, attivo politicamente e culturalmente, in grado di creare reddito per i lavoratori che lo animavano. Questa caratteristica negli anni ha permesso di Luca DE SIMONI che il Brancaleone divenisse un punto di riferimento per la qualità dell offerta culturale. Una discreta capacità di investimento, inoltre, ha consentito la strutturazione di nuove attività e l aumento del lavoro. Questa tensione ha permesso nel 1994 di vincere la battaglia per l assegnazione dello spazio, una battaglia condotta assieme a molti altri centri sociali di Roma che ha prodotto una delibera comunale che fissa le regole per l assegnazione degli spazi pubblici inutilizzati. In questi anni il Brancaleone ha partecipato alla costituzione di cooperative che si occupano di ambiente, produzioni musicali, commercio di alimenti biologici e di prodotti equo-solidali. Nel 2000, dopo la rottura di Radio Città Futura con Popolare Network, il Brancaleone si pose il problema di ricostruire a Roma una radio libera e indipendente, capace di parlare alla città e di interagire con le altre realtà del circuito di Radio Popolare. Per questo nel 2002 il Brancaleone entra a far parte di Radio BBS, una piccola emittente comunitaria legata allora al Partito Umanista. Grazie agli investimenti del centro sociale e all autotassazione di alcuni lavoratori, Radio BBS resiste agli assalti dei grandi editori commerciali e inizia a rivendicare con forza i propri diritti. La radio, oltre ad essere una delle più antiche della Capitale (inizia a trasmettere nel 1978), è in possesso di una regolare concessione per operare nel settore radiotelevisivo. Oggi, assieme a Radio Popolare e a Popolare Network, il Brancaleone sta cercando di difendere questo diritto e di rilanciare questo ambizioso progetto editoriale. A qualcuno evidentemente il pluralismo non piace. AA.VV., La radio: mass media democratico? L importanza della radio nella società della comunicazione, a cura di Radio Popolare, Edizioni Unicopli, Milano 2005, pp. 300, euro 15. Gli atti del Convegno promosso e organizzato da Radio Popolare, tenutosi dal 18 al 20 aprile 2005 presso l Università Iulm di Milano, con la partecipazione di numerosi specialisti e operatori radiofonici provenienti da Europa, Africa e America Latina. Il volume è disponibile anche in inglese. Per informazioni e acquisti

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11 N U O V I S C E N A R I Il Podcasting: radio pirata per le masse? di Matteo DEL GIUDICE La cultura di internet e del computer ha contribuito notevolmente alla creazione di neologismi. Tra le parole più nuove degli ultimi tre anni c è il termine podcasting Podcasting è una parola ultimamente molto alla moda. La maggior parte probabilmente crederà che il termine derivi da quell infernale oggetto bianco-lucido che va sotto il nome di ipod Apple, ma in realtà l origine è un altra. Pod-casting assomiglia a broad-casting (la semina larga che identifica la comunicazione di massa) e sta per Personal Option Digital Casting ( trasmissione digitale ad opzione personale, più o meno). La novità non sta tanto in quel digital - al quale ormai siamo abituati ma a quel personal, che sottolinea il carattere fortemente individuale di questa nuova tecnologia di comunicazione. Il primo ad utilizzare il termine podcasting è stato il giornalista inglese Ben Hammersley, per descrivere una nuova pratica che si stava allora diffondendo in rete: Lettori mp3, programmi per il trattamento dell audio scaricabili gratis dalla rete, weblogging, tutto ciò fa parte ormai della cultura di internet. Ma provate a mettere assieme questi ingredienti e quello che otterrete è un nuovo boom della radio amatoriale. Ma come chiamarlo? Audioblobbing, podcasting, guerrillamedia? 1. Da quel momento in poi la parola /podcasting/ dimostra una capacità di riproduzione quasi virale: secondo un famoso blogger (un blogger è colui che tiene un diario personale in internet) americano, Doc Searls, il numero dei risultati forniti da una ricerca su Google digitando il termine podcasting sta crescendo esponenzialmente. Il giorno in cui ha compiuto la prima ricerca, un pomeriggio di settembre del 2004, Searls ha ottenuto 5950 risultati. Il giorno dopo erano diventati circa Questo è quello che riportava la rivista Wired nell ottobre del A maggio del 2005 la mia ricerca ha fornito risultati. Oggi, a giugno del 2006, la stessa ricerca ha prodotto circa risultati. Ma al di là di dei giochi linguistici e aritmetici, in cosa consiste il podcasting? Il meccanismo del podcasting è molto simile a quello della sottoscrizione gratuita ad una rivista (però sonora): l abbonato riceve regolarmente programmi audio i podcast (il contenuto audio distribuito attraverso la pratica del podcasting) - trasmessi via internet, e può ascoltarli nelle modalità che preferisce. È come chiedere al lattaio di portarci il latte a casa, o ritirare il giornale recapitato per posta. Per scaricare i podcast c è bisogno di installare sul proprio computer un software gratuito come ipodder, disponibile per Windows, o ipodderx, disponibile per Mac OS X (ma ce ne sono anche altri); tramite questo software ci si potrà iscrivere ad uno o più podcast contemporaneamente e regolare la frequenza con la quale il programma controllerà i vari siti per la presenza di nuovi contributi. Non appena il software avrà trovato un nuovo podcast, lo scaricherà automaticamente sul nostro computer: nulla vieta, poi, di memorizzarlo sul proprio lettore mp3. Una nuova retorica La retorica nascente intorno a questa nuova tecnologia ritrae il podcasting come una delle novità più interessanti degli ultimi anni (Wired), un infinito universo di nuovi contenuti sonori prima irragiungibili (Adam Curry), una vera rivoluzione, una nuova killer application (un blog italiano), Come il podcasting salverà la radio (Tod 11 Mente Locale scala il podcast Mente Locale, la trasmissione pomeridiana di infotainment di Radio Popolare, ha deciso nel corso della stagione appena trascorsa di sperimentare la via del Podcast. In buona sostanza, oltre a rendere possibile il normale download delle singole puntate dal sito it/mentelocale, i tre araldi dell'informazione locale hanno messo a disposizione degli ascoltatori un comodo (e molto diffuso) metodo di "scaricaggio" automatico. In poche parole l'ascoltatore che non riesce a seguire in diretta la trasmissione non deve far altro che scaricare il programma I Tunes (www.apple.com/it/itunes), o uno simile, e abbonarsi gratuitamente alla trasmissione (facilmente rintracciabile con una semplice ricerca nella sezione i- pod). Da quel momento, ogni giorno, all'avvio del pc l'ultima puntata della trasmissione verrà magicamente scaricata da I-Tunes. I-Tunes, software usato dalle maggiori label per la vendita di musica online e da network italiani e stranieri per far scaricare gratuitamente le loro trasmissioni, ha dato un'ottima risposta di ascolti. All'interno della Top-100 dei download, Mente Locale ha scalato posizioni su posizioni arrivando ad occupare il 40esimo posto (scavalcando anche parecchie radio concorrenti...) della classifica globale italiana, mentre nella sezione "Radio pubbliche" Mente Locale si è conquistata il quinto piazzamento e non si è fatta più scalzare dalla posizione (se non in rare occasioni). Qualora doveste perdervi la vostra ora di Mente Locale a causa di interferenze di Radio Maria, o perché impossibilitati ad ascoltare, abbonatevi al podcast della trasmissione con un paio di semplici click.

