Operatore socioassistenziale Operatrice socioassistenziale

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1 UOSP Ufficio dell Orientamento Scolastico e Professionale Operatore socioassistenziale Operatrice socioassistenziale Bambini o persone disabili hanno bisogno di essere seguiti nella loro quotidianità. Ti piacerebbe occuparti di loro in modo professionale? Formandoti come operatore o operatrice socioassistenziale (OSA) potrai lavorare in strutture per l infanzia o istituti per persone handicappate.

2 Chi sono gli operatori socioassistenziali (OSA)? Sono figure professionali qualificate del settore sociale che accompagnano bambini o persone con handicap nell acquisizione, nella crescita e nel mantenimento della loro autonomia. Assistere bambini da 0 a 12 anni fuori dal contesto familiare? Oppure sostenere disabili con handicap di tipo fisico o mentale lieve o grave? La scelta si pone già durante la formazione. In queste pagine si possono trovare utili informazioni sulle specificità di questa professione e dei campi di attività sociali. Incontriamo i futuri operatori socioassistenziali sul posto di lavoro e a scuola. Ci svelano le caratteristiche della formazione, le loro aspettative e le loro sensazioni mentre si addentrano progressivamente nella realtà della professione: socievoli, responsabili nella relazione con l utente, aperti al contatto umano, creativi nello sviluppo di attività ricreative, affidabili nel lavoro di équipe, giovanissimi e adulti molto flessibili ma soprattutto motivati. La formazione di operatore o operatrice socioassistenziale, è regolata da un apposita ordinanza sulla formazione professionale (del 16 giugno 2005) e permette di conseguire un Attestato federale di capacità (AFC). E proposta in quattro indirizzi: assistenza agli handicappati, assistenza agli anziani, assistenza all infanzia, formazione generica. Il cantone Ticino, valutati i bisogni sociali del territorio, ha optato per proporre solo due indirizzi: l assistenza all infanzia e l assistenza agli handicappati. E possibile accedere alla formazione quale OSA in due momenti: dopo la scuola dell obbligo, frequentando la formazione a tempo pieno alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali (SSPSS) a Lugano-Canobbio; oppure nell età adulta - come prima formazione di base o come opportunità di riqualificazione - svolgendo un tirocinio presso una struttura per bambini o per disabili e frequentando i corsi alla Scuola cantonale per operatori sociali (SCOS) a Mendrisio e i corsi interaziendali dell associazione Formas. Servizio documentazione, Ufficio dell orientamento scolastico e professionale (UOSP), Bellinzona, marzo 2007 Concetto e realizzazione editoriale Beatrice Tognola Giudicetti, Servizio documentazione, Ufficio dell orientamento scolastico e professionale (UOSP) Bellinzona Redazione Servizio documentazione UOSP L. Hofmann, B.Tognola Fotografie Mauro Cassina, Manno Frederic Meyer, Zurigo André Melchior, Zurigo Marco Canonico, Sorengo Asilo Nido Comunità dei bambini, Mendrisio B.Tognola, UOSP Bellinzona Grafica Theredbox, Lugano Stampa Tipografia Poncioni, Losone Edizione e diffusione CSFO (Centro svizzero di servizio Formazione professionale / Orientamento professionale, universitario e di carriera) Realizzato grazie al contributo della Confederazione (UFFT)

