Lespariamo. NUCLEARE/1 Giù le mani dal referendum. Ugo Mattei

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,70 SPED. IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLI. N. 69. MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 EURO 1,30 Lespariamo ALL INTERNO CAOS PROFUGHI Da tutta Italia a Mineo, via alle deportazioni UNA RISPOSTA COMUNE È Angelo Mastrandrea possibile che un movimento pacifista degno erede della seconda superpotenza mondiale di un tempo dica qualcosa di netto su quanto sta accadendo a una notte di scafo dalle coste italiane? È possibile che un movimento antirazzistache ha fatto della battaglia contro i centri di detenzione per migranti esternalizzati nel deserto libico il cardine della sua opposizione al regime di Gheddafi scenda in campo senza allinearsi alla politica dei bombardieri franco-anglo-italiani? Sabato prossimo è prevista a Roma una manifestazione importante, una di quelle che possono decidere una stagione politica. L ha convocata il Forum italiano dei movimenti per l acqua, per sensibilizzare l opinione pubblica su una campagna referendaria che rischiava di spegnersi nel silenzio mediatico. Lo tsunami atomico giapponese l ha poi inevitabilmente arricchita di un altro contenuto fondamentale: la battaglia contro la riapertura della stagione nucleare in Italia. Anche qui, c è in ballo un referendum che il governo sta provando a far saltare perché ha capito che andrebbe incontro a una disfatta. Le due campagne (perl acqua pubblicae controil nucleare) si legano quasi naturalmente, e basterebbe questo per fare della giornata del 26 un appuntamento decisivo. Senonché, in questa primavera densa di stravolgimenti internazionali, è esplosa in maniera dirompente e improvvisa la guerra di Libia, appendice insanguinata della breve stagione dei gelsomini che ci ha entusiasmato con le manifestazioni libertarie di Tunisi e la democrazia autorganizzata di piazza Tahrir. Non si può tacere, non si può stare con Gheddafi e nemmeno con la presunta civiltà imposta a suon di Tomahawk all uranio impoverito. Il movimento pacifista italiano è obbligato a riflettere su una vicenda che ci coinvolge molto da vicino, per i trascorsi coloniali del nostro Paese e per tutto ciò che ci lega all altra sponda del Mediterraneo. Non si può lasciare l opposizione alla guerra alle argomentazioni di bassa lega che circolano pure negli ambienti di governo. Il manifesto si candida a essere parteattivanella discussione, a promuoverla e ospitarla sulle sue pagine, conscio che una risposta disarmata va elaborata collettivamente. Ma bisogna andare in piazza subito, e la prima occasione utile è la manifestazione di sabato prossimo a Roma. Rispettandone i contenuti e l impostazione iniziale, e semmai colorandola d arcobaleno. Magari scopriremoche tutti insiemesi possono vincere i referendum e perfino provare ad aiutare la mai nata primavera libica senza prenderla a cannonate. C NUCLEARE/1 Giù le mani dal referendum Ugo Mattei on la manifestazione di sabato in Piazza san Giovanni diventerà chiaro a tutti che la battaglia per l acqua bene comune e quelle contro il nucleare e la guerra sono parte di un solo grande movimento di civiltà. Un movimento che vuole invertire la rotta rispetto ad un modello di sviluppo suicida fondato sulla violenza del più forte contro il più debole. Un movimento che non si rassegna all imbarbarimento della vita pubblica e alla rinuncia della cittadinanza a favore del consumo. Un movimento che difende la vita e ripudia, insieme alla guerra, ogni altra tecnologia di morte. Il movimento per i beni comuni vuole aprire un grande confronto democratico nel paese. CONTINUA PAGINA 14 FRECCE TRICOLORI/ALESSANDRO BIANCHI-REUTERS In Libia escalation di raid e bombardamenti aerei. Dieci Tornado e quattro F16 italiani sbugiardano Berlusconi partecipando alla battaglia nei cieli. Cade un caccia americano. Nella coalizione è il caos: la Nato avrà un ruolo «integrativo» ma non il comando delle operazioni. E la Germania si ritira dal Mediterraneo. L Unione africana insiste: cessate il fuoco immediato. Nel frattempo torna in piazza il movimento pacifista PAGINE 2, 3, 4, 5 GIAPPONE Santini e Alecci Fukushima fuma Tepco chiede scusa A PAGINA 6 «U Il governo trasferisce i richiedenti asilo nel nuovo «villaggio della solidarietà» in Sicilia. Intanto Maroni incassa il sì delle regioni per fronteggiare l «assalto» dei migranti e vola in Tunisia PAGINA 2 TAGLI ALLA CULTURA Tre giornate di protesta contro il collasso Manifestazioni, sit-in e incontri pubblici per la riscossa. Lanciata la campagna nazionale che porterà il 25 marzo alla serrata della produzione culturale e dello spettacolo PAGINA 10 GIUSTIZIA Prescrizione ad personam Addio Mills La «riforma epocale» può attendere. La maggioranza vara una norma che servirà quasi solo all imputato Silvio Berlusconi. L opposizione lascia l aula per protesta PAGINA 8 PARMALAT Attacco francese Lactalis diventa il primo azionista Si surriscalda la «battaglia del latte» in vista dell assemblea degli azionisti del 14 aprile. Alla ricerca di un cavaliere bianco per fermare l avanzata francese. In campo anche Ferrero PAGINA 9 NUCLEARE/2 Il governo annuncia lo slittamento di un anno Moratoria «bluff» sull atomo n anno di moratoria sull attuazione e la ricerca di siti e sull installazione di centrali». Il governo tenta con una mossa «bluff» di depotenziare il referendum, terrorizzato dai sondaggi che danno al 68% la quota di italiani nettamente contrari al ritorno dell atomo. Un atto «truffaldino», secondo l opposizione e le 60 associazioni del comitato «Vota sì per fermare il nucleare». E infattil esecutivonon ritirail decretolegislativo correttivo di localizzazione dei siti, approvato ieri in commissione Industria del Senato. Il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani promette: «Lo modificheremo oggi in Cdm: andremo avanti solo con i siti di stoccaggio delle scorie». SERVIZI PAGINA 7 LETTURE l PAGINA 11 Intramontabile, non eludibile Cipputi L epopea del sindacato metalmeccanico e il declino italiano dell idea di «lavoro» come valore sociale «Ritorno di Fiom», un solitario libretto controcorrente di Gabriele Polo recensito da Rossana Rossanda SILVIO FOREVER l PAGINE 12, 13 Come smontare il sogno degli italiani Un documentario di montaggio, firmato da Roberto Faenza e Filippo Macelloni sull uomo, più che sul politico, Berlusconi. Un autobiografia non autorizzata che decostruisce uno dei più pericolosi incubi del presente

2 pagina 2 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 TerraTerra Paola Desai Una miniera esplosiva O ra il governo promette una «commissione d inchiesta». Suona ironico, quasi beffardo per i 45 minatori morti nella miniera di Sorange, nella provincia del Balucistan pakistano, appena 25 chilometri dalla capitale provinciale Quetta. Perché tutti sapevano quanto fosse rischioso scendere in quelle gallerie: solo due settimane fa le autorità le avevano dichiarate «pericolose». Infine, domenica è successo: una serie di esplosioni, a circa metri di profondità, hanno fatto crollare le gallerie interne. A provocarle il grisù, il gas (metano con altri idrocarburi) sprigionato dallo scavo del materiale fossile. Lunedì i media pakistani riferivano che le operazioni di soccorso sono cominciate almeno 5 ore dopo l incidente. Volontari vigili del fuoco di Quetta e altri minatori - lunedì avevano recuperato i corpi di una decina di lavoratori, tutti morti per soffocamento, e miracolosamente estratto quattro colleghi feriti, ma vivi. Ma lavorano senza altro che pale e mani nude, e rimuovere i detriti che ostruiscono le gallerie è difficile, lento, con il gas ancora in agguato. Molti dei morti avevano gravi ustioni, segno che alle esplosioni era seguito un incendio, ha riferito l ispettore provinciale delle miniere. Già lunedì sera nessuno pensava di trovare sopravvissuti, considerata la profondità, la presenza del gas e la mancanza di ossigeno: «zero percento di chances». Viene da pensare che la miniera cilena, con i suoi tunnel di aereazione, sistemi di comunicazione e salvataggi tecnologici, sia stata una fortunata eccezione, un caso quasi unico (tra l altro, il presidente pakistano Asif Ali Zardari non è volato a Sorange e non ha detto neppure una parola sulla tragedia). Non c erano canali di areazione per impedire l accumulo di gas nella miniera del Baluchistan non per nulla era stata dichiarata pericolosa. Eppure non era un impresa abusiva, come molte di quelle che fanno notizia in Cina per simili disgrazie. La miniera di Sorange è di proprietà dalla Pakistan Mineral Development Corporation, l azienda di stato, che l aveva data in appalto a un gestore privato ora le autorità lo accusano di aver ignorato gli avvisi degli ispettori di sicurezza. Ci sono oltre 60mila minatori in Baluchistan, che lavorano in circa miniere, e nessuna di queste è famosa per le misure di sicurezza: così ogni anno ci sono decine di incidenti nelle miniere baluchi. Non che facciano notizia. Riesce più normale parlare del Baluchistan come teatro di battaglia, che per una disgrazia sul lavoro: la guerra dei taleban lungo la frontiera con l Afghanistan, la guerriglia dei clan separatisti baluchi contro lo stato centrale... Una delle richieste principali dei separatisti è una quota maggiore delle royalties riscosse da Islamabad sulle risorse naturali della provincia, territorio desertico (è stato teatro dei test nucleari sotterranei del Pakistan nel 1998), poco popolato, ma con notevoli giacimenti minerari. Non sembra che abbiano mai rivendicato misure di sicurezza. Del resto molti dei parenti che si affollavano disperati davanti alla miniera, dopo l incidente, sono gente venuta dal nord: i minatori del Baluchistan sono immigrati da zone più povere e ancor più turbolente di questa. Le vittime finora recuperate venivano da Shangrila, villaggio della provincia nord-occidentale del Khyber-Pakhtoonkhwa; due erano afghani. Gente fuggita da un conflitto per cercare da viveve. E le miniere sono pur sempre un lavoro, finché non esplodono. LE SPARIAMO il manifesto DIR. RESPONSABILE norma rangeri VICEDIRETTORE angelo mastrandrea CAPOREDATTORI marco boccitto, micaela bongi, michelangelo cocco, sara farolfi, massimo giannetti, giulia sbarigia, roberto zanini, giuliana poletto (ufficio grafico) Consiglio di amministrazione PRESIDENTE valentino parlato CONSIGLIERI miriam ricci emanuele bevilacqua ugo mattei gabriele polo (direttore editoriale) il manifesto coop editrice a r.l. REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, roma via A. Bargoni 8 fax , tel REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONO: TELEFONI INTERNI AMMINISTRAZIONE 690 SEGRETERIA 576, 579 LETTERE PROMOZIONE 330 ARCHIVIO POLITICA 530 MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI 550 SOCIETÀ ECONOMIA 580 SEDE MILANO via ollearo AMMINISTRAZIONE-ABBONAMENTI (h. 9-13) REDAZIONE SEDE via maragliano, 31a firenze TELEFONO FAX iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo euro 260 semestrale euro 135 i versamenti c/c n intestato a il manifesto via A. Bargoni 8, roma copie arretrate tel. 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma litosud Srl Pessano Con Bornago (MI), via aldo moro 4 CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIREZIONE GENERALE roma via A. Bargoni 8 tel fax TARIFFE DELLE INSERZIONI pubblicità commerciale: euro 368 a modulo (mm 44x20), edizione locale: euro 184 a modulo cinema edizione locale: euro 134 a modulo pubblicità finanziaria/legale: edizione nazionale: euro 450 a modulo edizione locale: euro 225 a modulo finestra di prima pagina: formato mm 65 x 88, colore: euro b/n: euro posizione di rigore più 15%, pagina intera:mm 320 x 455 doppia pagina: mm 660 x 455. DIFFUSIONE, CONTABILITÀ. RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, viale bastioni michelangelo 5/a 00192, roma tel fax certificato n del La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla Legge 7 Agosto 1990, n.250 questo numero è stato chiuso in redazione alle tiratura prevista CAOS PROFUGHI Deportazioni a Mineo senza alcuna logica. Maroni vola in Tunisia Cinzia Gubbini D al Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Gorizia d'isonzo è partito ieri un charter per trasportare tre persone (3) verso il "Residence degli Aranci" di Mineo, in provincia di Catania. Lo stesso era accaduto sabato da Bari. Intantoa Lampedusaglisbarchiportanosull'isola ogni giorno circa 500 persone. In una settimana, nel nuovo "villaggio della solidarietà" che il governo ha messo in piedi a Mineo requisendo (non si sa con quale spesa, certamente milionaria) le villette che ospitavano i militari di Sigonella sono state trasferite 770 personedai vari Cara italiani. Ieri il ministro dell'interno Roberto Maroni incontrando le autonomie locali - che hanno dato il loro assenso al piano per reperire 50 mila posti sul territorio in vista della presunta invasione dalla Libia - ha ribadito che Mineo sarà un "modello pilota da esportare a livello europeo". L'idea del ministro è, probabilmente, concentrare in pochi postii richiedentiasilo che arrivano oggi e in futuro in Italia. Mandando così all'aria un paio di concetti che negli anni sono risultati vincenti, quando applicati: la decentralizzazione delle Commissioni (prevista dalla Bossi- Fini), e l'inserimento dei richiedenti asilo in piccole strutture, invece che in mega-centri. I Cara sono, ovviamente, centri piuttosto grandi, ma niente a che fare con il "villaggio della solidarietà" che all'occorrenza può ospitare fino a cinquemila persone. E per quanto riguarda il sistema Sprar, basato invece sulla rete dei Comuni, è probabilmente destinato a sparire, diventando forse un servizio a disposizione soltanto dei rifugiati riconosciuti e certificati. Anche se ieri Maroni ha assicurato che saranno messi a disposizioni i fondi che erano stati tagliati quest'anno allo Sprar, così da recuperare "fino a posti", come ha assicurato il delegato all'immigrazione dell'anci Filippo Zanonato. Associazioni e Comuni hanno brindato, ma quantodurerà? Perquantoriguardail gridodidolore che proviene dall'isola Maroni ha assicurato che "inizieranno i trasferimenti". Ieri un ponte aereo ha portato via 500 persone. E sempre ieri sera è salpata la nave della marina militare San Marco che oggi dovrebbe trasferire altri600 immigrati. Masitrattapursempredi pochissime persone. Il fatto è che il ministro Maroni punta al "colpo grosso": respingere un buon numero di persone (forse 2000) verso la Tunisia. Ancora ieri ripeteva che "si tratta di clandestini, non di richiedenti asilo". Proprio oggi sarà a Tunisi per trattare con il governo provvisorio. E non è detto che non riescaadaverla vinta. L'effetto pubblicitario sarebbe assicurato, e nel frattempo sull'onda di una emergenzatutta costruita il ministro avrebbe anche avviato il processo per snaturarela procedura d'asilo. Il costo, finora, lo hanno pagato proprio i richiedenti asilo finiti nelle liste per Mineo senza alcun criterio. Ieri è toccato alle persone ospitate a Roma nel centro di Castelnuovo di Porto. Mentre fuori i militanti di Action e di associazioni degli immigrati protestavano, incatenandosi, dentro il Cir e altri organismi sono riusciti a sventare il trasferimento di persone an rischio. Ma la critica rimane: "Abbiamo verificato che a nessuno di loro è stato rilasciato un provvedimento scritto, si sta agendo fuori da ogni quadro giuridico",denuncia il Cir. Ma lo stesso, anzi peggio, è accaduto a Bari la scorsa settimana. In quel caso i trasferimenti hanno avuto tutte le caratteristiche di una deportazione: "Le persone sono state prelevate dai moduli abitativi e trattenuti per 12 ore in un apposito spazio, da cui non potevano muoversi - denuncia Erminia Rizzi del Gruppo lavoro rifugiati - ma tra di loro c'erano persone che non aveva alcun senso spostare da Bari. Ad esempio un ragazzo che aveva appuntamento con la commissione due giorni dopo, e che così ha perso il suo "turno" e ora chissà quanto dovrà aspettare. Oppure una persona che aspettava soltanto di ritirare il suo documento di viaggio. Che senso ha tutto questo?". manifestolibri Ugo Mattei L acqua e i beni comuni con disegni di Luca Paulesu pp. 64 euro 12,00 ordina su ALLARME RAID AEREI Sulle popolazioni della Libia piovono bombe all uranio impoverito Daniela Preziosi ROMA D Odissea libica, oggi al Senato arriverà il primo via libera alla missione. Il Pd attacca: «governo confuso e ondivago». Ma è pronto all atteggiamento «responsabile» chiesto dal Colle. I distinguo dei pacifisti D Alema: noi sinistra di governo Democratici signorsì Sarà opportuno che in Libia nelle zone colpite da oltre cento missili da crociera Tomawak, si adottino misure di protezione da uranio impoverito. Infatti negli impennaggi dei missili Tomawak si trovano barre di uranio impoverito da 300 kg. Se pensiamo che un proiettile anticarro costruito con metallo di uranio impoverito ne contiene solo circa 30 gr., si può immaginare la quantità di polveri di uranio che si diffonde nelle zone di impatto... Di questo si è completamente taciuto. Nell attacco missilistico sull ex Jugoslavia vennero impiegati solo 15 missili da crociera che causarono crateri di 6 mq. I libici non possiedono idonee misure di protezione. È quindi un doveroso gesto umanitario verso la popolazione libica in prossimità delle zone colpite, quello di inviare materiale per la protezione. L Italia sa delle gravi conseguenze prodotte alle persone delle aree esposte senza misure di protezione. Ora i casi di ammalati sono oltre mille. L Italia ha ancora da saldare un debito morale con le popolazioni libiche: non dobbiamo dimenticare che nel 1930 gli aerei di Italo Balbo distrussero, con l uso dell iprite, intere tribù libiche inermi. Forse la pagina più nera del nostro colonialismo. Falco Accame (Pres. Anavafaf) ifficile votare una risoluzione che contenga un dispositivo sugli immigrati che piaccia alla Lega, impossibile pronunciare un no che danneggi «il prestigio dell Italia». Questo è il dilemma del partito democratico, tranne una pattuglia di pacifisti, cattolici e non, che non hanno intenzione di dire sì all uso «umanitario» delle bombe. Oggi pomeriggio, al Senato, il ministro Frattini riferirà sulla missione in Libia, accompagnato dal ministro La Russa. Domani toccherà alla Camera. Le opposizioni hanno chiesto che al posto della coppia che ha capitalizzato un discreto carico di figuracce e contraddizioni ci fosse il presidente del Consiglio, ma la richiesta è stata respinta. Ieri notte le forze politiche dell opposizione hanno abbozzato le proprie risoluzioni. Ma tutto dipenderà dall atteggiamento che il governo e la maggioranza sceglieranno di tenere in aula. Il Pd si muove in uno spazio stretto. Da una parte incassa le divisioni del govern, che sulla missione libica «è stato confuso e andivago», come spiega la capogruppo Anna Finocchiaro. E anche quella che rivendica come una vittoria politica, l entrata in campo della Nato, auspicata dal capo dello Stato. Dall altra parte, però, deve fare la sua parte per non far sprofondare il governo italiano nel mare di ridicolo dinanzi agli occhi della comunità internazionale, dove l ha magistralmente condotto Silvio Berlusconi. Dal Colle sono arrivate ferme richieste di «responsabilità» all indirizzo del Pd. L Udc ha già dichiarato di votare sì alla risoluzione del governo purché non si esageri con la «pena per Gheddafi», l ultima ineffabile dichiarazione di Berlusconi. Ieri a Repubblica Tv Massimo D Alema, presidente del consiglio all epoca dell intervento in Kosovo e quindi fra i massimi esperti italiani di bombe «umanitarie», ha spiegato che la guerraè«giustae inevitabile» perché «c era un massacro che doveva essere fermato». Ma i paesi non hanno chiarito le modalità di azione» e Berlusconi non ha saputo far «assumere un ruolo» all Italia. E «hanno ragione gli italiani ad essere preoccupati delle divisioni a sinistra «Proprio per questo abbiamo fatto il Pd, per dar vita a una forza di governo credibile. E vorrei si preoccupassero anche quando ci sono le elezioni di dare forza a chi vuole rappresentare una sinistra di governo». Ce l ha con i pacifisti che sabato sfileranno per escludere l uso delle bombe nella missione libica. Ce l ha con Nichi Vendola, con la Federazione della sinistra e le altre forze schierate con i pacifisti. Si preoccupa invece molto poco delle voci che dall interno del Pd spingono per una scelta meno interventista. La sinistra (al senato ci sono Vincenzo Vita, Paolo Nerozzi, Silvana Amati,Manuela Granaiola), alcuni ecodem (Roberto Della Seta e Francesco Ferrante), un drappello di cattolici di diverse osservanze (Roberto Di Giovan Paolo, cattolico democratico, Lucio D Ubaldo, popolare) sensibili chi al richiamo delle gerarchie chi dell associazionismo. Gli ex ppi, per esempio, hanno convocato venerdì a Roma, un assemblea per chiedere «di far tacere le bombe e far parlare la diplomazia». Ma oltre a chi si è pubblicamente sbilanciato verso il pacifismo, nel Pd anche Rosy Bindi che da giorni chiede a Bersani «prudenza, prudenza e ancora prudenza». E chi, come il vicepresidente del gruppo al Senato Nicola Latorre, avverte che «non si può mettere sullo stesso piano i dissensi leghisti e quelli dei pacifisti, cattolici e non. Con i quali invece dobbiamo intrecciare un dialogo costruttivo». Bersani ha convocato per stamattina il coordinamento (in pratica il caminetto dei big) e all ora di pranzo la riunione dei parlamentari. «L asse logico», spiega, «è stare nella risoluzione Onu e poi passare la mano alla diplomazia e alla politica per favorire la transizione». Quanto al voto, il Pd vuole sentire le comunicazioni del governo e leggere la risoluzione della maggioranza. Difficile ipotizzare un sì, visto che il Pdl dovrà spingere sui temi cari alla Lega, in primis gli immigrati. Ma l astensione al Senato equivale al voto negativo. Stesso problema che dovrà affrontare la fronda pacifista, che cercherà un modo per distinguersi. «Il partitoha libertà di coscienza», ha ricordato Bersani. E mancherebbe altro, visto che le differenziazioni sul voto nel Pd sono all ordine del giorno.

3 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 3 CONTROPIANO MOVIMENTI Studenti mobilitati. Venerdì in assemblea Un lungo fine settimana che si concluderà con la manifestazione nazionale di sabato attende il movimento studentesco. Oggi alle 11 a Bruxelles è prevista una conferenza stampa presso la sede dei sindacati belgi dove il «Fronte per la liberazione della conoscenza», un cartello che raccoglie decine di sigle studentesche europee, promuoverà tre giorni di azioni contro le politiche di austerità e le riforme dell università ispirate al «processo di Bologna». Alla stessa ora a Bologna ci sarà un flash mob davanti alla filiale Unicredit di via indipendenza. Sabato è prevista una street parade. Domani a Roma alle 10,30 presso la facoltà di filosofia di Villa Mirafiori è stata convocata l assemblea «Inventare il futuro, rovesciare il presente» che terrà a battesimo «Unicommon», gruppo che vuole rilanciare la rete «Uniriot». Al pomeriggio nella facoltà di Scienze politiche ci sarà una tavola rotonda preparatoria allo sciopero generale del 6 maggio. Venerdì 25 dalle 14 presso la facoltà di fisica inizierà l assemblea nazionale del movimento «Ateneinrivolta». Parteciperanno Marco Bersani (Forum dei movimenti per l acqua), esponenti della Fiom, dei Cobas, di San Precario e dei precari di scuola e università (Cpu). L assemblea si concluderà domenica 27. Sempre venerdì alle 15 alla Sapienza è prevista l assemblea «Uniti per lo Sciopero» del 6 maggio. Sabato 26 dalle 9 presso la facoltà di economia Link-Uds organizza un incontro nazionale per l «altra riforma» dell università. I lavori s interromperanno per partecipare alla manifestazione per l acqua e riprenderanno domenica 27 alla facoltà di sociologia. Giorgio Salvetti I l mondo è uno ed è sempre più piccolo. Dal Giappone alla Libia, passando per Roma. Energie alternative, beni comuni e pace sono solo diversi aspetti di un problema unico. La crisi sistemica che sempre più drammaticamente sconvolge il globo si manifesta ogni volta con forme nuove e sempre più angoscianti. La sostanza però è una sola. Ed è sempre più chiaro che così non si può più andare avanti. Per questo la manifestazione per l acqua pubblica in programma sabato a Roma è dilagata oltre il tema caratterizzante per il referendum contro le privatizzazioni delle reti idriche. La tragedia del Giappone ha saldato la lotta per l oro blu al movimento che si batte contro il nucleare. I referendum sono due ma l election day è lo stesso: si vota il 12 giugno. Poi l evoluzione della guerra in Libia e l intervento «umanitario» hanno trasformato la manifestazione di sabato nel primo vero appuntamento per portare in piazza anche il no alla guerra, in tutte le sue complesse e faticose articolazioni. Il nesso non è difficle da indivudare. La fame di energia, nucleare a Fukushima, petrolifera in Libia, è dovutaallabulimia dipotenze nazionali ed economiche che però sono sempre meno capaci di gestire e controllare ciò che pretendono di dominare e sfruttare a loro piacimento. E l acqua, proprio come l atomo e l oro nero, è un bene sempre più scarso, costoso e strategico. SABATO Tutti a Roma per i referendum di giugno e per dire no alla guerra Pacifisti bene comune «Non è ora di dividersi» Sabatoa Roma simanifesta contro questo modo scriteriato di stare al mondo. Gli organizzatori del Comitato per il referendum sull acqua hanno accettato che la piattaforma della loro manifestazione si sia allargata e comprenda sempre più soggetti. Anche se ci tengono a tenere il baricentro sul tema principale: difendere l acqua pubblica. «L anno scorso il 20 marzo per l acqua pubblica scesero in piazza 200 mila persone spiega Corrado Oddi, che si occupa dei comitati per l acqua nella Cgil fu la base di lancio che ci portò a raggiungere il grande risultato di un milione e 400 mila firme raccolte per il referendum. Sabato saremo ancora di più. E lo saremmo stati anche senza il disastro in Giappone e la guerra in Libia. Ormai esiste almeno un comitato per l acqua in ogni provincia e ogni comitato ha organizzato almeno un pullman per venire a Roma». Ci saranno tutti. Fiom, Cgil, Arci, Acli, associazioni ambientaliste, Pax Christi e associazioni per la pace, Fds, Sel, pezzetti di Pd, gli studenti e i movimenti. «Certo, dopo Fukushima e la Libia la partecipazione è aumentata. La relazione con il comitato contro il nucleare era già forte e adesso lo è ancora di più continua Oddi per quanto riguarda la guerra è evidente che il tema della pace è intrinseco alle lotte per la difesa dei beni comuni». Non ci si può nascondere però che questa guerralacerantedivideanchele varie anime del movimento pacifista. La vogliadi pace mai come ora siconiuga in modi diversi e spesso dialettici che scompaginano l intero movimento pacifista italiano. Ieri a Roma in piazza Navona Fds ha tenuto un presidioper fermare le bombe. A Milano Sel, Fds, Arcie Fiom hanno tenuto un presidio in piazza San Babila. «È necessario fermare i bombardamenti chiede la Fiom - l Onu garantisca le condizioni per difendere i diritti umani della popolazione e impedisca che la risoluzione 1973 venga usata per scatenare una guerra. La pace, infatti, non può essere difesa con atti di guerra». Una posizione netta che però non è condivisa da tutto il fronte della pace. In molti infatti temono che vengano lasciati soli i ribelli alla follia omicida del dittatore Gheddafi. Un dilemma che sembra non avere soluzioni schematiche. «A Roma ci saremo dicono a Emergency ci saremmo stati anche prima della Libia, ora abbiamo una ragione in più. Anche se per noi la pace è un concetto troppo generico, ma questa è una questione che certo non va definita sabato. Ci saranno altri momenti per elaborare le diverse posizioni». Il comitato Uniti contro la crisi si troverà venerdì alla Sapienza in preparazione dello sciopero del 6 maggio. L attaccoal lavoroallabase delpiano Marchionne e alla scuola pubblica sono figli dello stesso sistema economico. Per questo Uniti contro la crisi propone che sabato venga data «massima visibilità a tre obiettivi: lo stop dei bombardamenti, il sostegno alle rivolte popolari e l accoglienza dei migranti». Si parte alle 14,30 da piazza della Repubblica verso piazza San Giovanni dove la manifestazione si chiude con musica e interventi. UNITI PER LO SCIOPERO Si scrive acqua, si dice democrazia L *** assemblea che si svolgerà venerdì 25 marzo alla Sapienza (aula I di Lettere, ore 14,30) è stata convocata per organizzare lo sciopero generale del 6 Maggio. Ma è evidente che quello spazio comune diventa oggi uno dei luoghi in cui affronteremo anche ciò che sta accadendo in Libia. La cosa più sbagliata sarebbe infatti pensare al percorso dello sciopero come a un sentiero nel deserto, che conduca a una qualche meta definitiva, sia essa un oasi o un miraggio. Lo sciopero generale è una delle tappe che possiamo tutti utilizzare per rovesciare la crisi. Con queste caratteristiche è nato, frutto di scelte di politica economica del governo ma anche di eventi imprevedibili e non scontati, come la grande battaglia contro il piano Marchionne o l ondata di proteste contro la Gelmini. Ma anche il dibattito pubblico nel nostro paese sulla democrazia, sul rapporto tra costituzione formale e diritti reali, contribuisce a segnare, come lo sciopero, una traiettoria di lotta, di sollevazione, di resistenzee progettialternativiperilnostrovivere sociale. Come potrebbero dunque la guerra, le rivolte del Maghreb e Mashrek, la condizione dei profughi a Lampedusa o nei centri di detenzione italiani, non riguardare lo stesso percorso dello sciopero? Lo stop ai bombardamenti, l appoggio alle rivolte contro i dittatori e l accoglienza europea dei migranti sono degli obiettivi fondamentali perché descrivono, nella sua complessità, la crisi sistemica sulla quale si collocano anche i problemi del lavoro, del reddito, della conoscenza, dell ambiente. E ancora, ciò che succede in Giappone, la crisi nucleare che ha zittito l arroganza delle lobbies dell energia, non ci parla dunque anche di guerre per il petrolio? È con questo spirito che costruiremo insieme l assemblea di «Uniti per lo sciopero»: ancora una volta considerando lo spazio comune come un qualcosa che si costruisce in base anche a ciò che accade, ancora una volta consapevoli che nella crisi non possono esistere discorsi già fatti, ma solo rinnovate capacità collettive di analizzare quello che abbiamo di fronte e decidere cosa fare per cambiarlo. Nel rinnovare dunque a tutti l appello al partecipare, lanciamo fin d ora una proposta agli organizzatori della manifestazione che ci vedrà il giorno dopo in tantissimi in piazza per l acqua, contro il nucleare e per i beni comuni: dare la massima visibilità ai tre obiettivi, lo stop immediato ai bombardamenti, il sostegno alle rivolte popolari e l accoglienza europea ai migranti. Si scrive acqua e si dice democrazia, appunto. * * * Guido Viale, Gianni Rinaldini, Luca Casarini, Loris Campetti EMILIO MOLINARI Comitato acqua pubblica «Nella nostra piazza c è spazio per tutti» Luca Fazio MILANO E milio Molinari, del Comitato italiano per il contratto mondiale per l acqua, è convinto che la convergenza di tante istanze apparentemente diverse in un unica piazza sia un fatto del tutto naturale, considerando i nessi che tengono insieme la questione dell acqua e il precipitare delle crisi mondiali strettamente collegate alla scarsezza delle risorse. Una manifestazione per l acqua, contro il nucleare e adesso anche contro la guerra in Libia. C è spazio per tutti sabato prossimo a Roma? Il precipitare di questi eventi convergenti deve far riflettere e spingere le persone ad unificare le forze. Le associazioni che hanno promosso la manifestazione e ilreferendum per l acqua pubblica possono anche nutrire dei dubbi, ma dobbiamo ricordarci che la questione dell acqua è nata per unire e attorno al referendum è bene che convergano tutti, anche il popolo della pace, che peraltro verso i referendum non ha certo brillato per impegno. Del resto ci sono nessi profondi che legano le tre questioni. Direi decisivi per il futuro dell umanità. L intreccio fra l acqua, ilproblemadelnucleare e delpetrolio, e i conflitti armati che si stanno generando per il venir meno delle risorse, dà il segno di una crisi epocale che sta precipitandoe che per oranon ha risposte. Anche per questo è molto importantela piazzadisabato, semmai dobbiamo essere capaci di spiegare alle persone che non ci si può dividere davanti a una situazione che nel tempo è destinata ad aggravarsi e a provocare guerre per l accaparramento delle risorse. Oggi è per il petrolio, domani sarà per l acqua. Oggi, a sinistra, è meno scontato scendere in piazza per la pace. C è una contraddizione lacerante tra dire stop alle bombe e nello stesso tempo sostenere le rivolte? Lasituazione è sicuramentelacerante. Ci appare un popolo che si ribella e un tiranno che lo sta massacrando, ma credo che la situazione sia molto più complessa. Intanto Gheddafi non è così isolato come sembrava in un primo momento, e temo proprio che come in ogni guerra chiunquevincerà massacreràil suo nemico. Forse si poteva pensare di sostenere prima e con altri mezzi l insurrezione del popolo libico, ma adesso è insensato mettersi a bombardare un intero paese. RAFFAELLA BOLINI Arci, politiche per la pace «È naturale che sabato si manifesti per la pace» L.Fa. MILANO A Raffaella Bolini, responsabile perle politicheinternazionalidell Arci, quasigira latesta davanti al precipitare di eventi epocali che un tempo avrebbero pouto «occupare» la vita intera di un militante. Oggi sta accadendo di tutto in poche settimane, «ed è tutto maledettamente complicato, mi sento esistenzialmente provata». E secondo te questo «tutto» può essere tenuto insieme, anche sabato prossimo in piazza, dall elemento unificante dell acqua? Non tutti la pensano così. Il Forum dei movimenti per l acqua ha saputo fare un lavoro straordinario, perchè ha sempre protetto la sua battaglia tenendosi alla larga dallerovine deipartiti e anche dalle fasi gloriose o ingloriose dei movimenti. Questacapacitàè necessaria oggi più che mai per arrivare con forza al referendum, so che la manifestazionedi sabato è loro e la stanno preparando con cura, ma so anche che il Comitato ha saputo misurasi anche su altre questioni rimanendo unito, penso al nucleare dove non tutti sono d accordo. E adesso la Libia? Penso che nessuno sabato penserà di imporre il tema della pace, noi come Arci avevamo già pensato di aderire portando le bandiere per l acqua pubblica e per la pace. Sono due temi che abbiamo nel cuore, è naturale. Prima dell intervento in Libia, era già previsto l intervento sul palco di un rappresentante della società civile egiziana che ha appena fatto la rivoluzione nel suo paese, dove del resto c è un forte movimento per l acqua pubblica. Non c è intenzione di violare una piazza di cui facciamo parte, direi che non è un caso se questa «invasione» naturale avviene su un tema fondamentale come quello dell acqua. La sinistra è in imbarazzo sull intervento, dire pace non basta. Ci sono vari ordini di problemi. In Italia paghiamo lo scarso livello di conoscenza che abbiamo su tutto ciò che accade a pochi chilometri dalla nostra sponda sud, e non dico solo Libia. Il paese di Gheddafi, poi, fa quasi storia a sé. Lì, per forza di cose, non si è mai potuta sviluppare una società civile e di fronte a una rivolta non possiamo non interrogarci su come aiutare quel popolo. Però, al di là degli aspetti emotivi, vorrei chiedermi come si fa. So per esperienza che la No Fly Zone è pericolosa, perché va a finire che bombardanounpaese. Mi pareche non ci sia lo straccio di una strategia. Mi chiedo: è politicamente opportuno questo intervento? Vorrei poter dire ai libici che forse questo è il modo sbagliato di aiutarli.