12 12 PODCASTING Maffin, produttore della Cbc). Più che di rivoluzione però, dovremmo parlare, almeno per il momento, di una moda di successo. E tentare di capirne meglio la dimensione e le ragioni. Il podcasting non è soltanto un modo di ascoltare e ricevere dei contenuti audio (programmi radiofonici e altro) attraverso internet, ma è anche e soprattutto, una nuova tecnologia di produzione. A causa della facilità con la quale molte persone che non hanno mai fatto radio possono produrre dei podcast e metterli in rete, due ricercatori australiani dell Università di Sydney, Dearman e Galloway, hanno definito il podcasting una bypass technology, uno strumento cioè che permette agli individui di bypassare l intera industria radiofonica, allo stesso modo in cui i bloggers, agendo da cittadini giornalisti, riescono a bypassare la stampa tradizionale. E vero che i primi ad adottare il podcasting sono stati i bloggers, cioè quella vasta comunità di giornalisti, professionisti, attivisti della rete misti a persone comuni che ogni giorno mettono in scena se stessi sulle pagine del proprio sito. Il blog richiama i diari femminili dell ottocento, ma, a differenza di quest ultimi, è scritto non per essere tenuto in un cassetto ma per essere pubblicato. Anzi, spesso il blog rappresenta per molti una legittimazione della propria esistenza: ho un blog, ergo sum. Una versione aggiornata delle pagine personali che andavano tanto di moda all inizio di internet. Intorno ai blog più seguiti si sono create delle vere comunità tematiche: esistono i blog di letteratura, di musica indie, di politica estera, di fumetti ecc Nella cosiddetta blogosfera convivono voci autorevoli, come quelle di famosi giornalisti che fuori dalle proprie redazioni scrivono più liberamente e più confidenzialmente insieme a migliaia di diari personali che raccontano in dettaglio vite piuttosto noiose. Il narcisismo che pervade un po tutta la blogosfera ha trovato nel podcasting una nuova frontiera da colonizzare. I primi podcast erano infatti dei veri e propri audioblog, cioè delle versioni sonore dei loro diari testuali: ovvero la vita privata di migliaia di persone raccontata davanti ad un microfono collegato ad un pc, con un po di musica in sottofondo. Improvvisamente, grazie al podcasting, migliaia di bloggers, abituati a comunicare tramite la tastiera, hanno scoperto il linguaggio sonoro. Certo, non basta un microfono per fare radio, ma l impressione, per migliaia di persone, è quella. Per quanto questi bloggers che hanno riscoperto la radio possano esserci simpatici e assomigliare vagamente ai bucanieri dell etere degli anni sessanta (che però erano molto più romantici, con le loro trasmissioni da imbarcazioni scassate in mezzo all oceano), per fortuna l offerta di podcast nella rete non si limita ai diari sonori, che spesso hanno poco o niente a che fare con la radiofonia. Infatti i podcast più Tiziano Bonini, La radio nella rete. Storia, estetica, usi sociali, Costa & Nolan, Milano 2006, pp. 192, euro 16,40. Radio e internet: un libro che con uno stile limpido e brillante non si limita alla ricognizione del connubio fra il primo e l ultimo medium del Novecento, ma propone non banali spunti interpretativi sugli sviluppi del rapporto, fino alle derivazioni (come il podcasting di cui si parla in queste pagine) che esorbitano dalla vera e propria web-radio e dallo streaming. Oltre a quello di molte interessanti considerazioni, un non scontato merito generale: occuparsi di un media à la page come internet senza subirne la fascinazione ma ragionando sobriamente sulle sue applicazioni e i suoi effetti. seguiti sono i programmi radiofonici di emittenti nazionali e locali, pubbliche e private. E sempre radio, anche se è scomparsa la radiolina, ma invece di ascoltarcela in diretta, in macchina o mentre laviamo i piatti, ce la registriamo per ascoltarcela quando ci pare, dal computer o da un lettore mp3, mentre viaggiamo in treno o in metrò. Ormai tutti i programmi più seguiti delle radio pubbliche e private (per prima è arrivata la Bbc, of course, ma ora c è anche la Rai e svariate radio commerciali nazionali e locali) sono scaricabili anche in versione podcast. Chi sa l inglese e ha scoperto il podcast ha preso l abitudine di scaricarsi gli show radiofonici del mattino delle radio americane, o qualche strano programma musicale di una sconosciuta e localissima radio del Wisconsin. Tra quelli che vivono all estero, molti hanno preso a scaricarsi i programmi della radio del proprio paese: è un po come l arrosto la domenica...un po come tornare a casa, anche solo per un attimo. Eppure questa storia che il podcasting sia un evoluzione della radiofonia non torna. Anche se farà riscoprire il linguaggio radiofonico a migliaia di giovani cresciuti con internet, con esso scompare l essenza della radio, ovvero la trasmissione dal vivo, in diretta, quel senso di appartenenza, di comunità, di intimità che gli ascoltatori, nei casi felici, sentono scorrere tra sè e il conduttore. Il podcasting è il medium postmoderno per eccellenza: il tempo sociale si è frantumato in tanti tempi individuali, così come l ascolto di un unico programma. La città e i suoi ritmi postmoderni producono tante solitudini mobili sconnesse tra loro, ognuna incastonata (embedded) dentro la propria bolla, creata dal proprio lettore, ognuna obbediente ad un proprio palinsesto di eventi. 1. Hammersley, B., Online radio is booming thanks to ipods, cheap audio software and weblogs, The Guardian, 12 febbraio 2004.

