RUP C. Foti. Progettisti S. Fiandaca R. Pascale A. Russell. Catasto delle Aree Percorse dal Fuoco in Sicilia. Palermo MMX

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1 CAPFS 2007 Catasto delle Aree Percorse dal Fuoco in Sicilia Palermo MMX RUP C. Foti Progettisti S. Fiandaca R. Pascale A. Russell

2 C A P F S 2007 Catasto delle Aree Percorse dal Fuoco in Sicilia Roberto Pascale Salvatore Fiandaca Alessandro Russell 3 Palermo MMX

3 Our eyeballs are tuned up for finding lunch, not for differentiating rocks or terrain Ron Bloom Jet Propulsion Laboratory - NASA In copertina In contro-copertina Un momento della ricognizione AIB Aerofotografia del versante Nord di Montagna dei Cervi, Collesano (PA) all indomani dell incendio del 22-23Agosto 2007 ripreso dal Savannah 100HP del Voloclub Albatros. Porzione del SIT CAPFS2007. Il versante Nord di Montagna dei Cervi, Collesano (PA) all indomani dell incendio del 22-23Agosto 2007dalla immagine DU000baT_L1R del sensore Slim6 del Surrey Satellite Technology Limited Disaster Monitorning Constellation associato agli strati informativi hotspot NASA MODIS Aqua/Terra (punti verdi), hotspot Telespazio MeteoSat (punti blu), perimetri delle aree percorse dal fuoco (poligoni neri a bordo giallo) 4

4 INDICE RINGRAZIAMENTI 7 1. LA CRISI INCENDI DELL ESTATE NORMATIVA VIGENTE Previsione 2.2 Prevenzione 2.3 Informazione e divulgazione 3. METODOLOGIA TELERILEVAMENTO E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI PROGRAMMA DI RICOGNIZIONE ANTI-INCENDIO BOSCHIVO Ricognizione AIB Ricognizione AIB Ricognizione AIB CARTA DEL RISCHIO D INCENDIO: UNA PROPOSTA PRELIMINARE Obiettivi della carta del rischio d incendio 5.2 Universo di ricerca 5.3 Fondamenti teorici per una carta del rischio d incendio boschivo 5.4 Analisi del rischio da fattori naturali (tipi forestali) 5.5 Analisi del rischio da fattori meteorologici (vento prevalente e secchezza) 5.6 Analisi del rischio da fattori morfologici (esposizione e pendenza) 5.7 Analisi del rischio da fattori antropici (rete viaria) 5.8 Analisi metodologica e normalizzazioni dei fattori 5.9 Carta preliminare del rischio d incendio, prospettive e implicazioni 6. CAPFS2007 IL SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE Obiettivi 6.2 Strati informativi Sensori a bassa risoluzione Sensori a media risoluzione Altri strati informativi Osservazioni sugli strati informativi 6.3 Elaborazione dei dati Procedura 5

5 6.3.2 Osservazioni sulla eleborazione 6.4 Risultati 6.5 Metadati degli strati informativi 7. WEBGIS LIBERO Filosofia e obiettivi di MapGuide Open Source Logica e Funzionamento di MapGuide Site Administrator 7.3 Logica e funzionamento di MapGuide Maestro 7.4 Guide e tutorials online a MapGuide Open Source RASSEGNA STAMPA ANSA 8.2 La Repubblica 8.3 Giornale di Sicilia 9. BIBLIOGRAFIA Ecomafie e emergenza incendi 9.2 Telerilevamento e sistemi informativi territoriali per il monitoraggio, prevenzione, rilevamento e mitigazione del rischio di incendio. L esperienza Cartofire in Galizia 9.3 Catasto delle aree percorse dal fuoco e piani di protezione civile 9.4 Sensori a bassa risoluzione 9.5 Sensori a risoluzione medio-alta 9.6 Estrazione degli indici di vegetazione e d incendio dalle immagini satellitari 9.7 WebGIS libero 6

6 RINGRAZIAMENTI In ragione della varietà delle risorse coinvolte, il progetto Catasto delle Aree Percorse dal Fuoco in Sicilia 2007 (CAPFS2007) é da considerarsi il risultato di uno sforzo collettivo e coordinato. Mi sia consentito manifestare gratitudine a coloro i quali ne hanno reso possibile il completamento. Giuseppe Ciraolo del Dipartimento di Ingegneria Idraulica e Applicazioni Ambientali dell Università di Palermo ha guidato lo sviluppo di un modello predittivo per il rischio d incendio. Owen Hawkins e Laura Brindle del Surrey Satellite Technologies Limited (Guildford) hanno fornito la loro assistenza sulle immagini satellitari della Disaster Monitoring Constellation II, che trovano nel CAPFS2007 la loro prima applicazione in Italia. Minnie Wong del Fire Information for Resource Management System della NASA-University of Maryland (Washington DC) ha risposto alle molteplici esigenze di chiarimenti inerenti i sensori MODIS Terra e Aqua e ha generosamente concesso l accesso al servizio sperimentale di scaricamento in massa dei dati hotspot, la cui combinazione alle immagini SSTL costituisce un secondo elemento di innovazione del progetto. Andrei Elobogoev di Data East LLC (Mosca) é stato prodigo di consigli sul potenziale delle estensioni XTools Pro per ArcGIS 9.3, così come lo sono stati Valter Sambucini e Ines Marinosci del MAIS-SinaNET-CNR-ISPRA (Roma) per il Corine Land Cover Fabio Sangiorgi del Sistema Informativo Accademico dell Università di Palermo ha offerto preziose indicazioni sulla messa in rete dei dati telerilevati. Gordon Luckett di Arrow Geomatics (Toronto) e la sua suite di tutorials su MapGuide Open Source 2.1 sono stati indispensabili alla costruzione del secondo WebGIS libero sul tema incendi al mondo e il primo in Europa, così come lo sono state Laura Maggiore di Italpress (Palermo) e Antonella Lombardi di ANSA (Palermo) nel reperimento degli articoli e lanci stampa relativi all emergenza incendi. Un debito di riconoscenza mi lega a Roberto Pascale del Voloclub Albatros (Termini Imerese), con il quale lo scrivente ha condiviso l onere di solcare i cieli di Sicilia nel corso della crisi dell Agosto-Settembre 2007 e del programma AIB, nato da tale dolorosa esperienza; uguale obbligo nutro nei confronti dell amico e collega, Salvatore Fiandaca, per l impegno incondizionato profuso in ogni fase del progetto e di Michelangelo Salamone della Libera Università della Politica (Palermo), da parte del quale non sono mai venuti meno l ospitalità e l incoraggiamento. Un ringraziamento particolare vada al responsabile unico del procedimento, Calogero Foti del Dipartimento Regionale per la Protezione Civile della Sicilia, per la fiducia riposta nel progetto. 7

7 1. LA CRISI INCENDI DELL ESTATE 2007 Lo spunto per il progetto CAPFS2007 è venuto dalla necessità da parte del Dipartimento Regionale della Protezione Civile della Sicilia di pianificare interventi, monitorare e mitigare il rischio di incendi boschivi di interfaccia 1, nell auspicio di evitare il ripetersi di scenari di crisi come quello evidenziatosi tra il 23 Agosto e il 4 Settembre , che ha comportato un bilancio di 5 vittime 3, ventiduemila ettari di superficie boschiva attraversata dal fuoco 4, quantità pari al doppio rispetto all anno precedente 5, numerosi abitati assediati dalle fiamme 6 (Patti, Collesano, Gratteri, Cefalù, Pioppo, Palermo, Altofonte, Belmonte Mezzagno, Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia, Trabia, Termini Imerese, Piana degli Albanesi) e danni per decine di milioni di euro 7. La crisi dell estate 2007 non solo ha confermato che la Sicilia è assieme a Galizia, Tessaglia, Beozia ed Attica, la regione d Europa con il più alto indice di rischio d incendio 8, ma é stata caratterizzata dal susseguirsi di un numero di incendi di natura dolosa senza precedenti 9, manifestatisi in tre scenari crisi, ben evidenziati dalle anomalie termiche dei sensori MODIS Aqua e Terra: A. la prima del giugno (1.1) ha visto concentrarsi i focolai sui monti di Palermo, il calatino, il siracusano e le Madonie occidentali; B. la seconda del luglio (1.2) ha interessato i comuni a ridosso della periferia settentrionale messinese e alcune aree comprese costiera ionica e il versante orientale dell Etna; C. la terza del 22 agosto-5 settembre (1.3) è stata la più significativa in termini di estensione, durata e danni a persone e cose ed ha colpito soprattutto i versanti tirrenici delle province di Trapani, Palermo e Messina. Sebbene non costituisca oggetto della presente trattazione va segnalato che per un mese ancora dopo la chiusura ufficiale della crisi incendi (6 settembre-6 ottobre) l emergenza incendi non si è ridotta, ma soltanto spostata a sud dello spartiacque sub-appenninico siciliano (1.4). E 1 F. V. (2007A) 2 EMILIANI V (2007); MASSARO F (2007A); MASSARO F (2007B); MASSARO F (2007C); MASSARO F (2007D); GARGANO L (2007A); GARGANO (2007B); BONURA A (2007), SCARAFIA S (2007); MASULLI B (2007B); 3 ZINITI A (2007); MERLO F (2007) 4 MASSARO F (2007D); FRASCHILLA A (2007); 5 FERNANDEZ C (2007B) 6 GARGANO L (2007); MARRANNANO V (2007A); MARRANNANO V (2007B); MARRANNANO V (2007D); BELLAVIA E (2007A); GANCI E (2007); PERNICIARO A (2007); F. V. (2007B) 7 MARRANNANO V (2007C); GANGI E (2007) 8 ESPON (2005) 9 BARBERA L (2007A) 8

8 questo un dato che potrebbe indurre le autorità a estendere la nozione di mesi caldi e, conseguentemente, il periodo di monitoraggio anti-incendio. A fronte delle inadempienze in materia di prevenzione e gestione della crisi da parte delle amministrazioni comunali 10 e dei cosiddetti catasti fantasma 11, il Commissario Nazionale per la Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha intimato agli organi di governo regionale di implementare adeguati piani di mitigazione del rischio, di rilevamento e mappatura delle aree percorse dal fuoco, da sottoporre a vincolo edilizio decennale 12 al fine di sottrarli a facili speculazioni LEGAMBIENTE (2005A); LEGAMBIENTE (2005B); 11 NORTIZIE BREVI GDS (2007B) 12 VISCONTI G (2007B); BARBERA L (2007B) 13 FERNANDEZ C (2007A) 9

