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1 Speciale Supplemento al n 100 del mese di Maggio 2010 de Il Centro n u m e r o 100 Il contributo, gli interventi e gli auguri delle autorità, dei politici e di tanti, tanti amici segue a pag. 2

2 2 Speciale 100 numero Cento numeri il nostro piccolo (grande) traguardo Il numero 1 de Il Centro Siamo così giunti al n.100 del nostro periodico che senza tanti trionfalismi e sterili siparietti vogliamo celebrare ed un po festeggiare con un inserto impreziosito da una serie di messaggi richiesti e cortesemente inviati da molti di coloro che hanno partecipato alle nostre iniziative, collaborato con i loro articoli ed apprezzato quindi il nostro sforzo editoriale e facilitato il raggiungimento di questo significativo traguardo. In queste occasioni si parla, normalmente, di una scommessa vinta. No, non è esattamente il nostro caso perchè quando abbiamo deciso, insieme ad un gruppo ristretto di splendidi amici (giovani ed anziani) di dare vita a Il Centro venivamo da un esperienza lontana negli anni. Questa nostra esperienza editoriale ha avuto, infatti, inizio nel 1983 durante il regno della tanto vituperata prima Repubblica. Ma oggi, dopo le traumatiche vicende della cosiddetta seconda, molto rimpianta. Nacque come Panorama D.C.: era un modesto foglio che si occupava, prevalentemente, delle attività della D.C di Rosignano con riflessi ed attenzioni anche per quella provinciale. Quando, divenuto pubblicista, ne assunsi l eredità sostituimmo quel titolo con Presenza D.C che è vissuta fino alla decapitazione di quel glorioso partito avvenuto nel Fu, giocoforza, cambiarle nome e divenne Presenza Popolare essendo, nel frattempo sorto, dalle ceneri di quel glorioso partito, il Partito Popolare: una creatura nata male e finita peggio che si trasformò poi nella Margherita per poi liquefarsi nel Partito Democratico. Noi, naturalmente, non seguimmo quel percorso così impervio e contrastato prima di tutto perchè in contrasto con la nostra memoria storica e poi perchè eravamo sicuri che, salvo una sparuta minoranza,la maggior parte degli esuli sarebbe finita con il disperdersi. La nascita di DEMOCRAZIA EUROPEA riaccese la flebile speranza della riproposizione di un polo di centro: aderimmo a quel difficile e temerario tentativo proposto da Sergio D Antoni ed a cui dettero il loro viatico il Presidente Andreotti e l on. Ortensio Zecchino: la nuova testata fu intitolata IL CENTRO e da quel momento, eravamo nel maggio del 2001, ha avuto inizio la nostra avventura. La personale scelta di Sergio D Antoni, dopo l insuccesso elettorale delle elezioni politiche di quella primavera, di confondersi nell UDC, legata a doppio filo al centrodestra, ci creò gravi problemi di normale convivenza al punto che fummo costretti ad abbandonare rapidamente quella coabitazione anche per la fragilità e la mancanza di prospettive politiche serie. Fu dopo quella ulteriore, allucinante avventura che ritenemmo conclusa la nostra appartenenza a qualsiasi movimento politico, decidemmo di costituire il Circolo culturale Il Centro che ci ha permesso il potenzia-

3 Speciale 100 numero 19 3 mento dell omonimo periodico che ha raggiunto, in questo mese di maggio 2010, il centesimo numero. Il merito di questo entusiasmante esperienza appartiene ad un gruppo di amici culturalmente impegnati, disponibili alla partecipazione e all impegno nella complessa società di questi tempi: sono questi gli aspetti vincenti che ci hanno permesso, in questi dieci anni, di conquistare spazi importanti nella difficile realtà di Livorno, della sua provincia e non solo. Un progetto, il nostro, che si è materializzato nello sviluppo e nell attuazione di un programma che, con il passare del tempo, ha assunto dimensioni e apprezzamenti sempre più qualificati. Anche la nostra moderazione nel commentare le vicende politiche nazionali, la nostra costante adesione ed il nostro sostegno alla nascita di un polo di centro in grado di contrastare questo bipolarismo artificioso ed estremista che, proprio in questi giorni, sta probabilmente concludendo la sua contrastata ed insipida storia, ha sicuramente concorso a raggiungere questo significaitvo traguardo: purtroppo, e in questo sono d accordo con le analisi di autorevoli amici, quell obiettivo resta difficilmente raggiungibile. Fino a che saremo in grado e in condizione, è nostra intenzione proseguire questa avventura legata esclusivamente al determinante sostegno dei numerosi sponsor ai quali va, prima di tutto, la nostra viva riconoscenza perchè, senza di loro,avremmo già chiuso bottega. Non possiamo chiudere questo editoriale celebrativo senza ricordare l incancellabile figura del carissimo Dario Vukich, uno dei fondatori ed uno dei principali protagonisti di questa nostra, per molti aspetti, mirabile storia: Dario ci mancherà per sempre! Nel ricordo struggente di questo carissimo amico, continueremo a combattere la nostra buona battaglia e forti di questa convinzione ad essere, sempre più, in mezzo ai nostri lettori ed alla nostra gente. Il numero 100 de Il Centro Enrico Dello Sbarba

4 4 Speciale 100 numero Di seguito, in ordine alfabetico, il contributo delle autorità, dei politici e di tanti, tanti amici che hanno partecipato alla celebrazione del n 100 della nostro periodico. A tutti, il più sentito ringraziamento da parte della redazione. Giuseppe Accorinti già Amministratore Delegato AgipPetroli S.p.A. Caro Direttore Dello Sbarba, proprio volentieri rispondo subito, e positivamente, all invito a dare una piccola testimonianza di apprezzamento per quel bel giocattolo di testimonianza cristiana, oltre chè democristiana, che è il CENTRO e che Tu e la Tua valorosa Redazione siete riusciti a tenere vivo ed interessante - addirittura per dieci anni - in una stagione politica così difficile per il nostro Paese come quella del primo decennio del XXI secolo nella quale il panorama politico nazionale è così profondamente mutato. Leggendo in particolare i Tuoi articoli di fondo, e pur nel mondo che cambiava, ho apprezzato la fatica de IL CENTRO, di restare in linea con la stessa mission che Vi eravate data quando osaste fondarlo e in un tutt altro quadro politico nazionale. E ci siete riusciti per la Tua capacità di direzione perché hai dato al periodico la Tua impronta personale di livornosità (si può usare questo termine?); ma io non mi sono affatto sorpreso avendo conosciuto ed apprezzato Enrico Dello Sbarba in tanti anni di collaborazione - per me preziosa - all AGIP PETROLI durante i quali la Tua livornosità voglio ripeterlo- Ti ha anche impedito di cogliere alcune sfide che l Azienda Ti aveva offerto e che avrebbero comportato di lavorare lontano dalla Tua diletta Città per acquisire però posizioni di maggior rilievo. La tua livornosità e la passione politica hanno però prevalso. Un impegno sempre però orientato alla difesa di grandi valori che ci sono comuni e che possono giustificare una scelta ed una decisione che furono, sicuramente, difficili ma comunque oggetto di una attenta riflessione. Ed allora nessun rimpianto ma la certezza che hai fatto una scelta mirata la cui giustezza trova riscontro e conferma con il successo di questa, ormai decennale, pubblicazione insieme ad un flusso continuo di iniziative del Circolo Culturale da te presieduto che, personalmente, in due importanti occasione (quelle nelle quali abbiamo ricordato il grande Presidente Enrico Mattei, ho potuto verificare e sperimentare. Ad maiora, certo, ma sopratutto grazie ed una forte stretta di mano. Stefano Ansideri Sindaco di Bastia Umbria (Perugia) Caro Enrico, non capita spesso di avere, fra i parenti acquisiti, uno Zio con voglia e capacità di scrivere di politica e per la politica, non con l intenzione di difendere ad ogni costo uno schieramento, bensì in veste di osservatore critico, dotato di una grande ed inesauribile forza, per esaltare ed affermare valori fondamentali quali l onestà, l amicizia ed il rispetto delle altrui posizioni. Conosci benissimo la mia formazione e cultura politica, iniziata nell allora D.C. e costantemente maturata nell area moderata, con la profonda coscienza di non poter condividere metodi e azioni posti in essere da quella parte che da troppo tempo governa la mia Regione (Umbria) e che ha ridotto la stessa in un territorio sterile, nel quale la maggior parte del reddito procapite fa riferimento al pubblico impiego. Ora sto tentando di svolgere un azione amministrativa esclusivamente rivolta all interesse della collettività, la cui maggioranza, dopo 45 anni di governo di sinistra, ha deciso di affidarmi la guida della Città. Non so quanto peso abbia avuto la mia persona nel successo ottenuto, ma posso affermare con certezza che la carta vincente è senz altro stata quella di aver presentato una valida alternativa, rappresentata da soggetti che hanno già dimostrato il loro valore nella normale propria attività e che, per un tratto più o meno lungo della loro esistenza, hanno deciso di trasferire le loro esperienze, maturate nel privato, a favore del pubblico. Forse è giunto il momento, anche a livello nazionale, di spendere nuovi volti, più somiglianti alla fisionomia di coloro che cercano, nella risposta della politica, azioni positive tese alla soluzione di quei problemi che attualmente costituiscono la zavorra di una società ricca di valori, che vive in un territorio nel quale il patrimonio artistico, ambientale e culturale dovrebbero costituire l ossatura su cui costruire la fortuna economica del Paese. Auguri Enrico, ed anche non considerando la nostra stretta parentela, comunque vada hai fatto davvero Centro!