13 M O N D O La prima Radio Aborigena d Australia è nata qui. Ad Alice di Tiziano BONINI Qualcuno prima o poi dovrebbe scriverla, la storia della radiofonia comunitaria aborigena. Una storia di radio pirata e musica country, di grandi riunioni nel deserto e antenne di fortuna. Mentre in Italia fiorivano le radio libere dall altra parte del mondo accadeva più o meno la stessa cosa, nascevano le prime emittenti aborigene e i primi network, solo che nessuno lo immaginava. Questa storia ha inizio nel 1979 ad Alice Springs, un paesino di circa abitanti piantato nel cuore rosso e arido d Australia. Alice Springs è un invenzione coloniale. Prima dell arrivo dei bianchi semplicemente non esisteva. Il territorio dove oggi sorge era abitato da almeno anni dalle tribù degli Arrente, gli aborigeni della regione centrale d Australia (Central Australia), dove sorge la montagna sacra di Uluru (Ayers Rock). Nel 1862 l esploratore inglese John McDouall Stuart riuscì (al terzo tentativo) nell impresa di attraversare il continente australiano da sud a nord, passando attraverso il deserto centrale, e individuò nella zona dove oggi c è Alice Springs il luogo giusto per una possibile colonia. Lungo il percorso tracciato da Stuart si sviluppò la linea telegrafica che doveva collegare Adelaide (sud) a Darwin (nord). La linea venne completata nel 1872 e nei pressi di una sorgente d acqua ( spring ) scoperta dalla moglie di Stuart (Alice) venne installata una stazione del telegrafo, il primo insediamento bianco di Alice Springs. Alice Springs è nata come avamposto coloniale e ancora oggi la maggior parte della popolazione discende dalle famiglie di coloni bianchi arrivati a fine ottocento in cerca di nuove terre. La minoranza aborigena di Alice Springs è fortemente colpita dalla disoccupazione e dall alcolismo. Eppure ad Alice, più che in altre città d Australia, la cultura aborigena ha trovato negli ultimi anni terreno fertile per essere apprezzata e rispettata. Qui sorge uno dei più importanti centri culturali e musei di arte aborigena d Australia e il corso principale della città è pieno di gallerie d arte locale (se il vecchio Chatwin fosse ancora tra noi e passasse oggi ad Alice, farebbe fatica a riconoscerla, tanto è cambiata e cresciuta dai tempi de Le vie dei Canti). Qui è nata la più vecchia radio comunitaria aborigena d Australia ed è qui che ha avuto inizio il movimento della radiofonia aborigena. Era il Un impiegato del Dipartimento di Educazione del Northern Territory, Chris Myefski, e il suo amico aborigeno John Macumba convinsero la stazione commerciale locale Radio 8HA a dar loro una mezz ora a settimana per condurre (in lingua aborigena) un programma di musica tradizionale. Il programma divenne subito famoso tra la comunità aborigena locale e nell estate del 1980 gli attivi- Le foto di queste pagine sono di Sandra Sain e Tiziano Bonini. Qui accanto, un immagine tratta dal manifesto di un festival di musica aborigena. 13

14 14 AUSTRALIA sti indigeni di Alice Springs organizzarono una grande riunione di tutti gli attivisti indigeni australiani per dare vita al movimento per la radiofonia comunitaria aborigena. La riunione, ricorda Florence Onus docente di Giornalismo all Università James Cook di Townsville e all epoca prima giornalista aborigena della ABC avvenne sotto un grande albero della gomma, che per la cultura tradizionale è un albero sacro e curativo. Billie Thaiday, uno zio di Florence, ricorda che, una volta tornato a Townsville, decise di aprire anche lui una radio, insieme a suo cugino Mick. Trasmettevano da una roulotte parcheggiata in cima alla collina che dominava Townsville. Ogni giorno ci mettevano più di mezz ora a raggiungere la cima a piedi. Avevano bisogno di qualcun altro che gli desse il cambio e così chiamarono Florence, allora ventenne. Hanno iniziato così, in tre, dentro una roulotte scalcagnata. Oggi a Townsville c è una delle radio aborigene più famose del paese, Radio 4K1G. La sede ha tre studi e occupa un intero piano di una bella palazzina non lontana dal centro città. Nella riunione di Alice Springs vennero gettati i primi semi della radiofonia comunitaria aborigena: i partecipanti di quello storico convegno provenienti da tutto il continente tornarono a casa con la volontà di dar vita ad una propria stazione nella loro città, proprio come stava avvenendo ad Alice, dove, in quell anno, il 1980, era stata fondata CAAMA (Central Australia Aboriginal Media Association), che a sua volta aveva aperto la prima stazione radio completamente aborigena, Radio 8KIN. A quell esperienza ne fecero subito seguito altre, e verso la fine dello stesso anno nascevano emittenti aborigene a Brisbane, Adelaide, Sydney, Townsville. La nascita del movimento per la radiofonia comunitaria aborigena rappresentò una costola del più vasto movimento per i diritti civili nato a partire dagli anni settanta, con il riconoscimento nel 1967! della cittadinanza australiana e del diritto al voto. Il governo australiano riconobbe presto la legittimità delle richieste avanzate dal movimento e alle radio pirata venne concessa una regolare licenza di trasmissione. Da quel momento in avanti il numero delle stazioni radio aborigene ha continuato a crescere e, grazie anche ai contributi statali, oggi le stazioni comunitarie aborigene in tutto il paese sono 22, alle quali si aggiungono altre 150 stazioni locali che ricevono la maggior parte della programmazione da una stazionemadre, di solito una delle 22 emittenti comunitarie riconosciute dallo Stato. Queste 150 stazioni, le cosiddette RIBS (Remote Indigenal BroadcasterS), sebbene producano soltanto dalle 2 alle 6 ore al giorno di programmazione autonoma, hanno un ruolo rilevante per le comunità aborigene che risiedono in luoghi geograficamente remoti (in Australia ce ne sono