16 SIR REGIONE Marche

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1 Sir n. 80 (1.606) 21 novembre 2007 SIR quotidiano The daily RIS news bulletin for the European network CULTURA E COMUNICAZIONE Il progetto e l impegno ANNO18 RELIGIOUS INFORMATION SERVICE SERVICIO DE INFORMACIÓN RELIGIOSA SERVIZIO INFORMAZIONE RELIGIOSA SERVICE D INFORMATION RELIGIEUSE RELIGIÖSER NACHRICHTENDIENST Nella grande percezione di indeterminatezza e di incertezza che attraversa oggi l Italia (e non solo) è fondamentale cercare di mettere ordine, capire, orientarsi. La Chiesa e i cattolici hanno dunque una rinnovata responsabilità di discernimento: capire, ma non solo come esercizio intellettuale, capire per operare e testimoniare un apertura di speranza. Così il Papa ha letto la figura di Antonio Rosmini, ormai Beato: Testimoniò la virtù della carità in tutte le sue dimensioni e ad alto livello, ma ciò che lo rese maggiormente noto fu il generoso impegno per quella che egli chiamava carità intellettuale, vale a dire la riconciliazione della ragione con la fede. È questo uno dei grandi temi del magistero del Papa e dell impegno della Chiesa in Italia, sulla linea del progetto culturale. Il suo esempio aiuti la Chiesa, specialmente le comunità ecclesiali italiane, a crescere nella consapevolezza che la luce della ragione umana e quella della Grazia, quando camminano insieme, diventano sorgente di benedizione per la persona umana e per la società. Si tratta di un impegno da declinare a tutto campo, con apertura, serenità e chiarezza. Con una consapevolezza in più, oggi: che l esperienza storica sta progressivamente falsificando i paradigmi della secolarizzazione. È un processo quest ultimo, sempre evidente dal punto di vista pratico, ma sempre più in affanno in termini sostanziali. Per questo, diventa necessario leggere i segni dei tempi, sviluppare quel discernimento creativo in molteplici dimensioni, per dire Dio, presupposto e conseguenza di quell esercizio di allargare gli spazi della razionalità, di spalancare le porte a Cristo, le parole chiave degli ultimi pontificati. È il metodo del progetto culturale. Lo abbiamo visto nella recente Settimana Sociale: superata la tentazione di riprodurre nel mondo ecclesiale l agenda di un dibattito esterno (politico e pubblicistico) di corto respiro, si è cercato di andare dritti ai contenuti, di fare emergere in concreto le questioni, le attese, le piste di risposta. Lo stesso metodo è applicato nel dinamismo di Scienza e vita, che si sta cimentando su temi cruciali della questione antropologica. Questo porta a un rinnovato impegno di comunicazione. Su tutti i registri, da quelli più innovativi, alla carta stampata tradizionale, a partire proprio dalla rete dei settimanali cattolici, che sta per celebrare la sua XV assemblea elettiva. In questi ultimi anni il sistema della comunicazione dei cattolici in Italia si è modernizzato e, nello stesso tempo, si sta corroborando. Sintetizza un po l atteggiamento con cui operare in questa situazione liquida, cioè frammentata e mutevole: interloquire con passione e con attenzione, in modo assolutamente moderno, senza alcun complesso nei confronti di nessuno. FRANCESCO BONINI ITALIA 2-3 SETTIMANALI CATTOLICI Quali nuovi percorsi? Verso la XV assemblea nazionale Fisc (3) 5-6 BANGLADESH La tragedia si ripete Sgomento e domande 11 PROSTITUZIONE MINORI Abbandonati a se stessi Non basta la denuncia di carenze educative 16 SIR REGIONE Marche L impegno per i giovani EUROPA 19 PRIMA PAGINA Frontiere d Europa C.Lennert (Kna - Germania) 20 COMECE Accompagnare la politica N.Treanor 26 PARLAMENTO UE Una ferma condanna La violenza contro i cristiani Bisettimanale di informazione Editrice: Società per l Informazione Religiosa (SIR) s.p.a. Reg. Trib. Roma n. 581/88 del Presidente emerito: Giuseppe Cacciami Presidente: Vincenzo Rini Direttore: Paolo Bustaffa Stampa in proprio Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2 comma 20/B legge 662/96 filiale di Roma Abbonamento annuo: postale 130,00 Internet 60,00 Versamento su ccp n intestato a: Sir Società per l Informazione Religiosa s.p.a. Via Aurelia, Roma Direzione, redazione, amministrazione: Via Aurelia, Roma t f

