X RAPPORTO 2007 IBI Internet Benchmarking Italia

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1 internet benchmarking italia X RAPPORTO 2007 IBI Internet Benchmarking Italia numeri, fatti e tendenze delle attività produttive presenti su Internet FOCUS SUI Siti d Amore RICERCA Gli italiani e l amore Il Rapporto è realizzato dal Centro Studi di Markonet, Web Marketing Society, sotto la direzione di Francesco Tamburella, coadiuvato da Vito Miceli, Loredana Cava, Roberto Frusteri e Berto Martini Sciarra Centro Studi di markonet marketing engineering

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3 L IBI Internet Benchmarking Italia, giunto alla decima edizione, è il Rapporto annuale sui numeri, fatti e tendenze delle attività produttive presenti su Internet: quante sono le Aziende, come sono distribuite sul territorio nazionale, come hanno impostato la loro attività on-line, quali sono le caratteristiche e la struttura dei siti realizzati, quali esperienze hanno maturato, quali risultati, come li hanno raggiunti. Dall analisi di circa siti messi a confronto sono state evidenziate le best practices per orientare meglio il proprio lavoro nell e-business, con particolare riferimento al commercio elettronico ed alla gestione dei siti. Direttamente dalla voce degli imprenditori, in larga parte piccoli, si è cercato di identificare i fattori di successo da replicare e quelli critici da evitare, le sensazioni sui trend di mercato, definendo alcuni punti di riferimento. Il Rapporto IBI analizza la situazione di Internet nell ambito del più vasto mercato ICT (Information Communication Technology) e si propone di individuare la realtà che effettivamente si muove sulla rete; non per la fedele rappresentatività del campione (non avrebbe mai potuto esserlo data la complessa articolazione del settore) ma per l ingente numero di informazioni raccolte. Quindi il suo obiettivo non è quello di presentarsi come uno studio di analisti, bensì come la composizione delle idee e delle intuizioni espresse direttamente dai protagonisti del mercato mettendo in risalto il senso comune, l opinione diffusa, le sensazioni emergenti. Il Rapporto IBI è divenuto, dopo nove edizioni, un riferimento importante per gli addetti ai lavori e per le Aziende interessate alla Net Economy perché costituisce una fonte informativa primaria sulla reale situazione del mercato. Questo Rapporto comprende un focus sui siti di amore, inteso come messaggistica sentimentale; è anche riportata una ricerca sugli italiani e l amore tratta dall analisi dei partecipanti al sito Il Rapporto è realizzato dal Centro Studi di Markonet, Web Marketing Society, sotto la direzione di Francesco Tamburella, coadiuvato da Vito Miceli, Loredana Cava, Roberto Frusteri e Berto Martini Sciarra.

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5 PREMESSA L IBI Internet Benchmarking Italia, giunto alla decima edizione, è il Rapporto annuale sui numeri, fatti e tendenze delle attività produttive presenti su Internet: quante sono le Aziende, come sono distribuite sul territorio nazionale, come hanno impostato la loro attività on-line, quali sono le caratteristiche e la struttura dei siti realizzati, quali esperienze hanno maturato, quali risultati, come li hanno raggiunti. Dall analisi di circa siti messi a confronto sono state evidenziate le best practices per orientare meglio il proprio lavoro nell e-business, con particolare riferimento al commercio elettronico ed alla gestione dei siti. Direttamente dalla voce degli imprenditori, in larga parte piccoli, si è cercato di identificare i fattori di successo da replicare e quelli critici da evitare, le sensazioni sui trend di mercato, definendo alcuni punti di riferimento. Il Rapporto IBI analizza la situazione di Internet nell ambito del più vasto mercato ICT (Information Communication Technology) e si propone di individuare la realtà che effettivamente si muove sulla rete; non per la fedele rappresentatività del campione (non avrebbe mai potuto esserlo data la complessa articolazione del settore) ma per l ingente numero di informazioni raccolte. Quindi il suo obiettivo non è quello di presentarsi come uno studio di analisti, bensì come la composizione delle idee e delle intuizioni espresse direttamente dai protagonisti del mercato mettendo in risalto il senso comune, l opinione diffusa, le sensazioni emergenti. Il Rapporto IBI è divenuto, dopo otto edizioni, un riferimento importante per gli addetti ai lavori e per le Aziende interessate alla Net Economy perché costituisce una fonte informativa primaria sulla reale situazione del mercato. Nel 2006 il mercato italiano dell Information Communication Technology ha ripreso a correre e ha accelerato anche il ritmo, mettendo a segno un discreto +1,6% rispetto a +0,9% nel 2005 e -0,4% nel Nel complesso, infatti,