5 Speciale 100 numero 5 Gianfranco Astori già Parlamentare D.C. Quando la Destra era rappresentata nello schieramento parlamentare italiano da ridotte pattuglie di epigoni del neofascismo e la Sinistra vedeva assorbita nel Pci la sostanza della propria presenza, la categoria politica del Centro esprimeva, insieme, caratteri di medietà e moderazione tipici di un partito come la Democrazia Cristiana, architrave del sistema democratico sviluppatosi in Italia. Caratteri che, da soli, tuttavia non bastavano a definire una politica e qui interveniva la grande lezione del personalismo e del comunitarismo di Maritain e Mounier che nutrì l impegno dei cattolici democratici sin dalla Costituente. Ora la politica, lungi dal lasciarsi alle spalle (come pure preteso), le categorie proprie delle famiglie politiche del primo e secondo dopoguerra, è tornata ad inizio 900, proponendo schemi e schieramenti che avevano caratterizzato la gracile democrazia italiana del Regno d Italia in quegli anni: un vero e proprio ardito salto all indietro all insegna della presunta modernizzazione, sotto l imperativo della governabilità, in un sistema fortemente vulnerato dalla cosiddetta questione morale. La convinzione che il sistema elettorale maggioritario, imposto dopo i referendum dell inizio degli anni 90 del secolo scorso, consentisse un rendimento ed una efficienza più elevata nel sistema, tanto da ridurne gli spre- chi, ha lasciato il posto a considerazioni più disincantate. Sin qui l evidente risultato è quello della attribuzione alla politica di un ruolo più ridotto nel modello di sviluppo del paese; meglio, di una diretta rappresentanza del mondo dell economia nel sistema politico. I recenti sviluppi nel sistema finanziario italiano (per tutti il caso Generali), confermano lo stretto intreccio che si viene a stabilire tra scelte ed attività del governo ed interessi raccolti nelle grandi imprese, volta a volta tutelati o negletti. La conclusione è che il sistema appare più ingessato, la società meno libera nelle sue articolazioni, la partecipazione politica ed elettorale (in calo), ricondotta ad uno schema plebiscitario privo delle forti valenze ideali che contraddistinguevano il confronto politico nella prima stagione della Repubblica. Non basta, allora, riproporre un atteggiamento di mera terzietà rispetto a Pdl e Pd, partiti a vocazione maggioritaria, per definire un progetto. La residualità dell Udc è, in questo senso, esemplare. Necessitano un percorso e la paziente costruzione di una propria costituency, o, se si preferisce, di un blocco sociale e culturale con una proposta di valori in grado di aspirare al governo del paese e non di mera testimonianza. Per la cultura del cattolicesimo democratico non è tempo di moderazione ma di intransigenza, quella di chi ritiene la società di oggi rispetto ad ieri meno libera, meno solidale, meno umana e, quindi, meno cristiana. E non si lascia impressionare dalla realpolitik vaticana, consapevoli che il terreno sul quale misurarsi sfida i laici senza comode scappatoie nelle sacrestie, secondo la lezione della Gaudium et Spes. Paolo Bergamo ex Arbitro Internazionale Caro Enrico, da circa un anno ho avuto il piacere di leggere il tuo periodico e con attenzione ne sto apprezzando i contenuti. Nei tuoi editoriali ritrovo la passione, l impegno politico di un uomo che conosco da sempre e non è venuto mai meno ai suoi ideali. Il tuo Centro non è mai stato quello comodo di raccogliere i maggiori consensi possibili cercando alleanze a destra o a sinistra per raggiungere comunque una maggioranza. Ho visto sempre in te la ricerca del buon governo nel rispetto anche delle diversità che in politica devono convergere verso scelte che siano il più possibile in favore di tutti i cittadini. Purtroppo questo bipolarismo squilibrato ha trasformato l Italia in un paese dove le contrapposizioni generano sistematicamente uno scontro frontale per annullare qualsiasi proposta politica. Auguro a te centrista convinto di riuscire ad unire la voce del tuo periodico a quella di un elettorato assente che troppo numeroso non partecipa più al voto. Riuscire a raccogliere consensi in quel mare di delusi è l unica strada possibile. Ti auguro con affetto altri Centro di questi numeri.

6 6 Speciale 100 numero Marco Bertini Presidente CdA Fondazione Teatro Goldoni Livorno Conosco molto bene gli amici della redazione de Il Centro, a cominciare dal suo direttore Enrico Dello Sbarba, non solo per essere loro attento lettore ma anche per la bella frequentazione con cui fin dal loro primo numero hanno seguito le attività della Fondazione Teatro della Città di Livorno Carlo Goldoni. Un attenzione, verso la cultura e le arti del palcoscenico, mai venuta meno con la consapevolezza, come lo stesso direttore ha più volte dichiarato in varie occasioni, di quanto queste siano importanti ed influiscano su aspetti fondamentale come la formazione individuale, la socialità ed i rapporti tra le persone, in particolare i giovani. Senza trascurare i riflessi incisivi sullo sviluppo economico del territorio, il suo appeal e capacità di attrarre investimenti e risorse, con ricadute tutt altro che secondarie anche sui livelli occupazionali. Argomenti che sono centrali nella riflessione di cosa voglia dire oggi per una comunità avere nel proprio territorio una moderna azienda teatrale e sono lieto di cogliere questa bella occasione del 100 numero della rivista per riconoscervi, anche su queste questioni, un attenzione sensibile e partecipata. In generale, comunque, sono sempre più convinto che una pluralità di voci rappresenti un opportunità in più per riflettere e guardare dentro e fuori di noi, senza pregiudizi, per interrogarsi e proporre tutto quanto si ritenga utile e necessario per lo sviluppo della comunità cittadina. Con questi convincimenti sono lieto di formularvi i più sinceri auguri per il 100 numero, con la consapevolezza che, conoscendovi, questo per voi sia solo una delle tappe e non il vostro traguardo, che vi auguro ancor più ragguardevole. Gerardo Bianco già Parlamentare D.C. Raggiungere il traguardo dei cento numeri è impresa notevole. Si può ben dire che la Rivista ha fatto Centro! Ora, si deve ripartire da questo approdo, per continuare a sviluppare quella linea di chiarimento culturale, di precisazione politica, di ricerca di sensati equilibri che in questi anni Il Centro ha svolto con coerenza. Il compito, nell attuale momento politico, è perfino più urgente. È dinanzi agli occhi lo spettacolo di una disgregazione di principî e di valori che va compromettendo conquiste sociali e politiche faticosamente conseguite in questi anni repubblicani, e perfino le conquiste storiche che risalgono all epopea risorgimentale. Si va dissipando un patrimonio ideale e culturale, sotto l ondata di egoismi individuali e collettivi che si manifestano sempre più in maniera proterva, alterando quel profilo di società cordiale, delle buone maniere, che dovrebbe essere l obiettivo di ogni buona politica. È, appunto, questa la finalità che caratterizza l ispirazione di quello che noi definiamo Centro politico. Nel concetto di Centro v è implicito il principio dell equilibrio, della stabilità come risultante di forze convergenti; non v è immobilità, dunque, ma piuttosto dinamismo di energie che si concentrano in un punto che diventa perno del sistema. Questa operazione non è affatto semplice. Richiede discernimento, prudenza, serenità di giudizio, capacità di raccordo, sguardo lungo che sappia non solo capire ma anche suggerire come orientarsi nel prevedibile corso della Storia. Porre il Centro come l obiettivo dell azione politica è l esito di precise dottrine politiche che per loro natura non possono essere ideologiche, ma neppure prive di idealità, poiché senza anima il contesto, per quanto sapientemente costruito, non reggerebbe. Mi sentirei, anzi, di affermare che il Centro deve essere ancor più idealmente ispirato in quanto deve operare sintesi politiche per poter essere davvero punto di quilibrio. Per oltre mezzo secolo questo ruolo di Centro, nella vita politica italiana, è stato interpretato dalla Democrazia Cristiana. Solo una pregiudiziale ostilità può negare come questo partito abbia positivamente operato per consolidare la democrazia del Paese, facendo convergere, attraverso la linea del progressivo allargamento dell area democratica, su valori comuni, europeisti e occidentali, forze di sinistra da essi lontane e perfino contrarie al sistema e altre di destra animate da spirito anticostituzionale. È stata, appunto, l attrazione al Centro che hanno saputo svolgere con lungimiranza la Democrazia Cristiana e poi il molto più piccolo, ma dinamico PPI, perché avevano una cultura idonea e un personale politico adeguato a questa funzione cruciale per la coesione dell Italia. La cultura di Centro non va confusa con il moderatismo che è freno e, quindi, conservatorismo anche di ciò che

