Cartografia e minoranze linguistiche architettura e cartografia

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1 la cartografia PERIODICO DI INFORMAZIONE CARTOGRAFICA NUMERO 15 DICEMBRE 2007 Anno V numero 15, dicembre Registrazione Tribunale di Firenze n del Spedizione in A.P. - 45% art. 2 comma 20/b L. 662/96 - Firenze 1 2,50 Cartografia e minoranze linguistiche architettura e cartografia ricerche archeologiche

2 La cartografia 15/2007 Periodico di informazione cartografica Rivista di LAC srl Direttore responsabile Monica Naef Editore Andrea Bonomo Editore Redazione LAC Via del Romito 11/13r Firenze tel , fax Progetto grafico e impaginazione Leonardo Mura Design Fotolito LAC Firenze Stampa Stabilimento Poligrafico Fiorentino Calenzano, Firenze Rivista trimestrale. Registrazione Tribunale di Firenze n del Stampata nel mese di dicembre Copyright 2007 by LAC. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte della rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa senza autorizzazione scritta dell editore. Hanno collaborato: Giorgio Bezoari Facoltà di Architettura e società, Politecnico di Milano Mario Canziani Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali Mattia De Amicis Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze dell Ambiente e del Territorio Marco Deligios Globo s.r.l. Simone Frigerio Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze dell Ambiente e del Territorio Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali Marcello Liboni Centro Studi per la Val di Sole Mauro Palombella Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Geologia e Geofisica Attilio Selvini Facoltà di Architettura e società, Politecnico di Milano Simone Sironi Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze dell Ambiente e del Territorio Simone Sterlacchini Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali Referenze fotografiche: Copertina, pagg. 15, 17, 18/19, 20/21, 23 S. Beccio Pagg. 3, 16 Maura Cavalcanti Pagg. 7, 8, 9 Archivio Comunità Montana Valtellina di Tirano Pagg. 34, 35 E. Richetti Pag. 38/39 M. Palombella Pag. 42, 46 A. Dalpes Pagg. 44 A. Mosca Tipografia Copertina Handel Gothic Helvetica Sabon Pagine interne Bauhaus Courier Downcome regular Helvetica Helvetica Neue Sabon Carta Tutte le pagine da 1 a 48 sono stampate su patinata opaca da 115 grammi Editoriale Pianificazione territoriale e gestione delle emergenze La conoscenza di una realtà territoriale nella sua complessità risulta fondamentale per gestire le situazioni di emergenza in modo più efficace ed efficiente. Simone Frigerio, Simone Sironi, Simone Sterlacchini, Mattia De Amicis, Marco Deligios, Mario Canziani Carta delle valli occitane del Piemonte La carta delle valli occitane sarà la prima pubblicazione di una collana cartografica dedicata alle dodici aree di minoranza linguistica d Italia. Carlo Zoli La cartografia e le facoltà di architettura La conoscenza della cartografia e delle discipline del rilevamento sono fondamentali per la figura professionale dell architetto, urbanista o paesaggista, e comunque del tecnico responsabile del tracciamento e dell esecuzione di grandi opere. Giorgio Bezoari, Attilio Selvini Il telerilevamento da satellite: un utile strumento per prospezioni archeologiche Le immagini da satellite, opportunamente trattate, sono di ausilio nelle ricerche archeologiche perché permettono di individuare strutture sepolte senza dover intervenire in modo invasivo con gli scavi. Mauro Palombella Quarant anni per la Val di Sole Da piccola associazione di cultori della memoria storica a vivace punto di riferimento della vita culturale del territorio trentino: storia e attività del Centro Studi per la Val di Sole a quarant anni dalla sua fondazione. Marcello Liboni, Monica Naef Carlo Zoli Open Lab s.r.l. la Cartografia_15/07 3

3 Giaglione Bardonecchia Salbertrand Exilles Chiomonte Gravere Meana di Susa Oulx Usseaux Sauze d'oulx Pragelato Fenestrelle TORINO Editoriale Cesana Torinese SESTRIERE Roure Claviere Sauze di Cesana Massello Salza di Pinerolo Perrero Pomaretto Perosa Argentina Inverso Pinasca Pinasca Cumiana Cantalupa Un importante disciplina Prali Bobbio Pellice Villar Pellice Pramollo Torre Pellice Rorà S. Germano Chisone Angrogna Lusernetta Villar Perosa Porte Prarostino Luserna S. Giovanni Bagnolo Piemonte Bricherasio Bibiana S. Pietro Val Lemina S. Secondo di Pinerolo Barge Roletto Pinerolo Osasco Garzigliana Campiglione Fenile Frossasco Cavour Piscina Buriasco Macello Villafranca Piemonte Airasca Scalenghe Cercenasco Vigone None Crissolo Ostana testo_andrea Bonomo trasversale P ochi si rendono conto potremmo dire che sono dotate di di quanto la cartografia coordinate spaziali di cui siamo più e le discipline del o meno consapevoli. Laddove il rilevamento costituiscano un supporto meno dell uomo comune diventa fondamentale (e veramente non senz altro il più del tecnico che ha a trascurabile!) per una larga parte delle che fare, a vario titolo, con la gestione attività umane. delle risorse del territorio e con la Fin dalle primissime origini, in cui pianificazione delle opere pubbliche e l uomo primitivo incideva sulle pareti private. delle caverne elementari schizzi che gli Di qui la fondamentale (ma spesso servivano per localizzare le risorse di trascurata) importanza delle discipline suo interesse (l acqua, ma anche una legate alla cartografia e al rilevamento, zona di caccia o, più tardi, un campo che a nostro parere devono essere coltivato, o un fiume che impediva maggiormente presenti nella il passaggio), molte delle nostre formazione universitaria e svolte con iniziative nascono e si sviluppano un grado di approfondimento idoneo in uno spazio determinato, e quindi da docenti qualificati. Ma non sono solo l architetto o l ingegnere a servirsi (e a doverlo saper fare bene!) della cartografia e del rilevamento. Tali strumenti trovano infatti applicazioni alquanto trasversali di cui in questo numero presentiamo solo alcuni esempi, per proseguire nelle prossime uscite con la pubblicazione di una serie di lavori che ci dimostrano come l impiego della cartografia pervada la nostra vita... perfino quando facciamo la spesa! E ben lo sanno le grandi catene di distribuzione... Ma torniamo a questo numero per occuparci di Protezione Civile, che in caso di emergenza deve intervenire in salvaguardia della popolazione e Argentera Acceglio Bellino Pietraporzio Pontechianale Casteldelfino dei suoi beni nel modo più efficace ed efficiente, e per far ciò non può prescindere da una corretta e completa Prazzo conoscenza del territorio e delle sue risorse. Lo studio che presentiamo in proposito propone una metodologia per la pianificazione territoriale che parte da un accurata preparazione all emergenza per avere poi l immediata disponibilità di tutte le informazioni e le risorse necessarie quando non c è un momento da perdere. Cambiando completamente settore, scopriamo come lo sviluppo delle tecniche di telerilevamento consenta oggi di acquisire da satellite immagini che si possono usare per Sambuco Elva Stroppo Marmora Canosio Vinadio Oncino Macra Celle di Macra Castelmagno Pradleves Aisone Sampeyre Paesana S. Damiano Macra Frassino Cartignano Monterosso Valgrana Grana Demonte Sanfront Melle le ricerche archeologiche, in quanto, opportunamente trattate, evidenziano caratteri quali la differenza nella vegetazione che lasciano intuire la presenza di strutture sepolte. E infine, presentiamo una nuova iniziativa che a dire il vero è all inizio della sua storia e rappresenta un applicazione inedita, a quanto ci risulta, della cartografia. Si tratta di una Rittanacarta dedicata a un area di minoranza linguistica (nella specie alle valli occitane del Piemonte), i cui oltre trecento toponimi saranno tradotti in lingua locale. E non potete immaginare quanto lavoro ci sia dietro... leggere per credere! Roccabruna Montemale di Cuneo Valloriate Isasca Brossasco Valmala Dronero Rifreddo Moiola Roccasparvera Gaiola Valdieri Entracque Envie Gambasca Martiniana Po Brondello Venasca Villar S. Costanzo Caraglio Bernezzo Revello Pagno Rossana Roaschia Piasco Castellar Vignolo Busca Cervasca Borgo S. Dalmazzo Roccavione Costigliole Saluzzo Robilante Vernante Verzuolo CUNEO Boves Peveragno Beinette Chiusa di Pesio Pianf R M 4 la Cartografia_15/07 5 Limone Piemonte

