DIO È MORTO IL PROSSIMO NUMERO DE LA FIERA DELL EST SARÀ IN DISTRIBUZIONE A PARTIRE DAL 4 MAGGIO CRONACA AMMINISTRATIVA PRIMO PIANO

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1 IL PERIODICO DELL EST ROMANO Quindicinale d informazione, attualità e cultura registrato presso il Tribunale di Roma num. 30/2008 del 25/01/ ANNO II NUM 7-18 APRILE ,00 DIO È MORTO PRIMO PIANO Il viaggio della nostra redazione nei paesi colpiti dal terremoto. Testimonianze dirette delle vittime e dei cittadini del municipio, protagonisti di una gara di solidarietà. CRONACA Ennesima aggressione nel quartiere di Tor Bella Monaca ai danni di un cittadino straniero. Intervista alla vittima ricoverata presso il Policlino Tor Vergata. AMMINISTRATIVA Il sindaco Alemanno con la giunta capitolina in trasferta nei quartieri del municipio. Tante le promesse. Grande partecipazione dei cittadini. PER LA TUA PUBBLICITÀ DA PAGINA 2 A PAGINA 8 A PAGINA 10 A PAGINA 11 IL PROSSIMO NUMERO DE LA FIERA DELL EST SARÀ IN DISTRIBUZIONE A PARTIRE DAL 4 MAGGIO

2 primo PIANO Cronaca di una IL VIAGGIO è vuota. I camion li fanno uscire prima di Tivoli perché alcuni punti sono pericolosi. Per strada vedi tan- L autostrada te macchine cariche di vestiti e cibo. Stanno portando delle cose in Abruzzo ai parenti, agli amici, a chiunque ne abbia bisogno. Sono in viaggio con Anna. Lei vive a Castelverde ma ha una casa in un paese di quelli colpiti dal terremoto. Abbiamo con noi della frutta e una tenda, la stiamo portando a una sua amica che non ha dove andare questa notte. La sua casa non è crollata, ma non è più sicura. Come tanti ha paura ad andarsene, ma soprattutto non vuole andarsene. Non vuole abbandonare le cose che ha. Ma soprattutto la sua vita. All' Aquila ovest ci fanno uscire dall' autostrada, iniziamo ad avvicinarci. In giro non c'è nessuno. Stiamo a valle qui le case non sono danneggiate, ma sembra di stare in un paese fantasma. I negozi sono tutti chiusi, per strada solo i mezzi di soccorso. Molti vivono accampati davanti alla propria casa. Ci fermiamo di fronte ad un centro commerciale. Nell' area di sosta ci sono i cittadini di Pettino. Il loro paese è venuto giù. Stanno qui da lunedì, vivono nelle macchine aspettando che qualcuno porti loro delle tende. Ci sono le bottiglie dell'acqua minerale accatastate sotto la copertura dei carrelli, in questi giorni come ci raccontano "siamo accampati qui, stiamo vivendo grazie agli aiuti dei nostri amici che vengono da Roma e da Teramo". Dice che è preoccupata per il figlio che sta lavorando sotto le macerie, poi scoppia in un pianto disperato "siamo vivi". Molti di loro non hanno più una casa ma non se ne vogliono andare. Preferiscono rimanere qui. Arriviamo a Colli, il paese di Anna è deserto. Le abitazioni sono tutte intatte ma tutti hanno abbandonato il paese. Anna ha paura di entrare in casa sua, nonostante dall' esterno sembri integra. Ce ne andiamo subito, non è rimasto più nessuno qui, solo i gatti del paese che da giorni non mangiano. Come si va verso il versante est la situazione peggiora. Le crepe sulle case si fanno sempre più grandi. Ovunque si intravedono macerie, muri sfondati, gente accampata in giardino. Ci sono delle case costruite da poco. Hanno ancora il bandone vendesi. Sono tutte distrutte. Arriviamo a Paganica. Ci sono solo i vigili del fuoco. La chiesa nel centro della piazza è parzialmente crollata, il centro storico è venuto giù tutto. La polizia non ci fa entrare, ma quello che si vede dai vicoli è inquietante. Una distesa di calcinacci e polvere. La gente se ne è andata tutta, stanno tutti poco più in là, al "campeggio", come lo chiama Berlusconi. Mentre arriviamo c'è un elicottero che sta portando via un ferito, per fortuna non è grave. Dentro al campo c'è chi ha perso tutto. Casa, famiglia e lavoro. Incontriamo Omar, la sua casa è andata distrutta " ma noi non ce ne andiamo da qui perché è qui che siamo cresciuti e qui abbiamo le nostre radici. Dobbiamo restare qui perché qui siamo nati e qui vogliamo vivere". Chiunque incontri ripete la stessa cosa. Anche se non ha più niente o nessuno. Forse perché una casa non sono solo le sue mura. Sono la emozioni, i ricordi e gli affetti di una vita. Che rimangono. Sepolti sotto le macerie, ma rimangono. Omar sta raccogliendo l' acqua dalla fontanella insieme ad altri amici, tutti di Paganica."Io sono un agente di commercio, ma ora che tutti i negozi sono chiusi non posso lavorare. A chi le vendo le cose? Per ora qui si tira a campare, l' importante è essere vivi". Dicono che la vita nel campo è uno strazio. Certo ci sono i soccorsi, i volontari che ti aiutano, ci sono mille cose da fare. Ma in generale c'è sempre un senso di attesa: del terremoto, di una casa, di una buona notizia. Tutti qui hanno ancora paura "il terremoto deve ancora arrivare" ripetono. Abbandonata Paganica andiamo a L'Aquila. La zona a ridosso del centro storico è completamente devastata. Ci sono gli operai che lavorano nell' ospedale, costruito