2 SETTIMANALI CATTOLICI Quali nuovi percorsi? Verso la XV assemblea nazionale della Fisc (3) Dal 22 al 24 novembre, la Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc) celebrerà a Roma la XV assemblea nazionale elettiva per il rinnovo del Consiglio nazionale. Alla vigilia di questo appuntamento, concludiamo il forum (cfr SIR 77-79/2007) con i direttori degli oltre 160 giornali che aderiscono alla Fisc. A tutti abbiamo chiesto una riflessione a partire dalla domanda: Per essere voci del territorio in un contesto sociale, culturale e religioso profondamente e velocemente cambiato, quali percorsi di pensiero si aprono per i settimanali nelle loro rispettive realtà e nell esperienza Fisc?. CAMMINATORI DI MONTAGNA. Chi ha avuto modo di fare quattro passi in montagna lo sa: per camminare alle alte quote ci vogliono gambe allenate per affrontare anche i sentieri più impervi e spalle robuste per portare quello zaino in cui è bene mettere sempre e solo l indispensabile. Prende il via da questo richiamo montano la riflessione di IRENE ARGENTIERO, direttore di IL SEGNO (Bolzano-Bressanone). In una società sempre più abituata a viaggiare sulle grandi autostrade dell informazione, i settimanali cattolici - dice Argentiero - sono chiamati a essere dei buoni camminatori di montagna. Questo non per evitare di percorrere le strade percorse dagli altri, ma per ridare al cammino dell informazione un ritmo a misura d uomo. I settimanali cattolici, per essere voci del territorio, sono chiamati - ricorda Argentiero - a essere sul territorio e a mettere a disposizione le loro risorse per raccontare la vita di chi sul territorio vive, spesso non senza difficoltà. Sostenuti dall essenziale, quella borraccia d acqua fresca il Vangelo che portano nel loro zaino, hanno come vocazione quella di raccontare le tante bellezze di cui è disseminato anche il percorso più impervio, bellezze che sfuggono agli occhi di chi sfreccia sulle grandi autostrade. Insieme, nella Fisc, i settimanali possono divenire una grande cordata, grazie alla quale inerpicarsi anche alla scoperta di nuovi cammini, spesso inesplorati e, per questo, ancora più affascinanti. La scelta di percorrere i sentieri di montagna, conclude Argentiero, è certamente molto impegnativa. Essa permette, tuttavia, di essere davvero sul territorio, di viverlo con i piedi ben piantati per terra e lo sguardo libero di puntare alla meta, senza correre il rischio di finire in un qualche ingorgo, come spesso accade nelle trafficate autostrade dei nostri giorni. OCCASIONI DI SPERANZA. Per essere voci del territorio afferma MASSIMO MANSER- VIGI, direttore di LA VOCE DI FERRARA- COMACCHIO - i percorsi dei settimanali debbono prima di tutto incrociarsi con i percorsi di chi ancora crede nella possibilità di raccontare i fatti nella prospettiva di costruire, attraverso la notizia, occasioni di speranza. In altri termini, spiega Manservigi, i settimanali avranno un futuro se si faranno carico di tutti quei giovani che vogliono iniziare a scrivere, a raccontare, a condividere la vita della gente, senza paraocchi ideologici. A loro, che difficilmente troverebbero posto nelle grandi redazioni, i settimanali dovrebbero sempre più garantire stimoli e offrire una vera palestra dell informazione. Data questa premessa, Manservigi evidenzia due priorità: Le singole Chiese locali devono investire, con maggior convinzione, in progetti di rilancio dell informazione in chiave cristiana: essere giornali del territorio è praticamente impossibile senza l appoggio delle strutture di cui la Chiesa dispone sul territorio. Inoltre, è necessaria una maggiore collaborazione dei settimanali tra di loro, cosa che peraltro in Emilia Romagna si sta già realizzando con buoni risultati. Tale collaborazione offre una quantità enorme di stimoli a progredire su percorsi già da altri intrapresi sia sotto il profilo del trattamento della notizia sia sotto quello economico-gestionale. NEL TESSUTO LOCALE. Il contrassegno fortemente locale e territoriale è il percorso più interessante e da perseguire nella nostra linea editoriale. L essere calati profondamente nel tessuto delle diocesi, con una lettura sempre costante dei piccoli e dei grandi fatti, permette di raggiungere una visione concreta, reale, delle sfide e dei bisogni della comunità. Ne è convinto EMANUELE FERRO, direttore di NUOVO DIAOLOGO (Taranto). Il raccontare le storie dei nostri paesi e dei nostri percorsi di fede afferma Ferro - ci aiuta a una riflessione disincantata o, comunque sia, diversa di quella che i media