9 1.1 10

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11 1.3 12

12 1.4 13

13 2. NORMATIVA VIGENTE 1 Con l emanazione della Legge Quadro 353 del 21 Novembre 2000 veniva imposta alle Regioni la redazione dei Piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi con l obiettivo di ridurre le superfici boscate percorse dal fuoco e di promuovere il processo di riorganizzazione del servizio antiincendio mediante lo spostamento di risorse economiche ed umane dalle attività di emergenza verso quelle di prevenzione e di controllo del territorio. La normativa vigente prevedeva l individuazione delle aree a rischio d incendio boschivo da rappresentare con cartografia tematica aggiornata, con l indicazione delle tipologie di vegetazione prevalente, sulla base delle quali, congiuntamente ad altri dati, predisporre gli interventi di gestione per la mitigazione del fenomeno degli incendi. Fatta salva l esigenza di ottimizzare le risorse economiche ed umane a favore della prevenzione, la drammatica carenza di un sistema di emergenza nel quadro dei piani e delle dotazioni di emergenza in materia di protezione civile in alcuni dei comuni peggio colpiti influiva non poco sulla gravità della crisi incendi dell estate Il convegno savonese Legge 353/2000, lotta agli incendi boschivi regioni a confronto é stato strumentale al passaggio dalla teoria alla prassi e alla fissazione di uno standard in tema di previsione, prevenzione, informazione e divulgazione propri delle attività anti-ncendio boschivo su scala interregionale, al fine di individuare e condividere linguaggi comuni ed iniziative coordinate. E questa l impostazione ispiratrice del progetto CAPFS PREVISIONE La Legge Quadro 353/2000, definisce all art.4, comma 1, che l attività di previsione consiste nell individuazione delle aree e dei periodi a rischio di incendio boschivo nonché degli indici di pericolosità. Le aree a rischio di incendio boschivo devono essere contenute nel piano regionale antincendio boschivo e rappresentate con apposita cartografia tematica aggiornata, contenente le indicazioni delle tipologie di vegetazione prevalenti. Lo stesso piano dovrà altresì contenere i periodi a rischio d incendio boschivo con l indicazione dei dati anemologici e dell esposizione dei venti, nonché gli indici di pericolosità fissati su base quantitativa e sinottica. Rientra, inoltre, nell attività di previsione l approntamento dei dispositivi funzionali atti a realizzare la lotta attiva contro gli incendi boschivi, in particolare per le attività di ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento con mezzi da terra ed aria. Il piano di ricognizione AIB sviluppato dal Voloclub Albatros è discusso al capitolo 5. Pur esulando dai compiti del progetto CAPFS2007, che prevedeva il solo accatastamento delle aree percorse dal fuoco, si è ritenuto opportuno in questa sede costruire 1 D AVANZO G (2007) 2 FIRRERI M (2007); MATTERA S (2007); CIRENEI C (2007); GULLO T (2007); PIRRO M (2007) 14

14 un modello predittivo preliminare che aggiornasse la Carta Operativa delle Aree a Rischio Incendio 3 (COARI) redatta dall Ufficio Speciale Antincendi Boschivi dell Assessorato Agricoltura e Foreste. Tale aggiornamento era necessario per due ordini di motivi: A. la COARI era stata redatta nel 2003 con valenza triennale (fino al 2006) ed era quindi da ritenersi inutilizzabile allo scattare della crisi incendi dell estate 2007; B. si desiderava testare la affidabilità del modello predittivo aggiornato al 2007 attraverso un analisi incrociata con i dati del catasto delle aree percorse dal fuoco, limitatamente a un area campione individuata nel territorio del Parco Regionale Naturale dei Monti Nebrodi. La carta predittiva del rischio d incendio é l oggetto del capitolo PREVENZIONE La stessa legge quadro 353/2000, definisce all art.4, comma 2, che l attività di prevenzione consiste nel porre in essere azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco d incendio, nonché interventi finalizzati alla mitigazione dei danni conseguenti. Per l espletamento delle attività di prevenzione sono utilizzati tutti i sistemi e i mezzi di controllo e vigilanza delle aree a rischio ed in generale le tecnologie per il monitoraggio del territorio, nonché gli interventi colturali idonei volti a migliorare l assetto vegetazionale degli ambienti naturali e forestali. La legge distingue tra: A. prevenzione attiva, ripartita nei seguenti punti: A1. sistemi tecnologici di avvistamento degli incendi, A2. sistemi aerei di avvistamento degli incendi, A3. pattugliamento delle zone a maggior rischio, A4. specifiche azioni di prevenzione nelle zone peri-urbane e lungo la viabilità primaria e secondaria, A5. attività di supporto delle squadre di volontariato alla prevenzione attiva, A6. informazione alle popolazioni e modalità di comportamento da tenere nelle aree a rischio di incendio boschivo, e B. prevenzione passiva, ovvero: B1. opere selvicolturali, B2. viali tagliafuoco, 3 REGIONE SICILIANA DIPARTIMENTO AGRICOLTURA E FORESTE (2003) 15

15 B3. punti di approvvigionamento idrico nei boschi, B4. individuazione di spiazzi idonei per atterraggio elicotteri, B5. manutenzione dei soprassuoli boscati e periodiche manutenzioni delle strade di accesso e di attraversamento dei boschi, B6. incentivazioni particolari da prevedere nei piani di sviluppo rurale, B7. analisi ed individuazione dei regimi di proprietà (frammentazione e abbandono). 2.3 INFORMAZIONE E DIVULGAZIONE Particolare rilevanza rivestono le attività di informazione, divulgazione e, più in generale, di comunicazione tra enti, istituzioni e associazioni di volontariato. Il comma 1 dell art. 6 della Legge 353/2000 sancisce che: le Regioni e gli Enti locali promuovono l informazione alla popolazione in merito alle cause determinanti l innesco di incendio e alle norme comportamentali da rispettare in situazioni di pericolo Tale programma di comunicazione prende forma nelle seguenti iniziative: A. la diffusione di materiale didattico (manifesti, opuscoli, audiovisivi), B. interventi mirati (conferenze e seminari), C. campagne di informazione attraverso i media locali (articoli di stampa e annunci radio-televisivi), D. iniziative promosse dalle associazioni di volontariato (campagne informative, esercitazioni), E. iniziative scolastiche che promuovano l educazione alla tutela ambientale, F. creazione di piattaforme informative su Internet. Con riferimento al punto F, i dati del progetto CAPFS2007 sono stati pubblicati sul sito allo scopo di essere fruibili dalla più ampia porzione di utenza. La costruzione e il funzionamento del WebGIS sono discussi al capitolo 8. 16

16 3. METODOLOGIA TELERILEVAMENTO E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI Stabilito lo standard cui attenersi (si veda a proposito il capitolo 2) e non esistendo un precedente catasto regionale delle aree percorse dal fuoco in Sicilia su cui basarsi, si sono avviati la ricerca, lo studio e l adozione delle prassi delle migliori applicazioni già implementate e pubblicate: A. su scala locale (il sistema di gestione del catasto incendi del comune di Tricase 1, in provincia di Lecce, 3.1); B. su scala comprensoriale (il catasto della Comunità Montana della Lunigiana 2 ; 3.2) C. su scala regionale (il catasto dell Emilia Romagna 3 (3.3), D. su scala interregionale 4 (il World Fire Atlas Europe, 3.4), E. in materia tecnico-metodologica (il progetto FireMap del Dipartimento di Geografia dell Università di Alcalá de Henares, 3.5); F. per la gestione del sistema informativo (le ESRI Best Practices/Fire Mapping with ArcGIS, 3.6); G. per la divulgazione dei risultati (il Queensland Wildfire Mitigation Project, 3.7). La combinazione di tali elementi ha restituito un catasto simile a FireMap, con il quale l Università di Alcalá de Henares ha delimitato le vastissime distese boschive percorse dal fuoco nella regione della Galizia nel Rispetto all esperienza spagnola, CAPFS2007 si avvale di una fonte di dati in più, integrando le immagini da satellite con le prese aerofotografiche ad alta risoluzione del programma di ricognizione Anti-Incendio Boschivo (AIB) coordinato dalla Associazione Voloclub Albatros. Questo approccio integrato, passante per una scrematura e una scansione delle immagini del territorio, consente di: A. superare i limiti strumentali e la miopia dei sensori satellitari a bassa-media risoluzione, individuando le aree incendiate nella macro-scala (>50 ha) dalle immagini DMCii e gli incendi nella micro-scala (<5 ha) dalle fotografie aeree. Le une 1 DE PASCALIS S STERPONI L PIZZILEO C CASSIANO F (2009) 2 COMUNITÀ MONTANA DELLA LUNIGIANA (2008) 3 ERMES AMBIENTE (2010) 4 SCHIMDT-THOMÉ P ET AL (2006) 17

17 e le altre vengono pertanto rilevate separatamente e, successivamente, fuse nello shapefile di uscita del sistema informativo territoriale. B. Risparmiare ingenti risorse economiche. Un approccio non integrato, che si fosse avvalso di sole immagini satellitari ad altissima risoluzione quali quelle della serie Quickbird anche per individuare gli incendi di piccole dimensioni, avrebbe infatti comportato spese volte superiori (tab. 2). Quickbird Caratteristiche Prospezione Area 0.61 m Risoluzione 0.10 m SI GIS Ready SI circa Costo copertura Sicilia circa ND Ripetizioni puntuali da 450 circa Spesso oltre il 20% Copertura nuvolosa nulla NO Visione prospettica SI SI Ortorettifica SI giorni Tempi di acquisizione Poche ore Tabella 2 Ricognizione ad alta risoluzione: i satelliti Quickbird e la ricognizione aerea a da ultraleggero a confronto L articolazione del progetto é stata indirizzata dalla disponibilità di nuovo materiale satellitare a risoluzione medio-alta all indomani del completamento del Disaster Monitoring Constellation Programme 2 (DMCii) 5 sull intero territorio italiano, eseguito dal Surrey Satellite Technology Limited (SSTL) su commissione dello European Commission Joint Remote Sensing Laboratory (3.8). La scelta dei sensori e delle immagini da acquisire ed elaborare é stata dettata dalla valutazione del criterio della minima spesa/massima resa applicato alle stesse. Da tale analisi é emerso che le immagini MODIS del NASA Earth Observation Laboratory e quelle del sopracitato Slim6-SSTL avrebbero servito perfettamente agli scopi del progetto CAPFS2007, che veniva pertanto a comporsi delle seguenti cinque fasi: 5 UK SPACE AGENCY (2010) 18