6 il mercato dell informatica ha sfiorato la quota di 20 milioni di euro, con un contributo da parte delle famiglie molto importante e in crescita. La novità positiva rispetto al passato è che si sono mosse anche le imprese: grandi (+1,3%), medie (+1,8%) e piccole (+0,3%) hanno fatto registrare un incremento degli investimenti in innovazione tecnologica rispetto al passato, in cui la situazione era ferma o in regressione (tranne per le medie che hanno confermato il dato 2005). Analizzando la domanda per settori produttivi è emerso il ruolo trainante delle imprese del comparto media e telecomunicazioni, della distribuzione e dei servizi, che si sono collocate alle spalle delle banche e dell industria, mentre la PA centrale ha continuato a latitare, risultando il comparto con la dinamica più negativa. Riguardo l offerta, il trend più positivo è risultato ancora quello dell hardware (sistemi, stampanti e periferiche) con vendite in crescita del 3,7%. Buona la performance dei Pc (quasi 5 milioni di unità vendute), cresciuta in volumi del 15,2% e in valore del 7,2%: i portatili sono stati più venduti, seppur di poco, dei Pc fissi. In prudente crescita è stata la componente più importante per l innovazione e l attività delle imprese nazionali, quella del software e dei servizi: l incremento dell 1,1% è comunque risultato migliore dello 0,4 rispetto al Bene i middleware (+5,5%) e soprattutto le soluzioni di sicurezza (+10.9%); invece hanno perso (-3,7%) i servizi di assistenza tecnica che ormai stanno seguendo un loro declino fisiologico, senza influire peraltro sulle performance del settore. L altro grande comparto, quello delle telecomunicazioni, ha prodotto in Italia, nel corso del 2006, un giro d affari in leggero rallentamento (+2,1%, era stato del 3% nel 2005) che ha stonato soprattutto con il buon tono generale europeo (+3,7%). Il mobile si è mantenuto complessivamente vivace (infrastrutture, apparati, terminali e servizi) crescendo del 4,5% (+3,6% nel 2005), ferma invece la componente fissa. Le linee mobili sono ancora cresciute, 81,9 milioni (+13,4%), così come il numero degli utenti (+1,1%) che ormai hanno raggiunto la sorprendente soglia dei 44,9 milioni. È salito di conseguenza anche il traffico

7 unitario (del 5,1%): i servizi a valore aggiunto hanno occupato quasi un quarto nella performance complessiva (+5.1%). Le telecomunicazioni fisse hanno fatto registrare un calo consistente per le voci più obsolete, traffico voce (-4,6%) e trasmissione dati (-3,6%), mentre sono risultate in crescita quelle legate ai servizi a valore aggiunto (+6,4%) e alle connessioni Internet (+7,5%). Queste ultime, in particolare, hanno segnato un importante incremento del numero di accessi ad alta velocità (8,2 milioni d accessi in modalità xdsl, con un +26,5%, e 324 mila su fibra ottica, +8%). Ancora una volta la pura lettura dei dati lascerebbe intendere segnali positivi e di rilancio per l ICT nostrano, se però guardiamo da un altra prospettiva gli stessi dati, il confronto a livello internazionale lascia poco ottimismo. Il ciclo di espansione registrato in questi ultimi anni dall economia mondiale ha avuto il suo motore proprio nelle tecnologie informatiche e TLC, utilizzate per rafforzare e migliorare la competitività dei sistemi industriali, realizzare servizi innovativi, modernizzare gli apparati pubblici, tanto da permettere agli analisti di stabilire una correlazione diretta fra investimenti in ICT e crescita del PIL. Basti considerare che nel 2005 l incremento del PIL mondiale, pari al 4,9%, aumentato al 5,1% nel 2006, uno dei più elevati negli ultimi vent anni, è stato superato dall accelerazione registrata dal settore ICT, il cui tasso di crescita è passato dal 6,1% nel 2005 al 5,5% nel 2006, dove la flessione è stata data dall assestamento della crescita delle TLC. Sempre nel 2006, negli Stati Uniti l IT è cresciuto del 5,7%, in Europa la crescita media è stata del 3,9%, con la punta della Spagna +6,8%. Dai numeri assoluti e distinti fra IT e TLC si trova la conferma di come, negli ultimi anni, si sia assistito ad un assestamento della crescita delle TLC e ad un nuovo vigore a livello mondiale dello sviluppo dell IT, proprio al traino dell esplodere dell ICT consumer e delle nuove applicazioni che cercano di dare risposte alle nuove esigenze di un economia globalizzata ed alle nuove opportunità per le industrie globali, anche quelle piccole e medie.

