ANNO XLVI - N. 5 - NOV./DIC Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art.

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1 ANNO XLVI - N. 5 - NOV./DIC Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma

2 CONTO CORRENTE BANCARIO DELL ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO La Presidenza Nazionale dell Istituto del Nastro Azzurro ha aperto un nuovo conto corrente bancario presso la CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n CIN IT A - ABI CAB Il vecchio conto corrente bancario presso UNICRE- DIT BANCA Agenzia n.20 c/c n CAB ABI CIN IT I - è tuttora operativo, ma sarà chiuso il 31 dicembre Le Federazioni che dovranno effettuare dei versamenti sono invitati fin da ora ad utilizzare il nuovo conto e a disattivare, al più tardi entro la data indicata, i versamenti sul vecchio conto corrente. Tale informazione, anche se pubblicata in questa sede, è opportuno che venga divulgata a cura delle Federazioni anche agli Organi dirigenti dei Gruppi e delle Sezioni e a tutti i Soci del nostro Istituto. * * * AVVISO AI LETTORI Dal prossimo numero 1/2008, alle rubriche del nostro giornale sociale se ne aggiungerà una nuova, presente su quasi tutti i periodici: le lettere al direttore. In essa saranno pubblicate le vostre lettere concernenti quesiti e richieste di informazioni che ognuno di voi riterrà di utilità e di interesse generali ed ai quali sarà data risposta aperta. La nuova rubrica, oltre a colmare un vuoto della nostra bella Rivista, servirà ad avvicinare ancora di più tutti noi che facciamo parte dell Istituto del Nastro Azzurro. Qualora le lettere inviate dovessero risultare particolarmente numerose e/o molto lunghe, per consentire spazio a tutti, la redazione si riserverà la facoltà di ridurre i testi cercando, però, di salvaguardare l essenzialità dei quesiti proposti. Contiamo su una partecipazione davvero corale da parte di voi soci affinché la rubrica delle lettere al direttore sia fin dal primo numero portatrice di numerosi momenti di riflessione e confronto per tutti. * * * Comunicazioni Pag. 2 IV Novembre Novembre Festa Nazionale: perché? 4 La globalizzazione della sicurezza ed il nuovo Strumento Militare 5 Omaggio ai Caduti 6 La Galleria di Bretto (nel quadro della disfatta di Caporetto) 8 L ultima missione di Carlo Emanuele Buscaglia 10 Ricordo di El Alamein 12 Caccia al sommergibile 13 Detto fra noi 14 Elenco delle Federazioni 15 Attacco allo JU 52 della Croce Rossa 19 X^ Squadriglia contrattaccate! 20 Domenico Baffigo e gli Eroi del cantiere navale: nasce la Resistenza a Castellammare di Stabia 22 La fiamma di ombattimento del MAS Cronache delle Federazioni 26 Recensioni 30 Azzurri nell azzurro dei cieli 30 Abbonamenti e potenziamento giornale 31 Consigli Direttivi 31 Oggettistica del Nastro Azzurro 32 In copertina: 4 novembre: Festa delle Forze Armate IL NASTRO AZZURRO Fondato a Roma nel 1926 (La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951) Direz. E Amm.: Roma p.zza Galeno, 1 - tel fax Sito internet: Direttore Editoriale: Giorgio Zanardi - Presidente Nazionale dell Istituto - Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Giorgio Zanardi, Antonio Daniele, Carlo Maria Magnani, Bruno Stegagnini, Antonio Teja, Giuseppe Picca, Antonino Zuco - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante - Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n del Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, Roma - Finito di stampare: ottobre 2007 Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n intestato a Istituto del Nastro Azzurro, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n CIN IT A - ABI CAB Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre. Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana

3 IV NOVEMBRE 1918 Sono passati 89 anni da quando si e conclusa la prima, guerra mondiale nella quale l Italia, sconfiggendo l Austria Ungheria, ha potuto completare l unità della Patria e portare entro i nostri confini geografici naturali il Veneto, il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia. Grazie al sacrificio e al valore dei nostri soldati quello che era stato il sogno dei pensatori, dei martiri e degli eroi del Risorgimento si era potuto finalmente avverare. Nei quasi quattro anni di durata quella Grande Guerra, 36 classi di italiani si sono impegnate strenuamente lasciando sul campo oltre un milione di mutilati e invalidi e 650 mila Caduti, mentre ogni zolla dei seicento chilometri del conteso confine è stata consacrata dal sangue dei nostri alpini, bersaglieri, artiglieri, cavalleggeri, carabinieri, marinai e aviatori impegnati in colloqui quasi sempre solo con la morte sul Sabotino o sul Grappa, al Col di Lana o al Monte Nero, nel Vallone di Doberdò e sul San Michele e al San Gabriele, a Passo Buoie o all Ortigara, vere termopili d Italia, o sul Calvario dell Hermada o del Cengio. Tutte queste località sono state prese, perdute e riprese nel corso delle 12 battaglie dell lsonzo, combattute nei primi tre anni di guerra, dando vita a scontri epici culminati nella resistenza sul Piave dell estate dell ultimo anno di guerra da cui è partita la premessa della vittoria finale. È in queste battaglie che si è collaudato il valore della nostra stirpe nella quale si rispecchiano, nel retaggio della nostra romanità, le glorie delle Repubbliche Marinare, lo spirito di Pontìda, quello della Repubblica Cisalpina o delle guerre coloniali o risorgimentali, nonché l ardire dei nostri grandi navigatori e scopritori. Il ricordo e l orgoglio per quella grande vittoria, la prima importante conseguita dall Italia dopo la sua unificazione in nazione, sono tuttora ben impressi nel cuore degli italiani, anche se sui bollettini bronzei o marmorei, di cui sono state cosparse le pareti delle caserme, delle scuole o delle sale delle pubbliche amministrazioni, esaltanti quella nostra grande vittoria, ben di rado si sofferma oggi l attenzione delle nuove generazioni. Col trascorrere degli anni, è stata purtroppo soppressa anche la festività che era stata attribuita a questa data, nonostante questo giorno sia ora giustamente menzionato Giornata delle Forze Armate. Il nostro Istituto ha da tempo dato vita ad una campagna affinché venga ripristinata la sua festività e anche dal nostro ultimo congresso triennale di Brescia è stato indirizzata al Presidente della Repubblica una precisa e motivata richiesta a questo fine. Il Capo dello Stato ha girato la questione al Ministro della Difesa, On. Parisi, che ci ha informati di approvare il nostro intento ma che dovrà lottare con l opposizione dei sindacati e degli uffici del lavoro. Pertanto, tutti abbiamo il dovere di collaborare allo stesso fine con le possibilità di cui ognuno dispone. A conclusione della celebrazione di questa 89^ sacra ricorrenza riporto la motivazione della Medaglia d Oro al Valore Militare concessa alla memoria del Soldato Ignoto la cui Salma è stata tumulata nel 1921 all Altare della Patria: Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie cadde combattendo senz altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria. 24 maggio-4 novembre 1918 G.Z. CONFEDERAZIONE ITALIANA FRA LE ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE E PARTIGIANE IV NOVEMBRE GIORNATA DELLE FORZE ARMATE FESTA DELL UNITA NAZIONALE I Combattenti, Decorati al Valor Militare, Congiunti dei Caduti, Mutilati ed Invalidi, Protagonisti della Guerra di Liberazione e della Resistenza, Reduci dalla Deportazione, dall Internamento e dalla Prigionia, CELEBRANO con l impegno di sempre l evento conclusivo del primo conflitto mondiale che, conseguendo gli obiettivi degli artefici del Risorgimento, portò a compimento l unità d Italia; ESPRIMONO gratitudine alle Forze Armate, presidio delle libere Istituzioni, RICORDANO quanti, fedeli alla nostra Bandiera, sacrificarono la loro esistenza agli ideali di amor di Patria, di indipendenza, di libertà e di democrazia, SI IMPEGNANO a trasmettere alle nuove generazioni la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la storia della nostra Patria, AUSPICANO che il IV Novembre, Giornata delle Forze Armate e Festa dell Unità Nazionale, ritorni ad essere giornata festiva a tutti gli effetti. 3

