Seminario di Sicurezza A.A. 2003/2004 Autore: Gualdani Alessandro. Certificati x.509

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1 Certificati x.509 Lo standard x.509 è stato definito nel 1988 da ITU-T (International Telecommunication Union Telecommunication Standardization Sector, l ente regolatore per gli standard nelle telecomunicazioni) ed ha subito una revisione nel 1993 (versione 2) e nel 1995 (versione 3). Un certificato x.509 serve ad abbinare un nome distintivo (conosciuto come Distinguished name, ovvero l'acronimo DN) a una chiave pubblica; questo nome distintivo è in pratica una raccolta di informazioni su una certa persona in un certo contesto. Gli elementi di queste informazioni sono visti come l'assegnamento di valori ad altrettante variabili; non sono utilizzate sempre tutte e le regole per stabilire esattamente quali campi devono essere usati e cosa devono contenere dipendono dalla politica dell'autorità che deve firmare il certificato. I campi tipici di un nome distintivo nei certificati x.509 sono: CAMPO CN O OU C ST L DESCRIZIONE Nome comune, o Common name Organizzazione Dipartimento all'interno dell organizzazione Sigla del paese (nazione) Regione o provincia Località Un certificato x.509 è strutturato come segue: Version Serial Number Signature Algorithm ID Issuer Name Validity Period Subject Name Versione 1 Versione 2 Versione 3 Subject s public key information Issuer unique identifier Subject unique identifier Extensions Firma dei campi precedenti Certificati x

2 Version è un valore intero; le possibili alternative sono: 0. default (v1) 1. se presente Issuer unique identifier oppure Subject unique identifier (v2) 2. se ci sono estensioni (v3) Serial number è un valore intero, unico per ogni CA; identifica senza ambiguità il certificato Signature algorithm ID rappresenta l algoritmo e la funzione hash usati dalla CA per firmare il certificato (es. md5withrsaencryption, sha-1withrsaencryption) Issuer name DN della CA che ha creato e firmato il certificato Validity period contiene 2 date: la data di inizio di validità del certificato e la data di scadenza del certificato Subject name DN dell utente (proprietario) del certificato (cioè chi conosce la chiave privata corrispondente) Subject s public key information chiave pubblica del proprietario del certificato e relativo algoritmo (es. rsaencryption) Issuer unique identifier è usato per distinguere univocamente la CA nel caso che il DN (della CA) sia stato riutilizzato Subject unique identifier è usato per distinguere univocamente il proprietario del certificato nel caso che il DN (dell utente) sia stato riutilizzato Extensions diversi campi di estensione: ogni estensione comprende un identificatore, un indicatore di criticità, un valore; le estensioni si dividono nelle tre categorie key and policy information (ad es. key usage: scopi per cui un certificato può essere usato, private-key usage period: periodo d'uso della corrispondente chiave privata) subject and issuer attributes (ad es. subject/issuer alternative name: nomi alternativi del soggetto/emettitore in varie forme) e certification path constraints (ad es. se il soggetto può agire da CA). L hash dei suddetti campi è firmato tramite la chiave privata della CA. Esempio Certificate: Data: Version: 1 (0x0) Serial Number: 0 (0x0) Signature Algorithm: md5withrsaencryption Issuer: C=BE, O=Belgacom, OU=MTM CN=Belgacom E-Trust Validity Not Before: Dec 11 19:39: GMT Not After : Dec 11 19:39: GMT Subject: C=IT, L=Genova, O=Dinkel, CN=Mario Rossi Subject Public Key Info: Public Key Algorithm: rsaencryption RSA Public Key: (1024 bit) Modulus (1024 bit): 00:f2:c2:7a:4b:11:c0:64:b8:63:9d:fd:7f:b1:b7: 1f:55:c1:b7:1a:9b:dc:5f:bc:d8:a8:ad:cb:90:17:. Exponent: (0x10001) Signature Algorithm: md5withrsaencryption 71:88:37:bb:f0:5e:6e:82:fa:90:87:4f:bb:b6:06:a3:da:6a: 86:b7:78:8d:a6:49:c2:e1:24:2d:37:ae:70:92:b7:68:49:14:.. Certificati x