8 In questo contesto, i dati italiani hanno messo in mostra difficoltà piuttosto che processi di sviluppo: se nel 2005 il settore è cresciuto solo dello 0,9% superando però il PIL fermo allo 0,1%, nel 2006, invece, il PIL si è ripreso fino all 1,9%, ma il settore è rimasto al di sotto, con una crescita già accennata dell 1,6%. Si può pertanto affermare con decisione che in Italia il comparto fa ancora fatica a decollare e non svolge un ruolo propulsivo per l economia nazionale. Diverse sono le cause di tale difficoltà: la mancanza di una consapevolezza diffusa che l IT possa essere una valida leva di sviluppo; la mancanza di una politica tesa a favorire gli insediamenti esteri (come è avvenuto con ottimi risultati in Irlanda, ma anche in Inghilterra, attraverso tagli fiscali per insediamenti con produzione per i mercati off shore, servizi finanziari moderni e di respiro globale, flessibilità del lavoro, giustizia civile efficiente); l affermarsi di una politica che ha favorito la crescita di grandi operatori controllati dallo Stato nella sua doppia veste di cliente ed azionista, il quale, tuttavia, non ha chiesto loro d impegnarsi realmente sul piano internazionale. Tale indirizzo sarebbe stato necessario per attuare un efficace politica di traino del tessuto di piccole imprese che, anche nell informatica, rappresentano un grande patrimonio, da far uscire dal provincialismo in cui il settore è costretto a dibattersi; una debole presenza sui mercati esteri e sui grandi progetti internazionali, che dimostra la difficoltà a superare la limitatezza della domanda nazionale e le barriere della lingua; l assenza di una politica industriale mirata alla crescita ed al rafforzamento delle piccole imprese del settore IT, con particolare attenzione al Mezzogiorno, ove costituire una microimpresa di servizi innovativi rappresenta spesso una scelta obbligata per darsi un lavoro, diventando imprenditori di se stessi ; la limitazione nei fattori d innovazione (formazione continua, laureati scientifi-

9 ci, banda larga) e negli investimenti in R&D, dovuti anche a una collaborazione non sempre facile con il sistema universitario. Proprio il problema dell innovazione costituisce l ostacolo più grande alla crescita e allo sviluppo dell ICT italiana: sono cambiate le regole dell innovare e non ce ne siamo accorti. La nuova innovazione si presenta pervasiva, di dimensione globale, coinvolge un numero crescente di persone, ha quindi un importante e crescente impatto sociale, implica un interazione di network interdipendenti, richiede la capacità di collegare tra loro discipline diverse. Non si innova isolandosi, si innova facendo rete, non si innova focalizzandosi soltanto sulla propria proprietà intellettuale, ma condividendo le conoscenze perchè in questo modo si allarga la fascia di chi contribuisce e si possono raggiungere risultati più estesi e di maggiore qualità. Innovazione ad ampio spettro quindi, non solo di prodotto, ma anche di processo, di servizi, di diversi modelli d impresa, di cultura, di società. E un innovazione che avviene tra l altro molto più rapidamente, aperta, che richiede sempre di più di lavorare su standard di mercato: oggi, dove c è innovazione, si vedono ricercatori che hanno abbandonato il loro camice bianco nei loro uffici e che vanno in giro per il mondo a sviluppare nuove applicazioni direttamente con i clienti, in modo proattivo. Dalle analisi fatte sul settore, emerge che siamo tra i più bassi in Europa per investimenti nell IT e TLC, siamo tra i più bassi anche per i cosiddetti investimenti nella Conoscenza, Ricerca e Sviluppo (1,1% contro la media europea del 1,9% e il 2,5% degli USA), nelle attività di sviluppo SW, che sembrerebbero fatte apposta per valorizzare le nostre qualità e competenze, nella formazione scolastica e Universitaria, nello sviluppo del capitale di rischio. E infine una caratteristica ancora più peculiare: siamo incapaci di collaborare tra aziende, condividendo investimenti in Ricerca e Sviluppo, pur rendendoci conto che gli investimenti richiesti sono oramai di tali dimensioni che la singola azienda non se li può più permettere. Se si pensa che soltanto il 24% delle aziende Italiane IT fa scouting tecnologico all estero in