nazionali passano per esigenze globali e comuni. Forse si tratta di un contrappeso necessario. È principalmente un segno di attenzione della Chiesa, sintomatico a volte della vitalità e altre del torpore che caratterizzano le nostre realtà. Per quanto riguarda la Fisc: questa, secondo Ferro, è un opportunità ecclesiale che riesce a mettere in rete i nostri sforzi. La condivisione di questa vocazione alla formazione permanente che non passa attraverso una pachidermica macchina editoriale, ma piuttosto attraverso il tentativo di diffondere, a seconda dei tempi, dei linguaggi e delle possibilità, il messaggio della Chiesa nella sua vocazione di venire in dialogo come diceva Paolo VI - con il mondo in cui si trova a vivere. MAGGIORE IMPEGNO. Due gli argomenti posti in risalto da ANTONIO RICCI, direttore di IL CORRIERE APUANO (Pontremoli): Maggiore interesse nei confronti dei mezzi di informazione da parte della comunità ecclesiale; maggiore impegno a realizzare giornali che si vendono perché valgono in sé, non perché devono essere comperati dai sacerdoti, dai catechisti ecc.. Il primo punto: Una maggiore attenzione da parte della comunità ecclesiale spiega 2

3 SETTIMANALI CATTOLICI Ricci - permette di mantenere aggiornata la conoscenza del territorio (anche, ad esempio, attraverso il contributo di corrispondenze provenienti dalle diverse zone della diocesi). Il secondo punto: è necessario abbandonare la mentalità di una diffusione basata sul buon cuore di chi, appunto, acquista il settimanale per dovere. Un buon giornale entra con autorevolezza nel dibattito della società civile e contribuisce a rendere più visibile la comunità dei credenti nei confronti del mondo. Per RICCARDO LOSAPPIO, direttore di IN CO- MUNIONE (mensile della diocesi di Trani- Barletta-Bisceglie), i settimanali cattolici possono e devono confrontarsi con le sfide di natura culturale, sociale e religiosa per fare emergere le ragioni profonde di una presenza, quella cristiana, in ordine alle piccole e grandi questioni. Essi devono sentirsi come espressione operativa, nel campo della comunicazione, del progetto culturale della Chiesa italiana: fare emergere la valenza culturale del messaggio evangelico. Nella fedeltà a quest ultimo, i media cattolici e, tra questi, la cordata rappresentata dalla Fisc - veicolano con le categorie dell oggi il senso e il valore della proposta cristiana, della sua antropologia e della sua visione morale. In uno stile di dialogo e di confronto. VOCE PROFETICA. Diventare sempre di più voce profetica. Questo, secondo ANTO- NELLO MURA, direttore di DIALOGO (Alghero-Bosa), il compito principale dei settimanali cattolici. In che modo? Aiutando i lettori - dice Mura - a leggere la realtà da un altro punto di vista rispetto alle letture dominanti. In un contesto che confonde con facilità l opinione con la verità, manca - soprattutto a coloro che non vogliono fermarsi alla superficialità e al sentito dire - la possibilità di pensare e approfondire i contenuti dell informazione. In riferimento alla vita sociale, culturale ed ecclesiale, i nostri lettori vanno, quindi, sollecitati ad auto-educarsi, offrendo occasioni - tra l altro - per un discernimento che colga e interpreti i meccanismi che stanno dietro una comunicazione ufficiale spesso fuorviante e riduttiva. Per Mura, più che scendere sul terreno praticato dagli altri giornali o dalle altre fonti di informazione, siamo chiamati a presentare con competenza e coerenza quel nascosto e ignorato versante di verità che anche nelle nostre realtà fa fatica ad emergere. LA VOCAZIONE TERRITORIALE. La territorialità, proprio nell era in cui le distanze vengono cancellate e la comunicazione diventa villaggio globale, riconquista spazi e significati in ambiti sociali, culturali, religiosi, comunicativi. È quanto sottolinea EMILIO PASTORMERLO, direttore di L ARALDO LOMELLINO (Vigevano). La territorialità - ricorda Pastormerlo - non è solo uno spazio geografico, ma è il desiderio dell uomo di ritrovare dimensioni capaci di farlo sentire protagonista, valori e realtà che non sembrano trovare più spazio nel frenetico mondo del nostro tempo. La comunicazione assume un importanza fondamentale proprio nella territorialità, perché è lì che può ancora incontrare la persona, capire quali siano le attese e i problemi della quotidianità. Secondo Pastormerlo, il mondo e la