Internet e il servizio della Parola di Dio

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1 UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA Facoltà di Teologia Sezione di Torino LICENZA DI TEOLOGIA PASTORALE Studente: Paolo Curtaz Matricola 8086T Internet e il servizio della Parola di Dio Analisi critica di alcune omelie presenti nei maggiori siti web cattolici italiani Relatore: prof. Marco Rossetti Anno Accademico 2010/2011

2 A Jakob e Luisella A Mons. Arrigo Miglio che ha incoraggiato questo lavoro Agli internauti cercatori di Dio

3 SOMMARIO 1. Introduzione 1.1 L irrompere del web nell evangelizzazione: una sfida per la Chiesa 1.2 Dalla curiosità dei primi tempi all impegno dell oggi 1.3 Nuove frontiere, nuovi orizzonti per l evangelizzazione 1.4 Metodologia del lavoro 2. L omelia: definizione di criteri di validità 2.1 Un problema metodologico, l assenza di una definizione sintetica, comune e condivisa 2.2 Omelia: dalla ridefinizione Conciliare alla crisi dell oggi 2.3 Come deve essere l omelia secondo il Magistero 2.4 Come deve essere l omelia secondo la Liturgia 2.5 L irrinunciabile apporto dell esegesi biblica nell omiletica 2.6 Una nuova frontiera: le scienze della comunicazione 2.7 Una griglia di interpretazione 3. Analisi dei testi 3.1 Criteri per la scelta di alcune omelie 3.2 La scelta degli autori 3.3 La scelta del tempo liturgico: l Avvento 3.4 Nota metodologica 3.5 Analisi di alcune omelie esemplari Mons. Vincenzo Paglia Ermes Ronchi Mons. Antonio Riboldi 4. Considerazioni generali conclusive 4.1 Una valutazione complessiva del campione analizzato 4.2 I problemi dell uso corretto delle omelie come sussidi da mediare e incarnare 4.3 Piccolo vademecum per l uso corretto delle omelie in internet 4.4 Uno sguardo prospettico 5. Appendice Testi delle omelie analizzate 6. Bibliografia 7. Indice generale

4 Sigle e abbreviazioni AT CEI DV Gr ICT IGMR LV MB NT OLM RL RPL SC Antico Testamento. Conferenza Episcopale Italiana. Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Dei Verbum sulla divina rivelazione, Città del Vaticano 18 novembre Gregorianum. Information & Comunication Technologies. Institutio generalis Missalis Romani in ed. it.: Principi e norme per l uso del Messale Romano, in Messale Romano riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI, CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Libreria Editrice Vaticana, Roma Lumen Vitae. Le Monde de la Bible. Nuovo Testamento. Ordo Lectionum Missae in ed.it.: Ordinamento delle letture della Messa in Lezionario domenicale e festivo, vol. 1, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano Rivista Liturgica. Rivista di pastorale liturgica. Costituzione del Concilio Vaticano II Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, Città del Vaticano, 4 dicembre VD Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini Città del Vaticano, 11 novembre VP Vita pastorale. 4

5 1. Introduzione 1.1 L irrompere del web nell evangelizzazione: una sfida per la Chiesa Nella millenaria opera di evangelizzazione della Chiesa, assistiamo, nell ultimo decennio, alla nascita e alla rapida espansione di un nuovo strumento, all inizio guardato solo con curiosità e, ora, studiato con maggiore attenzione: la rete di internet. Lo strumento di internet, l evoluzione tecnologica e la diffusione dei personal computer, l adeguamento delle reti di supporto hanno aumentato esponenzialmente la possibilità di comunicazione fra le persone, procurando una svolta epocale nel percorso dell umanità. Attraverso il web (World Wide Web) un quarto dell umanità ha la possibilità di informarsi, di dialogare, di condividere materiale, di lavorare, di commerciare: davvero la rivoluzione informatica sta attuando una possente accelerazione nell incontro fra le culture e nel cambiamento della società, paragonabile a quella che fu la rivoluzione industriale. 1 La Chiesa non poteva certo restare alla finestra a guardare un fenomeno così imponente: perciò lo strumento di internet ha rapidamente occupato uno spazio ragguardevole nella riflessione ecclesiale e nella pastorale, ricevendo fin dall inizio una valutazione positiva. Come scrive papa Giovanni Paolo: «Per la Chiesa il nuovo mondo del ciberspazio esorta alla grande avventura di utilizzare il suo potenziale per annunciare il messaggio evangelico. Questa sfida è l'essenza del significato che, all'inizio del millennio, rivestono la sequela di Cristo e il suo mandato prendi il largo : Duc in altum! (Lc 5,4)». 2 E, ancora, rivolto agli operatori della comunicazione, scrive: «Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono tra le cose meravigliose inter mirifica che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno». 3 1 Dati attendibili parlano di 2,2 miliardi di persone connesse nel Fonte: 2 GIOVANNI PAOLO II, Internet: nuovo forum per annunciare il Vangelo. Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 2002, n ID., Il rapido sviluppo. Lettera Apostolica ai responsabili delle comunicazioni sociali (21 febbraio 2005), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