4 4 NOVEMBRE FESTA NAZIONALE: PERCHÉ Imiei ricordi di infanzia riservano un posto d onore al 4 novembre. In tutta Italia, per la celebrazione della Festa delle Forze Armate, le basi militari erano aperte al pubblico. Era possibile entrare in quella specie di austeri santuari, circondati dal filo spinato e da cartelli che intimavano l alt e ricordavano a eventuali trasgressori l esistenza di una sorveglianza armata. In esse io potevo avvicinarmi e perfino salire su quell affascinante mostro che era il carro armato. Ma la gioia più grande la provai quando, grazie ai cosiddetti voli di propaganda, organizzati dall Aeronautica Militare proprio per il 4 novembre, potei volare per la prima volta. Ovviamente si trattò di un breve giro di campo a bordo di un vecchio Beechcraft C-45, piccolo bimotore da collegamento che terminò la sua carriera proprio mentre mi arruolavo all Accademia Aeronautica di Pozzuoli come allievo ufficiale pilota dell Arma Azzurra. Quel tradizionale e amichevole contatto tra le Forze Armate e la popolazione oggi non c è più, si è lentamente sbiadito, corroso dalle ristrettezze economiche e dal pressoché generale disinteresse da parte della società italiana di tutto ciò che è davvero militare. Si è arrivati perfino a celebrare la Festa delle Forze Armate nella prima domenica del mese di novembre. Ma perché è giusto che si celebri il 4 novembre? Sappiamo tutti che si tratta della data della fine, vittoriosa per l Italia, della prima guerra mondiale. Pochi, ormai, però ricordano che tale vittoria ha un significato ben superiore, oserei dire sublime, rispetto ad altre date di altre vittorie militari italiane (in guerra l Italia non ha collezionato solo sconfitte, come purtroppo oggi si tende a far credere): è la vittoria finale contro l impero austro ungarico a seguito della quale si è completata l unità d Italia, impresa lunghissima, iniziata con i moti insurrezionali del 1848 e proseguita per settanta lunghi anni di guerre fino al 4 novembre 1918, quando anche Trento e Trieste sono finalmente diventate italiane. L unità d Italia, per i giovani di oggi è un dato certo, compiuto, persino banale. È la mancanza della memoria di quanta sofferenza è costata ai nostri nonni, che banalizza talmente tutto da rendere quasi incomprensibile il motivo per cui il 4 novembre dovrebbe essere Festa Nazionale. L impegno, il sacrificio, la lotta strenua ed indefessa dei soldati, dei marinai, degli aviatori italiani, hanno reso possibile la vittoria del 4 novembre e per questo è giusto e necessario che l Italia renda doveroso omaggio alle sue Forze Armate proprio il 4 novembre. L Istituto del Nastro Azzurro che raccoglie l eredità dei decorati al Valor Militare ha un sacro dovere: riproporre tra i giovani il valore della vittoria del 4 novembre. Lo deve fare con forza e con dedizione, con iniziative serie e tangibili, numerose ed efficaci, distribuite su tutto il territorio nazionale e collegate l una all altra dal denominatore comune del ricordo dell impresa del 1918, perché il sacrificio dei nostri nonni nelle trincee del Carso, dell Adamello, del Grappa del Bernina e di tutte le montagne della catena alpina che testimoniano ancora oggi, con vestigia di una crudezza inenarrabile, l asprezza di quelle tremende e sanguinose battaglie, non vada mai più dimenticato. Antonio Daniele 4

5 LA GLOBALIZZAZIONE DELLA SICUREZZA ED IL NUOVO STRUMENTO MILITARE Recentemente in molti si stanno chiedendo: Cosa è successo nell ultimo decennio e cosa sta ancora accadendo, che ha trasformato un esercito burocratizzato e predisposto per funzioni difensive all interno dei confini nazionali in una forza efficiente, snella e ben addestrata, che riscuote ammirazione e consensi in campo internazionale? Ebbene, si tratta di una vera e propria rivoluzione sotto la spinta dei profondi cambiamenti geostrategici, causati dalla fine della guerra fredda e dai conseguenti nuovi fattori di rischio e situazioni di instabilità, in quell area geopolitica che da Gibilterra include Medio Oriente, Golfo Persico, Caucaso ed Asia centrale. Lo storico crocevia di traffici e culture diverse è divenuto, per la presenza di risorse energetiche vitali per il pianeta ed i sempre più aspri contrasti sociali, etnici e religiosi, il teatro di una serie di crisi che, accelerate dalla minaccia del terrorismo internazionale, hanno fatto inevitabilmente assumere al problema sicurezza un carattere sempre più globale: rischi e minacce interagiscono senza confini e sicurezza interna ed esterna non sono più separate. Da un ordine stabile fondato sulla contrapposizione, il processo in atto ci porterà a nuovi assetti internazionali, ma non è ancora chiaro quali né quando ciò avverrà. La NATO ha revisionato il proprio Concetto Strategico spostando l attenzione dalla difesa dei suoi paesi membri all intervento in operazioni di supporto della pace mediante la costituzione di forze di impiego multinazionali ed interforze, aperte anche a paesi non NATO, aventi composizione flessibile, variabile e con grande capacità di proiezione. Sono così nate le CJTF (Combined Joint Task Force), un unico comando a livello strategico, l ACO (Allied Command Operation) e le NRF (NATO Response Force), configurabili in 5 giorni in funzione della missione e con sostenibilità logistica autonoma di 30 giorni. In questo processo di evoluzione si colloca l iniziativa dell Unione Europea degli EU Battlegroups, raggruppamenti tattici interforze dell ordine di uomini, con autonome capacità di trasporto strategico, in grado di intervenire, anche contemporaneamente e su scenari diversi, ovunque necessario entro 15 giorni e con autonomia fino a 120. I cambiamenti hanno evidentemente coinvolto profondamente anche le nostre Forze Armate che si sono rapidamente inserite in questa radicale trasformazione. Era necessaria una revisione dello strumento militare in un ottica altamente integrata di capacità dello stesso, con conseguente ricalibrazione delle forze e pianificazione integrata, tenendo conto che non avrebbe avuto alcun senso un suo sviluppo al di fuori dei contesti NATO ed UE. Altre imprescindibili caratteristiche della trasformazione erano il modello a uomini, approvato dal Parlamento ed in via di conseguimento con la sospensione della leva dal 1 luglio 2005 e la professionalizzazione delle FF.AA., indispensabile per il conseguimento delle capacità richieste, che solo l impiego continuativo di personale altamente qualificato può garantire. Era poi necessario acquisire capacità operative fuori area, con conseguente proiettabilità delle forze così dette expeditionary, ed abituarsi ad operare in contingenti multinazionali in quanto, pur essendo la salvaguardia dell integrità territoriale del Paese una missione prioritaria per le nostre Forze Armate, il contributo alla gestione delle crisi internazionali, mediante la partecipazione ad operazioni di prevenzione e gestione delle stesse è diventato il loro principale ambito di impegno per la globalità assunta dal problema sicurezza e dalla connotazione della minaccia terroristica. Tra i provvedimenti presi, il processo è ancora in corso, troviamo la costituzione del COI (Comando Operativo Interforze), per la direzione unitaria delle operazioni, la riorganizzazione della componente operativa dell Esercito, per conseguire un elevata flessibilità e proiettabilità dei Reparti, la ristrutturazione dell intera Squadra Navale, per rafforzare la componente expeditionary con la nuova portaerei Conte di Cavour e l attivazione di un apposita struttura per la condotta di operazioni anfibie. Analoghi provvedimenti sta adottando l Aeronautica Militare per incrementare l operatività dei Reparti. Un ulteriore progetto avviato riguarda il consolidamento del Comando Operativo Forze Speciali, che consentirà di impiegare sinergicamente i reparti già disponibili presso le tre Forze Armate integrandoli con un aliquota delle Forze Speciali dei Carabinieri. Inoltre quello che era il campo di battaglia, viene oggi definito spazio di battaglia con la necessità di combinare nel modo più ampio possibile tattiche, procedure e tecnologie, per consentire maggiore velocità dell azione di comando, condivisione della situazione operativa a tutti i livelli, elevato ritmo di azione che però, legato all immediato controllo decisionale nei momenti più delicati, sia accompagnato da una sempre maggiore capacità di sopravvivenza. Ed eccoci arrivati al pilastro del processo di trasformazione in atto, il concetto del contesto network centric, consistente nella creazione di una rete informatica in grado di gestire in tempo reale banche dati, informazioni operative provenienti dalla molteplicità di sensori oggi disponibili (velivoli non pilotati, satelliti ecc.), valutazioni estrapolate con sofisticati metodi di simulazione, decisioni ed ordini di ingaggio, per consentire l impiego ottimale delle armi con altissima efficacia, garantendo contemporaneamente elevate capacità di protezione e difesa. Per concludere, l attuale information age ha profondamente influenzato le operazioni militari, ora basate su capacità integrate e sinergicamente operanti nei campi dell identificazione, sorveglianza, acquisizione obiettivi, valutazione degli effetti di ingaggio, comando controllo e comunicazione. Non si tratta di fantascienza, ma dell applicazione di un oggi possibile processo continuo di innovazione che eviterà di combattere un conflitto utilizzando idee e strumenti sviluppati nel conflitto precedente. Antonio Teja 5