3 Formato certificati x.509 La sintassi dei certificati x.509 è espressa usando Abstract Syntax Notation 1 (ASN 1). Certificate ::= SIGNED { SEQUENCE { version Version DEFAULT v1, serialnumber CertificateSerialNumber, signature AlgorithmIdentifier, issuer Name, validity Validity, subject Name, subjectpublickeyinfo SubjectPublicKeyInfo, issueruniqueidentifier UniqueIdentifier OPTIONAL, -- if present, version shall be v2 or v3 subjectuniqueidentifier UniqueIdentifier OPTIONAL, -- if present, version shall be v2 or v3 extensions Extensions OPTIONAL -- If present, version shall be v3 -- } } dove: Version ::= INTEGER { v1(0), v2(1), v3(2) } CertificateSerialNumber ::= INTEGER AlgorithmIdentifier ::= SEQUENCE { algorithm ALGORITHM.&id ({SupportedAlgorithms}), parameters ALGORITHM.&Type OPTIONAL } SupportedAlgorithms ALGORITHM ::= {... } Validity ::= SEQUENCE { notbefore Time, notafter Time } SubjectPublicKeyInfo ::= SEQUENCE { algorithm AlgorithmIdentifier, subjectpublickey BIT STRING } Time ::= CHOICE { utctime UTCTime, generalizedtime GeneralizedTime } Extensions ::= SEQUENCE OF Extension Extension ::= SEQUENCE { extnid EXTENSION.&id ({ExtensionSet}), critical BOOLEAN DEFAULT FALSE, extnvalue OCTET STRING ExtensionSet EXTENSION ::= {... } Struttura delle CA I certificati vengono rilasciati da una Autorità di Certificazione (CA) la cui firma apposta sul certificato garantisce il legame tra chiave ed entità; ogni autorità di certificazione stabilisce e impone la propria procedura per ottenere la propria certificazione: questo significa che ogni autorità definisce il proprio ambito di competenza, quali tipi di certificazione elettronica è in grado di fornire (si fa riferimento al formato del certificato elettronico) e quali siano le informazioni che devono essere fornite in modo preciso: sarà poi compito dell'autorità la verifica della veridicità di tali informazioni. La struttura delle CA è di tipo gerarchico, ad albero: Certificati x

4 Root CA A B C D E L autorità principale (Root CA), che si autocertifica, demanda e organizza il compito di certificazione a strutture inferiori, firmando il loro certificato (con la propria chiave privata): queste autorità inferiori possono avere a loro volta la responsabilità sulla certificazione di altre autorità di livello inferiore e così via. Richiesta dei certificati Per ottenere un certificato da un'autorità, utilizzando lo standard X.509, si parte dalla creazione di una richiesta di certificato, che in pratica è un certificato avente già tutte le informazioni, tranne la firma del garante; le operazioni da compiere sono: l utente prova la sua identità alla CA cui si è rivolto per ottenere il rilascio di un certificato viene generata una coppia di chiavi (questa operazione può essere effettuata dall utente, dalla CA stessa, o da una terza parte) l utente sottopone una richiesta di certificato alla CA la CA crea un certificato digitale che contiene la chiave pubblica dell utente ed i dati identificativi il certificato digitale è firmato elettronicamente con la chiave privata della CA Revoca dei certificati Un certificato non può essere valido per sempre, così come accade con un documento di riconoscimento, una carta di identità o un passaporto: un informazione fondamentale che deve avere un certificato elettronico è la scadenza; questa è sempre l'informazione che viene controllata per prima, chiunque sia il titolare del certificato. Tuttavia, anche nel periodo di validità di un certificato possono cambiare tante cose, per cui deve essere previsto un meccanismo di revoca, sia su richiesta del titolare, sia a seguito di una decisione dell'autorità di certificazione che lo ha firmato. Infatti, il titolare del certificato potrebbe trovarsi in una condizione diversa rispetto a quella in cui si trovava nel momento del rilascio del certificato, per cui i dati in esso contenuti potrebbero non corrispondere più; dall'altra parte, l'autorità di certificazione potrebbe avere verificato un utilizzo irregolare del certificato e di conseguenza potrebbe decidere il suo ritiro. Le ragioni che possono portare alla revoca di un certificato sono: Compromissione chiave privata, ovvero sia presente uno dei seguenti casi: - sia stato smarrito o rubato il dispositivo di firma che contiene la chiave; - sia venuta meno la segretezza della chiave o del suo codice di attivazione (PIN); - si sia verificato un qualunque evento che abbia compromesso il livello di affidabilità della chiave; Informazioni non più valide (es. cambiamento dei dati del titolare presenti nel certificato) Certificati x