10 mercati più sviluppati e che solo il 41% delle stesse collabora con aziende straniere per attività di sviluppo congiunto, ci si spiega purtroppo perché in Italia l innovazione tecnologica e in particolare l informatica, non sia ancora riuscita ad assumere, pur in presenza di situazioni produttive e casi applicativi d eccellenza, un ruolo strutturale nei trend di sviluppo. In questo contesto non mancano però le opportunità per rilanciarci. La contingenza di un economia mondiale chiamata a reinventare gli strumenti dell innovazione per riprendere a crescere, rappresenta anche per il nostro Paese un occasione favorevole per rientrare in gara. Per l industria italiana ciò significa comprare tecnologie spesso poco personalizzate al soddisfacimento delle sue peculiarietà, rimanendo esposta a crescenti difficoltà nella competizione mondiale. Per innovare il Made in Italy e potenziare le sue capacità di penetrazione dei mercati esteri, occorre perciò ritornare a investire in modo massiccio per innovare lo stesso IT italiano, scommettendo sulla sua capacità di generare nuove applicazioni e servizi informatici mirati a innovare la struttura produttiva nazionale, costituita prevalentemente da piccole e medie imprese. La ridotta dimensione che caratterizza l impresa italiana, anche nel campo dell IT, non riduce necessariamente la capacità competitiva del settore, ma anzi lo può rendere più vitale. La piccola impresa IT, infatti, non solo si giova della possibilità di aggregarsi su grandi progetti (che comunque andrebbero promossi con specifiche azioni di politica economica), ma sa anche affrontare mercati piccoli e frazionati come quelli che la domanda nazionale in gran parte offre (PMI, professionisti, piccoli esercizi commerciali, artigianato, piccoli enti locali). Pertanto si auspica un piano d azione che proceda su due direzioni: da un lato la definizione di grandi progetti supportati dall innovazione e con specifiche azioni di politica economica in aree di grande rilevanza/criticità per il Paese (turismo, beni culturali, logistica, ecc.); dall altro l aggregazione di nuclei di domanda più piccoli, a livello locale, che possa agevolare l aggregazione dell offerta, per raggiungere soglie più importanti di mercato. Una scommessa che l informatica italiana ha tutte le carte per vincere. 10

11 1) DOMINI REGISTRATI Abbiamo verificato domini (come l anno scorso) sui (l anno scorso erano ) registrati per determinare, partendo dal numero dei domini registrati nei diversi suffissi, a quanti Siti Web effettivamente realizzati corrispondessero i domini registrati; VARIAZIONE 2005/2006 DEI DOMINI REGISTRATI Anno 2005 Anno 2006 Variaz./N Variaz./% Domini registrati con suffisso.it ,7% Domini cancellati ,4% Domini registrati con altri suffissi Totale domini registrati ,1% ,3% Il mercato dei nomi di dominio web marcia a ritmi record. Dalle analisi realizzate sull intero settore a livello mondiale è emerso che le registrazioni totali di nomi di dominio hanno raggiunto la cifra record di 120 milioni, con un incremento del 32% rispetto all anno precedente e dell 8% rispetto al terzo trimestre Il mercato dei nomi di dominio ha continuato a crescere con ritmi sostenuti durante tutto l anno passato ed in particolare nel corso del quarto trimestre 2006 annotando oltre 11,6 milioni di nuove registrazioni: questa cifra corrisponde ad un incremento del 3% su base annua e del 23% rispetto al terzo trimestre