6 Il Magistero ha inizialmente osservato con interesse l evoluzione di internet, per poi avviare un approfondimento sul suo utilizzo; nel frattempo, a partire dalle singole persone e dalle aggregazioni ecclesiali, parrocchie, movimenti, associazionismo, si è assistito alla nascita e alla diffusione di migliaia di siti cattolici, 4 di blog, e, recentemente anche i temi di fede hanno ritagliato un loro spazio nei social network. 5 Non tutta la presenza cattolica nel web, tuttavia, è qualificata e competente, come per altro accade in molti altri campi in internet, ma, certamente, essendo un grande movimento di massa e popolare, il web rappresenta una nuova agorà in cui potere proclamare il vangelo di Dio. Dal nostro punto di vista o la Chiesa raccoglie la sfida del nuovo strumento o rischia di perdere la possibilità di essere ascoltata dalle nuove generazioni. A questo riguardo scrive mons. Jean-Michel di Falco Léandri, Vescovo di Cap e d Embrun, e Presidente della Commissione episcopale europea per i media: «Con Internet, assistiamo a una rivoluzione copernicana che sta già producendo i suoi effetti sul nostro modo di essere nella nostra relazione con il mondo, nel nostro collocarci nel mondo, nel nostro interagire con il mondo. Qui si inserisce la presa di coscienza della Chiesa istituzionale riguardo all'importanza di internet. Nessun dubbio. E a maggior ragione oggi. Ma saper navigare cavalcando l onda di internet è tutta un altra storia. Internet è un rivelatore, un evidenziatore. O sapete comunicare, o non sapete farlo, o siete credibili o non lo siete, o rispondete alle attese o restate nella vostra bolla, o siete un profeta o siete l ultimo dei Mohicani, o siete vivi o siete dei fossili, o conoscete il linguaggio di internet o non lo conoscete e non potete comunicare. Paragono spesso la modalità di presenza della Chiesa nel mondo dei media e in internet a ciò che viene richiesto a un missionario che si accinge a partire per terre sconosciute» Dalla curiosità dei primi tempi all impegno odierno Negli ultimi decenni, numerosi sono stati gli autorevoli interventi magisteriali sugli strumenti della comunicazione sociale e la nuova frontiera di internet. Precursore, anche in questo caso, è stato Papa Giovanni Paolo II, con il messaggio per la XXXVI Giornata delle 4 Al 1 dicembre il maggiore portale dei siti cattolici, recensisce ben siti in lingua italiana. 5 Al 1 giugno 2010 su Facebook, il più diffuso social network mondiale, segnala oltre 500 gruppi di discussione in lingua italiana legati alla figura di Gesù Cristo. 6 J.M. DI FALCO LÉANDRI, Prolusione all Assemblea plenaria della commissione del Consiglio delle Conferenze episcopali d Europa su La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa, 12 novembre 2009; 6

7 comunicazioni sociali, «Internet: nuovo forum per annunciare il Vangelo», 7 cui è seguita la lettera apostolica «Il rapido sviluppo» del 21 febbraio Sulla stessa scia Papa Benedetto XVI ha pubblicato, in occasione della Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, due messaggi: «Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia» 9 e il più recente «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola». 10 In quest ultimo testo, Papa Benedetto scrive: «Ai sacerdoti è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante voci scaturite dal mondo digitale, e annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l evangelizzazione e la catechesi». 11 Da segnalare, in questo contesto, il documento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali su internet 12 e l intensa attività della Conferenza Episcopale Italiana, in particolare con i convegni dedicati alla evangelizzazione attraverso il web: «Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione» nel e il recente «Testimoni digitali» del In tutti questi documenti emerge un dato interessante: la Chiesa, il cui mandato è l annuncio del Vangelo, intende essere presente nel mondo del web per assolvere alla sua missione con uno stile proprio, ponendosi in dialogo col vasto e complesso mondo di internet. Possiamo notare un evoluzione di pensiero nella proposta pastorale della Chiesa concernente i mezzi di comunicazione sociale a partire dal Concilio Vaticano II fino ad oggi GIOVANNI PAOLO II, Internet: nuovo forum per annunciare il Vangelo. Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana ID., Il rapido sviluppo. Lettera Apostolica ai responsabili delle comunicazioni sociali (21 febbraio 2005), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano BENEDETTO XVI, Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. Messaggio per la 43 Giornata delle comunicazioni sociali, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana ID., Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola Messaggio per la 44 Giornata delle comunicazioni sociali, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana ID., Il sacerdote, PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, La Chiesa e internet (22 febbraio 2002), Città del Vaticano 2002, Breve sintesi in: J.M., DI FALCO LEANDRI, Prolusione all Assemblea plenaria della commissione del 7