4 pagina 4 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 IL PRESIDENTE FRANCESE SARKOZY/FOTO REUTERS ITALIA 14 aerei in volo, giallo sulle bombe Il premier resta cauto e diserta il parlamento Matteo Bartocci ROMA P alazzo Chigi ha accolto il parziale cedimento della Francia sul comando Nato come una prima vittoria. «Adesso basta navigare a vista, bisogna pensare al dopo e avere obiettivi chiari», si sfoga Berlusconi. Il governo italiano continua a essere del tutto pessimista sulla «riuscita» dei bombardamenti sulla Libia da parte di Usa, Francia e Gb. Il «dopo», per il premier, non vuol dire necessariamente che Gheddafi o chi per lui sarà messo definitivamente fuori gioco. Anche per questo Berlusconi continua a ritagliarsi un ruolo da tessitore. Anche con accenti grotteschi e inediti - almeno in Europa - come «il dolore personale» espresso lunedì a Torino per il comportamento del dittatore libico. Non a caso, però, Palazzo Chigi assicura che gli aerei italiani che continuano a volare sulla Libia «non hanno bombardato e non bombarderanno». Qualche dubbio però rimane. L impegno militare italiano è già straordinario: 7 basi coinvolte, 5 mila uomini dell'aeronautica in assistenza ai velivoli propri e alleati, altri mille uomini della Marina, 5 navi e un nutrito gruppo di elicotteri e aerei (Tornado, Typhoon, Amx, F-16 e Harrier Av-8). A Trapani Birgi decolli e atterraggi si sono susseguiti per tutto il giorno. Almeno 14 in totale gli aerei coinvolti. Due missioni al mattino (ciascuna da 2 Tornado Ecr, 2 F-16 e 1 tanker per i rifornimenti) e altre due la sera, con 2 F-16 partiti intorno alle 19 più altri 2 Tornado Ecr prima delle 21 (senza tanker). Ma hanno sparato o no i loro missili? Il capo ufficio stampa dell Aeronautica Achille Cazzaniga, arrivato a Birgi, non replica: «Preferisco che rispondano le autorità competenti». L aviazione però ha perfino corretto e ammorbidito un comunicato ufficiale di domenica che lasciava più di qualche ambiguità sull argomento. Di fatto, avere notizie precise sulla natura reale delle missioni italiane è difficile. Gli F-16 partiti ieri sera, per esempio, sono tornati alla base dopo meno di un ora, un tempo decisamente molto breve perun operazione susuololibico. Il premier si prepara al passaggio chiave del consiglio straordinario di Bruxelles consapevole che finora è rimasto completamente fuori dalle decisioni che contano. Il parziale cambiamento di rotta sull Alleanza atlantica è stato infatti deciso da una telefonata di Obama direttamente a Cameron e Sarkozy. La stessa formula che, di fatto, aveva sancito sabato il via libera alle operazioni un paio d ore dopo il via libera dell Onu alla risoluzione La strada del Cavaliere è piena di ostacoli. Stamattina il consiglio dei ministri sarà preceduto da un vertice informale a palazzo Chigi per limare fino all ultimo le divergenze con la Lega. E ormai ufficiale - salvo sorprese - che Berlusconi non parteciperà al dibattito di oggi in senato e di domani alla camera. A differenza di Zapatero, Cameron e Fillon è l unico capo di governo europeo a non presentarsi in parlamento. Al suo posto ci saranno La Russa e Frattini. Non è ancora chiaro però se la maggioranza presenterà una mozione dura su immigrati e no-fly zone come chiesto dalla Lega. Le riunioni nella maggioranza continueranno ancora oggi ma è chiaro che un testo del genere sarebbe impotabile per l opposizione (all estero i voti a sostegno dei vari governi sulla Libia sono stati tutti bipartisan e con percentuali bulgare). Tra il dire e il fare, per di più, c è la regia di Napolitano. Il capo dello stato finora ha avallato e condiviso ogni decisione presa dal governo. Ma di certo più di ogni altra cosa il capo dello stato ha fatto capire a maggioranza e opposizione che si aspetta un voto largamente condiviso sull impegno italiano. Udc e Pd sono pronti a votare il sostegno al governo. Del restolo hannogiàfatto nelle commissioni Esteri e Difesa, dovevistal assenza polemicadella Lega sono stati anche decisivi. Napolitano - dal suo punto di vista - non vuole sbavature. Anche perchésabato parteperuna visita di stato proprio negli Stati uniti e di tutto ha bisogno tranne che di una rissa di cortile sui rapporti con l Europa, la Nato o le Nazioni unite. LE SPARIAMO CONTROPIANO Anna Maria Merlo PARIGI A La tv bombardante Davvero un grande riscatto per la tv Al Jazeera di proprietà dell emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani. Dopo essere stata bersaglio dei raid aerei Usa in Iraq e in Afghanistan, finalmente si è «emancipata». Ora che il Qatar partecipa con quattro cacciabombardieri ai raid sulla Libia, siamo ad un sintesi superiore del media «embedded»: la tv bombardante. Siamo ad un «inveramento» della notizia di parte. Sempre più sparata e «bomba» roboante e, come dire, dilacerante. E naturalmente, sempre più ambigua. Visto che l Emirato del Qatar mentre agisce da forza di liberazione nei cieli libici con la coalizione occidentale, aiuta ad opprimere, con i paesi del Consiglio del Golfo e i militari dell Arabia Saudita, il popolo del Bahrein in rivolta contro l oppressione della petromonarchia sunnita. È il giornalismo del «fatto», compiuto, quel che avanza. t. d. f. STATI UNITI Il Pentagono rafforza lo schieramento: in arrivo nel Mediterraneo una delle migliori portaerei d assalto Salpa la Uss Bataan, migliaia di marine pronti a combattere Manlio Dinucci M BRASILE Il governo brasiliano ha chiesto «il cessate il fuoco e nel più breve tempo possibile», che «garantisca i civili e crei le condizioni per passare dalla crisi al dialogo», ha detto il ministero degli esteri. Ma è l ex presidente Lula a puntare il dito contro l Onu: «Queste invasioni avvengono solo perché l'onu è debole, se avesse una rappresentanza all altezza del XXI secolo e non del XX, invece di mandare gli aerei a bombardare, avrebbe inviato il segretario generale a dialogare». TURCHIA Parlando al parlamento, Erdogan ha detto che la «Turchia non farà mai parte di una squadra che punta le armi contro il popolo libico». Ankara si è anche opposta all'ipotesi di consegnare alla Nato il comando delle operazioni militari in Libia. INDIA E CINA Le potenze emergenti hanno fatto fronte comune contro l'intervento della coalizione occidentale. Lo riferisce Srinath Raghavan, alto rappresentante del Centro di ricerca politica a Nuova Delhi, secondo cui Paesi come India, Cina, Russia e Brasile rafforzeranno la loro posizione comune rispetto alla crisi libica nel corso del prossimo vertice Bric. Blocco navale Parigi non cede La Nato predispone un embargo marino per non far arrivare le armi a Gheddafi, ma per l Italia dovrà servire a bloccare i migranti. Sul comando delle operazioni militari all Alleanza atlantica la Francia resiste: sì solo a un ruolo di sostegno entre tra gli alleati europei infuria la polemica sul comando delle operazioni in Libia, gli Stati uniti rafforzano il loro schieramento militare nel Mediterraneo, consolidando la loro capacità di comando, qualunque sarà la bandiera usata dalle forze in campo. A tal fine salperà oggi dalla base di Norfolk in Virginia, per partecipare alla guerra contro la Libia, il «Bataan amphibious ready group», uno dei più potenti gruppi da attacco anfibio. Lo guida la Uss Bataan, una nave d assalto anfibio della classe Wasp. Dal suo ponte di volo, lungo 250 metri e largo 30, possono partire 30 elicotteri da assalto e caccia Harrier a decollo verticale. I suoi enormi mezzi da sbarco a cuscino d aria sono in grado di trasportare a una velocità di oltre 30 nodi, fin sopra la riva, truppe e carichi di 60 tonnellate. L ammiraglia è affiancata da altre due navi da assalto anfibio, la Mesa Verde e la Whidbey Island, che possono trasportare altri marine. Essi fanno parte della «26th Marine expeditionatyunit», unadelle setteforzedispedizionedelcorpodei marine. È definita «una potente unità mobile che integra forze aeree e terrestri, rapidamente spiegabile da navi e dotata di capacità di attacco uniche per rispondere rapidamente a minacce in qualsiasi parte del mondo». La sola Uss Bataan può sbarcare oltre 2mila marine, con elicotteri e aerei a decollo veriticale, artiglieria di grosso calibro e carri armati. Il «Bataan amphibious ready group», una volta nel Mediterraneo, può essere rapidamente integrato da altre unità di superficie e sottomarini d attacco rapido della classe Los Angeles, armati di missili Tomahawk, che servono anche da piattaforma per incursioni di forze speciali in territorio nemico. Il gruppo andrà a far parte della «Joint task force Odyssey dawn» del Comando Africa degli Stati uniti, il cui compito è quello di «fornire il comando e controllo tattico-operativo delle forze militari Usa impiegate per imporre la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell Onu». La Joint Task Force del Comando Africa, così come il Comando delle forze navali Usa in Europa, si trova a Napoli e risponde agli ordini dell ammiraglio statunitense Sam J. LocklearIII, che allo stesso tempo è a capo della Forzacongiunta alleata della Nato, il cui quartier generale si trova anch esso a Napoli. EilComandantesupremo alleato ineuropaè sempre non un ufficiale europeo ma, per una sorta di diritto ereditario, un alto ufficiale statunitense nominato dal presidente. L attuale Comandante supremo alleato in Europa è l ammiraglio James Stavridis della U.S. Navy, che allo stesso tempo è a capo del Comando europeo degli Stati uniti. Il passaggio a un comando unificato della Nato, richiesto a gran voce da uno schieramento bipartisan e dallo stesso presidente della repubblica, non cambia la sostanza, ossia che la guerra contro la Libia continuerà ad essere diretta dal Pentagono. chi deve essere affidato il comando delle operazioni in Libia? Quale ruolo deve avere la Nato? E quando la «coalizione» deciderà che l obiettivo dell operazione «Alba dell odissea» sarà stato raggiunto? In altri termini, lo scopo ultimo - non scritto nella risoluzione Onu è quello di far fuori Gheddafi? Ieri, nel quarto giorno di bombardamenti, a nessuna di queste domande era stata ancora data una risposta precisa. E la Francia smentisce le accuse di aver causato un massacro sulla strada di Ajdabiya, a sud di Bengasi, nel primo raid che ha aperto l intervento, nella notte tra sabato e domenica. Alcuni reportage, su Libération, International Herald Tribune e The Times descrivono un attacco aereo che ha colpito dei soldati di Gheddafi, che sembravano in fuga, facendo una «carneficina». Malgrado il persistere delle divisioni, un primo passo è stato fatto alla Nato: ieri, i 28 membri dell Alleanza,si sono messi d accordo sull instaurazione di un embargo sulle armi alla Libia. Sarà gestito dalle marine degli stati membri che accettano di partecipare, sotto il comando dell ammiraglio James Stravridis e si tratterà di «operazioni di inseguimento, informazione e, nel caso, di blocco di navi sospettate di trasportare armi illegali o mercenari». Solo l Italia legge questo accordo come un via libera a bloccare gli immigrati. Il blocco navale sarà effettivo a partire da questo fine della settimana. La Nato ha anche convalidato ieri i piani militari per contribuire allo stabilimento della no fly zone, che però non entrano ancora in applicazione, poiché la questione del comando non è stata ancora risolta. La Franciacontinua a essere ostile a un comando Nato ed è pronta ad accettare soltanto «un sostegno». Il portavoce del ministero degli estri Bernard Valero ieri si è detto «favorevole» a un comando integrato della Nato «in sostegno alle forze della coalizione». La tesi di Parigi è che un comando Nato escluderebbe gli arabi, che del resto partecipano ora con il contagocce: solo il Qatar ha già inviato (a Creta) i suoi caccia, mentre gli Emirati si limiteranno a contribuire a un intervento umanitario. Ieri, Juppé ha annunciato la creazione di «pilotaggio politico» nella coalizione, con la partecipazione della Lega Araba. Ma gli Usa vogliono passare la mano. «Una questione di giorni, non di settimane» ha precisato Obama. Nel frattempo, il segretario alla difesa, Robert Gates, ha affermato che l intensità degli attacchi è destinata a decrescere. «Nella misura in cui riusciamo a sopprimere i sistemi di difesa aerea - ha precisato il generale Carter Ham, che dirige l Africom - il livello di attività cinetica dovrebbe calare». Gates ha cercato anche di coinvolgere la Russia, che resta, come la Cina, decisamente ostile. In Germania, c è dibattito sull astensione al consiglio di sicurezza. Ma per il ministro degli esteri, Guido Westerwelle, che ha sottolineato che molti paesi dell Europa dell est hanno seguito la posizione della Germania, delle sanzioni economiche avrebbero potuto essere efficaci. La Francia ha messo in opera ieri la portaerei nucleare Charles de Gaulle, da cui sono decollati dei Rafale, mentre Sarkozy si è recato alla base di Solenzara in Corsica. Ieri pomeriggio c è stato un dibattito all Assemblea sulla Libia, senza voto (il Pcf ha protestato contro una «parodia di consultazione», mentre in Gran Bretagna, lunedì sera, c è stato un voto in parlamento che ha approvato la missione: 557 sì contro 13 no). Il primo ministro Fillon ha escluso l invio di forze di occupazione a terra. «Non vogliamo sostituirci alla popolazione libica» ha detto. Ma per Fillon «Gheddafi deve andarsene». Lo dice anche il primo ministro britannico, David Cameron e lo ha ripetuto anche Obama. Ma tutti insistono che si «atterranno strettamente al mandato delle Nazioni unite», che non fissa come obiettivo ultimo la caduta di Gheddafi. Alan Juppé ha fatto ieri un offerta a Gheddafi: stop all intervento in cambio di un cessate il fuoco effettivo. Ma la situazione «è estremamente complessa e difficile» ha ammesso il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore francese. La coalizione, in altri termini, naviga a vista, in attesa delle mosse di Gheddafi. Tra qualche giorno dovrebbe essere convocata una nuova riunione della «coalizione» per vederci più chiaro. Il Consiglio di sicurezza dell Onu, che ha respinto la richiesta libica di una riunione straordinaria sull attacco, si riunirà comunque domani, quando il segretario generale Ban Kimoon spiegherà il modo in cui è stata applicata la 1973.

5 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 5 CONTROPIANO Maurizio Matteuzzi I I ROTTAMI DELL F-15 STATUNITENSE CADUTO IERI NEI PRESSI DI BENGASI/FOTO REUTERS buoni contro i cattivi, i nostri contro i loro, il 7 cavalleggeri contro gli indiani. Una semplificazione molto televisiva per un caso molto complicato. Il cattivo non può essere che Gheddafi. Il suo ruolo se l è guadagnato di diritto in 40 anni di potere assoluto,abusi ed eccessi, bizzarrie ed eccentricità (anche se non tutto quello che ha fatto è stato una schifezza). I buoni sono i ribelli di Bengasi (ribellarsi è giusto), i «rivoluzionari del 17 febbraio» che hanno strappato a Gheddafi tutto l est libico, l indocile Cirenaica. Quelli che quasi tutti fin dall inizio hanno chiamatio i «civili» (così da accreditare la guerra giusta dell Onu). «Civili», ma non come quelli del boulevard Bourghiba di Tunisi, della piazza Tahir del Cairo, della Piazza della perla di Manama. Dalle stesse immagini tv i «civili» di Bengasi sono miliziani armati di tutto punto, con tank e contraerea capaci di abbattere aerei governativi e pilotare jet da combattimento. Sonoloro che, una volta conclusa la guerra umanitaria dell Occidente e liquidato finalmente Gheddafi, saranno la nuova Libia. Machi sono «loro», ibuoni del film? E come sarà la nuova Libia post-gheddafiana e quindi, presumibilmente, democratica, rispettosa dellelibertàcivili e dei diritti umani, etc, etc? La Libia è un boccone troppo appetitoso e la fretta degli umanitari (guidati dal triste clown Napoleone Sarkozy) a correre in suo soccorso è un po sospetta. E lo Yemen? Il Bahrein? E la Birmania, perché no la Birmania? E perché no la Palestina? (La Palestina perché no e basta, si capisce.) La scommessa dell Occidente umanitario è a scatola chiusa. E rischiosa. Perché i ribelli «civili» di Bengasi, ancorché (per ora) sconosciuti, hanno un documentato curriculum di fondamentalismo islamico, armato e militante (quindi anti-occidentale), o, al contrario,ivolti più conosciuti, non sono quel che si dice una garanzia. Dice Massimo Introvigne, rappresentante dell Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) per la lotta contro razzismo, xenofobia e discriminazione: «Si conoscono alcuni nomi di capi di origine tribale che sembrano in posizioni di forza nel cosiddetto governo provvisorio di Bengasi, il Consiglio nazionale libico. Si sa per esempio che il suo segretario è Mustafa Mohammed Abud al Jeleil, che fino al 21 febbraio era il ministro della giustizia di Gheddafi e nel dicembre 2010 era stato inserito da Amnesty international nella lista dei più efferati responsabili di violazioni dei diritti umani del Nord-Africa». L altro uomo forte dei ribelli «civili» di Bengasi è «il generale Abdul Fatah Younis, già ministrodell internodigheddafie prima capo della famigerata polizia politica del regime»... Personaggi, conclude Introvigne, che «non sono "i sinceri democratici" dei discorsi di Obama, ma alcuni tra i peggiori arnesi del regime di Gheddafi, che aspirano a cacciare il colonnello per mettersi al suo posto». Arnesi riciclati del gheddafismo che saranno spazzati via dai «giovani rivoluzionari» e dai vecchi democratici sopravissuti al gheddafismo? Forse. Speriamo. Ma è un fatto che la Libia, e l est della Libia, risultano essere il primo esportatore al mondo pro-capite (ovvero in rapporto alla popolazione) di cambattenti e «martiri» («suicide bomber», leggi kamikaze) in Iraq. Di più di quelli venuti da qualsiasi altro paese arabo-islamico e anche dall Arabia saudita, culla di Bin Laden e dei terroristi dell 11 settembre, Questi dati non vengono da Gheddafi, che per sua comodità attribuisce la rivolta dell est a al Qaeda, ma dal Combating Terrorism Center di West Point, dal data base del Pentagono e dai cablo diffusi (ieri) da Wikileaks. I dati di West Point e del Pentagono si basano sui «Sinjar documents», trovati dalle forze Usa nell ottobre 2007 in un raid in questa località al confine Iraq-Siria, IL FRONTE Precipita caccia Usa A Misurata e Ajdabiya è battaglia a oltranza tra lealisti e insorti Quarto giorno di aggressione militare alla Libia. Caduto un F16 nei pressi di Bengasi, tratti in salvo i due piloti. Secondo il regime libico, da sabato, la coalizione ha effetuato raid su Tripoli, Zouara, Misurata, Sirte prendendo di mira soprattutto aeroporti e provocando «numerose vittime» fra i civili. Lunedì è stata bombardata anche una roccaforte di Gheddafi, Sebha (nel sud). Il comandante delle operazioni internazionali, l ammiraglio Usa Samuel Locklear, ha affermatoa che «Gheddafi e le sue forze non si attengono alla risoluzione Onu e continuano ad attaccare le popolazioni civili libiche» e devono ritirarsi dalle postazioni. «È una situazione estremamente complessa e difficile», ha detto a Parigi il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore degli eserciti riferendosi alla difficoltà di distinguere da che parte si trovino gli insorti e da quale altra le forze fedeli al governo. Secondo al Jazeera, l'aereo militare di Gheddafi, su cui viaggiavano diversi soldati, è stato abbattuto. L'attacco sarebbe avvenuto nello spazio aereo libico, a 60 chilometri a est della città ribelle di Bengasi. E stanno tutti bene gli undici membri dell'equipaggio dell'asso 22, il rimorchiatore italiano sequestrato tra sabato e domenica dalle milizie di Gheddafi al largo delle coste di Tripoli. Ieri la nave, alle 8.30 ha ormeggiato nel porto di Tripoli. Al contempo i rapitori hanno consentito all' equipaggio, otto italiani a bordo, di chiamare le famiglie. A Bengasi, secondo il Consiglio transitorio libico, l'organo politico della rivolta, l attacco delle truppe di Gheddafi ha provocato 120 morti e 250 feriti tra civili e ribelli armati. BENGASI Uno scenario troppo semplificato che può riservare sorprese E se i buoni non fossero così buoni? e dipingono uno «scenario allarmante» sui ribelli libici di Bengasi e Derna. Dei 700 jihadisti, la cui entrata in Iraq è stata «censita» (per nazionalità) fra il 2006 e 2007, il 19% veniva dalla Libia, in particolare da Derna (il 60%) e Bengasi (24%) che vantano molti «Afghan veterans» fra le loro fila. Derna è la prima fonte di jihadisti in Iraq, 52 contro i 51 di Ryadh (ma la città della Cirenaica ha 80 mila abitanti, la capitale dell Arabia saudita 4 milioni), seguite da Mecca e da Bengasi. Anche fra i kamikaze censiti i «martiri» libici sono i primi, 85% contro il 56% degli altri. Stesso scenario dipinto dai cablo di Wikileaks: l est libico come terreno fertile per il radicalismo islamico. E Vicent Cannistraro, ex capo della stazioneciain Libia, sostiene chefra i ribelli ci sono molti «estremisti islamici capaci di creare problemi» e che sono «alte le probabilità che gli individui più pericolosi possano avere influenza nel caso dovesse cadere Gheddafi». Auguri. IL PRESIDENTE BOLIVIANO EVO MORALES/FOTO REUTERS YEMEN La minaccia del presidente Ali Abdallah Saleh «Se cade il mio governo, sarà la guerra civile» Geraldina Colotti M algrado l'isolamento e la perdita di legittimità, il presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, non intende cedere il potere che ha in mano da 32 anni: «Saleh non cerca il potere, ma non lascerà senza sapere chi verrà dopo di lui», ha affermatoun portavocedelpresidenteyemenita. Se ne andrà «solo dopo le elezioni e la formazione di istituzioni democratiche: alla fine del 2011 o a gennaio 2012». Proposta rispedita al mittente dall'opposizione: «Rifiutiamo l'offerta, le prossime ore saranno decisive». Per Saleh, di fronte alle proteste di piazza che non si fermano da quasi due mesi, il paese rischia «la guerra civile», perché i ribelli cercano «lo smantellamento» del Paese, vogliono «dividerlo in tre parti». Intanto, decine di ufficiali dell' esercito, di ambasciatori (in Qatar, Oman e in Spagna) e capi tribù si sono schierati con gli insorti. Anche l'intera redazione del quotidiano 14 ottobre, portavoce del regime yemenita ad Aden, ha sospesole pubblicazioniper «protestare contro gli ordini dati dal ministero dell'informazione». È passato dalla parte dei rivoltosi anche il comandante della base aerea di Hudaya, città portuale sul Mar Rosso, attorno alla quale sono schierati i carri armati del regime, che proteggono anche i palazzi presidenziali a Sanaa, Aden e in altre città. Due militari sono morti a Mukalla nel primo scontro diretto tra soldati e membri della guardia presidenziale yemenita dall'inizio della rivolta, il 3 febbraio. Le divisioni in seno all'esercito sono «nefaste per il paese», ha commentato il presidente, agitando lo spettro di una «guerra sanguinosa». Da Mosca, il segretario alla difesa Robert Gates si è detto preoccupato per «l'instabilità» dello Yemen che potrebbe favorire al Qaeda, ben radicata nel paese (13 qaedisti sono stati uccisi ieri dall esercito yemenita nella provincia meridionale di Abyane). Quanto agli scenari futuri, e all'appoggio finora fornito a Saleh, Gates ha replicato con la solita risposta diplomatica: «Non penso spetti a me parlare degli affari interni dello Yemen». La Lega Araba ha dal canto suo espresso «grande preoccupazione» per la situazione nello Yemen che «minaccia l'unità dello stato e la sua stabilità», ma ha anche ribadito una ferma condanna per «i crimini perpetrati contro i civili». E Michael Mann, portavoce dell'alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, ha affermato: «l'utilizzo della violenza per reprimere le proteste è inaccettabile e i responsabili dovranno essere tradotti in giustizia». Il portavoce della Commissione Ue ha poi riferito di contatti in corso «con il governo e tutte le parti coinvolte» a livello locale. Quindi ha ribadito l'appello al dialogo rivolto al governo dello Yemen e a tutte le parti coinvolte, contenuto nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio dei ministri degli Esteri dei 27. È anche in corso la mediazione di alcune alte personalità saudite tra il governo e le forze di opposizione per trovare una soluzione pacifica alla crisi che ha già provocato 52 morti. Obbiettivo dei sauditi, la convocazione di elezioni anticipate e forse un'uscita di scena soft per il presidente yemenita. Un movimento di piazza che riuscisse a far cadere il governo corrotto di Abdullah Saleh potrebbe costituire un esempio per altre insorgenze contro il regime feudale dell'arabia saudita. E gli Usa in piena recessione non possono permettersi disordini in un paese fornitore di petrolio come l'arabia saudita, fedele alleata nel Golfo. Difficile, però, mantenere in sella Saleh agitando lo spettro di al- Qaeda. La collera popolare poggia sull'impoverimento crescente della popolazione. Una cerchia di privilegiati approfitta della ricchezzadi un paese la cui economia dipende dal petrolio (circa il 90% delle esportazioni e il 70% delle entrate pubbliche).per il resto, un agricoltura povera quanto la pesca, poca acqua, qualche rendita petrolifera e soprattutto il sostegno degli aiuti internazionali e delle rimesse dei lavoratori all estero. La disoccupazione colpisce il 40% della popolazione, che in maggioranza ha meno di trent'anni e nessuna prospettiva. A causa della situazione, il gruppo petrolifero norvegese Dno ha fatto evacuare il suo personale, e anche la francese Total ha affermato di aver adottato «tutte le misure di sicurezza» per gli operai. «Non ci fermeremo finché non cadrà il regime», ha dichiarato la femminista Tawakkul Karman, figura-simbolo della rivolta. AMERICA LATINA I presidenti progressisti contro l intervento Evo Morales: via il Nobel a Obama «O SANAA, LA NUOVA ALLEANZA MILITARI- DIMOSTRANTI CHE FA TRABALLARE SALEH/REUTERS 13 I MILIZIANI di al Qaeda uccisi ieri dall esercito yemenita nella provincia meridionale di Abyane. Lo Yemen, paese dove è nato bin Laden, è una storica roccaforte qaedista GAZA, TRE RAGAZZI TRA LE VITTIME Raid israeliano uccide 8 palestinesi Quattro innocenti (tra cui tre ragazzi di 17, 16 e 12 anni colpiti mentre giocavano a calcio) e altrettanti «miliziani» palestinesi uccisi in un solo giorno. È il bilancio dei raid dell aviazione e dei colpi d artiglieria sparati ieri da Israele su Gaza, dopo che dalla Striscia di terra chiusa tra Egitto, Israele e Mar Mediterraneo era piovuta una raffica di razzi che hanno colpito il territorio dello Stato ebraico. Hamas, il movimento islamista che governa Gaza, ha promesso che «questo massacro non passerà impunito e l entità sionista (Israele, ndr) deve prepararsi per una risposta dura». Con l artiglieria i militari israeliani (che si sono affrettati a chiedere scusa!) hanno colpito una casa all esterno della quale un gruppo di ragazzi stava giocando: quattro morti e una dozzina di feriti, tra cui alcuni bambini, in maniera grave. Le altre quattro vittime sarebbero membri della Jihad islamica uccisi in un raid dell aviazione. Negli ultimi giorni miliziani palestinesi hanno sparato in Israele decine di razzi. bama difende la pace oppure incoraggia la violenza? Com'è possibile che un premio Nobel per la pace possa avviareun'invasione, un bombardamento?» hachiestoilpresidente dellabolivia, Evo Morales, parlando con i giornalisti della guerra in Libia. «Dovremmo revocargli il premio», ha concluso. La Bolivia intrattiene stabili relazioni diplomatiche con la Libia dal 2008 e ha rigettato il principio di un intervento militare fin dall'inizio della crisi libica. L'intervento Usa sostiene Morales non cerca di difendere vite umane ma «di appropriarsi delle risorsenaturalidiquel paese» riccodipetrolio. Unaposizione condivisa da tutto l'arco dei paesi progressisti dell'america latina: Cuba, Venezuela, Argentina, Bolivia, Nicaragua, Ecuador, Paraguay I paesi dell'alba, l'alleanza bolivariana per i popoli della nostra America guidata da Cuba, Venezuela ebolivia, findall'iniziohanno proposto inascoltati - di creare una commissione internazionale per un'uscita politica «dal conflitto interno che divide quella nazione». Dal Messico,oltre 40 partiti della sinistra latinoamericana, riuniti in un convegno intitolato Partiti e nuova società, hanno respinto, unanimi, «gli attacchi Nato contro la Libia». Anche dal Salvador, dove Obama ha concluso il suo giro di visita dopo il Brasile e Cile, i movimenti si sono mobilitati contro la guerra. E dall Honduras, i movimenti di resistenza - duramente colpiti in questi giorni dal governo messo in sella col beneplacito Usa dopo il colpo di stato contro Manuel Zelaya - invitano a riflettere sui risultati di una «democrazia» imposta con le bombe. «L alba dell Odissea» contro l Alba dei popoli. ge. co.

