n Guerra per procura in Siria n I lupi solitari di Boston Bozzetto per le mani del conte Avogadro

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1 IL BRASILE E IL SOGNO DI SIMÓN BOLÍVAR alle pagine 4 e 5 n n n Recensioni e segnalazioni alle pagine 22 e 23 n n n Pubblicazione mensile supplemento al numero odierno de il manifesto euro 1,50 in vendita abbinata con il manifesto n. 6, anno XX, giugno 2013 sped. in abb. postale 50% n I robot non suonano «La Traviata» Pierre Rimbert n Prendere il potere senza perdere l'anima n Portogallo, paese del dolce sole José LuÍs Peixoto n New York-Dacca, un filo di fuoco n Guerra per procura in Siria Karim Emile Bitar n I lupi solitari di Boston n Usa, visti venduti all'asta BenoÎt Bréville n Kuwait, cittadini senza diritti Sommario dettagliato a pagina 2 Baptiste Dericquebourg Olivier Cyran Murad Batal Al-Shishani Alain Gresh dossier: Un pianeta color argento A che età si diventa vecchi? Mentre François Hollande e il suo governo stanno per dare un altro giro di vite al sistema pensionistico, i commentatori mettono nuovamente in scena la guerra delle età: con i vecchi che vivrebbero allegramente a spese dei giovani. Questo luogo comune non è l unico, quando si parla di chi ha passato i 60 anni. Una rassegna dettagliata di idee preconcette La macchina da cucire del mondo In Bangladesh, gli assassini del prêt-à-porter Prima ancora che il crollo dei laboratori del Rana Plaza, a Dacca, uccidesse oltre un migliaio di operai, altri drammi avevano già messo in luce le condizioni di lavoro nelle fabbriche dell industria tessile bengalese. Come ha fatto il paese a giungere a questo punto? di Jérôme Pellissier * N on è un caso se i tre discorsi dominanti sulle persone anziane sono di ordine demografico, medico ed economico: invece di pensare la vecchiaia, ci si focalizza sui numeri, sui corpi e sui costi. La stessa difficoltà di trovare il termine adeguato testimonia il malessere: «vecchio», in opposizione a «giovane», percepito quasi come un insulto, è diventato una specie di tabù. A seconda delle mode, si parla dunque di «persone anziane», «anziani», «senior», «terza età». La paura della vecchiaia e l ossessione economicista portano a deformare la realtà: si gonfiano sempre i numeri di chi si vuol respingere. Valérie Pécresse, al tempo ministro dell istruzione superiore, evocava «il flagello dell invecchiamento» («Ripostes», France 5, 24 aprile 2008). Il 27 giugno 2006, presentando il piano «Solidarité-grand âge» («Solidarietà-terza età»), Philippe Bas, allora ministro con delega alle persone anziane, parlava di «tsunami demografico». Intona * Scrittore e dottore in psicogerontologia, autore in particolare dei saggi Le temps ne fait rien à l affaire..., Editions de l Aube, La Tour-d Aigues, 2012, e La Guerre des âges, Armand Colin, Parigi, LUIGI TITO Bozzetto per le mani del conte Avogadro talvolta lo stesso ritornello l attuale ministro delegato incaricato delle persone anziane e dell autonomia, Michèle Delaunay: la Francia ha «più anziani che minori» (1), sostiene, mentre Le Monde assicura: «I vecchi stanno diventando la maggioranza» (21 febbraio 2013). Alcuni anni fa, il demografo Jacques Dupâquier dichiarava: «Nel 2050 [la Francia] assomiglierà molto di più a una casa di riposo che a una palestra» (discorso all Accademia delle scienze morali e politiche, 8 gennaio 2007). Già, solo i giovani fanno sport Eppure la Francia conta oggi più minori (circa quattordici milioni) che persone di oltre 65 anni (circa undici milioni). E tre volte più giovani (il 30% della popolazione ha meno di 25 anni) che vecchi (il 9% ha più di 75 anni) (2). In futuro, prevedibilmente, gli ultrasessantenni o gli ultrasessantacinquenni non saranno mai la maggioranza! Nel 2060, cioè nel continua a pagina 11 (1) Le Monde, 25 febbraio (2) Dati del 2010 dell Institut national de la statistique et des études économiques (Insee) quelli del 2011 e del 2012 sono ancora provvisori. Visibile a varie centinaia di metri tutto intorno, la scintillante torre di vetro che si erge solitaria sulla riva del lago Hatirijheel sembra un clone della City di Londra trapiantato nel cuore di una gigantesca bidonville. È la sede dell Associazione dei fabbricanti ed esportatori dell industria tessile del Bangladesh (Bangladesh Garment Manufactures and Exporters Association, Bgmea), l associazione degli imprenditori del prêt-à-porter. Contrariamente all immobile del Rana Plaza, che era totalmente fuori legge in fatto di costruzione e il cui crollo, il 24 aprile, ha provocato la morte di almeno millecentoventisette persone, in gran parte operai dell industria tessile, la torre del Bgmea non rischia di crollare. Eppure sarebbe solo giustizia: con la sentenza emanata il 19 marzo scorso, l Alta Corte del Bangladesh ha ordinato la distruzione entro tre mesi del grattacielo padronale, costruito illegalmente su un terreno pubblico di cui l organizzazione si è impossessata senza alcun diritto né titolo, complice il ministero del commercio. Il Bgmea ha presentato appello. A prescindere dall esito finale della procedura, nessuno immagina che «il tumore cancerogeno di Hatirijheel» come lo chiamano i magistrati, possa nel prossimo futuro ridursi in polvere. *Giornalista. di Olivier Cyran * continua a pagina 8 Mercato unico, moneta unica, lingua unica? I ponti e le porte che illustrano le banconote europee sembrano già incarnare la fluidità degli scambi tra commercianti senza radici e senza storia. Dobbiamo augurarci che anche gli studenti possano espatriare senza dizionario, muniti solo del passaporto linguistico di un inglese da aeroporto, da poter usare ovunque ma soprattutto nelle università francesi? Queste ultime sarebbero, a quanto pare, tuttora in grave ritardo come la Francia in genere. Figuriamoci: lì si parla ancora francese! Perciò Geneviève Fioraso, ministro dell insegnamento superiore e della ricerca, si propone di sopprimere quest «ostacolo linguistico», che a suo parere «scoraggia l afflusso di studenti dei Paesi emergenti quali la Corea, l India o il Brasile agli istituti di formazione francesi». E dire che l idioma di Molière è la lingua ufficiale di ventinove Stati (contro cinquantasei per quella Shakespeare). E che il numero dei francofoni è in continuo aumento, soprattutto in Africa. Ma a giudicare dal percorso di guerra al quale li sottopone, la Francia non sembra interessata ad attirare gli studenti africani, non abbastanza ricchi per pagare le ingenti tasse d iscrizioni di facoltà come quelle di ingegneria o di commercio. Nelle università americane la percentuale di studenti stranieri (del 3,7%) è tuttora notevolmente inferiore a quella degli istituti francesi (il 13%). Eppure, negli Stati uniti nessuno si è mai fatto venire l idea di colmare questo «ritardo» con l insegnamento del portoghese o del mandarino. Il che non impedisce a Geneviève Fioraso di ironizzare: «Se non ci affrettiamo a introdurre corsi in inglese, ci ritroveremo in cinque intorno a un tavolo a discutere di Proust». Del resto, lo stesso Nicolas Sarkozy ha sempre ostentato la sua scarsa considerazione per le discipline Contro la lingua unica di serge halimi umanistiche, compiangendo gli universitari costretti a leggersi La Princesse de Clèves invece di studiare materie quali l economia, il commercio o il diritto. In Francia, grazie alla legge Toubon, votata nel 1994, «negli istituti didattici pubblici e privati la lingua dell insegnamento, degli esami e dei concorsi, nonché delle tesi e dei saggi, è il francese». Ora però, una manciata di prestigiosi universitari si contrappone a questa norma «che data del secolo scorso»: a parer loro, la difesa del multilinguismo (tuttora vivace, anche in questo secolo, nella maggior parte delle organizzazioni internazionali ) allontanerebbe gli anglofoni dalle università parigine (1). Ma la vendita di formazione ai Paesi emergenti non è l unico parametro dell «attrattiva» di una lingua, che si afferma piuttosto negli scambi con altri. E nel pensare il mondo anche quello a venire. Perché mai un Paese come la Francia, che si è battuta per difendere il suo cinema e la sua eccezionalità culturale, dovrebbe accettare che un giorno la ricerca e la scienza si esprimano unicamente nella lingua, peraltro spesso bistrattata, della superpotenza? «Il paradosso rileva il linguista Claude Hagège è che a imporre l americanizzazione e a promuovere l uso dell inglese oggi non sono più gli americani, ma gli altri». In compenso, se il pluralismo linguistico continua a tener duro, lo si deve ai non francesi in particolare in Africa e nel Quebec. I responsabili politici dovrebbero ispirarsi alla loro tenacia, piuttosto che al fatalismo totalitario di un ristretto gruppo di accademici. (1) «Faculté: les cours en anglais sont une chance et une réalité», Le Monde, 8 maggio Con il nuovo manifesto, ci trovate in edicola anche per il 2013 Al solito prezzo. Sosteneteci, difendete, con noi, il pensiero critico. 16 luglio 20 agosto 17 settembre 15 ottobre 14 novembre 17 dicembre

2 2 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto Nuovi strumenti di marketing Pescare il cliente nella vasca da bagno di Jacques Nantel e Ariane Krol * L a settimana scorsa, hai comprato un biglietto aereo per Montréal. Dopo aver consultato il prezzo sul sito della compagnia aerea, hai navigato su Internet alla ricerca di un offerta migliore, per tornare infine al sito di partenza. Sorprendentemente, il prezzo era salito. Ti sei dunque premurato di prenotare il tuo biglietto, prima che il prezzo aumentasse ancora. Ti sei fatto fregare. Probabilmente, il sito ha approfittato della tua prima visita per conservare l indirizzo IP (1) del tuo computer o, meglio ancora, per inserire un cookie (2) nel tuo browser (navigatore). Così ha potuto seguirti passo passo sul Web e identificarti come un cliente dal grande potenziale: evidentemente, avevi molta voglia di viaggiare. Quando sei tornato a vedere il biglietto bramato, ti ha riconosciuto e ha dovuto solo aumentare il prezzo per convincerti a concludere la trattazione. Abituato ad Amazon o al sito della Fnac, ti senti come un bambino in un negozio di giochi. Di più: i prodotti consigliati sembrano anticipare le tue aspettative. Un azienda che conosce i tuoi gusti meglio dei tuoi amici? Difficile resistere. Questo meccanismo, chiamato «filtraggio collaborativo», non è nuovo, tuttavia. Creato già nel 1995, nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), permette di raggruppare individui che hanno profili di navigazione di consumo simili. Mentre clicchi su delle copertine di dischi, pensi di essere il solo al mondo ad amare allo stesso tempo Serge Gainsbourg, le opere di Jean-Philippe Rameau e i Metallica? Non illuderti. C è da scommettere che migliaia di persone hanno già comprato quei dischi tutti insieme. Registrati e analizzati, tali dati permettono di calcolare le probabilità di acquisto di un potenziale cliente in funzione delle pagine che visita. All azienda non resta che proporti ciò che i tuoi «cloni» hanno già comprato e che ancora non possiedi. Questo approccio fondato su potenti algoritmi ha fatto miracoli per Amazon, gigante del commercio online. Le sue vendite annuali medie per cliente negli Stati uniti, un tempo giunte al limite dei 160 dollari, hanno superato i 240 dollari dopo l adozione di questo sistema di promozione. Già nel 2006 l azienda annunciava che più del 30% delle sue vendite era indotto dai suggerimenti ai consumatori (3). Un sistema talmente efficace che il sito ti domanda addirittura se hai comprato il tal articolo per te o per regalarlo, in modo da non corrompere il tuo profilo di consumo. Benvenuto nel nuovo mondo del marketing personalizzato. Un mondo che vuole il tuo bene... e che farà di tutto per ottenerlo. All inizio degli anni 80 del Novecento, calibrare, a colpi di sondaggi sui consumatori, le proprie strategie in funzione dei «segmenti» individuati casalinghe ultra cinquantenni, professionisti con meno di 35 anni, entrate superiori a euro e impegnati a giocare a tennis almeno due volte alla settimana, ecc. era il massimo. Gli specialisti del settore pescavano, per così dire, con le reti a strascico, dopo che il loro sonar aveva individuato un banco di pesci della razza giusta. Oggi, non sono più i giovani con meno di 35 anni o qualsiasi altro segmento che li interessa: sei tu. Niente più reti, né sonar: la pesca si fa nella vasca da bagno. Per raggiungere questi risultati, gli esperti beneficiano della cooperazione quotidiana ma spesso inconscia dei propri clienti. Chi utilizza Facebook, per esempio (più di un miliardo di persone), offre gratuitamente una miniera di informazioni che solo qualche anno addietro chiunque fosse dotato di ragione si sarebbe rifiutato di fornire a un azienda: profilo sociodemografico * Rispettivamente, professore di marketing all HEC Montréal e giornalista. Autori del saggio On veut votre bien et on l aura. La dangereuse efficacité du marketing, Transcontinental, Montréal, Dan pageba (età, sesso, formazione, città di residenza) e, spesso, gusti musicali, liste di amici, fotografie, progetti, sogni e aspirazioni. A queste informazioni si aggiungono il profilo di navigazione dell internauta in tempo reale e ciò che viene chiamato il suo profilo comportamentale: le tracce lasciate quando naviga sul Web o tramite le varie applicazioni che usa nel suo telefono o sul suo tablet. Insomma: tutto ciò che guarda, legge, ascolta, scarica. E, beninteso, tutto ciò che compra. Quasi tutti i siti Internet rilasciano un cookie che ti segue quando torni. È a causa sua se il prezzo del tuo biglietto aereo per Montréal è aumentato durante la tua seconda visita. La maggior parte delle applicazioni scaricate gratuitamente rilascia un altro ricognitore, molto più invasivo, chiamato spyware, il quale sorveglia le tue attività (pagine consultate, tempo passato su ciascuna pagina, prodotti acquistati, ecc.) allo scopo di passare tali informazioni agli esperti di marketing. Essi, evidentemente, se ne serviranno per calibrare meglio le proprie offerte. L ultima volta che hai scaricato un applicazione sul computer o sullo smartphone, ti sei preso la briga di leggere il contratto che l accompagnava? In caso affermativo, complimenti: fai parte del 3% di consumatori che se ne preoccupano. In caso contrario, acconsenti regolarmente a essere spiato e a far viaggiare i tuoi dati personali da un azienda all altra. È questa, in effetti, la contropartita per aver cliccato «Accetto» in modo da poter scaricare più velocemente un applicazione senza leggere il contratto incluso. Pur essendo discutibile, il procedimento è tuttavia legale. Google maps, Hotmail, Facebook, Instagram... Le applicazioni e i servizi gratuiti sono altrettanti cavalli di Troia che offrono le informazioni necessarie per adattare le offerte commerciali. È il compito del responsabile Seo (Search Engine Optimization), nuovo mestiere che consiste nel presentare la giusta pubblicità al consumatore giusto, principalmente grazie ai motori di ricerca. A beneficiarne è soprattutto Google (4): i servizi gratuiti della multinazionale californiana le hanno procurato più di 32 miliardi di dollari di entrate pubblicitarie nel Una tale definizione del target non è tuttavia priva di rischi per i pubblicitari e i loro colleghi del marketing, perché la misurazione del ritorno sugli investimenti diventa implacabile. Appena dieci anni fa, la pubblicità si contrattava quasi interamente in base al numero di consumatori raggiunti, che la pubblicità li interessasse o meno. Oggi, più del 20% delle entrate dell industria si calcolano sulla base del Ctr (Click-Through Rate) (5): l inserzionista paga solo se l internauta ha cliccato sulla pubblicità. Da qui la necessità di conoscere il consumatore sotto ogni aspetto. Un altro approccio fondato sulla nozione di commissione comincia così a emergere. È ciò che chiamano affiliate marketing, o «marketing per affiliazione». Si tratta di pagare la pubblicità, totalmente o in parte, in funzione delle vendite che genera: il signor Dubois ha cliccato sull annuncio dell azienda X e ha comprato il prodotto? L azienda X verserà una commissione al sito, al motore di ricerca o al network che ha stabilito il contatto con il signor Dubois. Si può vedere questo meccanismo all opera in alcuni siti di trasporto aereo: una volta comprato il vostro biglietto, ti suggeriscono di prenotare un hotel. Questo approccio, esattamente come il pay per click che l ha preceduto, va alla grande, contrariamente alla pubblicità tradizionale, pagata in funzione del numero delle persone che l hanno vista (online display). I nuovi approcci orientati sul risultato immediato incontrano una certa resistenza tra i professionisti del settore, che non vogliono vedere il loro ruolo ridotto alla sola capacità di realizzare vendite immediate. Tuttavia, questa logica si sta imponendo. Supponiamo che il signor Dubois compri il prodotto solo due settimane dopo, non su Internet, ma da un negoziante situato a quattrocento chilometri da lui. È dovuta una commissione? Bisognerà rispondere sempre più affermativamente, poiché si sta giungendo a determinare in maniera progressivamente migliore il profilo dei consumi del signor Dubois, tanto nel mondo reale quanto in quello virtuale. Fantascienza, penserete voi? È perché non avete ancora sentito parlare di strumenti come il portafoglio Google (Google Wallet). Questa applicazione, semplice all apparenza, spingerà il marketing personalizzato a un livello mai raggiunto prima. La scarichi sul tuo telefono e ci scrivi le tue informazioni personali e il tuo numero di carta di credito o di conto corrente. Al momento di un acquisto, il gestore dovrà solo captare il segnale del tuo telefono e, una volta approvata, la transazione sarà conclusa (6). Il negoziante non ha neanche accesso ai tuoi dati finanziari: solo Google li possiede. Ed è Google che addebiterà la pesa sul tuo conto in modo da pagare il commerciante. Facendo ciò, apprenderà ancora qualcosa in più sulle tue abitudini. Non ci siamo ancora arrivati, ma è certo che un impresa come Google, che è prima di tutto un gigante della pubblicità, è cosciente del potenziale della sua tecnologia. Mettere in relazione la pubblicità vista e gli acquisti che ne derivano, che essi siano effettuati in negozio o nel cyberspazio, semplifica la vita del consumatore aumentando contemporaneamente le probabilità che passi alla cassa. (1) Internet Protocol: numero attribuito a tutte le macchine connesse a Internet. (2) Piccolo file d informazioni surrettiziamente inviato al visitatore di un sito Internet, che resta archiviato nel suo computer. Esso contiene dei dati sulle pagine viste, il tempo passato su quel sito, ecc. È possibile cancellare o impostare il proprio browser (navigatore) per limitarne la presenza. (3) J. P.Mangalindan, «Amazon s recommendation secret», CNN Money, 30 luglio 2012, (4) Frédéric Kaplan, «Quando le parole valgono oro», Le Monde diplomatique/il manifesto, novembre (5) Interactive Advertising Bureau et Pricewaterhouse Coopers,«IAB Internet advertising revenue report : 2011 full year results», aprile 2012, (6) Più di dieci anni fa, Microsoft aveva già cercato di mettere in funzione un sistema analogo per gli acquisti online con il suo Microsoft Passport. (Traduzione di V. C.) In questo numero giugno 2013 Pagina 3 I robot non suoneranno «La Traviata», di Pierre Rimbert Pagine 4 e 5 Il Brasile fa proprio il sogno di Bolívar, di Renaud Lambert Più vicini a Parigi che a Caracas, di Elena de La Souchère Pagina 6 Prendere il potere senza perdere l anima, di Baptiste Dericquebourg Pagina 7 Portogallo, il paese del dolce sole, di José Luís Peixoto Pagna 8 e 9 In Bangladesh, gli assassini del prêt-à-porter, seguito dalla prima dell articolo di Olivier Cyran New York-Dacca, da un incendio all altro (O. C.) Pagina 10 Guerre per procura in Siria, di Karim Emile Bitar Pagine Dossier: Pianeta color argento. A che età si diventa vecchi?, seguito dalla prima dell articolo di Jérôme Pellissier I tedeschi esportano anche i nonni, di Heike Haarhoff Qin Zhuang, il regno degli anziani, di Jordan Pouille E adesso, far pagare la crisi ai pensionati, di Antoine Rémond «Ti ricordi dei nostri vent anni?», di Mariama Ndoye Il mercato che piace alle imprese giapponesi, di Florian Kohlbacher Pagina 19 I lupi solitari di Boston, di Murad Batal Al-Shishani Pagina 20 Immigrazione, selezione modello Usa, di Benoît Bréville Pagina 21 Francia, l arma nucleare dimenticata, di Vincent Desportes - Sans-papiers kuwaitiani in Kuwait, di Alain Gresh Pagine 22 e 23 Diploteca. Recensioni e segnalazioni Pagina 24 Africa, presenza dei futuri, di Alain Vicky Chiuso in redazione il 4 giugno Il prossimo numero sarà in edicola il 16 luglio a cura di Geraldina Colotti, tel. (06) via Bargoni Roma traduzioni Alice Campetti, Marinella Correggia, Valerio Cuccaroni, Ermanno Gallo, Marie-George Gervasoni, Elisabetta Horvat, Alyosha Matella, Ornella Sangiovanni ricerca iconografica Giovanna Massini, Nora Parcu, Anna Salvati iscrizione al Trib. stampa n.207/94 del dir. resp. Norma Rangeri Realizzazione editoriale Cristina Povoledo SAGP srl, via Nomentana, Roma pellicole e stampa Sigraf spa, via Redipuglia 77, Treviglio (Bg) pubblicità Concessionaria esclusiva Poster pubblicità srl Roma 00153, via Bargoni, 8 tel. (06) fax Milano 20135, via Anfossi, 36 tel. (02) fax (02) numeri arretrati (06) diffusione abbonamenti (06) redscoop.it per gli abbonati Le Monde diplomatique fondatore Hubert Beuve-Méry direzione Serge Halimi, presidente, direttore pubblicazione; Alain Gresh, vicedirettore; Bruno Lombard, direttore gestione; Anne-Cécile Robert, resp. edizioni internazionali e sviluppo caporedattore Pierre Rimbert vice caporedattore Martine Bulard, Renaud Lambert redazione Benoît Bréville, Alain Gresh, Evelyne Pieiller, Philippe Rivière, Philippe Rekacewicz (Cartografia), Anne-Cécile Robert sito internet Guillaume Barou ideazione artistica e realizzazione Alice Barzilay, Maria Jerardi documentazione Olivier Pironet redazione 1, avenue Stephen-Pichon, Paris tel fax Editore SA Le Monde diplomatique il nuovo manifesto direttore resp. Norma Rangeri CONSIGLIO D AMMINISTRAZIONE Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni

3 L ILLUSORIA CORSA ALLA PRODUTTIVITÀ NEI SERVIZI PUBBLICI Le Monde diplomatique il manifesto giugno I robot non suoneranno «La Traviata» L esigenza di riduzione della spesa pubblica, eretta a dogma da una parte all altra dell Atlantico, si ripercuote in primo luogo sui servizi di interesse collettivo. E nei settori in cui prevale la relazione personale tra professionisti e utenti, essa implica un calo di qualità. L automatizzazione sempre più spinta delle attività umane soddisferà i maniaci dell efficienza? È difficile, per gli abitanti dei paesi industrializzati, sfuggire alla sensazione di una vita quotidiana divisa da due correnti contrarie. Da un lato, la moltitudine di servizi individuali accessibili attraverso l intermediazione di strumenti sempre più performanti, pratici e a buon mercato; dall altro, la rarefazione e il rincaro dei servizi collettivi di contatto- quelli che, erogati da esseri umani ad altri esseri umani, tessono la trama della società. Arbitrato societario, mode intellettuali, flussi di investimenti: tutto sembra incoraggiare tale dinamica. Comprenderla per combatterla? implica il cogliere un meccanismo messo in evidenza da circa cinquant anni, ma che i dirigenti politici si sforzano di ignorare. Il suo nome è «malattia dei costi» (cost disease). A metà degli anni 60, due giovani economisti di Princeton, William Baumol e William Bowen, raccolgono biglietti di teatro a Broadway per verificare un intuizione: quella di un aumento ininterrotto dei prezzi degli spettacoli, imputabile a loro avviso all incomprimibilità del lavoro artistico. Infatti l esecuzione di un quartetto di Mozart necessita la stessa quantità di lavoro sia nel 1785 alla corte di Vienna di Giuseppe II che due secoli più tardi al Carnegie hall di New York. In altre parole, la produttività nel settore della musica da camera stagna. Contemporaneamente, quella dell industria manifatturiera esplode. E ha come conseguenza un aumento prevedibile del costo relativo delle performance artistiche. Mezzo secolo più tardi, viene diagnosticata la malattia dei costi in numerosi ambiti, tra cui l educazione e la sanità. Baumol, in una recente opera dedicata all attualità della sua scoperta, spiega che «la quantità di lavoro Oltre all educazione, alle arti performative e alla sanità, la malattia dei costi colpisce i settori più diversi: biblioteche, servizi giuridici, servizi sociali, posta, sicurezza, pulizia delle strade e raccolta della spazzatura, restauro, giustizia, confezionamento su misura, polizia di quartiere, parrucchieri, servizi funebri, manutenzioni varie. Il punto comune è la resistenza all automatizzazione, poiché tali mestieri richiedono un contatto umano prolungato e/o un attenzione particolare dedicata a ciascun caso, La «malattia di Baumol» spiega la quasidistruzione del mondo dei riparatori e degli aggiustatori professionali, i cui costi di manodopera lievitano in rapporto al prezzo degli apparecchi nuovi: quando un nuovo aspirapolvere non costa più della riparazione di quello vecchio, il consumatore non tergiversa a lungo. La qualità di questi servizi dipende dalla quantità di lavoro investita nella loro produzione. Baumol nota che «è difficile ridurre di colpo i tempi necessari per effettuare alcune mansioni senza ridurne simultaneamente la qualità. Chi tentasse di accelerare il lavoro dei chirurghi, degli insegnanti o dei musicisti, avrebbe buone probabilità di ottenere un operazione abborracciata, degli alunni impreparati o uno spettacolo molto strano.» di PIERRE RIMBERT richiesta per produrre questi servizi è difficile da ridurre (1)». L economista distingue infatti due settori. Il primo riguarda i beni e i servizi la cui produzione si automatizza facilmente. Nella misura in cui le macchine sostituiscono l uomo, la quantità di lavoro necessario per produrre un unità supplementare diminuisce: a partire dalla Ford T, la produttività cresce sulle catene di montaggio, i salari degli operai del settore automobilistico la seguono più o meno velocemente e il prezzo monetario delle vetture si mantiene costante. Ma nel secondo settore, che comprende la sanità e l educazione, la produzione comporta una parte importante e irriducibile di lavoro umano. La produttività stagna, ma i salari degli insegnanti e del personale curante aumentano comunque, come quelli dei dipendenti dell industria automobilistica. Il risultato è che i costi di produzione crescono a poco a poco. «Dopo diversi decenni, gli scarti di crescita dei costi si accumulano, rendendo i servizi personali considerevolmente più cari dei beni manifatturieri.» Ad esempio, negli Stati uniti il prezzo dei servizi ospedalieri è cresciuto del 300%, ovvero il triplo dell economia nel suo insieme tra il 1978 e il 2008, fuori inflazione. Durante lo stesso periodo, le tasse di scolarità nell insegnamento superiore sono aumentate del 250%, sempre fuori inflazione. Un tale bond sicuramente meno violento si osserva nella maggior parte dei paesi industrializzati e, attualmente, in numerosi paesi emergenti. Resistenza all automatizzazione Questo è precisamente quello che i dirigenti politici rifiutano di comprendere o di intendere. Certo, l impennata del costo delle arti performative li ha portati a sovvenzionare attività culturali che, in altre circostanze, non sarebbero sopravvissute al darwinismo economico. Ma questo atteggiamento perde vigore tanto più rapidamente quanto più i governi imputano questa impennata dei costi dei servizi di contatto non alla loro natura particolare, ma alla loro cattiva gestione o ad una produttività insufficiente. Quando l austerità diventa imperativo politico, compressione degli effettivi, obbligo di abbreviare il tempo passato con i singoli utenti e riduzioni relative dei salari colpiscono in via prioritaria scuola, ospedali e servizi sociali. Tale tris si posiziona d altronde in cima alla lista delle vittime del rigore in Grecia, Spagna e Portogallo. Molto meno efficace sul piano degli equilibri di bilancio di un incremento della fiscalità, l aumento a passo forzato della produttività nei servizi in cui il lavoro umano non è comprimibile genera la loro degradazione. Malauguratamente, se nessun manager musicale ha mai per quanto ne sappiamo sognato di eliminare un violino per dopare la produttività di un quartetto, i poteri pubblici trasferiscono questa idea geniale in altri ambiti, Con un risultato prevedibile: attese di diversi mesi per operazioni chirurgiche non urgenti nel Regno unito e in Canada, servizi di posta meno frequenti, soppressione di classi nelle scuole, unificazioni dei reparti maternità, file di attesa gigantesche agli sportelli sociali, ecc. Scrive Baumol che «l inquietante morale della storia è che tra le produzioni più vulnerabili alla malattia dei costi si trovano alcuni tra gli elementi più vitali delle società civilizzate.» Attività spesso associate ai servizi pubblici o, quantomeno, di interesse pubblico. Simmetricamente, i settori a produttività crescente appartengono al mondo dell impresa privata: il capitalista accorto coglie il profitto là dove germoglia. Da qui discende il movimento contradditorio di «ricchezza privata e miseria pubblica», secondo l espressione dell economista statunitense John Kenneth Galbraith. Yonezawa Seesaw robot Accettando di alterare le attività indispensabili alla vita collettiva a causa dei loro costi crescenti, i dirigenti effettuano una scelta di classe: i poveri, più dipendenti dei ricchi dai servizi pubblici, subiscono maggiormente le conseguenze del loro deperimento. È anche una scelta antropologica. Sostituti impavidi alle biglietterie delle poste, delle banche, dell amministrazione e dei trasporti, gli automi proliferano al ritmo delle restrizioni di bilancio. Ma nel corso di questa fase di automatizzazione, solo le operazioni più semplici e standardizzate quelle che presentano quindi maggiori possibilità di riuscita toccano ai robot. Le interazioni umane allo sportello tendono a limitarsi ai casi difficili e potenzialmente conflittuali. Da qui l impressione non soltanto di una rarefazione, ma anche di una dislocazione dei rapporti umani nei servizi di contatto (2). La congiunzione di una forte contrazione di bilancio e di innovazioni suscettibili di generare impennate vertiginose di produttività nell alta tecnologia pone i poteri pubblici di fronte ad un bivio: continuare a curare la «malattia di Baumol» spingendo sempre più lontano il deterioramento dei servizi vitali; oppure accettare l aumento dei loro costi non più come una maledizione contabile, ma come la giusta remunerazione di un beneficio. Tutto pare condurre alla prima ipotesi. Se la marcia economica del mondo prosegue il suo corso attuale, il costo dei servizi umani crescerà tanto più vertiginosamente quanto più sprofonderà quello dei servizi informatici. I tempi di lavoro necessari per acquistare un computer capace di trattare un milione di istruzioni al secondo (Mips, un unità standardizzata) fornisce una buona illustrazione di ciò. Baumol ha calcolato che «nel 1997, un computer della capacità di un Mips costava circa 27 minuti di lavoro a salario medio, Nel 1984, esso ammontava a 52 ore; nel 1970, a 1,24 vite di lavoro: e nel 1944, avrebbe potuto toccare la cifra appena concepibile di vite di lavoro.» Questa Quando Terry Gou, direttore di Foxconn, il fabbricante taiwanese di tablet e di smartphone di Apple in Cina, annuncia la sua intenzione di acquistare un milione di robot perché «gli esseri umani sono anche animali, e gestire un milione di animali mi dà il mal di testa (3)», egli estende a un settore all avanguardia la meccanizzazione industriale avviata nel XIX secolo. Ma dopo la robotizzazione della professionalità operaia e degli impieghi di contatto standardizzati, è in corso quella del lavoro intellettuale. O, più esattamente, la sua informatizzazione. Operazioni chirurgiche realizzate da braccia elettroniche di precisione, articoli di stampa redatti da software, correzione automatica di dissertazioni, strategie giuridiche fondate sull analisi informatica di centinaia di migliaia di atti di giurisprudenza, diagnosi mediche e proposte di trattamento formulate da un calcolatore collegato a database: tutto ciò esiste già. Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee notano che «questo sconfinamento rapido e profondo nell ambito delle facoltà umane è abbastanza recente. Esso ha importanti implicazioni economiche (4).» «La tecnologia osservano cambia la divisione dei redditi, a vantaggio dei più qualificati contro i non diplomati, dei divi contro le persone qualunque, del capitale contro il lavoro.» Essa potrebbe anche sconvolgere l università, cittadella per eccellenza del cervello umano, con la potente ascesa dell insegnamento superiore di massa on line. Un anno dopo la sua creazione, nell aprile 2012, l azienda statunitense Coursera annovera più di tre milioni di utenti. La formazione comporta video dei corsi filmati nelle università partner, esercizi ed esami corretti da automi. Al termine del ciclo, lo studente può ottenere una certificazione (a pagamento) finalizzata a convalidare delle competenze più che a ratificare la padronanza di conoscenze. I fondatori pensano alla redditività: attivazione di un servizio «premium» più costoso, vendita alle aziende di informazioni sugli studenti Seguendo la logica secondo cui «il vincitore prende tutto» (un pugno di attori di primo piano intercetta la potenza di calcolo a buon mercato e combinata con la possibilità di riunire, stoccare e trattare quantità astronomiche di dati apre la strada all automatizzazione di mansioni più complesse. Cervelli contro computer parte più cospicua dei guadagni di un settore) (5), le lezioni dispensate dalle vedette più note degli istituti più quotati eliminano la concorrenza in ogni disciplina. Che il cervello perda il suo monopolio su un numero crescente di mansioni complesse non apre tuttavia la prospettiva di un automatizzazione generalizzata: mentre gli utenti più marginali inveiranno contro le macchine, i servizi di contatto forniti da affabili professionisti resteranno accessibili alla clientela agiata. E il laureato ricco di cinque anni passati presso i tutor di Harvard applaudirà senza ritegno lo sviluppo delle università on line. In un discorso dell aprile 1856, Karl Marx osservava che «ai nostri giorni ogni cosa pare crescere del suo contrario. Noi vediamo che le macchine dotate di meravigliosi poteri per ridurre il lavoro umano e renderlo fecondo lo fanno deperire ed estenuarsi. ( ) Tutte le nostre scoperte e tutti i nostri progressi sembrano avere come effetto quello di dotare di vita intellettuale le forze materiali e di degradare la vita umana a una forza materiale.» Ma anche la malattia dei costi cresce del suo contrario e potrebbe indurre alla propria cura spingendo il regime economico a superare le sue condizioni di sopravvivenza. Una proiezione realizzata da Baumol da la misura delle questioni. Nel 1960, le spese sanitarie rappresentavano il 5% del Prodotto interno lordo (Pil) statunitense; nel 2012, il 18%. Se questo indicatore dovesse crescere allo stesso ritmo, nel 2105 la sanità dovrebbe rappresentare il 62% del Pil americano. Sicuramente questo paese rappresenta un caso estremo, e si dubita a buon diritto di estrapolazioni così ardite. Ma completando tale valutazione con quella di altre attività toccate dalla malattia dei costi, si distingue una tendenza: nella misura in cui i guadagni di produttività erodono la quantità di lavoro necessario per la fabbricazione di beni industriali, il valore delle produzioni dell uomo deriva sempre di più da servizi avidi di lavoro umano, che si collocano nell ambito pubblico e dell interesse generale. Questo è il punto decisivo: lo spostamento del centro di gravità del valore verso i servizi collettivi annuncia un intensificazione dei conflitti di appropriazione che li circondano. Industriali e governi, impazienti di orientarli sulla strada della produttività al fine di diminuirne i costi, uniscono già i loro sforzi. Per le forze sociali desiderose di ricostruire degli autentici servizi comuni e di promuovere l aspetto emancipatorio della tecnologia, il terreno di battaglia è tracciato. (1) William Baumol, The Cost Disease. Why Computers Get Cheaper and Health Care Doesn t, Yale University Press, New Haven, Salvo menzioni contrarie, le citazioni, così come numerosi esempi, sono tratti da questa opera. (2) Si legga Laurent Cordonnier, «Il consumatore al lavoro», Le Monde diplomatique/il manifesto, giugno (3) John Markoff, «Skilled work, without the worker», The New York Times, 18 agosto (4) Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, Race Against the Machine. How the Digital Revolution is Accelerating Innovation, Driving Productivity, and Irreversibly Transforming Employment and the Economy, Digital Frontier Press, Lexington (Massachusetts), (5) Robert Frank e Philip Cook, TheWinner-Take-All Society, Free Press, New York, (Traduzione di Al. Ma.)