12 In ogni trimestre del 2006 sono stati registrati, in media, 10,1 milioni di nuovi domini, contro una media di 8,7 milioni per ogni trimestre del Anche in Italia può essere confermata questa tendenza con una crescita dei domini registrati pari al 28,3% (nel 2005 era pari al 14% e nel 2004 al 9,1%). Andando ad analizzare tale dato nel particolare, emerge che, sulla totalità dei siti registrati, ben il 92,4% è rappresentato da domini.it (nel 2005 era il 96,6%, nel 2004 il 92,2%). Ciò conferma la sempre più rilevante importanza del made in Italy, quale marchio di qualità, affidabilità, sicurezza, non solo in Italia, ma anche all estero. L Italia nel 2006 è salita sul podio dei Paesi europei più ricercati su Internet per trovare beni e servizi; spesso però sono stati i potenziali clienti esteri a prendere l iniziativa: precisamente più di 4 aziende italiane su 10 sono state contattate da clienti esteri per informazioni e ordini, viceversa solo in poco più di 5 casi su dieci è stata l azienda italiana a scandagliare il settore alla ricerca di acquirenti. Il dato ha evidenziato da un lato la forza e il prestigio del made in Italy nel mondo, ma dall altro ha ulteriormente confermato la relativa debolezza commerciale delle nostre imprese, l insufficiente capacità di autopromuoversi e l inadeguatezza degli investimenti anche in marketing. Il peccato di origine sta nell eccessiva frammentazione del tessuto imprenditoriale: un punto di forza nella logica distrettuale, un motivo di debolezza quando si varca la frontiera, specie quando viene a mancare il cappello del sistema Paese. Ogni volta che un utente ha effettuato un analisi su un motore di ricerca indicandone il Paese, nel 9% dei casi ha selezionato l Italia, seconda solo alla Francia con l 11%. Quindi, apporre l etichetta Made in Italy su prodotti e servizi, costituisce un vantaggio competitivo di non poco conto per le aziende italiane che ne assumono la paternità, essendo le stesse ormai costrette ad operare in un mercato globale caratterizzato dall ipercompetitività, dove la corsa all abbattimento dei prezzi, inesorabilmente vinta dai competitors asiatici, rischia di cancellare lasciando spazio a ciò che meglio sappiamo fare, cioè al bello e alla sua eccellenza produttiva; alla creatività individuale e personalizzata. 12

13 Il dato che tuttavia stupisce è quello relativo alle registrazioni di domini con suffissi diversi dal.it, quali.biz,.info e simili. Mentre negli anni passati il numero di tali registrazioni era andato diminuendo in maniera costante (-51% nel 2005 e -48,3% nel 2004), nel 2006 si è assistito ad un inversione di rotta dovuta al vero e proprio boom dei nuovi domini.eu, con un incremento pari al 191,1%. Con oltre domini assegnati, il nostro Paese è risultato essere il quinto paese più attivo in tali registrazioni in soli otto mesi. Infatti, fino al 7 febbraio dello scorso anno solo i detentori di marchi depositati e gli enti pubblici hanno potuto chiedere la registrazione di nomi.eu, successivamente, fino al 7 aprile, la stessa possibilità è stata data ai detentori di altri diritti pregressi, come i nomi commerciali o gli identificatori di impresa. L Italia si è posizionata dietro la Germania (di gran lunga il paese più attivo con oltre domini), la Gran Bretagna ( ), l Olanda ( ) e la Francia ( ); i 10 paesi più attivi (comprendenti Cipro, Svezia, Belgio, Polonia e Austria) hanno totalizzato qualcosa come l 88% dei domini registrati nel La diffusione di tali domini, inoltre, non si è avuta solamente a livello comunitario, come dimostra il fatto che anche numerose imprese non europee con una forte presenza commerciale in Europa, quali Lexus e Sony ad esempio, hanno iniziato a utilizzare il dominio.eu nelle loro campagne pubblicitarie. Questi dati testimoniano come molte imprese abbiano cercato attraverso il nuovo suffisso di consolidare a livello europeo la propria immagine, in un mercato quello comunitario sempre più caratterizzato da una forte interdipendenza e interscambio tra i vari paesi. Esaminando il campione abbiamo rilevato la variazione intercorsa nell anno sulla effettiva utilizzazione dei domini registrati per la realizzazione di siti web. 13