4 Pianificazione territoriale e testo_simone Frigerio, Simone Sironi, Simone Sterlacchini, Mattia De Amicis, Marco Deligios, Mario Canziani gestione delle emergenze La conoscenza di una realtà territoriale nella sua complessità risulta fondamentale per gestire le situazioni di emergenza in modo più efficace ed efficiente. La metodologia di seguito proposta combina dati geoambientali relativi alla pericolosità locale, dati cartografati delle infrastrutture di supporto, informazioni socioeconomiche e anagrafiche dei soggetti coinvolti con una serie di procedure di intervento. L a Protezione Civile deve saper gestire situazioni di emergenza nella loro complessità, definendo le modalità d intervento per la salvaguardia della popolazione e dei relativi beni, utilizzando le risorse allocate sul territorio, sfruttando le migliori tecnologie a disposizione e formando figure professionali utili al superamento delle fasi di crisi. L analisi dei rischi che coinvolgono le risorse naturali e antropiche e la concreta disponibilità di metodologie finalizzate alla gestione di potenziali eventi straordinari consentono una corretta e adeguata gestione del territorio. Risulta quindi prioritario il rafforzamento dei tradizionali metodi di intervento e di gestione dell emergenza, ma soprattutto il testing di nuovi strumenti e nuove metodologie (strettamente connessi all utilizzo delle più recenti innovazioni tecnologiche) necessari per le seguenti fasi: prevenzione di conseguenze ed effetti fisici di eventi calamitosi mediante opportune misure di mitigazione, messa in opera di monitoraggi e preventiva fase di preparazione all emergenza, a livello di uomini, mezzi e di ogni altra risorsa disponibile sul territorio per fronteggiare l evento calamitoso; Un mezzo della Protezione Civile. previsione e modellizzazione di futuri eventi catastrofici in ambiti territoriali particolarmente sensibili (in quanto caratterizzati da grandi concentrazioni di persone, beni, servizi, attività e infrastrutture in porzioni di territorio caratterizzate da una elevata propensione al dissesto); gestire la fase di emergenza vera e propria, ricorrendo a metodologie e tecniche innovative: sulla base delle conoscenze a disposizione dovranno essere delineati una serie di scenari di rischio, nell ambito dei quali occorrerà definire le procedure operative da utilizzarsi in fase di gestione dell emergenza. 6 la Cartografia_15/07 la Cartografia_10 6 7

5 Pareti instabili vicino all abitato Stazione di rilevamento per il monitoraggio di Grosotto (So). del torrente Arlate. Il caso di studio Si è deciso di utilizzare una realtà comunale per testare la metodologia proposta (comune di Grosotto, provincia di Sondrio) e di considerare la pericolosità da frana come fattore di rischio. Obiettivo del lavoro è stato quello di definire delle linee guida per la gestione delle emergenze legate a potenziali rischi idrogeologici. La banca dati predisposta raccoglie una serie di informazioni di natura geologico-ambientale di diversa provenienza (Comunità Montana Valtellina di Tirano, CNR-IDPA, DISAT-UNIMIB) a sua volta integrati all interno del software PETer (Globo s.r.l.) con dati di tipo anagrafico, economico e sociale. Il risultato ottenuto è stato pertanto quello di creare una banca dati geografica completa della realtà territoriale comunale e definire uno schema procedurale di intervento in caso di emergenza (sono state considerate tempistiche, risorse, procedure e normative coinvolte nella realtà municipale). La gestione di un emergenza è un attività complessa alla quale bisogna essere preparati preventivamente, considerando che l opinione pubblica richiede all autorità competente efficienza ed efficacia nei soccorsi. La metodologia L organizzazione del territorio, la descrizione delle procedure di intervento in modo formale, la gestione di risorse, persone ed eventi coinvolti sono esigenze integrate nella metodologia proposta, secondo un modello di work flow management. Le competenze di gestione territoriale in tempo di pace (cioè in situazioni di normalità) e in situazioni di emergenza sono legate alla multiutenza sia da un punto di vista logico sia da un punto di vista legislativo. Un modello organizzativo di tipo collaborativo è la soluzione a tale esigenza, prevedendo la possibilità di costruire sistemi informativi non solo in ambito comunale ma anche in contesti più ampi, quali le comunità montane o le province, attraverso l aggregazione delle informazioni relative ai piani dei singoli comuni. Ciò che viene proposto è l integrazione di un GIS tradizionale, strumento di gestione statica di elementi territoriali e descrittivi, con la dinamicità di un work flow, consentendo il monitoraggio in tempo reale di attività, procedure e flussi di informazione. Il risultato è sia un supporto alla pianificazione e alla progettazione territoriale sia un elenco di attività da eseguire in caso di emergenza. La possibilità di importare informazioni relative ad altre realtà territoriali è vantaggiosa e assume un importanza fondamentale nella definizione del modello concettuale. Di fatto tale fase consente di ampliare il piano con la conoscenza di rischi (che pur non sussistendo direttamente sul territorio di competenza dell ente possono comunque interessarlo), di strutturare piani sovracomunali e di gestire informazioni che per loro natura non sono relative al territorio di un solo comune. Risorse, persone e attività programmate devono essere archiviate in modo logico e conforme alle necessità che sorgono durante un emergenza. L obiettivo è giungere, attraverso i flussi di informazioni e le sequenze di istruzioni implementate nel sistema, a un prototipo di gestione real time, dove ogni attività di supporto alle emergenze (reperibilità del personale, definizione delle aree coinvolte, individuazione degli elementi vulnerabili, calcolo dei percorsi, sequenze di interventi) sia adeguatamente gestita e riferita nel territorio. Un punto cruciale è la definizione di uno strumento gestionale per la comunicazione con enti e personale coinvolti nelle emergenze. Comunicare attraverso web, attraverso telefonia mobile e fax assume un ruolo chiave nel modo con cui una corretta pianificazione può interagire con la gestione dell emergenza; fax precompilati, rubriche telefoniche aggiornate, tools di messaggistica e telefonia, integrazione con dispositivi radiomobili sono alcuni tra i possibili metodi con cui un SIT dinamico può realmente essere legato all intervento sul territorio. 9 8 la Cartografia_15/07

6 elementi vulnerabili, cancelli di conducono l operatore attraverso un di richiamare un numero arbitrario accesso); percorso guidato per individuare in di strumenti utili in sede di gestione strutture (ricettive, sanitarie, di modo pratico tipologie di evento e dell emergenza e una funzione di ricovero e raccolta, di smistamento, entità coinvolte, provvedendo alla vi- registrazione delle attività svolte nel di collegamento); sualizzazione e alla stampa di informa- sistema permette di tener traccia infrastrutture (viabilità, reti zioni utili alla gestione dell emergenza. delle azioni eseguite dagli operatori energetiche); Le procedure appaiono in un intuitiva nel corso degli interventi. È possibile risorse tecniche ed umane rappresentazione grafica a diagramma stampare tesserini di riconoscimento (disponibilità, tipologia, stato); di flusso; ad ogni passo sono associati direttamente dalla rubrica, layout soggetti (enti, aziende, persone istruzioni, soggetti, entità coinvolte cartografici e report di intervento fisiche, squadre e reperibilità); e documenti necessari all esecuzione. personalizzati o precompilati. La dati generali del comune (anagrafe, La procedura può essere progettata in comunicazione coinvolge un sistema fasce di età); tempo di pace ed eseguita e monito- di messaggistica per interfacciarsi procedure operative descritte da rata step by step in fase di emergenza. con gli attori coinvolti nella gestione diagrammi di flusso. Le banche dati, facilmente esportabili dell emergenza con la possibilità di È possibile associare a ciascuna su dispositivi portatili, consentono agli creare e inviare automaticamente delle entità trattate diversi operatori di accedere ai dati anche sul report e messaggi via fax ai centri strumenti: campo; è in corso di sviluppo l imple- operativi e SMS a una particolare rappresentazione cartografica; mentazione di applicativi GPS diret- selezione di record presenti in rubrica; documenti informatici di qualsiasi tamente nel software: essa consentirà è possibile comporre automaticamente Alcune schermate dell applicativo elaborato per la gestione delle emergenze (anche nelle pagine seguenti). Il supporto informatico PETer è un applicativo GIS dedicato alla gestione dell intero ciclo di vita di un Piano di Protezione Civile, secondo le direttive ministeriali (Legge 225/92 e metodo Augustus 1996) e le normative regionali (L.R. 16 del 22/05/04 e D.g.r del 24/03/05). Integra dati cartografici e alfanumerici in un database relazionale secondo uno schema che nella versione standard, la base dati è costituita da Microsoft Access e le geometrie sono archiviate in formato ESRI Shapefile ; nella versione enterprise, la base dati può essere costituita da Oracle, SQLServer, e le geometrie possono essere archiviate in ESRI Shapefile oppure in un database ESRI ArcSDE. tipo (documenti, immagini, filmati, relazioni tecniche); informazioni relative ai soggetti associati (proprietari, detentori, responsabili). Ogni entità è caratterizzata da una scheda anagrafica dettagliata (dati generali, documenti allegati, soggetti e procedure associate); tutto ciò è legato alla scelta di vincolare entità ed eventi in una realtà territoriale e l acquisizione della posizione geografica direttamente sul terreno. Un archivio di documenti consente qualsiasi numero telefonico presente in rubrica e inviare messaggi attraverso posta elettronica. riflette quello del sistema Mercurio. calarli di conseguenza in un work flow I dati geografici sono archiviati in formato ESRI Shapefile ma è stata sviluppata compatibilità con ArcInfo Il coordinamento delle informazioni gestionale. Accanto a semplici ricerche sui dati alfanumerici, sono disponibili interrogazioni più complesse basate Coverage, ArcSDE, ArcIMS, raster Bitmap e TIFF, AutoCAD DWG e DXF. L applicazione è stata sviluppata in Microsoft Visual Basic 6.0 e il supporto cartografico è garantito dal componente ESRI MapObjects. La base dati è resa disponibile su due diverse architetture: Obiettivo primario è il coordinamento delle informazioni coinvolte nel Piano di Protezione Civile mediante gestione di dati cartografici ed alfanumerici relativi a: rischi (naturali ed antropici); scenari di emergenza (aree coinvolte, sulla definizione di una selezione geografica o di una relazione spaziale tra le entità indagate. In questo modo sono disponibili funzioni di interrogazione applicabili ad ogni tipologia di dato trattato. Sono stati sviluppati wizard che la Cartografia_15/07