8 Se, all inizio, la Chiesa si preoccupa di richiamare gli operatori della comunicazione sociale alle loro responsabilità etiche, ai loro doveri di carità e giustizia, visto l enorme influsso esercitato sulle masse dalle opinioni pubbliche, 16 e invita i cattolici ad essere presenti nel mondo dell editoria, della cinematografia e della radiotelevisione, 17 l abbattimento di ogni frontiera e distinzione operata dal web porta la Chiesa ad essere presente in prima linea nel mondo virtuale, cogliendo la potenzialità di uno strumento che rende ogni tipo di informazione e di comunicazione fruibile ovunque in tempo reale, senza costi, senza intermediari, senza barriere. Non è più solo la Chiesa nel suo aspetto organizzativo ed istituzionale a occuparsi attivamente dei mezzi della comunicazione sociale, ma ogni cristiano è chiamato a diventare evangelizzatore in rete. Come scrive efficacemente il Pontefice Paolo VI riguardo ai nuovi strumenti per la comunicazione: «la Chiesa si sentirebbe colpevole davanti al suo Signore, se non adoperasse questi mezzi per l evangelizzazione» Nuove frontiere, nuovi orizzonti per l evangelizzazione Una delle caratteristiche del web e della fruizione di internet è la sua espansione esponenziale e la sua potenzialità comunicativa che, ad oggi, sembra illimitata. Coloro che vivono in presa diretta questa rapida evoluzione, resa possibile grazie al progresso dei mezzi tecnologici, all abbassamento dei costi degli stessi e all implementazione delle reti di connessione, parlano ormai di una seconda fase della comunicazione su internet. Se la prima fase, quella degli esordi della prima metà degli anni 90 del secolo scorso, 19 rendeva possibile l uso di informazioni presenti sui siti e la comunicazione fra i soggetti attraverso la posta elettronica, la seconda fase, chiamata in gergo Web 2.0, 20 è caratterizzata da un forte incremento dell aspetto dinamico e relazionale del web, grazie alla nascita di chat, di blog, di forum, dalla diffusione dei social network, dalla possibilità di Consiglio delle Conferenze episcopali d Europa su La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa, 12 novembre 2009; 16 Inter mirifica, Decreto sugli strumenti della comunicazione sociale, n ID., n PAOLO VI, Esortazione Apostolica, Evangelii Nuntiandi, n La data di nascita del World Wide Web viene comunemente il 6 agosto 1991, giorno in cui l'informatico inglese Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web. 20 Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti, e gli preferiscono il termine New Web. 8

9 pubblicare sul web materiale audio e video. Si è passati, cioè, dalla fruizione statica del web ad una spiccata interazione fra i navigatori della rete. Per quanto indagato più specificatamente, i siti cattolici ufficiali, da quello del Vaticano a quello della CEI, tendono a restare siti statici, molto articolati e ricchi di informazioni, ma con pochissime possibilità di interazione; molti dei siti e delle realtà cattoliche presenti sul web, nati spontaneamente negli ultimi anni, invece, hanno una maggiore tendenza all interattività. Fra i siti di maggiore successo, meritano particolare attenzione quelli che, proprio in nome dell interazione, offrono materiale per la pastorale e raccolgono lo stesso materiale per metterlo a disposizione di tutti. È il caso del più famoso portale di materiale pastorale online italiano, qumran2.net, che, con tre milioni e mezzo di accessi e oltre cinquantotto milioni di files scaricati, si pone come capofila nella presenza dei cattolici in rete. Sul sito in oggetto, non è solo possibile scambiare materiale per la pastorale, ma anche «dialogare» con riservatezza con un sacerdote (oltre 800 a disposizione nella sezione preti online): è una nuova frontiera di evangelizzazione che può portare molti frutti, anche se non è esente da qualche rischio. 21 Anche in ambito omiletico constatiamo la diffusione in rete di numerosi sussidi informatici di predicazione, organizzati per tempo liturgico e di facile utilizzo da parte dei presbiteri che vogliono trovare degli spunti di riflessione per la propria omelia domenicale o da parte dei laici che vogliano leggere un omelia diversa da quella udita durante la celebrazione eucaristica cui partecipano abitualmente. In genere si tratta di omelie redatte da parroci, da laici, da monasteri, da movimenti ecclesiali, destinate anche a soggetti particolari (ai ragazzi, ad esempio): un materiale variegato e di facile fruizione, gratuito e a disposizione di tutti. Un materiale presente in grande abbondanza, che, di fatto, sta sostituendo i tradizionali sussidi di omiletica sinora conosciuti. 22 In questa grande varietà di scelta, tuttavia, è insito un rischio: quello di sminuire o di vanificare il doveroso compito del pastore di attualizzare la Parola celebrata con la propria comunità. Si segnalano, infatti, abusi di pastori che, a causa delle loro sempre maggiori incombenze e forse anche di un poco di pigrizia mentale, giungono alla pessima abitudine, 21 Sui limiti dell evangelizzazione in web che non può sostituirsi ad una comunità ecclesiale reale, cfr. PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, La Chiesa e internet (22 febbraio 2002), Città del Vaticano 2002, Per dare una dimensione del fenomeno: solo sul sito al 1 dicembre 2010, sono presenti oltre omelie scaricabili gratuitamente, con una media di 60 diverse omelie per ogni domenica. 9

10 segnalata da molte persone, di salire all ambone e leggere un omelia scaricata da internet pochi minuti prima della Celebrazione Eucaristica. La nostra ricerca nasce proprio da questa duplice constatazione: da una parte la massiccia presenza di omelie accessibili gratuitamente; dall altra il loro sempre maggiore utilizzo non come fonte di ispirazione, ma come testo immediatamente utilizzabile. In relazione a quanto sopra, è nostra intenzione occuparci di alcune questioni che nascono da una serie di interrogativi di vario ordine: le omelie fruibili su internet sono valide? Seguono i criteri impostati dalla riflessione conciliare? Sviluppano l esegesi spirituale auspicata dal Concilio Vaticano II? 23 A partire dalla campionatura di alcune di queste omelie, è possibile farsi un idea dello stile e dei contenuti delle omelie che si ascoltano nelle nostre chiese italiane? E a partire da quali criteri possiamo valutarne l efficacia? Che giudizio possiamo dare di questa innovativa forma di divulgazione che, presumibilmente, si amplierà? Dell uso delle omelie in internet, della loro qualità, della loro potenzialità, dei loro limiti, vuole parlare questa ricerca. 1.4 Metodologia del lavoro: dall analisi delle indicazioni magisteriali e degli apporti della scienza della comunicazione, alla scelta delle omelie da analizzare, alla valutazione delle stesse. La diffusione di internet nel mondo cattolico offre nuove opportunità di evangelizzazione: nel vasto materiale pastorale a disposizione di chi accede alla rete ci vogliamo occupare delle omelie. Come muoverci, però, in questa ricerca? Il nostro è un lavoro che si svolge nell ambito della teologia pastorale. La teologia pastorale è una disciplina teologica che, in base all'osservazione della vita e delle azioni di una Chiesa particolare, elabora le teorie ritenute più opportune per fornire i criteri d'intervento correttivo sulla prassi ecclesiale. Il suo oggetto ed il suo metodo, quindi, non possono essere fatti derivare dalle altre discipline teologiche poiché richiedono la comprensione della situazione umana nella sua particolarità storica, contingenza e sviluppo sperimentale per elaborare criteri metodologici adatti ed efficaci. 23 DV, n