cultura del nostro tempo non hanno bisogno di tanti nik-name, ma di nomi e cognomi veri, che parlano di storie, di problemi quotidiani, di speranze. Questa territorialità, non solo geografica, appartiene alla vocazione dei settimanali cattolici. Per questo, i nostri settimanali devono riuscire a far parlare il territorio, nelle sue diverse dimensioni e nei suoi ambiti: culturale, sociale, religioso. Nella specificità di essere voce dei cattolici, i nostri settimanali sono chiamati ad essere propositivi, portando nel mondo di oggi quei valori e, soprattutto, quella capacità di incontro e di dialogo che la cultura cattolica deve sempre essere capace di testimoniare. Per Pastormerlo, non ci può essere un buon settimanale se non ha alle spalle una forte comunità cristiana, una Chiesa consapevole della sua vocazione territoriale, capace di parlare all uomo del nostro tempo. UN SALTO DI QUALITÀ. Essere dinamici, sapersi continuamente rinnovare per intuire come essere sul piano giornalistico a servizio dell evangelizzazione della Chiesa. È quanto viene chiesto - secondo DAVIDE MALOBERTI, direttore di IL NUOVO GIOR- NALE (Piacenza Bobbio) - a chi lavora, come i settimanali cattolici, nel campo della comunicazione. Si tratta di un impegno non facile, perché per fare questo - spiega Maloberti - occorre, prima di tutto, avere con sé Cristo - e non è una cosa da poco e, in secondo luogo, saper leggere i cambiamenti sociali, politici, culturali ed ecclesiali con un giudizio cristiano. In vista di ciò, occorre sviluppare le sinergie locali e nazionali e far crescere il discernimento comunitario che, detto così, sembra una parola che dice tutto e dice niente. E invece è proprio su questo punto che occorre fare un salto di qualità. L obiettivo è capire in una visione cristiana i problemi sul territorio. E questo senza le facili strumentalizzazioni politiche, ma con un occhio al bene di un popolo in cammino. Non è un caso che la Fisc definisca i suoi giornali: giornali della gente, giornali della Chiesa, non di Chiesa. CON ONESTÀ E UMILTÀ. Per il nostro settimanale, che nel 2007 ha celebrato i 50 anni di vita, guardare al futuro e cercare di essere voce del territorio - dice STEFANO MALAGOLI, direttore di NOSTRO TEMPO (Modena-Nonantola) - significa anche volgere lo sguardo al passato e cercare di rimanere fedele a quanto proclamato nel 1 numero del 1957: Il settimanale è aperto a tutte le esigenze morali e sociali, spirituali e materiali del nostro tempo. Un tempo che siamo chiamati a riscattare e a santificare con la nostra presenza attiva e con la nostra testimonianza cristiana. Modena e il suo territorio, ricorda Malagoli, non sono più quelli della fine degli anni 50: oggi le sfide e le scommesse sono altre, forse più impegnative ma non per questo tali da motivare atteggiamenti rinunciatari. Se il settimanale, con onestà, disponibilità e tanta umiltà, sarà in grado di suscitare riflessioni e fornire elementi utili per agire in questo contesto mutato, allora sarà riuscito a rimanere fedele all impegno che si era assunto all inizio del suo cammino insieme alla Chiesa locale. A CURA DI VINCENZO CORRADO 3

4 TERRA SANTA Un nuovo capitolo? Il 27 novembre, la Conferenza di Annapolis Il 27 novembre si svolgerà ad Annapolis (Usa), convocata dal presidente americano Bush, la conferenza internazionale per la pace tra Israele e Palestina. Da tempo i leader israeliano e palestinese, Olmert e Abu Mazen, stanno cercando, in una serie di incontri, di trovare alcune convergenze sui cosiddetti cesti negoziali : confini dei due Stati, con riferimento ai confini del 1967; misure per garantire la sicurezza di Israele; diritto al rientro dei rifugiati palestinesi; status di Gerusalemme, presenza dell Anp prima dell accordo definitivo con la riapertura degli uffici di rappresentanza dell Autorità; questione degli insediamenti ebraici e degli avamposti illegali ; gestione delle risorse idriche nella prospettiva della nascita dei 2 Stati. I negoziati hanno fatto registrare dei progressi, ma finora non hanno prodotto nessun documento comune da portare ad Annapolis. Tuttavia, da parte israeliana ci sarebbe la determinazione a non creare nuovi insediamenti in Cisgiordania, a non procedere ad ulteriori confische di terreni e a rimuovere gli avamposti illegali. Si parla anche della liberazione di oltre 400 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane per reati connessi all intifada. Un apertura di credito di Olmert verso Abu Mazen e la sua capacità di garantire la sicurezza e il controllo dei gruppi armati palestinesi. La conferenza, ha detto il premier palestinese, rappresenta un occasione storica per aprire un nuovo capitolo nella storia del Medio Oriente, in primo luogo con la creazione del nostro stato palestinese indipendente con Gerusalemme per capitale. Il SIR ne ha parlato con il delegato apostolico di Gerusalemme e Palestina, mons. ANTONIO FRANCO. Che cosa possiamo attenderci da questa conferenza? L auspicio è che veramente si metta in moto un meccanismo che possa portare la pace in questa regione. In questa prospettiva, restiamo in grande attesa così come le popolazioni di questa terra. Si discute molto sui Paesi invitati ad Annapolis. Siria ed Arabia Saudita, per esempio, non hanno ancora confermato la loro presenza. La prima perché vorrebbe inserire nei colloqui la questione delle alture del Golan, la seconda perché timorosa di vedersi associare nel mondo arabo a un eventuale fallimento della conferenza... La soluzione della crisi tra israeliani e palestinesi non può prescindere dalla presenza e dall influenza che hanno altri Paesi della regione. Essa riguarda una serie di situazioni che coinvolgono i Paesi di tutta la regione. Quanto potrebbe pesare la mancanza di un documento previo comune tra israeliani e palestinesi nei colloqui di Annapolis? Cosa Olmert e Abu Mazen stiano discutendo per trovare una convergenza viene in qualche modo reso dalla stampa ma cosa veramente stanno cercando di mettere a fuoco per un intesa anche minima è difficile dirlo con esattezza. C è chi punta ad ottenere il tutto e chi no: si è parlato di insediamenti, dei confini, di Gerusalemme, della liberazione dei prigionieri e del ritorno dei rifugiati. Secondo me, il problema di fondo è vedere se c è la volontà politica, l intenzione di risolvere i problemi. In tal caso è necessario fissare delle tappe di lavoro, stabilire delle priorità per attuare un piano di pace e produrre in concreto qualcosa. Uno dei cesti negoziali più difficile da dirimere è la questione di Gerusalemme. È d accordo? Sulla questione di Gerusalemme si registrano, dalle varie parti, sentimenti di frustrazione e di incomprensione. Come Santa Sede non vogliamo mai perdere la speranza di una soluzione dei problemi, ma questa non deve essere differita nel tempo. La Santa Sede è stata invitata ad Annapolis? Per quello che riguarda la Delegazione, qui non abbiamo ricevuto nessun invito. Non so cosa è stato fatto direttamente con il Vaticano. Il prossimo 13 dicembre a Gerusalemme si terrà la plenaria della Commissione per l accordo fondamentale tra Israele e Santa Sede. Siamo ad una svolta? Il negoziato va avanti. Se questa plenaria rappresenterà una svolta difficile dirlo. Quello che posso dire è che l argomento della plenaria non sono i visti di ingresso, che pure restano un urgenza, ma il famoso accordo economico. Speriamo di fare tanti passi in avanti. A CURA DI DANIELE ROCCHI 4

5 BANGLADESH La tragedia si ripete Gli aiuti Cei e Caritas In Bangladesh sono 15 i distretti più colpiti dal ciclone Sidr che la settimana scorsa ha causato migliaia di morti e di senza tetto, distruggendo anche case e raccolti. La tragedia è stata ricordata dal Papa all angelus di domenica 18 novembre. A fronte degli oltre morti ufficiali ma c è chi pensa siano e potrebbero arrivare anche a figurano famiglie colpite per un totale di 3 milioni persone rende noto il Centro informazioni della protezione civile di Dhaka -. Le case danneggiate sono , completamente e parzialmente. L Unicef stima che siano oltre 3,2 milioni le persone colpite, di cui la metà bambini. La Caritas si è attivata sin dal primo momento con il sostegno della rete internazionale, che ha già messo a disposizione un milione di euro di cui da parte di Caritas Italiana - per i primi interventi. LA CEI STANZIA 2 MILIONI DI EURO. La presidenza della Conferenza episcopale italiana ha espresso la propria vicinanza alle popolazioni del Bangladesh e ha stanziato 2 milioni di euro, dai fondi provenienti dall otto per mille. Provvederà tempestivamente all erogazione della somma tramite il Comitato per gli interventi caritativi nei Paesi in via di sviluppo, che sta raccogliendo le richieste delle diocesi e degli enti ecclesiali