6 Alla memoria dei Caduti in guerra va questo mio omaggio postumo, redatto da un uomo che ha ricordato le vicende di coloro i quali hanno vissuto, hanno combattuto e sono morti per la Patria. Fra i sentimenti che più vibrano nel cuore dell uomo, infatti, quello della Patria, se non appare fra i più vivaci, è certo dei più saldi e fecondi. Profondo, tenace, incoercibile, nelle grandi ore si rivela tragicamente formidabile. Si basa sulla generosità, che è una virtù fiera e coraggiosa, la quale imprime alla nostra volontà la forza di resistere, soffrire e agire secondo il dovere: quale sprazzo di luce in queste tre sillabe! Espressione di una legge che si propone all uomo, esso non ci sorge innanzi con la forza di un ordine ma è una parola d ordine che la nostra coscienza trasmette a tutto il nostro paese. Molti uomini hanno combattuto sulla terra, in aria e sul mare e, fredda, la Morte ha aperto le braccia. Essi sono vicini, si incontrano e si sorridono riconciliati. I colori delle bandiere si perdono nel grande cielo e nelle fiammeggianti aurore del sacrificio e dell eroismo. Nell internazionale del dovere e del coraggio, italiani, inglesi, francesi, tedeschi, americani, giapponesi e altri, soldati, avieri e marinai, sono morti in bellezza come hanno vissuto. A noi sopravvissuti, ottuagenari Soci dell Istituto del Nastro Azzurro, il compito di liberare una grande quantità di energie psichiche e sociali, intrappolate da una cultura che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, portò come giustamente scrisse il filosofo Augusto Del Noce, alle fratture tra una politica irrazionale prevalente sulla realtà effettuale, e un giudizio storicopolitico incapace di andare al di là di documenti esistenti per cogliere l essenza del tempo. Frattura che ha reso difficile ai giovani la possibilità di comprendere una realtà non conosciuta sia per esperienza, sia per storia. A tanto si aggiunge il contrasto generazionale che aveva portato quelli degli anni quaranta a contestare il sistema dei propri genitori e a negare, con la scoperta di un neo illuminismo, la tradizione, aprendo così le porte, con l affermazione della caduta di ogni valore assoluto, a un etica repressiva in nome della libertà istintuale. In questo revival del passato è però successo che venga considerato saggio colui il quale descrive la grattata e non il prurito, dimenticando che la guerra non è solo la immensa esperienza di psicologia collettiva del mio maestro Marc Bloch, ma anche la sommatoria di sacrifici compiuti da uomini, sui campi di battaglia, nell azzurro dei cieli e nella grande distesa del mare, sotto la spinta di quel movente che si chiama dovere. All intemo di questo grande teatro di sperimentazione umana, protagonisti e testimoni di un campionario di situazioni, sono comunque una realtà concreta dell immagine 6

7 dell italia del 1940, sia come espressione di dovere civico, sia quali portatori di amor di Patria. E non ha senso alcuno affermare, a 66 anni di distanza, che tolstoianamente furono strumento inconsapevole dell affermazione di fini storici o che fra gli stessi vi erano più individui che volevano la Pace e meno individui che volevano la guerra. Anche se quest ultima fu, senza dubbio, provocata dalle azioni di uomini i quali, venti anni prima, perseguirono, con i loro disegni politici, scopi del tutto diversi per il futuro dell umanità. Tant è! Dall amor di Patria, che non è solo sentimento ma anche dovere, discendono quei concetti di difesa e di servizio che portarono soldati, aviatori e marinai a compiere, sino all olocausto della vita, imprese delle quali lo stesso nemico ne ha riconosciuto il coraggio e il valore. Uomini che seppero affrontare, ovunque le loro unità furono schierate, sacrifici e privazioni, sostenendo sforzi sovrumani nel combattere sia un avversario tecnologicamente superiore, sia le forze della natura. È mia convinzione che, in una società alla ricerca dei valori perduti, questi uomini hanno la giusta valenza, positiva perchè, se è pur vero che oggi non si ammirano più il poeta, il profeta, il guerriero, bensì gli dei degli stadi, dei palcoscenici e dell affarismo, è altrettanto vero che il tempo della storia fa giustizia di certe assurde irrazionalità. Un fatto è comunque certo, e lo ha giustamente evidenziato nella sua Storia dei greci Francesco De Santis: i poemi omerici contribuirono potentemente a svegliare prima e a tenere poi sempre desto il sentimento nazionale di un popolo che non è mai riuscito ad avere una unità nazionale. E già prima Georg Wilhem Hegel aveva scritto, nella sua Lezione sulla filosofia della storia, che i poemi omerici erano stati il latte materno di cui il popolo greco si è nutrito e allevato. Non possiamo tralasciare, a proposito, la perdita di capacita di ammirare della società contemporanea e la paradossale legge di eroi senza ammirazioni e ammirazioni per i non eroi. Fra gli uni e gli altri c è una sostanziale differenza ove si consideri che l eroismo, questa sorta di virtù socratica, non nasce da un fatto, bensì dalle circostanze in cui quello si è verificato. Servire il paese in guerra è, sul piano costituzionale, un dovere e assolvere il proprio dovere è una cosa normale, ma l esecuzione di quel dovere diventa eroica quando lo stesso è supremamente arduo. Non mi guida, in questa nota, la inverniciatura brillante del facile lirismo nazionalista, bensì quell abito mentale che, come diceva il mio maestro Bloch, si acquista studiando la storia la quale aiuta a orientarsi non solo tra le testinonianze del passato ma anche fra quelle del presente. Una sorta di spirito critico che, raffinando le coscienze e liberandole dalle corruzioni egoiste, agevola l abnegazione per la collettività e schiude ad esse le porte della solidarietà nazionale. Dott. Nino Bixio Lo Martire (Giornalista Consulente dello S.M. Marina per la pubblicistica e la storiografia navale) 7

8 LA GALLERIA DI BRETTO (NEL QUADRO DELLA DISFATTA DI CAPORETTO) Il 24 ottobre ricorre il 90 anniversario della battaglia di Caporetto. La particolare ricorrenza non è sfuggita ai media che, numerosi, hanno ricordato l avvenimento. Fra i primi l UNUCI che, nel numero 7/8 2007, ha pubblicato un pregevole articolo descrivendo fatti ed evidenziando errori e responsabilità, secondo quanto riportato nei testi ufficiali di storia. Nell articolo viene fatto notare che, benché il Servizio Informazioni (SI) della 2 Armata avesse avuto notizia di quanto stava per accadere (4 giorni prima un ufficiale disertore cecoslovacco aveva consegnato il piano particolareggiato dell imminente attacco austro tedesco tra Plezzo e Tolmino, nella valle dell Isonzo), i Comandi italiani non fecero assolutamente nulla per correre ai ripari, in quanto le informazioni fornite dall ufficiale disertore furono considerate niente più che un azione di inganno. In effetti, per considerare veritiere le informazioni fornite dall ufficiale cecoslovacco, si sarebbe dovuto osservare un consistente movimento di uomini e mezzi verso Plezzo e Tolmino; ma nulla era stato osservato sulle strade che portavano a tali località 1. In particolare a Plezzo, nell alto Isonzo, si poteva arrivare superando le Alpi Giulie attraverso i passi di Moistrocca e del Predil. Il primo a q m., era servito da una strada difficile, lunga, tortuosa e di scarsa potenzialità; il secondo, molto più basso a q. 1156, era percorso da una strada più breve e più agevole. Ma questa strada poteva essere utilizzata solo di notte perché era battuta dalle artiglierie pesanti italiane di Sella Nevea, a q m, che, oltretutto, l avevano ridotta in pessime condizioni. Al riguardo il Cap. Alfred Witman, comandante della guarnigione di Raibl, così si era espresso: es ist von grosses viechtigkeit, dass dieser Stollen besthat (questa galleria è estremamente importante, visto che le artiglierie hanno distrutto la strada). Egli si riferiva alla galleria di Bretto, scavata qualche anno prima per drenare le acque della miniera di Raibl, accessibile dalla Valle di Rio del Lago, nel Tarvisiano, praticamente ai piedi della salita al Passo del Predil. Utilizzata già 800 anni prima dell era cristiana, Raibl era diventata in epoca moderna la più grande miniera di piombo e zinco della catena alpina. Nel 1905 era cresciuta a tal punto che le pompe disponibili all epoca non riuscivano ad estrarre tutta l acqua, che trasudava abbondantemente dalla roccia (il tarvisiano è una delle zone più piovose d Italia) e allagava le parti più basse della miniera. Perciò fu scavata una galleria per convogliare queste acque in una valle laterale. Essa forava la catena delle Giulie, proprio sotto il Passo del Predil, e dopo un percorso di 4844 metri sbucava nei pressi di Bretto (da cui prese il nome), nell alta valle dell Isonzo, 11 km a monte di Plezzo. 1 Va comunque detto che lo Stato Maggiore Austriaco ce la mise tutta per tenere segreto, il più possibile, l afflusso sul fronte Plezzo-Tolmino di nuove truppe di rinforzo (in particolare le divisioni tedesche). Ad esempio ai genieri del battagliuone tedesco (incaricato di attaccare con i gas nel settore di Plezzo) fu fatto indossare il caratteristico fez rosso per confonderli con i militari bosniaci che già operavano in quel settore. 8

