GIOCO PARTITA INCONTRO

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1 GIOCO PARTITA INCONTRO

2 2 PROLOGO Londra, fine giugno, poche ore fa. Sta per iniziare il torneo di Wimbledon e la gente è fuori di testa, british people e non. Giocatori, allenatori, manager, giornalisti e bodyguard girano come trottole impazzite lungo i corridoi del complesso tennistico più famoso del mondo. E anche attorno a me, che bloccata in un angolo con la mia valigia, non riesco a capire quale dovrebbe essere la mia prossima mossa. Inutile pensarci troppo. Come sempre, quando la mia vita decide di prendere un altra direzione a mia insaputa. Come quel giorno a Roma in cui non volevo fare la raccattapalle agli Internazionali. O come quel pomeriggio di pioggia alle Canarie in cui non volevo guardare la tv. O come quella notte a Parigi in cui non volevo festeggiare. Mentre tutti intorno a me si affannano per arrivare puntuali da qualche parte, mi rendo conto che con una casistica del genere alle spalle difficilmente riuscirò a prendere una decisione molto illuminata. Quindi tanto vale sedermi in un bar, ordinare una tazza di vero tè inglese e provare a ricordare tutto quello che è successo, ripartendo da zero. Anzi, dall inizio.

3 1. APRILE Mi ricordo che avevo uno sproposito di compiti da fare, ma non era un gran problema. Andavo in un scuola privata, i miei genitori pagavano e io ogni anno venivo inspiegabilmente promossa. Perché era così che dovevano andare le cose: dovevo giocare a tennis, entrare in nazionale e non perdere tempo con Cicerone o con la trigonometria. Volevo diventare una campionessa, non contava nient altro. Per me contavano la velocità, la reattività, l imprevedibilità, la potenza che il mio corpo ben costruito stava imparando a trasformare in armi micidiali. Contavano la voglia di battere tutti i prossimi avversari e la necessità di farlo più in fretta possibile. Per i miei sedici anni ancora da compiere contavano solo il tennis, la concreta possibilità di essere convocata in nazionale, di iniziare a giocare in tornei sempre più prestigiosi e di provare a scalare la classifica WTA come nessuna tennista italiana aveva mai fatto prima. Tutti dicevano che il destino mi aveva messo in mano una grande opportunità, sotto forma di una racchetta ben accordata. E io non la volevo sprecare. Volevo crescere, giocare e farlo bene: volevo vincere, nient altro. Carlotta! Muoviti sulla destra quando porti il colpo in quel modo, o finirai per farti scoprire ancora prima di aver mosso il braccio! Certe volte la palla andava talmente veloce che non lasciava nemmeno il tempo di pensare Carlotta, ricordati di spostare il piede destro quando arretri lungo linea, sennò non ci arriverai mai! Certe volte pensavo che se non ci potevo arrivare io non ci poteva arrivare nessun altro Carlotta, non te lo voglio più ripetere: chiudi quel braccio quando servi a sinistra la palla è lenta! Certe volte trovare l ace sembrava un impresa impossibile

4 Carlotta, guarda che 4 BASTA! Carlotta, Carlotta, Carlotta mi stai sfiancando, non ci capisco più niente, non so nemmeno dove mandare la palla perché sono troppo occupata a sentire quello che stai blaterando: se continui così finirò per odiarti e per andare ad allenarmi da un al Va bene, pausa: ma taci, perché quando fai così non ti sopporto! Il fatto che il mio allenatore mi seguisse da quando avevo sei anni consentiva a lui di correggere un mio errore ancora prima che io lo avessi fatto, ma allo stesso tempo permetteva a me di sapere perfettamente come fargli perdere la pazienza in poche e semplici mosse ben piazzate. Claudio, puoi chiamare il fisioterapista mentre recupero? Il polpaccio fa un po i capricci Sì, come no ti inventeresti qualsiasi cosa per farti mettere le mani addosso da Stefano! Tu non hai niente al polpaccio, hai solo troppi ormoni e niente ritegno! E ci mancherebbe ma l hai visto? Per quanto mi riguarda, finché ti limiti a questo va più che bene Ma sì che mi limito a questo. Tu non ti devi preoccupare di lui, ma solo di Pat Rafter. Che però vive in Australia quando non gioca a tennis. Io lo incontrerò, perché prima o poi comincerò a giocare coi professionisti, e per qualche assurdo motivo riuscirò a farlo innamorare di me: lo sposerò e diventerò talmente ricca da poter anche smettere di giocare a tennis ma non lo farò perché continueremo a giocare insieme in giro per il mondo! Quindi siamo fortunati la tua carriera è salva! È esattamente quello che cerco di spiegarti da mesi! Sei sordo? Se non lo sono ancora diventato, lo diventerò presto ma quanto chiacchieri, figlia mia?! Probabilmente quanto era normale per una ragazzina con le migliori prospettive davanti a sé con un corpo che sarebbero state senza dubbio in molte ad invidiare con un talento decisamente fuori dal comune con una famiglia che mi appoggiava sempre, senza mai diventare oppressiva o asfissiante