18 A. Programma di ricognzione Anti-Incendio Boschivo (capitolo 4; ). B. Carta del rischio d incendio su un area campione (capitolo 5); C. Individuazione e rilevamento degli incendi da satellite (capitolo 6, ). C1. Prima localizzazione dalle anomalie termiche (hotspots) delle immagini NASA MODIS Aqua e Terra; C2. Acquisizione, elaborazione e interpretazione di 1 scena multispettrale tribanda (verde, rosso, infrarosso) e risoluzione a terra di 32 m (3.10), relativa alla Sicilia. La finalità é di individuare tutte le aree colpite da incendi nell estate 2007 attraverso il differenziale dell NDVI, analizzato nel canale del infrarosso vicino (NIR); C3. Costruzione un database di altissimo dettaglio a costi infinitamente più bassi e di un sistema informativo degli incendi in continuo aggiornamento. D. Implementazione di un WebGIS attraverso la piattaforma libera e gratuita MapGuide della Open Source Geospatial Foundation 7 (3.13, capitolo 7). 6 MAPGUIDE PROJECT HOME (2010) 7 OPEN SOURCE GEOSPATIAL FOUNDATION (2010) 19

19 3.1 20

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32 4. PROGRAMMA DI RICOGNIZIONI ANTI-INCENDIO BOSCHIVO 4.1 RICOGNIZIONI 2007 Fin dal primo giorno (22 agosto 2007), i soci del Voloclub Albatros hanno ritenuto opportuno monitorare l evoluzione della crisi incendio. Utilizzando gli articoli stampa come guida, si é attivato un primo informale programma di ricognizione sulle province maggiormente interessate dagli incendi, ossia Trapani, Palermo e Messina ( ). Le ricognizioni sono state condotte da piattaforma ultraleggera STOL Savannah 80HP che, in ragione della maggiore duttilità, versatilità rispetto ai mezzi della serie P66 e CESSNA e possibilità di navigare a bassa velocità si sono rivelati particolarmente indicati allo scopo. Le ricognizioni sono state inserite nella più ampia proposta per un catasto regionale delle aree percorse dal fuoco attraverso il telerilevamento e i sistemi informativi territoriali. A seguito del responso positivo da parte del direttore del DRPC Salvatore Cocina, il programma è stato formalizzato e, conseguentemente, creato il primo servizio di ricognizione aerea anti incendio di volontariato per la protezione civile. 4.2 SERVIZIO DI RICOGNIZIONE AREA ANTI INCENDIO BOSCHIVO 2008 L Associazione ONLUS di Volontariato per la Protezione Civile Volo Club Albatros e la Provincia Regionale di Palermo hanno sottoscritto con una convenzione con la quale è stato ad essa affidato il servizio indicato in epigrafe, nell ambito delle attività di prevenzione incendi che vede la provincia impegnata anche in sinergia con l Università della Basilicata (UNIBAS) ed il CNR di Potenza. Questo servizio è stato prestato dai volontari dell Associazione dal 10 Settembre 2008 al 3 Novembre 2008, per un totale di 39 giorni di servizio effettivamente svolti. Dal lunedì al venerdì di ogni settimana, due piloti e due osservatori si sono alternati, sia per il servizio mattutino (dalle ore 07:00 alle 13:00) che per quello pomeridiano (dalle ore 13:00 alle 19:00), nel pieno rispetto delle indicazioni ricevute dalla Direzione Protezione Civile e Difesa del Suolo della Provincia di Palermo. Per lo svolgimento di tale servizio, è stato opportunamente predisposto dalla stessa Direzione Provinciale un Protocollo di Intervento del Sistema di Telerilevamento per l Avvistamento dei Principi di Incendi, nel quale si indicavano le modalità di intervento dei piloti e di comunicazione dei dati, in caso di principi di incendio segnalati dalla Sala Monitoraggio della Direzione Provinciale. Sono stati inoltre approntati degli appositi moduli Report, a cura di pilota ed osservatore, sul servizio di ricognizione aerea. Tale protocollo ha permesso un coordinamento continuo fra la Sala Monitoraggio e gli operatori addetti all attività di ricognizione aerea. 33

33 Per l espletamento di tale servizio sono stati scelti piloti e osservatori/navigatori della Associazione che avevano già partecipato a servizi di sorveglianza boschiva, di sicurezza sul volo, corsi antincendio e dotati di velivoli e strumenti adeguati al rilevamento delle aree incendiate. Inoltre, prima di intraprendere l attività, l Associazione si è avvalsa dei soci istruttori qualificati, per simulare il servizio da espletare, coinvolgendo tutti i restanti Soci e volontari iscritti che hanno partecipato al progetto, in modo da garantire un più consapevole svolgimento del servizio affidato. Le modalità di azione citate nel protocollo, prendevano avvio subito dopo il ricevimento di segnalazioni di principi di incendio da parte degli operatori della Sala Monitoraggio Provinciale e prevedevano le seguenti fasi iniziali: acquisizione, da parte dell osservatore, delle coordinate e delle informazioni necessarie per l intervento, mentre il pilota provvedeva a scaldare il motore dell aeroplano (controllato e preparato durante la giornata); caricamento di tutti i punti di passaggio delle aree da sorvolare sul GPS e pianificazione del volo; decollo (dopo circa 10/15 minuti dalla segnalazione) e, quindi, avviso, tramite SMS, dell inizio dell attività di volo al responsabile della Direzione. Le aree segnalate venivano raggiunte in breve ed, una volta identificate la toponomastica e l entità dell evento, venivano fotografate dall osservatore di bordo. Al termine dell attività un altro SMS di fine volo veniva trasmesso dal pilota, mentre l osservatore comunicava dal proprio cellulare all operatore della Sala Monitoraggio, l entità dell incendio, confermando i dati ricevuti o, come è accaduto, segnalando le coordinate di altri incendi rilevati durante il raggiungimento dell obbiettivo. La maggior parte degli incendi segnalati dalla Sala Monitoraggio, ad esclusione di alcuni, riguardavano soltanto fazzoletti di terreno, di uno o più ettari di residuo di grano, appiccati dai contadini nella convinzione di rigenerare la fertilità del terreno, pratica bandita Tutte le ricognizioni aeree non hanno superato la durata di due ore di volo, più che sufficienti per sorvolare interamente la provincia di Palermo. 5.3 SERVIZIO DI RICOGNIZIONE AREA ANTI INCENDIO BOSCHIVO 2009 L Associazione ONLUS di Volontariato per la Protezione Civile e il Volo Club Albatros ha sottoscritto una convenzione con la quale è stato ad essa affidato il servizio indicato in epigrafe, nell ambito delle attività di prevenzione incendi, che vede operare il suddetto Dipartimento in sinergia con il Corpo Forestale, i VV. FF e tutte le forze regionali e provinciali impegnate in tale attività. La novità del 2009 consiste nell estensione all intero territorio regionale delle attività AIB sul modello creato dall Associazione Albatros (5.28). Si sono a tal fine coinvolte associazioni di volontari con basi a Boccadifalco (PA), Menfi (AG), Pozzallo (RG), Calatabiano (CT), Aidone (EN) e Gela (CL). 34

34 Questo servizio è stato prestato dai volontari dell Associazione dal 21 luglio 2009 al 15 Settembre 2009, per un totale di 57 giorni di servizio effettivamente svolti. Per tutta la durata del servizio, due piloti e due osservatori, si alternavano durante la mattinata (che interessava un arco di tempo compreso all incirca dalle ore 11:30 alle 14:00) e durante il pomeriggio (che andava circa dalle ore 14:30 alle 17:00), nel pieno rispetto delle indicazioni ricevute dal Servizio Rischi Ambientali ed Industriali del Dipartimento Regionale della Protezione Civile. Ogni ricognizione aerea, effettuata a turno da 2 aeroplani, non ha superato la durata di due o tre ore di volo, sufficienti per sorvolare interamente le aree assegnate (sett. 2 e 2 bis: località della province di PA-ME-CL-AG-TP). Durante ciascun servizio di ricognizione aerea sono stati approntati da pilota e osservatore degli appositi moduli Report (opportunamente predisposti dallo stesso Dipartimento), nel quale venivano indicati: i nominativi del pilota e dell osservatore di turno, l itinerario delle località sorvolate, la data, l ora e gli incendi segnalati al SORIS. Per effettuare tale attività l Associazione è stata munita di telefoni cellulari di servizio ( Mod. Nokia 2600) e 2 apparati Spot (Dispositivi ID 8: ESN ID 9: ESN per il monitoraggio satellitare degli aerei in servizio) dotati di appositi sistemi di emergenza. Con tale strumento l osservatore poteva comunicare l avvistamento dell incendio pressando per pochi secondi il pulsante OK. Ciò ha permesso un coordinamento continuo fra la Sala Operativa regionale (SORIS) ed il referente della nostra Associazione, tramite il lancio di continue mail ai rispettivi indirizzi : e Le modalità del servizio da parte dei volontari prevedevano le seguenti fasi iniziali: A. acquisizione da parte dell osservatore delle aree da sorvegliare sul GPS e pianificazione del volo; B. nel frattempo il pilota provvedeva a scaldare il motore dell aeroplano (controllato e preparato precedentemente); C. si procedeva quindi al decollo, che veniva comunicato tramite SMS al responsabile del Dipartimento e al SORIS per avvisare dell inizio dell attività di volo. Le aree pianificate nell arco del servizio venivano sorvolate anche due volte. Una volta avvistato un incendio si procedeva con l identificazione della toponomastica e si contattava telefonicamente il SORIS. Tuttavia, in alcune aree non coperte da linee telefoniche è stato difficile comunicare l avvistamento dell incendio e la località colpita e per questo si è dovuto contattare altre Postazioni trasmittenti o ricorrere alla collaborazione della Biga (Torre di controllo radio di aviosuperficie) più vicina. L area infine veniva fotografata ed a volte, per meglio individuare gli autori dell incendio, veniva anche filmata dall osservatore a bordo. 35