da poco e già crollato. I primi piani dei palazzi, non esistono più, dalla strada si scorgono i letti, le camerette e le fotografie di chi in piena notte è stato svegliato da quel boato distruttivo. In giro, oltre ai soccorsi, ci sono solo fotografi e giornalisti. Le città senza persone è come se non esistessero più, diventano morte. Anche qui il centro storico è chiuso per motivi di sicurezza. Mentre ce ne andiamo Anna continua a guardare i resti con gli occhi gonfi. Sembra che ci sia stata una guerra. "vedere questa città ridotta così mi fa male, mi vengono in mente le facce della gente, i ricordi di una vita. E' terribile". Mi dice. MARCO CARTA Ho visto gli occhi di quella gente. Impauriti, persi, ma forti. Arrivare in Abruzzo, dopo la catastrofe, è un'esperienza tutta da provare. Quel luogo che ha spesso ospitato molti di noi come turisti, quelle cime imbiancate, i sorrisi e l'ospitalità della gente, gli splendidi scenari sono un ricordo. Le montagne ci sono ancora e dalle cime imbiancate il sole troneggia fiero. Le strade però sono vuote e tutto intorno è grigio. Un colore primeggia sugli altri. Quello delle camionette rosse dei vigili del fuoco, che con il loro coraggio hanno salvato centinaia di vite. Le hanno estratte dalle macerie, hanno donato loro un sorriso o hanno dato una mano per problemi pratici. A loro le persone si appoggiano, sono la loro speranza. Eroi dei nostri tempi, troppo spesso dimenticati. E poi il blu e il giallo dei volontari della Protezione civile, la Polizia, la Croce Rossa e splendide penne che spuntano dai cappelli degli alpini. Il terremoto ci ha tolto molto, ma ci ha anche regalato la speranza di un'italia migliore. Un Paese fatto di solidarietà, di tradizioni e di coraggio. Questa è l'italia che ci piace. Le scosse si sentivano da settembre. Forti. Nessuno degli abitanti però avrebbe mai pensato che la natura si scatenasse con tutta la sua foga, portando via quasi 300 vite. Forse qualcun' altro si sarebbe dovuto preoccupare di costruire case più solide e ospedali più sicuri. Già l'ospedale San Salvatore. Ci arriviamo davanti. Un piazzale deserto. Il caldo si fa soffocante. Ci avviciniamo e ammutoliamo di fronte all'immagine che ci si palesa davanti. Non esiste più l'entrata. L'insegna dell'ospedale è a terra. Camminando noti una E, una S, una T. I pezzi di un nome che è diventato simbolo dello scandalo di questa tragedia. Quella notte è crollato il luogo dove le persone si curano, dove dovresti sentirti sicuro. Una struttura progettata negli anni '60 e terminata solo una decina di anni da. E quindi cosa è successo? Si risparmia su tutto. Ma il terremoto non ha risparmiato nessuno la notte del 5 aprile. E con la sua forza ci ha messo davanti a tutte le nefandezze dell'uomo. I paesi rasi al suolo ti fanno capire che la vita di un uomo forse per i 'potenti' non deve valere poi molto. Lo Stato vuole un popolo ignorante. E poi continui il viaggio. Che fine hanno fatto i superstiti? Sono alloggiati in accampamenti di fortuna. Perché nessuno aveva previsto un piano di evacuazione, nessuno aveva pensato a progettare delle aree di soccorso. Mi vergogno di far parte di questa Italia, ma sorrido invece pensando all'altra. Quella della gente che si unisce, quella fatta delle persone che non mollano, quella che con forza oggi dice 'vergogna'. La terra ha tremato il 5 aprile alle del mattino. E con lei tremano le certezze. FEDERICA GRAZIANI DORMIRE IN AUTO PER PAURA Elvio ha 65 anni. Lui e la sua famiglia, sua moglie sua madre e sua suocera, vivono a L'Aquila. Stanno trascorrendo questi giorni drammatici in un parcheggio davanti casa" Abbiamo preferito restare in macchina perché vogliamo rientrare a casa nostra. Abbiamo fatto domanda al Comune per avere l' ispezione sull' agibilità della nostra abitazione e stiamo aspettando". La loro casa, raccontano, non è andata distrutta. "La palazzina è completamente devastata nei piani inferiori. Mentre da noi sono solo caduti i mobili". La sera della prima grande scossa erano in casa. "Alla prima scossa delle 11 ci siamo messi paura. In questo periodo ne abbiamo avute molte, per cui ci siamo allarmati ma siamo rimasti lo stesso in casa. Ci siamo messi a letto e alle tre c'è stato un boato. Ci siamo svegliati. E'stata una cosa veramente brutta dal punto di vista psicologico. Non si può descrivere la sensazione, il rumore e l' aria di certi momenti. Fortunatamente abbiamo avuto il tempo di alzarci, scendere in strada e salvarci". Elvio, come tutti gli abitanti dell'appennino, è abituato a sentire le scosse, così in questi mesi, nonostante il movimento sismico fosse divenuto più insistente, non si è preoccupato più di tanto. "Ci sono cresciuto qui e mai è accaduta una cosa del genere. Anche da bambino spesso c'erano delle scosse e allora uscivamo di casa e per qualche notte dormivamo per i campi. Ma poi rientravamo sempre perché le case rimanevano intatte. Quello che è successo in questi giorni è un incubo". MA. CA.