6 pagina 6 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 POLITICA E SOCIETÀ TERREMOTO Tracciata la sequenza Sale la cresta dell onda gigante che lo scorso 11 marzo ha investito la centrale nucleare di Fukushima provocando danni gravissimi ai sistemi di raffreddamento dell'impianto. Un muro d acqua alto almeno 14 metri, riferisce la Tokyo Electric Power Company, la società che la gestisce la centrale. In un primo momento aveva parlato di 10 metri, ma ieri ha rivisto le stime: «Pensiamo ora che l'onda fosse di oltre 14 metri, ne abbiamo trovato traccia anche nel parcheggio, situato appunto ad un'altezza di 14 metri», ha detto un portavoce della Tepco. La sequenza del terremoto di magnitudo 8,9 sulla scala Richter - uno dei più intensi mai registrati nel mondo - è stata invece tracciata dai ricercatori del Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (Gfz) che hanno anche mappato l innalzamento del mare dovuto al sisma a largo della costa giapponese. L animazione elaborata al computer dagli scienziati (visibile su: gfz2011ewla/animation_h600.gif) mostra l'intero sciame sismico iniziato già l'8 marzo, proseguito il 9 con un sisma di magnitudo 7,2 della scala Richter più o meno esattamente in corrispondenza del punto in cui si sono manifestati lo tsunami e il terremoto dell'11 marzo. FUKUSHIMA Ventunomila tra morti e dispersi. Ancora scosse Fumo dalla centrale, l Aiea non ha risposte Diana Santini TOKYO D a dove viene tutto questo fumo? A chiederselo non sono solo i giapponesi tutti, ormai assuefatti a questo stato di emergenza permanente, ma nientemeno che l Aiea, l Agenzia atomica internazionale. Nonostante le notizie rassicuranti diffuse a ciclo continuo dalla società che gestisce l impianto nucleare di Fukushima, la Tepco, altro vapore radioattivo è fuoriuscito ieri dai reattori due e tre, quelli cioè più instabili e ancora non connessi agli impianti di raffreddamento. Quale sia il livello di pericolosità di queste ultime candide nuvole in volo verso l atmosfera, per ora, non è dato sapere. Non lo sa il governo, non lo sa l Agenzia nucleare giapponese, non lo sa l Aiea. E naturalmente non lo sanno i milioni di persone che intorno alla centrale vivono, mangiano, lavorano. Lo sa, forse, la Tepco, ma si guarda bene dal diffondere informazioni più precise. La nube starebbe raggiungendo l Europa ma, assicurano i governi, senza rischi per la salute. CENTRO MEDICO A YONEZAWA /FOTO REUTERS FUMO DAL REATTORE NUMERO 3 DELLA CENTRALE DI FUKUSHIMA DAIICHI /FOTO REUTERS Quel che è certo è che l equilibrio faticosamente raggiunto ieri alla centrale, e ampiamente sbandierato, è di un instabilità che sfiora i limiti del paradosso. Afaretremare, anche letteralmente, ieri il Giappone è stato un nuovo sciame sismico: la prima scossa, 6.6 sulla scala Richter, è stata registrata alle nove del mattino, seguita da molte altre, tutte a distanza di una mezz ora l una dall altra,fino al tardo pomeriggio. Tutte,èchiaro, avvertite distintamente anche a Tokyo, ma a preoccupare non sono certo i lampadari che ballano agli ultimi piani dei palazzi nella capitale: gliocchisonopuntatisolo sufukushima. Nulla di che preoccuparsi, ripete ossessivamente, come un mantra, la tv giapponese. Ma la verità è che, dovesse arrivare una scossa anche solo un poco più forte, a Fukushima si ricomincia tutto daccapo: il rischio di un meltdown, le operazioni di raffreddamento manuale, la paura delle esplosioni. Non c è stato nessun allarme tsunami, comunque, benché l epicentro fosse in mare: solo piccoli terremoti emotivi in chi, senza casa e con tanta paura, da ormai undici giorni vive accampato dove e come può. Tutti i reattori della centrale dovrebbero comunque ormai essere collegati alla corrente elettrica, condizione necessaria per fare ripartire gli impianti di raffreddamento: necessaria ma non esclusiva, a quanto pare, viste le nuove fuoriuscite di ieri. E continua nel nord devastato dal terremoto anche la tristissima, anonima, conta delle vittime: sono ormai 21mila quelle accertate: i morti e i dispersi. Una distinzione poco più che formale, molto presto questi ultimi, miracoli a parte, entreranno a far parte del computo dei primi. Quasi tutti i corpi recuperati, dicono i primi esami autoptici, sono di persone affogate per lo tsunami: molti avevano al collo una borsa con gli effetti personali, segno che stavano dirigendosi ai punti di raccolta dopo la prima forte scossa. Ignari del pericolo che veniva dal mare: un onda di quindici, venti metri che ha inghiottito ogni cosa, ogni speranza di salvezza, ogni piano dettagliatamente stabilito per far fronte all emergenza. Quello delle vittime è un numero destinato a crescere ancora. Ma adesso la cosa più urgente, e più giusta, è occuparsi degli sfollati: in 350mila hanno perso la casa, 263mila sono le persone più o meno dignitosamente alloggiate nei centri di assistenza. E ancora: quasi due milioni e mezzo sono quelle tuttora prive di accesso all acqua corrente, 221mila le abitazioni senza energia elettrica. Situazioni di grave disagio che, dopo un paio di giorni in tutto e per tutto primaverili, si aggraveranno verosimilmente a partire da oggi con la nuova ondata di gelo. Prosegue anche il monitoraggio delle radiazioni. La pioggia di questi giorni, oggetto di scherzi e battutine esorcizzanti, qui nellacapitale, ha alzatodi un poco il livello delle radiazioni nell aria. Quanto al cibo, il portavoce del governo, Yukio Edano, ha assicurato che, malgrado l allarme lanciato ieri, non sarà estesa la zona di esclusione intorno all impianto, né saranno aumentate le misure di sicurezza per la vendita di prodotti alimentari provenienti dalla zona immediatamente vicina alla centrale. I livelli di allerta, da questo punto di vista, rimangono comunque alti: nell acqua del mare su cui affaccia la centrale di Fukushima sono state riscontrate concentrazioni radioattive di iodio e di cesio rispettivamente 126,7 volte e 24,8 volte più elevate dei tetti massimi di legge. Escluse dalle misurazioni, per ragioni di tempo, le ultimissime e le prossime (probabili) nuvolette radioattive. PRODUZIONE Mancano materie prime Sony blocca 5 stabilimenti Produzione bloccata in cinque stabilimenti giapponesi della Sony per la mancanza di materie. Il gigante dell'elettronica è stato costretto a bloccare la produzione fino alla fine di marzo nelle prefetture di Shizuoka, Aichi, Gifu e Oita che producono soprattutto macchine fotografiche, cellulari, tv a schermo piatto. Si valuta la possibilità di spostare la produzione all'estero. AUTO Anche Toyota e la Honda, le imprese automobilistiche giapponesi, hanno rinviato la riapertura delle loro fabbriche a causa della scarsità di pezzi di ricambio. Toyota, maggior produttrice del Paese, non riprenderà prima del 27 marzo, quando agli obiettivi di produzione mancheranno 140mila veicoli. La Honda, al secondo posto per la produzione di auto in Giappone assieme a Nissan, torneranno a produrre non prima del 28 marzo. NOTIZIE A MANO Nella città di Ishinomaki rimasta senza corrente l'unico quotidiano locale «Hibi Shimbun» è uscito scritto a mano con il pennarello. «La gente di solito riceve notizie dalla tv e da internet, ma senza luce ed elettricità l'unica cosa che hanno è il nostro giornale», ha spiegato Hiroyuki Takeuchi, il capo redattore. Dopo aver preparato i loro pezzi i giornalisti li hanno copiati a mano su grandi fogli bianchi per poi distribuirli nei centri di accoglienza che ospitano circa 30mila sfollati. NUCLEARE Dubbi sull agenzia governativa Tepco sotto accusa, ma è il giorno delle scuse Scilla Alecci «C i assumiamo la responsabilità dell incidente». Con queste parole, a più di dieci giorni dalla prima esplosione di un reattore nella centrale nucleare difukushima, ancorafumante, il vicepresidente della società che gestisce l impianto, la Tokyo Electric Power Co (Tepco), ha per la prima volta ammesso pubblicamente le responsabilità della compagnia. «Chiediamo scusa per aver recato disturbo agli abitanti della prefettura e alla società», ha detto in una conferenza stampa il vice-presidente Norio Tsuzumi, accennando anche alla possibilità di risarcire i produttori di latte e verdure in cui sono state ritrovate sostanze radioattive al di sopra della norma consentita. Com è da copione per le aziende giapponesi che recano «danni alla collettività», arriva prima o poi il momento dell inchino e della «riflessione». Così anche la Tepco ha dovuto ammettere il proprio errore: quello di aver adottato misure di sicurezza «insufficienti». Lo ha ammesso, però, dopo che gli altarini della società avevano già fatto il giro dei media giapponesi e internazionali. È emerso in questi giorni che la compagnia elettrica, che cominciò ad alimentare centrali nucleari nel 1971, aveva ottenuto dal governo l autorizzazione a gestire l impianto per altri dieci anni nonostante questo fosse obsoleto. Secondo quanto riportato dal New York Times, infatti, poche settimane prima del terremoto, la commissione governativa ispezionò Fukushima Daiichi in soli tre giorni. Una visita considerata troppo breve, secondo gli esperti del settore, per poter stabilire se una centrale nucleare è effettivamente a norma di sicurezza in caso di terremoto. Nulla di ciò, naturalmente,è stato accennato durante la conferenza stampa con le scuse formali del vice-presidente. Questa volta, sempre indossando il giubbottoblu delladivisatepco, Norio Tsuzumi ha abbassato il capo di fronte ai 600 rifugiati che da giorni vivono nella palestra adibita a centro di accoglienza nella cittadina di Tamura, a circa 45 kilometri dall impianto: «Vi chiediamo scusa dal profondo del cuore». Ne è seguita una risposta cordiale: «Date del vostro meglio per favore». Una frase di etichetta più che un incoraggiamento vero e proprio, perché questo è quello cheingiapponesidice a chiunquevada a lavorare. Così anche i quadri della Tepco sono stati invitati dagli sfollati a compiere il proprio dovere. Una domanda resta inevasa dopo questa giornata di scuse ufficiali. Dov è il presidente della Tepco, Masataka Shimizu, la cui ultima apparizione risale allo scorso sabato quando si scusò «per aver causato tanti problemi»? Secondo un portavoce della compagnia il capo starebbe «guidando le truppe al quartier generale» e «sarà disponibile al momento opportuno». La Tepco,èil sentimento comune, continua a sfuggire e questo lascia molti esperti perplessi. Secondo Kenji Sumita, professore dell università di Osaka e vice capo dell Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale (Nisa), «ogni decisione presa dallatepcoè stata troppolentae in ritardo, e il rilascio delle informazioni lo è stato ancora di più». In un editoriale scritto per il secondo quotidiano nazionale, l Asahi Shimbun, Sumita ha detto di apprezzare la leadership mostrata dal premier Naoto Kan e dal capo segretario di gabinetto Yukio Edano, ma ha sollevato dubbi sull imparzialità delle decisioni dell agenzia governativa Nisa, nel fronteggiare la crisi nucleare. «Ho sempre avuto dubbi sul fatto che la Nisa fosse sotto la supervisione del ministero dell economia, commercio e industria, che tende a promuovere l energia nucleare» ha scritto Sumita accennando a un possibile conflitto di interessi. «Sembra che, man mano che la situazione evolve, gli effetti negativi diaverela Nisasottol aladel ministero diventino sempre più palesi». Non solo per la Tepco, che sembra essere la prima responsabile del disastro di Fukushima - al momento contenuto - ma anche per il governo, che ha permesso a una società privata problematica di gestire una centrale nucleare obsoleta, è giunto il momento di fare autoriflessione. Così anche il capo della commissione governativa per la sicurezza nucleare (Nsc) Haruki Madarame, ha fatto ammenda, ammettendo di aver sottovalutato i rischi. Dopo un incontro con il primo ministro Kan in cui gli è stato «ordinato di migliorare la cooperazione» con gli esperti che stanno lavorando per stabilizzare la situazione alla centrale di Fukushima, ha invitato anche gli altri Paesi a riflettere su ciò che comportal uso del nucleare. «Le nostresupposizioni in materia erano sbagliate. Come persona che è sempre stata a favore dell energia nucleare, mi sento in dovere di porgere le mie sentite scuse». CENA DI SOLIDARIETÀ/FINANZIAMENTO PER IL MANIFESTO CONTRO IL RISCHIO DI CHIUSURA Interverrà Guglielmo Ragozzino redattore de il manifesto Costo della cena 15 euro + sottoscrizione libera Organizza il manifestosardo Giovedì 24 marzo, ore CAGLIARI Il Baretto via Mameli 42 Presentazione del libro POVERI, NOI di Marco Revelli Presentano Marco Revelli professore ordinario di Scienza della Politica Giorgio Barberis ricercatore e docente di Analisi del Discorso Pubblico Promuovono i circoli Città invisibile A. Galliano Amici de il manifesto venerdì 25 MARZO, ore ACQUI TERME (AL) Grand Hotel Nuove Terme

7 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 7 POLITICA E SOCIETÀ NUKE No alla costruzione di centrali: il quesito «Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente Sì alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?. Con questo quesito si vuole abrogare la norma per la «realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare». LEGITTIMO IMPEDIMENTO Per l abrogazione dello scudo giudiziario «Volete voi che siano abrogati l articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?». E il questito proposto dall Italia dei valori che riguarda lo scudo giudiziario per il ACQUA 1 Privatizzazione dell acqua? No grazie ACQUA 2 Sì presidente del consiglio e i ministri. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge, la Corte di Cassazione ha autorizzato lo svolgimento del referendum. Sì «Volete voi che sia abrogato l art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante Disposizioni per lo sviluppo e l internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia e dall art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante Disposizioni urgenti per l attuazione di obblighi comunitari e per l esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?». Con questo quesito si vuole fermare la privatizzazione dell acqua. Si propone l abrogazione della norma sulla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica che stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l affidamento a soggetti privati attraverso gara o l affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. I profitti del gestore e i costi sulla bolletta «Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 Norme in materia ambientale, limitatamente alla seguente parte: dell adeguatezza della remunerazione del capitale investito?» Si propone di eliminare la disposizione in base alla quale la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell «adeguatezza della remunerazione Sì del capitale investito». Si consente cioè al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza prevedere un reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. ENERGIA/IL GOVERNO Vertice con le Regioni: «Incentivi entro il 10 aprile» Dopo il baillame delle ultime settimane il governo ha ribadito ieri, nel corso di un incontro con le autonomie locali, l impegno a definire il decreto sugli incentivi alle energie rinnovabili entro i primi dieci giorni di aprile. «Sottoporremo il testo agli enti locali e alle regioni che costituiranno un gruppo di lavoro - ha spiegato il ministro dell ambiente, Stefania Prestigiacomo - L'incontro è stato positivo e si è svolto in un clima sereno». Il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, parla di «un primo incontro nel quale i ministri Romani e Prestigiacomo ci hanno dato la disponibità a modificare il testo, la prossima settimana avremo gli elementi per valutare nel merito queste modifiche. Bisogna costruire un percorso per salvare la filiera industriale, il fotovoltaico è fondamentale». Con il decreto il governo avrebbe intenzione di ripristinare gli incentivi per il 2011, con un lieve decremento e prevedendo una diminuzione più evidente a partire dal Come chiesto a gran voce da Confindustria. REFERENDUM Il governo annuncia lo slittamento di un anno del piano per l energia atomica Moratoria «bluff» sul nucleare L opposizione: mossa truffaldina. Sì del Senato al decreto sui siti Eleonora Martini ROMA D avantiall impasse, sul nucleare il governo tenta la mossa del cavallo. E con un discreto effettomediatico, per bocca del ministro dello sviluppo economico Paolo Romani annuncia una «moratoria di un anno sull'attuazione e la ricerca di siti e sull'installazione di centrali». Nessun atto giuridico, spiegano fonti ministeriali, solo un impegno politico che il Consiglio dei ministri formalizzerà oggi stesso. La legge 133 del 2008, quella che reintroduce l opzione energetica nucleare in Italia e che è oggetto del quesito referendario abrogativo, non dovrebbe subire assicura Palazzo Chigi alcun tentativo di modifica. Dunque il referendum si farà anche se, spera assai la maggioranza, a questo punto altamente "depotenziato". «Mi aspetto che non si decida sull'onda dell'emotività ma sull'onda di un ragionamento e delle certezze che dobbiamo dare come governo e come Unione europea», incalza Romani che assicura: «La decisione è stata presa alla luce di quanto discusso lunedì in sede europea sulle procedure standard di sicurezza da SONDAGGI «Il 68% degli italiani dice no» Aumenta ogni giorno di più, secondo i sondaggi, la percentuale di italiani contrari al ritorno del nucleare e propensi invece ad un investimento serio sul risparmio energetico e sulle fonti alternative. Quasi il 90% degli intervistati dall'osservatorio Giornalistico Mediawatch preferirebbe investire nelle energie rinnovabili piuttosto che nel nucleare. Sono inoltre il 17% coloro che a seguito del disastro in Giappone hanno cambiato idea sulla sicurezza del nucleare. Il sondaggio è stato effettuato pochi giorni fa su un campione di italiani, di età compresa tra i 18 e i 70 anni, tramite mail e controllo dati. Risulta inoltre che il 68% degli intervistati è contrario all'utilizzo del nucleare in Italia. Nel dettaglio, il parere dell'66% degli italiani è che sia possibile risolvere le necessità energetiche italiane senza l'utilizzo del nucleare; l'89% si dichiara favorevole ad un investimento nelle fonti energetiche alternative e l'83% manifesta contarietà al lodo Romani che, invece, toglie i contribuiti alle energie alternative anche retroattivamente. stabilire per tutti i paesi comunitari». Ma sotto il vestito, almeno fino a ieri sera, non sembra esserci davvero molto: perfino il decreto legislativo correttivo sulla localizzazione delle centrali nucleari e dei siti di stoccaggio non è stato ritirato, come sembrava ipotizzare la maggioranza e in molti speravano, e ha proseguito invece il suo iter parlamentare. Ieri sera la commissione Industria del Senato ha dato (con il voto contrario di Pd e Idv) l ultimo parere favorevole necessario al governo per mettere a punto entro oggi, giorno di scadenza della delega parlamentare, il testo definitivo. «Fino all ultimo racconta il senatore Filippo Bubbico, membro della commissione abbiamo sperato che il governo ritirasse ildecreto, manon lo ha fatto». Ermete Realacci, responsabile della green economy del Pd, parla di «lingua biforcuta» e di «bluff atomico». In realtà, secondo quanto annunciato dal ministro Romani, la moratoria di un anno non dovrebbe comprendere la localizzazione dei siti di stoccaggio dei rifiuti nucleari, visti i ripetuti richiami all Italia da parte dell Unione europea proprio per la mancanza di un «idoneo deposito nazionale» di rifiuti radioattivi derivanti dalle vecchie centrali dismesse ma anche dalle attività ospedaliere. «La nostra volontà ha spiegato il titolare dello Sviluppo economico è di portare al Consiglio dei ministri quellaparte del decretolegge correttivo che riguarda il deposito nazionale perlostoccaggio dellescorieperché si tratta di un grande tema per la sicurezza». «Cosa significa la moratoria di un anno sul nucleare, se la maggioranza al tempo stesso approva la norma che consente di costruire centrali nucleari e impianti di stoccaggio di scorie anche in caso di parere contrario di Regioni e Comuni?», protesta Realacci riferendosi alle norme contenute nel decreto. Un problema che si ripresenta anche solo per i siti di stoccaggio. Come faranno a scegliere l area senza il consenso della regione "prescelta"? Niente paura, spiegano da Palazzo Piacentini: l iter di individuazione è lungo e complesso, e ancora di più lo è la successiva «fase di concertazione». Dal leader di Fli, Gianfranco Fini, alla Cgil passando per l Anci (comuni) e per il presidente della conferenza stato-regioni Vasco Errani, sono in molti a tirare un sospiro di sollievo o a complimentarsi per la moratoria, definita da alcuni un felice anche se non esaustivo «primo passo». Ma dal Pd all Idv, dai Verdi al comitato "Vota sì per fermare il nucleare" costituito da oltre 60 associazioni, l opposizione compatta grida invece alla «truffa» e al «sabotaggio». «Una mossa furba e truffaldina per far credere agli italiani che non c è alcun bisogno di andare a votare al referendum», attacca Massimo Donadi, presidente dei deputati Idv. Per il partito di Antonio Di Pietro, comeancheperiverdidi Angelo Bonelli, non è del tutto infondato il timore che il governo possa «preparare un decretolegge per modificare la norma oggetto del quesito referendario», in modo da sabotare non solo politicamente il referendum che dovrebbe tenersiil 12e il13giugno prossimi. «Non possono farlo», reagisce il Radicale Marco Cappato che anche ieri mattina, da Milano in conferenza stampa con Emma Bonino, aveva chiesto di nuovo lo stop del piano nucleare e una decisa virata verso il risparmio energetico e le rinnovabili, colpite invecequasi a morte con l ultimo decreto legislativo. «Non si può modificare una legge oggetto di referendum - spiega Cappato - ma nel Paese della distruzione della Costituzione, è lecito sospettare perfino una manovra del genere. Tanto più da parte di un governo che ha messo in piedi un piano nucleare costoso, insensato, e che ci rende subalterni a Sarkozy». GERMANIA Alle elezioni in Sachsen-Anhalt i cristiano democratici perdono il 3,7%. Crescono solo i Verdi Guerra e atomo, la retromarcia non porta voti a Merkel Guido Ambrosino BERLINO I /FOTO EIDON l voto del 20 marzo in Sassonia-Anhalt non è rassicurante per Angela Merkel. L unione cristiano-democratica della cancelliera, anche se resta col 32,5% il primo partito in questa regione dell est, dove verosimilmente continuerà a governare con i socialdemocratici,perde 3,7 punti. Umiliante lo scivolone dei liberali che, scesi al 3,8% (-2,9), vengono estromessi dal parlamento di Magdeburgo. Cdu e Fdp arretrano insieme di 6,6 punti. La coalizione di Merkel ha dunque ragione di proccuparsi in vista della prova cruciale di domenica prossima in Baden-Württemberg. Le sette 7 consultazioni regionali nel 2011 avranno per la Germania un peso paragonabile alle elezioni di mezzo termine negli Usa. La prima, il 20 febbraio a Amburgo, ha fatto passare il Land dai democristiani ai socialdemocratici. E il 27 marzo, se non sono attesi capovolgimenti in Renania-Palatinato, una grava frana per Merkel potrebbe verificarsi nella regione di Stoccarda, sempre retta da coalizioni «borghesi». L imminenza del voto spiega l inversione di rotta di Merkel sul nucleare e forse anche l astensione al consiglio di sicurezza dell Onu sull intervento armato in Libia. Ma in Sachsen- Anhalt, regione senza centrali nucleari, gli unici a crescere nel dopo Fukushima sono i verdi, che rientrano al Landtag col 7,1% (+3,5). I ripensamenti di Merkel, che ancora nel 2010 aveva prolungato gli anni di esercizio dei reattori tedeschi, non le hanno portato voti. Né le hanno portato consensi gli scrupoli antimilitaristisullalibia, questione chespaccatuttigli schieramenti. Confuso il presidente della Spd Gabriel: a caldo aveva apprezzato l astensione all Onu, ora dice che sarebbe stato meglio votare a favore, pur senza partecipare ai bombardamenti. Analoga la posizione dei verdi, un pochino più tentati dall interventismo «umanitario». Difficile cavare fuori da questi rovelli grossi spostamenti elettorali. ENERGIA/IL MONITO DI NAPOLITANO «Dobbiamo puntare sullo sviluppo delle rinnovabili» Sviluppare la ricerca delle fonti energetiche alternative e rinnovabili perchè è «indispensabile individuare nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali». Parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del convegno organizzato dall Accademia nazionale dei Lincei, nell undicesima giornata mondiale dell acqua. «Parole chiare e significative, quelle del presidente della Repubblica: il nostro futuro è nelle energie rinnovabili», commenta Fabrizio Vigni, presidente degli Ecodem del Pd, che al governo chiede il ripristino degli incentivi per le fonti rinnovabili. Ad avanzare la stessa richiesta è anche il Wwf. «Ci auguriamo che le parole del presidente della Repubblica inducano a riflettere e a vedere nel binomio efficienza energetica e rinnovabili il presente e il futuro globale e del nostro Paese», dice il presidente dell associazione ambientalista. APPUNTAMENTI A Bologna contro la guerra ai coltivatori di canapa Una piantina di canapa e una domanda: «Si può finire in galera per aver piantato questa?». La piantina ha fatto uno dei suoi primi ingressi (ci aveva pensato anche l ex deputato Caruso, qualche tempo fa) alla Camera dei deputati per mano di Claudia Sterzi, presidente della neonata Associazione per la sensibilizzazione sulla canapa autoprodotta, che ieri ha lanciato l «Assemblea nazionale per la regolamentazione della coltivazione domestica di canapa». L appuntamento è a Bologna il prossimo 3 aprile alle 9:00, presso la Sala Piazza di via Marco Polo 51. Un incontro nazionale con un obiettivo preciso: arrivare a una regolamentazione della coltivazione domestica della canapa, che eviterebbe a migliaia di persone di avere la vita letteralmente devastata. Se chi viene considerato consumatore di marijuana, infatti, va incontro a sanzioni non certo lievi (tra il quale l obbligo di cura) ma pur sempre amministrative, chi viene «beccato» con la classica piantina sul balcone di casa va invece incontro a un processo di carattere penale e al carcere. Giancarlo Cecconi, presidente dell'ascia, ha raccontato la sua esperienza: arrestato insieme a sua moglie perché nella loro casa le forze dell'ordine hanno trovato alcune piantine di cannabis, ha cercato di spiegare che servivano esclusivamente al loro consumo domestico ma entrambi hanno dovuto passare una notte in carcere e subire un processo. Cecconi è stato in buona compagnia: secondo il bollettino redatto dall associazione ogni giorno c è una media di 5-7 arresti, per un totale di mille nel solo «Quanto ci costa tutto questo?», la domanda del segretario dei Radicali Mario Staderini. «Non siamo né tossicodipendenti, né criminali - hanno detto gli organizzatori - la legge Fini-Giovanardi è una follia». Sembra che la grande politica internazionale abbia pesato poco sulle scelte degli elettori in Sassonia-Anhalt, preoccupati dai loro crucci quotidiani, a cominciare dal lavoro. La regione, fortemente deindustrializzata dopo l unificazione, aveva 2,9 milioni di abitanti nel 1990; nel 2009 erano meno di 2,4 milioni. Oltrealrecord diemigranti, la Sassonia-Anhaltdetenevaanche quello dell astensionismo. Nel 2006 aveva votato solo il 44,4%, stavolta il 51,2%. Poco, ma pur sempre un progresso. Stabili i socialisti della Linke, che continuano a sopravanzare i socialdemocratici: 23,7% i primi (-0,4), 21,5% i secondi (+0,1). Rispettivamente con 29 e 26 deputati, avrebbero una maggioranza in un Landtag con 105 seggi. Ma, siccome i socialdemocratici hanno giurato di non appoggiare un ministro-presidente socialista, finiranno col tornare a fare da stampella alla Cdu. I neonanazisti della Ndp, col 4,6%, sono rimasti per poco sotto la soglia di sbarramento. Tra i giovani, purtroppo, raggiungono percentuali più alte.