4 4 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto VERSO LA COSTITUZIONE DI UN BLOCCO SUDAMERICANO Il Brasile fa proprio il sogno di Bolívar Unificare i dodici paesi dell America del Sud per affrancarli dalla tutela statunitense: in Brasile come altrove, il progetto di integrazione ottiene consensi unanimi o quasi. Mettendo insieme padroni e sindacalisti, movimenti sociali e alti funzionari, una simile mobilitazione potrebbe però favorire l emergere di una nuova egemonia, stavolta regionale. dal nostro inviato speciale RENAUD LAMBERT REUTERS/ricardo moraes Brasilia, 21 aprile 2010 Celebrazioni per il 50 anniversario della fondazione della capitale In linea di principio sono agli antipodi. Joao Paulo Rodrigues milita nel Movimento dei senzaterra brasiliano (Mst) fin dall infanzia. Rubens Barbosa, ambasciatore del suo paese a Londra e poi a Washington fra il 1994 e il 2004, mette i suoi contatti al servizio delle imprese. Il primo ci riceve in un piccolo appartamento discreto, in un quartiere residenziale di São Paulo. Niente targhe, niente bandiere rosse, solo un anonimo campanello. Il secondo ha scelto di aprire il suo studio sul viale Brigadeiro Faria Lima, molto chic, il cielo affollato di elicotteri che portano da un grattacielo all altro uomini d affari con i minuti contati. Quando lo incontriamo, il dirigente del Mst ha appena finito una sessione di formazione per i militanti. L ex diplomatico, invece, è «riuscito a ritagliarsi qualche momento» fra una richiesta e l altra dei suoi clienti i quali, a noi testimoni indiscreti, paiono ansiosi di conoscere un po prima degli altri? le modalità di una gara d appalto governativa. Non c è dubbio, i due uomini hanno ben poco in comune. Eppure succede che le loro proposte si assomiglino. Quando richiama il progetto politico della sua organizzazione, ovvero il «rovesciamento del neoliberismo a vantaggio di un sistema economico più solidale», Rodrigues individua un urgenza: l integrazione regionale. Dal canto proprio l ambasciatore Barbosa sogna che il suo paese «trasformi la propria geografia in realtà politica». E l America latina, per lui, rappresenta «il cortile di casa del Brasile, lo spazio naturale per l espansione delle sue imprese (1)». Giocherellando con una scatolina che rappresenta una muta di cani da tiro sormontata dallo slogan «quando non sei al primo posto il panorama è monotono», anche l ex ambasciatore indica una priorità: «Difendere i nostri interessi», dice, e rafforzare il processo di integrazione regionale. Sedizione padronale contro il libero-scambio Dal sogno di unità del Libertador Simón Bolívar ( ), diverse iniziative hanno tentato di promuovere la cooperazione fra i paesi latino-americani, e la loro integrazione in un insieme più ampio, dai contorni variabili a seconda degli obiettivi: lotte per l indipendenza nel XIX secolo, industrializzazione della regione dopo la Seconda guerra mondiale (si legga l'articolo a pagina 5), allineamento neoliberista nel corso degli anni 90 Benché oggi li unisca quest ambizione, Rodrigues e Barbosa negherebbero l esistenza di una qualsivoglia alleanza politica. E non mentirebbero. «Oggi il Brasile promuove la specificità del processo di integrazione spiega Armando Boito Júnior, docente di Scienze politiche all Università statale di Campinas (Unicamp). Si tratta di un progetto messo in atto da forze politiche antagoniste, con interessi contrastanti. Ma, per adesso, le agende degli uni e degli altri si mostrano compatibili, o addirittura convergenti.» REUTERS/ricardo moraes A cominciare dal rifiuto di gravitare nell orbita statunitense. Eppure, nel corso degli anni 90, l idea sembrava convincere l élite. Il presidente Fernando Henrique Cardoso ( ) non risparmia al proprio paese alcuno sforzo per tentare di realizzare il sogno di Washington: quello di un immensa zona di libero scambio delle Americhe, dall Alaska alla Terra del fuoco (Alca, secondo l acronimo spagnolo e portoghese). Ma la sua frenesia liberista urta la frangia industriale della borghesia. Con le sue politiche di apertura del mercato brasiliano, il paese viene sommerso dalle importazioni, provocando il fallimento o il riacquisto di centinaia di imprese. Un processo di denazionalizzazione abbastanza audace da far agitare perfino la rivista Veja, assai liberista (2). Che conclude: «Di rado la storia del capitalismo ha visto un trasferimento di controllo così intenso, in un periodo così breve (3).» Mentre il settore finanziario prospera, la potente Federazione degli industriali dello stato di São Paulo (Fiesp) si irrigidisce. Nel 2002, pubblica uno studio sull impatto dell Alca sull economia brasiliana. L analisi conferma «ciò che molti imprenditori temevano»: un accordo di libero scambio continentale produrrebbe «più rischi che vantaggi per l economia brasiliana (4)». Alle elezioni presidenziali di quell anno, gli industriali appoggiano un ex operaio metalmeccanico, Luiz Inácio Lula da Silva, il quale non appena si insedia al Palazzo di Planalto si applica a silurare i negoziati con Washington. Nel 2005, nelle manifestazioni che celebrano l insabbiamento dell Alca, la Fiesp mantiene un profilo discreto. Ma ha giocato la sua parte. Lontano dalle frontiere brasiliane, l opzione liberoscambista cerca una seconda via. In particolare nel quadro dell Alleanza per il Pacifico, firmata nel giugno 2012 da Cile, Perú, Colombia e Messico, e dietro la quale Valter Pomar, dirigente dell Articolazione di sinistra, una tendenza all interno del Partito dei lavoratori (Pt), vede la mano di Washington: «Senz ombra di dubbio.» Tutti i paesi coinvolti hanno già firmato accordi di libero scambio con gli Stati uniti. Ma nei saloni di Brasilia e alla borsa di São Paulo, la crisi detta «del 2008» ha contribuito a placare la febbre neoliberista. Ormai bisogna rivolgersi al cerchio più intimo dell ex presidente Cardoso, sempre molto influente, o bussare alla porta di una grande banca come la Hsbc per sentire un poeta (di mercato) che loda, con l occhio sognante, il riavvicinamento fra Messico e Washington: «Gli Stati uniti sono un po come il sole, e il Messico come un pianeta che gira intorno all astro centrale.» Un orbita che nel 2009 è costata alla popolazione messicana 6,7 punti di prodotto interno lordo (Pil) un Brasilia, aprile 2010 Una statua dell'ex presidente brasiliano Juscelino Kubitschek dato osservato e compreso anche all interno della formazione di Cardoso, il Partito della socialdemocrazia brasiliana (Psdb). «Ci sono altri modi di immaginare l integrazione regionale, afferma Rodrigues. Come quello sostenuto dal Mst nel quadro dell Alba» l Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America, promossa dal Venezuela, alla quale il Brasile non ha ancora aderito. Un integrazione basata sulla solidarietà anziché sulla concorrenza, e orientata verso l obiettivo di un «socialismo del XXI secolo». «Ma ammette Rodrigues in Brasile questa visione rimane assai minoritaria. Malgrado i lamenti di un piccolo gruppo di illuminati di estrema sinistra i quali sostengono che, senza i tradimenti del Pt, il socialismo arriverebbe domani, qui la lotta per una trasformazione sociale radicale ha una base sociale relativamente ristretta». Il giorno prima gli studenti cileni hanno raccolto seicentomila persone nelle strade di Santiago: «L ultima volta che ci siamo riusciti qui in Brasile, è stato per il Carnevale!» La stessa questione da Brasilia a Berlino Da qui la necessità, per il Mst, di identificare i ponti politici fra il suo progetto e il modello di integrazione egemonico nel paese, approfittando delle contraddizioni che attraversano quest ultimo. «Sono tante sorride Rodrigues, prima di elencare le componenti di un fronte eterogeneo. Il governo e i suoi alleati, alcuni settori industriali, imprese multinazionali, alti funzionari e ampi strati della classe lavoratrice, soprattutto nelle grandi centrali sindacali.» Insomma, una versione moderna del consenso «fordista», al servizio di un progetto geopolitico regionale. Primo ingrediente di questo cocktail: la ricerca dell autonomia. Ex segretario generale del ministero degli affari esteri, poi ministro degli affari strategici con il presidente Lula da Silva ( ), Samuel Pinheiro Guimarães è uno dei più noti intellettuali brasiliani. Questo spiega forse perché, nel 2009, gli abbiano affidato la redazione del «Piano Brasile 2022» che fissa gli obiettivi strategici del paese da oggi al bicentenario dell indipendenza. Vicino ai 75 anni, il diplomatico non usa più il linguaggio paludato. «Secondo lei che interesse hanno la Francia o la Germania nell integrazione con un paese come Malta?», chiede. «Nessuno! Se non per il fatto che Malta è un paese sovrano e dispone di un voto nelle istituzioni internazionali.» Mentre nel mondo si stanno definendo grandi blocchi, «il Brasile deve, a sua volta, fare come gli altri», e creare la «propria» regione. Non l America «latina», dal momento che Messico e America centrale «votano con Washington»; ma quella del Sud, che deve diventare «l asse centrale della nostra strategia di rifiuto di ogni sottomissione agli interessi degli Stati uniti». L antimperialismo delle frazioni più progressiste degli alti funzionari pubblici brasiliani è simile a quello di Pomar. Indipendentemente dalle convinzioni politiche dei suoi promotori, una dinamica che parta da questa retorica ostile agli Stati uniti potrebbe, secondo lui, fare da punto d appoggio per la trasformazione sociale: «Tutti i processi di costruzione di un campo socialista in America latina si sono scontrati con due ostacoli: il potere della borghesia interna e quello della Casa bianca. Certo, l integrazione propugnata dal Brasile non elimina l ingerenza straniera, ma ne riduce l impatto, permettendo così a dinamiche nazionali di seguire il loro corso in modo più autonomo.» Le decise prese di posizione dell Unione delle nazioni dell America del Sud (Unasur) nata nel 2008 hanno per certo contribuito a raffreddare le ambizioni dei golpisti boliviani ed ecuadoriani nel 2008 e nel 2010 (5). E quando l opposizione venezuelana e Washington hanno messo in dubbio l elezione di Nicolás Maduro, l organizzazione ha sostenuto il delfino di Hugo Chávez. «In passato simili situazioni venivano regolate dall Organizzazione degli Stati americani [Osa]. In altre parole: dalla Casa bianca», sottolinea Pinheiro Guimarães. Forse un po irritato, il segretario di Stato John Kerry ha recentemente suggerito che l America latina è in effetti un «cortile di casa», ma degli Stati uniti (6). Secondo la strategia di Pomar, fra le due picchiate dell aquila imperialista, rimane da affrontare solo il secondo ostacolo: la borghesia interna. Ma, egli ammette volentieri, senza dubbio questa battaglia dovrà essere rinviata a più tardi. Privilegiati dalla ricchezza del sottosuolo, e ormai in grado di recuperare il controllo delle proprie risorse naturali, i vari paesi della regione faticano a diversificare le rispettive economie e a rafforzare l apparato produttivo. Così, Maduro lamentava durante la recente campagna elettorale: «Il nostro paese non ha una (1) Corrispondenza con il presidente Fernando Henrique Cardoso, 21 gennaio 2000 (archivi di Barbosa). (2) Leggere Carla Luciana Silva, «Veja, il magazine brasiliano che conta», Le Monde diplomatique/il manifesto, dicembre (3) Citato da Geisa Maria Rocha in «Neo-dependency in Brazil», New Left Review, n 16, Londra, luglio-agosto (4) «Estudo da Fiesp mostra que Alca é mais risco que oportunidade», Valor Econômico, São Paolo, 26 luglio (5) Leggere Hernando Calvo Ospina, «Manuale per destabilizzare la Bolivia», Le Monde diplomatique/il manifesto, giugno 2010, e Maurice Lemoine, «Etat d exception en Equateur», La valise diplomatique, 1 ottobre 2010, (6) «US protests against Bolivia s decision to expel USAID», BBC News, Londra, 1 maggio 2013.

5 Le Monde diplomatique giugno vera borghesia nazionale.» Caratterizzati da un atteggiamento redditiere, «i settori che si dedicano all attività economica sono estremamente dipendenti dal capitale statunitense». Maduro ha dunque lanciato un «appello» a tutte le forze capaci di aiutare il paese a «gettare le basi di un economia produttiva (7)». Rivolgendosi al «settore privato nazionalista», egli certamente sperava che la sua bottiglia lanciata nel mare approdasse sulle coste del Brasile: gli industriali, là, sono ritenuti più «progressisti». In effetti, lungi dall affievolirsi con l arrivo al potere di Lula da Silva, l alleanza fra il Pt, le grandi centrali sindacali e il padronato industriale si è perpetuata mediante un attualizzazione della tradizione «sviluppista» dello Stato brasiliano. In un contesto internazionale caratterizzato dall incapacità dei dirigenti politici di individuare risposte alla crisi diverse da un accentuazione delle riforme liberiste, l entrata in scena di un programma che mira allo sviluppo del mercato interno attraverso la piena occupazione, l aumento dei salari, i programmi sociali e un rilancio della produzione (a scapito della speculazione) rappresenta probabilmente una delle opzioni più rivoluzionarie che il pianeta conosca, al giorno d oggi Antimperialismo e buoni affari Pur senza dichiararsene del tutto soddisfatti, diversi militanti di sinistra ne prendono atto: «Continuo a credere che si debba lottare per arrivare al socialismo ci spiega Artur Henrique, ex presidente della Centrale unica dei lavoratori (Cut) e artefice dell alleanza «neosviluppista». Ma non sono fra quelli che ritengono che il socialismo arriverà domenica prossima dopo i vespri. No: voglio cambiare le cose, ma sono cosciente del contesto nel quale lavoro. Sul piano regionale, quel che cerchiamo di fare è abbandonare il neoliberismo, ma senza credere di essere in grado di sconfiggere il capitalismo. Piuttosto, cerchiamo di promuoverne una versione regionale, non nazionale. Cioè, una versione che tenga conto dei bisogni degli altri paesi dell America del Sud.» Caracas ha bisogno di una metropolitana? Potrà contare sulla società brasiliana Odebrecht e su vantaggiosi finanziamenti da Brasilia. Il Venezuela ha una penuria di prodotti alimentari? Gli industriali brasiliani glieli forniranno: per esempio già garantiscono al loro vicino del nord la quasi totalità dei polli che mangia. Il commercio fra i due paesi si è moltiplicato per otto dall arrivo al potere di Chávez nel «Per noi l America del Sud è il mercato più importante del mondo», ci spiega Carlos Cavalcanti della Fiesp, e le sue corde vocali salgono di un ottava per sottolineare la natura superlativa del suo proposito. Là siamo ancora competitivi rispetto ai prodotti cinesi, ed è una regione verso la quale esportiamo una gran parte dei nostri prodotti manifatturieri.» Questi ultimi rappresentano l 83% delle esportazioni verso l America latina e il 5% di quelle verso la Cina. Inoltre, in un contesto di rallentamento generale dell economia, la spedizione di merci verso i paesi vicini è balzata da 7,5 miliardi di dollari nel 2002 a oltre 35 miliardi di dollari nel Passandosi una mano fra i capelli, Cavalcanti osserva soddisfatto: «I paesi della regione adottano politiche di aumento del reddito delle loro popolazioni. Per noi, si tratta di mercati in crescita». Nessuno ha mai detto che antimperialismo e buoni affari siano incompatibili: in un documento del 2012, la Fiesp descriveva il processo di integrazione sudamericano come una «rottura» in una storia di «cinque secoli» caratterizzati dalla «sottomissione a dei nostri interessi nazionali alle potenze mondiali dominanti» (8). Ma è nel campo delle infrastrutture che le esigenze dello sviluppo industriale della regione, quelle del rafforzamento della sua autonomia geopolitica e quelle dell espansione del capitale brasiliano si intrecciano con armonia. Il 30 ottobre 2012, l Unasur definiva le risorse naturali come «un asse dinamico nella strategia di integrazione e nell unità dei [suoi] paesi». Poco prima, questa stessa logica aveva giustificato la «prosecuzione dei lavori dell Iirsa» (9). Iirsa? L Iniziativa per l integrazione dell infrastruttura regionale sudamericana, una serie di grandi assi stradali, ferroviari e fluviali che attraverseranno il continente da est a ovest e a nord a sud. Sognato nel 2000 da Cardoso come tappa nel cammino verso il grande mercato «libero» delle Americhe, il progetto non aveva convinto Chávez. Nel 2006, a una riunione dei capi di Stato della regione, il defunto presidente venezuelano ne aveva denunciato la «logica neocoloniale». REUTERS/Paulo Whitaker Ma, dalle radici neoliberiste dell Iirsa alle promesse dell Unasur, «le cose sono cambiate», assicura in coro la gran parte dei nostri interlocutori. Non si tratta più di creare «un unica economia» sudamericana, ma di lavorare allo «sviluppo interno» e alla «sostenibilità ambientale», insomma concepire le infrastrutture «come uno strumento di inclusione sociale», promette María Emma Mejía, segretaria (colombiana) dell Unasur fra maggio 2011 e maggio 2012 (10). La regione ha un enorme bisogno di infrastrutture. Per tentare di rispondere alle critiche degli ecologisti, il vicepresidente boliviano Alvaro García Linera spiega che lo sfruttamento delle risorse naturali permetterà l industrializzazione del paese. Ma la debolezza della strumentazione tecnologica del paese minaccia di smentirlo. Come il Perú, il Venezuela deve dotarsi di nuove reti portuali e stradali. In Brasile la produzione di cereali è cresciuta quasi del 220% fra il 1992 e il 2012, ma le reti stradali e ferroviarie sono rimaste le stesse. Risultato: lo scorso aprile la strada Br 3643, verso la ferrovia che serve il porto di Santos, ha visto un ingorgo di camion con una coda lunga oltre cento chilometri, con un ritardo di sessanta giorni nell esportazione della produzione. «Il nostro agribusiness trarrebbe giovamento da uno sbocco sul Pacifico osserva l ambasciatore Barbosa, ricordando che il paese non ne dispone di uno naturale. Dopo tutto, la Cina è oggi il nostro primo partner commerciale.» Senza contare che le imprese brasiliane mirano anche all acquisizione di terre oltre frontiera. Sao Bernardo do Campo, brasile, giugno 2012 Lavoratori nello stabilimento della Ford Motor sfida, una vera sfida, una rivoluzione nelle abitudini di azione e pensiero» «Una dei latinoamericani: così l ottimo quotidiano di Caracas La Republica riassume le decisioni di Punta-del- Este. E in effetti è sufficiente parlare con i latinoamericani che hanno più di cinquant anni per misurare il carattere innovatore e quasi scandaloso dell idea integrazionista. Intorno agli anni 30, l argentino o l uruguayano, così sensibili alla minima informazione in arrivo da Londra o Parigi, consideravano il Messico e il Venezuela come delle contrade lontane e sconosciute quanto la Mongolia esterna agli occhi di un francese di oggi. E viceversa, con la differenza che l interesse dei venezuelani e dei messicani era rivolto verso New York e non verso Parigi. Ciascuno degli Stati disuniti dell America latina aveva attraversato il XIX secolo dando le spalle ai propri vicini, e vivendo come in simbiosi con una grande potenza straniera. Del resto questa posizione, per quanto paradossale, perpetuava la tradizione coloniale ispanica, in virtù della quale i diversi vicereami erano microcosmi chiusi, che non comunicavano fra di loro solo attraverso Siviglia o Cadice. ( ) La coscienza dell impasse nella quale si trovava l industria latinoamericana spronò gli esperti a lanciare, nel 1964, un grido d allarme e a preconizzare ( ) la creazione di nuovi meccanismi di integrazione. Colpito dai loro argomenti, il 6 gennaio 1965 il presidente Eduardo Frei prese l iniziativa di mandare a «quattro saggi» particolarmente qualificati Raul Prebisch, J. A. Mayobre, Felipe Herrera e Carlos Sanz de Santamaría una Ideata in un contesto di idolatria liberista, l Iirsa affidava una gran parte del finanziamento dei lavori ai mercati e alla Banca interamericana di sviluppo (Bid). Uno scacco, come ammette tranquillamente il miliardario argentino Eduardo Eurnekian: «Non ho mai pensato nemmeno per un secondo che gli imprenditori possano farsi carico dei collegamenti fra i paesi», spiega. A questo stadio, la responsabilità di portare a termini i lavori incombe «sugli Stati, non sul settore privato» (11). Quando la solidarietà regionale facilita le delocalizzazioni Messaggio ricevuto. Ormai l integrazione fisica della regione può contare su una miriade di finanziamenti nazionali. Brasilia dispone della banca di sviluppo più ricca del mondo: la Banca di sviluppo economico e sociale (Bndes). Nel 2010 essa ha prestato oltre 100 miliardi di dollari, contro i 15 miliardi della Bid e i 40 miliardi della Banca mondiale. Dettaglio: i suoi statuti l autorizzano a finanziare solo imprese brasiliane. Una manna per Odebrecht, Camargo Corrêa, ecc., questi «campioni nazionali» che il paese cerca di promuovere. Negli uffici di queste multinazionali delle costruzioni, senza dubbio si è applaudito all adozione da parte dell Unasur, nel novembre 2011, della prima Agenda prioritaria per gli investimenti (Api). Questa prevede la costruzione di chilometri di gasdotti, chilometri di vie fluviali, chilometri di strade e chilometri di ferrovie. Per un investimento totale di oltre 21 miliardi di dollari per i progetti prioritari, 116 miliardi di dollari per l insieme. DAGLI ARCHIVI di le monde diplomatique / maggio 1967 Più vicini a Parigi che a Caracas Dalle colonne del «Monde diplomatique» la giornalista Elena de La Souchère riferisce dei lavori della conferenza interamericana di Punta del Este, in Uruguay. Svoltosi un mese prima, il 14 aprile, l incontro già individua nell integrazione economica degli Stati latinoamericani uno dei più potenti fattori di industrializzazione. di Elena de La Souchère Nei paesi vicini, l entusiasmo è meno forte. Il 22 aprile 2013, nel primo incontro dell organizzazione degli «Stati danneggiati dalle multinazionali», Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua, Repubblica dominicana, St Vincent e le Grenadines, e Venezuela, hanno denunciato il potere economico di «alcune imprese» che minaccerebbero la sovranità di «alcuni Stati». Una formulazione vaga, ma gli sguardi sono andati tutti nella stessa direzione. Per l intellettuale uruguayano Raúl Zibechi, l integrazione promossa da Brasilia potrebbe riassumersi in un passaggio di consegne: un capitale venuto dal «Nord» avrebbe ceduto il posto a un altro, del «Sud». «Gli inglesi costruirono le prime linee ferroviarie per esportare minerali e gli Stati uniti hanno auspicato la strada Cochabamba-Santa Cruz nel quadro della marcia verso l Ovest. Adesso, è il Brasile a promuovere i propri corridoi di integrazione (12).» Pinheiro Guimarães la vede in un altro modo. Secondo lui il problema è prima di tutto geografico: nell America del Sud, il Brasile rappresenta la metà del territorio, della popolazione e della ricchezza prodotta ogni anno. Nel 2011, il Pil del paese è stato cinque volte quello dell Argentina, il secondo paese più prospero della regione. E cento volte quello della Bolivia. «Inoltre, alcune capitali dell America del Sud hanno introdotto l imposta sul reddito solo da pochissimo tempo. Da sole, non dispongono delle risorse necessarie per innescare lo sviluppo.» Occorre dunque «aiutarle». Sfruttamento o solidarietà? Le opzioni sembrano coesistere, tanto sul piano regionale che all interno di un potere brasiliano che ha l ambizione di «riconciliare» sindacati e padronato. Fino a quando? Lo scorso primo aprile, Pinheiro Guimarães illustrava la solidarietà regionale con un esempio: «Durante il governo Lula è successo qualcosa di straordinario: un finanziamento brasiliano ha permesso di avviare la costruzione di una linea di trasmissione elettrica fra l impianto idroelettrico paraguayano di Itaipu et Asunción (13)» mettendo così fine i blackout di cui soffriva la capitale vicina. Due giorni dopo, il padronato di São Paulo traeva da questo fatto un altra conclusione: «Le industrie nazionali intensive in manodopera, come il tessile o l abbigliamento, migliorerebbero la propria competitività rispetto ai concorrenti asiatici sul mercato interno brasiliano se delocalizzassero una parte delle linee di produzione nel vicino Paraguay» dove «il costo della manodopera è più basso di circa il 35% (14)». RENAUD LAMBERT (7) «Maduro no volante», Folha de S. Paulo, 7 aprile (8) «8 eixos de integração da infraestrutura da América do Sul», Fiesp, São Paulo, 24 aprile (9) Piano di lavoro 2012 del Consiglio sudamericano di infrastruttura e pianificazione dell Unasur (Cosiplan). (10) «8 eixos de integração da infraestrutura da América do Sul», op. cit. (11) «Integração depende de governos, afirma bilionário», Valor Econômico, 19, 20 e 21 aprile (12) Raúl Zibechi, Brasil potencia, Desde Abajo, Bogotá, (13) Intervista con Valéria Nader e Gabriel Brito, 1 aprile 2013, (14) «Fiesp mostra vantagens de se levar indústrias ao Paraguai», Valor Econômico, 3 aprile (Traduzione di M.C.) lettera che rappresenta il punto di partenza del processo concluso alla conferenza di Punta del Este. Invitati a far conoscere la loro opinione, i «quattro saggi» formularono delle «proposte per la creazione di un mercato comune latinoamericano». Si pronunciarono a favore dell instaurazione di un meccanismo automatico e graduale di riduzioni tariffarie, in tutti i campi, compreso quello della produzione industriale. Preconizzarono anche una pianificazione e coordinamento dello sviluppo industriale ( ). In tutti i settori chiave siderurgia, alluminio, costruzioni, automobili, carta, cellulosa, i «saggi» immaginano la creazione di grandi complessi industriali per la produzione in serie per tutta l area o quantomeno per vari paesi. ( ) La dichiarazione firmata il 14 aprile, a conclusione del vertice, non auspica solo la realizzazione comune di grandi lavori infrastrutturali. Il testo raccomanda di «accordare un attenzione particolare allo sviluppo industriale nel quadro dell integrazione» e prevede la «attuazione di una politica industriale congiunta e coordinata». Ma i capi di Stato avranno il coraggio di imporre, malgrado tutte le pressioni, lo smantellamento delle barriere doganali al riparo delle quali vegeta un industria senza futuro? Tratto da Dvd-Rm Archives, (Traduzione di M. C.)