7 Speciale 100 numero 19 7 va superato. Una politica di Centro comporta moderazione, cosa diversa dal moderatismo, e ciò significa esercizio di prudenza, la massima virtù, appunto, del buon politico. Quanti di questi principî residuano nell attuale condizione italiana è facilmente calcolabile: siamo prossimi allo zero! Occorre, quindi, ricostruire una cultura di Centro per restituire al Paese il senso della misura, la responsabilità della parola, l equilibrio delle azioni. Nell attuale scombinato bipolarismo non intravedo risposte convincenti. Ecco perché occorre, ripeto, continuare a coltivare il campo, vangando e rivangando, anche con iniziative senza grande pretesa, come la centenaria Rivista Il Centro, ma ostinata e coerente come il suo Direttore nel perseguire lo scopo di migliorare il sistema Italia. E questo non è piccolo merito. Guido Bodrato già Ministro e Parlamentare D.C. Cari amici de Il Centro, in questi anni abbiamo avuto più di una occasione di incontrarci e di riflettere sulle vicende che hanno caratterizzato la nostra esperienza politica. Siamo stati democratico-cristiani ed abbiamo vissuto, con amarezza, il tramonto del nostro partito. La mia ultima tessera è stata quella del Partito popolare. Non ho aderito ad altre iniziative poiché non mi convinceva l idea che la nuova democrazia fosse costruita sul rapporto diretto tra un leader e l opinione pubblica. Ciò che sta accadendo, dimostra la fragilità di questa dottrina. Come me, anche Il Centro appare, sin dalla testata, nostalgico del passato. Di un passato che molti editorialisti incominciano a rivalutare, dopo averlo a lungo demonizzato. Con i partiti di ispirazione cristiana la democrazia è rinata in Europa, l Italia si è conquistata un posto in prima fila tra i paesi dell Occidente e la Comunità europea è cresciuta per l impulso decisivo dei partiti democristiani. Sappiamo che non è possibile rimettere indietro le lancette dell orologio della storia, ma la storia ha dimostrato che la nostalgia può essere la culla di una nuova speranza. La speranza di vedere rifiorire la democrazia, come l abbiamo sognata, la democrazia come espressione di valori umani, come modello fondato sulla solidarietà, come passione civile, come impegno al servizio della città: questa idea di libertà non deve tramontare. D altra parte, l esplosione dell assenteismo, che ha caratterizzato le ultime elezioni, ha detto in modo chiaro che il modello fondato sulla personalizzazione della politica, sulla videocrazia, sulla politica spettacolo, sull idea del potere, su un bipolarismo che vuole costringere gli elettori a votare a destra od a sinistra, su un oligarchia che soffoca il pluralismo, questo modello è entrato in una crisi irreversibile. Entrambe le coalizioni, dopo essersi legittimate a vicenda, si stanno dissolvendo. E la corsa del bipolarismo verso una deriva populista, potrebbe provocare il declino della stessa democrazia, dopo aver messo a rischio l unità nazionale. Chi ha fondato la polemica contro la Dc sulla categoria della vecchia politica, ora deve riconoscere che il nuovo sta portando l Italia ancora più indietro, all Italietta prefascista ingiusta e trasformista. Se le coalizioni che hanno dominato la realtà nazionale per più di quindici anni avessero il coraggio di tentare un bilancio del ciclo iniziato nel 1992/94, dovrebbero riconoscere che quasi tutti gli indicatori economici e sociali, ed anche molti indicatori che riguardano la moralità della vita sociale, sono peggiorati. L Italia è più povera, gli squilibri sono cresciuti, il welfare è in pericolo e l immagine internazionale del paese è messa in discussione. E non a caso i giovani temono per il futuro. Possiamo trarre dai nostri ricordi, dal ricordo di chi ci è stato maestro, qualche idea da cui partire per ripensare il popolarismo? Anche se il tentativo di rimettere insieme gli amici di un tempo è finito molte volte nella delusione, io penso che abbiamo i dovere di restare aperti alla speranza. Il Centro, il vostro periodico, è un esempio di perseveranza. Ed ha evitato che una amicizia nata nell impegno politico, al servizio del paese, andasse dispersa. Con un fraterno abbraccio. Ettore Bonalberti Presidente di ALEF Associazione dei Liberi e Forti E un traguardo ambizioso quello raggiunto da Il Centro con il suo centesimo numero. Una voce libera e fiera che ha saputo conservare l ideale democratico cristiano in questa lunga stagione di transizione che non sembra avere mai fine. Onore a Enrico dello Sbarba e ai suoi amici collaboratori e a quanti hanno

8 8 Speciale 100 numero sostenuto il giornale, espressione di una cultura e di una storia antica ancora indispensabile per la politica italiana. Enrico, come molti di noi, appartiene a quella categoria dei DC non pentiti che faticano a ritrovarsi nel tempo dei nani e delle ballerine di una politica incapace di ritrovare il punto di equilibrio, il Centro appunto, attorno al quale ricostruire il sentimento di una comune appartenenza a questo straordinario Paese. Militanti per tutta la nostra vita nella Democrazia Cristiana abbiamo vissuto comuni e diverse esperienze, dopo la fine del nostro partito, conservando, tuttavia, un amicizia fondata sul rispetto e sul permanente confronto che ci ha permesso di valutare in tempo reale le diverse situazioni venutesi a creare all interno e al di fuori della galassia ex democristiana esplosa in mille frammenti senza prospettive. Ora, dopo un estenuante fase di scomposizione, è tempo di ricomporre quanto possibile con il comune obiettivo di costruire la sezione italiana del Partito Popolare Europeo, con quanti, fedeli alla tradizione popolare sturziana e degasperiana, si riconoscono nei programmi e nell organizzazione del PPE. Nell ultimo editoriale di Enrico del mese di aprile, sento tutta l amarezza e la disillusione per l ondivaga strategia del suo leader di riferimento dell UDC e la netta ripulsa per quei feudatari toscani inamovibili e restii ad ogni pur doveroso rinnovamento. E la stessa sensazione di irrilevanza vissuta da quanti, come noi, hanno tentato e tentano di costruire una diversa e più forte presenza dei democristiani nel Pdl, dove rischiamo che la rappresentanza del popolarismo venga assunta da esponenti di culture che con Sturzo e De Gasperi non hanno pressoché nulla da spartire. Intanto la Lega al Nord e già oltre il Po, sembra assumere ogni giorno di più le caratteristiche di una CSU padana. Ecco perché con altri amici di diverse regioni italiane ci siamo impegnati a costruire ALEF, l Associazione dei Liberi e Forti, nella quale far confluire in rete quanti si riconoscono nei medesimi valori popolari. La sede della Fondazione Luigi Sturzo potrà rappresentare la casa comune in cui poter sviluppare un fecondo confronto con quanti intendono concorrere alla costruzione della sezione italiana del PPE. Entrando, non senza commuovermi, nella bella sede de Il Centro a Livorno, tenuta con l amore di un vecchio fanfaniano DOC, ho ritrovato le foto dei nostri padri storici e il senso di appartenenza alla stessa storia politica. Credo che nuove tappe sapremo compiere ancora insieme, con il solo scopo di consegnare ai più giovani il testimone di un esperienza politica che oggi si dovrà declinare traducendo, nell autonomia dei laici, gli orientamenti pastorali della Caritas in veritate. E, anche per questo, voci libere e autorevoli come quelle de Il Centro, superato il traguardo del centesimo numero, dovranno continuare a vivere per gridare in maniera alta e forte che siamo presenti e pronti a continuare una testimonianza di cui la società italiana ha ancora bisogno. Ivo Butini già Parlamentare D.C. Ad occhi aperti. Lunga vita de il Centro, mensile livornese. Una vita alimentata da quella espressione di energia permanente che è Enrico Dello Sbarba. Un periodico semplice, elegante, arioso. Senza affastellamenti, rotture, rimandi, com è uso fumettistico di gran parte d una irriconoscibile stampa nobile. Misurato, e apprezzabile, anche nella parte pubblicitaria. Il suo interesse è politico, E attento, però, alla vita di Livorno, una delle grandi province della Toscana, terra di esuberanti passioni e di forti richiami storici. Sottile nelle ironie, il Centro si occupa di etica senza insistenti oppressioni: Piacevole, tutto sommato. Ma. Potrebbe, ai nostri giorni, mancare un ma? Se volete, passi pure un ma anche. In tempi di identità perdute, ma anche è uno stile, un comportamento, una bandiera.per tutti. Il Centro è l eco d una memoria, precisa e forte. La memoria degasperiana. Se non è una identità è una identificazione. La testata del periodico evoca una sconfitta politica. Ho qui davanti il numero 99. Registra, in prima pagina, due fatti: le illusioni perdute e la delusione d un centro che non fa centro. L omo selvatico si rallegrava del tempo cattivo. Forse, invecchiando, sono anch io diventato un pò selvatico. Quello che è accaduto nelle elezioni regionali, commentate sul n.99 de Il Centro, mi preoccupa.ma non mi stupisce. Io non amo la seconda repubblica. L espressione è equivoca,ma si giustifica con le mutazioni rispetto alla prima repubblica, quella della Costituzione e del suo articolo 49. Si, i partiti. I partiti non ci sono più. Secondo Giuseppe De Rita, si va verso il partito dei cacicchi : Secondo Maurizio Viroli abbiamo vissuto (e viviamo) la stagione dei partiti usa e getta. Io ho vissuto in un grande partito di popolo. A me tutto questo non piace: E ho smesso di scrivere anche per Il Centro. Ho continuato a leggerlo.