molti). Radio 8KIN Alice Springs è fatta di case basse, villettine autonome con un piccolo giardino di fronte. Quelle più ben messe hanno il tetto in legno, le altre in lamiera. Qui non manca certo lo spazio, e quindi l architettura della città è dilatata. Anche se vi abitano non più di ventitrentamila persone, Alice sembra molto più grande e per spostarsi tutti usano la macchina, meglio, il fuoristrada, visto che in un attimo ti ritro- vi nel deserto. A vederla dall alto sembrerebbe un accampamento romano, tanto è geometrica la distribuzione delle vie, una ortogonale all altra, a comporre una scacchiera di quadrati di terra rossa incorniciati da nastri d asfalto. Eppure è semplice trovare Radio 8KIN. Mentre camminiamo verso il centro ci imbattiamo in un edificio più alto della media, con una bella entrata a vetri e una scritta sulla facciata troppo grande per passare inosservata: Central Australia Aboriginal Media Association. Questo palazzo di due piani è la sede di molte cose, tra cui la prima radio aborigena d Australia. All interno scopriamo una belle sede con 4 studi ed incontriamo Jim Remedio. Conosce Radio Popolare e l ha anche visitata, perchè nel 1998 è stato a Milano per il convegno internazionale di Amarc organizzato proprio da RP. Jim è uno dei fondatori del movimento per la radiofonia comunitaria e da due anni dirige Radio 8KIN: L obiettivo primario di Caama è dare voce agli aborigeni e trattare le notizie da una prospettiva aborigena. Noi consideriamo la Radio un basic right, un diritto primario. La radio è utile per mantenere la nostra cultura e la nostra lingua, che è la ragione più forte per la quale gli aborigeni aprono delle radio. E la teoria del bastoncino elettronico, una teoria che avevo sentito raccontare qualche giorno prima a Melbourne, da Florence Onus: La nostra storia, le nostre lingue, i nostri racconti e tradizioni sono tramandate da una generazione all altra attraverso l oralità, quindi la radio è un mezzo ideale per gli aborigeni, perchè è come un estensione della nostra cultura. Secondo la nostra tradizione, noi eravamo abituati ad utilizzare un bastone intagliato come mezzo di comunicazione tra tribù lontane. Se volevi mandare un messaggio ad una tribù distante ad esempio 300 chilometri, dovevi attraversare vari territori e varie tribù. Per questo usavamo un bastone speciale, lungo circa un metro e mezzo, su cui venivano intagliati dei simboli specia- A sinistra, Marc, dj di Radio 8KIN.

15 li che stavano a rappresentare il messaggio da mandare all altro clan. Il bastone veniva fatto viaggiare di tribù in tribù e veniva intagliato ad ogni confine per segnalare il passaggio finché non arrivava a destinazione, 300 km più in là. Così oggi gli aborigeni usano la radio come un nuovo bastone elettronico. Caama, prosegue Jim, è un servizio satellitare, da qui inviamo programmi radio via satellite a 10 stazioni remote che fanno parte del nostro network. (ecco, il satellite è il nuovo bastone tradizionale, in fondo). Mentre chiacchieriamo, nel corridoio sul quale si affacciano gli studi, in sottofondo scorre il flusso della radio: stanno trasmettendo musica americana (in inglese) e allora gli chiedo come mai, Non era una radio aborigena, questa? Più o meno il 70% della musica che trasmettiamo è aborigena, perchè Caama è anche un etichetta musicale che produce musicisti aborigeni, ma non siamo integralisti! Abbiamo anche una politica per cui il 70% dei dipendenti deve essere aborigeno. Entriamo nello studio che sta andando in diretta. Al microfono un dj aborigeno sta finendo di dare le notizie sportive. Tra una canzone e l altra ci racconta che viene da Brisbane, dove ha iniziato a fare radio in una stazione commerciale. Ma preferisce la radio comunitaria, perchè è più vicina alle persone. Radio 8KIN, oltre alla musica, ha un microfono aperto con gli ascoltatori, fa informazione sui problemi di salute degli aborigeni e ha una trasmissione di necrologi molto seguita dalle comunità aborigene che vivono in luoghi remoti. Jim ci dice che il 56% degli ascoltatori di radio della regione del Central Australia ascoltano una radio comunitaria e se lo spiega perché la radio comunitaria è un servizio, e in un territorio così desolato, è un servizio particolarmente utile. Lasciamo la radio sulle note di una canzonetta country in lingua aborigena. Sembra Johnny Cash, Stati Uniti, invece è Alice Springs, Australia. Il bimotore della Inland Pacific Air si alza in volo con un balzo improvviso ed elastico e subito le palme si fanno più piccole. Sotto di noi gli hangar del piccolo aeroporto di Townsville la seconda città del Queensland, stato nord orientale della federazione australiana sembrano già tanti Lego colorati. Presto compare l oceano, un immensa distesa azzurra macchiata qua e là dalla presenza della Great Barrier Reef, la grande barriera corallina. L aereo è diretto a Palm Island, la maggiore di un gruppo di 12 isole situate 65 km al largo della costa di Townsville. Accanto a me c è Florence Onus, una signora dagli occhi vivaci e dall aspetto elegante. Florence è stata la prima donna aborigena a diventare giornalista per la radio pubblica australiana, la Abc, nel Ora insegna Giornalismo radiofonico alla James Cook University di Townsville ed è stata tra i fondatori del network di radio comunitarie aborigene. Lei stessa dirige proprio a Townsville Radio M O N D O Benvenuti a Palm Island di Tiziano BONINI 4K1G (www.4k1g.org), la stazione madre di un network di una ventina di radio comunitarie aborigene sparse per tutto il territorio nordorientale. È venerdì e Florence sta volando a Palm Island per un breve incontro con gli attivisti dell isola, che hanno appena aperto una nuova radio. Al collo porta una collana in cui sono infilate tre perline, una rossa, una gialla e una nera, i colori