7 Applicazione locale La metodologia è stata testata su Grosotto, un comune situato all interno della Comunità Montana Valtellina di Tirano, in provincia di Sondrio. Ci si è soffermati su scenari potenzialmente pericolosi, basandosi sulla carta della pericolosità elaborata nel corso della presente convenzione tra la Comunità Montana e il CNR- IDPA. L area è caratterizzata da fenomeni d instabilità particolarmente vicini al centro abitato; per di più l intero paese è già stato distrutto da un esondazione del torrente Arlate, che ha seppellito gran parte del vecchio abitato. Oltre alle basi dati raster (CTR e foto aeree), è stato implementato un database di fondovalle realizzato alla scala di dettaglio 1:2000 da parte della Comunità Montana Valtellina di Tirano. In un secondo tempo è stato utilizzato anche il database in scala 1:10.000, i cui dati coprono l intero territorio comunale, incorporando le entità territoriali presenti su entrambe le sponde idrografiche. Infine è stata effettuata una digitalizzazione diretta di elementi ritenuti rilevanti nel contesto comunale e un integrazione informativa di elementi di primo interesse in ambito di emergenze (ambulatorio medico, magazzino dei mezzi del Corpo Forestale dello Stato, di Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, ricovero per anziani, scuole, sede del Corpo Forestale dello Stato e della Protezione Civile, piazzole di elicottero ed elementi vulnerabili). Si è strutturato dunque un database completo relativo a infrastrutture private e pubbliche presenti nella realtà locale, definendolo sia in un ottica gestionale sia per le attività in emergenza. Sono stati aggiunti alcuni elementi supplementari ai database geografici, utili ai fini del progetto e riferiti ad alcune strutture rilevanti nel contesto comunale di Grosotto. Tra questi si citano: informazioni relative al personale medico e paramedico operante nell area; recapiti di volontari di Protezione Civile; dislocazione di persone in fasce di età sensibili; dettagli sui mezzi di Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale dello Stato (stato, disponibilità e altre informazioni tecniche). Ogni informazione è stata legata a soggetti specifici ed è integrata in una o più procedure di intervento. Le informazioni organizzate e gestite dall applicativo sono facilmente consultabili, modificabili e integrabili tra loro (legami tra risorse, strutture, scenari, ambiti e personale coinvolto in fasi differenti). Le modifiche eseguite su un anagrafica coinvolgono dunque anche i legami impostati con le altre entità, consentendo una gestione più rapida dei cambiamenti da eseguire. Nel lavoro proposto sono state definite alcune linee guida per il piano comunale di Protezione Civile, in ottemperanza alle legislazione nazionale e regionale esistente. Esse sono rappresentate da una serie di procedure operative dettagliate, adattabili alla realtà locale e a cura dei soggetti responsabili del piano; è stata inoltre effettuata una ricerca di tutti i documenti inerenti la Protezione Civile (tempi e modalità di emanazione dei messaggi di allerta, documenti divulgati alla popolazione contenenti le norme e le azioni da compiere prima di abbandonare l abitazione in caso di evacuazione, elenchi di materiali da portare con sé in caso di evacuazione). È stato strutturato il chart flow procedurale, che definisce i tempi e le condizioni che determinano il passaggio da una fase all altra. Per la scelta degli step si è seguita la delibera regionale più recente in materia, la quale suggerisce di adottare una fase di preallarme (codice 1 e colore giallo), una fase di allarme (codice 2 e colore arancione), e una fase di emergenza (codice 3 e colore rosso). Le condizioni di normalità, ovvero quando non si verifica e non è previsto alcun evento rilevante, vengono definite tempo di pace. Ovviamente il passaggio tra le varie fasi coincide con un aumento della criticità delle condizioni ed è possibile solo quando si parla di eventi prevedibili; qualora si verifichi un evento del tutto inaspettato, ovvero non prevedibile, si passa direttamente alla fase di emergenza. Ad ogni livello è stata connessa una struttura di azione, le entità coinvolte, i mezzi e gli strumenti utilizzabili e i tempi di intervento. Lo schema previsto dall applicazione offre una notevole semplicità di utilizzo: le procedure sono in sessione e la chiusura di un attività determina l innesco di un attività successiva, strutturata in fase di pianificazione. Conclusioni La metodologia qui presentata mostra un approccio alla gestione territoriale e di stesura di linee guida per le emergenze, combinando dati geoambientali relativi alla pericolosità locale, dati cartografati di infrastrutture pubbliche e private, informazioni socioeconomiche, specifiche tecniche di materiali e mezzi, informazioni anagrafiche di soggetti coinvolti o potenzialmente vulnerabili. A questo va aggiunta una serie di procedure di intervento che coinvolgono mezzi, soggetti e altre entità territoriali archiviate in banca dati. PETer ha il compito di gestire in modo uniforme tali informazioni; grazie ad esso si gestisce la parte geometrica, si aggiorna ogni specifica informativa e si inseriscono metodologie di intervento secondo la normativa vigente. Difficilmente una corretta pianificazione territoriale e il supporto alle criticità potranno prescindere da una minuziosa conoscenza dei fattori critici e non che intervengono a definire una realtà territoriale nella sua complessità la Cartografia_15/07

8 Carta delle valli occitane La suggestione di un paesaggio del vino nella DOC/DOCG Torgiano lungo la valle del Tevere (Gregori & Poggioni, 2005). del Piemonte La Repubblica tutela con apposi- sufficienti, segnano un cambiamento Il Monviso. testo_carlo Zoli La Carta delle valli occitane sarà la prima pubblicazione di una collana cartografica dedicata alle dodici aree di minoranza linguistica d Italia. te norme le minoranze linguistiche : così recita la Costituzione Italiana, tra i suoi principi fondamentali, fin dal Ma solo nel 1999 vengono approvate queste apposite norme, che, per quanto imperfette e in- storico per la rivitalizzazione linguistica e culturale di queste comunità, la stessa sopravvivenza della loro specificità. E solo dal 2003 iniziano ad essere erogati i finanziamenti per attività concrete sul territorio. 14 la Cartografia_15/07 15