8 pagina 8 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 POLITICA E SOCIETÀ A cura della redazione politica RADIO SILVIO L ELEFANTINO PIOMBA SU DE MAGISTRIS E SANTORO Tra i target di Giuliano Ferarra (in realtà sempre gli stessi: i magistrati) non poteva mancare, pena il rischio di una telefonata di insulti da parte del suo presidente (non quello della Rai Garimberti, ma quello del consiglio). E così da «Qui Radio Londra» l elefantino prende la rincorsa. Parte attaccando Luigi De Magistris, candidato sindaco di Napoli e arriva al «suo sponsor Michele Santoro». L ex magistrato? «Per due anni la giustizia e la politica italiana hanno ruotato intorno a lui ed era diventato una sorta di semidio. È diventato parlamentare europeo e ora sfida tutti a Napoli». Ma «De Magistris non sarebbe nessuno se avesse indagato scrupolosamente e con successo, se avesse impostato le sue inchieste su cose concrete, vere, anzi sarebbe stato quello che un magistrato dovrebbe essere, un eroe anonimo della giustizia giusta». Mentre a Santoro «proporrei di chiedere scusa ai suoi telespettatori. Michele - incalza Ferrara - dì la verità, spiega che hai fatto numeri da circo mediatico-giudiziario e hai fatto con De Magistris tanto rumore per nulla. Fallo, almeno in memoria di Enzo Tortora, un cittadino che è stato preso, ammanettato, massacrato dalla giustizia». NEL MILANESE FERRARI MAZZETTA AL SINDACO CORRUZIONE PER UN PARKING Eletto sindaco con una lista civica di centrodestra nel 2007, Loris Cereda è stato arrestato ieri a Buccinasco, popoloso centro alle porte di Milano. Con lui in carcere un assessore, un consigliere e tre uomini di affari. L inchiesta della Guardia di Finanza si concentra sul via libera alla trasformazione di un area destinata a verde pubblico in un parcheggio privato di un centro commerciale. Secondo le accuse, al sindaco sarebbe andata una mazzetta di cinquemila euro. Incrementata dalla concessione in uso di due rombanti Ferrari con le quali il primo cittadino girava in città (una F141 e una F599, ma gli sarebbe stata promessa anche una Bentley). Buccinasco è anche nota come la «Platì del nord» perché da anni è al centro degli interessi del clan della ndrangheta calabrese Barbaro-Papalia. BOLOGNA NEL PROGRAMMA DEL PD C È LA GUERRA, AI GOLIARDI Linea dura del candidato sindaco del Pd alle prossime elezioni comunali di Bologna. Virginio Merola pare aver individuato quel è l emergenza in città: la goliardia. Ragione per cui annuncia un offensiva senza quartiere contro le feste che gli studenti si concedono dopo il conseguimento della laurea. Non c è che dire, un gran bel problema. «La trasgressione continua ha bisogno di limiti - ha detto ieri molto seriamente Merola - gli studenti sappiano che qui c è spazio per divertirsi e studiare, ma non per fare casino». E ha anche motivato: «Se non si mettono dei paletti ognuno pensa di fare quello che gli pare, ma questo non fa il bene della città, dobbiamo saper dare dei segnali. Non capisco perché insieme all Università non possiamo dire che quando uno festeggia la laurea non è necessario imbrattare tutti i portici e far scoppiare dei petardi». Quanto a vietare i canti che in realtà sono l unica forma frequente di festeggiamento, il candidato Pd non si è ancora pronunciato. Invece ha incassato una notizia molto buono, il popolarissimo Maurizio Cevenini che aveva rinunciato alle primarie per un malore sarà il capolista del Pd. Anche se è già consigliere regionale. A. Fab. ROMA L apromessadi rinunciare alle norme ad personam, avanzata solennemente dal governo con l obiettivo di favorire il dialogo sulla riforma «epocale» della giustizia, ha preso forma ieri in commissione giustizia alla camera in modo paradossale. La legge sul processo breve è stata spogliata di quasi tutto tranne che di GIUSTIZIA Il Pdl corre, l opposizione lascia i lavori, anche il terzo polo ora dubita sul dialogo Un epocale legge ad personam Processo breve, cambia tutto ma non la prescrizione per il processo Mills una norma, nuova, che servirà esattamente e quasi solo a Silvio Berlusconi. Toglierà di mezzo entro il prossimo giugno il processo Mills, ripartito appena lunedì. La prescrizione per gli incensurati (e Berlusconi lo è, anche se è stato più prosciolto per il passare del tempo che assolto) sarà ridotta di un periodo variabile da sei mesi a un anno. Al momento è previsto che questa riduzione si applichi solo ai non condannati RIMPASTO Romano inciampa nelle inchieste Lanciato verso il ministero dell agricoltura, Saverio Romano, segretario del Pid, incontra un nuovo ostacolo. Il gip di Palermo Giuliano Castiglia ha deciso di non archiviare, come chiedeva la Procura, l inchiesta per mafia sul deputato e ha fissato l udienza per il primo aprile. In un primo momento il «responsabile» non si scompone: il gip «non può essere un passacarte», commenta. Ma poi fiuta l aria e aggiunge: «Leggo dietrologie e veleni, destituiti di fondamento, a proposito del presunto rallentamento della mia eventuale nomina a ministro. A tal riguardo debbo ribadire che così come non mi lascio logorare dall ansia, di certo non mi lascio irretire da provocazioni a orologeria».e Romano annuncia che oggi incontrerà Berlusconi. Sul segretario del Pid pesa anche un altra indagine per corruzione aggravata dall agevolazione della mafia scaturita dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. Inchiesta che ruota attorno alle mazzette distribuite ai politici da una società che avrebbe dovuto distribuire gas russo. nemmeno in primo grado (e comunque Berlusconi, nel caso di corruzione in atti giudiziari, lo è) ma il relatore Maurizio Paniz si appresta a correggere la correzione perché è in contrasto con il principio costituzionale di innocenza. In ogni caso, per il presidente del Consiglio la notizia è semplice: il processo Mills si estinguerà a giugno (invece che a febbraio 2012). Troppo presto per una sentenza anche solo di primo grado, tant è vero che a Milano ci sono udienze in calendario fino a metà luglio (otto, perché il cavaliere è disponibile solo il lunedì). Per maggiore sicurezza gli avvocati del premier hanno presentato un listone di testimoni, alcuni dei quali complicati da ascoltare perché residenti all estero (uno per tutti, Flavio Briatore). Una norma del genere peggiora la legge Cirielli con la quale il precedente governo Berlusconi riempì le carceri di recidivi per piccolireatie mandòalmaceromolti processi dei colletti bianchi. Ma è perfetta per Berlusconi, e la cosa è persino ammessa - al diavolo la ricerca del dialogo - visto che proprio Paniz rivolgendosi all opposizione ha detto che «in nessun modo si arriverebbe alla fine del processo Mills a febbraio dell anno prossimo, e se siete onesti voi lo sapete bene». In questo modo, però, si evita anche il rischio di una condanna in primo grado - probabile visto che il processo è in gran parte lo stesso che ha portato a una doppia condanna di merito per il presunto corrotto, l avvocato Mills. Non solo: un taglio alla prescrizione tornerà comodo anche per il processo Mediaset che come gli altri dopo la bocciatura del lodo Alfano e del legittimo impedimento si è rimesso in modo ma che dovrà fermarsi per prescrizione del reato nel Approvati ieri gli emendamenti, in settimana la commissione licenzierà il provvedimento che da lunedì è atteso per una corsa in aula. Dovràcomunquetornare al senato. E tutto questo nonostante l Italia abbia ratificato la convenzione Onu sulla lotta alla corruzione che ci obbligherebbe a fare il contrario. Nel frattempo, assicurata la norma ad personam, il relatore ha ridisegnato la legge eliminando anche l articolo più importante e più contestato, quello che prevedeva l estinzione automatica del processo una volta superati i tempi stabiliti per i vari gradi di giudizio. Adesso in caso di sforamento è prevista una segnalazione al ministro della giustizia e al procuratore generale della Cassazione. In commissione Udc e finiani hanno lasciato i lavori per protesta, proprio loroche avevanoconcesso un apertura di credito sulla riforma della giustizia. «Alfano e Berlusconi avevano promesso - ha detto il centrista Rao - ma adessosulla strada delle riforme c è un macigno impervio da scalare». Per sottolinearne il gesto, anche la rappresentante del Pd Donatella Ferranti è uscita dalla commissione, spiegando che si tratta di «norme irragionevoli cucite attorno ai fatti processualidelpremier chesi cerca di far passare approfittando della distrazione dell opinione pubblica». Berlusconi, dice D Alema, «pensaalla prescrizionee non alla Libia». Invece Antonio Di Pietro ha deciso di differenziarsi dalle altreopposizioniedi restare dasolo a votare no. Lo si notava di più. SENATO Governo battuto quattro volte. La Lega diserta il voto 17 marzo, fanno festa le opposizioni ROMA P «OGGI» RIVELA: ALLA BOCCONI NON RISULTA Il master fantasma di Daniela Santanchè I MANIFESTANTI PRO BERLUSCONI RIUNITI LUNEDÌ SCORSO DAVANTI AL TRIBUNALE DI MILANO /FOTO REUTERS assata la festa c è ancora da approvare la legge. Ma non è facile per la maggioranza di centrodestra. Ieri al senato, in commissione affari costituzionali dove si è licenziata la legge di conversione del decreto che ha istituito la festa per il 150esimo dell unità d Italia, il governo è stato battuto ed è passato un emendamento dell Italia dei Valori in base al quale il 17 marzo sarà festa tuttigli anni e non più soltanto quest anno di anniversario solenne. Anche se in concreto cambia poco perché i dipietristi hanno previsto che si festeggerà, sì, ma senza chiudere le scuole e gli uffici pubblici. Resta la figuraccia del governo, che potrà cercare di rimediare cambiando ancora la norma in aula. Figuraccia che non è rimasta isolata, visto che dopo qualche ora sullo stesso provvedimento, in sede di votazione finale in commissione, i senatori della Lega nord hanno polemicamente disertato i lavori. Nessun impatto concreto perché la commissione ha votato a larghissima maggioranza il mandato al relatore, il senatore del Pdl Andrea Pastore, che dunque adesso illustrerà in aula la legge sulla festa già fatta. Ma altre polemiche dalle opposizioni per l atteggiamento leghista che segue le manifestazioni di ostilità al 17 marzo registrate nel corso delle celebrazioni. Stamattina, per l esame dell aula, i senatori in cravatta verde hanno comunque promesso che ci saranno, sivedrà. Intanto Pdl, Lega e Responsabilisono andati sotto in altre due occasioni nel corso di un pomeriggio nero al senato. Ancora in commissione affari costituzionali dove non sono riusciti a licenziare un parere sulla costruzione delle centrali nucleari, e poi anche in aula dove è passato un emendamento dell Udc alla nuova legge di contabilità dello Stato. Copiare una tesi, come il ministro della difesa tedesco Guttenberg che, colto in castagna, si è dimesso? Troppo faticoso. E così Daniela Santanchè, sottosegretaria all attuazione del programma di governo, si sarebbe direttamente inventata un master alla scuola di direzione aziendale della Bocconi (la Sda). Facendone sfoggio nel suo curriculum pubblicato sul sito del governo. Il settimanale «Oggi» si è messo a cercare negli archivi della Sda dell ateneo milanese. E non ha trovato traccia del titolo di studio di Santanchè. «Abbiamo verificato, e dalla nostra banca dati alunni - riferisce al settimanale la stessa Sda - non risulta abbia frequentato un nostro master o un mba. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve. La Sda Bocconi organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano una o più giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi - conclude Oggi - che non possono essere certo confusi con un master». Per la sottosegretaria è solo «una campagna ridicola» che «può essere messa a tacere soltanto dalla presa visione dell attestato rilasciato dalla Sda Bocconi, dove si evince la mia frequentazione del corso della durata di 12 mesi, sotto la direzione del Professor Carlo Brugnoli. Per chi non conosce l inglese un master è un corso di specializzazione post universitario, ossia dopo la laurea, che ho conseguito in Scienze politiche precedentemente a Torino». E allora la direzione di «Oggi» controbatte a sua volta con una nota: «La dichiarazione dell onorevole Santanchè conferma quanto scritto e cioè che non risulta alla Sda Bocconi un suo conseguimento di un master. L onorevole può aver frequentato nella stessa università un corso post universitario». Per Ettore Rosato, Pd, e Leoluca Orlando, Idv, Santanchè dovrebbe dimettersi immediatamente. RESA DEI CONTI Fuori Perina Fli perde Il Secolo e riparte on-line ROMA U n «esonero» con effetto immediato. Una «cacciata» in piena regola - traduce l interessata - attuatacon «l arroganzae la prepotenza senza idee che caratterizza, purtroppo, il cosiddetto Popolo delle libertà». Come era nell aria da tempo, Flavia Perina viene fatta ufficialmente fuori dalla direzione politica del Secolo d Italia, dopo 11 anni. La deputata di Futuro e libertà ha avuto la conferma ieri, con una lettera firmata dal presidente del nuovo consiglio d amministrazione, Giuseppe Valentino, consegnatale da un impiegata. A Perina viene offerta una rubrica settimanale dove affrontare «anche argomenti in dissenso rispetto alla linea editoriale». Rubrica «chiavi in mano», visto che è stato pensato anche il titolo: «D altro canto». Ma, dice la nota ufficiale del cda, niente più direzione, perché «la linea editoriale del giornale è stata caratterizzata da una sostanziale assenza di pluralità di posizioni, contribuendo in tal modo alla verticale contrazione delle vendite». Commenta ancora Perina, a proposito della rubrica «in dissenso»: «In trent anni di lavoro nelle redazioni non ho mai visto niente di più assurdo: basta questo per qualificare l idea di libero giornale e di libero giornalismo di presunti editori che non hanno avuto neppure il coraggio di affrontarmi in un responsabile colloquio». I finiani tuonano contro il Pdl. Che lascia a Massimo Corsaro, ex nazional-alleato e vice presidente dei deputati (ruolo che era occupato da Bocchino) il gusto di commentare: «Era ora. Non si conosceva in natura un quotidiano che tutti i giorni uscisse con i soldi e la proprietà di quelli contro cui tutti i giorni scriveva». La cacciata di Perina è stata invece «un gesto arrogante e miope», dice anche Roberto Rao, dall Udc. Solidarizza il Pd e contro quello che definisce «un regolamento dei conti» prende posizione la Federazione nazionale della stampa: «Flavia Perina si è rivelataunagiornalistaautorevolee coerente con le proprie idee. Lo scontro politico oggi la fa fuori in maniera brutale». Piovono messaggi di solidarietà sulla pagina facebook della direttrice cacciata. E viene anche annunciato, per oggi alle 2 del pomeriggio, un sit-in in via della Scrofa contro «il vergognoso licenziamento». L assemblea di redazione del quotidiano prende atto «con dispiacere» della decisione del cda, ringraziando la direttrice uscente e soprattutto lamentando la attuale «situazione di incertezza che rischia di avere ripercussioni sul giornale nella sua fattura quotidiana». Futuro e libertà si stava comunque già attrezzando per l attesa «vendetta» del Pdl. La stessa Perina insieme a Italo Bocchino, l ex amministratore del Secolo Enzo Raisi, Roberto Menia e Antonio Buonfiglio lavorano a una nuova iniziativa editoriale che dovrebbe partire tra circa un mese. Si tratterà all inizio di un quotidiano on line (dovrebbe arrivare comunque in tempo per le elezioni amministrative) che in un secondo momento passerà anche su carta, con quattro pagine stile Foglio. A dirigerlo, almeno nella fase iniziale, sempre Flavia Perina. Che dal Secolo dovrebbe portare con sé almeno due o tre giornalisti. M.D.C.

9 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 9 CAPITALE E LAVORO LIBRERIE LA RINASCITA I precari editoriali da mesi senza paga Contestata la Cgil Antonio Sciotto I l mercato editoriale non vive certo un momento d oro ma quello che è successo ieri in una delle librerie la Rinascita a Roma storico brand del Pci che oggi ha cambiato proprietà rende perfettamente il disagio di tanti precari metropolitani impiegati nell industria culturale. Durante la presentazione del libro sulle vittime dell amianto a Casale Monferrato La lana della salamandra, del giornalista di «A»Giampiero Rossi, edizioni Ediesse (ne parleremo nei prossimi giorni) un gruppo di giovanidel movimento «Punti San Precario» hafatto irruzionenellalibreria di viasavoia, contestando la presenza di lavoratori in nero all interno della Rinascita. Alla presentazione era invitata anche la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, che è stata fatta bersaglio di contestazioni quanto e più della stessa libreria. Urla contro Camusso e contro la Cgil, colpevoli, secondo i contestatori di «non garantire i precari» e di «tutelare solo i pensionati»: la segretaria, inparticolare, è stataaccusata di «presenziare a un evento in una libreria dove sono impiegatilavoratori in nero». Itoni erano accesi, al movimento dei precari hanno replicato alcuni dei dipendenti della libreria, spiegando che certamente la situazione è difficile ma che al momento non ci sono persone senza contratto nei punti vendita. La segretaria Cgil ha detto di non essere a conoscenza dei rapporti di lavoro all interno delle librerie e della vertenza, e ha aggiunto: «È legittimo che i lavoratori che vogliono tutelarsi si rivolgano a un sindacato come a un movimento dei precari, ma da noi a quanto io sappia non sono mai venuti: li invito pertantoa far conoscere alla Cgil, o all organizzazione che ritengono più utile, i loro problemi, e una soluzione la cerchiamo sempre». Tentiamo di ricostruire i fatti per capire come mai si sia arrivati allo scontro di ieri. Sul blog indipendenti.eu, qualche tempo fa è uscita un intervista a un lavoratore anonimo delle librerie della Rinascita, che si era rivolto ai Punti San Precario lamentando un arretrato di ben 6 mesi di stipendio, peraltro lavorati in nero. Questo precario raccontava che nelle tre librerie di Rinascita (oggi rimastedue dopo che una ha chiuso) lavorano «circa 30 persone», «la maggiorparte delle quali non riceve lo stipendio da mesi pur continuando a lavorare quotidianamente». Molti di questi giovani, dunque, per farfronteadaffittie bollette, sarebberocostretti a fare «lavoretti extra», dal call center al ristorante, e rimarrebbero nelle librerie «perché credono nel progetto culturale che vi sta dietro». L intervistaè stata ripresa due giornifa dalfatto, e la pubblicità ha moltiplicato i malumori. Abbiamo parlato con l attuale proprietario delle librerie, Massimiliano Iadecicco. «È vero ammette viviamoun momentodi grande difficoltà. Ho dovuto chiudere un punto vendita, dove lavoravano 6 persone, e ne ho potute riassorbire soltanto 2. Non è vero però che ho 30 addetti. I dipendenti sono 14: 12 a tempo indeterminato e 2 a tempo determinato. È vero, ed è statauna mialeggerezza, che dopola chiusura di una libreria ho tenuto in tutto 4 collaboratori, 2 da settembre scorso e 2 da gennaio, non in nero ma in prestazione occasionale. Tirata un po troppo per le lunghe, ma mi ripromettevo di riassumerli». Angela Bruno, una delle dipendenti, conferma che «oggi non abbiamo persone non contrattualizzate ma è vero che ci sono stati 4 collaboratori che hanno ragioni di disagio. Tutti noi siamo in ritardo con gli stipendi in media da tre mesi, ma questo non ci impedisce di continuare a lavorare: abbiamo condiviso con la proprietà un percorso di riorganizzazione, in attesa speriamo della stabilità». Iadecicco e i dipendenti incontreranno i Punti San Precario lunedì prossimo, per un dibattito pubblico, alla libreria di viale Agosta 36, alle 16. SCALATE Il gruppo transalpino al 29% del capitale I francesi di Lactalis si bevono Parmalat Galapagos I francesi attaccano a testa bassa: la prova l hanno data con l aggressione alla Libia. La conferma è arrivata ieri con l annuncio che la Lactalis è diventato il primo azionista di Parmalat con oltre il 29% del capitale. Ora sono l azionista di «riferimento» e alla prossima assemblea della società (il 14 aprile) possono conquistare la maggioranza dei consiglieri di amministrazione e quindi gestire la società avendo dalla loro il nuovo presidente e il nuovo amministratore delegato. Se non succede nulla di fatto Parmalat sarà l ennesima società italiana a finire in mani estere e BERTONE Disco rosso al primo round DENTRO LO STABILIMENTO PARMALAT DI COLLECCHIO (PARMA) /FOTO REUTERS-MAX ROSSI «La Fiat non ha capito il senso del documento presentatole dalle rsu», ha detto Vittorio De Martino, responsabile Fiom al termine della trattativa sul piano di rilancio delle Officine Automobilistiche Grugliasco. «L'azienda ha riproposto anche per la ex Bertone il medesimo l'accordo di Mirafiori e Pomigliano» De Martino ha aggiunto: «per quanto ci riguarda la trattativa non è definitivamente chiusa, ma certo la ripresa del dialogo è molto difficile». Di tutt altra idea la Fiat, che prova a schiacciare anche qui il pedale del ricatto: «al momento non ci sono le condizioni per effettuare l'investimento nell'ex stabilimento Bertone di Grugliasco». La Fiat ha riferito di aver preso atto della posizione favorevole di Fim, Uilm e Fismic, mentre la proposta della Fiom è stata giudicata «inaccettabile» dall'azienda. La Fiom, intanto, ne andrà a discutere con i diretti interessati, ovvero con le Rsu. ora tutti, a cominciare dai produttori di latte, invocano interventi a difesa dell italianità di una impresa «strategica» del settore agro alimentare. Per chi si fosse perduto le puntate precedenti, per il consigliodi amministrazioneerano state presentate quattro liste: una dei francesi di Lactalischepotevacontare sul14% del capitale; un altra da tre fondi di investimento esteri che complessivamente controllavano il 15% delle azioni; una terza da Intesa Sanpaolo (poco più del 2% del capitale) e una da Assogestioni (2% abbondante delle azioni). I tre fondi di investimento esteri a più riprese avevano dichiarato di voler difendere l italianità dell azienda di Collecchio tant è che avevano presentato una lista per il Cda che prevedeva vertici italianissimi. In realtà i Fondi esteri erano intenzionati a valorizzare il loro investimento nella Parmalat. Erano pronti cioè a cedere il loro 15% al migliore offerente e portarsi a casa un mucchietto di soldi. Cosa non scandalosa visto che il compito dei fondidi investimentoè farfruttare al meglio i soldi investiti. Nei giorni scorsi si era sparsa la voce che i Fondi erano in contatto con Intesa (che non va dimenticato controlla il 20% della Granarolo, altraaziendaleader del settorelattiero caseario) e si parlava di una possibile alleanza con la banca per la creazione diun grande poloalimentare nata da una fusione Parmalat/Granarolo. Un operazionecorretta daun punto di vista strategico (e appoggiata da tutte le forze politiche e dal governo che - come ha tuonatotremonti - si eradetto disponibile a approvare una legge antiscalate per respingere lo straniero) che probabilmente avrebbe avuto ritorni finanziari solo in tempi non brevi. Una soluzione che non piace in generale ai fondi di investimento che in generale fanno loro - con riferimento ai soldi - il motto AGILE EX EUTELIA 12 lavoratori condannati per «occupazione» dell azienda Spolpati, dissestati, depredati del futuro e ora pure condannati. La beffa: 12 lavoratori Agile ex Eutelia che occupavano la sede di Roma al tempo della famosa irruzione guidata da Samuele Landi (l'ex presidente Agile noto per la foto con il coltello fra i denti che ha fatto il giro del web) sono stati condannati a pagare euro ciascuno per occupazione di proprietà privata. Un ammenda di gran lunga superiore a quella comminata ai vigilantes che, spacciandosi per poliziotti, quella notte minacciarono i lavoratori presenti nella sede di via Bona. «Se questa condanna venisse confermata scrivono i lavoratori sul loro sito prenderebbe corpo un precedente gravissimo che impedirebbe, di fatto, qualsiasi protesta in difesa del diritto al lavoro». Ricordiamo che Samuele Landi e tutto il vertice societario di Agile-Omega-Eutelia i «prenditori» di Eutelia/Agile, come li chiamano sono finiti sotto processo con l'accusa, tra le altre, di bancarotta fraudolenta. A pagare per primi, però, sembrano essere solo i lavoratori. «pochi, maledetti e subito». Noncasoierimattinaè stato diffuso un comunicato che annunciava che il gruppo francese Lactalis aveva raggiunto un accordo per comprare dai fondi Zenit Asset management AB, Skagen AS e Mackenzie financial corporation le loro quote in Parmalat (un po meno di 266 milioni di azioni, il 15,3% delcapitale) al prezzo di 2,80 euro per azione, staccando un assegno di 750 milioni di euro. A questo punto i francesi (che in Italia hanno acquisto altri marchi storici, come Galbani, Invernizzi e Cademartori) sono gli azionisti di «riferimento» di Parmalat e anche se in minoranza possono nominare la maggior parte dei consiglieri di amministrazione. Insomma, Parmalat parlerà francese. Ma andrà proprio così? Difficile dirlo. La cosa certaè cheparmalatèun boccone «ghiotto» con in cassa un forte liquidità (circa 1,4 miliardi) frutto degli accordi con molte banche che avevano contribuito al fallimento al fallimento della Parmalat. Un azione di «recupero» realizzata molto bene dal «commissario» Enrico Bondi che intendeva utilizzare quei soldi per acquisizioni che avrebbero resa più forte la Parmalat. Bondi nel suo operato ha però commesso un errore: non si è mai dato da fare per realizzare un azionariato stabile. E questo ha reso Parmalat appetibile e scalabile. Ora tutti tuonano contro la nuova campagna di conquista di Lactalis in Italia e si cerca un cavaliere «bianco» in grado di respingere le truppe d oltralpe. Difficilmente il salvatore della patria potrà essere Intesa Sanpaolo neanche se si allea con altre banche e fondi di investimento italiani. Anche l ipotesi di fusione con Granarolo e l intervento delle cooperative, anche se affascinante, è difficilmente realizzabile in tempi brevi. E a questo punto i tempi sono brevissimi. Serve un socio industriale di peso. Il nome è quello del gruppo Ferrero, divenuta multinazionale partendo dalla Nutella. Ma servono parecchi soldi: perfar fuoriifrancesiènecessario lanciare una Offerta di pubblico acquisto (Opa) che potrebbe costare anche 4 miliardi. Se Ferrero ci sta (e vedrete che ci starà) saranno le banche a trovare i soldi. FONDO MONETARIO Disoccupazione alta, alimentari e greggio; le cifre che spaventano Tommaso De Berlanga S uccede spesso che sia il Fondo monetario internazionale (Fmi) a far squillare l allarme per l andamento dell economia globale. Quasi mai per prospettare qualcosa di buono o migliore per i tanti che lavorano «sotto padrone». Ma in quest ultimo Outlooki segnali di crisi sono davvero tanti, anche dal punto di vista dei guardiani del neoliberismo. Basti una constatazione: al momento di stendere la versione definitiva neppure si immaginavano «quisquilie» globali come il dramma del Giappone o la crisi libica. Ma se ne sentiva l odore, visto che le rivolte del Maghreb erano già cominciate, muovendo i primi passi in seguito al pesante aumento degli alimenti base: pane, riso, ecc. E di qui parte l analisi del Fmi: «i prezzi delle materie prime sono tornati rapidamente a livelli alti» (e a preoccupare c è sia l altezza che la rapidità). Anche perché quelle agitazioni (conseguenza) potrebbero «aggiungere ulteriore pressione al rialzoper iprezzialimentari» (ossia diventarecausa, in una classica spirale inflazionistica). Forse per questo, diversamente dal solito, il Fmi indica tra i problemi da risolvere anche «l elevata disoccupazione». Le speranze di «ripresa», in qualche misura, hanno avuto un modesto riscontro. Ma «circa 205 milioni di persone sono ancora in cerca di lavoro, ovvero 30 milioni in più dal 2007». Ovvero dalla data in cui l esplosione della microscopica «bolla» dei mutui subprime aprì la diga della crisi sistemica. «L aumentodelladisoccupazioneè statomolto forte nelle economie avanzate, nei paesi emergenti e in via di sviluppo; l elevato numero di senzalavoro tra i giovani è una particolare fonte di preoccupazione». Perché sono i giovani a scendere per primi nelle piazze, ad attraversarle correndo, a pretendere con più forza e urgenza cambiamenti visibili, non parole al miele. Tanto più, spiega ancora il Fmi, che«le prospettive peri mercatipetroliferi restano piuttosto incerte». Dopo Fukushima la situazione peggiora, perché la paura del nucleare ne ridurrà l utilizzo (molte le centrali che verranno chiuse nel mondo, poche o nulla quelle che verranno costruite), costringendo le imprese a ripiegare sugli idrocarburi. Quantificando: «con i prezzi del petrolio compresi in un range tra i 105 e i 110dolalri al barile (si parladella qualità Brent, da settimane ormai intorno ai 115, ndr) la crescita sarà più bassa». Moderatamente, viene aggiunto; ma è il contrario di quel che servirebbe per dare lavoro a una massa di persone sufficiente a restituire fiducia (o speranza) nel futuro prossimo. Fiducia,dove sei? Il termine torna in ballo anche quando si parla di banche. «È essenziale rompere il loop negativo tra instabilità del settore bancario e quella del debito sovrano». Tradotto: sono gli stati a dover avere fiducia nelle banche o viceversa?

10 pagina 10 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 POLITICA E SOCIETÀ LE INIZIATIVE ALLA RISCOSSA Tre giornate di protesta contro il collasso di un settore e il 25 sciopero della produzione culturale e dello spettacolo, con serrata dei teatri. Manifestazioni, volantini, sit-in e incontri pubblici: si mobilita una realtà che produce il 2,6% del Pil per un valore di 40 miliardi di euro e impiega circa 500mila lavoratori E ora provate a stare senza Oggi, alle ore 14,30, in piazza Montecitorio a Roma si terrà una manifestazione in difesa della danza di ballerini, coreografi, compagnie, operatori, insegnanti, maestranze, tecnici e pubblico. GIOVEDÌ 24 Domani, ore 11,30, l appuntamento della protesta è davanti al ministero dell economia per un sit-in con proposte per Tremonti. Protagonisti, i teatri di posa. VENERDÌ 25 È la giornata clou, quella dello sciopero generale dell intero settore della produzione culturale e dello spettacolo. Serrata dei teatri. SABATO 26 Prima giornata dedicata alla protesta per interessare l opinione pubblica. In tutta Italia, nei cinema, teatri, accademie, musei, siti archeologici, biblioteche diffusione di volantini, eventi, incontri, dibattiti, gratuità, spettacoli. Proiezione dello spot «Divieto di cultura» nelle sale cinematografiche. DOMENICA 27 Seconda tranche della protesta. Prosegue la diffusione del materiale informativo. Inoltre, il mondo del teatro si rifiuterà di festeggiare la Giornata mondiale dedicata al teatro. LUNEDÌ 28 Giornata conclusiva della protesta a Torino, teatro Regio. Incontro pubblico con i promotori e i rappresentanti delle istituzioni. Silvana Silvestri T re giorni di campagna nazionale (sabato 26, domenica 27, lunedì 28) dal titolo «Divieto di cultura» sono state lanciate da istituzioni ed enti pubblici, accanto alla vasta mobilitazione di tutti i settori da quando è iniziato il taglio dei fondi. Federculture, Agis (le industrie del cinema), Anci (associazione dei Comuni), Upi (unione delle province), Conferenza delle regioni, Fai (Fondo Ambiente italiano) superando qualunque tipo di schieramentopolitico, hanno costituito un fronte trasversale per portare a conoscenza dell opinione pubblica, della gente che non è mai andata a un un concerto o non è mai entrata in un teatro o in un museo cosa significa la morte della cultura a cui stiamo assistendo. L eutanasia vietata in Italia ha un eccezione: si può far morire un po alla volta fino alla sua completa dissoluzione «la cultura» che non è un astrazione, ma un gigantesco settore che produce il 2,6%del Pil, del valore complessivodi 40 miliardidi euro, tantoper rimanereinun ambitocomprensibileai più, visto chese siparladi cinemateatro danza musica musei siti archeologici sembra di parlare di aria fritta. Il vecchio «quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola» è, infatti, il motto del governo, ricamato sul panciotto di Tremonti e chi ha dato credito al ripensamento scaturito dall incontro con il maestro Muti avrà probabilmente modo di ricredersi, sulla base del fatto che la spesa dello stato per la cultura è sceso allo 0,18%. Almeno questo ci dice l esperienza dell ultimo anno. O potrebbe essere anche un modo per spezzare il fronte delle culture che per la prima volta è rimasto unito, conun appoggiodatoadalcuni settori e negato ad altri. «Non ci rivolgiamo ai politici che si sono dimostrati insufficienti - dice Sofia Bosco direttrice di Roma del Fai - ma alle persone, che in Italia hanno sempre fatto la differenza» (non esiste il politico di riferimento, inoltre, con un ministro fantasma). In tutti i cinema, teatri, musei, biblioteche saranno diffusi manifesti, locandine, videomessaggi, spot in tutte 13,8 ISTITUTO LUCE A rischio l Archivio Storico I tagli hanno bloccato quasi tutte le attività dell Istituto Luce. Tra gli ultimi in ordine di tempo a farsi sentire sono i lavoratori precari con contratto esterno del Luce a cui non è stato rinnovato il contratto. Sono gli addetti dell Archivio Storico, altamente specializzati, storici, storici del cinema, archivisti con grande esperienza che da anni gestiscono la catalogazione del patrimonio fotografico e delle fondazioni che affidano al Luce i loro materiali. A gestire l enorme quantità di materiale sono rimasti solo due interni. Fino ad ora tutto ciò che era stato catalogato dell immenso patrimonio era consultabile anche sul portale, ma poiché neanche a chi gestisce il portale è stato rinnovato il contratto, non sarà più consultabile. Soltanto la mobilitazione di chi difende la memoria del paese può impedire la sparizione di questa grande risorsa culturale italiana. Fare attenzione: divieto di cultura MILIONI DI EURO Èil plafond per la cultura stanziato dalla Regione Toscana che corre ai ripari. 4,3 per musei, archivi, biblioteche; 8,5 per festival, teatro, cinema; 985mila per l arte. le sale cinematografiche («senza cultura l Italia non ha identità né futuro») e in tutte le città d Italia si svolgeranno iniziative per raggiungere i cittadini e gli organi d informazione. Così come attraverso i siti delle organizzazioni saranno diffusi i motivi della mobilitazione: affermare la centralità della cultura nelle politiche economiche come strumento di crescita, assicurare livelli certi di finanziamento del settore a cominciare dal reintegro del Fus, introdurre forme di incentivazioni fiscali per le donazioni a favore della cultura, garantire il tax credit e il tax shelter al cinema, sostenere l occupazione, investire su una valorizzazione del patrimonio anche coinvolgendo gli enti locali, promuovere la modernizzazione sostenendo la creatività giovanile, attuare politiche culturali di livello europeo. Oggi parte la mobilitazione dalla Lombardia al Piccolo di Milano e per capire cosa significhi il deserto nelle città, ci sarà la chiusura dei principali teatri venerdì 25 dall Argentina, all Eliseo al Quirino di Roma a tutti gli spazi per raggiungere il numero di 46 spettacoli con artisti, tecnici e maestranze. Il collasso è sintetizzato da Roberto Grossi, presidente di Federculture, dal crollo dell intervento pubblico, dal taglio dei finanziamenti (27 milioni più GÜNTHER UECKER, «FALL», congelati) e le norme messe in atto dalla finanziaria che impediscono agli enti locali di investire nella cultura. A rischio di chiusura Cinecittà come la Biennale di Venezia, mentre ha già dimezzato l attività la biblioteca nazionale di Firenze (cosa che non riuscì a fare l alluvione del 1967, di cui ricordiamo le lacrime dei bibliotecari tra i libri impregnati di fango, lacrime che non sapevano sarebbero servite anche per oggi) e chiuso quella di Storia patria di Napoli. «Con il 28 marzo non si esaurisce la mobilitazione - avverte Paolo Protti presidente dell Agi - Bisogna essere vigili e combattenti. Quando si parla di chiusura, di tassa iniqua sul biglietto, di compagnie teatrali e orchestreche hanno ridotto gli spettacoli, di meno film, di taglio del 43% sul Fus, il quadro è devastante. Soprattutto, se si pensa che il mancato accorpamento delle elezioni amministrative con il referendum costituisce il doppio dei tagli». Scioperare ad oltranza?: «Vogliamochearrivi atuttiilmessaggiochesi sta spegnendo la possibilità di accedere ai luoghi della cultura», dice Grossi. E aggiunge Protti: «abbiamo preso in considerazione l ipotesi, ma dobbiamorispondere a criteri di economicità e rispettare i pagamenti degli stipendi. Oscurare tutto non crea attenzione». PATRIMONIO Gli anni horror per teatro, danza, arte e biblioteche Arianna Di Genova L a mobilitazione è enorme, trasversale e salta gli steccati delle diverse discipline. Così si va dal maestro Riccardo Muti che, celebrando l unità d Italia ha ricordato una identità non retorica a cui riferirsi, ossia la ricca cultura del nostro paese, fino agli striscioni di protesta affissi in corso Garibaldi a Napoli che «raccontano» le pessime condizioni in cui versano le ville vesuviane e la settecentesca villa Baronessa, in pieno collasso strutturale. Cinque anni horror, gli ultimi per i beni culturali: la diminuizione dei fondi statali si è attestata sul 30% (la consegna dal 2010 al 2011 è stata particolarmente devastante segnando un bel «meno 14,6%»). A pagare le conseguenze di una finanziaria sconsiderata sono un po tutti: fondazioni liriche, attività musicali, cinematografiche, teatrali, musei, siti archeologici, biblioteche (alcune hanno già chiuso i battenti, mentre la Nazionale di Firenze ha ridotto l apertura a mezza giornata) e festival (quello della letteratura di Mantova vede il Comune erogare 60mila euro al posto di 120mila). Se il Fus spolpa all osso il budget, va ricordato anche che i fondi delle Regioni, Province e Comuni vengono scarnificati, con in più la clausola della limitazione al 20% di quanto speso in precedenza per le iniziative culturali. Qualche esempio. Nei bellissimi Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, restaurati nella seconda metà degli anni Novanta, l arte contemporanea è statadi casa conmostre internazionali (da Rosemarie Trockel a Richard Long), rassegne di fotografia e performance.adesso, l attività è sospesa. Nonostante gli investimenti degli anni precedenti e il fiorire di musei dall appeal sicuro, l arte affonda. Il Mambo di Bologna è in seria difficoltà (-36,2%), il Maxxi - aperto con tutti gli onori nel maggio scorso, acclamato all estero come uno dei migliori musei esistenti - fa i conti con la famosa «coperta troppo corta». Il Castello di Rivoli si trova fra le mani un disavanzo di 480mila euro, rilancia con le opere di McCracken e prende tempo riallestendo le sue collezioni (peraltro in una mostra suggestiva), mentre la Triennale di Milano abbandona la sede newyorkese per un buco di 2 milioni di euro. A rischio chiusura è anche l Istituto storico italiano per il Medioevo (a Roma), i cui dipendenti non sono pagati da gennaio: il suo finanziamento è stato tagliato del 50%. Non va meglio alla Biennale di Venezia che annaspa, nonostante l aura di prestigio che la circonda e il presidente Baratta ha già annunciato che la Mostra del cinema (riduzione da 7,1 a 4 milioni di euro) potrebbe non avere i numeri per partire. Il settore della danza viene colpito duramente: ha perso la metà dei suoi fondi, non solo chiuderanno festival e compagnie, ma salteranno centinaia di posti di lavoro fra maestranze, danzatori, organizzatori. Non meglio va al teatroe aglientilirici: La Feniceha fatto sapere che sarà in grado di pagare gli stipendi fino a luglio e non oltre. Santa Cecilia, decurtata del 27% chiuderà molte produzioni, la bibliomediateca, il museo deglistrumentimusicali e, naturalmente, dovrà licenziare.