5 5 con una serenità interiore e una fiducia in me stessa che erano in molti a scommetterci mi avrebbero portato lontano. Quanto lontano, all epoca era difficile dirlo; ma io ero sicura che sarebbe stato quanto meno parecchio lontano: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, Flushing Meadows, ma anche Amburgo, Indian Wells o Key Biscaine. Ero convinta che tutti i più grandi tornei mi avrebbero aperto le loro porte, forse non per lasciarsi vincere, ma senza dubbio per darmi l opportunità di giocarmi le mie carte. E mentre l acqua bollente della doccia mi scrosciava contro e il vapore saliva lento lungo gli specchi dello spogliatoio, mi sembrava quasi di sentire già gli applausi della folla che mi osservava, curiosa di sapere chi avrebbe vinto l incontro ma in realtà già pronta a scommettere che sarei stata io. Percepivo le voci calde e allegre che mi sostenevano e che urlavano per me in qualsiasi lingua, anche se in realtà era solo il cinguettare allegro della mia amica Martina, così battezzata in onore della Navratilova, la più forte tennista di tutti i tempi, con cui non aveva di certo in comune l omosessualità ma purtroppo nemmeno l incredibile talento. Decisamente questo non rappresentava un problema per alla mia Martina di Via Colli della Farnesina. Lei non era affatto come me: voleva solo essere promossa senza studiare troppo, andare alle feste con i ragazzi più grandi e partecipare ai tornei che mettevano in palio buoni sconto nei negozi di sport della zona. Secondo me faceva più che bene. Se fossi stata solo un po meno talentuosa, avrei fatto sicuramente come lei. Nel mio caso, però, il destino, o qualche altra entità un po più lungimirante, aveva stabilito che le cose dovessero andare diversamente. E quindi dicevano tutti io avevo il dovere, ancor prima che il diritto, di fare tutto il possibile per onorare il dono che avevo ricevuto. Giocavo a tennis, e provavo a farlo sempre nel migliore dei modi, e lasciavo che Martina si occupasse della mia vita fuori dai campi, argomento di cui era forse l esperta numero uno. Campionessa, sei ancora sotto la doccia?

6 Sì. Mi passi l asciugamano, per favore? 6 Arrivo oh, hai deciso cosa fare per gli Internazionali? Mi asciugavo le dita dei piedi una ad una, con l asciugamano bianco e nero del mio circolo sportivo. Come tutte le volte, cercavo di immaginarmelo viola e verde, con la parola Wimbledon ricamata in basso a caratteri cubitali. Mi chiedevo quanto tempo potesse mancare prima che un aereo della British Airways mi portasse dritta verso quei campi verde smeraldo nei pressi del meridiano zero e non mi accorgevo di quanto le parole della mia migliore amica stessero per cambiare radicalmente la mia vita, o almeno una significativa parte di essa. Beh, John Lennon diceva che la vita è quello che ti succede mentre tu sei impegnato a fare altro. Sagge parole ci prendeva il tipo, peccato che fosse stato messo a tacere prima che potesse cambiare il mondo sul serio. Oh, Carlotta! Ci hai pensato? Guarda che mancano due settimane! Da quando c è questa storia della nazionale juniores le cose importanti te le stai scordando una per una Eh? Ma che stai dicendo? Comunque non ho da fare. Ha detto Claudio che preferisce mandarmi a guardare sui campi, sperando che io impari qualcosa, piuttosto che tenermi qui controvoglia, perché ho la testa da un altra parte. Perfetto, allora! Perché si è liberato un posto da raccattapalle Sul serio? La notizia era fantastica ma comunque, anche volendo, sul momento non ero ancora in grado di capire davvero cosa avrebbe significato per me. Il sole di aprile stava scendendo dietro ai campi del circolo, mentre io e Martina ce ne tornavamo con calma verso casa, le borse da tennis sulle spalle e un gelato di straforo in mano. Forse è la volta buona che riesco a incontrare Pat Rafter Io non riuscivo a smettere di pensare che avrei visto il mio idolo da vicino e che avrei cominciato a respirare davvero quell aria di tennis professionistico che a breve ne ero sicura mi sarebbe diventata così familiare.