11 Il suo metodo comportava, tradizionalmente, la applicazione di principi astratti a situazioni specifiche (con certe abilità e virtù accessorie). Il pensiero contemporaneo tende, però, ad abbracciare concezioni più dinamiche e dialettiche in cui non si mettono a confronto i principi teologici, dedotti da altre discipline, ma, a partire dall incontro della dottrina con le situazioni concrete, si elaborano dei criteri per intervenire più efficacemente sulla prassi. 24 Nella universale e millenaria missione evangelizzatrice della Chiesa fisseremo lo sguardo sull omelia inserita nell ambito proprio della liturgia. Di fatto l omelia resta lo strumento di evangelizzazione e di catechesi più diffuso in Italia: studi recenti ci dicono che nel 1999 almeno il 43% degli italiani partecipava all eucarestia un paio di volte al mese (erano il 41% nel 1990); indicativamente oltre venti milioni di italiani ascoltano una o più omelie nell arco di un mese. 25 Che giudizio danno delle omelie che ascoltano? Sono aiutati nella loro crescita di fede? Si tratta, perciò, di un lavoro empirico, perché vogliamo partire dalle omelie pubblicate in internet da autori diversi per compiere un lavoro di analisi; al contempo si tratta di un lavoro critico, perché vogliamo tentare una valutazione sulla validità di tali omelie. Da un punto di vista metodologico, dovremo anzitutto tentare una definizione di «omelia», a partire da criteri oggettivi che possano farci da punti di riferimento per esprimere un giudizio. Proveremo a sintetizzare il percorso magisteriale dal Concilio in avanti, attinente proprio l omelia: documenti del Concilio, esplicitazioni successive, documenti inerenti l applicazione della riforma liturgica, documenti inerenti l interpretazione della Parola di Dio. Ma, proprio perché la nostra è una ricerca svolta in ambito pastorale, dovremo anche tener conto di ciò che le scienze umane, non solo la teologia e le sue applicazioni, ci suggeriscono: in particolare quelle che hanno a che fare con la comunicazione e con la sua efficacia. Dai dati del Magistero e dai suggerimenti delle scienze della comunicazione, peraltro già ampiamente recepite proprio nei documenti più recenti, elaboreremo qualche criterio di valutazione oggettiva delle omelie presenti sul web. 24 Per una introduzione storica dello sviluppo della Teologia pastorale o pratica si veda MIDALI, M., Teologia pastorale o pratica. Cammino storico di una riflessione fondante e scientifica, in ISTITUTO DI TEOLOGIA PASTORALE DELLA FACOLTÀ DI TEOLOGIA DELL UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA (edd.), Studi di Teologia pastorale, LAS, Roma 1985, GARELLI, F., La Chiesa in Italia, Il Mulino, Milano 2007, nostra elaborazione. 11

12 2. L omelia: definizione di criteri di validità Posto quanto appena detto sugli obiettivi, affrontiamo subito il problema metodologico di partenza: esistono dei criteri condivisi da usare per stabilire la validità di un omelia? 2.1 Un problema metodologico: l assenza di una definizione sintetica, comune e condivisa di omelia A chi volesse conoscere con precisione in che cosa debba consistere un omelia, salta subito agli occhi l assenza di un unica definizione sintetica, comune e condivisa della stessa. Se anche nella storia moltissime sono state le riflessioni su come debba essere un omelia, sul linguaggio da usare, sui temi da trattare, 26 lo studioso contemporaneo deve armarsi di pazienza e attingere a diverse fonti per arrivare ad una definizione di omelia che sia quanto più possibile condivisa. A partire dalla riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II che ha inteso riformare anche l omelia, senza, però, entrare troppo nello specifico, fino ai documenti successivi e alle indicazioni dei libri liturgici, possiamo individuare un percorso che giunge a tracciare una definizione che ci permetta di valutare in maniera critica il materiale omiletico presente sul web? Possiamo, inoltre, accanto ai criteri di ordine magisteriale, liturgico, esegetico, farci aiutare dalle scienze della comunicazione sociale per stabilire quali tecniche comunicative mettere in atto al fine di promuovere una comunicazione efficace? Nel mondo della comunicazione e della forma, è illusorio supporre che solo il contenuto sia sufficiente a coinvolgere l uditore contemporaneo, abituato e talora assuefatto ad una comunicazione emozionale, impattante, coinvolgente che, spesso, esalta la forma a scapito del contenuto ed è perciò essenziale elaborare dei criteri di validità riguardanti la forma dell omelia. Perciò, come primo passo della nostra ricerca, stabiliremo una serie di criteri obiettivi per la valutazione delle omelie prese in esame. 26 Si confrontino, ad esempio, i contributi raccolti in SODI, M., TRIACCA, A., (edd.), Dizionario di omiletica, LDC-Velar, Leumann-Bergamo , soprattutto nelle voci che parlano della storia dell omelia. Vedi anche BISCONTIN, C., Predicare oggi: perché e come, Queriniana, Brescia, 2001,