11 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 11 I L M A N I F E S T O C U L T U R A & V I S I O N I Cipputi «Ritorno di Fiom», un libro di Gabriele Polo per manifestolibri. Le sfide del sindacato metalmeccanico dopo la sconfitta operaia e il ritorno di fiamma del capitalismo liberista. Ma anche un organizzazione operaia che fronteggia, spesso da sola, la ristrutturazione dei processi produttivi e una cancellazione di diritti incomprimibili dal mercato, spazi di autonomia e rappresentanza diretta nelle fabbriche INTRAMONTABILE Rossana Rossanda R itorno di Fiom di Gabriele Polo (manifestolibri, pp. 125, euro 14) è un solitario libretto controcorrente. Molto importante perché non si limita a raccontare l epopea dei Cipputi dal 1994 ad oggi: le tre interviste ai segretari della Fiom che si sono succeduti da allora, Claudio Sabattini, Gianni Rinaldini e Maurizio Landini sono inserite nel processo di declino subìto in Italia della idea del «lavoro» come valore sociale e del «lavoratore» come portatore di diritti non comprimibili dal «mercato». Era stata una chiave dell Italia del dopoguerra e pareva l ovvia conseguenza della democrazia che finalmente incontravamo. Era stata essa a far uscire vittoriosi i lavoratori dai primi anni della «ricostruzione», che era stata stata prima di tutto una brutale ristrutturazione dell industria bellica. Acciaio e cementi - casa, automobili, elettrodomestici - mutamenti nella proprietà, passaggio del paese da agricolo a industriale, grande migrazione dal sud al nord, non avevano soltanto rovesciato come un guanto l Italietta, fatto prosperarel economiaecrescere icervelli, ma sostenuto una sinistra politica e sindacale che negli anni sessanta non aveva pari in Europa. Un grande 68 studentesco si era prolungato nel 1969, anch esso unico in Europa, una straordinaria stagione di lotte di fabbrica alla conquista non solo di salari ma di una normativa, di spazi di autonomia e di rappresentanza diretta, che parevano acquisiti per sempre. Tanto che gli anni 70 fecero dell operaio in tuta blu e della fabbrica il simbolo dell intera società capitalista. Era una forzatura ideologica postsessantottina? Forse. Il verticalismo del comando sociale - dalla università agli ospedali, dai giornali e fin nell esercito e alle «istituzioni totali», carcere e manicomio - parevano avere radice nella fabbrica dove l operaio diventava non più che «accessorio vivente alla macchina». E del suo conflitto, perché accessorio ma «vivente», vivente dunque dotato di coscienza, sola «merce» in grado di dirsi «Ma no, io «ACCIAIERIE» DI RENATO GUTTUSO SCAFFALE Le interviste a Sabbatini, Rinaldini e Landini «Ritorno di Fiom» di Gabriele Polo (manifestolibri) è un libro che ripercorre le vicende dei metallurgici, la componente operia più importante dello scenario sociale italiana dopo la grande sconfitta dell 80. I metalmeccanici e la Fiom furono violentemente messi ai margini fino ad essere rappresentati come un residuo del passato, perché sostituiti da altre figure lavorative e da un comando d impresa che voleva plasmare la società a sua immagine e somiglianza. Gabriele Polo ripercorre questa storia poco nota. Importanti nel libro sono inoltre le interviste condotte con gli ultimi due e l attuale segretario della Fiom. Claudio Sabbatini a Gianni Rinaldini ripercorrrono gli anni dopo la sconfitta, ma evidenziano anche l impegnativa scelta di ridare linfa vitale a un organizzazione operaia attraverso uno stretto rapporto tra sindacato e la sua base operaia. Maurizio Landini, invece, tratteggia le scommesse di un sindacato in una realtà segnata dalla più dura crisi economica che sta ridisegnando il panorama mondiale. L INDISPONIBILE AUTONOMIA DEL LAVORO nonsonounacosa, unuomo è un uomo» e ribellarsi a questa condizione. Questo operaio era stato il filo rosso del secolo. In Italia il suo partito aveva animato più diqualsiasi altro la resistenzae dagli anni cinquanta in poi faceva del paese il laboratorio sociale più avanzato d Europa. Nel quale, dopo il 69, la categoria industriale per eccellenza, i metalmeccanici, avrebbero spezzato i confini delle confederazioni Cgil, Cisl e Uil per congiungersi nell unica Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici), trainante a sinistra. *** Che cosa è tornato a dividerla? E a costringere la Fiom a ricominciare daccapo, a quelloche Polochiamaun «ritorno»? Due processi. Uno l effettivo ritorno di fiamma del capitalismo liberista dei von Hayek che pareva defunto e risorgeva aggressivamente attaccando la versione keynesiana dei Trenta Gloriosi era l affermazione di Thatcher e di Reagan contemporanea al declino inesorabile dell Urss. L altro processo di natura soggettiva: il ritardo a capirlo della sinistra storica e il suo chiedersi, specie col fallimento dell Urss, se non avesse sbagliato tutto, e il salto della sinistra radicale che, avendo intuito prima la nuova aggressività del capitale, da una parte denunciava ogni «compromesso» col medesimo, dall altra vedeva nell operaio di fabbrica a contratto a tempo indeterminato il nemico sia della libertà di un lavoro autonomo, detto di seconda generazione e reso possibile dal mercato del lavoro proprio del capitale cognitivo, sia della immensa massa a flessibilità totale destinata tendenzialmente a diventare precaria. Il Pci era al medesimo tempo il partito del compromesso politico e il garante di un proletariato classico e già in via di superamento che si sarebbe affidata allo stato facendo di fatto blocco con esso. L acuirsi negli anni 70 e 80 dello scontro a tutti i livelli, fino al formarsi di una frangia armata, si sarebbe conclusa con la sconfitta di tutte le sinistre, moderate o radicali. Ma questa resta una storia da fare. Sta di fatto che il Cipputi in tuta blu passava nell oblio a destra e a sinistra. Ancora oggi, in una proletarizzazione mondiale di figure e mansioni mai così estesa, il primo che passa si sente autorizzato a esclamare: «Madov è finitol operaio? Non esiste più». Oppure: «La Fiom? Ah si, è veterosindacalismo». Fino a dieci anni fa e al dilagare del precariato, i nuovi soggetti che l esplosione del 68 aveva liberato - e nuovi erano veramente pur non avendo nulla a che vedere l uno con l altro, femminismo ed ecologia sostenevano che «il lavoro ai giovani non interessa». Così l iniziativa del capitale, che si decostruiva e ricostruiva mutando tecnologie e organizzazione del lavoro, riducendo e dividendo la manodopera, incrociava anche il risentimento contro un sindacato che rappresentava i «garantiti» e delle problematichedel conflittodei sessie delladifesa della natura non capiva niente. Il già sacro «diritto al lavoro» si restringeva sotto la pressione del padronato verso questa o quella forma di «flessibilità», i «tempi parziali», il «just in time», il «call on job». Lo scivolare di parte del sindacato e della maggioranza della sinistra dal «lavoro», come forma del capitale, ai «lavori», mera articolazione sociologica, avrebbe frammentato al massimo, più nelle teste che nei fatti, il salariato, e ridotto del tutto la sua forza contrattuale. *** È in questo desolante panorama che la Fiat propone nei primi anni Novanta la suo nuovo stabilimento di Termoli. Sono passati quasi quindici anni dalla disfatta dei 35 giorni di occupazione e dalla marcia dei a Torino. Il nuovo segretario della Fiom, Claudio Sabattini, si trova davanti nel 1994 velenosa eredità un accordo che fa paura, e il cui senso è «io porto occupazione in una zona disgraziata e piena di gioventù senza lavoro, voi in cambio rinunciate ai diritti che finora la vostra categoria aveva». L aria è tale che il ricatto sembra un occasione, ed è elogiato da tutti. A Termoli non c è alternativa. Sabattinideveingoiare, e ingoia. Masi dice: «Mai più». L anno seguente, con un convegno a Maratea, la Fiom inizia una strada che è tutta in salita nel rapporto di forza «materiale reale» e nella opinione e cultura politica. Sabattini diventa per i metalmeccanici, ma solo per loro, una figura mitica. Lo avevano accolto malamente a Termoli, come tutti i sindacalisti, quando aveva dovuto far accettare un accordo ormai irrimediabilmente compromesso: «La parola più gentile che ci dicevano ricorda - era traditori». Non se lo farà dire mai più. Chi lo ha conosciuto negli otto anni che è rimato al suo posto non può dimenticare con quanta determinazione e collera affermava prima di tutto l indipendenza della Fiom, che aveva da rispondere soltanto ai lavoratori e cercare soltanto assieme a loro il punto dove attestarsi. Loro non erano solo la gente della sua categoria: quando a Genova, durante la manifestazione degli altermondialisti, viene ucciso Carlo Giuliani, la Fiom partecipa al grandecorteo diprotesta; controil parere della Cgil. «Ma questo non è più fare sindacato, è fare politica», gli si obietta virtuosamente dalle sue parti e con acrimonia dalle altre. Può darsi, il sociale diventa a un certo punto lo stesso del politico, egli ribatte lo diventa nella sostanza, e non ha a niente che fare con l affidamento a una istituzione altra o a un partito più o meno amici. Quando nel 2002 Sabattini viene colpito da un male improvviso e mortale, la segreteria della Fiom passa a Gianni Rinaldini. Diversamente da Claudio non viene dai metalmeccanici ma dalla Cgil emiliana, ne ha la ostinazione e saggezza, meno carisma ma non minore determinazione di Claudio e «tirerà» la metallurgia ogni anno su di un metro, forse due, firmando accordi e non firmando, abile nel dividere un padronato che non sempre si sente di affrontare lo scontro. Ma non ha un dubbiosulla direzione di marciadei capitali, sul peso della mondializzazione, e quindi sull appoggiare ogni possibile alleato nei movimenti. Sarà affar suo la battaglia della Fiat di Melfi. L astronave, come la definisce Polo, calata dalla Fiat nel mezzogiorno, dove la Fiom sperimenterà non solole pressionie iniziative della proprietà, ma anche la difficoltà di far agire solidariamentefra lorodeilavoratori spaventati, non riuscirà a far muovere assieme quelli della Fiat di Termini Imerese con quelli di Melfi. Su di lui ancora più che su Sabattini piove l accusa di «far politica» perché ricusa di anteporre la tattica del «governo amico» Prodi alle priorità del sindacato. Quando il segretario della Cgil Epifani accetta il «collegato lavoro» di Prodi, pena causarne la caduta, compie l errore definitivo di quell incerto governo, che cade lo stesso disastrosamente e trascina con sé tutta la rappresentanza della sinistra radicale. Neanche un anno fa Rinaldini, finito il suo mandato, cede il passo a Maurizio Landini. EdèLandinichedovrà scontrarsi, sempre in Fiat, con l arroganza dell italo canadese Marchionne, deciso a passare oltre non solo a qualsiasi pratica, ma legge e final dettato costituzionale a difesa dei lavoratori. Marchionne presenta un accordo inaccettabile, che Cisl e Uil firmano mentre si rifiuta ad esso la Fiom. Più sola che mai: sia l ex segretario Ds, Fassino, sia il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, dichiarano urbi et orbi «Se fossiun operaiofiatfirmerei». Marchionne procede senza Fiom, che vorrebbe fuori dai piedi e dai reparti, perfino senza Confindustria, da «padrone illimitato», non tenuto a niente e chiama i suoi dipendenti a un referendum lealista, con la minaccia di sottrarre la Fiat all Italia. Il referendum passa ingloriosamente, quasi uno deidipendenti su dueha votato contro; la Fiom non è eludibile. È più forte, nel numero degli iscritti e nel peso politico che non fosse venti anni fa. E anche se la Cgil esita a seguirla, Epifani, in uscita, si lascia sfuggire un «La Fiom aveva ragione» che la dice lunga. *** Ma come può vincereun sindacato dasolo? In Italia non c è più una rappresentanza politica forte che si dica dalla parte del lavoro, come era stato il primo Pci e come sono state, fuori d Italia, alcune socialdemocrazie. In Europa le confederazioni sindacali sono divise e patentemente in ritardo; l essersi formate dentro uno stato e davanti a un capitale in massima parte nazionalele inchiodaancora nellaincapacitàdi capire un padronato più di ieri mondiale, una proprietà che si scioglie o si riunisce sopra le loro teste, che gioca crudelmente sullevarianti delcosto dellavoro neipaesi terzie più negliemergenti, e inun Europa che s è unificata monetariamente sotto l egida di un neo liberismo e nel tempo della massima finanziarizzazione, della quale i salariati subiscono tutte le crisi. Questo è il quadro che ha davanti a sé la Fiom di Maurizio Landini (o, se si vuole, Maurizio Landini della Fiom). Questo sta alle spalle dello sconquasso della sinistra. O si afferra questo toro per le corna o si ha un bel dire che il capitalismo è in crisi chi non ha capitali galleggerà per un poco sulle ultime richieste del mercato del lavoro, ma nel medio termine già ogni contrattualità, per non dire ogni autonomia, sarà perduta.

12 pagina 12 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 STORIA Pagine gramsciane attuali e amare sull unità d Italia LIBRI: ANTONIO GRAMSCI, IL RISORGIMENTO E L UNITÀ D ITALIA, DONZELLI, PP. 207, EURO 9.50 Donatello Santarone N ell anno in cui si celebrano i 150 anni dall unificazione del paese, la riproposta antologica delle riflessioni gramsciane su questi temi, personalmente curata dall editore Carmine Donzelli, appare quantomai utile e attuale. Lo sguardo del marxista sardo si soffermasu alcuni nodi problematiciche egli riteneva fondamentali per comprendere l esito moderato del moto risorgimentale italiano. In primo luogo riflettendo sulla fertile nozione di «rivoluzione passiva», di «rivoluzione senza rivoluzione», che riprendeva da Vincenzo Cuoco (il quale «ha chiamato rivoluzione passiva quella avutasi in Italia per contraccolpo delle guerre napoleoniche») per estenderla ai processi politici e culturali dell Italia e di altri paesi che conobbero la modernizzazione senza una «rivoluzione politica di tipo radicalegiacobino». Questa mancanza in Italia significò l egemonia del Partito moderato di Cavour (cui Gramsci riconosce un alto profilo politico e intellettuale a differenza, ad esempio, della verbosità di Mazzini), che inglobò le istanze più democratiche del Partito d Azione, riuscendo così, proprio nelsuo piùautorevole esponente, Cavour, ad essere un autentico «realizzatore effettuale e attuale». Gramsci precisa che il concetto di rivoluzione passiva egli lo deduce, in modo critico e antimeccanicistico, da due principi marxiani di scienza politica esplicitamente ricordati, pur non facendo il nome di Marx per i soliti problemi di censura,nel Quaderno 15: «1) che nessuna formazione sociale scompare fino a quando le forze produttive che si sono sviluppate in essa trovano ancora posto per un loro ulterioremovimentoprogressivo; 2) che la società non si pone compiti per la cui soluzione non siano già state covate le condizioni necessarie ecc». Alla «rivoluzione passiva» si accompagna il «trasformismo», un tratto costitutivo, secondo Gramsci, del ceto politico italiano post-unitario. E ancora una volta è il campo moderato che incorpora singole personalità e, dal 1900, interi gruppi di orientamento democratico. Si tratta di una «classe politica conservatrice-moderata caratterizzata dall avversione a ogni intervento delle masse popolari nella vita statale, a ogni riforma organica che sostituisse una egemonia al crudo dominio dittatoriale». Tale distinzione rappresenta uno dei nuclei fondativi della teoria politica gramsciana. Condizione per la conquista del potere da parte di un gruppo sociale è quelladi essere, già primadella conquista, forza dirigente. Una volta al governo esso esercita sì il dominio ma insieme avendo lacapacità di una direzione intellettuale e morale. Le pagine di Gramsci (ricche e originali in virtù del suo marxismo e non nonostante «il suo credo ideologico», come si dice nell introduzione) offrono, tra le tante suggestioni, alcune righe amaramente attuali se riferite a ciò che resta della sinistra italiana organizzata, sulla «mancanza di prospettiva storica nei programmi di partito, prospettiva costruita scientificamente cioè con serietà scrupolosa, per basare su tutto il passato i fini da raggiungere nell avvenire eda proporre al popolo come una necessità cui collaborare consapevolmente». COMMIATI Se ne va Jean Liedloff, antropologa americana Il suo nome non è noto in Italia, ma l'antropologa statunitense Jean Liedloff, morta ottantacinquenne a San Francisco, è stata tra i primi a teorizzare il «contatto continuo» tra madre e figlio come base del benessere individuale e sociale. Dagli anni 50 in poi, Liedloff partecipò a cinque spedizioni tra gli Yequana, nella foresta amazzonica del Venezuela, e qui formulò le teorie contenute nel suo libro più famoso «The Continuum concept» («Il concetto del continuum», La Meridiana). Secondo la studiosa, la prima violenza che caratterizza la nascita della vita nella nostra cultura è la rottura traumatica del rapporto madreneonato, imposta dalle tecniche ospedaliere di gestione del parto. INTERVENTI Casa-museo a Milano, Alda Merini ricondotta all ordine N Gian Maria Annovi ell ottobre del 2009 ha aperto al pubblicol abitazione bologneseincuiperoltre cinquant anni ha vissuto e dipinto Giorgio Morandi, uno dei maestri dell arte italiana. L appartamento conserva ancora intatti gli ambienti e soprattutto le decine e decine di oggetti polverosi, arrugginiti e sporchi che Morandi ha ossessivamente rappresentato nelle suetele. Ilsignificato e ilvaloredella suaopera non sarebbero stati di certo scalfiti se vasi, bottiglie e conchiglie fossero stati lavati in lavatrice e ordinati diligentemente su scaffali e credenze. Il visitatore di Casa Morandi non si sarebbe però trovato davanti all universo fisico e mentale dell artista bolognese. Quell universo disordinato e umile, che sa di umido e della polvere che Morandi ha saputo rendere come nessun altro nella sua pittura, sarebbe stato infatti sostituito da un immagine ripulita, appunto, consona forse al grande artista ma non al piccolo uomo che dormiva in un lettino spartano contro una parete affumicata. Il 21 marzo, per celebrare la Giornata mondialedellapoesia, èstatainaugurata dalsindaco di Milano, Letizia Moratti, la «Casa Merini. Atelier della parola giovane» uno spazio dedicato alla poetessa scomparsa nel La casa-museo, che si sviluppa su due piani nell Ex Tabaccheria comunale, comprende un percorso sull opera di Alda Merini e la riproduzione della sua stanza da letto, con oggetti provenienti dal suo storico appartamento di Ripa di Porta Ticinese. Chi ha messo piede in quella casa, fotografata, tra gli altri, da Giuliano Grittini, sa che proprio come lo studio di Morandi quellospazio, coninumeriditelefono scrittiovunque sui muri, le cicche di sigaretta sul pavimento, i libri, le carte, la povertà dignitosa e il disordine non era solo l immagine viva della vita condotta dalla poetessa, ma anche quella della sua poesia. Una poesia fatta di accumulo, di ripetizione, di accostamenti semplici quanto sorprendenti, di un lirismo lacerato quanto una piastrella smossa e sbeccata, una poesia dove anche la polvere aveva un peso. «Ogni uomo scriveva Merini in La pazza della porta accanto ha le piccole polveri del passato che deve sentirsi addosso, e che non deve perdere. Sono il suo cammino. Anche in manicomio dicevano: Lavateli. No, io voglio sentirmi sporca, sporcata anche dalla fama, d altronde. Le lavo le maglie così è pulita - mi dicono. Pulita, mainfelice». Ricordando glianni trascorsi in ospedale psichiatrico, la Merini rivendicava la propria sporcizia, le ditate che il passato impone su di noi, soprattutto quando è fatto di emarginazione. La poesia, insomma, non è una cosa che si possa ordinare, soprattutto quando testimonia il depositarsi, il decantarsi delle schegge dell umano. Vedere le immagini della sua stanza ora reinventata e riorganizzata sul Naviglio Grande, dà la stessa infelicitàdi immaginarelapoetessa pulitaeinebetita dai farmaci nella sua asettica stanza del Paolo Pini. Pavimentopulitoetravi avista; lamacchina da scrivere perennemente senza nastro esposta in bella mostra insieme ad altri oggetti allineati sulla scrivania; qualche vestito gettato su quello che era il letto-ufficio-mondo della poetessa. Pareti bianche, faretti anonimi, infissi perfetti: tutto troppo perfetto. Tutto pulito. Nella mostra che si snoda al piano inferiore sono numeroseleimmaginichemostrano lamerini nella sua casa originale, ma nonostante questo l idea di trasformare la tana della poetessa dei navigli e dei clochards in quello che sembra il monolocaledi una studentessa delpolitecnico è un idea volgare. Volgare quanto il conformismo e la cultura dell immagine che vi sta dietro, quella che pretende di uniformare e addomesticare il diverso, il controverso, ai propri parametri, anche estetici. A questa cultura Alda Merini non appartiene, e se anche la sua opera ha strizzato l occhio a televisione e mercato, e non è sempre stata in grado di mantenersi all altezza di volumiimportanti come La terra santa, la sua poesia testimonia l esistenza di una alterità pulviscolare che rifiuta di essere imprigionata in un modello d ordine rassicurante. «Non so se esistano le ali della farfalla scriveva ma è la polvere che le fa volare». anteprima LA LOCANDINA DI «SILVIO FOREVER»; SOTTO, IL REGISTA ROBERTO FAENZA Il vangelo secondo Silvio Berlusconi Roberto Silvestri I Un documentario di montaggio, firmato da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, sull uomo più che sul politico, che parte dagli archivi web, smonta con ironia «il sogno di ogni italiano», spiega l infatuazione per l «unto dal Signore», decostruisce uno dei più pericolosi incubi del presente. È il film a cui la Rai ha censurato i trailer e negato l uso di alcuni materiali l documentario di montaggio Silvio forever è l «autobiografia» non autorizzata del Cavaliere che racconta la suavitaele sueopere, dallestalleallestelle. Abbiamo tutti in testa la vita di Berlusconi. Ma il montaggio di questo film, concepito nella struttura dagli studiosi per eccellenza dei politici, Sergio Rizzo e Antonio Stella, si concentra con interesse sullacapacitàdiesprimereun mondo ricco di sesso deviato e di sacralità di cartapesta. Eppure nessuno sa contrapporgli un «mondo» migliore. Stupefacente il suo linguaggio. Pur avendo studiato alla Sorbona (così ci assicura, ma la balla è una delle sue armi di fascinazioni migliori) non usa più di 100 parole, con abuso di certa sofisticata tecnica «loom», la ripetizione ossessiva di un concetto semplice (che fa ripetere a tutto il suo staff) ma piuttosto avantgarde rispetto al bizantinismo incomprensibile dei politici diepoca Moro. Definitivamente assassinati. «Un vocabolario da terza quarta elementare» - ci ricorda Roberto Faenza che con Filippo Macelloni è il narratore della sua vita, che colpisceil grossodeglielettori-teleconsumatori italiani, che lo sostengono, lo amano, lo adorano e pensando a lui userebbero le parole della sua mamma. Un bravo ragazzo che fa del bene a tutti e che tutti ammirano. I suoi concetti chiave, come quelle di altri dittatori sono: abbattere i comunisti, collocarsi dalle parti del sacro, non mescolarsi mai coi poteri forti (che, messo alle strette si riveleranno la scuola, la magistratura nemica, le università, i giornali e i media che sono tutti contro di lui: forze che inculcano argomenti contrari alla verità). Ma non è sul terreno degli argomenti che Silvio è attaccabile. Ed ecco il piccolo dodicenne, già reazionario sorridente, quasi sciuscià, spintonato dai giovani comunisti perché attacca manifesti della «Libertas», l astuto studente che scrive «bignami col copyright» e si fa pagare per ripetizioni private («e se prendi meno del sei ti ridò i soldi»), il palazzinaro che usa trucchi da Totò per farsi strada, il parvenu del calcio che (chissà comevince campionati e coppe, il boss delle televisioni che usa chissà quali altre diavolerie per distruggere Rete4, per aizzare le piazze contro i primi pretori comunisti che ostacolano la sua strada, e poi il 93, la discesa in campo, i 12 miliardi di campagna elettorale per piazzare il marchio Forza Italia come fosse una nuova lavastoviglie («è il più grande piazzista del mondo» riconosce Indro Montanelli), i due governi, la prima caduta, il ri-matrimonio con Bossi, i baci in bocca di Benigni... Insomma l ascesa di un imprenditore ai vertici oggi (quasi) dello stato, che «ha vinto tutte le sue battaglie», che si è fatto da sé, come se unimbianchino diventasse una sorta di Führer d epoca mediatica, attraverso interviste, sermoni, comizi, dichiarazioni incandescenti, barzellette, uso tattico e strategico del colpo di scena, attraversando mafia, divorzi, scandali, P2, duomi in faccia e «tutto quanto fa suspense e spettacolo». Un documentario di montaggio sull uomo più che sul politico, che parte dagli archivi web, smonta con ironia «il sogno di ogni italiano», spiega l infatuazione per l «unto dal Signore», decostruisce uno dei più pericolosi incubi del presente. È il film a cui la Rai ha negato l uso di alcuni materiali e censurato i trailer, ritenendoli «inopportuni», in attesa dei necessari approfondimenti da parte dello studio legale dell azienda. Neri Marcoré dà la voce a Berlusconi là dovemanca il reperto filmato. Silvio forever lascia al pubblico libertà di rimontaggio e il giudizio finale su questo «strepitoso personaggio della Commedia dell Arte, capace dioffriremiriadi dispunti per una avventura cinematograficamente immaginabile...destinato per le sue gesta a rappresentare gli italiani, in patria e all estero». In conferenza stampa, Faenza ricorda: «Ognuno lo prenderà come lo