35 Al termine dell attività un altro SMS di fine volo veniva trasmesso dal pilota, mentre l osservatore ricontattava l operatore del SORIS confermando i dati trasmessi durante il servizio o segnalando le coordinate di altri incendi rilevati durante il rientro. Gran parte degli incendi avvistati, ad esclusione di quelli segnalati alla Sala Monitoraggio (osservabili nel DVD allegato alla presente documentazione), riguardavano soltanto fazzoletti di terreno, di uno o più ettari di residuo di grano (cosiddetta restuccia ), appiccati dai contadini per rigenerare il terreno. L attività preventiva è stata di gran lunga efficace. Abbiamo notato fra l altro che la nostra presenza sui focolai avvistati metteva in allerta i responsabili (sia esso coltivatore o piromane), i quali reagivano spegnendo le fiamme. Appare però opportuno segnalare le difficoltà che si riscontravano nell espletamento del servizio quando scirocchi o fenomeni temporaleschi locali occorrevano nella ristretta fascia oraria compresa tra le e le Le forti turbolenze impedivano o rimandavano lo svolgimento dell attività per tutta un intera giornata. Se, invece ci fosse la possibilità di espletare il servizio in una fascia oraria giornaliera più estesa, si potrebbe approfittare delle ore caratterizzate da tempo stabile per effettuare comunque l attività. Proponiamo pertanto l introduzione del servizio di sorveglianza boschiva e di monitoraggio del territorio in orari compresi tra l alba e il tramonto, in quanto lo riteniamo più efficace ed attuabile per il Dipartimento e per gli stessi operatori. Si potrebbe concordare, ad esempio, un turno di 12 ore continue da espletare in collaborazione e coordinamento con le altre associazioni fissando un calendario di volo. Ciò si propone anche alla luce del fatto che quest anno è capitato diverse volte che i nostri piloti, in volo nelle aree Madonite e dell entroterra Siciliano, abbiano individuato e segnalato al SORIS vari principi di incendio fuori dagli orari stabiliti. 36

36 4.1 37

37 4.2 38

38 4.3 39

39 4.4 40

40 4.5 41

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64 5. LA CARTA DEL RISCHIO D INCENDIO: UNA PROPOSTA PRELIMINARE Ogni modello predittivo si fonda sulla valutazione di parametri quantificabili. E, pertanto, doveroso precisare che il peso della componente socio-economico-antropica nella crisi del 2007 rende qualsivoglia inferenza enormemente più complessa sia per il peso che tale fattore ha sulla valutazione complessiva del rischio d incendio sia perché molteplici e diverse sono le ragioni che sembrano spingere gli incendiari al dolo 1. Tra di esse almeno tre sono state isolate: A. emulazione di comportamenti e atteggiamenti vandalistici 2 ; B. acquisizione di nuove aree da destinare al pascolo da parte degli allevatori e dei mandriani 3 ; C. provocazione nei confronti del governo regionale da parte degli agenti forestali 4 che richiedono la regolarizzazione/stabilizzazione dei propri contratti; D. la connivenza, riscontrata in almeno un caso (Belmonte Mezzagno), tra incendiari e agenti preposti alla salvaguardia del patrimonio boschivo 5 ( ); Dunque, il limite di fondo nel presente modello è stato segnato dalla impossibilità di considerare adeguatamente la componente socio-economico-antropica, in quanto geospazialmente non quantificabile. Una proposta innovativa per il contenimento del rischio da incendio determinato da questa componente è venuta dal sociologo, nonché ex direttore del parco dell Aspromonte, Tonino Perna. Questi si è chiesto se per sconfiggere gli incendi occorresse ridurre il gettito dei finanziamenti anziché aumentarlo. A tal scopo, tra il 2000 e il 2005, Perna ha incentivato coloro i quali avessero contribuito a conservare l integrità del patrimonio boschivo piuttosto che destinare i fondi alle associazioni insistenti su porzioni di territorio maggiormente colpite dal fenomeno incendiario 6. Il territorio del Parco è stato ripartito in nove zone, il cui monitoraggio è stato affidato a una singola associazione di volontariato. La prima tranche di compensi per coprire le spese vive della sorveglianza (50% del totale) veniva firmata immediatamente dopo la stipula del contratto. La restante parte veniva versata alla fine del contratto a condizione che le aree percorse dal fuoco non superassero lo 0,4% del territorio del Parco 7. 1 CUSTODERO A (2007); BENFANTE M (2007) 2 LO CASTRO G (2007); NOTIZIE BREVI GDS (2007A) 3 VACCARELLO M (2007); BUFFOLO M (2007); 4 PROVENZA M (2007) 5 VISCONTI G (2007B); BUFFOLO M (2007); RAVELLI F (2007); LEGAMBIENTE (2007A) 6 DAINO F (2007); COSENZA M (2007); BARBATO M (2007) 7 VITA MAGAZINE (2007); LEANDRO I (2007) 65

65 I risultati dell esperimento di Perna sono stati sorprendenti. Il rapporto tra Parco dell Aspromonte e il resto della provincia di Reggio Calabria è stato di: A. 1 a 8 in tema di incendi per kmq; B. 1 a 25 la spesa per chilometro quadrato 25 volte più bassa. L esperimento ha trovato una sola replica nelle iniziativa del presidente del Parco del Pollino Domenico Pappaterra 8. Altrove, contrariamente alle direttive della Legge Quadro 353 del 21 Novembre 2000 ( promuovere il processo di riorganizzazione mediante lo spostamento di risorse economiche ed umane dalle attività di emergenza verso quelle di prevenzione e di controllo del territorio ) 9, si è preferita la logica dell emergenza 10 e delle grandi cifre OBIETTIVI DELLA CARTA DEL RISCHIO D INCENDIO L obiettivo del modello é la creazione di una carta del rischio di incendio boschivo su un area campione di circa settantacinque mila ettari, coincidente con il territorio (il Parco Naturale Regionale dei Nebrodi) più colpito dalla crisi incendi della estate A tale scopo, si è deciso di adottare una strategia integrata che combinasse le tecniche del telerilevamento e gli strumenti dei sistemi informativi territoriali, apprese nell arco del corso di alta formazione per progettisti di sistemi informativi territoriali da Maggio a Novembre 2008, organizzato congiuntamente dall Osservatorio Regionale per la Salvaguardia dell Ambiente (ORSA) e il sopracitato dipartimento di Ingegneria Idraulica. I software utilizzati sono stati ArcGIS 9.3 per la creazione e gestione degli strati informativi, calibrazione e georeferenziazione delle fotografie digitali da piattaforma ultraleggera, ENVI 4.3 per la calibrazione in riflettanza delle immagini MODIS - Aqua con risoluzione a 1 km scaricabili dal portale MODIS Web della NASA 12 o dal portale Land Processes Distributed Active Archive Center (LPDAAC) dello USGS e della NASA. 8 PARCO DEL POLLINO (2007); LEANDRO I (2007) 9 supra 10 DIRE AMBIENTE (2007) 11 CIANCIULLO A (2007); VERDE NERO BLOG (2007) 12 NASA MODIS WEB (2019) 66

66 6.2 UNIVERSO DI RICERCA Si è scelto come universo di ricerca il territorio più colpito dalla crisi sia in termini di vittime (5) che di danni al patrimonio boschivo 13. Con i suoi 75 mila ettari di estensione il Parco Naturale Regionale dei Nebrodi è il più esteso della Sicilia e costituisce da solo una parte consistente del patrimonio boschivo isolano. Esso custodisce inoltre la metà della biodiversità regionale. E lambito sul margine settentrionale tirrenico da un arteria di grande comunicazione (la A19 Palermo - Messina), da due strade principali (a Nord la SS 113 e a Sud la SS 115), nonché da un altissimo numero di strade secondarie che solcano perpendicolarmente in senso N-S strette vallate fluviali sui cui fianchi e le cui foci si dispongono la totalità dei centri abitati. La grande disponibilità di combustibile (bosco e sottobosco) e la capillarità della rete viaria rendono l indice di suscettibilità agli incendi della dorsale sub-appeninica nebroidese particolarmente alto. Si auspica che le osservazioni e le inferenze derivate dallo studio di tale area possano assistere alla pianificazione e migliore prassi nella gestione di futuri scenari di crisi in questo territorio e servire da base per la costruzione di modelli per altri ambiti. L universo corrispondente a 22 comuni nelle province di Messina, Catania e Enna è stato evidenziato per mezzo dello strumento clipping di ArcToolBox dell applicativo ArcMap. Con una seconda query è stato possibile sovrapporre le quattro centraline del Servizio Agrometeorologico Regionale (SIAS) ivi ricadenti. Infine, sono stati richiesti al SIAS i dati meteorologici disponibili per il periodo immediatamente prima, durante e dopo la crisi incendi (15 Giugno-15 Settembre 2007). 6.3 FONDAMENTI TEORICI ALLA BASE DI UNA CARTA DEL RISCHIO D INCENDIO BOSCHIVO Il rischio d incendio boschivo è inteso come l insieme di due componenti 14 : A. il combustibile e la sua suscettibilità a prendere fuoco (fire hazard) B. le cause esterne, naturali e antropiche, che influenzano l innesco (fire ignition) La stima del rischio si definisce come il contributo potenziale delle variabili osservate, integrate in una espressione matematica che identifica il livello di rischio (San Miguel Ayanz). I fattori rilevanti del rischio sono diversi e caratterizzati da forti interazioni. Essi sono rappresentati dalle variabili climatiche, topografiche, del combustibile forestale, dalla componente vegetativa degli ecosistemi e dal contesto socio-economico. 13 BELLAVIA E (2007B); MASULLI B (2007) 14 CHUVIECO E (ED. 2008) 67

67 Per la redazione di una carta del rischio d incendio si dovranno prendere in conto i seguenti fattori: A. la vegetazione forestale; B. i fattori meteo-climatici (suddiviso in umidità, secchezza della vegetazione, intensità e direzione e del vento prevalente); C. i fattori morfologici (suddiviso in esposizione e pendenza); D. i fattori antropici (genericamente indicati dal grado di accessibilità garantito dalla rete viaria); A ciascuno di essi corrisponderanno sei strati informativi intermedi (vegetazione, secchezza, vento, esposizione, pendenza, viabilità) e quattro strati informativi definitivi (naturale, meteo, morfologico, antropico). Dalla normalizzazione e pesatura dei quattro fattori/strati definitivi si otterrà la carta del rischio d incendio relativo alla stagione estiva Perché tale processo possa essere messo in atto, non si é potuto prescindere dalla acquisizione dei seguenti dati di ingresso, tutti shapefiles: A. modello digitale del suolo con risoluzione geometrica a 100 metri (DEM100) della regione siciliana (6.3); B. carta dei tipi forestali della regione siciliana (6.4); C. stazioni meteo-climatiche del servizio agrometeorologico della regione siciliana (6.5); D. carta dei comuni della regione siciliana (6.6); E. immagini MODIS Aqua con risoluzione geometrica di 1 km scaricati dal portale della NASA MODIS Web 15. Agli shapefiles è stato assegnato un comune sistema di riferimento (WGS84) e di coordinate (Gauss Boaga). Conseguentemente, tutti i files intermedi e di output saranno georiferiti secondo il medesimo sistema di riferimento e di coordinate. 15 NASA MODIS WEB (2010) 68