13 Saranno criteri di tipo magisteriale, dedotti dal Concilio Vaticano II e dal documento elaborato in vista del terzo millennio: «Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida per la comunità in vista del terzo millennio», 27 che ci dicano in cosa deve consistere l omelia e che tengano conto delle nuove potenzialità della comunicazione e dei suoi strumenti; criteri di tipo liturgico, attingendo alle indicazione contenute delle nelle introduzioni al Messale Romano 28 e al Lezionario 29 e cogliendo anche alcuni suggerimenti dell ormai quarantennale esperienza della riforma liturgica; criteri di tipo esegetico: i) a partire dai documenti «Il popolo ebraico e le sue sacre scritture nella Bibbia cristiana», 30 «L interpretazione della Bibbia nella vita della chiesa», 31 dall autorevole e recente Esortazione apostolica post-sinodale «Verbum Domini», 32 frutto del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio; 33 ii) distinguendo il tipo di approccio esegetico (storico critico, simbolico, narrativo, retorico) degli autori delle omelie prese in esame; criteri, infine, che attingano dalla scienza delle comunicazioni sociali sapendo bene che la forma della comunicazione, oggi, riveste un importanza decisiva. 34 Ma, prima, dobbiamo provare a leggere la realtà ecclesiale che stiamo vivendo, e tenere conto del giudizio severo che la maggior parte del popolo di Dio esprime riguardo alle omelie nelle celebrazioni cui partecipa, al punto da far dire al Relatore Generale del recente Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio: «Nonostante la riforma di cui l omelia è stata oggetto al Concilio, sperimentiamo ancora l insoddisfazione di molti fedeli nei confronti del ministero della predicazione. Questa insoddisfazione spiega in parte la fuga di molti cattolici verso altri gruppi religiosi» CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida per la comunità in vista del terzo millennio, Città del Vaticano CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Messale Romano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Lezionario domenicale e festivo, vol.1, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA, Il popolo ebraico e le sue sacre scritture nella Bibbia cristiana, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA, L interpretazione della Bibbia nella vita della chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano BENEDETTO XVI, Verbum Domini. Esortazione apostolica postsinodale, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano XII ASSEMBLEA ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI : «La Parola di Dio nella vita e nella Missione della Chiesa», Roma, 6-26 ottobre Cfr.: CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida per la comunità in vista del terzo millennio, Città del Vaticano 1999, n.2. 13

14 Se la Chiesa fatica a coinvolgere i suoi figli nel cammino di fede, uno dei temi dolenti è proprio la scarsa qualità della predicazione durante le assemblee eucaristiche. 2.2 Omelia: dalla ridefinizione Conciliare alla crisi dell oggi Il Concilio ha voluto affrontare il tema della liturgia dalle radici e ha collegato il momento omiletico all atto liturgico nel suo complesso, legandolo intimamente alla Parola di Dio appena proclamata, alla liturgia e alla storia della salvezza. A quarant anni dall applicazione della riforma, però, molte cose sono ancora da fare e uno degli aspetti più problematici riguarda proprio l omelia. L insoddisfazione dei fedeli nei confronti dell omelia rappresenta un punto di criticità anche per i vescovi come abbiamo appena letto; ne troviamo inoltre conferma a partire dall esperienza quotidiana e dalle ricerche che si stanno compiendo sul tema. Basta girare l Italia e partecipare ad alcune celebrazioni eucaristiche per farsi un idea purtroppo negativa della qualità delle omelie che si ascoltano. 36 Nelle nostre chiese generalmente ci si imbatte in omelie che non hanno alcuna attinenza con le letture appena proclamate, altre che abbondano di forzature sentimentalistiche con l uso improprio di aggettivi ridondanti e di iperboli, facendo sembrare l omelia una recita impropria ed eccessiva. Altrove ci si imbatte in pericolosi cedimenti nei confronti del devozionismo, mettendo sullo stesso piano la proclamazione della Parola di Dio e la sana tradizione della Chiesa con le forme devozionali più discutibili. Ancora, si assiste ad omelie eccessivamente didattiche, con il celebrante più preoccupato di far sfoggio della propria cultura che della comprensione profonda del mistero, che tratta gli uditori come degli studenti di teologia o, peggio, come degli irriducibili ignoranti da istruire. Non mancano nelle odierne omelie derive moralistiche, con generalizzazioni o prescrizioni massimaliste, perentorie, al punto che nel linguaggio contemporaneo il termine «predica» ha assunto una connotazione fortemente negativa, di inutile rimbrotto. Omelie troppo lunghe, 37 troppo noiose, autoreferenziali che poco hanno a che vedere con la vita reale, se non per 35 OUELLET, M., Relatio ante disceptationem, XII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, in GIRAUDO, C., Aiutare l assemblea ad ascoltare la Parola, RL 6 (2008), Prendo questa impietosa analisi da BISCONTIN, C., Predicare, Molto interessante, sullo stile celebrativo, l articolo di SANTANTONI, A., L arte del celebrare: uno stile per comunicare in AA.VV., L arte del celebrare, Atti della XXVII Settimana di studio dell Associazione Professori di Liturgia, CLV, Roma 1999, 76-90, che analizza gli eccessi degli stili celebrativi, non solo limitati all omelia. 37 Quanto deve essere lunga una buona omelia? Riflessione interessante ed esaustiva in SODI, M., Tempo dedicato alla predicazione oggi in SODI, M. TRIACCA, A., (edd.), Dizionario,