9 Inizialmente la galleria aveva una sezione sufficiente a smaltire un flusso di litri d acqua al secondo, ma qualche anno dopo, su indicazione dello Stato Maggiore austriaco, fu allargata in gran segreto fino a 2,20 m di larghezza per 3,20 m. di altezza e fu attrezzata con trenini elettrici (capaci di trainare fino a 14 vagoncini) per il trasporto di uomini e materiali. Così trasformata, anche se raramente se ne parla, la galleria si rivelò di enorme importanza strategica e fu utilizzata dal Gen. Otto Von Bulov per alimentare il fronte dell Isonzo senza passare dalla pericolosa e più lunga (12 km) strada del Predil. Dai registri della miniera, compilati con teutonica precisione, risultano transitati in direzione del fronte: 1915: soldati, con 600 trenini e vagoncini; 1916: soldati, con trenini e vagoncini; 1917: soldati, con trenini e vagoncini, per un totale di soldati, che diventano oltre se si conteggiano quelli che passarono nella galleria in senso inverso. Nello stesso periodo furono trasportate al fronte tonnellate di materiali. Dai dati riportati risulta abbastanza evidente che la via di comunicazione più importante, utilizzata dagli austriaci per giungere nella valle dell Isonzo, fu quella della galleria di Bretto. Risulta anche abbastanza improbabile, se non addirittura impossibile, che lo Stato Maggiore italiano ignorasse l esistenza di questa comoda via. D altra parte, poiché le decisioni prese furono quelle che si sarebbero prese se la galleria non fosse mai esistita, le ipotesi da fare sono due: o il Comando italiano davvero non sapeva nulla di Bretto, ed allora si deve ammettere che il SI della 2 Armata fosse del tutto inefficiente; oppure ne conosceva l esistenza e, in questo caso, solo degli incoscienti avrebbero potuto decidere di non prendere alcuna precauzione. Quale che sia l ipotesi giusta, sta il fatto che, non solo non fu presa alcuna contromisura, ma addirittura al momento dell attacco (iniziato puntualmente all ora indicata dall ufficiale cecoslovacco: le 02,00 del 24 ottobre), alcuni Comandanti non erano neppure al loro posto (il Gen. Luigi Capello, Comandante della 2 Armata, era in licenza per malattia; il Gen. Pietro Badoglio, Comandante del 27 Corpo d Armata, schierato proprio nel settore isontino investito dall attacco austro tedesco, anziché al suo posto comando di Ostrikras, si trovava a Cosi nelle retrovie. Se ognuno fosse stato al suo posto, la situazione si sarebbe potuta salvare facilmente prendendo le decisioni giuste al momento giusto. Ma spesso gli ordini furono dati in ritardo e fu questo un altro motivo dell immane disfatta. L Italia perse in pochi giorni un gran numero di uomini, di armi e territori, e avrebbe potuto perdere anche la guerra, se non fossero intervenuti: Armando Diaz, un generale napoletano quasi sconosciuto, che sostituì il Gen. Cadorna, esonerato dal Re d Italia; i Ragazzi del 99, inviati in tutta fretta a dar manforte ai veterani provati, oltre ogni umana sopportazione, da lunghi anni nel fango delle trincee, e demoralizzati dalla disastrosa ritirata; il Piave, fiume sacro alla Patria, le cui acque, di solito calme e placide, si gonfiarono minacciose all avvicinarsi del nemico. L ordine di trincerarsi dietro il Piave fu dato il 4 novembre 1917: esattamente un anno dopo (il 4 novembre 1918) la situazione si era completamente capovolta e la vittoria arrideva ai Soldati d Italia. La millenaria miniera di Raibl, ribattezzata nel 1918 Cave del Predil, riprese la produzione di prima, ma sotto la crescente concorrenza di altri paesi che producevano piombo e zinco a prezzi stracciati, chiuse i battenti il 30 giugno Li ha riaperti questo anno a scopi turistici e le guide mostrano come e in quali condizioni si lavorava in quei cunicoli freddi e bui, dove i muli addetti al traino dei vagoncini diventavano ciechi in poco tempo e, quando si arriva alla galleria di Bretto, fanno notare che il I Ten. Erwin Rommel, la futura volpe del deserto, che in quel fatidico 24 ottobre, al comando di pochi uomini, conquistò la posizione chiave del Matajur di 1641 m. (5 km a SE di Caporetto) facendo 2000 prigionieri, forse non sarebbe riuscito in quella epica impresa se all alba di quel giorno, invece di giungere comodamente in treno a Bretto, avesse dovuto risalire e discendere a piedi anche il passo del Predil. Gen. Giuseppe Dr. Picca Il Gen. Giuseppe Picca, Presidente della Federazione di Bari, è stato recentemente nel Tarvisiano ed ha visitato le località citate nell articolo. I giudizi formulati nel testo sono il risultato delle sue personali valutazioni. 9

10 Durante la seconda guerra mondiale fu la specialità aerosiluranti a dare il maggior lustro alla Regia Aeronautica nella guerra aeronavale del Mediterraneo, infliggendo perdite pesantissime al naviglio alleato con azioni di grande precisione ed audacia compiute spesso da pochi velivoli, i famosi Savoia Marchetti S.M.79, senza caccia di scorta, che affrontavano il fuoco di sbarramento delle formazioni navali britanniche con tali coraggio e determinazione che i marinai inglesi avevano soprannominato l S.M.79 il gobbo maledetto proprio per la micidiale precisione dei suoi attacchi. Il 132 Gruppo Autonomo Aero Siluranti era comandato dal Maggiore Pilota Carlo Emanuele Buscaglia, all epoca una leggenda vivente, ma anche gli altri piloti del gruppo non erano da meno: Cimicchi, Eichner, Faggioni, Graziani, Mellei, erano nomi di siluratori che da soli, insieme a Buscaglia, avevano affondato o reso inutilizzabile per mesi più navi inglesi dell intera Regia Marina. La tattica di attacco era audace. Lo stesso Buscaglia la descrisse così al giornalista Carlo Platen: In quell attimo, il comandante diventa un essere, direi quasi più che umano: non si cura del fuoco contraereo nemico, non si cura della caccia avversaria, non si cura di tutti quei fattori che potrebbero portare alla distruzione del proprio velivolo e causare la morte sua e dei suoi compagni. Egli vede una cosa sola: l obiettivo che ha deciso di attaccare. E finché il siluro non si sia sganciato a bassissima quota, a distanza ravvicinata, non distoglie lo sguardo dall unità nemica Nel novembre 1942 gli alleati, sbarcati anche in Algeria, esercitavano in Africa settentrionale una pressione sempre più forte da ovest che, unita a quella inglese dall Egitto, stava avendo ormai la meglio sulle truppe dell Asse. Solo l Aeronautica riusciva ad alleviare la situazione con continui bombardamenti sulle linee nemiche e attacchi di aerosiluranti al naviglio alleato che le sosteneva e riforniva. Ma i velivoli italiani operavano dalle basi oltremare, quindi non potevano essere onnipresenti. In questo clima febbrile e sfavorevole, l 11 novembre giunse notizia al 132 Gruppo dell avvistamento, da parte di un ricognitore, di una squadra navale avversaria alla fonda nella baia di Bougie (Algeria). Buscaglia diede subito disposizioni per l attacco da condursi con quattro S.M.79 armati di siluro. Avrebbe egli stesso guidato la formazione. La sua tattica prevedeva una diversione in territorio tunisino, tra Tunisi e Biserta, in modo da piombare sulla baia di Bougie dall entroterra sorprendendo le difese antiaeree. La sorpresa riuscì solo in parte e la reazione della contraerea fu rapida e violenta, inoltre un gruppo di sette caccia Spitfire del 154 Squadron, già in volo di ricognizione armata, allertati da una nave picchetto radar posizionata presso Capo Bougaroni, si gettarono sui siluranti italiani proprio nella fase cruciale dell attacco alle navi. L S.M.79 del S.ten. Angelucci fu abbattuto, mentre gli altri tre riuscirono a condurre l attacco, ma furono tutti tempestati di colpi e fecero ritorno alla base con gravi danni e molti feriti tra gli equipaggi. Il Comando del 132 Gruppo descrive i risultati dell attacco con la relazione operativa n. 78: Un grosso piroscafo è stato sicuramente colpito da siluro. È stato notato un altro piroscafo avvolto da denso fumo nero che gli equipaggi non hanno potuto assicurare se sia stato provocato dallo scoppio del siluro. Non si è potuta osservare la corsa degli altri siluri a causa la violentissima reazione contraerea e gli attacchi della caccia nemica. Nel resto della giornata, tutte le forze aeree disponibili da parte dell Asse nello scacchiere vennero lanciate sulla formazione navale alleata conseguendo l affondamento dell incrociatore ausiliario Tynwald, dei trasporti Awatea e 10