9 Costumi alla Baìa di Sampeyre, si noti che anche le donne sono interpretate da uomini. Le minoranze linguistiche d Italia Frutto di una faticosa mediazione e lontana da ogni rivendicazione che fosse, o potesse anche solo sembrare leghista, la legge 482/99 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche elenca le minoranze ammesse a tutela, e quindi, di fatto, le lingue che hanno un qualche riconoscimento ufficiale nello Stato italiano. La Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l occitano e il sardo. Non è superfluo notare la peculiarità di questo elenco, che distingue tra popolazioni di lingua e popolazioni parlanti le lingue : questo probabilmente per non riconoscere, neppure implicitamente, l esistenza di una nazionalità sarda, occitana, friulana all interno dello Stato italiano. Chissà perché il catalano unica neolatina è nella prima parte dell elenco; o forse si distinguono lingue che altrove fuori d Italia sono ufficiali, statali, da quelle che invece non sono ufficiali in nessun luogo. Ma in questo caso non si spiega la posizione del francese, nella seconda parte dell elenco. Come si noterà, l elenco delle lingue minoritarie riconosciute è piuttosto ricco dodici in tutto e piuttosto stupefacente per il profano, che al massimo conosce la questione tedesca dell Alto Adige e quella francese della Val D Aosta; certo nella maggior parte dei casi si gnora che il sardo gode, o potrebbe godere, di un regime di para-ufficialità in Sardegna, così come il friulano in Friuli e che la Lingua d Òc, la lingua letteraria principale della poesia cortese medievale, conosciuta e usata da Dante, è ancora parlata da almeno centomila persone nel Piemonte occidentale. Che cosa vuol dire promuovere una lingua di minoranza Promuovere una lingua di minoranza, il cui uso si è ridotto di generazione in generazione, eroso dalla pressione dell italiano o dei dialetti più forti e dai cambiamenti degli stili di vita e dalla generale modernizzazione, vuol dire mettere in campo una complessa serie di strumenti politici, culturali, e addirittura di marketing, per garantire a queste lingue un uso scritto, pubblico, ufficiale e, tramite questo, stimolare l uso privato, parlato, per così dire normale della lingua. Molte di queste lingue, e le comunità che le parlano, si sono trovate quasi improvvisamente catapultate in una situazione in cui la loro parlata, da sempre considerata un dialetto dell italiano, e da sempre valutata come inferiore, inadatta a usi prestigiosi, si trova ad avere almeno in teoria gli stessi diritti dell italiano, ed anche il dovere di dotarsi di strumenti adeguati per una lingua (co-)ufficiale e di alto prestigio culturale. Recupero della toponomastica e strumenti cartografici per le minoranze linguistiche Uno dei progetti con i quali questi idiomi di nuovo riconoscimento iniziano tipicamente il lavoro di promozione della loro tradizione linguistica e culturale, con la prospettiva della (co-)ufficialità, è quello del recupero della toponomastica tradizionale. La situazione della toponomastica delle zone di minoranza in Italia è molto differenziata: si va da casi in cui tutta la toponomastica ufficiale è in doppia lingua (come nell Alto Adige con il tedesco e l italiano col paradosso che quando il toponimo è tradizionalmente usato solo in una delle due lingue, il nome nell altra è stato inventato a tavolino dalla Borgata Serre in Val Po. 16 la Cartografia_15/07 17

10 L area occitana del Piemonte si estende principalmente in zone montuose. abbandonata e frammentata; questo è il caso della lingua d Òc delle valli piemontesi. Quale variante di quel nome elevare a (co-)ufficialità? Si pensi che lo stesso luogo è noto con nomi diversi anche molto diversi: in genere si preferisce il nome che danno a quel luogo i suoi stessi abitanti, ma questo criterio non può essere utilizzato per luoghi non popolati (un passo montano, la cima di un monte), o quando il nome locale ha una forma che non si riesce a rendere graficamente (a scrivere) con le regole che quella lingua si è data. Questi problemi generano vivacissime polemiche tra gli abitanti, accendono campanilismi a volte così intensi da indurre le autorità locali a rinviare il problema a un futuro indefinito e a rinunciare al diritto garantito dalla legge di recuperare i toponimi tradizionali. burocrazia e dai cartografi); al caso della Val D Aosta dove la toponomastica è sostanzialmente Il recupero della toponomastica storica pone enormi problemi pratici, e difficoltà giuridiche delle lettere raccomandate, se queste sono inviate, per fare un esempio, a Prajalats anziché a Pragelato Gli occitani del Piemonte: la zona linguistica monolingue francese (con poche eccezioni), anche per quelle località dove il francese non è più parlato da decenni se non secoli; al caso della Sardegna dove la toponomastica è monolingue, e moltissimi toponimi hanno un aspetto linguistico sardo, ma differiscono per dettagli o per grossolani fraintendimenti dal nome tradizionale di quel luogo in lingua sarda : classico l esempio del comune che ha nome ufficiale italiano Perdasdefogu, ma che in lingua sarda è noto come Foghesu. nient affatto banali. Se appare abbastanza pacifico che i comuni abbiano autonomia totale nella scelta dei nomi delle strade e delle frazioni all interno del loro territorio, questo non toglie che si pongano grandi difficoltà, ad esempio, per l emissione di carte d identità, specie in versione elettronica, con font e caratteri non presenti in italiano e quindi ignoti ai sistemi informativi dei vari ministeri a Roma. O, ancora, qual è la validità legale delle notifiche o (un comune dell Alta Val Susa, in provincia di Torino, appartenente all area occitana)? Ma il recupero della toponomastica storica non pone solo problemi giuridici e burocratici. Solleva problemi, e ancora più brucianti in questa prima fase, culturali e linguistici. Quale ortografia usare per i nomi dei luoghi? Si ricordi che si tratta di lingue che spesso hanno una scarsa tradizione scritta, o una tradizione scritta molto antica ma da tempo Sono di lingua occitana 14 valli del Piemonte occidentale: 4 in provincia di Torino, con l Alta Valle di Susa, la Val Chisone, la Val Germanasca, la Val Pellice; 9 in provincia di Cuneo con l Alta Val Po, la Val Varaita, la Val Maira, la Val Grana, la Valle Stura, la Val Gesso, la Val Vermenagna, le Valli della Bisalta, l Alta Corsaglia; infine si considerano occitano-liguri anche due comuni della provincia di Imperia, in un area di confine, detta Brigasco, un tempo territorio unitario 18 la Cartografia_15/07 19

11 Le valli in cui ancora si parla la lingua d Òc si trovano prevalentemente nelle province di Cuneo e di Torino. del comune di Tenda e poi smembrato tra Italia e Francia dopo la seconda guerra mondiale. L uso della lingua occitana oggi minacciato dal passaggio al piemontese a volte più che dall italiano arriva quasi fino alla pianura: le frazioni collinari di una città relativamente importante come Pinerolo sono ancora di lingua d Òc. Esiste infine, ancora vitale, una colonia occitana (sfuggita alle persecuzione contro i valdesi nel 300, si ritiene) a Guardia Piemontese in provincia di Cosenza, che naturalmente sta fuori dell area coperta da questa carta. L occitano fuori d Italia è (o era) parlato in tutto il sud della Francia, dalla Provenza a Bourdeaux, su un area che oggi è abitata da 13 milioni di persone, delle quali forse 1 o 2 milioni lo usano ancora. Inoltre, è parlato in una valle pirenaica (Vall d Aran) sul versante francese, ma politicamente spagnolocatalana, abitata da circa persone, nella quale è lingua ufficiale. La realizzazione della carta Grazie all opera di un gruppo di studiosi e di promotori culturali dell associazione Chambra d Òc (www.chambradoc.it) che è la Cartografia_15/07

12 Una collana di carte geografiche di tutte le altre Italie La Fondazione Smallcodes Tecnologie e Politiche per le Identità Linguistiche (www.smallcodes.org), insieme a Open Lab/Smallcodes Editore (www.open-lab.com) e a Globalmap sta curando una collana di carte geografiche che copra tutte le dodici zone di minoranza linguistica d Italia; questa dell area occitana è la prima realizzazione. Seguirà, speriamo a breve, quella dell area ladina dolomitica e quella delle aree germaniche (l Alto Adige e le altre isole germanofone del Trentino, del Friuli e del Piemonte). L area è caratterizzata da piccole borgate di montagna, spesso abbandonate o riabitate da poco tempo. Le 12 minoranze linguistiche d Italia Albanese Catalana Germanica Greca Slovena Croata Francese Franco-provenzale Friulana Ladina Occitana Sarda La ricostruzione della toponomastica in lingua locale è un lavoro molto difficile e impegnativo attualmente ancora in corso. attualmente il principale motore in ambito associazionistico della lingua e della cultura occitana d Italia, si sta realizzando per la prima volta Pragelato, Sestriere), vari grandi parchi nazionali; pochi centri abitati grandi. La carta, prodotta da Globalmap, comprende su quest area abbandonati: i comuni più estesi possono arrivare ad avere fino a 90 borgate. A queste difficoltà si aggiunge il fatto che sta avvenendo in una carta topografica-stradale di circa 600 toponimi (compresi questi anni un certo ripopolamento quest area, che per la prima volta idronimi e oronimi). degli insediamenti montani, spesso da viene intesa come un entità organica L opera di traduzione e recupero in a parte di famiglie non specificamente unitaria in sé (e non, come finora, occitano, relativamente pacifica per originarie di quei luoghi, e spesso semplicemente come la parte montana i macro-toponimi (cioè per i nomi non di lingua occitana, i quali, se da delle province di Torino e Cuneo), delle sedi comunali) sta procedendo una parte sono in generale favorevoli con tutta la micro-toponomastica/ lentamente a causa delle difficoltà nel ad una valorizzazione delle differenze oronomastica/idronomastica trovare una mediazione tra studiosi culturali e delle specificità delle tradizionale espressa solo in occitano, e cultori locali per quel che riguarda valli, dall altra non sono portatori mantenendo il bilinguismo ufficiale i nomi delle frazioni e delle borgate di una loro variante linguistica occitano/italiano solo per i nomi dei e la forma grafica (la scrittura ) occitana. Anche per questo si ritiene comuni. da utilizzare: non si dimentichi che opportuno trovare una forma scritta Su questa zona insistono 123 la zona è in parte in alta quota e unitaria, standardizzata per tutte comuni, importantissime zone tradizionalmente caratterizzata da le valli e per tutti i toponimi: non turistiche (in queste valli si sono un gran numero di piccoli nuclei per sacrificare le varietà locali, ma svolte le Olimpiadi invernali sparsi, tradizionalmente popolati da per garantire una certa unitarietà e di Torino 2006: Bardonecchia, 20/50 abitanti (le ruà) oggi spesso intercomprensione la Cartografia_15/07

