ENRICO MATTIOLI Cappotti di piume

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2 INCIPIT Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a ha chiuso. Così, da un giorno all altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere, scontate programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione. (Danilo Masotti) Francesca è stata spietata, non ha usato mezzi termini, ha vuotato il sacco. Che era bello pieno e tracimava abbondante merda. Che s è riversata, tutta, su di me e mi ha colpito e affondato, fino agli abissi, dove c è un buio pesto. Inutile ribattere, spiegarsi ancora, parlare all infinito, dare dettagli. Non servirebbe a niente. (Vasco Rialzo)

3 ENRICO MATTIOLI Cappotti di piume Francesca è stata spietata, non ha usato mezzi termini, ha vuotato il sacco. Che era bello pieno e tracimava abbondante merda. Che s è riversata, tutta, su di me e mi ha colpito e affondato, fino agli abissi, dove c è un buio pesto. Inutile ribattere, spiegarsi ancora, parlare all infinito, dare dettagli. Non servirebbe a niente. O meglio: non sarebbe servito, ho davvero dovuto chiudere la mano, e poi, ciao, ciao. Le passioni accendono la vita di ognuno - possono anche bruciarla - ma sono i vizi a determinare le differenze tra un uomo e un altro. Francesca la conobbi proprio al tavolo dove siedo ora. Prendi qualcosa? - le chiesi. Una birra - rispose, e ordinai due lager chiare. Passava in sottofondo un brano di Miles Davis, quella tromba si impossessava della mia anima come il diavolo. Il pezzo era Made in Heaven. Fu Gino Ciambella, il proprietario di questo posto, a mettermi in contatto con Francesca. Qui, al bar degli artisti, si incontrano persone interessanti e poi Gino ha sempre avuto della buona birra. È conosciuto anche come il bar dello Zicchiu, perché Gino è di Terni e in Umbria ai ternani li chiamano zicchi, a causa dell'inflessione dialettale che li porta a pronunciare zicchiu anziché sicchiu come nel resto della regione, cioè secchio, in italiano. Gino Ciambella è stato un artista, mise a segno dei lavori di buon livello in tutto il centro Italia, ma anche il re del biliardo può prendersi la stecca nel buco se allenta le chiappe. Otto anni di villeggiatura pagata dallo Stato, trascorsi per metà alla circondariale di Perugia e il resto al Montacuto di Ancona. Lo Zicchiu, però, non è uno che si spaventa, anche perché è stato oculato: alla fine della vacanza aveva di che aprirsi una nuova attività e cambiare vita, città, e qui a Este rilevò questo buco, che tanto buco poi non è. Io vivevo nella vicina Monselice. Nel giro, quando ti muovi, devi usare prudenza, discrezione, devi possedere un tuo gergo e avere pronte delle metafore se parli con qualcuno che non conosci o vedi per la prima volta. Fu a causa della mia passione per la Franziskaner Dunkelweizen, un'ottima birra bavarese che trovavi solo se ti spingevi fino a Padova, che seppi del bar dello Zicchiu. In realtà, appunto, gli amici mi avevano portato al pub in città perché avevo da piazzare due Mercedes Benz 190 SL oppure spedirle nell'est Europa pezzo per pezzo, roba non facile. Il gestore del locale, bravo ragazzo e tipo a posto, mi disse che avrei scovato il mio nettare

4 preferito anche a Este: cerca il bar del ternano mi disse strizzandomi l'occhio sai, è stato uno del giro, lui sa cosa fare. È così che andò. Gino Ciambella teneva la sua riserva di Franziskaner, inoltre, restava uno che dava buoni consigli e sapeva riconoscere il talento. E io di talento ne ho. Nel retro, come in ogni locale del tipo che si rispetti, c'erano i tavoli dove, modestamente, mi mettevo in evidenza. Lo Zicchiu mi convinse che avrei dovuto sfruttarlo, il talento, che la mano di Dio batte sulla fronte di pochi predestinati. Io sbancavo il lunario tirando a campare con lavoretti minori rispetto a quelli del Ciambella, ma stavo scoprendo la possibilità di alzar un sacco di grana. Fu in una di quelle notti, dopo le tre, quando nel locale rimaneva solo la nebbiolina creata dal fumo e lo Zicchiu aveva ammosciato serranda e luci che, allungandomi l'ultima pinta di Franzi's, mi disse con tono serafico: hai bisogno di una spalla, voglio presentarti una persona. Ero stato solo un ladro di auto, fino a quel momento, il tipo che se avesse avuto un tono se lo sarebbe dato, ma io non ne avevo proprio. Gino Ciambella detto lo Zicchiu, mi stava costruendo intorno una macchina ben più potente e sicura di tutte quelle arraffate in tante notti fredde appostato per le stradine della provincia veneta. Francesca era bella ma non vistosa, distinta, fisico sportivo, teneva la cordialità di tipa della porta accanto. Capelli color castano chiaro e carnagione rosea, parrucchiera e manicure con il talento per le pubbliche relazioni e la passione per i soldi facili, aveva un'agenda piena zeppa di tordi da spennare. Ci piacemmo subito al primo incontro, professionalmente parlando eravamo fatti l'uno per l'altra. Lo Zicchiu aveva l'occhio lungo per quelle cose, era il tipo che quando parlava dovevi starlo a sentire. Mi suggerì, per esempio, di cambiare aspetto a ogni incontro, una volta la barba e un'altra i baffi, oppure gli occhiali. E poi anche il nome, presentarmi sempre con identità diverse. Può sembrare sciocco, ma era importante. Il gioco come concetto, non mi arrapava un granché: la mia libidine era il trucco. Sì, potrei dire che ero - sono - un baro, qualcuno potrebbe chiamarmi delinquente, va bene, io mi vedevo come un prestigiatore, sono solo dei punti di vista, cosa posso dire? Nell'azzardo si entra in un'altra dimensione, il bello sta nello spingersi oltre i limiti delle regole. Facile, tutto sommato è come spostare il baricentro per trovare una postura scorretta, ma è la propria postura. Si sente il demone, si sente eccome, non ho mai avuto rimorsi, una volta poggiato il culo sulla sedia e i gomiti sul tavolo, nessuna coscienza. Quando esci con Satana non puoi portarlo a messa e io di gente ne ho rovinata, potrei fare decine di cappotti di piume con le penne dei tordi spennati. È fumare una cicca quando la gola brucia, hai bisogno di tanto miele. La grana era il miele. Tutte queste persone che si son sedute con me ai tavoli, centinaia di persone... è come una deviazione, una perversione. C'è a chi piace la

