D E L L O L E DE L T T E R A CAV AL IE RE T O M M A S O P " C C I N I S I G N O R E A L P R I N C E " O A R E I T A L I A

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2 D E L L O S TATO DELLE BELLE ARTI IN TOSCAN A L E T T E R A DE L CAV AL IE RE T O M M A S O P " C C I N I SEGRETARIO DEL LA R. A C CADEMIA D I FIORENZA A L S I G N O R E P R I N C E " O A R E SEGRETARIO DEL LA R. ACCADEMIA DI L ONDRA I T A L I A

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4 ? 9 9 L AI D E G N I CON - S OC I D E L L A R E GIA AC CAD E M IA PI S TO JE SE. N on vi f a ccia m era viglia se in vitato da V oi SO C j a m atissimi a d esibire in u esta odie rn a aduna nza alcuna p r ada zione la uale se n on del m io ingegno f a ceise alm e n fede della m ia ricono i scenza in vederm si ris et aggiunto a p

5 labii Consesso vi rim etto un m io la voro sull istoria delle nostre A rti g ià intra p r eso e destin ato p e r altra estra m a A ccademia. Sa cro indis p e ns a bil dovere del m io im p iego m i obbliga va a d oc cu p a rm i in ue sto soggetto e inta nto m im p edi va di corris p o nde re a l vost ro g r a z zoso lizvizo e a l m io vivissim o dest derio. Altro p a rtito dun u e non m i rim a n e va che ue sto ed io l ho a bbra cciato ; ta nto p iù che il vostro giudizio p u ò se r Virmi di norm ad di a emenda rne f etti o d incentivo a p reo cc u p a re con la m ente il di al p ia ce re a ve r ben se rvito tem a e di m eritato alcun p oco g loria che è la m e rcede p iù ca ra p e r le a nim e oneste. D alla B. G alleria 9 S ettemb re I n se g no d i st ima e d i ris p e t t o TOM M ASO P " CCI NI.

6 Voi mi dim andat e ual sia oggi lo stato delle Ar t i in Toscana e come la domanda fa del pari onore alla vostra che alla mia Nazione così ra gion v ole che io m adopri a soddisfarvi con una u pi na risposta Ma s io vi dicessi seccamente e che ueste sono nella loro decadenza nel loro incre o mento voi vi dorreste meco della nostra dis g r a zia o vi congratulereste della nostra prosperità ; e rimanendo sempre all osc uro del grado preciso in cui trovano si un retto giudizio non sareste in di ist at o formarne All oggetto pertanto di preve nire una seconda dimanda non vedo altro mezzo che scorrere rapidamente gli annali delle Arti to scane ed osservare in essi le diverse vicende che vi hanno sofferto dal loro risorgimento ai nostri. giorni. Nè mi limiterò alla mera esposizione del fatto perchè essendone voi informato altrettanto e forse più che nol sono io sarebbe affatto inu tile di rimontare a così alto principio se a togliere di mezzo gli che nascono sovente dalle diverse maniere di vedere e di sentire n on m i

7 6 estendessi a ciò ch io pensi individuare " bene o ale poco porta dei precisi caratteri che di m im le diverse epoche alle uali ho creduto stin g u on o doversi rapportare lo stile dei nostri odierni Ar t efici Se l O veramente classica che s ulla lin p e ra gua Etrusca scrisse il chiarissimo Abate Lanzi mio dolcissimo amico e compagno nella R. Galleria cui presiedo tolse agli antichi Et rusci il magistero delle Arti che il Gori il Passeri il Guarn ac ci p i ù dotti che critici fautori dei loro antenati usur parono ai Greci come eglino lo avevano usurpato ad altre nazioni n on può negarsi però agli Et ru sci m oderni la gloria di averle i primi emancipate dalla barbarie in cui incominciarono a cadere all e poca di Costantino e vi giac uero immerse sino al Secolo decimo terzo I Pisani con il loro Giun ta i Senesi il loro Guido le opere dei c on uali esibiscono epoche anteriori all epoca di Cimabue onde ha principio la moderna Istoria delle Arti pretendono che sia ad essi dovuta la novella rige n e razion e. Gare virtuose ma che a parer mio daran mai la vittoria nè n on i uni nè agli altri a sino che non dimostrino e dimostrare nol posso no che i dipinti di Giunta o di Guido p re va lessero tanto nel disegno e nel colore alla pitture dei Greci vagabondi da dar loro il bando come furono seguito banditi dall eccellenza di Giotto in ; e perc1o l esistenza delle loro Opere null altro conclude se non che il tempo risparmiò il nome di essi e distrusse uelli di tanti altri loro pari

8 che professavano ovun ue le Arti Spogliate assai del loro primo decoro ma non estinte. Perchè sebbene dopo la caduta dell Impero Romano il m agistero delle Arti risedesse principalmente presso i Greci e a loro venisse commessa l esecuzione delle opere più rispettabili ; non bisogna poi darsi ad intendere che fossero cessati affatto in Italia g li artefici e non supplissero anch essi al bisogno giornaliero delle fabbriche delle zecche delle immagini di devozione sculte e dipinte Infatti re pugna direi uasi all intelletto l im m a g in are che uegli stessi Italiani i uali in progresso di tempo rinnovarono la bella età di Pericle fossero ridotti tale stato d ignoranza e d inerzia da non in sa pere o voler tentare almeno la pratica imi n on tazione g ia chè di null altro trattavasi a uei c giorni di tanti informi monumenti che Ope 8 1 ano continuamente sotto gli occhi loro e tanto rav ; più vi repugna uanto che sapp iamo dall Ostiense lib. 5 c a p. di Monte Cassino 2 9 che circa il Desiderio Abate assunto al Pontificato col nome di Vittore III fece venire da Costantinopoli egregi aestri per adornare la Chiesa che poscia m fu c on se cfat il primo di Ottobre del e per a istruire in ogni genere d Arte un Collegio di Gio vani lui eretto entro il monastero Vogliamo da su o noi supporre che in siffatta non se ne for scuola asse che valesse e Giunta Pisano e m p u r u n o Guido Senese e mi sia permesso di aggiungervi pure il nome di Cimabue il uale credo che n on per altra ragione fos e alla della s m e sso t e Sì8 sua