11 stato ferito nell azione del giorno precedente, aveva fermamente voluto partecipare a quella successiva. I due vennero tratti in salvo alcune ore dopo da una corvetta inglese e ricoverati in ospedale. Maiore moriva sedici giorni più tardi tra atroci sofferenze. Il maggiore Buscaglia venne ricordato nel bollettino n. 901 del giorno successivo con queste parole: Aerosiluranti e bombardieri italiani hanno agito a ondate successive contro le formazioni navali anglo-americane nella baia di Bougie, conseguendo nuovi risultati: sono stati colpiti con siluro e gravemente danneggiati 1 incrociatore tipo Leander, 1 grosso Caccia Torpediniere e 2 piroscafi, di cui uno di oltre tonnellate. Un mercantile, carico di munizioni, centrato, è saltato in aria, 2 altri piroscafi raggiunti da bombe, si incendiavano, mentre notevoli distruzioni venivano pure causate agli impianti portuali. Il Maggiore Carlo Emanuele Buscaglia, che aveva guidato nell azione il suo valoroso gruppo aerosiluranti, e superato, con la nuova vittoria ottenuta, le 100 mila tonnellate di naviglio colato a picco, non faceva ritorno alla base Chatay, della nave da sbarco Karanja, del monitore Roberts, del Caccia Torpediniere polacco Blyskawica, dei piroscafi Glenfilas, Alsima, Kotonbia, Florida e Narkunda. Ma non si poteva dare tregua al nemico e il maggiore Buscaglia ordinò, per il giorno successivo, un nuovo attacco che guidò sempre personalmente, questa volta con sei S.M.79. Egli era consapevole che il pur notevole successo della missione precedente non aveva minimamente invertito le sorti del conflitto. Poco prima di partire per la nuova missione, si confidò col S.Ten. Eichner dicendo: La guerra l abbiamo perduta, ormai, lo sai, ma questo è il momento cruciale e non possiamo tirarci indietro. Caro mio, qui c è poco da illudersi, dobbiamo morire tutti! A Natale, sarà rimasto vivo si o no uno solo di noi. Ma intanto, la guerra la dobbiamo fare. Anche questa volta Buscaglia condusse la formazione a fare un largo giro nell entroterra africano per sorprendere il nemico alle spalle, ma seguì una rotta diversa che sbucava sul mare da Nord Ovest passando su Djidjelli, in Algeria. La contraerea entrò in azione ancora prima che i siluranti giungessero alla costa. Alle 13,55 la squadriglia italiana piombò sulla baia di Bougie trovandovi alla fonda tutta la flotta alleata. La visone era impressionante e suggestiva. Buscaglia si lanciò all attacco verso un grosso piroscafo inglese. Il suo velivolo subiva i danni del fuoco contraereo, ma lui non modificava di un grado la rotta d attacco e sganciava il siluro con millimetrica precisione spaccando in due la nave nemica. Ancora una volta gli Spitfire del 154 Squadron entravano in azione accanendosi proprio sull S.M.79 di Buscaglia, che veniva ripetutamente colpito e danneggiato finché un improvviso incendio sviluppatosi a bordo non costrinse Buscaglia a tentare un fortunoso ammaraggio. Dall impatto si salvò solo lui e il fotografo di bordo, aviere scelto Francesco Maiore che, nonostante fosse già La notizia della scomparsa del maggiore Buscaglia e del suo valoroso equipaggio provocò grande costernazione in tutta Italia. L attacco alla flotta anglo americana nella baia di Bougie del 12 novembre 1942 fu l ultima missione dell eroico asso degli aerosiluranti italiani. Buscaglia, sopravvissuto all abbattimento e fatto prigioniero dagli inglesi, lentamente guarì dalle ferite e dalle ustioni. Nel 1944, egli tornò a volare con i colori della Regia Aeronautica, cobelligerante con gli alleati, e stava effettuando la transizione sul bombardiere americano Baltimore, un bimotore ostico e infido, ma molto potente e bellicamente efficiente. Non si è mai accertata la vera ragione per la quale Buscaglia avesse deciso di tentare il decollo da solo col velivolo che ancora non conosceva bene (si racconta di una scommessa, ma non ci sono riscontri). Durante la corsa di rullaggio il Baltimore imbardò e andò fuori pista e l eroico Buscaglia, rimasto gravemente ustionato nell incendio susseguente all incidente, morì qualche giorno dopo in ospedale. Antonio Daniele 11

12 RICORDO DI EL ALAMEIN RIFLESSIONI DI UN REDUCE SULLA BATTAGLIA DI EL ALAMEIN (23 OTTOBRE 4 NOVEMBRE 1942) Appena ventenne mi trovavo schierato nella zona egiziana tra le più aride del deserto sahariano tra il mare e la depressione del Qattara: un terreno raramente roccioso dove difficile era ricavare un minimo riparo con i problemi del caldo opprimente, la mancanza assoluta di ombra se non quella al disotto del proprio carro armato. La polvere, le mosche, l acqua putrida, le condizioni igieniche ed i viveri, in maggior parte conservati, facevano parte della vita quotidiana. E le insufficienti segnalazioni delle piste erano il reale rischio di perdersi nel deserto e cadere nelle mani del nemico: era quindi facile esser preda del panico. La mia Divisione Corazzata, l Ariete, era giunta, combattendo, in vista del delta del Nilo e la zona, lontana dai centri abitati, era un posto ideale per fare la guerra ed infatti la battaglia arrivò, se pur attesa, violenta e determinante. I contrapposti schieramenti che avevano superato i medesimi disagi (senz altro più gravosi i nostri) combatterono con alterne vicende, a viso aperto, senza odio nell unico, forse, scontro cavalleresco del secondo conflitto mondiale. E fu lotta cruenta. Il sipario della battaglia calò la sera del 4 novembre mentre, ricordo, declinava la luna che aveva illuminato le precedenti notti. Con esso regnò improvvisamente il silenzio delle armi e degli uomini che vi avevano partecipato e che ne erano usciti vivi. Anch io, tra questi, mi allontanavo immerso nei miei pensieri e confuso per il peso della sconfitta sentendomi crollare addosso tutti i giovanili entusiasmi, scoraggiato ed umiliato mentre qualche lacrima scendeva sul mio viso. Giuseppe Fommei (Socio della Sezione di Grosseto) IM MEMORIA DEI CADUTI DI EL ALAMEIN Quando si visitano terre lontane, è sempre interessante recarsi nei luoghi che hanno fatto parte della storia del nostro Paese, ed e ancora più piacevole scoprire che questi sono mantenuti in buone condizioni dalle amministrazioni italiane. È quanto mi è personalmente accaduto nell estate del 2006, durante la quale sono stata in Egitto, a El Alamein, delle cui battaglie molti hanno il ricordo ancora vivo per le grandi perdite subite dal nostro esercito e per l enorme quantità di Caduti che ancora riposano in quelle terre desolate. Dopo aver visitato il piccolo paese di El Alamein, molto spoglio, è stato suggestivo per me e per i miei compagni di viaggio visitare i tre cimiteri di guerra (Italiano, Tedesco e del Commonwealth), il Museo contenente numerosi resti e reperti trovati nel deserto (armi, uniformi, medaglie, materiali di medicazione, ma anche oggetti di uso comune come posate, gavette, sigarette e lettere mai arrivate a destinazione) e il monumento con la frase Mancò la fortuna, non il valore che si trova a 111 km da Alessandria (punto di maggiore avanzata del nostro esercito) e constatare le ottime condizioni in cui versano questi edifici. Sono infatti molto ben curati, puliti e pieni di fiori e questo lo dobbiamo alle nostre amministrazioni pubbliche, in quanto il terreno su cui sono edificati è stato dato in concessione al Governo italiano per 99 anni. La manutenzione è fatta da dipendenti egiziani della nostra Ambasciata molto disponibili e accoglienti, che conservano con cura i fasci e le corone di fiori portati dai Capi di Stato e dai loro rappresentanti, tra cui quella di Ciampi che vi si è recato in visita nel 2002 in occasione del 60 anniversario della battaglia. I tre sacrari sono stati costruiti nello stile del paese che li ha edificati. Quello italiano è costitito da una torre ottagonale leggermente rastremata verso l alto, che si allarga alla base in un ampio padiglione. All interno sono custodite le spoglie di 5200 nostri Caduti, la cui ricerca ed esumazione fu molto ardua e complessa a causa dell ampiezza del territorio e dell enorme quantità di mine ancora attive, che continuano a mietere vittime innocenti e la cui rimozione sarebbe troppo costosa. Inoltre, la maggior parte dei Caduti che riposano in questo sacrario (voluto e realizzato dal 1948 al 1962 da Paolo Caccia Dominioni) non sono mai stati identificati, in quanto i soldati solitamente non portavano la piastrina di riconoscimento o comunque questa era indecifrabile, Concludendo, mi sento di poter dire un grazie sincero all Ambasciatore e a tutti i suoi collaboratori, che lavorano per dare memoria e onore ai nostri Caduti. Valentina Pugni (Socia Simpatizzante della Federazione di Alessandria) 12