3 Lavorare con i bambini Asili nido, mense scolastiche, dopo-scuola: questi servizi per le famiglie e per l infanzia oggi rispondono principalmente alla necessità di affidare i bimbi a persone professionalmente preparate durante il tempo di lavoro dei genitori. La comunità dei bambini ora Asilo Nido comunale di Mendrisio è uno dei primi asili nido nato quasi trent anni fa in Ticino con lo scopo di mettere a disposizione uno spazio educativo accogliente, allegro e professionale, un servizio a sostegno della famiglia, dove i bambini possono trascorrere più ore al giorno e più giorni sull arco della settimana mentre i genitori sono al lavoro. Vogliamo offrire un luogo di vita sereno e familiare - dice Elda Pianezzi, responsabile dell asilo nido dove il bambino possa sentirsi capito, ascoltato, rispettato nei suoi bisogni e aiutato a crescere. Abbiniamo professionalità e concretezza nel sostegno quotidiano ai nostri ospiti e alle loro famiglie. Gli operatori socioassistenziali si inseriscono molto bene nell asilo nido. Svolgono un lavoro pratico, educativo e assistenziale che portano avanti con attenzione alla relazione e allo sviluppo del bambino, in collaborazione con un équipe pluridisciplinare. Si occupano dell educazione e della cura dei bambini, conoscono le fasi dello sviluppo, seguono i principi di un alimentazione sana e corretta preparano e danno biberon, pappe, pasti e merende. Sanno riconoscere i sintomi di malattie infantili, sono preparati per affrontare i disagi, per accompagnare e sostenere gli ospiti nelle situazioni difficili, per esempio quando ci sono problemi fisici o di comportamento. L OSA è una figura professionale preziosa spiega Elda Pianezzi assicura un lavoro concreto e competente a favore del benessere dei nostri piccoli ospiti, è ben integrata in seno all équipe, sa affiancare gli educatori dell infanzia nella gestione quotidiana della struttura, nella cura dei bambini e della casa. Per stare con i bambini ci vuole passione ed entusiasmo, senso della responsabilità e della praticità, pazienza, creatività, empatia e molta energia. Un lavoro da fare con il cuore Alla Comunità dei bambini incontriamo Tamara, 24 anni, al secondo anno di tirocinio. Nelle prime ore del pomeriggio i bambini dormono; ne approfittiamo per parlare con lei. Ho cominciato da ragazzina a rendermi utile nelle associazioni per attività del tempo libero con bambini, la società nuoto, la danza... per la vita vorrei un lavoro da fare con il cuore. Tamara, nella pratica (sul lavoro) e nella teoria (alla scuola cantonale per operatori sociali e ai corsi interaziendali di Formas) impara le basi della puericultura e della pedagogia della prima infanzia. Occuparsi di un gruppo di bambini durante una giornata intera può essere pesante se non senti dentro il piacere di dedicarti a loro. Ma non è il suo caso, le sue aspettative sono realizzate: E un lavoro che ti arricchisce e ti dà soddisfazione: lo vedi sul sorriso di un neonato, lo senti da come un bimbo ti abbraccia, da come ti corre incontro, incerto nei suoi primi passi. Tamara è già ben integrata nell équipe e nel lavoro di accoglienza e cura dei bambini. Mi occupo di un gruppo di bimbi da 3 a 18 mesi, bambini piccoli con bisogni molto diversi. Con l équipe ogni mattina accoglie i piccoli ospiti, si preoccupa di rendere il distacco dal genitore il più sereno possibile, con modalità di separazione rassicuranti per i bambini e per i genitori. Poi, l introduzione nel gruppo, la socializzazione, l animazione, i bisogni individuali. Organizzata in tutti i suoi momenti, la giornata trascorre tenendo conto dei ritmi e delle necessità di ogni bimbo: colazione, giochi, alimentazione, igiene, cambio di pannolini, nanna, risveglio, coccole quando qualcosa non va, e sostegno quando insorge una paura o un dolore. Il lavoro di équipe richiede partecipazione attiva e condivisione dei compiti: i ruoli sono ripartiti secondo competenze specifiche. Tamara si occupa anche della cura della casa, degli spazi dove i bimbi mangiano, dormono, giocano; pulisce, riordina, rende allegro l ambiente, prepara semplici animazioni. Una professione femminile? Niente affatto! Lavorare con i bambini sembra essere una scelta spesso e ancora scontata per le ragazze. Una professione coniugata