3 primo PIANO numero 7 anno II 3 tragedia annunciata 9 LE TESTIMONIANZE Silvia, 23 anni. "Era da settembre che si sentivano le scosse. La sera del terremoto abbiamo sentito una scossa forte verso le Ero in piedi e stavo prendendo un caffè. Ci siamo guardati con mio padre, ma abbiamo pensato che non ci fosse nulla di strano. Le solite scosse. Poi alle 3 di notte il disastro. Noi ci siamo salvati e la nostra casa ha retto. Invece le case dei miei vicini sono andate in pezzi. E' morta molta gente che conoscevo. La voglia di ricominciare però non ci manca e Paganica siamo pronti a ricostruircela da soli". Alina, polacca. "La mia casa si è salvata. Ho dormito per strada, la mia casa era vecchia e quindi era fatta bene e non si è distrutta. Era la prima volta che assistevo ad un terremoto. Io sto per tornare a Roma, qui non si può più stare". Una mamma e una figlia. "La notte è stata una tragedia. Era da tanti mesi che sentivamo le scosse. La settimana prima del terremoto abbiamo sentito forti scosse. La notte del terremoto è stata una tragedia. Abitiamo al piano terra e siamo riusciti subito ad uscire. La nostra casa è lesionata. Abbiamo scelto di stare in tenda perché vogliamo restare vicino alle nostre case". Un alpino. "La situazione si sta stabilizzando. Le scosse però continuano. E' devastante vivere tra questa gente e guardarla negli occhi. Il terremoto è un fatto che non si dimentica mai. La gente è terrorizzata, noi cerchiamo di fare il possibile". Olga, 55 anni, ucraina."vengo dall'ucraina, non ho mai visto una cosa del genere. La casa andava di qua e di là. Siamo corsi fuori. Il primo giorno ho avuto molta paura. Non è facile capire cosa sia giusto fare. Era più di un mese che le scosse si sentivano forti. Ci dicevano che era tutto normale. La prima notte ho dormito nella macchina, oggi sono in tenda. Ho 55 anni e ora non so dove andare. In Ucraina la situazione è drammatica e ora anche qui non si può più stare". LA TENDOPOLI DI PAGANICA aprile Tendopoli di Paganica. Sono passati solo 4 giorni dal terribile terremoto che ha colpito l'abruzzo. Paganica, uno dei paesi devastati, è un deserto. Ogni tanto si vedono passare persone con lo sguardo disperato, che si aggirano per le strade come fantasmi. In mano qualche busta di plastica con all'interno i pochi beni che restano. Nel centro non si può passare. Tutto è fatiscente. Tutto è distrutto. I vigili del fuoco stanno aiutando le persone come possono. Passando sentiamo una ragazza di nome Silvia che chiede loro di arrampicarsi per prendere almeno dei vestiti dalla sua camera. Poi proseguiamo e passiamo davanti alla chiesa, simbolo di Paganica. La chiesa non esiste più. O meglio c'è, ma le manca la parte destra. Uno spettacolo devastante. Più in là si scorge il 'villaggio', la nuova Paganica: una tendopoli, tutta blu, dove gli abitanti sono stati costretti a rifugiarsi. Entriamo, con discrezione e con grande rispetto. Il villaggio sembra già organizzato. Si è già creata una forma di comunità. Stanno celebrando la messa Gianna."Siamo distrutti. La notte è andata malissimo. Sono rimasta bloccata nel letto. Sono rimasta immobile. La mia casa all'interno è disastrata. Ho voglia di ricominciare da qui, è qui che voglio vivere. Da settembre le scosse erano forti. In tendopoli si vive male, mi manca la mia casa". FEDERICA GRAZIANI dentro ad un tendone. C'è chi piange per le persone che non vedrà più, chi stende i panni, chi cucina e chi si preoccupa di trovare un posto. E poi i bambini rallegrano l'atmosfera. Neanche il terremoto ha scalfito la loro allegria. Hanno organizzato dei giochi. La creatività dei bambini è una cosa che sorprende sempre. Camminiamo e cominciamo a parlare con qualcuno. Una mamma e una figlia che piangono, una donna che non ha più una casa dove andare e un alpino che, con enormi occhi, ci guarda attonito e piange. Usciamo. Tristi, ma forse migliori. Nessuno di noi parla mentre facciamo la salita. Il cuore batte e lo sguardo si volta per l'ultima volta verso quelle tende. Allora capiamo che il mondo è davvero un posto nel quale vale la pena vivere. Nonostante