13 scienze dell architettura : ma di quali di topografia e cartografia. il fotogrammetrico, vuol vedere il La cartografia architetture si parla?) che non solo i corsi di cartografia, bensì anche di telerilevamento, di fotogrammetria, La situazione attuale non brilla certo per razionalità e, a parte qui ogni considerazione sull introduzione fotogrammetrico?. Nemmeno ti dice, che so, la carta fotogrammetrica, la ripresa fotogrammetrica : no, tout di geomatica per riassumere, siano del 3+2, ormai piuttosto apertamente court il fotogrammetrico, come se divenuti indispensabili. contestato, non si può ignorare che qualunque carta attuale o meno fosse e le facoltà Purtroppo la realtà è assai diversa. In poco più di vent anni le facoltà di architettura sono raddoppiate; erano circa una decina ancora il DPR 382/80 sia considerevolmente disatteso per le attività di docenza svolte dai professori a contratto, laddove si prescinde spesso il fotogrammetrico, pur anche se rilevata con la celerimensura digitale o addirittura, nel caso che si tratti di una carta catastale o ancora IGM, all inizio degli anni Ottanta, e oggi dalla qualificazione scientifica, acquisita con i tradizionali e variegati di architettura sono invece ventitre, tralasciando i molti poli esterni ai singoli atenei che moltiplicano i corsi. Non solo: le facoltà si sono disperse su molta parte largheggiando invece oltre misura sia sulla durata sia sul numero dei contratti, così elevato da stravolgere, in molte circostanze, il rapporto con i metodi della vecchia topografia 1. Ben più grave è la disinformazione in punto di uso delle carte; e sì che non pochi architetti sono oggi responsabili, del territorio nazionale; valga per tutti docenti strutturati. a livello comunale o regionale, del il caso del Politecnico di Milano per Ma torniamo ora alla questione tracciamento e dell esecuzione di testo_giorgio Bezoari, Attilio Selvini La conoscenza della cartografia e delle discipline del rilevamento sono fondamentali per la figura professionale dell architetto, urbanista o paesaggista, e comunque del tecnico responsabile del tracciamento e dell esecuzione di grandi opere. Tali materie sono tuttavia poco presenti nei corsi universitari, e comunque svolte senza il grado di approfondimento necessario, in particolare nelle facoltà di architettura. Sotto la spinta delle nuove e strana alle orecchie di qualunque concluso anche di urbanistica, contestate lauree triennali, il architetto d Europa (lasciamo da parte la conoscenza della cartografia e vecchio e tradizionale Ordine il variegato mondo anglosassone, dato delle discipline del rilevamento era degli architetti (risalente addirittura alla metà del Cinquecento, allorché fu istituito il Collegio degli ingegneri ed architetti), ha cambiato da tempo la tradizionale denominazione in quella di Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori con dizione che suona che le cose sono in esso assai diverse) ove peraltro gli ordini non ci sono, ma ci sono, al loro posto, le potenti associazioni professionali. Se per la classica figura dell architetto, che ovviamente si occupava almeno sino a tutti gli anni Novanta del millennio testé ritenuta necessaria e così trattata di conseguenza, oggi sembrerebbe, vista la nuova denominazione degli ordini, collegata ai molteplici e spesso poco comprensibili indirizzi di studio attuali (basti pensare ad architettura della moda e ad architettura della produzione edilizia, o ancora a cui, a fianco della tradizionale sede di piazza Leonardo da Vinci nella quale insegnarono figure di chiara fama, da Giò Ponti a Vittoriano Viganò, da Piero Bottoni a Guido Canella, da Angelo Mangiarotti a Carlo Perogalli, vi sono oggi la facoltà di Architettura Civile e quella di Design alla Bovisa. Peraltro, in queste tre facoltà, qualche corso di cartografia e rilevamento si trova, anche se con denominazioni spesso fuorvianti. Purtroppo, invece, in quasi tutte le altre università al di fuori di Milano non è così. In generale, i corsi che dovrebbero fornire agli studenti le capacità operative (non diciamo scientifiche!) nell ambito cartografico vengono tenuti da docenti del disegno, sia pure con denominazioni varie nel richiamare il rilevamento e la rappresentazione. Razionalità e ragionevolezza vorrebbero che tali insegnamenti fossero affidati invece ai professori che hanno sostenuto concorsi della classe della cartografia e discipline interconnesse, e parliamone in chiave attuale, ovvero di geomatica generale. Poca preparazione su questioni tecniche complesse La disinformazione, sia in cartografia che, più genericamente, nell ambito delle discipline del rilevamento e della rappresentazione, regna sovrana nel mondo dell architettura italiana (con le debite, poche anche se considerevoli, eccezioni). A chi è capitato di sentir parlare, sia da parte di funzionari di enti locali che di docenti di vario livello ed estrazione, di cartografia comunale, oppure regionale o più in generale di carte tecniche? Vai in un Comune, ti si presenta l architetto tal dei tali e se chiedi di carte tecniche ti dice subito: abbiamo grandi opere. Ma chi di loro sa veramente usare la cartografia? Fra le tante osservazioni in materia valga la seguente: se l estrazione di un dato metrico dalla cartografia, analogica o digitale che sia, è cosa facile per i dintorni di alcune centinaia di metri, dato che l unica difficoltà sta qui nel rapporto di scala e quindi nella valutazione attenta delle conseguenti tolleranze grafiche o numeriche, ben più complessa diventa la cosa per le estensioni plurichilometriche, soprattutto al di fuori del cosiddetto campo topografico. Chi si sovviene che le carte sono concettualmente proiettate sulla cosiddetta sfera locale e che sono altresì deformate dal tipo di proiezione usata? (da noi quasi sempre il sistema nazionale Gauss-Boaga). Chi si rende conto che riprendere dalla carta, analogica o digitale che sia, una distanza ed una direzione per poi riportarle sul terreno, comporta per prima la Cartografia_15/07