7 7 Era la primavera del 2000: a Roma le vetrine dei negozi si tingevano inspiegabilmente di lilla e le radio non facevano altro che trasmettere un martellante singolo di uno sconosciuto svedese di nome Andreas Jonson. Era la primavera del 2000 e a Roma stava per arrivare qualcuno che, anonimo e inatteso, era destinato a lasciare il segno.

8 2. Maggio Martina e Carlotta, che ci fate ancora qui? Siete state assegnate più di un ora fa alla Pallacorda, dovreste essere già ai vostri posti! In quel momento, sicuramente non ci sarebbe stato nulla di emozionante per me da fare alla Pallacorda, ne ero certa. Il destino mi imponeva di andare a spezzarmi la schiena per raccogliere palline che qualche brutto sconosciuto avrebbe cercato di mandare al di là della rete, mentre io avevo in mente solo di andare a cercare Pat Rafter in giro per il complesso. Brutta storia, l adolescenza. Martina, li hai trovati gli ingressi per la festa di domani sera? Sì, li ho trovati il punto è se ho intenzione di darteli! Prego? Hai presente quella storia per cui in genere io faccio sempre tutto quello che dici tu, perché tu sei la star e io la spalla della star? Beh ora non la metterei esattamente in questi termini Ma è la verità. E ti dirò, la cosa non rappresenta nemmeno un grosso problema per me, visto che punto primo ti voglio davvero molto bene e punto secondo mi frutta un numero non indifferente di vantaggi. Mi fa piacere per entrambi i punti, ma allora non capisco perché non posso venire alla festa con te. Martina triturava con il pollice e l indice della mano destra un depliant di abiti sportivi che aveva trovato in uno degli stand. Non avrei saputo dire se le costasse davvero dire quello che mi stava dicendo o se piuttosto fosse il momento che aspettava da tutta la vita. Perché ci vado con un altra persona. Prego? L hai già detto prima.

9 Cioè nel senso con chi? 9 Con chi potrò mai andare che non sia tu? È questo che vuoi dire? Beh, pensa un po tu il colpo di scena, ci vado con uno dei ragazzi grandi! Ma dai, non è possibile! Ah bene, grazie per la fiducia! L amica invisibile come il plexiglass e con il rovescio sbagliato non può andare ad una festa? E magari proprio con il ragazzo che sta ossessivamente puntando da mesi? Nelle parole sputate dalla mia migliore amica, c era un profumo di cattiveria di cui non riuscivo ad individuare l origine. No, mica voglio dire questo E allora? Te la dirò io una cosa: se riesci a sentire questa musichetta che c è nell aria, ti renderai conto che è la suoneria del mio cellulare. È Mattia che mi sta chiamando, quindi ora lo sai che c è? mi nascondo da qualche parte a parlare con lui della festa di domani e tu alla Pallacorda ci vai da sola! Mattia?! Rimasi immobile a guardare Martina che correva dietro alle note di C è qualcosa di grande dei Lùnapop, prodotta - polifonica e fastidiosissima - dal suo cellulare nuovo di zecca. L aveva composta da sola, trovando prima le note sul flauto e poi inserendole una ad una sul composer del telefono. In realtà il risultato faceva un po pena, così come anche i suoi gusti musicali. Ma lei sosteneva che le avrebbe portato fortuna: e come darle torto, in fin dei conti? Forse non era esattamente qualcosa di grande, ciò che l avrebbe legata al richiestissimo Mattia, ma intanto l indomani sera lei sarebbe andata alla festa di inaugurazione del Villaggio Vip del Foro Italico, mentre io, per il momento, me ne stavo solo andando allo Stadio della Pallacorda a raccogliere le palline di uno che, molto probabilmente, faceva fatica a distinguere tra le corde e il telaio.