della bandiera aborigena, riconosciuta nel 1967 insieme alla cittadinanza australiana. Rossa è la terra a cui appartiene il mio popolo, nero il colore della nostra pelle, il giallo sta per il sole e per la speranza, aggiunge alzando la voce, perché il rumore dell aereo le impedisce quasi di parlare. Laggiù guarda ecco Palm Island : un paradiso tropicale in mezzo alla barriera corallina, a soli venti minuti di aerobus dal continente. Ma a Palm Island, mi dice Florence, non arrivano turisti, non vedrai alberghi. E inutile che la cerchi sulle guide turistiche, tanto non c è. Nemmeno sulla Lonely Planet. Intanto l aereo ha virato di 15 Sianan Healy, Bruce Berryman, David Goodman (a cura di), Radio in the World: Radio Conference 2005, RMIT Publishing, Melbourne 2005, 20 euro. Un libro collettivo, che raccoglie i contributi della conferenza internazionale di studi sulla radio svoltasi all Università di Melbourne, Australia, nel luglio del Più di sessanta articoli, trentotto nazionalità diverse e un analisi multidisciplinare dello stato attuale del mezzo radiofonico. Dagli usi comunitari della radio in Africa e nel sudest asiatico all arte sonora, dalle politiche commerciali della radio americana all analisi di nuovi format, dagli studi di storia su stazioni che non esistono più a come fare radio nell era del digitale. Per scoprire che la radio è un prodotto culturale globale, ma non ancora globalizzato. Acquistabile su:

16 16 AUSTRALIA 180 gradi attorno alla costa settentrionale dell isola, per poi tuffarsi giù verso la pista d atterraggio, una striscia d asfalto circondata dalla boscaglia di palme ed eucalipti. Una volta a terra Florence chiede un passaggio in città a due poliziotti con la macchina parcheggiata fuori dall aeroporto. L autobus esiste, racconta Florence, ma l autista che lo guidava è morto da poco e non hanno ancora trovato qualcuno che lo sostituisca. Così saliamo sull auto della polizia come fosse un taxi qualunque e in cinque minuti di strada tra colline con vista mozzafiato sul mare raggiungiamo il nucleo centrale della città, quello in cui sono concentrate tutte le infrastrutture, dalla scuola all ospedale, dalla stazione di polizia al supermercato, entrambi vicine al mare. Lungo il breve tragitto incrociamo tre ragazzetti che camminano in mezzo alla strada: canottiera lunga da basket e pantaloni larghi da rapper. Uno di loro ha in mano una palla da rugby. Si spostano per farci passare, il più piccolo ci saluta mostrando il dito medio e un altro avrà avuto non più di undici anni punta una pistola contro lo sportello laterale, facendo finta di sparare. Benvenuti a Palm Island, dice ridendo il poliziotto alla guida. Palm Island: una storia australiana. A Palm Island vive una delle comunità aborigene più numerose d Australia - quasi 3000 persone, stipate in non più di 200 case. In tre stanze sono costretti ad abitare anche in venti. Qui, a soli venti minuti di aereo dal continente, l aspettativa media di vita arriva a 50 anni, 30 in meno di quella australiana, mentre la disoccupazione oscilla tra l 80 e il 90%. Molti problemi d alcolismo, violenza domestica, bambini che non vanno a scuola (e li incontri a farsi il bagno al mare): scandagliando a fondo la storia dell isola si scopre che se qui a Palm Island le cose vanno male una ragione c è. Qualcuno lo chiama risentimento, qualcun altro dà la colpa a politiche sociali sbagliate, ma la madre di tutte le chiavi sta nel passato dell isola, che dal 1918 al 1965 è stata la più importante colonia penale australiana per soli aborigeni. Tradizionalmente l isola era sempre appartenuta alla tribù dei Manberra ma nel 1914 il governo del Queensland la confiscò e la proclamò riserva indigena. L istituzione delle riserve fu una conseguenza della legge approvata nel 1897, l Aboriginals Protection and Restriction of the Sale of Opium Act ( dagli aborigeni chiamata semplicemente the Act, la Legge). La legge avrebbe dovuto proteggere gli aborigeni sopravvissuti dall estinzione ma essi capirono in fretta la vera funzione per cui era stata progettata: tenere sotto stretto controllo quel che restava di un popolo con quasi anni di storia alle spalle e disporre di una forza lavoro a basso costo. La riserva di Palm Island venne trasformata in una vera e propria colonia penale nel 1918 su suggerimento del Protettore per gli aborigeni del Queensland J. W. Bleakley, che vedeva nell isola un posto ideale per il confino delle persone da punire. Bastava essere accusati di ubriachezza o disoccupazione, oppure essere trovati fuori dai confini di una riserva, per finire a Palm Island. Sull isola finirono anche molte donne di sangue misto. Willie Thaiday, nel suo libro My life during the Act ( la mia vita sotto la Legge ) racconta che fu trasportato qui dall isola di Darnley nel 1931 perché un suo amico aveva messo le mani addosso ad una ragazza e l aveva baciata durante la festa di Natale e lui l aveva difeso. Così, in poco più di cento anni, gli australiani si erano trasformati da convitti in coloni. Il Sistema (così veniva chiamata la pratica del confino di criminali inglesi in Australia) era iniziato nel 1787 quando Re Giorgio III d Inghilterra aveva spedito a Sydney, allora chiamata Botany Bay, la prima nave - la First Fleet comandata dal capitano Phillip con a bordo 736 galeotti, ed era stato finalmente abolito nel Centosessantamila uomini (di cui ventiquattromila donne) erano stati così forzatamente sradicati e mandati a marcire all altro mondo. Appena settanta anni dopo, le vittime del Sistema erano diventate i nuovi Un ragazzino torna dalla pesca, sulla spiaggia di Palm Island. Nella pagina accanto, in alto, bambini di Palm Island. In basso, Florence Onus, la prima giornalista aborigena della ABC, il servizio pubblico australiano, con un educatore di Palm Island Radio.