solo al femminile? No, assolutamente, dice convinta Elda Pianezzi, responsabile dell asilo nido di Mendrisio, pure impegnata nella formazione professionale alla SSPSS e ispettrice di tirocinio OSA indirizzo infanzia. La presenza della figura maschile all interno del Nido e nell équipe è importante, per riprodurre il modello famigliare, per permettere al bambino di confrontarsi più realmente con giochi e relazioni che non sono solo femminili. Ci sono diversi apprendisti OSA di sesso maschile - conferma Emanuela Guastalli di Formas che soprattutto scelgono di frequentare l opzione per l assistenza alle persone disabili. I pregiudizi si possono superare se vi sono motivazioni solide. Infatti, Lucio, allievo della SSPSS, non si è lasciato condizionare: Mi piacciono tantissimo i bambini e ho scelto consapevolmente di seguire la formazione di operatore socioassistenziale. Perché credo che un bambino abbia bisogno di avere anche delle figure maschili di riferimento nell accoglienza fuori dalla famiglia, soprattutto negli istituti sociali per l infanzia con difficoltà familiari.anche per Cetin, apprendista all OTAF, il problema non si pone: Per me non fa differenza essere uomo o donna in questa professione: aiutare gli altri, farlo con competenza e motivazione, è quello che conta. Una formazione per la vita Stessa scelta professionale ma con un altro percorso scolastico per gli allievi OSA della Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali a Lugano-Canobbio. Anita, Cristina, Deborah e Lucio frequentano la scuola a tempo pieno perché darà loro l attestato federale di capacità (AFC) e pure la maturità professionale sanitaria e sociale, un passaporto per altri traguardi di studio. Una formazione solida è importante per la vita osserva Deborah la maturità ci dà la possibilità di continuare gli studi ma anche di avere un diploma che ci apra le porte del mercato del lavoro. La scuola richiede molto impegno fa notare Anita ma ne vale la pena. Possiamo contare su un buon sostegno da parte dei nostri docenti aggiunge Cristina e della responsabile di formazione.tutti confermano: sì, si sentono ben accompagnati in questo percorso teorico e pratico. Si avvicinano alla realtà operativa della professione attraverso i corsi interaziendali proposti dalla scuola e gli stage, dapprima brevi e di osservazione, poi più lunghi e di vero confronto con il mondo del lavoro. Lucio, per esempio, ha partecipato a una colonia estiva e ha accompagnato una classe di scuola elementare durante una settimana di scuola montana. Gli OSA non sono baby-sitter Ragazzi e ragazze, a volte, immaginano la figura dell OSA come una brava baby-sitter. Diventare OSA è ben diverso dal sorvegliare di tanto in tanto un neonato, per guadagnare qualcosa, o portare al parco giochi quell amore di bambina della vicina di casa. Diventare OSA è molto di più: la formazione prepara a un ruolo professionale qualificato nel settore sociale. L accoglienza di bambini da 0 a 12 anni ha risposto progressivamente negli ultimi decenni a nuovi bisogni della nostra società, in particolare a quello di affidare i bambini a qualcuno durante il tempo di lavoro. A qualcuno, ma a chi? La nonna? La vicina di casa? Non sempre la famiglia può contare sulla solidarietà e quindi ricorre ad un affidamento di tipo professionale. Ad ogni età del bambino il bisogno è diverso, ad ogni età la sua struttura: gli asili nido per i bambini fino a 3 anni, gli asili a tempo prolungato, le mense scolastiche e i dopo-scuola per i bambini della scuola dell infanzia e della scuola elementare. Gli addetti ai lavori parlano di accoglienza extra-familiare e extra-scolastica, in altre parole un offerta complementare alla famiglia e alla scuola. E questo il contesto occupazionale degli OSA, un contesto recente e in evoluzione.