in loco. La Chiesa italiana invita le comunità ecclesiali a pregare per le vittime e a sostenere le iniziative di solidarietà attuate con l obiettivo di alleviare le sofferenze di quelle popolazioni. GLI AIUTI CARITAS. Da subito la rete Caritas ha iniziato a distribuire aiuti alimentari a 400 famiglie a Kalapara, nella regione del Barisal. Ad ogni famiglia vengono dati 10 kg di riso, 2 di lenticchie e 1 di sale. Grazie all azione dello staff e dei volontari si sta anche facendo un monitoraggio dei bisogni più urgenti e delle situazioni più gravi. Gli operatori Caritas a Khulna, Barisal e Chittagong lavorano intensamente per reperire gli alimenti e organizzare i trasporti, mentre la Caritas nazionale a Dhaka coordina le azioni e si sta organizzando per soddisfare i bisogni non alimentari. Un team di 5 consulenti, della Caritas nazionale e di altre Caritas regionali, è arrivato il 17 novembre a Barisal e Khulna per sostenere l azione della Caritas locale. Gli operatori Caritas spiega AKHILA D ROZARIO, responsabile di Caritas Bangladesh per la gestione delle emergenze e per i progetti di sviluppo hanno passato la notte con le persone che hanno trovato riparo nei rifugi anticiclone per dare loro anche un sostegno psicologico. Purtroppo in alcune zone sono stati distrutti quasi il 90% degli alberi, compresi quelli di mango e altri alberi da frutto che davano sostentamento alla popolazione. Bisogna, con l aiuto di tutti, rimboccarsi le maniche e proseguire, senza scoraggiarsi, negli interventi di aiuto. Caritas italiana resta accanto alla Caritas e alla popolazione locale che sostiene dal 1991 e fa appello alla generosità dei donatori. Info:www. caritasitaliana.it UN MISSIONARIO: È UN DISASTRO. È un disastro, un gran disastro conferma padre ATTILIO BOSCATO, missionario saveriano da anni in Bangladesh, parlando alla Misna -. I nostri confratelli nell area ci hanno confermato una situazione estremamente grave. Il ciclone ha distrutto migliaia di abitazioni, casette povere e fatiscenti spazzate via dalla tempesta. I raccolti sono completamente distrutti e migliaia di capi di bestiame sono morti. Secondo padre Boscato, il bilancio sarebbe potuto essere molto più grave se il ciclone avesse colpito le coste solo poche ore prime, in coincidenza con l alta marea. Adesso il problema principale è l acqua potabile e il materiale sanitario per evitare che tra la popolazione si diffondano epidemie, conclude il saveriano, sottolineando come le località maggiormente colpite siano particolarmente impervie, è tutto un meandro di canali e canaletti e, probabilmente, ci sono zone che non verranno mai raggiunte dai soccorsi. 5

6 BANGLADESH Sgomento e domande La tragedia e i cambiamenti climatici Quasi morti in un continuo incalzare di nuove e drammatiche cifre, 70mila abitazioni distrutte, altre 50mila danneggiate. Danni incalcolabili alle coltivazioni e alle infrastrutture ancora una volta in un Paese tra i più poveri (200 dollari di reddito medio annuo) e affollati (150 milioni di abitanti su un territorio inferiore ai due terzi dell Italia) del mondo. All imbrunire del 15 novembre, Sidr - definito dalla stampa locale un superciclone - ha colpito anzitutto la regione delle Sunderbans, frontiera naturale tra una minaccia sempre più frequente che arriva dal mare e una terraferma che solo la vegetazione solleva al di sopra delle acque dell oceano e dei delta di immensi fiumi. Un territorio paludoso vasto come mezza Italia, disteso tra India e Bangladesh, che tra un ambiente ostile agli insediamenti umani e abbondante di specie animali e vegetali, rappresenta la speranza di milioni di abitanti di India e Bangladesh alla ricerca di qualche briciola di benessere. E a migliaia non hanno potuto trovare scampo dalle onde alte fino a cinque metri che nella notte hanno colpito villaggi in cui l allarme sembrava troppo remoto e troppo tempestivo per essere credibile. L occhio del ciclone ha preso terra attraversando il fiume Bolesar presso le Sunderbans, radendo al suolo tutto quanto ha trovato sul suo percorso nei distretti meridionali prima di raggiungere Faridpur e successivamente Dhaka. Perdendo energia, il ciclone si è diretto verso Sylhet lasciando il proprio segno sulle città di Comilla e Mymensingh. Il primo comunicato Caritas ha dipinto nell essenza la tragedia del Bangladesh, che solo nei giorni successivi ha mostrato