6 6 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto DILEMMI DELLA SINISTRA RADICALE GRECA Prendere il potere senza perdere l anima Come passare dallo statuto di principale forza di opposizione a quello di primo partito di un paese? Non sono molte le formazioni politiche della sinistra radicale europea che possano porsi seriamente questa domanda. Tuttavia, in Grecia, Syriza si arrovella attorno a questo quesito, dopo essere giunta alle soglie del potere con le elezioni della primavera di BAPTISTE DERICQUEBOURG * N el luglio 2013, Syriza terrà il suo primo congresso da partito unificato (leggere la scheda). Spinta dalle elezioni legislative di maggio e giugno 2012 al rango di corifeo dell opposizione di sinistra alla politica della «troika» Fondo monetario internazionale (Fmi), Commissione europea e Banca centrale europea (Bce), la Coalizione della sinistra radicale gode di una posizione unica in Europa. Con lei, una forza politica progressista si trova alle porte del potere (1). Ma quest ambigua svolta, che rappresenta al tempo stesso una vittoria e una sconfitta di fronte ai conservatori di Nuova democrazia, l ha messa di fronte ai problemi di allargamento della sua base elettorale e militante, oltre alla necessità di costruire delle alleanze. Problemi urgentissimi poiché, per la direzione di Syriza, il governo tripartito eletto nel giugno 2012 non avrebbe resistito più di qualche mese, dando luogo a nuove elezioni. All indomani delle legislative, le dichiarazioni del capogruppo parlamentare di Syriza, Alexis Tsipras, sono state all origine di una vivace polemica: «In questo tempo di crisi, la resistenza e la solidarietà sono entrambe necessarie, ma la solidarietà è più importante». Era il punto di partenza della linea «solidale» decretata dalla direzione, ossia lo sviluppo di azioni estese a tutto il territorio per assicurare a tutti i cittadini l accesso a cibo, medicine e un tetto, ecc. Synaspismos, uno dei principali partiti della coalizione, ha orientato gli sforzi dei suoi aderenti soprattutto verso la costruzione di banche solidali di farmaci. Gli obiettivi di questa strategia erano diversi. Da una parte, inserire nella politica attiva l ondata di nuovi aderenti. Priva di un vero radicamento nella base operaia e agricola, di una rete sindacale, Syriza non aveva una reale tradizione militante. Al contrario, il Partito comunista, (Kommounistiko komma elladas, Kke) controlla uno dei principali sindacati, il Fronte militante di tutti i lavoratori (Panergatiko agonistiko metopo, Pame), e il Movimento socialista panellenico (Pasok) utilizza le altre confederazioni per fini clientelari. «Fino alla scorsa primavera, Syriza non aveva portato avanti un azione concreta ricorda una militante. Voler agire e sapere come farlo sono due cose diverse». Tentando di competere con le iniziative dal forte impatto mediatico del partito neonazista Alba dorata, che organizzava zuppe popolari «per i greci» e doni di «sangue greco», e, inserendosi nelle numerose azioni spontanee di solidarietà, la coalizione sperava di stabilire un legame con chi era stato allontanato dalla politica per colpa della crisi. Dichiarazioni contraddittorie Ma a mettere la solidarietà davanti alla conflittualità si rischia di offrire l immagine di un partito «rimedio alla crisi», lontano dal profilo radicale che dovrebbe invece distinguere Syriza dall elettorato del Pasok, in rottura con i propri dirigenti. Nella speranza di ottenere una maggioranza parlamentare, il partito riflette su come conquistare le classi medie emerse dopo la caduta del regime dei colonnelli, nel Necessariamente schematico, l identikit di un membro di questo elettorato aveva i seguenti tratti: piuttosto conservatore, proprietario di un bene immobiliare, acquistato a credito, impiegato in una professione legata al turismo, nella costruzione di immobili o nella funzione pubblica, e violentemente destabilizzato dall attuale crisi, ma tuttavia con un forte attaccamento alla Grecia e all Unione europea. Di fronte al discorso sui «due estremi» che paragona Alba dorata a Syriza, spesso ripreso dai media, la coalizione si è posta come obiettivo di rassicurare la popolazione. Tsipras sostiene pubblicamente tutti i movimenti di sciopero, ma si mostra più circospetto di fronte alle azioni giudicate «radicali», e prende le distanze da quelle che ispirano i partiti di estrema sinistra e i gruppi anarchici. Così, tra dicembre e gennaio, all epoca dell energico sgombero di Villa Amalias, squat ateniese, alcuni gli hanno rimproverato di non aver condannato abbastanza duramente l azione della polizia. Syriza deve tenere aperta la porta dell alleanza con il centro sinistra, se non oltre. Nessun sondaggio, per ora, lascia supporre che abbia la speranza di arrivare al potere da sola; dovrebbe quindi trovare degli alleati che giustifichino l idea di una coalizione governativa. Seppur pretenda di riunire «tutta la sinistra», l organizzazione * Professore di lettere classiche ad Atene. in realtà è isolata. Il Kke rifiuta di discutere con quegli «opportunisti» che accettano le regole dell Unione europea e la sua moneta unica. Alla sua destra, la Sinistra democratica (Dimar), scissione socialdemocratica di Syriza risolutamente favorevole all Unione e all euro, ha fatto il suo ingresso in un governo che ratifica il memorandum (2) della «troika». In queste condizioni, formare un governo non significa necessariamente prendere il potere. Per il momento, la direzione cerca di superare l opposizione destra-sinistra attraverso la costituzione di un fronte anti-memorandum che unirebbe anche, per esempio, i Greci indipendenti, un partito di destra nazionalista e conservatore ma contrario al memorandum. Da marzo scorso, Tsipras aspirerebbe a costituire un governo di unità nazionale, con la sinistra e Syriza come nucleo. Detto altrimenti, la maggioranza non escluderebbe la destra. Questa strategia incontra una forte opposizione all interno della coalizione, che ha denunciato questa pratica «elettoralistica». Al contrario, spera di veder emergere una «Syriza di lotta», capace di estendere il proprio elettorato conquistando i cittadini vittime della crisi. Negli ultimi mesi, quindi, abbiamo assistito a un doppio movimento: mentre la coalizione si trasformava in partito unificato, si rafforzava un autoproclamata «ala sinistra», in disaccordo con quella che percepiva come svolta a destra. Alle Conferenze panelleniche della coalizione che, nel dicembre 2012, gettavano le basi per un partito unificato, è emersa una mozione minoritaria che ha raccolto il 25% dei voti tra la corrente di sinistra di Synaspismos e la Sinistra operaista internazionalista (Dea) e altri ancora; ha rivendicato la costituzione di un governo «unicamente di sinistra», una posizione più chiara sull annullamento del memorandum e del debito, e la parola d ordine «nessun sacrificio in nome dell euro». Proprio mentre la corrente maggioritaria prefe- REUTERS/Yorgos Karahalis REUTERS/Grigoris Siamidis risce dire: «L euro non giustifica tutti i sacrifici» La crisi cipriota e la pubblicazione da parte del Partito progressista dei lavoratori (Anorthotiko komma ergazomenou laou, Akel), partito fratello di Syriza, di uno studio che propone l uscita dalla moneta unica come risposta alle misure della «troika», hanno inasprito ulteriormente le critiche interne contro una posizione globalmente favorevole all euro. Infatti, sembra sempre più lontana l ipotesi che la Grecia ottenga dalla Germania e dalla Bce la libertà di portare il programma economico di Syriza all interno della zona euro. La corrente minoritaria non fermerà nel mese prossimo l unificazione della coalizione in partito, ma obbliga la sinistra radicale a precisare il suo programma politico e la sua strategia. Bisognerà allontanare il sospetto di un doppio linguaggio. Il programma di un compromesso iniziale, vago nei termini e negli obiettivi, lasciava a ognuno dei partiti membri una relativa libertà di interpretazione. Dalla scorsa primavera, questa situazione ha generato dichiarazioni estremamente contraddittorie e disorientato una parte dell elettorato. Il 5 dicembre 2012, Tsipras ha affermato davanti alla camera di commercio elleno-americana la necessità di cancellare il memorandum. Quattro giorni dopo, il deputato della Canea, membro di Syriza, ha Syriza in cifre spiegato che l obiettivo è di giungere a una «ricontrattazione degli accordi di prestito e a un cambiamento della politica economica interna condotta unilateralmente», senza fornire altre precisazioni (3). Quando, il 17 aprile, Tsipras parla di «sospensione» del memorandum, una polemica immediata, all interno e all esterno della coalizione, lo costringe a scusarsi per il «lapsus» e a riaffermare la sua immutata volontà di «abolirlo». Le stesse contraddizioni si presentano sulla questione del debito: quale proporzione dell importo totale una conferenza internazionale dovrebbe Infine, Tsipras, nel corso degli ultimi mesi, ha svolto un attività febbrile per far conoscere e riconoscere all estero il suo partito come un interlocutore politico serio. Se alcuni di questi viaggi, come ad esempio in Argentina, sono stati visti come segnali a favore di una cancellazione del debito, quello che l ha portato negli Stati uniti e il colloquio con il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, sono stati giudicati più inquietanti. Syriza si trova attaccata perché è contemporaneamente troppo a sinistra e troppo a destra. La coalizione deve affrontare costantemente il timore dei suoi elettori e soprattutto i giovani Thessaloniki, Grecia, giugno 2012 Manifestazione di sostegno a Syriza. Il cartello recita «Resistenza» Partiti della coalizione: Synaspismos, erede del Partito comunista greco dell interno (eurocomunista), Sinistra operaista internazionalista (Diethistiki ergatiki aristera, Dea, trotzkista) e Organizzazione comunista della Grecia (Kommounistiki organosi elladas, Koe, maoista), oltre a diverse formazioni di minor forza. Numero di aderenti rivendicato: Atene, giugno 2012 Alexis Tsipras, capogruppo parlamentare di Syriza, durante una manifestazione pre-elettorale Risultati alle elezioni legislative del 2012: maggio, 16,78%; giugno, 26,89%. annullare? Quale sarebbe il destino riservato alle banche? Lo stesso programma (di cui i dirigenti del partito riconoscono l imprecisione, promettendo ininterrottamente proposte più convincenti) rivela questa ambiguità: pur proclamando la volontà rivoluzionaria di superare il capitalismo, l insieme delle misure proposte tendono piuttosto verso una politica di rilancio keynesiana, con un sostegno statale ai piccoli produttori, agricoltori o artigiani. Si promette la nazionalizzazione delle imprese di importanza strategica, ma non si escludono nuove privatizzazioni. Gli obiettivi ecologici, invece, restano ancora allo stadio di principi di massima. La delusione dei giovani elettori delle città fautori del plebiscito della primavera scorsa di vederla trasformata in nuovo Pasok: i socialisti erano arrivati al potere nel 1981 con un programma radicale rimasto pressoché interamente irrealizzato. Vittime della crisi, alcuni giovani, ostili al Pasok «dei propri genitori», sembrano delusi dalla posizione assunta da Syriza nelle lotte degli ultimi mesi. La storia recente della coalizione rivela due delle principali difficoltà che deve affrontare la sinistra quando arriva al potere. La prima: come fare una politica risolutamente di sinistra in un contesto in cui la sovranità nazionale è messa in dubbio? La difficoltà di una riconquista della sovranità nazionale dipende dai rapporti con l Unione europea e con la Bce ma anche dai mezzi molto limitati di cui dispone un governo della zona euro per affrontare le delocalizzazioni o il crollo del suo sistema bancario (4). Pronunciandosi a favore della permanenza nella zona euro, le prove da superare in caso di uscita forzata o volontaria sembrano enormi e Syriza è costretto a trovare dei dirigenti capaci di far accettare la sua politica agli avversari, come la conferenza internazionale sul debito dei paesi del sud dell Europa in cui presenta le sue istanze. La seconda sfida sono le mobilitazioni popolari che potrebbero giustamente servire da base alla riconquista della sovranità nazionale. I cambiamenti politici in America latina sono strettamente legati all intensa mobilitazione della popolazione. L attuale strategia di Syriza potrà contare su questo sostegno in caso di vittoria elettorale? (1) Leggere Alexis Tsipras, «La nostra idea per l Europa», Le Monde diplomatique/il manifesto, febbraio (2) Accordo di prestito firmato tra Atene e la «troika». (3) Efimerida ton Syntakton (Il giornale dei redattori), Atene, 9 dicembre (4) Come sarebbe potuto accadere nel giugno 2012, quando in pochi giorni sono stati trasferiti più di 17 miliardi nelle banche estere. (Traduzione di A. C.)

7 Le Monde diplomatique il manifesto giugno UNO SCRITTORE, UN PAESE Portogallo, il paese del dolce sole L isbona. Il sole entra dalla finestra dietro di me. Riempie tutta la stanza, si posa sullo schermo del computer su cui scrivo. Sotto la luce, le parole, una a una, si aggiungono a questo pallore, come se contribuissero alla sua erosione. Nelle conversazioni quotidiane, si parla del sole come di una delle principali qualità del Portogallo. Il discorso si articola sempre così: le persone vedono solo il lato negativo delle cose, e dimenticano di valorizzare quel che considerano scontato, quel che è più semplice ma, in fondo, più importante, per esempio: il sole. L argomento meteorologico si presenta quasi sempre in reazione ai notiziari. Parlare del sole rappresenta una via di fuga, una difesa. I portoghesi sono traumatizzati dai notiziari. Abbiamo inventato la parola saudade per parlare di un particolare tipo di malinconia; avremmo già dovuto trovare un termine per tradurre il cattivo umore che si prova dopo aver guardato il telegiornale: mal-umore. Il sole diventa una consolazione. Quando scopriamo che qualcuno è emigrato nel Regno unito o in Svizzera, si sente dire spesso: «Scommetto che lì non hanno questo sole». Risposta che concede un istante di leggerezza, un piccolo riposo. Per il momento, nessuno crede che il governo arrivi a privatizzare il sole. Ma non si sa mai Su Facebook, molti si lamentano del primo inverno passato in un paese in cui nevica. A volte, fra i commenti, altri che sono emigrati a Rio de Janeiro si lamentano dell estate soffocante più di 35. Questo luogo comune della mondializzazione potrebbe esser completato dal commento di una mia ex collega di università sulle temperature a Luanda (1). Ci troveremmo così di fronte a utilizzatori di Facebook che hanno seguito il consiglio del primo ministro, che due anni fa suggeriva ai professori di emigrare in Brasile o in Angola. Ma, che abbiano essi trovato rifugio in un paese caldo o in un paese freddo, sarebbero tutti l orgoglio dell ex ministro per i rapporti con il Parlamento, che su tutti i canali dichiarava la propria soddisfazione verso la nuova ondata migratoria portoghese e lo stupore per l alto livello di formazione dei candidati alla partenza. Questi discorsi rivelano un importante cambiamento nell identità nazionale. Finora, l «emigrazione» aveva in Portogallo un significato ben preciso, pieno di simboli. Quando si pronunciava questa parola, si faceva prevalentemente riferimento alle centinaia di migliaia di persone partite tra gli anni 60 e 70. Spinte dalla miseria della dittatura salazarista e dalla guerra coloniale, una gran parte di loro attraversava illegalmente le frontiere e, arrivati in Francia, era come se atterrassero sul pianeta Marte. Gli uomini, con un basso livello di istruzione, lavoravano nell edilizia mentre le donne facevano le pulizie o diventavano portinaie. Se dovessimo scegliere una data, direi che l ingresso nell Unione europea, nel 1986, è stato il momento in cui è iniziato il processo di rimozione di questa emigrazione dall immagine del paese. L idea che non eravamo più quel Portogallo lì ha potuto farsi strada grazie ai soldi di Bruxelles e alla minore dipendenza dai soldi degli emigrati; ha anche trasformato positivamente la percezione che i portoghesi rimasti nel paese avevano dei loro compatrioti all estero. Speculando nel campo della psicologia sociale, direi che si è trattato di una specie di desiderio-vergogna: desiderio per le macchine e altri oggetti brillanti mostrati nelle vacanze di agosto; vergogna del basso livello di istruzione e dell immagine che ne sarebbe risultata. Insomma, vergogna di sé: sentimento che molti portoghesi perpetuano e alimentano. Coronando due decenni di rifiuto e disprezzo, gli elogi espressi dal ministro per i rapporti con il Parlamento dimostrano che quest esodo è molto diverso dall altro. Non c è da far confusione con uno scomodo passato. Questa nuova emigrazione, in fin dei conti, rappresenta un motivo di orgoglio. Nessun dubbio: la realtà oggi è ben diversa da quella degli anni 60 e 70. Le dichiarazioni del ministro come le conseguenti critiche sono state amplificate dai giornali, dalle radio e dalle televisioni. Nelle redazioni, molte di queste informazioni sono elaborate da stagisti. Giovani laureati al loro secondo o terzo stage: in questo settore come in molti altri, la quasi totalità dei lavoratori con meno di 30 anni è stagista. Non percepiscono alcuna remunerazione, ma nutrono la speranza di strappare un contratto. Tuttavia, dimenticano che, con un contratto dovrebbero ricevere uno stipendio. Non mancando candidati per gli stage, si è diffusa la credenza che fare uno stage non retribuito non sia affatto male. Garantirebbe quanto meno di avere una risposta pronta a chi chiede cosa fai. Inoltre, fare uno stage in un giornale è ben diverso dal rispondere al telefono in un call center o dall occuparsi di un cliente, con indosso la divisa di una multinazionale di fast food. Nell attuale contesto, dopo aver conseguito una laurea triennale o anche specialistica, fare gratuitamente il lavoro che affermati professionisti non vogliono fare è considerato come una fortuna e come una prospettiva più che dignitosa. * Scrittore. Autore di Libro, Torino, Einaudi, Aumento dell orario di lavoro da trentacinque a quaranta ore e dell età pensionabile Con il nuovo piano di austerità, ratificato lo scorso 12 maggio, il Portogallo prosegue la sua discesa agli inferi. Che partano o che restino, gli abitanti devono fare i conti con la perdita dei loro sogni per il futuro. di JOSÉ LUÍS PEIXOTO * NIKIAS SKAPINAKIS Quintais en Lisboa Dettagli come il sole aiutano a sopportare il mal-umore post notiziario. E ce n è bisogno. La tempesta di cattive notizie è costante. Il parallelismo meteorologico richiamerebbe piuttosto l immagine di un inverno che dura anni, senza dare tregua. Capita che un reportage tenti di spiegare alcuni concetti economici al cittadino medio. Con l aiuto di grafici colorati, viene esaminato minuziosamente il debito; si ricordano alcune cifre, come i miliardi di euro che il governo ha già speso per le banche. Fra chi ascolta con attenzione, l indignazione si trasforma rapidamente in impotenza. Miliardi di euro sono un carico pesante per le spalle di colei o colui che guarda la televisione dalla poltrona della sua sala. Ci sono anche quelli che hanno smesso di ascoltare. «Crisi», «austerità»: parole che non sono altro che un rumore di fondo. Ogni giorno nuove cifre arricchiscono queste espressioni: «crisi», «austerità». La settimana scorsa sono arrivate quelle dell emigrazione. Dati ufficiali e indiscutibili, certificati dall Istituto nazionale di statistica. Questi organismi, si sa, hanno sempre un leggero ritardo; è per questo che pubblicano solo ora le cifre del La scienza della statistica dimostra quel che era già di pubblico dominio: l emigrazione è aumentata dell 85% rispetto all anno precedente. La maggioranza di questi emigranti aveva tra i 25 e i 29 anni, ma tra loro c erano anche molti bambini e adolescenti. Tra il 2009 e il 2011 il numero di laureati che se ne sono andati è aumentato del 49,5%: come per quelle promozioni in cui si fissa il prezzo di un prodotto a 99,50 euro affinché non sembri troppo alto. Semplici cifre. Tutti sapevano che in Portogallo non ci sarebbe stato posto per la maggioranza dei nuovi laureati. A cominciare dagli stessi studenti che si presentano agli esami su temi che, con ogni probabilità, saranno assenti dal loro quotidiano professionale. Se amano la letteratura, e hanno fortuna, forse potranno riordinare i libri in una catena di librerie. Se sono appassionati di moda, finiranno magari a distribuire gettoni all ingresso dei camerini di un negozio di vestiti. Nonostante tutto, si dice che in Brasile ci siano delle opportunità per gli architetti. E che in Germania ci sia bisogno di infermieri; pagano bene e offrono anche corsi di tedesco. In alcuni momenti, stupidamente, si è provato a trasformare questa situazione in conflitto generazionale. I giovani sono stati trattati da «bambini viziati»; ci si è dilungati sulle difficoltà delle generazioni precedenti, confrontando gli ostacoli affrontati dagli uni e dagli altri. I più anziani sostenevano che al loro tempo fosse peggio. I più giovani hanno scritto sui muri quanto ora sia peggio. Non si è arrivati a nessuna conclusione. In questa discussione, i più anziani, quelli che vedono da vicino e condividono le difficoltà di figli e nipoti, sono rimasti in silenzio. Come anche i più giovani stanchi di rappresentare un fardello per genitori e nonni. Nessuna generazione ne esce indenne. Bisogna anche precisare un altra cosa. Lo scorso settembre, un fiume di migliaia di persone ha riempito le strade delle principali città del paese. E quest anno, nel mese di marzo, il Portogallo ha assistito a una delle più grandi manifestazioni dopo la rivoluzione del La folla aveva bisogno di parlare, come se stesse soffocando e avesse bisogno di respirare attraverso la parola. Al suo interno, ogni individuo aveva bisogno di parlare; Facebook non bastava più. Per questo, ognuno aveva portato il suo cartello fatto in casa. Spesso pieno di insulti: espressione massima della frustrazione davanti agli sproloqui. E di fronte a tutti questi argomenti ben articolati e snocciolati senza esitazione, una semplice parola: ladri. Gli insulti nascono da una collera molto profonda, accumulata nel corso degli ultimi anni, dalla litania recitata dai notiziari e da questa sensazione di mal-umore che ci pervade e cresce. La sensazione che può ancora peggiorare. Quindi, bisogna fare qualcosa. Come andare a Londra, condividere una stanza con un amico, lavorare in un bar. Come andare in Lussemburgo a vivere temporaneamente con gli zii della fidanzata, per lavorare in fabbrica o nell edilizia, come gli emigranti degli anni 60 a dispetto di quella tesi che descrive l attuale emigrazione come costituita soprattutto da lavoratori altamente qualificati, la verità è che c è anche molta gente poco qualificata o disposta ad accettare un lavoro molto al di sotto delle proprie qualifiche. La sfida per i giovani portoghesi non è evidente. La ragione principale di queste difficoltà sta nel fatto che sono numerosi e che ognuno crede nelle proprie ambizioni. Tra loro, solo in pochi sognano un lavoro ripetitivo, ripugnante, mal pagato e precario. Attualmente, la stabilità professionale per un giovane sotto i trent anni significa un contratto di sei mesi. Per gli altri rimane la disoccupazione, o un esistenza fatta di «ricevute verdi (2)». Non darò qui le percentuali, ne ho abbastanza delle statistiche, come quasi tutti in questo paese. Parlo dei giovani con meno di 30 anni, ma potrei facilmente citare le generazioni precedenti. L instabilità è la stessa. A volte sento dire che sopporteremmo meglio questa situazione se non avessimo avuto la possibilità di immaginare un futuro diverso, se non avessimo trascorso anni a credere di poter diventare designer o professore di filosofia. Che ragionamento triste. Possiamo chiamare «vita» il tempo che passa senza sogni, desideri, ambizioni? Se pur indirettamente, il ministro ha ragione almeno su una cosa. In quanto portoghesi, dobbiamo essere fieri dei nostri compatrioti che cercano una vita migliore fuori dal paese. Facendolo, dimostrano il coraggio e le qualità che contraddistinguono questo popolo. Ma aggiungerei che dobbiamo esattamente lo stesso rispetto a chi partì negli anni 60 e 70. Con questa decisione, hanno dimostrato le stesse qualità. So di cosa parlo: sono l orgoglioso figlio di un muratore e di una domestica della periferia di Parigi. Il Portogallo è un paese invecchiato che assiste alla partenza dei suoi giovani. Il sole entra dalla finestra dietro di me. Riempie la stanza in cui mi trovo. Le parole, come l intero paese, inaridiscono sotto questa luce. Ci sono momenti in cui le stesse parole sembrano voler rinunciare. E ci sentiamo sconfitti da qualcosa di sconosciuto fino ad ora. Gli diamo un volto inventato sulla base delle nostre stesse paure. Bisogna fare qualcosa. Bisogna fare qualcosa in questo paese. La carezza del sole è una consolazione; ma non basta a compensare la mancanza di speranza. (1) Leggere Augusta Conchiglia, «L Angola va in aiuto al Portogallo», Le Monde diplomatique/il manifesto, maggio (2) Si utilizzano su vasta scala i pagamenti in ricevuta verde, che non assicurano alcun diritto. Si legga Marie-Line Darcy e Gwenaëlle Lenoir, «In Portogallo, non dite più precario ma ricevuta verde», Le Monde diplomatique/il manifesto, gennaio (Traduzione di A.C.)

8 8 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto La macchina da cucire In Bangladesh, gli assassini continua dalla prima pagina All ingresso, il visitatore ha diritto al saluto militare degli agenti di sicurezza. A Dacca, dove i turisti sono rari, l uomo bianco è spesso confuso con un cliente di prêt-à-porter, un negoziante di Mango, Benneton o Hennes & Maurits (H&M), verso cui vigili e portieri devono mostrarsi rispettosi. L interessato appare felice di questo statuto signorile. La sua considerazione verso l uomo della strada traspare nel libriccino Dhaka Calling, offerto ai clienti dei grandi alberghi, nel quale figura questa saggia raccomandazione: «Non ridete delle persone che si sono ammalate per povertà, non prendetele in giro». È il 9 aprile e, a una ventina di chilometri dalla torre del Bgmea, il Rana Plaza è ancora in piedi. Il peggior massacro della storia industriale del Bangladesh non si sarebbe verificato che due settimane più tardi, cionondimeno, già si pone con insistenza la questione della sicurezza e delle condizioni di lavoro nell industria tessile. Il 7 gennaio scorso, un incendio ha provocato la morte di otto operai di Smart Export Garment, un piccolo stabilimento di trecento lavoratori, nel centro di Dacca: «Avevano tutti meno di 16 anni», assicura Saydia Gulrukh, una antropologa che ha fondato un gruppo di solidarietà con le vittime dell industria tessile. Un mese e mezzo prima, il 24 novembre 2012, un altro incendio devastava lo stabilimento di Tazreen Fashions a Ashulia, una periferia a nord della capitale, causando centododici morti e un migliaio di feriti, secondo il bilancio ufficiale. Nei nove piani di Tazreen si accalcavano tremila lavoratori, in maggior parte giovani donne giunte dalle campagne più povere, in cerca di una fonte di reddito per le loro famiglie. Con takas al mese, l equivalente di 30 euro, queste ragazze confezionavano, per dieci ore al giorno e sei giorni su sette, i vestiti destinati a prestigiose marche, tra cui Disney, Walmart e il gruppo francese Teddy Smith. I prodotti altamente infiammabili erano stati immagazzinati al pianterreno, vicino al vano scale, a dispetto delle regole di sicurezza più elementari. Poiché le uscite di sicurezza erano state chiuse a chiave per impedire i furti, conformemente agli usi vigenti, le vittime intrappolate dalle fiamme sono bruciate vive o si sono ammazzate lanciandosi dalle finestre. Il loro padrone, Dolwar Hossain, non è mai stato interrogato dalla polizia ed è tuttora in libertà. Viene da chiedersi se per caso la sua appartenenza al Bgmea non sia stata presa in considerazione per garantirgli l impunità. I padroni hanno in pugno le leve del paese Per chiarire il problema, abbiamo preso appuntamento con il presidente del Bgmea, Atiqul Islam. L uomo forte dell economia bengalese dove l industria tessile rappresenta dai quattro ai cinque milioni di lavoratori e l 80% delle esportazioni, sicché il paese è il secondo esportatore mondiale di prêt-à-porter dopo la Cina occupa questo posto da un mese soltanto. La promozione di questo giovane, imprenditore poco noto in questo ambiente, ha sorpreso molti. «È un pesce piccolo, senza esperienza né personalità dice un professionista del settore. Se lo hanno catapultato alla presidenza, è grazie alla sua duttilità che consente ai pezzi grossi di occupare i primi posti». Nel dicembre 2012, una commissione ispettiva su iniziativa del Bgmea iniziativa piuttosto inconsueta, come si può immaginare identificava quattro stabilimenti ritenuti pericolosi perché costruiti in violazione dei regolamenti edilizi. Tra questi, Rose Dresses Limited, uno stabilimento costruito ad Ashulia e di proprietà di Islam. Tre mesi dopo, Islam veniva eletto a capo del Bgmea. Se ci si ricorda che la stragrande maggioranza dei cinquemila laboratori di confezione del paese calpestano apertamente la legge, nasce il sospetto che il solo obbiettivo dell ispezione fosse di «incastrare» il futuro presidente e di fargli sentire la cordiale pressione dei suoi protettori. Mentre aspetto il capo dei capi, mi viene in mente la storia economica del paese. Anu Mohammed, docente di economia all università di Jahangirnagar, la riassume così: «Il Bangladesh non è sempre vissuto sotto la tutela del prêt-à-porter. Fino alla metà degli anni ottanta, la prima ricchezza del paese era la coltivazione della iuta. Poi sono arrivati l Fmi e la Banca mondiale. Sotto la loro egida, i piani di privatizzazione e di riduzione della spesa pubblica REUTERS/Andrew Biraj provocano un decollo della disoccupazione, il ricorso massiccio alle importazioni e il declino delle industrie locali. I burocrati dei grandi partiti politici, gli ufficiali dell esercito, i graduati della polizia e i figli di buona famiglia si precipitano su questa fortuna insperata». Le esortazioni a investire nell industria tessile sono irresistibili: manodopera a basso costo, indebolimento dei sindacati per la privatizzazione delle aziende di Stato, soppressione delle tasse doganali sulle importazioni di macchinari destinati all industria di esportazione. Poi la corruzione farà il resto. L Europa e gli Stati uniti, entrambi sedotti, ricompensano questa politica spalancando le porte agli abiti made in Bangladesh. In un discorso pronunciato a Dacca il 21 novembre 2001, Pascal Lamy, all epoca commissario europeo al commercio, imita il «Je vous ai compris» del presidente francese de Gaulle: «L Unione europea è disposta a sostenere il Bangladesh nei suoi sforzi per giungere a [ ] una migliore integrazione nel sistema commerciale mondiale, aprendo nuove possibilità commerciali e favorendo una maggiore penetrazione nel mercato». Dal 2000 al 2012, il volume d affari dell industria tessile bengalese sarà più che quadruplicato, passando dal 4,8 ai 20 miliardi di dollari. Goldman Sachs esulta: nel giugno 2012, la banca di New York cita il paese, uno tra i più poveri del mondo, in testa alla sua lista dei «Next Eleven» suscettibili di raggiungere le potenze emergenti dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). La gallina dalle uova d oro partorisce una nuova élite, che viaggia in fuoristrada 4x4, cena al Pizza Hut (il massimo dello snobismo a Dacca), gioca a golf e manda i figli a studiare negli Stati uniti. «Il prêt-à-porter è la promessa del denaro facile, un mezzo redditizio per investire in qualsiasi settore o brigare per un seggio in parlamento», aggiunge Anu Mohammed. «Ufficialmente, su trecento deputati, ventinove sono proprietari di uno stabilimento tessile. In realtà, se si tiene conto di quanti si nascondono dietro un prestanome, sono molti di più. In Bangladesh è difficile trovare uomini di potere che non siano legati al mondo del tessile. Ed è il Bgmea che tiene in pugno le leve del comando del paese.» Sono tuttora nella sede dell organizzazione imprenditoriale. Mentre Islam si fa aspettare, uno dei suoi collaboratori mi fa compagnia nel salone vicino all ufficio del presidente: Hassan Shahriar Chowdhury è appena rientrato dagli Stati uniti dove dice di aver collaborato con un gruppo di congressisti per una «vicenda di contro-terrorismo». Questo fan di Angela Merkel, ufficiale d aviazione, non possiede uno stabilimento tessile almeno è quanto afferma. Ma cosa ci fa al Bgmea? Elude la domanda ma si dice molto felice di chiacchierare con un giornalista francese. «Io adoro la Francia. Sa che lo Stato bengalese prevede di acquistare due sommergibili? Di solito, noi acquistiamo gli armamenti dalla Cina. Io conosco bene la prima ministra, Sheik Hasina. Quindi le ho sussurrato all orecchio che sarebbe meglio acquistare sommergibili francesi. Sono più costosi, ma c è meno corruzione, non crede?». Di fronte allo scetticismo del suo interlocutore, Chowdhury cambia argomento aprendomi con noncuran- Savar, Dacca, bangladesh, 28 aprile 2013 Manifestazione dei parenti delle vittime del crollo in Rana Plaza za la sua agenda di indirizzi. «Visto che è un giornalista, le piacerebbe incontrare mia cugina, che è ministro della condizione femminile? Posso anche farle incontrare i direttori dei grandi giornali del Bangladesh, siamo amici.» L arrivo di Islam interrompe questo scambio promettente. Seguito da vicino da cinque consiglieri, il capo dei capi annuncia di aver cambiato idea: l appuntamento è annullato. «Lei deve essere accreditato dal ministero dell Interno dice con aria cupa in caso contrario, non posso riceverla, soprattutto su argomenti così sensibili.» Avviandomi verso l ascensore, noto il monito incollato sul vetro dietro il quale si danno da fare manager e segretarie: «Parlate meno, lavorate di più». Per valutare il potere del Bgmea, forse le donne sopravvissute di Tazreen mi aiuteranno ad apprezzare meglio la situazione. Guidato da Sherin, il perno della Federazione nazionale dei lavoratori del tessile (National Garments Workers Federation, Ngwf), un sindacato vicino al Partito comunista, partiamo per Ashulia. Poco a poco, l inverosimile caos urbano di Dacca diventa un paesaggio lunare, irto di camini che vomitano fumo nero in cui adolescenti vestiti di stracci infornano lingotti di terra. I mattoni che escono dai forni serviranno a costruire case per le classi medie, che si scorgono in lontananza, ma anche gli stabilimenti industriali che si moltiplicano più a nord. Lasciando la strada, ci si avvia lungo un sentiero sterrato. In fondo, la carcassa carbonizzata di un cubo in calcestruzzo rivestito di impalcature fatti di bambù: benvenuti a Tazreen Fashions, che poco fa era ancora il fornitore ufficiale delle camicie di Disney. Nasreen ha 25 anni ma ne dimostra quaranta. Contrariamente ad altre donne sopravvissute, che sono precipitosamente rientrate nel loro villaggio, non ha lasciato Nishchintapur, il quartiere-dormitorio dalle stradine quiete e quasi dolci che si stende sotto la fabbrica. Il 24 novembre 2012, alle 18.50, Nasreen era curva sulla sua macchina da cucire, al secondo piano, quando ha sentito la sirena. «il caporeparto ci ha detto che si trattava di un esercitazione, che dovevamo rimanere ai nostri posti racconta Nashreen con voce atona. Poi l allarme ha suonato una seconda volta e allora ci ha preso il panico. L odore di bruciato cominciava a farsi sentire. Anche se il caporeparto continuava a impedirci di muoverci, ci siamo messe a correre. C erano due vie di uscita, una aperta, l altra chiusa. La scala di accesso dalla porta aperta era già in fiamme. Se avessimo potuto prendere l altra, che non bruciava, saremmo tutte ancora vive». Ci sono anche finestre chiuse a chiave. Con alcune compagne, Nasreen riesce ad aprirne una e a buttarsi nel vuoto. Ne uscirà con una gamba rotta, incubi che la tormenteranno per tutta la vita e la paura tremenda di dovere, un giorno o l atro, rimettere piede in una fabbrica. Eppure non ha scelta. Finora ha ricevuto, come unico aiuto, «venticinque chili di riso, venticinque chili di cipolle e un litro d olio». Poiché il povero salario di suo marito non basta a nutrire la famiglia, Nasreen dovrà vincere le sue insonnie e sedersi di nuovo davanti alla macchina da cucire. Nel Bangladesh, quando una fabbrica brucia o crolla, è il Bgmea che indennizza le vittime. Le tariffe sono ridicole: takas (1.000 euro) per ogni ferito a titolo di aiuto sanitario, takas (6.000 euro) per ogni cadavere, a titolo di compenso per la famiglia. Né il datore di lavoro né la giustizia sono coinvolti. Soltanto i più fortunati percepiranno le briciole distribuite dal Bgmea, che stabilisce l elenco delle vittime. Come per la maggior parte delle assunzioni, che si fanno oralmente, senza contratto, molti sopravvissuti non hanno alcun documento che attesti la loro buonafede. Dopotutto, chiunque può rompersi la gamba o cadere in un camino acceso. Nel caso di Tazreen, la vicenda s inasprisce ulteriormente per l impossibilità di identificare i corpi, troppo danneggiati o ridotti in ceneri. Secondo Saydia Gulrukh, che segue da vicino le famiglie abbandonate, almeno ventisette operaie scomparse nell incendio sono state escluse dall elenco delle vittime. Si parla anche di una cifra da cinque a dieci volte superiore. «Il bilancio ufficiale non ha nulla a che vedere con quanto è successo. Ognuno di noi ha colleghe che non sono mai uscite vive dalla fabbrica e che il Bgmea si rifiuta di riconoscere, con il pretesto che non ne sono rimaste tracce insorge Shilpee, un altra donna sopravissuta Ma quali tracce puoi lasciare se sei morta e se la famiglia non ne è nemmeno al corrente?» Mentre Tazreen bruciava ancora, il governo, nella persona della sua prima ministra, imputava l incendio a una «azione di sabotaggio» cosa che tutti i bengalesi hanno immediatamente interpretato come il pretesto per tirare in ballo gli islamisti. Questa sorprendente accusa, che nessun altro avrebbe sostenuto in seguito, non tendeva forse a tutelare il proprietario della fabbrica e il Bgmea? Anu Mohammed non ha dubbi. La prova migliora dice è che «in fin dei conti, nulla è successo: nessuna indagine, nessun mandato di arresto contro il padrone e i suoi capomastri, nessun provvedimento per tutelare i lavoratori contro i rischi d incendio. Ad esclusione delle stesse vittime, nessuno pensa di chiedere conti al datore di lavoro, Dolwar Hossain. Da mesi il suo nome è scomparso dai giornali, come se non fosse mai esistito». Carrefour: «Stiamo molto attenti!» Anche i suoi clienti esteri lo hanno cancellato dalla propria memoria. Il 15 aprile, su iniziativa del sindacato internazionale IndustriALL, e di una rete di Ong, i marchi che si approvvigionano da Tazreen sono stati invitati a Ginevra a un incontro in vista della predisposizione di un fondo di risarcimento. Disney ha declinato l invito: gli amici di Donald dicono di aver fatto le valigie dopo l incendio, sostituendo il Bangladesh con la Cambogia e il Vietnam, e quindi se ne lavano le mani. Altro rifiuto categorico da parte di Walmart, che in un primo tempo ha negato qualsiasi legame con Tazreen, poi ha fatto voltafaccia scaricando la responsabilità della vicenda sui consulenti che avevano garantito la conformità di questa fabbrica modello. Quanto al presidente direttore generale (Pdg) di Teddy Smith, Philippe Boudoux, indaffarato a vendere del «look rock n roll» a 163 euro nel