9 Speciale 100 numero 19 9 E col suo Direttore ho continuato a parlare. Giovanni Di Capua, maestro di analisi politiche, sul numero 99 de Il Centro, conclude il suo esame dei risultati delle ultime elezioni regionali con un giudizio netto: se tutto si riduce ad assestamenti di potere, l insignificanza dei cattolici è destinata ad accentuarsi. Perfetto. Anche perchè il potere è trasmigrato altrove.com è giusto che accada. La seconda repubblica non ci dato nuovi capi d un movimento glorioso. Cacicchi. Caro Enrico, dal numero 101, affronta il problema. Questo problema. Vannino Chiti Vice Presidente del Senato della Repubblica Cento numeri per il mensile Il Centro, dieci anni di presenza e di impegno culturale a Livorno del Circolo omonimo. Incontri, tavole rotonde, convegni, dibattiti, presentazioni di libri sono solo alcuni degli impegni che Il Centro ha portato avanti fin dalla sua nascita. Le pagine del suo giornale hanno ospitato interventi di cultura e politica ed affrontato temi di ogni genere, fino alla cronaca e allo sport. È un impegno cresciuto nel tempo, di pari passo con il numero degli aderenti e con uno sguardo verso le nuove generazioni. Un compito che parte da una fede cristiana che non può limitarsi al solo livello personale ma vuole andare ad incidere nella realtà politica e sociale, locale ma anche nazionale. Nel nome dei principi della dottrina sociale cattolica, e della tradizione democratico liberale di Don Sturzo e di De Gasperi, ai quali l associazione si richiama. Perché come diceva lo stesso Don Sturzo La società non è un entità o un organismo al di fuori e al di sopra dell individuo. Questo vuol dire sentirsi membri di una comunità e lavorare attivamente per il rinnovamento di una società che troppo spesso è colpita da profonde crisi etiche e morali. Occorre oggi riflettere con attenzione sulle carenze di un modello economico globale che, contrassegnato dall assenza di valori e fondato in alcuni casi su speculazioni e sulla finanza disonesta, è la causa principale della profonda crisi economica che stiamo attraversando. Una crisi che ha schiacciato profondamente la persona umana e la sua dignità. Ogni attività, come quella che voi portate avanti con la vostra associazione, è come un seme che germoglia, è portare sempre nuova linfa alla vita politica e sociale. Buona continuazione! Bartolo Ciccardini già Parlamentare Dc Siamo partiti da un intuizione che era stata espressa già da Arnaldo Forlani: Anche nei periodi di massimo contrasto, quando si presentava un emergenza grave, le parti sapevano parlare e concertarsi per salvare il paese. Spetta gli uomini di buona volontà che si sono riconosciuti negli ideali democratici e nei propositi cristiani, di trovare un dialogo, un ponte, una mediazione tra tutti per salvare l Italia. Ci siamo resi conto che il centro non è un seggio centrale fra destra e sinistra: non è un arbitro che mette il pallone al centro del campo. Il centro è il soggetto stesso della democrazia, è il popolo sovrano. Ma è anche il disagio sociale, la mancata difesa dalle ingiustizie, la solitudine di quelli che non hanno ascolto nella politica di oggi. Il centro è una qualità spirituale e culturale. Un gruppo di ex parlamentari ha dato vita ad un periodico on-line per divulgare le iniziative culturali di alcune Associazioni e Fondazioni ispirate al pensiero cristiano e democratico, riunite in un Forum delle Fondazioni per la Cultura della Democrazia Lo abbiamo chiamato per ricordare il lavoro svolto da un gruppo di intellettuali cattolici, durante la guerra, per preparare le idee ed i programmi necessari che salvarono l Italia. C eravamo posti come primo obiettivo l esplorazione di uno spazio nuovo per affrontare il futuro, per difendere il patrimonio storico passato ed infine per fare scuola e dare ascolto ai giovani. Nel nostro primo numero avevamo immaginato che una unità possibile, anche se provvisoria, potesse essere ritrovata nelle piccole comunità locali per difendere i servizi necessari alla famiglia. Per amore di questa unità possibile, ci siamo astenuti dalle polemiche della politica quotidiana (senza grande sacrificio, per la verità) per dedicarci ad un progetto di lavoro sulle autonomie locali. Questo obbiettivo non può essere solo conoscitivo, ma si coniuga con il proposito di creare in breve tempo una rete di corsi, di gruppi di studio al servizio della nuova generazione Questi propositi (ma sarebbe meglio

10 10 Speciale 100 numero chiamarle speranze) son già di per sé superiori alle forze ed alle possibilità dei promotori. Ma non ci nascondiamo la speranza( se Dio ci aiuterà) che nasca da queste ed altre scuole un impegno di azione sociale caritativa, che volga la sua attenzione ai nuovi disagi nelle comunità locali, con particolare attenzione alle famiglie di oggi. Coltiveremo la speranza che la nuova generazione torni ad occuparsi del territorio ed eserciti i suoi ideali al servizio quotidiano del disagio dei nostri giorni. E anche un presentimento che una parziale ed auspicabile convergenza dei cattolici anche di diverso orientamento politico (senza chiamarla unità) possa diventare utile nel governo delle comunità locali, che nel nostro pensiero dovrebbero essere autonome dallo Stato e quindi autonome dagli schieramenti politici e dai partiti che sono nati per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ( art. 49 della Cosituzione) Ci rendiamo conto che la nuova generazione sarà vitale e risolutiva se si sposerà con il territorio e con i suoi problemi, e non ci nascondiamo che questo non dipenderà solo dalla nostra cultura, ma anche da una rinnovata azione sociale più concorde, se possibile, dei movimenti cattolici. Nello sfondo c è una giusta interpretazione del principio di sussidiarietà, oggi troppo spesso interpretato in senso unilaterale. Ricade sulla responsabilità degli organismi politici locali fare quello che lo Stato non è in grado di fare? O non è vero anche l inverso, che una volta stabiliti chiaramente i compiti ed i poteri degli enti locali ricade sulla Regione e sullo Stato la responsabilità di adempiere a quello che il Comune non è in grado di fare? Non è un problema teorico, una discussione filosofica: è una necessità pratica, che oggi è affidata a principi confusi ed a leggi inadeguate. Il distacco tra il territorio e la rappresentanza parlamentare non mette in crisi soltanto la vita dei Comuni. Mette in crisi anche il Parlamento. Il Parlamento conta di meno perché molti dei suoi componenti non hanno ricevuto l investitura dagli elettori, ma hanno avuto in regalo i collegi dai poteri centrali, comunque costituiti. Come è nella natura e nella storia della democrazia, un iniziativa necessaria per la difesa delle comunità locali, risulta essere strategicamente essenziale per la stessa vita democratica del paese. Comunità locali più forti, Parlamento più forte. Ma questo non ci esime dal coltivare una necessaria cultura della azione sociale caritativa, senza escludere che altri possa fare meglio di noi. Questo proposito potrebbe avere conseguenze politiche? Se una nuova classe dirigente delle comunità locali, rappresentativa delle loro necessità e testimone della privazione dei diritti politici di rappresentanza oggi denegati da un sistema elettorale sciagurato, sentisse il dovere di dare vita ad un sindacato del territorio, oppure ad un partito dei Sindaci, questa potrebbe essere una novità decorosa e virtuosa rispetto alla solitudine di oggi. Ma questo è oltre la linea dell orizzonte a cui arriva il nostro sguardo, nel maggio del Questa potrebbe essere una strategia virtuosa e feconda: ripartire dalle piccole patrie Gianni Conti già Parlamentare D.C. Cento numeri non sono pochi per ravvivare con la pubblicazione il Centro un deserto culturale che caratterizza la nostra società da circa un ventennio. La tendenza infatti dei partiti di oggi è, purtroppo, quella di acquisire consensi non sul piano delle idee ma su quello degli slogan e spot ad effetto, tutto all insegna della personalizzazione e drammatizzazione della politica. Tutti i problemi del nostro tempo sono portati al massimo dell esasperazione: giustizia, immigrazione, bioetica, tasse e riforme istituzionali, da un lato, i processi di privatizzazione clientelare di centrosinistra e di centrodestra delle risorse pubbliche dall altro, accompagnati dalla politica spettacolo e dalla pressione corrutrice attraverso i mezzi di comunicazione. Ecco perché una rivista come il Il Centro, saggiamente diretta da Enrico Dello Sbarba è un riferimento della buona azione politica, amministrativa e sociale di quanti, con passione e buona volontà, si ispirano al pensiero e alla tradizione democratica e cristiana. In una stagione politica in cui la ricerca del potere fine a se stesso ha sostituito la dimensione e l elaborazione progettuale e politica, dell approfondimento, della preoccupazione di avere un confronto alto e di livello con le diverse realtà associative, soprattutto con la variegata area cattolica, la rivista il Centro rappresenta un sano contraltare a questo decadimento. Ripristinare i nuovi canali di formazione e di informazione politica è oggi la preoccupazione principale della Cultura Civile per rinvigorire l area dei Cattolici democratici. il Centro adempie questa funzione politica: per questo è importante CON- TINUARE!

11 Speciale 100 numero Luigi Coppola Capo Gruppo Udc Comune di Piombino Se sono rose fioriranno, più volte i diversi aspiranti costituenti del Grande Centro hanno risposto in questo modo a domande precise dei giornalisti su un futuro comune fra moderati. Oramai si parla da molto tempo di questa ipotesi, ma di fatto le rose non sono ancora fiorite e sembra che per qualcuno siano già appassite. Purtroppo al momento non si riesce ad uscire da uno schema bipolare forzato che di fatto è fallito, i successi della Lega e dell Italia dei Valori ne sono l esempio, lo spazio per un area terzista esiste, ma i tempi non sembrano mai maturi. Serve ancora tempo, dobbiamo aspettare, le previsioni su una possibile liquefazione dei grandi colossi d argilla PD e PDL sembra ancora lontana, ma di fatto qualcosa si sta muovendo. Per il momento esiste una rappresentanza parlamentare di centristi o meglio di nuovi moderati, che ha autonomia rispetto ai due poli, le vesti sono quelle dell Unione di Centro, che di fatto è sopravvissuta a tre difficilissimi consessi elettorali e non è scomparsa, facendo da apripista ad altre vocazioni simili presenti nella società civile. E chiaro che ora il progetto deve essere consolidato per farlo decollare, non si può più rimandare, è l ultimo appello al quale i moderati veri devono rispondere, altrimenti non ci sarà un altra opportunità. Serve un alto di umiltà da parte dell UDC ed in particolar modo della sua classe dirigente, tutti devono fare un passo indietro rimettendo in mano le scelte future ai congressi che andranno celebrati a tutti i livelli entro il Queste riflessioni sono un contributo per celebrare il centesimo numero de Il Centro, perchè anche questo strumento d informazione, che tanto ha dato alle riflessioni sul futuro dei moderati, è un punto di riferimento importante al quale l UDC toscano ed in particolar modo livornese deve rivolgersi. Se son rose fioriranno, i boccioli stanno sbocciando, non facciamoli appassire prima del tempo, sarebbe un peccato per l UDC, per gli amici de Il Centro, ma soprattutto per l Italia, oramai vittima sacrificale al capezzale di una politica autoreferenziale lontana dalla realtà. Hubert Corsi già Parlamentare D.C. Caro Dello Sbarba, la tua richiesta a collaborare al 100' numero de ll Centro mi impegna a ringraziarti due volte. La prima, perché insieme ai tuoi collaboratori, con intelligente coerenza e non poca fatica, avete, in questi anni, tenuto alta la bandiera di una politica lontana dalle convenienze del momento e dalle ammiccanti suggestioni dell attuale telecrazia. La seconda, perché mi invogli ad una riflessione sui risultati di questa forma di bipolarismo che ormai si awicina al ventennio. E un fatto che la velocità di crescita dell economia italiana negli anni trionfanti del nuovo bipolarismo si sia stabilmente collocata al di sotto della media europea. Per questo si parla di anni del declino. I protagonisti di questo deludente ciclo politico ritengono che la responsabilità di risultati lontani dalle attese derivi dal fardello del debito pubblico ereditato dalla prima repubblica. E le cose, affermano, non vanno peggio perché abbiamo la fortuna di essere guidati dal più grande statista italiano degli ultimi 150 anni. Dimenticano che Alcide De Gasperi aveva ereditato dal precedente ventennio fascista un Paese affamato, distrutto dalla guerra, indebitato con le Potenze vincitrici e con mílioni di ftaliani senza lavoro, senza casa, senza istruzione, senza assistenza sanitaria e così via. Dunque, al debito economico, si sommava un debito sociale enorme. Nel 1950 il PIL pro capite italiano era nove volte inferiore a quello degli Stati Uniti e sei volte inferiore a quella della Gran Bretagna. Nel 1992 il PIL italiano pro capite era tre volte inferiore a quello degli Stati Unitied aveva raggiunto quello della Gran Bretagna. La nostra velocità di crescita era stata tra le maggiori del mondo. Era stato poi quasi interamente colmato il debito sociale ed il nostro Welfare si collocava tra i più generosi al mondo per le categorie più deboli. E vero, però, che gli anni della ricostruzione, del miracolo economico, della realizzazione dello stato sociale avevano avuto un prezzo: il formarsi dí un pesante debito pubblico che, agli inizi degli anni 90, rischiò di andare fuori controllo. La manovra economica di quegli anni (Governo Amato- Ciampi) riuscì a riportare la barra su parametri sostenibili anche perché il debito era prevalentemente con le famiglie italiane che finanziavano lo Sta