13 CACCIA AL SOMMERGIBILE Mi trovavo a Tripoli, città capoluogo della nostra colonia Mediterranea, con una sezione di tre idro CantZ. 501, ed ero l unico radiotelegrafista assegnato per cui succedeva che, nelle interminabili giornate estive, dopo una missione di ricognizione marittima per scorta convoglio, spesso dovessi ritornare in volo per la seconda volta. Ogni volta che un convoglio navale di rifornimento diretto in Africa Settentrionale si avvicinava alla nostra zona di autonomia, partivamo per effettuare la scorta antisommergibile. Per le diverse velocità aereo-nave e per i compiti assegnatici, eravamo costretti ad ampi serpeggiamenti a bassa quota sulle navi e la zona che dovevamo controllare, alla ricerca di scie o periscopi che potessero accusare la presenza di mezzi d attacco sottomarino. Erano voli estenuanti che duravano fino al limite della nostra autonomia e fino al tramonto: per l ammaraggio si usavano le ultime luci del crepuscolo. In occasione di una di queste scorte, scoprimmo un sommergibile nemico che, appostato nel Golfo della Sirte, aveva lanciato tre siluri contro il convoglio che scortavamo. Non ci aveva trovati impreparati. Facemmo una puntata sul punto di lancio, sganciando nel contempo le nostre bombe di profondità, una alla volta, in due successivi attacchi. Lasciando per un momento la mia radio, ho effettuato lo sgancio delle bombe usando il traguardo di puntamento. Certamente colpimmo il sommergibile, anche perché si era adagiato sul basso fondale in attesa della sua preda, ne potè sfuggire poi agli attacchi delle navi di scorta, trovandosi fra queste e la costa. La conoscenza del punto di lancio del siluro e la loro scia aveva permesso alle navi mercantili, diminuendo di velocità le prime, ed aumendo di velocità le seconde, di ottenere che i tre siluri passassero in mezzo al convoglio senza colpirle. Dopo di ciò, le cacciatorpediniere di scorta partivano all attacco con le loro bombe di profondità, lanciate lontano per mezzo delle cosidette cucchiaie, mentre filavano alla massima velocità. È stato uno spettacolo di scie spumeggianti e colonne d acqua che si levavano al cielo terso e azzurro. Tutto questo è stato offuscato nella mia mente dal pensiero che quei trenta o quaranta uomini dell equipaggio siano periti in quella bara d acciaio per nostra mano, senza che un vero odio ci dividesse. Solo l assurdità di una guerra che ci aveva spinti l uno contro l altro. In base alle fotografie scattate dalle unità di scorta, ci è stato riconosciuto l affondamento del sommergibile nemico. Per la collaborazione ed il raggiungimento di tale risultato, mi è stata conferita una Croce di Guerra al Valor Militare sul campo. Cav.Uff. Antonio Di Girolamo (Presidente della Federazione di Cagliari) 13

14 ANCORA SULLA CONCESSIONE INDISCRIMITATA DI DECORAZIONI Caro Presidente, ho condiviso e sottoscritto idealmente la Tua giustificatissima reazione alla ben strana proposta di decorare tutti. Consentimi, con l occasione, di complimentarmi per il nuovo taglio della nostra rivista e permetti alcune riflessioni: un tempo, quando le navi erano di solido legno e gli uomini d acciaio, Sparta forgiava i giovani ed Atene poi li cresceva ed istruiva; Maratona (non Maradona) testimonia la fondatezza di questa mia affermazione. Oggi, che gli uomini sono di molle burro, lo scrivo senza intento polemico e retorico, abbiamo Sodoma e Gomorra con sacerdotesse sempre vigili sul bene dei giovani. Aveva ragione Socrate, quando 3000 mila anni fa scrisse: Quando un popolo divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei Superiori é definito uomo senza carattere, servo. Che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non é più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi é più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una malapianta: la tirannia.. Per concludere, sono convinto che l Italia conta ancora nel mondo più per il suo glorioso passato che per il suo astratto presente e nebuloso futuro, che purtroppo, anche se ottimista, intravedo. A chi spara a zero su Forze Armate e su quelle dell Ordine ricordo un pensiero di Anatole France da conservare nel forziere della nostra memoria: Le virtù militari hanno dato vita alla nostra civiltà. Industria, arte, polizia, tutto nasce da loro. Un giorno, alcuni guerrieri, armati di lance dalla punta di selce, si riunirono con le loro femmine, i figli, il bestiame, al riparo di una cintura fatta di pietre squadrate: fu la prima città. Quegli stessi guerrieri, diedero vita, così, alla Patria e allo Stato. Suscitarono l arte e quella pacifica industriosità che era impossibile esercitare prima di loro. Fecero nascere a poco a poco, tutti i grandi sentimenti su cui si fonda lo Stato; perché insieme alla città essi fecero sorgere il senso dell ordine e del sacrificio, il rispetto delle leggi e il cameratismo fra i cittadini. Sopprimete le virtù militari e tutta la società civile crollerà. E anche se questa società avesse la possibilità di ricostruirsi su nuove basi, la rinuncia ai sentimenti di coraggio, d onore e di sacrificio, che la guerra risveglia nel cuore degli uomini, sarebbe un prezzo troppo alto da pagare per avere in cambio la pace universale. ANATOLE FRANCE, pseudonimo dello scrittore, notoriamente antimilitarista, François Anatole Thibault (Parigi 1844 Saint Cyr-sur-Loire 1924) Premio Nobel per la letteratura nel Sempre a disposizione, cordialmente. Ten. c. Giovanni Bartolozzi (Vice Presidente Federazione di Lecco) ULTERIORI SUL CALVI Nel recente numero della Rivista (luglio-agosto) ho letto con molto interesse l articolo La vera storia del sommergibile Calvi ; interesse per me dovuto al fatto che durante la guerra ho comandato il sommergibile Finzi, gemello del Calvi. Avevo conosciuto il Comandante Longobardo come Direttore della Scuola Sommergibili di Pola quando la frequentai prima di essere destinato ad imbarcare sul Tazzoli (la terza unità della classe Calvi) come Tenente del Comandante Fecia di Cossato. Longobardo, che era stato destinato alla Scuola dopo aver portato a termine una delle prime e più proficue missioni in Atlantico, non solo per la sua anzianità, ma anche per le sue eccezionali doti professionali, non stava bene, né volentieri a terra e aveva chiesto di tornare ad imbarcare. Fu accontentato e lo ricordo a Betasom poco prima della partenza col Calvi per l eroica missione dalla quale non doveva fare ritorno, purtroppo affondato dalla corvetta inglese Lulworth. A Betasom, la base dei nostri sommergibile che hanno preso parte alla Battaglia dell Atlantico, ho certamente conosciuto anche gli Ufficiali del Calvi, sebbene non li ricordi particolarmente. Sono d accordo con il nipote dell eroico Direttore di Macchina del Calvi nel ritenere che molti libri che parlano delle nostre vicende di guerra le riportino troppo spesso erroneamente; credo che gli errori vengano tramandati dai vari autori che scopiazzano l uno dall altro. Mentre tante notizie potrebbero essere verificate interpellando i protagonisti (ce ne sono ancora!) o coloro che hanno avuto informazioni dirette. Mario Rossetto 14

15 FEDERAZIONE RECAPITI PRESIDENTE O COMMISSARIO (*) APERTURA ALESSANDRIA Via Fiume Alessandria - Tel ANCONA Via XXIX Settembre 2/E Ancona Tel AOSTA Via C. Chamonin Aosta - Tel AREZZO Via Ricasoli Montevarchi (AR) Tel ASCOLI PICENO Corso Vittorio Emanuele Ascoli Piceno Cell ASTI Via Carducci Asti Tel BARI Via Cardassi Bari Tel BELLUNO Via Mezzaterra 73 2 piano Belluno Tel BERGAMO Via Verdi Bergamo Tel BIELLA Via Roma Sandigliano (BI) Cell BOLOGNA Via Marsala Bologna Tel BRESCIA Via Moretto 79/A Brescia Tel CAGLIARI Via dei Giudicati Cagliari Tel CAMPOBASSO Via Roma Campobasso Tel CASERTA Via Luigi Settembrini Caserta Tel Cell CATANIA Via G. Oberdan 31/C Catania CATANZARO Corso Mazzini Catanzaro Tel CHIETI Via Arniense Chieti Tel COSENZA Via F. Alimena Cosenza Tel CREMONA Corso P. Vacchelli Cremona Tel Gen. Luigi TURCHI Cap. Paolino ORLANDINI Gen. Attilio POLITANO Sig. Stefano MANGIAVACCHI Cav. Franco Bruno CRUCIOLI Sig. Ilio PESCARMONA Gen. Giuseppe PICCA Geom. Italo SAVASTA (*) T.Col. Arbace MAZZOLENI Conte Tomaso VIALARDI di SANDIGLIANO Cav. Giorgio BULGARELLI Gen. Carlo Maria MAGNANI Cav.Uff. Antonio DI GIROLAMO M.O.V.M. Attilio BRUNETTI Sig. Mario SCHERILLO (Vice Presidente) Dott. Raffaele MESSINA Avv. Giuseppe PALAJA di TOCCO Comm. Biagio ROSSI Avv. Pasquale PISANI Sig. Adelmo BISAIA (*) Mer/Sab h Mar/Ven h Lun/Ven h.9-12 Lun/Ven h Mer/Sab Mar/Gio/Sab h da Lun. a Ven. h Mar/Mer/Ven h.9-11 Martedi h.9-12 Giovedi h Mar/Gio h da Lun. a Ven. h.9-12 Lun/Gio h Lun/Mer/Ven h Mar/Mer/Ven h