5 frusta, c'è chi gli piace essere menato: a loro non importava di perdere, il brivido era l'unica cosa che contava. Non solo quattrini, ho avuto la possibilità di farmi le donne più belle e l'ho sfruttata. Ma a Francesca non piaceva. Non un problema di coscienza, assolutamente no, non potevamo mica dividere una donna, mi sento un prestigiatore, ma non sono certo un illusionista. L'avvocato di Verona, era recidivo. Fu come nella canzone di Ivan Graziani, quella del chitarrista. L'avvocato mi indicò la moglie, se perdo tu l'avrai, diceva il brano e fu quanto, più o meno, fece il tizio. La guardai meglio, la riconobbi: era lei, la conduttrice dabbene della televisione ed era molto più bella che nello schermo. Assomigliava a Ursula Andress, anzi era proprio Ursula Andress, solo con qualche anno di meno. Stavo impazzendo, e lei, praticamente, era accondiscendente, in serena balìa degli eventi, quasi che la situazione la lasciasse divertita. Era il contrario di quanto si percepiva dalla tv. Non riuscivo a crederlo, era folle, capivi molto di più la vita al tavolo da gioco che vivendo mille altre esistenze. È stato il capolinea. Francesca mi fece una scenata senza fine. Era accaduto altre volte, ma quella non la sopportò. Aveva ragione, non potevamo certo dividere quel tipo di vincita. A lei piaceva la grana, come darle torto? La rassicurai, dicendole che l'avrei risarcita, da quel momento in poi e compreso quel momento, di ogni situazione analoga. Disse che il problema non era quello. Mi sono innamorata di te, possibile che non capisci? Non riesco più ad accettarlo. Innamorata di me: amore, lavoro e denaro, diobono, eravamo forse dalla cartomante? Un baro e una procacciatrice di tordi, che roba é? Che cosa avremmo fatto in seguito, una crociera al casinò della nave? Non ci sentimmo per un po. Dopo circa quattro mesi provai a chiamarla, non stavo lavorando, pure se avevo le mie riserve ormai piene. Pensavo che il tempo avesse fatto il proprio lavoro e cioè, venirmi in soccorso. Ma lei, ora, pareva rancorosa invece che rassegnata o ferita. E io capivo il suo stato d'animo, ma non ne accettavo l'esasperazione, a tutti è capitato di essere rifiutati e questa mia serenità la faceva trasalire. Chiuse la telefonata non senza prima avermi urlato contro di tutto. Del resto, questo stile di vita, se non lo prendi per il verso giusto può farti sentire come se vivessi in un posto dimenticato della terra. La solitudine ti ammazza, altroché... Una settimana dopo, con enorme sorpresa, Francesca era sotto casa mia. Mi stava aspettando. Ho intuito subito che c'era qualcosa di strano. Gli ho chiesto di salire in macchina per non farci vedere. È scoppiata a piangere e mi ha chiesto perdono. Aveva fatto una cosa orribile per rancore verso di me, ma un secondo dopo s'era già pentita. L'avvocato di Verona, ti ricordi? - fece lei. Io son rimasto freddo, ho ascoltato il suo racconto e dopo un rapido ragionamento ho realizzato che il tizio non avrebbe certo parlato

6 e ancor meno lo avrebbe fatto la sua onesta signora alla tv. Francesca, invece, stava avendo un atteggiamento pericoloso e dava segni di squilibrio, oltreché di malafede: nel suo addolorato cinguettio, aveva tralasciato di confessare che lei era mia complice. Le ho detto di calmarsi, che era tutto a posto, ma sarebbe stato inutile qualsiasi chiarimento ulteriore. Siamo arrivati fuori città quando era già scuro. Ho trovato un posto isolato. Ironia della sorte, anche quella sera la radio passava lo stesso brano di Miles Davis, come al nostro primo incontro. Sì, quella tromba si impossessava della mia anima e mi diede il coraggio. Indossai i guanti e aprii il cruscotto. Non lo avevo mai fatto prima, ma ci sono cose che nella vita farai per la prima volta o una volta soltanto.