14 VARIAZIONE 2005/2006 DELL UTILIZZAZIONE DEI DOMINI REGI- STRATI PER LA REALIZZAZIONE DI SITI WEB Domini Variaz./N Variaz.% non utilizzati ,8% con siti operativi ,6% Totale domini registrati ,3% Dalla nostra analisi è emerso che anche nel 2006 il numero di domini utilizzati per realizzare un sito web operativo è cresciuto, apportando una variazione rispetto al 2005 pari al 6,6%, superiore di quasi di due punti percentuale rispetto a quella dell anno passato (+4,8%). Il numero di domini non utilizzati per l effettiva apertura di un sito web è ancora molto superiore rispetto a quelli utilizzati, proprio la crescita di quest ultimi tende ridurre il divario, seppure lentamente. Le imprese sono sempre più consapevoli dell importanza e dei numerosi vantaggi che ha il posizionamento delle proprie attività sul web, con un effettivo riscontro anche sui mercati tradizionali. Un azienda web-oriented, infatti, ha la possibilità di allargare il proprio mercato di riferimento grazie ad Internet, con il quale si possono raggiungere molti più consumatori ed in luoghi diversi; abbattere i costi di gestione dei processi e quelli di comunicazione sia interna, sia esterna; ottenere feedback più veloci e probabilmente più veritieri da parte degli utenti attraverso campagne mirate e strumenti dedicati; monitorare efficacemente la produzione e il rendimento delle diverse aree di business, con la possibilità di introdurre cambiamenti in tempi molto veloci. Quello di cui si stanno convincendo sempre di più le imprese italiane è che 14

15 l approccio web-oriented non presuppone una grande dimensione aziendale. Se da un lato la grande azienda avrà probabilmente più risorse da investire e quindi più facilità nella gestione dell attività sul web, dall altro la piccola impresa presenta caratteristiche che possono garantirle le stesse, se non maggiori chanches di successo, basti pensare che la condivisione di questo atteggiamento e la piena collaborazione tra tutte le risorse in campo è molto più facilmente ottenibile in realtà medio piccole. Nonostante questi segnali del tutto incoraggianti, bisogna sottolineare il fatto che ancora le aziende non sfruttano appieno le potenzialità dei siti ed in generale del web, in quanto su un totale di domini registrati (nel 2005 erano ) abbiamo riscontrato che in casi (contro i dell anno prima e i del 2004) il dominio corrisponde ad un sito effettivamente realizzato, cioè in proporzione del 14,1% (rispetto al 14,3 del 2005 e al 18,6% del 2004); i domini rimanenti, pari a (nel 2005 erano ) corrispondono ad alias, pagine di lavori in corso, prossima apertura, dominio disponibile, altro. Una spiegazione dell alto numero di domini non utilizzati per siti web effettivi sta nella facilità di registrazione e nel suo basso costo; molti Provider consigliano di registrare più denominazioni per la stessa Azienda, con lo scopo di proteggere le denominazioni collaterali al marchio o alla ditta, di aumentare la visibilità con più home page trasparenti (o jumping pages); c è poi stata la scelta di regalare la registrazione con lo spazio web o solo per avere caselle di posta personali. L uso personale del dominio, cioè da parte di un privato che non svolge attività produttive, è ormai una realtà, avvalorato dall espansione dei Blog o Weblog (giornalini o diari personali). 15

16 2) LA CONSISTENZA DEL MERCATO: UTENTI PRIVATI ED UTENTI AZIENDALI I metodi che abbiamo adottato fini qui, campioni consolidati presso ISP collegati, non danno più risultati attendibili; abbiamo pertanto inserito una componente di verifica e confronto con altre analisi, eseguite in modi diversi. Dai dati emersi nel 2006 lo sviluppo di Internet sembra non avere confini: alla fine dell anno il numero di cybernauti in tutto il mondo ha superato i 700 milioni di persone, circa il 14% dell intera popolazione del pianeta, di cui il 25% in Cina, Giappone, India e Corea e il 22% solo negli Stati Uniti; 40 miliardi è risultato essere il numero delle pagine di contenuti on-line accessibili nel web ed oltre 2,3 miliardi quelle sconosciute ai motori di ricerca; 60 milioni i server registrati su tutta la rete; 75 le lingue parlate. L utilizzo di Internet si è confermato in fortissima crescita anche in Italia dove il numero dei navigatori del web è oscillato tra i 15 e i 17 milioni, numero destinato a crescere se si considerano anche coloro che hanno utilizzato un instant messenger o scaricato musica o films. Accanto ad una leggera flessione dell audience (dell 1% circa) si è verificato un incremento del consumo del mezzo, in termini di numero di sessioni (29 sessioni nel mese, +4%) e di tempo speso online (oltre 18 ore e 10 minuti, +6%). Sebbene l Italia non si sia collocata certo tra i paesi europei che hanno trainato la crescita di Internet nell ultimo anno in termini di navigatori (+1% rispetto ad esempio al +21% della Spagna, +17% della Francia e ad un +7% di media europea), il nostro Paese è stato sicuramente quello che si è sviluppato più di tutti in termini di incremento di tempo speso online per singolo navigatore. Per la prima volta, infatti, si è superata la soglia delle 18 ore spese online nel mese per persona (+32% rispetto al 2005) e delle 12,1 alla settimana (rispetto alle 8,4 del 2005 con un incremento del 44%), un dato che ha avvicinato la fruizione del mezzo da parte dei navigatori italiani a quella degli inglesi, i quali hanno passato 16