tutto. "L'Aquila bella me, te vojo revedè" "L'Aquila bella me ju cursu co' ju the se vo' venì co' me te porto a fa' vede' "L'Aquila bella me, te vojo revedè" Cantava mio nonno quando da piccola mi dondolava sulle ginocchia. Quel corso oggi non c'è più, la bellezza violata ha trascinato via per sempre centinaia di vite. Difficile da cancellare dalla mente quello che gli occhi hanno visto. "Amo il mare oltremodo", ho sempre risposto a chi mi chiedeva dove preferissi passare le vacanze. Oggi ho compreso che quello che mi unisce all'aquila è un legame ben più forte, un sentimento di appartenenza fortissimo e cresce, di giorno in giorno, il desiderio di voler rivedere questa città, bella come è stata fino a quella maledetta notte. Ringrazio la redazione de La Fiera dell'est per avermi sostenuta in questo viaggio, ammiro il rispetto che hanno mostrato verso la gente, il non voler spettacolarizzare il dolore, la disperazione. Ho portato via con me i volti della gente, il pianto con la signora al parcheggio della coop di Coppito che ha perso tutto ma che alla fine abbracciandomi mi ha detto, "siamo vivi, questo è tanto". Ho ripensato alla vecchina di 90 anni che da quattro giorni vive nella macchina di fronte alla sua casa, ho compreso la sua disperazione la voglia di restare malgrado non possieda più niente, perché l'unica cosa che le resta, sono le radici verso quel piazzale di fronte alla sua abitazione. Ho negli occhi la stanchezza della gente di Paganica, il loro campo nel quale non sono voluta entrare, perché non ero in grado di sostenere i loro sguardi senza cedere all'emozione, non avevano certo bisogno delle mie lacrime, loro che non posseggono più nulla. Custodisco dentro la rabbia verso chi ha speculato costruendo edifici nuovi che sono venuti giù come un castello di sabbia. Provo schifo per le parole del nostro primo ministro che in conferenza stampa al termine dei rilevamenti aerei ha concluso ricordando alla popolazione che il termovalorizzatore di Acerra funziona a pieno regime, non comprendo il nesso se non la ragione meramente elettorale, una vetrina mediatica gratis prima delle elezioni, in cui beare la sua onnipotenza sulle spalle di chi non ha neppure la forza di rispondere che la spazzatura napoletana è cosa ben distante dai respiri che si cercano tra le macerie. Ho vergogna per aver dovuto ascoltare che i campi per i terremotati bisogna considerarli un camping da fine settimana, che l'alternativa è un soggiorno al mare a sue spese, per non dimenticare il consiglio di dotarsi di crema solare per evitare le scottature. Vergogna!! Amo l'abruzzo e so che gli abruzzesi sapranno trovare la forza di rialzarsi con dignità, questa è l'unica certezza che ho. Tornerò per amore in questa terra. "L'Aquila bella me, te vojo revedè", cantava mio nonno ed io con lui. Grazie Marco Grazie Federica Grazie Emanuele Grazie Alessio ANNA DAZED

4 primo PIANO Uno stretto legame QUELLA NOTTE DIO NON C'ERA Il Dio che vigila. IL Dio che tutto può. Il Dio che ci ama, che ci protegge ma che forse la notte del 5 Aprile si è distratto. Quella notte silenziosa si è trasformata in un buio perenne ma rumoroso, come rumorose sono state le grida di tutta quella povera gente che ha visto sbriciolare ogni sogno, ogni desiderio, ogni sacrificio fatto, tutto il proprio futuro. La furia della natura non ha risparmiato niente e nessuno. E niente e nessuno può fermarla quando decide di dare sfogo alla propria rabbia. Le immagini che ora ci arrivano sono desolanti, come lo sono i volti della gente che vediamo dai nostri televisori. Occhi intensamente dignitosi, forti nonostante tutto e a tutti i costi. Ricominciare a vivere è la parola d'ordine che serpeggia fra tutti loro, diventando la costante delle loro giornate trascorse tra tende e ricordi, tra volontari e macerie, tra oggetti ritrovati ma ormai velati da una polvere crudele che ne cancella anche il ricordo. Insieme ai muri sono crollati anche i progetti e ogni decisione, grazie a chi delle loro case pensava di farne castelli di sabbia. Ma fortunatamente non è crollata la voglia di continuare a vivere. Siamo andati