7 GIANFRANCO VICINELLI Sono una Spa, non sono una santa Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a ha chiuso. Così, da un giorno all altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere, scontate programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione. Guardando per terra, si videro soltanto tutti i frantumi dei nostri progetti futuri ed eravamo proprio stati noi a volerli realizzare in ceramica, fragilissima. La pensione non la vedevamo proprio, nemmeno con l Osservatorio ISTAT. L INPS, pensate, aveva fatto domanda per cambiare la propria sigla da Istituto Italiano della Previdenza Sociale a I.S.P.C. cioè Istituto Speranza della Provvidenza Celeste E la colpa è stata tutta dell ISTAT. All inizio, quando ero Premier di questo scombinato Paese, tutto funzionava a meraviglia Ma andiamo con ordine: io sono diventato Premier dal 2020, cavalcando la rivalità dei numerosi movimenti politici, tutti capeggiati da cabarettisti. Quali erano? Il più consolidato quello dei grillini di Beppe Grillo, da tempo sull agone elettorale. Dopo Grillo il partito più importante era quello capeggiato da Gene Gnocchi e Trippa Salvatore: geniale fu l inno che fecero circolare nel Paese, inno che precisava perfino quando ci sarebbero stati i comizi. Non ricordo la musica, ma ho ben presenti le parole :...giovedì Gnocchi e sabato Trippa... Notevole anche la formazione politica di Pizzocchi e Giacobazzi, con un inno molto indovinato, rivolto alla Federazione Giovanile : "mi raccomando ragazzi, votate Pizzocchi & Giacobazzi! Poi pochi altri. Ci aveva provato anche Emilio Fede, ma, privo del suo idolo, faceva piangere e basta. Un altra coppia di cabarettisti, Mario e Pippo Santonastaso, aveva fondato il Movimento Doppio con lo slogan Vota, vota, che contiamo il doppio

8 In pratica, si faceva sapere agli elettori che un voto a Mario e un voto a Pippo significavano due voti per il partito. Lo slogan era palesemente cretino, ma faceva impressione agli elettori più ignoranti. Ma andiamo avanti. Appena nominato, ho subito convocato il Direttore dell Istat per avere la situazione esatta dell economia del Paese. Per me fu un trauma : era molto peggio di quanto immaginassi. Non ho dormito per due giorni, poi ho riconvocato il vertice Istat per studiare i rimedi. Il Direttore mi sembrò tranquillo ed ottimista : mi spiegò che proprio per rimediare a queste cadute d immagine, era stato creata una miriade di società fasulle, al servizio dello Stato, del Governo e dell Istat stesso. Mi disse che esistevano 5600 società per azioni che non producevano assolutamente nulla. Gli svizzeri, in tono compassionevole, le chiamavano scatole vuote, ma noi lo consideravano un complimento. Pare che il modo di dire rompere le scatole a qualcuno significasse appunto rompere le spa, cioè condizionare il mercato illegalmente. Queste società per azioni, ripeto, non producevano assolutamente nulla e quindi c era anche il vantaggio di non fare utile e impazzire a farlo sparire all estero, evadendo il fisco. Funzionava così: quando i media segnalavano tutti i segnali negativi della nostra economia, l opinione pubblica, il Governo, la maggioranza e l opposizione, i segretari di partito, ma anche semplici cittadini immanicati però con la TV, chiedevano a gran voce una manovra che facesse tornare le cose a posto. Il Governo non faceva assolutamente nulla, come le sue spa, ma faceva pervenire all Istat dati positivi che confermavano al popolo che ognuna delle 5600 società per azioni faceva il suo dovere e che produceva importanti guadagni. Dato che di economia non ne capiva quasi nessuno, tutti quei discorsi raggiungevano lo scopo di far risalite gli indici, di far aggiungere un numero sorprendente di A al rating dell Italia. Sui Telegiornali, quella sera, apparve la sigla di chiusura in un campo allegro di Dollari e di Euro, e tutti vissero felici & contenti.

9 GLORIA GERECHT Perdonami Francesca Francesca è stata spietata, non ha usato mezzi termini, ha vuotato il sacco. Che era bello pieno e tracimava abbondante merda. Che s è riversato tutto su di me e mi ha colpito e affondato, fino agli abissi, dove c è buio pesto. Inutile ribattere, spiegarsi ancora, parlare all infinito, dare dettagli. Non servirebbe a niente. Il buio è totale, mai stato così nero. E lei lo sa con cosa combatto, ma ormai se ne frega. Forse ha ragione, non lo so, ma non avrei mai pensato che dopo tanti anni mi avrebbe abbandonato. Mi ha rovesciato tutto addosso: il mio male, la sua devozione, i suoi sacrifici, il peso delle responsabilità. Tutto vero. Ma io cosa ci posso fare? Non è colpa mia. Perché?, le ho chiesto. Sto per sposarmi, ha risposto. Ho diritto anch io a un po di vita. Alla tua età?. Ero incredulo. E allora mi ha guardato con odio. Ho vissuto finora in funzione di un depresso. Credi che mi possa bastare? Non ti accorgi che mi hai spenta, svuotata, angariata coi tuoi continui ricatti?. Ricatti? Ma quando mai? Richieste di aiuto, forse. Ma uno nelle mie condizioni non può essere lasciato a se stesso. E adesso?. Ti troverò una struttura, mi ha detto tranquilla, come se fosse normale, ti abituerai, non ti mancherà nulla. Io sono qui, nella mia stanza, con la mia musica, le mie poesie e non riesco a pensare di essere messo in mano a degli estranei, gente che non mi capisce, che non mi dà retta quando mi sento andare a fondo. Sarò solo uno da curare, da tener calmo, anzi sedato. Controllato. Che ho fatto per meritare questo? Sento di là Alina con la televisione a tutto volume. E l ora del mio caffè e della medicina. Ma lei se la prende comoda. Mi toccherà andare in cucina. La odio quella sfaticata. Fuori fa freddo. Potrei andare al bar per il mio caffè, ma non ho voglia di uscire, di camminare tra la gente. Da quanto non esco? Da tanto tempo.