9 8 biografia da Giorgio Vasari se non perchè fu di Giotto maestro Giotto e il vero padre e restan ratore della pittura è E O li il primo che ahham donate le vecchie pratiche di convenzione si pro ponesse il vero scopo che sta nell imitazione del vero e si restrinse ad imitare le sole appa n on renze dei corpi ma tentò e al une volte con c felice successo di esprimere gli affet ti dell ani ma Egli diede il bando ai greci pittori egli ot tenne l impero pacifico s0pra i suoi coetanei egli formò una scuola che senza interruzione e con un carattere proprio condusse su l a un gra o Art e do eminente di perfezione che fu però ritardata anzichè accelerata dalla fama perchè i figli e sua alcuno anche de n e p o ti n ell Art e declinarono alcun poco dall Archeti p o primo che è la natura per andar dietro ai suoi passi Fortunato uegli che più si avvicinava alla sua maniera ue i era il più ammirato a lui si confidavan o le Opere della più alta importanza. Intanto le cognizioni umane si au m l e nt Arte faceva progressi ma gli artefici avan o per siffatto pregiudizio andavano indietro La Scultura n on soffri uesto infortunio Pro g r ediv a è ve ro assai lentamente verso il buono ma non osservo in essa alcun passo retrogrado forse perchè Niccola e Giovanni pisani primi ristaura tori della medesima non avevano tanto sopraffatto la scuola da p ro p o r5eli per modelli di una cic ca imitazione a preferenza delle molte anticaglie e pili che i Pisani mediante le loro vittorie avevano condotte dalla Grecia e come avverte il Vasari alla

10 v i ta di Andrea pisano diedero agli Scultori di uel t empo tanto lume che tale n on lo potette aver Giotto nè i suoi creati per non si essere conservate le antiche Pitture tanto uanto le Sculture V ede si infatti nelle Opere di Agostino e di Agnolo Senesi e più in uelle di Andrea e Nin o pisani molto miglioramento tanto nell invenzione che nel dise gno e uesto crebbe sempre sino a Donatello e L oren zett o i due gran precursori del bel secolo di Leone nella Scultura Nell Architettura uesta stessa osservazione è anche più manifesta tanto vero che a uell epoca " l Or g a g n a ben lungi dal seguir ciecamente i passi d Arnolfo diede il band o all arco di sesto acuto abusivamente detto Gotico che per lo spazio di Ol tre due secoli deformava le fabbriche più sontuose d Italia e con archi girati di mezzo tondo eresse in Fiorenza la loggia detta dei Lanzi la uale se ci la scia molto a desiderare nelle m odin ature nell eu ritm ia però delle dimensioni e nella sublimità del car attere n on ha che invidiare a tutte le Opere di architettura e l Alberti che condussero dappoi il Brunellesco che ponno dirsi i primi grandi maestri dell Arte La sola Pittura si mantenne per alcun tempo poco inen che serva di Giotto Paolo " ccello Ales sio Baldovin e t ti Fra incominciarono Gio An g e lico. scuotere il giogo ma la totale emancipazione a è dovuta a Masaccio u n o di uei Geni privilegiati che la Provvidenza manda di tanto in tanto ad o no rare i fasti degli uomini Analizzando le sue Oper e

11 1 0 nella Chiesa di Cl S. emente a Roma e p m uelle che si vedono nel Carmine a Fiorenza che senza om bra di maniera sono vive vive e pare che dicesse seco m edesimo se Giotto fu g 1 ande tentando l 1mi del vero perchè imiterò io anzi lui per t azion e chè non osse rve rò piuttosto i mezzi dei uali si valse riuscirvi che propormi per odello la im p e r m sua p erfetta riuscita? L disse in un po in cui la O tem tavolozza era più ricca di colori in cui me g lio si conosceva il modo di usarne in cui la p r05 p e t tim lineare e ra om ai ridotta a certi determinati princi pi e fece un salto che senza uesti riflessi ha più del prodigioso che del naturale salto che con " dusse l al limitare della perfezione perchè non Art e le mancava più che di rilasciarsi alcun poco della troppo simmetrica re g o larità nella ordinazione ; di dare alle figure uella flessibilità uel rilievo che dipendono in parte dall azione e più dalla degra dazione delle tinte sui contorni ; di scegliere form e più belle e insieme più atte alla piena espressione del soggetto e finalmente di s ottrarre le im p e rfe zioni le uali più o meno accompagnano sempre la natura in che lo stile ideale principalmente con St st e Questa gloria er a riserb ata al gran L ion ar do che può dirsi avere aperto il secolo della bella e sublime pittura all e mostrata la It alia a Bartolommeo a Andrea del Sarto a via fra Michel Angiolo che con la straordinaria su a im ma g i n azioue con la p r ofondità del suo m agistero si levò tant alto da re ndere poco m e n che stu

12 l I p ide ammirazione le italiche scuole d esse però che si restrinsero ad ammirar l uomo Buon p e ma tranne il solo Tibaldi di Bologna che per siffatta maniera ritardò forse il bel secolo dei Car racci non discesero ad imitarne lo stile N on avvenne lo stesso della scuola toscana Gloriosa di noverare tra i suoi artefici un tanto Maestro e Sopraffatta dal grido che lo accompagnò sino alla tomba sel p m p ose per unico modello dan dosi follemente a credere di s uscitare dalle sue ceneri altri molti a lui pari e non produsse p e r uesta via che dei goffi imitatori come con m olta avvedutezza lo avea preveduto ed annun ziato egli Stesso Nè poteva andar la cosa altri menti Michel Angiolo era fi glio del Genio sde g n ò d imitar chicchessia e sino i Greci dei uali fu assai più studioso osservatore che se e g u ace ; ui si pretendeva aver dei Geni dalla più servile imitazione Da uell in epoca p oi tutti i pittori e scultori e architetti fiorentini non furono che scimmie di Michel Angiolo V a sari s i mise alla testa di uesta setta e come fa talmente g odè della confidenza dei due Gran - Du chi Cosimo I e Francesco di lui figlio e suc ce ssore così ebbe e tempo e mezzi a farsi dei proseliti. Per più di un mezzo secolo giac uero le Arti toscane nello stat o il p m miserabile ed abietto uantun ue in altro tempo più as niun dal dall Opulenza stato che io sistit e favore e " chiamo il sonno della scuola fiorentina Il V a sari l Ammannati stesso comecche migliori ar