68 6.4 ANALISI DEL RISCHIO DETERMINATO DA FATTORI NATURALI (TIPI FORESTALI) Per ogni tipologia forestale occorre prendere in considerazione i seguenti parametri: A. il carico di combustibile ripartito per classi dimensionali; B. il grado di compattazione del materiale combustibile; C. la continuità orizzontale; D. la disposizione verticale; E. il contenuto di umidità; F. il contenuto di oli essenziali o di altre sostanze infiammabili. Questa analisi porta alla definizione di una scala di pericolosità potenziale, considerando il pericolo una proprietà intrinseca del bosco ad essere percorso dal fuoco, in base ai soli fattori fisici e ambientali che predispongono le modalità di innesco e propagazione del fuoco stesso nelle formazioni forestali. Ciascun tipo forestale è inserito in un determinato livello di pericolosità d incendio legato alle caratteristiche fisiche di maggiore o minore infiammabilità: A. pericolo molto debole tipologie E4, I1, M5; B. pericolo debole: A3, C4, D3, D4, E3, G1, G3, I2, I 3, L2; C. pericolo moderato: A3, C4, D3, D4, E3, G1, G3, I2, I3, L2; D. pericolo marcato: A1, B1, B3, B4, C3, D1, D2, E5, F2, L3, M3, M4 Il massimo livello di pericolosità si attribuisce alle conifere. Lo stesso livello si assegna a soprassuoli interessati dalla presenza di sottobosco ricco di piante infestanti o dove si riscontra continuità verticale e orizzontale tra elementi vivi e morti. Date le premesse, si è definito da investigare ritagliando (strumento Clipping ) dallo shapefile d ingresso (vegetazione regionale) l area corrispondente ai 22 comuni del Parco dei Nebrodi 69

69 Con lo strumento Reclassify, i tipi forestali sono stati raggruppati in quattro famiglie di rischio, dove con 4 (conifere) si è indicata la suscettività all incendio più alta, ottenendo lo shapefile intermedio vegetazione (6.7). 6.5 ANALISI DEL RISCHIO DETERMINATO DA FATTORI METEOROLOGICI (VENTO PREVALENTE E SECCHEZZA) Tutte le variabili meteorologiche e climatiche concorrono a influenzare l innesco di incendio: A. direzione e intensità del vento; B. temperatura e temperatura di rugiada; C. piovosità e disponibilità idrica dei suoli. Da una analisi dei dati statistici sugli incendi in Sicilia, negli anni si rileva che l incidenza più elevata si ha nel quadrimestre Giugno-Settembre e più marcatamente a Luglio e Agosto. Il vento, oltre a favorire l afflusso di ossigeno quale comburente, esercita un azione di spinta in avanti delle fiamme, causando un maggiore contatto e scambio di calore per convezione e irraggiamento con il combustibile. Il periodo estivo è quello in cui si hanno i maggiori di deficit idrico dei suoli in seguito al contemporaneo verificarsi dei maggiori valori di evaporazione e traspirazione potenziale della vegetazione e dei minimi valori di precipitazione. Il deficit idrico implica una maggiore disidratazione dei residui legnosi del sottobosco e di tutto il materiale vegetale combustibile in genere. Una volta ritagliata l area da indagare ( Clipping ), si sono presi in considerazione i dati meteo-climatici relativi alle stazioni SIAS ivi ricadenti (Mistretta-Francavilla, Cesarò-Monte Soro, Cesarò-Vignazza, San Fratello). Tali dati si riferiscono alla intensità e direzione oraria del vento per il periodo 15 Giugno 15 Settembre I dati sono stati opportunamente inseriti in un foglio elettronico (MS Excel) da cui si è agevolmente estrapolata la direzione e l intensità prevalente del vento in ciascuna area. Basandosi sul modello elaborato da Marchetti per la regione Emilia-Romagna, si è associata a ciascun quadrante del vento una classe di suscettività d incendio (6.8-9). A. maestrale e tramontana (NW, N ovvero ; 0-22 ); B. grecale e ponente (NE, W ovvero ; ); 70

70 C. levante (E ovvero ); D. libeccio (SE ovvero ); E. mezzogiorno e scirocco (S, SW ovvero e ). I venti su ciascuna area sono stati, pertanto, riclassificati con il risultato che tre delle quattro stazioni in esame sono state attraversate prevalentemente da venti di classe 5 ( ), mentre la stazione di Cesarò-Vignazza è stata prevalentemente esposta a vento di classe 1 (6.13). In un primo momento si era pensato di convertire da shapefile a raster file le direzioni delle singole stazioni e di combinarle sommandole utilizzando lo strumento raster calculator per ottenere lo carta intermedia del rischio d incendio determinato dal vento prevalente. Tale scelta si è rivelata fallace in quanto associava ai venti prevalenti su ciascuna stazione lo shapefile relativo all intera classe, piuttosto che considerare gli angoli relativi all esatta direzione. Una tale impostazione generava una carta del vento che lasciava ampi spazi a E e a W in apparente assenza di vento, cui il computer assegnava automaticamente valore 0 o no data, con la prevedibile conseguenza che nella carta di rischio d incendio preliminare tali zone erano pressoché immuni da rischio in quanto la componente derivante dal fattore vento era nulla (6.14). Si è, pertanto, passati a considerare il vento prevalente in ciascuna stazione meteoclimatica come una superficie di interpolazione risultante dall unione di molteplici punti con valore pari a quello in gradi del vento prevalente (es. Mistretta-Francavilla 238 ); come nella costruzione di una rete TIN, tali maglie di punti vengono uniti tra loro attraverso lo strumento di distanza inversa pesata (Inverse Distance Weighted). 16 Il primo shapefile intermedio del vento prevalente (6.15) viene nuovamente riclassificato, stavolta in 2 classi: la classe 2 relativa a Cesarò-Vignazza e la classe 5 relativa alle altre tre stazioni per ottenere il secondo shapefile intermedio del vento prevalente ( ). Si é successivamente ricercato un indice per rappresentare e spiegare i fenomeni di deficit idrico connessi con il rischio di incendio. Il dati di ingresso in questo caso erano le immagini diurne MODIS Aqua con risoluzione geometrica di 1 km per i giorni giuliani La calibrazione in riflettanza delle immagini per mezzo dell applicativo ENVI è stata necessaria per rimuovere la copertura nuvolosa sull area che avrebbe altrimenti inficiato l intelligibilità della situazione. Le immagini MODIS Aqua recano informazioni su due importanti variabili meteorologiche: 16 ARCGIS 9.2 DESKTOP HELP (2007); WATSON D F - PHILIP A (1985) 17 CAPODICI F (2008) 71

71 1. indice normalizzato della vegetazione (NDVI), ossia in cui la presenza/assenza di vegetazione é determinata dal tasso di umidità in una data area; 2. temperatura superficiale del suolo (LST); Dal rapporto tra queste due variabili, calcolato per mezzo del Triangle Method 18 si ottiene l Indice di temperatura e secchezza della vegetazione (TDVI). Il TDVI è uno di tanti indici di secchezza ottenibili e non è esente da problemi. I valori risultanti da tale rapporto sono stato riclassificati in 6 classi così da ottenere lo shapefile intermedio relativo alla suscettività d incendio dei Nebrodi determinato dalla secchezza (6.18). 6.6 ANALISI DEL RISCHIO DETERMINATO DA FATTORI MORFOLOGICI (ESPOSIZIONE E PENDENZA) L esposizione determina il tempo di irraggiamento solare e la temperatura e l umidità. Esposizioni a sud-ovest subiscono un maggiore irraggiamento, si riscaldano maggiormente e perdono maggiore umidità. Conseguentemente, per ottenere lo shapefile intermedio (6.32) della esposizione è bastato riclassificare in 6 classi l esposizione dei versanti nebrodensi secondo la ripartizione che segue: 1. Piano 2. N, NE,NW 3. E 4. SE 5. SW, W 6. S La pendenza del terreno è un parametro altrettanto importante in quanto essa facilita l avanzamento e la propagazione del fuoco verso l alto. Il calore provocato dalla combustione preriscalda il combustibile e ne favorisce l incendiabilità. Secondo osservazioni sperimentali, pendenze fino al 30 % aumentano la velocità di avanzamento del fuoco del doppio, pendenze del 55% la aumentano di quatto volte. Lo shapefile intermedio della pendenza si ottiene da una riclassificazione del modello digitale del suolo (6.19): 1. non rischioso CIRAOLO G (2008) 72

72 2. rischio lieve rischio moderato rischio elevato ANALISI DEL RISCHIO DA FATTORI ANTROPICI (RETE VIARIA) Sebbene si tratti di una considerazione assolutamente parziale, è indubbio che la presenza di strade rende più vulnerabile il bosco rispetto al comportamento umano: molti incendi si sviluppano in prossimità del ciglio carreggiabile. La presenza antropica appare fortemente determinante nei confronti del fenomeno incendi. Nel nostro caso di studio sono state create 2 classi intermedie di rischio antropico (6.20) dalla creazione di un buffer di 20 metri su ciascun margine delle strade principali (autostrade e statali) e di 10 metri sulle secondarie (provinciali, comunali, trazzere e sentieri carreggiabili). 6.8 ANALISI METODOLOGICA E NORMALIZZAZIONI DEI FATTORI La carta del rischio è stata realizzata basandosi sui sei sotto-fattori che influenzano maggiormente il rischio. Ogni fattore preso in considerazione è rappresentato mediante un livello cartografico e per ognuno di essi è stata decisa una classificazione ottenuta attribuendo un peso a seconda della minore o maggiore influenza sul rischio d incendio, in una scala da 1 a 6. Inclinazione: 4 classi 0-10 /10-30 /30-60 Esposizione : 6 classi Flat/N, NE, NW/E/SE/SW, W/S Vento: 6 classi: Flat/E, SE/NW/N/W/S, SW, NE Deficit idrico: 4 classi: Molto Basso/Basso/Moderato/Elevato Tipi forestali: 4 classi: Molto debole/debole/moderato/marcato Viabilità: 2 classi: Basso/Elevato 73