17 carnefici. Gli odiati metodi applicati dagli inglesi nella terribile Van Diemen Land (ora Tasmania) e nella remota Norfolk Island venivano rispolverati per risolvere il problema degli aborigeni sopravvissuti alla colonizzazione delle loro terre. Nessuno si accorse, o se accadde non ci fece troppo caso, dell immensità del paradosso. In questo modo dal 1918 al 1965 vennero trasportati qui centinaia di aborigeni provenienti da 47 tribù differenti del Queensland e del Northern Territory. Molti di loro non avevano mai visto il mare e morirono perché non sapevano nuotare. Tra le difficoltà incontrate dai nuovi abitanti dell isola c era anche quella della lingua: si pensa che in tutta l Australia ai tempi della colonizzazione esistessero quasi 700 idiomi aborigeni differenti e non era raro che aborigeni appartenenti a tribù molto lontane tra loro facessero fatica a capirsi. Sull isola era vietato parlare la propria lingua, e questo, oltre a rendere ancora più dolorosa la vita quotidiana, rese anche più complessa la comunicazione. Il provvedimento favorì il perseverare delle divisioni tribali e ridusse le possibilità di costruire un fronte unico contro il governatore. Ad 87 anni Blokey Henry Wilson è la persona più anziana dell isola. Blokey ha vissuto under the Act (secondo le regole imposte dalla legge del 1897), come dicono qui. Fu trasportato sull isola a quattro anni insieme ai suoi genitori da Mt Nebo, Queensland. Blokey indica il vecchio orologio che dà sulla piazza principale, dove si affaccia il supermercato, uno dei pochi negozi dell isola. E lì che c era la torre dell orologio, spiega, Suonava ogni notte alle nove in I POPOPUNTI fuorimilano LA ACACIA (ABBIATEGRASSO) V. SFORZA - TEL PROFUMERIA GIADA (AGRATE) VIA MADONNINA 9 - TEL (solo Operazione Primavera) IL LIBRACCIO (ALESSANDRIA) V. MILANO, 32 - TEL COOPERATIVA ALTROVE (ARESE) VIA DEI PLATANI, 6 - TEL LIBRERIA POPOLARE (BESANA BRIANZA) V. V. EMANUELE 24 - TEL COOP. SOCIALE AMANDLA (BERGAMO) V. MORONI, 41 COOP. SOCIALE AMANDLA (BERGAMO) V. BAIONI, 34 - tel / IL LIBRACCIO (BERGAMO) V. S. BERNARDINO, 34C - TEL PUNTO E VIRGOLA (BOLLATE) P.ZZA DELLA RESISTENZA, 27 - TEL PASSALIBRO (BUSTO ARSIZIO) C.SO XX SETTEMBRE 2 - TEL IL LIBRACCIO (BRESCIA) C.SO MAGENTA, 27/D - TEL LIBRERIA LA STRADA (CANTU') V. ROMA 2 - TEL ALTROMERCATO (CINISELLO BALSAMO) P.ZZA GRAMSCI - TEL LA LIBRERIA DI A. GARDELLA (CORSICO) V. ROMA 11 - TEL LIBRERIA SI.CE.ST. (COLOGNO M.) V. INDIPENDENZA, 2 - TEL BOTTEGA ECOSOLIDALE MACONDO (COLOGNO M.) V. EMILIA, 77 - TEL ALTROMERCATO (CORMANO) P.ZZA GIUSSANI, 5/A - TEL IL LIBRACCIO (COMO) V. GIULINI, 10 - TEL BOTTEGA DELLA PRIMAVERA (CERNUSCO S/N) V. L. DA VINCI, 20 - TEL LIBRERIA DORNETTI (CREMA) V. BOTTESINI, 7 - TEL L OFFICINA EQUOSOLIDALE (DESIO) VIA GARIBALDI TEL LIBRERIA CARU' (GALLARATE) P.ZZA GARIBALDI 6 - TEL LIBRERIA VOLTAPAGINA (LIMBIATE) V. BUOZZI 2 - TEL BOTTEGA EQUO E SOLIDALE COOP. EFFETTO TERRA (LISSONE) VIA MENTANA 13 - TEL LIBRERIA DEL SOLE (LODI) V. XX SETTEBRE 26 - TEL NAMASTE ASS. CULTURALE (LOCATE TRIULZI) V. ORLANDO CATTANEO, 2 LA LIBRERIA CHE NON C E (LEGNANO) V. S. BERNARDINO, 12 - TEL LIBRERIA LA TORRE (MERATE) V. MANZONI 50 - TEL FAX BLOOM (MEZZAGO) V. CURIEL 39 - TEL ISTITUTI NUOVI (MONZA) V. CAVALLOTTI, 35 - TEL IL LIBRACCIO (MONZA) P.ZZA INDIPENDENZA, 4 - TEL LA TALPA (NOVARA) V.LE ROMA 21/F - TEL RADIO VITTORIA DISCHERIA (PAVIA) C.SO CAVOUR 32/D - TEL TUTTOLIBRI (PIACENZA) V. S. ANTONIO, 28 - TEL LIBRERIA IL MACINAPEPE (RHO) V. MEDA 30 - TEL IDEO (ROBECCHETTO C/INDUNO) V. UMBERTO PRIMO, 43/2 - TEL LA MUSICA LE PAROLE LE COSE (S. GIULIANO) P.ZZA V. ALFIERI 5 - TEL ARCHIVI DEL SUONO (SENAGO) P.ZZA K. MARX 11 - TEL BAR BARBAROSSA (SEREGNO) V. LEONARDO DA VINCI, 30 - TEL LIBRERIA TERZO MONDO (SERIATE) C.SO ROMA, 55 - TEL BOTTEGA ECO SOLIDALE (SESTO S. GIOVANNI) VI MARTIRI DI VIA FANI - TEL SILMARIL (SESTO SAN GIOVANNI) V. FALK 27/29 - TEL PASSALIBRO (SESTO SAN GIOVANNI) V. ROVANI, TEL LIBRERIA INDICE (VIMERCATE) P.ZZA MARCONI 7 - TEL IL LIBRACCIO (VARESE) V. DAZIO VECCHIO, 10 - TEL LIBRERIA CUEM VIA O. ROSSI, 9 - VARESE TEL LIBRERIA CROCI (VARESE) V. COMO, 20 - TEL LIBRERIA MARGAROLI (VERBANIA INTRA) C.SO MAMELI 55 - TEL POPO punti 17

18 PALM ISLAND punto e per le dieci dovevi essere a casa, perché scattava il coprifuoco. Durante gli anni venti e trenta gli aborigeni venivano portati qui in catene. La vita quotidiana era scandita dai rigidi turni dei lavori pesanti e dalle brutalità della polizia. I bambini dell isola venivano sottratti ai genitori e confinati in dormitori separati dal resto della città da alte palizzate. Erano costretti a frequentare la scuola australiana, ma non potevano andare oltre il quarto anno di istruzione. Dopo le ragazze finivano nelle case dei bianchi a lavorare come domestiche o come cuoche, e i ragazzi come magazzinieri e operai non specializzati. I bambini cresciuti under the Act fanno parte di quella che qui in Australia chiamano la Stolen Generation, la generazione rubata: quasi centomila bambini aborigeni sono stati sottratti alla propria famiglia d origine tra il 1918 e il Nel 1957 un gruppo di lavoratori tra cui, scopro, c era anche il nonno di Florence - diede vita al primo sciopero dell isola. Il governo del Queensland inviò 20 poliziotti a sedare la rivolta. Venticinque uomini insieme alle proprie famiglie, incluso Willie Thaiday, furono portati via con le catene ai piedi. Anche se lo sciopero venne facilmente represso ebbe il merito di portare per la prima volta alla ribalta la questione dei salari: le paghe del lavoro svolto sull isola, oltre ad essere irrisorie, erano anche quasi interamente trattenute dal governo centrale; i soldi finivano in un fondo controllato dal Protettore locale che doveva servire da cassa per le riserve indigene. I lavoratori aborigeni, soprattutto quelli che lavoravano nell agricoltura e nell edilizia, ricevevano paghe ben al di sotto dei minimi sindacali. Ad esempio, ancora nel 1966, mentre un carpentiere bianco prendeva normalmente 48 dollari a settimana, uno aborigeno arrivava a 10 dollari. Secondo stime recenti, dal 1890 fino agli anni