9 Le Monde diplomatique giugno del mondo del prêt-à-porter suo negozio parigino dell Opéra, egli non è raggiungibile, né al telefono né tramite posta elettronica. A forza di insistere, siamo riusciti a parlare con una sua collaboratrice e a strapparle questa informazione: «Siamo una piccolissima azienda, non possiamo permetterci di andare a Ginevra». Quanto al gruppo Carrefour, finge di cadere dalle nuvole quando lo contattiamo. Il numero uno francese della grande distribuzione, che ha una sua sede a Dacca, (sotto il marchio di Carrefour Global Sourcing Bangladesh), ammette certo di essere stato cliente di Tuba Group, l azienda di Hossain, ma nega con forza di aver mai fatto un ordinazione a Tazreen. Vero è che il fornitore bengalese possedeva almeno dieci fabbriche e che le tee-shirt vendute da Carrefour non provengono necessariamente dalla fabbrica che è per ora la più letale. Ma stando al parere di un bravo conoscitore del tessile bengalese, questo argomento non vale niente: «Quando un cliente fa un ordine, non contatta questo o quello stabilimento, ma un fornitore. Ed è lui che firma il contratto, la carta sociale, etica, ambientale, e tutto il resto. Nel caso di un ordine importante, com è inevitabilmente il caso con un cliente come Carrefour, il fornitore suddivide la produzione tra tutti i siti di cui dispone. Nel nostro caso, Tazreen serviva da soluzione ultima quando le altre unità di Tuba Group erano sovraccariche. Carrefour non poteva non sapere. Peraltro, per quali ragioni avrebbe cancellato dalla sua lista quella fabbrica, che nulla distingueva dalle altre?». Ma il gigante francese non demorde. «Abbiamo i nostri parametri e le perizie dei nostri consulenti, ragione per cui abbiamo formalmente cancellato Tazreen come luogo di produzione. Stiamo molto attenti!», protesta Bertrand Swiderski, direttore dello sviluppo a lungo termine Saremmo stati felici di poter consultare queste famose perizie, ma ci dicono che, purtroppo, sono «riservate». «Al primo volantino, saremmo fermati dalla polizia» affinché si controlli che le porte e le uscite di sicurezza siano lasciate aperte, come si è impegnato a fare il padrone». E se non lo sono? «In quel caso i compagni ci avvertono con un sms. Qui abbiamo tutti un cellulare, ed è così che comunichiamo tra di noi». Difficile capire se Faizul non si auguri interventi più aperti: parla in presenza e sotto il controllo di un dirigente del sindacato venuto da Dacca. Finiamo il tè allo zenzero offerto dal nostro ospite. Prima di riaccompagnarmi, mi dà la fotografia con la carta d identità di sua moglie: operaia a Tazreen come lui, è morta il giorno dell incendio, gettandosi dal terzo piano. Si chiama «casa degli acquisti» il luogo strategico che funge da intermediario tra i marchi esteri e i fornitori locali. Ce ne sono all incirca duecento nel Bangladesh. Quella di Nizam Uddin si fa un punto d onore che tutti i suoi clienti per la maggior parte europei «si rechino nel Bangladesh per vedere di persona come funzionano le fabbriche. Li accogliamo, li coccoliamo, li riceviamo molto bene». Al primo piano, una decina di operatori telefonici tratta le ordinazioni con toni smorzati, mentre nella cantina tre sarti confezionano in silenzio i modelli destinati al fabbricante, secondo le specifiche tecniche del cliente: «il nostro principale cliente ha ridotto i suoi ordini, sicché siamo costretti a contattare nuovi compratori. È la prima volta che ci succede in tredici anni», sospira Nizam Uddin. Su un espositore del suo ufficio, l elegante direttore espone le coppe e le medaglie che ha vinto al golf, la sua «passione». È sorprendente che la sua azienda funzioni a pieno regime mentre l opposizione islamista del Jamaat-e-Islami ha decretato per questa mattina un giorno di hartal (sciopero), svuotando le vie di Dacca e bloccando l attività economica. Uddin alza le spalle: «Questo non ci preoccupa. A prescindere dalle loro posizioni, i manifestanti non attaccano i nostri interessi. A volte bruciano le macchine o i negozi, ma lasciano stare le fabbriche. Il Bgmea ha aderenti in tutti i grandi partiti. Oggi, appoggia la lega Awami della prima ministra Sheikh Hasina, ma nondimeno va d accordo con i nazionalisti del Bnp (Bangladesh Nationalist Party), o persino con gli islamisti del Jamaat». Il campione di golf ci presenta uno dei suoi collaboratori, Georges Paquet. Questo espatriato francese sessantasettenne fuma le Gitane che porta da Dubai dove vive metà dell anno. Giunto nel Bangladesh nel 1994, dice di essere «alla fine della sua carriera», e si permette una libertà di linguaggio rinfrescante: «Qui si fa di tutto, comprese le mutande per incontinenti che si vendono in Francia nella grande distribuzione. Il problema è che i miei clienti schiacciano sempre di più i prezzi. Cosa vogliono? Che la gente lavori gratuitamente? I marchi europei hanno per lo meno un margine di sette, vale a dire che rivendono i nostri prodotti a un prezzo sette volte superiore al prezzo di acquisto, per non dire dieci volte. La volontà di profitto non ha limiti. Vecchi clienti ci lasciano da un giorno all altro perché un concorrente gli offre 10 centesimi di meno su un articolo. Vige una incredibile ipocrisia. Si figuri che mentre i dirigenti di H&M incontravano Sheik Hasina per reclamare un miglioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche del paese, i loro dipendenti trattavano un calo del 15% sul prezzo di vendita dei loro fornitori. Arrangiatevi come volete, il resto non ci interessa, ecco la loro filosofia.» A proposito dell incendio di Tazreen, Paquet alza gli occhi al cielo e trattiene il respiro. «Conosco Dobwar Hossain da dieci anni. È un uomo per bene, un uomo pio: ha pagato di tasca sua la moschea vicino a casa sua. All inizio, ero il suo secondo migliore cliente, ma il successo gli ha dato alla testa. Ha acquistato una fabbrica dopo l altra, una dozzina in tutto, poi si è ritrovato padrone di una azienda che faceva 65 milioni di volume d affari. Ha perso il controllo. Quando Tazreen è bruciata, non ci aveva messo piede da un anno». L impunità del suo amico non pone alcun problema a quel veterano delle mutande assorbenti. «Non credere che se la passi bene. Tazreen gli è costato un occhio della testa. Dolwar è pieno di debiti. Non gli resta più un solo cliente, e tutti gli voltano le spalle, persino i suoi amici del Bgmea. Cosa si vuole? Che vada in carcere?». Peccato che questa domanda pertinente non sia rivolta alla riflessione di Rehanno la cui immagine mi viene in mente in questo attimo: da quando si è infilata nella conduttura d aria del quarto piano per lanciarsi nel vuoto, questa giovane operaia di Tazreen ha perso un braccio e una gamba. Adesso, utilizza una carriola a mo di sedia a rotelle. «Non cambierà nulla finché questo sistema non sarà smantellato» sopravissuti dell ecatombe industriale I di Ashulia non intravedono un futuro ridente per i loro colleghi delle fabbriche vicine. «Altre catastrofi sono prevedibili, forse persino peggiori di questa», teme un giovane sopravissuto dal braccio avvolto in un panno sporco. Anche Saydia Gulrukh condivide questo pronostico: «Tazreen non ha modificato di un pelo la situazione rovinosa degli operai dell industria tessile, a causa dell indifferenza delle élite verso la sorte degli operai. Dobbiamo quindi aspettarci altri orrori. Certamente ci saranno alcuni provvedimenti cosmetici affinché Bgmea rassicuri i suoi clienti esteri e questi rassicurino i propri clienti. Ma non cambierà nulla finché questo sistema non sarà smantellato, sciolto e ricostruito su basi filosofiche nuove». Due settimane dopo, la carneficina del Rana Plaza contava un numero di morti dieci volte superiore rispetto a quello dell incendio di Tazreen, suscitando l epitaffio del ministro bengalese delle finanze, Abul Maal Abdul Muhith: «Non credo che si tratti di un fatto molto serio. Soltanto un incidente, null altro». (1) Il nome è stato cambiato. (Traduzione di M.-G. G.) Olivier Cyran In compenso, Swiderski accetta volentieri di comunicarci la «carta sociale» che il suo gruppo è fiero di far sottoscrivere ai fornitori esotici. Questo documento risplende come una carta regalo sulla strage delle sarte bengalesi. Alla voce sul «rispetto della libertà di associazione», la carta di Carrefour stabilisce espressamente, ad esempio, che «i lavoratori hanno il diritto di aderire al sindacato di loro scelta o di crearne uno, e di procedere a negoziati collettivi, senza il preventivo accordo della direzione». Immaginiamo che Hossain abbia firmato ben volentieri questa pia esortazione. Nelle fabbriche del suo gruppo, ogni forma di vita sindacale era rigorosamente vietata, come è prassi in Bangladesh. Ne è prova il racconto di Faizul (1). Questo ex operaio di Tazreen ci riceve in una stanza nuda coperta da un tetto di lamiere in una viuzza in terra battuta di Nishchintapur. È la sede locale della National Garments Workers Federation (Ngwf), il sindacato di cui egli è il segretario per il settore di Ashulia. Segretario clandestino, ovviamente. Della favola uscita dai cervelli della direzione dello sviluppo sostenibile di Carrefour, egli ci dà una versione più lapidaria: «In fabbrica, se tu pronunci la parola sindacato, ti buttano fuori immediatamente e dopo non ritroverai mai un posto di lavoro. A Tazreen, eravamo un centinaio di operai sindacalizzati, ma in segreto. Non se ne parlava mai sul lavoro». Dopo l incendio, il suo locale è stato rapidamente invaso dagli assembramenti spontanei dei sopravvissuti, decisi a battersi ma disperatamente impotenti quanto all azione. «Tutti gli operai che ci conoscevano sono venuti per condividere il loro lutto. Cinquantatre tra i nostri compagni sono morti nell incendio. Eravamo furenti contro il padrone che li ha portati alla morte, e contro il governo e il Bmea che lo proteggono. Ma non abbiamo saputo che cosa fare». Distribuire un volantino, organizzare un assemblea? Lanciare un appello allo sciopero nelle altre fabbriche? Faizul ci lancia uno sguardo pieno di dolore, a disagio di fronte all ingenuità del suo ospite francese: «Nulla di questo è possibile qui. Al primo volantino ci faremmo fermare dalla polizia. E non ritroveremmo mai più un lavoro». Quando gli chiedo quali sono le sue attività sindacali dopo l incendio ci dice di «aver preso contatto con operai di altri stabilimenti New York-Dacca, da un incendio all altro L incendio che ha causato la morte di almeno centododici lavoratori nella fabbrica bengalese di Tazreen Fashions, il 24 novembre 2012, risveglia vecchi ricordi. Laboratori di sartorie infiammabili, uscite di sicurezza chiuse a chiave per facilitare la sorveglianza, operaie che si gettano nel vuoto per sfuggire alle fiamme, delle sopravvissute che non ottengono giustizia: la stessa sequenza di fatti si è già verificata un secolo fa nel cuore di Manhattan. Nel pomeriggio del 25 marzo 1911, scoppia un incendio nell immobile newyorchese della Triangle Shirtwaist Company, una azienda tessile che dà lavoro a mezzo migliaio di persone, per la maggior parte giovani donne uscite dall immigrazione ebraica e italiana, pagate un dollaro al giorno quella stessa tariffa che sarebbe toccata cent anni dopo alle loro colleghe del Bangladesh. Tre piani dell edificio, l ottavo, il nonno e il decimo diventano in poco tempo la preda delle fiamme. Le uscite di sicurezza sono state chiuse su ordine della direzione, le operaie, intrappolate dal fuoco, muoiono bruciate vive al loro posto di lavoro o dopo essersi gettate dalle finestre. «Ho scoperto un suono nuovo un suono troppo orribile perché si possa descriverlo. Il rumore sordo di un corpo vivo in caduta libera che si sfracella sul marciapiede», scrisse William G. Shpherd, un giornalista che si trovava tra la folla ai piedi dell immobile. Centoquarantasei persone muoiono nell incendio, che Savar, Dacca, bangladesh, 24 aprile 2013 Dopo il crollo in Rana Plaza rimane a tutt oggi il peggior incidente industriale nella storia di New York. Se l analogia tra Tazreen e Triangle ha colpito le menti sia a Dacca sia a New York, non è soltanto per la similitudine della sorte toccata a delle donne giovani, vulnerabili e sradicate, uscite dall immigrazione in un caso, dall esodo rurale nell altro. È per la indistruttibile corazza dei padroni dell industria tessile: risparmiati dalla giustizia il proprietario di Tazreen gode della stessa impunità che fu riservata ai suoi due antenati newyorchesi dichiarati innocenti dopo aver intascato il premio dell assicurazione. Tuttavia un punto molto importante distingue questi due episodi: mentre la catastrofe di Tazreen non ha mosso di un millimetro il rapporto di forze nel Bangladesh, quella di Triangle ha provocato una mobilitazione massiccia dei lavoratori, conclusasi con l adozione di diverse leggi storiche volte a garantire la sicurezza nelle fabbriche. Nel 1911, New York era il primo fornitore di prêt-à-porter destinato al territorio americano. Oggi, Dacca funge da macchina da cucire per tutti i paesi ricchi del pianeta. Forse questa differenza di scala spiega in parte perché le stesse cause non abbiano dato gli stessi effetti. «Il Bangladesh vive sotto il regno dell accumulazione primitiva di capitale aggiunta alla potenza di fuoco dell economia mondializzata», analizza l economista Anu Mohammed. Le donne martiri della Triangle Shirtwaist Company avrebbero potuto sognare una eredità migliore. o.c. (Traduzione di M-G.G.)

10 10 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto Una rivoluzione ostaggio delle poste in gioco regionali Guerre per procura in Siria Appoggiato dall Hezbollah libanese, il regime di Bashar al-assad ha ripreso l offensiva nell ovest della Siria. Un riavvicinamento Stati uniti-russia lascia intravedere la possibilità di riunire una conferenza internazionale a Ginevra. Tuttavia, a due anni dall inizio della rivolta, la rivoluzione viene sviata da attori regionali e internazionali dagli obiettivi contraddittori e spesso mal definiti. S e esiste una costante nella storia dei Paesi del Levante, è la collisione fra l aspirazione dei popoli alla libertà e all emancipazione e la realpolitik, che porta al loro sacrificio sull altare degli interessi geostrategici di potenze straniere. La spedizione in Egitto di Napoleone Bonaparte, nel 1798, segnò il punto di partenza di un lungo confitto tra la Francia, il Regno unito, e la Germania sul territorio di un Impero ottomano in declino. Il trauma principale interverrà tuttavia alla fine della prima guerra mondiale. Incitati a ribellarsi contro i turchi da Thomas Edward Lawrence, detto Lawrence d Arabia (1), e soprattutto da una lettera dell Alto commissario britannico Henry McMahon allo sceriffo Hussein della Mecca che prometteva loro la creazione di un regno Questi pochi elementi storici, fra molti altri, fanno capire il nazionalismo puntiglioso che regna in Siria, nonché la diffidenza viscerale nei confronti delle manovre straniere. È per questo che, di fronte a un ampia rivolta popolare, dall origine spontanea e pacifica, direttamente ispirata dalle rivolte tunisina ed egiziana, il regime di Bashar al-assad ha continuato, per tentare di legittimare una repressione d indicibile brutalità, a fare appello al sentimento anti-imperialista. Questa strategia gli ha permesso di mantenere l appoggio di alcuni ambiti nazionalisti autoritari e di una parte minoritaria della sinistra araba (3). Nonostante questa posizione di resistenza alle grandi potenze, si osserva tuttavia che, nel corso di quarant anni, le alture del Golan sono state un oasi di stabilità, e la frontiera israelo-siriana notevolmente tranquilla. Nel 1976, è con il via libera americano e l accordo tacito degli israeliani che la Siria è intervenuta in Libano per impedire una vittoria della coalizione detta «islamo-progressista». Durante la «guerra globale contro il terrorismo» degli anni 2000, essa ha partecipato al programma di subappalto della tortura (extraordinary renditions) dell amministrazione del presidente George W. Bush. E, dopo lo scoppio delle rivoluzioni arabe, essa ha legittimato la repressione della rivoluzione nel Bahrein da parte dell Arabia saudita. Il maggiore errore di valutazione di Assad, flagrante nell intervista concessa al Wall Street Journal il 31 gennaio, è stato di pensare che la sua politica estera, il suo sostegno all Hezbollah libanese (in particolare durante la guerra dell estate 2006) e il suo appoggio ad Hamas all epoca dell invasione israeliana di Gaza (dicembre 2008-gennaio 2009) lo avrebbero messo al riparo dall onda rivoluzionaria che toccava il mondo arabo. Anche qualora il suo presunto antiimperialismo fosse stato percepito come reale e sincero dalla sua opinione pubblica, questo non avrebbe affatto mitigato una rivolta motivata in primo luogo da considerazioni interne. La situazione socio-economica era deplorevole: su trecentomila siriani che ogni anno arrivano sul mercato del lavoro, solo ottomila ottenevano un contratto di lavoro regolare (4). Riforme neoliberiste imposte brutalmente di KARIM EMILE BITAR * unificato, gli arabi assistettero, impotenti, al tradimento di questi impegni. I quali verranno anche disattesi tanto dagli accordi Sykes-Picot (1916) che dividono la regione tra la Francia e il Regno unito quanto dalla dichiarazione Balfour (1917) che annuncia la creazione di un «focolare nazionale ebraico» in Palestina. Sotto mandato francese, la Siria fu in un primo tempo spezzettata in quattro Stati, prima di accedere all indipendenza dopo la seconda guerra mondiale. Il suo regime parlamentare non durò: venne fatto cadere nel 1949 dal colonnello Husni al-zaim. Il primo colpo di stato militare nel mondo arabo, preparato dall ambasciata americana e dalla Central intelligence agency (Cia) (2). Antimperialismo di facciata * Esperto di geopolitica e consulente, direttore di ricerca all Institut de relations internationales et stratégiques (Iris), direttore della rivista L ENA hors les murs. Autore di Regards sur la France, Seuil, Parigi, REUTERS/Shaam News Network/Handout avevano trasformato i monopoli pubblici in monopoli privati e generato un capitalismo clientelare. Uno stato di emergenza in vigore dal 1963 soffocava tutte le libertà. La tortura, istituzionalizzata, veniva eretta a sistema di governo e di addomesticamento delle masse. Eppure, questa rivoluzione è stata rapidamente fagocitata dal gioco delle potenze, con il territorio siriano diventato il luogo di una serie di guerre per procura. Così, le due grandi interpretazioni rivali, quella di una rivolta popolare e quella di un conflitto geopolitico regionale e internazionale, non si escludono a vicenda: le due dimensioni coesistono, anche se la prima ha predominato fra il marzo e l ottobre 2011 e la seconda si manifesta in maniera preponderante dal luglio La Russia di Vladimir Putin si è mostrata la più determinata nel suo sostegno al regime di Assad, arrivando fino a far uso per tre volte del suo diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell Organizzazione delle Nazioni unite (Onu). Le cause di questo posizionamento sono diverse. In primo luogo, delle relazioni bilaterali solide, stabilite dagli anni 50 e da allora ininterrotte. La Siria, contrariamente all Egitto di Anwar al-sadat, non ha mai tagliato i ponti con il blocco sovietico: diverse decine di migliaia di aleppo, siria, luglio 2012 Un poster deturpato del presidente siriano Bashar al-assad dice: «Stiamo arrivando, culo di gallina» REUTERS/Goran Tomasevic aleppo, siria, agosto 2012 Un combattente del libero esercito siriano nel quartiere centrale di Salaheddine persone con la doppia cittadinanza, di coppie miste o di espatriati, relazioni economiche solide (le esportazioni russe superavano 1,1 miliardi di dollari nel 2010, e gli investimenti in quell anno raggiungevano circa 20 miliardi di dollari). Poi, vendite di armi che contano prima di tutto in quanto permettono ai russi di testare l affidabilità della loro tecnologia esse hanno anche fruttato 4 miliardi di dollari nel 2011, ma Damasco è un cattivo pagatore, e Mosca spesso deve rinegoziare o cancellare il debito (5). Quanto alla base militare di Tartus, unica base russa nel Mediterraneo, si tratta essenzialmente di una infrastruttura di rifornimento, la cui importanza è stata un po sopravvalutata. Come la Francia del XIX secolo, la Russia cerca oltretutto di atteggiarsi a protettrice dei cristiani d Oriente. Ora, la Siria ne conta quasi un milione, ovvero il 4,6 % della popolazione (6), di cui il 52 % di confessione greco-ortodossa. La nuova alleanza del trono e dell altare che sembra delinearsi in Russia fra Putin, il Primo ministro Dmitri Medvedev, e il patriarca Kirill I può spiegare la considerazione crescente per gli interessi della Chiesa ortodossa di Siria, la cui gerarchia è vicina al regime. Infine, il Cremlino ritiene di essere stato truffato nel 2011 sul caso libico: per fare in modo che l intervento militare andasse al di là della semplice «responsabilità di proteggere» e sfociasse in un cambio di regime, gli occidentali si sono dati a un interpretazione ampia, se non abusiva, della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell Onu. Al di là di tutti questi fattori, la fermezza della Russia si spiega anche con il fatto che Putin analizza gli eventi siriani attraverso il prisma della Cecenia. Vede le rivolte arabe come rivoluzioni islamiche che bisogna bloccare prima che raggiungano il Caucaso o le altre regioni musulmane del Paese (quasi il 15% dei russi sono musulmani). Il sostegno dell Iran al regime di Assad si spiega più facilmente: per Tehran, si tratta di proteggere il suo unico alleato arabo e di garantire Il Qatar si è rapidamente impegnato nel sostegno ai Fratelli musulmani siriani, come aveva fatto con i loro omologhi tunisini ed egiziani. Secondo il Financial Times (7), avrebbe già speso 3 miliardi di dollari per armare i ribelli. Inizialmente timorosa, l Arabia saudita ha gettato le sue forze nella battaglia siriana qualche mese dopo. Ma la sua ostilità ai Fratelli musulmani (8) l ha portata ad appoggiare piuttosto i movimenti salafiti anche se diffida dei gruppi legati ad al Qaeda, di cui ha subito gli attentati negli anni Se il Qatar gioca a fondo la carta della Coalizione nazionale siriana e ha imposto come Primo ministro Ghassan Hitto, siriano del Texas considerato vicino ai Fratelli, i sauditi contano piuttosto sul terreno e sul loro aiuto diretto, che transita a partire dalla Giordania, dove hanno installato un ufficio di coordinamento. Per Israele, il regime siriano ha rappresentato a lungo un male minore, il garante della sicurezza della sua frontiera. Questa posizione si è evoluta dopo la guerra del luglio 2006, quando è apparso evidente che il sostegno di Damasco aveva giocato un ruolo decisivo nella resistenza di Hezbollah, e con l escalation della retorica anti-iraniana a Tel Aviv. Due scuole di pensiero coesistono negli ambienti americani favorevoli a Israele. Se l ex consigliere della Casa bianca Dennis Ross propende per un intervento contro la Siria, l accademico Daniel Pipes, uno dei più accesi propagandisti americani di Israele, preferirebbe che gli Stati uniti sostenessero il regime e favorissero il prolungarsi del conflitto. L ex direttore del Mossad Efraim Halevy (9) ritiene dal canto suo che Assad resti preferibile a coloro che vogliono rovesciarlo, e arriva fino a definire il presidente siriano «uomo di Israele a Damasco». Le esitazioni israeliane si aggiungono alla confusione che regna a Washington, dove il presidente Barack Obama, scottato dall esperienza irachena, resiste alle pressioni degli ambienti interventisti, ancora influenti. La soluzione ideale per gli Stati uniti sarebbe di vedere Assad lasciare il potere mantenendo però l ossatura del i canali di approvvigionamento di Hezbollah. L alleanza siro-iraniana rientra in un patto strategico di lunga durata, forgiato nel 1980, poco dopo la rivoluzione islamica, in un periodo nel quale Hafez al-assad, il padre dell attuale presidente, isolato, soffriva a causa dei suoi cattivi rapporti con il fratello nemico ba athista iracheno, Saddam Hussein, e con l Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) di Yasser Arafat. Questa alleanza è sopravvissuta a intense pressioni, in particolare durante la guerra Iran-Iraq del , e tutti i tentativi di allontanare i due Paesi si sono risolti in dei fallimenti. Così, dallo scoppio della rivoluzione siriana, nel marzo 2011, l Iran ha usato tutto il suo peso per sostenere Assad. Non ha esitato ad aprirgli, nel gennaio 2013, una linea di credito di 1 miliardo di dollari, malgrado la situazione economica difficile di un Paese asfissiato dalle sanzioni.tehran si è anche affrettata a inviare sul posto dei quadri appartenenti ai Guardiani della rivoluzione, mentre combattenti di Hezbollah e milizie sciite irachene si arruolavano a fianco del regime. Le tre principali potenze sunnite della regione, la Turchia, il Qatar, e l Arabia saudita, in compenso, non hanno risparmiato i loro sforzi per sostenere i ribelli siriani. Dopo aver brevemente tentato di conciliare gli interessi di Damasco e quelli dei Fratelli musulmani, la Turchia ha chiaramente affermato la propria volontà di fare crollare Assad. Per i due Paesi del Golfo, si tratta essenzialmente di tagliare le ali a Tehran, diventata il nemico numero uno, col rischio di vedere il conflitto prendere una piega confessionale di scontro tra sunniti e sciiti. Tel Aviv con Bashar al-assad? regime; è il senso della nuova iniziativa russo-americana e della conferenza di Ginevra che potrebbe riunirsi questo mese. Quanto alla Francia, dopo essere stata a lungo in prima linea e avere annunciato la caduta imminente del presidente siriano, sembra farsi da parte dopo l annuncio del riavvicinamento americano-russo. Temendo senza dubbio di ritrovarsi isolata diplomaticamente, ha cominciato a vantare i meriti di una soluzione politica, fino a quel momento denigrata se non respinta dal Quai d Orsay. Questo panorama fa risaltare l assenza di qualunque pianificazione delle potenze regionali e internazionali, contrariamente alle teorie del complotto spesso diffuse a proposito del Medioriente. Per loro, si tratta innanzitutto di preservare i propri interessi. Solo quello del popolo siriano viene considerato fra i danni collaterali. (1) Il ruolo giocato da T. E. Lawrence venne esagerato e sublimato dalla cultura popolare e dal film di David Lean (1962), così che continua a incarnare la figura quasi mitologica dell occidentale romantico che si precipita in soccorso degli orientali bersaglio del dispotismo. (2) Cfr. Tim Weiner, Cia. Ascesa e caduta dei servizi segreti più potenti del mondo, Rizzoli, Milano, Gli archivi americani desecretati descrivono Husni al-zaim come un «simpatico mascalzone» (likeable rogue). (3) Si legga Nicolas Dot-Pouillard, «Siria, la crisi divide le sinistre arabe», Le Monde diplomatique/il manifesto, agosto (4) Cfr. l audizione di Samir Aita davanti alla commissione esteri del Senato, 24 aprile (5) Questo punto è stato sollevato in particolare da Fabrice Balanche su Radio France Internationale nella trasmissione «Géopolitique, le débat», 18 maggio (6) Secondo le stime del demografo Youssef Courbage, «Ce que la démographie nous dit du conflit syrien», Slate.fr, 15 ottobre (7) «Qatar bankrolls Syrian revolt with cash and arms», Financial Times, Londra, 17 maggio (8) Si legga Alain Gresh, «Gli islamisti alla prova del potere», Le Monde diplomatique/il manifesto, novembre (9) Efraim Halevy, «Israel s man in Damascus. Why Jerusalem doesn t want the Assad regime to fall», Foreign Affairs, NewYork, 10 maggio (Traduzione di O. San.)