15 giudicarla in malo modo, senza speranza, senza una reale e percorribile possibilità di cambiamento e di conversione. Conclude, sconsolato, il direttore della rivista «Servizio della Parola»: «Un discorso che voglia essere seguito e trovato interessante deve avere un riferimento preciso a ciò che gli ascoltatori sperimentano come rilevante nella loro esistenza, Essi vivono gioie e dispiaceri, speranza e delusioni, successi e sconfitte, preoccupazioni e attese ( ). In che rapporto sta l omelia che essi stanno ascoltando con queste loro passioni? Vi trovano una qualche luce, un conforto, un sostegno, una speranza, un incoraggiamento? È la relazione tra i contenuti e i modi dell omelia da una parte e le dimensioni reali dell esistenza di chi l ascolta dall altra che determina la serietà e l interesse dell omelia». 38 Un giudizio severo, insomma, confermato anche dagli studi più scientifici. L impressione generale che se ne ricava è quella di omelie con una scarsa qualità religiosa. In molte di esse il cammino di fede del fedele non è l orizzonte in cui far vibrare la Parola di Dio e la celebrazione, e la pessima padronanza del processo comunicativo ne sviliscono il contenuto. Alcuni celebranti operano una inutile complicazione del linguaggio, applicando all omelia il processo del ragionamento teologico, sconosciuto ai più, e usando termini incomprensibili, tecnici, o desueti, un vero e proprio «ecclesialese». 39 Nell interessante studio sociologico che ha coinvolto tutte le Diocesi della Regione Ecclesiastica Piemontese sulla recezione della riforma liturgica 40 ad esempio, emerge un dato che fa molto riflettere, ed è il giudizio dei fedeli nei confronti dell omelia. «Sulla questione dei contenuti omiletici l inchiesta è esplicita ( ). Pare che la nostra omiletica non esca malconcia, ottenendo un sostanziale indice di gradimento pari al 68,8%, raccolto più fra i ceti culturalmente modesti che fra quelli più impegnati. Tale indice è in parte confermato dalle risposte alle domanda: In che misura è presente l attenzione durante l omelia?. Un buon 49,8% risponde molto ( ). Tuttavia questo guizzo di ottimismo si ridimensiona perché il 45,7% risponde «poco» e il 4,5% risponde nulla. Una percentuale così poco marcata ci dice che nelle nostre omelie c è almeno qualcosa da rivedere». 41 Peggio: per quanto riguarda l omelia durante il Rito delle Esequie (domanda n. 45) il 91,4% dei Presbiteri dice che si propone un omelia ben centrata sulla Parola e sull Evento 38 BISCONTIN, C., Predicare, Provocatorie le «Dieci regole per non farsi capire, parlando in ecclesialese» in: BERETTA, R., Il piccolo ecclesialese illustrato, Ancora, Milano 2000, CRAVERO, D. (ed.), Una riforma in cammino, Effatà, Torino ALBERTAZZI, A., Indicazione al presbitero riguardo alla presidenza e all omelia, in CRAVERO, D. (ed.), Una riforma in cammino, Effatà, Torino 2007,

16 Pasquale, ma solo il 59,9% dei fedeli se ne accorge. Anzi, quando si chiede se l omelia include elogi funebri e riferimenti anche molto personali, risponde di «sì» il 51,1% dei fedeli, ma solo il 23,3% dei Presbiteri lo ammette. 42 Sembra che il giudizio sul proprio operato fra chi predica e chi ascolta, sia molto diverso. Probabilmente questa distanza deriva dalla formazione dei presbiteri maggiormente incentrata sul contenuto che non sulla forma, e sulla loro scarsa competenza in ambito comunicativo. Scrive Biscontin: «Sulla base della presunzione che chi ha qualcosa di valido da dire troverà spontaneamente anche il modo migliore per comunicarlo, il tempo dedicato all efficacia comunicativa o è assente o è molto scarso. ( ) La povertà di una certa preparazione retorica, teorica e pratica, nel curriculum di studi dei futuri preti, aggravatasi dopo la riforma conciliare e solo di recente un po riconsiderata, fa sentire tutto il suo peso». 43 Una cosa è evidente: l omelia necessita di una ridefinizione e i percorsi formativi dei seminari devono riconsiderare la formazione liturgica riguardanti questo aspetto. Proviamo, ora, ad elaborare dei criteri oggettivi che ci permettano di valutare criticamente le omelie presenti in internet. 2.3 Come deve essere l omelia secondo il Magistero La riflessione del Concilio Vaticano II Proprio il Concilio, mettendo a frutto i risultati del movimento liturgico, degli studi patristici e storico-teologici, ha dato vita ad una grande riforma liturgica che ha rivisitato anche il tema dell omelia. Di essa ha indicato la natura (è parte dell azione liturgica), le fonti (la Scrittura, la liturgia e la storia della salvezza), gli obiettivi (la presentazione dei misteri della fede e le norme della vita cristiana) e l uso (non deve omettersi nelle domeniche e nei giorni festivi). 44 Il testo di riferimento è la SC che recita: «Si raccomanda vivamente l'omelia, che è parte dell'azione liturgica. In essa nel corso dell anno liturgico vengano presentati i misteri della fede e le norme della vita cristiana, attingendoli dal testo 42 Dati rilevati dai risultati dell indagine della Commissione Liturgica Piemonte e Valle d Aosta: La recezione della Riforma liturgica in Piemonte e Valle d Aosta, Pro Manuscripto. 43 BISCONTIN, C., Predicare, Ibi 105/