10 10 Certo, essendo sabato mattina, era comunque sempre meglio che essere a scuola a sentire due ore di spiegazione di letteratura rinascimentale. Però, dai, veramente? (soprattutto con il caldo che faceva al Foro Italico quella mattina ) Liechtenstein?! Ma chi accidenti viene a Roma dal Liechtenstein per giocare a tennis? Secondo me nemmeno ce li hanno i campi da tennis, in Liechtenstein! E poi, tra parentesi, ma dove cazzo sta il Liechtenstein? Tra la Svizzera e l Austria ed è abitato da persone che, in alcuni casi, capiscono e parlano l italiano. Bisognava avere un talento particolare per fare una gaffe così potente nei primi cinque minuti di lavoro. Non ero nemmeno entrata in campo e questo sconosciuto e improbabile tennista del Liechtenstein già aveva capito di me tutto quello che c era da sapere. Ovvero che ero una piccola, rampante idiota di quasi sedici anni, che non si era accorta di aver parlato a voce troppo alta, o di avere dietro le spalle la persona di cui stava parlando in maniera a dir poco inadatta all occasione. Parla l italiano? Perfetto, così posso presentarmi. Io sono Carlotta Arcieri, per questa mattina mi occupo di questo campo, signor Dandogli del lei, sfoderando il mio tono più cinguettante e stendendo le mani con lo smalto lilla appena passato, speravo di ovviare al pessimo inizio. Se così non fosse stato, avrei anche potuto perdere il lavoro prima di subito, dimenticare gli Internazionali e avere qualche bel problemino con la mia convocazione in nazionale di settembre. A dir la verità, il rischio c era - perché tutti sanno quanto possono essere capricciosi, scostanti e rompiballe i tennisti del circuito internazionale ma, a giudicare dell incredibile sorriso che stava rivolgendo proprio a me che avevo appena vilipeso il suo paese, questo qui non sembrava rientrare nella categoria. (Detto tra parentesi: non era solo gentile ma anche carino. Se solo non avesse sfoggiato un orribile codino da nerd americano di provincia )

11 11 (Sempre detto tra parentesi: io, invece, con lo smalto lilla e la frangetta pilastrata donna di mondo, eh?) Piacere, Alexander Rudinger. Ma puoi chiamarmi Alex e, se ti riesce, anche darmi del tu! D accordo, signor Ruding cioè, Alex! Quella che mi stava stringendo la mano era una presa salda e decisa, sicura di sé ma non invadente. Dava uno strano senso di fermezza e protezione allo stesso tempo. Ma decisi che non era un dettaglio su cui soffermarsi troppo anche perché lui aveva già ripreso a parlare, con un italiano che, in alcuni momenti, era persino migliore del mio. Ecco, brava! Ma non ti annoi a guardare me che tiro palline da una parte all altra? Indecisa se scoppiargli a ridere in faccia o chiedergli se mi stava prendendo in giro, preferii appellarmi alla diplomazia. Certo che mi annoio! Ma il mio allenatore dice che per imparare a giocare a tennis è fondamentale guardare i professionisti allenarsi. Professionista io?! Ma se ho già diciannove anni e non sono nemmeno nei primi cento del mondo! Senti, ti faccio una proposta Cioè? Fai qualche scambio con me, a servire da solo mi annoierei quanto te che guardi. Beh, sarebbe bellissimo, ma non posso! Dai non c è nessuno in giro, il mio compagno di allenamenti arriverà solo questa sera da Stoccolma e per di più adesso tutta la gente è al centrale per l arrivo degli americani Sì, in effetti è vero però se passa di qui la persona sbagliata e mi vede, io faccio una brutta fine Potrebbero non pagarti per il lavoro che stai facendo? No, qui i raccattapalle vengono gratis. Però mi potrei giocare la convocazione in nazionale per comportamento indisciplinato. Nazionale?