13 1 2 chite tti che uello pittore e uesti scultore e più di essi il Buont ale nti si allontanarono affatto dalla grave sem del Brunellesco dell p licità Al berti dalla nobiltà dall eleganza di Francesco di Giorgio di Giuliano da S. Gallo di Gio. Antonio B o sio e vi sostituirono la licenza senza che le loro fabbriche si risentano punto di u el sublime carattere di originalità che Spicca sempre in uelle del Buonarroti e lo " redimono in parte da suoi noti difetti I pittori gli scultori di uell età pare che ambissero più alla fama d ana tomici che d artefici. Quindi le loro Opere n on esibiscono che una pompa vana di muscoli di affettate e strane attitudini ; vi si vedono sempre e uivocati i mezzi per il fine che è l espressione del soggetto e la verità Tali infatti sono le Statue del Bandinelli dell Am m ann ati del Tribolo senza escludere da uesta classe nè uelle del Cellini benchè dalle altre distinte per il grandioso caratte re che sem pre le accompagna nè uelle del San e di Giovanni Bologna benchè più sobri sovino e e castigate nella loro maniera tali i dipinti del ; Salviati di Angelo Bronzino di Alessandro Allori degli Zuccheri del N aldini del Poppi i uali tutti non solo mancano di verità nell andare dei panni e nel colorito troppo vago in alcuni in altri troppo severo e direi uasi cinereo ma a dispetto della scienza che avevano appresa con tanto studio e tanto esercizio nella stessa deli" n eazion e delle forme non vanno esenti dalla taccia di bugiardi imitatori e manieristi p erchè il loro

14 1 5 sovrano legislatore Giorgio Vasari li aveva persuasi che a forza di disegnare s impara a fare a mente tutte le cose della natura come lo scrisse egli stesso alla vita di Tiziano. Considerando io le opere degli artefici che vennero dietro a Giotto e a Masaccio e mettendole in confronto con uelle di uesta terza epoca accordare all si une non posso a meno di n on che all altre la preferenza Oltre che la maniera sullo stile rigido e -secco delle prime non Spicca nè offende tanto la vista e l intelletto uanto sulla caricatura ; osservo in esse un miglioramento sempre costante nella meccanica dell Art e uando all incontro non vedo in costoro se non se l abuso dei mezzi più com p licat 1 che n e rendono più lungo e penoso l esercizio senz a aumentar di un grado anzi scemando piuttosto la verità del colorito e la viva espressione del so g Gli stessi militano ancor più a favore rifle sa getto. dei seguaci di Masaccio perchè se il Lippi il il Verrocchio e Piero di Cosimo Ghirlanda io ; non toccarono la meta del bello e d el sublime che splende e grandeggia Lionardo in Mi 1 n chel Angiolo nel Frate e Andrea si vedono in però progredir sempre verso il meglio e la loro imperfezione è più da attribuirsi all immaturità dell Art e che ai pregiudizi degli artefici i uali erano almeno sul dritto sentiero e mettevano a tortura l ingegno e Operavano tutti i mezzi che avevano e ne c e rcavan o alt ri nuovi a ben fare ; laddove i Michelangioleschi erano fuori di via e n e de'clinavano sempr e più a proporzio ne che p iù

15 perfezione. I 4 si allontanavano dalla sorgente del loro trav ia mento Immaginavano e se uivano la loro Opera g falsi principi e perciò era direi uasi im c on perfetta anzi che fosse incominciata e cond o tta al su o termine. Il difetto era allora tutto intero dell artefice innanzi non lo era che dell Art e uello genera fastidio e uesto è mi dis p 1 e zzo t i g at o in gran parte dalla speranza dell imminente Non era però caduto ancora il Secolo " V I che la scuola Fiorentina incominciava a scuotersi dal profondo Il Chimenti il co suo Cre st i letargo. n osciuti volgarmente amendue sotto il nome delle loro Patrie Empoli e Passignano co re s p e t t iv e ob n b i primi 1 assurdità di uesto barbaro stile e ro e della massima vasare sca. Si volsero perciò all im i tazione del vero ma persuasi che nelle scuole null altro si apprende che l adde st occhio e rar la mano a ben vedere e bene imitare gli oggetti e che l artefice p er dotto e franco che mal sia può lusingarsi di tener dietro all infinite v ariazio ni che uesti soffrono nelle diverse lor posizioni 0 caratteri sentirono la necessità di aver sempre che Operavano davanti a sè la natura e sostituirono la verità alla menzogna cosi N si han che da on paragonare insieme le Opere più cospicue di tutta intera la setta michelangiolesca con la Cappella che il Passignano dipinse per la famiglia Salviati in Marco di Firenze e più il San c on u adro dell Em p oli dove è espresso S. Ivo in mezzo agli orfani e alle vedove che oggi esiste nella Gal R.

16 1 5 Ieria per esser convinti che sorgeva allora in Toscana una uarta epoca fortunata per la Pittura. La novità come suole avvenire trasse n on n el partito pur uno dei vecchi artefici A spogliare le lunghe abitudini uando cessi non l orgoglio cessano mai di Opporsi l intelletto la mano e uello ottenebrato da falsi principi non è in grado di vedere la verità ; uesta accostumata per molti atti ad u n tal determinato sistema mal p u ò asso g gettarsi ad altro affatto contrario Perciò Timoteo famoso s enatore di Tibia esigeva doppia mercede dai discepoli già iniziati sotto altro maestro. Perciò nel bel secolo di Leone uando la Pittura era salita in tanta altezza sono p iù che rari gli esempi di vecchi pittori che accomodassero la loro maniera ai luminosi progressi dell Arte Ma i settari fio rentinin on si contentarono d insistere ai loro prin Cipi si opposero anzi validamente perchè n o n se ne introducessero altri nuovi il che non mi è occorso di osservare che avvenisse in altri tempi in al tre scuole o perchè ciò apparisca si chiaro n on nell istoria perchè non 0 si fu mai altrove idolatri di un uomo di uno stile come a uei giorni lo erano in Firenze di Michel Angiolo. Si diceva che una volta adottata la massima che anche i più eser.in uan t o a m e n on n e c on osc o c he soli d ue cioè L uc a Si g n o re lli e G iov a n n i B e llin o. A l v ede re in C ort ona sua pat ria la c om unio n e de g l i A p o st oli de l p r im o la c e na in E m maus de l se c ondo in V en e zia e se g u it i e nt ram bi n ella lor o e tà p iù p rove tta S. Sal vat ore di li dire sti disc esi n ella sc uola de i l oro C reati.