4 Assistere i disabili Matteo è un bambino handicappato, non parla, ha imparato a comunicare con gli occhi. Liliana ha avuto un grave incidente dalle conseguenze irreversibili: è in carrozzella per sempre. Raffaele e Eleonora, quarantenni, presentano un handicap mentale grave sin dalla nascita. Nella Svizzera italiana vi sono parecchie strutture e servizi di tipo sociale istituti, laboratori protetti, foyer, centri diurni, ecc. che accolgono persone adulte o minorenni con handicap fisici o mentali, con problemi comportamentali o difficoltà di adattamento sociale. Con loro e per loro lavorano operatori socioassistenziali, educatori sociali, pedagogisti, logopedisti, ergoterapisti, fisioterapisti, personale sanitario e medico. Ogni équipe pluridisciplinare condivide gli obiettivi in base ai bisogni degli utenti: assistenza, integrazione e miglioramento dell autonomia costituiscono i punti forti. La Fondazione OTAF a Sorengo accoglie circa 300 utenti, di età e disabilità diverse, e si avvale delle prestazioni di 290 collaboratori. Fra questi anche gli operatori socioassitenziali. Nel settore della disabilità abbiamo sentito il bisogno di una figura professionale con un approccio pratico e nel contempo competente dice Roberto Panzeri, direttore di OTAF una persona da affiancare agli educatori sociali e ai pedagogisti, formata per accompagnare le persone disabili nella quotidianità. Tutti i nostri operatori sono qualificati, a diversi livelli di formazione, ma l aspetto assistenziale non rientra nelle loro competenze. E i disabili hanno bisogno anche di essere assistiti: spostare una persona dalla carrozzina al letto o viceversa, aiutarla nelle cure personali, ecc.. Sono atti che vanno compiuti con modalità adeguate, necessitano di competenze specifiche che si avvicinano a quelle sanitarie, ma non lo sono propriamente. Comunicare con le sensazioni Cetin, 21 anni, è apprendista OSA all OTAF. Prima, faceva il venditore. Aiutare persone in difficoltà è stata una scelta consapevole: gli procura una felicità vera. Tra scuola e lavoro, teoria e pratica, c è una relazione intensa sto imparando molte cose per essere d aiuto agli altri, ma anche per me stesso. Cetin è al secondo anno di tirocinio, inserito nell area dei bambini disabili. La sua giornata comincia alle ore 7 in punto. L équipe incontra il vegliatore per sapere come gli ospiti hanno passato la notte, poi prepariamo la colazione. Sveglio il bambino che mi viene affidato, dolcemente, gli auguro buona giornata, lo incoraggio e lo assisto nell alzarsi e nel lavarsi. Poi i bambini fanno colazione - in genere li devi aiutare - e successivamente vengono accompagnati al settore asilo o scuola speciale. Cetin annota le sue osservazioni nell apposito diario di ogni utente, uno strumento che consente a tutta l équipe di accedere alle informazioni in ogni momento. Poco dopo le ore 9, Cetin conclude il suo primo turno di lavoro. Riprende alle 16 quando i bambini rientrano al foyer. È il momento dell animazione individuale o di gruppo, dei giochi, dei canti, della musica. Poi, i preparativi per la cena e per la notte. Sono le ore 21, la giornata si conclude bene. Nessuna difficoltà? La relazione con disabili, bambini o adulti, è gratificante. Certo non è facile imparare a capire i loro bisogni se non si esprimono ammette Cetin per esempio, quando fai la doccia a un bambino che non parla non ti può dire se l acqua è fredda o troppo calda. Ma si impara...è bello!. Trasmettere gioia di vivere Per lavorare in una realtà così differenziata come quella della disabilità quale attitudini sono richieste? Roberto Panzeri e Augusto Sciolli, pedagogista curativo e responsabile degli apprendisti OSA, hanno molta esperienza per dirlo: grande capacità di ascolto, di comunicazione emotiva e non verbale, disponibilità ad imparare, ad adattarsi agli altri, a lavorare in équipe, essere positivi e provare gioia di vivere da trasmettere agli altri. Sono d accordo con Cetin: l importante è sentire dentro di sé la volontà di aiutare ed essere pronti a crescere umanamente e professionalmente. La formazione, l accompagnamento del responsabile di formazione e l inserimento nell équipe consentono di tradurre queste attitudini in competenze, di passare dalla teoria alla pratica. Gli apprendisti sono coinvolti e introdotti gradualmente, fanno esperienze nei diversi settori spiega Augusto Sciolli - imparano ad affrontare anche i momenti più delicati, nella relazione emotiva ed umana come nelle cure