12 11 12 Speciale 100 numero to acquistando BOT e CCT. Dopo il 1992 la velocità di crescita del Paese si è rallentata fino a diventare negativa (2009), il sistema di Welfare è stato pesantemente ridimensionato e, ciononostante, il debito pubblico si è accresciuto trasferendosi per lo più dalle famiglie agli investitori esteri. Con ciò rendendo più dipendente l economia italiana. I numeri sono impietosie dimostrano, dunque, ilfallimento di questa forma di bipolarismo becero e muscolare. Occorrerà, perciò, traghettare il Paese verso una nuova fase politica, coraggiosamente riformatrice, attenta alle ragioni dei più deboli, democratica e líberale. Non sarà facile, occorrerà lavorare molto con serietà ed impegno. Per questo, caro Dello Sbarba, ti scrivo per dirti: Meno male che ll CENTRO c è! Alessandro Cosimi Sindaco di Livorno Con queste brevi note voglio salutare la tenacia e l entusiasmo con cui l amico Dello Sbarba ha accompagnato questo mensile al suo decimo compleanno. Da uomo di sinistra e lungi da parole ipocrite, dico di avere difficoltà, oggi, e le ultime Regionali ne sono un segnale, a vedere nel centro a se stante un ruolo politico ancora determinante per il nostro Paese, Se così è stato per i primi 50 anni della vita politica nazionale, accanto ad una destra o succube o minoritaria, e ad una forte sinistra con il più grande Partito Comunista d occidente, oggi non è più così. O meglio, con il bipolarismo ormai strutturato in Italia e con una destra come quella proprietà di Silvio Berlusconi, i valori di democrazia e libertà che il centro propugna non possono che trovare un interlocutore privilegiato con l opposizione democratica del centrosinistra. Un centrosinistra che ha certamente bisogno dell impegno laico dei cattolici, che si dibattono tra ispirazione sociale e comunitaria e la tendenza istituzionale, che cerca nel Governo la tutela e la generalizzazione delle proprie, pur legittime, visioni e aspirazioni, dimenticando troppo spesso le sfacciate contraddizioni di una destra che predica bene e razzola. Ma di una pubblicazione come Il Centro vi è sempre bisogno, le voci più diverse dell informazione sono il termometro con cui misurare il grado di democrazia di un Paese, e mi preme dire che oggi registriamo una febbre pericolosa. Nella nostra realtà sono molte le contraddizioni da affrontare e il tentativo che l Amministrazione Comunale sta portando avanti è quello di accompagnare la città nella grande rete globale dell innovazione, della ricerca, del cambiamento che produca ricchezza, materiale e sociale, che trovi nei limiti delle risorse ambientali l occasione per sviluppare tecnologie e sistemi di vita più avanzati e al tempo stesso più sostenibili. Mi auguro che la politica, quindi anche Il Centro, saprà farsi più protagonista di questa sfida, senza dimenticare che la coesione sociale ne è cemento imprescindibile. Se lo farà mettendo al centro la reputazione e non l immagine, l impegno e non la facile vincita ai quiz, l interesse generale al posto del carrierismo individuale, sapendo farsi ascoltare dai giovani coinvolgendoli e dando loro tutto lo spazio per essere protagonisti del proprio futuro, se vi riuscirà allora la politica avrà assolto al quel nobile compito di strumento per l affermazione del bene pubblico di cui la democrazia ha costantemente bisogno. Filippo Costalli Analista software Mi si chiede una riflessione su Il centro. Un circolo culturale? Un progetto politico? Beh, io credo che non sia né l uno né l altro. Credo che il termine più adatto a definirlo sia laboratorio. Una parola che è sintesi (non compromesso) dei due concetti. Pensiamoci: la parola laboratorio indica un luogo ed una modalità di lavoro. Indica, insieme, i contenuti di studio e produzione e al tempo stesso evoca i concetti di creazione, metodo, pulizia. Laboratorio scientifico, laboratorio d arte, laboratorio artigiano. Ricerca, elaborazione, lavoro, sperimentazione, emozione, innovazione individuale e collettiva Questo è il centro, indubbiamente. Un laboratorio politico che si occupa di politica del governo della collettività. Quindi di studio; di approfondimento; di elaborazione di proposte, progetti e programmi; di formazione politica; di analisi dell amministrazione pubblica. E di comunicazione - ovvio - tramite questo periodico. Forse proprio nella comunicazione sta quella che con affetto, ma senza esagerazione definisco la necessità del Centro. Purtroppo è, il nostro, un tempo in cui la comunicazione politica è sempre e soltanto propaganda, volta a suscitare emozioni positive o negative, pro o contro. Cosicché tutti sono schierati

13 Speciale 100 numero Grazie innanzitutto per avermi coinvolta nel festeggiamenti di questo numero centenario de Il Centro.Un periodico che viene portato avanti con cura e sacrificio, perchè così si fanno le cose più belle, con passione e cuore. E, il vostro, un giornale che vuole dare uno sguardo d insieme ai territori, che analizza con stile e propositività gli atti più importanti, gli avvenimenti maggiormente significativi che via via si presentano. Questo viene fatto in modo lieve e rispettoso. Talvolta noto negli editoriali dell amico Enrico Dello Sbarba, una venatura di nostalgico ricordo di temcon un partito anzi, con un leader - ma nessuno cerca di approfondire le idee, i contenuti, le proposte di quel partito o di quel leader. Il Centro prova ad rompere con questa impostazione, comunicando contenuti, idee e una visione della politica non mutuati dalla narrativa dominante nei media e nelle direzioni dei partiti. Fuori dalle mode. In aperta rottura con lo spirito del tempo. Il Centro può essere scomodo, a volte. Urticante, altre. Ma sempre necessario. Lunga vita al Centro, quindi. E al suo fondatore e direttore, quel Peter Pan della politica che risponde al nome di Enrico Dello Sbarba. Lucia Croce Presidente del Consiglio Comunale di Rosignano Marittimo pi nei quali, la politica era forse più dura, ma certamente più vera, meno soggetta all apparire comunque, mitigata dallo spirito di servizio, più volta a parlare agli uomini ed alle donne che ad alzare polveroni. Di questo, Enrico, ti sono grata. La proposta, questa è importante, in politica. Voi, con la vostra opera ed il vostro esserci puntuali ed aperti, avete proposte e fate politica. Bravi perchè cercate di parlare al maggior numero di persone possibili, coinvolgendo in vari spazi più soggetti. Grazie perché siete diventati un punto di riferimento chiaro, tra molte che sono invece porti delle nebbie. Un grazie al mio consigliere Francescalberto De Bari, per il contributo che costantemente ci porta. Un grazie a tutta la redazione. Bruno Damari Editore L impegno, la passione, la scrupolisità con le quali Enrico Dello Sbarba porta avanti il suo giornale dall inizio degli anni 2000 ad oggi li ho verificati di persona. Ogni mese, dieci giorni prima dell uscita, ci vediamo a stretto contatto di gomito, per buttare giù la prima bozza delle pagine. E il clima non è sempre dei più idilliaci. Il tono della voce si fa alta, vola qualche impropero. Lui, il direttore, che vorrebbe mettere tutti i pezzi dei suoi collaboratori per non far torto a nessuno, io, l impaginatore, nonché co-titolare della Editrice «Il Quadrifoglio» S.a.s., che sono costretto a tagliare perché gli spazi sono sempre quelli e non c è posto per tutti. Alla fine riesco sempre a vincere perché quando gli dico che altrimenti bisogna aumentare le pagine (e di conseguenza il prezzo), Enrico fa un passo indietro e inizia a... ragionare. Ma le concitate discussioni hanno tutte lo stesso comune denominatore: la profonda amicizia e la stima che mi lega ad Enrico quando già era ispettore dell Agip- Petroli ed, essendo del ramo, lo conoscevo per la sua serietà professionale e per quella carica che ha sempre evidenziato nel fare le sue cose. Così il partorire il Centro, è divenuto, oltre che chiassoso, un piacevole appuntamento, anche gli altri colleghi della redazione tipografica, compiaciuti dall accanimento con il quale portiamo avanti le nostre ragioni, perennemente in contrasto tra articoli chilometrici (o anche troppo corti), così come per i titoli e gli occhielli, per le fotografie a bassa risoluzione, e ancora tempo, spazio, colonne e... quattrini. Una vera (e sana) macchietta! Parlavo di scrupolosità. In effetti Enrico prima di dare il via alla stampa, si rilegge, una, due, anche tre volte l intero giornale per eliminare quei refusi o quegli errori (talvolta, hainoi, orrori) che purtroppo escono sempre evidenti dopo la stampa del giornale e che invece ti sfuggono quando hai le bozze sotto gli occhi. Una volta fui protagonista (involontario, ovviamente) di un titolo sbagliato, reo di aver digitato una lettera al posto di un altra, quanto bastava però per stravolgerne il contenuto. Da allora i titoli sono guardati da Enrico con la lente d ingrandimento, addirittura scanditi lettera per lettera, come facevamo ai tempi (purtroppo lontanissimi anni luce) delle elementari. Poi, finalmente, il via: la stampa che non solo significa il termine dei lavori ma, soprattutto, la cessazione di quel fiato addosso che ti senti dall inizio della prima lettura della bozza fino al definitivo ok. E il giornale, impaginandolo, me lo leggo in anteprima. Pezzi interessanti, quasi sempre incisivisi, con qualche