14 Porzione di foglio della carta numerica di Milano in scala 1:1000 (qui ingrandita). Discrepanza fra carta catastale e carta tecnica comunale. Sotto, schema del collaudo della rete di appoggio per la cartografia numerica di Milano. cosa di riportare la distanza al piano medio del terreno (se questo non è troppo tormentato altimetricamente, sennò le cose si complicano), quindi di applicare la correzione dovuta al modulo di deformazione lineare e poi di fornire la correzione delle direzioni per la riduzione alla corda, non solo, ma anche in aggiunta la correzione del riferimento direzionale per la convergenza del meridiano, rispetto all azimut della rete 2? Gli autori della presente nota, a prescindere dalla loro esperienza didattica e scientifica (hanno entrambi rivestito cariche nella SIFET, Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia, oltre che in altre organizzazioni nazionali ed internazionali) hanno avuto incarichi professionali piuttosto importanti. A parte i molti collaudi cartografici (valga per tutti quello della carta numerica della Città di Milano 3.), hanno collaudato oppure calcolato e compensato reti geodetiche per lunghe tratte di tracciati ferroviari ad alta velocità 4. Circa il collaudo, basterà ricordare quello della tratta Roma- Napoli, di circa 190 km, la cui rete era stata rilevata da altro collega, fra le prime in Italia, con metodi satellitari; mentre il collaudo venne eseguito con operazioni di celerimensura informatizzata. Per il calcolo, ci si riferisce alla tratta Milano-Bologna per l alta velocità, linea TAV in questo 2007 in fase avanzata di realizzazione con la formazione delle numerose opere d arte, la posa dei binari, delle linee elettriche di alimentazione e di tutti gli ulteriori servizi connessi. In entrambi i casi citati, le operazioni stradali e più in generale edilizie, hanno dimostrato la bontà delle operazioni sia di calcolo sia di collaudo. Ebbene: chi dei molti docenti di rilevamento e rappresentazione della facoltà di architettura, se non appartenenti al gruppo concorsuale ICAR/06 (Topografia e Cartografia), ha presente la complessità di tali lavori? Del continuo scambio fra coordinate cartografiche (come più sopra detto, legate alla cartografia nel sistema nazionale, quindi riferite alla sfera locale e deformate dal sistema proiettivo) e le cosiddette coordinate rettilinee locali, necessarie al progettista prima e al costruttore dopo, che deve ovviamente lavorare al piano di campagna, non sulla ideale sfera locale? L opera va poi per intero riportata sulla carta catastale, ai fini giuridici del frazionamento e dell accatastamento; su di una carta quindi che, pur in teoria e per legge inquadrata nel sistema nazionale, di fatto ed in molte parti del Paese è ancora riferita alla proiezione originaria di Cassini-Soldner, quindi con riferimenti geodetici, deformazioni e caratteristiche delle coordinate tutt affatto diverse da quelle del sistema nazionale Gauss- Boaga. Le differenze sia di posizione che di dimensione fra carta catastale a carta tecnica comunale sono sempre rilevanti, così come dimostra, a puro titolo di esempio, la figura a lato. E non ci si venga a dire che ormai tutte le trasformazioni, tutti i calcoli, tutte le variazioni e le modifiche le fa il computer: l elaboratore è solo una macchina, un mezzo: se non si hanno le idee chiare, se non si padroneggia la materia, vale il vecchio detto originario dell informatica: rubbish in, rubbish out. Non si dimentichi inoltre che molte, diremmo quasi tutte le carte catastali del nostro Paese sono paurosamente arretrate in fatto di aggiornamento: si veda in proposito la figura nella pagina successiva, che mostra il confronto fra un foglio della carta tecnica comunale e il corrispondente foglio della mappa urbana, nel caso non di uno sperduto comune isolano, bensì del comune di Somma Lombardo, a solo qualche migliaio di metri dal famoso hub di la Cartografia_15/07

15 fini progettuali, vuoi di massima che Nathan Rogers a Lodovico Barbiano per l ambiente ed il territorio; LM-3, anche se le lunghezze non erano esecutivi da una carta sia analogica, di Belgiojoso per non citarne che architettura del paesaggio; LM-10, ridotte alla sfera locale, nessuno si ovvero disegnata su di un tradizionale una manciata, frammisti a caso, che conservazione dei beni architettonici ed accorgeva che i punti delle reti IGM supporto cartaceo, sia numerica, mai si sarebbero sognati di arrogarsi ambientali e fermiamoci qui. Altre e catastali sui quali le predette reti ovvero archiviata debitamente su di il diritto di improvvisarsi cultori e molte considerazioni a parte, che si chiudevano avevano coordinate una memoria informatica? Quante della cartografia, chiamando invece titolo avranno i laureati per esempio riferite non al piano medio su cui volte siamo rabbrividiti, di fronte quando era necessario dei veri esperti della classe L-23? Forse dottori in si misurava, bensì sul riferimento a tesi di laurea aventi come relatori in materia. Oggi no: oggi un Marcel edilizia, cosa che renderebbe non poco cartografico corrispondente. L uso docenti di conservazione o di restauro diventa ogne villan che parteggiando perplesso un tedesco, un francese, un dei primi distanziometri elettro- o ancora di composizione e spesso viene, direbbe Dante, se fosse al belga, un polacco, tenendo conto fra ottici, da noi in Italia innanzitutto il di urbanistica, vedendo progetti nostro posto, vedendo tanti incauti che l altro dei soli tre anni di università? E Distomat D10 Wild, mise in luce la redatti su orrendi ingrandimenti tengono dotte concioni su carte e sul poi, tutte queste scienze a dismisura: differenza fra le misure sul terreno e delle tavolette IGM, passate rilevamento, senza aver mai digerito quali metodi di indagine scientifica le chiusure sui vertici delle reti. Col vergognosamente dalla scala con un testo serio o almeno decente. si possono apprendere in tre anni di distanziometro sopra ricordato, una denominatore ad altra con O, ancora peggio: oggi si cerca in studio, nella pratica ridotti a semestri delle storiche aziende di cartografia denominatore cinque o più volte ogni modo di cancellare le discipline di tre mesi l uno? aerofotogrammetrica milanese (allora minore? E a proposito di scala, non cartografiche ed affini dalle facoltà di Ma lasciamo perdere l italica in Italia tali aziende in tutto erano pochi sono gli architetti che dicono architettura che bene o male ne hanno fantasia, e ritorniamo alla questione quattro o cinque!) si rese conto delle (e scrivono!) di carte a grande attivato un qualche corso. della cartografia e del suo uso corretto, considerevoli differenze nelle chiusure scala riferendosi al denominatore (e Il Decreto Ministeriale 270 del 2004 intimamente legato alle modalità planimetriche fra poligonali con lati viceversa di carte a piccola scala ), e l altro del 16 marzo 2007 hanno del rilevamento topografico (e aventi incertezza intrinseca di qualche dimenticando che nella realtà la introdotto variazioni nelle classi fotogrammetrico) ma soprattutto al centimetro anche per distanze di molte scala è piccola o grande o media, per di laurea. È interessante passare in riferimento geodetico. centinaia di metri, ed i vertici delle reti. rispetto all inverso del denominatore, rassegna le varie tabelle allegate, La cosa venne subito compresa: sino per cui la scala 1:1000 è grande nelle quali la L contraddistingue la ad allora, per quote medie di qualche Confronto fra carta tecnica e carta catastale: in rosso ed in verde, i molti elementi mancanti nel foglio del catasto urbano di Somma Lombardo, rispetto al corrispondente foglio della carta tecnica comunale. Malpensa 2000 che insiste per gran parte sul suo territorio 5. Si pone una domanda retorica: cosa può fare, professionalmente, un urbanista, un pianificatore un paesaggista se non sa come nasce una carta, sia a media che a grande scala (le carte a piccola scala, dal in su, sono prevalentemente a fini militari e ben pochi servigi rendono al tecnico civile, se non per progetti di larga massima o di fattibilità), se non conosce come estrarre le informazioni necessarie ai (o grandissima) mentre la scala 1: è piccola! I nuovi corsi di laurea Abbiamo ricordato alcuni nomi di grandi predecessori degli attuali docenti della facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Potremmo aggiungere decine di nomi di valenti architetti usciti da questa facoltà e passati alla notorietà per le loro opere: da Vittorio Gregotti a Richino Castiglioni, da Gae Aulenti a Giuseppe Terragni, da Franco Albini a Ignazio Gardella, da Ernesto cosiddetta laurea triennale, mentre LM sta per laurea magistrale (nuova designazione di quella che sino a ieri era la laurea specialistica ). Interessante perché vi si trovano le denominazioni più varie; per limitarci al settore che qui interessa, vi troviamo fra l altro: L-21, scienze della pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica ed ambientale; L-23, scienze e tecniche dell edilizia; L-17, scienze dell architettura; L-32, scienze e tecnologie per l ambiente e la natura LM-11, conservazione e restauro dei beni culturali; LM-75, scienze e tecnologie per l urbanistica e d il territorio; LM-35, ingegneria Le incertezze nelle misure delle distanze Sino a tutti gli anni Sessanta, in epoca, cioè, appena toccata dai nuovi sistemi di misura delle distanze per via optoelettronica e dalla misura degli angoli con i teodoliti che saranno poi detti digitali, le incertezze nelle misure delle distanze, generalmente ottenute per via ottica coi tacheometri, erano dell ordine mediamente decimetrico sino al centinaio di metri. Nelle lunghe poligonali di appoggio al rilevamento fotogrammetrico aereo, le chiusure dell ordine di alcun metri non spaventavano nessuno: centinaio di metri sul livello medio del mare, come è per la Pianura Padana in genere, il non riportare le misure alla sfera locale, e il non correggerle per le deformazioni del sistema cartografico prescelto, avevano poca influenza sui risultati, date le incertezze decimetriche delle misure stesse. Tutto cambiava ora, con le insolite incertezze centimetriche tipiche dei nuovi strumenti. Però, ridotte le distanze alla carta, le chiusure risultarono subito notevolmente diminuite: ecco un fatto sino ad allora dimenticato; una cosa è la misura estratta dalla carta (e dai tabulati delle coordinate dei punti delle reti) ed altra cosa sono la Cartografia_15/07