11 DOSSIER Le Monde diplomatique il manifesto giugno UN PIANETA COLOR ARGENTO E se, anche sul piano economico, la popolazione che invecchia fosse un vantaggio per un paese? Il Giappone vuole comunque giocare questa carta, puntando sul «mercato color argento» (pagina 18). In Germania, le pensioni non bastano più a pagare i ricoveri in strutture medicalizzate per anziani e alcune famiglie mandano i loro parenti in Thailandia o Romania (pagine 12 e 13). La Cina, trent anni fa paese essenzialmente rurale, ha visto i giovani partire per la città, lasciando i vecchi isolati nei loro villaggi (pagine 14 e 15). L Africa sta affrontando un identica evoluzione (pagina 16). In Francia si prepara una nuova riforma, per far pagare i pensionati (pagine 16 e 17). A seconda delle situazioni, i responsabili politici e gli imprenditori valorizzano o fustigano gli ultrasessantenni (si legga qui sotto). A che età si diventa vecchi? di JÉRÔME PELLISSIER continua dalla prima pagina momento in cui, come conseguenza del baby-boom, essi saranno temporaneamente più numerosi, ci sarà comunque una proporzione identica fra chi avrà meno di 30 anni, chi avrà fra 30 e 60 anni, e chi avrà più di 60 anni (3). La Francia di domani, dunque, non assomiglierà né a un ospizio, né a un asilo nido, ma piuttosto a un paese in cui tutte le età saranno egualmente rappresentate. Nella mentalità resta una visione idealizzata (ma falsa) di un paese giovane: la Francia del XIX secolo, caratterizzata da un contesto politico molto particolare, nel quale i giovani francesi, visti prima di tutto come operai e soldati, dovevano superare in numero i giovani tedeschi. Così Alfred Sauvy e Robert Debré analizzavano la vittoria dell esercito nazista: «La terribile disfatta del 1940, morale ancor più che materiale, deve essere ricondotta almeno in parte a questa temibile sclerosi [una popolazione che invecchia] (4).» Si dimenticava che un paese (la Francia di allora, come certe nazioni africane contemporanee) è giovane quando moltissimi bambini muoiono prima di diventare adulti e quando gli adulti muoiono presto, i più non arrivando alla vecchiaia. Oggi globalmente si vive più in salute e più a lungo. Conseguenza: lo stadio della vecchiaia è posticipato. Per diversi secoli, i anni furono considerati una sorta di «età di ingresso nella vecchiaia (5)». Ma ormai, come hanno mostrato in particolare i lavori, fra gli altri, di Patrice Bourdelais, bisogna arrivare a anni per assomigliare, dal punto di vista della salute, della speranza di vita, delle attività, ecc., ai sessantenni degli anni 50 (6). Esistono tuttavia grandi differenze fra un individuo e l altro: non si diventa improvvisamente tutti vecchi alla stessa età, come non si diventa improvvisamente tutti adulti alla stessa età. Il momento della vecchiaia varia anche a seconda delle categorie socioprofessionali: se la speranza di vita alla nascita è la stessa per tutti, a 35 anni è solo più di quarantun anni per un manovale, contro i quarantasette per un lavoratore non manuale (7). Lo scarto è ancora più importante se ci si riferisce alla speranza di vita senza perdita di autonomia: rispettivamente trentadue e quarant anni. Detto in altri termini, per alcuni, e in special modo per gli operai, è la «doppia pena ( ): più anni di incapacità all interno di una vita più corta (8)». Se, in generale, non siamo più come quei vecchi cantati da Jacques Brel, «consumati a 15 anni», alcuni continuano ad accusare un invecchiamento prematuro; quasi il 30% degli uomini muore prima dei 65 anni. Il lavoro conserva quelli che non ha ucciso. La questione dell età della vecchiaia non è solo un pallino di demografi o gerontologi. Essa cambia lo sguardo di ciascuno e dell insieme della società. Nel XVI secolo, Montaigne evoca la vecchiaia a 30 anni; nel XVII secolo, si parla piuttosto di 40 anni; nel 1950, di più di 60 anni (il 16% della popolazione); nel 2000, di più di 65 anni (il 16%); nel 2060, di più di 75 anni (il 16%). Si vede dunque che l invecchiamento demografico, cioè la proporzione di anziani nella popolazione, non assomiglia affatto a uno tsunami! Questo conferma l evoluzione dell età mediana (9), che passerebbe dai 40 anni di adesso a 45 anni nel Certo, è in atto una rivoluzione demografica: con il forte aumento del numero di persone che hanno più di 60 anni. Ma questo non Sommario del dossier Pagine I tedeschi esportano anche i nonni, di Heike Haarhoff - A che età si diventa vecchi?, seguito dalla pagina 11 dell articolo di Jérôme Pellissier Pagine Qin Zhuang, il regno degli anziani, di Jordan Pouille Pagine E adesso, far pagare la crisi ai pensionati, di Antoine Rémond «Ti ricordi dei nostri vent anni?», di Mariama Ndoye Pagina 18 Il mercato che piace alle imprese giapponesi, di Florian Kohlbacher LUIGI TITO Ritratto della contessa Avogadro coi capelli grigi,1991 significa che il numero di vecchi aumenti in modo rilevante, né che la vecchiaia duri più a lungo che in passato. Fino al XIX secolo, la gran parte delle persone moriva non solo giovane, ma anche velocemente: erano pochissime le malattie croniche, invalidanti. Ormai sono numerose: cancro, diabete, malattie neurologiche fra cui l Alzheimer e simili. Spesso si riesce a vivere a lungo con una di queste patologie. Per giunta, alcune, legate all ambiente, alle condizioni di lavoro, agli stili di vita, compaiono tardivamente e si manifestano solo dopo diversi decenni. Il numero di persone di ogni età che vive con malattie croniche o invalidanti, in situazioni di disabilità o perdita di autonomia è aumentato, e nei prossimi decenni continuerà ad aumentare. Su sessantacinque milioni di francesi, circa sette milioni sono colpiti da una patologia di lunga durata; un milione e trecentomila si trovano in una situazione di perdita di autonomia e ricevono forme di sostegno (la previsione è due milioni e quattrocentomila nel 2060). Dunque, è indispensabile riflettere su come la società debba curare e accompagnare queste persone. Qualunque età abbiano. Infatti, contrariamente a quanto si crede, queste situazioni non riguardano solo i vecchi, e non tutti i vecchi sono «non autosufficienti». Ad esempio, solo il 17% di chi ha più di 75 anni riceve l Allocazione personalizzata di autonomia (Apa). Non tutti i vecchi sono ammalati ma, dal momento che ci si ammala sempre più tardi, spesso la vecchiaia viene associata alla malattia. Nella Francia del XVIII secolo, dove morivano soprattutto i bambini (uno su cinque prima di aver compiuto 5 anni) e dove c erano pochissimi «vegliardi», questi ultimi erano considerati eccezionali: sopravvissuti alle malattie, scampati alla morte. Ormai la gran parte dei decessi avviene in età avanzata, il che accentua la confusione fra vecchiaia e morte. La tendenza a nascondere quest ultima è tipica della nostra cultura e porta dunque a nascondere queste persone troppo vecchie, che ce la ricordano troppo Un altro fenomeno provocato dall aumento della speranza di vita senza perdita di autonomia è che si allunga l intervallo fra la fine dell attività professionale e l inizio della vecchiaia. La perdita di autonomia generalmente compare, se compare, solo alla fine della vita. Le persone che muoiono a 85 o 90 anni non vivono «nella vecchiaia» dai 60 anni; quanto meno non nella vecchiaia biologica. Ma socialmente? Sì, senza dubbio, per la signora Delaunay: «È tempo, per la mia generazione, di rendersi conto che la vecchiaia durerà trent anni o più» (intervista a Le Monde, già citata). Ma questa confusione, viene forse mantenuta per giustificare certe politiche? Lo diceva Pierre Bourdieu, l età è un «dato biologico socialmente manipolato e manipolabile (10)». È flagrante per il limite di età dei 60 anni. Chi vuole convincere circa la necessità di aumentare l età pensionabile dimentica i lavori usuranti, e insiste sul fatto che a quell età si è «ancora giovani». Quando, al contrario, si cerca di escludere da certi dispositivi di sostegno persone in situazioni di disabilità e perdita di autonomia, queste diventano «persone anziane» a 60 anni, e la loro disabilità si trasforma ufficialmente in «non autosufficienza» (meno assistita). I sessantenni sono dunque giovani o vecchi a seconda di quel che si vuol fare di loro: attivi che rendono, o disabili meno costosi. «Il fatto di parlare dei giovani come di un unità sociale, un gruppo costituito, dotato di interessi comuni, e di riferire questi interessi a un età biologicamente definita, è già un evidente manipolazione», sosteneva Bourdieu. La manipolazione si applica anche a quei milioni di persone messe nella vaga categoria degli «anziani». Si parla di chi ha oltre 60 anni? O 80? Degli attivi, o dei pensionati? Dei figli di 70 anni o dei loro genitori di 95? Ci sono più elementi in comune fra due avvocati parigini di 30 e 70 anni che fra un avvocato parigino di 30 anni e un contadino della stessa età. Le inchieste non ci dicono molto di più. Da una parte, su certi argomenti, i «più di» non sono presi in considerazione, semplicemente: è il caso di diversi studi importanti condotti negli anni scorsi, sulla sessualità, sulla salute, sulla sicurezza. Solo gli adulti di meno di 60 anni sono intervistati in una parte dell inchiesta «Cadre de vie et sécurité» («Quadro di vita e sicurezza») dell Istituto nazionale della statistica e delle scienze economiche (Insee, ); solo quelli di meno di 70 anni sono presi in considerazione nello studio «Contexte de la sexualité en France» («Contesto della sessualità in Francia» dell Istituto nazionale della salute e della ricerca medica (Inserm) e dell Istituto nazionale di studi demografici (Ined, 2007). Né abbiamo dati più affidabili riguardo alle violenze sulle donne, perché l ultima indagine dell Insee si limita a chi ha meno di 60 anni (11). D altra parte, le fasce di età si allargano con l aumento dell età. In tal modo i «più di» vengono raggruppati in una categoria talmente ampia da non aver più alcun senso: si passa sovente dai anni (un intervallo di sei anni) e dai anni (un intervallo di nove anni) ai «più di 60 o 65 anni», persone che fra loro possono avere trent anni di differenza e dunque appartenere a generazioni diverse. Visti con simili occhiali, tutti i vecchi sono grigi Una volta realizzata questa falsa unità, è facile attribuire all insieme di queste persone delle caratteristiche, dei modi di vita, ecc. che pure sono propri solo ad alcune di loro. Questa forma di discriminazione legata all età utilizza le stesse modalità del razzismo o del sessismo: «gli stranieri», «le donne», «gli anziani» Categorizzazioni che veicolano luoghi comuni. In politica, la cantilena è ben nota: i vecchi sono immobilisti, reazionari. I commentatori hanno fatto ricorso a questo effetto di uni- continua a pagina 12 (3) «Projections de population à l horizon 2060», Insee Première, n 1320, Parigi, ottobre (4) Alfred Sauvy e Robert Debré, Des Français pour la France. Le problème de la population, Gallimard, Parigi, (5) Cfr. Patrice Bourdelais, L Age de la vieillesse, Odile Jacob, Parigi, (6) Questi dati sono stabiliti sulla base di diversi criteri (speranza di vita, stato di salute ). (7) Insee Première, n.1372, ottobre (8) Population et société, n.441, Institut national des etudes démographiques (Ined), Parigi, gennaio (9) L età mediana è quella che divide la popolazione in due gruppi uguali. (10) Pierre Bourdieu, «La jeunesse n est qu un mot», Questions de sociologie, Minuit, Parigi, (11) «Les violences faites aux femmes», Insee Première, n. 1180, febbraio 2008.

12 12 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto DOSSIER I tedeschi esportano Grazie all'arrivo massiccio di immigrati nel 2012, per la prima volta dopo otto anni, la popolazione tedesca è aumentata. Però invecchia rapidamente. In mancanza di adeguati mezzi collettivi, le famiglie ricorrono a soluzioni bizzarre. Uccideteli tutti LUIGI TITO Ritratto di Cecile Lefon A essere del tutto cinici, potremmo dire che arriva un momento nel quale, dal punto di vista della spesa pubblica, sarebbe meglio che morissero le persone che vogliono oziare. Richard Liscia (editorialista), Le Quotidien du Médecin, Parigi, 30 marzo C è una prevedibile eccedenza di persone anziane rispetto alle capacità di finanziamento dei sistemi di protezione sociale. Rapporto annuale dell Institut français des relations internationales (Istituto francese delle relazioni internazionali (Ifri), Parigi, Più andiamo avanti e più mi sento in colpa, ogni mattina, all idea che le cure siano completamente a carico del governo. Il problema [del finanziamento della sicurezza sociale] non si risolverà finché non si lasceranno morire più in fretta [i vecchi ammalati]. Aso Taro, ministro delle finanze del Giappone, a una riunione sulla sicurezza sociale. Riferito da Justin McCurry, «Let elderly peole hurry up and die, says Japanese Ministry», The Guardian, Londra, 22 gennaio A giudicare dalle evidenti priorità, e non dai discorsi dei suoi dirigenti, la Francia è diventata un paese di ipocondriaci che invecchiano. [Un paese dominato da una] generazione senescente che confisca il potere a proprio vantaggio e sceglie di curarsi, in tutti i sensi, a scapito dell interesse della nazione. Jean de Kervasdoué, titolare della cattedra di economia e gestione dei servizi di salute presso il Conservatoire national des arts et des métiers (Cnam), Le Monde, 19 dicembre Constatando che il 70% delle spese per la salute si verifica negli ultimi sei mesi di vita di una persona, l economista Alain Cotta propone «una specie di autoregolazione organizzata dalla società [che creerebbe] una funzione sociale: dare la morte». Le Journal du dimanche, Parigi, 7 settembre Un problema del quale non si parla mai è l effetto dell invecchiamento della popolazione sull aumento delle spese relative alla previdenza sanitaria, e sul modo di finanziarle. ( ) Mio padre ha 102 anni. È stato ospedalizzato per quindici giorni in una struttura di eccellenza. Ne è uscito vivo. La collettività francese ha speso euro [Minc ha ulteriormente diviso questa cifra per dieci] per curare un uomo di 102 anni. È un lusso immenso, straordinario. Per dargli qualche mese o, mi auguro, qualche anno di vita. Alain Minc, France Info, 7 maggio I baby boomers e i senior ( ) percepiscono pensioni sovente non disprezzabili ( ). Hanno accumulato più denaro di quanto non potranno mai spendere fino alla fine dei loro giorni [e] dispongono di surplus considerevoli. François de Witt, giornalista economico, Appauvrissez-vous!, Bourin, Parigi, Non c è posto per tutti. Ecco perché siamo obbligati a scegliere, fissando il limite di 70 anni per le cure intensive e la riabilitazione delle persone anziane. ( ) Abbiamo scelto di riservare i letti alle generazioni più giovani, a tutti coloro che hanno famiglia e vogliono ritornare sul mercato del lavoro. Un neurologo di un ospedale di Copenhagen le cui affermazioni sono confermate da un inchiesta citato da Bernadette Pujalon e Jacqueline Trincaz, Le Droit de vieillir, Fayard, Parigi, Politicamente e psicologicamente, l invecchiamento si traduce in un atteggiamento conservatore, nell attaccamento alle abitudini, nel difetto di mobilità e nell incapacità di adattarsi all evoluzione del mondo di oggi. Alfred Sauvy, prefazione, in Pierre Laroque, Politique de la vieillesse (rapporto della Commissione di studio sui problemi della vecchiaia), La Documentation française, Parigi, Vediamo dunque emergere un fenomeno che non era stato previsto nell evoluzione, e che si sarebbe dovuto impedire a ogni costo: la maggioranza della società è costituita da un gruppo che ha superato l eta riproduttiva, che ha da tempo esaurito il proprio compito biologico, i cui guasti non si possono più aggiustare e di cui la natura stessa annuncia la partenza. Il saggista tedesco Frank Schirrmacher nel suo fortunato libro Le réveil de Mathusalem, Robert Laffont, Parigi 2006 (trad. Il complotto di Matusalemme, Mondadori, Milano, 2006). di Heike Haarhoff * L a signora T. abita a Berlino in una casa grande, costruita tempo fa dal marito per loro due e per i figli che poi non hanno avuto. Vedova, 87 anni, vive sola. Ha solo una nipote che vive a settecento chilometri di distanza, e un parente dall altra parte dell oceano. La signora T. è rauca, perché le occasioni di parlare sono poche; ansiosa, perché le sue gambe non vogliono più ubbidire; disturbata, perché sempre più spesso, uscendo di casa, non sa se per andare dal medico deve girare a destra o a sinistra. «Demenza senile evolutiva», ha annotato quest ultimo nel suo dossier. La signora T. è categorica: non vuole, per nessuna ragione, andare in una casa di riposo. Come i due terzi dei tedeschi, dicono i sondaggi. Va detto che le notizie di cronaca non incoraggiano questa scelta. Si sono viste sonde gastriche infilate in fretta perché non c era nessuno a dar da mangiare, e pannoloni non cambiati per ore e ore. In Germania attualmente mancano trentamila infermieri, secondo le stime della Federazione dei prestatori di servizi sociali privati (Bpa); una cifra che potrebbe arrivare fino a duecentoventimila prima del Mancanza di personale qualificato, condizioni di lavoro disagiate. La scarsità di personale è maggiore nel settore delle cure itineranti, a domicilio. Ma il sovraccarico di lavoro e lo stress sono evidenti anche nelle case di riposo, perfino quelle di buon livello. Case di riposo troppo costose e con poco personale Certo, nel 1995 l ex ministro degli affari sociali Norbert Blüm (Unione dei cristiano-democratici, Cdu), nell ambito della coalizione giallonera (1) di Helmut Kohl, introdusse l assicurazione sociale obbligatoria per la non autosufficienza. Ma questa copertura, finanziata in parti eguali dai datori di lavoro e dai lavoratori, non ha mai avuto l obiettivo di assicurare tutti i rischi, in virtù di un assunto implicitamente affermato: che i tedeschi o non vivano abbastanza a lungo da diventare dipendenti, oppure che siano le famiglie a farsi carico del compito. Il governo di Angela Merkel continua a insistere sulla privatizzazione della non autosufficienza. Ma le soluzioni familiari mostrano i loro limiti: i figli diventati adulti vivono di rado nello stesso posto dei genitori; e le mogli, figlie e nuore che in passato si occupavano degli invalidi a casa, tranquillamente e con poca spesa, non sono più disponibili. Sulla base del tipo di casa di riposo e delle strutture disponibili, gli ospiti devono sborsare fra e euro al mese, e pagare di tasca propria vitto e alloggio, in aggiunta alle prestazioni dell assicurazione per la non autosufficienza. Quando non ne hanno i mezzi * Giornalista al Tageszeitung, Berlino. Sono molti i tedeschi a preferire questo modello. Ma per la signora T., non va bene: ha bisogno di un accompagnamento ventiquattr ore su ventiquattro, che lei economicamente non può permettersi senza l apporto dei familiari. Ecco perché la nipote sta pensando secontinua da pagina 11 tà, per esempio, alle elezioni presidenziali del Hanno insistito sul 41% degli elettori di più di 65 anni che avevano votato per Nicolas Sarkozy (Union pour un mouvement populaire, Ump) per minimizzare il fatto che il 30% di loro aveva votato per François Hollande (Parti socialiste) e ancor più il fatto che quella «classe di età» è quella che ha votato di meno per l estrema destra. Quanto al 54% dei pensionati che hanno votato per Sarkozy al secondo turno, hanno fatto dimenticare il 46% che ha fatto un altra scelta! è una confusione fra l effetto di età, che sarebbe legato C a una data caratteristica i vecchi votano a destra perché sono vecchi-, e l effetto di generazione: gli elettori che hanno regolarmente votato a destra continuano a farlo quando invecchiano, ed è la stessa cosa per gli elettori che hanno regolarmente votato a sinistra. In tal modo quelli che hanno intorno ai 60 anni, e dunque ne avevano 20 negli anni 1970, hanno votato per Hollande o per Jean-Luc Malenchon (Front de gauche) al primo turno più degli elettori che avevano anni o anni. Gli studi seri tendono a mostrare che gli effetti di generazione e gli aspetti socioeconomici giocano un ruolo importante, mentre gli effetti di età sono soprattutto immaginari (12). Questo non impedisce a certi saggisti di alimentare gli stereotipi, per trarne conclusioni perlomeno sorprendenti. Così, Yves Michaud, direttore dell Università di tutti i saperi, ritiene che occorra «porsi la questione di una fine della vita da cittadino. Penso che presto o tardi bisognerà stabilire l età alla quale si va in pensione dalla cittadinanza. Vedrei bene ad esempio che si voti fra i 18 e gli 80 anni. Dopo gli 80, basta (13)». Questo fantasma di dissoluzione della democrazia viene espresso in modo ancora più radicale da Martin Hirsch: «Bisogna rifare il suffragio censitario nel senso di dare due voti ai giovani e uno ai vecchi. I voti devono essere in proporzione alla speranza di vita. ( ) Una persona che ha quarant anni di vita davanti dovrebbe avere quaranta voti, e chi ha solo più cinque anni dovrebbe avere cinque voti (14).» La fasulla unità dei vecchi si ritrova anche nel campo delle risorse e dei modi di vita. Dipinti regolarmente come abbienti e privilegiati, OCEANO PACIFICO AMERICA America del Sud America centrale e Caraibi (previsioni) Fonte: Divisione della popolazione, Nazioni unite 500 Il mondo dei supersenior America del Nord OCEANO ATLANTICO Europa dell Ovest e in Germania, secondo un calcolo realizzato agli inizi del 2013 dall Ufficio di statistica, gli anziani in questa situazione sarebbero quattrocentomila, il 5% in più rispetto al 2009, interviene lo Stato. Che però analizza la situazione caso per caso. In quello della signora T., ad esempio, ha ritenuto che la sua casa dovrebbe essere venduta, così da cofinanziare la sua sistemazione in una casa di riposo. Ciò non necessariamente basterebbe, oltre a non essere apprezzato dagli eredi. Ecco perché i membri della famiglia cercano affannosamente una soluzione meno costosa che potrebbe convenire tanto alla vecchia signora che a loro stessi: per esempio, assumere un infermiera a domicilio originaria dell Europa dell Est, ricorrendo per il resto alle prestazioni specialistiche (Sachleistungen) di un servizio sanitario itinerante pagato a ore dall assicurazione (al massimo 700 euro al mese), e in aggiunta fornire un po di aiuto familiare. i pensionati si vedono accusati di impoverire i giovani. Vengono tutti assimilati ai più ricchi e urbani fra di loro, quelli delle pubblicità per automobili e orologi di lusso. Ma la media delle pensioni è intorno ai euro al mese, e meno di 900 euro per le donne (si legga l articolo a pagina 16). La povertà è certamente diminuita in modo costante a partire dagli anni 60. Nel 1970, il tasso di povertà delle persone di oltre 65 anni era del 35% (il 17% per l insieme della popolazione), mentre oggi è intorno al 10% (il 14% per l insieme della popolazione). Chi ha oltre 60 anni è meno toccato dalla povertà rispetto a chi ne ha meno di trenta. Ma, anche qui, attenzione: le persone con più di 75 anni sono più colpite di tutte le altre fasce di età fra i 30 e i 65 anni (15). E, come è noto, povertà, isolamento e fragilità si sommano a creare situazioni di grande vulnerabilità. Nel 2011, un terzo dei suicidi aveva più di 65 anni. Il discorso sui «pensionati abbienti» è una specie di schermo destinato a descrivere le divisioni sociali in termini di un semplice conflitto fra vecchi (ricchi) e giovani (poveri). Si mascherano in tal modo le disuguaglianze crescenti all interno delle diverse generazioni, così come le conseguenze degli effetti congiunti del sessismo e della discriminazione legata all età (donne sole, povere e spesso molto anziane). Eppure, spesso, giovani e vecchi insieme sono le prime vittime degli stessi fenomeni. Nel campo del lavoro, per esempio: con il pretesto dell inesperienza dei più giovani e dell obsolescenza dei più anziani, si sfronda sui due lati fino a ritagliare un età di «lavoratori ideali» ristretta ai anni. La durata media dell iscrizione alle Eur Europa del S Africa dell Ovest Numero di persone di 80 anni e oltre in migliaia (1) Coalizione governativa formata dall Unione cristiano-democratica (Cdu), dall Unione cristiano-sociale (Csu) e dal Partito liberal-democratico (Fdp), diretta da Helmut Kohl dal 1982 al 1998, poi da Angela Merkel dal A che età (12) Annick Percheron e René Rémond (a cura di), Age et politique, Economica, Parigi, (13) Yves Michaud, «L esprit public», France culture, 4 giugno (14) «La jeunesse, tu l aimes ou tu la quittes», France Inter, 27 luglio Cf. «Martin Hirsch, «Vote censitaire et espérance de vie», Observatoire de l âgisme, agosto 2010, (15) Cfr. «Evolution de la pauvreté des persone âgées et du minimum vieillesse», Retraite et société, n. 56, la Documentation française, Parigi, gennaio (16) «Demandeurs d emploi inscrits et offres collectées par Pôle emploi en janvier 2013», Dares indicateurs, n. 25, Parigi, febbraio Afri A