14 11 14 Speciale 100 numero stoccata per cercare di scuotere la coscienza di quel politico a livello nazionale o di quell amministratore locale da parte di chi crede che possa fare di più e di meglio. Giuseppe Danesin già Sindaco di Rosignano M.mo Conosco Enico da quasi mezzo secolo, da quando lui, già consigliere comunale democristiano ed io, segretario dei giovani comunisti di Rosignano, Carlo Rotelli. Roberto Lucchesi responsabili rispettivamente dei giovani d.c.e socialisti, prendemmo l iniziativa di dare vita alla Consulta Comunale della Gioventù. Si trattò di una scelta che maturò nel clima del primo centrosinistra e che ampliandone il valore politico, intendeva riunire sotto gli ideali della Resistenza, le forze politiche giovanili ed i giovani in generale per dare al nostro Paese risposte che superassero la logica imperante dei blocchi contrapposti. Molte centinaia di giovani parteciparono alla costruzione della consulta e molte decine si impegnarono concretamente partecipandovi direttamente in ogni parte del comune e sviluppando una concreta azione politica-culturale promossa dai giovani stessi. C erano nei partiti adulti molti che accolsero con entusiasmo la novità. Uno fra quelli che, fin da subito, ci sostennero fu Demiro Marchi il Sindaco - mentre altri non videro di buon occhio quei giovani che unitariamente si affacciavano sulla scena politica. Quando, il Sindaco per valorizzare la novità convocò un consiglio comunale straordinario e ci invitò a presentare le nostre intenzioni sia pure col timore del parlare per ia prima volta in un simile consesso, vi andammo convinti che sarebbe stato un successo indiscusso. Invece Enrico ci bacchettò duramente anche se non negò il suo assenso all iniziativa. Fu così che conobbi di persona Enrico Dello Sbarba, pur conoscendone da tempo la sua tenace partecipazione politica alla vita del Consiglio Comunale. E fu così che da allora cominciammo a trovarci su fronti contrapposti ma sempre con reali motivazioni e con il comune scopo di dare risposta alle giuste esigenze dei cittadini di Rosignano. Devo anche dire che da un po di anni leggendo Il Centro mi trovo di frequente d accordo con certe sue posizioni: credo, infatti, che gli scontri politici veri modifichino nel profondo i contendenti anche quando questi non lo vogliano ammettere. Come spiegare sennò la sua attuale intransigente difesa della tradizione culturale del nostro comune e delle iniziative di Armunia od altro? Eppure queste posizioni erano il patrimonio delle battaglie politiche mai disgiunte da motivazioni culturali del Sindaco Marchi e dell intero PCI di Rosignano tanto osteggiato da Enrico. Di contro l attenzione alle problematiche del turismo e dell intero settore terziario in noi che guardavamo allora, quasi esclusivamente alla classe operaia, ci è stata, in qualche modo instillata dalle frequenti critiche di Enrico per come, in estate, sopratutto, non sapessimo tener testa ai problemi della N.U e della carenza di approvvigionamento idrico. Oggi, possiamo dire che ci ascoltavamo molti di più di quello che facessimo vedere e che il gioco democratico funzionasse davvero tra maggioranza ed opposizione. Da questo spirito nacque la comune battaglia per lo sviluppo qualificato ambientalmente dell industria e dell occupazione che combattemmo all inizio degli anni 80. Fu quello l epilogo di un lungo,duro e leale confronto mai inficiato da secondi fini o da interessi minimamente personali che ci portava a scegliere con passione quello che ci sembrava il meglio per i nostri cittadini, riuscendo non poche volte a sfuggire alla cappa soffocante della guerra fredda e dei blocchi contrapposti. Tutt oggi la pensiamo in maniera diversa su certi aspetti, mentre su altri, i nostri punti di vista coincidono e c è lo diciamo apertamente avendo il privilegio,nonostante siano passati tanti anni, di non aver corrotto un rapporto e potendoci guardare e schiettamente in faccia. Auguri per questo 100 numero di un giornalino che riesce ad aggregare molti giovani e a parlare onestamente senza fare l occhiolino ad interessi di bottega e di vendite. Questo mi viene sommessamente da dire è un piccolo esempio di LIBER- TA DI STAMPA! Enrico continua così! L onestà intellettuale è molto più moderna e preziosa del comportamento indecente tenuto spesso dalla stampa ufficiale che circola nella nostra costa. Giovanni Di Capua Politologo Fu Egidio Pedrini ad invitarmi al convegno «Il centro che verrà» che si tenne alla stazione marittima di Livorno nel gennaio 2007, dove ascoltai le ri-

15 Speciale 100 numero flessioni di amici di lunga data, ora militanti in formazioni diverse, su una eventuale comune militanza politica. Così venni in contatto con i nuovi amici de «Il Centro», a loro volta da tempo impegnati nel tentativo di tenere in qualche modo deste le convinzioni del movimento politico che si richiamava a Sturzo e a De Gasperi. C era una autentica folla, in quella manifestazione, malgrado in contemporanea si tenesse in città un convegno (quasi) analogo imperniato su un discorso di Ciriaco De Mita. Rammento bene il disagio di tutti rispetto ad un bipolarismo sempre meno convincente e rissoso, nonché le speranze che nella legislatura da meno di un anno iniziata emergesse una volontà di dare vita, se non ad un terzo polo (esigenza in verità confermata da tutti i relatori), ad un rilancio della politica, sistematicamente soffocata da tredici anni di Seconda Repubblica. Conservo degli appunti di quel pomeriggio invernale dove si avvertiva il calore politico di una non impossibile rinascita del metodo del confronto. Sono tre anni, dunque, che assisto (e qualche volta intervengo con miei contributi) ad un lavoro di sensibilizzazione politica: articoli, discussioni, presentazioni di libri, convegni anche dotti, che «Il Centro» promuove con costanza, nella fiducia che si riesca a trovare spazio, nell assordante propagandismo dei grandi media, per una voce che non è nostalgica. Ma è mirata a recuperare una coscienza politica autonoma e critica verso il pessimo bipolarismo che si avvita su se stesso, convince sempre meno e provoca una disaffezione che ormai supera il 40 per cento dell elettorato. Ma noi centristi che crediamo nel pluralismo politico italiano, che tale era ancora prima dell Unità risorgimentale, non molliamo. Le nostre ragioni stanno nel fallimento dei bipolaristi in servizio permanente effettivo e nella nostra diversa proposta di riformare istituzioni e costituzione con razionalità Certo, non siamo soddisfatti della progressiva insignificanza dei centri che ci sono. Però vediamo attorno a noi giovani moderni capaci di comprendere che, senza la politica del confronto e della moderazione, insegnata da Sturzo e soprattutto da De Gasperi, non c è futuro veramente democratico in Italia. E ciò ci conforta che la nostra tenacia non è fragile, bensì una modalità esecutiva di seminare bene per poter raccogliere meglio. Alessandro Franchi Sindaco di Rosignano M.mo Agli amici del mensile di politica e cultura Il Centro congratulazioni per il bel traguardo raggiunto: cento numeri e dieci anni di presenza sul territorio! L auspicio è che possiate proseguire su questa strada, continuando a proporci il vostro mensile, dove non mancano riflessioni di più ampio respiro su temi di portata nazionale, ma anche interventi, spesso critici, riguardanti la vita delle nostre comunità locali. D altra parte il pluralismo dell informazione è garanzia di democrazia e la critica, laddove realmente costruttiva, non può altro che fare del bene. Certo la collocazione politica centro non è un luogo facile. Però è un luogo di grande tradizione politica, avendo alle spalle un passato di cultura e di governo che ha rappresentato innegabilmente un momento importante di crescita per il nostro Paese. Anche le ultime elezioni regionali così come da voi stessi sottolineato in uno degli ultimi editoriali de Il Centro - non hanno fatto segnare una crescita di tutti quei partiti (forse troppi?) che si richiamano al centro. Forse il bipolarismo è entrato a far parte del dna degli italiani o forse la frammentazione - un morbo che colpisce indifferentemente tutti i partiti italiani non aiuta. In ogni caso il pluralismo delle idee, oltre che dell informazione, è un bene prezioso, da coltivare e difendere. Al contrario, vedo che l attività del vostro Circolo culturale-politico continua ad essere vivace nei modi, duratura nel tempo e sicuramente animata da un grande entusiasmo. Vi auguro quindi di proseguire con passione il vostro lavoro affinché possiate essere di stimolo per tutti e non soltanto per coloro che appartengono al centro. Gina Giani Amministratore Delegato e Direttore Generale Società Aeroporto Toscano Galileo Galilei S.p.A. Nove anni fa quando Il Centro nasceva come periodico, la Società Aeroporto Toscano S.p.A guidata dall allora Amministratore Delegato Ing. Pier Giorgio Ballini, dava inizio a quello che fu il rilancio dell Aeroporto Galilei attuato seguendo la Mission di SAT di inserire la Toscana nella rete globale della comunicazione, dello scambio culturale, sociale ed economico. Una lunga fase di sviluppo che vide lo scalo pisano uscire da una situazione di traffico attestato ad un milione di passeggeri per diventare la porta di ingresso alla Toscana aprendo a nuovi