16 A sinistra, la correzione d orientamento. A destra, la riduzione alla corda. ciò equivale ad uno spostamento laterale, sul terreno e alla distanza sparuta minoranza: nonostante la recente introduzione della laurea Note bibliografiche predetta, di ben 49,43 metri! Se ora in ingegneria dell ambiente e del 1 SELVINI A. - Il rilevamento del si trattasse di tracciare, ad esempio, territorio, siamo ancora ben lontani territorio ed il 3+2. Bollettino SIFET, una strada o un elettrodotto o ancora dalla figura dell ingegnere topografo Milano, n. 4/2001. una pipeline senza tener conto degli altri paesi europei, anche 2 BEZOARI G., MONTI C., della convergenza del meridiano, fra di quelli di recente adesione alla SELVINI A. - Topografia generale con Somma Lombardo e Borgomanero, comunità dopo il sonno al di là della elementi di geodesia. UTET, Torino, si arriverebbe ad un punto che cortina di ferro. E gli architetti? 3 BEZOARI G., MONTI C., SELVINI A. - è scostato, rispetto a quello di Come già detto all inizio, molti, La cartographie numérique de la ville de progetto, di mezzo ettometro! assai di più degli ingegneri e anche Milan. Geomatik Schweiz, n. 8 /2005. La riduzione alla corda è in questo dei geometri, sono gli architetti 4 BEZOARI G., GALLIVANONE M., caso modesta, data la situazione delle occupati, spesso con mansioni SELVINI A. - Cartografia numerica a due località; risulta infatti (secondo dirigenziali, negli uffici tecnici dei grande scala, per il tracciamento di una le formule riportate nel volume citato vari enti pubblici. Parecchi, volente linea ferroviaria. Documenti del Territorio, in 2) di soli 0,2, con un possibile o nolente, si sono dovuti adattare Roma, nn.30-31/1995. le misure semplicemente ridotte al livello medio del terreno. Riportiamo qui qualche dato aggregato, seguito da un modesto esempio. Fra terreno e carta, vi sono le seguenti correzioni da tenere in conto 2 : per le distanze, la più volte ricordata riduzione alla sfera locale e l applicazione dei moduli di deformazione lineare tipici della proiezione usata (nel caso generale italiano, per le carte ufficiali, la proiezione già indicata di Gauss- Boaga, con l eccezione di molte carte catastali purtroppo ancora nella proiezione di Cassini- Soldner!); per le direzioni, la correzione dovuta alla convergenza del meridiano: una cosa è il Nord del reticolato cartografico, altra cosa il Nord geografico! (escludendo invece il Nord magnetico, quello della bussola, in quanto ballerino ed altamente impreciso); per gli angoli, le riduzioni alle corde, che alle forti distanze e per particolari orientamenti possono portare a spostamenti di metri sulle decine di chilometri (figura sopra, a destra). Ed ecco l esempio numerico. Il trigonometrico IGM della già citata cittadina di Somma Lombardo, comune ove si trova l aeroporto intercontinentale di Malpensa, ha le seguenti coordinate cartografiche nel sistema italiano IGM 40 (in metri): N = ,45 E = ,49 Invece, il trigonometrico Hotel San Francesco in Borgomanero, cittadina piemontese a qualche decina di chilometri da Somma Lombardo, ha le coordinate qui avanti riportate: N = ,01 E = 1 459, 750,75 La distanza (cartografica!) fra i due vertici si trova facilmente col teorema di Pitagora applicato alle coordinate E e N e risulta essere di ,3 metri. La distanza topografica sul piano medio di circa 300 metri di quota, relativo ai due comuni, risulta di , 13 se non corretta del modulo di deformazione medio fra le due località (m = 0,999613) ed invece di ben ,97 se corretta e quindi corrispondente a quella che si misurerebbe sul terreno, ridotta come si dice all orizzonte (ovvero senza tener conto delle quote: altrimenti diverrebbe distanza di posizione, ovvero vettore spaziale che collega i due vertici). La correzione di orientamento, ovvero la correzione da apportare all azimut cartografico per riferirlo, invece, ad esempio con un teodolite giroscopico oppure con osservazioni di orientamento astronomico al Nord geografico, è di ben 9 37 ; spostamento laterale, sempre alla distanza suddetta, di appena 18 centimetri circa. Conclusioni In Italia, di cartografia (e del rilevamento generale) si interessano ingegneri, architetti, geologi, periti edili, periti agrari e forestali, ed infine geometri. Lasciamo stare, per carità di patria, questi ultimi, che pure hanno nell etimologia del nome professionale la misura della Terra. Diciamo per carità di patria, dato che nonostante le 19 ore settimanali di topografia negli anni di corso 3, 4 e 5 i geometri (al solito con le lodevoli ma scarse eccezioni) nulla o quasi sanno di rilevamento e rappresentazione cartografica. In altre parole, i geometri si stanno, e non da oggi, trasformando in periti edili. Gli ingegneri esperti in rilevamento e cartografia sono una all autodidattica, dovendo condurre uffici urbanistici o di lavori pubblici o ancora di edilizia privata. Ma la formazione autodidattica non solo è pesante, bensì spesso non è completa, anzi in genere è piena di lacune. Non sarebbe più serio, quanto meno nei corsi di architettura che hanno contiguità con l urbanistica, con l ambiente ed il territorio, con la conservazione e con la famosa paesaggistica, istituire corsi di cartografia seri, accompagnati da qualche buona esercitazione e da almeno una visita ad una delle ormai molte aziende italiane di produzione cartografica? Certo, i corsi andrebbero in ogni caso affidati a docenti qualificati, ovvero a studiosi che ben conoscono non solo la parte teorica, ma anche come si produce e come si collauda una cartografia numerica, cosa sia un DB topografico e che cosa siano i sistemi informativi cartografici. 5 BEZOARI G., SELVINI A. - Un test di confronto fra cartografia catastale e carte tecniche. Geomedia, Roma, n. 2/ la Cartografia_15/07

17 Il telerilevamento da satellite: un utile strumento per prospezioni archeologiche testo_mauro Palombella Le immagini da satellite, opportunamente trattate, sono di ausilio nelle ricerche archeologiche perché permettono di individuare strutture sepolte senza dover intervenire in modo invasivo con gli scavi. L e immagini acquisite dai satelliti sono state finora poco utilizzate per individuare strutture sepolte nelle ricerche archeologiche. Solitamente, a causa della bassa risoluzione delle immagini satellitari, per tali prospezioni si sono utilizzate le foto aeree, ma negli ultimi anni si è reso possibile acquisire scansioni satellitari ad alta risoluzione che sembrano un alternativa interessante. Nel caso di seguito illustrato, si dimostra come tecniche di image processing applicate su immagini ottiche ad alta risoluzione acquisite da satellite hanno dato buoni risultati per tali prospezioni archeologiche. Saranno presentati alcuni dei risultati sviluppati all interno di diversi progetti a più ampio respiro 1 condotti sotto la guida del prof. Evaristo Ricchetti 2, afferente all Università di Bari, sul sito archeologico di Hierapolis circa 250 Km a Est di Smirne in Turchia, dove da diversi anni svolge ricerche la Cartografia_15/07

18 archeologiche una missione italiana Tale località, uno dei principali conosciuta per i suoi bagni termali, affioranti in maniera estesa nell area diretta dal prof. Francesco D Andria, siti dell Asia Minore nel periodo le cui sorgenti di acqua calda e, in particolare, originato spettacolari direttore della Scuola di Specializzazio- ellenistico-romano, è attualmente carbonatica, localizzate lungo vasche di travertino bianco presenti ne in Archeologia Classica e Medioe- compresa nel territorio di Pamukkale, diversi allineamenti di faglie, hanno lungo le colline che circondano vale dell Università di Lecce. una rinomata stazione turistica prodotto sottili depositi di travertino Hierapolis. A sinistra, fratture nei pressi di resti archeologici. A fianco, dettaglio delle cascate. Sotto, visione prospettica 3D su Hierapolis, estratta dalle immagini Ikonos pan. In basso, foto panoramica delle cascate di Pamukkale. 34 to la C a r g r a fi a _ 1 5 /0 7 35