13 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 13 CULTURA&VISIONI vuol prendere, a destra come a sinistra». LuckyRed lodistribuisce il 25marzo inoltre 100 copie. Una autobiografia non autorizzata di Silvio Berlusconi, perché, dice Faenza, «nel bene e nel male è una star, rappresenta una parte del Paese e io lo rispetto», mentre gli autori della Casta sottolineano l'obiettivo: «Stare alla larga da un aprioristico progetto ostile, nemico: non volevamo massaggiare le convenzioni di nessuno, ma fare un ritratto ironico, puntando sull'intelligenza degli spettatori» (Stella) e «raccontare innanzitutto una persona che, almeno dal 93 a oggi, è una delle più famose al mondo: la politica non è l'unico suo aspetto» (Rizzo). Fo, Travaglio, Luttazzi, Cornacchione, Montanelli, Biagi, Gregoretti, don Verzè, «non è un film pro o anti Berlusconi - dice Macelloni - ma adotta un punto di vista distaccato dalla presa di posizione politica»; piuttosto, continua Faenza, «con un montaggio aderente all uomo, racconta come il potere parli, per citare C.S. Lewis. Forse disturberàlasinistrache siaspettavalo attaccassimo, ma non si può cancellare una parte di paese che adora il suo leader: questo film non l'attacca, ma lo rappresenta». Viceversa, «fare unfilm cattivissimo, perfido, sarebbestata la cosa piùfacile al mondo: questa, al contrario, è un autobiografia e uno non si spara addosso, piuttosto si loda e s imbroda», prosegue Stella, aggiungendo: «Nessuno ha un rapporto di pancia con il Paese come lui, che confonde pubblico ed elettori, giudici e avvocati». D'altronde, conclude Faenza, «questo è un brutto Paese: se il ministero finanzia anche Vacanze di Natale e non noi. Per il gruppo Mediaset Silvio Forever non esiste, mentre vorrei davvero conoscere la faccia di chi in Rai ha deciso di censurare il trailer. Nemmeno il Tg3, mi dicono, ne vuole parlare, non è un Bel Paese...». MUSICA Bye bye Pinetop Perkins, leggenda del piano blues Èmorto all'età di 97 anni Pinetop Perkins, veraepropria leggenda del pianoblues. L'ultimo Grammy Award l'aveva vinto il mese scorso per il miglior album di blues tradizionale,ma nel 2005 aveva vintoquello alla Carriera e nel 2007 un altro Grammy per il miglior album. Perkins, la cui carriera è durata 80 anni, nonostante l'età continuava ad esibirsi nei club texani e quest'anno aveva piùdi 20 spettacoli ancora inprogramma. «Era uno degli ultimi bluesman del Mississippi -ha dichiarato alla Bbc un altro maestro del genere, BBKing- lui sicuramente sapeva suonare ilpiano. Mancherà nonsolo a me ma agli amanti della musica intutto il mondo». Nel corso della sua carriera ha lavorato con grandinomi come Earl Hooker, mentre nel 1969 entrò a farparte della band di Muddy Waters, unsodalizio durato oltre dieci anni. SCALA William Kentridge reinterpreta Mozart «Il flauto magico» dipana il caos e viaggia in Sudafrica Fabio Vittorini MILANO L aria del caso e l arioso genio di Mozart si incrociano sempre volentieri. Si sono or ora dati il cambio sui palcoscenici milanesi Une flûte enchantée, libero adattamento del capolavoro mozartiano curato da Peter Brook, Franck Krawczyk e Marie-Hélène Estienne, in cartellone dal 24 febbraio al 19 marzo al Piccolo Teatro, e il musicalmente filologico Die Zauberflöte, coproduzione del Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, del Teatro San Carlo di Napoli (dove ha debuttato nel 2006), dell Opéra di Lillee delthéâtredicaen (già produttoredel lavoro di Brook), in cartellone al Teatro alla Scala (dove mancava dal 1998) dal 20 marzo al 3 aprile. Musicalmente filologico sì (e come potrebbeesserediversamenteinun teatrod opera), ma stupefacentesia sul piano della direzione che su quello della messa in scena. Il tedesco Roland Böer, già assistente di Antonio Pappano e ora Kapellmeister alla Frankfurt Oper, lavora da esperto sinfonista, cesella, enfatizza, sfuma, faaffioraretimbrie colorichescreziano la tavolozza mozartiana di venature malinconiche, protoromantiche e allo stesso tempo stacca tempi originali e sempre drammaturgicamente efficaci. Il cast dei cantanti lo asseconda ispirato: maestoso e allo stesso tempo affabile il Sarastro di Günther Groissbö ck, candidi e delicati il Tamino di Saimir Pirgu e la Pamina di Genia Kühmeier, potente e ipnotica la Regina della Notte di Albina Shagimuratova, scenicamente irresistibile il Papageno di Alex Esposito. Ma la vera identità di questo spettacolo è data dall idea scenica del sudafricano William Kentridge, che riesce a trasfigurare e unificare musica canto decori e regia in una «macchina» drammatica, avrebbe detto Ranieri de Calzabigi, contemporaneo di Mozart, delle «più efficaci» nel sollecitare «maravigliosamente» l animo dello spettatore. L arte di Kentridge, in apparenza facile come quella di Brook, cela un lavoro complesso e artigianale, fatto di carboncini, gomme, disegni geometrici, fantasie esotiche, riprese, proiezioni, oggetti, citazioni colte, sapienti montaggi, dove forma e ritmo sono una perenne sequenza di tentativi, sperimentazioni, correzioni, fino a quando dal caos dipanato non nasce il racconto: semplice, leggero, capace di commuovere, divertire, stupire. Conla scenografa Sabine Theunissene la costumista Greta Goiris (che veste i personaggi in stile coloniale), Kentridge sviluppa lo spazio scenico, dotato di sei quinte all antica dipinte e pochi meccanismi (due tapis roulant), come una camera oscura dove l universo immaginoso e simbolico dell opera è evocato da videoproiezioni e disegni luminosi, cercando pazientemente corrispondenze tra la partitura e lo scorrere del tempo, raccordando segni e significati, partendo dal bianco e dal nero, dalla luce e dall oscurità (i due cardini dell universo simbolico mozartiano): «Come Mozart dice il regista sono affascinato dal mondo delle ombre: ci trasmette elementi riguardanti la realtà che sono invisibili allalucedel sole». Nonsolo Kentridgeproietta, ma riflette, ruota, rovescia, trasforma geometrie (coni), simboli (il terzo occhio) e figure (in particolare animali: un serpente, un rinoceronte, gli immancabili volatili legati all universo di Papageno) in suggestivi effetti anamorfici (l animato si converte in animato, l umano in animale e viceversa): «per me il trasformismo in senso nobile è proprio il messaggio del Flauto - ha dichiarato Kentridge - i personaggi dell opera evolvono, diventano persone». Tralasciando ogni riflessione politica e sociale, l artista ha dato forma a un opera esistenziale intrisa di malinconia e allo stesso tempo di vitalità, intensamente struggente. Ma l arte di Kentridge, oltre la Scala, per un breve lasso di tempo invaderà tutta Milano. Conunamostra inauguratasia Palazzo Reale dei suoi ultimi lavori (brevi filmati realizzati attraverso l uso di «sculture disgregate», assemblaggi rotanti di pezzetti di carta e fil di ferro che creano cavalli, cantanti, ballerine, direttori d orchestra). Con la proiezione, lo scorso 19 marzo, dei suoi storici cortometraggi animati, sempre a Palazzo Reale, accompagnati da musiche di Philip Miller. Con un progetto «site specific» alla galleria Lia Rumma (dal 19 marzo al 7 maggio); con un installazione audiovisiva alla Triennale (fino al 27 marzo). Con lo spettacolo di marionette Wojzeck sull Highveld diretto dall artista in scena al Teatro del Buratto il 20 e il 21 aprile. CALCIO Uefa: Platini rieletto presidente «per acclamazione» A56anni Michel Platini viene confermato -ad acclamazione -con unsecondo mandato alla presidenza dell Uefa. L ex goleador della Juventus èda oggi il settimo presidente del massimo organismo europeo, nomina che dovrebbe precedere - nelle previsioni -quella a Blatter alla presidenza della Fifa. Nel precedente mandatoplatini ha promosso il dialogo tra l'uefa elegrandi d'europa el'apertura della Champions Leagueaipiccoli Paesi; ma, soprattutto, si è adoperato per l' introduzione del fairplay finanziario, il sistema di controllodel bilancio dei club. Nancy, Saint Etienne e Juventussono le tappe della sua carriera da calciatore, mentre conlanazionale transalpina vince nel 1984 i campionati Europei si classifica quarto a Spagna 82 eterzo in Messico 86. Dopo una parentesi da allenatore, nel 1998 è presidente del comitato organizzatore dei Mondiali di Francia '98. Il 26 gennaiodel 2007 viene eletto presidente dell'uefa.oggilariconferma. P. BRONDER (MONOSTATOS) E G. KÜHMEIER (PAMINA) a cura di Alberto Caerio TEATRO Sharon Stone in scena al Tuscan Festival Sharon Stone sarà in scena insieme a Jeremy Irons il 5 agosto sul palco del Tuscan sun festival 2011, a Cortona (Arezzo). Ad aprire l'1 agosto la rassegna - fondata da Barrett Wissman che la dirige insieme a Nina Kotova - sarà invece la pianista Martha Argerich, con un concerto dedicato all'argentina. Sharon Stone e Jeremy Irons interpreteranno rispettivamente George Sand e Frederic Chopin in «Nocturne: seduction, smoke and music- The love story of Chopin and George Sand», performance di teatro, musica, danza. Nell'ensemble di attori e musicisti, il violoncello di Nina Kotova. Martha Argerich si esibirà invece in una serie di variazioni sul tango: con lei anche il premio Oscar Luis Bacalov, Rafael Gintoli, Nestor Marconi and Eduardo Hubert. HOLLYWOOD AARON SORKIN TORNA IN TV Aaron Sorkin, vincitore agli oscar come miglior sceneggiatura di «The Social Network» torna su piccolo schermo. E lo fa con un nuovo progetto che parlerà degli impiegati di uno show via cavo notturno che si intitolerà «More as the story develops». Jeff Daniels è entrato a far parte del cast dell'episodio pilota che andrà in onda sul canale via cavo Hbo. Aaron Sorkin, famoso anche per essere l'autore di serie televisive di successo come «West Wing», aveva tentato di portare in tv il mondo dei media con Studio 60 on the Sunset Strip, fallito dopo meno di una stagione. MUSICA INEDITO DI COBAIN IN UN DOC La canzone inedita «Stinking of You» scritta e cantata da Kurt Cobain e Courtney Love, comparirà in «Hit So Hard», un docu sulla vita di Patty Schemel, batterista delle Hole. Il film parla dei problemi di droga della Schemel e delle morti di Kurt Cobain e della bassista delle Hole, Kristen Pfaff. La pellicola verrà mostrata in prima mondiale al South By Southwest Festival di Austin, Texas, per poi venire proiettata nei cinema statunitensi a partire dal 28 marzo. CINEMA I DISCORSI DI DEBRA WINGER Torna «Viaggio nel Cinema Americano» all Auditorium di Roma, rassegna che porta registi e attori d'oltreoceano a confrontarsi direttamente con il pubblico. Da marzo a maggio, saranno sul palco del teatro studio Debra Winger (26 marzo), Cristopher Walken (18 aprile) e William Friedkin (23 maggio). RUGBY I ramarri d Irlanda spennano i pavoni di Sua Maestà Peter Freeman D a otto anni esatti gli inglesi non vincevano il Six Nations Championship. L ultima volta fu nel 2003, e per le tradizioni di ovalia è un po come dire che accadde in un altra vita. A questo punto uno si immagina i sudditi della regina felici ed impettiti per la gloria ritrovata e per un ritorno ai vertici del rugby europeo atteso per così tanto tempo. Niente affatto: i toni sono tutt altro che trionfali. Il fatto è che gli inglesi, per quanto fatto vedere nei quattro match che avevano preceduto l ultima sfida con l Irlanda a Dublino, erano convinti di avere in tasca non solo la vittoria finale ma anche il Grande Slam. Capita invece che lì, nel vecchio Lansdowne Road ora rifatto a nuovo e divenuto Aviva Stadium (potere dello sponsor), i ramarroni di Irlanda si siano dilettati nel loro sport preferito: spennare i bianchi pavoni di Sua Maestà. E quindi niente slam e un aria da mezza tragedia tra le fila del XV della rosa. Tanto per dire, ecco qualche commento post-partita: «È come se mi avessero strappato il cuore» (Tom Wood), oppure «Ho giocato come un idiota» (Ben Youngs, fin qui il miglior mediano di mischia del torneo), e ancora «Sono deluso e amareggiato» (James Haskell). Roba da non crederci. Eppure tanta amarezza, che certo ci appare esagerata, dà il senso di che cosa sia il Sei Nazioni. Vale a dire il più antico torneo internazionale del mondo: una cosa nata nel 1883 e prolungatasi fino ad oggi sia pure con qualche modifica (prima quattro, poi cinque ed ora sei squadre). Quasi centotrent anni: girone «all italiana», un anno gioco da te e quello dopo vieni tu da me. E poi, come in una scatola magica: grande slam, Triple Crown, Calcutta Cup, cucchiaio di legno, cose scolpite nella pietra (e da ultimo anche il trofeo Garibaldi). Se mai qualcuno proponesse i play-off lo metterebbero alla porta. Il Sei Nazioni è fatto così e piace così: stadi strapieni, un tifo che è sempre civile passione, incassi che renderebbero felice qualsiasi federazione internazionale. Per tutte queste ragioni è bene che l Italia si tenga ben stretta la partecipazione a questo torneo. Esserci non può che farle bene, anche negli anni peggiori, quelli a zero punti. Adesso c è il mondiale da preparare. La conferma di Nick Mallett è cosa buona e giusta, e non solo perché abbiamo sconfitto la Francia, ma meglio sarebbe che il suo contratto andasse oltre il mondiale, tanto per evitare l «effetto Berbizier» del E tanto per essere chiari: se il rugby italiano soffre di alcuni mali, la colpa non è di chi siede sulla panchina della nazionale, si chiami Johnstone, Kirwan, Berbizier o Mallett. Rai1 Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 Italia1 La7 16:10 LA VITA IN DIRETTA Attualità Conduce Lamberto Sposini, Mara Venier 18:50 L EREDITÀ Gioco 20:00 TG1 Notiziario 20:30 QUI RADIO LONDRA Attualità Conduce Giuliano Ferrara 20:35 AFFARI TUOI Gioco Conduce Max Giusti 21:10 CENTOCINQUANTA Varietà Conduce Pippo Baudo e Bruno Vespa 00:45 TG1 NOTTE - TG1 FOCUS Notiziario 01:15 CHE TEMPO FA Previsioni del tempo 01:20 APPUNTAMENTO AL CINEMA Rubrica 01:25 SOTTOVOCE Rubrica Conduce Gigi Marzullo. 01:55 RAI EDUCATIONAL ART NEWS Rubrica 02:25 STUDIO UNO 1961 Varietà 17:00 TOP SECRET Telefi lm Con Kate Jackson, Bruce Boxleitner 17:50 RAI TG SPORT - TG2 Notiziario 18:45 MAURIZIO COSTANZO TALK Talk show Conduce Maurizio Costanzo 19:40 L ISOLA DEI FAMOSI 8 Reality show Conduce Daniele Battaglia 20:30 TG Notiziario 21:05 STRISCIA, UNA ZEBRA ALLA RISCOSSA FILM Con Hayden Panettiere, Bruce Greenwood, Caspar Poyck, Gary Bullock 22:50 TG2 Notiziario 23:05 BASE LUNA Rubrica Conduce G-Max 23:45 LA STORIA SIAMO NOI Documentario Conduce Giovanni Minoli 00:35 L ISOLA DEI FAMOSI 8 Reality show 17:40 GEO & GEO Documentario Conduce Sveva Sagramola 18:10 METEO 3 - TG3 Notiziario 19:30 TG REGIONE - METEO Notiziario 20:00 BLOB Varietà 20:10 COTTI E MANGIATI Telefi lm 20:35 UN POSTO AL SOLE Soap opera Con Patrizio Rispo 21:05 CHI L HA VISTO? Attualità Conduce Federica Sciarelli 23:15 PARLA CON ME Varietà Conduce Serena Dandini con Dario Vergassola, Ascanio Celestini, Andrea Rivera, Trio Medusa, Diego Bianchi, Federica Cifola, Paola Minaccioni, Max Paiella, Elio e Le Storie Tese 00:00 TG3 LINEA NOTTE Attualità 00:10 TG REGIONE - METEO 3 Notiziario 01:10 RAI EDUCATIONAL GATE C Rubrica 16:15 NON SMETTERE DI SOGNARE Telefi lm Con Katy Saunders, Roberto Farnesi, Giuliana de Sio 18:55 TG4 - METEO Notiziario 19:35 TEMPESTA D AMORE Soap opera 20:30 WALKER TEXAS RANGER Telefi lm Con Chuck Norris 21:10 GRAN TORINO FILM Con Clint Eastwood, Christopher Carley, Bee Vang, Ahney Her, Brian Haley, Geraldine Hughes, Dreama Walker, Brian Howe 23:50 I BELLISSIMI DI R4 Rubrica 23:55 SCOMMESSA CON LA MORTE FILM Con Clint Eastwood, Patricia Clarkson, Liam Neeson, David Hunt, Jim Carrey, Anthony Charnota, Michael Currie, Darwin Gillett 01:50 TG4 NIGHT NEWS Notiziario 16:15 POMERIGGIO CINQUE Attualità 18:05 TG5 MINUTI Notiziario 18:50 CHI VUOL ESSERE MILIONARIO Gioco 20:00 TG5 - METEO 5 Notiziario 20:30 STRISCIA LA NOTIZIA - LA VOCE DELL IMPROVVIDENZA Attualità Conduce Michelle Hunziker ed Ezio Greggio 21:15 NON SMETTERE DI SOGNARE Telefi lm Con Katy Saunders, Roberto Farnesi, Giuliana de Sio 23:30 MATRIX Attualità Conduce Alessio Vinci 01:00 TG5 NOTTE - METEO 5 NOTTE Notiziario 01:30 STRISCIA LA NOTIZIA - LA VOCE DELL IMPROVVIDENZA Attualità 01:50 SQUADRA MED Telefi lm Con Rosa Blasi, Patricia Richardson, Jenifer Lewis 17:30 SMALLVILLE Telefi lm Con Tom Welling 18:30 STUDIO APERTO - METEO Notiziario 19:00 STUDIO SPORT Notiziario sportivo 19:30 C.S.I. MIAMI Telefi lm Con David Caruso, Emily Procter, Adam Rodriguez, Khandi Alexander, Rex Linn 20:30 TRASFORMAT Gioco Conduce Enrico Papi 21:10 LE IENE SHOW Varietà Conduce Luca e Paolo e Ilary Blasi 00:15 SATURDAY NIGHT LIVE Varietà Conduce Elenoire Casalegno e Beppe Braida 01:35 POKER1MANIA Rubrica sportiva 02:25 STUDIO APERTO - LA GIORNATA Notiziario 02:40 BEVERLY HILLS, Telefi lm Con Jennie Garth, Tori Spelling, Ian Ziering, Brian Austin Green Rainews 17:45 MACGYVER Telefi lm Con 19:03 IL PUNTO SETTIMANALE Richard Dean Anderson, Attualità Dana Elcar 18:45 J.A.G. - AVVOCATI IN DIVISA Telefi lm Con David James Elliott, Catherine 19:27 AGRIMETEO Notiziario 19:30 TG3 Notiziario 20:00 IPPOCRATE Rubrica 20:30 TEMPI SUPPLEMENTARI Bell, Patrick Labyorteaux Rubrica 19:40 G DAY Varietà Conduce 20:57 METEO Previsioni del Geppi Cucciari 20:00 TG LA7 Notiziario 20:30 OTTO E MEZZO Attualità tempo 21:00 NEWS LUNGHE Conduce Lilli Gruber DA 24 Notiziario 21:10 EXIT - USCITA 21:27 METEO Previsioni del tempo DI SICUREZZA Attualità 21:30 MERIDIANA - SCIENZA 1 Conduce Ilaria D Amico Rubrica 00:00 TG LA7 Notiziario 00:15 NYPD BLUE Telefi lm Con Dennis Franz, Gordon Clapp, Bill Brochtrup, James 21:57 METEO Previsioni del tempo 22:00 INCHIESTA 3 Attualità 22:30 NEWS LUNGHE DA 24 McDaniel, Kim Delaney, Notiziario Nicholas Turturro 01:20 PROSSIMA FERMATA Attualità Conduce Federico 22:57 METEO Previsioni del tempo 23:00 CONSUMI E CONSUMI Guiglia Rubrica 01:35 COLD SQUAD Telefi lm Con 23:27 METEO Previsioni del Julie Stewart, Tamara Craig tempo SPECIALE RADIO24 Fino a domenica, il palinsesto racconterà i «Teatri in difficoltà» Settimana dedicata da Radio 24 alle difficoltà e alla crisi dei Teatri italiani, avviando il dibattito sugli interventi d emergenza e sulle proposte da cui ripartire. Nei giornali radio, ogni giorno, si racconteranno storie diverse dei Teatri in difficoltà. Sono previsti approfondimenti in «Focus economia», «Melog2.0», «Italia in controluce». L iniziativa di Radio24 viene attuata nella settimana in cui cade la giornata mondiale del teatro e in cui viene presentato il rapporto annuale di Federculture. È anche, tra l altro, la settimana della mobilitazione contro i tagli alla cultura. L iniziativa si concluderà domenica prossima, alle ore 21, con una puntata speciale della trasmissione di Armando Torno, «Musica maestro». La settimana dedicata alla crisi dei teatri troverà spazio sul sito della radio: commenti, esperienze dei singoli teatri e suggerimenti possono essere inviati all indirizzo

14 pagina 14 il manifesto MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 LETTERE E COMMENTI LIBIA E SINISTRA È IL TEMPO DEL MOVIMENTO PACIFISTA Vincenzo Vita C on la Risoluzione Onu 1973 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato l intervento aereo in Libia. In realtà, si tratta di una guerra in senso stretto con esiti imprevedibili e certamente gravi. Ildocumentodelle NazioniUniteè proiettato verso la difesa dei civili: no-fly zone, cessate il fuoco e fine di ogni violenza. Ma siamo veramente sicuri che il vecchio colonialismoanglo-francese e l unipolarismo statunitense non si siano rimessi in moto? La Risoluzione è stata rispettata in ogni sua parte? Oppure, verosimilmente, è già stata aggirata? E l Italia? Che ruolo può effettivamente assumere? I tempi sono sbagliati, lo sanno tutti. La Francia ha rivendicato la primazia dell intervento militare, l Italia avrebbe dovuto rivendicare quella dell azione diplomatica. Ma con quale credibilità dopo l affaire Berlusconi? Non potevamo tirarci indietro di fronte ad una violazione sistematica dei diritti umani, non potevamo permettere al dittatore di continuare a bombardare la sua popolazione e restare ad osservare inermi la tragedia che si sviluppava sotto i nostri occhi. Tuttavia, dovevamo essere il centro nevralgico della diplomazia di pace europeaeinternazionale. Lanostra posizioneal centrodelmediterraneoci imponevadiassumere il ruolo principale nelle politiche sulla crisi del Maghreb. Ma le paure leghiste «delle invasioni barbariche» da un lato, el inesistenzanegliultimianni dellanostra politica estera dall altro, hanno fatto sì che l Italia svolgesse soltanto un ruolo di secondo, terzo grado. Inutile quanto subalterno. Certo non era facile prendere posizione per un governo che pochi mesi prima aveva persino ospitato il Raìs in una tenda nel centro di Villa Doria Pamphilj e steso tappeti rossi al dittatore. Dal baciamano a Gheddafi siamopassati ai tornadoin direttadel tg1 di Minzolini. Sarebbe stato opportuno e necessario organizzare un tavolo internazionale dove poter discutere su come bloccare lo sfregio continuo dei diritti umani. Su come aiutare i civili, portare supporto agli ospedali. Ma niente è stato fatto. IlCapitolo VII dello StatutoOnu disciplina gli interventi militari in caso di «minaccia alla pace» e non prevede «coalizioni di volenterosi», né comandi di singoli paesi. Prevede forze armate internazionali sotto il comando delle Nazioni Unite. Perché in Libia nessuno ha proposto una peace keeping operation? Perché si procede attraverso un interventodi fatto guerresco? In un periodo in cui dalla tragedia giapponese il nucleare viene messo in discussione, i giacimenti petroliferi libici fanno gola ai governi di Sarkozy e di Cameron. E non solo. Forse se si pensasse a un intervento concordato e gestito congiuntamente dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, la posizione di Russia, Cina e Germania sul caso libico sarebbe diversa. E si riaprirebbe l intera vicenda. In Libia gli interessi economici fanno ben più gola dei diritti umani. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui in Bahrein le rivolte vengono «sedate» e in Libia arrivano i Mirage. O i Tornado. È l ora di una ripresa del movimento pacifista. Che si farà in Parlamento su di un argomento di tale rilievo per gli assetti del nuovo secolo? Non è proprio il caso di usare la logora chiave del voto bipartisan. Ed è proprio il caso, al contrario, di rimettere al centro la vocazione solidaristica delle culture civili. Laiche e religiose, socialiste e progressiste. * Senatore del Pd Da qualche tempo si può vedere in tv lo spot della nuova campagna nazionale contro la droga. Per chi non l avesse visto, eccone una breve sintesi: un giovanotto, in procinto di partire per una vacanza sulla neve, viene raggiunto di corsa da un amico che gli passa un sacchetto trasparente contenete un discreto numero di compresse, senza alcuna contropartita in denaro. Il ragazzo sale sul pullman e siede accanto ad una ragazza che sembra aspettarlo, e che, avendo osservato la scena, lo guarda con disapprovazione: lui non ne risulta particolarmente turbato, si addormenta immediatamente e sogna. Sogna della ragazza che ha al suo fianco? Ma neanche per idea, sogna il suo sacchetto di pasticche che però si trasforma in una donna assai bella e seducente, vestita di bianco come bianca è la pista in cui si incontrano: si abbracciano ma, improvvisamente, la bella in bianco si trasforma in un vampiro/zombie e lo morde. Il giovanotto si sveglia di colpo, scende dal pullman e getta il ECCO COME POTETE PARTECIPARE ALLA NOSTRA CAMPAGNA DI SOTTOSCRIZIONE : on line, versamenti con carta di credito sul sito ed è il metodo più veloce ed efficace. Telefonicamente, sempre con carta di credito, allo , o via fax allo Potete telefonare anche per segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno. Con bonifico bancario presso la banca sella intestato a: il manifesto Coop. Ed. a r.l. IBAN IT18 U Con conto corrente postale numero intestato a: il manifesto Coop. Ed. ar.l., via Bargoni Roma. I Beni comuni e predazione privata n un celebre brano della Ricchezza delle Nazioni Adam Smith osservava che «le cose che hanno il maggiore valore d uso hanno spesso poco o nessun valore di scambio; e, al contrario, quelle che hanno maggior valore di scambio hanno spesso poco o nullo valore d uso. Nulla è più utile dell acqua, ma difficilmente con essa si comprerà qualcosa (...). Un diamante al contrario ha difficilmente qualche valore d uso, ma in cambio di esso si può ottenere una grandissima quantità di altri beni». A quasi due secoli e mezzo di distanza possiamo misurare il cammino percorso nel frattempo dal capitalismo. Quella che era una risorsa fondamentale alla vita umana, ma libera, perché non appartenente a nessuno e priva di valore in quanto straordinariamente abbondante, è oggi diventata una preziosissima merce. La sua scarsità in rapporto ai bisogni della popolazione, e lepossibilitàtecnichedellasua distribuzionee partizionela rendono un bene di mercato. Le risorse fondamentali dell umanità, la terra, le foreste, i mari, l aria salubre, i minerali e le fonti di energie del sottosuolo, proprio perché diventano sempre più scarsi, e in virtù delle crescenti possibilità tecniche del loro utilizzo, si trasformanoin mercisempre più ambite e «recintabili» dai privati. L accaparramento delle terre agricole in Africa da parte della Cina e dell Arabia Saudita ci illustra con eloquenza il fenomeno in atto. Così possiamo facilmente prevedere l aspro conflitto che si para davanti a noi. Mentre finalmente prendiamo atto che le risorse non sono infinite, e che essendo indispensabili per la sopravvivenza stessa dell umanitàsono patrimoniodi tutti i viventi, il capitalismo tende a trasformare la sopraggiunta scarsità in nuovi territori di profitti privati. Anzi come ad esempio nella imposizione di brevetti su piante che appartengono alla sapienza degli indigeni esso crea una scarsità artificiale attraverso l istituzione di un monopoliosu un beneche primaapparteneva allecomunità locali. Ora, la difesa teorica che sta alla base di tale predazione, che può condurre l umanità a dilaniarsiinguerredistruttive, statutta inuna argomentazione molto semplice, a cui gli economisti di varie tendenze danno da tempo dignità culturale. I privati essi sostengono investono i propri capitali in queste risorse e le valorizzano, le rendono più facilmente disponibili: ad es. nel caso dell acqua costruendo acquedotti, provvedendo alla loro manutenzione, ecc. I privati ricavano certo profitti dai pagamenti dei cittadini-utenti, ma proprio quei profitti attesi li spingono all efficienza economica, alla cura e conservazionedella risorsa, con vantaggio generale. La gestione pubblica è invece inefficiente e fallimentare. Piero Bevilacqua VUOTI DI MEMORIA Soldati Alberto Piccinini Vedendo questi soldati, vivendo in mezzo a loro, mi vien fatto di pensare alle definizioni che in Italia se ne davano sino a pochi giorni fa da certe dottrine che avvelenarono e tentarono di disseccare tutte le fonti della vita nel cuore dell'uomo. I soldati spediti a una guerra coloniale altro non erano se non i figlioli del proletariato sacrificati a un'orrenda avventura del capitalismo borghese! Proletario e mercede del proletariato, capitalismo borghese e sfruttamento borghese, fra queste due coppie di termini antitetici tutto il mondo era compreso con tutte le sue faccende. (...) Ma in verità questi nostri soldati spediti qui in Tripolitania a combattere il turco e l'arabo non hanno l'aria d'essere le vittime di nessuno, e si può dire di loro che mettono in pratica il precetto de' testi sacri il quale suona: - Servite Domino in laetitia -. Essi servono con la letizia del cuore. Servono la borghesia italiana? La servono lietamente. Servono il governo italiano? Lo servono lietamente. Servono forse la Patria? La servono lietamente. In verità non sanno e non domandano di sapere. (...) Ma una sola cosa sanno e sentono, ed è che agiscono. (Enrico Corradini, inviato alla guerra di Libia per «L'Illustrazione italiana»; 4 novembre 1911) FUORILUOGO Proverò a mostrare che l argomentazione non regge né alla prova della storia né della teoria. È noto che in Italia tanto l acqua potabile che altri servizi per buona parte dell 800 furono gestiti da società private. I risultati furono talmente fallimentari, sia sotto il profilo dei prezzi agli utenti che della qualità del servizio, da convincere non solo i socialisti, ma anche i cattolici e gli stessi liberali a municipalizzare l acqua delle città. Come ha ricordato di recente un giovane storico, Lorenzo Verdirosi, perfino Luigi Einaudi se ne persuase, affermando che «quando un servizio assume carattere monopolistico non resta per l ente pubblico che la soluzione della gestione diretta». E i comuni hanno poi scritto una pagina importante per la diffusione delle risorse idriche nelle piazze e nelle case degli italiani. La base dell errore teorico che assegna il primato dell efficienza ai privati in ambito di gestione dei beni comuni sta in questa convinzione: l assenza diuna ricercadelprofitto priva la gestione pubblica di quel rigore nei conti economici che alla fine sfocia nelle passività di bilancio e nel collasso. La sottrazione alla libera competizione nel mercato le fa mancare gli stimoli all innovazione tecnologica, ecc. Ma è proprio così? La storia dell economia italiana offre un buon repertorio di smentite in proposito. Forse che l Eni o la Società Autostrade hanno fatto mancare profitti alle casse pubbliche, finché erano statali, o non sono stati capaci di innovazione? E tuttavia, quando si gestiscono beni comuni, il fine non è il profitto, ma la distribuzione ottimale di un bene o di un servizio. In questo caso è la finalità sociale a essere preminente. Certo, la cattiva amministrazione non è mai rivoluzionaria. Ma non è la ricerca di soddisfare l interesse collettivo, con criteri di economicità il punto debole della gestione dei beni comuni. È l invasione da parte dei privati, che alterano la buona amministrazione pubblica. Quello che è un problema di trasparenza, di controllo partecipato dei cittadini, insomma una questionedi democrazia, viene trasformatoin un principio ideologico: solo l egoismo privato del profitto garantisce l efficienza! Ma l egoismo privato è efficiente, socialmente vantaggioso? Ricordiamo che tale principio ideologico ha assunto la guida monopolistica dell economia mondiale da almeno 30 anni. Chi non ricorda il refrain che uno dei padri del neoliberismo, Milton Friedman, premio Nobel per l economia nel 1976, ripeteva nelle sue interviste? «Il fine di ogni impresa è fare profitti». Ebbene, non pare che tale fine supremo, applicato a un bene pubblico come la salute, abbia portato efficienza e vantaggi generali alla sanità americana, la più costosa e iniqua dei paesi avanzati. Né sembra che esso abbia impedito la messa in atto di truffe colossali ai danni dei cittadini e dei risparmiatori, come hanno provato la vicenda, ad esempio, di Enron o di Parmalat. Tanto per limitarci a casi universalmente noti. E che cos è, del resto, la Grande Crisi dei nostri anni se nonla sommageneraledei singoli e ciechi egoismi privati? Ma noi in Italia possiamo offrire esempi sontuosi di «successo» di tale principio. Forse che i casalesi o gli ndranghetisti non perseguono, con stringente razionalità economica lo scopo del loro privato profitto, ammazzando chi lo contrasta? Non realizzano profitti le imprese del nord che smaltiscono clandestinamente rifiuti tossici, avvelenando i terreni e probabilmente anche i mari, di tante regioni del sud? E allora chiediamo: che fine fa l interesse generale, che cosa possono le leggi di uno Stato, se l interesse privato diventa un principio regolatore dell etica pubblica? Il referendum per l acqua pubblica, dunque, non è solo una singola partita da vincere. È un passaggio strategico fondamentale. Perché esso può schiudere un orizzonte nuovo di lotte per la trasformazione radicale della società capitalistica. Da quella possibile vittoria si può partire per annettere ai territori dei beni comuni, non solo quelli chesonoappartenuti al welfare novecentesco (salute, istruzione, casa) ma anche inuovi e sempre più irrinunciabili da sottrarre alla predazione del mercato: le terre agricole, l alimentazione, la biodiversità, la salubrità ambientale, l energia, il lavoro. Spot antidroga, l irresistibile vampira di Giovanardi Claudio Cippitelli sacchetto di plastica in un braciere casualmente a disposizione (droga, tu mi bruci il cervello, io brucio te) e, incurante dell eventuale diossina prodotta, si allontana, mano nella mano, con la ragazza del pullman. Dissolvenza, messaggio in sovraimpressione «Non ti fare - Fatti la tua vita». Musica di Nek (a Sanremo 93 presentò la canzone antiabortista In te e forse per questo tanto apprezzato dal Senatore Giovanardi), cantante appetibile tra i giovani sotto i trenta quanto una cover di Claudio Villa. Nella conferenza stampa di presentazione, Bonaiuti ha affermato che, sia la sceneggiatura che la regia, sono «opera prima» di Carlo Giovanardi. Non sappiamo se il senatore abbia una vaga idea di cosa rappresentino attualmente vampiri e zombie nell immaginario dei giovani: se, per esempio, è a conoscenza del successo al cinema di Twilight saga (Twilight , New Moon 2009, Eclipse 2010) o del film svedese del 2008 Lasciami entrare, delle serie tv True blood (uscita in Italia nel 2009 e di cui è finita da poco la terza serie), il Diario del vampiro (uscita in Italia nel 2010), The walking dead (2010) o Dead set (serie del 2008, 5 episodi ambientati nella casa del Grande Fratello). Solo per elencare i titoli di maggiore successo. Come si può pensare che, per dissuadere i giovani dall uso di droghe, si possa utilizzare una delle metafore per loro più affascinanti? Il britannico National Social Marketing Centre, ha pubblicato, nel 2007 una checklist per la valutazione dei programmi di marketing sociale. Al secondo DALLA PRIMA Ugo Mattei Un dibattito politico fatto di temi reali (acqua, nucleare, guerra) e non di alchimie o sigle. Il movimento referendario che ha raccolto quasi un milione e mezzo di firme per l acqua bene comune vuole rappresentare fino in fondo il corpo elettorale sovrano, permettendogli finalmente di esprimersi direttamente, a seguito di un libero dibattito democratico, sul modellodi sviluppoche comecollettività intendiamo perseguire. Il governo, sostenuto da un Parlamento delegittimato da una legge elettorale assurda, ha paura della democrazia diretta e non vuole confrontarsi nel merito. Per farlo ricorre a ogni scorrettezza di metodo, abusando sistematicamente del proprio potere e tradendo il proprio mandato costituzionale. Il dodici febbraio scorso l Avvocatura dello Stato, costituitasi in giudizio contro l ammissibilità dei referendum è stata sconfitta. Abbiamo portato a casa il fondamentale riconoscimento dei beni comuni nella giurisprudenza della Corte Costituzionale (poco dopo anche le Sezioni Unite della Cassazione hanno riconosciuto la nuova categoria giuridica) e soprattutto abbiamo smascherato le menzogne sistematiche con cui Tremonti e Ronchi avevano cercato di non assumersi la responsabilità politica della loro scellerata scelta privatizzatrice, cercando di addossarne la responsabilità «all Europa». Con la decisione della Corte Costituzionale è iniziata una nuova fase in cui il governo non può più essere parte ma deve cooperare lealmente con gli altri poteri dello Stato (fra cui i promotori dei referendum) nella piena applicazione dell art. 75 della Costituzione per consentire al corpo elettorale sovrano di confrontarsi nel merito dei quesiti. In questa nuova fase il governo deve essere guidato dal solo art. 97. della Costituzione, quello che prescrive l imparzialità e l efficienza dell azione amministrativa. Lungi dall attenersi a questo mandato costituzionale, nello scoperto tentativo di prendersi una rivincita facendo saltare il quorum, il governo ha dapprima deciso di rifiutare l election day sperperando centinaia di milioni di euro (in gran parte gravanti sugli enti locali già impoverirti che farebberobene a far sentire la propriavoce) pur di far votare nell ultima giornata utile, a scuole chiuse e in pieno periodo di maturità, dopo che gli elettori hanno già dovuto recarsi due volte ai seggi. Quando, dopo l incidente nucleare giapponese, è risultato chiaro che gli elettori avrebbero capito la posta in gioco nonostante la congiura del silenzio, ecco ora il tentativo di scippare il corpo elettorale della possibilità di esprimersi, attraverso il congelamento di un anno del programmanucleare. L idea dei nostri statisti è che l Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione sospenda il referendum sul nucleare dichiarandolo superato dal nuovo assetto normativo prodotto dalla «pausa di riflessione» e che saltato il nucleare salterebbe il quorum per tutti gli altri. Il referendum verrebbe così celebrato quando è passata la buriana. Sia detto con grandechiarezza: questo escamotageavvilente dà la misura del dilettantismo giuridico di questi signori (già certificato dalla Corte Costituzionale), oltre a quella della loro miserabilità politica. L effetto giuridico di un voto referendario dura infatti cinque (5) anni. Una leggina ponte della durata di un (1) anno non può perciò in alcun caso sostituirsi alla volontà diretta del corpo elettorale, che deve essere a questo punto espressa nei modi e nelle forme dell art. 75 Costituzione. La Cassazione e in seconda battuta la Corte Costituzionale non avallerebbero mai un simile tentativo di scippo. Da parte nostra saremo numerosissimi sabato a dire oltre a tutto il resto: «Giù le mani dai referendum!». Perché si scrive acqua ma si legge democrazia. punto si legge che tali programmi devono dare prova di una profonda conoscenza dei gruppi target selezionati: sentimenti, atteggiamenti e percezioni. Carlo Giovanardi, e i suoi collaboratori, hanno probabilmente molta paura delle vampire, ma non brillano in conoscenza del gruppo target, né dei loro sentimenti, atteggiamenti e percezioni; forse non sanno che, alla morale proposta - chi si accontenta (della ragazzina del pullman) gode (non viene morso dalla bella vampira/zombie) - di norma ai ragazzi piace di più un altro proverbio, chi non risica non rosica. Ma per cimentarsi sul rischio ci vogliono i professionisti, come dimostrano gli splendidi spot di Davide Ferrario della 7 campagna nazionale nei quali, in un clima da cinema indipendente, (bianco e nero, sonoro in presa diretta), rapide conversazioni tra ragazzi mettevano in discussione i luoghi comuni e i miti che ruotano intorno ai consumi di party drugs. Quella campagna, ormai lontana, poteva contare su un implementazione locale fatta da tante unità di strada che riprendevano territorialmente il messaggio, come raccomanda la citata checklist al punto 5 (coinvolgimento dei referenti locali per l attuazione e lo sviluppo in modo che siano pronti a sostenere il programma) e al punto 8 (èquipe multi settoriali per aiutare a sviluppare, distribuire e valutare la campagna). Ma la 7 campagna, era una cosa seria. Ora si teme il sequel: per ristabilire l eguaglianza tra i generi, magari un cannibale maschio che, come Hannibal Lecter, divori le cervella (oramai ridotte ad una fetta di emmenthal, per via dei famosi buchi) di una giovane che ha appena rollato una canna. Alla fantasia non c è limite. Alle sceneggiature del senatore Giovanardi neanche.