anche noi, della redazione, a trovare questa povera gente. Non per stupida curiosità, per dovere di cronaca o per commiserare chi non ha nessuna voglia di essere commiserato. Semmai per renderci conto di quanto accaduto. Ci è sembrato doveroso portare anche la nostra presenza, per dare un minimo di aiuto, fosse anche solo morale, a quella folta schiera di gente senza più sogni. Stupore, incredulità e la sensazione triste di poter fare ben poco per tutti loro, ci ha fatto compagnia per tutto il percorso fatto tra questi paesi martoriati. I bambini i loro grandi occhi derubati di quella luce che solitamente li accomuna, ci resteranno nell'anima. In tanti si stanno operando per ridare sollievo e speranza a questo Abruzzo distrutto più nel cuore che nella quotidianità perduta. E a tutte queste persone va la riconoscenza di tutti e un grazie grande quanto grande è il cuore di tutti gli abruzzesi. Se Dio, che tutto veglia e tutto può, è tornato presente riporti un raggio di sole. Solo così potremo dire che da lassù qualcuno ci ama davvero e ritrovare la forza per ricostruire. CARLA DI PIETRO LA FIERA DELL EST FOTO DI LUIGI CIRULLI GRAZIANI EDITORE DIRETTORE RESPONSABILE FEDERICA GRAZIANI STAMPA GRUPPO COLACRESI & C. S.R.L. VIA TAZIO NUVOLARI, 3, TIVOLI TERME (RM) REDAZIONE VIA MONTEPAGANO, CASTELVERDE (RM) tel Grafica PIXEL scarl - Impaginazione Alessio Carta TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO GRATUITE SALVO DIVERSI ACCORDI SCRITTI Tante le persone del nostro territorio legate in qualche modo all Abruzzo. C è chi è cresciuto in piccoli paesi come Onna. Chi ricorda i momenti felici trascorsi nella casa dello studente. E chi invece si è recato sul posto come volontario per dare una mano. Semplicemente per esserci. Dopo il disastro del terremoto de L Aquila le istituzioni capitoline, i partiti politici, le università, gli enti benefici e le associazioni, si sono mobilitate in soccorso dei terremotati. Un filo diretto che lega l Abruzzo e l VIII municipio di Roma. VOLONTARIO TRA LE MACERIE Luigi Cirulli, residente Castelverde, è uno dei tanti eroi volontari che in questi giorni sono stati in Abruzzo ad aiutare la popolazione colpita dal terremoto. Luigi è un volontario della Croce rossa di Finocchio da oltre 10 anni, e già nel '97, quando andò a soccorrere i terremotati delle Marche, aveva affrontato una situazione del genere. Dopo aver prestato i primi soccorsi per 5 giorni a San Gregorio, un paese a pochi chilometri da L' Aquila, Luigi è tornato a Roma in attesa di nuovi ordini. Quale era la situazione quando sei arrivato? Sono stato avvertito la mattina e in poche ore assieme al mio gruppo ho raggiunto l' Abruzzo. Appena arrivati a l'aquila c'era il completo caos. Tutte le persone stavano in macchina con i motori accesi per scaldarsi. Tutti erano terrorizzati. Ogni tanto c'era qualche scossa di assestamento. Una situazione indescrivibile fatta di paura, terrore, di gente che piangeva in continuazione e persone disperate che in pochi istanti avevano perso tutto quello che avevano. I primi giorni quello che serviva maggiormente erano i vestiti. Essendo scappati nel pieno della notte, molti stavano in pigiama e in ciabatte. Quali sono le prime cose che avete fatto? Abbiamo subito organizzato un ospedale da campo e poi abbiamo montato le tende. Abbiamo portato un pasto caldo e una coperta a tutti, con un'attenzione particolare verso i bambini e gli anziani. Lì mancava tutto. Anche perché quando succedono queste cose vengono chiusi acqua, gas e corrente elettrica per evitare ulteriori sciagure. Si può capire realmente quello che sta attraversando il popolo abruzzese? Ci si rende realmente conto della drammaticità della situazione solo stando lì anche perché i media cercano di puntare molto di più sul sensazionalismo e magari sorvolano su aspetti importanti che andrebbero evidenziati. Abbiamo lavorato per giorni, dormendo poco e niente. MARCO CARTA UN TRISTE RICORDO erremoto. Ti senti piccolo e vulnerabile nel Tpercepire la terra che si muove. Vuoi solamente scappare lontano, verso una zona che reputi sicura. È difficile