19 A fianco, a sinistra, particolare dell immagine Ikonos pan in cui ricade l area del teatro romano. A destra, particolare dell immagine multispettrale in cui ricade l area del teatro romano. Immagini ad alta risoluzione e multispettrali Le immagini studiate sono state acquisite da due diversi satelliti e da sensori differenti; queste sono differenti sia per la quantità e l ampiezza delle lunghezze d onda registrate, sia per il dettaglio spaziale con cui sono state acquisite. Si è ipotizzato di utilizzare immagini da satellite per verificare la possibilità di avere buoni risultati visivi combinando le informazioni delle immagini prese da sensori differenti. Nel caso in esame, ad esempio, si sono utilizzate immagini pancromatiche (pan) e multispettrali (XS): le prime perché hanno una maggiore risoluzione spaziale, le seconde perché registrano diversi intervalli di lunghezza d onda. Nelle prospezioni archeologiche è utile disporre di un immagine che sia contemporaneamente multispettrale e ad alta risoluzione spaziale in ragione del tipo di informazione che si deve estrarre, in quanto le eventuali strutture sepolte che si cercano di distinguere attraverso anomalie che possono essere visibili sull immagine multispettrale potrebbero sfuggire a causa della loro bassa risoluzione, mentre potrebbero essere visibili sulle stesse immagini portate a una risoluzione più alta. In sostanza, partendo dalle due diverse fonti (pan exs), tramite l utilizzo di metodologie di fusione delle immagini, si è proceduto per ottenere una nuova immagine sintetica che presentasse entrambe le caratteristiche desiderate, nonché un elevata risoluzione spaziale assieme a una informazione spettrale. Caratteristiche tecniche dei satelliti Qui di seguito sono brevemente descritte le caratteristiche tecniche dei satelliti dei quali sono state utilizzate le immagini. Il satellite QuickBird Il primo lancio del QuickBird fallì nel Il 18 ottobre del 2001, fu lanciato con successo Il QuickBird2. Esso è dotato di: uno scanner pancromatico che registra le lunghezze d onda tra 0,45 e 0.90 µm, con una capacità di acquisire le immagini ad una risoluzione di 0,61 m; uno scanner multispettrale che acquisisce con una risoluzione di 2,44 m. Gli intervalli di λ per ogni banda sono: Blue: 0,45 λ 0,52 µm; Green: 0,52 λ 0,60 µm; Red: 0,63 λ 0,69 µm; Near-IR: 0,76 λ 0,89 µm; Il satellite orbita ad una quota di 450 Km, con un tempo di ritorno che varia da 1 a 3 giorni. I dati di QuickBird sono disponibili sostanzialmente secondo due tipologie di prodotto: Basic Standard Il prodotto Basic, al quale sono applicate solo correzioni radiometriche e di sensore, è basato sulla singola scena di circa 16.5 x 16.5 Km. La dimensione del pixel è variabile, e dipende dall angolo di acquisizione della scena. Il satellite ikonos Nell aprile del 1999 il lancio dell IKONOS1 fallì. Successivamente, il 24 settembre dello stesso anno fu lanciato con successo l IKONOS2. Esso è dotato di: uno scanner pancromatico che registra dati in lunghezze d onda che variano da 0.45 µm e 0.90 µm, con una capacità di acquisire le immagini ad una risoluzione di 1 m; uno scanner multispettrale che acquisisce con una risoluzione fino a 4 m. Gli intervalli di λ per ogni banda sono: Blue: 0,45 λ 0,52 µm; Green: 0,51 λ 0,60 µm; Red: 0,63 λ 0,70 µm; Near-IR: 0,76 λ 0,85 µm; Il sensore è capace di una visualizzazione fino 60 gradi sull azimut acquisendo le immagini sia in cross-track che in along-track pointig. Il satellite orbita ad una quota di 681 Km con un tempo di ritorno che varia da 1,5 a 3 giorni. Le immagini utilizzate in questo studio hanno le seguenti caratteristiche: QuickBird acquisite il 30 aprile 2002: un immagine ad alta risoluzione pancromatica (0.7 m), un immagine multispettrale (2.8 m) Ikonos acquisite il 24 aprile 2004: una stereocoppia multispettrale (4.0 m) una stereocoppia in pancromatico (1.0 m) La fusione delle immagini La fusione delle immagini, detta anche pan-sharpening è una tecnica usata per integrare il dettaglio geometrico dell alta risoluzione delle immagini pancromatiche e le informazioni derivanti dai colori delle immagini multispettrali a bassa risoluzione. Secondo la definizione di Van Genederen e Pohl (1994), si intende per fusione delle immagini la combinazione di due o più differenti immagini, allo scopo di formarne una nuova mediante l utilizzo di determinati algoritmi. I metodi di image fusion sono numerosi; tra le tecniche più conosciute rientrano: la IHS (Intensity, Hue, Saturation), il PCA (Principal Component Analysis). Queste tecniche, utilizzate con risultati soddisfacenti per alcuni tipi di immagini, non risultano efficienti nel caso in cui l analisi sia svolta sulle immagini ad alta risoluzione acquisite dai satelliti Ikonos e QuickBird, a causa dei problemi legati alla distorsione del colore nell immagine risultante dalla fusione; ciò è dovuto sia al diverso intervallo di lunghezza acquisito dallo scanner pancromatico dell Ikonos rispetto all intervallo di lunghezza d onda acquisito dallo scanner del QuickBird che provoca una diversa distribuzione dei digital number, sia all influenza dell operatore. Pertanto, nello studio in questione, è stato utilizzato un metodo di fusione elaborato da Zhang nel Questo ricercatore ha elaborato un metodo di fusione specificamente sviluppato per migliorare la risoluzione spaziale preservando le informazioni spettrali. In questo metodo si fondono, su base statistica, immagini pancromatiche ad alta risoluzione con immagini multispettrali, creando così un immagine multispettrale ad alta risoluzione. L algoritmo, ottimo per immagini acquisite contemporaneamente, consente di ottenere risultati altrettanto soddisfacenti anche per immagini acquisite in tempi diversi. Il metodo sviluppato da Zhang ha le seguenti caratteristiche: utilizza una relazione basata sui minimi quadrati per la ricerca della miglior approssimazione dei DN dell immagine prima della fusione. L algoritmo stabilisce una relazione tra le immagini originali pan e XS, e l immagine risultante fusa per raggiungere la migliore rappresentazione del colore; applica una serie di relazioni statistiche rendendo il processo indipendente dall eventuale inserimento di ulteriori informazioni. Questo processo automatico, riducendo a zero l influenza dell operatore, elimina l intervento manuale per tutta la durata del processo. Il risultato della fusione ottenuto utilizzando questa tecnica è illustrato dalla figura nella pagina successiva. Partendo dalle figure in alto a sinistra (immagine Ikonos la Cartografia_15/07

20 Particolare dell immagine fusa, in cui ricade l area del teatro romano. pan) e in alto a destra (immagine Ikonos multispettrale), che mostrano l area in cui è ubicato il teatro romano nel sito archeologico di Hierapolis, si ottiene la sintesi riportata nell immagine qui sopra. I risultati del processo di fusione sono particolarmente evidenti nella visione di dettaglio di questa foto, in cui si nota come i contorni del teatro e della strada mostrino un analoga definizione sia nell immagine pancromatica che in quella fusa. L obiettivo della fusione è stato infatti quello di integrare i dati complementari ricavati dai diversi sensori per ottenere un immagine che fornisca maggiori informazioni e soprattutto informazioni più complete. In sostanza, un elaborazione di sintesi che conserva l elevato dettaglio geometrico delle immagini pan e comprenda le informazioni spettrali proprie delle immagini multispettrali, in modo da consentire una maggiore capacità di interpretazione e ottenere risultati più affidabili. Per una visione ancora migliore, si è effettuato un miglioramento delle immagini agendo sugli istogrammi di frequenza delle singole bande, modificandone i contrasti per stabilire un adeguata luminosità al fine di mettere in risalto le caratteristiche desiderate. Quindi, i dati QuickBird e Ikonos sottoposti a questi procedimenti hanno acquisito una qualità spaziale paragonabile a quella delle fotografie aeree, ma con migliori informazioni spettrali. Variazioni nella vegetazione Le immagini sottoposte a questo processo sono state acquisite in primavera perché in questo periodo le eventuali strutture archeologiche sepolte potevano essere meglio evidenziate da una differenza nella crescita della vegetazione, ben visibile nella lunghezza d onda del vicinoinfrarosso. La differenza di colore determinata da questo fenomeno aiuta nell interpretazione visiva delle immagini pan-sharpened mirata all individuazione di alcune strutture sepolte di interesse archeologico. Particolarmente significativo è stato lo studio effettuato, nell area monumentale della città dentro le mura bizantine, sul reticolo stradale (foto sopra). In questo caso, il drenaggio sotterraneo determinato dalla presenza delle strade sotto la copertura del suolo ha determinato una diminuzione accentuata della crescita della vegetazione, evidenziata nella Veduta panoramica dell area monumentale in cui si è ricostruito il reticolo stradale la Cartografia_15/07

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