15 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 il manifesto pagina 15 altra italia Traffico di rifiuti e frode in pubbliche forniture. Dieci avvisi di garanzia per l impianto al centro delle proteste dei comitati. Coinvolti due gruppi considerati vicini al clan Zagaria. Avrebbero fornito argilla di qualità scadente e il percolato sarebbe finito nel terreno. Falde acquifere a rischio Adriana Pollice NAPOLI D Chiaiano TERRITORI DISCARICA DI CAMORRA opo sei processi subiti dagli attivisti della rotonda Titanic e quasi quattroannidilotte, la veritàsulla discarica di Chiaiano comincia a venire fuori. Lunedì la Dda si è presentata all invaso che accoglie dalle 500 alle 800 tonnellate di tal quale al giorno per notificare dieci avvisi di garanzia a vertici e tecnici della due società che lo gestiscono, la Ibi Spa (presente in altri impianti in Campania e in quello di Bellolampo a Palermo) e la Edilcar Sas, controllata dalla famiglia Carandente, che ha ottenuto il subappalto. La prima ditta era già stata destinataria di un interdittiva antimafia a dicembre. Secondo i carabinieri del Noe, i clan Mallardo e Zagaria si sono infiltrati nella gestione dello sversatoio, condizionando la gestione degli appalti, in particolare quello per la fornitura di argilla, di qualità scadente, che non ne assicurerebbe l impermeabilizzazione. Tenuto conto che il percolato è corrosivo, la falda acquifera sottostante è a forte rischio inquinamento. I reati contestati dai pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e dal procuratore aggiunto Sandro Pennasilico traffico di rifiuti e frode in pubbliche forniture. Lunedì notte 200 componenti dei comitatidipoggio Vallesana hanno bloccato fino alle 5 di mattina una quindicina di autocompattatori che dovevano sversare nella cava del Poligono, fermandone i conferimenti. «Un blocco necessario per ribadire che la salute dei cittadini non può essere messa in secondo piano, visto che non si è proceduto al sequestro» spiegano Antonio Musella e Ivo Poggiani, della Rete Commons e dei comitati di Chiaiano. Ieri mattina la mobilitazione è proseguita con l occupazione degli uffici della SapNa, la società della provincia di Napoli competente per la gestione delle discarica. «Abbiamo ottenuto proseguono - che vengano effettuate nei prossimi giorni delle analisi sulla falda acquifera che saranno esaminate da laboratori indicati direttamente dai comitati. Non ci siamo mai fidati delle loro analisi, oggi più che mai visto il contesto delineato dall indagine della magistratura». Ieri, inoltre, è stata annunciata la data di chiusura della discarica di Chiaiano, il23 giugno. Un dato che, forse, rivela nuovi piani per l impianto. Tra tre mesi, infatti, dovrà partire una nuova tranche di lavori per la tombatura e messa in sicurezza del sito, 7 milioni solo per il primo step. Leindagini liberanoilcampo daimprese inserite dal commissariato straordinario per dare nuove occasioni di guadagno ad altri, magari vicini alla maggioranza in provincia, magari senza gara, utilizzando la clausola della somma urgenza. La vigilanza deve restare alta, soprattutto quando si legge nelle inchieste di come si comportano gli imprenditori. Per gli inquirenti, la discarica è stata allestita con materiale di qualità scadente, sopratutto argilla estratta abusivamente nel salernitano, con il risultatoche il percolatoè finito nel sottosuolo. I carabinieri, nell ambito della stessa operazione, hanno sequestrato anche una discarica di 15mila metri quadri a Giugliano di proprietà della famiglia Carandente. Si legge nel relativo decreto: «È stata accertata la gestione di una vera e propria discarica abusiva con un ingente traffico di rifiuti provenientidall escavazionein varilavori: l Edilcar raccoglie rifiuti (terra e rocce) sia dalla stessa discarica di Chiaiano che dai vari cantieri gestiti in proprio, li trasporta presso il proprio sito ubicato a Giugliano in Campania per poi rivenderli alla stessa discarica di Chiaiano per effettuare le operazioni di ricopertura dei rifiuti con terreno vegetale». Sia i gestori della Ibi sia quelli della Edilcar avrebbero avuto la certezza, ben prima dell espletamentodella garad appalto, diriuscire ad ottenere l incarico tanto da organizzarsi anche per l esproprio dei terreni. Secondo il Noe, la famiglia Carandente Tartaglia (cinque componentiindagati) sarebbe legata alla società Ibi, gestita di fatto da Antonio D Amico, con la quale in subappalto e in Ati ha realizzato numerosi lavori sempre nel settore delle discariche. I due gruppi sarebbero vicini ai clan Zagaria (una delle famiglie dei Casalesi) e Mallardo, stando alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo. NAPOLI Cariche e caccia all uomo al corteo dei precari Bros A. Po. NAPOLI C riminali secondo l assessore regionale al lavoro, la stampa non mostra nessuna simpatia, la polizia continua a caricarli nell indifferenza generale. Cambia il questore ma la musica è la stessa. Lunedì mattina circa mille precari del progetto Bros di Napoli si erano radunati al Vomero, il quartiere collinare dello shopping, per manifestare. La richiesta eversiva è un posto di lavoro al termine di un processo di formazione (raccolta differenziata, servizi alla persona) e contratti a scadenza che va avanti dal Arrivati a ridosso della zona pedonale di via Luca Giordano, a due passi dal mercatino di Antignano, il primo contatto con le forze dell ordine, la manifestazione non è autorizzata. Mentre la testa del corteo sta ancora discutendo con gli agenti, parte la prima carica che diventa una vera e propria caccia all uomo. Intre finisconoall ospedalecardarelli. Una donna sulla quarantina viene buttata a terra, colpita alle costole con il manganello dalla parte del manico. Un ragazzodi Acerra viene letteralmente denudato mentre lo trascinano via, sotto una gragnola di colpi. Botte di sfollagente e di scudi volano persino sulle massaie che tornano dal mercato. Qualche cassonettovienerovesciatomaèsolo unaccenno di reazione, alle tredici il quartiere è tranquillo di nuovo. Finite le cariche comincia l operazione di rastrellamento, chirurgica. In due vengono fermati e caricati sulle camionette che sfreccianofra la folla in direzione questura, in via Medina. Il corteo allora scende lungo via Salvator Rosa per raggiungere i compagni fermati. A piazza Mazzini trovano un nuovo blocco di camionette e un secondo rastrellamento, alla fine i fermati saranno dodici. Naturalmente niente avvocato, mentre la polizia visiona filmati per trovare qualcosa a cui appigliarsi per tenerli dentro, male ultimevoltei filmatihanno finito per dare ragione ai manifestanti. A via Medina alle due del pomeriggio la rabbia è tanta, sono ancora un migliaio a chiedere la liberazione dei colleghi: «Gheddafi in confronto è nu buon guaglione» scherza Gennaro, ma è un sorriso che non allenta la tensione. «Libertà, libertà. O lavoro c hanna dà» urlano alla polizia schierata all ingresso degli uffici. Il bilancio finale sarà di due arrestati per violenza e minaccia a pubblico ufficiale, resistenza aggravata, interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata, dieci denunciati in stato di libertà. L ultimo manifestante fermato nel pomeriggio dopoche il presidio, pacifico, si era sciolto. Due agenti si sono fatti refertare, cosa che farà scattare le aggravanti se si dovesse arrivare in tribunale. Con l annuncio del piano lavoro della regione Campania le manifestazioni si erano fermate per un mese, poi le speranze sono diventate una beffa. «Ci hanno messo a fare i colloqui con agenzie pubbliche, di lavoro interinale, con gli psicologi. Ma a che serve se abbiamo il libretto delle competenze? Solo a prenderci in giro - racconta Claudia - Le tremila assunzioni sbandierate dall assessore sono in realtà piccolinegozi che hanno messo a posto i commessi che tenevano al nero». COMUNALI La rete Commons si schiera con l ex magistrato. E candida Pietro Rinaldi, vicino a Insurgencia e ai comitati antidiscarica di Chiaiano «Noi dei centri sociali stiamo con De Magistris. È un alternativa vera» A.Po. «S iamo nei territori per costruire una partecipazione attiva sui temi dei beni comuni, dai rifiuti all acqua pubblica. Si può scegliere di praticare solo il conflitto sociale oppure verificare se esiste una sponda politica che interpreti le nostre buone pratiche. Per questosaremo nellalistacivica diluigidemagistris». Antonio Musella, della rete Commons, racconta così l impegno di una parte del movimento nelle amministrative partenopee di maggio prossimo. Un passo in più rispetto alla scorsa tornata, in cui il motto era stato «scegli il tuo nemico», preferendo cioè Rosa Russo Iervolino come interlocutore antagonista rispetto al candidato delle destre, allora ci furono due consiglieri di municipalità eletti. Questa volta si punta al Consiglio comunale: «Per aprire un laboratorio politico sul futuro di Napoli, in prima linea ma fuori daipartiti». In lista ci sarà Pietro Rinaldi, avvocato e attivista, che ha attraversato l esperienza dei centri sociali, da Officina 99 allo Ska, adesso con Insurgencia e il presidio di Chiaiano e Marano antidiscarica. Pietro, da Genova 2001 a sostenere un magistrato? Partiamo dal fatto che il centrodestra campano è pericoloso. Fosse solo affarismo, malgoverno e politiche repressive, con Berlusconi abbiamo imparto a reagire. Oltre le inchieste su Nicola Cosentino, c è la cronaca quotidiana a spiegarci di cosa parliamo. Dopo provincia e regione, sono pronti a mettere le mani sulla città. Solo una chiarissima rottura con il passato del centrosinistra, che non è solo bassolinismo ma un gruppo di potere trasversale, può attivare le forze vive per il riscatto della città. Nessuna critica su come è maturata la candidatura De Magistris? Il centrosinistra ci ha sostanzialmente fatto capire di non volere la discontinuità. La vicenda delle primarie conferma pienamente il dato. Certo non ci piace l idea che solo tra magistrati si possa raccogliere le forze sane della società, ma in De Magistris non vediamo il magistrato di una inchiesta scomoda, ma un politico che rompe gli schemi, soprattutto con il passato. Poi ci è stato vicino da europarlamentare nella battaglia di Chiaiano, sposando le nostre idee sull abbandono definitivo delle discariche e degli inceneritori per la raccolta differenziata e il trattamento meccanico. Per la battaglia senza se e senza ma sull acqua pubblica. Una posizione, la vostra, condivisa da tutti i pezzi di movimento napoletano? Non rappresentiamo tutto il movimento, ma di sicuro importanti aree stanno guardando a De Magistris come un opportunitàe non nella logica del meno peggio. È una candidatura di eccellenza, l unica possibile. Saremmo rimasti indifferenti a Ranieri o Cozzolino. Il fatto che Pd e Sel non sentono la pancia dell elettorato è abbastanza evidente, non stanno sul marciapiede e non sentono l umore di una città che vuole il cambiamento. Il problema è evitarechesicambiinpeggio, ritrovandosicon GianniLettieri. Quale sarà il vostro contributo? Innanzitutto sfruttando l esperienza che abbiamo fatto sul campo nella questione dei rifiuti, ma quello che più ci interessa è avere un sindaco che inverta la linea, che apra le porte del comune. Il sindaco che vogliamo è quello che sa dialogarecon i disoccupati e con i precari senzatuonarecontroil conflitto, chesifacciacaricodeiproblemi. Ese non può dare risposte, si faccia portavoce con chi il potere e i soldi ce li ha (la regione e il governo) del malessere della città. Il sindaco che vogliamo sa essere il primo cittadino delle comunità in rivolta che difendono il proprio territorio.

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17 il manifesto pagina 15 MERCOLEDÌ 23 MARZO 2011 Roma dintorni ROMA & DINTORNI PUBBLICITÀ: POSTER PUBBLICITÀ SRL - TEL FAX Via Bargoni Roma - TEL TARIFFE DELLE INSERZIONI: edizione locale: EURO 184 A MODULO - cinema edizione locale: EURO 105 A MODULO SI PREGA DI FAR PERVENIRE LE SEGNALAZIONI ENTRO LE ORE 12 DEL GIORNO PRECEDENTE L EVENTO & in AGENDA CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA Conferenza e dibattito su tema La canzone romana e romanoide, tenuta dal prof. Giuseppe Renzi con la partecipazione di Remo Balzani. Via San Francesco di Sales, 5, ore FELTRINELLI Presentazione del libro Omaggio a Hugo Pratt. Sulle strade dell avventura del fotografo Pino Ninfa. Intervengono Claudia Fayenz e Luigi Onori. Viale LIbia, 427, ore 18 FONDAZIONE BASSO Presentazione di Dita di dama di Chiara Ingrao. Sarà presente l autrice. Via Della Dogana Vecchia, 5, inizio presentazione ore 17 L ARCHIVIO 14 Stasera Parole in fuga, aperitivo letterario con letture di brani dal e sul carcere con Valerio Mastandrea. Musica dal vivo di Roberto Mazzoli. Parte dei proventi della serata andranno a finanziare la Biblioteca Giulio Salierno di Papillon. Via Lariana, 14, ore 19 (ingresso 12 euro) MEL BOOKSTORE Presentazione del libro Occulto Italia di Stefano Pitrelli e Gianni Del Vecchio. Via Nazionale, 252, ore 18 PORTA FURBA A un mese dallo stupro che ha visto vittima una giovane madre di 32 anni nella caserma dei Quadraro, l Assemblea contro la Repressione Roma 15 marzo 2011, promuove una fiaccolata con partenza all altezza della stazione metro della linea A a Porta Furba. Concentramento ore 19 RINASCITA Presentazione del libro La marcia di Luigi Cinque, anni di guerra, di dolore e di chilometri di Francesca Violante Rosso. Via Savoia, 30, ore 18 ROMA TRE Domani 24 nell Aula Volpi della Facoltà di Scienze della formazione, convegno dal titolo Da Immigrati a cittadini. Via Milazzo, 11a, ore 10 in MUSICA ALEXANDER PLATZ Vigliar G Gianluca trio in concerto Via Ostia, 9, concerti ore (ingresso con tessera mensile 15 euro, annuale 30 euro) AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA In Sala Sinopoli Mi sei scoppiata dentro al cuore. Mina, le canzoni, un epoca una storia. Recital scritto, narrato, recitato e cantato da Alessandro Fontana (21); in Sala Petrassi (21) teatro con Sigh di e con Tian Mansha; al Teatro Studio (21) per la rassegna Solo, al pianoforte Matthew Shipp. V.le De Coubertin, 30 BIG MAMA Ritornano i Mad dogs (rock blues). Vicolo San Francesco a Ripa,, ore CIRCOLO DEGLI ARTISTI Arrivano i The Radio Dept. accompagnati dagli Everything Everything. I Radio Dept. nascono nel 1995 a Lund, in Svezia, dalla voglia di due compagni di scuola poco più che sedicenni, Elin Almered e Johan Duncanson (voce, chitarra e tastiere), di buttarsi nel mondo della musica. Il nome viene preso dall insegna «Radioavdelningen» (The Radio Department in svedese) di una stazione di servizio e centro per la riparazione di radio che si trova nella cittadina di Lund. Nel 2003 i Radio Dept. pubblicano il disco d esordio Lesser Matters per la svedese Labrador e per la americana Shelflife. Passato quasi in sordina, l album ha una seconda occasione quando, nel 2004, la label inglese XL decide di ristamparlo e di distribuirlo in tutta Europa. Il periodo non è propizio per proporre un sound che mixa My Bloody Valentine, Saint Etienne e Arab Strap, ma, nonostante tutto, Lesser Matters stavolta riesce a ottenere un discreto successo. Dopo due anni di assenza, almeno nel mercato internazionale, nel 2005 i Radio Dept. decidono di stampare This Past Week, un EP che lascia un po perplessi i fan della prima ora e che fa quasi pensare a una involuzione compositiva di Duncanson & Co. Ma nel 2006 con Pet Grief i Radio Dept. dimostrano che la loro musica può ancora dare molto al mondo indie pop grazie ai riverberi anni 80 che sanno tanto di Pet Shop Boys. Nel 2010, per Labrador Records, esce Clinging to a Scheme, il loro nuovo lavoro. Come intuibile dall ascolto di David, primo singolo rilasciato con largo anticipo LUI AMA LEI, LEI AMA LUI. MA LUI CHI? DOMENICO PROCACCI PRESENTA MEDUSA FILM TEATRO DEI COMICI Fino al 10 aprile in scena «Il registro dei peccati» Moni Ovadia, lo sguardo ironico sulla spiritualità R itorna a Roma Moni Ovadia con- parole dello stesso autore - «una rapsodia lievi per racconti, meloppe, narrazioni e storielle». Si tratta de Il registro dei peccati, testi e regia dello stesso Ovadia, in scena da oggi al 10 aprile al Teatro Dei Comici. Lo spettacolo, prodotto dalla PromoMusic di Bologna, propone l attore nato a Provdiv, in Bulgaria, ma d adozione milanese, impegnato nella lettura di stralci tratti Kafka, Buber condurre per mano il pubblico alla scoperta di una spiritualità che è alla base di personalità come Freud, Einstein, Marx o a artisti come Chagall. «Il mondo raccontato da Marc Chagall nei suoi celeberrimi dipinti e disegni è una creazione della sua straordinaria fantasia di genio artistico o è esistito realmente?» - sottolinea l attore, regista autore. Moni Ovadia conduce per mano lo spettatore verso un mondo che è stato estirpato dal nostro paesaggio umano e spirituale dalla brutalità dell odio, ma che ci parla e ci ammaestra anche dalla sua assenza attraverso un energia che pulsa in chi la sa ascoltare ed accogliere perché sente di potere costruire in sé, un essere umano migliore, più degno e lo scorso giugno, Clinging to a Scheme parte dalle medesime basi dei suoi predecessori: pop rock con pesanti venature shoegaze, sapientemente in bilico tra l orecchiabile e il dreamy. Via Casilina Vecchia, ore 22 (ingresso 10 euro + 1,50 dp) INIT Sul palco il duo tedesco francese Stereo Total. Via della Stazione Tuscolana, 133, ore (ingresso 10 euro) MICCA CLUB Evento speciale per Ritual Deluxe Exotik Kabaret (fetish burlesque) a seguire dj set. Via P. Micca, 7a, ingresso dalle 19 alle 22 drink e buffet 10 euro, venerdi e sabato dopo le 22, 10 euro, inizio concerti e spettacoli ore 22.30, prima e dopoconcerto dj set. Domenica ingresso libero. in SCENA AMBRA ALLA GARBATELLA Rassegna Curriculum: lavoratore atipico (22-27 marzo). Stasera: 18 doc Campania burning di Andrea D Ambrosio e Maurizio Carolano, 21 La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti. Via G. da Triora, 15 (ingresso libero) AMBRA JOVINELLI La mostra di Claudio Pallottini e Simona Marchini. Con Simona Marchini. Fino al 24 marzo. P.zza G. Pepe, 43, ore 21, dom ore 17 ARGOT La scena sensibile - il palcosceninico delle donne (15-24 marzo). Un piede dopo l altro primo movimento (studio) un progetto di e con T. Bartolini e I. Graziano. Via A. da Giussano, 58, ore 21 BELLI Anna e altre storie... scritto e diretto da Alessandro Fea. Con Michele Balducci e Ketty Di Porto. Fino al 27 marzo. P.zza S. Apollonia, 11a, ore 21 COMETA OFF La fine della fiera di Daniele Prato e Francesca Staasch. Con: Francesco Venditti e Veruska Rossi. Regia di Riccardo Scarafoni. Fino al 27 marzo. Via Luca della Robbia, 47, ore 21, domenica ore 18 DELLA COMETA Precarie età di Maurizio Donadoni. Con Patrizia Milani e Maria Paiato. Regia di Cristina Pezzoli. Fino al 10 aprile. Via del Teatro di Marcello, 4, ore 21, domenica ore 17 mercoledì e domenica (eccezione il 4 e 11 maggio ore 20.45, sabato ore (sabato 19, 26 marzo e 2 aprile ore e 20.45). Riposo dal 22 al 27 aprile e 1 maggio FURIO CAMILLO Tesorino, perché hai perso? della compagnia dello scompiglio. FIno al 27 marzo. Via Camilla, 44, ore 21, domenica ore e 21 PALLADIUM ROMA TRE La trilogia degli occhiali, testo e regia di Emma Dante. Con Carmine Maringola e Claudia Benassi. Fino al 27 marzo. P.le B. Romano, 8, ore 16 e alle PICCOLO ELISEO 456scritto e diretto Mattia Torre. Con Carlo De Ruggeri, Massimo De Lorenzo. Via Nazionale, 183, ore 20.45, domenica ore 17 SALA UMBERTO L anatra all arancia di W. D. Home e M. G. Sauvajon. Con Mino Manni e Gloria Bellicchi. Fino al 10 aprile Via della Mercede, 24, ore 21, domenica ore TEATRO BIBLIOTECA QUARTICIOLO Festa di famiglia testo e regia Mandracchia, Reale, Toffolatti, Torres da Luigi Pirandello. Oggi e domani, il 25 e 26, 27 viene replicato invece al teatro TorBellamonaca Via Ostuni, 8, ore 21 più consapevole delproprio statuto spirituale. Il teologo cattolico Teillard de Chardin ha scritto: «noi non siamo esseri materiali che vivono un esperienza spirituale, noi siamo esseri spirituali che fanno un esperienza materiale». Gli ebrei del khassidismo hanno incarnato nel loro mododi vivereconcretoe mistico l intuizione del teologo francese. Incontrare quel mondo anche solo nel riverbero delle sue iridescenze percepireiprofumi dellasua anima eascoltarne lavoceè un esperienza indimenticabile che trascende la hybris dei religiosi, spiazza ogni ortodossia clericale e smaschera la miseria dei baciapile. P.zza Santa Chiara, ore 21, domenica ore 18 VALLE I giganti della montagna di Pirandello, regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Con Ester Cucinotti e Stefano Randisi. Fino al 27 marzo. Via del Teatro Valle, ore ore il 23,24 e 27 VASCELLO In Sala Grande Menecmi - la commedia degli equivoci di Plauto, scene e regia Memè Perlini. Fino al 27 marzo. In Sala Giancarlo Nanni Momo e il tempo degli Uomini, con Momo, per Vascello dei piccoli (26-27 marzo, 2/3 aprile, sab 17, do 15.45) Via G. Carini, 78, Sala Grande (ore 21, domenica ore 18), Sala Piccola (ore 21.30, la domenica repliche previste alle ore 17.30) VITTORIA Emoticon scritto e diretto da Paolo Civati, assistente alla regia di Federica Miglioti. Con Anna Amato e Manuela Congia. Fino al 3 aprile. Piazza Santa Maria Liberatrice, ore 21, domenica ore 17 in ALTERNATIVA ZOOM Auditorium Einaudi per piano solo ANGELO MAI Giovedì 24 marzo Iato e Angelo Mai presentano due concerti molto particolari quelli che vedono sul palcoscenico dell Angelo Mai i musicisti Vincenzo Vasi e di Mombu. V.le delle Terme di Caracalla, 55, inizio serata ore 22 in VISIONE D ESSAI ALPHAVILLE I misteri del giardino di Compton House di P. Greenaway (21) Via del Pigneto, 283 DETOUR Kiss me kill me di J. h Yag v.o.sottot.ital. (21) Via Urbana, 107 KINO (EX GRAUCO) Gara De Nord di A. Martino (20); D. Generaction di Aa. Vv. (21); Gara de nord di A. Martino (23) Via Perugia, 34 info e prenotazioni: LA CAMERA VERDE Meshes of Afternoon (20.30); At Land (20.45); Ritual in Transfigured Time (21) di M. Deren Via G. Miani, 20 ALTRE PROIEZIONI CASA DEL CINEMA Per la rassegna Nascita di una nazione, in Sala Deluxe (16) Il resto di niente di Antonietta De Lillo, a seguire (18) La compagnia della teppa di Corrado D Errico. L.go M. Mastroianni CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATO- GRAFIA Prosegue il ciclo di incontri organizzati dalla Scuola nazionale di cinema. Gli studenti incontreranno oggi Marco Bellocchio. Via Tuscolana, 1524, ore 16 FACOLTA DI LETTERE Nell ambito del convegno internazionale Cibo e Sacro. Culture a confronto, proiezione del film Il cibo dell anima di Piero Cannizzaro. P.le A. Moro, 5, ore PRIMA VISIONE AMICI MIEI...COME TUTTO EBBE INIZIO di Neri Parenti, con Christian De Sica e Giorgio Panariello (Italia 11) Prequel della mitica saga di Monicelli, con i «toscanacci» che si spostano questa volta nella Firenze del 400, alla corte di Lorenzo de Medici. BEYOND di Pernilla August, con Noomi Rapace e Ville Vitanen (Svezia 10) Famiglia felice almeno fino a quando la madre, Leena, non riceve una telefonata in cui viene informata che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni... DYLAN DOG di Kevin Munroe, con Brandon Routh e Kurt Angle (Italia 10) Il film è tratto da una storia mai pubblicata del celebre fumetto firmato da Tiziano Sclavi. Dylan Dog, stanco di morti viventi e lupi mannari, ha deciso di... andare in pensione. GANGOR di Italo Spinelli, con Ail Hussain e Pryanka Bose (India/Italia 09) Lo scatto di un affermato fotoreporter indiano, che ritrae il seno della giovane Gangor che sta allattando il suo bimbo, finisce sulle prime pagine dei giornali. E suscita un grande scandalo che.. GNOMEO E GIULIETTA (3D) animazione di Kelly Asbury (Gb/Usa 11) Ovviamente, il classico della letteratura shakesperiana in versione... nana e per bimbi. di Lisa Cholodenko, con Annette Bening e Julianne Moore, (Usa 10) Nic e Jules, coppia lesbica consolidata, hanno una bella famiglia con i due figli adolescenti. Ma quado Joni, la più grande compie diciotto anni e vuole sapere l identità del donatore segreto con il quale i due fratelli dividono il patrimonio genetico, cominciano i guai. di Darren Aronofsky, con Natalie Portman e Sebastian Stan (Usa 2010) Una compagnia sta allestendo a New York Il lago del cigno e il regista decide di sostituire la ballerina Beth con Nina. La rivalità fra le due etoile sale ma nulla è come realmente appare... Natalie Portman ha ottenuto l oscar. di Mikael Hafstrom, con Anthony Hopkins e Chris Marquette (Usa 10) Storia di un giovane seminarista americano che vuole dimostrare la propria fede. Il Vaticano gli chiede di seguire un presunto caso di possessione. virgilio.it/lavitafacile ADRIANO - BARBERINI - ADMIRAL - ANDROMEDA - MADISON MAESTOSO - ODEON - SAVOY - ROXYPARIOLI STARDUST VILLAGE (EUR) - STARPLEX GULLIVER THE SPACE CINEMA MODERNO THE SPACE CINEMA PARCO DE' MEDICI - UCI CINEMAS MARCONI UGC CINE' CITE' (PORTA DI ROMA) - CINEFERONIA (FIANO ROMANO) PLANET (GUIDONIA) - UGC CINE' CITE' PARCO LEONARDO (FIUMICINO) UCI CINEMAS (LUNGHEZZA) - CINELAND (OSTIA) DELL OROLOGIO Sala Grande Il dio conteso regia di Adriana Martino. Con Antonio Iuorio e Valentina Martino Ghiglia. Fino al 27 marzo; Sala Orfeo Le notti bianche di F. Dostoevskij con Christian Di Domenico. Fino al 3 aprile. Via dei Filippini, 17a, Sala Grande (ore 21, domenica ore 17.30, Sala Gassman (ore 20, domenica ore 18.30); Sala Ofeo (ore 21, domenica ore 18) ELISEO Se non ci sono altre domande di Paolo Virzì. Con Silvio Orlando e Chiara Caselli. FIno al 15 maggio. Via Nazionale, 183, ore 20.45, ore 17 Un mercoledì «da leoni» all Auditorium, con due concerti di notevole appeal. In Sala Santa Cecilia (21, ingresso da 20 a 30 euro) ritorna Ludovico Einaudi in una performance per solo pianoforte dal titolo «The Solo concert». In Sala Sinopoli (21, ingresso da 25 a 30 euro) riappare sui palcoscenici italiani Peter Frampton, nome legato indissolubilmnete al pop rock a stelle e strisce nei settanta. «Comes alive» il suo album dal vivo, vendette nel 1975 oltre diciotto milioni di copie in tutto il mondo. Viale De Coubertin, 30 LE STELLE INQUIETE di Emanuela Piovano, con Isabella Tabarini e Danilo Bertazzi (Italia 11) Interludio estivo, nella vita di una giovane donna di fama. Film ispirato alla vita di Simone Weil. SORELLE MAI di Marco Bellocchio, con Alba Rohrwacher e Alberto Bellocchio (Italia 10) Film nato dall esperienza di Bellocchio alla direzione dei corsi di Fare Cinema a Bobbio. Articolato in sei episodi, narra le vicende della famiglia Mai, del rapporto tra Sara, la figlia Elena, il fratello Giorgio e le due zie.