10 Prima uscivo con mamma, ma è morta. È Francesca la mia mamma adesso. E anche lei se ne vuole andare. Forse dovrei lasciarla libera, forse ha ragione lei. Dalla finestra vedo che c è il sole. Basta aprirla. Morire in una giornata di sole è meglio. Le lascerò un biglietto: Perdonami Francesca, l ho fatto per te. Francesca guarda il sole che splende di là dai vetri. Spinge lentamente la carrozzina del fratello verso la porta. Oggi è una bella giornata. Vogliamo andare fuori?

11 LORENA LUSETTI La svolta Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a ha chiuso. Così, da un giorno all altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere, scontate programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione. Non è prudente, per una coppia, lavorare entrambi nello stesso posto, questo lo sanno anche i bambini. Ma noi è proprio lì che ci siamo conosciuti. Io lavoravo come impiegata all'ufficio amministrativo e tu eri addetto al magazzino. Ci incontravamo nella saletta ristoro. Un caffè oggi, una merendina domani, parlando del più e del meno ci siamo accorti di avere molte cose in comune. La passione per il cinema, per esempio. E poi il mare, la vela. Abbiamo scoperto di avere lo stesso sogno nel cassetto: comperare una barca e girare il mondo, in completa libertà, con l'orizzonte come unico confine. Roba potente condividere un sogno. La nostra è una storia molto semplice, comune, quasi banale. Come tante. Però eravamo così felici quando ci siamo baciati per la prima volta, mentre guardavamo un noiosissimo film in un cinema d'essai. Lo so che succede a tutti, ma a noi sembrava di avere toccato il cielo con un dito quando abbiamo deciso di abitare assieme. Poi la ricerca della casa, il rogito, i mobili comperati a rate. Calcolammo che avremmo pagato rate fino alla pensione, ma in quel momento ci ridemmo sopra. Era tanta la felicità, il futuro era radioso, risplendeva con tutti i colori dell'arcobaleno davanti a noi. Poi arrivò Daniele. Lo abbiamo cercato, voluto intensamente, e lui è arrivato a riempire la nostra vita di gioia e tenerezza. E spese. Perchè un bambino costa, ha bisogno di tante cose, e più cresce e più costa. Quando inizia ad andare a scuola poi, non è che basta un quaderno e una matita. E le scarpe? Ma quante scarpe cambiano i bambini. Bisogna prendere quelle migliori, non vorrai fargli venire le gambe storte, vero? Poi gli sport, i corsi, le feste di compleanno. Naturalmente dovemmo prendere un'auto più grande. Altre rate, maggiore la spesa per riempire il serbatoio. Il conto in banca cominciò ad andare in rosso un mese sì e l'altro pure. Lavoravamo solo per pagare gli interessi e le rate. Sempre sul filo del baratro. Però andavamo avanti. Era tutto calcolato al centesimo, potevamo farcela se continuava così. Ma nella vita le cose non vanno mai come decidiamo. Cominciarono a girare delle voci di crisi all'interno della società, però nessuno credeva che sarebbero arrivati a tanto. Una riduzione del personale, forse, o un trasferimento. Eravamo preparati a questo. Ma la chiusura no. Arrivò per lettera, un grigio mattino d'inverno, perchè le brutte notizie arrivano sempre in giornate fredde e grigie. Ci guardavamo tutti in faccia con espressioni attonite, troppo stupite per degenerare in disperazione. Ci siamo incontrati, io e te, nella saletta ristoro, entrambi con