13 DOSSIER Le Monde diplomatique il manifesto giugno anche i nonni OCEANO ARTICO opa del Nord ud EUROPA ca del Nord Europa dell Est frica centrale AFRICA Africa australe Medioriente Asia centrale Africa dell Est Asia dell Est ASIA Asia del Sud Due facce del mondo OCEANO INDIANO OCEANO PACIFICO Asia del Sud-Est OCEANIA Oceania Popolazione anziana di 80 anni e più in percentuale della popolazione totale nel 2010 da 0 a 0,5% da 0,5 a 1% da 1 a 1,8% Popolazione anziana di 80 anni e oltre in percentuale della popolazione totale Previsioni Giappone Germania Francia Burkina Faso Fonte: Divisione della popolazione, Nazione unite. gretamente a un opzione che i tabloid hanno di recente bollato come «delocalizzazione delle nonne e dei nonni», indegna di una società intessuta di valori cristiani come quella tedesca: far curare la signora T. all estero. La Repubblica ceca propone simili servizi, e così la Thailandia. La nipote trova questo secondo paese più adatto sul piano climatico, visto che la signora è freddolosa. «Sarebbe sempre una casa di riposo, certamente, ma con più personale, appunto, più calore umano e attenzione, con donne che la sera si addormentano su una stuoia accanto alla zia e la mattina si svegliano con lei, che se ne prendono cura con affetto e le danno retta, dice la nipote. Non fa grande differenza che la zia sia a settecento o settemila chilometri: comunque, non verremmo più spesso a farle visita nel primo caso che nel secondo.» Su Internet, ecco l annuncio di un lavoratore sociale svizzero, Martin Woodtli, che ha fatto della sua vicenda un modello. Ha portato la madre, colpita da Alzheimer, in Thailandia, dove egli all epoca già lavorava. Poi ha promosso, con un notevole investimento pubblicitario, un programma di cure esotiche prodigate da una équipe che parla tedesco: «Sono convinto che sia sempre più necessario cercare nuove forme di presa in carico, per poter essere all altezza dei bisogni di persone colpite da demenza senile, ma anche di quelli dei loro familiari». Woodtli e la sua équipe thailandese propongono un «accompagnamento ventiquattro ore su ventiquattro delle persone colpite da demenza, con infermieri individuali». Così, i tedeschi affetti da demenza possono passare i loro vecchi giorni in un «ambiente gradevole e accogliente». da 1,8 a 3,5% da 3,5 a 6% dati non disponibili Fonte: divisione della popolazione, Nazioni unite. L onda che cresce Cina Argentina Marocco È finito il tempo in cui i demografi spiegavano: «I vecchi sono al Nord, i giovani sono al Sud». Se l Africa è tuttora un continente giovane, l Asia conosce un esplosione nel numero di supersenior. Comunque, la loro percentuale sul totale della popolazione rimane più bassa di quella dei paesi occidentali, salvo il caso del Giappone. Woodtli difende questa soluzione con un sobrio pragmatismo: «Avete a disposizione tre accompagnatrici che si alternano nel loro lavoro di cura e si occupano in modo esclusivo di una persona non autosufficiente». Tutto questo per un prezzo che non rovina nessuno: il totale dei costi, promette il supervisore dell équipe di cura, è in genere pari a «meno della metà del costo di una casa di riposo in Svizzera o Germania». Simili offerte esistono anche in Europa dell Est, o sono in corso di attuazione. Secondo alcuni ricercatori, circa settemila tedeschi vivrebbero in case di riposo in Ungheria, tremila in Repubblica ceca, seicento in Slovacchia. Si ignora il numero di persone piazzate in Grecia, Spagna, Ucraina, Thailandia e Filippine, che sembrano essere le destinazioni principali delle esportazioni di anziani (2). Si tratta per ora di nicchie. «Per me sostiene la nipote della signora T è una possibilità. Coltiverei la speranza che, grazie alle tradizioni della società thailandese, mia zia possa semplicemente invecchiare in modo degno.» «Bisogno di maggiore presenza umana» Ovviamente i politici di tutti i partiti condannano in coro questa espulsione cinica di persone anziane non autosufficienti. Secondo la Convenzione dell Organizzazione delle Nazioni unite (Onu) sui diritti delle persone disabili, ricorda Christoph Fuchs, medico geriatra presso la clinica municipale di Monaco, «la demenza è una forma di esistenza. Non c è bisogno di maggiori cure mediche, ma di una maggiore presenza umana». Invecchiare con dignità, senza dover investire troppe risorse: è il dilemma che la coalizione di Angela Merkel, al potere ormai da quattro anni, non riesce a risolvere. Il mondo politico evita il problema. L anno 2011, che la coalizione ha pomposamente proclamato «anno della non autosufficienza», è trascorso senza provvedimenti degni di nota. In una società che invecchia costantemente, a causa della demografia e grazie al progresso medico, il numero di persone non autosufficienti ha raggiunto i 2,5 milioni. E potrebbe raddoppiare nel «Abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale», dice l esperto di questioni sociali Jürgen Gohde (senza etichette), che ha diretto il Consiglio della non autosufficienza a partire dal 2007, sotto la grande coalizione formata dalla Cdu e dai socialdemocratici (Spd). Autonomia delle persone anziane, partecipazione, rispetto e dignità: non si tratta di idee senza senso formulate da un vecchio disturbato, ma di diritti sociali. Nel 2013, precisa Gohde, la mancanza di sostegno per quel milione e cinquecentomila di persone che si prendono cura dei parenti a domicilio si somma a una mancanza di alloggi (circa due milioni e mezzo) adatti a persone anziane. Senza parlare di un ambiente favorevole nel quale le persone colpite da demenza possano vivere il più a lungo possibile in modo autonomo, con negozi sotto casa, e medici e parrucchieri nelle vicinanze. Se non ci saranno cambiamenti, la signora T. lascerà presto la sua stradina nel nord di Berlino per andare a finire i suoi giorni in un paese lontano. HEIKE HAARHOFF (2) Cifre citate da Kate Connolly, «Germany exporting old and sick to foreign care homes», The Guardian, Londra, 26 dicembre (Traduzione di M. C.) si diventa vecchi? liste di collocamento (Pôle emploi) è doppia per chi ha oltre 50 anni rispetto agli altri richiedenti impiego (16). È lo stesso per quanto riguarda la precarietà. Se i giovani sono colpiti in modo particolare, le situazioni di fragilità legate alla vecchiaia hanno ripreso una curva ascendente dopo le varie riforme pensionistiche. Nelle difficoltà vissute negli ultimi venti anni da chi ha oltre 50 anni, si combinano gli effetti della solitudine, della povertà, della disabilità. Tutto lascia prevedere che i vecchi poveri della Francia degli anni 70 torneranno nella Francia degli anni (17). Mentre per i potenti l età è indifferente, per gli altri l attenzione si focalizza sulle generazioni, al punto da trascurare le questioni di potere e di classi sociali. Ma allora, c è solo più una gioventù, da rimproverare, e una vecchiaia, da schiacciare? Quando l immagine semplicistica, del senior agiato-ozioso-egoista, responsabile dei mali della gioventù, diventa troppo logora, ecco allora quella dell «anziano non autonomo», contornato di difetti (è lento, freddoloso, incapace di adattarsi ), e lo si accusa, stavolta, di costare troppo. Come annunciava già negli anni 60 il primo rapporto ufficiale sulla materia, i vecchi «appesantiranno le condizioni di vita della popolazione francese (18)» Invece di prendersela con le vere cause del fallimento del nostro sistema economico, alcuni indicano i nuovi colpevoli: gli inattivi (pensionati o ammalati) che vivono più a lungo. E tutti quelli che, misurati con il calibro di regole contabili miopi, costano più di quanto non rendano: pensionati, disoccupati, operatori sociali, della cultura, dell educazione In termini economici, il «problema» viene posto e le soluzioni proposte da molto tempo, come testimonia questa formula del ministro delle finanze giapponese, nel gennaio scorso: «Il problema [del finanziamento della sicurezza sociale] non si risolverà finché non si lasceranno morire più velocemente [i vecchi ammalati] (19)». In Francia, «non si lasciano morire i vecchi», ma la penuria di mezzi porta a trascurare tante persone molto anziane, che per esempio avrebbero potuto essere curate in certi servizi d urgenza se prese per tempo. Oppure porta a non aiutarle a vivere degnamente, come accade in certe case di riposo. Se i vecchi poveri sono visti soprattutto come un peso, i vecchi ricchi sono ormai al centro di grandi attenzioni da parte dei sostenitori della silver economy (si legga l articolo a pagina 18) i quali sognano anziani consumatori mobili, sportivi, tecnofili, desiderosi di «case intelligenti» (domotica e altro). Nascono così strumenti destinati al loro capitale-salute e al loro capitale intellettivo, a «sommergerli» di assicurazioni per la non autosufficienza che, quando saranno malati o disabili, permetteranno di creare posti di lavoro non delocalizzabili. Posti di lavoro spesso disagiati, con bassi salari e una grave mancanza di formazione, generalmente occupati da lavoratori delocalizzati Intanto, per le persone di 60 o 70 anni alle quali si dice, come fa la signora Delaunay, che la vecchiaia è iniziata, si pone subito un problema: la società le invita a un «ben invecchiare» socialmente e culturalmente vuoto (20), immaginando per loro solo una serie di attività ben poco eccitanti, come la stimolazione cognitiva alla consolle da gioco per evitare l Alzheimer, il tai-chi per prevenire le cadute, l adattamento tecnologico dell abitazione per «ritardare la non autosufficienza». Senza dimenticare perché non bisogna fare i «vecchi egoisti» diverse missioni: prendersi cura dei nipotini, aiutare finanziariamente figli e figlie, curare i genitori anziani, animare associazioni locali Molti pensionati si assumono già impegni di solidarietà, familiari o associativi. Ma c è il pericolo che queste scelte siano trasformate in intimazioni, o in condizioni per essere socialmente aiutati o tenuti in considerazione. Per gli anziani dipendenti, non autosufficienti, si arriva all incubo. Se, in certi paesi (Germania, Paesi bassi, Danimarca ), le disabilità e le malattie con perdita di autonomia attivano forme di sostegno indipendentemente dall età del soggetto, in Francia a 60 anni si cessa di essere un disabile per diventare «anziano non autosufficiente» con un sostegno, a parità di disabilità, ridotto. E dunque con allocazioni di gran lunga inferiori ai bisogni. Un sistema discriminatorio, mantenuto di governo in governo per la sola ragione che «costerebbe troppo caro» aiutare le persone disabili di più di 60 anni come si aiutano quelle che hanno meno di 60 anni. La «riforma della dipendenza» annunciata dal governo sociale di Jean-Marc Ayrault non porrà fine a questa discriminazione. Centrata sul finanziamento, come quel che avevano immaginato Sarkozy e Roselyne Bachelot, la futura legge rischia di dedicarsi soprattutto a ridurre le spese sopprimendo gli aiuti alle persone meno «dipendenti», il che, in linguaggio ministeriale, viene espresso così: «Gli aiuti pubblici saranno orientati in primo luogo verso chi ne ha più bisogno» (la signora Delaunay a Le Monde). Lo scopo è anche «fare appello alla responsabilità individuale» un espressione utilizzata anche da Hollande nel suo intervento al congresso dell Unione nazionale interfederale delle opere e degli organismi privati non lucrativi sanitari e sociali (Uniopss) il 29 gennaio 2013, il che significa in realtà: puntare fortemente sulle assicurazioni private. Non si deve dunque applicare il principio di solidarietà ai cittadini che hanno più di 60 anni, e soprattutto alle cittadine? Le donne anziane sono in effetti le vittime principali di questo dispositivo sulla «dipendenza». Come al tempo in cui Simone de Beauvoir condannava il modo in cui la società le trattava (si legga a pagina 17), esse subiscono un sistema che, sommando sessismo, discriminazione sulla base dell età e utilitarismo, pensa che ci siano vite meno preziose di altre. E così realizza la predizione di Hannah Arendt: «Se ci ostiniamo a concepire il nostro mondo in termini utilitaristici, intere masse di persone saranno rese superflue (21).» JÉRÔME PELLISSIER (17) Cfr. «Vieillir dans la pauvreté», Problèmes politiques et sociaux, n. 977, La Documentation française, ottobre (18) Pierre Laroque, Politique de la vieillesse, rapporto della Commission d étude des problèmes de la vieillesse, La Documentation française, (19) «Let elderly people hurry up and die, says Japanese minister», The Guardian, Londra, 22 gennaio (20) Leggere Lucien Sève, «Reconsidérer le bienvieillir», Le Monde diplomatique, gennaio (21) Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Einaudi, Torino, (Traduzione di M. C.)

14 14 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto DOSSIER Età media Età Giappone Germania Cina Qin Zhuang, Fonte: Divisione della popolazione, Nazioni unite. Francia Marocco India Burkina Faso I minori di venti anni stanno sparendo In Giappone, Germania e Cina, la metà della popolazione avrà 50 anni o più nel 2050; per la Francia, l India o il Marocco, il fulcro della popolazione attiva si collocherà intorno ai 40 anni un vantaggio. Uomini Niger Classe d età Francia Giappone Dalla piramide al cervo volante Donne In Giappone nascono pochi bambini e le persone vivono sempre più a lungo; in Francia, la popolazione invecchia ma il tasso di natalità resta relativamente alto ovviamente meno che in Niger, dove il tasso di mortalità è tuttora molto elevato. In passato, secondo la tradizione cinese e confuciana, i vecchi vivevano con i figli. Ma ormai questi ultimi sono emigrati in città. E il 54% dei centottantacinque milioni di cinesi che hanno più di 65 anni vive da solo. Come in questo villaggio di ottocento anime. dal nostro inviato speciale Jordan Pouille * Non si arriva a Qin Zhuang per caso. Questo villaggio di ottocento abitanti, a trecento chilometri da Pechino, è invisibile dalla strada, nascosto com è da fabbriche di macchine per imballaggio. Il paesaggio è punteggiato di fabbriche di concimi chimici che rendono particolarmente pesante l aria del distretto di Dongguang. Per arrivarci è meglio viaggiare sul Gran canale, un opera formidabile, realizzata sotto la dinastia dei Sui ( ), che collega Pechino a Hangzhou, nel sud. La corrente è piacevole ma lascia fra i canneti una schiuma giallo limone: viene da una fabbrica di carta, ottanta chilometri a monte. Una delle rive è costeggiata da campi di grano, suddivisi in piccoli appezzamenti, e casette di mattoni protette da ordinate file di pioppi. Là vivono i vecchi contadini di Qin Zhuang. La signora Qin Xuexi, 65 anni, è stata avvertita del nostro arrivo. La sua accoglienza è calorosa. Capelli alla maschietta, un ombra di trucco, mezze maniche di nylon sul cappotto di pelliccia sintetica, a mo di benvenuto ci porge delle sigarette «Montagna della pagoda rossa»; con le mani dietro la schiena e un fare solenne ci guida per le viuzze fangose del villaggio: «Qui abbiamo costruito una strada, con i nostri mezzi». Mattoni sistemati a spina di pesce guidano fino a un piccolo tempio buddista: «L abbiamo ridipinto di rosso quest anno per rinnovarlo. Alcuni contadini vengono a pregare per diventare funzionari.» A Qin Xuexi non mancano l ironia né polso. È il capo del Partito comunista (Pc) del suo villaggio. «In Cina gli ultrasessantenni sono il 14% della popolazione [potrebbero arrivare al 30% nel 2050]. A Qin Zhuang, sono il 70% degli abitanti. E il 100% di loro vive in povertà.» * Giornalista, Pechino. Agricoltrice in pensione, la signora ha accettato l incarico due anni fa, per un indennità di 600 yuans (74 euro) al mese. È la prima volta dall avvento del Partito comunista in Cina che il Pc di Qin Zhiuang è diretto da una donna. «È la prima a darsi da fare per noi. Bisogna dire che ha cresciuto cinque figli»; «È sveglia, e non si ferma davanti ai progetti stravanganti dei funzionari», dicono di lei. Qin Xuexi è apprezzata da tutti, al contrario di Zheng Ronglin, capo comunista di un villaggio delle vicinanze: i contadini lo odiano da quando si è fatto corrompere dal padrone di una fabbrica di cellulosa molto inquinante. Gli abitanti del villaggio amministrati dalla signora Qin Xuexi contano molto sulla sua energia per migliorare la loro qualità della vita, penalizzata dall affievolirsi del rispetto filiale e dallo sviluppo selvaggio dell industria pesante. A partire dalla metà degli anni 1960, le forze attive del villaggio hanno abbandonato a poco a poco i campi per entrare nelle fabbriche o nei cantieri di costruzione dei nuovi dormitori, una pletora ovunque. Molti di loro con il denaro guadagnato hanno continuato a mantenere o ampliare la fattoria nel villaggio. Ma l ultima generazione di migranti verso la città si è fatta assorbire completamente dall inurbamento, che garantisce un nuovo stile di vita, più comodo ma più costoso. I costruttori adocchiano i campi abbandonati quindici chilometri di distanza, A la città di Dongguang aspetta ancora il primo McDonald s, accontentandosi intanto del succedaneo cinese, il Dico s. È stata terminata una superstrada a sei corsie. Sui due lati la terra è una distesa pianeggiante, ma una foresta di gru annuncia un futuro di alti palazzi d abitazione. I cartelli pubblicitari promettono inaudite zone verdi fra gli edifici, in vendita per yuan (493 euro) al metro quadrato. «Hukou rurale accettato!», precisa la pubblicità, fra gli altri argomenti per incentivare gli acquisti. In Cina, i lavoratori migranti, anche quando risiedono da tempo in città, non hanno in genere il diritto di comprarvi un appartamento, né di mandarvi a scuola i figli; sono discriminati dal loro hukou di origine, il passaporto interno. Avanzando a scapito dei campi, Dongguang assorbe i contadini dei dintorni, quelli che sognano una vita da cittadini. Nel novembre 2012, subito dopo il diciottesimo congresso del Partito comunista cinese, la signora Qin Xuexi è stata invitata dai funzionari di Dongguang. Come un allieva modello, ha assistito alla lettura delle sessantaquattro pagine che ricapitolavano le attività del segretario generale uscente, Hu Jintao. Poi, con la corriera, è tornata al villaggio. Più giovane a 74 anni che a 57 La leader del partito organizza le riunioni nel retrobottega dell unico negozio di Qin Zhuang. I compagni si siedono sui cartoni della birra o sul kang del droghiere, un letto di cemento che mattoni di carbonella riscaldano da sotto. Alle pareti, un poster rende omaggio all eroismo dell Esercito popolare di liberazione. Un altro poster vanta le virtù afrodisiache di un alcol di riso a buon mercato. Il soffitto è ricoperto dal metallo di centinaia di lattine di bibite gassate. Qui, quasi tutti gli abitanti hanno lo stesso cognome: Qin. In sette anni, già quattro fabbriche hanno investito nel territorio dei Qin. In questi capannoni di metallo bianchi e blu, talvolta incuneati fra due fattorie in abbandono, giovani operai assemblano macchinari che produrranno cellophane o fogli di cartone ondulato. Stranamente nessuno dei lavoratori è originario del villaggio e nemmeno della provincia dello Hebei. Vengono invece dal Qinghai, una provincia povera nell ovest della Cina, dove il salario mensile di base non supera gli 800 yuan (98 euro). Il villaggio ha cinque veicoli a motore. La camionetta grigia Wu Ling del droghiere, e quattro gusci di noce che costano ciascuno yuan (2.468 euro), vetturette a tre ruote, tutte rosse, teoricamente riservate ai disabili. «Qui gli abitanti sono troppo vecchi. Non hanno né i mezzi né il coraggio di guidare un automobile, in mezzo a tutti questi camion sfreccianti», spiega Qin Xuexi. Ma se questi contadini smettono di vigilare, i campi di Qin Zhuang spariranno inesorabilmente. L anno scorso, nel villaggio vicino, un costruttore ha iniziato a erigere quattro palazzi a uso residenziale, su terreni abbandonati. «Dicono che è per migliorare il nostro confort, dicono che non si può vivere come in passato, con un pozzo per l acqua e un buco nel cortile a mo di gabinetto.» Ma gli appartamenti proposti sono così grandi dai 120 ai 300 metri quadrati da avere prezzi inavvicinabili: almeno yuan ( euro), senza contare il riscaldamento a gas. «I residenti sono commercianti il cui reddito familiare varia fra i e i yuan [ euro] all anno», ammette il costruttore accarezzando la fibbia della sua cintura Hermès. È fiero di mostrarci l ingresso del palazzo, ornato di due colonne dorate e di un insegna di marmo sulla quale si legge: «La bella città vicino al fiume». Una pista di asfalto collega l area alla strada principale. Ma la signora Qi Xuexi preferisce assicurarsi che i contadini in pensione continuino a lavorare le loro terre e le curino, anche in modo approssimativo, magari ricavandone solo alcuni sacchi di mais o farina. «Ogni anno, alla fine del mese di gennaio, I poveri di 65 anni e oltre in percentuale dell insieme dei pensionati Usa Giappone R.U. Germania Fonte: Conseil d orientation des retraites, ottobre 2010 (basato su dati Ocse). Vecchi e poveri Francia Paesi bassi Ovviamente, è nei paesi nei quali i sistemi pensionistici mutualistici e pubblici sono più deboli, che i vecchi poveri sono più numerosi: Stati uniti, Giappone Paul Auster dialoga con se stesso sul «tempo che fugge». Racconta del suo incontro, nel 2004, con l attore francese Jean-Louis Trintignant Ti trovi nella cittadina francese di Arles, stai per leggere in pubblico alcune parti di uno dei tuoi libri. Ti accompagnerà in scena l attore Jean-Louis Trintignant (amico del tuo editore) il quale leggerà nella loro traduzione francese i passaggi che tu avrai letto in inglese. ( ) Sei contento di essere in compagnia di Trintignant stasera, perché stimi molto il suo modo di recitare ( ). Come molti attori che conosci e con i quali hai lavorato, Trintignant è riservato e timido. Certo, trasmette buona volontà e simpatia, ma al tempo stesso è chiuso in sé: è un uomo per il quale non è facile parlare con gli altri. Adesso state provando insieme, soli nella grande chiesa o meglio nella vecchia chiesa dove la lettura avrà luogo, stasera. Sei colpito dal timbro della voce di Trintignant e dalla sua risonanza, qualità che distinguono i grandi attori da quelli che sono semplicemente buoni attori, e provi un immenso piacere ad ascoltare le parole che hai scritto (beh, non sono del tutto tue, sono le tue parole tradotte in un altra lingua), veicolate dallo strumento di questa voce eccezionale. A un certo punto, senza ragione, Trintignant si volta verso di te e ti chiede quanti anni hai. 57, gli dici, e dopo un breve silenzio gli chiedi quanti anni ha lui. 74, risponde, e poi, dopo un altro breve silenzio, vi rimettete entrambi al lavoro. Dopo il ripasso, ti portano con Trintignant in una stanza, da qualche parte nella chiesa, per aspettare che il pubblico si sieda e che la lettura possa avere inizio. Nella stanza ci sono altre persone, diversi membri del gruppo di lavoro della casa editrice che pubblica il tuo libro, la persona che organizza la serata, amici anonimi di persone che non conosci, in tutto forse una dozzina di uomini e donne. Tu sei seduto su una poltrona senza parlare con nessuno, giusto seduto in silenzio a guardare i presenti, e vedi Trintignant, a forse tre metri da te, anch egli seduto, in silenzio, che guarda il palco, il mento appoggiato sulla mano, apparentemente perso nei suoi pensieri. Alla fine alza il capo, incrocia il tuo sguardo e dichiara, con inattesa serietà e gravità: «Paul, vorrei dirti una cosa. A 57 anni mi sentivo vecchio. Ora, a 74 anni, mi sento molto più giovane di allora». La sua osservazione ti colpisce. Non hai idea di quello che egli voglia trasmetterti, ma senti che per lui è importante, che si sforza di condividere con te qualcosa che ha un importanza vitale, e per questo non gli chiedi di spiegare quello che vuol dire. Da sette anni non smetti di soppesare le sue parole, e anche se tuttora non sai come interpretarle esattamente, ci sono stati dei bagliori, dei brevi momenti nei quali hai avuto l impressione di aver quasi penetrato la verità di quel che ti disse. Potrebbe essere una cosa semplice: che un uomo ha più paura della morte a 57 anni che a 74. O forse ha visto in te qualcosa che lo ha inquietato: le tracce ancora presenti di quello che ti era successo nei mesi orribili del 2002 [un incidente automobilistico]. Perché, in effetti, tu ti senti più forte adesso, a 63 anni, che a 55. Paul Auster, Diario d inverno, Einaudi, Torino, 2012 (trad. dall americano di Massimo Bocchiola)

15 DOSSIER Le Monde diplomatique il manifesto giugno il regno degli anziani Rompere la congiura del silenzio ogni contadino riceve un premio di 687 yuan.» La ricevuta spiega che si tratta di un aiuto per comprare i concimi chimici della vicina fabbrica Hua Ge. «Ma possono farne quel che vogliono. E qui, a dire il vero, i concimi chimici non ci piacciono più.» Come dar loro torto: la fabbrica ha inquinato l acquedotto dei sessanta villaggi del distretto. Tanto che sono apparse sui muri strane pubblicità: «Per fare una doccia con l acqua pulita, chiamate questo numero» Con una quota annuale di 40 yuan (5 euro), i vecchi di Qin Zhuang ottengono il rimborso dell 80% delle cure mediche, e del 30% dei farmaci, sulla base del programma nazionale. I trattamenti dispensati non sono sempre all altezza delle malattie, sempre più importanti a causa dell inquinamento dell acqua, mentre i cassetti del medico del villaggio sono pieni piuttosto di pillole e pasticche contro l ipertensione. «Due volte all anno, in primavera e in autunno, questa gente va in pellegrinaggio all ospedale di Lian Zheng, a una mezz ora di cammino. Rimangono là una settimana e vengono sottoposti a una serie di esami e analisi. Il tutto costa solo 200 yuan [24 euro]», assicura il medico, trentaquattrenne, che ha preso il posto di suo padre. Bambini che crescono lontani dai genitori altra figura di spicco a Qin L Zhuang è Qin Ruhe, 65 anni. Da 45 anni gestisce l unico negozio. È grazie a lui che gli abitanti si affacciano alla società dei consumi vantata alla tivù. Una trentina di marchi di sigarette, tè al latte disidratati, patatine con cinque aromi diversi: a parte uova e ortaggi, qui tutto è imballato nella plastica, su solidi scaffali di legno. «Tempo fa avevo solo una ventina di prodotti. Con 150 yuan si poteva comprare tutto il negozio!» Poi, negli anni 1980, un produttore di gelati gli offrì un congelatore e gli abitanti scoprirono i gelati al latte. Oggi il negoziante si approvvigiona da solo in città, con la camionetta: «Ricordo che ho dovuto insegnare agli abitanti a usare gli accendini per il fuoco. C è chi si ostina a rifiutare il progresso! Per i miei clienti, uso ancora il pallottoliere.» Da un anno, Qin Ru He propone anche abbonamenti alla rete 3G di China Telecom: «Ma nessuno sa usare un computer e meno che mai uno smartphone.» Non ha una cassa, solo una scatola di legno, «ha almeno duecent anni», nella stanza accanto, con una fessura per inserirvi le preziose banconote. I vicini vi diranno che egli ha messo da parte yuan ( euro): un risparmio favoloso. Ce l hanno con lui a causa della sua seconda figlia, oggi 32enne, nata agli inizi della politica del figlio unico. Se l era cavata con soli 200 yuan di multa, per le altre famiglie la cifra era dieci volte LUIGI TITO Ritratto della contessa Lia Soranzo, 1990 più alta, il che le ha obbligate all infanticidio o alla clandestinità. Alcuni lo ritengono bizzarro: «Un giorno è andato a reclamare 100 yuan a sua sorella. Una specie di multa, per via di un albero che gli toccava un filo elettrico.» Comunque, il droghiere fa spesso credito, e i contadini lo rimborsano dopo il raccolto. Qin Ruhe va fiero delle sue buone maniere: «Leggo i giornali e la gente viene a chiedermi le notizie da Pechino». Per i nipoti dei contadini, una cinquantina, che vanno a scuola nel villaggio vicino, si dà da fare per trovare le caramelle più incredibili, quelle che si vedono su Kaku Tv, un canale cinese di cartoni animati: «L anno scorso tutti volevano le gomme da masticare arancioni. Mi sono dannato per trovarle! Tutti questi bambini sono allevati da persone anziane, lontano dai loro genitori. Potete immaginare quanto può essere triste, talvolta». Da due notti dormiamo a casa di Zhou Fenjun e di sua moglie Ge Hairong, rispettivamente 64 e 62 anni. Sulla parete davanti della loro vecchia casa si legge: «L Oriente è rosso», dal titolo di un canto della Rivoluzione culturale. L abitazione è modesta: niente frigorifero né lavatrice, ma una caldaia a carbone e anche un climatizzatore, acquistato quattro anni fa grazie a una sovvenzione governativa per incentivare i rurali a equipaggiarsi. Entrambi disabili, i nostri ospiti si sono sposati grazie a una sensale professionista, per 50 yuan. Un vero colpo di fulmine: «Mia moglie è coraggiosa e molto comprensiva, dice Zhou Fengjun. Cucina, e al mio rientro mi fa trovare un bicchiere di alcol di riso. In cambio, vado a fare la spesa, e poi porto i vestiti il più a lungo possibile perché non debba far fatica a lavarli.» Malgrado l handicap, egli coltiva da sé cotone e mais su 4,5 mu (0,3 ettari), seguendo il calendario lunare. Lei, tira su il figlio del loro unico figlio, partito da dieci mesi per fare il commerciante in una città vicina. Il 27 settembre 2011, davanti a casa, Ge Hairong è scivolata sul suolo gelato. Si è rotta un ginocchio, già danneggiato dal virus della poliomielite contratta nell infanzia. L operazione che le hanno fatto è costata yuan (1.974 euro), non rimborsati. Ge Hairong assicura che, con gli inserti di acciaio nel ginocchio, quantomeno può prevedere il tempo: «Quando mi fa male, so che il giorno dopo pioverà». Per pagare il conto dell ospedale, suo marito è andato a lavorare nel cantiere ferroviario dell alta velocità a Nanchang, capitale dello Jiangxi. Guadagnava 80 yuan al giorno, e la paga è stata versata solo alla fine del contratto, di un anno. «s yuan e non è nemmeno venuto a vedere sua madre nelle due settimane di ricovero all ospedale», brontola lui. La signora Ge Hairong inciampa a ogni passo, quindi non si allontana dalla casa ma, da buona tata, veglia sui piccoli del villaggio. La sua cascina è diventata un asilo, con poster di animali, alfabeti su ogni porta e un cervo volante fissato al muro. «I bambini di troppo vivono nascosti, finché i loro genitori non riescono a pagare la multa. Ai miei tempi le regole erano molto più severe! Dovevamo noi stessi uccidere il secondo figlio, con del veleno che ci consegnava un funzionario, o strangolandolo.» «Diffidi del droghiere. Dice in giro che lei è una spia» Se la pista è asciutta, a partire dalle otto del mattino Zhou Fengjun gira per dieci villaggi, con il suo triciclo elettrico. Recupera le bottiglie di plastica vuote e le rivende a peso. Continua a inveire contro il figlio che non manda soldi ma solo vestiario e latte in polvere per il bambino. Zhou Fengjun e sua moglie hanno una pensione di 60 yuan al mese, a testa. Dal settembre 2009, il governo sperimenta un sistema pensionistico nelle zone rurali: ogni persona che abbia fra i 18 e i 59 anni deve versare fra i 100 e i 550 yuan all anno. A partire dai 60 anni, ognuno ha diritto a un versamento minimo di 59 yuan al mese (1). Quando gli abbiamo chiesto qual è la sua spesa principale, Zhou Fengjun ha risposto senza esitare: «L alcol di riso». Poi ha gridato: «tutto d un fiato», ha tracannato la quarta ciotola, ha vomitato tutto il cibo sul tavolo e si è scusato come un bambino. Al tramonto, ha tenuto ad avvertirci: «Diffidi soprattutto del droghiere, dice in giro che lei è una spia». Anche Liu Ruiyan, 63 anni, è indispensabile per i vecchi di Qin Zhuang, dove risiede da trent anni. È la sensale di matrimoni, la mezzana ufficiale. Amante della vita, va di casa in casa, dalla mattina alla sera. Una vicina ce ne vanta il gran cuore e il suo «dono di ridare la vita ai morti». È stata cristiana: «Ma il pastore ci ha detto che giocare al mahjong era peccato, allora ho lasciato perdere la religione». In gennaio, ha unito in matrimonio due cinquantenni: «I due avevano dei figli. Il marito della donna si era suicidato. Aveva dato tutti i suoi risparmi al fratello per mettere su un impresa ma quello ha dilapidato tutto. L uomo, dal canto suo, ha parecchie terre. Cercava una donna amante del lavoro. La sua ex moglie, che veniva dalla Manciuria, fumava e giocava troppo. Lo ha lasciato all improvviso, dopo dieci anni di matrimonio». Più raramente, Liu Ruiyan mette insieme delle donne anziane, perché si aiutino reciprocamente. «Ma non metto mai insieme due uomini, avrei troppa paura che dicano male di me alle mie spalle.» Unire dei cuori, tuttavia, non basta a far vivere la famiglia e a pagare le bollette. Ecco perché Qing Bing Zhang, suo marito, 64 anni, si rimbocca regolarmente le maniche per andare a lavorare in città, nei cantieri edili. Su un muro, lasciando il villaggio, ecco una scritta pubblicitaria: «Les Charmes Exotiques de Paris», uno studio per foto di matrimoni a Dongguang. Sotto, un numero di telefono dipinto alla bell e meglio: è un demolitore di case di campagna abbandonate. JORDAN POUILLE (1) «China extending pension program to countryside», China Daily, Pechino, 16 settembre (Traduzione di M. C.) Dormi più felice La tragedia della vecchiaia è la condanna radicale di un intero sistema di vita che mutila: un sistema che non offre alcuna ragione di vivere all enorme maggioranza delle persone che ne fanno parte. Il lavoro e la fatica mascherano quest assenza: la si scopre al momento della pensione. È molto più grave della noia. Diventato vecchio, il lavoratore non ha più posto sulla terra perché, in verità, non l ha mai avuto: ma, semplicemente, non aveva il tempo di accorgersene. Quando se ne rende conto, cade in una specie di disperazione inebetita. ( ) I vecchi sono esseri umani? A giudicare dal modo con cui sono trattati nella nostra società, è lecito dubitarne. Per questa società, essi non hanno le stesse esigenze e gli stessi diritti degli altri membri della collettività: a loro si rifiuta anche il minimo necessario. Gli anziani vengono deliberatamente condannati alla miseria, ai tuguri, alle malattie, alla disperazione. Per tranquillizzare la coscienza della collettività, gli ideologi hanno forgiato miti, del resto contraddittori, che incitano l adulto a vedere nell anziano non un suo simile, ma un altro. Il saggio venerabile che domina dall alto questo mondo terrestre, o il vecchio folle stravagante e vanesio. Che lo si ponga al di sopra o al di sotto della nostra specie, resterà in ogni caso un esiliato. Ma più che mascherare la realtà, si preferisce addirittura ignorarla radicalmente: la vecchiaia resta un segreto vergognoso, un soggetto proibito. È proprio questo il motivo che mi ha indotto a scrivere queste pagine. Ho voluto descrivere la condizione di questi paria e il modo in cui la vivono, ho voluto fare ascoltare la loro voce: saremo costretti a riconoscere che si tratta di una voce umana. Si comprenderà allora che la loro sorte infelice denuncia il fallimento di tutta la nostra civiltà: è impossibile conciliarla con la morale umanista professata dalle classi egemoni. ( ) Bisogna rifare tutto dalla base: bisogna rovesciare questo nostro sistema mutilante. Ecco perché si evita così accuratamente di affrontare la questione della terza età. Ecco perché occorre rompere la congiura del silenzio. Simone de Beauvoir, La Vieillesse, Gallimard, Parigi, 1970 (trad. La terza età, Einaudi, Torino, 2002) Finanziamento delle pensioni negli Stati uniti in percentuale sul Pil Pensioni contributive Fondi pensioni Fonte: Vincent Touzé, «Le financement des retraites aux Etats-Unis. Impact de la crise et tendances de long terme», Revue de l OFCE, luglio L ascesa dei fondi pensione negli Stati uniti Parallelamente all ascesa del finanziamento privato delle pensioni, il sistema basato sui contributi, più equo, segna il passo. B isogna invecchiare. Non piangere, non supplicare con le mani giunte, non ribellarti: bisogna invecchiare. Ripetiti questa parola, non come un grido di disperazione, ma per rammentarti una partenza necessaria. Guardati, guarda le tue palpebre, le tue labbra, solleva sulle tempie le ciocche dei capelli: cominci già ad allontanarti dalla vita, non dimenticarlo, bisogna invecchiare! Allontanati lentamente, lentamente, senza lacrime; non dimenticare nulla! Porta con te salute, gaiezza, civetteria, quel poco di bontà e giustizia che ti hanno reso la vita meno amara; non dimenticare! Va, pronta, in segreto, non fermarti lungo la strada irresistibile, sarebbe un tentativo vano perché bisogna invecchiare! Segui la via, e coricati solo per morire. E, quando ti stenderai sul vertiginoso nastro ondulato, se non hai lasciato dietro di te, uno a uno, i tuoi capelli ricci, o i tuoi denti, uno a uno, o le tue membra usurate, se la polvere eterna non ha, prima della tua ultima ora, spazzato via dai tuoi occhi la loro meravigliosa luce se hai, fino alla fine, tenuto la tua mano nella mano amica che ti guida, coricati sorridendo, coricati felice, coricati privilegiata. Colette, Les Vrilles de la vigne, 1908 (trad. Viticci, Empiria, Roma, 2004)