17 1 6 citati maestri dovessero ritrarre tutto dal vero la g ioventù avrebbe negle tti gli studi che conducono alla piena cognizione della natura acerba alla professione dell Art e sarebbe entrata e paga dell ester na apparenza dei corpi senza conoscerne a " fondo l interna struttura avrebbe esibito nelle n on su e Opere gli effetti d una incerta e languida che imitazione ; con uesto metodo non era più a spe rarsi che l immaginazione degli artefici assoggettata a un giogo si duro e servile emanasse più alcun tratto d originalità correggesse ' le imperfezioni sublimasse il carattere della nat ura e la sc uola fio rentinaandava a perdere cosi il più bel vanto su o che era il magistero Sopra tutte le italiche scuole nella scienza del disegno. Alessandro Allori parti giano e principe della setta moribonda che non fece che non disse per ancora la vita Ma a p rotrarle nulla giovarono i suoi scritti anatomici da lui pub b licati nel furono inutili i suoi schiam azzi per sostenere il culto del divino Michel Angiolo Quello che lo affliggeva il più era l avere nel figlio stesso Cristofano il più o contradittore delle sue acerrim massime Dotato egli di un genio straordinario ri spettò la scienza ma aborri lo stile del padre che soleva chiamare eresiarca dell Art e e datosi tutto intero a seguire le tracce di Gregorio Pagani e di Lodovico Cardi denominato dalla patria il Cigoli poco mancò n on fosse il primo a brillare nella n u o v a rigenerazione Dissi poco mancò perchè nol credo secondo che al solo Lodovico il uale a uell epoca non ebbe certament e pari in Firenze

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19 Fiorentina. 1 8 rissim 0 Lodovico p erchè le s ue figure sembrano distaccate dal piano diresti che in esse circola il sangue che il sole le illumina tanto che meritò di esser nomato da alc uni il Coreggio della scuola La scuola di uesto v uomo si sostenne alent più di decoro che c on n on uella di Michel An giolo la uale come avvertiva di 0pra cadde 5 precipitosamente nella corruttela con la morte del suo autore Lo stile del Cigoli era al uanto p iù semplice non si permetteva uelle arbitrarie e sa g g er azioni che abbisognavano di stare a contatto un carattere sempre straordinario e sublime c on per essere sopportate nelle Opere del Buonarroti aveva anzi un punto "I appoggio invariabile nella fedele imitazione della natura e perciò potè egli più facilmente trasmetterlo ai suoi seguaci Quindi il Furini il Fidani il Biliverti il Rosselli il ozzi il Vannini Mann il Lippi il Vignali per uanto declinassero grado grado dalla bellezza dal vigore del loro maestro pure mantennero sempre co n esso una corrispondenz a un affinità di gran lunga m aggiore che n on il Salviati il Vasari gli Z uc cheri i Bronzini con Michel Angiolo Intanto che il Cigoli sosteneva il decoro della scuola fiorentina Pietro Berrettini detto dalla pa tria il Cortona con minor verità ma co n uno stile più gai o e più popolare batteva in Roma altra diversa strada Sparsa di fiori tutti suoi str a d a per cui salse in maggior fama perchè men a 5 pra e più ridente fu sem p re fre uentata da una foll a

20 del maestro Lazzero Baldi Gim i g n ani Morandi decimo ottavo uasi cieca rimase di seguaci di tutte le nazioni e tra i Toscani vi si distinsero oltre Pietro Testa più vario più saggio più elevato nelle su e invenzioni ma men pittore Pier Dandini Gabbiani Luti i uali uando gli occhi chiusero valermi dell espressione di p e r Giorgio Vasari all occasione della morte di Raffael lo la Pittura in Toscana per il decorso del secolo La Scultura e l Architettura furono men for t unat e Chiun ue consideri le statue e le fabbriche che a uella età si condussero in Fiorenza non può a meno di non convenire che mancò ad amendue u esta uarta epoca uesta nuova vita che dette il Cigoli alla Pittura L una n el Tacca l altra nel Bu ont ale nt i rimasero uasi estinte e in tutto il ruolo degli artefici che le professarono dappoi non leg gesi un solo nome che sia passato al di là de g li Appennini Chi i nfatti fuori della Toscana conosce il Caccini il Silvani il Parigi architetti ; chi il Fo gg ini il Soldani scultori? Che se tali furono n el secolo decimo settimo u ando la Pittura poteva e ccitarle all emulazione meraviglia n on è se si m antennero nello stato medesimo di meschinità e di abiezione in cui cadde essa pure miseramente nel secolo appresso L estinzione della famiglia Medici regnante che sempre p iù 0 meno protesse le Arti avendo ridotta la Toscana allo stato di Pro vincia l assenza del Principe che la governava fu fatale all incremento delle belle Arti. L industria n ot ab ihn ente diminuita dal ristagno dei prodotti ter

21 11 0 rit o riali tolse in breve ai cittadini p 1 u potenti i m ezzi a p rom 0verlc e alla gioventù studiosa gli sti moli a coltivarle ; che perciò caddero immerse nel torpore e nella oscurità e uei pochi che avevano allora il grido p r1m come il Meucci il Tm b allesi 0 il Gherardini non erano alla fine che manieristi conoscevano la meccanica e ignoravano uasi af fatto la parte filosofica delle Arti Finalmente come a Dio piac ue la venuta in Toscana del Gran Leopoldo d Austria Duca trasse sul nostro orizzonte un raggio di Sole a rav viv arle Questo Principe di n ull altro più ansioso che della su a fama e della prosperità della nazio ne per uanto poco conoscesse il pregio delle Arti istrutto però come egli era non poteva ignorare che da esse derivò in addietro e derivava tuttora in Toscana una sorgente perenne di dovizie non tanto per l affluenza degli Esteri che vi con corre vano o ad istruirsi 0 a sodisfare la loro c n riosità uanto perchè il disegno è la base di tutte le manifatture che però si volse a sollevare con pari energia dallo s tato d inerzia m cui langui vano con una mano I con l altra agricoltura l e Arti Quindi l opra e il consiglio del celebr con e Raffaello Mengs condusse da Roma i marmi più s u i siti di per tinenza tra i sua uali l A e il p ollin 0 Gruppo di Niobe egregi modelli di Greca e le g a n za perfezione e a uesti e a gg i gessi tratti un se i dai capi d Opera che si conservavano allora nei privati e pubblici musei di uella città Adornò dei primi la Galleria R. formò de i secondi una

22 sortiti 2 1 vastis s ima collezione e la e sib ì alla pubblica istru zione una sontuosa Accademia belle Arti che in di. eresse uasi dai fondamenti e muni di leggi di maestri di protezione e sussidio starò ad esaminare stabilimenti Io n on ui se di tal sorte siano altrettanto utili all incremento delle Arti d immaginazio ne che ai progressi delle scienze esatte e fosse più sano consiglio di rist rin gerli alla mera istruzione del disegno in uanto che uesto è necessario a migliorare i mestieri nè de cide rò se nell ipotesi che possano anche contri buire allo sviluppo dei Geni fossero o no indi rizzati a uesto scopo i più opportuni provvedi menù Il fatto è che diede scossa alla na " una zione le Arti da uell epoca e in p o i incomincia rono poco a poco a sollevarsi e oggi ponno a dirsi in istat o di ra p i avanzamento do Pietro Benvenuti e Luigi Sabatelli p ittori furono i primi ad emergere dalla folla dei con correnti a uesta R. Accademia " e buon per essi buono p e n r. oi che furono presto trapiantati amen due nel terreno più propizio alle Arti che è Roma dove la uantità degli antichi capi monumenti 1 "l Opera dei moderni l emulazione della maestra giove ntù che vi concorre da tutti i sid Europa p ae il consorzio degli provetti e dei saggi art efia p 1 u conoscitori del Bèllo che ivi s incontrano più che altrove tutti in somma i mezzi più efficaci contri b uiron o a far germogliare in essi i buoni semi che avevano. d a lla nat ura e a svilu p pare i sani