12 12 Eh sì non ridere, lo so che sembra che io mi stia vantando con un giocatore dell ATP, ma in realtà è così. A settembre dovrei entrare nella nazionale juniores. Beh, ma allora è perfetto! Se passa qualcuno, diremo che te l ho chiesto io. In fin dei conti, non c è poi tanta differenza tra me e te e secondo me vai più che bene per un allenamento! Ok, ora divento rossa però grazie per la fiducia, Alex. Spero di non fare figuracce! Non l avevo mai visto giocare, prima di quel momento. Non l avevo nemmeno mai sentito nominare, questo Alex Rudinger del Lichtenstein che a giudicare dal primo quarto d ora di scambi sembrava uno decisamente promettente. Palleggiava con me per coinvolgermi e non per massacrarmi di mazzate. Mi permetteva di fargli vedere cosa sapevo fare, sia piazzandomi colpi per una buona risposta, sia mettendomi in difficoltà in difesa. Quello che si stava verificando era una specie di armonioso concerto tra due persone che sapevano di possedere un bel tennis e che erano certe di poterlo migliorare ancora molto. (Con le dovute distinzioni, naturalmente.) Apprezzava la mia prima di servizio e il mio modo di portare il colpo sul lungolinea. E io ero completamente affascinata dalla sua elegante capacità di venire a rete e di rivelarsi micidiale anche subito dopo il servizio. Nell era post Chang e nel momento di tripudio di Hewitt, era come una piacevole e inaspettata sorpresa, che mi faceva venire il sospetto che Pat Rafter non fosse l unico vero tennista rimasto al mondo. (Oltre a Jimmy Courier, naturalmente, che però - più che un tennista vero e proprio - nel suo profondo era sempre stato più che altro un giocatore di baseball!) Servizio risposta di dritto demi-volèe pallonetto smash senza diritto di risposta!

13 13 (E la sottoscritta finiva con il muso a terra nel disperato tentativo di evitare la brutta figura, riprendendo la palla al volo. Tutto inutile. Risate, simpatiche ma consistenti, del grande Alexander Rudinger). Carlotta! Si può sapere dov è Martina? Ma soprattutto, che ci fai sdraiata per terra? Eh? Dal nulla era spuntato il mio supervisore, ovviamente nel momento peggiore. Gigi! Martina è in bagno, perché si sente poco bene sai com è, con questo caldo Sì, certo, il caldo che però non mi spiega perchè tu stia sdraiata a quattro di spade nello Stadio della Pallacorda. Dov è il tipo che si doveva allenare qui, quello che viene da un posto impronunciabile? Mica l avrai fatto scappare? In realtà il tipo che si doveva allenare qui, quello che viene dal Lichtenstein, non è affatto scappato. A quanto pareva, Alex aveva questa incredibile capacità di diventare invisibile mentre la gente infamava la sua nazione. Proprio mentre la gente del Foro Italico si concentrava ad infierire su questo suo minuscolo e poco conosciuto staterello, lui riusciva a scomparire, per poi spuntare alle spalle e spiegare in italiano che aveva sentito e capito tutto quello che era stato detto negli ultimi minuti. Fantastico. Salve, mi chiamo Alexander Rudinger e sono nella parte bassa del tabellone. Esordirò contro Tommy Haas lunedì pomeriggio e adesso, con la collaborazione della signorina Arcieri, mi stavo allenando su dei nuovi schemi di gioco. Gigi era a dir poco interdetto e io preferivo non alzarmi da terra, per poter ridere indisturbata a crepapelle, con la faccia schiacciata tra la visiera del cappellino e la terra rossa della Pallacorda. Beh, allora è tutto sotto controllo. Chiedo scusa per l interruzione e vi lascio ai vostri schemi. Con il suo permesso, signor Rudinger, vado a cercare l altra ragazza che doveva essere qui con voi. La porto su un altro campo, perché a quanto pare qui non serve. Perfetto. La ringrazio per la sua discrezione. Arrivederci.

14 14 Arrivederci e in bocca al lupo con Tommy Haas. (Così disse Gigi mentre se ne andava, ma a me sembrava più che fra i denti stesse mormorando qualcosa tipo: Ma dove cazzo sta il Liechtestein? ) Alex era uno sconosciuto, un po meno di me e molto più di Tommy Haas, ma c era qualcosa nel suo modo di fare, di parlare, di comportarsi con le persone che lasciavano intravedere in lui la dignità di un principe, di un erede al trono ( per lo meno con me e con Gigi, per quanto avevo visto fino a quel momento). Ti ringrazio davvero, Alex. Mi sa che ho appena vissuto uno dei più bei momenti della mia vita. Davvero? E cosa dirai, allora, quando vincerai il tuo primo Wimbledon? Mi avvicinai, divertita dal suono leggermente teutonico e surreale delle sue ultime parole, mentre lui si asciugava il sudore con un asciugamano lasciato a bordo campo. Beh, calcolando la facilità con cui gli italiani vincono i tornei dello Slam, immagino che per il momento mi dovrò accontentare di aver giocato con te! E allora io che dovrei dire? Per quanto mi sforzi, a me non viene in mente nessun mio connazionale che abbia vinto qualcosa Forse perché magari è vero che in Liechtenstein non ci sono campi da tennis?! Nascosi la mia espressione divertita dietro la bottiglietta d acqua che stringevo in mano, in attesa di capire cosa mi avrebbe risposto Alex. Beh, in effetti io spesso vado in Svizzera! Ma che fai, imbrogli? E io allora come faccio a credere alla tua profezia su Wimbledon? Non lo so. Ti va di scommetterci su? Perché no? D accordo. Facciamo cinque sterline? Sì, va bene. Ma poi come facciamo a saldare la scommessa? E come pensi che ti ricorderai di me? Potrei metterci anche dieci anni ad arrivare a Londra.