le sue tante vittime, recuperate o a volte solo intraviste o indicate su un elenco provvisorio stilato in villaggi rasi al suolo. Tuttavia, questa volta qualcosa ha funzionato, e il Bangladesh ha dimostrato di sapere prevenire e reagire. Sidr ha mostrato, seppure drammaticamente, un modo diverso, in parte nuovo con cui il Bangladesh inizia ad affrontare un nemico insidioso e mortale attraverso la prevenzione e interventi successivi coordinati. Dal giorno prima, oltre 3 milioni di persone erano state evacuate dalle regioni costiere, limitando così con certezza la perdita di vite umane. Il bilancio finale di questo ciclone, per quanto incerto, non potrà raggiungere i dati di quello del 1970 che fece 300mila vittime o le 130mila di quello del 1991, ha dichiarato il coordinatore delle Nazioni Unite per le questioni umanitarie per la regione Asia-Pacifico, appena giunto nella capitale bengalese. Pronto e in diversi casi decisivo per salvare ulteriori perdite di vite umane l intervento della Caritas locale, che aveva seguito con attenzione l avvicinarsi del ciclone, allertando le sue strutture prima che l evento atmosferico irrompesse sul piatto territorio bengalese. Dall arrivo del ciclone è fortemente impegnata, sia a livello centrale, sia con le sue strutture locali, per raccogliere informazioni e intervenire di conseguenza in una situazione assai difficile. Come a Rampal, nella regione di Khula, dove il coordinatore dei soccorsi Caritas ha comunicato che il 35% delle abitazioni costruite in paglia, bambù e legno sono andate distrutte e il 90% degli alberi è stato abbattuto. La Caritas locale ha iniziato a distribuire riso, lenticchie, sale e olio a circa 20mila famiglie e sta per avviare la distribuzione di coperte e capi di vestiario. Sarà parte del nostro sforzo provvedere anche a fornire rifugi temporanei a un certo numero di famiglie. La perdita di abitazioni, raccolti invernali e alberi in certe aree è impressionante, ha comunicato il direttore della Caritas Bangladesh Alo Benedict D Rozario, e la consegna dei viveri è resa difficile dalle condizioni delle strade. Non ho mai visto una cosa del genere. Il panico era oltre ogni descrizione La gente non ha potuto fare altro che urlare la sua paura e la sua disperazione finché il ciclone non ha perso intensità, ha testimoniato Khalilur Rhman, funzionario governativo di Patuakhali, una delle aree devastate dal ciclone. Lo sgomento di Rahman e della gente di Patuakhali esprime anche una domanda che è di molti: il succedersi tanto ravvicinato di eventi atmosferici di questa violenza è casuale o rischia di aprire una stagione di incertezza e di terrore nell intera Asia meridionale? Tra giugno e agosto, un ondata di piogge eccezionali pur nella intensa stagione monsonica tipica di queste regioni dell Asia, aveva inondato un terzo del Paese, costringendo 8 milioni di abitanti a cercare la salvezza in rifugi di fortuna o in aree sopraelevate. Altri 25 milioni erano stati evacuati in diversi stati dell India dove il numero delle vittime era stato ancora più alto. Come pochi mesi fa, anche l arrivo del ciclone Sidr ha mostrato drammaticamente l effetto dei cambiamenti climatici in corso in Asia meridionale che con le loro dimensioni e imprevedibilità rischiano di annullare le speranze di sviluppo di interi Paesi. STEFANO VECCHIA Bangkok 6

7 SCUOLA CATTOLICA Educare insieme Un nuovo documento della Santa Sede IN MAGGIORANZA GLI INSEGNAN- TI LAICI. Nel mondo, sono oltre 250mila le scuole cattoliche, frequentate da circa 42 milioni di allievi; dei insegnanti nelle scuole cattoliche la maggioranza è dei laici, pur con una percentuale assai diversificata nelle varie parti del mondo. Sono alcuni dati emersi durante la presentazione del nuovo documento vaticano. I laici si legge nel testo che vivono immersi nel mondo, possono favorire l apertura della comunità educativa a un rapporto costruttivo con le istituzioni culturali, civili e politiche, con le diverse aggregazioni sociali presenti sul territorio. Senza contare il ruolo che gli insegnanti laici possono svolgere per favorire la relazione tra la scuola cattolica e le famiglie, che implica la piena partecipazione dei genitori alla vita della comunità educativa, anche grazie ad uno specifico servizio organico di formazione permanente a loro destinato. Gli insegnanti, come ogni persona che vive e lavora