12 la nostra letterina in mano. L'abbiamo letta, riletta, forse sperando di avere capito male, forse che quel linguaggio in burocratese potesse nascondere qualcosa di diverso. La realtà era invece molto semplice: cassa integrazione per tutti, poi il nulla. Ti sei accasciato su una sedia, la testa tra le mani, senza il coraggio di guardarmi in faccia. Che fare adesso? Cosa faremo? Il mutuo, le rate dei mobili, dell'auto, come le pagheremo? Intanto abbiamo qualche mese ancora per pensare il da farsi. Non abbatterti, non serve a nessuno. Ne parleremo a casa. Mi sono ritrovata a farti coraggio quando invece avrei avuto voglia di essere consolata a mia volta. Non potevo mostrarmi disperata, per te e per nostro figlio. La vita doveva pure continuare. Ci abbiamo pensato, ragionato, discusso. Abbiamo passato le serate a fare calcoli. Intanto il tempo è passato, ed è finita anche la cassa integrazione. Abbiamo venduto la macchina, abbiamo disdetto l'iscrizione di Daniela al basket e alla piscina. Niente più vacanze, le spese ridotte all'osso. Non è bastato. Il mutuo andava pagato, tutti i mesi, altrimenti ci saremmo ritrovati a dormire in tenda. Una sera ho preso il coraggio ed ho affrontato un discorso che non avresti mai voluto sentire. E' arrivato il momento di prendere una decisione difficile. Lo so che non ne vuoi parlare, ma ci è rimasta solo questa possibilità. Mi hai guardato stupito, facendo finta di non capire. Tocca sempre a me fare le parti difficili. Lo sai di che cosa sto parlando. Tua zia sarebbe solo contenta se rilevassi la merceria. Vuole andare in pensione, e tu sei il suo unico nipote. Te lo ha detto tante volte, sta solo aspettando te. Uno sguardo ironico, poi spaventato e infine arrabbiato. Hai passato tutta la gamma delle espressioni prima di diventare tutto rosso rispondermi La merceria? Ma sei impazzita? Ma mi ci vedi dietro ad un banco a vendere calzini e bottoni? Non fa per me, non lo posso proprio fare Ti ci vedo, e poi ci starò anch'io lì con te. E comunque non è più il momento delle scelte. Dobbiamo farlo, è l'unica possibilità che ci rimane. Se saltiamo un'altra rata del mutuo dobbiamo tornare ad abitare ciascuno con i rispettivi genitori No, la merceria no, ti prego. Non so se è stata la prospettiva di abitare con i tuoi, un briciolo di maturità, lo sfinimento, ma alla fine hai accettato. Va bene, telefonerò alla zia, le dirò che rileviamo la merceria. Tu però stammi vicina Sono sempre qui, amore mio E così sta per iniziare la nostra nuova vita. Un cambiamento grande, ma sono sicura che adesso le cose andranno per il meglio. Ci sarà un periodo di affiancamento poi la zia andrà in pensione e rimarremo noi. Andrà tutto benissimo. Addio ai nostri sogni di girare il mondo in barca, addio ai fine

13 settimana al mare. Dovremo lavorare di più, però saremo anche più tranquilli. Di sicuro nessuno ci licenzierà. La Nulla Spa sembra ormai un ricordo remoto, fa parte di una vita precedente. Tutto andrà bene perchè ci amiamo e siamo assieme nell'affrontare ogni problema. Il mese prossimo cominceremo, ma prima ti ho preparato una sorpresa. Ho mandato Daniele dalla nonna, questa sera siamo solo tu ed io. Dobbiamo festeggiare la nostra nuova vita. Ho preparato una cenetta ricercata, ho messo il vestito elegante. Ho persino acceso le candele sulla tavola per creare un'atmosfera romantica. Sono felice, addirittura euforica. Ci siamo lasciati i problemi alle spalle, da adesso in poi tutto andrà bene, me lo sento. Ho persino comperato un regalo. Per te, per noi due. Certo non è la barca a vela per girare il mondo, ma per quella c'è sempre tempo. Chissà, forse un giorno.. Per ora però possiamo almeno fare una vacanza. E' questo il regalo. Ho comperato due biglietti. Li ho messi in una busta rossa, al centro del tavolo. Sorrido pensando alla faccia che farai. Ti brilleranno gli occhi, come sono brillati a me quando li ho comperati. Sono gli ultimi soldi che ci rimangono, ma adesso possiamo spenderli. Sorrido pensando a quanto sarai contento quando vedrai che ho acquistato i biglietti per un'indimenticabile crociera sulla nave più bella che ci sia: la Costa Concordia.

14 FABRIZIO CORAZZA Io No Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a ha chiuso. Così, da un giorno all altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere, scontate programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione. Non che fosse lì lì dall'esserci data, tutt'altro. Il Sirius Act aveva sancito, innalzandola, l'età pensionabile delle persone. Per i componenti di sesso maschile (secondo i criteri dell'accordo quadri-dimensionale) era fissata a 127 anni, per quelle di sesso femminile invece era stata fermata a 120. Ne era seguita una lunghissima tornata di riunioni e discussioni su tutti i sistemi. Nelle Federazioni del nord, i componenti dei collegi del lavoro delle maggiori sigle corporative, si erano chiusi dentro stazioni orbitali autonome ed avevano minacciato uno sciopero della fame ad oltranza. Protestavano contro l'innalzamento indiscriminato della soglia minima di accesso - in 10 anni l'età era cresciuta del dieci per cento sia per i maschi che per le femmine - rivendicando il fatto che in molte galassie vicine il diritto al sostentamento post-lavorativo, veniva maturato ad un'età inferiore. Come al solito, dopo mesi di chiacchiere, suddivisioni interne, minacce mai mantenute di suicidi di massa, scioperi interstellari e mobilitazioni planetarie, tutto si risolse in un nulla di fatto. La situazione rimase immutata ed ancora una volta la lobby degli industriali, sempre vicina a quella dei politici, aveva avuto la meglio. Vabbè, ho divagato, scusate. La nostra azienda, la Nulla S.p.a, era un mondo a parte. I due capi Sergej Nothing e Julio Nunca erano persone comprensive, elastiche e attente ai loro sottoposti. Non so dirvi perchè, ma era così. I miei amici si meravigliavano sempre quando raccontavo di come si stesse bene in azienda, del fatto che il clima era ottimo, che si poteva avere un dialogo reale coi capi. Loro, gli amici, mi guardavano ammutoliti, non ci credevano. E' così, ve lo giuro gli dicevo io! Il nostro business era semplice: Ai clienti proponevamo la disinfestazione della casa da ospiti indesiderati - perlopiù bioratti modificati e OldScum, le vecchie blatte d'appartamento- la sterilizzazione del rifugio antinucleare (per chi l'aveva) con lo stoccaggio dell'uranio impoverito usato per il riscaldamento e lo smaltimento delle scorie chimiche prodotte dai droni di servizio.