23 2 2 principi dei uali erano stati preventivamente iru bevuti in uesta nostra Accademia Il Benvenuti aturo di senno amico del sistema paziente dell m a fatica non inesperto nel colorito di cui aveva già dato saggio nel suo Anchise che gli valse il premio nel sole nne concorso dell anno non tardò molto a produrre frutti ubertosi delle sue nuove osservazioni dei suoi studi indefessi sulla natu ra e su i p iù s uisiti antichi e moderni mo n um e nti Con ueste scorte condusse per l a città d Arezzo sua Patria ed " 8 P O S" al pubblic o giudizio il martirio di S. Donato che gli conci la fama popolare l liò estimazione degli art efi ci gli aperse il campo a spiegare il suo inge e gno e perfezionare il suo stile per le molte e gran diose ommissio ni c affidat e g l i dai suoi concittadini e dagli estranei Questo gran uadro dopo aver raccolti i voti e i plausi romani fu for n on m en t un at o in Fiorenza Era più d un secolo che la nostra scuola non aveva prodotta Opera di tanto valore onde non è meraviglia se gli artefici furo no anche loro malgrado costretti a p re dicarn e la straordinaria bellezza e perfezione e il popolo se vi concorse ad ammirarla tanta folla e tan in c on to entusiasmo uanto forse non ne avea mai più dimostrato dal di che tripudiando sul uadro di Cimabue dienome alla contrada di B or g o Alle g Ferdinando allora Duca di Toscana e amico Gran" delle Arti tratto dalla pubblica fama vi accorse anch egli e n e fu sodisfatto a segno che da uel

24 soggiorno unto ebbe in pensiero di destinarlo alla direzione 2 5 della R. subito che se ne fosse apert a Accademia 1 " Opportunità Intanto che il Benvenuti con i suoi pennelli si stabiliva un eminente riputazione il Sabatelli con la sua penna guidata da una mano ob b edie ntissim a alla sua fervida im m a g m amon e esibiva ogni giorno soggetti ob n ilissim i dell istoria e della mitologia che gli eccitavano da lato l invidia dall altro u n l ammirazione degli artefici Osservava ei dis e g n a va' le statue e i dipi nt i dei grandi maestri ma lo studio dell. anatomia faceva le sue principali deli e perciò profondo come egli era in zie ue scienza con poche e rapide osservazioni st sul a movimento esterno della natura dava alle sue fi g u la à prontezza re flessibilit del vivo e la senza rendersi fam iliare alcuna forma senza avere alcu na predilezione per lo stile di alcun autore oc cu p a t o unicamente dell espressione del tema e ra sempre originale sempre vario nelle azioni e nei caratteri Dopo alcuni anni di in Roma passò a Venezia per ivi formare la sua tavolozza d appresso i mod e lli spiranti di uella scuola do ve oltre diverse copie fece il proprio ritratto e la testa colo ssale di Radamisto furibondo che n on temono di stare a. fronte vigorose del Tintoretto Opere più con le Di ritorno in Patria n on la smenti comun e es p e t i suoi t azion e con dipinti in olio e m fresco per i uali ha meritato e ti tolo e pe nsione di pittore di camera di e S. M. la commissione di rappresentare i fasti gloriosi di

25 2 4 Amerigo Vespucci in una gran Sala del R. Pa lazzo La morte del Petroni nostro primo ed uni co maestro di Pitturaavvenuta nell anno ri chiamò in Fiorenza il Benvenuti che con Sovra no Rescritto fu nominato Direttore di u esta R Accademia Da uell epoca incomincia un nuovo ordine di cose Il Petroni mediocre ell sua n Art e era stato inalzato a uel posto dalla protezione del Ministro che aveva sortita comune con esso la Patria di Pontremoli. Il g enio la scienza la fa ma vi hanno condotto il Benvenuti. Petroni n on 5 1 tosto vi fu pervenuto che abbandonò matita e pennelli parlò sempre "bene o m ale n on sa prei dirlo " ma disse pure volta ai giova n on un a ni che lo ascoltavano ecco la pratica dim ost razio delle mie teorie Di professore che doveva es ne sere fu così che un semplice dilettante Ben n o n venuti all contrò sempre indefesso nell esercizio in dell avvalora i precetti con le Opere che Art e t ut to giorno produce rettifica le idee corregge i' di segni dei suoi Creati i uali perciò concepiscono un alta estimazione per il loro maestro e n on si trovano mai nell incertezza dei princ i pi e dei veri metodi a metterli in esecuzione ; incertezza che è tanto fatale ai progressi della gioventù L ef fetto ha corrisposto pienamente a tanta diversità di sistema. Da uell epoca si studia più si studia meglio. Perciò nel breve spazio di uattro anni la nostra Accademia ha cambiato affatto di aspetto Si sono veduti nell ultima solenn e esibizione molti

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27 26 in Roma a g recizzare dirò cosi nelle idee e ' nello stile la Scultura non avrebbe forse in lui da invi diar molto alla Pittura il Benvenuti e il Sab atelli. Era egli troppo giovine all epoca della morte del suo maestro per esser sostituito al medesimo nella dire z ione dori della scuola in preferenza di Francesco Carra che atosi in Roma nello studio form dia g ostino Penna reputato il primo gli scultori dell età tra sua aveva dato saggio di sè in varie copie dall antico as saiben condotte in rist auri in alcune Opere d in venzione e molti buoni Egli dun ue in ritratti. a p eletto a guidare la nostra gioventù che in pena s dirizza in uest Art e pubblicò un libro sulla mecca nica della medesima ma l inferma salute e l in fre uenza delle occasioni per produrre al pubblico m onumenti che faccian fede del su o valore gli han no impedito di venire in maggior fama e di c on tribuire uanto avrebbe desiderato all avanzamento della Scultura in Toscana. L Archit ettura che nella scuola del Buont a lenti poteva dirsi uasi affatto spenta uella all epoca di cui ragiono non so "perchè da che esista in Toscana un monumento architettonico degno non dirò d ammirazione ma di stima e di memoria " prevenne il risorgimento att uale della Pitt ura e della Scultura pure uesta ultima se p uò dirsi vera mente N oi ne siamo debitori al genio all i risorta. struzione dell architetto Gaspero Paoletti e al sa g g discernimento del Duca Leopoldo che io Gran l o scelse in preferenza di tutti ad eseguire i suoi gran diosi Q uesto valent uomo ch progetti. a pp r es1 ebbe