73 Inclinazione Esposizione Direzione del Vento Deficit idrico Pericolosità dei tipi forestali Viabilità Classi Peso Classi Peso Flat 1 N, NE,NW 2 E 3 SE 4 Classi Peso Flat 1 E, SE 2 NW 3 N 4 Classi Peso M. Basso 1 Basso 2 Moderato 3 Elevato 4 Classi Peso M. Debole 1 Debole 2 Moderato 3 Elevato 4 Classi Peso Basso 1 Alto 2 SW, W 5 W 5 S 6 S, SW, NE 6 Al fine di normalizzare ciascun fattore è stato calcolato il minimo comune multiplo; si sono cioè moltiplicati i pesi degli strati informativi con 4 classi per 6, i pesi degli strati con 6 classi per 4, e i pesi degli strati con 2 classi per 12 in modo da fare pesare di più la classe con maggiore rischio d incendio. In questo modo si è costituita una scala dei pesi che va da 4 a 24, come da tabella che segue. Inclinazione Esposizione Vento Secchezza Tipi forestali Viabilità Classi Peso Classi Peso Flat 4 N, NE,NW 8 E 12 SE 16 Classi Peso Flat 4 E, SE 8 NW 12 N 16 Classi Peso M. Basso 6 Basso 12 Moderato 18 Elevato 24 Classi Peso M. Debole 6 Debole 12 Moderato 18 Elevato 24 Classi Peso Basso 6 Alto 12 SW, W 20 W 20 S 24 S, SW, NE 24 74

74 Convertiti tutti gli shape files in raster files, si sommeranno con lo strumento Raster Calculator inclinazione ed esposizione per ottenere lo strato morfologia e vento e secchezza per avere i dati relativi allo strato meteo. Otterremo così 4 raster files relativi a: A. rischio naturale B. rischio climatico C. rischio morfologico D. rischio antropico Predisposta una matrice in cui si stabilisca quale sia il peso relativo ogni singolo fattore rispetto agli altri, si otterrà un coefficiente moltiplicativo. 6.9 CARTA PRELIMINARE DEL RISCHIO D INCENDIO, PROSPETTIVE E IMPLICAZIONI La carta preliminare (6.21) del rischio si ottiene dalla somma ponderata dei raster riclassificati, secondo la seguente formula: carta finale = (r. antropico x 0,067) + (r. climatico x 0,392) + (r. morfologico x 0,150) + (r. naturale x 0,392) Guardando al breve termine, un analisi comparata della carta di rischio incendio e la carta delle aree percorse dal fuoco (in corso di elaborazione) renderà possibili una serie di inferenze circa l affidabiltà della prima e suggerire riflessioni e mutati approcci in quelle aree 75

75 dove non si sia verificato un match soddisfacente. E facilmente prevedibile che tali aree saranno caratterizzate da una forte componente non computabile del fattore antropico. In una prospettiva di medio termine, tale analisi potrebbe avere alcune rilevanti implicazioni sul piano della pianificazione e gestione degli interventi di prevenzione al rischio di incendio, quali: 1. Ridistribuzione di risorse economiche, umane e mezzi alle associazioni di attualmente addensati attorno ai capoluoghi di provincia; 2. Ridistribuzione della rete di monitoraggio terrestre (sentinelle del fuoco WWF e forestali); 3. Ridefinizione ed efficientizzazione dei piani e itinerari di volo inerenti all AIB. Di fatto, la cooptazione delle associazioni di volontariato secondo il modello indicato nelle fasi 2A e 2B del paragrafo metodologia del presente documento è stato ritenuto congruo alle esigenze del Dipartimento Regionale della Protezione Civile 19 e adottato come buona prassi dal suo dirigente generale. 19 REGIONE SICILIANA, DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE (2009) 76

76 6.1 77

77 6.2 78

78 6.3 79

79 6.4 80

80 6.5 81

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99 6. CAPFS2007: IL SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE 6.1 OBIETTIVI I dati del catasto regionale delle aree percorse dal fuoco vengono assemblati in ambiente GIS allo scopo di costruire un sistema informativo territoriale costantemente aggiornabile. In tal senso, gli obiettivi di CAPFS2007 includono: A. la standardizzazione dei dati geospaziali con conseguente accresciuto potenziale di interazione e coordinamento tra le forze di pronto intervento (VVFF, Protezione Civile, associazioni di volontariato) sulla base di una piattaforma operativa comune; B. la fornitura di uno strumento per vincolare aree percorse dal fuoco e prevenire la speculazione edilizia nelle aree incendiate; C. la verifica e gestione dell utilità e del funzionamento delle postazioni di osservazione anti-incendio, con l eventuale riassetto a favore di quelle più esposte a scenari ad alto rischio d incendio; D. il monitoraggio della qualità dell operato delle associazioni di volontariato e la valorizzazione degli operatori virtuosi; E. la valutazione dell efficienza degli interventi delle forze anti-incendio in maniera capillare e secondo criteri obiettivi. Ad oggi, l unico tentativo in tal senso è il questionario di Legambiente con il quale si sono interrogati tutti i comuni d Italia circa il numero e l estensione degli incendi, e il giudizio sull intervento di spegnimento. Solo 36 (circa il 15%) degli oltre 200 comuni siciliani interessati da incendi ha risposto. Pertanto, né la capillarità né l obiettività del giudizio sugli interventi anti-incendio è stata garantita; F. quantificazione della estensione di ciascuna area percorsa dal fuoco; G. la possibilità di interrogare il sistema ed estrarre dati circa le caratteristiche di ogni singolo evento incendiario, quali, ad esempio, i diversi usi del suolo; H. l accertamento della data di innesco e della durata di uno o più incendi; I. il raggruppamento degli incendi per unità territoriale, comprensoriale e/o amministrativa; J. la dinamicità delle carte, che consente il passaggio rapido da una scala di rappresentazione a un altra, ovvero da una visione di insieme a una sul singolo evento e viceversa in una sola sessione di lavoro, come sarebbe impossibile utilizzando cartografia tradizionale; K. la stampa di carte a qualsiasi scala; L. la pianificazione di interventi sulle infrastrutture e la viabilità, ove si evidenziasse la necessità di nuove vie d accesso e/o fuga o il consolidamento e la manutenzione delle pre-esistenti; M. l aggiornamento della cartografia tematica a intervalli periodici; 100

100 N. il monitoraggio globale del territorio regionale senza temere la miopia propria dei sopralluoghi terrestri; O. la fusione della cartografia passata, presente e futura attraverso la sovrapposizione degli strati informativi attuali e prossimi sulle carte tecniche regionali in scala 1:10.000; P. la creazione di schede secondo gli usi più svariati; Q. l interfacciabilità e integrazione con i costituendi catasti comunali; R. la condivisione dei dati cartografici con un utenza più (Internet) o meno (rete locale) ampia attraverso una piattaforma WebGIS. 6.2 STRATI INFORMATIVI SENSORI A BASSA RISOLUZIONE Il metodo più rapido per localizzare incendi attivi al suolo si basa sul rilevamento di anomalie termiche (hotspots) da satelliti a bassa risoluzione; la soglia termica standard corrisponde a una temperatura di 312 K (39 C) al suolo, aldilà della quale si considera l area interessata da un incendio attivo o recentemente percorsa dal fuoco. Esistono almeno tre progetti che offrono un servizio di rilevamento degli hotspot in tempo reale o quasi reale, l EO Exploitation Project Development (ESA) 1, Risk-EOS (ESA) 2, e MODIS 3 (NASA); l impiegabilità dei dati é intimamente connessa con la risoluzione geometrica delle immagini da cui essi derivano. Si é pertanto considerata del tutto insoddisfacente la prima copertura ESA (6.1), che ha restituito soltanto 7 anomalie nel periodo di picco della crisi (22 agosto-5settembre 2007). Più verosimile, ma lungi dall essere completo il secondo rilievo ESA, distribuito in Italia da Telespazio (6.2), in ragione della bassissima risoluzione geometrica (3 x 3 km) del sensore. Molto più attendibile é stato lo scenario prospettato dalle piattaforme NASA. Le anomalie termiche individuate dagli spettroradiometri a bordo di MODIS Aqua e Terra (6.3) hanno consentito di individuare gli incendi attivi al suolo, con un margine di affidabilità che é stato ritenuto molto buono in seguito ad un analisi incrociata condotta con immagini a risoluzione geometrica medio-alta (DMCii) e altissima (le aerofotografie della ricognizione AIB). Gli hotspots vengono rilevati per mezzo di un algoritmo contestuale che sfrutta la forte emissione di radiazioni nel canale dell infrarosso medio (MIR) degli incendi. Al termine della scansione di ogni pixel di ciascuna immagini da parte a parte nel senso della larghezza, l algoritmo restituisce una delle seguenti sei classi: 1 EUROPEAN SPACE AGENCY (2010A) 2 EUROPEAN SPACE AGENCY (2010B); EUROPEAN SPACE AGENCY (2010C) 3 GIGLIO L DESCLOITRES J JUSTICE C O KAUFMAN Y (2003) 101

101 A. missing data (: dati mancanti); B. cloud (: copertura nuvolosa); C. water (: bacino idrico); D. non-fire (: non incendio); E. fire (: incendio); F. unknown (: indefinito/non noto). Ciascuna anomalia rappresenta il centro di un pixel di 1 km di lato all interno del quale ricade un incendio. E importante sottolineare che tali punti indicano il centro del pixel, ma non necessariamente le coordinate dell incendio. In alcuni casi si notano più hotspots disposti in fila, il che rappresenta con ogni probabilità un fronte di fuoco. Le dimensioni minime degli incendi individuabili sono una funzione delle seguenti variabili: A. l angolo di scansione; B. la posizione del sole; C. la temperatura al suolo; D. la copertura nuvolosa; E. la presenza/assenza di fumo; F. la direzione del vento. Minnie Wong del Fire Information for Resource Management System, che distribuisce i dati sulle anomalie per conto del progetto MODIS, sostiene che incendi nell ordine di 1000 mq siano rilevati quotidianamente. Ove il sensore si trovi in condizioni di ripresa molto buone (al nadir sull obiettivo, in assenza di fumo e con temperatura al suolo omogenea) é possibile individuare anomalie di soli 100 mq e ancora che, in condizioni di osservazione estremamente rare, se ne siano documentati alcuni di 50 mq (6.4). D altro canto, incendi dell ordine di 50 mq sono da ritenersi irrilevanti ai fini della nostra analisi, in quanto per essere perimetrati richiederebbero sensori multispettrali con una risoluzione geometrica al suolo pari o inferiore a 7 x 7 m, attualmente disponibile solo su piccola scala e da piattaforma aviotrasportata (MIVIS o AVIRIS), non satellitare. Un altro vantaggio rispetto agli hotspot prospettati da MSG-SEVIRI risiede nel fatto che MODIS Aqua e Terra non risentono della copertura nuvolosa, mentre non riescono a penetrare la copertura arborea ove essa sia particolarmente fitta. Gli attributi rilevati per ciascuna anomalia termica sono: A. latitude and longitude (: latitudine e longitudine) del quadrato di un 1 km di lato entro cui essa è contenuta; B. la brightness temperature (: temperatura di brillanza) espressa in Kelvin, e misurata nei canali MODIS 21/22 e 31; 102