15 15 Facciamo che tu verrai da me con questa e io mi ricorderò subito tanto ci troveremo entrambi lì, no? Alex mi porse una pallina della sua scorta personale, dove con un pennarello nero aveva scritto: CARLOTTA GONNA WIN BLEDON! 5 BET CIAO ALEX RUDINGER # 111 ATP Strinsi la pallina come fosse d oro e mi venne da sorridere al pensiero di aver scommesso in sterline con questo strano tipo del Liechtenstein, spuntato fuori da chissà dove. Ok, ci sto. Dovessero passare anche dieci anni, ti verrò a cercare negli spogliatoi maschili di Wimbledon con questa pallina in una mano e il trofeo nell altra, per riscuotere le mie cinque sterline sperando che per quel tempo possano valere ancora più di adesso! Una voce dall altoparlante comunicò a tutti i tennisti che si trovavano sui campi che stavano per iniziare le conferenze stampa: Alex doveva andare. Ti saluto, Carlotta, si è fatto tardi. Certo, vai. In bocca al lupo per Tommy Haas e anche per tutto il resto, se non ci dovessimo incontrare sui campi. Grazie ma tanto ci vedremo in Inghilterra! Mentre lui si avviava verso la sala stampa, con andatura elegante e il borsone in spalla, io rimanevo a guardarlo perplessa, o meglio come una vera idiota, e iniziavo a custodire dentro di me la forte convinzione che forse avrei potuto conquistare davvero l erba di Wimbledon, un giorno o l altro. D altronde, lo avevo appena scommesso con uno sconosciuto del Liechtenstein che non figurava nemmeno nei primi 100 giocatori dell ATP. Ma a quel proposito, non riuscivo a smettere di chiedermi come accidenti si chiamavano gli abitanti del Liechtenstein?

16 3. Settembre La morale della favola era stata che Alex aveva battuto Tommy Haas a sorpresa al primo turno, ma era stato fermato poco dopo dal suo famoso compagno di allenamenti che doveva arrivare da Stoccolma. Si trattava in effetti di quello sfortunato campione di nome Norman Magnus, che vinse poi il torneo battendo Guga Cuerten in quattro set. Dopo la fine della scuola, che si concluse con il mio passaggio al quarto scientifico con una media del sette niente totalmente giustificata, iniziai una serie di allenamenti che avrebbero fatto paura anche al grande Andrè Agassi. Naturalmente, questo mi impedì di seguire sia le partite di Roland Garros, sia quelle di Wimbledon, sia qualsiasi altra cosa che accadde durante quell estate. A raccontarmi tutto ci pensò Martina, che mi telefonava la sera dalla sua villetta di Sabaudia: a Parigi Cuerten aveva battuto Magnus in quattro set e, purtroppo, a Wimbledon Pete Sampras aveva sconfitto Pat Rafter, la mia (ignara) anima gemella australiana. Agli Europei di calcio l Italia in semifinale aveva battuto l Olanda ai rigori, ma poi aveva perso in finale contro la Francia, per colpa di cosa stranissima chiamata Golden Gol. Martina mi disse che c era stato un grande concerto all autodromo di Imola, dove Vasco Rossi aveva scatenato il delirio, e dove la gente si era inventata un nuovo tormentone che consisteva nel girare per strada chiamando a gran voce il nome Valerio!!! Mi disse che aveva deciso di cambiare gestore per il cellulare perché era uscita una nuova compagnia che ti regalava un mucchio di sms gratuiti e telefonate senza scatto alla risposta.e mi disse anche che il famoso Mattia l aveva portata a ballare al Peter Pan a Riccione, un sabato sera, e che finalmente si erano messi insieme. L estate del 2000, insomma, era andata alla grande per Martina e per gli altri miei amici di scuola che, tra interrail in Nord Europa, villaggi turistici in Sardegna, ospitate nelle ville dei vari genitori separati e gite agli acquapark, si erano divertiti veramente da morire.