settanta del novecento il governo del Queensland ha trattenuto agli aborigeni circa 500 milioni di dollari (circa 325 milioni di euro), tra stipendi e interessi. Il lavoro sottopagato nelle riserve indigene del Queensland è durato fino al 1986, e soltanto nel 1999 il governo statale ha iniziato un processo di risarcimento per i lavori svolti tra il 1975, anno della legge contro la discriminazione razziale, e il Possiamo costruire le case più belle, sulle strade migliori, con i lampioni più belli del mondo e tutte le infrastrutture necessarie dice Alf Lacey, deputato nel consiglio aborigeno dell isola, ma se non c è lavoro per la nostra gente non c è nemmeno autostima, e noi continueremo ad andare giù al pub ad affogare la noia, a sfasciare le nostre case e gli edifici pubblici. La rivolta di Palm Island. Il 26 novembre del 2004 centinaia di residenti infuriati hanno preso d assalto la stazione locale di polizia e l hanno rasa al suolo dandole fuoco. Durante l attacco alla stazione la polizia locale è stata costretta a barricarsi dentro l ospedale, finché da Townsville e da Cairns non sono arrivati un elicottero da guerra modello Chinook, lo stesso usato dai marines in Iraq e un aereo con 80 poliziotti a bordo. Le autorità del Queensland hanno dichiarato lo stato di emergenza e i poliziotti sbarcati hanno chiuso le strade e preso possesso dell aeroporto, dell ospedale e delle due scuole, dove le classi sono state trasformate in celle temporanee, dormitori ed uffici per la polizia. Tutti i bianchi residenti sull isola sono stati evacuati, insieme alla polizia locale, per motivi di sicurezza. In risposta alla rivolta del 26 nei giorni seguenti la polizia ha dato il via ad una serie di raid notturni nelle case dell isola, arrestando 19 uomini e due donne. Agnes Wotton, 65 anni, è stata accusata di distruzione rivoltosa di edificio e rischia l ergastolo. Due ragazzi di 18 anni sono già stati condannati a 6 mesi di carcere per danneggiamenti ad una struttura pubblica. I rapporti tra polizia e abitanti non sono mai stati idilliaci: questa rivolta, che nelle cronache e nelle cause scatenanti ricorda da vicino quella ben più famosa di Los Angeles del 29 aprile 1992, ne è la conferma. Ma per capire qualcosa di questa esplosione di rabbia collettiva bisogna riavvolgere la bobina portandola indietro di una settimana, al 19 novembre 2004, quando un uomo di 36 anni, l aborigeno Cameron Doomadgee, viene trovato morto in cella durante la custodia cautelare. La sera prima il ragazzo se ne andava allegro per la strada cantando: uno così noi lo chiamiamo merry drunk (un ubriaco felice) racconta Eryka Kyle, il sindaco della comunità, a capo del consiglio aborigeno. Il sergente Hurley lo aveva fermato e arrestato per disturbo della quiete pubblica. Il giorno dopo Cameron muore. Pete Bramwell, un testimone dell inchiesta sulla sua morte iniziata lo scorso 1 agosto, quella sera era detenuto nella cella accanto e ha affermato di aver sentito il sergente Hurley colpire Cameron ripetutamente e urlare Ne vuoi ancora, Mr. Doomadgee?. Hurley però ha negato sotto giuramento di averlo picchiato e Bramwell ha dato finora versioni contrastanti. Nei giorni successivi la morte di Doomadgee la gente dell isola aveva già iniziato a protestare chiedendo chiarezza sul fatto. 200 abitanti avevano manifestato di fronte alla stazione di polizia ed erano volate le prime pietre. La scintilla che ha fatto esplodere la rivolta è stato il rapporto del medico legale sulle cause della morte di Cameron. Secondo i risultati dell autopsia, letti a voce alta dal medico legale durante un incontro con la comunità, Cameron Doomadgee aveva 4 costole rotte e l arteria aorta In questa pagina, la piazza principale di Palm Island. Nella pagina accanto, Michael Thaiday, uno dei fondatori del movimento delle radio aborigene.

19 recisa. Sempre secondo il rapporto del medico, Cameron era morto per le complicazioni seguite ad una caduta dalle scale. La versione ufficiale ha generato incredulità e rabbia tra i residenti, che si sono radunati di fronte alla stazione di polizia e l hanno distrutta. Stiamo vivendo dei brutti momenti. La gente vuole la verità. Io non giustifico la violenza della mia gente, ma nemmeno quella della polizia. Centinaia di ragazzi aborigeni sono morti in carcere durante la custodia cautelare, dice Eryka. Anche mio figlio, il mio quarto figlio, è morto così. Dal 1980, scoprirò in seguito, 300 aborigeni sono morti sotto custodia. Nessuno si è suicidato, ma nemmeno un poliziotto è stato finora riconosciuto colpevole. La radio della comunità Questa è Palm Island. Una storia tipicamente australiana. I giornali l hanno descritta come la comunità più violenta di tutto il paese. Ma i giornalisti australiani hanno visto solo la stazione di polizia bruciata, non hanno girato per le case. Nessuno, né giornali né tv, ha parlato di Palm Island Radio, la prima stazione radiofonica nella storia dell isola, nata pochi mesi prima. Anche questa è una storia tipicamente australiana. Infatti l Australia è il paese con il più alto numero di radio comunitarie (circa 300 per 20 milioni di abitanti), tra cui moltissime sono aborigene e ricevono notevoli finanziamenti pubblici per sopravvivere. Seguiamo Florence nella piazza del paese. Per strada si ferma di continuo a salutare qualcuno: Hi brother, come stai?, Hi sister. Sull isola vive uno dei suoi fratelli e molti suoi parenti. Suo nonno fu trasportato qui negli anni trenta, e qui è cresciuta sua madre. Seduto sul muretto della piazza c è un uomo grosso che assomiglia a un pirata. Appena il suo sguardo incrocia quello di Florence il suo volto prende a illuminarsi. È Michael Thaiday, suo zio, anche lui tra i pionieri della radio comunitaria aborigena: Nel 1980 trasmettevamo da una roulotte in cima alla montagna che sta sopra Townsville. Da alcuni anni è tornato a vivere sull isola con sua moglie e ha dato vita alla nuova radio (più tardi, nello studio, mi mostrerà orgoglioso la licenza di trasmissione appena arrivata dal ministero). Insieme a Michael ci avviamo verso la stazione radiofonica. Lo studio è uno solo ed è