personali, a convivere con persone disturbate mentalmente. Nella quotidianità dell assistenza e dell accompagnamento, gli operatori socioassistenziali devono saper riconoscere e rispettare la sfera di vita, le preferenze e i bisogni individuali, agire conformemente ai principi etici e deontologici. Qui accogliamo l handicappato e la sua sofferenza, espressa e non espressa, ci occupiamo dei suoi bisogni e di quelli della sua famiglia se cerchiamo il positivo nella persona, se stimoliamo le sue potenzialità, permetteremo a queste potenzialità di manifestarsi. Dal volontariato alla scelta professionale Scegliere di lavorare nell ambito dell assistenza agli handicappati non avviene per caso; in genere esperienze di volontariato e di lavoro estivo con gruppi di persone portatrici di handicap porta a maturare questa scelta. E stato così anche per Jessica e Ylenia, allieve del terzo anno alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie (SSPSS). La formazione a tempo pieno, basata sulla progressiva acquisizione di competenze professionali teoriche e pratiche, rafforzata da materie di cultura generale, è apparsa loro come la miglior via per tradurre il volontariato in professionalità. Ylenia è convinta di aver fatto la scelta giusta: potrò cercare un posto di lavoro in un istituto o in un foyer per handicappati oppure continuare la formazione. Intanto, si impegnano molto a scuola e nello studio individuale. Il programma di studio comprende molte materie, tutte utili. Attraverso gli stage e i corsi interaziendali della scuola, Ylenia e Jessica si avvicinano alla pratica: Possiamo mettere alla prova quanto imparato a scuola commenta Jessica - sviluppare la capacità di relazionare con la persona disabile. E l aspetto più difficile aggiunge Ylenia devi guadagnarti la fiducia della persona, adottare nei rapporti umani la debita vicinanza o distanza, saper riconoscere e rispettare la sfera privata. Capire l altro, le sue emozioni ma anche i suoi limiti. Ylenia e Jessica, partite con un approccio spontaneo e solidale di volontariato, si preparano per un lavoro ad alto valore sociale. Un lavoro gratificante e arricchente Rossano è attivo al Foyer La Fonte a Lugano: un appartamento nel quale vivono 6 ospiti adulti con handicap fisico, 5 dei quali in carrozzina, seguiti giornalmente da due operatori. Oggi il suo turno inizia alle 7.30 con la consegna: l operatore che ha vegliato la notte lo informa su quanto accaduto. Pian piano il foyer si risveglia, Rossano e la sua collega aiutano gli ospiti ad alzarsi, per uno con l ausilio del sollevatore, li assistono nell igiene: doccia o toilette a letto, e li aiutano a vestirsi e a prepararsi per la giornata; l attività può essere pesante e stancante fisicamente Ma a scuola abbiamo imparato ad affrontare gli sforzi e a proteggere la schiena -ci dice Rossano- poi ci sono le apparecchiature che ci aiutano. Sono momenti delicati, che toccano la sfera intima della persona e comportano un contatto fisico ravvicinato: l atteggiamento degli operatori è fondamentale Dobbiamo essere ben disposti, sereni e discreti. Qui siamo solo per loro, tutti i nostri problemi personali li lasciamo fuori. Poi c è la preparazione della colazione: caffellatte, cereali, frutta, pane burro e marmellata gustati insieme nella grande cucina. Parte degli ospiti verso le 9 lascia la struttura per il lavoro esterno o per le terapie. Rossano approfitta di queste ore per lavare le stoviglie e riassettare la cucina e i locali comuni. Per le pulizie principali ci aiuta una signora per due ore, ma il resto lo facciamo tutto noi: bucato, stiro, acquisti e preparazione dei pasti, come in una normale economia domestica. Verso le in compagnia di un ospite esce per la spesa, al rientro prepara il pranzo. Alle 12 sono tutti a tavola e gustano il pranzo, seguito dal caffè e da un momento di relax Ci scambiamo impressioni, discutiamo, qualcuno si sfoga e si confida. A volte nascono discussioni e piccoli conflitti che dobbiamo saper gestire e mediare. Rossano è molto soddisfatto del suo lavoro che ritiene gratificante hai l impressione netta di fare qualcosa di utile per gli altri ma anche per te, perché ogni giorno si esce dal lavoro arricchiti. Naturalmente bisogna essere capaci di non farsi coinvolgere troppo emotivamente, sarebbe una sofferenza costante. A scuola ci insegnano a gestire le situazioni e a comportarci di conseguenza. Alla conclusione del turno Rossano fa la consegna ai colleghi che riprendono il lavoro.