16 16 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto DOSSIER Tassi di sostituzione lordi dei regimi pensionistici obbligatori Islanda: 97% E adesso, far pagare Danimarca, Paesi bassi 90% Francia, Norvegia 50% Stati uniti, Germania, Corea del Sud 40% Giappone, Regno unito 33% Età pensionabile legale Età Redditi a mezz asta Tranne che in Islanda, Danimarca e Paesi bassi, il reddito dei nuovi pensionati è sensibilmente inferiore al loro ex salario (tasso di sostituzione), naturalmente a parte eventuali pensioni private individuali. Media dell Ocse Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini Giappone Germania Norvegia Regno unito Fonte: «Panorama delle pensioni 2011», Ocse. Lavorare sempre di più Donne In tutti continenti, e con tutti i tipi di governi, l età della pensione si allontana. Sono le imprese e non i salariati a trarre vantaggio dall aumento della speranza di vita. La conferenza sociale convocata per il 20 e 21 giugno dal governo di Jean-Marc Ayrault potrebbe produrre nuove crepe nel sistema pensionistico francese Recessione nel 2013, crescita debole nel 2014: il deterioramento delle previsioni della Commissione europea per la Francia annuncia una difficoltà per le finanze pubbliche. Se la Francia ha ottenuto una dilazione di due anni per il ritorno all obiettivo del deficit pubblico entro il 3% del prodotto interno lordo (Pil), il commissario europeo incaricato degli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha accompagnato questa decisione con una contropartita: «riforme strutturali sostanziali in materia di mercato del lavoro», «di apertura dei mercati» e «di sistema pensionistico (1)». Si profila dunque la prospettiva di una nuova riforma delle pensioni. Secondo l ultimo rapporto del Consiglio di orientamento sulle pensioni (Conseil d orientation des retraites - Cor), nel breve periodo, da qui al 2020, le esigenze di finanziamento del sistema potrebbero arrivare all 1% del Pil, ovvero 222 miliardi di euro (2). Intorno al , in compenso, lo scenario medio non mostra ulteriori peggioramenti. E le esigenze di finanziamento del sistema potrebbero anche ridursi a partire dal 2060, con la spesa per le pensioni a rappresentare il 13,5% del Pil (contro il 13,8% di oggi). È una novità, rispetto alle proiezioni precedenti. Lo scenario ottimistico prevede addirittura un eccedenza di 0,5 punti del Pil e una riduzione della quota delle pensioni al 12,4% del Pil. In altri termini, la questione del finanziamento interesserebbe essenzialmente un orizzonte di breve e medio periodo, legato all attuale crisi economica e all arrivo alla pensione delle affollate generazioni del baby-boom, un fenomeno che si distribuirà fino al 2035 circa. Da qui ad allora, quali soluzioni per il finanziamento? Dal 1991, si era implicitamente consolidato un consenso intorno all idea di non aumentare i tassi contributivi. Il governo potrebbe cambiare strada, ma per coerenza con il credito d imposta per la competitività e l occupazione, decisa nell autunno 2012, l aumento non potrebbe essere che marginale. Un ulteriore allungamento della durata assicurativa per una pensione a tasso * Ricercatore presso il Centro studi e prospettive del Groupe Alpha. Il suo ultimo libro è: Retraites: quelle nouvelle réforme?, La Documentation française, Parigi, di ANTOINE RÉMOND * In Senegal, come in tutta l Africa, l età è tabù. Non si chiede mai. Sono dunque considerati vecchi quelli che tali appaiono. Simboli di saggezza, sono rispettati dai loro figli. Ma con l urbanizzazione i legami cambiano. La scrittrice senegalese Mariama Ndoye, insignita del premio Ivoire nel 2002, ha scritto questo racconto per Le Monde diplomatique. di MARIAMA NDOYE * pieno sembra un punto delicato. La durata è già passata da 37,5 a 40 anni fra il 1993 e il Quest aumento ha assorbito i guadagni nella speranza di vita conseguiti nello stesso periodo: 2,3 anni per gli uomini e 1,8 per le donne. Dal 2009, una regola di allungamento automatico della durata assicurativa introdotta dalla riforma del 2003 prevede che l aumento della speranza di vita debba ripartirsi fra la permanenza al lavoro (per i due terzi) e la pensione (un terzo). Il governo avrebbe intenzione di rendere stabile questo dispositivo, inizialmente previsto solo fino al L ultima leva: deindicizzare le pensioni Macodou e Déguène, una coppia di ottuagenari come se ne trovano ancora tante dalle nostre parti, discorrono. Déguène, ti ricordi dei nostri vent anni? Ehi zio, parla piano. I nipoti ci possono sentire! Non è decente parlare della nostra gioventù davanti a loro! Ma perché? Le foto mostrano che eri più bella delle nostre figlie alla stessa età. Eri robusta e non avevi bisogno di domestiche per tenere pulita la casa e nutrire quindici persone, tre volte al giorno, alle ore prestabilite. È vero, i miei rimpianti suoceri, le cognate e alcuni tuoi cugini vivevano con noi. Alle 8 del mattino ero già al mercato a fare la spesa perché tuo padre voleva mangiare pesce fresco e non congelato. A quei tempi, il thiof (1) era ancora accessibile alle tasche dei piccoli funzionari. * Scrittrice. Il suo ultimo romanzo è L arbre s est penché, Eburnie, Abidjan, LUIGI TITO Ritratto della contessa Lia Soranzo, 1990 Quanto all età pensionabile, la riforma del 2010 prevede di posticipare la maturazione del diritto da 60 a 62 anni per le persone nate a partire dal Questo innalzamento, già più rapido rispetto alle altre riforme in Europa, è stato accelerato dalla legge di finanziamento della Sicurezza sociale per il Il perfezionamento del diritto all età di 62 anni avverrà nel 2017 per le persone nate a partire dal In queste condizioni, il livello delle pensioni diventa il nuovo bersaglio. Nel luglio 2012, la Corte dei conti indicava che «un accurata gestione delle spese, se si rivelasse necessaria, potrebbe, nel breve periodo, riguardare i meccanismi di indicizzazione delle pensioni». Secondo la Corte, una rivalorizzazione non più in funzione dell inflazione, ma dell inflazione meno un punto, farebbe incassare 750 milioni di euro nel 2013, per il solo regime generale. In quest ipotesi, la Corte dei conti consiglia ai poteri pubblici di studiare la fattibilità tecnica e giuridica di una «differenziazione delle rivalorizzazioni in funzione del livello delle pensioni percepite così da preservare le pensioni più modeste». Una deindicizzazione differenziata porrebbe problemi tecnici vista la situazione dei poli-pensionati (chi ha versato contributi a più di un sistema di base): in tal modo alcuni percepiscono una piccola pensione dalla Cassa nazionale di assicurazione vecchiaia, perché hanno lavorato poco tempo nel settore privato, e poi una pensione più generosa da un altro regime di base. Questo tipo di provvedimento riguarderebbe probabilmente tutti gli assicurati, salvo i beneficiari della pensione minima di vecchiaia, un allocazione indipendente dalla durata dell attività lavorativa. Nei sistemi pensionistici integrativi del settore privato Arrco e Agirc, questa deindicizzazione è stata decisa con l accordo del 13 marzo 2013 fra il padronato e tre organizzazioni sindacali: la Confederazione francese democratica del lavoro (Confédération française démocratique du travail - Cfdt), Forza operaia (Force ouvrière - Fo) e la Confederazione francese dei lavoratori cristiani (Confédération française des travailleurs chrétiens - Cftc). Sarà applicata nel corso dei prossimi tre anni e riguarderà tutti i lavoratori dipendenti. Prima ancora della fine del negoziato, l allora ministro del bilancio Jérôme Cahuzac aveva difeso il provvedimento, trovandovi «elementi molto apprezzabili». Il governo, aveva detto il ministro, non può «non tenerne conto» nella riforma dei regimi di base (Les Echos, 15 gennaio 2013). I firmatari dell accordo sostengono di opporsi dalla deindicizzazio- (1) Conferenza stampa sulle previsioni economiche di primavera, 3 maggio (2) «Retraites: perspectives 2020, 2040 et 2060», Conseil d orientation des retraites, 11 rapporto, La documentation française, Parigi, «Ti ricordi Un funzionario non è mai piccolo, moglie mia. Lavora in un ufficio, porta la giacca, riceve uno stipendio regolare alla fine del mese. All epoca, godeva della stima di tutti. A lui si rivolgevano quelli che elemosinavano pezzi di montone durante il Tabaski (2) o i battesimi, trovandosi o sostenendo di trovarsi in stato di necessità. Oggi i nuovi ricchi sono i calciatori, i lottatori, i cantanti e soprattutto gli emigrati tornati dalla Spagna, dall Italia, dagli Stati uniti. Loro hanno preso il posto dei burocrati, degli impiegati amministrativi, degli autisti di personalità, come me. Sì, zio. Stavi bene nella tua divisa di autista del governatore della regione! Il berretto sempre ben piazzato sulla testa mentre guidavi. E con che eleganza aprivi la portiera al tuo capo, alla sfilata della festa nazionale. I cameraman della televisione lo aspettavano. Tu fermavi l auto giusto nel punto indicato dalle strisce bianche sulla via. Scendevi, giravi intorno alla macchina, ti toglievi il berretto e aprivi la portiera inchinandoti. Poi richiudevi la portiera, ti rimettevi al volante e andavi a parcheggiare, in modo diritto, impeccabile. Ci si poteva sbagliare e pensare che il capo eri tu, talmente eri sicuro di te! Davvero, Déguène? Sì, davvero! Una delle nostre vicine si era perfino innamorata di te, un anno. Esaltava le tue prestazioni con chiunque stesse ad ascoltarla. Si vantava anche che tu andassi a trovarla nottetempo. Non ti ricordi? No! Mi ricordo solo delle cose che non provocano discussioni tempestose, lo sai! Vieni piuttosto a massaggiarmi la schiena, invece di rispolverare i tuoi ricordi, donna! Sai bene che la mia pensione di vecchiaia non mi permette di curare al tempo stesso la mia artrosi, il mio inizio di glaucoma, e il tuo diabete (1) Il pesce più rinomato del paese. (2) Nome de l Aïd al-kabir in Senegal.

17 DOSSIER Le Monde diplomatique il manifesto giugno la crisi ai pensionati Età di uscita dal mercato del lavoro confrontata con l età pensionabile legale Età Corea ne per i sistemi di base: il segretario generale della Cfdt sottolinea che «un contributo dei pensionati per finanziare il sistema non è una buona soluzione»; quello di Fo ricorda che «deindicizzare le pensioni dal livello dell inflazione significherebbe colpire i piccoli pensionati»; e la presidente del Movimento delle imprese francesi(mouvement des entreprises de France Medef, la Confindustria francese, ndt) mette in guardia contro una «rottura del patto intergenerazionale» (3). Ma queste proteste contraddicono il provvedimento di deindicizzazione approvato nell accordo del 13 marzo. La garanzia del livello delle pensioni complementari è al centro del patto fra le generazioni quanto quella dei sistemi di base, non foss altro perché a partire da un certo livello salariale il grosso della pensione viene dai sistemi complementari. Per giustificare una deindicizzazione delle pensioni si avanzano in genere tre argomenti. In primo luogo, si tratterebbe della sola leva non toccata dalle riforme precedenti. Ma le pensioni attuali hanno già subito una riduzione del potere d acquisto. L indicizzazione delle pensioni ai prezzi, e non più agli stipendi (nel 1987), poi il passaggio dai dieci ai venticinque anni migliori per determinare il salario medio annuo e dunque l ammontare della pensione (nel 1993), hanno ridotto il livello delle pensioni rispetto agli ultimi stipendi (tasso di sostituzione) nel regime generale del settore privato. Questa diminuzione si è prodotta anche se le persone andate in pensione in questi ultimi anni avevano avuto più spesso carriere complete e dunque pensioni in media migliori rispetto a quelle di chi le ha precedute. Peraltro, dal 2013, i pensionati contribuiscono al finanziamento della non autosufficienza subendo una tassa dello 0,3% sulle loro pensioni di vecchiaia e di invalidità, salvo se sono sottoposti al tasso ridotto di contribuzione sociale generalizzata (Contribution sociale généralisée - Csg) del 3,8% o esonerati dal prelievo. Il secondo argomento può essere riassunto così: poiché i pensionati hanno una propensione alla spesa inferiore, una riduzione della loro pensione penalizzerebbe meno il consumo globale rispetto a un aumento dei tassi di contribuzione degli attivi. Però, i comportamenti non si possono limitare alla sola riduzione della propensione al consumo, misurata dalle inchieste sui «bilanci delle famiglie» da parte dell Istituto nazionale della statistica e degli studi econonomici (Institut national de la statistique et des études économiques - Insee). Che ignorano alcuni fattori: Che diabete? Non portare male, sono solo tracce di glicemia! Sei superstiziosa, da buona senegalese, e credi che se ne parlo, il tasso salirà. Pretendi di essere in buona salute solo per poter continuare a mangiare il tuo bel piatto di riso a mezzogiorno senza farti dare della ghiottona! Dai, Macodou, lasciami in pace e coricati, che possa spalmarti il burro di karité sulla schiena e massaggiarti per bene! Egli solleva il bubù e si stende sul ventre. Poi, subito, esclama: Déguène, non hai più forza nelle braccia, devo sposarmi con una terza donna, forte e vigorosa! Lei gli dà un bel colpo. Quando non si ha più niente, si sta calmi. Sai bene che le giovani esauriscono i vecchi della tua età! Guardati un po intorno. Sembra che saranno loro a riscuotere tutte le pensioni di vecchiaia. Vogliono diventare vedove per potersi dedicare ai loro giovani spasimanti, dopo avervi portati alla tomba. Vuoi che ti succeda la stessa cosa? Smetti di fare la comare e massaggiami, piuttosto! So che la consistenza del mio portafoglio non attira più nessuno, e che se per un caso improbabile mi fosse offerta una terza sposa, lei scapperebbe di casa al primo litigio, come fece la seconda. Hai riscaldato l acqua per le mie abluzioni? E febbraio e fa ancora freddo. Ehi, nonno dei nipoti, non ho dieci mani per fare dieci cose alla volta! Vuoi che smetta di massaggiarti? Del resto, alzati! Arriva tuo figlio, rimettiti subito il bubù. Assalamu aleikum, siete in pace, genitori miei? Soltanto la pace, benedetto figlio! E tu, hai lasciato quelli di casa tua in pace? LUIGI TITO Ritratto della contessa Avogadro, 1990 ad esempio, le persone anziane che vivono in strutture hanno un tasso di risparmio più debole (quando non negativo) di quello delle persone che vivono a casa loro, ma non sono comprese nelle inchieste dell Insee. Del resto, questa propensione debole al consumo può essere legata al desiderio di trasmettere degli averi ai discendenti; il che, a parità di reddito, permette alle generazioni degli attivi di consumare di più. Ed è legata anche alla creazione di un risparmio precauzionale, destinato a finanziare la non autosufficienza, dal momento che le famiglie potrebbero doversi far carico del mantenimento di un congiunto in una struttura. E poi si consuma meno quando non esiste un offerta di beni e servizi (compresa la distribuzione) adattata ai propri bisogni: ad esempio il boom della tecnologia di consumo di fatto esclude i più anziani, che non ne padroneggiano l uso. Più ricchi degli attivi? dei nostri vent anni?» Il terzo argomento al quale si ricorre per giustificare la deindicizzazione delle pensioni si riferisce al livello di vita dei pensionati. Poiché esso è equivalente a quello degli attivi, sarebbe «logico», si spiega, che anch essi paghino. L ammontare della pensione rappresenta una parte dello stipendio medio percepito nel corso dell attività professionale. Secondo la Direzione generale ricerca, studi, valutazione e statistiche (Direction de la recherche, des études, de l évaluation et des statistiques - Drees), la pensione media lorda (4) era di euro nel 2008 (ultimo dato disponibile), per un totale annuo di euro, mentre l Insee colloca lo stipendio medio netto degli attivi a euro all anno. La pensione media è dunque pari al 74% dello stipendio medio netto e al 62% dello stipendio medio netto a tempo pieno. Il livello di vita dei pensionati è poi pari al 95% di quello degli attivi. Questo si spiega con la composizione delle famiglie (in genere non hanno più minori a carico) e con i redditi da patrimonio, in media più importanti visto il patrimonio finanziario che è superiore a quello degli attivi. Comunque sia, la situazione relativa dei pensionati non è migliorata negli ultimi tempi, dal momento che nel 1996 il loro livello di vita medio era pari al 97% di quello degli attivi. Peraltro, questi confronti sul livello di vita sono incerti. Gli uni fanno valere il fatto che i pensionati sono più spesso proprietari della loro residenza principale; una situazione che porrebbe il loro livello di vita leggermente sopra quello degli attivi. Gli altri sottolineano il costo dell assicurazione sanitaria complementare, più alto per i pensionati a causa della loro età e di contratti individuali, il che si traduce in un equivalenza fra i livelli di vita. Tuttavia questa non tiene conto dei trasferimenti intergenerazionali fra vivi (trasmissione del patrimonio, aiuti finanziari) che riducono il livello di vita dei pensionati e aumentano quello degli attivi. Piuttosto che deindicizzare, la futura riforma non dovrebbe cercare di chiarire le modalità di finanziamento del sistema? Riforma dopo riforma, la questione è diventata sempre più complessa. Lo scopo di certi prelievi non è chiaro: ad esempio, il forfait sociale e la Csg servono a finanziare sia l assicurazione malattia sia il Fondo di solidarietà per la vecchiaia (Fonds de solidarité vieillesse - Fsv). In certi casi, la loro logica è diventata incomprensibile: il forfait sociale e la tassa sugli stipendi sono contribuzioni sociali che finanziano il Fsv, ma non i regimi pensionistici, quando diversi sindacati chiedono un allargamento della base contributiva ANTOINE RÉMOND (3) Rispettivamente France Info, 13 maggio 2013; dichiarazione alla stampa, 13 maggio 2013; il punto mensile con la stampa, 15 gennaio (4) «Les retraites perçues fin 2008», Etudes et résultats, n. 758, Drees, Parigi, aprile (Traduzione di M. C.) Vi disturbo? Ma no! Stavo facendo una piccola siesta dopo un pranzo abbondante. Non posso rimanere, sono venuto a lasciarvi la vostra parte del mio piccolo stipendio. Vorrei tanto fare di più per voi. Mi avete dato la vita e non mi avete mai fatto mancare niente. E così alle mie sorelle. Pregate perché vinca il concorso al quale mi sono presentato. Da cassiere diventerei assistente del direttore e vi potrei offrire un secondo pellegrinaggio ai luoghi santi. Figlio mio, non abbiamo più le gambe per un viaggio così. Ci hai già offerto il primo pellegrinaggio, l unico obbligatorio. E ti sei privato di tante cose per questo. Stai tranquillo, se è vero che ho conosciuto un solo uomo, tuo padre, che mi ha sposata quando avevo sedici anni, tu sarai il primo al concorso, otterrai tutto ciò a cui tenderai la mano, insh Allah. Se Dio non toglie quel che ha dato, se c è anche un solo vincitore a questo concorso, sarai tu e nessun altro. Il giovane, commosso dalle parole della sua nobile madre, parole che poche altre donne potevano permettersi senza rischiare le fiamme dell inferno, andò via veloce com era arrivato, lasciando i genitori alla loro intimità. Che bravo figlio mi hai dato, Déguène! Guarda che comodità! Una casa per noi, un divano, un letto a due piazze, un armadio a cinque ante, pieno, un televisore, un frigorifero, un congelatore. Una domestica per cucinare, una lavandaia per il bucato, le bollette dell acqua e dell elettricità sempre puntualmente pagate! Mash Allah! Le nostre parole non devono nuocergli! L unico neo è che non lo vediamo abbastanza spesso. I trasporti sono costosi e faticosi in questa nostra città che è diventata enorme. Se solo sua moglie accettasse di venire ad abitare con noi, quanto rispar- Giappone Stati uniti Norvegia Regno unito Germania Francia Donne Uomini mierebbe! Ma le giovani donne di adesso vogliono vivere in un appartamento solo con il marito, un figlio, un cane e forse un gatto. Ma poi, non appena c è qualche problema, corrono a cercare la suocera, perché il bambino ha la pelle calda o gli è andato il cibo di traverso. Dai Déguène, non ti abbattere. Ciascuno fa la propria vita. Lei non ci ha portato via nostro figlio. Assolutamente. E poi ecco, il muezzin chiama per la preghiera. Dammi i miei sandali, sotto il letto, e prendimi il contenitore per le abluzioni. Da qui alla moschea, c è un bel pezzetto. Sì, zio, dimentichi che faccio fatica ad alzarmi quando mi abbasso troppo. Infilati le pantofole che vedi davanti alla porta, prendi sciarpa e berretto. Fra freschetto fuori. Eh sì! Il n y a plus de saisons! Mormorò il vecchio Macodou abbassandosi per non battere la testa passando per la porta. Egli amava questa espressione, l aveva sentita dire tante volte dal suo capo quando, al telefono, chiedeva al cugino che tempo facesse in città. Déguène non capiva queste parole, ma le piaceva quando il suo uomo parlava francese; quando le lontane reminiscenze della sua lingua affioravano alla sua memoria di pensionato dell epoca coloniale. Déguène stirò le lunghe braccia, scoprendo una pelle sottile, di due gradazioni più chiara della pelle del viso. Si guardò furtivamente nello specchio del comò e disse: «Oh, la bellezza non è fedele, specchio mio, sono proprio io, Déguène, questa?» Poi rese grazie a Dio: «Le donne che non sono invecchiate come me, sono partite per l altro mondo. Che la terra sia loro leggera!» (Traduzione di M. C.) Età di uscita dal mercato del lavoro Età legale di pensionamento Fonte: «Panorama delle pensioni 2011», Ocse. Composizione del reddito delle persone con più di 65 anni in percentuale sul reddito totale Trasferimento pubblico Lavoro Capitale Oltre i limiti di età In tutti continenti, e con tutti i tipi di governi, l età della pensione si allontana. Sono le imprese e non i salariati a trarre vantaggio dall aumento della speranza di vita. 0 Francia Germania Svezia Belgio Italia R.U. Giappone Canada Fonte: Conseil d orientation des retraites, ottobre 2010 (dasato su dati Ocse). Il modello europeo Stati uniti I «trasferimenti pubblici» stanno a indicare le pensioni finanziate da prelievi pubblici (contributi o imposte). Sono la parte essenziali dei redditi pensionistici in Europa. MARIAMA NDOYE

18 18 giugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto DOSSIER Il mercato che piace alle imprese giapponesi Nel 2050 i giapponesi potrebbero essere trentun milioni in meno rispetto all anno Un dato inaudito, in un paese sviluppato. E l arcipelago sceglie di posticipare l età della pensione puntando tutto sul consumo. di Florian Kohlbacher * L invecchiamento e, in certi casi, la decrescita della popolazione hanno importanti conseguenze economiche, sociali, individuali e organizzative. Il Giappone è al tempo stesso il paese più colpito da questo mutamento demografico, e il più avanzato in termini di innovazione e sviluppo di un mercato nuovo. La contrazione demografica è iniziata in Giappone nel Nell ottobre 2010, le persone di 65 anni e più erano il 23% della popolazione, e quelle di 50 anni e più erano il 43%: le percentuali più elevate al mondo. Da un lato, questa mutazione rende concreta la minaccia di una penuria di manodopera e di una perdita di competenze, insieme a un ridimensionamento del mercato interno. D altro canto, apre la prospettiva di quello che viene chiamato «mercato d argento» («silver market»), o «mercato dell invecchiamento». Secondo le previsioni, nel 2015 un quarto dei giapponesi avrà 65 anni o più, e questa proporzione salirà a un terzo nel La struttura delle età si discosterà sempre più dalla classica forma piramidale, e arrivando ad adottare la forma di un cervo volante. Il numero di senior continuerebbe a crescere, mentre la popolazione totale scenderebbe a 95 milioni (contro 126,87 milioni nel 2000), a causa del basso tasso di natalità. A partire dal 2005, questo decremento demografico si è accompagnato a una diminuzione della forza lavoro. Se non si prendono misure per aumentare la popolazione attiva, essa declinerà in modo spettacolare. La soluzione che riscuote il maggior consenso sociale (si legga l'articolo in basso) consiste nell aumentare il numero di senior al lavoro. Si potrebbe anche aumentare il numero di donne, il cui tasso di attività è inferiore a quello osservato negli altri paesi sviluppati (il 71,6% per la fascia di età dei anni, contro il 75,2% negli Stati uniti, l 81,3% in Germania o l 83,8% in Francia). Ma un cambiamento di mentalità che porti a una maggiore eguaglianza fra i generi richiede tempo, mentre la questione dell invecchiamento riguarda il presente. Secondo il Libro bianco del governo, gli attivi dovrebbero passare da 66,57 milioni nel 2006 a 42,28 milioni nel 2050 (1). Dal 2007, la generazione dei baby-boomers sta arrivando all età della pensione. Questo pone difficoltà talmente grandi che si è parlato di nisen-nana-nen-mondai: «il problema dell anno 2007». In senso stretto sono interessate le persone nate fra il 1947 e il 1949; se si estende la definizione ai due anni seguenti (1950 e 1951), questa generazione comprende 10,7 milioni di persone, di cui 8,2 milioni di attivi, ovvero oltre il 12% della popolazione attiva totale. Si immagini la situazione se tutti andassero in pensione al momento stabilito Molti esperti temono che quest ondata di partenze annunciate provochi problemi gravi, sia a livello delle singole imprese che su scala nazionale. Prima di tutto, questi salariati hanno delle competenze e il loro pensionamento porta a una perdita di expertise; inoltre si profila una penuria di manodopera qualificata. Da qui l idea di fissare l età pensionabile ai 65 anni circa. Il che obbliga le imprese ad adattarsi: le capacità e i bisogni fisiologici e psicologici di questi dipendenti sono diversi, ed è probabile che dovranno cambiare i metodi di lavoro. La questione delle qualifiche si rivela tanto più critica in quanto l approccio giapponese all organizzazione del lavoro si fonda su un trasferimento diretto delle competenze durante le ore di lavoro e in «incontri sociali» la sera; si privilegia insomma la formazione sul campo. Una gran parte delle competenze, dunque, non è stata mai assegnata formalmente. Questo è vero soprattutto per le grandi imprese * Responsabile della sezione Economia e imprese dell Istituto tedesco di studi giapponesi di Tokyo, membro del Forum mondiale sull invecchiamento e la demografia. Coautore di The Silver Market Phenomenon: Marketing and Innovation in the Aging Society, Springer, Heidelberg, 2011 (seconda ediz.). LUIGI TITO Studio per ritratto di vecchio, part. che funzionano secondo il sistema tradizionale dell impiego a vita e dell anzianità (i due terzi della manodopera). E la codificazione delle competenze richiede tempo. Per adesso, la tanto temuta ondata di partenze non si è verificata. Al contrario: secondo un inchiesta del ministero giapponese della salute, del lavoro e dell aiuto sociale (2), il numero di lavoratori fra i 60 e i 65 anni è aumentato del 9,3% nel 2008, e del 4% nel Il loro tasso di attività era pari al 76,5% nel Delle persone fra i 65 e 69 anni gli occupati sono circa la metà (il 49,4%), e fra chi ha oltre 70 anni quasi uno su cinque (il 19,9%). Tutto ciò ha a che fare con l emendamento alla legge sulla stabilizzazione dell impiego delle persone anziane, che ha allungato l età pensionabile dai 60 ai 65 anni, per scaglioni, fra l aprile 2006 e l aprile 2013 (3). Dal 2005 (giusto prima della legge) al 2009, il numero dei salariati regolari fra i 60 e i 64 anni è aumentato dell 80,8% e quello di chi ha più di 64 anni, del 104,9%. L attuale governo ha intenzione di innalzare l età pensionabile a 70 anni. Già adesso, l età effettiva di pensionamento (intorno ai 70 anni per gli uomini) è più elevata dell età legale. Infatti, il Giappone ha il maggior numero di pensionati che lavorano (4), e si caratterizza per un tasso molto elevato di persone anziane al lavoro. Così, le imprese fanno pressione per ristrutturare la politica dei salari basata sull anzianità che, a sentir loro, è un freno al mantenimento al lavoro dopo i 60 anni. Tastiera più grande e icone facili da leggere sul telefono Raku-Raku Peraltro, il mondo delle imprese cerca di catturare (o creare) nuovi mercati. Per certi settori industriali, gli over 40 sono già la maggioranza dei consumatori e hanno sostituito le giovani generazioni come «target privilegiato». Il caso del mercato dei pannoloni usa e getta illustra, simbolicamente, la realtà giapponese: nel 2008, per la prima volta nella storia, le loro vendite hanno eguagliato quelle dei pannolini per neonati. Nei prossimi due anni, queste ultime dovrebbero diminuire del 10% all anno, mentre le prime dovrebbero aumentare del 40%, sempre all anno. Questo silver market è la prova che la crisi demografica, inizialmente vista come un pericolo, può rivelarsi un opportunità di sviluppo occupazionale. In altri termini, ogni crisi rappresenta anche un occasione. Come confermano i caratteri sino-giapponesi: il secondo carattere del termine «crisi» (kiki) significa infatti anche «occasione» (kikai). Attualmente, il mondo degli affari guarda con la massima attenzione a questa generazione chiamata a diventare il primo mercato, almeno per la parte più abbiente della popolazione. I baby-boomers, sempre attivi ed energici, sono un sottogruppo dotato di mezzi finanziari, curioso di innovazioni tecnologiche e avido di acquisti. Quando (alla fine) vanno in pensione, e si trovano a disporre di un nuovo tempo libero, rappresentano un potenziale molto interessante. Secondo le ultime stime (del 2009), una grande parte degli averi finanziari giapponesi, e soprattutto il debito pubblico, appartengono a questa generazione: i cinquantenni ne detengono il 21%, i sessantenni il 31% e i settantenni e oltre, il 28%. Peraltro, i giapponesi più anziani in genere non sono indebitati e sono proprietari della loro abitazione. Queste persone finanziariamente tranquille sono chiamate rōjin kizoku («la nobiltà degli anziani»). Diverse imprese sono già riuscite ad adattare prodotti esistenti, a idearne di nuovi, e a sviluppare nuove tecnologie per questa clientela che dispone di un comodo potere d acquisto. Un esempio è il cellulare Raku-Raku («facile facile»): icone et testo facili da leggere, tastiera più grande, uso intuitivo, sistema di rilevazione del rumore. È una sintesi delle ultime tecnologie e, grazie al suo approccio transgenerazionale, seduce anche altre fasce di età. Un altro esempio di questo approccio è la consolle da gioco Wii di Nintendo, un successo fenomenale. È in grado di radunare diverse generazioni intorno a giochi comuni e affascina tutta la famiglia, nonni compresi. Altre imprese hanno adottato il concetto «facile facile»: nel 2007, Panasonic ha lanciato il Raku-Raku Walk, un attrezzo da allenamento destinato alle persone che hanno problemi alle ginocchia, che rafforza i muscoli delle gambe dando sollievo alle articolazioni. Quanto alla società Wacoal, numero uno giapponese dell intimo femminile, ha creato un marchio, Raku-Raku Partner, destinato al tempo stesso alle anziane e a chi se ne prende cura. Giromanica larghi, adesempio, permettono alle donne di infilare e togliere da sole facilmente certi indumenti; l abbottonatura è semplificata: bottoni di forma ovoidale, bottoni a pressione ad angolo o chiusure con il velcro. Ci sono capi ideati per evitare di ferirsi, come l Anshin Walker (anshin significa «sicurezza»), messo in commercio nel 2007: una guaina munita di imbottiture che protegge il collo del femore in caso di caduta e sostiene anche i muscoli quando si è seduti o si cammina Un altro mercato in grande sviluppo è quello delle case specializzate. Tradizionalmente, gli anziani vivevano con i loro figli o nipoti, ed era frequente vedere tre generazioni sotto uno stesso tetto. Ma ormai vive in famiglia meno della metà (il 45%) di chi ha più di 65 anni, mentre era il 70% nel 1980 (5). Con il cambiamento delle condizioni di vita dei più giovani (soprattutto l inurbamento e la mobilità del lavoro) e l aumento della speranza di vita, sempre più pensionati decidono di vivere per conto proprio, risistemando però la casa, il che stimola il mercato delle ristrutturazioni immobiliari. Altri vanno a vivere in istituti di cura o case di riposo. I media occidentali hanno spesso parlato dei robot infermieri. Finora quest industria non ha risposto alle aspettative, anche se il Giappone rimane pioniere in questo campo, e le ricerche vanno avanti. Ma con la crisi i giapponesi riducono le spese. I baby-boomers che hanno un po di denaro tendono piuttosto a risparmiare o a sostenere finanziariamente figli e nipoti. Per far fronte alle necessità, i giapponesi hanno perfino ridotto il tasso di risparmio, passato dal 21% del reddito lordo disponibile nel 1990 al 6% oggi. Peraltro, finora il Giappone si è interessato soprattutto agli anziani ricchi e in buona salute, e molto meno agli anziani poveri e malati. Ma in futuro quest ultimo gruppo potrebbe rapidamente diventare importante, e il silver market svilupparsi in qualcosa di molto diverso dalle previsioni. Le disuguaglianze salariali ed economiche, e la povertà fra i più anziani, minacciano di essere una bomba a scoppio ritardato. Attualmente, vive sotto la soglia di povertà il 25,4% di chi ha oltre 75 anni, contro il 16,1% per la media dell Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), e il 10,6% della Francia (6). Questo dovrebbe fungere da campanello d allarme per i poteri pubblici, ma anche per le imprese, che potrebbero impegnarsi a fornire prodotti e servizi destinati ad aiutare gli anziani nella loro vita quotidiana. (1) «Livre blanc sur la population», ministero della salute, del lavoro e dell aiuto sociale, 2009, (2) «Labour force survey, , ministero della salute, del lavoro e dell aiuto sociale,www.stat.go.jp (3) Nell aprile 2006, l età legale della pensione è passata a 62 anni, poi a 63 anni fra il 2007 e il 2009, a 64 fra il 2010 e il 2012, a 65 anni nel (4) I datori di lavoro hanno la possibilità di riassumere i lavoratori in pensione, con uno status inferiore, senza le garanzie e i vantaggi dei quali godevano prima. (5) Cfr. Maren Godzik, «New housing options for the elderly in Japan: the example of Tokyo s edogawa ward», Imploding Populations in Japan and Germany, Brill, leyde, (6) Questo tasso è inferiore alla metà al reddito medio disponibile nelle famiglie. Cfr. «Panorama des pensions Les systèmes de retraite dans les pays de l OCDE et du G20», OCDE, Parigi, (Traduzione di M.C.) Speranza di vita all età di 65 anni Anni Svezia Regno unito Francia Italia Germania Lettonia Slovacchia Media Unione europea Numero di anni senza Speranza di vita totale limitazione di attività Fonte: «Population et société», n 499, Ined, aprile In pensione e... malato Si vive più a lungo ma non sempre ci si gode la pensione. Così, in Francia, a 65 anni, si può sperare di vivere ancora 20,9 anni in media, ma solo 9,8 senza handicap. Per quanto bizzarro possa sembrare agli occidentali, in Giappone la categoria più ostile a un aumento dell età pensionale è quella dei datori di lavoro; quantomeno i grandi gruppi. L organizzazione padronale Keidanren, equivalente nipponico della Confindustria si è in un primo tempo opposta alla legge che mirava a fissare l età a 65 anni. In effetti, anche se questo sistema è in declino, le remunerazioni dei lavoratori a tempo pieno aumentano parallelamente all anzianità. Anche le liquidazioni crescono con il numero di anni di lavoro. Per Keidanren, mantenere nell impiego chi ha anni significa pagare salari più elevati a lavoratori il cui rendimento è ritenuto inferiore: «un fardello», sostengono. L organizzazione padronale è insorta contro la legge anche in nome della difesa dell occupazione per i giovani. Le aziende preferiscono fare a meno dei «lavoratori regolari», come li chiamano qui, per privilegiare posti, meno pagati, a tempo parziale o di durata determinata. Che poi, possono essere occupati anche dai senior, diventati però precari e sottopagati. Un consenso inaspettato In compenso, la più importante confederazione sindacale del Giappone, la Rengo (Nihon rôdô kumai sôren gôkai) si è congratulata per la legge adottata nel luglio 2012 che mira a mantenere i lavoratori nell impresa fino ai 65 anni. (1) Sul lato dei partiti politici, il consenso è totale. La legge è stata votata quasi all unanimità dai deputati dell allora opposizione (il Partito democratico liberale del Giappone e il Komei), da quelli della maggioranza (il Partito democratico del Giappone) e dalle altre formazioni. Hanno votato contro solo i sei deputati comunisti e quattro socialdemocratici (su duecentoquarantadue) (2). Quanto alla popolazione, la pensione non rappresenta nel suo immaginario una nuova tappa nell esistenza. In generale i giapponesi non sono ostili all idea di lavorare più a lungo. Prima di tutto per ragioni economiche, perché il giovane sistema pensionistico, creato nel 1986, versa pensioni molto limitate e non copre tutti i salariati. I lavoratori che hanno cumulato contratti precari anche a tempo pieno non prendono praticamente nulla. Agli altri va meglio, ma tanti devono comunque continuare a lavorare per arrivare alla fine del mese, dal momento che la pensione deve coprire le spese di una coppia. Infine, una parte significativa dei potenziali pensionati rifiuta di lasciare il lavoro. «Preferisco lavorare che stare a casa», dicono in molti. Tutta la loro vita sociale si è svolta dentro e intorno all impresa, anche con gli incontri serali, dopo il lavoro. Andare in pensione significherebbe tagliare tutti i legami sociali. Per i più giovani, la questione della pensione non si pone: la maggior parte di loro sono piuttosto preoccupati di trovare un impiego stabile, sempre più raro Là si situa il dibattito centrale nella società giapponese. EMMANUEL BONAVITA Traduttore, co-curatore dell edizione giapponese di Le Monde diplomatique (1) Cfr. «Action policies, », Rengo (Japanese Trade Union Confederation), (2) Camera dei consiglieri, Tokyo, (Traduzione di M. C.)