5 Non più utile per lo scopo prefissato Compromissione algoritmo Perdita o malfunzionamento di security token, perdita di password o PIN Cambio politiche di sicurezza (es., la CA non supporta più servizi per certificati) La CA aggiorna e archivia l elenco dei certificati revocati in una Certificate Revocation List (CRL) che è una lista, firmata dalla CA, contenente i numeri seriali dei certificati emessi revocati (ma non ancora scaduti), la data di quando è avvenuta la revoca ed, eventualmente, i motivi della revoca: alla CRL è associata la data di ultimo aggiornamento della lista. La CRL può essere distribuita in uno dei seguenti modi: modello pull: download da CA quando necessario modello push: CA la invia ad intervalli regolari approccio ibrido: CA la invia a repository intermediari da cui il verificatore fa il download quando necessario Verifica della legittimità di un certificato Per poter verificare la legittimità di un certificato che ci viene presentato bisogna risalire la catena di certificazioni. Se, ad esempio, si possiede un certificato di Tizio, emesso dalla CA D, per verificarne l autenticità occorre: procurarsi il certificato dell autorità D (per estrarne la chiave pubblica ed utilizzarla per verificare la firma sul certificato di Tizio) il certificato dell autorità D è stato emesso dall autorità B per cui o si dispone di detto certificato altrimenti occorre procurarselo e risalire alla Root CA per poter verificare l autenticità di B una volta ottenuto (ed avendone verificato l autenticità) il certificato di B può essere usato per verificare l autenticità del certificato di D una volta verificata l autenticità del certificato di D, si può con esso verificare l autenticità del certificato di Tizio. Generalizzando, per verificare la validità di un generico certificato di x: - si decifra l hash del certificato di x con la chiave pubblica della CA di x (ricavata del certificato di quest ultima) - si calcola l hash del certificato di x - si controlla che i due hash, quello calcolato e quello decifrato, siano uguali Ovviamente, per verificare che il certificato sia valido, occorre anche controllare la scadenza del certificato e controllare presso la base di dati della CA che ha emesso il certificato che questo non sia presente nelle liste di revoca. Uso dei certificati digitali Gli usi più importanti dei certificati digitali sono i seguenti: certificati SSL (per comunicazioni client/server) utilizzati per stabilire l identità del client e del server che comunicano tra loro; il server presenta il suo certificato al client per autenticarsi, successivamente il client presenta il suo certificato al server per autenticarsi (il processo di autenticazione fa uso della crittografia a chiave pubblica e della firma digitale): una volta che client e server si sono autenticati usano la crittografia a chiave simmetrica (più veloce rispetto a quella asimmetrica) per criptare le informazioni che si scambiano; certificati S/MIME utilizzati per firmare e criptare ; una che include una firma digitale assicura il ricevente sulla esatta identità del mittente e sull integrità del messaggio trasmesso; infatti nel caso vi sia una qualche discordanza tra il messaggio di partenza e quello ricevuto la firma allegata a quest ultimo non può essere validata; Certificati x

6 certificati object-signing utilizzati per firmare codice Java, JavaScript, o altri tipi di file; una ditta produttrice di software, ad esempio, può, firmando i suoi prodotti, garantire i suoi clienti della autenticità del prodotto. commercio elettronico si avvale dei certificati digitali nell esecuzione delle transazioni commerciali in quanto permette ai due (o più) contraenti di identificarsi in modo inequivocabile Cenni alla legislazione italiana La materia concernente la firma digitale e le certificazioni elettroniche è al momento regolamentata dalle seguenti norme: legge 15 marzo 1997 n. 59 (Bassanini-1) la quale conferisce validità legale agli atti, ai dati, ai documenti creati e trasmessi mediante strumenti informatici regolamento attuativo DPR 513/97 (poi abrogato, per sostanziale incorporazione, nel DPR 445/2000) che definisce i termini di firma digitale, di certificazione ( il risultato della procedura informatica, applicata alla chiave pubblica e rilevabile dai sistemi di validazione, mediante la quale si garantisce la corrispondenza biunivoca tra chiave pubblica e soggetto titolare cui essa appartiene, si identifica quest'ultimo e si attesta il periodo di validità della predetta chiave ed il termine di scadenza del relativo certificato, in ogni caso non superiore a tre anni ), di certificatore ( il soggetto pubblico o privato che effettua la certificazione, rilascia il certificato della chiave pubblica, lo pubblica unitamente a quest'ultima, pubblica ed aggiorna gli elenchi dei certificati sospesi e revocati ) e ne stabilisce i requisiti (se soggetti privati, forma di S.p.A. e capitale sociale non inferiore a quello richiesto per l esercizio di attività bancaria, qualità dei processi e prodotti informatici conformi a standard internazionali) regolamento tecnico DPCM n. 87 del 8 febbraio 1999 che stabilisce le regole tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici attuazione della direttiva 1999/93/CE relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche Certificati x

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