5 Utilizza mezzi per stimolare e animare la vita quotidiana, invoglia a svolgere attività creative e ricreative, stimola e sostiene la creatività delle persone assistite. L OSA accoglie i bambini, rispettando il rituale di separazione dai genitori, li introdurce nel gruppo tenendo conto dell età e dello sviluppo favorendo la socializzazione. Accompagna la persona disabile nella quotidianità, occupandosi delle attività di tutti i giorni: igiene del corpo, vestirsi, svestirsi, prepararsi ad uscire Si occupa delle cure quotidiane dei bambini, in particolare dei più piccoli. Organizza escursioni, visite e passeggiate all esterno della struttura così da favorire il mantenimento del contatto con la realtà e le relazioni sociali. Nell attività di tutti i giorni utilizza, in gruppo e individualmente, giochi e rituali per promuovere l evoluzione e l autonomia dei piccoli ospiti. La consegna, lo scambio di informazioni: come è trascorsa la giornata, quali problemi ci sono stati, quali gli appuntamenti stabiliti. Tutte le osservazioni sono poi annotate nell apposito diario così che tutta l équipe possa accedere alle informazioni. Presta particolare attenzione ad un alimentazione sana e corretta. Prepara ed assiste i bambini durante i pasti e gli spuntini.

6 Formazione Scuola a tempo pieno: 4 anni Frequenza della Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali (SSPSS) a Canobbio. Scelta dell indirizzo al momento dell iscrizione. La formazione si svolge a tempo pieno, con maturità professionale federale sanitaria e sociale integrata. Oltre ai corsi teorici gli allievi svolgono brevi stage di osservazione nel 1 e 2 anno, stage di formazione pratica di 5 mesi nel 3 e 4 anno (rientro a scuola 1 giorno alla settimana) e stage estivi di 2 settimane; i corsi interaziendali sono integrati al programma di formazione della scuola. Le condizioni di ammissione alla scuola sono quelle per l accesso alla maturità professionale; inoltre sono richieste la partecipazione obbligatoria a un incontro informativo e a un colloquio. Posti limitati; eventuale accesso secondo graduatoria. Tirocinio: 3 anni Formazione professionale di base (tirocinio) per persone adulte. Formazione professionale pratica in una struttura autorizzata di accoglienza per l infanzia o in un istituto per disabili e formazione scolastica alla Scuola cantonale per operatori sociali (SCOS) a Mendrisio. Frequenza dei corsi interaziendali organizzati dall Associazione professionale (Formas) a Giubiasco. Per essere ammessi alla formazione occorre avere compiuto 18 anni entro l anno, aver assolto l obbligatorietà scolastica e avere un contratto di tirocinio con un istituzione socioassistenziale. Titolo di studio: attestato federale di capacità (AFC) di Operatore socioassistenziale/ Operatrice socioassistenziale indirizzo assistenza agli handicappati oppure indirizzo assistenza all infanzia. Gli allievi della SSPSS conseguono anche l attestato federale di maturità professionale sanitaria e sociale. Continuare la formazione Gli OSA hanno la possibilità di proseguire la formazione in una scuola specializzata superiore (SSS) del settore sociale; con la maturità professionale, possono accedere a una scuola universitaria professionale (SUP) nel campo sociale e educativo oppure al Corso passerella (1 anno) per l ammissione all Università o all Alta scuola pedagogica. Condizioni di lavoro La professione di OSA può essere esercitata a tempo pieno o a tempo parziale. Le condizioni di lavoro dipendono dal tipo di struttura: orari regolari oppure lavoro a turni, ma soprattutto inserimento in un équipe con altre figure professionali specializzate.