in ambito scolastico, educano, o possono diseducare, con il loro comportamento verbale e non verbale : di qui l importanza dello stile di vita, che va improntato alla comunione, e la necessità di una solida formazione professionale. Il disinteresse per le verità fondamentali della vita umana, l individualismo, il relativismo morale e l utilitarismo, ma anche il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri e le crescenti migrazioni, frutto della globalizzazione, o i problemi di stabilità della famiglia. Sono alcuni fenomeni caratteristici della nostra società, di cui risente anche il mondo della scuola: a prenderli in esame è il nuovo documento vaticano su Educare insieme nella scuola cattolica. Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici, elaborato dalla Congregazione per l educazione cattolica e presentato il 20 novembre in sala stampa vaticana. In questo contesto, si legge nel testo, diventa particolarmente urgente offrire ai giovani un percorso di formazione scolastica che non si riduca alla fruizione individualistica e strumentale di un servizio solo in vista di un titolo da conseguire, ma dia l opportunità alle nuove generazioni di incontrare una vera comunità educativa, costruita sulla base di valori progettuali condivisi. Tra gli obiettivi del nuovo documento, richiamare l attenzione su tre aspetti fondamentali che riguardano la collaborazione tra fedeli e laici consacrati nella scuola cattolica: la comunione nella missione educativa, il necessario cammino di formazione e l apertura verso gli altri come frutto della comunione. L IDENTITÀ CATTOLICA. Se in Italia la scuola cattolica non riceve sussidi dallo Stato, in Romania le scuole cattoliche, più numerose di quelle ortodosse, godono dei finanziamenti statali. A fornire questi due esempi, rispondendo alle domande dei giornalisti, è stato il card. ZENON GROCHOLEWSKI, prefetto della Congregazione per l educazione cattolica, che interpellato sullo status giuridico del laico nella scuola cattolica ha risposto: In tutti i Paesi c è uno sforzo per assicurare tale status giuridico, anche sotto il profilo delle assicurazioni economiche, ma la realtà è molto diversa nelle varie nazioni. In alcuni territori di missione, come in Congo, ha proseguito il cardinale, il 60% delle scuole sono scuole cattoliche, molti ci lavorano, ma soprattutto come volontariato. Diversa la situazione in alcuni Paesi post-comunisti: in Polonia, sono mille i presidi delle scuole cattoliche, e lo Stato assicura i pagamenti. Per quanto riguarda l identikit degli insegnanti, secondo il cardinale, l insegnamento nelle scuole cattoliche deve essere accompagnato dalla testimonianza, e la preoccupazione è quella di assicurare una vera identità cattolica, anche nelle scuole dove i cattolici non sono la maggioranza, pur nel rispetto dell identità religiosa di tutti gli studenti. LE SCUOLE CATTOLICHE NEL MONDO. La scuola cattolica opera in tutte le aree geografiche, anche in quelle dove non c è la libertà religiosa, o che sono socialmente ed economicamente più svantaggiate, con una stupefacente capacità di rispondere alle emergenze e ai bisogni formativi, nonostante talvolta vi siano grandi difficoltà. Lo ha detto mons. ANGELO VINCENZO ZANI, sottosegretario della Congregazione per l educazione cattolica. In Libano, ad esempio, il programma della scuola cattolica ha come obiettivo principale di portare i giovani al dialogo e alla collaborazione tra musulmani e cristiani : dei 210mila alunni delle scuole cattoliche, appartenenti alle 18 confessioni religiose presenti nel Paese, il 63% è cattolico, il 12,6% cristiano di altre confessioni, e il 24,4% non cristiano, per la maggior parte musulmano. In alcune aree del Paese i non cattolici sono il 99% degli allievi delle scuole cattoliche. In Terra Santa, ha informato Zani, le scuole cattoliche sono frequentate dal 55% di cristiani e dal 45% di non cristiani, per lo più musulmani, ma anche da alcuni ebrei. In Bosnia, inoltre, in piena guerra dei Balcani, l arcidiocesi di Sarajevo ha fondato tre scuole dette Scuole per l Europa, destinate ad accogliere allievi serbi, croati e musulmani. A CURA DI M.MICHELA NICOLAIS 7

Amare e far AMARE GESÙ. Borrelli. Truffelli. Approfondimento su Incontriamo Gesù. Orientamenti per l annuncio e la catechesi in Italia ANNA TERESA

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