28 nella scuola di Bernardino Ciurrini mediocre arc 7 hi 2 tetto gli elementi dell Arte non pensò che ad eman ci p arsi dall imitazione dei suoi coetan ei e a ripri stimare lo stile che i nostri vecchi maestri e ransi formato d appresso i m odelli degli antichi monu menti. Con uesta scorta b andì dall Architettura il lib e rtim gg io delle forme caricate e v introduss e semplici ed eleganti m odinature e in breve diven ne il primo de nostri architetti. Io non starò ui a farvi l analisi e l apologia delle sue Opere u ali sono un aggiunta degna del Palladio al R. Palazz o dei Pitti dal lato del Giardino i due cortili alla R. Villa uburbana detta l Imperiale s fabbriche dei di Monte Catini Bagn1 giacchè le s ue che avrete sot t occhio perchè da molti anni addietro furono pub b non ponno avervi persuaso del somm licat e n on o valore di uesto artefice il uale si limitò a n on rin tracciare la sola eur1tm 1a nelle dimensioni il sem p li ce atticismo negli ornati ma possiede t utto il c o r " redonecess ario a ' form are un buono architetto per chè conosce del pari la ualità dei materiali e il modo di metterli in 0pra che le leggi delle resisten ze e dei contrasti onde è che le sue fabbriche so n o nettamente e solidamente costrutte e la Città nostra lo ha veduto trasportare d uno in altro luogo un intera volta ed una larga parete senza che sof frisse ro il m inimo danno ' le pitture in fresco alla conservazione delle uali erano dirette amendue ueste Operazioni. Piaccia al Cielo che i giovani ar chitetti i uali sono uasi tutti di lui fi i ac ll Ar

29 le loro opere la fama di un si valente maestro. 2 8 te abbiano fre uenti opportunità di accrescere con Ecco buono o cattivo nol SO ma certamente sincero e Spoglio di ogni ualun ue n azional pre venzione il ragguaglio delle diverse vicende e dello stato attuale delle Arti in Toscana. Che non vi deste però ad intendere che il numero dei buoni artefici sia ristretto ai soli dei uali ho fatta uì menzione. Se il m istituto mi avesse permesso parlare dei Pit io ori forestieri avrei certamente taciuto di t n on Monsieur Fabre che fornito d ingegno e di tutte le cognizioni che si richiedono a formare un buon Pittore onora sè la di David e scudla Fiorenza. Dei nostri Toscani poi molti esercitano con lode le Arti mi limitato a uesti uni e perchè m a io son il consenso unanime della nazione dà loro il p m mato ciascuna di esse e perchè il mio silen io in z fa men d oltraggio ai molti che non ai pochi n e g l etti. R e st am i ora a individuare il grado di relazio ne che hanno le Opere degli odierni artefici con u elle del bel secolo voglio dire di Lionardo di Michel Angiolo del Frate e di Perchè Andrea. dun ue l a mia ri5posta sia piena in t utte le sue par ti e voi possiate formare un retto giudizio vi dirò francamente che per uanto io abbia altissi ma stima dei nostri maestri e grandi Speranze della nostra gioventù per uanto anche sia p e rsua SO che trasportati in uel tempo avrebbero emula to il valore dei Geni che lo illustrarono ; sono p e

30 rò c ostretto a convenire che oggile loro produzioni n on p 0nn o sostenere Sì alto confronto. Questa di. e p ar ità anzichè sia da attribuirsi a mancanza d in g e g n o 0 di scienza credo che dalla natura dell e c ose umane unicamente dipenda. L uomo che ade scato dall utile dal diletto è sempre avido di mi 0 g l le de padri suoi iorare in ve n z1 on1 " avidità che nobilita tanto il essere e lo distingue da tutti suo gli animali i più ingegnosi perchè nelle loro Ope razioni non han progredito un sol passo al di là di uello che facevano i due p rimi della loro schiat ta " l uomo io dissi stimolato da uesta irre uieta passione una volta che intrapre nda a coltivare al cuna arte liberale meccanica va d una m al 0 0 tra ac uistando lumi e mezzi sino che generazione non la tragga a uel grado di perfezione di cui il suo ingegno i suoi organi in uel tal dato concorso di circostanze proprie di ciascun secolo di ciascuna nazione lo rendono Pervenuto che vi Sia capace. come non cangia natura così i rimane uella stes sa indole. uello stesso desiderio di and ar sempre più oltre ond è che debba e ecce n e c e ssariam e n dere uei confini al di là dei uali per valermi dell espressione di Orazio n e u it c onsist e re re e uando e tum si accorge della deviazione o su a i vizi d abitudine contratti nella scuola il gusto 0 già corrotto della nazione si oppongono valida mente ai suoi sforzi e ualora gli riesca di vince re siffatti ostacoli potrà aprirsi una nuova via c o me se I aprirono Cristofano Allori e il Cigoli ma non mai coi passi retrogradi riguadagnar e u ell als.

31 5 0 tezza a cui i suoi autori n on p e rvennero che *con ordine progressivo perchè non avrebbe altro mez zo che uello dell imitazione mezzo affatto in effi cace essendo omai notissimo che chi imita è sem pre se condo al soggetto imitato. Quindi è che niu n a nazione abbia mai avuto due epoche del pari ln mimose nelle Arti molta verità c on perciò Raffaello Mengs diceva e filosofia che a disp etto di tutti i suoi studi di t utt e le sue fatiche sarebbe sempre rimasto un pittore del secolo decimo ottavo p e r chè i falsi principi avuti nella scuola corregge ma non distr ug e giammai g che il gusto e il falso mo di vedere e di sentire dei suoi coetanei eran do gli di un ostacolo m vm cib a salire più alto e ile perciò i suoi amici che nei loro scritti avrebbero potuto farlo brillare il primo dell età sua non fu rono certo molto benemeriti della fama di lui tras portandolo per esservi e cclissat o nel secolo di Leo n e come infatti e cclissat a è la camera dei Papiri che dipinse nel Vaticano dalle stanze di Raffaelle e dalla gran Cappella di Michel Angiolo. Vero è però che la scuola fiorentina p e r anto negli orti aperti da Lorenzo a comodo della u studiosa gioventù la prima ad avere sotto de fosse gli occhi gran uantità d antichi monumenti non tanto sollecita d fu p o i imitarli uanto lo furono e Raffaello e come chiaro apparisce dalle Pussin o Ope r e dei suoi migliori artefici in alcuni dei uali si desidera maggiore elevatezza in altri purità ed eleganza maggiore. Oggi all incontro l educazione dei g iovani è basata sulla imitazione degli antichi.