17 on-line in media solo 20 minuti in più (18 ore e 31 minuti per la precisione). E cresciuto in modo significativo (+12%) dal 2004 anche il numero di giorni in cui gli Italiani sono andati on-line così come la percentuale di utenti Internet che sono andati on-line 5 giorni su 7 (+27%). Studi sul settore hanno evidenziato il costante cambiamento nel modo in cui gli Europei interagiscono con Internet, via via che il mezzo di comunicazione evolve e matura. A guidare la crescita del web, ormai parte integrante dello stile di vita contemporaneo, sono sempre più il social networking e i mezzi che permettono di stabilire collegamenti personali, come le telefonate su Internet, l instant messaging e i forum online. Ben il 31% degli utenti europei on-line ha scaricato musica almeno una volta al mese, mentre il 15% ha fatto telefonate via Internet (un tasso di crescita del 50% rispetto all anno scorso). Lo scorso anno Spagnoli e Tedeschi sono stati in testa per l utilizzo di forum con il 36% e il 31% dei loro internauti rispettivamente che partecipano a queste attività almeno una volta al mese. La Svezia invece è risultata in testa per l utilizzo di Internet per ascoltare la radio con il 43% degli utenti on-line che si è messa in ascolto almeno una volta al mese, seguita a breve distanza da Spagna e Francia. Il 25% degli utenti Internet francesi si è occupata della blogosfera almeno una volta al mese: è stata la percentuale più alta in Europa. Queste aree applicative e tecnologiche sono agli albori e se ne prevede una forte crescita nei prossimi anni. L evoluzione in termini di tempo speso in rete è legata in maniera diretta anche alla crescente penetrazione nel nostro Paese delle connessioni veloci, che sono arrivate a coprire il 70% dell utenza da casa. Il numero di accessi Internet a banda larga ha raggiunto alla fine del 2006 gli 8,5 milioni, con una crescita del 26% rispetto al 2005 e con un raddoppio dei collegamenti rispetto al 2004 (circa 4,4 milioni). Chi non dispone di connessioni veloci oramai può essere considerato ai margini di questa rivoluzione, producendo consumi di pagine viste irrisorie rispetto agli utenti BroadBand. Infatti è rilevante la differenza avuta sia in termini di ore 17

18 mensili dedicate al web, 29 per un navigatore BroadBand contro le 14 di chi è dotato di un vecchio modem, sia di pagine visitate, da utenti con banda inferiore ai 128k è stato di 445 contro le di chi ha utilizzato una banda con velocità maggiore ai 512k (+242%). VARIAZIONE 2005/2006 UTENTI INTERNET IN ITALIA Tipi n. Utenti 2005 n. Utenti 2006 Variaz. Variaz. % Lavoro ,1% Famiglie ,3% Totale ,4% Nel 2006 abbiamo contato utenze, rispetto alle utenze del 2005 (variazione del 41,4%) e rispetto alle del Da questi dati emerge una forte differenza tra l uso domestico e quello dal lavoro. In passato la rete in Italia si era sviluppata soprattutto negli uffici (fino al 1998 anche l uso da scuola era superiore a quello da casa ). Dall inizio del 2000 si era esteso di più uso nelle famiglie. Dalla seconda metà del 2003 alla fine del 2005 si era rilevata una tendenza diversa, con una maggiore crescita dei collegamenti dall ufficio (che recuperavano il terreno perduto in periodi di stasi o di diminuzione). Sembra che in un periodo più recente ci sia, di nuovo, un più forte sviluppo dell uso da casa. Nonostante una diminuzione rilevata nell ultima parte dell anno, dovuta come sempre principalmente al periodo festivo, anche nel 2006 il numero di collegamenti dal luogo di lavoro si è dimostrato in crescita (+26,1% rispetto al 2005) confermando la diffusione della rete in Italia. Anche il numero di collegamenti da casa si è dimostrato in crescita, passando da nel 2005 a 18