15 Il tutto a costo zero, nulla appunto. In realtà qualcosa chiedavamo: la concessione in esclusiva ventennale dell' uso del tetto dell'abitazione come spazio pubblicitario. E praticamente sempre chiudevamo l'accordo. Sergej e Julio sembravano dei pazzi quando giravano con il loro furgone, i primi erano ancora a ruote, e lavoravano un numero d'ore spropositato per ottenere quelle licenze d'uso che di fatto, all'inizio, erano inutili. Ma chi si sarebbe mai sognato di usare il tetto come spazio pubblicitario? Nessuno. Pensate che erano talmente bravi e originali che si erano inventati un tormentone, una specie di dialogo preparato che facevano tra di loro. Una sorta di gag nella quale presentavano in modo succinto i loro servizi. Ho visto una versione registrata, faceva più o meno così: J - Ehy Sergej, quanto ha lavorato oggi? S -...ma non so esattamente, direi dodici ore. E tu Julio? J - Si, anch'io circa dodici...più o meno. E quanto hai guadagnato Sergej? S - Guadagnato? Nulla! E tu? J - Anch'io... Nulla! J e S (insieme) Nulla SPA per servirvi, ci facciamo un mazzo così...per un nonnulla! Non chiedetemi perchè, ma funzionava. Ho visto dei vecchi video caricati sull'intranet aziendale e le facce dei clienti erano a dir poco incredule. Ma come nulla? Chiedevano spesso lavorate per niente? Julio e Sergej spiegavano che il prezzo per i loro servizi sarebbe stata la concessione ventennale in esclusiva dell'utilizzo a scopi pubblicitari della superficie del tetto. Naturalmente i camini, le antenne, le parabole e le finestre che danno eventualmente sul tetto sono escluse, ci mancherebbe. Li presero in giro per alcuni anni, ma loro non ci fecero caso e investirorno moltissimo tempo e denaro senza guadagnare davvero nulla. Poi, cambiò il vento. Il petrolio ed i suoi derivati si esaurirono, venne inventata la propulsione aero-sostenuta e, come ben sapete, le strade si spostarono verso l'alto, nacquero le prime aerovie cittadine, poi le aerostrade, gli aerodotti sopraelevati e tutto il resto che bene conosciamo. Serghej e Juan si ritrovarono con il 100% degli spazi pubblicitari praticamente a fianco delle nuove aerovie. Nel giro di pochi anni si ritrovarono monopolisti di tutta la publicità outdoor della città, avevano qualcosa come 18 milioni di metri quadrati a disposizione su cui installare cartellonistica, video, ologrammi ad espansione, acquisitori di targhe, lettori

16 di retina, diffusori stereocontrollati. Insomma, potevano fare quel che volevano, a costo zero, rivendendo gli spazi alla cifra che volevano. Non avevano concorrenti. Furono anni pieni di soddisfazioni: i capi erano generosi, sapevano di potersi permettere qualsiasi cosa e non esitarono mai ad aiutare chi, dell'azienda, avesse bisogno. Non facevano regali, ma premiavano l'impegno e la dedizione alla causa. Ed a fine anno c'era sempre un riconoscimento. Erano attenti ai nostri giudizi, alle nostre opinioni, alle nostre esigenze. Spesso, riferendosi a loro stessi, dicevano che in azienda c'era già chi aveva lavorato dieci anni senza guadagnare NULLA, ora noi dovevamo pensare al nostro futuro ed era giusto che ci venisse riconosciuto un aumento se ce lo fossimo meritato. Andò bene per una sette-otto anni, poi cominciò il declino. perchè in questo mondo c'è sempre un declino, anche per i giusti. Arrivò lei, sapete di chi parlo no? Parlo della signorina Ridi-che-tipassa, come la chiamavamo noi in azienda. Dopo che fu eletta capo della neofita corporazione dei legali iniziò a presentare proposte su proposte che abolissero il sistema promozionale Outdoor nella modalità Display e Olograms, in pratica andando ad attaccare il core business della Nulla Spa. Disse che erano modalità pericolose per l'aerotrasporto, dimostrò non so come, che in base ad una ricerca commissionata dalla sua corporazione ad una società specializzata, i video 3D erano stati la causa di morti e incidenti e che, di conseguenza, erano assolutamente da abolire. Convinse il ministro dei trasporti della bontà della sua tesi e questi, probabilmente incoraggiato da qualche concessione ludica (sapete di cosa parlo no? Si, del lavoro più vecchio del mondo, pare che Ridi-che-tipassa apprezzasse molto la compagnia maschile e questo agevolava l'iter delle sue richieste...), abolì le forme pubblicitarie incriminate. I miei capi provarono a protestare, ma il fatto di essere monopolisti era anche uno svantaggio: con chi ti allei se non hai concorrenti? Che tipo di mobilitazione puoi organizzare? Sergej e Julio non godevano di nessun appoggio corporativo. Si erano sempre rifiutati di aderire a questa o quella sigla, ritenevano che fossero organizzazioni perlopiù di comodo e non utili al miglioramento del mondo lavorativo. Secondo loro servivano più che altro a piazzare qualche amico di amico, o figlio o parente e generare posti di lavoro inutili. Ed ora che il loro business stava andando a rotoli non sapevano a che santo votarsi...e noi con loro. E non sono servite a nulla scioperi della fame, la dimostrazione che senza stipendio noi dipendenti non saremmo potuti andare avanti, non