32 ' 5 1 Così siguada g na nello stile ma si corre il rischio di sop p rimere in essi uei semi di originalità coi uali ciascun nasce e a forza di rinettare le imper fezioni della natura con la soverchia imitazione di si egregi modelli non è remoto il caso di vedere e sculte e dipinte molte belle forme poco confacenti al soggetto e ciò che più importa prive affatto d el movimento edella illusione del vero che tranne la s etta michelangiolesca ha fatto sempre il distin tiv d della L abuso non è scuola fiorentina. certamente andato tant oltre ma desidero che chi presiede alla istituzione della gioventù nelle Arti n e senta il pericolo e mostrandole s0pra un ua dro vivo e spirante di Tiziano e del Cigoli la ne cessità di nobilitare con la scorta dei greci monu menti l imperfetta nostra natura non si stanchi mai di ripetere primo Archetipo che uesta dee esser pre sem il e la sovrana dominatrice delle sue produzioni. Quì cre de va che dovessero aver fine le m ie riflessioni uando mi accorgo che r est am i ancora ad informarvi delle Arti subalterne voglio dire dell intaglio in pietre dure dell incisione in rame e dell ornato L arte d m ta g li ar le gemme era già v egeta all età di Lorenzo Basta per non dubit arne il ve dere nella R. Galleria il busto del Savonarola in tagliato da Giovanni detto dalle Corniole che.an tici p ò d mezzo secolo la perfezione dell u n Art e e ciò che è più singolare coi mezzi più sua se m p l ici di uanti lo avevano preced uto e di molti che

33 R. 5 2 lo seguirono Si avanzò uindi in Domenico di P olo di lui Creato e in Pier Maria da Pescia che tanto si distinse in Roma sotto il Pontificato di Leone " e convien dire che fosse infatti eccellentissimo se come vi è tutta la ragione di crederlo sono Opere di lui i due ritratti di uel Pontefice scolpiti di cavo l uno in Giada l altro in Porfido a forma ed uso di sigillo che si conservano anch e s31 nella R. G al leria Temo assai che i due Fiorentini Nanni di Prospero delle Corniole "se pure non è lo stesso che Giovanni dalle Corniole " e il Peruzzi mento vati lode con ue i dal Vas ari sti dall ue Am mirato n on fossero infatti che molto mediocri in cisori perchè leggo che il Cardinal Ippolito dei Medici e Clemente VII si valsero in preferenza dell opera di Giovanni da Castel Bolognese del Marmitta Parmigiano e del celebre Valerio V ice n tino In progresso di tempo Cosimo I fece intagliare in un onice di straordinaria grandezza ilproprio ri tratto uello d Ele onora di Toledo e di tutta la Sua famiglia da Giovanni Milanese e il suo solen ne i11 g r e sso nella Città di Siena da Domenico Ro mano " le uali Opere oggi esistenti n ella Galle ria di cui dovea g li esser molto a cuore la r1 usmt a ci sospettare che uest Arte fosse d allora fan sin m olto decaduta in Fiorenza Il Giulianelli nelle su e memorie sugli int a g liat produce molti nomi d om uo mini che ui la esercitarono sino ai n ostm g1orn1 ma nè produce nè conosco di essi un opera da stare a confronto con uelle del Santarelli che da Roma dove erasi fatta una distinta riputazione p

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35 54 a dissimulare però ch ualora si consideri il bu e lino come unicamente diretto a delineare le n o n proprie a rendere fedeltà il carattere delle o c o n altrui invenzioni ma rivolto ad emulare il pennel lo tanto nelle masse uanto nel valore dei toni lo cali del colorito la nostra Toscana in uesto aspetto non può gloriarsi d aver somministrato all Istoria dell intaglio che il solo Bartolozzi Cosi e ave ss g li a nticipata l istruzione e la celebrità della nostra scuola secondando i desideri di Leopoldo che con nobili condizioni lo invitava ad e se rcitar l Arte nel seno della Patria " Raffaello Mor g h e n il principe degli odierni incisori che Ferdinando III commise a me di staccare da Roma e di condurre a suoi s er vigi supplisce ampiam ente alla mancanza di ue st o nostro cittadino e già alcuni de suoi discepoli si dividono dal volgo degli incisori n olt a Speranza di vedere un giorn o e danno a n oi c on se crati dai loro bulini all im m ort alità i capi d Opera delle Arti toscane Siccome d o rdin ario in tutte le scuole s i con sacrano all esercizio della decorazione e dell or nato uelli che per mancanza di genio o di appli cazione sono il rifiuto dei pittori degli scultori e de gli architetti non e meraviglia se per u e st Arte u anto abbia un m aggior numero di seguaci ciò nonostante sempre ed o vun ue assai lice ziosa sia n ed imperfetta E parrebbe che uesta im p erfe zio ne dovesse essere maggiore minore secondo il 0 g r ado della m i nore o maggior sobrietà e perfe." mo n o delle Arti sorelle dall e uali essa deriva ; e p

36 pure se 010 addive nne nella prima e seconda epo 55 ca perchè all età singolarmente del Brunellesco v edonsi in Firenze ornati sculti e dipinti che sentono molto lo stile di uel sublime maestro nel la terza però cioè nel bel secolo di Leone intanto che uelle brillavano nell auge della 101 perfezione uesta cadde di repente nella corruttela I grotte. schi che Raffaello a decorare le Loggie vaticane adottò dalle terme di Tito fatalmente Scoperte suoi a giorni furono la sola causa per cui gli ornatisti uscirono affatto di strada Il pregio della novità avvalorata dall esempio degli antichi e dal credito di Raffaello ebbe il di sopra alla ragione Raf faello mise in uesta foggia d ornati uel poco di buon senso di cui erano capaci. Se piaccia di esa minare la grand Opera dei suoi pilastri si vedrà che ciascuno di essi ha un tema un carattere suo proprio seguito dalla prima mossa all sommità I segua_ci di lui scosso ogni freno si abbandonarono affatto in balia del capriccio si fecero lecito ogni sorta di stravaganza Basta ad esserne convinti esaminare le decorazioni del Vasari degli Zuccheri del cetti Po c che al tro ci presentano se non un ammasso n on insignificante di tritume e d inezie senza progetto senza chiaro" oscuro senza verità Fin alm e nt e l o pera am mirabile si per la scienza che per l effetto eseguita sul cadere del Secolo decimo settimo dal Mit elli di Bologna nel grande appar tamento terreno del R. Palazzo dei Pitti detto volgarmente il uar tiere di Giovanni da S. Giovanni indusse la Scuola fiorentina ad abbandonare i g rotteschi e a sostituirlo