17 sacro. Nelle messe della domenica e dei giorni festivi con partecipazione di popolo non si ometta l'omelia se non per grave motivo». 45 E aggiunge: «La predicazione poi attinga anzitutto alle fonti della sacra Scrittura e della liturgia, poiché essa è l annunzio delle mirabili opere di Dio nella storia della salvezza, ossia nel mistero di Cristo, mistero che è in mezzo a noi sempre presente e operante, soprattutto nelle celebrazioni liturgiche». 46 L omelia è inserita all interno della celebrazione liturgica, ne fa parte, è in intima comunione con quanto si sta celebrando, perciò è obbligatoria durante le liturgie festive. Se fa parte della celebrazione, è l intera liturgia che esprime e manifesta il mistero di Dio: non può esserci un omelia straordinaria in una celebrazione sciatta, o un pontificale solenne senza un omelia che richiami quanto si sta celebrando. A chi non è successo di ascoltare un omelia sovrabbondante, aulica, degna della migliore retorica, salvo poi assistere allo spettacolo deprimente del celebrante che, per stare nei tempi, ha svilito il resto della celebrazione, consacrazione compresa, correndo sulle parole con una fretta urtante? La finalità della predicazione è quella di spiegare ed approfondire «i misteri essenziali della fede», attingendo dalla Parola di Dio e dalla liturgia stessa che annunzia le mirabili opere di Dio nella storia della salvezza e, aggiungiamo, nella storia della comunità che celebra e del fedele che vi partecipa. I «misteri essenziali della fede», non le devozioni particolari del predicatore. I «misteri essenziali della fede», non le appendici, le sfumature incomprensibili ai più, le dispute teologiche, le raffinatezze esegetiche. Il Concilio richiama il criterio della gerarchia delle verità: non tutto, nel deposito della fede, è importante allo stesso modo. 47 L attenzione del buon omileta su questo aspetto lo spinge a capire a quale uditorio si sta rivolgendo, se questi possiede l essenziale della fede, capisce le parole che si usano, ha chiari i concetti basilari della fede. L esperienza ci dice che questo non accade più: l utenza media delle nostre comunità, salvo rare e lodevoli eccezioni, è composta da persone che non hanno alcuna formazione specifica riguardo alla fede se non qualche vago ricordo della catechesi per l iniziazione cristiana. Senza scivolare nel didatticismo, è essenziale usare termini comprensibili alla nostra cultura, non perdersi dietro a troppo sottili questioni teologiche, quasi sempre conosciute e capite solo 45 SC, n SC, n Leggiamo nell Unitatis Redintegratio, 2, 11: «Nel mettere a confronto le dottrine [i teologi] ricordino che esiste un ordine o gerarchia nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana». 17

18 dall omileta; nello stesso tempo occorre andare sempre all essenziale della fede, lasciando le questioni secondarie ad altro momento. La Parola e la liturgia annunciano le mirabili opere di Dio per l uomo, non passano il tempo a rimbrottare l uomo perché non vede queste meraviglie! L eccesso di moralismo è molto diffuso nelle nostre omelie: la prospettiva suggerita dal Concilio è, invece, quella di partire dall iniziativa di Dio, non dalla eventuale mancanza dell uomo. Nessuno si converte a partire dal negativo, ma solo indicando la Terra Promessa di una nuova umanità. Al centro dell omelia è posta anzitutto, ma non in maniera esclusiva, la Scrittura: «Nella celebrazione liturgica la sacra Scrittura ha una importanza estrema. Da essa infatti si attingono le letture che vengono poi spiegate nell'omelia e i salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici. Perciò, per promuovere la riforma, il progresso e l'adattamento della sacra liturgia, è necessario che venga favorito quel gusto saporoso e vivo della sacra Scrittura, che è attestato dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali che occidentali». 48 Per meglio specificare l intenzione della riforma, il Consilium per l applicazione della Costituzione della Sacra liturgia, nel documento applicativo La sacra liturgia del 1964, completa così: «Per omelia, da tenersi dal testo sacro, si intende la spiegazione di qualche aspetto delle letture della Sacra Scrittura, o di altri testi dell ordinario o del proprio della messa del giorno, tenendo in debito conto il mistero celebrato e le particolari esigenze degli ascoltatori». 49 Il riferimento alla Scrittura rimane dunque centrale, ma non unico: l omileta può attingere dai testi eucologici e dal proprio per creare connessioni e rapporti di relazione fra omelie e liturgia. La succinta eppure profonda definizione di SC pone un serio problema alla validità delle omelie in internet e, in generale, dei sussidi omiletici: essi sono necessariamente generici, non conoscono la storia delle persone radunate in quella comunità e che stanno celebrando quella specifica eucarestia. Le omelie pensate da altri, anche da grandi e capaci omileti, avendo come riferimento un altra comunità, la propria, devono necessariamente essere mediate ed integrate con la concreta liturgia che si sta celebrando. Altro è predicare in una numerosa comunità popolare di una grande periferia, altro farlo ad un gruppo di religiose riunite per il ritiro mensile. 48 SC, n BISCONTIN, C., Predicare,