riflettere su tale catastrofe in maniera razionale, pensando a chi lottando contro la morte ha perso. Ti fai delle domande delle quali conosci già le risposte. Non vorresti crederci, invece è proprio così. Non stai sognando! Quelle sono vere macerie. Il giorno della prima fortissima scossa che devastò gran parte dell'abruzzo, Andrea Ciuffarella 27 anni di Borghesiana, dottorando nella Facoltà di Scienze Motorie all'aquila, era a Roma. Lontano da quell'inferno che inghiottiva tutto. Aveva frequentato per 2 anni la casa dello studente. Da quanti anni frequentavi la Casa dello Studente? Per 2 anni, vincendo una borsa di studio, ho frequentato la mensa della Casa dello Studente. Che ambiente era? Era un ambiente stupendo, tutti amici che vivevano in piena armonia. La struttura era nuova, di circa due anni. La cosa davvero strana è che a crollare è stata solo questa parte. Secondo te la Casa dello Studente era un edificio sicuro? Adesso direi proprio di no, ma in passato sembrava uno stabile sicuro. Quali sono i ricordi più cari che hai di quell'ambiente? Gli amici con i quali ti fermavi a parlare dopo il pasto, scambiando battute, rilassandoti prima di tornare in facoltà. Da quanto tempo la terra all'aquila e dintorni tremava? Da circa tre mesi si sentivano piccole scosse. Sei riuscito a parlare con gli studenti che sono sopravvissuti? Sì, ho parlato con qualche ragazzo. Non ci sono davvero parole in certi momenti, basta uno sguardo per capire la disperazione e la paura vissuta. Dopo la tragedia sei tornato all'aquila? Sì, sono tornato e ho sentito un forte dolore al cuore, vedendo una città spettrale. Come descriveresti la città prima e dopo il disastro? Prima era una città bellissima, la gente è veramente umana, ora il centro e molti paesi non esistono più. Mi sento violentato e vuoto nell'anima. Quale è il tuo pensiero più frequente in questi giorni? Sono sconvolto e incavolato con il mio Paese. Perché solo dopo la catastrofe si viene a sapere che gli edifici non erano a norma. È per me inconcepibile pensare che nella stessa via ci siano palazzi con lievi danni e altri completamente distrutti. Perché? Di chi è la colpa? EMANUELE MARSIGLIOTTI ONNA NEI RICORDI DI ALFONSO ono nato in una casa che oggi è distrutta, "Sdove è morto mio cugino e la sua famiglia. A parlare Alfonso Rosa, 69 anni di Castelverde, originario del paese di Onna. Quale è stato il suo primo pensiero dopo il terremoto? E' come se si fosse chiuso un capitolo e la mia infanzia sia stata cancellata. Non ho mai assistito a terremoti passati, però mi hanno raccontato di piccole scosse. Le case, da quello che so io, sono vecchie costruzioni, realizzate con materiali poveri, pietra su pietra. Dopo il terremoto ho sentito il figlio di un cugino. La loro casa non è fortemente lesionata, non hanno subito danni fisici Per fortuna Una mia cugina invece è stata tirata fuori dalle macerie, insieme a suo marito. Suo figlio di 18 anni purtroppo è morto. Che ricordi ha del paese di Onna? L'Abruzzo è una regione bellissima Sono stato a Onna fino al 1942, poi nel corso degli anni sono tornato lì più volte. Mia madre è di quel paese. Ricordo il luogo con affetto. Quando ero piccolo, mio nonno mi portava in giro per il paese. Era bellissimo, un posto tranquillissimo. Ricordo che un pastore mi portava da bambino con il suo carro. E' morto. Come descriverebbe gli abruzzesi? Gli abruzzesi sono persone forti. Nel loro DNA hanno la capacità di sopportare tutto. E' gente positiva e tenace. Anche in questa tragedia sono sicuro che riusciranno con orgoglio a rialzarsi e reagire. Anzi lo stanno già facendo. Un messaggio che vorrebbe inviare loro? Il mio messaggio al popolo abruzzese è quello di resistere, mentre ai volontari e a tutte le forze dell'ordine chiedo di fare il possibile per aiutare la gente sfollata, alleviando le loro sofferenze. Bisogna ricostruire il prima possibile per non aumentare questa sofferenza. Quindi tirare su di nuovo le case e i monumenti che rappresentano la storia di questo popolo. Bisogna realizzare un nuovo centro per garantire alle persone un luogo sicuro per vivere bene.