19 nel 2006, con una variazione percentuale pari al 47,3%. Tra le famiglie si è osservato un forte divario tecnologico, da ricondurre essenzialmente a fattori di tipo generazionale, culturale ed economico. Le famiglie costituite di soli anziani hanno continuato ad essere escluse dal possesso di beni tecnologici; all estremo opposto si sono collocate le famiglie con almeno un minorenne che possiedono il personal computer e l accesso ad Internet rispettivamente nel 69,7% e nel 51,8% dei casi: sono queste famiglie ad avere avuto il più alto tasso di possesso di connessione a banda larga (21,1%). Infatti il picco di utilizzo del personal computer si ha avuto tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 75%) e per Internet tra i 15 e i 24 anni (oltre il 67%) per poi decrescere rapidamente all aumentare dell età. L uso del personal computer e di Internet, oltre ad essere stato caratterizzato da forti differenze generazionali, è stato connotato anche da un divario sociale: hanno usato di più il personal computer e Internet gli studenti (rispettivamente 87,3% e 79,9%), seguiti dagli occupati (58,7% e 51%), per poi collocarsi all ultimo posto le casalinghe (10,7% e 7,5%) e i ritirati dal lavoro (9,3% e 6,5%). Da registrare inoltre la riduzione nel 2006 del divario tra Nord e Sud, dove le differenze dovute al territorio sono state più ridotte rispetto a quelle generazionali e per status sociale, con un divario che non ha superato quasi mai i 10 punti percentuali. In generale, sono state le famiglie del Centro e del Nord a possedere le quote più elevate di beni tecnologici; al Centro si è riscontrata la quota più alta di famiglie con accesso ad Internet (39,6%) e alla connessione a banda larga (circa il 16,2%); mentre le Isole sono risultate particolarmente svantaggiate con solo il 29,1% delle famiglie dotate di accesso ad Internet e solo il 40,5% di personal computer. A seguito di un confronto internazionale che ha preso in considerazione la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni in possesso di un accesso ad Internet da casa, si è notato, tuttavia, come l Italia sia rimasta indietro rispetto a molti dei paesi della Comunità Europea, risultando solo al 19

20 quindicesimo posto in questa graduatoria (con un tasso di penetrazione del 40% rispetto alla media europea del 52%). Vicini all Italia si sono trovati paesi come la Francia (41%), la Spagna (39%) e il Portogallo (35%), mentre Olanda, Danimarca e Svezia hanno registrato un tasso di penetrazione quasi pari al doppio. Nel 2006 il 53,9% delle famiglie non possedeva ancora un personal computer e il 64,4% non accedeva ad Internet da casa ed è quindi rimasta esclusa dalle possibilità offerte dal web. Tra i motivi per cui non si naviga in Internet da casa, le famiglie hanno indicato in primo luogo il fatto di considerarlo inutile e non interessante (39,6%), mentre al secondo posto tra le motivazioni si è collocata la mancanza di capacità (31,9%). Il 12,2% delle famiglie non ha avuto accesso ad Internet da casa perché si è collegata da un altro luogo, il 9,3% perché ha considerato costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 9,1% perché ha ritenuto costoso il collegamento. Si sono attestate intorno al 2% le motivazioni come la disabilità fisica, la privacy e la pericolosità dei contenuti di Internet. Il fenomeno della scarsa diffusione tra le famiglie dell accesso ad Internet da casa rispetto alla media europea è dipeso, quindi, in primo luogo da un problema socio-culturale in quanto la maggior parte delle famiglie ancora non percepisce l utilità di questo strumento o non si ritiene in grado di utilizzarlo. 20

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