molto piccolo. Accanto, una sala più grande per le riunioni, dove si stanno radunando gli attivisti della radio per l incontro con Florence. Michael si siede dietro il mixer e ci fa ascoltare il primo spot prodotto dalla radio: è la pubblicità dell unico supermercato dell isola. Poi racconta che ha voluto aprire questa stazione perchè voleva insegnare qualcosa ai ragazzi dell isola. Molti di loro ascoltano musica rap e alcuni si divertono anche a cantare in aborigeno sulle basi americane, e allora potrebbero venire a farlo in radio. La lingua è la nostra cultura e la radio è uno strumento perfetto per diffondere la nostra lingua e la nostra cultura. I ragazzi si disinteressano sempre di più della nostre tradizioni. Qui sull isola non hanno niente da fare, e molti finiscono per autodistrugersi. Passare un po di tempo in radio potrebbe fargli bene, li farebbe sentire utili alla comunità. Qualcuno già ha cominciato a passare. All inizio erano sospettosi, poi hanno visto che potevano mettere la loro musica, e hanno cominciato a fidarsi. La porta è aperta, può venire chiunque. Ma se inizi a collaborare con la radio e ti prendi degli impegni poi li devi rispettare. Altrimenti sei fuori. Intanto la stanza accanto è ormai piena e la riunione sta per cominciare. Una ventina di persone, molti educatori, ma anche qualche ragazzo. Michael ci lascia per andare a prendere il suo posto. Florence inizia a parlare. La settimana prossima tornerà e rimarrà qui due settimane, per insegnare le tecniche di base della messa in onda, del montaggio e della registrazione al primo gruppo di volontari. Intanto alla radio ascolto il notiziario del network delle radio comunitarie aborigene del nord-est, prodotto alternativamente dalle due stazioni-madre della rete, quella di Townsville e quella di Brisbane. La radio dell isola per il momento produce soltanto due ore di programmazione autonoma e per il resto del tempo ritrasmette il segnale del network, ma l obiettivo è quello di guadagnare spazio e diventare un punto di riferimento per la vita della comunità, man mano che verranno formati i redattori e i dj volontari. Una delle prime idee, dice Michael Thaiday, è quella di inaugurare un talk back con gli ascoltatori. Dalle nostre parti lo chiameremmo microfono aperto. La riunione finisce. Florence ci accompagna ancora un po in giro per l isola. Poi viene l ora di tornare indietro, con l ultimo aereo del pomeriggio. Larry, il custode della radio, ci fa cenno che hanno trovato un autista e finalmente possono portarci all aeroporto con il pulmino comunale. Dallo specchietto retrovisore vedo Michael avviarsi lentamente alla macchina, per poi scomparire alla prima curva, dove il sole delle cinque ci prende di sorpresa e ci costringe a chiudere gli occhi. RISTORANTE VIETNAMITA e BAD & BREAKFAST Milano Via A. Pestalozza, 7 (MM Piola) Prenotazioni al n Aperto da lunedì a sabato

20 C I N E M A I Dardenne: RP, una radio mitica di Barbara SORRENTINI 20 Fratelli, belgi e registi, negli ultimi anni Luc e Jean-Pierre Dardenne sono stati apprezzati anche dal grosso pubblico per film come Rosetta e L enfant. Negli anni in cui si sono consacrati a documentari di taglio politico e sociale, i Dardenne hanno fra l altro realizzato R ne répond plus (1981), un film sulle radio libere europee in cui Radio Popolare ha un ruolo da protagonista. Li abbiamo incontrati quando nel novembre dello scorso anno a Milano al cinema dei Dardenne è stata dedicata una retrsospettiva, che ha riproposto anche R ne répond plus. Buona parte del lavoro dei fratelli Dardenne è stato dedicato alle lotte operaie di alcune regioni del Belgio. I Dardenne hanno raggiunto la notorietà presso il pubblico cinematografico più ampio con Rosetta, il film che ha vinto la Palma d Oro a Cannes nel Tra i loro film più conosciuti ricordiamo La Promessa, Il figlio e il più recente L Enfant premiato al Festival di Cannes, ancora una volta con la Palma d Oro, nel Tutti i film citati hanno come motore della storia il tema del lavoro in differenti contesti sociali: il lavoro in fabbrica, lo sfruttamento minorile o la mancanza di lavoro sostituita con il furto e lo scippo. Negli anni ottanta, ossia nella fase documentaristica della loro cinematografia, i due registi hanno girato un film sulle radio libere europee. R ne réponde plus partiva dall assunto che parlare liberamente ad un microfono, senza scendere a compromessi politici o commerciali è un impresa quasi impossibile. Nel loro documentario sulle radio Luc e Jean-Pierre Dardenne individuano in vari paesi europei, dal Portogallo alla Francia, alcune emittenti che cercano di svolgere il loro lavoro in assoluta libertà, inventandosi originali strategie di sopravvivenza per non scendere a patti con le amministrazioni politiche e continuare a mantenere la propria indipendenza. Tra queste compare più volte anche Radio Popolare, che compare con alcuni immagini riprese mentre andavano in onda i notiziari e le conduzioni musicali, più un intervista a Paolo Hutter che racconta, per strada, davanti alla Scala, in che modo Radio Popolare aveva seguito per la prima volta, nel 76, la contestazione della prima del maggior teatro milanese. Nel documentario R ne répond plus Radio Popolare ha molto spazio: come ci siete arrivati, come l avete conosciuta? Beh, Radio Popolare è molto conosciuta, è una radio mitica fin dal suo esordio. Noi con R ne répond plus volevamo parlare sia delle radio politiche che di quelle commerciali, che creavano una vera e propria opposizione al potere e Radio Popolare era una radio faro, era conosciuta ovunque come baluardo di opposizione. Per girare i brani che abbiamo messo nel film siamo venuti a Milano, abbiamo incontrato un certo Paolo davanti alla Scala, con la sua sciarpa colorata e i capelli ricci; ci interessava questa situazione davanti alla Scala in cui passavano i tram perché era un luogo in cui c erano state le contestazioni. E siccome di Radio Popolare conserviamo un bellissimo ricordo ci fa piacere vedere che radio popolare continua (applausi dei fratelli Dardenne).

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