7 Attitudini richieste Senso di responsabilità.agire con consapevolezza e professionalità per essere di sostegno agli altri. Discrezione. Operare con tatto e delicatezza, rispetto ed equilibrio. Empatia. Capire l altro, le sue emozioni ma anche i suoi limiti. Condividere i momenti belli e brutti, con pazienza e disponibilità. Apprendimento continuo. Interessarsi all evoluzione della professione e del settore sociale, aggiornarsi, crescere con le esperienze. Capacità di comunicazione. Farsi capire nelle situazioni più diverse, avere facilità nel contatto umano. Capacità di gestire i conflitti.affrontare in modo eticamente corretto ed equilibrato le relazioni personali con utenti e colleghi. Capacità di lavorare in gruppo. Accettare la divisione dei compiti e contribuire costruttivamente al lavoro del team. Comportamento adeguato alla situazione. Star bene con sé stessi per trasmettere benessere agli altri. Capacità di lavorare sotto pressione. Nei momenti intensi non perdere la calma. Indirizzi utili Ufficio dell orientamento scolastico e professionale Servizio documentazione Stabile Torretta 6500 Bellinzona tel fax Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali (SSPSS) Via Trevano Canobbio tel fax: Inoltre consultare il sito dell orientamento scolastico e professionale svizzero. Borsa dei posti di tirocinio, descrizione delle professioni e delle formazioni. per consultare le ordinanze e i regolamenti di formazione. Scuola cantonale degli operatori sociali (SCOS) Via A. Maspoli 6850 Mendrisio tel fax Formas Associazione per la formazione nelle strutture sanitarie e negli istituti sociali del Cantone Ticino via Ferriere Giubiasco tel fax

8 I corsi interaziendali Formas, l Associazione per la formazione nelle strutture sanitarie e negli istituti sociali del Cantone Ticino, in collaborazione con la Scuola cantonale per operatori sociali (SCOS), organizza i corsi interaziendali per gli apprendisti OSA. La sede è a Giubiasco, con aule appositamente strutturate per riprodurre la realtà di un asilo nido e per consentire l esercizio dell assistenza alle persone nei vari momenti della vita quotidiana. Questi corsi spiega Emanuela Guastalli, docente responsabile dei corsi interaziendali OSA permettono di unire in modo coerente scuola e lavoro, di consolidare la formazione. Nelle nostre aule - veri e propri laboratori di pratica professionale simuliamo e sperimentiamo. Per esempio: prima si impara a mettere e sostituire il pannolino al bambolotto, poi lo si cambia al neonato, con la supervisione della docente. Si creano così delle situazioni di cura vicine alla realtà professionale e si affrontano nel passaggio dalla teoria alla pratica. L intento è di provare, acquisire sicurezza, rafforzare le competenze teorico-pratiche; ed è proprio la riflessione sull esperienza che vorremmo incentivare e promuovere concretamente negli apprendisti, a partire dalle loro esperienze vissute. Il programma delle giornate interaziendali suddivise sull arco dei 3 anni di formazione ha una parte comune ai due indirizzi professionali e parti specifiche per le due diverse opzioni. Punta sulla conoscenza del contesto di assistenza e cure di base, per l infanzia e per la disablità, sull approccio educativo e psico-educativo precisa Emanuela Guastalli - e tratta del ruolo individuale e in équipe dell OSA. Gli apprendisti lavorano in strutture diverse e la loro esperienza pratica, a volte, non riesce ad essere completa. I corsi interaziendali colmano eventuali lacune e integrano altre conoscenze complementari, per esempio l uso di strumenti espressivi per l animazione (musica, danza, teatro, gioco espressivo,ecc.). Per gli allievi della SSPSS, i corsi interaziendali perseguono gli stessi obiettivi, ma sono integrati nella formazione scolastica e distribuiti sull arco dei 4 anni.

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