37 stile fu assai monotona e perciò priva di rilievo le 56 ro le fabbriche e gli Orn amenti propri degli ordini ar ' chit ett onici. Ma l Archit e ttura era allora nella sua p 1u gran decadenza e perciò l ornativa guadagnò nella massima ma non divenne più bella. Il del Moro il Botti e tutta la loro scuola non conobbe purità di e d effetto Oggi si è fatto un impasto della moder n a con la vecchia maniera e abbiamo adottato nelle nostre decorazioni ornati nob ilissim i tratti dall an tico uniti a fi ure di basso rilievo che seducono g assai ma poco soddisfanno all intelletto perchè presi in prestito uà e là da soggetti affatto diversi e d ordinario poco confacenti alla loro destinazione. Quindi è che si vedano in un convito di nozze usur pati a cont en ere _ più s uisite vivande vasi della stessa forma che le urne cinerarie degli antichi ora sostituite ai candelabri le colonne ora introdotte nella decorazione dei camm in et ti e condannate portare architravi più lunghi della loro altezza a e simili altre mille improprieta sanzionate dalla moda che fu sempre fatale alla vera bellezza Io per me stimo che essendo est Arte piu colle u g ata che le altre i diversi costumi e le n on con giornaliere necessità degli uomini sarà sempre ed ovun ue di t utte la più volubile e la più in costante a meno che non si educhi la mente e l oc chio della n azione a discernere e sentire il Bello che nella proprietà delle cose unicamente consiste e non dovrebbe esser perciò soggetto a veruna v a riazione Non ho la mania di fare tutto il Mondo pittore scultore e architetto anzi se l educazione

38 5 dei Grandi sarà diretta a sviluppare e rafii n ardi n essi siffatto discernimento i cultori delle Arti di m inuirann o di numero perchè 0 i mediocri ne g l etti si appiglieranno ad altra professione più taglia ta a lor dosso o il loro infelice successo dist orrà m olti giovani dall intraprendere moltissimi dal pro seguire uno studio da cui non avranno a ri p rom e t tersi nè fortuna nè gloria I pochi intanto che re stano avranno più fre uenti occasioni da far spic care il loro ingegno e do vendo subire un P " se vero giudizio raddoppieranno i loro sforzi e cosi crescerà d assai il loro valore e il pregio delle Arti. Perciò mentre tutti gridano Mecenati io grido più volentieri buoni giudici N già che io on vidii alla in gioventù incammina in uesta nobil carrie che s ra la protezione dei Potenti ma perchè tengo per fermo che sulla p r05 p e rit à e perfezione delle me de sim e flue nza i diritti estimato i del Bello abbiano iù d in r p che non la prodigalità dei Grandi guidata ordinariamente dal fasto e dall ignoranza Ques to è il uadro fedele dell stato attuale o delle Arti in Toscana bello e florido come voi " lo vedete è tanto più lusinghiero per noi uanto che non sembra dovere esser l apice di uesta epoca perchè la gioventù ben diretta ed animata dai premi e dalla gloria ci fa Sperare ulteriori pro g r e ssi Ma uali direte voi saranno le cause che hanno influito a un s i notabile avanzamento Ecco in succinto ciò che io ne penso il Bello antico suscitato di nuovo Il gusto per dir non saprei s e più dai monumenti dissotterrati dal Cardinaie

39 58 Alessandro Albani o dalla penna di " inc"elmann che scrisse con tanto sapere della loro respettiva età significazione e bellezza esteso uindi e ; incalorito ancor più da Clemente " IV da Pio VT " e dal Principe Marc Antonio Borghese che eh" ' bero anche essi il loro " inc"elmann nella persona del dotto Ennio Quirino Visconti produsse in Roma una crise singolare n elle Arti e Marco B e n efial con ' la verità Raffaello Mengs con la purità delle "for me Gavino " amilton con la sublimità della in v e n zione con la pro p rietà dei caratteri e degli ab b i g liam e nti fecero intorno alla" metà del secolo decorso risalire la Pittura dallo stato abietto di mestiero che aveva assunto nella scuola di Carlo Maratta alla dig nità sua di Arte liberale Questo cambiamento s arebbe rimasto circoscritto nei che confini di altro ualun ue paese avvenuto in ' R o ma non poteva non estendersi non comunicar si più 0 meno secondo la diversità delle circostanze locali a tutte le più lontane non che alle na zioni limitrofe perchè siccome Roma per ; sia la natura del mite e liberale governo sia suo per la uantità de suoi monumenti è il punto di unione a cui da Brunellesco ai n ost ri giorni con vennero e convengono sempre da ogni dove gli artefici per ivi perfezionarsi ; uindi è che tutti abbiano riportato e riportino tuttora alle case loro uel grado di p 1 08 p e rità maggiore o minore che trovarono all ombra del Campidoglio e l istoria ci somministra ad ogni passo prove luminose di ue sta verità In fatti le Arti in Roma protette da Giulio

40 5 9 e da Leone si vedono spandere i loro influssi benefici Su' tutte le Italiche Scuole " Brillano i Carracci e iloro Creati in Roma e sorge in Francia il secolo di Lui gi Rubens crea una nuova scuola maravigliosa ; nelle Fiandre Vel Morillo in Spagna Ci as u e z goli Allori in Tos cana ; e tutti uesti insigni Mae stri tranne il solo le Sueur visitarono Roma conobbero i suoi artefici studiarono da pp r esso i S uoi Monumenti e le furono perciò debitori in gran parte della lor p e rfe zion e D 0 p o uesti ri flessi sarà facile il persuadersi che le Arti rido nate n ov ellam ent e al loro splendore in Roma e fatte oggi anche più luminose dal Canova dal Lan" dal di Cam u ccini furono la prima e la più f e ficace di tutte le cause che han contribuito all 0 n ostro avanzamento diern o Vero è però che avessero se n o n c os p i rato d accordo c on uesta esterna le cause nostre locali le Arti Toscana avrebbero as in progredito sai più lentamente e forse con men felice suc cesso gran per noi che appunto a Fu fortuna uella epoca si combinasse la mutazione del Go verno e che il nuovo reggimento dovesse dipen dere da un Principe perspicace a conoscere in defesso ad eseguire il dover su o na alla condizione di provincia Tolta la Tosca condizione tanto p 1 miserabile u uanto che faceva parte di una n on gran nazione ma costituiva tutto intero il patri monio del suo Principe assente. ; uesto solo cam b iam e n t o che esibiva l as p e tt o di inst antan ea pro s p e rità doveva necessariamente cagionare un ef