17 avremmo onorato i debiti, non saremmo riusciti a mandare i bambini a scuola ed avremmo persino fatto fatica a far la spesa. Tutte queste cose non sono valse a nulla. E non sono nemmeno serviti, purtroppo, i messaggi di solidarietà che ci hanno mandato molti colleghi di altre aziende che sono passate da questa situazione prima di noi. Alcune, fortuna loro, sono state salvate perchè qualche industriale potente e ben introdotto aveva un interesse diretto. Ad esempio la AeroFly, la società pubblica di trasporti, in rosso da tutte le parti, è stata salvata perchè il fidanzato di Ridichetipassa c'aveva investito fior di quattrini. Credevate che non lo sapessimo come funzionano le cose? C'era la volontà di salvarla e così è stato. perchè La Nulla Spa no? perchè non è stata salvata la nostra azienda, una società modello in sintonia con i dipendenti, moderna e florida? Ve lo dico io il perchè: Il sistema ci ha puniti. Sergej e Juan hanno sempre lavorato seriamente, pagando tutte le tasse che annualmente gravavano sull'azienda. Non sono mai scesi a compromessi, non hanno mai accettato di vendere una parte della loro...della nostra società perchè, ci dicevano se entrano i colletti bianchi con le loro Stock Option, la NULLA finisce...in nulla. Ed avevano ragione. Erano troppo corretti e troppo in vista. Un sistema corrotto può tollerare l'eccezione, ma deve garantirsi che questa non sia troppo visibile. Invece la Nulla lo era, cazzo se lo era. Quando sintonizzavamo tutti gli spazi pubblicitari posti in giro per la città affinchè gli olograms e i display tramettessero contemporaneamente la stessa sequenza, ecco che BUM!, la NULLA diventava il media più potente di tutti, diceva quel che gli altri mezzi di comunicazione non dicevano, perchè lo sappiamo tutti che l'informazione è pilotata, lo sapete anche voi no? Vi ricordate quando abbiamo messo on-air il video di quel giocatore che vendeva le partite? O di quella volta che, unici, abbiamo fatto vedere il video del ministro bigotto che rimorchiava una minorenne in zona stazione. Oppure di quando abbiamo fatto sentire a tutta città l'audio della chiacchierata tra il boss dei Saturniani e il capo dei servizi segreti spaziali, quando si accordavano per una partita di armi da rivendere nella galassia di Andromeda. Se quel modello avesse preso piede anche in altre regioni e in altri sistemi allora sarebbe stata la rovina per la classe dirigente, i partiti e le corporazioni. Non potevano permetterlo e non l'hanno permesso, davamo fastidio e ci hanno eliminato. Ecco perchè, signor giudice, ho ammazzato Ridi-che-ti-passa. perchè Juan e Sergej erano brave persone, ma io no.

18 ANNAMARIA SANGUIGNI Milano Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a. ha chiuso. Così da un giorno all altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione. Pensare che quando questi capannoni fiorirono come funghi nel territorio paludoso della bonifica, tutti a guardarli di traverso, quasi come una contaminazione. Laggiù le donne lavoravano solo in casa. Lenzuola ricamate per il corredo, per le figlie, per i bambini che sarebbero nati, per la tovaglia del battesimo o della Prima Comunione. Tende all uncinetto, asciugamani con l orlo a giorno, centrini per le bomboniere. Tagliare, cucire, preparare il sugo. Pulire le verdure, risciacquare i panni, tirare su le coperte, fare la puntura alla zia, cuocere la marmellata, sbattere i tappeti, confezionare un maglione. Lavoravano fuori casa le mogli dei pescatori che la mattina arrivavano al mercato con le spaselle piene di pesci e, schiamazzando come solo le pescivendole sanno fare, cercavano di vendere tutto. Lavoravano fuori casa le insegnanti. Ad un certo punto l Italia fu investita dal BOOM! Nei prati lungo il fiume densi di canneti, sorsero in pochi mesi delle fabbriche. Si sparse la voce che si confezionavano calze e che avrebbero assunto solo mano d opera femminile. Inaspettatamente, non si sa come, un universo di donne sciamò fuori dalle case e volò verso i capannoni di cemento grigio che si mischiavano ai campi di girasoli e barbabietole. Pensieri di progresso cominciavano a farsi strada nei cuori, tutti rivolti fin ora alla famiglia. Quei soldi a fine mese brillavano nelle mani come un tesoro! Un appagamento sconosciuto che riempiva l anima. Piccoli libretti di risparmio si nutrivano di piccole somme, preziose come l oro. Gli scampoli di piquet, di cady di taffetà, si vendevano allegramente. Quelle mani che ora producevano ricchezza erano ancora abili e pronte per realizzare ciò che era stato loro insegnato. Mio padre non fu per niente contento di queste novità. Veniva messa in dubbio la sua capacità di mantenerci, ma poi si rassegnò a vedermi partire per Milano, dove la direzione ad alcune di noi avrebbe impartito un corso di formazione. MILANO! Una metropoli affascinante per una che arrivava dalla provincia. Appena ebbi la possibilità, andai a cercare Via Gluck. Celentano