16 16 Speciale 100 numero mercati, sviluppando il traffico passeggeri incoming sul nostro territorio, superando i 3 milioni di passeggeri nel 2006 e i 4 milioni di passeggeri nel Riconoscendo l importante ruolo dell Aeroporto Galilei di volano per l economia (con un impatto economico sul territorio pari a 960 milioni di euro nel 2009), in circa nove anni Il Centro non ha mai smesso di raccontare con attenzione la vita e la storia dell Aeroporto di Pisa e della sua società di gestione. Ne ha raccontato gli sviluppi: l aumento di rotte e destinazioni con l arrivo di nuove compagnie aeree sullo scalo, la crescita esponenziale del traffico passeggeri, l apertura del collegamento diretto tra Pisa e New York e la quotazione in Borsa. Anche dopo la prematura scomparsa dell Ing. Ballini, in occasione della mia nomina ad Amministratore Delegato, il Direttore e la Redazione mi hanno mostrato il loro sostegno nel compito non facile di succedere alla guida di SAT dopo un manager del calibro straordinario quale è stato Pier Giorgio Ballini. Oggi come allora, in scenari economici diversi e sempre mutevoli, Il Centro ci segue da vicino. La Società Aeroporto Toscano S.p.A continua nella direzione tracciata dall Ing. Ballini per lo sviluppo ed il consolidamento del Galilei, per la crescita del turismo e del suo impatto sulla nostra regione. Molte sfide sono state vinte in questi anni, altre ci attendono. Abbiamo superato il 2009, un anno estremamente critico per l economia mondiale e anche per il Trasporto Aereo, superando i 4 milioni di passeggeri e con un bilancio in attivo, oggi guardiamo al 2010 con fiducia ma consci che la tempesta non è del tutto passata. Ringraziamo Il Centro di averci accompagnati fin qui e per i prossimi approfondimenti che ci dedicherà. Auguri per il primo centesimo! Simone Giusti Vescovo di Livorno Carissimi amici de Il Centro, credo che ogni traguardo vada sempre ricordato e festeggiato, con questo spirito sono lieto di partecipare anch io a questo evento, ricordando l importanza della comunicazione, come strumento per far circolare idee e progetti nella loro diversità e ricchezza. Anche voi contribuite a questo, e auguro che il vostro impegno possa ancora continuare nell ottica del bene e dello sviluppo del nostro territorio. Nicola Graziani Giornalista quirinalista Dare i voti è, tra tutte le arti, una delle più odiose e meno provviste di mercato. Per questa ragione di voti non ne diamo a nessuno, perché poi, se i voti sono buoni, si rischia per passare in un paese che ha fatto di questa pratica una ragione di vita per apologeti. Quindi nessun voto e nessuna celebrazione, per Il Centro. Solo qualche constatazione, anche perché questa Seconda Repubblica, che prometteva sfracelli e di promesse ne ha mantenute davvero pochine, sembra essere finalmente arrivata all ora che volge al desio. Il Centro, in questi anni di Repubblica semipadronale, è andato controcorrente. Merce rara, se l Italia è la patria di quelli che corrono al soccorso del vincitore. Ragione per cui scriverci sopra è motivo di una certa soddisfazione: è stato, Il Centro, una delle poche voci di quel rispettoso dissenso, che nessuno insulta ma con chiunque è esigente, che tanto ci è mancato a livello nazionale. In questo periodo è rimasta testata locale, tenendosi su non senza sforzo e grazie all attivismo di qualche giovane (uno dei quali giovane lo è più degli altri, alla faccia dell anagrafe, e questo lo rende ancora più simpatico). Mai una Ferrari, va bene, piuttosto una Topolino amaranto, ma di quelle che nel dopoguerra facevano andare avanti l Italia e che vennero immortalate da Paolo Conte. La Testarossa sarà stata più bella e più scattante, ma di chilometri ne ha fatti molti meno. L essere testata locale, comunque, ha un doppio pregio. Primo perché mantieni un radicamento sul territorio, che è quello che è mancato alla sinistra ed alla destra attuali, entrambi di plastica; secondo perché si è meno tenuti a quella deferenza istituzionale, diremmo di corte, che ha ammazzato la credibilità di più di un giornale. Insomma, lo diciamo senza falsi pudori: a scriverci sopra ci siamo veramente divertiti, e ci siamo sentiti più liberi. La qual cosa, per un giornalista di professione, non è di poco conto. Grazie di cuore. Ora ci aspetta (ci aspetta) un duro lavoro di ricostruzione. Sì, ricostruzione: come nel 45, quando sei case su 10 erano andate giù. Perché quando ci sono macerie da rimuovere ed una casa comune da rifare a partire dalle fondamenta, alla fine ci si deve rimboccare noi le maniche. Noi cattolici, che

17 Speciale 100 numero per cultura ed esperienza sappiamo interpretare meglio di chiunque altro il momento della mediazione politica. Sono tempi esaltanti, quelli che abbiamo davanti a noi. Non facili, certo, ma che ci fanno sentire vivi, dopo un ventennio di delusioni e politica al bromuro. Che Qualcuno ci assista. Giorgio Kutufà Presidente Provincia di Livorno E sempre lodevole il lavoro di chi, avendo una propria legittima visione politica, cerchi di portarla avanti con iniziative di carattere culturale. Questo è l impegno che si è assunto il Circolo Il Centro sostenendo una serie di significativi dibattiti politici ed un mensile che, con molta coerenza, ritiene non adatto all Italia il sistema bipolare. In effetti, una funzione del centro si può affermare solo superando l attuale sistema elettorale che, di fatto, determina un, sia pur imperfetto, bipolarismo. La discussione è molto aperta e le preannunciate, e spesso contraddittorie, riforme costituzionali e, a caduta, anche di legge elettorale dimostrano come una scelta definitiva non sia stata compiuta. Del resto che l attuale sistema mostri criticità è largamente documentato dal crescente e preoccupante tasso di astensionismo che si diffonde in tutto il Paese. La rivista del Centro culturale Il Centro, da tempo, sostiene il superamento dell attuale meccanismo elettorale, che è ovviamente premessa per dare una funzione ad un area significativa nell opinione pubblica e che fa riferimento a posizioni, appunto, di centro. Si tratta di verificare se nel terzo millennio questo tipo di rappresentanza politica, sostanzialmente un terzo polo rispetto ai due tendenzialmente conservatori e progressisti, possa affermarsi. La risposta non può essere, con tutte le caratteristiche proprie della nostra storia, soltanto nazionale e, in un mondo sempre più integrato e interdipendente, bisogna ragionare in termini, come minimo, europei o addirittura mondiali. Da questo punto di vista lo spazio per terzi poli è modesto, se non del tutto assente, e anche questo è un limite oggettivo al ritorno di un sistema di tipo proporzionale nel nostro Paese. Comunque il confronto su questi temi decisivi è aperto ed è molto lodevole che, a livello periferico, una coraggiosa iniziativa come il Centro lo alimenti e lo sostenga con motivazioni comunque sempre apprezzabili e portate avanti con convinzione e grande impegno. La democrazia, senza dubbio, si alimenta con il pluralismo ed il dibattito: va dato merito al Centro, in questo, di essere un soggetto autorevole e serio. Luca Lischi Capo Gabinetto Amministrazione Provinciale Il Centro non necessita di elogi e benemeriti. Rischieremmo di essere di parte e di fare le solite sviolinate in modo retorico e forse anche un po nauseante per chi legge. Esso parla con la sua presenza da cento numeri e lo fa in modo elegante e sobrio. Senza trincerarsi in un mondo ovattato e neppure urlando come purtroppo fa tanta informazione che tende sempre più a mettere in evidenza il negativo e le nefandezze più aspre e crude dell uomo. Il Centro ha tante ambizioni e anche tanti sogni che forse saranno anche utopici, come quello di ritornare ad un vero partito di centro che possa ridare slancio e vigore al nostro bel paese. Ma tra questi sogni, a mio avviso, ha almeno una certezza che cerca di mettere davvero al Centro, ovvero la necessità di ripartire dalle eccellenze, dai tanti talenti che abbiamo avuto e che fortunatamente abbiamo ancora, dalle persone e dalle cose che rappresentano dei fiori all occhiello per la nostra società e che possono essere un motore di sviluppo per le nostre comunità. Ecco perché riteniamo necessario fare memoria di almeno cento punti di forza e di qualità della nostra provincia, ben sapendo, elencandone solo cento, di omettere tante altre eccellenze. Lo vogliamo fare in un momento in cui si mettono sempre più al Cen