16 FEDERAZIONE RECAPITI PRESIDENTE O COMMISSARIO (*) APERTURA CUNEO Frazione Loreto 48/a Fossano (CN) FERRARA Corso Giovecca 165 (C. Patria) Ferrara Tel FIRENZE Via S.M. Maddalena Caldine (FI) Tel FOGGIA Via Marchianò Foggia Tel FORLI Via Jacopo Feo Forlì Tel GENOVA Piazza Sturla Genova Tel GORIZIA Via D. D Aosta Gorizia Tel GROSSETO Via de Pretis Grosseto Tel IMPERIA Via Foce Imperia Tel Cell L AQUILA Via B. Novelle L Aquila Tel LA SPEZIA Viale Amendola La Spezia Tel Cell LATINA Piazz S. Marco 4 (c/o Casa del Combattente) Latina Tel LECCE Via Flascassovitti Lecce Tel LECCO Via Cavour 78 (c/o UNUCI) Lecco Tel LIVORNO Via Piave Livorno Tel LUCCA Via Cascine Arliano - Lucca Tel MACERATA Piazza Annessione Macerata Tel./Fax Cell MANTOVA Corso Vittorio Emanuele Mantova Tel MASSA-CARRARA Galelria Leonardo da Vinci 4/ Massa Tel MILANO Via S. Barnaba Milano Tel MODENA Via V. Reiter Modena Tel NAPOLI Via S. Lucia Napoli Tel Col.CC. Fortunato CUZZOCREA (*) Avv. Giorgio ANSELMI Gen. Bruno STEGAGNINI T.Col. Giovanni Battista CORVINO Cav. Stenio RAVAIOLI Azz. Carlo MILAN Vice Presidente Sig. Rinaldo ROMANO Magg. Guglielmo FRANCINI Comm. Giacomo ALBERTI Magg. Umberto SCONCI Mar.llo Renzo PEDRIGI Cav. Luigi CASALVIERI Cav. Luigi DELICATO S.Ten. Giuseppe FACCINETTO Ing. Giovanni ANDREANI C.A.(aus) Nunzio PELLEGRINO Vice Presidente Sig.ra Cav. Sandra VECCHIONI (*) Dott. Franco LANFREDI Gr.Uff. Elio BORGOBELLO (*) Gen. Arnaldo CASSANO Cmte Carlo SABATINI Avv. Gennaro PERRELLA Mar/Gio h Mercoledi h Giovedi h Mercoledi h Lun/Ven h Da Lun. a Ven. h Mar/Gio/Sab h.9-11 Lun/Ven h da Lun. a Ven. h.9-11 Mar/Ven. h Martedi h Sabato h Lun/Mer/Ven h Mar/Gio h Sabato h da Lun. a Ven. h Lun/Ven h Lun/Mer/Ven h

17 FEDERAZIONE RECAPITI PRESIDENTE O COMMISSARIO (*) APERTURA NOVARA Via S. Nazzaro 1/B (c/o Ass.Comb.) Novara Tel PADOVA Riviera S. Benedetto 30/A Padova Tel PALERMO Piazza S.F. di Paola 2 (c/o Caserma R. Settimo) Palermo Tel PARMA Via Cavour 28 (c/o UNUCI) Parma Tel PAVIA PERUGIA PESARO E URBINO Via A. Gazzaniga Pavia Cell Località Pitigliano San Giustino (PG) Tel./Fax Cell Via dell Arsenale Pesaro (PU) Tel PESCARA Piazza S. Caterina da Siena Pescara Tel PIACENZA Via Romagnoli Piacenza Tel PISA Via Venezia Cevoli di Lari (PI) Tel PISTOIA Via XXVII Aprile 4 (Pal.Mutilati) Pistoia Tel PORDENONE Via dell Aviere Pordenone Tel RAVENNA Via Ofanto Ravenna Tel REGGIO CALABRIA Salita Cappuccinelli dir. Zag Reggio Calabria Tel REGGIO EMILIA Via D. Alighieri 7 (c/o EDILGEO) Reggio Emilia Tel Cell RIETI Via A. Ghepardi Rieti Tel./Fax RIMINI Via Gadames Rimini Tel ROMA Piazza Galeno Roma Tel Fax e.com/ ROVIGO Via Levico Rovigo Tel./Fax Gen. Manlio ATTISANO Gen. Saulle GUIDA T.Col. Giovanni Battista RUBINO Gen. Alberto PIETRONI (*) Col. Raffaele BABUSCIO (*) Cav. Angelo DI NATALE (*) T.Col. Luigi LEONARDI Amm. Guido NATALE Gr.Uff. Mario BOSONI Sig. Franco CITI (*) Mar.llo Giampiero MONTI Dott. Aldo FERRETTI Amm. Mauro CATTAROZZI (*) Ten. Alberto CAFARELLI (*) Geom. Giuseppe RONCHETTI Avv. Francesco Maria PALOMBA (*) Cap. Aleardo Maria CINGOLANI Gen. Antonino ZUCO Geom. Graziano MARON Lun/Mer/Ven. h.9-11 Mar/Ven h da Lun. a Ven. h Mar/Mer/Sab h.9-12 Lun/Mer h Gio h e Ven h Giovedì Lun/Sab h Mar/Sab h Sabato h.9-11 Sabato h o su appuntamento Da Lun a Sab h.9-11 Venerdi h.9-12 da Lun a Ven h Da Lun a Ven h

18 FEDERAZIONE RECAPITI PRESIDENTE O COMMISSARIO (*) APERTURA SALERNO Via Carmine Salerno Cell SASSARI Viale Sicilia Sassari Tel SAVONA Via Paleocapa 24 (c/o Hotel Suisse) Savona Tel Cell SIENA Via Aretina Loc. Arbia Siena Tel Cell SIRACUSA Corso Gelone Siracusa Tel./Fax TARANTO Via Cugini Taranto Tel TERAMO Via Gabriele D Annunzio Teramo Tel Cell TERNI Via F. Cesi Terni - Tel./Fax TORINO Via S. Domenico Torino Tel TRAPANI Via Cosenza Casasanta (TP) - Tel TRENTO Via Adamello Trento Tel./Fax Cell TREVISO Vicolo S. Pancrazio Treviso Tel TRIESTE Via XXIV Maggio Trieste Tel UDINE Via Stabernao Udine Cell VARESE Via C. Battisti Varese Tel VENEZIA Castello 5016/B Campo S.Severo Venezia Tel VERONA Largo Don Chiot 27/A Verona Tel VICENZA Corso Palladio 98/A (Pal.Trissino) Vicenza Tel Col. Mario PRIVITERA Comm. Gavino CONGIU Geom. Costantino FACCO (Segretario) Sig. Marco CETOLONI (*) Avv. Francesco ATANASIO C.F. Luca BELLONE de GRECIS Sig.ra Anna TRIMARELLI (*) Dott. Marcello GHIONE Magg. Carlo BERTOLOTTI Cav.Uff. Giuseppe MASCARI (*) Sig. Francesco VOLPI Gr.Uff. Walter OMICCIOLI Dott. Giuseppe VUXANI Gr.Uff. Vittorio ZANUTTA Sig. Ferdinando MANCINI Comm. Arnaldo DARAI Gen. Amos SPIAZZI di CORTE REGIA Mons. Ezio Olivo BUSATO Da Lun a Sab h.9-19 Da Lun a Dom h.24 Mar/Gio h Da Lun a Ven h.9-11 Da Lun a Ven h Mar/Ven h Mercoledi da Lun. a Ven. h da Lun a Ven h Mer/Sab h Lun/Gio h.9-11 Giovedi h.9-12 Sabato h Mar/Gio h Le Federazioni non presenti in elenco sono temporaneamente chiuse. La Giunta Esecutiva Centrale, riunitasi il 1 ottobre 2007, ha deliberato che i Gruppi e le Sezioni con sede in città recentemente elevate a Capoluogo di Provincia, vengano riconosciute come Federazioni Provinciali dell Istituto del Nastro Azzurro. Tali nuove Federazioni saranno inserite nel presente elenco non appena perverranno i dati necessari. Gli interessati a costituire un Gruppo, una Sezione o una Federazione in territori in cui non siamo già presenti, possono contattare la Presidenza Nazionale al seguente indirizzo: Istituto del Nastro Azzurro piazza Galeno n ROMA Tel Fax E.mail: 18