17 17 Invece a me, purtroppo e per fortuna allo stesso tempo, era toccata solo la parte finale della preparazione alla nazionale. A metà settembre, infatti, tutti i possibili candidati alle convocazioni sarebbero stati radunati in un complesso sportivo a cinque stelle delle isole Canarie e si sarebbero confrontati in una serie di tornei. L esito delle competizioni avrebbe fatto emergere la nuova nazionale italiana juniores di tennis, maschile e femminile. Il mio allenatore era convinto che un posto mi spettasse di diritto, soprattutto perché, tra marzo e maggio, avevo vinto tre tornei consecutivi perdendo in tutto soli due set. Ero in un momento di forma quasi eccezionale e faticare in quella maniera alienante non mi pesava. Avrei potuto continuare a giocare senza sosta, di notte, di domenica, sempre. I servizi si alternavano ai dritti che seguivano i rovesci che precedevano le volèe. Era una routine continua, in cui nulla era entrato nella mia vita di sedicenne romana se non il tennis. Mi regalavo un gelato ogni tanto al laghetto dell Eur, di sabato sera, o qualche film all arena di viale Tiziano. Le distrazioni, però, si esaurivano con una rapidità impressionante, lasciandomi con pensieri che riguardavano soltanto il mio imminente, inevitabile ed imprescindibile ingresso in nazionale. Avevo persino smesso di cercare su internet le foto di Pat Rafter e avevo completamente dimenticato chi fosse Alex Rudinger, la cui pallina giaceva abbandonata nella borsa Onyx che avevo portato con me quel giorno al Foro Italico. Il giorno della mia partenza per Las Palmas, all aeroporto mi accompagnarono Claudio e Martina. Erano i soli a poter capire cosa significasse quel viaggio per me ed erano i soli a cui avrei permesso di leggere il vero terrore nei miei occhi. Ancora non mi ero abituata all idea di quanto stava succedendo, ma già mi trovavo al metal detector, a far controllare il mio zaino Eastpack insieme alle 24 ore dei commissari federali, ai portafogli e ai cellulari dei preparatori e degli allenatori, ai walkman e ai Gameboy dei miei infantili colleghi. Ripensavo ai saluti speranzosi e contemporaneamente un po preoccupati che Claudio e Martina mi avevano rivolto, agitando la mano da dietro il vetro delle partenze internazionali, e mi allacciavo la cintura di sicurezza. Il volo fino a Las Palmas sarebbe stato lungo e probabilmente

18 18 la lettura di About a boy di Nick Hornby o la musica di Proud like a god dei Guano Apes non mi avrebbero aiutato molto a sopravvivere al calvario. Alla fine, però, durante quella prima settimana le cose andarono talmente di fretta, che tutto ciò che accadde dal decollo fino alla fine del primo torneo mi sembrò appartenere ad un sogno fatto sull aereo. Quelli che in breve erano stati affettuosamente soprannominati i federali ci avevano fatto scontrare in una sorta di girone all italiana, un tutti-contro-tutti fatto anche di doppi e di doppi misti, al fine di poterci vedere in ogni contesto possibile. In base ai risultati, erano stati selezionati otto ragazze e otto ragazzi per giocare i singolari. Dopo aver studiato attentamente lo sviluppo di quarti, semifinali e finali, avrebbero capito e annunciato chi sarebbero stati i sei convocati. Il primo impegno ufficiale di questa squadra sarebbe stato un indoor a Parigi, dopo Natale. Io dormivo in camera con Federica e Stefania, due ragazzine prodigio della Regione Lombardia, e cercavo in tutti i modi di stare attenta a una vipera fiorentina che di nome faceva Diletta Lucidi. Il girone all italiana era finito il pomeriggio del sabato. Dopo una domenica di riposo sarebbe iniziato il singolare. E fu proprio in quella strana giornata che si verificò un altro di quei momenti che mi stavano per cambiare la vita, anche se naturalmente io non lo sapevo. Quel giorno pioveva. Strano. Pioggia alle Canarie. Pioggia a Las Palmas, uno dei templi del divertimento estivo senza fine. Molto strano: il classico evento che ti deve far per forza sospettare che stia per succedere qualcosa di grosso, che c è qualcosa che non quadra e che prima o poi l inghippo esploderà con un botto memorabile. Ma purtroppo soprattutto per la mente ottenebrata di una sedicenne che non pensa ad altro che ad ottenere un posto in nazionale la faccenda non era così evidente al momento.