18 11 18 Speciale 100 numero tro tanti fatti negativi e tante opinioni che non lasciano intravedere orizzonti di speranza, che rischiano di far dimenticare che tra tanti alberi che cadono, fortunatamente, c è anche una foresta che cresce! Ecco i 100 validi motivi per essere fieri della nostra città e provincia: 1. Pietro Mascagni 2. Amedeo Modigliani 3. Livorno: spiaggia di città più bella d Italia 4. Giorgio Caproni 5. Il lungomare e la Terrazza Mascagni 6. I tramonti 7. Il mare e la costa 8. Decima provincia in Italia per presenze turistiche 9. Il ponce 10. Premio Rotonda: Livorno città dei pittori 11. I Macchiaioli 12. Il Cacciucco 13. Plinio Novellini 14. Giovanni Fattori 15. Angelica Palli 16. Giovanni Bartolena 17. Don Antonio Vellutini e Don Giovanni Nardini 18. Don Roberto Angeli 19. Cinque isole (Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa e Montecristo) 20. Sette bandiere blu 21. Prima provincia in Italia per indice di sportività 22. L Accademia Navale e la nave scuola A. Vespucci 23. Suvereto: Bandiera Arancione 24. Il pentagono del Buontalenti 25. Il quartiere Venezia 26. I Fossi 27. La Fortezza Vecchia 28. Il Porto Mediceo 29. I pescatori 30. La Meloria 31. Calafuria 32. Castel Boccale 33. Castel Sonnino 34. Chioma 35. Montenero 36. Bolgheri: per il Newyork Times, tra i 44 posti al mondo da visitare! 37. La campagna e le colline 38. Sassicaia 39. Ornellaia 40. Le Macchiole: il Paleo 41. Grattamacco 42. Michele Satta 43. Tua Rita 44. Sara di Vaira 45. Matteo Becuzzi 46. Karima 47. Paolo Virzì 48. Aldo Montano, Andrea Baldini e la scherma 49. Paolo Bettini, Diego Ulissi e il ciclismo 50. Il nuoto 51. Giulia Quintavalle 52. Dario Ballantini 53. Il Vernacoliere 54. Castagneto a Tavola 55. La strada del vino e dell olio 56. Carlo Azeglio Ciampi 57. Monsignor Alberto Ablondi 58. I 4 Mori 59. Furio Diaz 60. Ulvi Liegi 61. Oscar Ghiglia 62. Renato Natali 63. Giosuè Borsi 64. Villa Fabbricotti 65. Villa Mimbelli e il museo Fattori 66. Villa Henderson e il museo di storia naturale 67. L ippodromo Caprilli 68. I bagni Pancaldi 69. L hotel Palazzo 70. Ivo Piagneri da Galileo 71. I parchi naturali 72. Castiglioncello 73. Il porto turistico Cala dei Medici 74. La Baracca dello Zazzeri 75. Baratti e Populonia 76. Castagneto Carducci 77. Sassetta 78. Campiglia Marittima 79. Bibbona 80. Torre Mozza 81. Dieci medaglie d oro al valor militare 82. Le Terme di Venturina e il Calidario 83. I musei napoleonici e Napoleone Bonaparte 84. L Aleatico 85. Il teatro Goldoni 86. L istituto Mascagni 87. La Caritas 88. Il Volontariato 89. La Misericordia 90. La Società Volontaria di Soccorso 91. L associazionismo 92. Gianfranco Merli 93. Italo Piccini 94. Nicola Badaloni 95. Frida Misul 96. Il Mercato Centrale 97. Il Castello Pasquini 98. Vada e le spiagge bianche 99. Il TAN (ventisette edizioni!) 100. Il Centro... naturalmente altri cento!

19 Speciale 100 numero 19 Benito Li Vigni Ex Dirigente AgipPetroli e Scrittore Per i dieci anni de il CENTRO voglio esprimere il mio apprezzamento per il modo esemplare di fare informazione con grande impegno civile e culturale. Renzo Lusetti Parlamentare e Responsabile nazionale Dipartimento elettorale UDC Care amiche, cari amici, reputo necessario iniziare la mia sintetica riflessione, dai risultati delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 perché sono termometro del Paese. Il PDL ha avuto una perdita di voti compensata in parte da una voracità elettorale, pur legittima, della Lega Nord che ha visto crescere, al Nord e non solo, i suoi voti e che tenterà di dettare l agenda politica al Governo e alla maggioranza parlamentare. Gli annunci e la costituzione di nuove componenti all interno della maggioranza denotano una forzata coabitazione parlamentare del PDL da una parte, ed un intento, dall altra, di porre un freno alla forza politica della Lega. La perdita di voti ha, inoltre, travolto un PD privo di identità, ancorato al passato, alla ricerca continua di un leader: beneficiario diretto di questa emorragia è l IDV. L astensionismo denota un atteggiamento di distacco, sempre più diffuso, dei cittadini dalla politica che non può essere trascurato. Tale rappresentazione indica la crisi del bipolarismo e l esigenza di un approfondito dibattito pubblico sulla forma politica del nostro Paese. L UDC lavora per la costruzione di una nuova forza politica, diversa dai due poli, capace di aggregare anche nuovi soggetti politici con la legittima ambizione di divenire maggioritaria. Il nostro Paese ha la improrogabile necessità di una nuova offerta politica di un nuovo soggetto nel quale popolari, liberali, riformisti, moderati di tutte le aree riscoprano insieme la via maestra del Centro quale luogo essenziale per il governo. E questo il momento di aprire una nuova storia politica in cui l azione abbia come unica finalità l interesse nazionale ed il bene comune, dove competenza, spirito di servizio, senso dello Stato siano modello di selezione della classe dirigente, dove la partecipazione popolare sia il vero motore della vita associata. E necessaria una nuova cultura politica, coerente nei comportamenti e in grado di non rincorrere ad ogni tornata l elettore, ma capace di costruire nel tempo un consenso effettivo, avendo come fondamento la centralità della persona. È il rispetto della persona che rende possibile la partecipazione democratica. L Italia non può fare a meno di una nuova proposta politica, di governo, di partecipazione democratica che nasca dalla rottura bipolare, al fine di superare un immobilismo ormai radicato e filtrato nei diversi comparti dello Stato. Un caloroso saluto ai ragazzi del circolo Il Centro e a tutti i lettori del giornale. Bruno Manfellotto già Direttore de Il Tirreno Caro Enrico, partecipo con molto piacere ai festeggiamenti per il decennale della tua creatura: tua davvero, vista la passione e la cura con la quale l hai coccolata e seguìta in tutti questi anni. Come sai ne abbiamo parlato mille volte di persona e in occasioni pubbliche sono sempre stato alquanto scettico riguardo al potere salvifico del Centro (senza virgolette: stavolta penso non al tuo giornale, ma all area politica che esso interpreta e rappresenta). Del resto, le ultime elezioni regionali ci hanno confermato che il Paese, alla fin fine, pensa bipolare (nel senso che sembra preferire le scelte di campo nette, le posizioni chiare), mentre appare sempre più difficile, se non impossibile, riuscire a spostare voti da uno all altro polo o da uno dei due maggiori a un terzo. E comunque si è visto che quando l elettore è fortemente deluso dall uno o dall altro fronte, o se ne sta a casa o esprime un voto di protesta per Bossi, Di Pietro o Grillo che sia che poco si concilia con la cultura moderata e riflessiva del Centro. Detto questo, sono anche convinto che lo stimolo critico da parte di una forza, di un giornale di centro sia fondamentale, non solo per condizionare e ridurre alla ragione certe pulsioni estremistiche che di tanto in tanto affiorano nei due poli; ma anche per frenare derive che si presentano, a seconda del

20 11 20 Speciale 100 numero le stagioni, inciuciste o autoritarie. Dunque, caro Enrico, continua con il tuo giornale, con le tue lettere appassionate, con le tue accese tavole rotonde. E chissà che una riforma elettorale prossima ventura, che magari ci avvicini più alla Germania che al Sud America e che dia un senso al bolleggiume che vede oggi protagonisti Gianfranco Fini e Luca di Montezemolo, non dia al tuo Centro, con virgolette e senza, ancora più smalto e una nuova funzione. Auguri! zioni, ai progetti. stimolando una sinergia collaborativa tra tutti coloro che si trovano ad operare per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo e di crescita senza cui una società ristagna e muore. Mi congratulo. quindi, per il traguardo raggiunto, giusto riconoscimento per tanti anni di attività seria e professionale, certo che l impegno profuso fin oggi troverà, anche in futuro, occasioni di puntuale e progressivo consolidamento, così importante per l arricchimento di quel confronto che, solo, può far crescere la comunità livornese in democrazia, legalità e solidarietà, costruendo giorno dopo giorno una realtà migliore in cui tutti siano contenti di vivere ed operare. co di interventi, che punta su fatti rilevanti della vita politica, economica, culturale della nazione ma anche, e soprattutto, del nostro territorio. Solo chi, come Te, si è dedicato alla realizzazione di un periodico di questo tipo sa la fatica che costa e conosce la soddisfazione che accompagna l uscita di ogni numero. Auguro alla città di Livorno ed alla sua provincia di dare spazio, attenzione e risorse alle voci, grandi o piccole non importa, che sono capaci di far dialogare un territorio e di animare dibattiti e franchi confronti di idee, ora e in futuro. Domenico Mannino Prefetto di Livorno Caro Direttore, sono sinceramente lieto di apprendere della prossima pubblicazione del centesimo numero della rivista. Leggo sempre con attenzione gli articoli, tutti espressione della passione ed entusiasmo, che vengono ogni volta posti in ogni nuova fatica di cui sono testimonianza anche la cura e la bellezza della veste tipografica. Ogni attività editoriale, ed in particolare quelle che si interessano della res pubblica è una voce essenziale nella vita democratica di ogni Paese e un costante invito a tutti - e soprattutto alle giovani generazioni - a confrontarsi ed approfondire i fatti e le realtà che ci circondano, non relegandosi nel ghetto delle proprie idee e convinzioni, ma aprendosi al dibattito, alle intui- Roberto Nardi Presidente CCIAA Livorno Caro Enrico, immersi come siamo in un mondo pieno di informazioni, che ci sono indispensabili ma che anche ci bersagliano e talvolta ci confondono - da internet ai programmi televisivi, alla molta carta stampata di tutti i tipi e colori politici - qualche volta si rischia di dimenticare le piccole pubblicazioni, che proprio in quanto tali danno un informazione libera e sostengono il tessuto democratico del nostro vivere comune. E il caso de Il Centro, che Tu dirigi con un impegno pari alla Tua pazienza nel realizzare ogni volta un numero ric- Massimo Paganelli Direttore di Armunia E, mi dici, fanno CENT O!!!! Sono tanti, caro Enrico. Tanti i numeri de il Centro e non è facile imporsi all attenzione nell era della confusione dei segni. E allora se sono CEN- TO vuol significare che qualcosa hai detto di significativo tanto da meritare quell attenzione che vale la possibilità di programmarne, il futuro. Tu sai che la mia formazione politica non è affatto prossima alla Tua. Più che al centro mi è da sempre più congeniale lo sguardo a sinistra, sai anche che ho praticato, ho provato a praticare, la logica del confronto e quindi da subito ho seguito lo sviluppo del tuo (vostro) progetto editoriale. Occasione, il mensile, per ampliare i luoghi di contraddittorio politico culturale. Luoghi che possano produrre e

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