102 C. lo Scan and Track, ovvero la risoluzione spaziale di ciascun pixel scansito. Gli hotspot hanno una risoluzione di 1 km solo al Nadir, mentre i pixels prossimi ai margini occidentali e orientali della scansione sono più grandi; D. la Acquisition date (: data di acquisizione); E. Time (: orario) di acquisizione; F. Satellite, ovvero quale satellite ha effettuato l acquisizione, indicato con le iniziali T (per Terra) o A (per Aqua); G. Confidence (: affidabilità) del rilievo, con valori oscillanti tra 0 e 100% e che risulta nell assegnazione di tre classi: low, nominal, high. La misura della affidabilità può assistere nel trattenere o escludere dati incerti; H. Fire Radiative Power (: potenza radiata dall incendio) che esprime la quantità di calore emessa in MegaWatts. Trattandosi di satelliti a orbita polare, Terra (da Nord a Sud) e Aqua (da Sud a Nord) sono eliosincroni ed effettuano 2 passaggi al giorno (1 diurno, 1 notturno) su ogni punto del globo. Grazie a tale alta risoluzione temporale, la coppia MODIS ha consentito di stabilire l orario approssimativo di innesco e la durata di ciascun incendio. D altro canto, la bassa risoluzione spaziale ha permesso di localizzare sommariamente, ma non di rilevare gli incendi poiché l area di interesse abbracciata da ciascuna anomalia termica é eccessivamente estesa, pari a un quadrato di 1 km di lato o m di raggio. Pertanto, la perimetrazione delle aree percorse dal fuoco non può prescindere dall uso di immagini a risoluzione geometrica più elevata SENSORI A MEDIA RISOLUZIONE (SLIM6) Numerosi sono stati in passato i satelliti utilizzati per la mappatura delle aree percorse dal fuoco. Si è sottoposto alcuni di essi ad attenta considerazione per stabilire quale avrebbe risposto alle esigenze del progetto CAPFS 2007, ovvero di riunire in un solo strumento di osservazione le seguenti caratteristiche: A. risoluzione geometrica di circa 33x33 m (990 mq) al suolo perché da essa siano perimetrabili tutti gli incendi di norma individuati da MODIS Aqua e Terra, raramente più piccoli di 1000 mq. B. sensore multispettrale, che includesse le bande dell infrarosso vicino (NIR) e medio (MIR); C. swath (: ampiezza) che abbracciasse l intero territorio isolano in una sola scena; D. periodo di rivisitazione sufficientemente breve per valutare le condizioni della vegetazione prima e immediatamente dopo la crisi incendi. 103

103 Landsat 7 è l ultimo satellite ad essere stato messo in orbita nell ambito dell omonimo programma della NASA e USGS 4. Lo strumento di osservazione di bordo, l Earth Thematic Mapper + (ETM+), é il primo ad avere una risoluzione soddisfacente per i nostri scopi, ovvero, 30 m nell infrarosso vicino (NIR) e medio (MIR). L ampiezza delle scene (185 km) avrebbero reso possibile abbracciare la Sicilia intera affiancando due immagini. Tuttavia, in ragione del lungo periodo di rivisitazione (16 giorni), Landsat 7 offre una copertura trascurabile della crisi incendi del Si è, quindi, analizzato il NOAA-AVHRR, anch esso della NASA, e il Fire Identification and Monitoring Mapping Algorithm ad esso associato e sviluppato da Ivan Csiszar 5. AVHRR sarebbe stato ideale in quanto fornisce 4 immagini al giorno (7.30 AM/PM e 1.30 AM/PM in ora locale) nel canale dell infrarosso termico; tuttavia la risoluzione a terra (1,1 km al nadir) e il livello di distorsione dei pixels al margine (fino a 6 km) lo rendono uno strumento adeguato al trattamento di dati su scala nazionale e/o continentale. Si è preso in considerazione l IRS-AWiFS 6 (Advanced Wide Field Sensor) anch esso riconducibile all agenzia spaziale statunitense, ed utilizzato per la mappatura degli incendi galiziani del Sebbene lo swath (: ampiezza, 370 km) e la risoluzione temporale (intervallo di rivisitazione pari a 5 giorni) delle scene siano congrui alle esigenze dello studio, la risoluzione spaziale (56 metri) é insoddisfacente. Il giapponese TERRA-ASTER 8 (Advanced Spaceborne Thermal Emission Radiometer) gode di risoluzione apprezzabile nei canali del infrarosso visibile e vicino (VNIR, 15 m) e dell infrarosso a banda corta (SWIR, 30 m), ma difetta sia per l intervallo di rivisitazione di 16 giorni che per la ridotta ampiezza delle scene (60 km). Passando ai sensori aviotrasportati, l australiana HyVista Corporation distribuisce l ottimo HyMAP 9, che produce immagini con una risoluzione di 5 metri al suolo, ma che soffre del problema opposto rispetto ad AWiFS, ossia dell impossibilità di abbracciare porzioni di territorio sufficientemente ampie per una analisi regionale. Lo stesso può dirsi di AVIRIS 10, lo spettrometro a infrarosso del Jet Propulsion Laboratory della NASA, e di MIVIS 11, strumento dalle caratteristiche analoghe in dotazione alla Compagnia Generale Riprese Aeree. L unico strumento di osservazione multispettrale che racchiude le sopracitate caratteristiche è il micro-satellite Slim6, di cui la produttrice Surrey Satellite Technology Limited ha messo in orbita una piccola costellazione di 10 esemplari a partire dal 2005 nell ambito del Disaster Monitoring Constellation Programme 12, sostenuto dai governi di Regno Unito, Cina, 4 NASA (2010C) 5 NATIONAL SATELLITE AND INFORMATION SERVICE (2010) 6 NASA (2010B) 7 GONZÁLEZ-ALONSO F - MERINO-DE-MIGUEL S CUEVAS J M (2007) 8 KATO M MARUYAMA Y TSUKADA M (2000) 9 HYVISTA CORPORATION (2010) 10 NASA (2010A) 11 COMPAGNIA GENERALE RIPRESE AEREE (2010) 12 DISASTER MONITORING CONSTELLATION (2010) 104

104 Turchia, Nigeria e Algeria. Proprio perché si tratta di una costellazione di satelliti, la serie DMCii possiede un intervallo di rivisitazione brevissimo (fino a 2 passaggi al giorno) ed ha quindi molte più probabilità di riuscire a documentare disastri ambientali di breve durata rispetto a satelliti dalle caratteristiche simili. Infatti, a differenza di Landsat, DMCii dispone di un archivio di più immagini relative alla crisi incendi siciliana dell estate Inoltre, pur disponendo di una risoluzione spaziale simile (32 m al suolo), le scene dei satelliti della costellazione DMCii restituiscono immagini 3,5 volte più ampie degli equivalenti Landsat 7 (660 km contro 185 km), e sono dunque più che sufficienti ad abbracciare tutta la Sicilia. Si è, pertanto, optato per l acquisto di 3 scene, per caratterizzare l andamento degli incendi da Giugno a Settembre: 1. SSTL DMCii 32 m del 19 Giugno 2007; 2. SSTL DMCii 32 m dell 1 Luglio 2007; 3. SSTL DMCii 32 m del 3 Settembre STRATI INFORMATIVI Si riportano di seguito gli altri strati e relativi attributi di cui è composto il sistema informativo territoriale CAPFS2007: 1. Perimetro Sicilia (shapefile areale, 6.5); 2. Limiti amministrativi provinciali (shapefile areale, 6.6); 3. Limiti amministrativi comunali (shapefile areale, 6.7) con i seguenti campi: codice dell amministrazione comunale, nome del comune, nome della contrada, codice della provincia, latitudine e longitudine, presenza o assenza di HS NASA; 4. Questionario di Legambiente (shapefile areale, 6.8) con i seguenti campi: Codice dell amministrazione comunale, nome del comune, nome della contrada, codice della provincia, latitudine e longitudine, presenza o assenza di HS NASA, estensione in ettari delle aree bruciate, numero di incendi per comune, voto e giudizio sulla gestione degli incendi; 105

105 5. Rassegna stampa di ANSA (shapefile puntuale, 6.9) con i seguenti campi: FID Sicilia, Codice dell amministrazione comunale, nome del comune, nome della contrada, codice della provincia, latitudine e longitudine, data del lancio stampa; 6. Rassegna stampa di Repubblica (shapefile puntuale, 6.10) con i seguenti campi: FID Sicilia, Codice dell amministrazione comunale, nome del comune, nome della contrada, codice della provincia, latitudine e longitudine, data del lancio stampa; 7. Rassegna stampa di Giornale di Sicilia (shapefile puntuale, 6.11) con i seguenti campi: FID Sicilia, Codice dell amministrazione comunale, nome del comune, nome della contrada, codice della provincia, latitudine e longitudine, data del lancio stampa; 8. Associazioni di volontariato della protezione civile; 9. Vigili del fuoco (shapefile puntuale, 6.12) con i seguenti campi: Codice dell amministrazione comunale, nome del comune, nome della contrada, codice della provincia, latitudine e longitudine; 10. Hotspot NASA (shapefiles puntuali, ); 11. Hotspot ESA (shapefiles puntuali, ); 12. Corine Land Cover 2006 (shapefile areale, ) con i seguenti campi: estensione in ettari, legenda, da cui si sono estratti i seguenti secondi derivati: 12.1 bacini idrici, 12.2 aeroporti, 12.3 tessuto urbano, da cui si é ottenuto: l area di rispetto urbano di 200 m. 13. Carta tecnica regionale della Sicilia in scala 1: ( ); 14. Infrastrustrutture (shapefile polilineare, 6.23); 15. Le immagini DMCii opportunamente georiferite e calibrate ( ). 16. Le Zone a Protezione Speciale (ZPS-SIC, shape poligonali); 17. L idrografia (shape polilineare); 106