19 U AEROPORTO DELLO STAGNONE (MARSALA) UN MATTINO DI APRILE 1943 n quarto alle 4 è arrivato lo svegliarino. Ci attende al gavitello il magico RS14 bimotore veloce arrivato a rinforzare i reparti di Marinavia. È il n 4 che ho portato ad Augusta, completo di equipaggio. È con me il secondo Giorgio Arrighi, un ragioniere prestato all Aeronautica ma già sbozzolato in numerose missioni in rosso. Nella stanza che condivido con il collega Zanardi, un genovese, gran pilota e marinaio, regna il silenzio del sonno del giusto, ma all improvviso si sveglia: Dove vai? - chiede a voce alta - A Biserta: devo scortare alcune nostre navi mercantili - Buona fortuna, vecio pirata! - A lui va sempre di scherzare. Ci conosciamo da due settimane ma abbiamo già fatto amicizia. Allo scivolo ci attende il motoscafo del recupero. Saltiamo su in cinque, io, Arrighi, un giovanissimo G.M. osservatore di Marina, il motorista e l armiere. Decolliamo a pieno carico di 87 ottani e due bombe antisom da 170. Appena sistemati a bordo, sento il motorino della messa in moto. - Vai, Salvatore, accendi! - N 1 e N 2 fanno sentire la potente voce dei settecento e passa. Punto l isola di Mozia, gioiello dell archeologia trapanese, vento in prua arrivo quasi subito al decollo. Grido nel citofono contenuto nei caschetti: - Animo, ragazzi! Oggi bisogna stare ad occhi aperti. Mi raccomando all armiere. Arma subito la SAFAT.12. La fila dei palloni a difesa della base apre un varco e noi passiamo rombando. Davanti a noi il mare aperto. Si sale a 1000 metri e si naviga veloci verso quella striscia verde, in lontananza: è la Tunisia. Sorvoliamo il porto di Biserta. Non ci sono navi mercantili. Il G.M. osservatore traffica con la radio. Sorpresa. C è stato un bombardamento di fortezze americane che ha messo a fondo l intero convoglio di cinque navi! Chiediamo lumi alla nostra base. L ordine è di rientrare, missione annullata. Scendiamo di quota e puntiamo quella montagana nera che si vede all orizzonte. È la Sicilia. Dopo una navigazione di circa un ora, sopra di noi, ad una quota che stimo sui quattromila, un grande aereo bianco viene attaccato da sette caccia a doppia coda, presumibilmente P- 38 Lightning Americani. Il trimotore bianco fuma e viene giù fino ad un ammaraggio disastroso. I caccia se ne vanno via velocemente. Hanno abbattuto un aereo della Croce Rossa, un trasporto feriti! Scendo a pelo d acqua e raggiungo i resti dell Junker-52, con le grandi croci rosse sulle ali. Via radio chiedo istruzioni poiché vedo un battello gonfiabile, carico di persone. Dal comando mi chiedono se me la sento di fare un ammaraggio in mare aperto. - Non sarà il primo - spiego - vado giù e li prendo. Come dire. Il mare non è del tutto favorevole: forza tre/quattro. Do un occhiata al mio secondo. - Tu che ne pensi? Arrighi sorride. - Il capo sei tu - dice tranquillo - io ho fiducia. Raccomando di regolare bene i flaps al motorista e scendo verso il mare fino a toccare con gli scarponi quella superficie verde. Raggiunto il battello gonfiabile conto otto feriti, tutti fasciati di garze, una sola persona è indenne ed è il pilota comandante dello JU-52. Con grande fatica prendiamo a bordo tutti, ad esclusione di un ferito deceduto al momento, che affidiamo al mare sul gommone, alla deriva. Sul nostro bimotore ci sono ora 13 persone: 7 feriti, il pilota tedesco, e noi 5 dell equipaggio. Chiamo la base e riferisco la situazione. Ritengo impossibile il decollo con il carico di 13 persone. Vedo davanti al mio orizzonte le isole Egadi, la più vicina è Marettimo. Metto in moto e provo a navigare a basso regime. Si balla, ma il mare regge, posso galleggiare fino all isola. Il mare ci ha voluto bene. L approdo è affidato alla fortuna e trovo un passaggio fra le barche dei pescatori fino ad un ampio scivolo, credo dovuto alle tonnare di Marettimo. Scendiamo a terra e la gente dell isola ci da una mano a trasportare i feriti. I Comandi della Finanza e del Presidio di Marina chiedono a Trapani l invio di un MAS per prelevare i feriti. Il pilota tedesco si presenta: è il capitano Mathias Haep. Ha parole di grande elogio per me e l equipaggio. - Tu - mi dice in uno stentato italiano - Sei grande pilota... Nel mio rapporto metterò bene in evidenza il racconto di Haep. Trasportava feriti, tutti gravi, e l attacco all aereo della Croce Rossa da parte degli Americani resta inqualificabile! Al tramonto arriva da Trapani il MAS. II mondo è veramente piccolo! Lo comanda il T.V. Rougier, un tempo mio compagno di Ginnasio. Imbarca i feriti e mi prende a rimorchio fino allo Stagnone di Marsala. Non posso rischiare il decollo di notte. Siamo accolti dal Comandante la Base e dai colleghi. È andata bene ancora una volta. Il mio compagno di stanza Zanardi sogghigna: Ma che ti metti a fare? Concorrenza alla Croce Rossa?! Nivalco Provenzale (ex Pilota di Marinavia Reparti 170^ Sq. 144^ Sq. 184^ Sq.) 19

20 Come tutti gli scontri navali a fuoco avvenuti tra il 1940 e il 1943 anche la Prima Battaglia della Sirte fu un episodio di quella guerra che fin dal primo giorno la nostra Marina fu chiamata a combattere: la guerra dei convogli. Infatti la Marina doveva proteggere a tutti i costi il flusso dei rifornimenti necessari alle truppe impegnate contro le forze inglesi in Africa Settentrionale. Oltre a questo, che rappresentava l impegno principale, non bisogna dimenticare che la Marina era anche impegnata a difendere i traffici con l Egeo, con la Grecia e con l Albania, e quelli, non meno importanti, delle isole metropolitane, in particolare quelli con la Sardegna. I compiti della Marina inglese erano analoghi, anche se i loro sforzi in Mediterraneo erano quelli volti ad alimentare la difesa di Malta. Infatti, fin dall inizio delle ostilità gli Inglesi erano stati costretti a rifornire le loro forze in Egitto facendo percorrere ai loro convogli la rotta del Capo di Buona Speranza. Solo raramente essi utilizzavano a questo fine le rotte verso levante, nel Mediterraneo. Il compito dei rifornimenti non era certo facile, in quanto questi potevano avvenire solo mediante convogli in partenza da Gibilterra e da Alessandria. Per uno strano scherzo del Destino, nella maggior parte dei casi accadde che le operazioni di rifornimento, da una parte all altra, avvenissero contemporaneamente, così da provocare lo scontro tra le forze di protezione a distanza. Fu così che, da parte italiana, nelle prime ore del pomeriggio del 16 dicembre 1941 partirono da Taranto i piroscafi Victor Pisani (6.339 tsl), Napoli (6.142 tsl) e Monginevro (5.324 tsl) e la motonave tedesca Ankara. Le prime tre unità costituivano il convoglio L ed erano dirette a Tripoli; l Ankara costituiva, da sola, il convoglio N ed era diretto a Bengasi. I due convogli, che avrebbero dovuto navigare uniti fino al largo di Misurata, dove si sarebbero separati, erano scortati dai Cacciatorpediniere Vivaldi (capo scorta), Da Noli, Da Recco, Malocello, Pessagno e Zeno, per il convoglio L, dal Cacciatorpediniere Saetta e dalla Torpediniera Pegaso per il convoglio N. Il convoglio era protetto da un gruppo di sostegno costituito dalla Nave da battaglia Duilio e dalla VII Divisione Incrociatori (Aosta, Attendolo e Montecuccoli) scortata dalla XI Squadriglia CC.TT. (Ascari, Aviere e Camicia Nera): tutti agli ordini dell Ammiraglio Carlo Bergamini. Le Navi da battaglia Littorio, Doria e Giulio Cesare, scortate dalla XIII Squadriglia CC.TT. (Granatiere, Fuciliere, Bersagliere e Alpino) e dalla XII Squadriglia CC.TT. (Corazziere, Carabiniere e Usodimare), unitamente alla III Divisione (Incrociatori Gorizia e Trento) con la scorta della X Squadriglia CC.TT. (Maestrale, Orione e Gioberti), costituivano il gruppo di appoggio a distanza, al comando dell Ammiraglio Angelo lachino. Da parte inglese, alle 22 del 16 dicembre, era uscito da Alessandria l Ammiraglio Ph. L. Vian al comando della XV Divisione (Incrociatori Najad, Euryalus e Carlisle, con 7 cacciatorpediniere di scorta). La formazione aveva il compito di proteggere la petroliera Breconshire, diretta a Malta con 5000 ton. di nafta. L Ammiraglio inglese era a conoscenza dell uscita della nostra forza navale, ma non dell esistenza del nostro convoglio: riteneva, perciò, che le due formazioni avrebbero dovuto scontrarsi nelle tarde ore del pomeriggio del giorno 17. Poiché non è questo il tema del nostro racconto, non starò a riferire di tutte le manovre dei due Ammiragli, lachino e Vian, ma descriverò solo brevemente l azione di fuoco che prese poi il nome di Prima Battaglia della Sirte. Tutti gli avvistamenti della nostra ricognizione aerea avevano sempre segnalato la presenza, nella formazione inglese, di una portaerei che, invece, altro non era che il Breconshire. Questo errore ebbe notevole influenza sulle decisioni dell ammiraglio italiano. Tra le 12,15 e le 18,20 del giorno 17, la formazione inglese subì ben 20 attacchi d aereosiluranti italiani e di bombardieri tedeschi, senza peraltro riportare danni. Alle 17,23 il nostro gruppo d appoggio a distanza avvista sulla sua sinistra un intenso fuoco di sbarramento: quasi con- 20

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