18 Firenze dintorni & in AGENDA pagina 15 MERCOLEDI 23 MARZO 2011 PUBBLICITÀ: POSTER PUBBLICITÀ SRL - TEL FAX TARIFFE DELLE INSERZIONI: edizione locale: EURO 184 A MODULO - cinema edizione locale: EURO 105 A MODULO SI PREGA DI FAR PERVENIRE LE SEGNALAZIONI ENTRO LE ORE 12 DEL GIORNO PRECEDENTE L EVENTO & DINTORNI Via Maragliano 31/a Firenze - Tel Fax a cura di red.fire NUOVO PRESIDIO NO WAR CON STUDENTI IN CORTEO Anche ieri pomeriggio davanti alla prefettura c è stato un presidio contro i bombardamenti in Libia, organizzato questa volta da alcuni collettivi studenteschi e dal Cpa Firenze sud, e con la partecipazione ancora una volta dei Giovani comunisti. Al termine gli studenti hanno organizzato un mini corteo per le vie del centro. Sul confl itto libico ci sono state proteste anche durante la seduta del Consiglio provinciale di lunedì scorso, riunito per la celebrazione del 150 anniversario dell unità d Italia. Qui i due consiglieri del gruppo di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi hanno condannato senza appello l intervento militare in Libia, chedendo alle istituzioni e alle diplomazie di trovare forme non violente di intervento per assicurare il rispetto dei diritti umani e civili nel paese africano, e sventolando infi ne in aula la bandiera arcobaleno della pace. ACQUA BENE COMUNE VERDI PER ELECTION DAY Verdi della Toscana in presidio davanti alla Prefettura, per informare i cittadini sui prossimi appuntamenti referendari sull acqua pubblica e contro il ritorno del nucleare. Gli esponenti del Sole che ride hanno ricordato che da anni interessi politici trasversali, multinazionali, banche e imprenditori stanno mettendo le mani sulle aziende pubbliche dell acqua, e che il governo da un anno ha varato una norma che obbliga le aziende pubbliche a dismettere buona parte del loro capitale a favore dei privati entro quest anno. Contro questa legge hanno spiegato - sono stati promossi i prossimi referendum e raccolti 1,4 milioni di fi rme per ciascuno di essi, un record nella storia repubblicana. Ora chiediamo a tutti di partecipare ai referendum contro il nucleare e per l acqua bene comune, e chiediamo ancora una volta che il voto referendario sia accorpato alle prossime elezioni amministrative. Siamo convinti che una vittoria dei sì ai referendum possa costituire una tappa fondamentale per l acqua pubblica. SU AEROPORTO VESPUCCI SEL BOCCIA OGNI IPOTESI Realizzare il Parco della Piana come elemento di riqualifi cazione di tutta l area, procedere in maniera spedita all integrazione tra gli aeroporti di Firenze e Pisa, e un doppio no alla realizzazione della pista parallela o all allungamento di quella attuale per Peretola. Questa la posizione di Sel sulla variante al Pit, illustrata dal coordinatore regionale Giuseppe Brogi insieme al coportavoce Maurizio De Santis e al consigliere comunale fi o- rentino Eros Cruccolini. Su questi elementi - ha spiegato Brogi - la posizione di Sel è unitaria, e sono peraltro presenti nel programma di Toscana Democratica, coalizione con cui Enrico Rossi ha vinto le elezioni regionali. Per Peretola crediamo siano necessari interventi di messa in sicurezza, qualifi cazione e riduzione dell impatto ambientale, mentre ulteriori interventi andrebbero a intaccare la qualifi cazione della Piana e la realizzazione del parco. In questi anni la Piana fi o- rentina è stata caricata di infrastrutture, e non può ricevere ulteriori carichi urbanistici. POGGIBONSI teatro politeama L odore strano del jazz Frank Zappa. Musicista onnivoro, poliedrico, anarchico, non etichettabile, docilmente folle e follemente geniale. Costretto a inventarsi di tutto, anche piccoli ensemble per alcune sue composizioni capitali non potendosi permettere una grande orchestra sinfonica. C è un nuovo progetto tutto da ascoltare nel segno di Zappa. Si chiama Sheik yer Zappa e lo eseguono, con l ideatore incantatore promotore Stefano Bollani (piano fender rhodes), Josh Roseman (trombone), Jason Adasiewicz (vibrafono), Larry Granadier (contrabbasso), Jim Black (batteria) stasera al Politeama. Il progetto mutua il nome da un grande disco del 1979, Sheik Yerbuti, nel quale come suo solito Zappa se la prendeva con buona parte del mercato pop di quegli anni. Zappa il dissacratore, il musicofilo musicologo musicante, Zappa che nel suo tritacarne ha fatto passare tutta la musica del secolo in cui è vissuto, dalla cosiddetta classica al jazz ( non è morto ma ha un odore ben strano chiosava) fi no al rock dei suoi coetanei, coi loro divismi e le loro ambizioni capitalistiche, le loro aspirazioni messianiche. Zappa che negli ultimi anni voleva candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti con una sola ma decisamente valida motivazione: Io almeno odio il golf. Ora, ci informano gli officianti, tocca a Zappa fi nire in un tritacarne. Dunque vedersi trattato come un classico ma non un classico scomodo, un monumento da prendere a spallate, bensì una fonte di ispirazione da cui sgorgano gemme e soprattutto idee. La sua musica e il suo spirito sono più che vivi, sono necessari. Lo sa Stefano Bollani, lo sanno i suoi musicisti, lo sanno gli appassionati. E non solo. Che stasera lo possono riscoprire. Teatro Politeama, piazza Rosselli, stasera ore 21, biglietto 25/23 euro, info PISA CINECLUB ARSENALE Hanna Schygulla protagonista della rassegna Dive!. Oggi alle e passa Storia di Piera di Marco Ferreri (copia restaurata dalla Cineteca nazionale) col quale vinse a Cannes. Il viso di Hanna è un fazzoletto di seta che qualcuno ha gettato in aria e sul quale vengono proiettate delle immagini mentre ancora fl uttua sospeso, ha scritto Elfriede Jelinek, Nobel per la letteratura Hanna si lega a Fassbinder, di cui è stata musa ispiratrice, interprete prediletta e amica insostituibile fi n dai tempi della militanza nell Anti-Theater di Monaco per poi diventare il volto simbolo di tutto il Nuovo Cinema Tedesco (Wenders, Schlöndorff, von Trotta). Tratto dall omonimo libro-dialogo (1980) di Piera Degli Esposti e Dacia Maraini, il fi lm racconta la vicenda della sua famiglia da Ferreri trasferita da Bologna alle città del Duce, Latina, Sabaudia, Pontinia e sul litorale contiguo, un paesaggio sollecitato dal sax di Stan Getz. Al fi anco di Hanna Isabelle Huppert e Marcello Mastroianni. SIENA TEATRO DEI RINNOVATI Arturo Brachetti protagonista. Oggi nel Foyer alle 17 introdotto da Anna Giannelli incontra il pubblico per parlare del suo lavoro, l ultimo dei quali Brachetti, ciak si gira sta in scena stasera e domani sempre alle 21. Il celebre trasformista, il Fregoli del Duemila, licenzia il meglio del suo repertorio. Come si evince dal titolo una sorta di zapping cinematografi co per la regia di Serge Denoncourt. Arturo è al massimo delle sue potenzialità. Attraverso cambi fulminei di costume, fa rivivere quei personaggi televisivi che popolavano i pomeriggi della sua infanzia: Zorro, Mary Poppins, Maciste, Crudelia De Mon, Tarzan, Lawrence D Arabia. Non mancano momenti più intimi e silenziosi in cui l artista crea le sue ombre cinesi, per dispiegare tutta la parata di fi lm e star hollywoodiani, da Charlie Chaplin a Gene Kelly, King Kong, Liza Minneli, Gollum, Harry Potter, Carmen Miranda, l extraterrestre di Steven Spielberg. Esilarante, suggestivo, ricco di effetti speciali, un omaggio al mondo del cinema e alle sue illusioni. Fotina 1 MERCOLEDÌ MUSICALI Al via la rassegna promossa da Ente cassa di Risparmio giunta alla sesta edizione che schiera una agguerrita e prestigiosa pattuglia di organisti. Che possono contare sull imponente organo progettato da Clemente Terni installato all auditorium di via Folco Portinari (ricavato da una sala seicentesca dell Ospedale di Santa Maria Nuova), realizzato negli anni 70 dalla Fabbrica Tamburini di Crema. A inaugurare il festival stasera alle 21 (ingresso libero) l olandese Ton Koopman, tra i massimi interpreti di musica barocca, in compagnia della moglie, la connazionale Tini Mathot, altrettanto valente organista, per quello che giustamente è riconosciuto come il duo più celebre in circolazione. Insieme eseguono un repertorio che spazia dal 500 a Mozart attraverso Carlton, Tomkins, Sweelinck, Guami, Haendel, Buxtehude e naturalmente Bach. Fotina 2 rini, Luciano Baggiani di Anea, Beppe Minigrilli di Federconsumatori Toscana, Carlo Moscardini consigliere cda Ato 3 e Corrado Oddi della Fp Cgil e Forum italiano Movimenti per l acqua. /LUCCA UNA FIRMA PER L AQUILA Si stanno moltiplicando gli sforzi per raggiungere le 50mila fi rme necessarie alla proposta di legge di iniziativa popolare, da presentare in Parlamento, per la ricostruzione post-sisma a L Aquila e la messa in sicurezza di tutti i territori del paese. A Firenze il Centro documentazione Carlo Giuliani, l associazione Tatawelo, Gas Todomundo, Cpa Firenze Sud e altre realtà cittadine organizzano banchi nelle piazze ogni fi ne settimana. Attenzione, si può fi rmare anche nelle sedi dei cinque Quartieri e in Palazzo Vecchio alla segreteria generale. A Lucca tutti i giorni si può fi rmare dalle alle al banchino in via Beccheria. STUDENTI DI SINISTRA/1 Oggi alle al Plesso scientifi co di viale Morgagni si apre l incontro degli Studenti di Sinistra e del collettivo Filo da torcere di Ingegneria Lavoro ambiente innovazione, a partire dal caso Fiat e con Gianni Rinaldini della Fiom Cgil, Mario Pianta di Sbilanciamoci e Giampaolo Manfrida dell Università di Firenze. Sull argomento il collettivo Filo da torcere osserva lucidamente: Non si può investire a oltranza nel settore dei trasporti privati, quando il problema dell inquinamento e dello sfruttamento delle risorse rischiano di portare il pianeta all invivibilità. È quindi necessario allargare la questione. Non è possibile accettare una politica economica basata unicamente sugli incentivi alla rottamazione: il settore industriale dei trasporti deve essere completamente ripensato, così come è necessario cambiare le politiche per la mobilità italiane. Le questioni industriali, occupazionali, sindacali sono indissolubilmente legate con quelle politiche e ambientali: ci si pone di fronte una complessa sfi da verso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo, che permetta al nostro paese di uscire da una crisi sempre più profonda. STUDENTI DI SINISTRA/2 Oggi dalle 12 al Polo sociale di Novoli c è un pranzo sociale davanti alla biblioteca, organizzato dal collettivo Rosso MalPolo e dagli Studenti di Sinistra a sostegno del manifesto. na presenta la Guida introduttiva per i progetti di collaborazione accademica fra Italia e Palestina. PISA LEGGERE CASTELLINA Domani alle 17 alla Casa della donna in via Galli Tassi c è un incontro con Luciana Castellina che porta con sé il suo ultimo libro La scoperta del mondo (Nottetempo), e ne discute insieme a Linda Bertelli, Paola Bora e i presenti. LIBCAFÈ LA CITÉ In Borgo San Frediano 20r c è la libcafè La Cité, accogliente spazio di libri, musica, vino e caffè, autentica oasi nella tempesta della vita quotìdiana. Oggi alle aperitivo con musica classica per il ciclo La classica non è acqua con Nyu Florence Chamber & Voice Ensembles. Alle 21 poi lezione di ballo swing e lindy hop e serata danzante con Ghiaccioli & Branzini. Per info o tel SEL GUARDA L AFRICA Oggi alle 21 alla Casa del popolo dell Isolotto in via Maccari c è la visione del docufi lm Come un uomo sulla terra di Andrea Segre, Dogmawi Ymer e Riccardo Biadene, e a seguire l incontro Uno sguardo sulle rivoluzioni del nord Africa, con interventi di Raffaella Bolini dell Arci e Roberto Musacchio di Sel, organizzano Sel Firenze e Sel Scandicci. CINECITTÀ UNIVERSALE Oggi in via Pisana 576 il Cinecittà cineclub e la Cineteca della fantasia offrono alle 21 il cultissimo La corazzata Potemkin, e alle il Cronenberg di Existenz. Infotel , naturalmente tutto in pellicola. SIENA/POGGIBONSI INCONTRI CON LANDINI Oggi Maurizio Landini della Fiom Cgil è a Siena dove nel pomeriggio alla Cassa integrazione assistenza partecipa ai lavori dell assemblea dei delegati metalmeccanici insieme a Marco Goracci. La sera alle alla Sala Polivalente di via Trento a Poggibonsi c è invece l incontro Il lavoro, i diritti e la Costituzione, dova Landini interviene insieme a Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia. ARRIVA CAPAREZZA Oggi alle 21 al Saschall in lungarno Moro arriva in concerto Caparezza, che a tre anni dallo stratosferico successo de Le dimensioni del mio caos torna con il nuovo album Il sogno eretico, dove appare anche il cultissimo Tony Hadley degli Spandau Ballet. DANZARE IL SILENZIO Alla libreria Libri Liberi in via San Gallo 25r fi no a lunedì 18 aprile ci saranno dalle alle 19 i cinque incontri del ciclo Danzare il silenzio,con la maestra danzaterapeuta Manuela Giugni, alla continua ricerca della migliore azione tra quelle possibili, la danza. Per info tel o PISA SANBERNARDO & REBELDÌA In questo mese il CinemAltrove di Rebeldìa partecipa al cartellone ideato dal Cantiere Sanbernardo in via Gori Marzo pazzerello, con un ciclo di visioni dedicati alla psicolabilità. Oggi alle si proietta il magnifi co The spiral staircase (La scala a chiocciola) di Robert Siodmak. TOSCANA CALL CENTER MAMMOGRAFICO Il Centro regionale di counseling e sostegno psicologico del paziente oncologico, che risponde al numero verde , dalle 8 alle 20 di ogni giorno, ora funziona anche come call center mammografi co, con gli operatori che potranno interfacciarsi sia con la segreteria screening che con le agende metropolitane. PISA SCACCHI INSORGENTI Da oggi l associazione Scacchi Insorgenti organizza il corso per principianti, ogni mercoledì alle presso il circolo Arci Balalaika in via Montanelli 123. Per iscrizioni scrivere a: PROGETTO CONCIATORI Domani alle 8 presidio in via dei Conciatori, per testimoniare con la propria presenza fi sica l opposizione al previsto sgombero dell immobile, messo all asta dal Comune e aggiudicato a una società di intermediazione. Ma l immobile ospita un gran numero di associazioni e di attività, ed è uno spazio aperto ai cittadini, uno degli ultimi rimasti in un centro sottratto ai suoi abitanti. cinema unito LUI AMA LEI, LEI AMA LUI. MA LUI CHI? DOMENICO PROCACCI PRESENTA MEDUSA FILM virgilio.it/lavitafacile FULGOR - UCI TOSCANA A ROMA PER L ACQUA Per la manifestazione nazionale di sabato prossimo a Roma in difesa dell acqua bene comune, si organizzano pullman da Firenze con prenotel e , da Empoli e dintorni con prenotel Arci , da Lucca e dintorni con prenotel e , da Pisa e Pontedera con prenotel o o anche , da Pistoia con prenotel o , da Prato con prenotel , da Siena e dintorni con prenotel o SINISTRA E ACQUA Oggi alle 15 in Consiglio regionale via Cavour 4 il gruppo Federazione della Sinistra e Verdi organizza l incontro Acqua: più grande è meglio? Considerazioni critiche sul controllo pubblico e l effi cienza economica del gestore unico, con interventi di Monica, Sgherri, Sara Nocentini, Enrico Conti di Irpet, Andrea Lippi dell Università di Firenze, a seguire tavola rotonda con Anna Rita Brame- PISA ISRAELI APARTHEID WEEK Per una settimana l Università di Pisa e il Cineclub Arsenale hanno organizzato la terza edizione della settimana di informazione e protesta contro l apartheid israeliano verso i palestinesi, il tutto nella campagna internazionale Israeli apartheid week. Oggi in programma alle 17 alla Sapienza in via Curtatone e Montanara la tavola rotonda Relazioni accademiche tra Italia e Palestina, le università resistono alla discriminazione, con interventi di Giorgio Gallo, Cinzia Nachira, Enrico Bartolomei, Martina Pignatti Morano, infi ne la Campagna per il diritto allo studio in Palesti- Ventennio in commedia Prosegue allo Stensen la carrellata Storie d Italia in 100 fi lm promossa da Regione Toscana, Sncci Gruppo toscano e Istituto Gramsci toscano, in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana, impaginata da Giovanni Maria Rossi e Claudio Carabba. Periodo di riferimento il Ventennio fascista, visto sotto la luce dei rifl ettori, dalla parte della grande storia, ma anche in fi ligrana, fra le pieghe meno appariscenti ma non per questo meno signifi cative di una quotidianità tanto diffi cile quando spesso risibile. Alle 16 il raro Cappello a tre punte di Mario Camerini (1934), coi due De Filippo, dal romanzo di Pedro de Alarcon, una mugnaia bramata dal governatore di Napoli resta fedele al marito nel frattempo fi nito in carcere (il Duce personalmente ne censurò le scene di malcontento popolare per le tasse). Alle 17,45 ancora Camerini Gli uomini che mascalzoni (1932), commedia a/tipica che anticipa certi siti da neorealismo, presentata alla prima mostra del Cinema di Venezia, trampolino di lancio per Vittorio De Sica e per la celebre Parlami d amore Mariù di Bixio. Alle 20,30 Anni ruggenti di Luigi Zampa (1962), sceneggiato da Scola e Maccari, con Nino Manfredi al centro di un equivoco da pochade (lui semplice assicuratore scambiato per gerarca in incognito in giro d ispezione) e alle Sua Eccellenza si fermò a mangiare (1961, nella foto) di Mario Mattòli, altra situation comedy in salsa vaudeville con Totò, Ugo Tognazzi, Virna Lisi. Viale don Minzoni, oggi dalle 16, biglietto 3/5 euro, info

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DYLAN DOG di Kevin Munroe, con Brandon Routh e Kurt Angle (Italia 10) Il fi lm è tratto da una storia mai pubblicata del celebre fumetto fi rmato da Tiziano Sclavi. Dylan Dog, stanco di morti viventi e lupi mannari, ha deciso di... andare in pensione. di Mikael Hafstrom, con Anthony Hopkins e Chris Marquette (Usa 10) Storia di un giovane seminarista americano che vuole dimostrare la propria fede. L occasione arriva quando il Vaticano gli chiede di seguire un presunto caso di possessione. GNOMEO E GIULIETTA (3D) animazione di Kelly Asbury (Gb/Usa 11) Ovviamente, il classico della letteratura shakesperiana in versione... nana e per bimbi. NESSUNO MI PUO GIUDICARE di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi e Lucia Ocone (Italia 11) Alice, trentacinque anni, benestante fi no alla morte del marito. Poi tutto le crolla addosso, e pur di mantenere il fi glio agli studi accetta di diventare una escort. milano CITTÀ IL GRINTA SALA SALA ARIOSTO [MILANO] Via Ariosto, LA VERSIONE DI BARNEY ARLECCHINO [MILANO] Via S. Pietro all`orto, CENTRALE MULTISALA [MILANO] Via Torino 30/ TOURNEE SALA HOLY WATER SALA COLOSSEO [MILANO] V.le Monte Nero, SALA VENEZIA SALA CANNES SALA BERLINO SALA SUNDANCE SALA LOCARNO MERCOLEDI 23 MARZO 2011 I FILM A CURA DI Stefano Crippa DUCALE MULTISALA [MILANO] Piazza Napoli SALA ANIMALS UNITED 3D SALA SALA SALA SALA ELISEO MULTISALA [MILANO] Via Torino SALA KUBRICK UN GELIDO INVERNO - WINTER S BONE SALA KUBRICK IL GIOIELLINO SALA OLMI SORELLE MAI SALA SCORSESE SALA TRUFFAUT GLORIA MULTISALA [MILANO] Corso Vercelli SALA MARILYN SALA GARBO WE WANT SEX SALA GARBO ODEON - THE SPACE CINEMA [MILANO] Via Santa Radegonda, SALA SALA SALA SALA SALA LIGABUE DAY SALA SALA SALA SALA SALA ORFEO MULTISALA [MILANO] Viale Coni Zugna, SALA BLU - 15,10 17,35 SALA BLU - 20,05 22,30 SALA VERDE - 15,00 17,30 20,00 22,30 SALA ROSSA - 15,15 17,40 SALA ROSSA - 20,05 22,30 PALESTRINA [MILANO] Via Palestrina, LE STELLE INQUIETE PLINIUS MULTISALA [MILANO] Viale Abruzzi, 28/ SALA SALA SALA SALA SALA SALA SALA UCI CINEMAS BICOCCA [MILANO] Viale Sarca, SALA SALA SALA SALA OPERA LIRICA - CARMEN SALA SALA SALA PIRANHA 3D SALA SALA SALA TUTTI AL MARE SALA GNOMEO & GIULIETTA SALA SALA MANUALE D AMORE 3 SALA SALA SALA HOLY WATER SALA SALA AMORE & ALTRI RIMEDI SALA UNKNOWN - SENZA IDENTITA SALA IMMATURI SALA SALA SALA SALA SALA SALA UCI CINEMAS CERTOSA [MILANO] Via Stephenson, SALA SALA SALA SALA SALA SALA OPERA LIRICA - CARMEN SALA SALA SALA SALA SALA cine DʼESSAI GNOMO MILANO CINEMA [MILANO] Via Lanzone 30/A FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO, D`ASIA E AMERICA LATINA - 21A EDIZIONE MEXICO [MILANO] Via Savona, IN UN MONDO MIGLIORE SPAZIO OBERDAN [MILANO] Viale Vittorio Veneto FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO, D`ASIA E AMERICA LATINA - 21A EDIZIONE fuori CITTÀ UCI CINEMAS MILANOFIORI [ASSAGO] Viale MilanoFiori SALA SALA SALA OPERA LIRICA - CARMEN SALA SALA SALA UNKNOWN - SENZA IDENTITA SALA SALA SALA SALA SALA SALA SALA HOLY WATER SALA SALA SALA SALA SALA ARCADIA [BELLINZAGO LOMBARDO] C.C. 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MA LUI CHI? DOMENICO PROCACCI PRESENTA virgilio.it/lavitafacile ELISEO - PLINIUS THE SPACE CINEMA ODEON UCI CINEMAS BICOCCA MEDUSA FILM in TEATRO ALLA SCALA Piazza della Scala - Tel Il 23/03: Conferenza Prima delle Prime Balletto Ore 17. ARSENALE Via Cesare Correnti, 11- Tel Il 24/03: Lunanzio e Lusilla - La trilogia Ore 21. AUDITORIUM DI MILANO Largo G. Mahler- Tel Educational Lezioni Concerto Jazz anni 40 e 50 Ore Il 24/03: Stagione Sinfonica - Musica delle stelle direttore: Wayne Marshall Ore CARCANO C.so di P.ta Romana, 65- Tel Il fu Mattia Pascal Ore CIAK WEBANK.IT Via Procaccini, 4c (c/o) Fabbrica del Vapore Il 25/03: An englishman in Italy con John Peter Sloan Ore 21. CRT - SALONE Via Adini 7 - Tel Il 24/03: Fine famiglia Ore 21. CRT - TEATRO DELL ARTE Via Alemagna 6 - Tel Riposo ELFO PUCCINI corso Buenos Aires, 33- Tel Beirut Rocks - Effetto muro Ore Donna non rieducabile Ore mila giorni - il pitone Ore FRANCO PARENTI Via Pier Lombardo, 14- Tel Favola - C era una volta una bambina, e dico c era perchè ora non c è più. Ore Il 24/03: Una notte in Tunisia Ore LIBERO Via Savona, 10- Tel Cento Cose Ore 21. LITTA Corso Magenta, 24- Tel Il 25/03: Gioco di mano Ore 21. MANZONI Via Manzoni, 42, 12 Tel Niente progetti per il futuro Ore NAZIONALE Piazza Piemonte, 12 Tel Mamma mia! Ore NUOVO Piazza San Babila- Tel Daddy blues - un papà per tutti Ore OUT OFF Via Mac Mahon, 16- Tel Orgia Ore PICCOLO TEATRO GRASSI Via Rovello, 2- Tel Scontri e incontri sulla via del Mare Nostrum Ore Nathan il saggio Ore PICCOLO TEATRO STREHLER Largo Greppi, 1- Tel Italia unita e diversa. Viaggio virtuale attraverso il nostro Risorgimento Testimonianze edilizie e architetture spontanee Ore La variante di Lüneburg Ore PICCOLO TEATRO STUDIO EXPO Via Rivoli, 6- Tel Canto la storia dell astuto Ulisse Ore PIM OFF Via Salvanesco, Tel Il 26/03: GMGS_ qualcosa intorno alla felicità (nuovo studio) Ore 21 SAN BABILA Corso Venezia 2/a- Tel Non c`è più il futuro di una volta di Aicardi, Formicola, Pistarino, Freyrie con Zuzzurro e Gaspare. Ore 21. TEATRO CABOTO via Caboto, 2 Tel L ispettore Hoffmann e l enigma dei fratelli Brown Ore 21. TEATRO DAL VERME Via S.Giovanni sul Muro, 2 Tel Il 24/03: Pensieri del nostro tempo Ore 18. Il 24/03: 66a Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali - Concerto Ore 21. TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI Via dell Innovazione Tel Il 25/03: Dance machine festival Ore 12. TEATRO FILODRAMMATICI via Filodrammatici, 1- Tel Detector Ore TEATRO SMERALDO Piazza XXV Aprile, 10- Tel Il 26/03: Sonohra in concerto Ore 21. VERDI Via Pastrengo, 16 - Tel Riposo

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