5 primo PIANO tra l Abruzzo e l VIII SONO LE TRE E TRENTA ono le tre e trenta. La terra trema. Non solo CROCE ROSSA DI FINOCCHIO L UNIVERSITÀ DI TOR VERGATA Squella, trema la casa, il letto, mi sveglio e a no dei centri più attivi nella raccolta degli Uaiuti è quello della Croce Rossa Roma Sud di Finocchio. Piero Pasculli, volontario, spiega come si muove la macchina organizzativa dei soccorsi. Come avviene la raccolta degli aiuti? Le persone vengono direttamente qui da noi in Via Casilina o nei nostri distaccamenti locali. Poi iniziamo a raccogliere e catalogare il tutto. Abbiamo una lista di materiali utili fatta dal Ministero degli Interni e dalla Protezione Civile, si va dalla pasta ai giocattoli. La Croce Rossa rilascia anche una ricevuta che attesta la consegna della merce. Come avviene la distribuzione sul posto? La priorità è stata assegnare un posto coperto ai terremotati. Ora invece il materiale sarà spedito e distribuito. Il cibo e l'acqua servono per preparare pasti caldi da distribuire a tutti. Le altre cose invece sono distribuite in base alla necessità. Ogni famiglia ha esigenze diverse dalle altre, chi ha bambini, chi è con anziani. Ognuno ha bisogno di cose diverse. Come inviati gli aiuti? Il 10 Aprile è partito il primo tir con i beni di prima necessità. Ogni tre giorni, da quel momento, partono altri camion. Purtroppo ci sarà bisogno degli aiuti per ancora tanto tempo. Hanno partecipato tante persone alla raccolta? Moltissime, e continuano a farlo. C'è chi ci porta un giocattolo del figlio, oppure c'è chi fa la spesa acquistando più cose e le dona a noi. Nell'ottavo municipio c'è stata molta partecipazione da parte di tutti, sia dei volontari che della gente comune. Si sono tutti stretti attorno alle popolazioni abruzzesi. ALESSANDRO IACOPINI CIRCOLI PDL "Di fronte alla tragedia che ha colpito l'abruzzo è necessario che ognuno di noi contribuisca per quanto possibile ad aiutare i nostri connazionali. La donazione di beni di prima necessità e di farmaci diventa quindi il modo primario per garantire un aiuto concreto". Queste le parole di Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma, in relazione all'iniziativa 'Fratelli d'abruzzo' dei volontari del movimento Roma Europa Sociale (RES). "Oltre 100 circoli territoriali del Pdl - ha concluso Santori - si sono impegnati quotidianamente a raccogliere generi utili per la popolazione colpita dal disastro. Questo sostegno si aggiunge agli aiuti già messi in campo dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha dato disposizione alla Protezione civile comunale e al Comando del Corpo della Polizia municipale di predisporre tutto il possibile per prestare soccorso alla popolazione abruzzese colpita dal sisma". MA. CI. NELLA SCIAGURA PERDE LA VITA IL PROF. GUIDO ZINGARI, DOCENTE DI FILOSOFIA DELLA FACOLTÀ università di Tor Vergata si è mostrata particolarmente attiva verso le popolazioni abruzzesi L' colpite dal terremoto. In ogni facoltà sono state attivate dagli studenti centri di raccolta di qualsiasi bene utile ai terremotati dell'abruzzo. Nella facoltà di Lettere dell' università, gli aiuti sono stati raccolti dagli studenti dell' aula autogestita 'Charlie Brown'. "Già lunedì è iniziata la raccolta - spiega Sonia, mentre continua a inserire dati nel computer - ed è stato creato subito un sito per fare l'inventario di tutto ciò che è stato preso. Gli studenti, i professori, tutti quanti si sono attivati per aiutare le popolazioni terremotate. L'Abruzzo è una regione da cui provengono molti studenti della facoltà e il fatto che sia stata colpita anche la casa dello studente, la casa di ragazzi come noi, ci ha colpito molto". Facoltà di Lettere ferita purtroppo anche direttamente dal sisma visto che, tra le macerie dell' Aquila, ha perso la vita il Prof. Guido Zingari, docente di Filosofia della facoltà. Il Rettore dell' Università, Renato Lauro, oltre ad aver messo immediatamente a disposizione qualsiasi risorsa del polo ospedaliero universitario, ha espresso il suo cordoglio verso la famiglia del Prof. Zingari e verso il Rettore dell' Università dell'aquila, Prof. Fernando Di Orio, a cui ha espresso la solidarietà di tutto l'ateneo. ALESSANDRO IACOPINI REGIONE LAZIO ostituzione di un fondo presso il Consiglio regionale del Lazio con l'obiettivo di racco- almeno un milione di euro destinato agli studenti universitari abruzzesi del- "Cgliere l'università dell'aquila per i quali vogliamo costruire le condizioni affinché possano frequentare gli atenei di Roma e del Lazio con l'obiettivo di assicurare la continuità dei loro corsi di studi presso le diverse facoltà". Lo ha annunciato il presidente del presidente del Consiglio regionale del Lazio, Guido Milana, aprendo i lavori dell'assemblea dell' 8 aprile. "Confermo - ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale - l'appello ai rettori degli atenei del Lazio a mettere le nostre università a disposizione degli studenti abruzzesi. Sono certo che presto anche le altre università di Roma e del Lazio seguiranno l'esempio dell'università della Tuscia e dell'università Campus Bio-medico di Roma che, con encomiabile tempestività, hanno già messo a disposizione strutture e organizzazione per accogliere gli studenti dell'abruzzo". "Ad alimentare il fondo - conclude Milana - saranno le donazioni dei singoli consiglieri regionali e dei dirigenti, oltre alle ore di lavoro che il personale del Consiglio vorrà devolvere in modo volontario e al reperimento di risorse nel nostro bilancio attraverso tagli tesi all'ottimizzazione e al contenimento delle spese. Un modo, questo, di accompagnare il minuto di silenzio con l'idea che l'azione dei consiglieri e del personale possa consentire a tanti studenti di proseguire i propri studi". MA. CI. IL CIRCOLO PD DI TOR BELLA MONACA Andrea Sgrulletti, segretario del circolo Pd Come è andata la raccolta? Abbiamo cominciato questa raccolta presso la sede del circolo Pd di Tor Bella Monaca lunedì 7 aprile. Abbiamo raccolto alimentari non deperibili, farmaci, prodotti per l'igiene. L'iniziativa è inserita nel quadro di un progetto più vasto del Pd di Roma che, in collaborazione con la Protezione civile sta costruendo attraverso i circoli Pd un trasporto importante con un camion di tutto il materiale che si raccoglierà. Sabato mattina (11 aprile n.d.r) è partito il camion con quello che abbiamo raccolto per arrivare in Abruzzo. Qual'è stata la risposta dei cittadini alla vostra iniziativa? Ho la sensazione che questa tragedia abbia toccato veramente nel profondo le persone. Noto che c'è una mobilitazione generale.. Devo dire che questa tragedia ha generato in tutti un grande sentimento di pietà e compassione che si vede nella riuscita facile di queste iniziative. Veramente c'è una generosità di base che è un'ottima notizia. In un momento così dobbiamo aiutare ed aiutarci. MA. CI. tremare ora sono io, di paura. Confuso mi chiedo se sto ancora sognando ma la persistenza dello sconquasso mi desta definitivamente. Non si fa mai l'abitudine a certe cose e sapere che qualcuno, molti, di questo annuncio di calamità ne hanno fatto una normalità ti lascia sgomento. Telegiornali a non finire e arrivo alla mattina. Pensi di iniziare la giornata come tutte le altre ma dentro di te sai che non è così, qualcosa è cambiato, sta cambiando di ora in ora, di morto in morto. C'è chi conta le vittime, chi i superstiti. Qualcuno ha il coraggio di contare i telespettatori. A lavoro ci guardiamo, ci interroghiamo senza fare domande. Bastano gli occhi e poi una decisione repentina. Partiamo per L'Aquila. Mi chiedo se sarò in grado di fotografare una persone nel pieno del suo dolore, nel culmine dello strazio. Prima di me ne avranno visti di curiosi affaccendati a scoprire le intimità più profonde. Non sarà così per me. Saranno loro, chi sta subendo la volontà della terra, che mi daranno la forza di guardarli perché saranno i loro occhi a parlare ma non le mie orecchie ad ascoltare. Il mio cuore. È una giornata strana, particolare quella della partenza. Fa caldo, anzi no, fa freddo. Sarà così per tutto il giorno con la pioggia che non riuscirà a togliere nemmeno un pò di angoscia. L'eccitazione del viaggio cessa immediatamente, basta qualche chilometro di autostrada, orizzonti che non ti appartengono ti calano nella realtà del disastro. Un autogrill sull'a24. Deserto, voci basse. Un camion della Protezione Civile. Qualche racconto della scossa notturna. Siamo dentro. Lo sgomento di un popolo è tutto negli occhi terrorizzati di un meccanico che vuole chiudere la sua officina ma non lascia la nostra auto in panne. È più forte di lui, ha paura che il suo mondo gli crolli addosso ma deve aiutarci nonostante tutto. Ci sentiamo in dovere non di ringraziarlo ma di scusarci per aver interrotto la sua fuga. IL MUNICIPIO ALESSIO CARTA Sei bancali contenenti carta assorbente, carta igienica, pomodori, pasta e farina sono stati recapitati lo scorso 11 aprile da una rappresentanza del presidente del Municipio delle Torri, Massimiliano Lorenzotti in alcuni paesi dell'abruzzo vittime del terremoto. Una raccolta di viveri e beni di prima necessità che ha avuto luogo in alcuni centri vittime della tragedia, quali Pagliere di Sassa, Palombaia di Sassa, e Poggio Picense. La raccolta è stata coordinata presso il Popolo di Roma di via Po 44 a Roma, per conto del Popolo della Libertà. La raccolta fondi è il primo passo, infatti ogni 15 giorni verranno recapitati presso alcuni centri devastati dal terremoto altri aiuti. MA. CI.

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