19 2.3.2 I documenti successivi La riforma liturgica attuata dal Concilio ha avuto bisogno di molto tempo per entrare a regime, apportando le dovute correzioni e creando una mentalità liturgica che a 40 anni di distanza sembra ancora essere in cammino. 50 Quella che è stata definita «la più colossale e rapida riforma di tutti i tempi», 51 aveva prodotto, nel 1980, la maggior parte dei testi liturgici, sia in latino che nella traduzione italiana, con riferimenti all omelia che vedremo più sotto. Il documento forse più interessante per la nostra ricerca è, come indicato, «Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida per la comunità in vista del terzo millennio». In esso troviamo una riflessione che vale la pena di riportare integralmente: «I presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei Vescovi, hanno anzitutto il dovere di annunziare a tutti il Vangelo di Dio, affinché (...) possano costruire e incrementare il Popolo di Dio. Proprio perché la predicazione della Parola non è mera trasmissione intellettuale di un messaggio, ma «potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1,16), attuata una volta per sempre in Cristo, il suo annuncio nella Chiesa richiede, negli annunciatori, un fondamento soprannaturale che garantisca la sua autenticità e la sua efficacia. La predicazione della parola da parte dei ministri sacri partecipa in un certo senso del carattere salvifico della Parola stessa non per il semplice fatto che essi parlino del Cristo, bensì perché annunciano ai loro uditori il Vangelo, con il potere di interpellare, che proviene dalla loro partecipazione alla consacrazione e missione dello stesso Verbo di Dio incarnato. All'orecchio dei ministri risuonano ancora quelle parole del Signore: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me» (Lc 10,16), e possono dire con Paolo: «noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali» (1Cor 2, 12-13). La predicazione rimane così configurata come un ministero che sgorga dal sacramento dell'ordine e che si svolge per autorità di Cristo. Tuttavia la forza dello Spirito Santo non garantisce nello stesso modo tutti gli atti dei ministri. Mentre nell'amministrazione dei sacramenti viene data questa garanzia, così che neppure il peccato del ministro può impedire il frutto della grazia, esistono molti altri atti in cui l impronta umana del ministro acquista una notevole importanza. Tale impronta può giovare, ma anche nuocere, alla fecondità apostolica della Chiesa. Sebbene il carattere di servizio debba impregnare l'intero munus pastorale, esso risulta particolarmente necessario nel ministero della predicazione, perché quanto più il ministro diventa veramente servo della Parola, e non il suo padrone, tanto più la Parola può elargire 50 GRILLO, A., Ciò che non muore e ciò che può morire della Riforma liturgica. Un bilancio in prospettiva, in CRAVERO, D. (ed.), Una riforma in cammino, Effatà, Torino 2007, ALBERTAZZI, A., Perché un inchiesta?, in ID., Una riforma,

20 la sua efficacia salvifica». 52 Il documento richiama il presbitero sia alla natura profonda del suo ministero di evangelizzatore sia a considerare la predicazione con particolare attenzione: se nell amministrazione dei sacramenti egli può fare affidamento sull efficacia garantita dall azione dello Spirito Santo, nella predicazione l azione umana rischia di prevalere e, addirittura, di arrecare danno alla fecondità apostolica. Il testo intende probabilmente richiamare i presbiteri al rischio di protagonismo, presente soprattutto nella celebrazione e nello specifico, nell omelia: essi sono servi della Parola, non i padroni della stessa. Il richiamo all importanza di questa sottomissione mette al centro della predicazione la Parola e non chi l amministra. È una profonda lettura teologica, quella che viene fatta: l omelia non deriva dall abilità dell omileta, ma da quanto egli si mette in ascolto della Parola, per spezzarla al suo popolo. Riguardo alle fonti dell omelia riprendendo le indicazione conciliari il documento dice: «Logicamente la fonte principale della predicazione deve essere la Sacra Scrittura, profondamente meditata nell orazione personale e conosciuta attraverso lo studio e la lettura di libri adeguati. L esperienza pastorale insegna che la forza e l eloquenza del Testo sacro muovono profondamente gli ascoltatori. Gli scritti dei Padri della Chiesa e di altri grandi autori della Tradizione insegnano a penetrare e a far comprendere ad altri il senso della Parola rivelata, lungi da ogni forma di «fondamentalismo biblico» o di mutilazione del messaggio divino. La pedagogia con cui la liturgia della Chiesa legge, interpreta e applica la Parola di Dio nei diversi tempi dell anno liturgico, dovrebbe anche costituire un punto di riferimento per la preparazione della predicazione». 53 La Parola di Dio resta il centro dell omelia, ma la sua spiegazione è possibile solo se il presbitero la medita e la prega, ne approfondisce lo studio anche a partire dalle riflessioni dei Padri della Chiesa. Egli deve evitare di cadere nel fondamentalismo biblico o di mutilarne il messaggio. Il documento propone di inserirsi nella grande tradizione della Chiesa e invita il presbitero, richiamando la sua vocazione, a meditare e pregare lui per primo la Parola di cui è servo e che deve poi condividere con la propria comunità. Il documento, inoltre, in maniera inattesa e innovativa rispetto ai testi conciliari, è consapevole dell importanza della forma della comunicazione: «Risulta essere di notevole importanza per il sacerdote la cura anche degli aspetti formali della 52 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Il presbitero maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida per la comunità in vista del terzo millennio, Città del Vaticano 1999, cap. II, Ibi, II,1. 20

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