19 19 Tanto che a me, per l appunto, sul momento quello non mi sembrava altro che un giorno di pioggia. Era solo un maledetto acquazzone che mi impediva di andare a fare shopping selvaggio o un giro in motoscafo nell unica giornata libera che avrei potuto trascorrere in quel campo di concentramento travestito da resort a cinque stelle. Mi limitavo a sbuffare insieme a Stefania, la compagna di stanza che tra le due si era rivelata più simile a me, nonché l unica che avrebbe partecipato al secondo torneo, visto che l altra la favoritissima Federica era stata messa K.O. da una tendinite improvvisa. Sarebbe stata richiamata per la prossima tornata di convocazioni, ma ovviamente non l aveva presa molto bene ed era ripartita in anticipo. Stefania si alzò dal letto, districandosi nel groviglio che le lenzuola e la noia avevano formato suo malgrado. Vado a farmi una doccia, tutta questa umidità mi ha ridotto in condizioni pietose. Se ti va, dopo possiamo scendere a fare una partita a biliardo -non è il massimo, ma tanto a parte il tennis non possiamo fare nient altro, nemmeno le terme! Che tristezza! A costo di sembrare ingrata, vorrei solo che questa maledetta selezione finisse subito con me vincitrice, se possibile! Ma sentila! Vatti subito a fare la doccia, prima che sotto l acqua ti ci infili io di forza! Oddio che paura! Stefania si andò a rintanare sotto la doccia, fra le risate e gli insulti in spagnolo imparati negli ultimi giorni, mentre io rimasi con un telecomando in mano a fissare un televisore spento. Fu con gesto meccanico che il dito mi andò sul tasto rosso, accendendolo in una frazione di secondo. E fu con un gesto incredibilmente impulsivo che mi trovai invece a sobbalzare sul letto, riconoscendo il volto che si trovava di fronte a me e contemporaneamente ad un numero abnorme di km di distanza. Mentre io ero totalmente occupata a pensare a me stessa e alla mia convocazione in nazionale, e mentre una certa pallina da tennis giaceva dimenticata sul fondo di una borsa sportiva, nel

20 20 frattempo Alexander Rudinger Alex per gli amici non era più numero 111 del mondo, aveva guadagnato un bel po di posizioni e in quell esatto momento stava giocando la finale tra terzo e quarto posto ai Giochi Olimpici di Sidney, contro un giocatore francese che io non avevo mai sentito nominare. Stefania, che dalla doccia mi aveva sentito emettere un urlo strozzato, voleva sapere cosa stesse succedendo, ma per me il tutto risultava veramente un po troppo difficile da spiegare. Guardai in silenzio la fine della partita, stordita da una serie di sensazioni intense e molto confuse che proprio non riuscivo ad identificare. E, quando alla fine di un combattuto incontro Alex si arrese al quarto posto, non sapevo nemmeno io bene cosa pensare. Durante tutta la cerimonia di premiazione, il suo volto deluso per la medaglia di bronzo mancata continuò ad ospitare quel sorriso sereno ed elegante che mi aveva tanto colpito a maggio e che, durante gli ultimi quattro mesi, era completamente svanito dalla mia mente. Nell ultimo periodo, avevo vissuto come se Alex ed io non ci fossimo mai incontrati, come se non avessimo mai condiviso quell insolito momento allo Stadio della Pallacorda. All improvviso, però, davanti a quello schermo, mi ero sentita come se quello strano ragazzo che veniva da uno strano paese fosse stato parte di me da sempre. Non capivo. Non sapevo spiegare. Cercavo di convincermi di aver appena assistito a un incontro di tennis come un altro, ma il mio cuore che batteva disperatamente non sembrava essere dello stesso avviso. Non avevo mai percepito un tumulto tale all interno della mia gabbia toracica, neanche quando ero riuscita ad assistere dal vivo ad una partita di Rafter, nemmeno quando cinque anni prima mia cugina ed io grande eravamo arrivate a piazzarci in prima fila al concerto dei Take That, proprio davanti a Robbie Williams Il mio cuore non riconosceva Alex come un idolo o un sogno, come una creazione della mia mente romantica. Lo considerava una persona in carne ed ossa, uno che sentivo di conoscere da sempre.

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