106 18. Le 7 zone di ricognizione AIB, shape poligonali); 19. Le aviosuperfici AIB (shape puntuali) OSSERVAZIONI SUGLI STRATI INFORMATIVI Da un attenta lettura, alcuni degli strati informativi presentavano dei dati incongruenti con le immagini satellitari. Si è, pertanto, condotto un indagine random per segnalarne alcuni. 1. Particolarmente critico si è dimostrato il questionario di Legambiente che: A. Non ha alcuna valenza statistica avendo ottenuto feedback da soli 36 comuni dei 200 comuni siciliani interessati da incendi), B. E qualitativamente inaffidabile non essendo stati definiti scientificamente i giudizi su cui si chiedeva ai comuni di valutare l efficacia degli interventi di spegnimento dei focolai; C. E quantitativamente inaffidabile non essendovi alcuna corrispondenza tra il dato relativo all estensione totale delle aree effettivamente bruciate e i dati pubblicati. Nel caso del comune di Nicosia Legambiente attestava ha percorsi dal fuoco contro gli 84 ha certificati dall ufficio comunale della Protezione Civile e del Corpo Forestale dello Stato. Le immagini della DMCii hanno confermato il secondo dato. 2. In ultimo, le rassegne stampa di ANSA, Repubblica e del Giornale di Sicilia sono incomplete, miopi (focalizzata soprattutto sulle aree urbane e limitrofe) ed errate in molteplici casi nella localizzazione degli incendi, riportando spesso toponimi e nomi di comuni inesatti. 3. Il sistema difetta per la mancanza di strati fondamentali che non sono potuti venire nella disponibilità dei progettisti. Tra di essi si segnalano A. lo shapefile areale relativi alle zone operative di ciascuna stazione dei vigili del fuoco, B. lo shapefile puntuale indicante le associazioni di volontariato per la protezione civile, C. lo shapefile puntuale delle basi da cui partono le missioni degli elicotteri del CFRS e dei Canadair del Dipartimento della Protezione Civile. 107

107 6.3 ELABORAZIONE PROCEDURA In condizioni ideali una scena satellitare presenta una copertura nuvolosa minima e permette di operare in automatico elaborazioni su tutta la sua estensione. Surrey Satellite Technology Limited si è attenuto alle condizioni contrattuali di fornire immagini in cui l aggregato delle nubi ammontasse a meno del 20% della scena. Sia il dato regionale (5,87%) che quello delle province di Trapani (1,95%), Palermo (3,87%), Agrigento (1,28%), Caltanissetta (1,76%), Enna (2,8%) e Catania (6,07%) era pienamente accettabile. Tuttavia, il concentramento di nubi sui rilievi delle province di Messina (13,02%), Ragusa (9,68%) e Siracusa (15,36%) rendeva inapplicabile qualsivoglia algoritmo per l estrazione degli indici di incendio (BAI, BAIM, NBR, dnbr, RdNBR BARC, BARC-A, BSI, SBSI, CBI, CFFWI) 13. Inoltre, le immagini DMCii non erano corredate delle bande utili a operare una correzione atmosferica, ovvero l infrarosso corto e medio (SWIR e MIR) e non esistevano coperture satellitari alternative. Stanti tali condizioni, si è stati costretti a definire empiricamente i valori di soglia spettrale di un incendio dal confronto tra l immagine DMCii e immagini a più alta risoluzione e nel canale del visibile riprese su aree certamente attraversate dal fuoco (oblique e TeleAtlas/GoogleEarth, ). Si è stabilito che valori tra 40 e 50 nella banda del NIR sarebbero stati adottati come soglia minima e massima per definire gli incendi. Si sono dunque elaborati i dati secondo la sequenza: 1. Si è calcolato dell NDVI con solita formula ( ). 2. Riclassificazione dell NDVI creando due nuovi valori (<0,4 = non vegetato; >0,4 = vegetato). 2.1 Verifica 2: abbiamo considerato tutte le aree vegetate (con NDVI > 0,4) e le abbiamo sottratte (in quanto non incendiate) allo strato Incendi generato al punto 3); questa è una scrematura. 2.2 Verifica 3: abbiamo individuato tessuto urbano, aree umide, cave, etc. e le abbiamo sottratte allo strato Incendi generate al punto 3; 2.3 Risultato: una grande quantità di aree incendiate da processare (donut-holing, donut-filling/ e unire trattandosi di aree disuniformi); 3. Si è richiesto con il comando contour di delimitare tutte le aree ricadenti entro i valori di soglia e, successivamente, di escludere le restanti ( ). Risultato: una 13 MARTÌN (2006); MARTÌN - CHUVIECO (2004); KEY AND BENSON (1999); KEELEY (2009A); HUDAK (2004); ESCUIN (2008); MILLER KNAPP (2008); JAIN (2008) 108

108 serie di perimetri (shp polilineari). Si passa alla conversione degli stessi da polilinea a poligono; 4. Verifica 1: abbiamo selezionato tutti i perimetri ricadenti all interno di un buffer di 705 m (raggio di una circonferenza circoscritta attorno al quadrato chilometrico di HS NASA, ); 5. A questo punto si è posto il problema del come accatastare sul territorio i singoli incendi. In molteplici casi, le aree bruciate insistevano su più comuni e province. Non aveva alcun senso statistico classificare lo stesso suddividendolo per più comuni e/o province. E tuttavia possibile ottenere valori ripartiti per unità territoriali applicando una semplice intersezione ( ); 6. Si è unito il questionario di Legambiente cui ha risposto un numero molto esiguo dei comuni interessati dall emergenza incendi; 7. Si sono caricati anche lo strato Vigili del Fuoco e Associazioni di Volontariato Protezione Civile per analizzare la gestione dell emergenza e ottimizzare la gestione delle risorse umane e tecniche negli scenari futuri. 8. Il file di uscita/output delle aree incendiate presenta i seguenti campi: estensione, in quale delle 4 periodi di crisi sia occorso l incendio, quale sensore (Terra o Aqua) lo abbia individuato, se e quale area a protezione speciale/parco naturale ne siano risultati intaccati e per quale estensione, la latitudine e la longitudine del centroide dell area, in quale/i foglio della carta tecnica regionale 1: ricada/no, quali e quanti HS NASA vi ricadano. 9. Attorno ai tessuti urbani è stata applicata una fascia di rispetto di 200 m verso l esterno ed una di interfaccia di 50 m al suo interno 14, al fine di individuare gli abitati lambiti da incendi ( ) OSSERVAZIONI SULLA ELABORAZIONE DEI DATI Seguono alcune considerazioni in merito alla elaborazione su descritta. 1. Permane della copertura nuvolosa; 109

109 2. Alcuni incendi non vengono rilevati da MODIS Aqua e Terra (es. piana di Catania). Perché? Si è confrontata la stessa area e la copertura hotspot Telespazio, ma neanche quest ultima capta nulla nella piana di Catania; 3. Tuttavia in rari casi (Leni, Salina) viene rilevato da Telespazio, ma non da MODIS. Sul perché le parole di Minnie Wong: there are many factors that can obscure fire detection by MODIS: Cloud cover/heavy smoke, canopy cover, size and/or temperature of fire (a small, cool fire may not be picked up by the sensor), time of satellite overpass etc (Telespazio ogni 15 minuti contro le 4 volte al giorno di MODIS ; 4. ombre da nuvole. Si è mitigato il problema tenendo in considerazione il valore dell NDVI in corrispondenza di tali ombre. Ove esso fosse superiore alla soglia di 0,4 la vegetazione era viva e quindi non attraversata dal fuoco. Permane l impossibilità di distinguere incendi all interno di aree in ombra ove il valore dell NDVI e, quindi, della vegetazione sia basso (seminativi). E possibile, dunque, stabilire quasi siano le aree non andate a fuoco e, paragonando questo dato con lo shapefile di prima scrematura. 6.4 RISULTATI Dall analisi incrociata tra i perimetri percorsi dal fuoco individuati sulle immagini DMCii e le classi Superfici Agricole Utilizzate (SAU) e Territori Boscati (TB) della Corine Land Cover 2006 é stato possibile estrarre le seguenti inferenze (tab. 3): 1. A livello regionale ha (4,98%) di territori boscati e ambienti semi-naturali e ha (4,86%) di superfici agricole sono stati attraversati dal fuoco; 2. La provincia più colpita in assoluto é stata Palermo con ha (7,38%), di cui (3,66%) insistenti su bosco e ha (15,77%) su aree agricole; quella meno colpita in assoluto Ragusa con 697 ha (0,45%) di cui 17 ha (0,01%) su bosco e 680 ha (3,88%) su suolo agricolo; 3. In termini percentuali le province che ha subito maggiori incendi su SAU è stata Trapani con il 40,28% ( ha) seguita da Caltanissetta con il 32,83% ( ha); quelle meno colpite sono state Messina con 2,5% (4.516 ha) e Ragusa con 3,88 (680 ha); 110

110 4. In termini percentuali le province che hanno subito maggiori incendi su TB sono state Messina con il 6,31% (7.803 ha) e Palermo con il 3,66% ( ha); quelle meno colpite sono Ragusa con lo 0,01% (17 ha); Tabella 3 Quadro riepilogativo incendi Si sono verificati 150 incendi di interfaccia che hanno interessato 95 comuni, tra i quali spiccano Messina (11 eventi), Agrigento (5 eventi) e Palermo (4 eventi). Su scala provinciale, il primato spetta al messinese (42 eventi in 28 comuni), seguiti dal palermitano (37 eventi su 24 comuni) e Catania (26 eventi su 14 comuni), mentre le province di Enna (2 eventi in 2 comuni) e Ragusa (3 eventi in 1 comune) sono quelle ad averne subiti di meno. Sarebbe auspicabile confrontare il file di uscita con le mappe comunali di rischio di incendi di interfaccia create da Soddu, Cavarra, Lo Savio e Torrisi 15 ( ). 15 SODDU P CAVARRA L LO SAVIO G TORRISI A (2008) 111

111 Diagramma 1 Quadro riepilogativo incendi di interfaccia per provincia 6.5 METADATI 1. Aree Percorse da Fuoco Aree_PF_NASA Horizontal coordinate system Projected coordinate system name: ED_1950_UTM_Zone_33N Geographic coordinate system name: GCS_European_1950 Details Grid Coordinate System Name: Universal Transverse Mercator UTM Zone Number: 33 Transverse Mercator Projection Scale Factor at Central Meridian: Longitude of Central Meridian: Latitude of Projection Origin: False Easting: False Northing: Planar Coordinate Information Planar Distance Units: meters Coordinate Encoding Method: coordinate pair 112

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