19 Jihad mondiale o lotta indipendentista in Cecenia? I lupi solitari di Boston Le Monde diplomatique il manifesto giugno Gli attentati della maratona di Boston, il 15 aprile scorso, hanno fatto riapparire lo spettro di un jihad mondiale contro gli Stati uniti, che mobiliterebbe i combattenti islamici dal Sahel all Afghanistan passando per il Caucaso. Tuttavia, le motivazioni dei fratelli Tsarnaev hanno poco a che vedere con la situazione in Cecenia, repubblica della quale sono originari, la cui lotta ha come obiettivo innanzitutto l indipendenza nei confronti della Russia. di MURAD BATAL AL-SHISHANI * A ll indomani degli attentati di Boston, che hanno provocato tre morti e quasi duecento feriti, il 15 aprile scorso, si è diffusa la notizia della scomparsa di Moshe Gammer. Professore di storia all università di Tel Aviv, aveva fatto parte, assieme a Marie Bennigsen-Broxup, a sua volta deceduta qualche mese prima, dei ricercatori interessati alla storia, alle società, e alla cultura del Caucaso del Nord, un campo di studi rimasto fino a oggi assai poco apprezzato dagli universitari. ucciso nel settembre 2011 nello Yemen da un drone della Central Intelligence Agency (Cia) (4). Questo fa pensare che i due uomini fossero veramente dei lupi solitari, senza rapporto con i combattenti ceceni descritti da Gammer. Inoltre, malgrado le testimonianze non confermate secondo le quali Tamerlan Tsarnaev avrebbe incontrato degli insorti nel Caucaso del Nord durante il suo soggiorno nella regione nel 2012, diversi elementi indicano che la sua radicalizzazione era estranea al contesto caucasico. REUTERS/Jessica Rinaldi Boston, Massachusetts 18 Aprile 2013 Omaggio alle vittime della strage della maratona Nei giorni successivi, la Cecenia diventa un argomento in voga a causa delle origini cecene dei due sospettati degli attentati di Boston, Tamerlan Tsarnaev, morto durante un conflitto a fuoco con la polizia, e il fratello Dzhokhar, oggi detenuto. Gammer lascia una quantità di articoli e di libri dedicati al Caucaso del Nord, e più in particolare alla Cecenia. La sua ultima opera, Il lupo solitario e l orso (1), rievoca la storia della resistenza di questo piccolo popolo di fronte agli appetiti imperiali del suo potente vicino, la Russia. Vi si esamina la tesi di una trasformazione del movimento indipendentista, passato dal nazionalismo a rivendicazioni più religiose dopo il crollo dell Unione sovietica. Questo libro figurava nella lista degli ordini che Tamerlan Tsarnaev voleva fare su Amazon. Benché gli attentati di Boston abbiano portato la maggior parte dei media americani a dissertare sull islamizzazione del Caucaso del Nord, ci sono pochi dubbi sul fatto che i fratelli Tsarnaev agissero da lupi solitari. Quest ultima immagine assume tuttavia un significato molto diverso da quella del lupo ceceno (borz nella lingua locale), simbolo nazionale che gli indipendentisti rivendicano come un emblema della loro lotta, al punto da averlo raffigurato sulla loro bandiera: negli studi sul terrorismo, si parla di «lupi solitari» per designare gli individui che, «mossi da un motivo personale o dalla certezza di far parte di un gruppo ideologico (2)», perseguono isolatamente i loro obiettivi guerreschi. In un opera recente dedicata a questo concetto, Jeffrey Simon ricorda che, a partire dagli inizi del XX secolo, la storia degli Stati uniti è piena di violenze commesse da lupi solitari (3). In Norvegia, il killer di estrema destra Anders Behring Breivik, che ha ucciso a sangue freddo settantasette persone nel 2011, ne riuniva tutte le caratteristiche. Gli esempi di lupi solitari ispirati dal salafismo jihadista o dall ideologia di al Qaeda sono legioni, soprattutto nei paesi occidentali. Alcuni leader incoraggiano i giovani musulmani a commettere attacchi di questo tipo nel nome del jihad al-fardi, il «jihad individuale», conformemente al principio enunciato da Osama bin Laden: «Non consultate nessuno quando si tratta di uccidere degli americani.» A credere alle fonti ufficiali, Dzhokhar Tsarnaev avrebbe confidato al Federal bureau of investigation (Fbi) che suo fratello e lui stesso erano stati influenzati dai sermoni su Internet di Anwar al-awlaki, un imam americano * Analista politico, specialista dell Islam politico, del Medioriente e del Caucaso del Nord. REUTERS/Shannon Stapleton Tuttavia, durante la prima guerra di Cecenia, i jihadisti non hanno formato un movimento a parte. Hanno preferito aderire al vessillo nazionalista del presidente Dzhokhar Dudayev, il primo leader indipendentista dalla frantumazione dell Urss. Nel 1997, dopo lo sbandamento delle truppe russe, venne firmato un trattato di pace definito da Boris Eltsin, all epoca presidente della Federazione russa, «accordo di portata storica, che mette fine totalmente a quattrocento anni [di conflitto fra i due vicini]». Un anno prima, Dudayev aveva perso la vita nell esplosione di un missile a guida laser mentre stava parlando al telefono satellitare con il re del Marocco, Hassan II, che faceva da intermediario fra i belligeranti. Al termine di un processo elettorale convalidato dagli osservatori internazionali, Aslan Maskhadov venne in seguito eletto presidente della Cecenia. La Russia rifiutò tuttavia, a dispetto dei suoi impegni, di contribuire alla ricostruzione del Paese. Maskhadov, militare laico e nazionalista come Dudayev, era sempre stato favorevole a una soluzione politica del conflitto. L intransigenza di Mosca lo metterà in una situazione precaria e creerà le I jihadisti del Caucaso La comparsa dei jihadisti in Cecenia ha coinciso con gli inizi della prima guerra contro i russi, nel dicembre Questa rappresentò un occasione insperata per molti combattenti arabi dell Afghanistan, senza nulla da fare e in cerca di nuovi campi di battaglia dopo la ritirata sovietica da Kabul. Alcuni di loro, come il comandante Khattab (alias Samir Saleh Abdullah al-suwailem), venivano dal dare man forte agli islamici nella guerra civile che aveva infuriato in Tagikistan dal 1992 al condizioni favorevoli all espansione dei jihadisti. Lautamente finanziati, questi ultimi aiutarono gli islamici locali a stabilirsi presso i giovani indipendentisti originari della Cecenia o delle repubbliche vicine, a insediare dei tribunali che applicano la shari a, a islamizzare la società, e, soprattutto, ad aprire dei campi d addestramento per i nuovi combattenti arabi che affluivano nella regione. Dal 1997 al 1999, la presenza di questi ultimi continuò a crescere. Durante questo periodo, il 45% dei reduci arabi dell Afghanistan si recarono in Cecenia, mentre durante la guerra precedente erano solo il 30%. Sotto l egida del signore della guerra Shamil Bassaev, la frangia radicale del movimento nazionalista strinse con loro un alleanza momentanea. Questa confluenza destabilizzò il vicino Daghestan, dove l aiuto dato da combattenti ceceni al progetto di creazione di una repubblica islamica si scontrò con l intervento militare di Mosca. I russi prenderanno a pretesto questi incidenti per occupare di nuovo la Cecenia nel Boston, Massachusetts, 26 aprile 2013 Dopo le due esplosioni che hanno colpito la maratona La seconda guerra avvia una nuova fase di clandestinità per i jihadisti del Caucaso. Nonostante le parole d ordine islamiche avessero incontrato solo un eco debole fra la popolazione, gli attentati dell 11 settembre 2001 permisero a Mosca di legittimare la sua repressione brutale degli indipendentisti in nome della «guerra al terrorismo». Dietro questo paravento, le violazioni su larga scala dei diritti umani, commesse sotto l autorità di Vladimir Putin, ebbero poca attenzione da parte dei media internazionali. In totale, le due guerre avranno provocato la morte o l esodo forzato di un quarto della popolazione cecena. A partire dal 2003, i combattenti arabi iniziano a fare i bagagli. Alcuni ripiegano sull Iraq, dove l occupazione militare americana ha aperto ai jihadisti un nuovo spazio per propagarsi. I russi consacrano il loro trionfo assassinando il presidente moderato Maskhadov, l 8 marzo 2005, e insediando a Grozny, la capitale cecena, un governo fantoccio che finisce di schiacciare il movimento nazionalista. L insurrezione tuttavia si disperderà nelle repubbliche vicine. Nel 2007, la proclamazione di un Emirato islamico del Caucaso (Islamic emirate of the Caucasus, Iec) segna una nuova tappa nel radicamento dei gruppi islamici operanti in Daghestan, in Inguscezia, e in Kabardino-Balkaria. Le rimostranze delle popolazioni locali contro il pugno di ferro di Mosca alimentano l emergere di una nuova generazione di insorti, poco motivati dall appello al jihad planetario, ma determinati in compenso a colpire la Russia. L Iec vi rivendicherà diverse operazioni terroristiche, in particolare l attentato suicida nella metropolitana di Mosca, nel marzo 2010, ma respingerà ogni responsabilità negli attentati di Boston. Il Caucaso del Nord è oggi in preda a due fenomeni convergenti. Mentre, ancora fino a poco tempo fa, i combattenti islamici attivi nella regione si appoggiavano a ideologhi arabi o stranieri, attualmente dispongono dei loro maître à penser, come Said Bouriatski, Anzor Astemirov, o Abu Dujanah, anche se questi sono stati uccisi. D altra parte, i jihadisti internazionali aumentano molto il loro interesse per il Caucaso del Nord, come testimonia la traduzione in russo di gran parte dei loro testi di propaganda. Sui loro forum Internet innumerevoli pagine sono dedicate all Iec. Finora, tuttavia, i jihadisti del Caucaso non sono riusciti a mettere in difficoltà il loro nemico russo. Chiaramente, i fratelli Tsarnaev nutrivano maggiore simpatia per il Paese natale della loro madre, il Daghestan, che per la terra d asilo del loro padre, gli Stati uniti. Il Daghestan occupa da diversi anni un posto centrale nel calderone del Caucaso, con trecento incidenti terroristici censiti solo nel I Tsarnaev non hanno tuttavia mai riferito il minimo legame fra la situazione nella regione e le bombe di Boston. «Perché Tamerlan Tsarnaev non ha mai chiesto la fine del bagno di sangue in Daghestan e preferiva interessarsi agli eventi dell Afghanistan e dell Iraq?», si chiede con ragione lo storico ceceno Mairbek Vatchagaev (5). La risposta a questa domanda potrebbe essere benissimo che la sua radicalizzazione non aveva nulla a che vedere con il Caucaso del Nord. I jihadisti del Caucaso prosperano essenzialmente su un humus locale di malcontento popolare, di immensa povertà, di disoccupazione, di corruzione, di violazione dei diritti umani, e di egemonia russa. È la ragione per la quale i loro attacchi non hanno mai avuto come obiettivo interessi diversi da quelli di Mosca. L avventura sanguinosa dei fratelli Tsarnaev mal si integra nello scacchiere del Caucaso del Nord. Senza dubbio erano dei lupi solitari, ma certamente non dei lupi ceceni. (1) Moshe Gammer, The LoneWolf and the Bear: Three Centuries of Chechen Defiance of Russian Rule, Hurst & Company, Londra, (2) Raffaello Pantucci, «A typology of lone wolves: Preliminary analysis of lone islamist terrorists», The International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence (Icsr), Londra, marzo (3) Jeffrey Simon, Lone Wolf Terrorism: Understanding the Growing Threat, Prometheus Books, Amherst (New York), (4) Cfr. Daniel Klaidman, «The Awlaki/Tsarnaev connection», 26 aprile 2013, www. thedailybeast.com (5) Mairbek Vatchagaev, «Why Tamerlan Tsarnaev is outside of Chechen mentality», Eurasia Daily Monitor, vol. 10, n 83,The Jamestown Foundation, 2 maggio (Traduzione di O. San.)

20 20 Tutti questi sforzi hanno finito per pagare. Lo scorso febbraio, il presigiugno 2013 Le Monde diplomatique il manifesto VISTI VENDUTI ALL ASTA? Immigrazione, selezione modello Usa Attualmente in discussione al senato, la riforma della politica statunitense sull immigrazione prevede di aprire la strada alla regolarizzazione di undici milioni di irregolari. Questa misura, che focalizza l attenzione dei media e dei partiti politici, ne eclissa un altra: l instaurazione di un sistema di attribuzione dei permessi che darebbe alle imprese più di quanto spetta loro. D ue discorsi convivono da decenni nella destra statunitense. Ladro di impieghi, profittatore degli aiuti sociali o pericolo per la sicurezza pubblica, lo straniero è presentato come una minaccia: lavoratore coraggioso che accetta le mansioni che gli autoctoni non vogliono più, imprenditore ostinato che, giunto senza un soldo, fonda la sua azienda, egli può anche essere portatore di tutte le virtù. Fardello per la nazione? Tesoro per l economia? La destra esita, spaccata tra i conservatori che vogliono proteggere i «valori» americani ed i neoliberisti che, per stimolare la crescita economica, sollecitano una maggiore apertura delle frontiere. Invitando gli irregolari ad «autoespellersi» verso il loro paese d origine in caso contrario la polizia non se ne sarebbe fatto carico, il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali Così, da qualche mese, i dirigenti conservatori moltiplicano le apparizioni pubbliche per salutare il bilancio economico della libertà di circolazione. Per esempio, l influente militante anti-tasse Grover spiega che «gli Stati uniti sono al tempo stesso il paese più ricco del mondo e la nazione più accogliente verso gli stranieri. Non si tratta di una coincidenza. Coloro che vogliono renderci meno ospitali ci renderebbero meno brillanti, meno prosperi e sicuramente meno americani (2)». Qualche giorno più tardi, anche Paul Ryan, rappresentante del Wisconsin ed ex candidato alla vicepresidenza degli Stati uniti, manifesta segni di apertura: «Noi dobbiamo assicurarci che la nostra economia sia ancorata al XXI secolo. E ciò significa che dobbiamo tenere i migliori e i più intelligenti qui, in America: coloro che vogliono contribuire, lavorare duro, rispettare le regole del gioco ed elevarsi. Tutti nel paese ne traggono vantaggio. Questa è l immigrazione (3)». di BENOÎT BRÉVILLE «Tenere i migliori» del 2012, Willard Mitt Romney, aveva scelto la prima opzione. Questa strategia non ha sedotto i milioni di elettori ispanici che attendevano la regolarizzazione di uno dei loro prossimi: battuto lo scorso 6 novembre dal presidente uscente, Romney ha raccolto solo il 27% dei suffragi (contro il 71% di Barack Obama) (1). Qualche giorno dopo lo scrutinio, il senatore della Florida Marco Rubio (astro nascente del Tea party), dichiara: «È difficile essere ascoltati dalle persone sui problemi di crescita economica, di aliquote o di sicurezza sociale se pensano che volete espellere loro la nonna». Se vuole vincere le elezioni presidenziali e non soltanto le legislative, in cui la suddivisione dei seggi permette ai suoi candidati di appoggiarsi su un solido elettorato bianco, il Partito repubblicano deve mettere da parte la sua retorica anti-immigrati. Gli undici milioni di stranieri clandestini arrivati negli Stati uniti prima del 31 dicembre 2011 potranno ottenere uno «statuto probatorio» della durata di dieci anni pagando un ammenda, Come se queste insidie non fossero sufficienti, gli otto senatori hanno subordinato l ottenimento della residenza permanente e la cittadinanza ad una condizione preliminare: il rafforzamento del controllo delle frontiere. Le autorità federali intendono bloccare il 40 % dei passaggi di clandestini; sarà necessario raggiungere al 90%. A meno di una militarizzazione spinta, tale obiettivo appare inaccessibile: si contano già dieci guardie per ogni miglio di frontiera con il Messico, La rivista della sinistra radicale Counterpunch sentenzia: «Gli eletti che hanno elaborato la riforma dell immigrazione sembrano avere voluto creare un cammino verso la cittadinanza più scoraggiante che accessibile (4)». E tuttavia per quanto tortuoso, questo sentiero sembra ancora troppo praticabile secondo una parte della destra, che potrebbe bloccarlo. dente della Camera di commercio e quello dell Afl-Cio, Thomas Donohue e Richard Trumka, mano nella mano, hanno svelato il contenuto di un accordo storico, direttamente integrato al progetto di riforma dell immigrazione. Trumk, che vede nell arrivo di migranti regolari un mezzo per ingrossare le fila del sindacato, tuonava che «abbiamo creato un nuovo modello, un sistema moderno di permessi di soggiorno». Leggendo il testo, la modernità non è soltanto sinonimo di sindacalizzazione: significa anche flessibilità e accresciuta sottomissione ai desiderata delle aziende, che, se la legge venisse approvata, potrebbero modellare a loro piacimento i flussi migratori. Il numero di ingegneri, scienziati e matematici invitati ogni anno a lavorare negli Stati uniti, attualmente limitato a sessantacinquemila, passerebbe a centodiecimila, e persino a centottantamila nei periodi di forte crescita, contribuendo ad accentuare una fuga dei cervelli costosa per i paesi di provenienza. Inoltre, gli scienziati stranieri formati nelle università statunitensi riceveranno un autorizzazione di residenza permanente, al posto del permesso annuale previsto dalla legislazione vigente. Distanziati dall India e dalla Cina, che producono ogni cinque anni un numero dieci volte superiore di ingegneri, gli Stati uniti vogliono riguadagnare terreno nella corsa ai laureati. Un nuovo permesso di soggiorno Un nuovo permesso di soggiorno, chiamato W-Visa, dovrebbe facilitare l arrivo di lavoratori non qualificati e rispondere ai bisogni dei settori carenti di manodopera (5): in particolare restauro, industria alberghiera, grande distribuzione e servizi alla persona. In breve, i settori sottopagati e non delocalizzabili, in cui l assunzione di lavoratori stranieri garantisce costi bassi. L editorialista di centrodestra David Brooks si felicita: «Grazie al lavoro di migranti poco qualificati, il costo dei viveri, dei servizi domiciliari e la cura dei bambini si abbassa, il livello di vita aumenta, e un numero maggiore di donne può permettersi di lavorare fuori casa (6)». Bramosa, la Camera di commercio domandava quattrocentomila di questi nuovi permessi di soggiorno: l Afl-Cio rapidamente alle evoluzioni dell economia». Come definire un deficit di manodopera? Come valutare la sua estensione? Il testo non accenna parola. I datori di lavoro, obbligati a trattare allo stesso modo immigrati e autoctoni, potrebbero utilizzare questa vaghezza per tirare verso il basso i salari, o almeno impedire il loro aumento, come spiega l ex ministro del lavoro Robert Reich, che ora insegna economia all università di Berkeley: «Appena una crescita della domanda spingerà i salari verso l alto, gli imprenditori potranno lamentare un deficit di manodopera, autorizzando così l arrivo di più lavoratori immigrati, per mantenere i salari allo stesso livello (7).» Questa misura esprime una visione strettamente contabile del fenomeno migratorio. Essa si accompagna a una restrizione del numero di permessi rilasciati sulla base dei ricongiungimenti familiari: ne sarebbero esclusi fratelli, sorelle e i figli sposati di età superiore ai 31 anni. E, dato che il caso non ha più spazio in questo universo retto dalle leggi del mercato, la riforma prevede la soppressione della lotteria della green card, che permette ogni anno a cinquantacinquemila stranieri di ricevere un autorizzazione di residenza permanente negli Stati uniti. La rimpiazzerà un sistema di attribuzioni in base al merito, che prenderà in considerazione il settore di attività del richiedente, il suo paese di origine, la sua padronanza della lingua inglese, ecc. Viene dato spazio a un immigrazione selezionata, filtrata, e gli alea della sorte non rischiano più di mescolare il buon grano economico dalla gramigna sociale. La riforma della politica dell immigrazione, promessa da Obama durante la sua campagna, interviene in questo contesto di oscillazioni ideologiche. A dicembre, un gruppo bipartisan di otto senatori (tra cui Rubio) si riunisce per elaborare un progetto di legge. Qualche mese dopo, in un clima di consenso inedito, un documento di 844 pagine è stato depositato in Senato: la legge sulla sicurezza delle frontiere, l opportunità economica e la modernizzazione dell immigrazione (Border security, economic opportunity and immigration modernization act). Cosa nasconde questo testo, che, dal Cato institute (libertarian) al Center for american progress (centrosinistra), dal Wall street journal (conservatore) al canale televisivo Msnbc (vicino ai democratici), ha ricevuto il sostegno delle principali forze del paese? Reclamata da lungo tempo dalle associazioni di difesa dei diritti civili, la regolarizzazione di milioni di clandestini costituisce la misura più spettacolare e più promettente della riforma, ma anche la più controversa. Una parte della destra si oppone infatti a quella che considera come una «amnistia», una ricompensa offerta ai delinquenti. Per dare garanzie a questa frangia del Partito repubblicano, il cui sostegno parlamentare sarà necessario, il «cammino verso la cittadinanza» proposto agli irregolari è stato voluto lungo, oneroso ed incerto. REUTERS/David McNew tasse retroattive (se hanno lavorato in nero) e spese di pratica che ammontano a diverse centinaia di dollari. Al termine dei dieci anni, durante il quale dovranno pagare le tasse senza potere beneficiare di numerosi servizi federali (MedicalAid, assicurazione sanitaria, sicurezza sociale ), riceveranno un autorizzazione di residenza permanente (la green card) che permetterà loro, dopo tre anni, di chiedere la nazionalità statunitense. Ma la otterranno solo se supereranno una batteria di test (lingua, civismo ) e se avranno un casellario giudiziario immacolato: il minimo sgarro potrà rovinare tredici anni di sforzi. I più vecchi che rischiano di morire prima di concludere il «percorso», i più poveri che non potranno pagare il premio della nazionalità statunitense e gli ultimi arrivati, giunti dopo la fatidica data, sono esclusi dalla riforma. Los Angeles, California, 1 maggio 2013 Marcia di migranti nella giornata internazionale dei lavoratori Il dibattito su questa (molto condizionata) regolarizzazione massiccia ha in parte eclissato un altro aspetto della riforma, tuttavia anch esso critico e illuminante rispetto alla concezione dell immigrazione che si diffonde negli Stati uniti: la modifica del sistema di attribuzione dei permessi di soggiorno per lavoro. Il tema ha già fatto incagliare diversi progetti di legge. L ultimo in ordine di tempo, quello di George W. Bush del Il presidente americano aveva all epoca chiesto all Afl-Cio e alla Camera di commercio di accordarsi su un testo comune. Ma il sindacato, che temeva che un afflusso di lavoratori migranti avrebbe deprezzato i salari degli americani, e l istanza padronale, desiderosa di vedere crescere la riserva di manodopera immigrata, non riuscirono a mettersi d accordo, e la riforma fallì. Da allora, diversi gruppi di pressione si battono senza sosta per ottenere un aumento del numero dei permessi di soggiorno concessi annualmente: l Associazione degli impresari dell edilizia e delle costruzioni, le organizzazioni degli imprenditori agricoli, la Camera di commercio, alcuni think tanks (il Cato institute, la Brookings institution, immigration works Usa...), ecc. Più recentemente, Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, e diversi suoi omologhi della Silicon valley hanno fondato una lobby con l obiettivo di ammorbidire le condizioni di rilascio dei permessi ai lavoratori altamente qualificati. ne voleva solo diecimila. Il loro numero è stato fissato a ventimila per il primo anno, a trentacinquemila per il secondo, a cinquantacinquemila per il terzo e a settantacinquemila per il quarto. Dopo questa data, la cifra, limitata a duecentomila, sarà determinata e riaggiustata. Dall ufficio di ricerca sull immigrazione e il mercato, creato appositamente e in risposta ai bisogni delle aziende. Tale sistema di pianificazione justin-time delle concessioni di permessi accorderà un ruolo decisivo al settore privato. Il think tank padronale American entreprise institute spiega che «le forze del mercato sono le migliori per determinare direttamente quanti e che tipo di immigrati gli imprenditori desiderano assumere. Le quote arbitrarie, fissate dai politici i dai burocrati, non permettono di rispondere In un paese in cui ogni cosa ha un prezzo, l immigrato è sempre più percepito come un «investimento a lungo termine», tributario di un calcolo razionale costi/benefici. Alcuni suggeriscono allo stato addirittura di vendere all asta i permessi per lavoro alle imprese, secondo un sistema in cui la «quotizzazione dei permessi segnalerebbe l estensione della domanda di migranti e determinerebbe gli aggiustamenti del numero di permessi concessi ogni anno (8)». Ma nessuno evoca ancora il ritorno ai tempi in cui gli schiavi venivano negoziati sulla pubblica piazza. (1) Si legga Jérôme Karabel, «Obama affossa la strategia sudista», Le Monde diplomatique/ il manifesto, dicembre (2) Grover Norquist, «Immigration reform is a nobrainer to help the economy», The Guardian, Londra, 24 aprile (3) Gerald F. Seib, «Ryan takes a key role on immigration», The Wall Street Journal, New York, 30 aprile (4) Mark Vorpahl, «The argument for amnesty», Counterpunch, Petrolia (California), 5 febbraio (5) Prima di assumere uno straniero, le aziende devono dimostrare di avere prima tentato di impiegare uno statunitense. (6) David Brooks, «The easy problem», The New York Times, 31 gennaio (7) Robert Reich, «What immigration reform could mean for American workers, and why the AFL-CIO is embracing it», 2 aprile 2013, (8) Giovanni Peri, «The economic wind fall of immigration reform», The Wall Street Journal, 12 febbraio (Traduzione di Al. Ma.)

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