19 ci aveva cantato come la città possa inghiottire e inaridire, ma a me piaceva tutto. I tram sferraglianti, il Duomo che saliva verso il cielo, la Galleria con gente frenetica che attivamente si muoveva. La grande pasticceria della Motta, la Rinascente con sei piani, le scale mobili e il luccichio del lusso, e gente che andava, che saliva, che scendeva, che sapeva muoversi con scioltezza in quella città piena di energia. La Bovisa, dove stavamo noi, era scura e affumicata e la Fabbrica era squadrata e di mattoni con lunghe vetrate. Gli operai e le impiegate del posto erano emancipate e risolute. Fu un po dura a dire il vero. Là, di pizzi e merletti e maglioncini fatti a mano con i ferri n.3 non si poteva neanche accennare. E poi, il capo! Era nato nel profondo Sud, ma cresciuto là ed era diventato quello che i milanesi non erano: feroce e gelido. Quanti pianti per quell uomo moro, dagli occhi lunghi che finalmente un giorno mi allungò un fazzoletto e mi disse Imparerai Mi si squarciò un sipario, cominciai a respirare profondamente e a testa bassa ci provai con tutte le mie forze a diventare grande e forte. Le Sirene tentatrici facevano sentire la loro voce. Mio padre mi proponeva un giorno si e un giorno no di venire a riprendermi. Umiliata e offesa più da questo affetto che incatenava, che dagli ostacoli che dovevo superare, strinsi i denti e non tornai indietro. La vita è piena di strade pericolose, allettanti piene di miraggi o di facili scorciatoie. Ne ho provate tante, ma quella di allora mi aprì al mondo e mi insegnò ad affrontarlo. Ed ora? Tutto finiva così da un giorno all altro e le speranze e i progetti che quelle donne avevano per la prima volta pensato da sole, con la fantasia e la contentezza di un futuro costruito in proprio,tutto ciò si afflosciava come una vela che il vento aveva fatto volare e che un avaria improvvisa affondava come un fuscello. Nulla era il nome che le aveva trasportate in quella realtà di lavoro e gratificazioni inaspettate e il nulla sarebbe tornato a riempire le giornate senza quei piccoli passi che avevano portato a traguardi e vittorie conquistate. Nulla però sarà come prima, le insicurezze e gli stereotipi di una volta, le tradizioni culturali non potranno più influenzare intere generazioni. Il lavoro ha cambiato moltissime donne e i bisogni più autentici di libertà e gratificazione fanno ormai parte di tutti noi. Nella vita accadono storie magnifiche a fatti desolanti, ma se il coraggio di non mollare sarà tenace,potrà accadere che queste storie torneranno a rifiorire e risorgere dalle ceneri.

20 MARIA ELISABETTA MANCINI Bilanci in chiusura Poi è arrivata la crisi e la Nulla S.p.a ha chiuso. Così, da un giorno all altro, mandando in frantumi tutti i nostri prevedibili progetti futuri e le misere, scontate programmazioni spazio temporali che ci separavano dalla pensione. Che poi la parola pensione a me non è mai andata giù. Sa di vecchiaia. Di immobilità. Di stanchezza. Di giornate vuote da riempire. Io, che le ore non mi bastavano per fare le cose necessarie e così le riempivo anche di quelle superflue, gareggiando con le mie energie, mettendomi alla prova continuamente. Efficienza, puntualità, precisione. Richieste a chi mi stava accanto. Obbligatorie per me stessa. Così Giorgio se n è andato dopo pochi anni di matrimonio, lasciandomi un bimbo da crescere, il mutuo da pagare e la mia intatta creatività. Enzo ha, poi, raccolto i cocci. Pazzo di una donna bella, attiva e determinata ha saputo amare di me contraddizioni, sbalzi d umore e impulsività. Impulsività: contrario di capacità di riflettere. Costante della mia vita. In grado di annientare ogni pensiero prima dell azione, generandone mille solo un attimo dopo. A seguire, ogni volta: rammarico, vuoto allo stomaco, voglia di rimediare. Accanto a me vedevo un mondo di superficialità. Intesa nel senso di chi non va al nocciolo delle questioni (per me fondamentale) Superficialità associata a scarsa intelligenza, a poca cultura della vita, a mancanza di strumenti per navigare? Da giovane la pensavo così. Ora, la reputo una scelta scaltra di chi, mantenendo le distanze dai problemi grandi e piccoli, salvaguarda se stesso. Tanti i tentativi per cambiare il mio stile di approccio alla vita. Ancora ci provo, vicino ai sessanta. - Sei fatta così, non cambierai mai. E io ti amo per questo. Tra le braccia di Enzo, sul divano piuttosto che sotto le lenzuola, su una panchina o in auto, queste le parole che mi hanno accompagnato per anni. Il mio compagno : un porto sicuro, una luce sempre accesa. Anche ora sono seduta su una panchina. Il fumo bianco che esce dalla mia bocca, testimone di una gelida mattina di gennaio, si mescola a quello

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